Jump to content
TWF - Tex Willer Forum

Magic Wind

Cittadino
  • Posts

    271
  • Joined

  • Last visited

  • Days Won

    17

Magic Wind last won the day on June 14

Magic Wind had the most liked content!

Profile Information

  • Gender
    Maschile

Me and Tex

  • Number of the first Tex I've read
    200
  • Favorite Pard
    Tiger Jack
  • Favorite character
    El Muerto

Recent Profile Visitors

2,324 profile views

Magic Wind's Achievements

Community Regular

Community Regular (8/14)

  • Very Popular Rare
  • Reacting Well
  • Dedicated
  • First Post
  • Collaborator

Recent Badges

174

Reputation

  1. Nel complesso comunque ho trovato buono anche questo terzo albo, dove finalmente si entra nel vivo dell’azione (ce n’è anzi fin troppa) e che conferma la storia sostanzialmente come un rifacimento / remake di Un mondo perduto, con le ovvie diversità / aggiornamenti. La differenza sostanziale, come detto, è il primo incontro ravvicinato del terzo tipo della collana (a questo punto, però, visto che si è sconfinati nella fantascienza vera e propria avrei osato con un bella cover con Tex con l’arma a raggi in mano), e soprattutto il cambiamento dell’atteggiamento di Tex nei confronti della possibilità di una civiltà extra-terrestre. Mentre nell’originale liquidava questa eventualità come “storielle per bambini” (bello il paragone con Conan che ha fatto qualcuno), qui unisce i puntini e collega gli alieni del Rainier a quello de La valle della luna (il senso di tirare in ballo quella vecchia storia sinceramente mi sfugge e si può spiegare solo con la pretesa di congiungere in maniera unitaria diversi episodi della collana lasciati volutamente non spiegati, razionalizzando così le storie pregresse e uccidendo ogni sense of wonder del lettore). In ogni caso questa è la terza storia della collana che può essere considerata “di fantascienza” (quarta se ci aggiungiamo, tirandola per i capelli, Il fiore della morte), le altre che sono state citate (Vindex, Mefisto, L’orribile sortilegio, eccetera) sono avventure soprannaturali, magiche, horror o “weird” (per usare un termine che va di moda adesso). Questa tripla per me non raggiunge, tuttavia, i livelli della storia originale. Vintage, trash, piena di errori finché si vuole però quella aveva dei tempi narrativi perfetti che questa non ha. Anche nell’ultimo albo la vicenda è infatti segmentata, spezzettata, si perde in vari rivoli, è densa di personaggi e di eventi che si accavallano tra di loro. Noto che negli anni che sono passati dalla prima storia i nostri si sono un po’ rammolliti, mentre là si tuffavano in fiumi ghiacciati e giravano a petto nudo, qui sono tutti intabarrati come palombari. La cosa più inverosimile dell’albo ad ogni modo non è l’indianina che passa anni da sola dentro la caverna della montagna, né la valanga che fa precipitare i nostri dentro un crepaccio lasciandoli tutti incolumi, e neppure i marziani, ma Tex che scala in piolet-traction una parete strapiombate di ghiaccio utilizzando due coltelli e solamente le mani. Roba che neanche Renato Casarotto e David Lama messi assieme. Su Bocci ho già detto: secondo me una buona parte del merito della riuscita della storia è suo, con un altro disegnatore c’era il forte rischio di scivolare nel ridicolo involontario. Purtroppo in questa terza parte, a parte qualche semi splash-page, che al solito realizza in maniera spettacolare (vedi la scena della valanga), Boselli gli concede meno spazio che nei primi due albi e molte vignette finiscono per risultare un po’ troppo compresse e sovraffollate. Per come la vedo io Bocci è un disegnatore le cui tavole hanno bisogno di “respirare” e a cui deve essere lasciato più spazio rispetto ad altri suoi colleghi.
  2. Ma più che i lettori a me sembra che siano gli autori a continuare a cercarlo il Tex di Bonelli, per fornirne delle integrazioni / personalizzazioni / modifiche non dovute e non richieste. Ovvio che a qualcuno la cosa fa venire il mal di pancia, ma te la vai a cercare. Tanto più che c'è già una collana dedicata allo scopo (la Tex Willer). Io mi associo a quelli che richiedono il ritorno a storie originali (senza agganci con quelle passate)
  3. Non è la storia originale che viene stravolta, ma l’atteggiamento di Tex verso gli alieni che cambia. In Un mondo perduto rifiutava il racconto del Professor Steiner con una sicurezza al limite dell’ottusità (“Questo è matto” o “Quando la finirà con queste storielle per bambini?”), qui invece è molto più aperto e possibilista.
  4. Nella storia di GLB si parla di mutazioni, quindi di probabili radiazioni. In questa storia ci sono pietre che deturpano la pelle di chi le tocca. Non mi sembrano due cose tanto _compatibili_
  5. Nella prima storia le "pietre ustionanti" non venivano citate. Anzi veniva lasciato intuire che le mutazioni dei ghundar erano dovute all'astronave aliena...
  6. La scazzottata free-for-all al saloon dove si scambiano amici con nemici è un classico del cinema western (Pugni, pupe e pepite e decine di altri). Sono momenti “leggeri” da commedia che inframmezzavano narrazioni più serie. Anche GL Bonelli faceva le scazzottate, ma non scendeva mai nella commedia, come fa Nizzi, che di sua natura è uno scrittore più brillante, e i siparietti comici ce li ha sempre messi (apprezzati da molti lettori d'altronde). Con questo non arriverei a sostenere che stia mettendo in ridicolo a bella posta Tex…
  7. La copertina è molto bella. Palumbo sembra essersi rifatto al primo Galep...
  8. Finalmente un vero Texone, che cioè recupera il senso originario della collana di presentare l'interpretazione di Tex di grandi disegnatori estranei al personaggio
  9. Come ho già scritto nel topic delle anteprime, un talento cristallino che non è stato valorizzato come meritava. Purtroppo il mondo del fumetto è fatto anche di scadenze, mentre lui era un Artista nel senso più puro della parola...
  10. Quello che scrivi è in buona parte condivisibile, con un paio di precisazioni. Ribadendo che la storia mi sta piacendo, anche se non so quanto del merito vada attributo ai disegni per me superlativi di Bocci (ho notato infatti che a chi non sono piaciuti i disegni, non è piaciuta nemmeno la storia), io non ho scritto che Il mistero del Monte Rainier è un clone di Un mondo perduto, ma che mi pare che al netto delle divagazioni di questi primi 2 albi ne condivida la medesima struttura narrativa. La scena della mandria, ad esempio, mi è piaciuta molto, ed è sicuramente funzionale a trasmettere l’idea di com’era dura la vita nelle cittadine di frontiera, ma è appunto una divagazione di mezzo albo avulsa dalla trama principale, dalla “spannung” del racconto. Infatti non sono niente affatto d’accordo su quanto affermi su Un mondo perduto. Un GL Bonelli minore, in declino, a fine carriera, ma i tempi narrativi, il “climax”, di quella storia erano perfetti: l’introduzione occupava il congruo numero di pagine, i preparativi della spedizione anche, veniva lasciato il giusto spazio alle difficoltà alpinistiche della scalata e poi si entrava appunto in quella “spannung” che questa storia ci ha impiegato 2 albi a raggiungere. Non perché l’autore abbia allungato il brodo ma perché si è preso tutti i suoi tempi, forse per il semplice piacere di narrare, rendendo così il racconto divagante e dilatato. Sono due modi diversi di scrivere e a me piacciono entrambi, ma quello di GL Bonelli, my friend, tecnicamente era perfetto, come un assolo di chitarra di Jimi Hendrix.
  11. Il formato a 110 pagine è lo stesso da quasi 50 anni, è uno dei segni di riconoscibilità del prodotto, come il marchio "Tex" in copertina, non credo sia molto saggio cambiarlo. L'aumento progressivo dei prezzi invece è una cosa inevitabile, anche se diminuissero la foliazione per tenere fermo il prezzo, prima o poi questo aumenterà comunque...
  12. Seconda parte introduttiva sempre buona, ma con dei limiti. Innanzitutto il ritmo narrativo mi pare troppo dilatato. Mentre a GL Bonelli in Un mondo perduto bastavano 50 paginette per iniziare la scalata al Rainier ed entrare nel vivo del racconto, qui ci vogliono quasi 2 albi. Ok che i tempi di lettura nel frattempo sono cambiati, però qualche dialogo qua e là lo avrei sfrondato (anch’io tra l’altro ho fatto fatica a cogliere tutti i riferimenti all’albo precedente). La storia terminerà - se non ho capito male - con il prossimo numero, quindi il “nocciolo” della vicenda occupa più o meno lo stesso spazio di Un mondo perduto, con cui le similitudini sono evidenti: c’è la scalata al Mount Rainier per risolvere un terribile mistero, c’è il gruppetto eterogeneo dei nostri con aggregati Gros-Jean (in quest’albo non pervenuto), lo scienziato e gli indiani (salish anzichè klamath), ci sono gli inseguitori scemi in cerca di inesistenti ricchezze che fanno una brutta fine e, infine, ci sono gli extraterrestri. A questo proposito, non so se mi piace il rimando a La valle della luna. Quell’avventura era memorabile perché lasciava tutto in sospeso e non detto, se questa storia invece sarà uno “spiegone” di quella lo troverei l’ennesimo recupero di un classico della serie solo per farne strame. Sulla rappresentazione “lamentosa / petulante” di Kit Carson per non ripetere sempre le stesse cose mi limito a citare la prima vignetta della terza striscia di pag. 68 con il vecchio cammello che si incazza perché le rogne toccano sempre a loro e Kit Willer che lo zittisce perché sta disturbando. Per me questo è un errore di caratterizzazione. Invito tutti ad andare a rileggere Un mondo perduto e controllare quante volte Carson si lamenta. La prova di Bocci, nel complesso, mi è sembrata eccellente. Se questa storia nonostante tutto funziona, è anche merito suo e delle atmosfere che riesce a ricreare. Si, alcune vignette sono molto “piene” e fin troppo particolareggiate (Boselli però intelligentemente gli concede una gabbia bonelliana più libera del solito), ma davanti a un lavoro del genere non posso che togliermi il cappello. Mi piace molto anche la sua raffigurazione di Tex, dove mi sembra che tenti di staccarsi dai moduli ticciani e villiani per cercare una strada autonoma.
  13. Ok, GL Bonelli non lo diceva esplicitamente, però è abbastanza chiaro che quella che i nostri trovano dentro il Monte Rainier in Un mondo perduto è un'astronave aliena e gli strani esseri dalla pelle di rettile degli extra-terrestri...
  14. Non ho ancora letto l'albo, ma mi pare un "difetto" sempre più costante questo...
  15. La “bistecca alta tre dita con la montagna di patatine fritte” mica è un copyright di Nizzi, ma è puro GL Bonelli, e già lui ne aveva fatto un leitmotiv della serie, tanto che ne ironizzavano Berardi & Milazzo nella storia di Ken Parker Uomini, bestie ed eroi (1978, ben prima che Nizzi mettesse le sue manacce su Tex)
×
×
  • Create New...

Important Information

Terms of Use - Privacy Policy - We have placed cookies on your device to help make this website better. You can adjust your cookie settings, otherwise we'll assume you're okay to continue.