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Poe

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Everything posted by Poe

  1. Rileggere la striscia "Lupe, la messicana" (Collana del Tex n. 28), questa settimana in edicola, è davvero uno spasso! Lupe Velasco è secondo me il miglior personaggio femminile creato da GL Bonelli su Tex: giovane e sensuale ragazza del popolo, ingenua e candida per certi aspetti, già precocemente cresciuta per altri (orfana dei genitori e maltrattata dal padrone), allegra e piena di entusiasmo, coraggiosa e pronta a qualsiasi cosa per il nostro eroe di cui si innamora perdutamente, è veramente una forza della natura al suo primo apparire. Meravigliosa e divertente la famosa scena del suo primo incontro con Tex, con lei che dichiara la sua volontà di lasciarsi morire di fame (per i soprusi subiti) e - dopo che lui le ha preparato un veloce pasto - con la bistecca in mano gli chiede: "Muy bien, senor, non voglio più morire: volete sposarmi?". A Tex va di traverso il caffè, ma lei insiste: "Se tu mi sposi quel brutto porco di Don Esteban non oserà più darmi fastidio e così io non avrò più bisogno di morire!". Risata di tutto cuore di un Tex che appare visibilmente attratto dalla bella e semplice ragazza. Poi comincerà una girandola di avventure e colpi di scena... Speriamo di rivederla presto Lupe, magari in un Magazine o in uno Speciale a lei dedicato (la Lupe di quel periodo). Da notare che nella versione censurata c'è scritto "quel prepotente di Don Esteban", invece dell'originale e più esplicito "quel brutto porco"...
  2. Secondo me, non è così semplice. Se Mefisto dovesse morire al termine della storia, a parte il fatto che sarebbe un po' ridicolo farlo tornare in futuro con lo stesso espediente della resurrezione (una resurrezione direi che basta e avanza!), ci dovrebbero comunque essere tre condizioni precise: 1) trovare un medium in grado di farlo (un altro Narbas insomma), 2) avere i resti del corpo di Mefisto (nel primo albo della storia di Nizzi per farlo resuscitare la sorella e Loa avevano dovuto recuperare il suo teschio e lo scheletro nella caverna), 3) qualcuno che è interessato a farlo (e non è detto che la sorella e Yama siano ancora vivi al termine dei 7 albi, quindi chi avrebbe interesse a farlo ritornare ancora, e perché?). Tra l'altro sappiamo che in queste due storie dovrebbe riapparire, oltre a Padma, anche Narbas, che penso avrà un ruolo decisivo, visto che Mefisto ha preso il suo corpo (se non ricordo male). Insomma, la mia previsione è che alla fine Mefisto morirà definitivamente e magari qualcuno (Padma?) dirà che è impossibile che questa volta ritorni dall'aldilà... Però non ci scommetterei molto...
  3. Ma infatti... Io ne ricordo molte di storie - non solo di GL Bonelli - in cui non ci viene detto perché Tex o i quattro pards sono in un determinato posto, o magari viene fornita una spiegazione che è talmente vaga da risultare totalmente insignificante. Se qui ci fosse stata una didascalia iniziale con scritto: "Tex, di ritorno da Washington dove si era recato per i problemi tal dei tali...." avrebbe cambiato qualcosa? Avrebbe migliorato la storia? Direi di no. E soprattutto: Discorso analogo per le coincidenze. Accadono nella metà delle storie di Tex (e non solo di Tex): Tex passa casualmente in una vallata dove casualmente c'è un misterioso scimmione che taglia le teste. Tex a cavallo trova lungo la strada un ferito che casualmente prima di morire gli dice qualcosa e Tex lo vendicherà. I pards attraversano le montagne e trovano casualmente un indiano morto che casualmente fa loro scoprire una tribù che viene affamata dall'agente indiano. All'uscita di un ristorante di San Francisco casualmente assistono a un tentativo di omicidio con un laccio nero, compiuto da un cinese. Carson va casualmente da un barbiere a Tucson e casualmente incontra un vecchio membro della banda degli Innocenti che si sta facendo la barba, ecc. ecc. Le storie di Tex - e di avventura - iniziano quasi sempre così, per un incontro strano e casuale. Solo Nizzi sostiene che le storie di GL Bonelli hanno sempre uno schema fisso che prevede come inizio un incarico ricevuto da qualcuno, uno sceriffo o un soldato, che chiede l'aiuto di Tex per qualcosa, ma non è proprio così. GLB non è intoccabile, e mi sembra che qui nessuno lo pensi - basta leggersi i topic di molte delle sue ultime storie, diciamo post 250, piuttosto critici - però se questi sono da considerarsi errori di sceneggiatura... Boh!... A me non pare. Comunque la migliore storia di Tex sul razzismo non l'ha scritta né GL Bonelli, né Nizzi, secondo me, ma Boselli con "Jethro".
  4. Ma io non la metterei in questo modo: non è una gara per vedere se è più forte Tex o Mefisto... Quante centinaia di volte Tex è stato catturato dagli avversari, fin dalle primissime storie, e ridotto all'impotenza? Legato al palo della tortura, tagliuzzato da qualche indiano (prima che riesca a liberarsi o a essere salvato), lasciato a morire tra le formiche rosse, lasciato affogare in una stanza che si riempie d'acqua, malmenato, ecc. Questo non dimostra la superiorità degli avversari, solamente che Tex non è infallibile. In quanto all'incubo che Mefisto proietta nella sua mente, grazie all'aiuto di droghe, anche qui vale lo stesso discorso: Tex non è Superman, se lo droghi, o se gli metti un sonnifero nell'acqua, se gli proietti delle immagini illusorie, ecc. le conseguenze sono quelle di un qualunque essere umano, in questo caso più forte della media, certo, ma non invulnerabile.
  5. Questa polemica sterile sulle cover sta andando decisamente oltre perché chi interviene non legge bene i post degli altri, e non ha capito i termini della questione, a cui Boselli del resto ha già risposto chiaramente così: "...mi ero DIMENTICATO dell'esistenza stessa di un Magico Vento con quel titolo e quella copertina. Quando l'ho scoperto, in Redazione non è sembrato grave, anche perché la copertina di Villa ci piaceva assai, quell'albo è fuori catalogo e i lettori di Tex per la stragrande maggioranza non lo conoscono. Manfredi non ha nessun diritto su un'immagine che hanno usato Hal Foster, la Ec Comics e molti altri fumettari prima di lui e di me." Ora in realtà Manfredi non rivendica nessun diritto all'immagine e al titolo (qui Boselli si sbaglia), semplicemente lui dice che una volta alla Bonelli si stava un po' più attenti a non fare copertine troppo simili tra le varie serie. Punto. Manfredi secondo me poteva risparmiarsi questa inutile polemica pubblica, ma non ne fa un'offesa personale (almeno io l'ho capita così). Semmai muove una critica alla nuova Bonelli, contrapposta alla vecchia di Decio Canzio e Sergio Bonelli, più scrupolosa, secondo lui (forse allude anche a qualcos'altro...) Che le copertine siano entrambi citazioni da una fonte terza, questo non importa, non è questo il punto che molti non hanno ancora capito! La questione - di cui a me personalmente importa poco, sia chiaro, - è solo della loro somiglianza (di titolo e di immagine), che potrebbe far pensare che anche la storia di Tex sia simile a quella di Magico Vento. Ma non è affatto così! Boselli manco la conosceva... Insomma, concludendo: in Redazione in realtà si sono accorti del piccolo problema, e secondo me forse l'avrebbero modificata, la copertina, ma ormai era già stata disegnata, e cosa si fa, si butta via così una splendida cover di Villa? Ovviamente sarebbe una cosa da non fare, ma non succederebbe mai perché quella è una copertina famosissima, mentre "Bedlam" di Magico Vento no, se la ricordano in pochi. In più - come detto ormai cento volte - questa di "Bedlam" è una somiglianza involontaria con quella di Magico Vento, mentre ispirarsi a "Il giuramento" non potrebbe essere che una scelta voluta, che nessuno farebbe mai. Anche in Tex Villa fece involontariamente una copertina simile a un'altra di Galep, ma non essendo famosissima si lasciò correre:
  6. Queste sono le 6 storie di Nizzi che verranno pubblicate nei prossimi anni - per quel che sappiamo - e tutte le nostre ipotesi e considerazioni su dove verranno pubblicate sono abbastanza inutili perché probabilmente Boselli ha già deciso al 90% in quale collana inserirle: in base alla lunghezza e (forse) alla qualità. (Solo quella disegnata da Volante non si sa bene dove finirà...) Ma se questo era l'apporto che Nizzi stava dando a Tex, ossia una media di circa due storie all'anno (guardando anche tutto il periodo da quando ha ripreso a scrivere), perché - mi chiedo - preoccuparsi così tanto, da parte di alcuni, della sua "cessata attività"? Lasciamo stare la qualità, ma se guardiamo solo la quantità, sinceramente a me Nizzi non sembra per niente indispensabile, se è vero che Rauch - ci è stato detto - aumenterà la sua produzione (riducendo un po' il suo impegno su Zagor probabilmente) e così anche Giusfredi, che Boselli ha elogiato in una recente intervista dicendo che sta facendo progressi sorprendenti, a partire dal prossimo cartonato disegnato da Gomez. Si tratta in fondo di colmare il buco di due storie all'anno... Inoltre sappiamo che qualche altro sceneggiatore bonelliano sta presentando soggetti. Quindi sinceramente non mi preoccuperei più di tanto... In più mi chiedo: con tutti gli sceneggiatori che ci sono alla Bonelli, ma anche fuori della Bonelli , magari giovani e mezzi disoccupati, è possibile che non si trovi qualche talento che voglia e sappia scrivere delle storie di Tex? "Non conoscono abbastanza il nostro ranger come lo conosceva Nizzi", si dice: be', ma anche Segura ne sapeva ben poco di Tex e però ha scritto ottime storie (ok, un po' rivedute e corrette)... Ovviamente non parlo di dilettanti allo sbaraglio, ma di sceneggiatori giovani che hanno già scritto per altri personaggi bonelliani o hanno pubblicato per altre case editrici (non esiste solo la Bonelli, eh). In questo periodo di vacche magre dovrebbero essere solo che contenti di scrivere per il personaggio più importante d'Italia, o no? Insomma, è vero che l'Italia non è un paese per giovani, anzi è una gerontocrazia in ogni suo settore (culturale, politico, economico...), ma se non si riesce a sostituire uno stanco (sono gentile!) 84enne, con qualche valida giovane promessa, be' allora siamo messi veramente male. Vuol dire che siamo proprio alla frutta!
  7. Saranno cose che si sapevano già, quelle di Nizzi, cose dette e ridette in altre occasioni, saranno pure comportamenti che si vedono anche altrove in altri ambiti lavorativi, ma sinceramente una grossa novità che non conoscevamo l'abbiamo imparata eccome: Nizzi non scriverà più Tex!!!!! Ragazzi, se non è una grande novità questa: Nizzi ha già smesso di scrivere storie per Tex da un bel po' di mesi, e non riprenderà più a farlo! Dopo il covid, la recessione economica, la crisi energetica e ambientale, la guerra... finalmente una buona notizia!!!! P.S.: la gara se a uno piace più Nizzi o più Boselli personalmente non mi appassiona molto. Se poi qualcuno vuole criticare pesantemente Boselli perché ritiene che se lo meriti, lo faccia pure. Nessuno glielo impedisce, mi pare.
  8. Sì, e non dimentichiamo che lo stesso Mefisto era stato internato in un manicomio criminale ai tempi di "Black Baron", quindi questa è di fatto la sua rivincita e il completo ribaltamento della situazione di una volta: da pazzoide rinchiuso in una cella, a capo incontrastato del manicomio. (Una bella carriera! )Da folle nascosto tra le paludi, a lucida mente diabolica in procinto di estendere il suo potere a tutta una città. Beh, l'idea del soggetto è veramente notevole... Forse ispirata dal dottor Mabuse, protagonista della trilogia filmica di Fritz Lang su un medico psicoanalista (moderna incarnazione del Male) che cerca con i suoi poteri di manipolare e soggiogare gli individui e l'intera società (girati i primi due nel periodo pre-nazista). Su questo non c'è dubbio, secondo me, grandissimi disegni. (E per chi li ha apprezzati e non legge Dylan Dog, consiglio l'albo "...E cenere tornerai" da loro illustrato).
  9. In questa intervista i giudizi di Nizzi su GL Bonelli e Boselli sono piuttosto tranchant e ingenerosi. Su GL Bonelli: "Un western molto ripetitivo, perché Bonelli partiva sempre con uno sceriffo, un militare, o uno che aveva bisogno, per affidargli una missione: Tex partiva con Carson, svolgeva la missione, in genere beccava uno che apparteneva alla banda dei cattivi, lo menava per farlo parlare, dopodiché arrivava al cattivo capo. E questo si ripeteva spesso." Mah!... "Sangue Navajo", "La cella della morte", "Il figlio di Mefisto", "Gilas", "Massacro", "Il laccio nero", "Tra due bandiere", ecc. ecc. sono le prime che mi vengono in mente, tra le migliori: be', nessuna di queste corrisponde a questo schema. Forse Nizzi si confonde con la maggior parte delle sue storie... Su Boselli: "Non è capace di scrivere le storie come le scriveva GL Bonelli e sta facendo un Tex tutto suo, ossia senza nessuna caratteristica particolare, per cui Tex è diventato uno qualsiasi che si chiama Tex e noi lo riconosciamo perché esce in un albo che sopra ha la scritta Tex". Accipicchia! Come siamo stupidi noi lettori che continuiamo a leggere e ad apprezzare un Tex che non è mica più Tex. Questa intervista è davvero triste...
  10. La prima cosa che mi viene da pensare, dopo aver letto il primo albo di Mefisto, è che, dopo 738 numeri, Tex è ancora capace di regalarci storie originali e appassionanti, con ambientazioni (il manicomio) mai viste prima, con trame inconsuete e in grado di suscitare interesse ed emozioni come ai vecchi tempi. E questo non è mica poco! SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER SPOLIER SPOILER Se nella precedente storia di Yama, Boselli aveva ripreso - in parte - diversi elementi tipici di GL Bonelli, tra apparizioni e agguati, tranelli e oscuri nascondigli sotterranei, evocazioni demoniache, aiuti dell’amico El Morisco, e quant'altro, utilizzando uno schema narrativo ormai collaudato nelle storie “mefistofeliche” (e dando così l’impressione ogni tanto di deja-vu), qui Boselli è totalmente se stesso: l’ambientazione noir, l’intreccio, i personaggi, il carattere di Mefisto (genio del male, umano e diabolico, lucido e determinato, non più pazzoide sempre sull’orlo di una crisi di nervi) sono tipicamente suoi, così come la scelta perfetta del disegnatore giusto per la storia giusta: i Cestaro, secondo me bravissimi, ma soprattutto i più adatti a disegnare una storia simile (tranne Villa e Carnevale, gli unici che sarebbero riusciti a raggiungere lo stesso livello in questo tipo di vicenda, che necessitava di un’atmosfera tenebrosa, piena di chiaroscuri, realistica ed espressionistica allo stesso tempo). Perfetti e inquietanti il manicomio, le sue stanze delle “torture”, i visi e le espressioni dei pazzi e degli assassini, compresa quella malvagia, cattivissima di Mefisto, così come la scena nelle fogne di San Francisco e il flash-back iniziale sul tempio e i sotterranei della precedente storia di Yama. (Unico neo - se vogliamo fare i superpignoli - è il viso di Tiger, che ricorda un po’ quello mesto di Gufo Triste del comandante Mark). Insomma, siamo solo all’inizio ma se i prossimi due albi mantengono la stessa qualità di scrittura e disegno, questa potrebbe diventare una delle migliori storie scritte da Boselli... Vedremo… P.S.: io sono tra quelli che spera che questa sia l'ultimissima storia di Mefisto, Yama e compagnia. E poi non se ne parli mai più. Ci sono tanti altri avversari da inventare ex-novo o da riprendere dal passato, se si vuole! 'Sta storia che nei fumetti ci dev'essere per forza una nemesi del protagonista che non muore mai, e ricompare periodicamente, bisognerebbe farla finire: morto un arcinemico, se ne fa un altro, no?
  11. Non avevo mai letto "Bad River" e ora che ho colmato la lacuna (recuperandola in una botteghina dell'usato), devo dire che mi ero perso una gran bella storia. Il soggetto non è particolarmente originale, ma a fare la differenza sono l'eccellente sceneggiatura e gli splendidi disegni di Capitanio. Sono soprattutto i dialoghi - curati ed efficaci, per nulla prolissi - che colpiscono a una prima lettura, in particolari quelli di Tex con Linda (quando le confessa il suo passato) e di Tex con Clint, mentre ritorna a casa e rivede il Bad River di cui ha avuto nostalgia quand'era in prigione (splendida la scena lungo il fiume con loro due a piedi che camminano tra l'erba alta verso la casa). Ma un po' tutti i dialoghi sono piacevoli e interessanti, e arricchiscono questo western psicologico, in cui Tex - oltre che uomo d'azione - si dimostra fine conoscitore di uomini e di donne (e di cavalli), più comprensivo ed empatico del solito (ma quando Boselli lo fa agire in solitaria è spesso così). Mi è piaciuto in particolare il personaggio di Clint, ex carcerato in cerca di riscatto, e il modo sobrio ma convincente con cui Boselli lo tratteggia. L'atmosfera e i personaggi ricordano molto i western anni '50 (vedi per esempio il ranchero vecchio stampo ma capace di ammettere i propri errori) e anche la storia di GL Bonelli "Piombo caldo", di cui si notano evidenti echi (ma senza il vecchio Carson che diceva: questa storia d'amore mi ricorda "Il rodeo di Giulietta!"). La vicenda è in ogni caso pienamente originale, si legge che è un piacere, e anche la parte sentimentale non è per niente sdolcinata, come scritto da qualcuno, anzi ogni carattere è ben delineato e coerente, e non mi pare tenda al drammone... Tempo fa si discuteva di com'era raro trovare storie brevi di Tex fatte bene: be' "Bad River" è la dimostrazione di come in un centinaio di pagine si possa imbastire un ottimo intreccio (senza tante lungaggini e sbavature), con personaggi interessanti e coinvolgenti, e un Tex in gran forma che non fa rimpiangere quello di GL.
  12. Se non ho sbagliato i calcoli, fa esattamente: 183,80 euro all'anno, la cifra che un lettore di Tex spenderà nel 2022, comprando tutti gli inediti (se non ci saranno aumenti di prezzo). Che vuol dire in media circa 15,30 euro al mese. Sergio Bonelli forse direbbe: "Ma sì, in fondo è il prezzo di due pizze farcite!"
  13. Poi allora ci spieghi il tuo commento sibillino, che a me sembra una lamentela. Ma su questo sono d'accordissimo: si sta spremendo Tex in modo assurdo, aumentando uscite su uscite ogni anno (l'ultima è il bis estivo), con la filosofia del "finché dura continuiamo". (Anche se c'è da dire che a molti lettori va bene così, mi sembra). Dico solo che, anche se non in modo così clamoroso, quando c'era Sergio una moltiplicazione non necessarie delle uscite di Tex era già iniziata: va bene il Texone per la sua qualità e il suo prestigio, va bene anche l'Almanacco per i suoi articoli, ma i Maxi (a parte i primi) e il Color cos'erano, se non albi che servivano solo a far quadrare i conti, non certo a migliorare la qualità della serie? Di sicuro, poi, era già in corso da un bel po' la "spremitura" di Dylan Dog (ai tempi di Sergio in un anno: 12 albi mensili, 2 Maxi, 1 Dylandogone, 1 Almanacco, 1 Color fest, altre iniziative varie, tipo "Dylan Dog incontra Claudio Baglioni" o cose così), con la pubblicazione di ciofeche sempre più illeggibili (dopo il ritiro di Sclavi), che però non impedivano di moltiplicare le uscite dell'Indagatore dell'Incubo di anno in anno. Mai letto un Maxi o un Color di Dylan Dog dei primi anni 2000, per esempio? Meglio così... Nessuno nega che Sergio Bonelli fosse un bravo editore, attento e rispettoso dei suoi lettori, ma era un imprenditore non un benefattore, e se in passato non ha moltiplicato le uscite di Tex più di tanto era anche perché non ce n'era bisogno, visto che Tex vendeva centinaia di migliaia di copie, e così anche Zagor, Mister No, Dylan Dog, Nathan Never, ecc. ecc. Tutte serie di successo. Quando le vendite sono calate (non solo quelle di Tex, ma soprattutto quelle degli altri personaggi) è stato lui per primo a iniziare a moltiplicare le uscite annuali di Tex (e di Dylan e di Zagor), senz'altro controvoglia, senz'altro a malincuore, ma l'ha fatto. Ora lo stacco rispetto al passato c'è, le uscite di Tex e di Dylan si sono raddoppiate negli ultimi anni, per tenere in piedi una casa editrice che negli ultimi anni ha visto chiudere un sacco di serie e crollare le vendite di quelle che ci sono (già in crisi quando c'era Sergio). Però, rispetto a prima, io ci vedo soprattutto una incapacità di creare nuovi personaggi di successo e una difficoltà (o impossibilità oggettiva) di far durare quelle che ci sono: è questo il motivo principale per cui si "spreme" Tex. Almeno finché dura.
  14. Non voglio certo difendere l'attuale gestione della Bonelli per quanto riguarda le patacche, i bollini e quant'altro, né tantomeno l'attuale tendenza a moltiplicare in modo esponenziale le uscite di Tex (se fosse per me farei uscire solo la serie regolare, il Texone e Tex Willer). Dico solo due cose: 1) la tendenza ad aumentare le uscite era già iniziata con Sergio Bonelli (il primo color esce nel 2011, non nel 2012, ossia l'anno della sua morte, quindi sicuramente era già stato programmato e approvato da lui). E questo vale per tutte le testate bonelli: basti vedere Dylan Dog (il cui color è del 2007) che, visto il suo successo, veniva già all'epoca "spremuto" in tutti i modi possibili: Dylan regolare, Speciale, Maxi semestrale, Dylandogone, Almanacco, Color fest e varie iniziative collaterali. 2) non possiamo sapere se oggi, con la crisi profonda del settore, Sergio Bonelli non avrebbe moltiplicato anche lui le uscite di Tex (unico fumetto Bonelli che vende molto). Magari senza patacche e altre amenità, ma probabilmente l'avrebbe fatto. Se non altro per non dover lasciare senza lavoro disegnatori e sceneggiatori, com'era giustamente nella sua filosofia. Nessuno mette in discussione il tentativo di Sergio Bonelli di tenere alta la qualità di Tex. Sta di fatto che anche nella fascia 500-600, quando c'era Sergio, compaiono parecchie storie scadenti e c'è un calo qualitativo della serie regolare. Questo è un dato oggettivo, al di là dei motivi di fondo. E allo stesso modo anche Boselli oggi potrebbe risponderti così: "Non è colpa mia, ci sto provando". E in effetti non è colpa sua se - oggi come ieri - non ci sono sceneggiatori in grado di scrivere Tex, qualcuno anzi è un po' appannato, e - in più - la crisi costringe la casa editrice a moltiplicare le tavole annuali di Tex ("costringe" dal loro punto di vista). E chi si lamenta? Non era rivolto a te, mi riferivo al commento di Gunny che si lamenta che i Texoni oggi non rispettano più la filosofia di base di Sergio. E a me non sembra.
  15. Non ne sarei così sicuro. Già con Sergio Bonelli quasi tutte le testate avevano i loro Speciali, Maxi, Almanacchi, ecc. ecc., sia Mister No che Dylan Dog, Martin Mystere, e così via. E questo anche in periodi in cui la casa editrice andava a gonfie vele. Figuriamoci ora che le vendite sono in calo per vari motivi e che l'unico che regge ancora alla grande è Tex: è inevitabile - secondo un'ottica commerciale (che non è la nostra) - che venga "spremuto", e probabilmente avrebbe fatto la stessa cosa anche Sergio Bonelli (magari in modo diverso). Mah... si diceva poco sopra che anche nel periodo di crisi di Nizzi post-500 non è che ci fossero sempre delle storie meravigliose sulla regolare e che anzi Sergio non si preoccupava troppo di pubblicare cose come "I fratelli Donegan", "Oltre il fiume" e "Moctezuma", ecc. Storie ben peggiori - a mio avviso - del monaco volante. (Per non parlare di alcune sue storie parecchio indigeste...) Personalmente sono uno di quelli che darebbe sempre la priorità alla serie regolare, per le storie belle, (per es. avrei messo l'avventurosa "Mississippi Ring" al posto della fiacca "Vendetta di Quercia Rossa"), ma a quanto pare la filosofia odierna è quella di distribuire le storie migliori un po' qua, un po' là, per valorizzare tutte le collane extra. Poi, se uno non è un completista, dopo un po' capisce quali albi può anche saltare (le future storie disegnate da Cossu e Diso, per esempio)... E anche qui siamo al: "Eh quando c'era Sergio sì che andava tutto meravigliosamente bene!" La filosofia del Texone era di affidarlo a grandi artisti italiani e internazionali ed è rimasta ancora oggi così. Si critica la presenza di disegnatori della serie regolare? Il Texone n. 3 lo disegnò Galep, il n. 7 Ticci. Negli ultimi anni abbiamo avuto Casertano, Carnevale, Zuccheri, Majo, tutti grandissimi artisti che non hanno nulla da invidiare a nessuno. Solo Villa fa parte dello staff di Tex (ma direi che non ci si può lamentare del suo Texone!). E prossimamente Biglia e Dotti (che a detta di Boselli sta facendo un grandissimo lavoro). Poi ci saranno Palumbo e forse Pedro Mauro, (anche Altuna, se non ci fossero stati problemi). Per quanto riguarda i Texoni, non so di che cosa ci si lamenti (a livello di disegni almeno).
  16. Mah... Mettere addirittura in discussione la credibilità di queste anastatiche, solo per qualche svista, mi sembra un po' esagerato. Esistono gli errori, e ce ne sono continuamente in ogni fumetto, in ogni libro pubblicato. Ogni numero di Tex inedito viene letto e riletto da varie persone competenti, dagli autori stessi, e nonostante questo ogni tanto sfugge qualcosa, un'incongruenza, nei testi, nei disegni, uno sbaglio, un refuso. (E probabilmente la causa principale è la fretta). Avviene dappertutto, anche nei libri più famosi e importanti. Quindi perché un'operazione di restauro delle strisce anastatiche di Tex dovrebbe esserne immune? Gianni Bono l'ha spiegato chiaramente: "Tanto lavoro e tanto impegno è stato profuso per riportare al miglior restauro possibile la nostra preziosa collezione storica. Nel certosino lavoro di pulizia, di ricostruzione di tratti e soprattutto di riposizionamento all'interno delle nuvolette di centinaia di lettere nuove per sostituire quelle improponibili degli albi originali qualche svista c'è stata e ci spiace [...] è comprensibile che, pur con la massima attenzione prestata, ci sia scappato l'errore umano come succede purtroppo ancora oggi con i refusi che sfuggono alla revisione del più attento dei redattori." Forse, per correttezza, dovrebbero ristampare la striscia (o le strisce) incriminate, allegandole in omaggio in un prossimo numero, questo sì, ma per il resto non si può certo lamentarsi del lavoro compiuto. Secondo me non si può che esserne soddisfatti.
  17. In realtà, questo è vero per le altre serie Bonelli, ma non per i primi Maxi di Tex, che anzi sono quasi tutti ottimi, se non veri e propri capolavori (o quasi), vedi "Oklahoma", "I Territori del Nord Ovest", "Il cacciatore di fossili", "L'oro del Sud". Non erano pubblicabili sulla regolare non in quanto brutte storie, ma perché lo stile di Berardi e Segura, e quello ai disegni di Font o Diso, erano troppo diversi dalla tradizione texiana. La stessa storia di Manfredi non è - secondo me - così debole come scritto sopra, anzi è un più che discreto Maxi, che se pubblicato oggi sulla regolare farebbe la gioia di tanti amanti delle storie classiche, visto il livello basso di certe ultime storie "riempitivo". E anche "Hondo" di Nizzi non è affatto male; è semmai dopo (dal n. 10 in poi) che i Maxi diventano per un lungo periodo la "pattumiera" di storie poco riuscite o di disegnatori spompati, con qualche rara eccezione ("Nueces Valley", "I tre Bill" e "Mississippi Ring"). In qualche caso io ci vedo anche un eccesso di "conservatorismo" (quando per esempio tiene nel cassetto per anni "Okhlaoma" in quanto diverso dal solito stile di Tex), una paura esagerata di turbare i lettori tradizionalisti, che però - stranamente - non ha più quando scrive storie sue (alcune davvero poco texiane) o quando lascia pubblicare il Nizzi post 500. Lì, purtroppo, si dimentica di rispettare i lettori...
  18. Bel sondaggio, ma faccio il puntiglioso anch'io : tra i cattivi di GL Bonelli avrei messo anche Dona Manuela (Manuela Guzman) n. 16-17 e forse anche il Grande Re. Tra i cattivi di Boselli: almeno Mondego e Bethany Marsh (I sabotatori). C'erano poi anche Landon Stevens + dottor Beane (Jethro), Jude West + Rhett Corrigan (Missouri), Durango (Tornado), ma capisco che sarebbero stati un po' troppi... Tra i personaggi secondari apparsi almeno due volte: il giudice Bean, Juan Raza, Dallas. Ma chi cavolo è Edward Addison? Ah... l'ho cercato: il giornalista di "Bande rivali". Per il voto del miglior personaggio di Tex Willer ho fatto fatica a decidere. I due disertori o Kate Warne?... Nessun dubbio invece sulla storia peggiore di Tex: "Oltre il fiume"!!!
  19. E non c'è niente da fare: quando ai testi c'è Boselli la differenza si sente. I personaggi hanno tutto un altro spessore, la vicenda non ti sembra di averla già letta cento volte, dopo appena poche pagine, e i riferimenti storici (e musicali) sono precisi e intriganti, così come i personaggi femminili, sempre sensuali. Più che una storia CON Tex, questa si preannuncia come una storia DI Tex + Juan Cortina + Milton Faver, quindi tre personaggi importanti al prezzo di uno!... E senza dimenticare il contributo fondamentale di Pedro e Miguel e (speriamo) della bella Gala. Insomma una tipica storia corale boselliana. Ottimo e interessante il flash-back su Juan Cortina e i fatti di Brownsville del 1859, con i differenti punti di vista che emergono nei dialoghi tra Tex, Milton Faver e Gala nel giudicare un personaggio così discusso: un criminale? Un patriota? Un ribelle? Un Robin Hood? Lo dice chiaramente Boselli nella bella introduzione: questa sarà una storia che mescola vero, verosimile e fantasia. (E a proposito Ricardo Alvarez non era un calciatore? Be' qui fa il poeta cantastorie!) Ne viene fuori un'avventura che racconta un pezzo di storia del West poco noto, che non era ancora stato affrontato in nessun altro albo della Bonelli, al confine tra Messico e Texas, alla vigilia della Guerra Civile americana, una storia di frontiera e di guerriglieri, con un'atmosfera un po' alla "Gli invincibili" (ma senza - almeno finora - quel più di poetico che rende "Gli invincibili" un capolavoro): speriamo che il prosieguo sia all'altezza! Efficaci infine i disegni, dettagliati e realistici, di un Brindisi sempre bravissimo nel caratterizzare tanti personaggi in modo che il lettore non si perda o li confonda uno con l'altro. (E poi nessun protagonista che cambia faccia rispetto alle storie precedenti, vedi l'Arkansas Joe di Valdambrini). Riuscita perfettamente la location dell'albo: la cittadina messicana di Matamoros, con i suoi scorci notturni, le sue piazze, i cortili, i portici e la varia umanità che la popola. C'è perfino un accompagnamento musicale e un "corrido" dedicato a Tex! Cosa si vuole di più?...
  20. Sì, anche nella mia c'è lo stesso errore. Temo che sia così per tutte le copie.
  21. Villa è un grandissimo, basta ricordare le copertine del "Passato di Carson", "Gli invincibili", "Gli eroi del Texas", "Colorado Belle", "Luna insanguinata", "I cacciatori di bisonti", "Giovani assassini", "Sfida selvaggia", ecc. ecc. Però, rispetto a Galep, le sue copertine sono meno drammatiche, Tex quasi mai è in difficoltà, o è in una situazione di serio pericolo o di inferiorità rispetto all'avversario. Mi sembra addirittura - correggetemi se sbaglio - che non ci sia neanche una copertina di Villa in cui Tex è ferito, sanguinante (solo Kit Willer, mi pare)... Queste qui sotto sono il massimo di drammaticità e di difficolta di Tex per Villa: In Galep c'è solo l'imbarazzo della scelta: Tex è spesso in pericolo di vita, con l'avversario che lo sovrasta con una lancia, con un'ascia, oppure che lo stringe per il collo. Ha talvolta i vestiti strappati, è sanguinante, coi capelli scompigliati, sudato, la camicia aperta, in difficoltà tra i lupi, impaurito contro un'orso, inseguito dagli indiani, ecc. Le copertine qui sotto sono solo alcune, tra le tante di Galep, con Tex "malandato". Villa copertine così non le ha mai fatte, il suo Tex non sanguina mai e ha quasi sempre il controllo della situazione (o di sé) anche nei momenti difficili. Persino nella copertina del "Little Big Horn" Tex è in splendida forma! Alla faccia di chi pensa che il Tex di GL Bonelli e Galep sia un superuomo...
  22. Se n'era già parlato, delle copertine di Galep e Villa, qui nel forum nel topic "Le copertine dei personaggi bonelliani a confronto" (per chi fosse interessato) Per me non c'è dubbio: Gaelp vince alla grande! Più dinamico, più drammatico, meno statuario.
  23. Non ho fatto un paragone con "Aguas Negras" e l'ho anche scritto... Riporto quello che avevo scritto: Mi sono limitato ad allargare il discorso a situazioni differenti ma che parlano di gravi errori di Tex. E ho anche spiegato che in ogni caso GL aveva un approccio diverso... Questo è la dimostrazione che la famosa OGGETIVITA' nel valutare qualcosa di cui si parlava prima non sempre esiste, visto che tu interpreti diversamente una cosa che è CHIARISSIMA. Cosa c'è di più oggettivo del dialogo che ho riportato io? Quattro pagine dopo: Nellie rapita, ranch bruciato, cowboy morto. Più chiaro di così! Puoi girarci intorno fin che vuoi ma la situazione e il dialogo sono OGGETTIVAMENTE questi! (e poi l'ho accorciato perché Tex spiega dettagliatamente a Kit il perché secondo lui non succederà niente a NellIie). Nonostante questo, tu l'hai interpretata diversamente...
  24. Credo che su "Aguas Negras" si potrebbe discutere per mesi e mesi senza arrivare a un giudizio condiviso, come avviene poi per tante altre storie, in cui alla fine chi la pensa diversamente resta della sua idea e non si fa convincere da quella degli altri. E' il bello del forum, no? Quindi non entro nella discussione perché finirei per ripetere cose già dette, faccio solo un commento a questo: Ora queste due frasi non sono affatto contraddittorie. 1) Felipe si è sacrificato e ha fatto giustizia (uccidendo i colpevoli e distruggendo la diga). 2) Tex, senza il suo sacrificio, avrebbe comunque fatto giustizia. Sono frasi che OGGETTIVAMENTE non si contraddicono. Né dal punto di vista logico, né dal punto di vista della storia. Nella storia vediamo che prima del suicidio di Felipe Tex e Carson stanno sparando agli avversari e avrebbero continuato a farlo anche senza Felipe e probabilmente li avrebbero uccisi tutti, facendo così giustizia. Se si fossero arresi li avrebbero arrestati e avrebbero fatto giustizia lo stesso, ma è chiaro che non si sarebbero arresi (e comunque la diga è ovvio che sarebbe stata distrutta in ogni caso dai contadini). Quindi dov'è la contraddizione? Nessuno ha mai detto che il sacrificio di Felipe fosse l'unico modo di fare giustizia. A meno che Tex avesse deciso fin dall'inizio di sacrificare Felipe. Ma non è così perché: 1) vediamo che Tex cerca di salvarlo in tutti i modi, tagliando la miccia e urlandogli di non farlo (di non suicidarsi). 2) vorrebbe dire che Ruju ( e Boselli curatore con lui) si sarebbe bevuto il cervello scrivendo una storia in cui Tex decide cinicamente di sacrificare VOLONTARIAMENTE Felipe, o come dici tu: Tex non vuole che venga fatto del male a Felipe, vuole salvarlo PRIMA che gli venga fatto del male. Questo lo capisce anche un bambino... Che poi il piano sia troppo azzardato, è vero, che sia poco o per niente glbonelliano è ancora più vero. Ma che altri autori non l'abbiano mai fatto (usare qualcuno come esca) non è vero, mi viene in mente "La grande minaccia" di Nolitta, per esempio, o altre storie di Nizzi in cui Tex finge di essere morto e decide di lasciare gli altri nelle mani dei nemici, con il calcolo di salvarli in un secondo tempo (ma rischiando comunque che nel frattempo subiscano chissà cosa). Può non piacere - e anche a me non piace - ma si è già visto altre volte. Che poi Tex sbagli a volte i suoi calcoli, e questo provochi la morte di qualcuno, beh... succede anche con GL Bonelli. Un esempio? "Il fuoco" n. 16. Tex e Kit Willer devono andare ai funerali di Freccia Rossa (è la famosa storia in cui Tex diventa capo dei Navajos) e per farlo devono lasciare incustodito il ranch di Nellie che finora è stato bersaglio di pericolosi criminali. Kit al padre, andandosene via: "Credi che non corra alcun pericolo, quella donna?" Tex: "Se pensassi il contrario, non l’avrei lasciata sola, mio caro Kit!" Dopodiché Tex elenca una lunga serie di motivi (che non sto a scrivere) per cui i cattivi secondo lui non faranno assolutamente niente in loro assenza. Peccato che 4 pagine dopo, al ritorno dai funerali di Freccia Rossa, Tex trova il ranch bruciato, il corpo carbonizzato di un cowboy e Nellie rapita... Qui non solo Tex sbaglia lasciando incustodito il ranch, ma lo fa con motivazioni che GL Bonelli sottolinea con lunghi dialoghi e che vengono smentite poco dopo... (Non sto facendo un paragone con "Aguas Negras", che è diversa, dico solo che anche il Tex di GL a volte non riesce a proteggere qualcuno per errori suoi). Qual è la differenza rispetto a storie di Nolitta o Nizzi o Ruju? Che questo errore viene subito compensato con un atteggiamento risolutore ed efficace di Tex, che fa dimenticare al lettore i suoi sbagli, così alla fine il nostro eroe non solo risulta vincente ma anche decisivo e per niente sminuito, per niente sconfitto o "ammaccato" (come invece in alcune storie di Nolitta e Nizzi e in questa di Ruju).
  25. Posso dire che i disegni di questa storia non mi hanno convinto del tutto? Sono ovviamente un estimatore di Civitelli, che ci ha regalato tanti capolavori grafici sia nelle avventure realistiche ("La grande sete", "Delitto nel porto", tra le tante) sia in quelle fantastiche (l'eccezionale Texone "La cavalcata del morto"), ma con Yama e Mefisto qualcosa, secondo me, non è riuscito come doveva. Sia chiaro, di tavole bellissime in questi tre albi ce ne sono parecchie, per esempio alcune nella scena iniziale dell'uragano che si abbatte su Dunlap, il ghigno malvagio di Yama a p. 20 del primo albo, oppure lo scontro a fuoco al buio sempre nel primo albo, o ancora alcune sequenze surreali ambientate nel deserto... Quello che non funziona, però, sono proprio le scene che più dovrebbero inquietare, ossia le apparizioni dei vari demoni, dei teschi parlanti o altre mostruosità varie, che a mio avviso sono poco riuscite, poco paurose, per niente tenebrose (non certo un difetto da poco in una storia di Yama!). Non è tanto il tratto pulito di Civitelli (nel Texone l'atmosfera dark è invece perfetta), sono proprio le singole "mostruosità" che non funzionano e sembrano finte. Un esempio? La prima apparizione di Yama, piuttosto grottesca, secondo me. Non mi dite che secondo voi è inquietante! Lo dice persino Carson: Yama sembra qui un fenomeno da baraccone. E i demoni? Vediamone un paio: Mmm... a me non paiono particolarmente impressionanti né particolarmente riusciti. Se poi facciamo il confronto con alcune sequenze di Galep, per esempio quella del teschio con i serpenti che escono dagli occhi, be', il paragone è impietoso... Con tutto il rispetto per il bravissimo Civitelli (sia chiaro, in altre sequenze eccezionale), non c'è confronto tra la sua innocua vignetta e quella splendida, terrificante del teschio che sembra ridere e voler uscire dalla palla di cristallo, dicendo: "Myriam, guardami!". E del resto tutto "Il figlio di Mefisto" è pieno di sequenze paurose e crudeli, immerse in un'atmosfera gotica e decadente, in un mondo che appare in disfacimento, mortifero, malvagio, che qui ne "Il segno di Yama" invece non compare se non a tratti. L'unica sequenza davvero terribile è la prima, quella dell'uragano in cui muore Myriam e dove Yama resta indifferente alla morte della madre. Per non parlare poi della caverna di Yama che, se confrontata con quella de "Il figlio di Mefisto" disegnata da Galep, sembra un luogo tutto sommato rassicurante. I vari oggetti magici, lo specchio e qui i pinnacoli mostruosi a me sembrano persino un po' disneyani... Molto, molto più tenebrosi quelli di Galep. Insomma, non voglio sminuire il bravissimo Civitelli, ma "Il segno di Yama" non mi sembra la sua opera migliore.
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