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TWF - Tex Willer Forum

Dix Leroy

Ranchero
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Everything posted by Dix Leroy

  1. E se questo fosse il futuro prospettato negli alti piani? Pur avendo smesso la collezione di Tex, in pochi mesi mi scuciranno quasi metà della somma che spendevo annualmente per il mensile. Il fatto è che avendo pochi albi di piccolo formato e con una storia (spero) semplice e avvincente li avrò spesi volentieri! E neanche mi sento "truffato", tanto da prendere pure quella di Zagor...
  2. L'estate è il periodo perfetto per inondare di speciali le edicole (specie quelle delle località di villeggiatura), non certo per andare a complicare la vita delle fumetterie (che almeno qui in agosto chiudono per ferie...) e dei suoi occasionali clienti che sono i lettori di Tex e Zagor. Ma se non ricordo male poi in autunno escono i "pack" con le strisce raccolte in cellophane, quindi la cosa si risanerà. Se siamo alla terza collana di Zagor tanto male 'sta roba non va.
  3. Ticci non è un lavoratore qualsiasi e neanche un disegnatore qualsiasi. Ebbe la possibilità di lavorare per l'America, ma a un certo punto firmò per Bonelli e finì presto a disegnare in esclusiva per Tex, diventando uno dei maggiori artefici del successo del personaggio. Bravura, carattere, un pizzico di sperimentazione, sicuramente consegne puntuali (con aiuto di amici e parenti). Logico che a un certo punto abbia strappato condizioni economiche a lui vantaggiose. Ma tutti i lavoratori suoi coetanei (lasciate perdere politici e industriali che sulla poltrona di casa casa morirebbero per la mancanza del potere), o almeno quelli che il Signore ha tenuto in buona salute, neanche ricordano più l'ultimo giorno che timbrarono un cartellino. Piacere nel disegnare? Forse. Una pensione da fame se la richiedesse? Molto probabilmente. Un libero professionista o guadagna moltissimo, per cui l'inps servirebbe a poco, o è costretto a lavorare finché la salute glielo concede.
  4. Nizzi ha scritto una storia col pilota automatico perché da anni non ama scrivere Tex. Ticci ha mosso critiche alla storia ma l'ha portata a termine pur con problemi di salute. Boselli ha dovuto far uscire la storia perché l'unico valore sono i disegni di Ticci. Il lavoro era pronto, è stato pagato e occorre rientrare delle spese, a carico dei lettori, ampiamente avvertiti per tempo. Un bel problema per il criticone che vuole indicare a tutti i costi un colpevole, diciamo che è un concorso di colpa.
  5. Pur sostenendo l'iniziativa (perché A ME piacciono le strisce e alcune volte per averne originali mi è toccato spendere), come per altre edizioni più o meno lussuose e più o meno introvabili, mi associo a Diablero per chiedere anche per questa storia una riproposizione (nei tempi adatti e nella collana più consona) da edicola. Stiamo aspettando ancora "Il ponte minato", mentre le nuove strisce di Zagor hanno già avuto la loro "edizione economica".
  6. Non penso sia mai successo, almeno nelle anteprime texiane. Speriamo non siano andate perse...
  7. Non sono del tutto d'accordo. Ho avuto insegnanti che avevano una grande cultura, ma non sapevano trasmettermela, mentre ho avuto alcuni amici che sono andati a scuola meno di me che è un piacere sentir parlare, magari anche di sciocchezze. Non disprezzo la cultura, ma se fosse così ogni scienziato sarebbe un grande scrittore. Ci vuole mestiere ma soprattutto doti innate, che mille libri letti non sapranno insegnare. Penso che tra gli scrittori moderni e Bonelli ci sia un abisso di sapere, eppure Gianluigi, forte del suo viaggiare, dei suoi libri letti e delle ore passate a tirar pugni o tirare al piattello li batte ugualmente.
  8. E per me non basta neppure possedere una vasta cultura. Tante belle storie bonelliane non si basano su fatti fondati o documentati, ma vengono raccontati così bene che ai lettori non importa nulla e si fanno coinvolgere dal racconto. Talvolta ci sono svarioni, sviste, o veri e propri errori, che vengono fuori solo a un attento esame. Come per chi sa davvero raccontare le barzellette, che spesso sono soltanto sciocchezze, ma sei stato cinque minuti in sua balìa e ti sganasci ugualmente o forse proprio per questo.
  9. Questa cosa era già risaputa. Il Tex delle serie ora in edicola sono in continuità, sono le storie vecchie ad appartenere a un altro "universo". Resta solo da capire da quando comincia l'attuale Tex e quale periodo è sostanzialmente "scritto male" o "non del tutto canonico". Per partito preso ho sempre pensato che la serie "classica" terminasse col 300, ma visto che Galep ha copertinato fino al 400 resto col dubbio.
  10. Vi faccio questa semplice osservazione. Quando imparai a leggere mi resi conto che il mondo era pieno di cose scritte: cartelli, manifesti, campanelli, etichette, scatole... Un giorno ero in autobus e rimasi sconvolto da una targhetta di alluminio dove c'era scritto "VIETATO SPUTARE" e lo ritenni un avviso inutile e assurdo: ma a chi cavolo viene in mente di sputare dentro l'autobus? Ma mi si fece notare che qualche vecchiaccio che a me sembrava masticasse la gomma del ponte in realtà teneva in bocca del tabacco, e ogni tanto, magari senza farsi vedere se ne liberava. Oggi vedo i calciatori (e anche qualche calciatrici) che stanno sempre a sgaracchiare per terra e ovviamente i giovani li imitano. Se venissimo portati nell'antica Roma o nell'antica Grecia dopo mezz'ora cercheremmo l'uscita perché chissà che abitudini avevano (e non erano certo barbari). Stesso dicasi per il selvaggio West. Il senso del pudore e della vergogna va e viene e sicuramente cambia (in meglio ma molto spesso in peggio) con rapidità stupefacente.
  11. E' più facile ricordare la fase editoriale che abbiamo vissuto, rispetto ai fatti storici in cui non c'eravamo. Mio padre cominciò la raccolta nei primi anni sessanta, consigliato dall'edicolante a collezionare la "Tre Stelle", all'epoca chiamata l'edizione definitiva. Si veniva ad accontentare la richiesta pressante dei primi volumi, già difficili da trovare anche in ristampa, specie fuori Lombardia. Il successo pieno di Tex è da trovarsi qui. La reputazione certo se l'era creata con le strisce, che però avevano stancato per i problemi già elencati dagli altri pard nei giorni scorsi. Tanti compravano e leggevano il Tex, ma gran pochi lo collezionavano.
  12. Tengo a ribadire che la mia frase di ieri era una semplicizzazione estrema a seguito del "comizio" di Diablero (che ha tutto il diritto di esprimere la sua opinione nella lunghezza che ritiene opportuna". Il mio punto di vista è risaputo e giustamente osteggiato e condiviso in egual misura. Ho voluto dire in breve che un'opera che vorrebbe essere "importante" (che sia un fumetto "seriale" o uno "d'autore), non dovrebbe distinguersi perché ha una messa in scena disturbante o provocatoria, ma perché vuole porci dinnanzi a un problema o a un messaggio che l'autore sente di condividere con i suoi lettori. Se invece tutta l'opera ha il solo scopo di far vedere che i personaggi dei fumetti hanno difetti come li abbiamo tutti, spiacente ma non mi trova interessato, lo so già e non serve mostrarmelo. Paperino è pigro, Pippo è un po' svampito, Zio Paperone è tirchio e Alan Ford un po' ingenuo. Ma le loro storie parlano d'altro. Se volete saperlo per un po' mi sono sganasciato come un matto a leggere le strisce di Edika (Perché tanto odio!), ma tempo un anno mi sono ricordato che ci sono modi più garbati e altrettanto divertenti.
  13. I fumetti dove i personaggi ruttano e scoreggiano non mi piacciono.
  14. Il fumetto popolare dovrebbe essere realizzato da bravi autori (e meno bravi, basta che vendano), per un pubblico di affezionati che tutti i mesi o settimane si aspettano senza sosta e senza tregua nuovi episodi del loro personaggio preferito. Il cosiddetto "autore" invece pubblica il fumetto come e quando vuole lui, senza indicazioni "dall'alto" e senza timori reverenziali sui temi che vuole trattare e sul messaggio che vuole diffondere. Capita e spero capiterà che le cose si sovrappongano e sul fumetto in serie passano cose importanti e grandi prove artistiche, mentre altre volte su cartonati costosi stampati con tutta la cura possibile si vedono solo donnine scollacciate o scene di dubbio gusto. Al pubblico come sempre consensi o stroncature.
  15. (apparente) è la cosa che ti è passata sotto il naso. Sono d'accordo che si siano provati vari espedienti, ma è mancato quello vincente a cui tutte le testate poi si sarebbero adeguate. Il Tex Willer doveva esserlo, io stesso ero molto elettrizzato all'annuncio. Eppure sono stato tra i primi a stancarmene, perché non solo aveva lo stesso problema della serie principale, ma ci volevano ancora più mesi per terminare la storia. Sabato avevo voglia di leggermi un bel fumetto: ho aperto una scatola dove tengo le strisce e ho letto la prima avventura della terza serie del Sergente York (tre albi da 32 strisce). Soddisfattissimo e con ancora metà del pomeriggio per fare altre cose.
  16. L'immobilismo (apparente) del formato Bonelli è una delle motivazioni del suo declino. Non dico che l'editore non si sia sforzato di stare al passo con i tempi e provare a venire incontro ai lettori, eppure da fuori l'impressione è l'esatto contrario: il settore è in sofferenza e noi siamo chiamati a supportare. I cambiamenti a volte sono necessari e nel passato c'erano eccome: negli anni cinquanta/sessanta l'Araldo era una bottega di innovazione. Per non parlare della vera spericolatezza delle testate "Audace".
  17. Il costo per pagina ahimè è il problema principale. La striscia oggi è un formato speciale, la tiratura è bassa e la diffusione minima (fumetteria e non edicola). Ma il punto focale per me è un altro. Quando una storia è costruita per una testata mensile a molte pagine diventa pesante da seguire e difficilmente porta il lettore a seguire più testate contemporaneamente. Quando Tex era a strisce innanzitutto era molto più semplice da seguire, offriva un intrattenimento per al massimo una decina di minuti, e il lettore a questo punto contava i giorni che mancavano all'acquisto del successivo numero. Per ingannare l'attesa niente di meglio di comprarsi (o recuperare tramite scambio) un'altra collana, con un'altra vicenda altrettanto lineare e altrettanto appassionante. Nel giro di qualche mese il nostro fumettologo seguiva dalle quattro alle sei testate contemporaneamente, magari foraggiando un paio di case editrici e non soltanto una. Non dico di tornare alle strisce, ma gli albetti da 64 pagine dovrebbero imparare quella lezione. Quando la DC e Marvel sfornavano ottime storie (e venivano tradotte in italiano), piano piano andò a finire che compravo 15 fumetti al mese. Ogni testata Star o PlayPress ospitava puntate da 22 tavole di due o tre personaggi. Poi c'era Alan Ford, che pur inconcludente e con storie in cui il succo della storia erano le gag e non la vicenda in sé si potevano divorare in un quarto d'ora aspettando la cena. O le strisce di Lupo Alberto o Sturmtruppen. Perfino Nick Raider (scritto da Nizzi) era agevole da seguire, pur con i difetti che poi mi portarono a mollare. Indovinate invece qual'era (già allora) quella in cui spesso gli albi venivano comprati e non letti. Risposta esatta.
  18. Beh a stampare un albo di 64 pagine ci vuole meno tempo: magari salta fuori qualche ora di ferie a questi poveretti che stampano tutto l'anno (con albi supplementari proprio nel periodo estivo). Poi, anche se i fatti tendono a dimostrare il contrario, sono convinto che anche ai disegnatori farebbe bene produrre storie più corte. Ritengo malsano che si passino anni a realizzare una singola avventura, perlopiù dimenticabile nella maggior parte dei casi. Lo scrittore sarà pagato a pagina sicuramente, ma in questo caso più la fa durare e meno si dovrà impegnare a breve termine per immaginarsene una nuova, cosa sicuramente più impegnativa. Nessuno si senta offeso, la mia è solo una constatazione, come lettore invece desidero vicende interessanti e sbrigative, difficilissimo da trovare in produzioni recenti. Spesso quando ho voglia di leggere un fumetto rispolvero una vecchia striscia, uno dei primi volumi della collezione storica (dove ne trovo almeno un paio), o un vecchio Comic, spesso firmato da Stan Lee. Il prezzo a questo punto è il male minore: una brutta storia o una noiosa costa sempre troppo, rispetto a un capolavoro a cui sono disposto ad allargare i cordoni della borsa, a costo di rinunciare a qualcos'altro.
  19. Ho votato per la diminuzione delle pagine nella vana speranza che le storie vengano più brevi. Ma nche le 64 pagine non sono state di alcuno sprono in questo senso.
  20. perché in dialetto i serpenti cambiano specie?
  21. In ogni caso in quei tempi non era poi strano vivere di espedienti. Chi viveva in città magari aveva più spese e quindi inventarsi un mestiere e metter su una piccola bottega poteva anche risolvere qualche problema (però ne creava altri). E non credo che in Italia tutti avessero un campo, mucche e pecore oppure lavorassero stabili per qualcuno che li aveva. Erano altri tempi, poi quando c'era necessità o si emigrava dove dicevano c'era lavoro sicuro o si entrava nell'esercito. Non molto diverso dal vecchio West!
  22. Ne convengo. In una certa maniera la libreria accetta (ma non promuove) il fumetto in quanto "cultura". Se poi porti alla cassa "Tex", siamo onesti, stai comprando solo la versione più lussuosa di un prodotto seriale da edicola. In fumetteria invece l'ambiente è costruito su misura di un pubblico che considera il fumetto italiano le cose che leggeva papà (o meglio il nonno). Negli anni ottanta era la stessa cosa nei negozi di musica: chi voleva dischi di jazz o peggio di classica, difficilmente lo trovavi al sabato pomeriggio, in mezzo alla bolgia di paninari che discutevano su quale fosse il miglior "Mixage"...
  23. Assolutamente vero. In libreria trovi qualcosina, non nascosto ma neanche in vista. E come ho scritto tempo fa, quando ti presenti in cassa il commesso guarda e quasi non crede (di avere certa roba in vendita)!. In fumetteria se chiedi cose del "west" non si scompongono più di tanto, ma è evidente che sei fuori contesto, anche per ragioni anagrafiche. Dalle mie parti i fumetti stanno sparendo o sono già spariti anche dagli angoli edicola dei supermercati.
  24. Pensa che i fumetti stanno diventando rari... alle fiere del fumetto! Ieri in tarda mattinata ero in fumetteria per i miei "Storia del West": il commesso è nuovo (dall'anno scorso ogni volta che vado ce n'è uno diverso), ma nello scaffale degli abbonamenti i miei albi sono facili da trovare, poiché molto diversi dai soliti manga. Nel resto del negozio, setacciato alla buona finché aspettavo si liberasse la cassa non ho trovato assolutamente nulla edito da Bonelli. Anche il posto dei fumetti Marvel/Panini diventa sempre più stretto. Stiamo arrivando alle battute finali: una volta preso il numero 75 mi sa che lì dentro non ci andrò più.
  25. Confermo: all'uscita dell'albo la storia mi intrigò molto, più che altro per la narrazione. Ebbi l'impressione che su Tex le cose stassero cambiando (in meglio). Per i disegni di Font è vero, bisogna farci l'abitudine (a differenza dei disegni di Saudelli o Laurenti, che saranno bravi ma su altre testate)
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