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TWF - Tex Willer Forum

Bob Rock

Cowboy
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About Bob Rock

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    Timido pubblicatore
  • Birthday 01/22/1966

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  • Gender
    Maschile
  • Interests
    Fumetti, disegno, cinema, serie televisive, libri, calcio, tennis,
  • Real Name
    Roberto

Me and Tex

  • Number of the first Tex I've read
    125
  • Favorite Pard
    Kit Carson
  • Favorite character
    Mefisto

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  1. Per chi non lo avesse già fatto, consiglio di leggere questo bell'articolo di Fumettologica sulla collana Tex Willer: https://www.fumettologica.it/2020/07/tex-willer-bonelli-fumetto/
  2. Guarda Diablero che la pensò esattamente come te, e mi piace da morire l’ironia Del tuo post, ma credo anche che tu e gli altri abbiate travisato il senso del mio intervento, io penso che dopo 70 di storie un personaggio come Tex abbia le sue caratteristiche ben definite ed il lettore sa tutto di lui, e, come tu dici spesso di altri autori (capisci a me🥴) che hanno la colpa di aver modificato la personalità ed anche l’intelligenza Del tuo Tex (come dice Borden ogni lettore ha il suo Tex) si finisce col non riconoscerlo più, ti faccio un esempio: pensa se nelle storie del passato di Diabolik venisse fuori che è diventato criminale perché bocciato al concorso per entrare in polizia, è normale che il vecchio lettore ci possa rimanere male perché quel personaggio ha tradito, in qualche modo, le sue caratteristiche, ora pensa per un momento, ma solo per un momento, altrimenti ti viene un fegato tanto, che in una storia di Nizzi Tex si arruola, marcia schierato da bravo soldatino e dice più volte: “agli ordini signor Capitano” e che, addirittura, viene promosso sergente dopo un solo giorno di naja e fa la figura del leccaculo agli occhi degli altri commilitoni, secondo me Il Tex in mutande farebbe un figurone, altroché. Scommetto che tu e tanti altri lettori non siate rimasti indifferenti al Tex soldatino, sarete cascati dalla sedia leggendo la scena, ma poi lo avete accettato come sono state sopportate le ragnatele organiche al posto dei lanciaragnatele nei film di spiderman, ma lì per lì immagino che come me avete pensato: Tex, con i suoi ideali e le sue idee antimilitariste accetta di fare il soldato? Magari lo scout, ma soldato no, non si può proprio vedere. A proposito, pensa se Nizzi avesse scritto una storia in cui Tex, bravo con le carte a livello di un gambler professionista, avesse avuto bisogno di due complici scalcagnati per spillare soldi al pollo di turno. Per concludere, parlo per me, naturalmente, questo Tex, in alcuni momenti mi sembra quello di terra 2, poi, che c’entra, le storie mi piacciono e continuerò a comprarlo, ma qualche piccolo dubbio mi rimane.
  3. Io avevo espresso le mie perplessità con un post che è stato totalmente ignorato e quindi lo ripropongo😁: Le storie del giovane Tex continuano ad essere divertenti e ben scritte, ma, sostanzialmente, sono d’accordo con Letizia quando afferma che quelle che leggiamo sembrano più essere le avventure di Tom Smith che di Tex Willer. Questa collana è una riscrittura del passato di Tex a partire dall’epoca del Totem misterioso e, quindi, pur con tutte le libertà che Boselli può prendersi deve comunque scrivere storie che abbiano corrispondenza con la saga di Tex e con le caratteristiche peculiari del personaggio. Se Borden fa una storia intera su Bill il rosso sul quale era stato fatto un semplice accenno ne la “Mano rossa” o ci fa sapere cosa ne è stato di Coffin dopo il finale del “Totem misterioso” sta rimanendo aderente a quanto tracciato da GLB sviluppando qualcosa di appena accennato o non narrato a suo tempo, ma se aggiunge elementi che modificano le caratteristiche di Tex, allora si perde la riconoscibilità del personaggio da parte del lettore. Quanti racconti di Tex intorno al fuoco si sono visti in 70 anni di storia editoriale? eppure mai un accenno alla sua carriera da gambler con annessi complici con i quali dividere le vincite (Pinkerton Lady) o addirittura, arruolato, uccisore (vabbè, costretto a farlo) di poveri seminoles e, dulcis in fundo, disertore. E proprio queste ultime, arruolamento e diserzione, essendo antecedenti alla guerra di secessione, avrebbero dovuto influire sul comportamento e le scelte fatte da Tex in “Tra due bandiere”, dove, però, non vengono menzionate minimamente. Tutte queste piccole stonature, come giustamente definite da Letizia, fanno si che si faccia fatica a riconoscere in questo giovane Tex il Tex che i lettori conoscono bene. Sempre per la serie delle piccole stonature, Mefisto, nel suo primo incontro con Tex è un semplice illusionista da quattro soldi che ha bisogno delle capacità adulatorie della sorella per carpire informazioni ai militari americani e venderle ai messicani, in “Pinkerton Lady” che cronologicamente viene prima, invece, ci viene presentato come un mago in possesso di discrete abilità ipnotiche e illusorie in grado di far vedere spaventose creature in grado di annichilire chi gli sta di fronte, come poi, in realtà, sarà in grado di fare solo molti anni dopo. Con questo voglio solo sottolineare che, a prescindere dalla indiscutibile bravura di scrittura di Boselli nel raccontarci nuove avventure divertenti e appassionanti, queste scelte narrative che, in qualche modo, modificano quello che già conosciamo dopo oltre 700 numeri, sono pericolose perché potrebbero trasformare la collana Tex Willer da remake (riscrittura delle origini rimanendo fedeli all’originale) a reboot (un riavvio con la totale o parziale riscrittura degli eventi avvenuti nella saga originaria).
  4. Le storie del giovane Tex continuano ad essere divertenti e ben scritte, ma, sostanzialmente, sono d’accordo con Letizia quando afferma che quelle che leggiamo sembrano più essere le avventure di Tom Smith che di Tex Willer. Questa collana è una riscrittura del passato di Tex a partire dall’epoca del Totem misterioso e, quindi, pur con tutte le libertà che Boselli può prendersi deve comunque scrivere storie che abbiano corrispondenza con la saga di Tex e con le caratteristiche peculiari del personaggio. Se Borden fa una storia intera su Bill il rosso sul quale era stato fatto un semplice accenno ne la “Mano rossa” o ci fa sapere cosa ne è stato di Coffin dopo il finale del “Totem misterioso” sta rimanendo aderente a quanto tracciato da GLB sviluppando qualcosa di appena accennato o non narrato a suo tempo, ma se aggiunge elementi che modificano le caratteristiche di Tex, allora si perde la riconoscibilità del personaggio da parte del lettore. Quanti racconti di Tex intorno al fuoco si sono visti in 70 anni di storia editoriale? eppure mai un accenno alla sua carriera da gambler con annessi complici con i quali dividere le vincite (Pinkerton Lady) o addirittura, arruolato, uccisore (vabbè, costretto a farlo) di poveri seminoles e, dulcis in fundo, disertore. E proprio queste ultime, arruolamento e diserzione, essendo antecedenti alla guerra di secessione, avrebbero dovuto influire sul comportamento e le scelte fatte da Tex in “Tra due bandiere”, dove, però, non vengono menzionate minimamente. Tutte queste piccole stonature, come giustamente definite da Letizia, fanno si che si faccia fatica a riconoscere in questo giovane Tex il Tex che i lettori conoscono bene. Sempre per la serie delle piccole stonature, Mefisto, nel suo primo incontro con Tex è un semplice illusionista da quattro soldi che ha bisogno delle capacità adulatorie della sorella per carpire informazioni ai militari americani e venderle ai messicani, in “Pinkerton Lady” che cronologicamente viene prima, invece, ci viene presentato come un mago in possesso di discrete abilità ipnotiche e illusorie in grado di far vedere spaventose creature in grado di annichilire chi gli sta di fronte, come poi, in realtà, sarà in grado di fare solo molti anni dopo. Con questo voglio solo sottolineare che, a prescindere dalla indiscutibile bravura di scrittura di Boselli nel raccontarci nuove avventure divertenti e appassionanti, queste scelte narrative che, in qualche modo, modificano quello che già conosciamo dopo oltre 700 numeri, sono pericolose perché potrebbero trasformare la collana Tex Willer da remake (riscrittura delle origini rimanendo fedeli all’originale) a reboot (un riavvio con la totale o parziale riscrittura degli eventi avvenuti nella saga originaria).
  5. Credo che, come soluzioni narrative, ci sia una certa differenza tra l’utilizzo di scene divertenti e l’uso dell’ironia da parte di un personaggio. Di scene divertenti, con dialoghi pieni d’umorismo se ne vedono anche nelle storie dell’ultimo Boselli, come, ad esempio in “Doc” e “Tex L’inesorabile”, sempre con Carson protagonista, mentre, sempre con Borden, Tex è molto meno ironico rispetto alle storie di GLB, e Nizzi. L’uso dell’ironia verbale deve far parte del carattere del personaggio che l'autore vuole rendere, appunto, ironico e deve essere fatta da un soggetto nei confronti di un altro e, quindi, Tex che fa del sarcasmo nei confronti di Carson o Tex che ridicolizza con l’ironia il farabutto di turno sono esempi di scene ironiche. Infatti l'autoironia altro non è che prendersi in giro facendo del sarcasmo su se stessi, non fare battute divertenti o umoristiche, quelle le fa il comico e, proprio per questo motivo, Carson, con l'ultimo Nizzi, è diventato una spalla comica alla CIco. Con GLB e Nizzi, ma, direi, anche con Nolitta, Tex era molto ironico o sarcastico, con Boselli, e qui sono d’accordo con Valerio, molto meno. Questo perché, tra uno scrittore e l’altro, c’è sicuramente differenza di stile di scrittura, ma c’è anche la differenza caratteriale degli stessi che influisce, inevitabilmente, sulla riuscita della caratterizzazione di un personaggio seriale che, evidentemente, nel corso di oltre 70 anni non poteva essere scritto sempre dallo stesso autore.
  6. Il mio era un esempio per far capire come, io, ho percepito l'evoluzione della personalità di Tex, da GLB in poi, ma comunque non era un'accezione negativa, anch'io, come Valerio, penso che ci possa stare che ogni tanto Tex possa sbagliare e quando succede questo lo rende solo più umano e non ci sarebbe niente di male. Se parliamo di stile narrativo, poi, le differenze sono diverse, come è normale che sia, per esempio la differenza principale che io riscontro è che GLB privilegiava molto di più l'azione e meno la caratterizzazione psicologica dei personaggi al contrario di Boselli che preferisce personaggi dalla psicologia più complessa. Comunque rimane sempre e soltanto la mia opinione
  7. A parte che ho detto da Nolitta in poi, comprendendo anche il periodo di Nizzi, dove Tex, comunque, non aveva quell'infallibilità Bonelliana, che era il suo marchio di fabbrica, ma penso che, per citare una storia famosa di Boselli, che a me è piaciuta tanto, "Patagonia", GLB non credo l'avrebbe mai concepita, mentre Nolitta si, aveva nelle sue corde una storia così.
  8. Ho seguito questa discussione, che ritengo molto interessante, senza riuscire, purtroppo, ad intervenire, prima che la stessa si esaurisse, a causa del mio “congenito” ritardo. Io penso che i dubbi rappresentati da @FranAur siano legittimi, anche se la domanda che intitola questo topic “Il Tex di Boselli è veramente Tex?” è stata interpretata, evidentemente, come una critica a Boselli ritenuto responsabile del presunto snaturamento di Tex. Quando @FranAur dice: “Credo che le storie di Tex abbiano perso mordente quando è entrata in crisi la vena creativa di Claudio Nizzi e ritengo che Mauro Boselli, una volta raccolto il testimone, anziché restituire loro l’incisività perduta, abbia intrapreso un percorso che ha portato allo snaturamento del personaggio e dello stile narrativo texiano” non sta dicendo un’eresia, ma semplicemente, secondo me, sottolinea il fatto che alcune caratteristiche del Tex di GLB sono state parzialmente modificate dagli autori che ne hanno preso il testimone. Questo tipo di evoluzione del personaggio è la logica conseguenza che a scriverlo non sia più il suo creatore ma un altro scrittore che cerca di replicare le caratteristiche primordiali mettendoci, inevitabilmente, anche del suo. Il primo Tex pensava, parlava, si muoveva ed aveva gli ideali di GLB, quando Bonelli ideava le sue storie, probabilmente, pensava in prima persona: cosa farei in questa situazione?, cosa direi se avessi un farabutto davanti? mentre gli autori successivi, per non snaturare le caratteristiche della personalità del personaggio erano costretti a gestirlo come loro pensavano avrebbe fatto GLB, ecco, forse, dove può stare la differenza con i vari Nolitta, Nizzi e Boselli, Bonelli era Tex, gli altri, evidentemente, no. I dialoghi di GLB, poi, sono la cosa meno imitabile in assoluto, e chi ha avuto la fortuna di leggere i Tex non censurati sa cosa intendo, e se si può facilmente immaginare che GLB, parlandoci, potesse dare del tizzone o del satanasso a qualcuno, mi viene più difficile immaginare le stesse frasi in bocca a Nolitta, Nizzi o Boselli, questo per sottolineare la diversa personalità del grande vecchio che, a detta di chi lo ha conosciuto, andava addirittura a spasso con stetson e colt come se fosse in un film di John Ford. Quante volte abbiamo visto nelle storie di GLB Tex fare a cazzotti nel saloon e subito dopo pagare i danni al proprietario e da bere a tutti i presenti con il sorriso? Queste scene, secondo me, più che un clichè usato da Bonelli erano, probabilmente, un lato del suo carattere, sicuramente vulcanico, ma che, probabilmente, non contemplava il portare rancore e dopo una litigata tutto doveva finire con una bevuta. Per finire mi sento di affermare, usando un parallelismo con i fumetti di Supereroi, che, se il Tex di GLB aveva, con le dovute proporzioni, la centralità e l’aura di infallibilità e invincibilità di Superman, a cominciare da Nolitta e proseguendo con Boselli, Tex è diventato più simile a Spiderman, un supereroe più umano e fallibile. Concludendo, quella che naturalmente è una mia opinione, credo sia impossibile, per qualsiasi scrittore di fumetti, come anche di romanzi, caratterizzare la personalità di un personaggio allo stesso modo in cui lo ha fatto il suo creatore, e se, per circa quarant’anni, Tex è stato il Tex di GLB, ormai da tempo è diventato il Tex di Boselli che non è quello di GLB, non è quello di Nolitta e tantomeno quello di Nizzi, ma, che piaccia o meno, è il Tex cui fare riferimento, quello a cui devono ispirarsi i nuovi autori che hanno/avranno l’onere di scrivere le storie del Ranger.
  9. Quando si dice che un albo di Tex è oggi un po’ troppo caro, che venti/trent’anni fa era più economico rispetto ad oggi, bisognerebbe, prima di tutto, compararlo al costo di altri beni di consumo, più o meno necessari, ed analizzare tale rapporto nel corso degli ultimi sessant’anni. A tal proposito ho estrapolato da internet una tabella comparativa che può farci capire meglio gli effetti dell’inflazione sullo stipendio medio di un operaio generico e di alcuni beni di consumo: Anno Paga media operaio generico Giornale Caffè Pane Latte Pasta Benzina Tex mensile 1960 £. 47.000 £. 30 £. 50 £. 140 £. 90 £. 200 £. 120 £. 200 1965 £. 86.000 £. 50 £. 60 £. 170 £. 130 £. 260 £. 120 £. 200 1970 £. 123.000 £. 70 £. 70 £. 230 £. 230 £. 280 £. 148 £. 200/250 1975 £. 154.000 £. 150 £. 120 £. 450 £. 260 £. 480 £. 305 £. 350 1980 £. 352.000 £. 300 £. 250 £. 850 £. 480 £. 725 £. 715 £. 500 1985 £. 608.000 £. 650 £. 400 £. 1.200 £. 780 £. 980 £. 1.329 £. 1.200 1990 £. 1.100.000 £. 1.200 £. 700 £. 1.400 £. 1.100 £. 1.280 £. 1.478 £. 2.000 1995 £. 1.200.000 £. 1.400 £. 1.300 £. 1.600 £. 1.450 £. 1.380 £. 1.975 £. 2.700 2000 £. 1.400.000 £. 1.500 £. 1.400 £. 1.900 £. 1.700 £. 1.500 £. 2.600 £. 3.500 2020 €. 1.300,00 €. 1,50 €. 1,10 €. 2,00 €. 1,00 €. 1,50 €. 1,60 €. 3,90 Leggendo questa tabella si capisce che, in realtà, un albo di Tex, nel tempo ha tenuto più o meno lo stesso rapporto costo/percentuale in confronto ad uno stipendio medio e agli altri beni di consumo riportati. Se oggi abbiamo l’idea che il fumetto Tex costi troppo è, secondo me, per due semplici motivi: 1) negli anni ottanta ogni mese in edicola c’erano solo il Tex inedito ed il Tre Stelle, oggi, oltre all’albo della serie regolare ci sono: Tex Willer, Tex Classic, Tutto Tex, Tex nuova ristampa, il Texone, Il Color, il Maxi, il Magazine e, per finire, i romanzi a fumetti, in pratica si ha una media di 2/3 albi al mese in un anno; 2) Rispetto a venti/trent’anni fa, inoltre, si dovrebbero aggiungere spese che una volta non si avevano: la ricarica mensile di una o più sim per i nostri smartphone, l’ADSL, SKY, Tv in streaming (Netflix, Prime, Nowtv, Dazn, ecc.). Detto questo ecco come si arriva, probabilmente, alla conclusione che oggi i fumetti costino troppo e che non possiamo più permetterceli come una volta, anche perché dovendo rinunciare a qualcosa, che facciamo? possiamo mai rinunciare a Sky? o a Netflix? o a ricaricare i giga per lo smartphone? No, meglio rinunciare al Maxi Tex, che tanto ci hanno detto che l’ultimo non è un granché, oppure non prendiamo il Color che tanto noi siamo puristi e ci piace il Tex in bianco e nero, per non parlare poi del Tex romanzi a fumetti, con quello che costa ci paghiamo un mese di DAZN, vuoi mettere?
  10. Letto da qualche giorno, ma prima di esprimere un’opinione su questo Texone, ho avuto bisogno di ammirare una seconda volta i disegni di Villa per metabolizzarlo al meglio. Sicuramente non credo di poter aggiungere niente di nuovo o di diverso a quanto già scritto da chi mi ha preceduto, ma tant’è che intendo comunque dire la mia su un’opera a fumetti talmente attesa, bramata, agognata e mitizzata da noi appassionati lettori di Tex, che non poteva non essere un capolavoro e non poteva essere altrimenti dato che è il risultato di due grandi autori del fumetto italiano. In realtà, vista la genesi, a dir poco travagliata, di questa storia, con una lavorazione grafica che ha proceduto a singhiozzo per 17 lunghi anni e con svariati cambi di sceneggiatura, c’erano tutti i presupposti per un risultato deludente, come del resto succede il più delle volte quando si attende per troppo tempo un determinato evento. Bè, fortunatamente, forse grazie anche ad una serie di coincidenze, non è stato così, il soggetto di Boselli è una classica storia di puro western con annesso omaggio, almeno nell’incipit, ad un classico del cinema come “Un dollaro d’onore” e la sceneggiatura risulta snella e lineare senza le tipiche trame intrecciate con una moltitudine di personaggi complessi e dalle tante sfumature di grigio come da abitudine Boselliana. In questa storia, a differenza del suo classico stile di scrittura, Boselli ci presenta dei cattivi al 100%, infatti, i fratelli Logan, oltre ad essere ben caratterizzati, sono delle vere carogne e gli Apache sono dei veri sanguinari ma, soprattutto, ci regala un Tex che non si vedeva da tempo, letteralmente scolpito nella roccia, che, con il suo personale senso di giustizia e la sua autorità di capo dei Navajos, si dimostra veramente implacabile. Per quanto riguarda I dialoghi li ho trovati ben scritti, per niente noiosi, e mi sono piaciuti gli scambi di battute con i pards, ma, in particolare i dialoghi con Carson, che in questa storia è semplicemente strepitoso. Decisamente buona la caratterizzazione di Tom Rupert che è il vero protagonista della prima parte della storia insieme ai suoi aiutanti, anche loro ben caratterizzati, che rientrano a pieno diritto nel microcosmo texiano di quei personaggi ricorrenti che Boselli utilizza spesso nelle sue storie. A questo punto, non me ne voglia Borden, passerei ad analizzare il lavoro di Villa, credo non esistano aggettivi per descrivere la maestosità dei disegni che ha realizzato per questo Texone, la sua capacità narrativa per immagini, grazie al minuzioso lavoro di caratterizzazione dei personaggi, è, appunto, indescrivibile, con le sue matite ha dato un volto, un corpo e una capacità recitativa vera e propria ai personaggi ideati da Boselli, i suoi disegni prendono vita e si animano, i suoi bianchi e neri sono come lampi di luce nel buio, non vi è un’ombra che non si trovi dove dovrebbe essere, addirittura non ha tralasciato neanche le ombre create dai baffi sul volto di Carson, incredibile. Villa, con il vecchio cammello si è veramente superato, gli ha dato una gamma espressiva da consumato attore e a riprova di questo basterebbero soltanto le scene relative alla tortura e quelle al saloon con l’altro Kit alla fine dell’albo, meravigliose. La bellezza delle tavole è tale che, come ho già detto all’inizio, dopo la prima lettura ne ho dovuta fare subito un’altra per godermi appieno lo stile iperrealista, la bellezza dei chiaroscuri, l’intensità dei primi piani, le scelte stilistiche e visive dei disegni del maestro. Andrei ancora avanti a magnificare il lavoro di un grande artista come Villa, ma mi sono dilungato già troppo e rischierei di venire bannato da questo forum per molesta prolissità, lasciatemi concludere, però, che Tex l’inesorabile si può definire un capolavoro, qualcuno non lo considererà la storia più bella e qualcun altro non lo valuterà come quello disegnato meglio, ma la felice combinazione tra racconto, disegno e leggenda creatasi dietro la spasmodica attesa del Texone di Boselli e Villa ha dato vita ad uno dei migliori Tex di sempre.
  11. Anche questo albo non delude e lascia immaginare grandi sviluppi per i prossimi numeri. L’idea che mi sono fatto, andando avanti con questa serie, è che Boselli si trovi più a suo agio a scrivere le storie del giovane Tex piuttosto che quelle della serie regolare. Infatti, nonostante abbia più paletti da rispettare su “Tex Willer”, visto che deve rimanere all’interno delle linee narrative tracciate a suo tempo da GLB, col giovane Tex Boselli riesce ad esprimersi in maniera più disinvolta e, direi, con uno stile di scrittura diverso rispetto a quello utilizzato per la serie inedita. Se poi ci mettiamo che due delle storie migliori degli ultimi anni sono “Nueces Valley” e “il Magnifico Fuorilegge”, si intuisce che, probabilmente, a livello creativo Boselli riesca a “sentire” più suo il Tex ventenne rispetto a quello più maturo. Per quanto riguarda Tex che tira a campare giocando “sporco” a poker ci sta tutto, mi sembra, pero’, molto poco texiano che abbia bisogno di due complici, come un qualsiasi baro da quattro soldi, per scucire soldi al malcapitato di turno. Per concludere, avrei evitato che Tex venisse a sapere di un mago che insieme alla procace sorella ripulisce gli spettatori dei suoi spettacoli, perché poi come farà a non ricordarsi di Mefisto quando lo incontrerà per la prima volta, come raccontatoci da GLB sul n. 3 “Fuorilegge”?
  12. Alla fine, con notevolissimo ritardo, mi sono deciso di commentare il Texone di quest’anno. Premetto che comunque l’ho letto oltre un mese dopo la sua uscita, ma poi ho impiegato una settimana per finirlo, il motivo? l’ho trovato noioso, non riuscivo a leggere più di 20/30 pagine per volta a causa di una storia che si è dilungata troppo nella parte che vede Tex e Carson indagare sugli omicidi, accusando parecchi momenti di stanca a causa di dialoghi poco scorrevoli e prolissi. La parte iniziale, comunque, è ben riuscita, nonostante finisca col virare sul genere horror con la scena del trapano (fortunatamente solo immaginata e non mostrata) e ci sono alcuni momenti con Carson protagonista, già sottolineati nei commenti precedenti, che, fortunatamente, ravvivano l’albo. Per il resto penso che l’enigma dell’assassino misterioso sia durato anche troppo visto che Tex capisce ben presto che non si tratti di Doc e anche dopo che lo stesso Holliday svela l’identità del suo “doppio” dobbiamo aspettare l’uccisione di Snow per vederne il vero volto, con un colpo di scena, a mio parere, a scoppio ritardato. Questa storia, secondo me, ha una narrazione da giallo alla “10 piccoli indiani” o alla Ellery Queen, con la differenza, però, che qui abbiamo un unico indiziato e, di conseguenza, viene a mancare la sorpresa del colpo di scena alla scoperta del colpevole che, oltretutto, è uno sconosciuto di cui non si sa niente e, del quale, l’identità rimane celata fino a che, in maniera molto veloce, viene catturato e impiccato, senza che si venga a sapere molto altro di lui, con lo stesso Doc che confessa di non sapere il reale motivo dell’odio provato nei suoi confronti. In effetti il personaggio di Mitchell risulta banale e inconsistente, si comporta da sadico pazzoide che, quando viene a sapere da Doc dello scioglimento della loro società, ha la stessa reazione di una moglie tradita e lasciata dal marito che, per fargliela pagare, cerca di fregargli tutte le proprietà (che sarebbero il bottino di Ringo e Snow). E’ quantomeno singolare che per attuare la sua vendetta attenda oltre dieci anni e solo dopo che Doc è diventato una leggenda vivente del West ( Holliday abbandonò la professione di dentista intorno ai 20/21 anni e morì a 36). Io penso che invece di tenere celata la sua identità per quasi tutto l’albo bisognava dargli un percorso ed un background che spiegassero le sue azioni ed il suo odio per Doc, invece così come lo ha descritto Boselli rimane solo un pazzo sadico che odia la sua nemesi senza una seria motivazione. Un esempio di quello che intendo dire ce lo ha dato Sergio Bonelli con “El Muerto”. In quella storia ci viene presentato subito l’antagonista di Tex e sappiamo qual’è il suo intento ma non conosciamo il perché del suo odio feroce nei suoi confronti e, per tutto l’albo, ci chiediamo cosa spinga El Muerto a cercare vendetta, ma quando ci viene raccontata l’origine della sua ossessione proviamo empatia nei suoi confronti ed il personaggio acquisisce quello spessore che ha fatto di lui uno dei nemici più memorabili di Tex. Con queste mie critiche non intendo assolutamente andare controcorrente per partito preso, visto che la maggior parte delle recensioni che ho letto su “Doc”, comprese quelle di diversi siti fumettistici, sono tutte molto positive riguardo a storia e disegni e, probabilmente, è solo un mio problema, ma a me questa storia non è piaciuta particolarmente, voto: 6. Sui disegni della bravissima Zuccheri è già stato detto tutto e non aggiungo altro, voto: 7,5.
  13. E dove sarebbe l'offesa? io ho proposto un'idea di soggetto e voi avete espresso il vostro parere, la cosa piacevole di questa discussione è proprio il confronto tra noi.
  14. Dai vostri interventi si deduce quanto io sia "poco preparato", per usare un eufemismo, sulla situazione storico-politica di quel periodo. Per quanto riguarda l'idea di base è vero che è simile a In nome della legge, ma la situazione sarebbe diversa, qui Tex non andrebbe in carcere ma sarebbe un fuggitivo ricercato per omicidio e, se arrestato, rischierebbe il patibolo, quindi lo sviluppo della storia è totalmente differente. Inoltre lo stesso Carlo Monni, in più occasioni, ha ricordato come GLB fosse bravissimo a riproporre lo stesso canovaccio ogni volta in maniera diversa, l'esempio tipico sono Sangue Navajo e Vendetta Indiana. Visto che dietro il complotto vi è Mefisto, non può mancare l'elemento magico, infatti il Governatore, è una pedina del negromante, soggiogato dai suoi poteri, come, del resto, è già successo in passato con i due Kit diventati rapinatori sotto l'effetto dell'ipnosi. Per quanto riguarda l'omicidio si tratta sempre di un trucco del mago che, con un incantesimo, fa in modo che l'assassino del Governatore assuma le sembianze di Tex agli occhi dei presenti. E cosa c'è di più atroce e appagante dal vedere il tuo nemico più odiato penzolare dalla Forca? La vendetta starebbe proprio nel fatto che dove Mefisto non vi è riuscito con l'aiuto di Hualpai, neri del voodoo e con travestimenti vari (Atanas, Fiesmot) vi riesca sfruttando e manipolando la giustizia dei bianchi. Non ne sono sicuro, ma non mi permetterei mai di contraddirti
  15. Il neo eletto Governatore dell’Arizona, Clive Masterson, sta attuando una politica di repressione nei confronti delle riserve indiane che sono sotto la sua giurisdizione, con l’obiettivo di tagliare i fondi ad esse destinati, ritenendo che godano di troppi privilegi che lo Stato non può più sostenere economicamente e, a tal proposito, organizza a Fort Apache un incontro con gli agenti indiani delle varie riserve per dare le nuove direttive. Durante la riunione l’ottuso politicante ha un duro scontro verbale con Tex che si trattiene a stento dal dargli una sonora lezione davanti a tutti. Poco tempo dopo il Governatore Masterson viene ucciso durante una manifestazione pubblica a Tucson, e, dalle testimonianze dei presenti, l’assassino sembra essere Tex. Aquila della notte, che in realtà non era presente a Tucson, si ritrova ad essere nuovamente un fuorilegge con un’accusa che lo porterebbe dritto al patibolo. Diventato un fuggitivo, braccato da esercito e polizia Federale, Tex capisce che si tratta di un complotto ordito da qualcuno che vuole vederlo morto, ma quello che ignora è che dietro a questa infernale macchinazione c’è l’uomo che lo odia più di ogni altro al mondo: Mefisto.
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