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  1. Patagonia più o meno nella mia stessa posizione... Bellissima storia
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  2. Sono contento perché ero convinto che fosse a causa della mia situazione. Comunque, un passaggio a vuoto lo può avere chiunque, anche il grande Boselli.
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  3. Sto cercando di leggere questa quintupla, iniziata da almeno tre giorni, ma sono ancora a metà del quarto albo, mi fermo spesso, non riesco ad andare avanti, la storia mi sembra di un pesante insormontabile, non sembra l’abbia scritta Boselli. Ho cercato di dare alcune spiegazioni, tipo la mia positività (che però dovrebbe aiutarmi nella lettura, visto che non ho niente da fare, infatti ho già finito tre libri) o il fatto che fossi abituato a leggere a colori e in grande formato queste storie (pur acquistando sempre l’albo mensile), ma non reggono. La storia ha poco mordente, poca azione, personaggi che si dimenticano nel corso della lettura, si tira troppo per le lunghe. Nulla a che vedere con le storie dello stesso autore sulla serie regolare, ma lì ci sono i pards, qui c’è Jimmy... non ricordo il cognome. E poi i militari, capitano e sergente, ci si rivolge a uno e risponde l’altro. Spero solo che sia un passo falso e che non venga ripetuto, anche se mi manca un albo e mezzo, e non può peggiorare. Certo, la serie era fresca ma sta diventando stantia, non so quanto può durare ancora il Tex fuorilegge...
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  4. Come gli capita spesso, Grande Tex ha capito male quello che ho detto e ha deviato la discussione verso quello che interessava a lui... Io non ho parlato di "spiegazionismo". È lui che è partito in quarta su quel tema, molto più ristretto e specifico, rispetto al tema più generale di cui parlavo. E da lì post e post sullo spiegare di più, di meno, etc. L'eccessivo spiegazionismo che affligge oggi molti albi Bonelli peggiora il problema della lunghezza e della noia, ma io parlo in generale della lunghezza delle storie. La stessa IDENTICA spiegazione quarant'anni fa sarebbe stata in una didascalia in una vignetta. Oggi ci mettono 20 pagine di dialoghi "esplicativi" e si capisce meno. Ma rifacciamoci al principio, altrimenti si continua ad equivocare. In principio c'è il problema base del fumetto, come media. Che è: il fumetto è una cosa folle. Noi lo diamo per scontato perché ci siamo abituati, ma pensateci: qualcuno vuole raccontare una storia. E invece di fare un monologo a teatro o di scrivere un romanzo, o di girare un filmato... si mette a scrivere una dettagliata scansione della storia in vignette, e poi passa questo testo ad un disegnatore che, tipo monaco medioevale, passa ore ed ore ogni giorno curvo sul tavolo da disegno. Ci impiega a volte ANNI, di lavoro, disegnando fogliolina dopo fogliolina, impiegando settimane a disegnare una scena che dura dieci secondi. Mentre un romanziere può sfruttare la sintesi del linguaggio cavandosela con "i diecimila soldati di Napoleone avanzarono nella estesa campagna piena di alberi", il nostro monaco amanuense deve disegnare non dico tutti e diecimila i soldati, ma un numero sufficiente a rendere l'idea, bottoncino dopo bottoncino. Questa follia è nata dall'incrocio fra una "domanda" di storie in crescendo da parte di un pubblico sempre più esteso (milioni di persone più istruite con più tempo libero e meno occasioni di farsi una semplice passeggiata in campagna) ma non abbastanza "colto" da rivolgersi ai libri, e da una carenza tecnologica (non c'era ancora la TV). Questa domanda viene soddisfatta anche da una "letteratura di consumo" che ha un boom nello stesso periodo, dalle "dime novels" ai penny dredful alle riviste pulp, ma vista la quantità di soldi in gioco, qualcuno ha l'idea folle: pagare disegnatori per cesellare storie vignetta dopo vignetta. All'inizio sono solo una pagina alla settimana o una striscia al giorno, roba comunque gestibile, ma il successo è tale che vengono assurti molti più disegnatori e le storie si fanno sempre più lunghe, mentre il tempo di tutti quei disegnatori di centinaia di vignettine viene pagato grazie a centinaia di migliaia di lettori. Quello che succede poi varia da nazione in nazione. Anche la tecnologia non è la stessa ovunque, la TV arriva negli USA molto prima che da noi e con più canali, la propensione alla lettura cambia da nazione in nazione, così come i formati, etc, da qui in poi pensiamo solo all'Italia. In Italia la letteratura è snob e schifiltosa, e disprezza il vendere troppo. Ci sono magari autori "popolari" nel senso che vendono, ma non una letteratura popolare. Fino agli anni 70 la TV è stata artificialmente tenuta indietro dal monopolio RAI e da ambizioni didattiche (che comunque rimpiango un po' vedendo cosa trasmette oggi...). Il cinema costa troppo. Mentre in altri paesi la crisi è già arrivata, negli anni 60-70 il fumetto in Italia è in pieno boom. A differenza che negli USA dove è solo per bambini, in Italia si fanno anche fumetti per adulti (e non intendo solo quelli erotici), le edicole sono strapiene, e i lettori hanno sempre più fame di storie. Tex arriva a vendere (si dice) oltre 700.000 copie al mese. Intrepido e Monello superano il milione e mezzo di copie mensili ciascuno (però quando sentire questa cifra ricordatevi che erano settimanali), Topolino a volte con i gadget supera il milione di copie a numero. In questa situazione, una delle idee "vincenti" della Bonelli, è aumentare il numero di pagine. È stata la prima a lanciare il formato che non a caso si chiama "formato Bonelli", prima con le raccolte dei Tex quindicinali e poi con nuove serie direttamente in quel formato. La serie di Tex si chiamava "Tex Gigante". Gigante. Perchè all'epoca lo era. 160 pagine, quindici albi settimanali raccolti in un unico volumone, abbastanza elegante da essere collezionabile, ad un prezzo conveniente. La situazione di mercato è [molti lettori che cercano storie] + [hanno molto tempo libero] + [le paghe sono alte, possono pagare di più] + [non c'è concorrenza reale da altri media] = il formato vincente ha più pagine per volta, volumi grossi e sostanziosi. Avere molte più pagine comporta anche il cambiare tipo di narrazione. Mentre nelle strisce di Tex l'azione doveva essere secca e veloce, non si potevano sprecate pagine in lunghi dialoghi o fare un albo di soli "bang bang ahhh", quando hai albi che di strisce ne hanno 328 e non 32 invece puoi estendere di più le scene, e nelle mani di bravi autori come GL Bonelli questo porta anche a storie migliori. Perchè tutte le maledizioni iniziano come benedizioni, come opportunità sfruttare da autori capaci, e diventano poi maledizioni in mano ad altri... Il linguaggio che usa GL Bonelli nelle sue storie NON è "naturale". Nessuno nella realtà parlava come gli eroi dei fumetti. Noi quando parliamo non abbiamo la preoccupazione del dover condensare tutte le informazioni in due righe in una nuvoletta. Anzi, una delle cose che rendeva GL Bonelli grande era la sua capacità di sintetizzare e dare emozioni con dialoghi secchi e concisi. Già suo figlio tendeva di più al linguaggio "naturale" (e il suo Tex infatti balbettava, sproloquiava, e aveva nuvolette con più testo). Ma questo tipo di linguaggio NON ERA UN PROBLEMA, era "il linguaggio del fumetto", non appariva "innaturale" al lettore più del vedere nuvolette con i dialoghi o vedere i suoni disegnati. In quegli anni, al boom "commerciale" dei fumetti si accompagna ancora un diffuso disprezzo da parte della "cultura alta" (probabilmente proprio A CAUSA delle vendite, lo leggevano tante "persone comuni", che schifo...), e un altrettanto diffuso complesso di inferiorità da parte di troppi giovani autori che soffrivano come cani a sentirsi dare del "fumettaro", avendo ambizioni "artistiche" e "letterarie". Forse per reazioni si inizia a mitizzare "l'autore", e non (come sarebbe stato più logico) per dire che anche chi disegnava Tex era un autore da rispettare, ma per dire "io sono un autore, mica come i non-autori che fanno Tex, io vengo pubblicato su Comic Art"), e anche nel campo dei fumetti, grazie al formato che offre più spazio, si iniziano a SCIMMIOTTARE gli altri media come il cinema. Siamo chiari: scrivere un fumetto come se fosse un film, è uno spreco di spazio. Ti servono un sacco di pagine. Se sei il Berardi degli anni 70 (nessuna relazione con l'omonimo che oggi scrive Julia) e quindi sei un autore bravo che comunque riesce a sintetizzare, ottieni ottimi risultati (ma anche se non lo avesse fatto... qualcuno qui crede davvero che Ken Parker sarebbe diventato una schifezza se ci metteva qualche didascalia in più? Era un vezzo, un gusto personale, ma non era quello che rendeva le storie memorabili). Ma se invece sei l'esordiente che vuole fare "l'autore" e pensa di diventarlo "berardeggiando"... sbrodoli. Sbrodoli un sacco. Fai dialoghi lunghi e pallosi, perchè non sai fare "dialoghi esplicativi" decenti e ti vergogni a fare una cosa così poco "artistica" come mettere una didascalia. Questa cosa diventa una spirale, la Spirale della Morte del linguaggio del Fumetto: gli autori fanno narrazioni sempre più decompresse e "cinematografiche", e in teoria sarebbe una cosa che attira più lettori perchè più facile, non richiede di "saper leggere i fumetti". Ma tanto i lettori nuovi non arrivano più, sono arrivate le TV commerciali e internet, quindi non serve più a niente. In compenso disabitui i lettori, e crei nuovi "analfabeti fumettistici" che non saprebbero leggere il linguaggio fumettistico, che sarebbero spiazzati da dialoghi come quelli di GL Bonelli (o Barks, o Eisner) e li etichettano come "vecchi e superati" perché semplicemente è un linguaggio troppo rapido ed efficiente. Lettori che vogliono tutto spiegato (e qui entrano in gioco gli spiegoni, che sono però solo una piccola parte del problema) e che se se vedono Carson e Kit sulla nave si lamentano che non li hanno visti nuotare per dieci pagine per fargli vedere come sono saliti sulla nave ed asciugati. La spirale della morte perchè man mano che questi lettori diventano autori il linguaggio si perde e non riescono a concepire una narrazione che non sia una noiosa sbrodolata "cinematografica"... (nessuno gli ha spiegato che al cinema esiste pure il montaggio) Le cause comunque sono tante, e non solo quelle dovute a velleità "artistiche" e a mancata padronanza della sintesi fumettistica. Cambia anche il "lavoro" dello sceneggiatore. i disegnatori producono meno, bisogna gestire tante storie insieme. Boselli quando spiega come lavora dice una cosa che per me spiega l'assenza di certi difetti nelle sue storie: dice che rilegge tutte le pagine già scritte, per "rientrare" nella storia, e poi produce un bel po' di pagine per volta (non so quante pagine dia per volta, ma pensando che dava 90 pagine per volta ad uno come Villa che ci avrebbe messo anni, non credo dia poche pagine a quelli più veloci). A quanto ne so, è un eccezione. Ho parlato con molti disegnatori, di molte serie, che dicono che gli arrivano una manciata di pagine per volta, e spesso fatte "per tirare avanti un po'", perché non si può lasciare un disegnatore con le mani in mano, e allora si fanno pagine neutre, senza manco rileggersi la storia, per "tenerlo buono" per qualche giorno, e subito dopo devi mandare le pagine ad un altro. Pare, insomma, una maniera di sceneggiare tipo quello di un impiegato statale nelle parodie di certi film: tot pagine scazzottata, OK, tot pagine sparatoria, OK, tot pagine di "bang bang ahhh", fatte tipo con lo stampino. (sembrerebbe una cosa totalmente incompatibile con le velleità artistiche di cui parlavo prima, eppure spesso convivono nello stesso autore, alternandosi in base al momento...) Spesso mi capita (mi capitava, molte di quelle serie le ho mollate) di leggere storie così pallose e malfatte che era evidente che erano andati avanti di malavoglia a blocchi di pagine "per far qualcosa". E se si annoia l'autore mentre la scrive o la disegna, come può divertirsi il lettore? l'immagine (caricaturale e stereotipata, lo so) che mi viene in mente degli autori di certe storie è che scrivano annoiati, disprezzando la cosa "commerciando" che fanno. Per cercare di "levarla" magari ci ficcano in mezzo retorici messaggi politici contro qualche piaga sociale, dal razzismo al sessismo al fatto che esistano i matematici (questa la capisce chi leggeva certi Dylan Dog), e gli sembra di aver "elevato" quelle "mere avventure per un pubblico rozzo", mentre il rozzo è lui che non è manco capace di scrivere avventure avvincenti e di inserire un messaggio politico in maniera armonica senza fare pallosi pistolotti. Boh, magari sono molto meglio di come me li immagino dopo aver letto le loro storie, vallo a sapere. Ma alla fine come sono loro importa poco, importa come sono le storie: lunghe, prolisse, in cui non avviene niente o avvengono solo allungamenti del brodo per decine e decine di pagine. Il fatto che una cosa sia magari spiegata tre volte magari non sarebbe un gran problema... se non fosse che in ciascuna di quelle tre volte la "spiegazione" richiede pagine e pagine di pallosissimi "dialoghi esplicativi" in cui magari i cattivi si raccontano a vicenda cose che sanno già e che noi abbiamo già visto... Non molto tempo fa in una storia che ho letto l'eroe doveva tagliare i rami di un albero. Viene fatto vedere nel fumetto per due pagine intere, ramo dopo ramo. Si vede che l'autore doveva mandare pagine ed era di fretta. O forse era davvero convinto che se non faceva vedere la scena ramo per ramo qualche lettore si sarebbe lamentato su facebook... E, con il senno di poi, questa strada che ha preso il fumetto italiano (e il fumetto Bonelli in particolare) non è solo pallosa e snob, è pure suicida Perchè... ricordate all'inizio quando ho detto che il fumetto era una follia, resa possibile solo dai soldi versati da moltissimi lettori? Beh, alla fine è arrivata la TV, è arrivato internet, e i nodi sono venuti al pettine. Le orde di lettori con tanto tempo libero e tanti soldi non ci sono più. Rimangono pochi lettori, con pochi soldi e pochissimo tempo libero. E quindi, con il senno di poi, negli anni 70 nel momento di massimo splendore, il fumetto italiano ha preso una cantonata pazzesca. Non ha previsto il futuro, e ha preso la strada sbagliata. Dando per scontato che il cinema sarebbe stato sempre più costosi (chi si immaginava migliaia di film gratis a disposizione?, o decine di film ad ogni ora in TV?), si è messo ad imitarlo, allungando le storie. Tanto fare i fumetti costavano poco e i lettori cercavano storie più lunghe... e ora fai concorrenza a Netflix con i monaci amanuensi... E dopo, invece di correggere la rotta, ha proseguito ottusamente verso il suicidio, "sono i lettori che sbagliano", facendo storie sempre più decompresse, con centinaia di pagine che si leggono (annoiandosi) in venti minuti. (Orfani non era un passo versa la soluzione, era un continuare ottusamente verso lo stesso precipizio: "volete storie più brevi? Ci metto meno testo, così le leggete in dieci minuti. Ma vi faccio comunque pagare per un casino di pagine, e pure a colori così spendete di più per leggere meno". Ma in generale ogni volta che un "autore" cerca di "avvicinarsi al popolo" la supponenza e l'idea che danno di credere di stare avvicinandosi ad un pubblico di cretini analfabeti si vede lontano un miglio) Anzi, visto che i lettori tanto sono pochi ma Bonelli non licenzia nessuno, c'è quasi la ricerca della cosa più "di nicchia" possibile, una ricerca quasi compiaciuta e orgogliosa (che sarebbe magari ammirevole se desse risultati validi e non roba che pare a volte scritta da un adolescente) Più che Orfani e altre proposte che paiono considera l'Avventura una roba da "popolo bue" tipo Brad Barron, una possibile strada d'uscita da questa spirale suicida potrebbe essere quella indicata da Tex Willer: storie più brevi ma NON perchè avvengono meno cose, anzi, ne avvengono di più con un ritmo più veloce. Meno pagine, meno spesa, meno tempo, e più storia. In sostanza: raccontare storie con più ritmo e avvenimenti, in meno pagine (così anche i nostri monaci fanno prima) ad un prezzo inferiore Certo, bisogna essere capaci di scrivere così. Quanti autori Bonelli oggi sanno cosè la sintesi e il ritmo? (a questo mi riferivo dicendo che gli avrei fatto fare una durissima scuola per scrivere storie in sette pagine, non so da dove Grande Tex abbia capito che volevo sette pagine per non metterci spiegazioni) Mentre invece sulle altre collane di Tex continuo a vedere scene e dialoghi che (sarò maligno e cattivo?) mi sembrano lì solo per riempire pagine di niente e timbrare il cartellino... Pubblicare albi con meno pagine a prezzo più basso con quegli autori sarebbe un disastro, verrebbero albi vuoti. E comunque, mica possono essere tutte nuove serie di Tex. Possibile che persone che di mestiere fanno gli autori di fumetti... non siano in grado di fare fumetti con nuovi personaggi che vendano un minimo per sopravvivere? (la risposta pare sia no...) Guardate me, dopo quarant'anni a leggere polpettoni Bonelli guardate come sono ripetitivo e prolisso! Quando leggevo solo GL Bonelli ero più incisivo e sintetico!
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  5. Un bel Texone. SPOILER Una coppia di killer rapinatori che si allea con un gruppo di girovaghi indiani dediti alla vendetta, che però non disdegnano la metà delle rapine. Una comunità di bianchi prosperata sul sangue di un massacro. Il legittimo desiderio di vendicarsi di Shado e compagni è ormai una missione di eliminazione di tutti i bianchi, non solo dei colpevoli della strage avvenuta 20 anni prima. Specularmente per i bianchi artefici della strage la sopravvivenza e la tutela del benessere conquistato spinge a una ulteriore strage di indiani, senza però questa volta lasciare pericolosi testimoni. Ostaggio di questo odio reciproco sono i cittadini venuti dopo e i girovaghi ignari dei propositi veri di Shado e sodali. I nostri impegnati alla caccia ai fratelli killer che scoprono l' esistenza degli altri assassini. Il lavoro diviso a coppie e ognuna scoprendo una parte della verità viene catturata e messa in gravi difficoltà. Ogni coppia riesce a liberarsi e a ritrovarsi nel drammatico finale, dove solo gli innocenti sopravvivono. FINE SPOILER Alcuni siparietti memorabili con Carson protagonista. Un Carson più preoccupato di Tex della incolumità degli altri due pard. Kit istintivo che quasi viene rimproverato da Tiger (ma ha il fiuto del padre e l' intuizione di unirsi ai girovaghi è giusta). Una storia di dialoghi e riflessioni, non solo azione. IL MAGICO L' unica cosa veramente sovrannaturale è la capacità di madame Zara di predire il futuro. Il resto sono giochi di ombre, specchi, ipnosi che utilizzando vecchie leggende rendono i girovaghi pericolosi avversari. LE AMBIENTAZIONI Spettacolari, dal pueblo iniziale, al trading post abbandonato, alle pianure battute dal vento e dalla pioggia, alla città con il suo barbiere, il negoziante, il banchiere, il dottore, i carri viaggianti con il gioco degli specchi e il tendone. Bello vedere gli spolverini di Tex e Carson. Merito di un ottimo disegnatore che non conoscevo e che rivedrò volentieri in Tex. E' il senso dell' imminente tragedia e di quella sconosciuta che piano, piano si disvela, a rendere ottimo questo texone. Nessuna incongruenza, ma come tutte le storie di Boselli, bisogna leggere le vignette con calma, metabolizzare gli indizi per capirne le sfumature, i segnali e il senso della storia. Tutte cose che nella fretta di leggere il nuovo texone, tendiamo a non percepire. E' solo alla seconda lettura, con più calma che ogni pezzo va al suo posto nel puzzle. Un puzzle che configura una storia di vero West, le praterie, le città vive e abbandonate, la difficile, se non impossibile, convivenza tra nativi e bianchi, gli indovini e gli imbonitori girovaghi, i killer dediti all' arricchimento facile, la violenza a cui si ricorrere per risolvere i problemi e una lezione sulle tradizioni indigene. Voto ottimo per entrambi, Boselli e Carnevale.
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