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TWF - Tex Willer Forum

Poe

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  1. Il mio giudizio su questa storia è che Nizzi aveva sicuramente la grande capacità di imitare (quando voleva) lo stile di altri sceneggiatori, soprattutto quando scriveva Texoni, dove cercava di adattarsi al disegnatore di turno e al tipo di storie che questi era solito affrontare, che fosse Kubert, Bernet, Ortiz o Magnus. In questo caso, dovendo sceneggiare una storia per Ivo Milazzo, decide di rifarsi allo stile di Ken Parker, pur con un ritmo più blando e un montaggio delle scene meno veloce rispetto all’originale; l’attenzione alla psicologia e all’umanità dei personaggi, così come ai rapporti economici e sociali, però, sono quelli tipici delle storie del biondo scout. Già 5 anni prima, con “La ballata di Zeke Colter” Nizzi aveva “berardeggiato”, giocando con i paesaggi delle foreste innevate, coi silenzi dei bivacchi notturni, con i dialoghi del protagonista col suo cavallo, e con comprimari fortemente realistici e poco idealizzati. Qui, nel Texone, fin dalle prime scene ogni vignetta vuole mettere in luce la condizione e il ruolo sociale dei singoli personaggi, sottolineando i prezzi delle merci, i debiti contratti, gli interessi economici di ognuno, la diversità di mentalità affaristica tra Mac Lean padre e il figlio senza scrupoli, e così via. Anche alcuni quadretti familiari e molti dialoghi che vogliono rendere la quotidianità ricalcano lo stile narrativo di Ken Parker (quando, per esempio, il dottore si sofferma sullo sciroppo per la tosse, o la madre del minatore si lamenta col figlio che ci si alza da tavola dopo aver finito di mangiare: tutti dialoghi realistici e quotidiani, insoliti per Tex). Allo stesso modo i due colpi di scena finali, da melodramma familiare (il quasi incesto, e il padre contro il figlio) sono espedienti che Berardi usa spesso nelle sue storie (un esempio tra i tanti "Casa dolce casa"). Però, secondo me, nonostante gli spunti e le influenze altrui, questo Texone, come la “Ballata di Zeke Colter”, non appare un albo derivativo, o un semplice esercizio di stile, ma una storia che Nizzi riesce a far sua, cercando di far immedesimare il lettore nei personaggi (come nel Texone di Parlov, e contrariamente invece a quello di Brindisi, secondo me abbastanza farlocco - a prescindere dal plagio prattiano). E la riprova è che anche Milazzo qui dà il meglio di sé (non l’avrebbe fatto con una sceneggiatura mediocre), realizzando una prova splendida. La prima parte è forse quella che sa un po’ troppo di già visto e prevedibile (Kit Willer accusato ingiustamente da tirar fuori di cella, tra l’altro fin troppo remissivo rispetto al Kit di GLB e di Boselli) ma i bei dialoghi comunque la ravvivano; nella seconda parte le scene d’azione, i divertenti personaggi secondari (come l’infermiera e Benny), il mondo dei minatori, la loro comunità, a cui Tex si rivolge in belle scene di massa, risultano a mio parere riusciti. Nel complesso, storia da 8.
  2. Dico solo un paio di cose su questa storia. In una società di forti conflitti sociali, tra interessi economici contrapposti, dove la Legge è una farsa (il processo a Kit Willer) al servizio dei potenti, tutti (senza eccezione) in questa storia agiscono al di fuori delle regole, compresi Tex e i pards, che non si fanno nessuno scrupolo a far saltare con la dinamite ogni ostacolo, a liberare Kit dal carcere a colpi di pistola e ad affrontare a viso aperto i potenti locali per difendere i minatori, così che il Tex di questo speciale - che imita lo stile narrativo e la filosofia di Ken Parker -, finisce per risultare perfettamente glbonelliano, nel suo desiderio di giustizia per i più deboli, anche contro la legge. Tex qui agisce come ha sempre fatto: dovendo affrontare un pericoloso assedio prende la saggia decisione (tipicamente western, adottata spesso anche dagli indiani) di allontanare le donne, visto che il villaggio dei minatori non è assolutamente un luogo inespugnabile, questa cosa non è scritta da nessuna parte, anzi al contrario viene detto ben due volte (fidatevi, c'è scritto!) che ci sono varie vie d’accesso al villaggio e gli assedianti, dopo aver subito la prima batosta, stanno già pensando di prendere una strada secondaria per aggirare i minatori di notte. Il luogo dove vengono nascoste le donne, inoltre, non è scelto da Tex, ma dai minatori stessi e solo la sfortuna lo fa scoprire dagli avversari. Tex quindi non ha nessuna responsabilità. E se anche l’avesse, non farebbe di lui un idiota ma un eroe che non sempre è perfetto, come il Tex di Glbonelli (anche il Tex di Glb sbagliava a volte le strategie). E comunque qui Tex non sbaglia nulla. Qui Nizzi non ha nessuna intenzione di ridicolizzare Tex (come fa invece in altre storie), semplicemente cerca di rendere il finale appassionante mettendo i Nostri in difficoltà (con le donne prese in ostaggio) e contemporaneamente creando il colpo di scena melodrammatico del padre Mac Lean che arriva e uccide il figlio indegno. L’ unica pecca che in effetti ci trovo è la vignetta sopra postata, quando Tex dice: “Quel gran bastardo ha avuto la meglio… ci ha battuti in maniera sporca, ma ci ha battuti”. Ecco: questa frase Nizzi se la poteva risparmiare, era meglio qualcosa del tipo “ci hanno incastrato, ma non tutto è perduto” o simili, anche perché nelle scene successive i pards non sembrano affatto così arrendevoli, visto che non si slacciano i cinturoni (come purtroppo in altre storie nizziane) e anzi tengono le armi ben in pugno, come a voler contrattaccare non appena possibile, non appena le donne siano al sicuro. Però, concludendo, a parte questo difetto secondo me veniale, i Nostri alla fine ne escono bene e sinceramente, considerando il Texone nel suo complesso (e a prescindere dall’apprezzamento che si ha o meno della storia), non si può certo dire che Tex qui faccia brutte figure o non sia il vero Tex.
  3. Ma guarda, per coincidenza, anch'io sto riprendendo in mano vecchi Texoni che non leggevo da anni, io ce li ho tutti (contrariamente ai Maxi, Color e Magazine) e mi sono sempre particolarmente piaciuti, per cui li rileggo spesso volentieri, anche quelli meno riusciti (se non altro per i disegni!). Mi piace anche il formato, il bianco e nero, la carta, le introduzioni con le interviste... E ogni tanto poi mi capita di rivalutarne qualcuno, come di recente con "Piombo rovente". Penso che prossimamente mi rileggerò "Sangue sul Colorado", "I pionieri" e "Il prezzo della vendetta", che ho un po' dimenticato. Da quel che mi ricordo, invece, i peggiori per me sono stati: "Mercanti di schiavi", "Ombre nella notte", "I predatori del deserto".
  4. Tranquillo, Leo, avevo già letto qualche giorno fa il tuo commento - sempre interessante - e prima ancora tutta la lunga e accesa discussione che c'era stata anni fa tra Boselli e due forumisti particolarmente polemici e ben poco diplomatici (eufemismo). Certo che Borden ne ha dovuto avere di pazienza a suo tempo! Nel tuo caso, le obiezioni che avanzi sono legittime, ma in un certo senso ti sei già dato la risposta da solo. E' poco credibile che Finnegan accetti il figlio di Tex nel suo gruppo di rangers "speciali"? Secondo me ci può stare. Come dici anche tu: se Kit è sincero, per Finnegan è un buon acquisto; se è una spia, lo fa tenere d'occhio e lo elimina. Certo è un rischio per Finnegan, ma per un uomo come lui, sicuro di sé e abituato a non avere avversari, è anche una sfida che pensa di poter vincere (in fondo loro sono tanti e Kit è da solo). Semmai è più legittima la critica opposta, che qualcuno ha fatto: non è che Tex sta facendo correre un rischio troppo grosso a Kit, nell'infiltrarlo? Ed era necessario, visto che poi alla fine Kit non è che sia poi così utile per sgominare i rangers "deviati"? Ma, insomma, secondo me questo rientra sempre nel carattere "spericolato" dei Nostri, e per quanto mi riguarda, non ci ho visto nulla da eccepire, se non il fatto - come ho scritto sopra - che sarebbe stato meglio un finale con Kit più protagonista, visto che fino a quel momento era stato lui il fulcro della storia. Per quanto riguardo il massacro dei greasers al ranch invece non sono proprio d'accordo col tuo giudizio: Il personaggio di Finnegan è così: in lui "c'erano delle buone qualità" (lo dice Tex nel finale) ma alla fine il suo odio verso i Comanche e il suo razzismo (l'atteggiamento sprezzante che ha sempre verso i messicani) hanno il sopravvento, e i suoi metodi diventano via via sempre più brutali e al di fuori della legge, da padreterno violento che non sopporta regole e ostacoli (ma anche vigliacco nel finale). A me ha ricordato film (o telefilm) polizieschi con poliziotti in gamba che poi per un lutto subito, o per qualche altro motivo, si trasformano un po' alla volta in carognoni che se la prendono con i più deboli e sfogano la loro rabbia sui delinquenti, agendo sempre più al di fuori della legge. Insomma, poliziotti che perdono per strada il senso del loro mestiere corrompendosi per violenza o per soldi. Il massacro dei greasers io l'ho visto come uno sfogo violento e razzista contro i messicani: lo sparo accidentale è solo il pretesto per quello che già prima i rangers di Finnegan volevano fare, divertirsi ammazzando qualche messicano. Poi la dinamica della sparatoria, il buio fitto, il caos, ecc. ha fatto sì che diventasse un eccidio anche di donne e bambini in cui non vien risparmiato nessuno. Per me ci sta nell'ottica di un gruppo senza ormai più freni... Insomma, a me è piaciuto molto, non un capolavoro ma un gran bel Texone! Grazie ovviamente anche a Majo!
  5. Per me un ottimo Texone. Innanzitutto per i magnifici disegni di Majo, uno che sa come far recitare i personaggi, renderli espressivi e realistici, e allo stesso tempo creare suggestive atmosfere western, che sia il polveroso deserto del sudovest o gli interni dettagliati della cittadina texana di Austin. Le scene migliori realizzate da Majo: la finta scazzottata dei due Kit, il successivo dialogo notturno tra loro due in albergo, la rievocazione dello storico massacro di San Antonio subito dai Comanche. Originale e interessante, poi, il soggetto: un gruppo di rangers “deviati” e Kit Willer che si infiltra tra loro, mostrando disagio per dover spiare uomini che ammira e allo stesso tempo manifestando la voglia di nuove esperienze lontano dal padre e dal “padrino” Carson. Ai rangers dice: “Adesso, per la prima volta in vita mia, posso dire di essere del tutto libero e indipendente, senza legami familiari”. Sta recitando una parte, ma in fondo in fondo è probabile che sia quello che sente, in mezzo a quel clima cameratesco che lo attira. Belle tutte le scene in cui Kit Willer compare ed è un peccato che nel finale un po’ sparisca. Secondo me doveva essere lui e non Tiger, nelle ultime pagine, a dare manforte a Tex contro Finnegan, chiudendo il cerchio narrativo con la sua definitiva presa di distanza da colui che l’aveva in precedenza “affascinato”, magari con qualche suo commento significativo. Resta comunque, questa storia, una delle migliori del giovane Kit, insieme alle sue prime di GLB, a “Il solitario del West” di Nolitta e ad altre di Boselli. (Anche Carson, seppur in secondo piano, è da antologia). L’albo è denso di personaggi ben delineati e di dialoghi necessari, utili per la comprensione della vicenda, del contesto e dei vari caratteri, in una storia corale in cui spiccano Milton Faver e Robledo, ma anche tanti altri comprimari minori. (Poco presenti invece i Comanche, ma ci sarebbero volute più pagine...) Sempre nel finale (che poteva essere più spettacolare) non mi è piaciuto il “buonismo” di Faver verso l’antico nemico Robledo, rapitore di ragazze e assassino, anche perché prima è proprio Faver a rimproverare Tex per non aver impiccato Torres il comanchero (un pesce piccolo). Capisco che questo sia un atteggiamento tipico di molti duri e rudi uomini del West visto in tanti film (che prima si combattono, si odiano e si detestano, poi, in circostanze diverse, quasi quasi simpatizzano allegramente), ma a me - come qui - non ha mai convinto più di tanto. Questo Texone, sia per i disegni che per la trama, risulta più realistico del solito. In ogni pagina si respira l’atmosfera del vecchio West, e tutti e quattro i pards agiscono in un contesto ben preciso che ricorda pellicole famose, anche se nessuna in particolare. Si vede persino il giovane Kit appartarsi con una ragazza del saloon (bella scena). I volti dei greasers e degli indiani, poi, sembrano ritratti dal vero, i visi mostrano spesso stanchezza, vecchiaia, trascuratezza, le donne rapite non hanno nulla di affascinante, anzi rivelano tutta la miseria della loro condizione. Nell'intervista iniziale Majo rivela che avrebbe voluto disegnare Ken Parker e Magico Vento (prima che la Star Comics e poi Boselli lo indirizzassero altrove): sicuramente sarebbe stato molto adatto ad entrambe le serie.
  6. I disegni di questo Texone secondo me sono sempre stati sottovalutati. Il tratto pulito, incisivo ed elegante di Zaniboni, le sue inquadrature che alternano sapientemente primi piani, campi lunghi e vedute dall’alto, i contrasti netti tra bianchi e neri (che a me ogni tanto hanno ricordato Attilio Micheluzzi), riescono a imprimere una grande vitalità ai personaggi e alla storia, e a raccontarla nel modo più efficace. Non a caso nell’intervista introduttiva Zaniboni dichiara di essere cresciuto con disegnatori come Caniff, Neal Adams e Toth, maestri indiscussi della sintesi e dell’essenzialità. E come loro Zaniboni dà vita a personaggi i cui visi, privi di linee superflue, risultano espressivi e ben caratterizzati, in particolare nelle scene comiche (vedi Miss Darling e Carson), ma non solo, con scene dinamiche e fluide e inquadrature cinematografiche molto adatte a questo western quasi totalmente urbano. Secondo me, una grande prova d’autore di Zaniboni, equilibrata, originale e allo stesso tempo rispettosa del Tex tradizionale, seppur personale; una prova anche migliore di quelle di altri celebrati disegnatori che si sono cimentati coi Texoni (per esempio, per me migliore di quella di Giolitti, troppo caricaturale in certe scene, a mio parere). L’unico problema di questa storia è il soggetto classicissimo, stravisto e troppo lineare; però la sceneggiatura è brillante e priva di buchi logici, gaffe o brutte figure dei pards, che anzi agiscono in perfetta sintonia tra loro (ognuno col suo ruolo) come raramente capita a Nizzi. I toni da commedia non sono eccessivi, come invece in altri casi, si sorride dei personaggi buffi della tipica cittadina western, ma non si sorride di Tex che - per fortuna - fa un figurone dall’inizio alla fine. L’ironia insomma è ben dosata e alternata con l’azione, e anche i siparietti come quello del bordello, oltre che divertenti, sono ben inseriti nella storia. Tutta la vicenda ha un buon ritmo. Miracolosamente non ci sono neanche origliate! Le sequenze migliori sono quelle notturne, in questa cittadina deserta e claustrofobica in cui (mentre i cittadini se ne stanno vigliaccamente in casa) si muovono agili e furtivi i pards, e che Zaniboni ritrae con una maestria che ricorda un po’ quella di Font nel creare atmosfere con pochi elementi necessari, con un tratto molto sintetico a cui Zaniboni aggiunge un sapiente gioco di luci e ombre nettamente demarcate, spesso con sfondi neri. Insomma, nel complesso: storia 7; disegni 8,5
  7. Mmm... non mi hai convinto. Tu in realtà il giudizio l'hai già dato dicendo che ti sembra una storia in cui Tex è superfluo. L'hai scritto tu: E poi aggiungi: "mi sa che davvero ormai è chiarissimo che a Ruju di sceneggiare Tex non ne ha nessuna voglia, si è stufato, va a macchinetta e trova più interessanti le storie dei comprimari (che spesso, come qui, diventano i veri protagonisti)" E quando io ti replico che in questo primo albo ci sono due linee narrative (del tenente e di Tex con Carson) ENTRAMBE IMPORTANTI ed entrambe interessanti (non mi dire che in questo albo Tex e Carson non contano niente!) tu mi rispondi con un esempio inventato simil-nizziano che non c'entra niente con questa storia: Ruju - perché si sta parlando di Ruju - non ha mai scritto storie neanche lontanamente simili, e certo non è così questo primo albo in cui Tex e Carson sono impegnati prima a inseguire e poi a scontrarsi con i contrabbandieri, poi a convincere l'unico superstite della banda a parlare, infine a scovare Boucher e il resto della banda scontrandosi ancora con loro, e contemporaneamente a trovare la pattuglia scomparsa nel bel mezzo di una tempesta di neve. Di patate e bistecche non si vede neanche l'ombra, se non un accenno di Carson al fatto che ha fame, di appena due vignette. Insomma a me pare che fili tutto liscio, in puro stile texiano. Poi il rischio che nel secondo albo la storia si trasformi in un bang bang con finale scontato è forte, ma aspettiamo, magari Ruju riesce a stupire... "Incubi" non piace a molti, ok, ma non è una storia di Dylan Dog (solo perché ci sono sogni dentro sogni dento sogni) è una storia alternativa di Zagor che ne riprende tutti gli elementi fondamentali con intelligenza, decostruendoli. Può non piacere, ma non è una storia raffazzonata, anzi, è un'operazione un po' come "Born Again" di Frank Miller (storia di Devil).
  8. Ma questa è la critica che i detrattori di Boselli gli hanno fatto per anni e anni (Nizzi compreso): cioè di dare più spazio ai comprimari che a Tex, di fare storie non "DI Tex" ma "CON Tex", formuletta ripetuta fino alla noia per screditare anche le sue storie più famose. Peccato che non sia così e che dare importanza ai comprimari non significhi automaticamente sminuire Tex. Le storie di Boselli sono "di Tex" e contemporaneamente anche "della banda degli Innocenti", "di Tex" e "del sergente Torrance", "di Tex" e "di Shane O'Donnell", ecc. ecc. Ed è questo il loro bello, che oltre a Tex abbiamo al suo fianco comprimari interessanti e non semplici sagome intercambiabili. In questo primo albo di Ruju ci sono due linee narrative: una di Tex e Carson e l'altra del tenente Lagarde, entrambe importanti. Nel secondo albo vedremo le due linee incrociarsi e probabilmente capiremo che senza Tex il tenente "scomparso" non combinerebbe niente... A parte il fatto che ancora dobbiamo leggere il secondo albo e questo mi sembra un giudizio quantomeno prematuro, ma storie così le faceva anche GLBonelli. "Diablero" non è forse una STORIA COMPLETA in cui grande importanza viene data ai due Diableri, a El Morisco e agli Apaches (le scene con più pathos sono tutte loro), eppure nessuno ha mai pensato di commentarla dicendo: "forse a GLB è venuta in mente una storia di Diableri e Apaches e poi ci ha ficcato a forza Tex", oppure "tutto sommato senza Tex "Diablero" funziona lo stesso, anzi quasi quasi funziona meglio". Qualche giorno fa mi sono riletto "Fuga nella notte" n. 90 e, sebbene Tex rivesta un ruolo centrale, nella prima metà dell'albo è pochissimo presente e, a conti fatti, le scene migliori e più drammatiche sono affidate a Kit e Tiger oppure agli avversari, non a lui. Ma va bene così, mica Tex può fare sempre tutto... Sugli indiani ha ragione Letizia: Poi gli indiani sicuramente li vedremo protagonisti nel secondo albo: Ruju verrà anche dal noir ma i western con gli indiani ha già dimostrato in altre storie di saperli fare. SPOLIER SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER La frase del tenente Lagarde "staremo insieme per sempre" fa presagire che la sua ragazza non lo stia aspettando, ma sia morta. Speriamo che il finale non sia troppo telefonato ma, visto che tra l'altro Ruju di solito non ama molto i lieto fine, temo che per il tenente non ci sia speranza... Vedremo...
  9. Io aggiungerei: n. 583-584 "Missouri" n. 585-586 "La grande sete" (di Manfredi) n. 601-602 "I giustizieri di Vegas" n. 613-614-615 "I sabotatori" n. 621-622 "Mezzosangue" (di Ruju) n. 637-638-639-640 "El supremo" n. 641-642 "Giovani assassini" n. 651-652-653 "Luna insanguinata" n. 668-669-670 "I rangers di Lost Valley" n. 678-679 "Jethro" n. 696-697-698-699 "L'ombra del Maestro" ecc. ecc.
  10. Finora non è stato così: se stai parlando della serie "Tex Willer" i riferimenti storici hanno arricchito la serie, non l'hanno certo "limitata", e Boselli non è mai stato creativo negli ultimi anni come in queste storie, che - tra quelle recenti - sono state tra le più gradite dai lettori: mi riferisco a "Pinkerton Lady", "Nella terra dei Seminoles", "Sull'Alto Missouri", "I guerriglieri di Juan Cortina", "Il passato di Cochise", o anche l'ultimo Texone, che è risultata la storia più votata del 2023 qui nel forum. La Storia con la S maiuscola di solito non limita la creatività degli sceneggiatori, anzi fornisce nuove idee, nuovi spunti, dà più spessore alle avventure e ai personaggi (vedi "Storia del West" o anche molti albi di "Magico Vento"). Anche perché poi tutti quanti gli autori si sono sempre presi grandi libertà quando occorre, come ha fatto notare giustamente Angelo1961 proprio in questa storia: Io, per dire, mi aspettavo che Querquer riuscisse a sfuggire e che sarebbe tornato più avanti, invece, sorpresa sorpresa muore qui per mano di Cochise... (E d'altra parte una storia non è mica basata solo sulla sorpresa se un personaggio morirà o no, perché altrimenti uno dovrebbe lamentarsi delle storie con Montales, Jim Brandon ed El Morisco che si sa già fin da subito che alla fine si salveranno, no? ) Se invece ti riferisci alla serie regolare, mi sembra che non ci sia stato nessun abuso della Storia o di paletti vari, Tex e i pards continuano a vivere le loro avventure, come sempre, in un West che è quello ormai canonico di GLB, ed anzi negli ultimi anni abbiamo visto un proliferare di storie fantastiche o insolite (nell'Artico, in Borneo, ecc.), più che "storiche". Non mi pare che Boselli si ponga tanti paletti cronologici quando gli viene un'idea buona: vedi per esempio il cartonato "Pearl", che dovrebbe essere ambientato nel 1899 (anno in cui rapinò la diligenza) e ai primi del Novecento. Eppure Tex e Carson sono sempre loro. Io personalmente non mi pongo nessun problema di cronologie o di incongruenze nelle date, anzi non me ne frega niente, ma vedere comparire ogni tanto personaggi realmente esistiti o riferimenti alla vera storia del West mi fa solo che piacere (come avveniva ogni tanto anche in "Ken Parker" o in "Magico Vento"). Poi - ovviamente - il giudizio dipende da storia a storia... In "Pinkerton Lady", per dire, la presenza di Lincoln è stato senz'altro un valore aggiunto ( e chi se ne frega se sapevi già che non poteva morire)...
  11. Buona storia di GLBonelli che si ricorda in particolare per tre scene: la prima è l’iniziale strage dei Navajos compiuta da cavalieri che nascondono il volto dietro maschere rituali indiane (scena che verrà ripresa anni dopo nell’incipit dell’albo “L’oro del Colorado”); la seconda è la fuga di Tiger Jack, in una delle sue performance migliori, che riesce a salvarsi dalla cattura degli Hopi, liberando nottetempo anche il giovane Kit; la terza è il finale, con l’agente indiano Corliss che cerca di scappare nel deserto dove troverà la morte nell'assurdo tentativo di recuperare gli smeraldi tra la sabbia (e qui Galep dà il meglio di sé, in tavole che rendono magnificamente l’aridità del deserto e la disperazione allucinata del fuggitivo, quasi un anticipo di simili sequenze de “Il giuramento”). Per il resto, la storia è avvincente nella prima parte, un po’ meno nella seconda, con Tex che lascia spazio anche agli altri personaggi, ritagliandosi uno spazio minore del solito (ma va bene così). Memorabile anche la misera figura che fanno qui gli Hopi. Popolo di miti pastori, si lasciano turlupinare dall’agente indiano bevendosi la storiella che gli smeraldi siano pietre magiche che porteranno grande prosperità a tutta la tribù. Così i pacifici Hopi si trasformano in poco tempo in lupi, diventano complici dei banditi, occupano alcune terre dei Navajos, tradiscono l’antica amicizia che li univa, dimenticano la riconoscenza che dovevano a Tex, sempre generoso con loro, e alla fine, quando le cose vanno male, vista la malaparata se ne escono con questo bel ragionamento: “Non è stato forse l’agente Corliss a convincere gli Hopi?… Non è stato forse Corliss a dire agli Hopi che avevano il diritto di occupare queste terre navajos?… Sua è stata la colpa e sua sia dunque la punizione”. Insomma, gli Hopi (dopo aver cercato di uccidere Tiger e Kit) declinano ogni responsabilità, mollano i complici, se la svignano ritornando a pascolare le loro greggi, in attesa che la collera di Aquila della notte si plachi. “E le pietre magiche?”, chiede qualcuno al capo Hopi. Beh, visto che le cose sono andate male: “la magia è finita”, è la risposta sbrigativa: “A suo tempo manderò un buon gregge di pecore quale segno di amicizia al popolo navajo...” Complimenti agli Hopi!
  12. Se metti "Oklahoma" primo, "Nueces Valley" secondo, e non inserisci in classifica "Nei territori del Nord Ovest", arriva primo "Oklahoma" per un soffio, e secondi a parimerito gli altri due. A questo punto, facciamo che sono tutti e tre primi a parimerito e via, così ci togliamo il pensiero!
  13. Dunque... a questo sondaggio hanno partecipato - almeno finora - 19 forumisti e il risultato, se non ho sbagliato i calcoli - ma non credo - è il seguente: Miglior Maxi di sempre: "Nei territori del Nord-Ovest" (Boselli/Font) Secondi a parimerito: "Nueces Valley" e "Oklahoma" Quarto posto: "Il cacciatore di fossili" Quinto: "L'oro del Sud" E anche secondo me questi cinque sono i Maxi migliori - al di là dell'ordine in cui metterli, che varia a seconda dei gusti. A questi io ne aggiungerei altri due che mi sono piaciuti: "Lungo i sentieri del West" e "Mississippi Ring". Anche "Il ponte della battaglia" di Ruju non sarebbe male, se non fosse per i disegni di Cossu, che proprio non digerisco (problema mio). "Nei territori del Nord-Ovest" vince di poco, ma è effettivamente una grandissima storia d'avventura, avvincente, emozionante, piena di atmosfera e di personaggi indimenticabili, Dawn e Goden Eye sopra tutti (e il miglior Jim Brandon mai visto). Una delle prove più convincenti di Font e di Boselli. Nessun momento di noia.
  14. Questa è una gran bella storia western di Nolitta, con un Tex in solitaria che si trova ad agire in incognito per sgominare ben due bande (di ladri d'argento e di spacciatori di whisky), in un'atmosfera crepuscolare da film western anni '70, con personaggi ambigui e ben caratterizzati, indiani abbruttiti dall'alcool, prostitute sfiorite, famiglie disfunzionali, delinquenti di mezza tacca, alcuni per necessità, altri per inclinazione o stupidità, un po' tutti "perdenti" in cerca di fortuna o di riscatto, oppure rassegnati al loro destino. (A me ha ricordato un po' come atmosfera e come varia umanità il film "I compari"). Un buon esempio di come si possa scrivere un Tex diverso dal solito ma rispettoso dell’originale, un giustiziere duro, di poche parole, più ombroso del solito, a tratti amareggiato per la miseria umana e sociale che lo circonda, ma comunque sempre deciso, determinato, "arrabbiato", astuto e comprensivo, simile a quello già visto ne “Il cowboy senza nome”, ancora di Nolitta, disegnato – non casualmente – da Nicolò. Anche lì c'era un bel personaggio di prostituta triste, come in questa storia Kate, la sfortunata e nostalgica ragazza bersagliata dal destino avverso ma ancora capace di tenerezza e coraggio. Così come l'indiano Wiyaka che nel finale riesce a trovare la forza e la dignità smarrite per ribellarsi a coloro che stanno distruggendo il suo popolo. C'è da dire che in quegli anni non era solo Nolitta a fare, ogni tanto, un Tex più amaro del solito, immerso in situazioni altamente drammatiche e pessimistiche, perché anche GLB scriveva in quel periodo storie come "Linciaggio", ben poco allegra, oppure la cupissima il "Marchio di Satana". Questo di Nolitta vuol essere un western d'autore, con un'anima, con situazioni e personaggi non banali, che ricordano le migliori pellicole del genere. Molto diverso, per esempio, dalle successive storie di Faraci, che al confronto sembrano più che altro telefilm senza tanto spessore.
  15. Quindi tu paragoni Galep a una marca di jeans, e ti accontenteresti di un Galep tarocco? Ti ha già risposto frank_one: se la composizione l'hai fatta tu quella NON è assolutamente una vignetta di Galep. Anzi, prendere i disegni di un autore che non c'è più e modificarli a piacimento, facendo credere che sia una sua storia, sarebbe, oltre che una truffa, una mancanza di rispetto verso Galep, non un omaggio. A meno che non lo dichiari: "storia con disegni di Galep riassemblati da tizio". Ma a quel punto a chi interessa? A me no di certo! Con tutto il rispetto per tizio. A parte che ci vorrebbe il consenso dell'autore, dai per scontato che la composizione di una vignetta o di un quadro siano aspetti secondari e ininfluenti, cosa che non è assolutamente così.
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