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TWF - Tex Willer Forum

Poe

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Everything posted by Poe

  1. Il mio giudizio su questa storia è che Nizzi aveva sicuramente la grande capacità di imitare (quando voleva) lo stile di altri sceneggiatori, soprattutto quando scriveva Texoni, dove cercava di adattarsi al disegnatore di turno e al tipo di storie che questi era solito affrontare, che fosse Kubert, Bernet, Ortiz o Magnus. In questo caso, dovendo sceneggiare una storia per Ivo Milazzo, decide di rifarsi allo stile di Ken Parker, pur con un ritmo più blando e un montaggio delle scene meno veloce rispetto all’originale; l’attenzione alla psicologia e all’umanità dei personaggi, così come ai rapporti economici e sociali, però, sono quelli tipici delle storie del biondo scout. Già 5 anni prima, con “La ballata di Zeke Colter” Nizzi aveva “berardeggiato”, giocando con i paesaggi delle foreste innevate, coi silenzi dei bivacchi notturni, con i dialoghi del protagonista col suo cavallo, e con comprimari fortemente realistici e poco idealizzati. Qui, nel Texone, fin dalle prime scene ogni vignetta vuole mettere in luce la condizione e il ruolo sociale dei singoli personaggi, sottolineando i prezzi delle merci, i debiti contratti, gli interessi economici di ognuno, la diversità di mentalità affaristica tra Mac Lean padre e il figlio senza scrupoli, e così via. Anche alcuni quadretti familiari e molti dialoghi che vogliono rendere la quotidianità ricalcano lo stile narrativo di Ken Parker (quando, per esempio, il dottore si sofferma sullo sciroppo per la tosse, o la madre del minatore si lamenta col figlio che ci si alza da tavola dopo aver finito di mangiare: tutti dialoghi realistici e quotidiani, insoliti per Tex). Allo stesso modo i due colpi di scena finali, da melodramma familiare (il quasi incesto, e il padre contro il figlio) sono espedienti che Berardi usa spesso nelle sue storie (un esempio tra i tanti "Casa dolce casa"). Però, secondo me, nonostante gli spunti e le influenze altrui, questo Texone, come la “Ballata di Zeke Colter”, non appare un albo derivativo, o un semplice esercizio di stile, ma una storia che Nizzi riesce a far sua, cercando di far immedesimare il lettore nei personaggi (come nel Texone di Parlov, e contrariamente invece a quello di Brindisi, secondo me abbastanza farlocco - a prescindere dal plagio prattiano). E la riprova è che anche Milazzo qui dà il meglio di sé (non l’avrebbe fatto con una sceneggiatura mediocre), realizzando una prova splendida. La prima parte è forse quella che sa un po’ troppo di già visto e prevedibile (Kit Willer accusato ingiustamente da tirar fuori di cella, tra l’altro fin troppo remissivo rispetto al Kit di GLB e di Boselli) ma i bei dialoghi comunque la ravvivano; nella seconda parte le scene d’azione, i divertenti personaggi secondari (come l’infermiera e Benny), il mondo dei minatori, la loro comunità, a cui Tex si rivolge in belle scene di massa, risultano a mio parere riusciti. Nel complesso, storia da 8.
  2. Dico solo un paio di cose su questa storia. In una società di forti conflitti sociali, tra interessi economici contrapposti, dove la Legge è una farsa (il processo a Kit Willer) al servizio dei potenti, tutti (senza eccezione) in questa storia agiscono al di fuori delle regole, compresi Tex e i pards, che non si fanno nessuno scrupolo a far saltare con la dinamite ogni ostacolo, a liberare Kit dal carcere a colpi di pistola e ad affrontare a viso aperto i potenti locali per difendere i minatori, così che il Tex di questo speciale - che imita lo stile narrativo e la filosofia di Ken Parker -, finisce per risultare perfettamente glbonelliano, nel suo desiderio di giustizia per i più deboli, anche contro la legge. Tex qui agisce come ha sempre fatto: dovendo affrontare un pericoloso assedio prende la saggia decisione (tipicamente western, adottata spesso anche dagli indiani) di allontanare le donne, visto che il villaggio dei minatori non è assolutamente un luogo inespugnabile, questa cosa non è scritta da nessuna parte, anzi al contrario viene detto ben due volte (fidatevi, c'è scritto!) che ci sono varie vie d’accesso al villaggio e gli assedianti, dopo aver subito la prima batosta, stanno già pensando di prendere una strada secondaria per aggirare i minatori di notte. Il luogo dove vengono nascoste le donne, inoltre, non è scelto da Tex, ma dai minatori stessi e solo la sfortuna lo fa scoprire dagli avversari. Tex quindi non ha nessuna responsabilità. E se anche l’avesse, non farebbe di lui un idiota ma un eroe che non sempre è perfetto, come il Tex di Glbonelli (anche il Tex di Glb sbagliava a volte le strategie). E comunque qui Tex non sbaglia nulla. Qui Nizzi non ha nessuna intenzione di ridicolizzare Tex (come fa invece in altre storie), semplicemente cerca di rendere il finale appassionante mettendo i Nostri in difficoltà (con le donne prese in ostaggio) e contemporaneamente creando il colpo di scena melodrammatico del padre Mac Lean che arriva e uccide il figlio indegno. L’ unica pecca che in effetti ci trovo è la vignetta sopra postata, quando Tex dice: “Quel gran bastardo ha avuto la meglio… ci ha battuti in maniera sporca, ma ci ha battuti”. Ecco: questa frase Nizzi se la poteva risparmiare, era meglio qualcosa del tipo “ci hanno incastrato, ma non tutto è perduto” o simili, anche perché nelle scene successive i pards non sembrano affatto così arrendevoli, visto che non si slacciano i cinturoni (come purtroppo in altre storie nizziane) e anzi tengono le armi ben in pugno, come a voler contrattaccare non appena possibile, non appena le donne siano al sicuro. Però, concludendo, a parte questo difetto secondo me veniale, i Nostri alla fine ne escono bene e sinceramente, considerando il Texone nel suo complesso (e a prescindere dall’apprezzamento che si ha o meno della storia), non si può certo dire che Tex qui faccia brutte figure o non sia il vero Tex.
  3. Ma guarda, per coincidenza, anch'io sto riprendendo in mano vecchi Texoni che non leggevo da anni, io ce li ho tutti (contrariamente ai Maxi, Color e Magazine) e mi sono sempre particolarmente piaciuti, per cui li rileggo spesso volentieri, anche quelli meno riusciti (se non altro per i disegni!). Mi piace anche il formato, il bianco e nero, la carta, le introduzioni con le interviste... E ogni tanto poi mi capita di rivalutarne qualcuno, come di recente con "Piombo rovente". Penso che prossimamente mi rileggerò "Sangue sul Colorado", "I pionieri" e "Il prezzo della vendetta", che ho un po' dimenticato. Da quel che mi ricordo, invece, i peggiori per me sono stati: "Mercanti di schiavi", "Ombre nella notte", "I predatori del deserto".
  4. Tranquillo, Leo, avevo già letto qualche giorno fa il tuo commento - sempre interessante - e prima ancora tutta la lunga e accesa discussione che c'era stata anni fa tra Boselli e due forumisti particolarmente polemici e ben poco diplomatici (eufemismo). Certo che Borden ne ha dovuto avere di pazienza a suo tempo! Nel tuo caso, le obiezioni che avanzi sono legittime, ma in un certo senso ti sei già dato la risposta da solo. E' poco credibile che Finnegan accetti il figlio di Tex nel suo gruppo di rangers "speciali"? Secondo me ci può stare. Come dici anche tu: se Kit è sincero, per Finnegan è un buon acquisto; se è una spia, lo fa tenere d'occhio e lo elimina. Certo è un rischio per Finnegan, ma per un uomo come lui, sicuro di sé e abituato a non avere avversari, è anche una sfida che pensa di poter vincere (in fondo loro sono tanti e Kit è da solo). Semmai è più legittima la critica opposta, che qualcuno ha fatto: non è che Tex sta facendo correre un rischio troppo grosso a Kit, nell'infiltrarlo? Ed era necessario, visto che poi alla fine Kit non è che sia poi così utile per sgominare i rangers "deviati"? Ma, insomma, secondo me questo rientra sempre nel carattere "spericolato" dei Nostri, e per quanto mi riguarda, non ci ho visto nulla da eccepire, se non il fatto - come ho scritto sopra - che sarebbe stato meglio un finale con Kit più protagonista, visto che fino a quel momento era stato lui il fulcro della storia. Per quanto riguardo il massacro dei greasers al ranch invece non sono proprio d'accordo col tuo giudizio: Il personaggio di Finnegan è così: in lui "c'erano delle buone qualità" (lo dice Tex nel finale) ma alla fine il suo odio verso i Comanche e il suo razzismo (l'atteggiamento sprezzante che ha sempre verso i messicani) hanno il sopravvento, e i suoi metodi diventano via via sempre più brutali e al di fuori della legge, da padreterno violento che non sopporta regole e ostacoli (ma anche vigliacco nel finale). A me ha ricordato film (o telefilm) polizieschi con poliziotti in gamba che poi per un lutto subito, o per qualche altro motivo, si trasformano un po' alla volta in carognoni che se la prendono con i più deboli e sfogano la loro rabbia sui delinquenti, agendo sempre più al di fuori della legge. Insomma, poliziotti che perdono per strada il senso del loro mestiere corrompendosi per violenza o per soldi. Il massacro dei greasers io l'ho visto come uno sfogo violento e razzista contro i messicani: lo sparo accidentale è solo il pretesto per quello che già prima i rangers di Finnegan volevano fare, divertirsi ammazzando qualche messicano. Poi la dinamica della sparatoria, il buio fitto, il caos, ecc. ha fatto sì che diventasse un eccidio anche di donne e bambini in cui non vien risparmiato nessuno. Per me ci sta nell'ottica di un gruppo senza ormai più freni... Insomma, a me è piaciuto molto, non un capolavoro ma un gran bel Texone! Grazie ovviamente anche a Majo!
  5. Per me un ottimo Texone. Innanzitutto per i magnifici disegni di Majo, uno che sa come far recitare i personaggi, renderli espressivi e realistici, e allo stesso tempo creare suggestive atmosfere western, che sia il polveroso deserto del sudovest o gli interni dettagliati della cittadina texana di Austin. Le scene migliori realizzate da Majo: la finta scazzottata dei due Kit, il successivo dialogo notturno tra loro due in albergo, la rievocazione dello storico massacro di San Antonio subito dai Comanche. Originale e interessante, poi, il soggetto: un gruppo di rangers “deviati” e Kit Willer che si infiltra tra loro, mostrando disagio per dover spiare uomini che ammira e allo stesso tempo manifestando la voglia di nuove esperienze lontano dal padre e dal “padrino” Carson. Ai rangers dice: “Adesso, per la prima volta in vita mia, posso dire di essere del tutto libero e indipendente, senza legami familiari”. Sta recitando una parte, ma in fondo in fondo è probabile che sia quello che sente, in mezzo a quel clima cameratesco che lo attira. Belle tutte le scene in cui Kit Willer compare ed è un peccato che nel finale un po’ sparisca. Secondo me doveva essere lui e non Tiger, nelle ultime pagine, a dare manforte a Tex contro Finnegan, chiudendo il cerchio narrativo con la sua definitiva presa di distanza da colui che l’aveva in precedenza “affascinato”, magari con qualche suo commento significativo. Resta comunque, questa storia, una delle migliori del giovane Kit, insieme alle sue prime di GLB, a “Il solitario del West” di Nolitta e ad altre di Boselli. (Anche Carson, seppur in secondo piano, è da antologia). L’albo è denso di personaggi ben delineati e di dialoghi necessari, utili per la comprensione della vicenda, del contesto e dei vari caratteri, in una storia corale in cui spiccano Milton Faver e Robledo, ma anche tanti altri comprimari minori. (Poco presenti invece i Comanche, ma ci sarebbero volute più pagine...) Sempre nel finale (che poteva essere più spettacolare) non mi è piaciuto il “buonismo” di Faver verso l’antico nemico Robledo, rapitore di ragazze e assassino, anche perché prima è proprio Faver a rimproverare Tex per non aver impiccato Torres il comanchero (un pesce piccolo). Capisco che questo sia un atteggiamento tipico di molti duri e rudi uomini del West visto in tanti film (che prima si combattono, si odiano e si detestano, poi, in circostanze diverse, quasi quasi simpatizzano allegramente), ma a me - come qui - non ha mai convinto più di tanto. Questo Texone, sia per i disegni che per la trama, risulta più realistico del solito. In ogni pagina si respira l’atmosfera del vecchio West, e tutti e quattro i pards agiscono in un contesto ben preciso che ricorda pellicole famose, anche se nessuna in particolare. Si vede persino il giovane Kit appartarsi con una ragazza del saloon (bella scena). I volti dei greasers e degli indiani, poi, sembrano ritratti dal vero, i visi mostrano spesso stanchezza, vecchiaia, trascuratezza, le donne rapite non hanno nulla di affascinante, anzi rivelano tutta la miseria della loro condizione. Nell'intervista iniziale Majo rivela che avrebbe voluto disegnare Ken Parker e Magico Vento (prima che la Star Comics e poi Boselli lo indirizzassero altrove): sicuramente sarebbe stato molto adatto ad entrambe le serie.
  6. I disegni di questo Texone secondo me sono sempre stati sottovalutati. Il tratto pulito, incisivo ed elegante di Zaniboni, le sue inquadrature che alternano sapientemente primi piani, campi lunghi e vedute dall’alto, i contrasti netti tra bianchi e neri (che a me ogni tanto hanno ricordato Attilio Micheluzzi), riescono a imprimere una grande vitalità ai personaggi e alla storia, e a raccontarla nel modo più efficace. Non a caso nell’intervista introduttiva Zaniboni dichiara di essere cresciuto con disegnatori come Caniff, Neal Adams e Toth, maestri indiscussi della sintesi e dell’essenzialità. E come loro Zaniboni dà vita a personaggi i cui visi, privi di linee superflue, risultano espressivi e ben caratterizzati, in particolare nelle scene comiche (vedi Miss Darling e Carson), ma non solo, con scene dinamiche e fluide e inquadrature cinematografiche molto adatte a questo western quasi totalmente urbano. Secondo me, una grande prova d’autore di Zaniboni, equilibrata, originale e allo stesso tempo rispettosa del Tex tradizionale, seppur personale; una prova anche migliore di quelle di altri celebrati disegnatori che si sono cimentati coi Texoni (per esempio, per me migliore di quella di Giolitti, troppo caricaturale in certe scene, a mio parere). L’unico problema di questa storia è il soggetto classicissimo, stravisto e troppo lineare; però la sceneggiatura è brillante e priva di buchi logici, gaffe o brutte figure dei pards, che anzi agiscono in perfetta sintonia tra loro (ognuno col suo ruolo) come raramente capita a Nizzi. I toni da commedia non sono eccessivi, come invece in altri casi, si sorride dei personaggi buffi della tipica cittadina western, ma non si sorride di Tex che - per fortuna - fa un figurone dall’inizio alla fine. L’ironia insomma è ben dosata e alternata con l’azione, e anche i siparietti come quello del bordello, oltre che divertenti, sono ben inseriti nella storia. Tutta la vicenda ha un buon ritmo. Miracolosamente non ci sono neanche origliate! Le sequenze migliori sono quelle notturne, in questa cittadina deserta e claustrofobica in cui (mentre i cittadini se ne stanno vigliaccamente in casa) si muovono agili e furtivi i pards, e che Zaniboni ritrae con una maestria che ricorda un po’ quella di Font nel creare atmosfere con pochi elementi necessari, con un tratto molto sintetico a cui Zaniboni aggiunge un sapiente gioco di luci e ombre nettamente demarcate, spesso con sfondi neri. Insomma, nel complesso: storia 7; disegni 8,5
  7. Mmm... non mi hai convinto. Tu in realtà il giudizio l'hai già dato dicendo che ti sembra una storia in cui Tex è superfluo. L'hai scritto tu: E poi aggiungi: "mi sa che davvero ormai è chiarissimo che a Ruju di sceneggiare Tex non ne ha nessuna voglia, si è stufato, va a macchinetta e trova più interessanti le storie dei comprimari (che spesso, come qui, diventano i veri protagonisti)" E quando io ti replico che in questo primo albo ci sono due linee narrative (del tenente e di Tex con Carson) ENTRAMBE IMPORTANTI ed entrambe interessanti (non mi dire che in questo albo Tex e Carson non contano niente!) tu mi rispondi con un esempio inventato simil-nizziano che non c'entra niente con questa storia: Ruju - perché si sta parlando di Ruju - non ha mai scritto storie neanche lontanamente simili, e certo non è così questo primo albo in cui Tex e Carson sono impegnati prima a inseguire e poi a scontrarsi con i contrabbandieri, poi a convincere l'unico superstite della banda a parlare, infine a scovare Boucher e il resto della banda scontrandosi ancora con loro, e contemporaneamente a trovare la pattuglia scomparsa nel bel mezzo di una tempesta di neve. Di patate e bistecche non si vede neanche l'ombra, se non un accenno di Carson al fatto che ha fame, di appena due vignette. Insomma a me pare che fili tutto liscio, in puro stile texiano. Poi il rischio che nel secondo albo la storia si trasformi in un bang bang con finale scontato è forte, ma aspettiamo, magari Ruju riesce a stupire... "Incubi" non piace a molti, ok, ma non è una storia di Dylan Dog (solo perché ci sono sogni dentro sogni dento sogni) è una storia alternativa di Zagor che ne riprende tutti gli elementi fondamentali con intelligenza, decostruendoli. Può non piacere, ma non è una storia raffazzonata, anzi, è un'operazione un po' come "Born Again" di Frank Miller (storia di Devil).
  8. Ma questa è la critica che i detrattori di Boselli gli hanno fatto per anni e anni (Nizzi compreso): cioè di dare più spazio ai comprimari che a Tex, di fare storie non "DI Tex" ma "CON Tex", formuletta ripetuta fino alla noia per screditare anche le sue storie più famose. Peccato che non sia così e che dare importanza ai comprimari non significhi automaticamente sminuire Tex. Le storie di Boselli sono "di Tex" e contemporaneamente anche "della banda degli Innocenti", "di Tex" e "del sergente Torrance", "di Tex" e "di Shane O'Donnell", ecc. ecc. Ed è questo il loro bello, che oltre a Tex abbiamo al suo fianco comprimari interessanti e non semplici sagome intercambiabili. In questo primo albo di Ruju ci sono due linee narrative: una di Tex e Carson e l'altra del tenente Lagarde, entrambe importanti. Nel secondo albo vedremo le due linee incrociarsi e probabilmente capiremo che senza Tex il tenente "scomparso" non combinerebbe niente... A parte il fatto che ancora dobbiamo leggere il secondo albo e questo mi sembra un giudizio quantomeno prematuro, ma storie così le faceva anche GLBonelli. "Diablero" non è forse una STORIA COMPLETA in cui grande importanza viene data ai due Diableri, a El Morisco e agli Apaches (le scene con più pathos sono tutte loro), eppure nessuno ha mai pensato di commentarla dicendo: "forse a GLB è venuta in mente una storia di Diableri e Apaches e poi ci ha ficcato a forza Tex", oppure "tutto sommato senza Tex "Diablero" funziona lo stesso, anzi quasi quasi funziona meglio". Qualche giorno fa mi sono riletto "Fuga nella notte" n. 90 e, sebbene Tex rivesta un ruolo centrale, nella prima metà dell'albo è pochissimo presente e, a conti fatti, le scene migliori e più drammatiche sono affidate a Kit e Tiger oppure agli avversari, non a lui. Ma va bene così, mica Tex può fare sempre tutto... Sugli indiani ha ragione Letizia: Poi gli indiani sicuramente li vedremo protagonisti nel secondo albo: Ruju verrà anche dal noir ma i western con gli indiani ha già dimostrato in altre storie di saperli fare. SPOLIER SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER La frase del tenente Lagarde "staremo insieme per sempre" fa presagire che la sua ragazza non lo stia aspettando, ma sia morta. Speriamo che il finale non sia troppo telefonato ma, visto che tra l'altro Ruju di solito non ama molto i lieto fine, temo che per il tenente non ci sia speranza... Vedremo...
  9. Io aggiungerei: n. 583-584 "Missouri" n. 585-586 "La grande sete" (di Manfredi) n. 601-602 "I giustizieri di Vegas" n. 613-614-615 "I sabotatori" n. 621-622 "Mezzosangue" (di Ruju) n. 637-638-639-640 "El supremo" n. 641-642 "Giovani assassini" n. 651-652-653 "Luna insanguinata" n. 668-669-670 "I rangers di Lost Valley" n. 678-679 "Jethro" n. 696-697-698-699 "L'ombra del Maestro" ecc. ecc.
  10. Finora non è stato così: se stai parlando della serie "Tex Willer" i riferimenti storici hanno arricchito la serie, non l'hanno certo "limitata", e Boselli non è mai stato creativo negli ultimi anni come in queste storie, che - tra quelle recenti - sono state tra le più gradite dai lettori: mi riferisco a "Pinkerton Lady", "Nella terra dei Seminoles", "Sull'Alto Missouri", "I guerriglieri di Juan Cortina", "Il passato di Cochise", o anche l'ultimo Texone, che è risultata la storia più votata del 2023 qui nel forum. La Storia con la S maiuscola di solito non limita la creatività degli sceneggiatori, anzi fornisce nuove idee, nuovi spunti, dà più spessore alle avventure e ai personaggi (vedi "Storia del West" o anche molti albi di "Magico Vento"). Anche perché poi tutti quanti gli autori si sono sempre presi grandi libertà quando occorre, come ha fatto notare giustamente Angelo1961 proprio in questa storia: Io, per dire, mi aspettavo che Querquer riuscisse a sfuggire e che sarebbe tornato più avanti, invece, sorpresa sorpresa muore qui per mano di Cochise... (E d'altra parte una storia non è mica basata solo sulla sorpresa se un personaggio morirà o no, perché altrimenti uno dovrebbe lamentarsi delle storie con Montales, Jim Brandon ed El Morisco che si sa già fin da subito che alla fine si salveranno, no? ) Se invece ti riferisci alla serie regolare, mi sembra che non ci sia stato nessun abuso della Storia o di paletti vari, Tex e i pards continuano a vivere le loro avventure, come sempre, in un West che è quello ormai canonico di GLB, ed anzi negli ultimi anni abbiamo visto un proliferare di storie fantastiche o insolite (nell'Artico, in Borneo, ecc.), più che "storiche". Non mi pare che Boselli si ponga tanti paletti cronologici quando gli viene un'idea buona: vedi per esempio il cartonato "Pearl", che dovrebbe essere ambientato nel 1899 (anno in cui rapinò la diligenza) e ai primi del Novecento. Eppure Tex e Carson sono sempre loro. Io personalmente non mi pongo nessun problema di cronologie o di incongruenze nelle date, anzi non me ne frega niente, ma vedere comparire ogni tanto personaggi realmente esistiti o riferimenti alla vera storia del West mi fa solo che piacere (come avveniva ogni tanto anche in "Ken Parker" o in "Magico Vento"). Poi - ovviamente - il giudizio dipende da storia a storia... In "Pinkerton Lady", per dire, la presenza di Lincoln è stato senz'altro un valore aggiunto ( e chi se ne frega se sapevi già che non poteva morire)...
  11. Buona storia di GLBonelli che si ricorda in particolare per tre scene: la prima è l’iniziale strage dei Navajos compiuta da cavalieri che nascondono il volto dietro maschere rituali indiane (scena che verrà ripresa anni dopo nell’incipit dell’albo “L’oro del Colorado”); la seconda è la fuga di Tiger Jack, in una delle sue performance migliori, che riesce a salvarsi dalla cattura degli Hopi, liberando nottetempo anche il giovane Kit; la terza è il finale, con l’agente indiano Corliss che cerca di scappare nel deserto dove troverà la morte nell'assurdo tentativo di recuperare gli smeraldi tra la sabbia (e qui Galep dà il meglio di sé, in tavole che rendono magnificamente l’aridità del deserto e la disperazione allucinata del fuggitivo, quasi un anticipo di simili sequenze de “Il giuramento”). Per il resto, la storia è avvincente nella prima parte, un po’ meno nella seconda, con Tex che lascia spazio anche agli altri personaggi, ritagliandosi uno spazio minore del solito (ma va bene così). Memorabile anche la misera figura che fanno qui gli Hopi. Popolo di miti pastori, si lasciano turlupinare dall’agente indiano bevendosi la storiella che gli smeraldi siano pietre magiche che porteranno grande prosperità a tutta la tribù. Così i pacifici Hopi si trasformano in poco tempo in lupi, diventano complici dei banditi, occupano alcune terre dei Navajos, tradiscono l’antica amicizia che li univa, dimenticano la riconoscenza che dovevano a Tex, sempre generoso con loro, e alla fine, quando le cose vanno male, vista la malaparata se ne escono con questo bel ragionamento: “Non è stato forse l’agente Corliss a convincere gli Hopi?… Non è stato forse Corliss a dire agli Hopi che avevano il diritto di occupare queste terre navajos?… Sua è stata la colpa e sua sia dunque la punizione”. Insomma, gli Hopi (dopo aver cercato di uccidere Tiger e Kit) declinano ogni responsabilità, mollano i complici, se la svignano ritornando a pascolare le loro greggi, in attesa che la collera di Aquila della notte si plachi. “E le pietre magiche?”, chiede qualcuno al capo Hopi. Beh, visto che le cose sono andate male: “la magia è finita”, è la risposta sbrigativa: “A suo tempo manderò un buon gregge di pecore quale segno di amicizia al popolo navajo...” Complimenti agli Hopi!
  12. Se metti "Oklahoma" primo, "Nueces Valley" secondo, e non inserisci in classifica "Nei territori del Nord Ovest", arriva primo "Oklahoma" per un soffio, e secondi a parimerito gli altri due. A questo punto, facciamo che sono tutti e tre primi a parimerito e via, così ci togliamo il pensiero!
  13. Dunque... a questo sondaggio hanno partecipato - almeno finora - 19 forumisti e il risultato, se non ho sbagliato i calcoli - ma non credo - è il seguente: Miglior Maxi di sempre: "Nei territori del Nord-Ovest" (Boselli/Font) Secondi a parimerito: "Nueces Valley" e "Oklahoma" Quarto posto: "Il cacciatore di fossili" Quinto: "L'oro del Sud" E anche secondo me questi cinque sono i Maxi migliori - al di là dell'ordine in cui metterli, che varia a seconda dei gusti. A questi io ne aggiungerei altri due che mi sono piaciuti: "Lungo i sentieri del West" e "Mississippi Ring". Anche "Il ponte della battaglia" di Ruju non sarebbe male, se non fosse per i disegni di Cossu, che proprio non digerisco (problema mio). "Nei territori del Nord-Ovest" vince di poco, ma è effettivamente una grandissima storia d'avventura, avvincente, emozionante, piena di atmosfera e di personaggi indimenticabili, Dawn e Goden Eye sopra tutti (e il miglior Jim Brandon mai visto). Una delle prove più convincenti di Font e di Boselli. Nessun momento di noia.
  14. Questa è una gran bella storia western di Nolitta, con un Tex in solitaria che si trova ad agire in incognito per sgominare ben due bande (di ladri d'argento e di spacciatori di whisky), in un'atmosfera crepuscolare da film western anni '70, con personaggi ambigui e ben caratterizzati, indiani abbruttiti dall'alcool, prostitute sfiorite, famiglie disfunzionali, delinquenti di mezza tacca, alcuni per necessità, altri per inclinazione o stupidità, un po' tutti "perdenti" in cerca di fortuna o di riscatto, oppure rassegnati al loro destino. (A me ha ricordato un po' come atmosfera e come varia umanità il film "I compari"). Un buon esempio di come si possa scrivere un Tex diverso dal solito ma rispettoso dell’originale, un giustiziere duro, di poche parole, più ombroso del solito, a tratti amareggiato per la miseria umana e sociale che lo circonda, ma comunque sempre deciso, determinato, "arrabbiato", astuto e comprensivo, simile a quello già visto ne “Il cowboy senza nome”, ancora di Nolitta, disegnato – non casualmente – da Nicolò. Anche lì c'era un bel personaggio di prostituta triste, come in questa storia Kate, la sfortunata e nostalgica ragazza bersagliata dal destino avverso ma ancora capace di tenerezza e coraggio. Così come l'indiano Wiyaka che nel finale riesce a trovare la forza e la dignità smarrite per ribellarsi a coloro che stanno distruggendo il suo popolo. C'è da dire che in quegli anni non era solo Nolitta a fare, ogni tanto, un Tex più amaro del solito, immerso in situazioni altamente drammatiche e pessimistiche, perché anche GLB scriveva in quel periodo storie come "Linciaggio", ben poco allegra, oppure la cupissima il "Marchio di Satana". Questo di Nolitta vuol essere un western d'autore, con un'anima, con situazioni e personaggi non banali, che ricordano le migliori pellicole del genere. Molto diverso, per esempio, dalle successive storie di Faraci, che al confronto sembrano più che altro telefilm senza tanto spessore.
  15. Quindi tu paragoni Galep a una marca di jeans, e ti accontenteresti di un Galep tarocco? Ti ha già risposto frank_one: se la composizione l'hai fatta tu quella NON è assolutamente una vignetta di Galep. Anzi, prendere i disegni di un autore che non c'è più e modificarli a piacimento, facendo credere che sia una sua storia, sarebbe, oltre che una truffa, una mancanza di rispetto verso Galep, non un omaggio. A meno che non lo dichiari: "storia con disegni di Galep riassemblati da tizio". Ma a quel punto a chi interessa? A me no di certo! Con tutto il rispetto per tizio. A parte che ci vorrebbe il consenso dell'autore, dai per scontato che la composizione di una vignetta o di un quadro siano aspetti secondari e ininfluenti, cosa che non è assolutamente così.
  16. Dal n. 60 al n 89 di Tex, GL Bonelli, in ceca di ispirazione, scrive diverse storie attingendo da personaggi del West realmente esistiti: Butch Cassidy, Mano Gialla, Buffalo Bill, Cochise, il tesoro del pirata Lafitte, Plenty Horse, il tenente Casey, il profeta Wovoka. E in questo caso Shanghai Kelly e Johnny Devine, famigerati criminali di San Francisco le cui gesta sono state raccontate nel libro “La costa dei barbari”, 1933 (guarda caso lo stesso titolo dell’albo di Tex) scritto da Herbert Asbury , scrittore specializzato nella narrazione della criminalità urbana statunitense, divenuto celebre grazie al film di Scorsese “Gangs of New York” tratto da un altro suo libro. Shanghai Kelly e Johnny Devine erano esperti nella “crimpatura” o “shanghaiing” ossia la pratica di rapire uomini per costringerli a lavorare come marinai sulle navi. Proprietario di saloons e pensioni, drogava gli ignari malcapitati con micidiali cocktails di grappa e birra addizionati con oppio e laudano, oppure faceva fumare loro sigari mischiati sempre con oppio. E, se non bastava, aggiungeva un bel colpo in testa con un black-jack (sfollagente) per tramortirli definitivamente. Una volta spogliati dei loro averi, i malcapitati venivano calati attraverso una delle botole del suo bar e condotti in una nave in partenza. Quando i marinai riprendevano conoscenza erano già in alto mare, diretti verso destinazioni lontane, come Shanghai. Secondo le cronache Shanghai Kelly era un irlandese basso e tarchiato, con capelli rosso fuoco, una barba rossa irta e un carattere irascibile. Cercando su internet ho trovato questa immagine a cui forse si è ispirato in parte Raschitelli per disegnare la storia (la barba e i capelli brizzolati sono quelli), anche se lo Shanghai Kelly texiano fisicamente è longilineo, non tarchiato, e caratterialmente più “damerino” dell’originale. In ogni caso, questa è la seconda avventura di Tex a San Francisco dopo “Squali” (anche detta "La città senza legge" n. 61-63) una città, come nella prima storia, sempre in preda alla criminalità, con la polizia incapace di contrastarla. Shanghai Kelly ha fatto rapire addirittura il figlio del sergente O'Brian, un poliziotto onesto che cerca di contrastarli. Come nell'avventura precedente, i due pards agiscono a loro modo, senza rispettare alcuna regola, a suon di pugni e pistole. L'uccisione del braccio destro Johnny Devine da parte di Tex provocherà la vendetta di suo fratello Diamond Jim in quello che si può considerare il seguito di questa storia, ossia “San Francisco/Lotta sul mare” n. 154-156. Tra le storie ambientate a Frisco scritte da GL Bonelli forse questa è la più debole, gli antagonisti non brillano né per sagacia né per caratterizzazione, e Tex e Carson hanno buon gioco a farli fuori tutti con eccessiva facilità: appena arrivati malmenano prima Shanghai Kelly e poco dopo il tirapiedi che aveva ricevuto l’ordine di seguirli, successivamente hanno facilmente la meglio sugli avversari in uno scontro a fuoco al porto, e infine irrompono nei locali dei malviventi e come rulli compressori li sbaragliano senza troppa fatica. Carson scopre persino il nascondiglio del ragazzo rapito in modo fortunoso (in una delle famose botole di Shangai Kelly) e nelle ultime quattro pagine tutto si conclude sbrigativamente con la liberazione dell’ostaggio e la rapida uccisione dei capi della gang. La storia è memorabile solo perché vi compaiono per la prima volta il gruppo di amici di San Francisco che torneranno nelle storie successive: oltre al capitano Devlin, Mike Tracy, ex poliziotto proprietario dell'Hotel Alameda, l'ex campione di lotta libera Lefty Potrero, il suo aiutante Bingo e i forzuti della palestra Hercules Gymnasium. ------------------------ Tutte le storie di tex ambientate a San Francisco (se non ne ho dimenticata qualcuna - non ci giurerei - sono 11): - Squali (“La città del crimine”) n. 61-63 Bonelli / Galep - La costa dei barbari n. 85-86 Bonelli / Raschitelli, Galep - San Francisco n. 154-156 Bonelli / Galep - Il laccio nero n. 171-175 Bonelli / Letteri - La minaccia invisibile n. 309-310 Boselli-Bonelli / Letteri - La congiura n. 354-357 Nizzi / Villa - Gli assassini (Texone n. 12) Boselli / Font - Al di sopra della legge n. 456-457 Nizzi / De La Fuente - L’artiglio della Tigre n. 587-588 Nizzi / Venturi - El supremo n. 637-640 Boselli / Dotti - Il manicomio del dottor Weyland n. 738-740 Boselli / Cestaro Le migliori: “San Francisco”, “Il laccio nero”, “La congiura” “Gli assassini”, “Il manicomio del dottor Weyland”. La mia preferita: “Il laccio nero”. La peggiore: “Al di sopra della legge”.
  17. Facendo il punto sui prossimi Texoni, mi sembra di aver capito da varie dichiarazioni che, dopo quello di Rauch/Palumbo di quest'anno, in futuro - diciamo fino al 2030 - vedremo (non si sa ovviamente in quale ordine): - Biglia (testi Ruju) - Rubini (Boselli) - Altuna (Faraci) - Cestaro (Boselli) - Bocci (Boselli) - Piccinelli (testi ??) Si era ventilata anche l'ipotesi di Pedro Mauro, ma dopo aver visto la sua prova, non proprio esaltante, sul Color storie brevi dell'anno scorso, spero proprio di no... Tra i disegnatori in forza alla Bonelli a me piace molto Franceso Ripoli (Dylan Dog, Le storie), credo che non abbia mai fatto western (a parte l'illustrazione dell'indiano qui sotto), ma il suo tratto potrebbe prestarsi bene.
  18. Berardi, come è stato ricordato, ha SEMPRE inserito personaggi omosessuali nei suoi fumetti, in Ken Parker (non solo in "Dritto e rovescio") e fin dai primi numeri di Julia, e l'ha sempre fatto in modo intelligente e non pruriginoso, non credo che in questo segua le mode. Ma poi quali mode? Non dimentichiamo che il fenomeno letterario (e politico) dell'ultimo anno in Italia è stato il libro di un certo generale che sostiene che i gay non sono normali e che andrebbero convinti a diventare etero, ecc. ecc. E a quanto pare sta avendo molto seguito. Quindi, ripeto, quali mode? Forse Berardi, vista l'aria che tira, ha semplicemente deciso di scrivere qualche storia in più sull'argomento. In un certo senso sta andando controcorrente. In quanto alla Bonelli, vorrei ricordare che è da un pezzo che compaiono personaggi gay in quasi tutte le testate, senza sbandierarlo molto: su Nathan Never, in Napoleone, Magico Vento, Dylan Dog, Dampyr, in Dragonero (la sorella di Ian), ecc. Poi ci sono i più espliciti personaggi di Luca Enoch (Gea, Sprayliz), ma non mi sembra proprio che ci sia mai stato un eccesso. Il fatto che per una volta (o due) compaiano anche in copertina non mi sembra nulla di clamoroso... Kit Willer che vuole seguire la moda? In un fumetto conservatore come Tex? Con lettori che sono in gran parte tradizionalisti? E a che scopo? Per farli irritare? Per provocarli? Secondo me semplicemente a Boselli serviva una situazione simile, di "amicizia virile", a fini puramente narrativi. Tra l'altro tipica di molti film western (vedi per es. "Butch Cassidy e Sundance Kid" tra i tanti).
  19. Se cerchi dei buoni western dal 400 in poi, aggiungerei ai precedenti segnalati: - "I giustizieri di Vegas /Duello nel corral" n. 601-602 un western cittadino - "Morte nella nebbia / Uccidete Kit Willer" n. 556-557 Kit Willer in fuga accusato ingiustamente - "Colorado Belle / I banditi della città fantasma" n. 538-539 un pizzico di sovrannaturale - "Luna insanguinata / Charvez il crudele / Feticci di morte" n. 651-652-653 (raccolto di recente in un unico volume economico delle Grandi storie Bonelli) - "I sabotatori" n. 613-614-615 western ambientato nel mondo delle ferrovie -"Mezzosangue" n. 621-622 sceneggiato da Ruju
  20. Diablero, rileggiti con calma quello che ho scritto e capirai che il senso del mio post non era quello che dici tu, ma parlava del carattere di Tex, non di errori che giustificano altri errori. E' un post chiarissimo. No, ha messo a rischio una guerra indiana, perché se non torna dagli indiani scoppia una guerra sanguinosissima, e lui si era impegnato a trovare una soluzione diversa. Anche questo l'ho già scritto 2 volte nel post precedente! Comunque lo ripeto a scanso di equivoci: "Vendetta indiana" è un capolavoro, quello che ho fatto notare non è un errore che sminuisce la storia (quindi è inutile affannarsi a difenderla), era per fare un paragone sul modo di comportarsi non sempre "razionale" di Tex, tipico di tanti eroi.
  21. E' vero che Tex sa di avere degli amici all'interno del forte, ma è comunque un azzardo assurdo lasciarsi mettere in carcere da Arlington solo per potersi sfogare e poi sperare che gli altri ti liberino. E se gli amici ufficiali non avessero avuto il coraggio di andare contro Arlington? E se Arlington avesse fatto presidiare la cella di Tex da uomini di sua stretta fiducia? Non dimentichiamo che c'è in ballo una guerra sanguinosissima e Tex gioca d'azzardo? Il suo comportamento dal punto di vista "razionale", se vogliamo fare i pignoli, non ha senso. Sia chiaro, per me "Vendetta indiana" è un capolavoro e non voglio aprire una discussione su questo: era per fare un esempio di come Tex di fronte a un'ingiustizia e ai prepotenti non è certo il tipo che va per il sottile. Ma non sto a ripetere quello che ho scritto sopra.
  22. Prendiamo una storia a caso: “Vendetta indiana”, capolavoro riconosciuto di GLB (storia che anch’io ho sempre apprezzato, chiariamo subito) e vediamo come si comporta Tex dopo la strage subita dai pacifici Ute di Black Elk. I Navajos e gli Utes sono in fermento, vorrebbero scatenare una guerra indiana per vendicarsi, ma Tex li frena: calma, vado a parlare con il colonnello Arlington responsabile della strage e trovo una soluzione pacifica. Nel mondo reale e razionale cosa dovrebbe fare Tex? Mantenere un basso profilo, usare la diplomazia, magari andare a Washington o non so dove a denunciare l’operato criminale del colonnello ai suoi superiori, andarci piano, temporeggiare in attesa di una soluzione, gettare acqua sul fuoco, ecc. Invece cosa fa il nostro eroe? Va al forte e provoca verbalmente Arlington (qualcuno direbbe “fa lo sborone”) e si fa da lui mettere in carcere! Proprio così Tex si fa sbattere in cella (e tra l’altro neanche protesta o cerca di scappare). Ma come? Non doveva risolvere lui la questione? Non aveva detto agli Utes arrabbiati che dovevano essere saggi? Non c’è in ballo una guerra indiana? Il rischio di centinaia se non migliaia di morti ute e navajo, una responsabilità enorme sulle proprie spalle, e cosa fa Tex? Si fa mettere in carcere stupidamente (qualcuno potrebbe dire “da coglione”) solo per sfogarsi. (E tra l’altro un ufficiale glielo chiede proprio perché ha provocato il colonnello e Tex risponde che ha agito così perché Arlington se lo meritava e inoltre voleva sapere di che pasta era fatto.) Poi però la storia volge a suo favore perché GLB non è stupido, quindi fa sì che ci siano degli ufficiali amici di Tex che lo liberano (ma Tex mica lo sapeva prima che l’avrebbero liberato), per cui lui riesce a scappare dal forte e alla fine di tutto riuscirà a vincere. Tutti quelli che hanno letto questa storia, però, non hanno pensato al fatto che Tex avrebbe dovuto “tenere un basso profilo” mentre invece ha preferito seguire il suo istinto e sfogare la sua rabbia contro il colonnello. Anzi, tutti noi quando vediamo Tex incazzato che le canta ad Arlington applaudiamo entusiasti. Ed è giusto così, perché questo è un fumetto, non la vita reale né un libro di Storia, e nei fumetti l’eroe è sempre impulsivo, istintivo, e di fronte a un’ingiustizia e ai prepotenti non sempre si comporta in modo razionale, ma reagisce senza tanto pensare alle conseguenze, seguendo il suo innato senso di giustizia (tanto c'è lo sceneggiatore che fa andare le cose nel modo giusto per non far fare brutta figura all'eroe). Un po’ come avviene nella scena di Tex e Tom nel ristorante razzista: doveva tenere un basso profilo? Ma chi se ne frega, quando ne va della dignità di un nero che in tutta la sua vita non ha subito che vessazioni! Era un rischio calcolato, secondo la mentalità di Tex, e infatti è andata a finire bene la scena. È una caratteristica non solo di Tex ma di tantissimi eroi dei fumetti non seguire la logica comune e agire seguendo il proprio senso di giustizia, anche a rischio di mettersi nei guai. Ho fatto l’esempio di “Vendetta indiana” ma se ne potrebbero fare decine di simili. Comunque il punto non è questo: è che se si vuole a prescindere distruggere una storia, non è difficile, non c’è bisogno di essere dei geni, basta cercare vignetta per vignetta tutte le incongruenze, le imprecisioni, le esagerazioni, le lacune, gli errori del protagonista, le cose non fatte, tutti i difetti che di solito ci sono in qualunque storia a fumetti, poi ingigantirli in modo esagerato come fossero macchie di inchiostro che si allargano, e poi dire che la storia intera è tutta sbagliata. Volendo si può fare partendo dal numero 1: che scemo Tex a farsi sorprendere ingenuamente due volte da Coffin, che imbranato a non capire subito che Satania è Cora Grey (il lettore lo capisce dopo due pagine), che assurda scena quella di Gros-Jean inchiodato da un coltellaccio a un albero (e oltretutto poco dopo è come se niente fosse), che fesso Tex che scappa inseguito da uno scimmione con la scimitarra, che espediente comico quello di far vedere Tex continuamente ferito di striscio alla tempia, che giallo ridicolo “L’uomo dalle quattro dita” risolto con Tex che scopre il colpevole trovando fortunosamente un suo guanto, ecc.ecc. (Naturalmente non lo penso, eh? Sto solo usando i criteri di giudizio dei detrattori di professione.) Il punto è che se si vuole distruggere una storia con sarcasmo è facilissimo. Peccato che stiamo parlando di fumetti d’avventura, non della Divina Commedia (ma anche la Divina Commedia a ben vedere qualche incongruenza ce l’ha).
  23. Non è solo questo: la scena serve a far vedere il contesto sociale in cui vivevano i neri del profondo Sud (il razzismo è uno dei temi principali della storia) e ancora di più serve per quello che ha già detto Grande Tex: Esatto! Qui Tex non è un attaccabrighe, non è un fesso manesco, TEX VUOLE RIDARE DIGNITA' A TOM (che non è affatto più intelligente di Tex, semmai più spaventato e abituato a chinare sempre la testa di fronte ai bianchi). E INFATTI E' QUI CHE TOM COMINCIA A RIBELLARSI e a non dire più sissignore. State travisando tutta la scena presentando Tex come un imbecille. Anzi, praticamente a sentire voi ogni vignetta di questa storia è sbagliata! E' possibile statisticamente che tutte le vignette di questa storia non vadano bene??!! Tex doveva tenere un basso profilo? In qualche modo dovevano mangiare e Tex - che è sempre sicuro di sé - ha ritenuto che non ci fosse un pericolo eccessivo nel mangiare in un ristorante di razzisti in un paesino sperduto, anche se in territorio nemico. Ha valutato che il rischio valeva la pena, per quanto detto prima, per ridare dignità a Tom (come ha sempre fatto con Tiger). Tex doveva farsi spaventare da quattro bifolchi e mangiare fuori? Ma dai! Era rischioso? Ragionando così dovreste allora criticare metà delle storie di Tex. Dovreste tutte le volte dire: "Sarebbe più logico fare diversamente, perché oggettivamente se il piano di Tex va male, che bel casino che succede!", dovreste dire: "Tex sbaglia ed è un fesso perché il piano è rischiosissimo e mette a repentaglio anche la vita del caro figlio e del suo amato amico Carson!" Se in "Vendetta indiana" i suoi calcoli sono sbagliati, per fare un esempio, chissà che bel casino per i Navajos! Poi sta allo sceneggiatore far andare tutto bene e dar quindi ragione a Tex. GLB faceva filare tutto liscio, e anche Nizzi in questa scena (quindi è da considerarsi un rischio calcolato), Nolitta invece no (vedi il finale della "Strage di Red Hill") e lì effettivamente Tex faceva quasi sempre delle misere figure. P.S. chiedo: è normale ripetere continuamente IN OGNI DISCUSSIONE che Tex è "un imbecille", "un coglione", la storia è "una cagata", lo sceneggiatore è "un inetto". Chi non la pensa come te "non capisce niente", se qualcuno dice qualcosa di non condivisibile "è un problema suo", o addirittura insegnare agli altri come si scrive, e tutto questo spesso con tono supponente? (Non parlo di una persona specifica, ma come tendenza generale). Qualche volta potrà anche sfuggire, e vabbè ci può stare, ma IN OGNI DISCUSSIONE?
  24. Secondo me ci stai sopravvalutando. Conosco diverse persone che non scrivono sui forum ma ne sanno di Tex e di fumetti quanto noi, se non di più. E che magari la pensano anche molto diversamente (nel bene e nel male). D'altra parte il risultato che ha ottenuto recentemente questo forum di "critica competente" è stato quello di allontanare Boselli forse definitivamente. Dopo avergli rotto le scatole in tutti i modi, con critiche ripetute ossessivamente e con toni spesso antipatici (c'è modo e modo di fare le critiche, sia agli autori, che agli altri lettori), con messaggi eccessivamente caustici e in qualche caso poco rispettosi (che tra l'altro il regolamento vieterebbe), era inevitabile. Se Boselli - che non mi sembra troppo permaloso - ha definito il clima "tossico", un motivo ci sarà. Questo è il bilancio del forum 2023.
  25. Non vorrei riaprire la discussione infinita che venne fatta su "Fuga da Anderville" tempo fa, ma non mi sembra neanche giusto che in un forum di Tex si dicano cose che OBIETTIVAMENTE non sono vere, e cioè che "Fuga da Anderville" è una storia che esalta la guerra, quando in realtà è il contrario. E' un po' come se qualcuno domani si mettesse a scrivere che "Il laccio nero" è una storia razzista contro i cinesi o che "Sangue navajo" è un elogio della guerra! 1) Il fatto che i sudisti vengano rappresentati quasi tutti negativamente è vero, ma non basta questo a definirla una storia guerrafondaia, è semmai una storia ANTIRAZZISTA, e come in tantissime storie simili i razzisti vengono spesso visti tutti come biechi, rozzi, ignoranti, sadici, ecc. Sarà un modo un po' troppo manicheo e facile, ma non vuol dire che questo sia un elogio della guerra contro i sudisti. Definire guerrafondaia e propagandista "Fuga da Anderville" solo per questo è una forzatura, che non ha riscontro in nessun fatto o dialogo. Se c'è propaganda al massimo è contro il razzismo, non a favore della guerra. 2) Infatti la frase citata non esiste assolutamente da nessuna parte. E' un'invenzione, e per di più anche molto scorretta. La frase giusta è quest'altra: Che tutti di solito interpretano come: "mi batterò ancora di più contro la schiavitù dei neri e contro il razzismo". Non "adesso torno sul campo di battaglia ad ammazzare i sudisti nonostante il mio giuramento". E infatti Tex mica ritorna a combattere nell'esercito nordista dopo la morte di Tom. Anzi nel prosieguo della storia continuerà a evitare di uccidere qualunque soldato... TEX in questa storia NON ucciderà nessuno, volutamente, anzi farà di tutto per evitarlo. Questo è un fatto obiettivo. Può una storia in cui l'eroe protagonista evita di uccidere il nemico essere considerata un inno alla guerra? Direi di no. Questa vignetta tra l'altro è in linea con "Tra due bandiere" quando il Tex di GLB all'inizio, in contrasto con Rod, dichiara di essere assolutamente dalla parte dei nordisti per la libertà dei neri e contro la schiavitù. Anche nel finale di Nizzi c'è una ripresa del pensiero di GLB sulle guerre: di fronte alla morte di Rod Tex maledice tutti i politici che riempiono di odio la testa delle persone, e fomentano e fanno scoppiare le guerre; in Nizzi ugualmente c'è l'indicazione degli interessi economici (rappresentati da Howard Walcott) che stanno dietro alle motivazioni ufficiali delle parti in causa. Insomma, i soldati (e i cugini) si scannano tra loro, muoiono sul campo di battaglia per ideali oppure per la patria, mentre nelle retrovie i politici e gli affaristi s'ingrassano. Questa è la morale della storia molto chiara: i soldati si ammazzano ma a tirare le fila sono gli affaristi e i politici. Non mi sembra una morale guerrafondaia. E questo è ciò che si ricava OBIETTIVAMENTE dalla trama e dal comportamento di Tex. Fine dell'OT.
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