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TWF - Tex Willer Forum

Augustus McCrae

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About Augustus McCrae

  • Birthday March 25

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    Maschile
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    Troppi "favoriti" per citarli tutti, andiamo per macro argomenti.

    Libri: noir/thriller, romanzi storici, storia militare, geopolitica, biografie.

    Cinema: western, guerra, noir/thriller/polar, storici, un po' di fantascienza, un po' di animazione, qualche commedia/comico (Woody Allen e Mel Brooks ad esempio).

    Fumetti: nel corso della vita più o meno tutto tranne i manga.

    Sport, ormai non più praticato ma solo guardato: basket, calcio, baseball, hockey ghiaccio.

    TV: Serie TV e "sceneggiati televisivi" a piene mani, programmi di storia, ai vecchi tempi anche programmi comici e/o di satira.
  • Real Name
    Max

Me and Tex

  • Number of the first Tex I've read
    0
  • Favorite Pard
    Kit Carson
  • Favorite character
    Jim Brandon

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  1. Posso confermare che in Bonelli Digital Classic Tex c'è, anche se ovviamente i numeri "freschi" sono indietro di qualche mese. Ad oggi sono disponibili: Tex (fino al 744 Il Trionfo di Mefisto) Tex Willer (fino al 49) Texoni (38, tutti quelli usciti fino ad ora) Speciale Tex Willer (Fino al 4, manca Rancheras) Maxi Tex (Fino al 31, I quattro vendicatori) Tex Romanzi a Fumetti (15, Fino a Yellow Bird) Color Tex (21, fino alla Gazza Ladra) Tex Classic (fino al 148) Tex Magazine 8 (fino al 2022, quello con Montales) Almanacco del West (22, serie conclusa) Super Tex (fino al 12) Tex Willer Extra (fino al 7)
  2. Disclaimer: tutto quel che segue è un’opinione personale. Ma che bellezza, ma che piacere. Letta come al solito tutta d’un fiato dopo aver atteso di avere la storia completa... mi sono proprio divertito. Soggetto e sceneggiatura hanno tutto, l’ambientazione canadese, la “Storia”, un cattivo cattivissimo, un personaggio femminile scintillante, i 4 pards al completo (e Carson in gran spolvero), comprimari per cui provare empatia, violenza a volontà, inseguimenti, scazzottate, sparatorie, un buon ritmo… Non so, e francamente non mi interessa, dove si collochi come “valore” all’interno della produzione di Ruju, questa per me è semplicemente una bella storia punto e basta. E poi ci sono i disegni. Semplicemente strepitosi, Mastantuono fa mirabilie con i neri e con il tratteggio, ci regala “semi-splash pages” favolose, caratterizza i personaggi splendidamente (si, anche quando li disegna lombrosianamente come Bailey e Warberg, con quest’ultimo in particolare che sembra uscito dal Dick Tracy di di Chester Gould). Un capolavoro di espressività e dinamismo. Sono sempre stato un suo fan ma nell’ ottima scuderia di disegnatori texiani lui in questo momento è il mio preferito. Mancano i difetti? No, certo che no, difficile che accada in 330 pagine, soprattutto se esaminate con il microscopio, ma sono veramente delle quisquilie. Personalmente mi piacerebbe non vedere più duelli al coltello almeno fino al 2028 e qualche ferita di striscio in meno non guasterebbe, ma d’altra parte stiamo leggendo una serie periodica che ha passato da anni il numero 700 e riguardo alla salute dei protagonisti sappiamo già come va a finire (a questo servono i comprimari), se voglio un finale veramente inatteso mi rileggo la Trilogia di Marsiglia di Izzo o l’ultimo libro di Hans Tuzzi… Altre cose mi lasciano totalmente indifferente: le canoe troppo veloci/troppo lente, Kircher che spara a Bailey invece che ai pards, Tex che arriva sempre al momento giusto per salvare la situazione e così via… Sono un lettore ingenuo e quando leggo un fumetto o una storia di avventura sospendo l’incredulità, altrimenti mi dedico ad un libro di storia o di true crime. Per concludere un’ottima prova dei due autori, che a mio giudizio ha tutto per meritarsi tra qualche anno una ristampa in altro formato (ma NON a colori!). Voto 9 (Ottima).
  3. Una storia ben scritta e con diversi punti interessanti (la fuga dal carcere, la banda del Maestro, Carson e Annie Oakley, New Orleans, il circo di Buffalo Bill), che purtroppo a mio parere non sfrutta tutto il suo potenziale, in parte a causa di un finale un po' troppo inverosimile e in parte perchè condizionata dal reparto grafico, con Letteri in calo soprattutto nell'ultima parte. Intendiamoci, niente di scandaloso e tutto ben sopra la sufficienza (il mio voto è stato 7), resta una lettura piacevole e paga forse anche il fatto di essere preceduta da un'ottima storia e seguita da uno dei capolavori della saga.
  4. Prosaico ma efficace Sono pienamente d'accordo (guarda caso la mia ultima gita al Lido è del 2003...)
  5. Forse il tuo esempio è ironico (e questo renderebbe superfluo il mio commento) ma anche se Fantozzi ci ha suggerito il contrario, "La corazzata Potëmkin" rapportato al suo anno di produzione (1925) e ai mezzi tecnici dell'epoca (per non parlare dei significati, ma questo aprirebbe un altro capitolo) è un capolavoro e Ėjzenštejn è un genio. Non è un caso se un riconosciuto maestro come De Palma lo ha omaggiato nel bellissimo "The Untouchables - Gli intoccabili" quasi ricalcando frame per frame una sua famosa scena. La critica è uguale in tutti i settori (arte, cinema, letteratura, sport), per un'ampia percentuale di "esperti" vale il vecchio detto "Quelli bravi fanno, gli altri diventano critici".
  6. Finalmente l’ho letta, meglio tardi che mai. Storia dalla gestazione decisamente particolare, sia perché è l’ultima interamente firmata da Nolitta sia per le tristi circostanze che portarono all’avvicendamento artistico tra Giolitti e Ticci. Decisamente lunga e classicamente “nolittiana”, piena di dialoghi anche introspettivi e con un finale malinconico che non può non lasciare l’amaro in bocca. Graficamente mi ha colpito, considerando l’età e le condizioni di salute, la qualità del lavoro di Giolitti che, a parte il tasto dolente riguardante i volti dei pards (tutti ma Tex in particolare), riempie le scene con una quantità di dettagli ed un grande dinamismo, dall’attacco all’accampamento alla scazzottata nel saloon. Un vero peccato che le circostanze gli abbiano impedito di concludere la storia, con conseguente subentro (anche con alcuni “inserti” che testimoniano una parziale “riscrittura” della storia e che a me sinceramente hanno un po’ “stonato” per la stridente differenza stilistica) di Ticci, il quale conclude l’avventura da par suo omaggiando così nel migliore dei modi il suo vecchio maestro. Mi ha colpito meno, pur all’interno di un giudizio positivo, il lavoro di scrittura. Lo spunto è molto interessante, con i nostri sotto copertura, l’ambientazione canadese, la migrazione dei sioux, Jim Brandon in versione vigilante. Il pathos è innegabile, il finale concitato e tragico. Ma anche sospendendo l’incredulità, come d’obbligo, per la “fortuna” che arride come sempre ai pards (Tex e Tiger sono gli unici a sopravvivere al massacro, Carson se la cava con la solita pallottola di striscio, Ducaux non riconosce Tex) non mancano anche i punti dolenti. Ho trovato sopra le righe la quantità di siparietti pseudo comici in una storia così drammatica, non ho gradito Carson in versione alcolista e non mi è piaciuta in toto la gestione del rapporto che Tex ha con Ska-Wom-Dee: prima sembra “usarlo”, poi si produce in quella che risulta più una fuga che un commiato di fronte all’enorme tributo di sangue (sia personale che come capo tribù) pagato dal sioux e infine fa la figura dello sprovveduto per non aver intuito quale sarebbe stato il ringraziamento della corona britannica agli indiani. I poveri sioux che pensavano di aver trovato un po’ di respiro finiscono “cornuti e mazziati” e dubito avranno molta voglia di rivedere Aquila della Notte. Tirando le somme una buona storia, che chiude sostanzialmente se non tecnicamente l’epoca di Nolitta come sceneggiatore di Tex in modo assolutamente degno. Il mio voto complessivo è stato 8.
  7. Premessa: come quasi tutti sono a favore di una "limitazione" delle uscite, ho votato in tal senso nel sondaggio, certe cose non mi piacciono affatto (vedi raddoppio degli Speciali Tex Willer e dei Maxi, oppure la reiterazione dei "Bis" sulla regolare), senza per questo mettere in dubbio la professionalità delle persone che lavorano in Bonelli e personalmente da anni seleziono cosa comprare senza vedere nelle mie scelte nulla di drammatico. Detto questo alcune delle cose che leggo mi lasciano perplesso. La Bonelli è un'azienda, non un'ente di beneficenza, che opera in un mercato capitalistico e che ha come scopo il lucro. Qualsiasi piccolo imprenditore o commerciante può spiegare che, anche se è più importante avere "margine/profitto" (più introiti rispetto alle spese) che "fatturato", quest'ultimo è lo stesso importante, soprattutto per i riflessi a livello di rapporti con le banche (es: concessione di prestiti per nuove iniziative, vedi la produzione di film). A questo aggiungete che il numero di lettori è perennemente in calo, per svariati motivi (le nuove generazioni non leggono o leggono cose diverse, i vecchi lettori salutano pian piano la compagnia e vanno a suonare l'arpa in Paradiso, il western non è di moda e così via). Io non credo che in Bonelli pubblichino all'infinito collane in perdita (e la chiusura di tante di esse lo dimostra), quindi anche le cose "meno gradite" e più contestate (Color, Maxi, Magazine, Cartonato, Speciale Tex Willer) in qualche maniera devono generare un minimo profitto o quanto meno avvicinarsi alla parità altrimenti... chiudono! Qualcuno pensa davvero che la Bonelli possa decidere di eliminare, non per motivi economici ma nel nome della qualità e del piacere dei lettori, una certo numero di copie vendute (leggi "fatturato e "profitto") nella speranza che questa rinuncia possa essere compensata da un aumento delle vendite delle collane rimanenti? Oppure stiamo suggerendo alla Bonelli una "decrescita felice" della serie "Si è vero perdi fatturato, perdi profitto, ma vuoi mettere la qualità del prodotto"? Mi sono perso la notizia del cambio di natura giuridica in ONG? Come ha spiegato @Diablero (e non solo lui) chiuderanno qualcosa quando ci perderanno dei soldi, perchè il mondo in cui viviamo funziona così in qualsiasi settore e nel frattempo la "potenziale spremitura" difficilmente si fermerà. A me, da vecchio appassionato ed ex-frequentatore di stadi, il campionato di calcio dal venerdì al lunedì e con tutte le partite ad orari diversi, fa schifo. Ho smesso di abbonarmi, non ho il pacchetto Calcio di Sky, dopo un periodo di prova ho disdetto DAZN e adesso nel tempo lasciato libero dalle partite leggo Tex, o un libro oppure guardo una serie TV. Non si ferma questa valanga senza una "vera rivoluzione", non c'è riuscita nemmeno una pandemia (da cui dovevamo uscire tutti "migliori", come dimostra chiaramente Putin). Noi nel frattempo lamentiamoci, auguriamoci che la Bonelli sappia limitare l'iperproduzione e soprattutto non compriamo tutto se non vogliamo farlo.
  8. Filosoficamente (o se preferite eticamente) @Diablero ha ragione, credo che questo non sia nemmeno in discussione. Solidarizzo quindi con la sua "indignazione", capisco il suo "ironico" sfogo, anzi io amplierei il topic a "La lussuria sfrenata dei markettari per le markette in qualsiasi ambito della società" (guardate quanti iscritti ci sono a "Marketing e comunicazione", come se servissero 10 markettari a fronte di un solo ingegnere, medico, operaio specializzato o conducente di mezzo pubblico e non il contrario). Ma questa cosa non cambierà come, per rimanere nelle cose che mi fanno "arrabbiare ardentemente", non cambierà l'atteggiamento da "colonizzati culturali" che porta ad usare anglicismi, spesso errati o fraintesi, al posto di parole che esistono nell'uso comune italiano (o a storpiare un latinismo, come il "vairus" di Di Maio o il "plas/mainus" di qualche altro genio). A me le patacche salvo rarissime eccezioni non piacciono (ma non scandalizzano), la proliferazione delle testate texiane mi piace ancora meno, ma personalmente dubito che parlarne e "lamentarsene" serva a fermarle. Di conseguenza alla prima cosa cerco di reagire in modo zen e alla seconda lasciando le pubblicazioni che non mi interessano (e le loro patacche) in edicola. La "politica della patacca" porterà la Bonelli verso vette di vendita inimmaginabili? Ad un aumento dei prezzi? Alla chiusura delle serie meno vendute? Alla chiusura totale? Comunque vada pazienza, la Bonelli non è un ente di beneficenza e io non sono obbligato a comprare i suoi prodotti. Scegliere le cose per la loro "qualità" e non per l'ossessione/compulsione della "collezione" è sempre la scelta migliore. E se per qualcuno la "collezione" di Tex è solo un "investimento", allora si merita le patacche e altre 20 nuove serie di Tex...
  9. Ma c'è un'opinione che si può esprimere senza farti arrabbiare? Da dove arriva tutta questa intransigenza? @Angelo1961, come OGNUNO di noi, ha tutto il diritto di esprimere la sua opinione (come ce l'hai tu, come ce l'ho io, come ce l'aveva SAS qualche giorno fa riguardo alla collana Tex Willer), senza dover ricevere in risposta le tue faccine arrabbiate. Io apprezzo Bacilieri, di cui ho appena acquistato "Venere Privata" (dal bellissimo libro di Scerbanenco), e allo stesso tempo Breccia mi piace moltissimo. I gusti son gusti, dov'è il problema?
  10. Il sacco di pagine colorate è probabilmente dovuto alle impostazioni che non bloccano le finestre di pop-up pubblicitario. In ogni caso, la pagina "giusta" è quella di Media Fire con in alto il simbolino rosso del PDF con il nome "Tex_Magazine_21" e il pulsante per il download (che a dire il vero a me parte da solo, non devo nemmeno cliccare). Il documento è corposo (circa 250 MB) e ci mette qualche secondo a scaricarsi.
  11. Grazie @ymalpas, a te e a tutti coloro che hanno contribuito a questo numero, davvero un bel regalo di Natale! Non è necessario essere sempre d'accordo al 100% con gli autori, le cose che contano sono la passione e la competenza che emergono dagli articoli, i diversi "angoli di visuale" che spesso permettono di scoprire cose che non si erano notate, oppure invitano a leggere le stesse cose da un diverso punto di vista. Numero scaricato, sono pronto ad attaccare la lettura...
  12. Ma che bella storia! Premetto che Kit Willer è di gran lunga il pard che meno gradisco, mi sta antipatico da quando bambino tormentava Carson, ma in questa storia è personaggio centrale e non sfigura. Il prologo, molto bello, acquista senso nella struttura circolare della storia, il doppio inseguimento contemporaneo ha momenti epici, il lungo finale chiude in maniera soddisfacente l'avventura. Oltre ai nostri, tutti in ottima forma (anche Carson, pur se in un ruolo temporalmente limitato) brillano tre notevoli comprimari, ciascuno dei quali ottimamente caratterizzato. Bronco Lane è un personaggio "redento". Muore da eroe, confermando che l'amicizia di Kit Willer porta una sfiga tremenda, ma è tutto il suo comportamento durante la storia a parlare di un giovane uomo che ha fatto pace con se stesso e cerca la "tranquillità" (per quanto altri possano avanzare ancora sospetti). Dispiace che la sua strada finisca qui e questo di solito significa che il personaggio ha funzionato. Wade Catlett è una figura interessante di personaggio "grigio". Un antipatico cacciatore di taglie che a mio avviso non si redime mai completamente, ma in qualche modo accetta la lezione rifilatagli da Kit con "sportività", dimostra di essere in gamba durante l'inseguimento, si comporta in maniera "umana" quando rinuncia alla taglia su Bronco e fa una brutta fine (sapientemente orchestrata da Boselli, il "non detto" in questo caso è più raggelante dello "spiegato"). Hugh Langdon è nero come l'inferno, un fantastico "cattivo" facile da odiare, un fanatico religioso che a lungo andare si dimostra (come tutti i soggetti in questione) uno squallido mascalzone che usa la sua presunta rettitudine per commettere soprusi e trarne benefici. Alla fine dispiace che se la cavi "così bene", l'impiccagione sarebbe stata una punizione migliore (per non parlare di una lenta scuoiatura apache). All'inizio avrei preferito una manciata di pagine in più per inquadrare meglio la questione della rapina, poi ripensandoci ho cambiato idea. Carson che sbuca in mezzo al gruppo di gringos fuggiti in Messico risolve bene, in sole 4 pagine, la situazione. Riguardo alla parte grafica, la "questione Font" è sempre la stessa, è decisamente un artista "divisivo" (come il Mastantuono della storia in corso ora sulla regolare) e le opinioni variano di conseguenza. Ribadisco come già detto altre volte che a me piace, qui parte alla grande e anche se sulla lunga distanza forse c'è un lieve calo i paesaggi e le atmosfere (la pioggia, la nebbia, le ombre) sono uno spettacolo. Davvero una gran bella storia, che rileggerò sicuramente. Nel sondaggio ho votato 9.
  13. Storia che segue la strepitosa avventura tra i Seminoles e tiene botta alla grande, così la serie festeggia il secondo compleanno confermando un livello medio decisamente alto. Primi due albi di "riassunto" molto ben fatti poi la storia torna "in diretta", a partire dalla spumeggiante scazzottata tra i Rangers, con tanta azione e un impetuoso giovanotto che rischia più volte la pelle a causa della sua scapestrata irruenza. Tra gli aspetti divertenti metto la parte "comedy" con la ragazza innamorata, mentre ho trovato un po' affrettata, o per meglio dire "poco enfatica", la definitiva dipartita di Coffin. Purtroppo dobbiamo salutare Jimmy Jones e devo confessare che, anche se la cosa era attesa, ci sono rimasto male perchè il personaggio mi piaceva. Per fortuna Borden gli ritaglia una fine degna (non ti dimenticheremo Jimmy!). Passiamo ai disegni di Brindisi, partendo da una "stranezza". Li trovo migliori, rispetto alla versione cartacea, sia nelle anteprime sul sito che nella versione "Digital Classic". Sono meglio definiti, mentre negli albi cartacei alcuni dettagli sembrano "incompleti". Mah. In ogni caso Brindisi su buoni livelli, anche se mi è piaciuto di più in altre occasioni. Voto complessivo 8.
  14. In quelle occasioni prima bevo un paio di litri di Red Bull
  15. Complice il weekend piovoso l'umore era adatto per passare dal freddo dello Yukon alla neve di Boston. Applausi scroscianti per Civitelli, che fa un lavoro eccezionale e giocando con un bianco a nero che a tratti rimanda a frammenti "frankmilleriani" (o "alacksinneriani") rende questa bella storia metropolitana un piacere per gli occhi da rileggere periodicamente. Onestamente appena letto il riferimento alla Corsica e ai movimenti indipendentisti mi era venuto in mente, per associazione di idee, il grande e indimenticato Stefano Di Marino/Stephen Gunn. Quando, grazie al post di Carlo Monni riportato da Ymalpas, ho scoperto che il soggetto era davvero suo mi sono commosso... Il gustoso soggetto viene declinato in una sceneggiatura che pur mantenendosi valida sembra un'occasione mancata, prende qualche scorciatoia e non sviluppa alcuni temi che sarebbero stati interessanti. Forse avrebbe necessitato di qualche pagina in più, magari tre albi pieni invece dei "due e un pezzo" in cui si risolve. Vediamo quelli che sono per me i punti salienti, positivi e negativi: - Si parte alla grande con la vignettona innevata fuori dalla stazione a cui segue la scenetta di Carson prigioniero della porta girevole e quella dei pards che si godono le comodità della vita moderna. - Si fa la conoscenza di Corbett, viscidissimo capo della pula bostoniana, poi un ristoratore chiacchierone (facente veci del consueto origlione) indirizza i due pards nella bolgia della boxe (teoricamente) clandestina. Ambiente ottimamente rappresentato dove purtroppo incappiamo nel primo passaggio a vuoto, senza dubbio il peggiore, quando Carson colpisce senza nessun effetto Alabama/Pierre Touissant e poi viene da questi disintegrato, prima che Tex arrivi a salvare la situazione. Per quanto la cosa possa essere comprensibile la scena poteva essere gestita molto meglio, con più "sensibilità", invece ha giustamente suscitato lo sdegno di tutti i fans di Carson. - Conosciamo meglio Requin, buon personaggio di cattivo abile a fingersi remissivo per poi colpire a sorpresa, e il perfido Beaumont, traditore della causa corsa e mente dell'intrigo, personaggio che avrebbe del potenziale ma alla fine viene poco sfruttato. - I nostri finiscono in una trappola al piombo ordita da Corbett e Requin e nel giro di una trentina di pagine l'agente Pinkerton Touissant prima li salva da una situazione disperata e poi gli spiega tutta la faccenda con dovizia di particolari. Ho trovato l'uno-due un po' eccessivo, praticamente i nostri trovano la pappa pronta senza aver mosso un dito per indagare. Considerando che sono alloggiati, a spese del comando dei Rangers, nel miglior albergo di Boston sembra davvero una vacanza. - Carson si rifà alla grande salvando Tex dall'arpione di Requin e glielo fa anche pesare un po' ("ti devo la pellaccia", "non è la prima volta e non sarà certo l'ultima"). Applausi al vecchio cammello. - Pirotecnico pre-finale sulla nave, con i pards gabbati dall'infido Requin e la stiva a fare da interessante divagazione sul tema dell'assedio in luogo chiuso. Le mitragliatrici che disalberano la nave sono un piacere. - Spettacolare gran finale, 7 pagine di folgorante meraviglia grafica. Ma quanto mi piace Julie Calvi... e quanto mi dispiace che abbia avuto tutto sommato un ruolo marginale. In sintesi disegni stratosferici (9) sceneggiatura gradevole (7) il mio voto nel sondaggio è la media (8).
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