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TWF - Tex Willer Forum

ymalpas

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Everything posted by ymalpas

  1. Aggiungo due nomi alla galleria storica texiana:1 ) Judge Roy BeanAnd...2 ) Ely Parker.
  2. Ma la città di Durango sembra innevata. Ne ho postato un' immagine ( dove sapete ), in attesa di inserirne un'altra, una visione di Cedar City ( by Ticci ) tratta da Terra Promessa, giusto per fare notare la differenza.
  3. Le ultime due storie non erano poi così male, reggevano almeno a livello di soggetto. Quest'ultima sembrerebbe invece l'opera di un dilettante che si è "divertito" a scrivere una storia di Tex. Lo sceriffo Elmer Daves, medita vendetta da quindici anni. Il forte legame con Tex, è dato dal fatto di aver perso le loro rispettive consorti per mano di una banda di malviventi. L'idea non è malvagia. Il ritorno nella ghost town di Silver Bell ( e quindi di Durango ) ci ricorda molto la storia Ritorno a Culver City, tra l'altro sempre disegnata da Civitelli. Nizzi non si cura di nascondere nell'anonimato i componenti della banda dei tre ma contribuisce a creare lo stesso un certo alone di mistero introducendo la figura del misterioso ?killer? col volto sfregiato. Ho paura di sbagliarmi, ma non credo. L'uomo ha seguito Tex e Daves da Telluride, evidentemente è a conoscenza delle mosse dello sceriffo e sappiamo che non fa parte della ?banda dei tre?. In cosa consiste la sua missione? La logica suggerisce che qualcuno molto interessato al fatto che la ?verità non venga mai a galla, l'abbia messo sulle tracce dei nostri eroi. Questa tesi è avvalorata dal fatto che il killer, dopo il fallito agguato sul ponte, elimina Redman che ormai si era dichiarato disposto a collaborare con Tex e Daves. Resta da stabilire chi è il mandante e vedere in questa persona il governatore Anderson, fresco di nomina, non dovrebbe essere solo una congettura, Nizzi infatti gli dedica molto spazio all'inizio della storia, avendo una cura quasi spasmodica di presentarlo ai lettori. Un altro fatto strano, se vogliamo, è l'omicidio di Kate Daves. Quindici anni prima a Silver Bell tre banditi mascherati fecero irruzione nella banca dove c'era un'unica cliente, Kate, la moglie dello sceriffo, che fu presa in ostaggio per facilitare la fuga e poi uccisa, senza un apparente motivo: è aveva il collo spezzato? quei bastardi l'avevano uccisa senza una ragione! Fu Anderson, guarda caso, a sconsigliare a Daves di non dare la caccia ai rapinatori, consigliandogli di prendersi cura dei due figli ormai orfani di madre. Il desiderio senile di vendetta di un uomo che per quindici anni si è sottratto al suo dovere, fa sorridere, ma con un po' di fantasia possiamo anche accettarlo. Andiamo avanti. Parliamo ora del vecchio stalliere Joke, che ritroviamo nella ghost town di Silver Bell. Non ha nessun senso che egli riveli a Daves, dopo quindici anni, quello che sa sulla rapina, ovvero i nomi Jack e Bill ( dei rapinatori ) e il luogo del loro ritrovo: Durango! La pista è ?fredda? ed è davvero un bel colpo di fortuna, inaspettato anche per il lettore e purtroppo non sarà neanche un caso isolato! Nei pressi della cittadina di Durango abbiamo il primo scontro a fuoco con gli uomini di Bill Redman, un'altra casualit? ( leggi forzatura ) che mette Tex e Daves decisamente sulla buona strada. Arriviamo quindi a Durango, fiorente cittadina del west. Non è sconosciuta ai lettori di Tex. Non c'è molta gente nella main street e questo è un errore da attribuire a Civitelli che la disegna fin troppo troppo ?pulita?, come è nel suo stile e questo, come è risaputo, è uno dei grandi difetti del disegnatore. Il suo tratto lindo può andare bene per le metropoli dell'est, ma disorienta non poco nelle piccole città di frontiera. La paura di Bill Redman e di Jack Barrow di essere riconosciuti dopo quindici anni è una cosa che non sta in piedi, ancora meno i loro goffi tentativi di eliminare lo sceriffo Daves che non trovano nessuna giustificazione logica se non il loro sbigottimento nel ritrovarsi davanti a un fantasma del passato. Lo sceriffo Hancock, lo sceriffo di Durango. Ne avevamo già conosciuto uno, affrettiamoci a dire che non è lo stesso ma è comunque della stessa risma. Un cattivo senza nessun sapore. Era lecito aspettarsi di più nella sua caratterizzazione, visto soprattutto il precedente. ? la volta del temporale che impedisce a Tex di dormire e quindi di accorgersi della presenza dei sicari nel corridoio del Central Hotel, siamo davanti a un altro di quei casi ?fortunati? che denotano nello scrittore una stanchezza creativa, una pericolosa mancanza di originalità, che non può trovare nessuna giustificazione. è una nota dolentissima purtroppo. Vediamo ora di occuparci di Tim Hardin, direttore e proprietario della Durango Gazette, che rivela a Tex e Daves quanto i loro sospetti su Redman e soci siano fondati. Lo vediamo cercare freneticamente nel suo schedario pinkertoniano: - Redman° Redman° eccolo qui! Vediamo? arriv? a Durango una quindicina di anni fa in compagnia di due amici che, come lui, fecero rapidamente fortuna: jack Barrow e Tom hancock. Redman acquist? subito un pezzo di terra, che nel giro di pochi anni riusc? a trasformare nel più vasto appezzamento della regione, mentre cresceva in modo proporzionale la sua influenza sulle istituzioni cittadine? Barrow invece costru? dal nulla il ?Moonlight Saloon°, che è il più grande locale della città, con annessa casa da gioco, un'autentica fabbrica di soldi? mentre Tom Hancock guadagn° molto denaro con speculazioni finanziarie, ma cinque anni fa perse tutto nel crollo delle azioni di una ferrovia e poco dopo mor? per un attacco di cuore ( lo sceriffo hancock è suo fratello ). Insomma tutto snocciolato nel migliore dei modi, Hardin è una vera miniera di informazioni. Dal racconto di Hardin emerge anche quanto fruttuosa sia stata la rapina a Silver Bell, dalle rovine della ghost town possiamo intuire invece che si trattava di un piccolo centro minerario, ma forse la vera miniera d'oro era proprio la banca ! Che dire di più è Un soggetto e una sceneggiatura tra le più deludenti degli ultimi anni, è lecito attendersi di più dal seguito della storia, ma il timore, neanche troppo velato, e di vedere assai peggio! God save Tex Willer!
  4. In seguito risponder? ad alcuni passaggi del tuo mex, per ora dico che quanto affermi in questo punto mi sembra esagerato... Mais non mon ami, mi spiego meglio. Provo a quantificare ( in pochi minuti ) il peso dei quattro pards nelle storie del secondo centinaio. In quelle che "contano" sono tutti presenti in:Il signore dell'abissoChinatownSulle piste del nord ( ma Kit è fatto prigioniero )Il figlio di MefistoDiableroIl ritorno di MontalesArizona ( ma Tiger è messo a riposo )Il grande intrigo ( ma la storia vive di due momenti separati )Terra promessaOdio senza fineSan Francisco ( ma Tiger accoltellato )Il ritorno di YamaIl laccio nero... Dalla lista di classci possiamo escludere solo Tra due bandiere e La dama di picche... Questo per dire che il quartetto è stato certamente presente nelle storie di Bonelli padre, ma è semplicistico ridurre il tutto a un mero fatto di numeri, se guardiamo infatti al peso che questi personaggi ricoprono nelle storie ( mi riferisco a Tiger e Kit ), sono davvero poche le avventure in cui tutti sono veramente protagonisti, lasciando un impronta indelebile con le loro gesta.
  5. Deve essere fiero del tuo numero due NR, Bressie, infatti è rarissimo trovare albi in queste condizioni :cry:
  6. Non è nell'identit? del killer che risiede l'interesse, dietro di lui c'è un mandante interessato a non far venire a galla la verità, un mandante che non fa parte della banda dei tre, ma forse ne era complice, che cerca di nascondere il reale motivo della morte "assurda" di Kate Daves. Quest'uomo è il governatore Anderson. Che ne dici Anthony è Un giallo ben orchestrato, mi mangio il cappello se non è così!
  7. Tex è diventato, da personaggio popolare, un fenomeno di costume solo alla fine degli anni sessanta e ha conosciuto la sua epoca d'oro negli anni settanta. La censura è stata indubbiamente un problema ma credo che solo in minima parte giustifichi gli esordi non proprio brillanti di Tex, ne parlava anche Nizzi in un bellissimo articolo nel quale raccontava come avvenne il suo incontro con Tex, testo che potete leggere nel quinto volume di Cavalcando con Tex ( oppure a breve nel mio forum ). Tex Willer ha resistito nel tempo, cioè ha superato brillantemente lo scoglio degli anni ottanta unicamente grazie ai "capolavori" di Nizzi, che val bene ricordare, sono bellissime storie, classici, che hanno richiamato l'attenzione dei tanti giovani della mia generazione, che su quegli albi hanno imparato a conoscere e amare Tex, prima ancora di scoprire il mito Bonelli. Tex Willer è oggettivamente in declino da quindici anni. Un declino che è quello di Nizzi, ma le colpe non sono tutte sue. Canzio, Sergio Bonelli, Medda... che lo hanno affiancato per un breve periodo si sono defilati ritenendosi non adatti. Boselli ha scritto con discontinuit?, ma ha scritto le poche storie che hanno avvicinato i giovani della generazione '90 a Tex: personalmente ricordo l'entusiasmo di una ragazza che aveva appena scoperto Tex grazie alla storia Il Passato di Carson che io le avevo prestato ( e poi finito per regalare ). Chissà se lo legge ancora Tex. Oggettivamente, davanti alla mediocrit? delle storie in edicola oggi, sarebbe difficile prospettare un futuro roseo per il ranger, diciamo anche che il fumetto in generale vive una crisi profonda e quei pochi giovani ( davvero pochissimi rispetto alla mia generazione ) sono ormai più attratti da altri prodotti Bonelli o dai Manga... Per rispondere a Mister P, parlare di alchimia dei personaggi è improprio, ti ricordo che su altri forum aprono discussioni ( ehm se possiamo chiamarle così ) del tipo "Kit Willer e le vacche" o non esitano a parlare di Tiger come di un fin******one depresso... I quattro pards hanno funzionato bene insieme solo in poche storie, quelle di G. L. Bonelli ma anche qui non esageriamo troppo, anche lui, appena poteva si liberava di uno o due personaggi, pensiamo ad esempio alla prima storia di Barbanera dove Tiger, accoltellato, sparisce per tutta la storia... Diciamo che il fattore trainante è stata l'anticonvenzionalit? del personaggio Tex, la sua irruenza, i suoi modi spicci, il suo linguaggio davvero poco leccato, il suo senso di giustizia che nella storia del Grande Intrigo lo porta ad aprire la porta della gabbia a cinquanta ospiti del penitenziario di Vicksburg... Beh questo Tex non c'è più. Non c'è più per scelta editoriale ( I fucili di Shannon ), o per la scelta degli autori che oggi scrivono Tex, da Nizzi ( che ha apertamente dichiarato di non apprezzare questo lato del carattere del ranger alias Bonelli padre ) a Boselli, il cui Tex è forse ancora più lontano di quello di Nizzi dal character di matrice Bonelliana. Se capite bene quello che voglio dire... Lo stesso Borden non avrà difficolt? a confermare, se lo ritiene necessario, che i punti di forza del suo personaggio riposano su altri valori, forse è anche giusto che sia così, ma io sono cresciuto con un altro Tex, quello che quando entrava in un Saloon e qualcuno solo lo guardava storto, si beccava un p? di legnate sulla schiena!Già che ci sei, Tex Fanatico, apri un bel sondaggio sulla figura di Tex e metti tra le varie opzioni i vari aspetti della personalit? di Tex secondo Bonelli, Nizzi, Nolitta e Boselli, sono questi i topic interessanti per capire quale è la vera faccia del ranger che amiamo.---------------------------------------------------------------------Nel mio forum io ne ho aperto uno simile, potete votare la vostra Miss di Tex: vi anticipo il mio voto, la Myra Solano di Nicol' ( piccolo messaggio pubblicitario per compensare l'assenza "ingiustificata" dei due admin dal mio forum ). Villa è avvertito.
  8. Un Tex solitario perchè l'idea del texone di kubert nasceva ( anche ) per il mercato americano, dove i lettori, non conoscendo il personaggio e il suo mondo, avrebbero avuto difficolt? ad accettare una figura di Kit carson diversa da quella storica. Dall'intervista a Nizzi del 1998 su uBC ( ora anche nel mio sito / forum ): I prossimi Texoni li ha scritti lei? Pu? dirci di chi sarà il Texone del prossimo anno? Ci sono quattro Texoni al forno, tutti scritti da me. Quello ormai celeberrimo di Kubert, dalla nascita avventurosa e dalla lenta realizzazione da parte del disegnatore... Perchè "nascita avventurosa"? Perchè, per il mercato americano, si pensava inizialmente di farne cinque cartonati a colori. Dunque la storia doveva essere una sola (destinata in Italia appunto al Texone), ma con cinque finali per giustificare l'uscita dei singoli albi. E cosi' ho fatto. Poi le cose sono cambiate e si è deciso che anche in America la storia uscir? in un unico librone, a colori. Questo pero' è stato deciso quando la storia io l'avevo già scritta tutta. Sicch? avremo un Texone un po' sui generis, dove ogni quarantacinque pagine la storia subisce una specie di pausa. Pero' non credo che il lettore ne rester? disturbato, giacche' Tex (che agisce da solo) da' la caccia a quattro assassini ed ogni quarantacinque pagine ne becca uno. Perchè nella storia di Kubert ha rinunciato all'apporto di Carson° Perchè gli americani non conoscono Tex e sarebbe stato difficile spiegare che il nostro Kit Carson si chiama così ma non ha niente a che vedere con il Kit Carson storico. Cosè come mi sono ben guardato dallo spiegare che Tex, un bianco, è il capo dei Navajos: sarebbe stato troppo lungo e faticoso. In realtà, in questa storia, Tex agisce come un vendicatore solitario. Al limite, in America, potrebbe perfino chiamarsi con un altro nome, anche se non accadr?. Ma oltre a queste ragioni ve n'? un'altra che mi ha spinto a trasformare Tex in un personaggio insolitamente duro e solitario: la stessa caratterizzazione che fin dai bozzetti ne ha fatto Kubert, con quegli occhiacci sempre foschi che ricordano il suo Tarzan. Un Tex così non avrebbe mai potuto civettare con Carson. Non ne avrebbe avuto il tempo n° la disposizione d'animo, troppo impegnato a braccare gli assassini ai quali per tutta la storia d' la caccia.
  9. No Anthony, non vi sto proponendo un discorso del tipo se sono meglio le copertine di Galep o quelle di Villa. Parlo di due impostazioni diverse, peraltro poi credo che non sia nenanche una scelta attribuibile al disegnatore, ma imposta dall'alto, in quanto il layout delle copertine è un fatto fondamentale --> incitamento all'acquisto. Forse lo stesso Villa preferirebbe disegnare secondo l'impostazione galeppiana, è questo che vorrei sapere da lui, che ci spiegasse un p? come funziona la scelta del "tema" di una copertina e quale libertà gli viene concessa dalla redazione. Io adoro le sue copertine, ma a sfogliarle noto un po' di monotonia, con galep invece c'era alternanza, a una wanted seguiva una regina della notte, solo per fare un esempio.
  10. Prendiamo due copertine, la prima di Galep ( anni '70 ), la seconda di Villa ( anni '90 ). Cosa notiamo ? In quella di Galep, l'artista ci propone un Tex in movimento, su uno sfondo generico. Il personaggio è in primo piano, messo in risalto proprio dalla marcata assenza di particolari. Inoltre quello che si nota guardando questa copertina e molte altre del periodo, è l'abilità di Galep nel presentarci il personaggio in movimenti, torsioni, sempre diverse. Nelle covers di Villa, decisamente più moderne, l'impostazione cambia e non poco. L'immagine è spesso e volentieri ripresa dalla storia contenuta nell'albo, notiamo per questo motivo una ricchezza di dettagli veramente impressionante, che sono la gioia dei nostri occhi, ma dove Tex è quasi ridotto al rango di elemento accessorio... Rare sono le copertine di Villa che ripropongono il vecchio modello galeppiano, ad esempio questa: Peraltro lo sfondo è ben lontano dal giocare un ruolo marginale. Anche se per le copertine di Villa gli aggettivi ormai non bastano più, i suoi disegni hanno perso, a mio parere, molto del grande impatto visivo che l'apparente semplicit? delle copertine di Galep riusciva a dare. Insomma sono due impostazioni assai diverse, entrambe con le loro note positive e negative, una sintesi è possibile ( vedi l'immagine relativa al numero 455 ), ma rappresenta pur sempre una via di mezzo... ibrida! Visto che il grande cVilla è con noi, sarei curioso di sentire anche il suo parere ( e quello di tutti gli altri ovviamente ).
  11. Vita e miracoli di Ho-Kuan. Venduto dai suoi ai missionari di Saskatoon che gli diedero una buona educazione, scapp? da loro a quindici anni per seguire un ciarlatano che campava alla faccia dei gonzi esibendosi con trucchi da prestigiatore... Poi fin° in un circo americano da cui se ne and' dopo molti anni per tornare tra la sua gente, presentandosi agli irochesi come uno stregone capace di strabilianti prodigi ( ... tanto che numerosi guerrieri e cacciatori delle altre tribù accorrevano anche da lontano pur di vederlo e ascoltarlo! ). Ho-Kuan, lo sciamano con il corvo sulla spalla che appare nella mitica Sulle piste del Nord, è in realtà un autentico furbone pieno di trucchi, che sfrutta la sua abilità di ventriloquo e l'esperienza acquisita, per alimentare più che i sogni di ricchezza, quelli della gloria e della fama personale, segnato com'? dalla tragica e bruciante esperienza dell'abbandono. Le sue doti attecchiscono tra l'ignoranza e il fanatismo della sua gente, la sua frustrazione si trasforma in arroganza e ambizione, la sua perfidia si sfoga nel macabro rito delle croci, una strana fusione di cristianesimo e paganesimo che convive in lui dai tempi in cui i missionari lo allevarono, educandolo ma anche sottraendolo al suo mondo. Segnato da una profonda ingiustizia, Ho-Kuan, come Lucero anni dopo, rinnega la religione dei bianchi, senza più riavvicinarsi ad essa, tanto che nel suo aspetto fisico ( vedi il suo abbigliamento e la su fisionomia ) ci appare come un perverso e diabolico monaco ( con le sataniche corna del suo copricapo in bella evidenza ). Per questo motivo anche la sua morte è meno violenta e emblematica di quella di Lucero, lo stregone infatti non è mai stato plasmato nella sua anima dalle idee cristiane che i missionari hanno cercato di inculcare in lui, mostrando precocemente una mente aperta invece al crimine. E' un antagonista di tutto rispetto per il ranger, che emana un aura di magia e cattiveria nel suo ghigno irriverente. Tratteggiato con una grande maestria da G. L Bonelli e graficamente da uno stratosferico Giovanni Ticci, Ho-Kuan è un personaggio unico per la sua atipicit? nella lunghissima saga texiana.... ... tanto che è stata davvero una grave perdita quella che noi lettori abbiamo subito in quel lontano mese di giugno del 1974!
  12. La discussione è riservata esclusivamente a personaggi la cui morte è stata accertata. La sorte di Perry Drayton è avvolta nel mistero, ma puzza ( non di cadavere ), anzi io sono certo che un giorno o l'altro riapparir? sulle pagine di un albo di Tex. Comunque invito Mister P ( di Sassari ), per una legge chiamata par condicio, a postare il suo intervento anche nel mio forum !
  13. Janet Brent, con la maschera de il Drago Lola Fuente L'apparenza spesso induce in errore, illude e raggira. Janet Brent e Lola Fuente sono le protagoniste di due indimenticabili storie di Tex, Chinatown e Il Clan dei Cubani. Entrambe perverse e spietate, nascondono il loro volto sotto due maschere, quella del Drago e quella della Maschera di Ferro. La prima maschera ricalca i tradizionali camuffamenti asiatici che tanta fortuna hanno avuto nelle storie del ranger ( l'ultima tanto per citare un esempio è stata quella del maxi di Letteri ). La maschera di Lola Fuente invece rappresenta un omaggio più sottile e delicato a quella celeberrima del romanzo di Alexandre Dumas. Il travestimento serve all'abile maliarda ( che pur essendo cubana e non francese, vive comunque nella francofona New Orleans, capitale dello stato della Louisiana, che prende il suo nome dal re di Francia Luigi XV ) per non farsi riconoscere dai membri della suo clan, quello dei cubani, che rimanda invece alle sue origini caraibiche. Quando Lola porta Tex in giro per New Orleans a bordo della propria carrozza per esporgli ciò che sa a proposito del "Clan dei Cubani" e gli racconta di essere ricattata dalla malavita locale, che a suo dire ne avrebbero rapito il figlio ( che in realtà non è mai esistito ), la donna assume lo stesso atteggiamento da vittima che anni prima aveva avuto la stessa Janet Brent in occasione del suo incontro sfortunato con il ranger. Entrambe bionde e angeliche, seducono con il loro fascino e quell'apparenza di donne emancipate e oneste, per meglio incantare e ingannare il loro nemico, che comunque non tarder? a scoprire la loro vera identit? e la loro natura malvagia. Sono donne decise a tutto e per questo sono le peggiori nemiche di Tex. Per loro non ci può essere una via di fuga, la morte è la paga ideale per i loro misfatti, perchè il loro crimine, essendo donne, è poco comprensibile e quindi più perseguibile in una realtà di frontiera come l'ovest americano ottocentesco. La ?vera? Lola ci viene presentata ormai morente, il suo bel viso appare in tre sole vignette, quando si toglie la maschera che, a detta sua, la sta soffocando. Non è Tex che l'ha uccisa ovviamente, ma il fato riparatore, facendola volare da uno dei suoi trabocchetti al ?Lafayette? e morire col morso di un serpente velenoso. La stessa Janet Brent, smascherata, muore anche lei lontana dalle bocche fumati delle colt del ranger, schiacciata sotto le ruote di un carro davanti al Paradise saloon, dopo aver cercato una precipitosa e infelice fuga. Un triste destino accomuna quindi entrambe le donne, le storie di G. L. Bonelli hanno forse questo unico difetto, quello di contemplare la presenza di donne bellissime, che rientrano di diritto solo nell'olimpo dei cattivi, di cui sentiamo, inutile dirlo, comunque la mancanza.
  14. Il primo grande duello della storia texiana è quello della celebre sconfitta, quello con Ruby Scott, un avversario che con un vile trucco ferisce, ma non umilia Tex. Anche se il desiderio di rivalsa del pistolero Paco Ordonez, in arte El Muerto, icona della vendetta, non va a buon fine, su nella boot hill della ghost town di Pueblo Feliz, dove accanto a quella dei suoi fratelli Diego e Fernando ha scavato una tomba per il ranger, la storia, che presenta tutti gli ingredienti tipici di un western alla Sergio Leone, è per molti versi indimenticabile, perchè a differenza del sopraccitato Scott, il protagonista è uno di quelli memorabili, che si insinuano facilmente nella fantasia e nell'immaginario comune dei lettori. Innanzitutto l'uomo è un vilain atipico, che a Sunsetville ha la possibilità di uccidere Tex quando è disarmato e non lo fa, tormentato com?? dall'idea che la vendetta non sarà completa se non avverr? nel luogo e con le modalit? che lui stesso ha architettato. Animato da un odio implacabile, ostinato nell'assoluta fedelt? al suo codice d'onore, freddo come il ghiaccio, il messicano, in un tramonto infuocato, al tintinnio sinistro del carillon che dar? il via al duello, si umanizzer? sudando copiosamente davanti al nemico, sparer? sbagliando il colpo più importante della sua vita, cadendo infine lui stesso nella fossa che aveva preparato per l'avversario. Un grande avversario degno di Tex, con un passato straziato nell'anima e nel corpo, cosa che non manca di impietosire il lettore, forse l'unico più veloce nell'estrarre la pistola? L'epilogo non poteva essere diverso, eppure questa triste epopea ci consegna comunque un personaggio da antologia, immortale nei nostri cuori. Mauro Boselli è stato l'unico degli autori a riproporre un personaggio simile, quel Jack Thunder, sgraziato come la morte, malvagio, violento e disumano, cieco eppure abilissimo con la sua colt malgrado la menomazione visiva, ma questa storia ( forse non bella ma certamente intensissima e vissuta quanto la precedente di Nolitta ), è stata lontana dal placare la sete dei lettori, avidi di personaggi di questa portata, antagonisti con un'anima vera, per i quali vale bene il detto: ?si è perso lo stampo!
  15. Questo topic nasce nel mio forum come spazio di approfondimento su una serie di personaggi, grandi personaggi che non ricompariranno mai più nella serie, lasciando con la loro morte violenta un vuoto enorme nell'animo di noi lettori. In questo topic non si dovrebbe parlare ne della storia, ne del personaggio ( ci sono le sezioni dei classici per questo ), dovreste invece proporre uno o più ritratti di personaggi dei quali rimpiangete la prematura scomparsa. Con la viva speranza che il topic sia interessante e non troppo impegnativo, inizio io che ho avuto l'idea. Il primo della galleria è un certo El Muerto.
  16. Tavole veramente impressionanti, che rasentano la perfezione. Aggiungo anche i miei complimenti, un grazie anche a Anthony per le immagini postate e la segnalazione, cercher? di procurarmelo, anche se non sarà facile :capoInguerra:
  17. Mario Milano, disegnatore Mario Milano è nato a Foggia, dove risiede e lavora, l'8 settembre 1968. Frequenta l'istituto d'arte e l'Accademia di Belle Arti della sua città, diplomandosi in Scenografia nel 1992. Dopo il diploma alterna all'attività di scenografo quella di fumettista, anche se ancora in un circuito semiprofessionale. L'esordio vero e proprio si ha nel 1994, quando Milano inizia un rapporto di collaborazione tuttora attivo con la Sergio Bonelli Editore. Disegna per Zona X e, a partire dal 1999, per Nick Raider, cui seguirò l'impegno per Magico Vento. Recentemente è entrato a far parte dello staff di Tex. Mario Milano si dedica anche all'illustrazione e alla pittura ad aerografo. Ha illustrato i seguenti numeri di Tex: [ 552 ] Il villaggio assediato [ 553 ] Tiro al bersaglio Ha illustrato i seguenti numeri di Magico Vento: [ 051 ] Il Signore delle Mosche [ 068 ] Il mistero della diligenza [ 072 ] Jericho [ 084 ] Pugno d'Acciaio Ha illustrato il seguente numero di Nick Raider: [ 149 ] Incidente Letale Nell'immagine sopra, tratta dal # 552 di Tex, notiamo il suo tratto pulito e deciso, quindi la cura quasi maniacale per i dettagli, che si riscontra ad esempio nelle caratterizzazioni dei visi date ai personaggi, molto evocativi, oppure più semplicemente nelle forme opulente del corpo della ragazza, di galeppiniana memoria. La stessa cura si riscontra nell'invenzione dei paesaggi, con degli scenari stupendi che ci ricordano non poco l'abilità creativa di un Giovanni Ticci!
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