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TWF - Tex Willer Forum

San Antonio Spurs

Ranchero
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Everything posted by San Antonio Spurs

  1. Perché continuiamo a discutere sui gusti e sulle scelte, quando è evidente che l'assioma "Mi piace, lo compro, non mi piace (più) lo lascio" è ormai una regola consolidata? Parafrasando, ognuno è fabbro delle sue scelte e mi pare accertata l'impermeabilità della SBE alle opinioni, tantomeno su misura ridotta come nel caso di questo forum, per altre strategie e programmano che riguardano i numeri di vendita. A qualcuno l'aumento della produzione non piace e ne fa un discorso di qualità. Bene discutiamo sulla qualità e non sulla quantità, io aborro alla Mughini un campionato di calcio di Serie A con così tante squadre, ma se ne devo parlare giudico i risultati delle singole squadre, non mi perdo a contarle. Poi, cambiando sport, la NBA a 23 squadre era molto più affascinante dell'attuale, ma la regressione non riguarda solo la dilazione delle franchigie ma il gioco in sé. Io credo che il patrimonio di sceneggiatori e disegnatori della Bonelli possa reggere lo stato delle cose attuale, posso contemporaneamente credere che alcuni contenuti extra potrebbero essere dirottati sul mensile, ma sulle strategie di marketing non sono in grado di poter dare un giudizio attendibile. Altro discorso, e concludo, è quello di chi dice che per ragioni che vanno dallo spazio al costo, si limita nell'acquisto. Ci stana allora nel merito c'è una sicura vena di tristezza per l'impossibilità o la scelta obbligate.
  2. Forse perché l'ho riletta con maggiore calma. Diciamo che la verbosità ho continuato a vederla, ma che ha inciso meno sul mio giudizio e che il secondo episodio ha fatto decollare il racconto. Come può capitare uno sbaglio, può accadere un ripensamento. E' (anche) il bello delle riletture.
  3. No, sono tornato indietro rileggendo il primo albo
  4. Ed ho fatto in tempo a cambiare parzialmente opinione.
  5. Riletta la storia e letti i commenti, aggiungo qualcosa alle mie prime impressioni. Mastantuono ha un tratto deciso e incisivo, anche se discontinuo. Fosse un musicista, lo sarebbe nel Jazz. Per Ruju parlerei invece di un'artista a metà fra il pop e il rock, autore di una storia con qualche lacuna ma con il pregio di non essere banale, mentre c'era il rischio di una vicenda dalle caratteristiche già viste e riviste (il ricco cattivo, il killer sanguinario). Invece troviamo personaggi forti come Angela, "utili" come il poliziotto, e pards dal ruolo più forte, come il Carson più di tutti emotivamente coinvolto. Non sono buonista a tutti i costi e ad esempio sono fra quelli a cui non è piaciuto " Il passato di Cochise", però creare e gestire nuove storie di un personaggio longevo come Tex non è semplice e chi continua a farlo può per forza avere cali, per così dire, di tensione e di attenzione. Quelli di Ruju in questa storia li trovo marginali e come detto l'originalità di certi personaggi e di certe situazioni mi conferma il giudizio finale, positivo. Infine, nascere perdere i confronti con gli autori del passato, tempi diversi. E lettori diversi, come lo sono io dal Franchino che leggeva il primo Tex nel 1967. Nella mia attività da giornalista mi sono occupato prevalentemente di pallacanestro e penso che la bellezza del gioco NBA negli anni 80 e 90 fosse nettamente superiore a quella di oggi e lo stesso vale per la nostra Serie A, però un Teodosic qua e un Doncic là non mi metto a paragonarli a un D'Antoni o a un Larry Bird (come in maniera criticabile, in quest'ultimo caso fa Wikipedia): le regole sono le stesse, ma il gioco cambia.
  6. Dico due sole cose, inequivocabili: la posa della ragazza in copertina è identica a quella di una foto ufficiale di Pearl datata a cavallo del vecchio e del nuovo secolo. La seconda: ho ricordato un fatto noto, ovvero la lettura di una copia di giornale datato 1901. Ci sarebbe da aggiungere una fonte https://www.farwest.it/?p=14391 che fissa a maggio del 1899 la data della prima rapina e c'è la mia volontà di non proseguire nella discussione. Non lo dico per polemica, ma perché da parte mia non ne ho perso l'interesse. Ribadisco: senza polemica.
  7. Quali, visto che la realtà storica è inequivocabile e l'immagine ripresa in copertina è la più classica del soggetto in questione? Poi, El Diario de Isleta era pur sempre del 1901, se non ricordo mal, a inizio della saga sulla vendetta contro Teller e Brennan.
  8. Per rimanere sullo scherzoso, ecco un sonetto di Giuseppe Gioacchino Belli intitolato "La madre de le Sante", con una singola parola evidenziata. «Chi vvò cchiede la monna a Ccaterina, Pe ffasse intenne da la ggente dotta Je toccherebbe a ddí vvurva, vaccina E ddà ggiú co la cunna e cco la potta. Ma nnoantri fijjacci de miggnotta Dimo scella, PATACCA, passerina, Fessa, spacco, fissura, bbuscia, grotta, Freggna, fica, sciavatta, chitarrina, Sorca, vaschetta, fodero, frittella, Ciscia, sporta, perucca, varpelosa, Chiavica, gattarola, finestrella, Fischiarola, quer-fatto, quela-cosa Urinale, fracosscio, ciumachella, La-gabbia-der-pipino, e la-bbrodosa. E ssi vvòi la scimosa, Chi la chiama vergoggna, e cchi nnatura, Chi cciufèca, tajjola, e ssepportura.»
  9. Topolino e diverse riviste di enigmistica il prezzo lo mettono addirittura nella quarta di copertina, ma è proprio il prezzo la questione più delicata per cliente ed edicolante (al di là della pistola lettrice del codice), perché sono sparsi e spesso minuscoli e posso assicurare che molto spesso viene chiesto quando nonni tratta di una rivista acquistata abitualmente. I secondi che si perdono a cercarlo sono pochi e non cambiano la vita, ma è comunque una rottura, quasi quanto quella di certi quotidiani che cambiano prezzo anche cinque giorni su sette. Fino a fine maggio, poi il logo cambia di sicuro.
  10. Le copertine di Tex Willer sono certamente più vivaci o se preferite movimentate di quelle del mensile, come lo sono le storie molto più pum pum bang, ma la qualità delle proposte di Villa resta altissima e Borden ha ben spiegato che gode della massima libertà di espressione e come sappiamo le proposte sono multiple e la redazione poi fa la scelta che ritiene più funzionale. Non concordo sull'atmosfera di paranoia, perché allora si rifletterebbe anche nelle storie e abbiamo esempi molto recenti di un Tex dubbioso, quando addirittura non in secondo piano e comunque lontanissimo dall'immagine del Superuomo che in altri tempi invece gli era stata conferita. Penso ad esempio allo scoramento nel corso dell'avventura dell'Erebus e se vogliamo anche a qualche passaggio un po' da ingenuo nella lunga serie di Mefisto. Poi non dimentichiamo che parliamo anche di epoche, in riferimento a Galep, dove andava di moda una certa teatralità ed erano conseguiti veri e propri azzardi, vedi la copertina di Black Baron dove Tex porta in braccio un Kit ferito che non ha nessun riferimento con la storia o il Chinatown con le vesti stracciate e il tavolo rovesciato. Proporre cose simili oggi scatenerebbe l'inferno, senza scomodare Il Gladiatore o le telecronache del Moto GP di Guido Meda. Le copertine di Villa hanno raggiunto una preziosa maturità, non sono perfette ma rappresentano un eccellente introduzione alla storia all'interno. Non è che Galep godesse di più libertà, erano gusti, esigenze e pubblici diversi. Villa riceve in anticipo la storia e poi si adegua cercando il massimo della sintesi e dell'espressività. Poi, ripeto, credo che nel caso di Tex la copertina sia determinante per l'acquisto solo per una larghissima minoranza dei lettori, assidui o potenziali, come quasi nessuno - esperienza diretta - compra un quotidiano per via della locandina esposta fuori dall'edicola.
  11. La copertina è come la vetrina di un negozio, ognuno è libero di gestirla e di proporla come crede. Il bollino di per sé non aggiunge nulla all'appeal della copia da vendere e in ogni caso giudico modesto il numero delle persone che acquistano occasionalmente Tex perché attratti da quello che c'è in copertina. Per esperienza diretta e rafforzata dall'esperienza in edicola, la maggioranza acquista a prescindere, da habitué. Per quello che riguarda seconda, terza e quarta di copertina, è logico che siano di pubblicità per altri prodotti paralleli al mensile, ma anch'io preferirei che l'anteprima del numero successivo fosse accompagnata da qualche immagine, magari liberando spazio portando in seconda la manchette degli arretrati. Si può obiettare che l'anteprima delle tavole è già sul sito, ma sulla rivista cartacea continuerebbero ad avere un fascino particolare. Piuttosto trovo stucchevole e autoreferenziale il pistolotto di pagina 4. Non c'è alternativa logica al testo scrittole, ma allo scrittore sì. Vabbeh, una pagina su 116 posso anche saltarla, mentre ogni volta mi fermo a riguardare la 3, ipnotizzato dalla sintesi della saga disegnata da Galep, anche con quegli indiani da operetta che però mi riportano allo stupore dei miei anni da bambino, quando ho iniziato a leggere Tex.
  12. Non mi sembra sia di vecchia data l'ultima copertina con un Tex per così dire alterato, mi riferisco alla 739 "I misteri di San Francisco". In quanto a certe copertine a ricalco di Galep ricordo quello che diceva Picasso: “I mediocri imitano, i geni copiano”.
  13. Ritmo sostenuto e in crescendo in tutti e tre gli albi, ma alla fine non ho compreso l'importanza dei documenti posseduti dall'ingegnere marito di Angela e può essere che sia io a peccare di superficialità. A proposito di peccati, Carson che accetta di battersi con Artiglio d'Orso è l'ennesima, inutile, infarcitura, allungatura con tanto di promessa di Tex di procrastinare nel caso l'inizio della caccia. Machismo di ritorno che credo ogni texiano con almeno 200 albi alle spalle potrà confermare essere al confino fra l'inutile e il ridicolo, soprattutto dopo la quasi simile situazione precedente con Kit e Tiger. Al netto di situazioni del genere e con l'inserimento di personaggi secondari più autocelebrativi per lo sceneggiatore che efficaci agli occhi del lettore, una storia che poteva essere asciugata in due numeri. Il giudizio resta nel suo complesso positivo, ma c'è una ridondanza che per fortuna, questa volta, almeno non è sfociata in un finale affrettato. Con la chicca, quella sì, di un finale di scena con Wes Kircher posticipato dopo lo stacco sul panzone in crisi. Voto finale. Disegni sui tre albi 8, sceneggiatura un due e tre: 9, 8, 6.
  14. Copertina con bollino dei 75 anni. Nemmeno troppo invasivo, dai…
  15. Il baluardo dovrebbe essere la famiglia, ma quando vai in una trattoria o in un ristorante e vedi che tutti hanno in mano uno smartphone e spesso i bambini un tablet per farli star buoni, capisci l'andazzo. La scuola dovrebbe essere comunque un luogo di confine e di inizio, ma di questo passo dobbiamo aspettarci che la matematica venga insegnata solo per le nozioni di base, poi ci pensa la calcolatrice. Infine, mi ripeto, esiste il fenomeno che chiamo dell'Alettura: non capisco quello che leggo, ma quello che voglio interpretare io. Di nuovo un esempio classico: se scrivo su qualche social che la Juventus è di Torino, qualcuno che ribatte "Sì, ma ruba" lo trovo sempre.
  16. Aggiungi, per noi "grandi" , che siamo vittime dei titolisti che sparano cannonate e se poi vai a leggere l'articolo magari trovi l'esatto contrario di quello che viene detto e uno di fretta nemmeno approfondisce, si accontenta e passa oltre. Esempio recente: in una via centrale di Bologna da qualche anno per Natale vengono installate delle luminarie con frasi di canzoni famose. Quest'anno sono di "Imagine" di John Lennon, un quotidiano monta la polemica sostenendo che sono antireligiose e titola una cosa del tipo "Il vescovo contro il Natale laico". In realtà il Vescovo, cardinale Zuppi, in un'intervista dichiara che la frase in cui Lennon immagina un mondo senza religioni per lui significa il massimo del concetto di pacifismo e nel quale ogni credente ha un suo Dio senza contestare quello degli altri. Esistono dati quasi drammatici sull'analfabetismo di ritorno. Sono troppo lontano dal mondo della scuola per dare giudizi, ma se penso che nell'ultimo anno di liceo di mia figlia - 2008, dunque un secolo fa - in quinta l'insegnante di Storia fece saltare a tutta la classe il periodo del Risorgimento perché riteneva giusto spalmare il programma dell'anno solo sul recente passato mi vengono ancora i brividi. E amici e amiche docenti di università mi confermano che gli scritti degli studenti spesso sono da mani nei capelli.
  17. No, assolutamente, vado avanti, anche perché l'edicola mi fa da base per altre attività. Ad esempio a gennaio vorrei iniziare come punto di scambio di libri usati, creare un catalogo e metterli a disposizione gratuitamente. In più, vista la particolarità del contesto - Borgo Panigale, a Bologna è una città nella città - collaboro con il Quartiere, la parrocchia, gli altri commercianti per tutta una serie di iniziative. Però, come detto, se il trend delle nuove generazioni è questo, i tempi da grigi, diventeranno neri.
  18. Ovviamente io rappresento solo un campione parziale e porto pure un giudizio di parte, perché nel complesso i sette numeri su e con Mefisto mi sono piaciuti. Il trend preoccupante è che l'età media dei clienti è alta su tutto, non solo su Tex, i giovani non leggono proprio e infatti ho chiesto al distributore di non rifornirmi più di prodotti specifici e tantomeno gadget, l'edicola è vicina a tre scuole ma non vedo né genitori né pargoli. Infatti ho detto al distributore di non rifornirmi più.
  19. Carissimo, e non è un modo di dire affettato, ci siamo incontrati e scontrati su tanti argomenti, la serie mi piace e faccio con umiltà e tranquillità un passo indietro, perché non è neanche giusto giudicare un prodotto complessivo da un solo episodio, come non si giudica la carriera di Baggio dal rigore sbagliato a Pasadena. Però è un dato di fatto non rilevato solo da me di una certa sovrabbondanza di didascalie e di prolissità, come nella storia dell'Erebus e in quelle di Mefisto. Io non sono in grado, davvero, di giudicare l'attività di uo sceneggiatore, perché non ho mai camminato nelle sue scarpe; però come sai qualcosa in materia di comunicazione la conosco e per quello ho scritto, perché deluso visto che è la prima volta che ho fatto fatica a finire di leggere un Tex, saranno problemi miei. Opinioni, no, Carlo? Certe volte non capisco io se tu cadi nel difetto di quella che io chiamo Alettura, ovvero l'interpretare le altrui parole in base a quello che si preferisce intendere, e chiudo qui, dopo aver risposto direttamente a Borden. Il mio nick nasce perché gli Spurs sono la franchigia idealmente più vicina a Tex. In realtà io tifo da sempre Boston e per una sola ragione: Larry Joe Bird. Non ho trovato nessuna scusa, è solo la casualità che mi ha riportata ad Alan Ford e allo stesso numero della serie. Seguo Tex dal 1967, qualcosa avrò appreso, visto seguito e qualcosa ricorderò, paragonerò. In questo forum ho letto commenti ben peggiori e saputo di abbandoni più clamorosi (al forum stesso), provo a riportare il tutto nei binari della normalità. Ho trovato illeggibile il numero 50, a Bologna si dice "Du maron", gonfio di parole quando tutta la serie si era distinta dal mensile per la rapidità delle azioni e degli scritti, come si conviene nel confronto fra, diciamo così, un padre e un figlio adolescente. Poi trovo un numero ridondante come sono stati sulla mensile gli episodi di Erebus e di Mefisto e allora colgo un'analogia e mi dico:può essere che la finisca qui, se la tendenza è la stessa. Apriti cielo? Richiuditi pure, anche perché* da giornalista-giornalaio vendo ogni mese Tex e Tex Willer in rapporto 5 a 1 e la serie di Mefisto è stata un mezzo flop, mentre va molto meglio Vancouver. Non sono un campione rappresentativo, ma un lettore rappresentativo forse sì.
  20. Logorroico e noioso oltre ogni mia resistenza, Se nel 1973 o giù di lì ho abbandonato Alan Ford, una cinquantina di anni dopo posso anche abbandonare Tex Willer, surrogato. In entrambi i casi si trattava del numero 50, si vede che è destino e che nulla accade per caso. Allora era per l'abbandono di Magnus, adesso è per la rottura di scatole dell'infinità di spiegoni di parole nelle didascalie. Sarà tendenza, sarà moda,, ma passo e chiudo.
  21. Carson è un vecchio reprobo e ha i baffetti da sparviero. Kit Willer è uno sfigato che pure frequenta donne di facili costumi, ma quando si innamora nove su dieci la fanciulla o muore o delinque. Tex e Tiger appaiono fedeli al ricordo delle uniche due donne che hanno amato, ma è provato - nel caso del giovane Tex Willer - che abbiano smazzolato assai ed è probabile che per loro valga la regola di GLB sulle loro frequentazioni corporali: fra una vignetta e l'altra. Di Gros Jean si sa. Di Jim Brandon si immagina. Pat Mc Ryan non ce lo si vede proprio. El Morisco ha avuto una storia in Egitto, poi ha studiato. Gli altri sono tutti di contorno, a partire dai fratelli Dickart e da Yama che è sicuramente vergine e pensa solo all'agnellino bianco.
  22. Storia in crescendo, avvincente e ben sviluppata, ricca di personaggi secondari che però risultano funzionali allo sviluppo. Disegni di qualità discontinua, ma apprezzo la scelta di Mastantuono di distinguere fra caricature e personaggi e il dinamismo che trasmettono certe scene di lotta e lutto (sparatorie). Peli nel nuovo (nel senso di albo appena uscito). 1) A pagina 9 Carson dorme su divano nella casa di Angela, entrano dei sicari di cui lui si accorge e sistema ma non prima di essersi rimesso il cappello, che non immagino sia una priorità; 2) Lo sfigato di turno Bailey va in canoa e compaiono non meglio identificati cetacei che lo terrorizzano dopo aver ascoltato le parole del barcaiolo «Una bestiaccia abbastanza grossa da fare un boccone delle nostre due carcasse, se ne avesse voglia». Non vado nello specifico dell'impossibilità del fatto, né tiro in ballo Geppetto e Pinocchio, propendo per la presa per i fondelli. Del barcaiolo al faccendiere cittadino, ma non sono del tutto sicuro che sia andata così; 3) Pagina 89, terza vignetta, Carson nel fumetto dice «Non è da ecludere», Cercate la S mancante, correttori della SBE.
  23. In tenda no, hanno due ranch, vuoi che una camera non la trovino?
  24. L'ultima vignetta rende la conclusone dell'albo la più allucinante in 74 anni di Tex.
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