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TWF - Tex Willer Forum

Condor senza meta

Ranchero
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Everything posted by Condor senza meta

  1. Chiedo venia amigos. Di certo la mia intenzione non era quella di ergermi al ruolo di giudice supremo. Se i miei commenti sono stati intesi così, mi scuso ancora. Di certo non ho alcuna voglia di dettare nessuna legge, ne offendere alcuno. Essere definito "senza testa" a mio avviso è un tantino eccessivo, ma fa nulla. Senza rancore.
  2. Prima di ribadire a un commento, bisognerebbe quantomeno sforzarsi di leggerlo e comprenderne il significato. Da questa risposta, deduco: o non mi son espresso bene o, pur di portarla in caciara si entra in takle a gamba tesa senza nemmeno guardare il pallone. Ovvio che ci stanno le critiche e le opinioni personali, ci mancherebbe altro, ma andrebbero argomentate con garbo ed educazione, anche per rispetto degli altri utenti che la pensano diversamente e non solo per l'autore. Profeta, seguaci, bradipi, etc etc sono termini utili solo a provocare e portare la discussioni su binari di scontro, che di costruttivo hanno ben poco.
  3. Non capisco proprio la piega che ha preso questa discussione. Ci troviamo al cospetto di un autore che ha l'onore e l'onere di tenere le redini di una saga leggendaria dal successo straordinario; un impegno che farebbe tremare i polsi ad ognuno di noi "bradipi". Il suddetto autore, che si è guadagnato il ruolo grazie al suo ottimo lavoro in passato, sceglie i soggetti, i personaggi e articola le sceneggiature come meglio crede. Ovvio le sue storie non potranno piacere a tutti: ci sarà chi le ama, chi riterrà che potevano essere scritte meglio, chi non le gradirà, in fondo il mondo è bello perchè è vario. Lo stesso autore si presta a dialogare con i lettori su un forum (fino a pochi decenni fa questa ipotesi era pura fantascienza!), ci sta elogiarlo, criticarlo o fargli notare qualche refuso, ma il tutto dovrebbe avvenire civilmente, non con toni da duello in piena main street. Trovo paradossale pure che un lettore, per quanto ferrato, possa pretendere di imporre il proprio pensiero o "insegnare il mestiere" a un addetto ai lavori. Il fatto che una scena non mi sia piaciuta, non mi autorizza a pensare che sia una ciofeca e che tutti coloro che la pensano diversamente, lo fanno solo per lecchinaggio nei confronti dell'autore. Purtroppo poi quando si alzano i toni, la discussione degenera e si perde lucidità, visto che ognuno vuole prevalere. Ho trovato ingenerosa la parola "Seguaci"; non lo vedo Boselli con la maschera della "Tigre Nera" e il sottoscritto e altri forumisti col tubante e abiti orientali ai suoi ordini . A mio avviso bisognerebbe mantenere un po' di leggerezza, è pur sempre un fumetto dove la fantasia è la forza motrice, non capisco tutta questa esigenza di disquisire su ogni dettaglio. Se poi l'obiettivo è solo quello di volersi mettere in mostra a tutti i costi e cercare di litigare per ogni pretesto, fate finta che non abbia scritto nulla e hasta luego companeros.
  4. Faraci non mi ha mai tanto appassionato sulla testata a dire il vero. Non metto in dubbio le sue qualità di sceneggiatore, ma nella saga di "Aquila della Notte" non mi ha del tutto convinto. Se mi venisse chiesto a bruciapelo quale sua storia preferisco, farei fatica a ricordarne qualcuna su due piedi, segno inequivocabile di quanto la lettura delle sue trame pochi sussulti mi abbiano provocato. Discorso diverso per Manfredi, un autore che stimo moltissimo e dal talento poliedrico. Tuttavia pure il grande Gianfranco su Tex arranca un po': non certo per limiti qualitativi, bensì perchè ho l'impressione che non senta tanto nelle sue corde il personaggio. Ogni volta sembra un mustang imbrigliato che scalpita ma che alla fine produce più polvere che altro. A mio avviso sente troppo i paletti della serie e non riesce a sciorinare il suo valevole stile. Ruju è alquanto bravo e credo che costituirà un ottimo aiuto per Boselli fra alti e bassi. Magari non inventerà il "goal spettacolare" e non strapperà tante ovazioni con "giocate a effetto" e "tocchi di tacco", ma farà sentire il suo peso macinando chilometri e chilometri a centro campo. (Spero che mi sia perdonata la similitudine calcistica) . Per concludere, mi accodo a Barbanera e accolgo con gioia il ritorno di Nizzi sulla serie. Il suo recente e palese appannamento creativo, non può cancellare i grandissimi meriti passati. Son certo riuscirà a dare ancora un discreto contributo alla saga del Ranger. Un'ottima alternativa carica di esperienza, da schierare accanto al fuoriclasse Boselli per farlo rifiatare nei momenti di massimo sforzo del macth. Dalla serie: "Tutto il Tex minuto per minuto"
  5. Per non tacere di tutte le volte che ficca l'avversario di turno con la testa sott'acqua per farlo "cantare" o le volte che risveglia un uomo privo di sensi, ficcando un fiammifero acceso nelle dita dei piedi. La caratteristica che differenzia Tex dagli altri uomini di legge, è sempre stata quella che, pur di ottenere giustizia, non segue regolamenti e non bada per il sottile. Ovvio lui non sbaglia mai nei giudizi sugli uomini (magari nella vita reale fosse sempre così), ma anche questo aspetto fa parte della settantennale saga, piaccia o no.
  6. Definirla "Deriva boselliana" mi par un po' eccessivo e ingeneroso. Ogni autore ha il suo stile e interpreta il personaggio secondo la sua creatività, non varcando i canoni fondamentali per non snaturarlo e a mio avviso Boselli questi limiti non li ha mai oltrepassati. Certo le sue storie sono piene di comprimari e spesso alcuni personaggi rischiano di oscurare il protagonista, ma a mio avviso (non linciatemi!) Sergio Bonelli nelle sue sceneggiature passate osò molto di più, allontanandosi oggettivamente dallo personalizzazione dell'eroe creato dal padre. Ciò tuttavia non gli impedì di scrivere ottimi episodi. Poi è fisiologico che le sceneggiature attuali sentano l'esigenza di un minimo di ammodernamento, non va sottovalutato il cambiamento socio-culturale del lettore negli anni. Gian Luigi Bonelli si poteva permettere svarioni storici senza nessuna protesta, Galep poteva disegnare un'arma anonima senza che nessuno gli rinfacciasse di aver sbagliato modello, Tex poteva urlare epiteti coloriti contro i seguaci voodoo senza essere accusato di razzismo o di non usare battute politicamente corrette, oggi non è più così e lo sceneggiatore deve pure considerare l'esigenza di dover accontentare i palati di utenti sempre più esigenti, esplorando nuovi sentieri narrativi per non cadere nella trappola del trito e ritrito dopo migliaia e migliaia di tavole. Per carità, ci stanno le critiche, le differenze di veduta, i giudizi opinabili, le segnalazioni di refusi o eventuali consigli agli autori, ma il tutto deve avvenire senza alzare i toni e mantenendo il massimo rispetto dell'interlocutore. Le diatribe verbali, a mio avviso, non portano risultati, ma alimentano solo rancori e antipatie.
  7. Storia valida, ben sceneggiata dal sapiente Boselli e con disegni ancora notevoli del maestro Ticci (Un calo qualitativo è fisiologico alla soglia delle ottanta primavere, ma ritengo che stia "invecchiando" meglio di molti illustri colleghi che lo hanno preceduto). Albo adatto per la celebrazione di rito, in fondo è difficile aspettarsi di meglio in 110 tavole, tuttavia continuo a pensare che, sebbene ambientare storie nel passato di Tex rappresenti un buon stratagemma per trovare nuovi spunti narrativi, abusarne alla lunga rischia di stancare il lettore e disorientarlo un po'.
  8. Concordo pienamente con te Barbanera. A dire il vero l'episodio originario di Nolitta è alquanto atipico e personalmente non mi fa impazzire. Nizzi al contrario, architetta una buona trama, ricca di intrighi, misteri, personaggi particolari, trappole, agguati, ironia. Bella l'idea del dualismo fra Pedroza e Juanito; davvero esilarante il travestimento dei due Kit e ottimo il piano di Tex, che sfrutta in pieno la superstizione del vecchio nemico per prenderlo in trappola. I disegni di Ticci non necessitano commenti: il disegnatore senese andrebbe inserito tra i beni dell'Unesco! Talento intramontabile!
  9. Riuscire a stilare una graduatoria delle storie migliori di Boselli è impresa impervia, visto la grande qualità delle sceneggiature e l'alto livello tenuto negli anni, con pochissimi cali di stile. "La grande invasione" è a mio avviso una delle sue migliori prove. Una storia epica, piena di pathos e suspance. Man mano che scorrono le pagine, il lettore s'immedesima nella grande fuga di quel gruppo di eroi guidati da un energico Tex, braccati dalla furiosa incursione Comanche che mettano a ferro e fuoco il Texas; si affeziona ai tanti comprimari, impara ad apprezzare pure i forzati, che in fin dei conti nel pericolo mostrano tratti di grande umanità, si commuove per l'eroico finale. La figura di Glenn Corbert poi, è molto ben sfaccettata e alla fine il rude assassino si dimostra migliore di parecchi di quelli che lo hanno relegato dietro le sbarre. Fedele amico (bellissima la trovata dei coltelli bowie conservati per ricordo), altruista ed eroico, non esita a mettere a repentaglio la sua vita pur di salvare gli assediati. Episodio che, come pochi, ha il potere ogni volta che lo rileggo, di inumidirmi gli occhi dalla commozione. Non mi va mai di abusare del termine di capolavoro nei miei giudizi, ma in questo caso l'appellativo potrebbe essere appropriato.
  10. Lo so perfettamente. L'episodio del "Profeta" lo conosco, tuttavia il mio auspicio nel commento era che tornasse pure Liz in qualche avventura futura accanto a Laredo.
  11. Prendi un canovaccio classico di indiani ribelli e giacche blu, mescolalo con personaggi ben strutturati caratterialmente e molto interessanti, aggiungi un pizzico di romanticismo e manteca il tutto con un Tex e Tiger al massimo della forma. Metti tutti questi ingredienti in mano al talentuoso "Chef" Boselli e il succulento piatto è servito! Episodio che ho sempre apprezzato, vuoi per la trama, vuoi per personaggi del calibro di Laredo, Parkman, Liz Starrett, il sergente Quincannon che lasciano il segno o per i disegni di Ortiz, che in simili scenari riusciva sempre a dare il meglio di se. Dopo il capolavoro al debutto, Boselli mise a segno un altro colpo vincente e già allora era evidente che possedesse tutte le carte in regola per divenire sceneggiatore fisso nella saga, nonché curatore. Personalmente mi farebbe molto piacere rivedere in futuro qualche episodio con Laredo e Liz, due personaggi a cui mi sono molto affezionato leggendo l'episodio. D'altronde è risaputo di quanto Boselli sia maestro nello sfornare personaggi e comprimari di notevole spessore.
  12. Sebbene Nizzi cominciasse a palesare un calo d'ispirazione, "La maschera dell'orrore" fu un episodio di pregevole fattura. Una trama ben articolata che si fa leggere con piacere, senza annoiare e con un bel colpo di scena finale. Bellissima l'ambientazione, discreti i disegni di Ortiz (che onestamente preferivo più nelle ambientazioni marcatamente western con polvere e città fantasma). Il capitano Lorraine è un bel personaggio, nonostante accecato dall'odio e il desiderio di vendetta per il torto subito, conserva a sprazzi attimi di umanità. Non mancano debolezze di sceneggiatura e qualche "aiuto esterno" di troppo, ma l'episodio si mantiene su accettabili livelli. A mio avviso, senza il vincolo di dover rientrare per forza nei tre albi esatti, lo sceneggiatore avrebbe potuto sintetizzare meglio il soggetto e tagliare qualche parte superflua, alleggerendo a tratti la verbosità dei dialoghi, tuttavia l'esito finale mi soddisfò allora e ancor oggi apprezzo l'episodio ogni talvolta che lo rileggo.
  13. Ci sono episodi che, sebbene non facciano parte della schiera di opere memorabili della serie, ti prendono in maniera particolare e li rileggi sempre con piacere: "La Croce fiammeggiante" rientra in questa particolare categoria per il sottoscritto. Fu uno dei primi albi che acquistai quando intrapresi la lettura di Tex da fanciullo e la tematica, i modi decisi del rangers, i dialoghi efficaci e il finale colpo di scena, mi rapirono fin da subito. Una storia breve ma intensa; non certo un capolavoro, ma pur sempre una discreta prova di Nizzi. Accettabili le tavole di Della Monica al debutto sulla serie, se si esclude qualche primo piano incerto e una percepibile influenza ticciana. Piuttosto controversi e spiazzanti i personaggi: una sorta di labirinto di specchi in cui nessuno è ciò che sembra, dal bieco Harding che inaspettatamente si allea a Tex per vendetta, al "galantuomo" Mc Cook che gettando la maschera si rivela un'anima nera come la pece, passando dallo sceriffo e alla vedova Barnett. Sarà la nostalgia per gli anni adolescenziali che non torneranno più, ma la rilettura degli albi che mi avvicinarono a Tex, ogni volta mi incute una forte emozione.
  14. Non potevo esimermi dal scrivere un commento su questa storia a me molto cara. "La Tigre Nera" rappresenta a mio avviso una delle migliori sceneggiature create da Nizzi per la saga di Aquila della Notte. Un giusto mix di azione, mistero, ironia, spionaggio, agguati, indagini vorticose, il tutto reso molto avvincente dalla presenza di un antagonista di spessore (che sembra uscito da un romanzo di Salgari) e dallo stato di perfetta forma dei due rangers, tirati a lucido per l'occasione. La sessione finale di "Percorso infernale" poi, è uno dei più avvincenti epiloghi della serie, dove trabocchetti, colpi di scena e svariati duelli nel labirinto, fa scorrere l'adrenalina a fiumi. Il merito dell'ottima riuscita dell'episodio va indubbiamente suddiviso con gli stratosferici disegni di Villa, che sfodera tavole stupende, arricchite da inquadrature da urlo e particolari dettagliatissimi, che provano l'inconfutabile grandezza di colui che ritengo sia uno dei migliori fumettisti mondiali. Col senno di poi, confesso che rimpiango la scelta fatta allora dalla casa editrice che lo promosse nel meritatissimo ruolo di copertinista; ovviamente non certo per la qualità delle cover, che in questo quarto di secolo è rimasta sempre eccelsa, ma per la conseguenza di non averlo più potuto apprezzare con regolarità fra le tavole della serie.
  15. Il personaggio di Barbanera, nato dalla penna del compianto Bonelli, era già molto interessante nella sua prima apparizione in "Lotta sul mare". A Nizzi va il merito di averlo riutilizzato alla grande. A mio avviso, è riuscito a completarne la personalizzazione con ottimi risultati (purtroppo non sempre è stato così, qualora ha deciso di riprendere protagonisti già preesistenti nella saga). Come già precedentemente scritto, quelli erano gli anni di massima ispirazione per lo sceneggiatore modenese e ammetto che se sono diventato un assiduo lettore di Tex, lo devo pure alla sua opera. (Come è innegabile che l'innovativo contributo di Boselli mi ha indotto a non perdere interesse per il personaggio che adoro da tre decenni)
  16. "La congiura" fu una delle prime storie di Tex che lessi nei primissimi anni 90 e contribuì a farmi innamorare perdutamente della saga dell'intramontabile Ranger. Rappresenta a mio avviso un connubio pressoché perfetto fra una sceneggiatura avvincente (il Nizzi di quel decennio aveva raggiunto il suo apice creativo che gli permetteva di sfornare ottime storie in serie) e i disegni magistrali di Villa, che nonostante la giovane età, dimostrava già un talento straordinario. La trama molto avvincente riprende vagamente il canovaccio della celebre "Lotta sul mare", con una prima parte ambientata nella turbolenta San Francisco dove, fra scazzottate con cinesi, pedinamenti, polizia corrotta, spionaggio e la liberazione del vecchio Drake da Alcatraz, non ci si annoia di certo, per poi concludersi con l'inseguimento sul mare per la liberazione del capitano Devlin, rapito e vittima di un losco complotto. Nizzi in grande spolvero tiene alto il ritmo della narrazione con ottimi dialoghi, colpi di scena e buona caratterizzazione dei personaggi. Eccellente l'espediente di recuperare Barbanera, anzi mi chiedo come mai si sia atteso quasi trent'anni prima di ipotizzare un ritorno di un simile personaggio fra le pagine della saga. Le tavole di Villa, come accennato prima, sono delizia per gli occhi. La sequenza della fuga da Alcatraz rasenta la perfezione, le scene marinare non fanno rimpiangere le mitiche tavole di Galep. Che dire poi delle tavole relative alla caccia alla balena o allo sbarco sulla costa canadese per la liberazione di Devlin: pura poesia in punta di pennino!
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