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TWF - Tex Willer Forum

Don Fabio Esqueda

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About Don Fabio Esqueda

  • Birthday 05/20/1983

Profile Information

  • Gender
    Maschile
  • Interests
    Western, cinema, calcio.
  • Real Name
    Giacomo

Me and Tex

  • Number of the first Tex I've read
    321
  • Favorite Pard
    Kit Carson
  • Favorite character
    El Morisco

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  1. Ciao Leo, non mi ricordo più come si fa la citazione multipla. Anyway, se ho mandato io le faccine in questione è stato per puro errore! Non so del resto neppure quali fossero i post in questione... Quanto alla prima parte, non l'ho probabilmente specificato bene nel mio post, ma sono pienamente d'accordo con te: penso sia un Tex nolittiano, ma del Nolitta migliore. È un Tex la cui umanità non consiste certo nell'ingenuità o nell'inerzia, come avviene in tante storie di SB. Con l'eccezione del finale, che onestamente vede Tex come non dovrebbe essere mai: fuori controllo. P.S. Se i moderatori possono controllare, e se le faccine di commento ai post di Leo fossero effettivamente mie, vi chiedo se potete cancellarle... Si tratterebbe di qualche pasticcio dovuto all'ora in cui sono intervenuto!
  2. Torno a scrivere dopo un secolo, chissà che sia la volta buona per tornare su questi lidi attivamente. Premessa doverosa: ritengo Fuga da Anderville una delle storie più belle in assoluto della saga. E tuttavia, molte delle critiche esposte sono a mio parere condivisibili. Ciò di cui secondo me non si sta tenendo conto è che è un Nizzi ancora nuovo su Tex, un Tex che, sembra strano pensarlo, Nizzi non aveva mai letto prima di ricevere onori e oneri dalla SBE (che forse era ancora Daim Press, peraltro). L'autore stesso ha raccontato di come si mise ventre a terra a leggere l'intera saga, una saga in cui si era inserito Guido Nolitta col suo universo personale profondamente diverso da quello del padre. Differenze certamente caratteriali, a cui si unisce un humus culturale inevitabilmente differente: anche a livello cinematografico, gli anni '70 vedono l'avvento della Nuova Hollywood, in cui gli eroi non esistono più. E peraltro già da molti anni la cinematografia, western ma non solo, aveva visto emergere personaggi rosi dai dubbi e, in definitiva, destinati alla sconfitta (vedasi su tutti il John Wayne/Ethan Edwards di Sentieri Selvaggi). Questo per dire che, certamente, il Tex di Fuga da Anderville è un Tex profondamente nolittiano, nei pregi e nei difetti. Se c'è un tratto tipico nelle storie del figlio di Gian Luigi, è proprio il porre il protagonista in situazioni complicate sia da un punto di vista emotivo che da un punto di vista pratico, laddove il padre, per predisposizione probabilmente naturale, non l'avrebbe ficcato. Gli esempi che qui potrei citare, andando a semplice memoria di lettore, sono numerosissimi. Scegliendone tre: ne Il Segno di Cruzado, ecco il nostro confrontarsi con uno dei navajo ribelli che, morente, implora Aquila della Notte di ucciderlo per alleviarne le sofferenze; in Contro Tutti, Tex da infiltrato viene invitato ad uccidere un uomo a sangue freddo; in Grido di Guerra si trova a dover far fuori degli Cheyenne amici per salvare la pellaccia (e almeno qui agisce, a differenza degli altri due casi in cui è salvato dagli eventi). E tuttavia tenderei a distinguere tra le varie scene incriminate: se è vero che Gian Luigi non avrebbe posto il nostro ranger in una situazione simile, con Tom Tex non si comporta da codardo, ma si rende conto che, pur pronto a tornare indietro a morire con lui, il destino del suo compagno di viaggio è segnato, e che il consiglio di John è saggio. Non è una resa, né una fuga (tipica del Tex di Nolitta, vedasi ne I Ribelli del Canada come si comporta nell'agguato); quanto ai suoi tormenti interiori, al dubbio su John e sulla loro amicizia, anche qui non è il Tex di Gian Luigi, ma mi piace: è umano, ma non debole, si trova impossibilitato a risolvere un dilemma e lo fa suo: lo accetta con tormento ma non con inerzia; quanto infine alle critiche sulla rappresentazione semplicistica dei sudisti, con tutta franchezza mi sembrano del tutto gratuite, e bastano la costruzione psicologica di Leslie e Howard e le scene (splendide) nella palude per accorgersene. Ma veniamo al grande tasto dolente: il finale, in cui Tex è proprio il Tex di Nolitta quando non mi piace. Non è certo il non essersi reso conto del segreto nascosto dal vecchio Walcott ad infastidirmi: è la sua reazione emotiva da sconfitto, identica guarda caso a quella delle ultime pagine di Caccia all'Uomo. E' un Tex che impreca, e quindi non è solido. Nella sua maschera di finta imperturbabilità, intrisa di rassegnazione e di rimorsi, Howard si dimostra forte, laddove Tex si dimostra debolissimo. E questo non va proprio bene. Ciò detto, resta una storia magnifica per intreccio, sottigliezze, atmosfere, rese in modo straordinario da Ticci, ça va sans dire. Nonché una storia a cui sono umanamente legatissimo, memore delle sere passate da infante (e ancora analfabeta ) a farmela leggere da mio padre, che non aveva mai letto Tex e mai l'avrebbe più fatto in seguito. Ma ok, sto andando troppo sul personale!
  3. Grazie mille, Leo! Devo dire che leggo poco Tex, ma moltissimo Tex Willer, che a mio parere è davvero su livelli magnifici. Non so perché in realtà io abbia smesso di partecipare attivamente al forum, così come tante volte mi è capitato nella vita quotidiana di non frequentarmi più con alcuni amici: hai presente quando magari non ci si sente per due giorni, e i giorni poi diventano tre, e poi un mese e infine cinque anni? Quién sabe... però dai, provo a reinserirmi, e comunque come vostro lettore non sono mai andato via!
  4. Sono da tempo assente dal forum, anche se non manco, ogni tanto, di passare per una lettura. Che dire, mi tocca tornare per una ragione assai brutta, di cui vengo a conoscenza solo oggi. E' in effetti stranissimo trovarsi di fronte ai drammi della vita reale in un contesto, quello di Tex e del suo mondo, che li esorcizza: Tex e i suoi pard non possono morire, né invecchiano (da un po' di tempo almeno!), sanno risolvere le ingiustizie con una bella scazzottata, salvo poi offrire da bere a tutto il saloon. E, per quanto razionalmente sappiamo che tutto ciò nella vita reale non accade e non può accadere, magicamente ci sembra vero e proprio per questo ci rassicura. Possiamo mandarci al diavolo tra chi preferisce Boselli e chi Nizzi, tra chi ama Font e chi non lo regge, ma come reagire di fronte ad una notizia del genere? E' come se due mondi, quello di noi appassionati lettori e quello della vita reale, si siano mischiati, e ne avrei davvero fatto volentieri a meno. Un abbraccio alla famiglia e a tutti coloro che hanno conosciuto Emanuele/Ulzana, così come un grande in bocca al lupo a Juan Ortega e al suo papà!
  5. Sono anch'io molto combattuto, ma scelgo: Luna Insanguinata, Jethro! e I rangers di Lost Valley (qui voglio premiare Biglia: il suo West respira!).
  6. Jethro! è una storia magnifica e si prende facilmente il mio voto. Tra le altre, pur coi suoi difetti, premio L'Ultima Vendetta.
  7. La mia scelta cade su due storie bellissime come Luna Insanguinata e I Rangers di Lost Valley.
  8. La storia dovrei rileggerla anch'io, ma qui stavo parlando della rappresentazione grafica e della recitazione di Tex. A cui, pur in una storia molto cupa, Kubert riesce a infondere lo spirito del personaggio. Un Tex particolare, personale, ma IMHO assai centrato. Si potrebbe aprire una bella discussione sugli autori stranieri del nostro ranger... la resa che ne dà Kubert è forse in assoluto tra le mie preferite, insieme a quella di Blasco - che ero convinto si trovasse in grande sintonia con Nizzi, cosa clamorosamente smentita dallo stesso autore emiliano nel suo libro-intervista con Guarino - e a quella scanzonata di Bernet.
  9. Sai Leo che invece a me questo Tex di Kubert è sempre apparso estremamente convincente? E' duro, ma umano. E soprattutto è ironico. Ha quel sorriso di fondo che il nostro dovrebbe sempre avere.
  10. Ho letto anch'io questa prima parte e vado un po' controcorrente: non mi ha convinto in pieno. Ci sono a mio parere dei passaggi piuttosto macchinosi e tortuosi, a partire da una alquanto improbabile chiamata dei due pards (ahimè, anch'io ero convinto di trovare il quartetto al completo) in Louisiana, con sostituzione del condannato tramite trovata altrettanto tortuosa e un'alleanza al momento poco plausibile tra Castle e il Maestro. Anche i dialoghi, specialmente sul finire dell'albo, mi han convinto poco: densi, ma non di quel denso pastoso di GLB, bensì del denso chiacchieroso (che ho scoperto non essere un neologismo ) di Nolitta quando non sapeva dove andare a parare. Ho invece molto apprezzato, oltre ai disegni di Dotti, le scene che vedono protagonista il redivivo Pat, in cui ho trovato il Boselli che mi piace: sono scene vivaci e ironiche, e capaci di restituire un'atmosfera. E' solo un incipit, la carne al fuoco (tanti personaggi, tra alleati e antagonisti, una nuova ambientazione) è tanta, ma è proprio in queste situazioni in cui il difficile è dar sapore a ogni ingrediente che, solitamente, a mio parere s'intende, Boselli dà il suo meglio: insomma, son comunque molto fiducioso per il prosieguo.
  11. Mah, non mi è mai stato chiaro cosa si intenda per "il lettore". Ognuno è fatto a modo suo, ognuno ha le sue esperienze di vita, ognuno ha il suo modo di vivere il personaggio. Io, che a livello caratteriale penso di essere uno strano mix tra il Tex di GLB e il Tex di Nolitta (quello migliore, però: dubbioso e magari anche torturato, ma non scemo da non riconoscere le persone di cui non fidarsi), non ho per nulla visto un Tex odioso, anzi: ho visto un Tex simpatico e leale. Se poi chi perde non sa perdere, sono cazzi sua.
  12. Anche a me è venuto in mente il Carson di Magnus. E non è un pregio, a mio modo di vedere, perché hanno in comune una recitazione assolutamente sopra le righe, con espressioni tra lo spiritato e il collerico che nulla hanno a che fare col personaggio. E' vero che stiamo parlando di poche tavole, certo insufficienti a dare un giudizio sostanziale, ma come biglietto di presentazione non mi convincono.
  13. Mi dispiace, James, ho usato un termine duro scrivendo con la bile. E tuttavia, in tempi in cui il prossimo Presidente della Lombardia parla di "razza bianca", con la stessa nonchalance di cui io parlo di panettone vs pandoro, in cui è normale parlare di "Opti Poba che mangiava le banane e adesso gioca titolare nella Lazio", di ogni singolo pezzetto di merda che esce dalla bocca di Trump o dei suoi simili, francamente sentir dire che l'uso del termine "etnia" sia roba da falsi moralisti, magari radical chic, ecco questo penso sia ignobile e pericolosissimo.
  14. Bellissime parole queste di Pecos, pregne di significato e insieme eleganti. Degna risposta ai tanti ignoranti - io non sono elegante come Pecos - secondo i quali usare il termine "etnia" sia da moralisti e non designi invece un concetto completamente diverso da quello di "razza". E quanto è pericolosa l'ignoranza.
  15. In effetti, il nostro Davis ha svolto quasi sempre il ruolo di deus ex machina (del resto, di dei ex machina è zeppa la storia di Tex: cosa ne sarebbe stato dei pards senza l'ausilio di qualche candelotto? ), o di semplice procacciatore di missioni. Ma c'è appunto un'eccezione: in Nuvola Bianca ne emergono sfaccettature, fino a diventare pienamente personaggio nel finale (bellissimo, seppur ripreso da Alla conquista del West). Da qui, a parer mio, ci sarebbero tutte le carte per un ulteriore sviluppo psicologico.
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