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TWF - Tex Willer Forum

Poe

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Everything posted by Poe

  1. E' vero, ma non è certo la prima volta che Nizzi fa così. Anche nel suo periodo migliore ci sono tante storie in cui Tex si fida ciecamente di qualcuno che poi lo gabba. Mi viene in mente "Nelle paludi della Louisiana" in cui Tex sa in partenza che c'è una spia (avendo subito un attentato durante il viaggio) ma nonostante questo prende per oro colato tutto quello che gli dice Stingo senza sospettare niente, mentre il lettore sa che lo sta ingannando. Persino nella primissima storia di Nizzi (anche se pubblicata per seconda) ossia "Il ritorno del Carnicero" Tex sbatacchia il proprietario di una locanda per avere informazioni sui banditi fuggiaschi e alla fine le ottiene, ma non si accorge che il tipo è un complice che lo sta ingannando e, quando Tex se ne va, la moglie se la ride definendolo "un pollo" (o qualcosa del genere, vado a memoria). E tra l'altro marito e moglie non verranno mai puniti. Nizzi ha sempre alternato un Tex alla GLBonelli (per esempio i primi Texoni) con uno alla Nolitta. A me della "Collera di Falco Giallo" ha fatto cadere le braccia il comportamento di Brazer e degli altri cercatori d'oro che massacrano gli Shoshones e poi (invece di nascondersi o rifugiarsi al forte) se ne tornano tranquillamente a dormire al Trading Post, come niente fosse, senza neanche mettere sentinelle. Col risultato che gli Shosones li trovano subito e li uccidono in quattro e quattr'otto. Che è come scrivere un poliziesco in cui dei rapinatori di banche (a volto scoperto) fuggono e si nascondono a casa loro! Anch'io non amo la commistione western/fantascienza e spero che questa sia l'ultima volta, però gli alieni erano già comparsi due volte sulla serie regolare e, secondo me, Boselli non avrebbe scritto il Monte Rainer se non ci fossero stati quei precedenti di GLBonelli. Quindi capisco il poco interesse per il tipo di storia, ma non la sorpresa e la "rabbia" suscitate. Perché Tex in due vignette spara con una pistola laser? La pistola laser nel West (e gli omini verdi) l'aveva già inserita GLBonelli ne "La valle della luna" e l'astronave aliena in "Un mondo perduto" senza che nessuno avesse mai gridato allo scandalo o si fosse strappato i capelli. E queste vignette sono più "stranianti" di quelle di Bocci. Più in generale, ci sono scene di storie fantastiche molto più insolite e "scioccanti" per un personaggio western. Tipo Tex contro i Granchi Giganti ("Le terre dell'abisso"). Chi non ha mai visto in un film western dei Granchi Giganti? Oppure il mitico Ahriman! Ma capisco anche che ognuno di noi ha i suoi gusti e un diverso grado di tollerabilità a certe scene!
  2. Puro vangelo! Magari gli autori partecipassero di più al forum! Ci sarebbero discussioni con punti di vista più interessanti e con informazioni di prima mano, e forse si ridurrebbero un po' anche i soliti battibecchi. Invece qui cosa si fa? Si fa scappare chi c'è, e appena fa capolino qualche sceneggiatore si cerca di mandarlo via! Grazie a Rauch per essere intervenuto in modo così preciso, dettagliato ed esaustivo! Io invece continuo a pensare che un maggior spessore caratteriale di Selina e dello Yaqui avrebbe giovato alla storia. A volte basta anche poco (qualche dialogo in più tra i due, qualche pensiero, qualche gesto) per meglio chiarire i personaggi e i sentimenti tra loro. Questo secondo me avrebbe aggiunto pathos alla vicenda e coinvolto maggiormente il lettore, ma capisco che non sia semplice in una storia di Tex in cui il rischio di dare troppo spazio agli antagonisti e ai comprimari, a scapito del ranger, c'è sempre. Bisogna trovare la via di mezzo tra la monodimensionalità e l'eccessiva caratterizzazione. Boselli però, nelle sue storie migliori, è un esempio di come sia possibile riuscirci, e così anche il Texone "L'ultima frontiera" di Nizzi, con il personaggio di Jesus Zane e dell'indiana di cui lui era innamorato. D'altra parte in una storia in cui, come dici, tu il soggetto è (relativamente) semplice, se non si punta su personaggi "forti" e non si è GLBonell il rischio è che non convinca abbastanza. Perlomeno questa è la mia impressione...
  3. Appena preso, ho dato un'occhiata ai disegni di Ticci (sempre meravigliosi) e alla scena della rissa, vista in anteprima, che già aveva scatenato malumori e critiche, al punto da far dire che dopo una scena simile era quasi meglio non comprare l'albo. Ora, premesso che la storia non l'ho ancora letta, e che da Nizzi non mi aspetto granché, questa scena non ha nulla di scandaloso e anzi è divertente, se si legge la storia invece di giudicarla a priori. Per chi non l'ha ancora letta (e forse non la leggerà mai) la situazione è la seguente: Tex e Carson si sono divisi, Carson è rimasto in città e Tex, appena tornato, si ferma sulla soglia del saloon da cui vede volare bottiglie e sedie. E' in corso una rissa gigantesca in cui Tex si ficca senza pensarci, col sorriso sulle labbra, senza nemmeno chiedersi perché è scoppiata, solo per il divertimento di menar le mani. Vede un tizio dall'aspetto poco raccomandabile e gli dà un pugno. Ed ecco che c'è la tavola postata qui sopra, con Carson che gli spiega che quello "era dei nostri". Poi spiegherà anche che il responsabile era un baro che... eccetera, eccetera. Insomma, se si legge tutta la sequenza, l'intento di Nizzi non è quello di prendere in giro Tex, che non fa la figura dello stupido (non poteva sapere chi erano i buoni e i cattivi, visto che era appena arrivato), semmai di quello che si diverte nei free-for-all, dove allegramente tutti menano tutti, come si vede in tanti western di una volta. E' una scena simpatica e basta, e almeno in questa occasione (non ho ancora letto il resto dell'albo) non c'è nulla di scandaloso né di sbagliato, secondo me. Morale della favola: prima di giudicare le tavole in anteprima, è meglio aspettare l'uscita dell'albo...
  4. Personalmente non ho perso la stima per Boselli. L'unico vero scivolone che gli imputo è stata "La cavalcata del destino", che comunque non mi ha impedito di dormire la notte. L'ho messo via, considerandolo un albo sbagliatissimo, e amen. Continuerò a leggere "Il giuramento" come se "La cavalcata" non esistesse e come facevo prima. Sinceramente le altre cosiddette "ret-con" presenti in altri albi per me sono insignificanti. Quella del Monte Rainer poi è addirittura migliorativa, rispetto a "Un mondo perduto" (una delle rarissime ciofeche di GLB). In generale, Boselli ha sempre mostrato il massimo rispetto per l'opera di GLBonelli, si è sempre considerato "un nano sulle spalle di un gigante" come dicevano i moderni riferendosi agli scrittori antichi (l'ha scritto anche di recente su "Tex Willer"). Le sue intenzioni e la sua buona fede, per quanto mi riguarda, non sono in discussione, anche quando può sbagliare. Piuttosto mi stupisce che chi continua a leggere Tex (nessuno ci obbliga a farlo) non abbia più la stima del suo principale sceneggiatore, nonché curatore, nonché frequentatore del forum per una quindicina d'anni. E anzi mostri un vero e proprio disprezzo nei suoi confronti (come di un po' di tutti gli altri sceneggiatori, mi pare). "Disprezzo= sentimento di chi ritiene una persona indegna della propria stima e considerazione" (da vocabolario). Mi stupisce ancora di più che nessuno replichi. Io sono nel forum solamente da tre anni e mezzo, non ho mai conosciuto Boselli, non sono nemmeno un suo fan, anche se apprezzo molto la maggior parte delle sue storie (e Dampyr), come apprezzo ancora di più quelle di GLBonelli e, in second'ordine, le migliori di Nizzi e Ruju. (Non sono fan di nessuno, a dir la verità, leggo e giudico tutto senza crearmi dei santini, neanche il santino di GLB, sbandierandolo ogni due secondi). Mi stupisce invece che chi lo conosce bene da tanto tempo, o semplicemente l'abbia sempre esaltato fino all'altro giorno, oggi non dica niente. Tutti zitti? Tutto normale? Tutti ormai assuefatti ai continui toni sprezzanti e derisori? La disistima nei confronti di Boselli (e non solo) è diventato un sentimento ormai scontato e condiviso da tutti i forumisti?
  5. La storia ha qualche punto di contatto con "La gola della morte" di Mefisto, con le mummie viventi che proiettano a distanza la loro immagine per apparire a Tex, come accadeva con il grande illusionista, e con gli indiani Yaqui al posto degli Hualpai. Poi la trama prende una piega molto diversa. La bravura di GLBonelli era proprio quella di riuscire a inserire con naturalezza elementi fantastici e insoliti nel West di polvere e piombo di Tex, alternando momenti di mistero e sovrannaturale ai classici scontri a fuoco, con avvincenti scene d'azione. Il risveglio della mummia è un prologo davvero efficace: Immagino che sia piaciuta molto a Sergio Bonelli, che era particolarmente affascinato dal tema, visto che una delle sue scene preferite dei fumetti era il risveglio delle mummie in "Virus, il mago della foresta morta" di Pedrocchi e Molino. Questa tavola di GLBonelli è comunque ispirata a una sequenza analoga del film "La mummia" (1932) con Boris Karloff. https://youtu.be/VAp8WVZm3cc?feature=shared Sul versante, invece, del West nudo e crudo abbiamo qui uno dei massimi esempi di Tex "politicamente scorretto", con la distruzione della cittadina di Huerta. E' vero che i suoi abitanti messicani praticavano una sorta di razzismo al contrario verso gli americani, è vero che si erano resi complici degli Yaqui, ma Tex e Carson sono delle vere furie vendicatrici, radono al suolo a colpi di dinamite la cittadina senza fare tante distinzioni, riducendola a un cumulo di macerie e costringendo i superstiti con tutte le famiglie al seguito (donne, anziani e bambini) a sfollare altrove. Tex è anche questo... Di fatto tutta la storia ha momenti di crudezza, sia negli scontri a fuoco tra Navajos e Yaqui, sia nei combattimenti a Huerta e nella morte di alcuni avversari (lo yaqui Gayuma che muore cadendo su un chiodo di una trave che gli si conficca nella schiena), sino alla fine dell'incubo, con le mummie che si polverizzano come fossero vampiri al sorgere del sole. In pochi anni - dal 1957 al 1961 - più che in altri periodi, il western di Tex viene contaminato con altri generi e abbiamo così storie con: Vindex e i puma giganti, Mefisto, la città d'oro rimasta ai tempi dei conquistadores, lo scimmione tagliateste, la strega Mah-shai, i dinosauri, le mummie azteche, l'extraterrestre misterioso, senza contare Tex vestito da Uomo della Morte e il meteorite spugnoso del Lago scarlatto. Tutte storie insolite che forse oggi non attirerebbero come una volta. L'impressione è che i lettori attuali - ma anche quelli di vecchia data - ormai preferiscano di gran lunga le storie "realistiche" di Tex, di puro western, e apprezzino il lato fantastico solo nelle storie del passato, considerandole magari un po' ingenue, ma comunque divertenti. (Di recente ho ascoltato uno youtuber che addirittura sosteneva di aver fatto fatica a leggere persino "La gola della morte", secondo me una delle storie più avvincenti di tutta la serie! Mah! ) E secondo me Boselli questo lo sta un po' capendo, perché nella posta di "Tex Willer", in concomitanza con l'uscita della storia del Monte Rainer, si è affrettato a precisare che nella serie "Tex Willer" il fantastico non comparirà mai e vi saranno solo avventure "realistiche".
  6. Non ricordo bene "L'aquila e la folgore", spiacente ma non posso aiutarti. Comunque di scene in cui Tex mette la testa dell'avversario sotto l'acqua del fiume o di un abbeveratoio o di una tinozza ce ne sono diverse nella serie, ma di solito sono scene divertenti. Quella che dici tu mi sfugge. Purtroppo per tutti noi è difficile ricordare una serie di 764 numeri! Senza contare gli speciali. Magari Carlo Monni o Diablero se la ricordano... Se non l'hai mai scritta vuol dire che non mi riferivo a te. E infatti non ti ho mica citato. Il mio era un discorso generale su come a volte viene visto Tex da molti, non solo qui sul Forum. Di pestaggi lunghi nella serie ce ne sono parecchi, ora sono in vacanza e non ho i fumetti sotto mano per cui non ti posso citare gli albi esatti, ma credo che altri forumisti possono aiutarti a trovarle. Così a memoria in "Tucson" ce ne sono di fantastici, anzi lì addirittura Tex scaraventa un tipo dalla finestra e gli rompe l'osso del collo (praticamente un omicidio): puoi leggere anche la discussione qui sul forum nel topic apposito. Poi anche nella storia "Il clan dei cubani" Tex non scherza mica, oppure in "San Francisco", però se siano più di sei pagine così a memoria non te lo so proprio dire... Ma sinceramente non mi sembra così importante, la serie è piena di scene di questo tipo. Però - come ho già scritto - sull'argomento ho già detto la mia e continuare a ripetere le stesse cose non credo sia interessante per nessuno. Su questo Texone mi piacerebbe sapere piuttosto il parere di qualcuno sul personaggio di Selina, di cui nessuno ha finora parlato, argomento più piacevole dei pestaggi. Aspettiamo magari le recensioni di altri. Solo che ultimamente sul forum sono sempre gli stessi (pochi) che commentano. Non so se sia solo una mia impressione, ma una volta mi sembra che gli interventi fossero di più. E la mancanza di quelli di Boselli si fa sentire molto... Di sicuro Rauch non ci metterà più piede qui...
  7. Perché ritieni che il pestaggio non sia funzionale alla narrazione? Te lo chiedo perché finora la critica era che quella è una scena troppo sadica. Tu aggiungi che questo è solo un cliché inserito a forza, e senza vera necessità narrativa, ma a me non pare. Voglio dire, questa è una storia di inseguimenti e di solito Tex per acciuffare i banditi ha una serie di opzioni che alla fin fine non sono poi tantissime: 1) segue le tracce dei cavalli 2) riceve la dritta giusta da un informatore 3) estorce le informazioni a suon di sberle 4) segue un ragionamento astuto e capisce dove stanno andando 5) ha degli indizi precisi che trova lungo il cammino 6) ................... Non sono tantissime, mi sembra, e ognuna a suo modo è un cliché, che va usato bene, chiaramente. Qui Rauch usa l'opzione 3, poi la 2 (Long John che decide di collaborare per salvare la ragazza), poi ancora la 2 (il vecchio messicano che conosce il rifugio dello Yaqui). E forse non usa la 1 perché un indiano di solito è abile a nascondere le tracce. L'opzione "estorcere le informazioni" a suon di sberle è sempre stata una delle più gettonate. E Nizzi l'ha usata spesso in modo eccessivo (praticamente la trama andava avanti solo perché x, picchiato, ti portava da y che, picchiato, ti conduceva da z, ecc.) Però Rauch, almeno dal punto di vista narrativo, non mi sembra abbia fatto nulla di sbagliato o di inserito a forza. IMHO. Ancora?! Diablero, su questo ho già scritto anche troppo e non ho più nulla da aggiungere. Ti ho sempre dato ragione sul fatto che il contesto, e quindi anche il "come" sono importanti, e che GLB era un esempio inimitabile. Non ho mai scritto la frase "i pestaggi sono tutti uguali" che tu hai virgolettato. Mi sembrava di essere stato chiaro, ma evidentemente... Rimango dell'idea che a me la scena del pestaggio di Rauch non ha dato l'impressione di sadismo come invece ad altri (forse sono diventato cinico e insensibile alla violenza?). Ho solo fatto notare - ma evidentemente non so farmi capire - che per quanto GLB fosse bravo a farti odiare il bandito e persino a farti divertire spesso e volentieri, resta il fatto che il contenuto è ben poco politically correct, all'epoca come oggi, si sa. Per questo ho messo solo la seconda tavola, perché comunque è una scena "forte", pur con le premesse della prima. E anche perché qualcuno - e non mi riferisco certo a te che queste cose le sai - quando mi viene a dire che il Tex di GLB era un eroe senza macchia, che usa la violenza in modo sempre giusto e moderato, che sei pagine di pestaggi sono troppe (GLB a volte li faceva durare molto di più) e che Tex non ha mai avuto momenti di sadismo, be' mi fa un po' ridere (li ha avuti eccome, nei primi numeri censurati, nell'inseguimento a Fraser in "Massacro", nella morte di Brennan, ecc. in altre occasioni). Il che non vuol dire che sia un eroe sadico! Solo che non è un eroe puro e immacolato. Ovviamente tutto questo lo dico per amor di discussione, per ampliare il discorso, non per fare paragoni con la scena di Rauch e Palumbo che ognuno giudichi come vuole. Ma temo che questa mia precisazione non servirà a niente, e qualcuno distorcerà lo stesso quello che ho scritto dicendo: "ecco, si vuole paragonare certe scene di GLB che non c'entrano niente per giustificare il sadismo di Rauch! Ecco, qualcuno ha scritto che Tex è un eroe sadico!". Sì, vabbè... Comunque, aggiungo e concludo che questi secondo me sono dettagli secondari del Texone. I veri difetti sono ben altri: il fatto che questa è una storia "fredda" e tutta "di testa", con i due personaggi più importanti che non mantengono le aspettative (Selina e lo Yaqui).
  8. Diablero calmati, e rileggiti quello che hai scritto tu. Secondo te Tex non dovrebbe provocare una sparatoria in un locale affollato perché potrebbero andarci di mezzo degli innocenti. L'hai scritto tu, l'hai ripetuto più volte. Io ti ho risposto che invece capita spessissimo e nessuno se n'è mai lamentato. Ti ho fatto anche degli esempi concreti che riguardano SOLO questo punto specifico. Poi pensa quello che ti pare. Il resto della scena del saloon, se è bella o brutta, se poteva essere fatta meglio, se è colpa di Tex se lo sceriffo è stato ferito e bla bla bla bla... non lo so, dovrei rileggermela ma sinceramente mi sto un po' annoiando di fare le pulci a cose poco importanti. Per quanto riguarda il famigerato pestaggio, intervengo un'ultima volta. E' ovvio che conta anche il COME si racconta, ma è altrettanto importante, se non di più, il COSA si racconta. GLB sapeva raccontare meglio i pestaggi e renderli più "accettabili" al lettore, non c'è alcun dubbio e siamo d'accordo, ma resta il fatto che restano pestaggi su gente inerme (anche se delinquenti) che viene picchiata a sangue. A noi texiani doc non fa alcun effetto e ci sta bene così, ma magari a qualcuno non abituato a Tex invece sì. Lo posto ancora (ma c'è di molto peggio in GLB). Poi ognuno la pensi come gli pare.
  9. Un'altra critica a questa storia che non condivido: Tex nella scena della sparatoria nel saloon si comporterebbe da irresponsabile perché va a provocare i banditi in un luogo pubblico, mettendo a repentaglio l'incolumità della gente comune e innocente che è nel saloon. Questo sarebbe un atteggiamento sbagliato, non texiano e anche un po' da coglione. Il vero Tex - secondo questa critica - farebbe così solo in luoghi dove ci sono esclusivamente banditi. Ma quando mai?! Tex è sempre entrato in saloon sapendo che ci sono delinquenti, anzi spesso andandoci apposta per provocarli, facendosi spalleggiare dai pards, con Tiger magari che resta fuori a coprirlo dalla finestra. E il rischio che ci vada di mezzo un innocente c'è sempre. Poi GLB non è scemo e alla fine muoiono solo i cattivoni, è ovvio, ma il rischio di vittime incolpevoli c'è, eccome. Come fa anche Rauch. Direi anzi di più: Tex non solo spara in luoghi affollati, ma li distrugge da cima a fondo! Una tipica scena è quella quando sfascia bische clandestine e casa da gioco gestite dalla malavita locale (a volte cinese). Le distrugge con la dinamite ("Il laccio nero") o a suon di pistole, oppure gli dà fuoco. Sempre nel n. 38 "Sabbie mobili" che ho citato sopra (lo sto leggendo per cui lo ricordo bene ), prima storia a New Orleans, Tex a un certo punto decide di distruggere letteralmente il Savannah Club, locale con sala da gioco gestito dai delinquenti locali, quindi fa irruzione col figlio e Carson che cominciano a sparare ai lampadari, rovesciano i tavoli, prendono a pugni un croupier che si lamenta, sfasciano ogni cosa che trovano e quando i banditi tirano fuori ovviamente le colt li fanno secchi: naturalmente tutto questo in mezzo a una folla di gente comune, di cittadini che sono lì a giocare alla roulette e a farsi spennare come gonzi insieme alle mogli o alle entreneuse. Anzi sono gli stessi banditi che si dicono tra loro: "Attento a non sparare ai clienti!" Se volete controllare la scena è a p. 76 e seguenti. Tex e gli altri invece non si preoccupano minimamente, sparano e basta, sfasciano tutto come teppisti e la gente scappa via spaventata, rischiando di calpestarsi a vicenda. Scena bellissima e divertente! Puro GLB al meglio del meglio! Ogni lettore scommetto che se l'è goduta, senza stare a pensare. "Oddio, potrebbero esserci delle vittime innocenti!". Siamo in un fumetto, non nel mondo reale, e siamo in un fumetto di Tex, dove Tex non spara mai per sbaglio a innocenti e neanche ne causa la morte involontariamente. GLB non è mica scemo. P.S.: continuo a pensare che il pestaggio di Rauch e Palumbo è diverso nella FORMA (com'è ovvio che sia, se no sarebbe un plagio), ma nella sostanza, cioè nel CONTENUTO, è uguale a quello di GLB e Galep: in entrambi i casi Tex colpisce PER PRIMO un uomo INERME e seduto (mentre Tex è in piedi) in carcere, e in entrambi i casi lo fa con FREDDEZZA e con CALCOLO non con rabbia, con determinazione e violenza, ma lo fa a fin di bene, per far trionfare alla fine la giustizia, secondo la sua filosofia per cui il fine giustifica i mezzi. Filosofia che - piaccia o non piaccia - ha inventato GLB non Rauch.
  10. Non è così. Non ho voglia di postare l'immagine ma anche nel Texone la scena è costruita con un criterio: Tex entra in cella e chiede al delinquente di parlare dei suoi compari (delinquente che, non dimentichiamo, due pagine prima ha cercato di uccidere Tex), lui gli risponde "Vai all'inferno, ranger" e Tex per reazione gli dà uno sganassone. Scena perfettamente texiana e vista mille volte. Anche nella storia che ho postato sopra accade la stessa identica cosa. Il pestaggio serve a far abbassare la cresta al delinquente e a farlo scendere a più miti consigli, poi Tex gli dà lo zuccherino, una via d'uscita con lo sconto di pena. Come è accaduto altre mille volte. "Caccia all'uomo" è una storia sbagliata che citi continuamente tu come esempio negativo (hai ragione), ma che non c'entra assolutamente niente qui. Forse io non riesco a leggere, forse ho qualche problema di comprensione, ma la scena che ho postato per me è uguale a quella del Texone, con un Tex che picchia in cella un detenuto a sangue freddo per farlo parlare. Quindi il chi, il cosa, il dove, il come e il perché sono identici! Che poi il lettore si diverta o meno a queste scene è solo un fatto soggettivo: c'è chi le vorrebbe continuamente, chi le reputa politicamente scorrette e divertenti, chi invece le ritiene ormai superate e non più accettabili oggi, chi si sente a disagio e chi le considera un cliché a cui non fa nemmeno più caso. Io appartengo all'ultima categoria.
  11. Mah!... A me questa discussione sul pestaggio del delinquente che è scritto male, perché Tex sembra un poliziotto sadico mi sembra surreale. Tex ha SEMPRE fatto così e Rauch non ha fatto altro che imitare quello che ha sempre scritto GLB. Che poi GLB sapesse scriverle meglio queste scene è ovvio, è lui il creatore del personaggio, ma che sia una scena sbagliata... Boh! IlTex di GLB fa di molto peggio, riduce a stracci spioni che devono "cantare" mentre Carson sogghigna, fa volare per la stanza malcapitati che hanno avuto il solo torto di dirgli "Non è vero!", prende a pugni a sangue freddo odiosi delinquenti che se lo meritano, strapazza telegrafisti che non vogliono dargli un telegramma, "ammorbidisce" la testa di gente che non vuole capire, ecc. ecc. Sinceramente non so di cosa stiamo discutendo... Un esempio tra le centinaia che si possono trovare: da "Sabbie mobili" n. 38 Qui il delinquente minaccia Tex, nel Texone lo manda all'inferno, ma per il resto è uguale. Tex lo mena a sangue freddo. E per la cronaca dopo un altro paio di pugni, il tipo qui alla fine decide di accettare l'offerta di Tex di collaborare in cambio di uno sconto di pena. Come nel Texone.
  12. Sono d'accordo. Aggiungo che la Pinkerton sta cercando i rapinatori di banche inutilmente da DUE ANNI ed è anche questo che giustifica il coinvolgimento di Tex e Carson per dare una mano all'amico Mac Parland. Alcune critiche a questa storia mi sembrano eccessive: "è tutta sbagliata dalla prima all’ultima pagina". BUM! Non esageriamo... Prendiamo il pestaggio di Tex al tipo in carcere, che non ha niente di strano o di nolittiano: il delinquente ha appena cercato di uccidere Tex mancandolo di poco, Tex entra in cella per farlo parlare (come ha fatto mille volte) e il tipo lo MANDA ALL’INFERNO ed è solo a questo insulto che Tex gli dà uno sganassone (come ha fatto mille volte) e inizia a sbatacchiarlo per avere informazioni. Tutto nella norma. Se per voi questo è un Tex sbirro sadico, non ricordate bene il Tex di GLB… Poi, lo Yaqui che Tex e Carson dovrebbero inseguire, invece di seppellire i morti, perché scappa insieme alla donna con un solo cavallo… NON E' COSì, lo Yaqui ha un cavallo nascosto e infatti poco dopo vediamo DUE CAVALLI a pagina 110, e lo Yaqui scappa poi su un terreno roccioso che non lascia tracce. Hai voglia a inseguirlo... Ma la critica che meno condivido è che la storia funzionerebbe anche senza Tex, che ci è stato infilato a forza. Ma dai! Questa è una tipica storia di inseguimento come ce ne sono state tante, semplicemente un po’ più complicata da due sottotrame: i Nostri invece di inseguire semplicemente dei rapinatoti di banche, si trovano davanti sia uno Yaqui misterioso (e innamorato), sia gli sgherri di Gorman, tutti avversari che ruotano attorno alla ragazza e che sono in conflitto tra loro. È evidente che in una vicenda con sottotrame e tanti avversari Tex e Carson non possono fare tutto e che a volte gli avversari devono avere il loro spazio. Ma se si va a fare semplicemente il bilancio di quello che fanno Tex e Carson ecco il risultato: - fanno fuori tutti i rapinatoti (prima al saloon, poi al pueblo), tranne Long John che finisce al fresco; - salvano la ragazza; - Tex uccide lo Yaqui (il duello a me è piaciuto); - fanno fuori gli sgherri di Gorman che volevano uccidere il vecchio messicano: - completano l’opera nel finale spazzando via gli ultimi sgherri e Gorman in persona. Cavoli, e meno male che questa storia poteva reggersi anche senza Tex e Carson che non fanno un tubo! E' una storia con tanti bang bang e pum pum? Questa è la critica più divertente: ragazzi, ma lo conoscete davvero Tex? Soprattutto quello delle origini che ammazzava un avversario ogni cinque strisce! Ci sono tanti bang bang ma questa NON è una storia di Faraci che allungava il brodo con sparatorie... D'altra parte c'è chi si lamenta di un flash-back di quante? Tre, quattro pagine... Il problema è semmai l'opposto, che il flash-back non è stato poi sfruttato adeguatamente per caratterizzare il rapporto tra Selina e lo Yaqui... Insomma, non c'è bisogno di accanirsi nel "pestaggio critico" (a proposito di pestaggi ), questa è una storia minore che poteva stare benissimo sulla regolare in due albi e sarebbe passata come un gradevole intermezzo (gradevole perché scorrevole e movimentata) tra altre storie più importanti. E' una storia da 6 o 6,5 come ce ne sono state tantissime. Stona e delude solo perché è un Texone, che giustamente meriterebbe qualcosa di più ambizioso e coraggioso. Soprattutto se ai disegni hai un certo Palumbo.
  13. SPOILER SPOILER SPOILER Texone un po' deludente, piacevole da leggere ma freddo, con poco pathos e senza anima. Pregi: ritmo veloce, scene d’azione ben orchestrate, trama senza sbavature, lettura facile, belli i disegni di Palumbo. Difetti: i personaggi senza carattere, in particolare la ragazza (Selina) che inizialmente pareva dovesse essere protagonista mentre alla fin fine si dimostra solo una fanciulla in pericolo, in balia di uomini che o la vogliono catturare oppure difendere: non ha né fascino né una precisa identità. Lo yaqui ha anche meno spessore e basterebbe il confronto col Jesus Zane del Texone “L’ultima frontiera” (simile per il suo passato tragico, ma più riuscito come personaggio) per accorgersi di come manchi di drammaticità e carisma. Il rapporto tra lui e Selina è appena abbozzato, l’unica frase significativa che le dice è “Non sei ancora pronta… ma lo sarai”, e va bene che siamo tra uomini duri e laconici del selvaggio West, ma due frasi in più non avrebbero fatto male. Perché creare un drammatico passato che li lega (una buona idea), se poi non lo si sfrutta adeguatamente? Qui, come in altre situazioni, i dialoghi richiedevano più originalità e fantasia: la conseguenza è che nessuno dei personaggi, compresi Tex e Carson, coinvolge più di tanto il lettore, tutti restano piuttosto anonimi. Manca poi un finale all’altezza: Gorman che recita la parte del padreterno davanti a Tex, e dopo due secondi si fa impiombare, non convince molto. Rauch, un po’ come il Manfredi del Texone di Freghieri di due anni fa, va sul sicuro, non rischia nulla, non prova nemmeno a fare qualcosina di diverso dal solito, costruisce un western classico “geometricamente” texiano, seguendo schemi preconfezionati, senza metterci qualcosa di suo, di insolito o fuori dall’ordinario, cerca solo di accontentare il lettore medio dandogli piombo, azione veloce, tanti delinquenti, un pestaggio, dialoghi senza fronzoli e alla fine, prima delle bistecche e della torta di mele, ci aggiunge a forza persino il fuorilegge redento alla Boselli. Solo che qui un po’ tutto quanto è privo di pathos o di spunti degni di nota. Non un brutto Texone, diciamo una storia di lettura scorrevole e anche piacevole, ma non indispensabile. Sarebbe stata una storia minore sulla regolare, lodevole come riempitivo, ma da uno Speciale è lecito chiedere qualcosa in più. Perché scomodare altrimenti grandi disegnatori? Palumbo è convincente, dal tratto molto personale ma rispettoso del personaggio, come nella migliore tradizione dei Texoni, anche se sembra non valorizzato dalla sceneggiatura. Interessante anche la sua intervista in cui rievoca - tra le altre cose - il suo primo incontro con Sergio Bonelli. Concludendo, a fine lettura resta l’impressione che l’unico sceneggiatore che oggi abbia qualcosa da dire su Tex sia solo Boselli, quando è in forma (vedi il Texone dell'anno scorso). Dei disegnatori, invece, raramente c’è da lamentarsi.
  14. Secondo me la spiegazione potrebbe essere semplice: Boselli, nel momento in cui ha deciso di fare il seguito di "Un mondo perduto", si è accorto che la storia aveva punti di contatto con "La valle della luna", ossia che gli alieni sono simili nell'aspetto (o almeno quel poco che ne vediamo) e il fatto che nel "Mondo perduto" lo scienziato dice che non erano atterrati solo sul Monte Rainer ma in molti altri luoghi della Terra. Per cui Boselli ha unito i puntini tra le due storie. D'altra parte perché in una serie western (non di fantascienza) raccontare due diverse "visite" sulla Terra? Meglio mostrare che ce n'è stata una sola con due conseguenze diverse. Una basta e avanza nel mondo di Tex. Probabilmente ha agito anche il suo amore (a volte eccessivo) per la continuity, come si vede bene in "Dampyr" o anche in "Tex Willer". Infine, nel momento che Boselli ha deciso di "far prendere coscienza" a Tex dell'esistenza degli alieni, ha fatto in modo di fargli capire che anche in precedenza aveva avuto un "incontro ravvicinato", per cui tanto valeva unire le due storie rendendo gli omini verdi appartenenti alla stessa razza. Quello che a me però non sembra è che "razionalizzando le storie pregresse si uccida ogni sense of wonder". O meglio, in generale hai ragione al cento per cento, ma in questo caso no, perché la "razionalizzazione" qui riguarda il personaggio che ora capisce (Tex), mentre il lettore aveva già compreso nella "Valle della luna" cos'era successo e chi era l'avversario. Qui Boselli non ha mica fatto una ret-con (come col ritorno di Higgins, che va a modificare "Il giuramento"), qui la storia passata resta uguale e se il lettore va a rileggersela non gli cambia proprio niente rispetto alla prima volta che l'aveva sfogliata, tutto resta come prima. In questo "Monte Rainer" di "sense of wonder" ce n'è molto, secondo me. Noto solo che il sarcasmo usato da diversi lettori (non parlo solo del forum) per questa storia, non è mai stato usato per avventure simili (nel senso di "fantastiche") scritte da GLB. (Tra l'altro sembra quasi che gli alieni su Tex li abbia inventati Boselli e non GLB). E sono pronto a scommettere quello che volete che se, non so, "La piramide misteriosa" o ancora meglio "Il fiore della morte" (storia di solito elogiata più o meno da tutti, me compreso) la scrivesse oggi qualcun altro, verrebbe subito stroncata e lo sceneggiatore preso per i fondelli. "Piante aliene su Tex!!!!". "Tex che non fa nulla e spara solo a qualche riccio assassino!!!!!" "Ma dai, che boiata!" "Non sanno più cosa inventarsi 'sti sceneggiatori moderni!!!!" "Arridateci Nizzi!!!" "Arridateci il vero West di GLB!". Per dire, che secondo me molti (non tutti) usano due pesi e due misure in base a CHI scrive le storie, invece di valutarne il valore indipendentemente dallo sceneggiatore.
  15. Senza offesa, Exit, ma credo che sia tu a distorcere le cose secondo una tua ottica ormai consolidata e sempre uguale: GLB non si tocca e i successori devono fare tutto identico a lui, se no sono degli eretici. Il particolare della fibbia d'oro che Boselli ha ripreso dalla storia di GLB (una mia ipotesi, magari mi sbaglio di grosso!) l'ho segnalato non perché pensassi fosse un giochino tipo "trova l'indizio e vinci", ma perché è la dimostrazione della cura con cui Boselli ha ripreso la storia di GLB "Un mondo perduto", non per "sovrascriverla" come pensi tu, o cambiarla e distorcerla presuntuosamente, ma al contrario per rispettarla, dandole nuova vita con un seguito che - ripeto - secondo me è rispettosissimo fin nei dettagli. Operazione che tra l'altro sta facendo egregiamente anche su Tex Willer (e che ha invece sbagliato a fare ne "La cavalcata del destino" su questo sono d'accordo). Il giochino "vedi le differenze" lo fai semmai continuamente tu (e altri) in ogni storia nuova che esce, in cui vai a cercare puntigliosamente ogni dettaglio o situazione che diverge dal Tex ortodosso. Se i successori di GLB fanno qualcosa che GLB non ha mai fatto, o modificano qualcosa di insignificante allora è sbagliato, eretico e addirittura offensivo! (Poi magari non è neanche vero, e GLB l'ha fatto e la memoria dei lettori non è più quella di un tempo. Ma questo è un altro discorso...) Oh, mio Dio! E adesso come facciamo! Dopo questo "stravolgimento" bisogna che io smetta di leggere Tex! Si scherza, eh...
  16. E siamo in quattro! Questa storia può piacere o non piacere, ma non si può dire né che non sia texiana né che vada contro le volontà di GLB. Però, Condor, spiegami una cosa: perché i dinosauri nel West vanno bene, Vindex che fa esperimenti sui puma giganti, piante aliene che succhiano il sangue, mummie, piramidi egizie, animali d'argilla che prendono vita, Yama che vola nel regno dei morti, fantasmi e mostri e diableri vari, ecc. ecc. vanno benissimo, anzi meritano voti alti, e gli E.T. del Monte Rainer no, non si possono nemmeno prendere in considerazione né valutare (solo un 6 politico)? Cosa ti hanno fatto i due omini verdi per emarginarli così e nemmeno degnarli di qualche considerazione? Tra l'altro, li ha inventati proprio GLB, il creatore di Tex quindi come si fa a definirli non texiani? Quando poi si sa benissimo che fin dall'inizio Tex non è mai stato "solo western", ma una commistione di generi (anche se tutti noi, io compreso, in Tex preferiamo le avventure puramente western). Esatto. E non c'è nessun stravolgimento che va contro presunte volontà di GLB secondo cui Tex non dovrebbe mai riconoscere la presenza degli alieni. Ma chi l'ha detto? E per quale motivo poi? GLB non credeva negli ufo? Tex ha incontrato cose bene più strane e assurde nelle sue avventure, ha incontrato Rakos, stregone egiziano millenario che finisce in polvere solo dopo che El Morisco ha pronunciato il suo nome alla rovescia, perché non dovrebbe mai e poi mai riconoscere che ci può esserci vita su altri pianeti anche se la incontra? Mah! [Tra l'altro ne "Il fiore della morte" Tex non ha problemi ad accettare quello che gli dice El Morisco, ossia che le piante non appartengono al regno vegetale, visto che sanguinano e hanno vasi sanguigni. Anzi, è proprio Tex a suggerire a El Morisco che tali organismi potrebbero provenire dal meteorite - quindi non essere terrestri - che è caduto poco tempo prima.] A me sembra di ricordare che il Tex di GLB e Galep fosse questo, non proprio un normale uomo del West...
  17. Sfogliando la vecchia storia “Un mondo perduto” ho notato una finezza di Boselli: la vicenda inizia con Gros-Jean che mostra a Tex una fibbia d’oro ritrovata in un crepaccio su cui è inciso un essere strano dalla testa simile a quella di una mosca, un essere con di fianco due figure che sembrano adorarlo, o qualcosa di simile. La stessa immagine ricomparirà poco più avanti sulla punta della lancia scagliata dai Ghundar. Al lettore sembra un’anticipazione di ciò che si nasconde sul monte Rainer, invece di quell’incisone non sapremo più niente e non vi si farà più cenno nel corso della storia. Boselli invece se n’è ricordato nei “Demoni dei ghiacci” e l’ha ripresa per raffigurare l’alieno volante, immaginando che “la testa da mosca” sia in realtà un casco che nasconde le fattezze da rettile. Insomma la fibbia inventata da GLB, e poi dimenticata, è stata ripresa da Boselli, per fortuna senza spiegazionismi che sarebbero risultati ridicoli tipo: “Quell’essere volante mi ricorda qualcosa… ah sì, la fibbia che mi mostrò Gros-Jean nell’avventura precedente”. In generale la cosa più apprezzabile del terzo albo è proprio quella di aver evitato le troppe spiegazioni sugli extraterrestri e i loro poteri, lasciando al lettore la capacità di fantasticare un po’ (cosa che molti sembrano aver perso): “vengono dalle stelle e vogliono tornarci”, è più che sufficiente come informazione, così come sono sufficienti le sobrie spiegazioni di Andreev sui loro poteri mentali. Bello il suo saluto a Tex prima di partire verso lo spazio profondo (p. 100): “Per me è solo l’inizio di una grande avventura… il sogno della mia vita: esplorare l’ignoto! Dunque non ti preoccupare per me, amico…” L’altro pregio di questo terzo albo è quello di condensare in 110 pagine numerose scene d’azione con un montaggio serrato, ben calibrato e con un ritmo anche piuttosto originale per Tex (ci si lamenta sempre del ritmo lento, poi appena c’è una rapida sequenza cinematografica non la si apprezza?): da quando vengono travolti dalla valanga e si ritrovano tutti e quattro separati, inizia una serie di brevi scene, che vanno da p. 33 in poi, in cui si alternano i 4 pards alle prese ognuno con avversari diversi. Ogni scena si interrompe sul più bello, creando attesa e curiosità nel lettore, come in certi thriller che seguono più vicende contemporaneamente con stacchi veloci. Sono pienamente d'accordo. Il finale, nonostante tutta la storia sia stata cupa, non è negativo, lascia spazio a un sorriso, contrariamente al triste finale di "Un mondo perduto". Sfogliando in questi giorni la vecchia storia di GLB – sfogliando, non leggendo perché "Un mondo perduto" non mi è mai piaciuta – non posso che confermare il mio giudizio negativo. La storia non solo ha un soggetto esile e una sceneggiatura sbrigativa e spesso superficiale, ma ha evidenti lacune narrative: nella prima parte per esempio compare un “razzo” verde che si ferma in mezzo al cielo. Cos’è? Un ufo? Sembrerebbe così, ma poi - un po’ come della fibbia d’oro - non se ne sa più niente (semplici esche per creare attese che non avranno seguito), così come non si capisce per esempio perché i lupi che dovrebbero essere “i guardiani del tempio” invece di fare appunto la guardia siano tenuti rinchiusi in una stanza nascosta da cui escono solo in seguito alla catastrofe finale. A mio parere “Un mondo perduto” non funzione né come storia di fantascienza/western, né come storia di Tex, visto che Tex non fa quasi niente per tutta la vicenda, se non dare due o tre pugni ai Ghundar e uccidere un lupo con una lancia: non è né decisivo né lo si ricorda per qualcosa in particolare. Anzi, parlando all'inizio con Gros-Jean in un saloon non si accorge di essere ascoltato da malintenzionati in cerca di oro (un anticipo degli origlioni tipici di altri sceneggiatori?), né durante la scalata del monte si accorge di essere seguito da loro; Tiger, per inciso, provoca, scivolando involontariamente, la morte del capitano Olden; i pards poi si fanno catturare con molta facilità e piuttosto ingenuamente dai Ghundar (con una rete) senza che nessuno riesca a sparare nemmeno un colpo; successivamente riescono a fuggire in modo ancora più sbrigativo e senza alcun merito, solo grazie a una ragazza klamath che li libera e che loro, tra l’altro, non sapranno proteggere visto che morirà precipitando dal ponte di pietra (di solito nelle fughe gli eroi si preoccupano di aiutare i più deboli, perché non rimangano indietro, qui invece no, la ragazza resta in coda, impaurita, e nessuno dei pards se ne accorge se non quando è ormai troppo tardi). Anche Gros-Jean non combina niente di buono per tutto il tempo se non tirare una lancia, sbagliare la mira e colpire i macchinari provocando la distruzione e il terremoto successivo. Insomma, se consideriamo anche che il padre di Steiner, lo scienziato più pazzo e stereotipato del mondo, muore (sempre per colpa della lancia di Gros-Jean) e che delle ragazze klamath rapite (scopo principale del viaggio) non si sa più niente e nemmeno vengono più nominate da Tex (una delle pecche più gravi della trama), direi che l’avventura è un fallimento totale: i Nostri non salvano nessuno, non sono decisivi, non capiscono bene neanche cosa hanno visto. Infatti, nell’ultima vignetta Tex non può far altro che ringraziare il cielo di averla scampata e ricordare mestamente le persone morte durante il viaggio. E dire: “Non sempre le ciambelle escono col buco”. In effetti…
  18. Terzo albo che non delude e chiude nel migliore dei modi questa eccellente tripla fantascientifica. Il rischio di riprendere la vecchia storia di GLB per farne un seguito era notevole, e devo ammettere che anch'io avevo qualche pregiudizio iniziale, soprattutto perché western e fantascienza non vanno molto bene assieme, ma il risultato finale, a mio parere, è andato al di là delle più rosee aspettative. Il terzo albo, tutto azione, adrenalina e sapienti montaggi alternati tra i vari pards che agiscono separatamente, riesce in modo perfetto a tirare tutte le intricate fila, preparate con pazienza nei due albi precedenti. Tutto torna e scorre bene, i numerosi personaggi hanno ognuno un loro ruolo e si susseguono senza pestarsi i piedi a vicenda, i quattro pards divisi tra loro se la cavano egregiamente, la trama non ha forzature né spiegoni finali, per fortuna. Anche gli accenni all’alieno della "Valle della luna" sono fatti con molta discrezione. La vicenda riesce a mantenere il suo alone misterioso e una atmosfera gelido-orrorifica fino alla fine; l’elemento propriamente fantascientifico viene affrontato in modo esplicito solo nel finale e con intelligenza, evitando dialoghi che potevano risultare ridicoli e, grazie ai bellissimi disegni espressionisti di Bocci - precisi ma allo stesso tempo quasi astratti in certe scene - i macchinari e gli elementi alieni si armonizzano bene con gli anfratti delle caverne, le pareti della montagna, i paesaggi innevati. Numerose sono le tavole da antologia: ricordo solo la splash-page del secondo albo (p. 81), rarissima, se non quasi unica nelle storie texiane di Boselli; oppure i riti di purificazione sempre nel secondo albo o anche il finale con Tex in versione “Judok”. Insomma una riuscita storia di mistero e avventura, tra le migliori degli ultimi anni, con Bocci che si è meritato a pieno titolo il diritto a disegnare un Texone. Difetti? Mamie che appare solo nel primo albo e poteva fare un'altra comparsata simpatica anche nel secondo, invece che dilungarsi per es. su Holt e la sua scalcinata cricca in carcere. Infine un'osservazione: di solito parlando di Tex e fantascienza si fa riferimento sempre all'alieno misterioso della "Valle della luna" (n. 55-56), poi alle piante extraterrestri de "Il fiore della morte" (160-161-162) e a "Un mondo perduto" (282-283). Ma ci si dimentica spesso quella che invece è la primissima vera avventura SF di Tex "Il totem nel deserto" (n. 34-35) con lo scienziato pazzo Vindex che fa orrendi esperimenti genetici (di cui comparirà il seguito a strisce di Burattini quest'estate). Quindi, limitandosi alla serie regolare, questa di Boselli è di fatto la quinta storia di fantascienza di Tex. Un'avventura, secondo me, pienamente in linea con lo spirito originario di GLB.
  19. Ma guarda, in fatto di gusti personali io invece ho sempre preferito le storie con un ritmo sostenuto e uno stile narrativo "sintetico". Tanto per capirci, in fatto di fumetti western, "Ken Parker", "Storia del West", "Magico Vento", che in un solo albo ti raccontavano una storia complessa, con tanti cambi di scena e tanti personaggi, riuscendo a tratteggiarli bene pur con un numero di pagine relativamente ridotto (96 pagine). Altro fumetto che amo molto è il Dago di Robin Wood, anche lì una serie che fa della sintesi narrativa la sua cifra stilistica. Quindi sono d'accordissimo sulle critiche che in generale si fanno - e che ritornano molto spesso qui nel forum, anche in altri topic (per es. Zagor) -, sul fatto che oggi ci sia invece una tendenza a "sbrodolare", ad allungare storie che potrebbero benissimo essere raccontate in un numero di pagine minore, o per mancanza di idee o per incapacità di rivedere, "ripulire" e "comprimere" una vicenda. Al cinema non ne parliamo: alla fine di quasi ogni film a me capita di uscire dalla sala brontolando che è stato troppo lungo (di solito sulle due ore e mezzo, oppure tre) per quel poco che aveva da raccontare. Detto questo, ribadisco che a me questa storia non dà l'idea di "brodo allungato" o di mancanza d'idee. Certo, il ritmo è lento e certi dialoghi potevano essere un po' sforbiciati, ma questo è un altro discorso: non c'è nessuna scena o dialogo inutili (scritto tanto per arrivare in fondo alle 110 pagine), tutto serve a creare un'atmosfera di mistero e a delineare bene i personaggi senza svelare troppo le carte, per preparare le sorprese che avverranno nel terzo albo dove verranno tirate le fila e dove convergeranno tutti i personaggi finora visti (i Nostri, il geologo russo, Holt e i suoi uomini, i due salish del primo numero, le visioni dei riti di purificazione, i misteriosi e.t., ecc.). Che sia così lo si capisce anche dalle tavole in anteprima del prossimo albo sul sito Bonelli. Che poi funzioni, lo scopriremo fra una settimana circa. Insomma, Boselli poteva iniziare la scalata del Monte Rainer già nel primo albo e fare un sacco di scene d'azione, ma ha scelto invece un tipo di narrazione diversa, più "avvolgente" e lenta. Che non è - a mio modesto parere - un allungamento del brodo. Che poi tu la pensi diversamente, ok, ma perdonami, non c'era bisogno di citare altri forumisti per avallare le tue opinioni. In ogni storia c'è sempre qualcuno che pensa sia un capolavoro e altri che invece la ritengono insufficiente, ma nei giudizi non è che si va a maggioranza... A me non pare "un errore grossolano": di solito si usa "con la", è vero, ma va bene anche "colla", non è sbagliato, solo meno usato...
  20. Il ritmo narrativo dilatato e il "brodo allungato" sono due concetti diversi. In questa storia, e in generale nelle storie di Boselli, non c'è nessun allungamento di brodo, e se partecipasse ancora al forum probabilmente Borden si incavolerebbe di brutto per questa critica , perché allungare il brodo vuol dire avere poche idee e quelle poche diluirle con scene inutili e ripetitive (es. sparatorie che durano trenta pagine con tanti bang bang noiosi, vedi certi albi di Faraci), che di fatto sono una presa in giro del lettore. Al contrario la critica classica fatta da alcuni a Boselli è sempre stata che riempie le storie con troppi personaggi, troppe sottotrame, troppe informazioni, ecc., che per alcuni sono difetti, per altri pregi (dipende da storia a storia), ma in ogni caso non sono certo brodo allungato e insipido, anzi sono un minestrone bello ricco... In questa storia del Monte Rainer (che tra l'altro mi sembra tu non abbia letto) il ritmo è lento e finora non c'è stata moltissima azione, ma di cose ne sono successe tante, quindi non c'entra niente con l'allungare il brodo. Sarebbe come dire - per fare un paragone con un altro stile - che in Mister No Sergio Bonelli, che dilatava molte sequenze con lunghissimi dialoghi, digressioni, scenette divertenti, siparietti, filippiche di Mister No, ecc. ecc. facesse così perché non aveva idee e non sapeva coinvolgere il lettore. Le digressioni, le scene al bar con gli amici, ecc. fanno parte della storia. Si tratta di stili narrativi, di modi di raccontare diversi che possono piacere o meno ma che non si può liquidare come un modo per riempire delle pagine in qualche modo. Anche qui è solo una questione di stili diversi e personali. Pure io preferisco i disegnatori "sintetici", che con pochi tratti delineano una figura, ma è solo un gusto mio personale, il mondo del fumetto è bello perché e vario, e ci sono anche i disegnatori iperdettagliati che sanno esprimersi alla grande con il loro particolare stile. Su Tex basta ricordare il bravissimo Aldo Capitanio, che riempiva le tavole di dettagli. E allora? Lui disegnava così. E Bocci a modo suo. Tornando alla storia, non farei troppi paragoni con quella di GLB. La storia di GLB appartiene al suo ultimo periodo, che - con tutto il rispetto - è quello che ha prodotto quasi esclusivamente storie brevi, poco articolate, con poca fantasia, con sceneggiature traballanti, e così via. Si sa, sono cose note, ormai GLB era al tramonto, aveva problemi di salute, non aveva più idee. "Il mondo perduto" è una delle sue peggiori, con scene affrettate, dialoghi stereotipati, snodi narrativi elementari, personaggi non approfonditi, situazioni naif, un finale piuttosto banale e tirato via. E poi ogni avventura fa storia a sé: se GLB ci ha messo cinquanta pagine per far iniziare la scalata del Monte Rainer, Boselli dovrebbe fare altrettanto? Anch'io amo storie con più azione, ma la scelta finora è stata diversa, quella di coinvolgere il lettore creando mistero, attesa, e definendo con precisione tutti i personaggi e il contesto attorno a loro: ora tutto dipende da come sarà il terzo albo, se sarà un albo spettacolare, pieno di sorprese e di situazioni drammatiche e se tutto ciò che abbiamo letto finora sarà servito per meglio preparare, comprendere e gustare il gran finale, oppure invece no. Be', sì, ci sono similitudini, ma è normale visto che vuol essere un seguito, no? Resta il fatto che se ci sono similitudini sono molto di più le differenze (e i personaggi nuovi) e non si può certo dire che la storia sia la stessa. E' come dire di due storie: ci sono gli Apaches, ci sono dei ribelli, ci sono i soldati, ci sono ranch saccheggiati, ci sono dei trafficanti di armi che fanno una brutta fine, ci sono agguati, c'è l'Arizona, c'è Tex con un pard, quindi le storie sono quasi uguali. Eh no, una è "Apache Kid" e l'altra è "Sulla pista di Fort Apache".
  21. Per i disegni questo è secondo me tra i migliori Texoni (insieme a quelli di Magnus, Frisenda, Carnevale, ecc.). La sceneggiatura - come hanno detto in tanti - non è all'altezza del personaggio (Capitan Jack) né dei disegni, ma permette comunque a Enrique Breccia di esprimersi al massimo. Soprattutto nelle scene tra i "Lava Beds", molto surreali. Ma anche le scene nella foresta sono altrettante suggestive, soprattutto quelle notturne (o con animali): Poi due vignette con un Tex convincente:
  22. Uno dei migliori Texoni di Nizzi, diverso dal suo stile più abituale visto che qui non vi è commedia ma pura tragedia, una romantica nera tragedia di amore e morte, con un Tex non "centrale" ma un po' defilato (alla Boselli), e un antagonista negativo e maledetto che va incontro al suo inevitabile destino di morte trascinando con sé il suo amico d'infanzia e la ragazza che un tempo amava. Forse la storia più cupa di Nizzi (che di finali amari ne ha fatti molti) in cui tutti e tre i veri protagonisti (Jesus, Sheewa e Nat) alla fine muoiono e "sono solo delle croci disseminate lungo questo fiume", come dice lo stesso Tex nell'ultima vignetta. Un Tex che non viene sconfitto e non commette errori, ma che non riesce a salvare nessuno, anche lui incapace di opporsi al tragico destino che aleggia fin dall'inizio su Jesus Zane e su chi gli sta vicino. Sheewa lo dice in punto di morte: "Jesus... tu hai sempre odiato la felicità... tu sei nato per spargere dolore..." Viene in mente la vignetta di Jesuit Joe di Pratt a cui questa storia è dichiaratamente ispirata: Frediani ne parla nell'introduzione, citando anche gli altri riferimenti di Nizzi: "Wheeling" di Pratt, i romanzi di Zane Grey e Lewis Wetzel, spietato uccisore di indiani realmente esistito (Nizzi lo trasforma in un uccisore di bianchi). Una delle storie più avvincenti di Nizzi, con molta suspense e niente sentimentalismo: Jesus Zane rimane un "vero demonio" fino all'ultimo, congelato nell'odio e incapace di provare la minima empatia verso nessuno (il suo amore per Sheewa è illusorio, ormai Jesus spera solo di essere amato da lei, visto che ora lui non riesce più a provare alcun sentimento). Come gli dice ancora lucidamente Sheewa, i giorni in cui loro due si incontravano di nascosto sulle rive del fiume "sono solo un ricordo... un ricordo che tu hai voluto distruggere". Tra i Texoni di Nizzi il mio preferito è "La grande rapina", ma anche questo è ottimo, grazie anche agli splendidi disegni di Goran Parlov.
  23. Recuperata questa storia che non avevo mai letto prima e che mi è sembrata addirittura una delle migliori pubblicate sugli Almanacchi, insieme a “Bad River”, “La legge del deserto”, “Eroe per caso” e “La ballata di Zeke Colter”. Originale l’inizio con l’assalto dei pards raccontato dal punto di vista dei banditi, ben caratterizzata la banda di fuorilegge con un loro codice d’onore, azzeccati anche gli altri comprimari, dal padrone delle miniere allo sceriffo, ai simpatici personaggi femminili che vivacizzano la cittadina mineraria di Clifton. Un buon ritmo, dei bei dialoghi asciutti e i disegni sempre eccelsi di Gomez fanno il resto, e regalano una storia classica che si legge con lo stesso piacere con cui si rivedono i vecchi film western anni ’50-’60, dove spesso nel finale veniva concessa, come qui, una seconda possibilità ai delinquenti non incalliti, una occasione per rifarsi una nuova vita. E a chi si lamenta nei commenti che preferirebbe invece dei cattivi-cattivi senza tante sfumature, si potrebbe ribattere che in questa storia non mancano proprio: sono gli Apaches! Qui semplici nemici crudeli e sanguinari da cui difendersi e basta. Semmai si può considerare che l'alleanza tra fuorilegge e pards contro di loro sia abbastanza prevedibile, ma nonostante questo il finale non risulta affatto meno convincente. Oggi Gomez, dopo parecchi anni di assenza, è tornato a disegnare Tex ed è una grandissima fortuna.
  24. Non sono né Nizzi con “La locanda dei fantasmi”, né Medda con “Orrore” ad aver introdotto per primi il tema del serial killer o il thriller psicologico in Tex, ma GLBonelli in persona con questa storia del tagliatore di teste ossessionato dalla “voce misteriosa”, che nelle notti più oscure gli ordina di uccidere, nella “valle della paura”. Un personaggio che è sempre piaciuto a Sergio Bonelli (non è un caso che il primo cartonato in assoluto da libreria, “Il mio nome è Tex” del 1975, conteneva proprio questa avventura), e chissà probabilmente anche Sclavi l’ha apprezzata, visto che in fondo il suo Peter Wolfe/Ananga di Mister No ha qualche punto di contatto con il Juan Barrera di questa storia, entrambi non dei "semplici" assassini seriali ma delle vere e proprie incarnazioni primitive del Male, “createsi” entrambe nella giungla più profonda. In Ananga si dice che “la foresta ha mille volti, mille voci, mille occhi, mille colori, ha mille vite, ma un solo spirito, Ananga!”, ed è perdendosi nella foresta amazzonica che Peter Wolfe è diventato Ananga, lo spirito del Male. Qui Juan Barrera, nel dialogo più bello della storia, alla figlia Miranda che gli chiede quando finirà tutto questo orrore, risponde: “Quando la “voce” non si farà più sentire nel buio delle notti.” “Non ascoltare più quella “voce”, papà, provaci”, supplica la figlia. “Non posso! Essa ha cominciato a parlarmi da quella lunga notte di morte, laggiù nella grande foresta [del Borneo], e io non posso ignorare i suoi ordini… Più le notti sono buie e più la “voce” acquista forza fino a diventare un urlo tremendo… e allora, per farla tacere, devo lasciare che il nero giustiziere corra nelle tenebre in ceca di nuovi doni per la dea della morte!”. La follia ancestrale di Barrera è resa ancora più drammatica ed enigmatica dalla presenza dell’inquietante meticcia Mayumba, la ragazza che è quasi la sacerdotessa di questi suoi selvaggi riti sanguinari. Mayumba prima lo salva dai Dayaki, cercando di proteggerlo in tutti i modi, poi ne asseconda la pazzia, accettandola come inevitabile e giusta: come afferma la figlia “erano due corpi e un’anima sola”. E infatti, a un certo punto, la meticcia dice: “Se Mayumba muore tutto muore. È scritto nel libro degli dei. Tu vuoi morire, padrone?” “Quien sabe?”, risponde Barrera. (Bellissimi questi dialoghi evocativi dove non si spiega sempre tutto, ma si lascia molto all'interpretazione del lettore...) Il mistero dello scimmione alla fine viene risolto da Tex, ma resta l'enigma di come la vittima di una violenza possa a un certo punto diventare lui stesso carnefice infliggendo agli altri quello che ha subito. E resta anche nell’ultima striscia la comprensione di Tex, che dice a Miranda, lasciandola andare: “avete commesso anche voi delle colpe imperdonabili… ma la pietà degli uomini è grande.”
  25. Secondo albo che nel complesso mi è piaciuto, anche se a dir la verità mi aspettavo qualcosina in più. Il primo albo aveva posto delle ottime basi per una storia misteriosa e avvincente, il secondo mantiene la stessa meravigliosa atmosfera e il fascino del mistero che circonda tutta la vicenda (grazie anche a un superlativo Bocci, il disegnatore giusto al momento giusto); la curiosità del lettore è alta, ma le scene d’azione latitano, ed è da questo punto di vista che ci si poteva attendere qualcosa in più. La storia fa prima un passo avanti, poi uno indietro. La prima parte è la migliore (i riti sciamanici nel villaggio dei Salish sono davvero ben resi), poi però i Nostri tornano in città e la tensione e l'interesse si abbassano: lo scontro con Holt non appassiona più di tanto (vista anche la scarsa caratura dell’antagonista), e le nuove discussioni con il geologo russo rallentano ulteriormente il ritmo. Forse ci voleva una bella scena d’azione nella foresta, magari un assalto dei lupi (che invece vediamo solamente nel finale), un aggressione misteriosa ai pards o qualche altra buona idea narrativa che movimentasse la parte centrale. Invece a un certo punto sembra di tornare un po’ indietro, alla situazione del primo albo, con le scaramucce con la banda di Holt (era proprio necessario farlo entrare in prigione per poi farlo uscire poco dopo?) e con lui che manda due dei suoi uomini a seguire di nascosto Tex e gli altri. Da notare che Mamie quasi sparisce (solo una vignetta o due di sfuggita), mentre concordo con chi ha detto che Carson è un po’ troppo lamentoso. Comunque, nel complesso, la storia si mantiene ad alti livelli e il verdetto finale (se sarà vera gloria o no), dipenderà, come sempre, dal terzo e ultimo capitolo.
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