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  1. “Patagonia” è un’avventura in crescendo, fino a metà è una grande storia, poi, da quando Mendoza riceve i nuovi ordini per una resa incondizionata del capo Sayelque, diventa un capolavoro. Da quel momento il ritmo degli avvenimenti aumenta, il tempo accelera, la situazione di Tex e degli indios è sempre più disperata, il senso di inevitabilità e di tragedia incombente si fa palpabile e salgono la suspense e la tensione, così come la rabbia del lettore di fronte alle ingiustizie e alla meschinità degli ufficiali guerrafondai. Ogni scena è splendida, ogni dialogo sempre più preciso ed evocativo, la storia diventa epica ed eroica, e la tragedia di un popolo si mescola con la tragedia morale di un uomo: Ricardo Mendoza. Se le scene madri in “Patagonia” abbondano, una delle più belle, su cui vale la pena soffermarsi, secondo me, è il dialogo tra Mendoza e Tex nella pampa sotto l’enorme, unico albero che si staglia in quella pianura sterminata. La luce del sole filtra dalle nubi scure e Frisenda riesce a conferire a tutta la sequenza un’atmosfera meravigliosa. I dialoghi non sono da meno. “Sono in preda a una profonda angoscia, Tex”, dice Mendoza all’arrivo a cavallo dell’amico, “pensiamo di essere padroni del nostro destino e dei nostri gesti… e invece è il destino a compiere le sue scelte. Noi non possiamo far altro che prenderne atto.” Mendoza ha lo sguardo amareggiato di chi è convinto che ormai la guerra è inevitabile e che i suoi sogni di pace sono svaniti nel nulla. Ma ancora di più ha lo sguardo triste di chi si sente costretto ad abbandonare i propri romantici ideali e deve abbracciare una più concreta realpolitik, di chi non è riuscito a rimanere fedele a se stesso. Ma Tex lo incalza: “Nulla è inevitabile, Ricardo! Sayelque non scenderà sul sentiero di guerra se avrà la testa del responsabile.” Mendoza però è sorpreso e dispiaciuto che Tex abbia preso contatti col nemico senza avvisarlo e questo sembra bruciargli più di tutto: Tex, il suo modello di vita, non si è fidato di lui, non l’ha avvertito. ”Forse temevi che non te l’avrei permesso. E’ così?”, dice a Tex con dispiacere. “Hai ragione. Non te lo avrei permesso. Sono un soldato.” “Ma… tu sapevi come avrei agito!”, insiste Tex mettendolo di fronte alle sue contraddizioni. “Anche su questo hai ragione. Lo sapevo!”, ammette Mendoza sconfortato, ancora una volta schiacciato dall’inevitabilità degli eventi. Ma Tex, severo e giusto, gli viene però incontro, gli mette una mano sulla spalla: “Non è troppo tardi per sistemare le cose, amico… Dipende soltanto da te” Mendoza controbatte: “Devo sottomettere gli indiani delle pampas… e se non lo farò io, lo farà qualcun altro…” (La tipica scusa dei militari.) Tex è rigoroso sino in fondo: “E tu lascia che sia qualcun altro a macchiarsi di un crimine.” Ma allo stesso tempo tende una mano all’amico in difficoltà. “E’ una decisione difficile ma io sarò al tuo fianco!” Niente da fare. Mendoza ha già scelto: la patria, il dovere militare, e sotto sotto i pregiudizi culturali. “Non accetto il ricatto di un branco di selvaggi”, alla fine gli sfugge. Ormai l’uomo leale, onesto, di saldi principi morali, idealista (“che sente il bisogno di eroi da ammirare e venerare”, lo aveva descritto Tex a Kit fin dall’inizio, spiegando al figlio la differenza tra lui e Mendoza) ha lasciato il posto al patriota, al militare, all’uomo bianco. L’idealista, di fronte alla realtà complessa e alla sfortuna, s’infrange e da ammiratore di Tex ne diventa il nemico. Perché solo Tex riesce sempre a mantenersi fedele a se stesso. Il bellissimo rapporto tra Tex e Mendoza è di fatto il filo conduttore di tutta la vicenda, fino all’epilogo in cui i due - entrambi stanchi e distrutti - si incontreranno al “Nido del Condor” e Mendoza salverò la vita a Tex chiedendogli però perdono, prima di separarsi definitivamente. “Mi dispiace, amigo! Mi dispiace di tutto!” Be’, se non è un capolavoro assoluto “Patagonia” mi mangio il cappello!
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  2. Non c'è niente al mondo più importante della Famiglia. Le persone che amiamo e che ci amano sono una benedizione del Cielo. E quando qualcuno ci lascia, solo allora capiamo che eravamo felici e non lo sapevamo. E non ci sono parole per lenire la nostra sofferenza.
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