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TWF - Tex Willer Forum

Poe

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  1. Kit Carson che esce dal saloon con atteggiamento spavaldo, sotto la luce della lampada, sapendo di avere tre avversari invisibili nel buio che stanno per sparargli, posizionati in tre direzioni diverse è sicuramente divertente da leggere, ma strategicamente (diciamo così) indifendibile. Niente di grave, eh, ma di solito i Nostri fanno l'esatto contrario, sparano subito alle lampade e ai lampadari (o spengono il fuoco in un bivacco) per non fare da bersaglio agli avversari. Qui invece Carson addirittura si mette in bella vista lasciando l'iniziativa ai nemici, che se non lo sforacchiano per bene appena ha messo il naso fuori dalla porta è solo perché così ha deciso la sceneggiatura. Ripeto: niente di grave, per carità, ma non vorrei che si passasse da Tex e Carson "umani" che prendono continuamente botte in testa e si fanno fregare, a un Tex e Carson supereroi che si gettano volutamente tra le pallottole che fischiano, tanto loro non muoiono di sicuro. Sui colori: io di solito preferisco il bianco e nero, ma quando sono fatti bene i colori sono altrettanto belli. Non tolgono niente e non migliorano, semplicemente rendono i disegni diversi da prima. Nell'intervista sul sito Gomez dice che quando ha visto le sue tavole colorate ha provato una forte emozione, come se guardasse qualcosa di nuovo rispetto a quello che aveva disegnato lui, qualcosa che non si aspettava. In certi casi sarebbe bella un'edizione speciale che avesse entrambe le versioni, in b/n e a colori. (In questo caso sarebbero solo cento pagine.)
  2. Non ricordo più il motivo per cui a suo tempo non ho acquistato "Lungo i sentieri del West", forse ne avevo sentito parlar male, comunque sia oggi ho posto rimedio all'errore. Un errore perché questo Maxi è a mio parere allo stesso livello dei primi due di Segura e Ortiz, cioè ottimo. Certo, è piuttosto atipico, non molto texiano, ma essendo una storia fuori serie ci può stare, una libertà maggiore allo sceneggiatore si può perdonare. Qui non c’è il Tex di GLB, né quello di Nizzi e neppure di Nolitta, questo è il Tex di Segura e Ortiz, un eroe imperfetto, coperto di polvere, sporcizia e sangue, che deve affrontare infinite avversità, che combatte con gli uomini e con la natura, che può sbagliare ed essere sopraffatto, ma che alla fine, nonostante tutto, risulta sempre eroico. L’episodio che alcuni hanno criticato (Tex preso a sediate da un gruppo di contadini) non è affatto umiliante, al contrario, Tex si fida di loro, li ha aiutati, e viene colpito alle spalle: è una scena grottesca per certi versi, ma allo stesso tempo tragica, triste, perché Tex prende botte e sediate in testa da coloro che prima erano brave persone e ora, accecati dall’oro, si sono trasformati in belve. Tex qui non è un fesso, è un eroe tradito, leale e generoso, che resiste e combatte fino all’ultimo. La storia è una specie di epopea e Tex un personaggio quasi leggendario, che attraversa il West a cavallo, in una caccia all’uomo interminabile, e che durante il viaggio cerca di aiutare tutti coloro che incontra. Come detto da molti, l’aspetto più apprezzabile - oltre al ritmo vorticoso delle vicende che si susseguono - è la grande quantità di personaggi secondari che popolano queste pagine, la loro varietà, la loro umanità, una vera e propria carrellata di uomini, donne e bambini del vecchio West. Un western crepuscolare, crudo e violento, pessimista e senza nessuna idealizzazione. Quasi tutti i personaggi sono sostanzialmente dei falliti, in cerca di ricchezze che non trovano, in un west dove i grandi ideali sembrano svaniti e ciò che conta è l’interesse personale, o la pura sopravvivenza. Tante comparse, alcune tipiche, altre insolite: - il vecchietto iniziale che ora caccia lupi perché si sente in colpa per aver in passato fatto il cacciatore di indiani - il barista che beve e si addormenta ubriaco, dicendo che “tutti in paese sono vigliacchi, come me” - l’assassino che dopo aver ucciso si accorge che le vittime gli ricordano i suoi genitori - i cittadini della città fantasma, impazziti per l’esaurimento della miniera dell’oro, ma generosi con i viandanti - l’indiano che vuole diventare come i bianchi per il bene dei suoi figli, ma alla fine cambia idea - la madre col figlio muto aggredita da indiani bambini, con Tex che li manda via a pedate (l’episodio più surreale di tutti) - Tex che prende in braccio un bambino per salvarlo dal tornado (immagine di Tex mai vista prima, credo) - le donne della carovana, coraggiose e leali verso Tex anche quando i loro mariti impazziscono - Tex e un indiano che si mettono a fissare un cane per conquistarne la fiducia - e poi tanti altri animali di contorno, puma, lupi, cavalli, bisonti, cani. Comparse, più che personaggi, uomini e animali tutti presi nella lotta per la vita, mentre Tex cavalca e se li lascia alle spalle, senza più incontrarli.
  3. Come non detto. Pensavo fosse un giovane disegnatore esordiente, o quasi. Diciamo allora che anche a 59 anni si può sempre migliorare... Soprattutto nelle espressioni dei visi (ma non solo).
  4. Anch'io ho avuto la stessa impressione. Assomiglia al primo Andreucci, quando disegnò i suoi primi Zagor. Mi sembra un autore ancora acerbo, ma se diventerà come Andreucci vale la pena aspettare la sua maturazione! L'albo resterà nella storia per un Tex completamente nudo davanti a una fanciulla. Ovviamente lei è "una brava ragazza", e Rauch lo sottolinea ben due volte in due vignette, a scanso di equivoci...
  5. Letto e gustato. Strepitosi disegni di Gomez, un'autentica gioia per gli occhi. Bella anche la prova di Giusfredi. Forse qualche dialogo in più e qualche scena d'azione in meno sarebbero stati meglio, ma noi lettori non siamo mai contenti, di solito ci lamentiamo del contrario. Un cartonato che merita, uno dei migliori. Gomez deve tornare assolutamente. Per lui e per Breccia è doveroso scrivere altre storie. Il dialogo: Kit Carson a Tex: "Dovresti fidarti sempre del mio istinto" Tex: "Più di così? Tu sei il mio faro. Il mio maestro da più di vent'anni, ormai" Carson: "Spudorato mentitore! Suonare il violino non è mai stato il tuo mestiere. Sei molto più intonato quando fai cantare le colt".
  6. "Verso l'Oregon" è uno dei miei Texoni preferiti, sia come storia, che come disegni. Manfredi e Gomez non sono solo bravi, sono in sintonia tra loro. I personaggi, ben delineati, recitano come attori di un film. Tex, un po' diverso dal solito, sembra John Wayne, Kit Carson non è una semplice spalla, è un personaggio autonomo non dipendente da Tex, perfettamente reso da Gomez in tutta la gamma delle sue espressioni: a volte determinato, a volte riflessivo, oppure beffardo, protettivo, preoccupato, persino malinconico nel finale. Non sempre Manfredi fa esprimere Carson a parole, ma gli sguardi che gli conferisce Gomez sono più eloquenti di tante frasi. E' lui che convince Tex a proteggere la carovana delle donne, che salva Brenda all'inizio, che tiene testa a Tex nei battibecchi, che si interroga su tutti, anche sul pard ("di rado ho visto Tex così preoccupato", pensa osservando l'amico), e che si dimostra sensibile e cavaliere con le donzelle ma senza fare il galante (non era questa la storia in cui farlo, visto il destino poco allegro che avranno le ragazze). Interpretazione memorabile, questa di Carson, anche graficamente. Quella di Tex un po' meno. Questo Texone è un riuscito mix di western classico e western moderno, in certi momenti crepuscolare, con personaggi alla John Ford insieme a tipi invece piuttosto insoliti (il killer psicopatico e l'indiano Bisonte Bianco, altrettanto folle). Le sei ragazze da marito sono l'aspetto più originale: forse potevano essere maggiormente approfondite, ma si sarebbe rischiato una storia alla Ken Parker, quindi alla fine Manfredi ha fatto bene così. Ognuna di loro ha comunque una sua personalità, anche se a spiccare è soprattutto Emma. Nell'interpretazione di Manfredi Tex e Carson sono fondamentalmente una coppia di rangers. Questo in quasi tutte le sue storie (vedi anche l'ultimo Texone o il Maxi "Mississippi Ring"). Sono come due agenti in missione, dei professionisti. Qui la vicenda inizia infatti nel comando dei rangers, quasi una centrale di polizia, dove i Nostri ricevono l'incarico di acciuffare il killer, e con cui restano sempre in contatto durante il viaggio con telegrammi che aggiornano sulla missione o che li informano sul passato del killer. Di solito i nostri, invece, se ne fregano di riferire ai superiori e fanno i rangers "indipendenti". Strano che l'autore di Magico Vento non abbia mai messo in luce l'aspetto indiano di Tex, o quello "anarchico", ma prevalentemente quello dell'uomo di legge (ovviamente in difesa dei deboli). Gomez è bravissimo. Da lui ci si aspettano ancora grandi cose, a partire dal cartonato sceneggiato da Giusfredi.
  7. Leggendo i commenti dei forumisti su questa storia, l'unica cosa su cui tutti concordano è che il primo albo è ottimo e la partenza fulminante. Poi... i giudizi si dividono come non mai. Il mio parere è che questa è una pessima storia, che fa acqua da tutte le parti. La peggiore di Mefisto insieme all'ultima scritta da GLB. Non è questione di fare le pulci o trovare qualche difetto qua e là, qui le cose che non funzionano sono preponderanti (a parte appunto il primo albo). Le elenco velocemente: - Mefisto è caratterizzato male, non sembra un genio diabolico in contatto con forze oscure e terribili, ma un povero pazzoide sempre sull’orlo di una crisi di nervi, che senza la sorella Lily, che sembra la sua badante, non combinerebbe niente (e già questo dovrebbe bastare, come critica). - Anche graficamente Mefisto è sempre sopra le righe, con gli occhi spiritati, le pupille minuscole, una caricatura. - La trama è banale e ripresa in gran parte da “Incubi”, col finto dottor Parker invece del finto dottor Fiesmot. - Mefisto a un certo punto si vanta di aver “architettato un piano geniale”: far precipitare nel vuoto delle diligenze per attirare Tex e farlo catturare da quattro vaccari. E’ un piano in effetti, ma definirlo geniale mi sembra eccessivo! - La location (il retro di un saloon) fa cadere le braccia. - Mefisto, il genio del male, signore delle tenebre, che origlia dietro la porta è piuttosto ridicolo. - Le cattura dei pards sono banalissime, quella di Tiger in particolare. - Il primo cowboy che impazzisce per le visioni di Mefisto con la faccia da rincitrullito non si può vedere. - Anche la scena del tentativo di far impazzire Tex, che molti ritengono splendida, per me è fatta malissimo: lo sceriffo e il vice nascosti nello stanzino di fianco che non intervengono non sono credibili, Mefisto che dice:” guarda qua, Tex, anzi no mi sono sbagliato, guarda là!” Tex che finge di essere rincretinito, ma non lo è. E Mefisto che ci crede subito. Sembra di leggere Topolino! - Lily che neanche cerca di non farsi vedere da Tex, che infatti dopo un po' si ricorda di lei e la riconosce. Com'era facilmente prevedibile! - Tex che nel finale irrompe nel saloon senza neanche mandare qualcuno a bloccare l’uscita posteriore. E Mefisto scappando lo dice anche: “Fortuna che non hanno circondato il saloon”. - I tempi narrativi sbagliati dell’irruzione nel saloon: si vede Tex a pochi metri da Lily e poi per inseguirla e sfondare una semplicissima porta ci mette un’infinità, consentendo a Mefisto di scappare. - Tex che poi non si mette sulle tracce del suo arcinemico e lo lascia andare. - Infine Mefisto vestito da lebbroso che, come se non bastasse, prende persino per i fondelli i pards. Ultima beffa! Lo dice persino Villa qui sul forum, parlando del finale: Forse Villa era un po' frustrato, dopo 6 anni di duro lavoro su questa storia... Ma al di là di tutte queste cose che non funzionano è proprio che si avverte benissimo che questo tipo di storia non era nelle corde di Nizzi. Niente atmosfera, dialoghi prolissi, poche idee, trama in calando, Tex e i pards poco svegli. Si regge solo grazie ai disegni di Villa. Invece, la storia mefistofelica di Boselli e dei Cestaro ha dei difetti nel terzo albo, ma Mefisto è pienamente centrato, l’atmosfera e la location del manicomio sono perfette, e hanno una loro originalità. La trama è ben costruita, così come i personaggi di contorno. Insomma cala nel finale (soprattutto per colpa di un pessimo Yama), ma nel complesso è una gran storia. Una gran storia non del tutto riuscita. Non una pessima storia con un buon inizio. Secondo me.
  8. Il vero tormentone delle storie di Nizzi non sono tanto, come si dice, le "bistecche e patatine", quanto gli origlioni! Sono rarissimi gli albi (e non esagero) in cui non c'è almeno uno, se non due personaggi nascosti dietro una porta, una finestra, una tenda, un albero, un angolo di strada da cui ascoltare non visti qualcun altro. Più che un espediente narrativo, sembra una vera e propria ossessione. Storie persino con origlioni scoperti e poi seguiti e a loro volta origliati! Storie con origlioni scoperti e poi sviati con false informazioni. Storie in cui anche Tex se ne sta ad ascoltare di nascosto i piani degli avversari che altrimenti non capirebbe. Figuriamoci se non poteva mancare Mefisto che, nonostante specchi, magie e quant'altro non può non resistere alla tentazione di spiare di nascosto dal retrobottega.
  9. Per chi non lo conoscesse... Ken Parker ironizza su Tex. Era il lontano 1978. "Mefistolata", se non sbaglio, è il soprannome ironico che Diablero ha dato alla storia di Nizzi con Mefisto. Non confondiamoci! Secondo me, il discorso "storie semplici" contro "storie intricate" è un falso problema. Sarà banale dirlo, ma se le storie intricate riescono bene, alla fine piacciono a tutti e sono le più osannate di solito (non mi riferisco nello specifico solo a quelle di Boselli). Se non funzionano è chiaro che non piacciono. Così come non piacciono le storie semplici che non funzionano, che oltretutto ti sembrano una presa per i fondelli, perché lo sceneggiatore neanche s'è impegnato più di tanto. Il problema principale del terzo albo, secondo me, è la scena con Yama, la sua eccessiva "stupidità", che fa calare molto la tensione. Forse perché in una storia di Mefisto ci si aspetta un ritmo più veloce (come c'era in quella dei Cestaro). Ma certo se si fa il confronto con la tradizione texiana, anche Gl e Nizzi spesso avevano questi ritmi narrativi. Ciò non toglie che la tradizione può sempre essere migliorata!
  10. E infatti Big Cisco verrà ripreso da GL Bonelli ne "Gli eroi di Devil Pass".
  11. Benissimo non proprio, tant'è vero che ne "Il ritorno di Padma" Tex ricorda che gli era apparso ai tempi del Drago rosso ma quasi come fosse un sogno (p. 30). Tex e gli altri non sanno quasi niente di Padma, e all'inizio neanche si fidano di lui. Tex gli dà fiducia solo per istinto ma tutta la storia del suo rapporto passato con Mefisto (che Padma era il suo maestro e a capo della setta del Drago Rosso) la vengono a sapere nei dettagli ora per la prima volta, così come la natura dei suoi poteri. Ma non è ironico? Direi di sì. C'è anche la faccina sorridente, a scanso di equivoci. Se non ti crei aspettative in una storia che s'intitola "Il trionfo di Mefisto" e conclude con un megascontro finale una storia di 7 albi col nemico principale della serie, quando te le fai?
  12. Be', questa sinceramente mi sembra un po' grossa. Paragonare il grande Civitelli a Montanari e Grassani è come paragonare, non so, Galep a Muzzi, oppure Letteri a Cossu... Mi sembra proprio che non c'entrino niente, né come stile, né come precisione nel disegno, né come qualità assoluta. Per quanto riguarda la storia, prima di stroncarla io aspetterei il finale, che mai come in questo caso determinerà il suo valore. Che le troppe spiegazioni ammazzino l'atmosfera magico/tenebrosa e che la vicenda abbia un ritmo lento che poteva essere velocizzato, ok, ma non direi che non succede quasi niente, o che c'è solo attesa. E' un lungo inseguimento (intervallato da colpi di scena), per cui girare di qua e di là in cerca di nemici imprendibili ci sta. In più Boselli sta cercando di tirare le fila a una saga mefistofelica (non sua) che prima GL Bonelli, poi Nizzi hanno incasinato un bel po' (con patti diabolici, morti, resurrezioni, lama tibetani, medium, ecc. ecc.) e poi hanno lasciato in sospeso. Questo l'ha costretto a rispolverare tanti personaggi, che tra l'altro non si erano mai visti prima d'ora (Tex non conosceva né Padma nè Narbas né sospettava minimamente quali fossero i loro poteri, di qui la necessità di dialoghi). Resta il fatto che, è vero, qualche scena inquietante in più sarebbe stata gradita, e magari anche qualche dialogo acido tra Lily e Ruth, tanto per divertirsi. Come sarebbe che non sono chiare le motivazioni dei personaggi? Cioè non è chiaro dopo 3 albi che cosa vuole fare Padma? Non si è capito il conflitto tra Yama e Mefisto? O il ruolo di Narbas? Mmm... Forse il ritmo blando vi ha fatto addormentare mentre leggevate. SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER Il ruolo di Narbas viene spiegato a p. 28-29 nel dialogo con Padma. Per ora serve a trovare Mefisto, visto che c'è un legame tra la sua anima e il corpo che Mefisto gli ha preso, poi il resto è una sorpresa che si vedrà nel quarto albo, no? E' l'arma segreta di cui Mefisto non deve sospettare l'esistenza. Oltretutto Padma, sempre nel dialogo con Narbas, accenna al fatto che: "I demoni non sono schizzinosi, servono chiunque abbia potere su di loro" e "sono pronto a tutto, anche a tornare sulle vie del male", quindi ha in mente un piano legato alla magia nera che ancora, giustamente, non rivela. La storia è stata costruita così, con piani misteriosi da una parte e dall'altra, e con un lento ma costante crescendo, quindi vedremo tra un mese come sarà l'apice. Di sicuro la curiosità è tanta, quindi un risultato è già stato ottenuto. Ultima considerazione: anche GL e Nizzi a volte scrivevano albi con molti dialoghi, in cui succedeva pochino a livello di azione. Mi viene in mente, per es., il secondo albo del Mefisto di Nizzi: cosa succede lì? All'inizio Mefisto risorto parla a lungo con la sorella del passato e dei piani futuri. Poi si passa alla scena in cui Mefisto con le sue apparizioni di dinosauri fa precipitare nel vuoto una diligenza. Dopodiché lunghi dialoghi tra Tex, lo sceriffo e Carson su cosa sarà mai successo alle diligenze, quale mistero. Finale con Carson che va al saloon e cade in trappola prendendo una botta in testa. Fine del n. 502. Non un albo con scene d'azione strepitose. Qui di scene d'azione ce ne sono quattro: all'inizio l'attentato con le mosche, poi a metà dell'albo l'agguato notturno degli indiani e poi lo scontro nel cratere, quarto il finale con Tiger e Carson nel monastero.
  13. Ticci Galep Letteri Nicolò Marcello guest star: Frisenda
  14. Qualunque sarà il finale, questa storia sarà memorabile. Non so se potrà essere considerata una storia pienamente riuscita - vedremo - ma sicuramente sarà importante per la serie. Eventi clamorosi ci saranno, alcuni irreversibili. Oltre alla dipartita annunciata di Padma, molti altri ci lasceranno la pelle, secondo me anche Narbas (che tra l'altro è anche poco simpatico). Mentre l'inferno sta già aspettando con grande gioia l'arrivo di Mefisto e Yama (il loro trionfo). Qualche dubbio su Lily e Ruth: una cinica seduttrice e una sadica infermiera pazza in futuro possono sempre far comodo nel selvaggio West! Una delle due potrebbe sopravvivere, forse Ruth. Chissà... E a questo proposito, qualcuno si lamenta che Lily sia diversa rispetto ai tempi di Nizzi, ma è normale, no? E' stata in carcere e ha perso tutto per colpa del fratello (ed è la seconda volta che accade), per forza non ha più fiducia in lui. I personaggi cambiano, e anche il loro ruolo a seconda delle storie. In quella di Nizzi era lei il personaggio più importante e carismatico, qui ha un ruolo secondario, ma direi che è giusto così, i protagonisti veri qui devono essere i due pazzoidi padre e figlio. Mi viene in mente che non è apparsa Loa, mentre mi era sembrato di capire che dovesse essere anche lei della partita (o della dipartita!). Per cui o le dicerie erano infondate oppure comparirà nel prossimo albo. Che si spera con meno spiegazioni e più mistero, oscurità e terrore rispetto a quanto visto finora. In questo terzo albo, infatti, la scena più bella è quando Ruth sale sul carro coperto e dice: "Perché è così buio qui dentro? Non è normale!" E Yama le risponde: "E' buio perché lo voglio!". E poi compare minaccioso alle sue spalle. Il quarto albo avrà 132 pagine ma mi chiedo se basteranno, con tutti i personaggi e le situazioni ancora da sciogliere. Se la risposta è sì, potrebbe allora essere un albo memorabile quanto "Ultimo scontro a Bannock" o "Sfida sulla sierra", ossia albi drammatici di pura azione ma ben orchestrata. Sperem.
  15. Leggendo "Fuga da Anderville" uno se ne può fregare dei difetti e delle incongruenze con "Tramonto rosso", o della non texianità di certe scene (di fatto anch'io sono così: la storia mi è sempre piaciuta nonostante i suoi difetti), ma non si può negare l'evidenza, ossia negare che tali incongruenze ci siano. Tex di fatto non prova neanche a tornare indietro per salvare Tom, come fa sempre, quindi non si comporta da Tex. E soprattutto è Nizzi che lo mette in questa situazione che poteva essere evitata! Se n'è già discusso in abbondanza: Nizzi poteva far sì che Tex si accorgesse che Tom era rimasto indietro quando ormai Tom era morto (non so, poteva fare in modo che Tex e John da un'altura vedessero a distanza la sua morte). Nizzi invece ha scelto così. E resosi conto anche lui che la scena è poco texiana, ci mette l'aggiunta con Tex che, raccontando a Carson la storia, dice che ancora a ripensarci si sente in colpa nei confronti di Tom (quindi anche a distanza di anni ammette di non aver fatto tutto il possibile). A molti può piacere questo Tex tormentato dal rimorso, va benissimo, ma di fatto anche questa è una scena poco texiana, non c'è niente di male ad ammetterlo. Ed era evidentemente una scelta precisa di Nizzi, quella di voler fare un Tex diverso dal solito, che sbaglia, che perde, che è amareggiato, che ha sensi di colpa per i suoi errori, come di solito non lo vediamo fare. L'idea che poi Tex abbia deciso di non tornare non solo perché è tardi, ma anche perché ha accettato il sacrificio di Tom, scusate, è ancora meno texiana (e anche un po' assurda). Quando mai Tex accetta il sacrificio deliberato di un amico? Di solito gli eroi si sacrificano loro, e salvano gli altri che vorrebbero sacrificarsi al loro posto, non il contrario. Oltretutto, inizialmente Tom vuole sacrificarsi - se leggete bene - per un motivo preciso, perché si ritiene responsabile del fatto che Tex è stato scoperto. Dice: "Io vi ho messo nei guai e tocca a me pagare!", riferendosi al fatto che si è lasciato sfuggire un sudista catturato. Ma in realtà non è quel soldato che li mette tutti nei guai, bensì quello che Tex ha chiuso nello sgabuzzino e che si è svegliato troppo presto e ha dato l'allarme. Quindi, oltretutto, dal punto di vista narrativo, Tom si sacrifica per un errore non suo, ma di Tex!
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