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TWF - Tex Willer Forum

juanraza85

Ranchero
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Everything posted by juanraza85

  1. Nel complesso, anche io ho apprezzato le storie di questo Color, ad ennesima conferma - per quanto mi riguarda - di come questo formato sia molto migliore di quello estivo destinato ad un'unica storia. Mi è particolarmente piaciuta Yavapai, la prova in quadrupla veste (soggettista, sceneggiatore, disegnatore e colorista) di Majo, in grado di regalarci una storia molto classica ma pressoché inappuntabile, in cui Tex - nell'occasione affiancato dal solo Tiger - sfodera il suo repertorio di paladino della giustizia riuscendo ad evitare uno spargimento di sangue minacciato dell'errore e dall'ostinazione di un ufficiale ottuso (per fortuna, va riconosciuto, fino ad un certo punto). Ho parimenti apprezzato le sfumature dei personaggi di Johnny il mezzosangue, di Boselli e Gomez, ove un Tex solitario contribuisce ad evitare l'ennesima ingiustizia, nonché Il professionista di Burattini e Volante, in cui Tex - se si eccettua il classico sbatacchiamento del prepotente di turno - Ci viene mostrato nell'inconsueta veste di esca, a beneficio di Tom Devlin. Un gradino sotto, seppur nient'affatto disprezzabili, Falsa accusa di Nizzi e Gualandris e Il sicario di Zamberletti e Barison, entrambe piuttosto classiche ma ambedue contraddistinte, dal mio punto di vista, da trame che si dipanano in maniera un filino troppo prevedibile.
  2. Un'altra storia che promette di lasciare il segno non solo nella serie, ma anche più in generale nella saga di Tex. Non credo ci si possa attendere nulla di diverso, del resto, da una storia con coprotagonista Cochise, fratello di sangue del Nostro, che andrà inoltre ad intrecciarsi con eventi storici effettivamente avvenuti. Ripongo estrema fiducia in Boselli, confidando di non rimanere deluso, e non posso che esprimere un grande plauso per la decisione di affidarne i disegni a una garanzia come Roberto De Angelis. Unico neo, anche a mio giudizio, il logo celebrativo del traguardo dei 50 numeri, piuttosto inutile ed insensato (comprendo benissimo celebrare i numeri centenari, ma rimarcare il 50esimo mi sembra soverchio), del tutto fuori luogo in una copertina così bella ed evocativa.
  3. Una delle migliori storie realizzate da Nolitta, secondo me. Il Tex che vediamo all'opera lungo le pagine di questa insolita avventura è il solito Tex nolittiano, meno impeccabile della versione classica, maggiormente incline agli errori ma appunto per questo forse dotato di un piglio un po' più "umano". A rendere questa storia particolarmente insolita provvede, non occorre precisarlo, la presenza del sasquatch, essere leggendario che vive nelle foreste dell'Oregon e dotato di incredibili e misteriosi poteri, tali da far sì che i Klamaths lo venerino e lo considerino sacro, e siano disposti a tutto pur di proteggere e mantenere il segreto della sua esistenza. Segreto che, invece, intendono a tutti i costi rivelare al mondo Brockman e Sears, ricercatori presso un'università dell'Est, e per riuscire nel loro intento architettano la cattura dell'essere, innescando in tal modo una sequela di eventi tragici che rischiano di essere fatali a Tex e Tiger. La nolittianità nella caratterizzazione di Tex e del fido pard navajo risiede principalmente nel fatto che essi non annusino in alcuna maniera puzza di trappola quando i carovanieri che li avevano accompagnati in Oregon propongono loro di partecipare ad una battuta di caccia, mentre la successiva cattura dei due ad opera dei fanatici Klamaths guidati dallo stregone Kaasda non ne è altro che la logica conseguenza. Conseguenza che rischia di divenire anche tragica, non fosse per il sasquatch che, verosimilmente per via telepatica, blocca la mano di Kaasda nel momento in cui quest'ultimo si accinge a vibrare una coltellata al cuore di Tex, evidentemente poiché sa bene che il Nostro e Tiger (oltre al professor Crosby) sono uomini giusti, incolpevoli del tentativo di catturarlo ordito da Brockman e Sears (che, invece, muoiono appunto per mano dello stregone). Una delle rarissime occasioni, se non l'unica, in cui Tex viene salvato da qualcun altro senza che egli possa avere una qualche parte attiva, ma la presenza di un comprimario d'eccezione come il sasquatch lo concede appieno. Molto azzeccata, a mio parere, anche la scelta di affidare i disegni ad Erio Nicolò, il cui tratto dalle rimembranze vagamente malinconiche ben si sposa secondo me con una vicenda del genere.
  4. Fresco di lettura del terzo ed ultimo albo della storia, non posso che darne un giudizio globalmente più che positivo, anche in considerazione del fatto che essa si è ritrovata incastonata tra la precedente avventura con un pezzo da novanta della serie come Juan Cortina e la prossima, che avrà per coprotagonista un altro pezzo da novanta come Cochise, fratello di sangue di Tex. La storia in sé, pur nella sua classicità, ci ha regalato il solito giovane Tex, sempre pronto a gettarsi a capofitto nei guai pur di contrastare un'ingiustizia, senza premurarsi di valutare le conseguenze. Rauch ha inoltre avuto la bravura di riuscire a valorizzare le sfaccettature caratteriali di alcuni dei principali personaggi con cui Tex si trova a vario titolo ad avere a che fare: si va da Lagrange, contrabbandiere a suo modo dotato di un codice morale, all'ottuso e vendicativo rancher Lorimer, ma soprattutto - per quanto mi riguarda - al suo soprastante Ballard, capace di dimostrare nel suggestivo finale di essere un uomo d'onore. Ribadisco, inoltre, il mio apprezzamento per i disegni di Atzori, poiché li ho trovati straordinariamente simili a quelli del primo Ticci.
  5. Personalmente, la trovata - molto classica - del cavaliere senza macchia e senza paura (in questo caso Carson, e Tex e gli altri pards con lui) che corre in soccorso della dama richiedente aiuto non ha predisposto da parte mia particolare attesa o curiosità per questa storia, che dopo la lettura ho comunque trovato gradevole e ben sceneggiata da Ruju. Primo albo più che altro introduttivo che, tolte un paio di scazzottate affrontate dai Nostri con la consueta nonchalance, sembra dunque procrastinare l'azione più pura alle prossime uscite. Apprezzabili come sempre anche i disegni di Mastantuono, per quanto a mio giudizio il suo stile da western "duro, sporco e cattivo" non si addice particolarmente a storie di stampo cittadino.
  6. Quartetto di indubbio fascino, per quanto dal mio punto di vista l'unico traditore sia il nolittiano Phil Turner, l'unica anima davvero nera sia il glbonelliano Fraser, mentre il nizziano Cobra nient'altro che un astuto e machiavellico doppiogiochista senza scrupoli, ed il boselliano Mickey Finn uno psicopatico pieno di rabbia verso sé stesso che riversava sul mondo.
  7. E colorista. Dunque addirittura QUATRINO (e scusate l'orribile neologismo) ..! In ogni caso, diventò curioso una volta di più...
  8. Tra i Color, quello di storie brevi è da sempre e di gran lunga il formato che prediligo, ed anche quello in uscita tra un mese confido mantenga le mie aspettative. Sono molto curioso di rivedere Majo "uno e trino" nell'insolita veste di sceneggiatore, soggettista e disegnatore, così come mi fa piacere leggere una storia illustrata da Gomez in tale formato. Nel complesso, le anteprime di trama mi sembrano piuttosto classiche, ed anche le tavole postate sembrano promettere piuttosto bene.
  9. Finora la storia mi è risultata godibile, seppur nella sua classicità. Solito Tex giovane, risoluto è risolutivo, così come interessanti sembrano essere i personaggi con cui si sta trovando ad avere a che fare, su tutti Lagrange. Di buonissimo livello anche i disegni di Atzori, che ho trovato piuttosto simili a quelli del primo Ticci.
  10. Ma solo a me Nick Castle pare un sopravvalutato senza troppa arte né parte? Boh, si continua ad invocare un suo ritorno, come sperare in un nuovo "Amici miei" e invocare la ricomparsa della contorsionista del rigatino. A me Nick Castle non è mai sembrato un avversario sopravvalutato, al contrario mi pare abbia dato ampia prova della sua capacità di tessere trame losche, e ritengo possa dimostrarlo ancora di più in una terza riproposizione che, come lasciato intendere anche dal Bos, prima o poi avrà luogo. Tuttavia, mi auguro non sia nuovamente in associazione con un altro o un'altra antagonista più o meno "storico/a", ivi compresa Lily Dickart. In tutta sincerità, credo che entrambi abbiano la statura per camminare da soli sulla via del crimine.
  11. Complimenti per il bellissimo disegno! In più, mi accodo a @Loriano Lorenzutti nel domandarti (e, perché no, nell'auspicarti) se nei tuoi sogni o nei tuoi progetti vi è quello di poter prima o poi disegnare un'intera storia . anche breve - di Tex .
  12. Personalmente mi sta anche bene che Mefisto prima o poi possa tornare, ma confido che Boselli (o meglio, lo SCONGIURO!!) di non riproporre dell'assurdo pipistrello parlante di Aryman ..!
  13. Lancio una bonaria "provocazione": non che si tratti di una questione preponderante, e forse potrebbe anche risultare inopportuno, tuttavia visto l'appeal del titolo dell'ultimo albo mi domandavo se non meritasse di essere preso in considerazione un eventuale cambio di titolo del topic da Sierra Nevada a Il trionfo di Mefisto...
  14. A me i disegni di Mastantuono, in grado di richiamare il western più duro e spigoloso, sono sempre piaciuto molto, e confido non saranno da meno in questa prova. Riguardo la storia, per quanto dalle anticipazioni di trama non credo ci sia da aspettarsi nulla di troppo originale, devo ammettere di provare curiosità, se non altro perché dopo sette mesi di magia ed intrighi mefistofelici torneremo a leggere una vicenda più classica.
  15. Le avventure di Tex ambientate almeno in parte in flashback al tempo della Guerra di Secessione mi hanno sempre lasciato una certa sensazione di amaro in bocca per la drammaticità degli eventi narrati, mista però alla consapevolezza di aver letto storie di primissimo livello, quando non veri e propri capolavori. Oltre a Tra due bandiere, capolavoro glbonelliano che illustra magistralmente il volto più orribile ed assurdo della guerra, può senza ombra di dubbio essere iscritta nel novero delle pietre miliari della serie anche Fuga da Anderville, tra le migliori prove in assoluto di Claudio Nizzi che, coadiuvato ai disegni dall'altrettanto eccelso Giovanni Ticci (il cui tratto contribuisce non poco a conferire epicità alla vicenda), realizza una toccantissima storia di amicizia sullo sfondo del conflitto bellico, piena di situazioni rimaste vaghe ed oscure fino all'ultimo. Nel corso di un lungo viaggio in treno che deve condurre lui e Carson fino a Richmond, capitale della Virginia, Tex rievoca un'altra delle avventure da lui vissute durante la guerra civile, quando ha l'occasione di conoscere e stringere immediatamente amicizia con John Walcott, tenente unionista benché virginiano, nipote di Howard Walcott, funzionario della Tesoreria di Stato. Un'amicizia a prima vista, nata in maniera rocambolesca e dimostrata da Tex con il solito disinteressato sprezzo del pericolo, allorquando non esita un attimo ad accettare di favorirne l'evasione da Anderville, famigerato campo di prigionia sudista. Un'avventura epica, contraddistinta in più dall'affetto che Tex ha modo di sviluppare nei confronti di Tom, schiavo della famiglia Walcott devotissimo a John, tanto devoto da non esitare a seguire Tex in un'impresa apparentemente disperata e, soprattutto, da sacrificare la propria vita in una delle più commoventi sequenze dell'intera saga texiana, offrendosi di trattenere a colpi di fucile un'orda di Giubbe Grigie per garantire a Tex e John pochi ma preziosissimi minuti, che consentono loro di scampare agli inseguitori. Rovescio della medaglia, il giallo di un mucchio di lingotti scomparsi, della cui sparizione è sospettato John, al comando del reparto nordista che lo aveva sottratto al nemico prima di perderlo in un successivo scontro. Un enigma del quale inizialmente Tex non riesce a venire a capo, accontentandosi - forse più per spirito di amicizia che per effettiva convinzione - delle giustificazioni dell'amico ed appuntando i propri sospetti sul cugino Leslie, fanatico ed altezzoso ufficiale sudista. Il destino, tuttavia, fa sì che entrambi i cugini muoiano prima di poter chiarire la propria posizione: Leslie viene ucciso a bruciapelo da mano ignota, mentre John cade tempo dopo in battaglia tra le braccia di Tex, in un'altra scena da pelle d'oca. Il sipario sulla faccenda si rialza d'improvviso solo anni dopo, con la convocazione di Tex a Richmond da parte di Howard Walcott, per un finale insolitamente ricco di colpi di scena, al contempo drammatico ed estremamente suggestivo. Ormai in fin di vita, Howard Walcott racconta a Tex la verità circa quegli eventi passati, confessando di essere stato lui a trafugare i lingotti dalla famosa cassa che, attraverso varie peripezie, aveva causato tanti guai per John e Leslie, e soprattutto confessando di essere stato lui ad assassinare Leslie e ad aver lasciato deliberatamente marcire ad Anderville John. Alla reazione indignata di Tex, Walcott risponde di averlo convocato affinché egli contribuisca a riabilitare la memoria dei nipoti e, poco dopo essersi congedato dal Ranger, al colmo del rimorso e forse convinto di non aver più alcun motivo di attendere il corso della malattia che lo sta pian piano uccidendo, si toglie la vita con un colpo alla tempia. Memorabili ed incredibilmente toccanti le parole con cui Tex illustra l'epilogo finale della vicenda: "E' una verità che ti lascia un sapore di veleno in bocca, anche se è servita a restituirmi intatto il ricordo della mia amicizia con John Walcott". Parole che dicono tutto sulle sensazioni che questa storia lascia ad un lettore.
  16. A mio avviso, un nuovo ritorno di Mefisto dagli inferi sarebbe quasi impossibile da digerire anche per i più accaniti fan del negromante, per cui sono propenso a confidare che per Boselli Steve Dickart sia da considerare definitivamente uscito di scena. Anche Yama, credo oramai abbia esaurito il proprio appeal narrativo, già di per sé mai amplissimo, per cui non dispero che anche lui possa essersi definitivamente congedato. Del resto, dal mio punto di vista sarebbe un peccato mortale vanificare un finale maestoso come quello de Il trionfo di Mefisto con ulteriori ritorni . Come per un ritorno dagli inferi, anche la ripetizione del cliché del padre che detta l'agenda al figlio dall'oltretomba ritengo sia da evitare come la peste. Anche in tal caso, confido nel buonsenso del Bos. Non mi meraviglierei, invece, se prima o poi Tex ed i pards dovessero avere nuovamente a che fare con la perfida Lily Dickart, personaggio che a mio avviso possiede le caratteristiche per poter essere antagonista principale ed in solitaria di una storia. Ovviamente, senza ausilio del fratello maggiore dall'oltretomba. Lo speriamo tutti, come speriamo che siano chiariti una volta per tutte i residui punti oscuri sul personaggio.
  17. Personalmente, ho trovato questa storia appena sufficiente, nulla di più. Nulla contro Nizzi, come ho più volte detto e ribadito fino ad nauseam, ma davvero ritengo che ormai Nizzi non abbia più nulla da dare come autore, e questa storia all'insegna della prevedibilità e piena di situazioni uguali a sé stesse - o almeno piuttosto simili tra loro - ne è lapalissiana dimostrazione. Tacendo del primo incontro col capostazione, quando seppure dinanzi all'evidenza delle tracce che il carro con i cani aveva lasciato sul terreno Tex e Carson si bevono le balle rifilate loro dall'omuncolo andandosene via come nulla fosse (e tornando indietro per interrogarlo più energicamente solo dietro imbeccata di un simpatico perdigiorno), quel che più mi ha colpito in negativo sono stati gli incontri casuali col vecchio amico ingegnere prima e col boscaiolo poi (quest'ultimo, in particolare, oltremodo fortunoso per Nostri), incontri che permettono ai due pards di avere la meglio sugli avversari (tutti messi sull'avviso prima del loro arrivo sui rispettivi luoghi). Ho notato inoltre la sequenza del rapimento della ragazza spiccicata nelle modalità e nelle finalità a quella del rapimento della pulzella in Tex il grande!: un po' di fantasia in più non avrebbe guastato. Per cui, mi spiace ma decisamente ho letto di meglio.
  18. Concordo sulla gestione dei personaggi, le divergenze e le sfumature. Il Boss è stato molto bravo. Non trovi Juan che però "abbia buttato via poco"? Cioè che abbia lasciato qualche porta socchiusa di troppo? Su quest'ultimo aspetto sono anche io a concordare, almeno in parte. Nel senso che nemmeno io mi sarei aspettato che potessero rimanere in vita (e dunque pronti ad eventuali riproposizioni) tanti avversari, sia Yama che Lily o anche Ruth, o anche che potessero giungere incolumi alla fine della vicenda sia Padma che Narbas (il lama tibetano, in particolare, mi sarei aspettato di vederlo morire per aver adempiuto alla propria missione di ricacciare Mefisto donde era scappato). Forse in futuro Boselli riproporrà qualcuno di questi personaggi, o forse no, l'importante è che ci sia alla base un'idea di sceneggiatura "forte".
  19. Fresco di lettura dell'ultimo albo della saga di Tex vs Mefisto, non posso che dirmi entusiasta sia della storia nel suo insieme che, soprattutto, del finale che Boselli ci ha regalato. Non grido spesso al capolavoro, ma stavolta potrei farlo. Evitando come al mio solito di scendere in particolari, mi limiterò a lodare il Bos per la gestione pressoché impeccabile dei comprimari e, ancor di più, della masnada di antagonisti, riuscendo ad evidenziarne le sfumature psicologiche e le divergenze. Ed aggiungo solo che non poteva esserci trionfo più ad hoc per Mefisto.
  20. Premettendo che non vedo l'ora di apprendere in cosa esattamente consisterà ed in quale forma si esplicherà il trionfo dell'Arcinemico, io senza dubbio inizierò diligentemente a leggere dalla prima pagina, per non guastarmi la sorpresa .
  21. Personalmente, ho trovato quest'ultimo Color uno dei migliori dall'inizio della collana, se non il migliore in assoluto o, perlomeno, quello meglio riuscito. Sono rimasto piuttosto convinto sia dalla sceneggiatura di Ruju, variegata e mai banale, sia dai disegni della Zuccheri, autrice di un'ottima seconda prova, forse addirittura valorizzata dalla colorazione di Celestini, vivace ma non eccessivamente accesa, e comunque in grado di esaltare l'atmosfera festosa e chiassosa del Mardi Gras di New Orleans. Di festa, in realtà, ve ne è fino ad un certo punto, data la presenza in città del bieco Blackwell, ladro ed assassino psicopatico che si è lasciato alle spalle una lunga scia di delitti, ed a cui Tex e Carson da una parte e Kit dall'altra danno la caccia seguendo piste diverse. Una volta tanto, e con mio grande piacere, la sceneggiatura conferisce un certo spazio al giovane Kit, che per larghi tratti si erge di fatto a protagonista principale della vicenda. Dapprima ha la (s)ventura di imbattersi nella fascinosa Lorelai Winter, alias Gazza Ladra, lestofante abilissima ed estremamente astuta, in grado di sgattaiolare più volte dalle mani del giovane ranger ma, incidentalmente, anche colei che nei fatti indirizza i tre pards sulla scia del ben più pericoloso Blackwell, anch'egli cliente assai difficile. Nel finale, i canoni della più classica "texianità" - senza dubbio cari a molti di noi - ottengono soddisfazione nell'intervento decisivo di Tex che, al termine di una breve lotta nel bel mezzo della sfilata del Mardi Gras, mette ko Blackwell, di lì a pochi attimi fatalmente travolto da un carro. A breve distanza, Carson e Nat Mac Kennet riescono finalmente ad acciuffare la Gazza Ladra, facendola finire al fresco (fino a quando, non si sa, poiché si lascia intendere che in qualche modo potrebbe presto tornare ad incrociare il suo cammino con i Nostri).
  22. Un cartonato molto evocativo e suggestivo, contraddistinto da un'aurea che mescola realtà e leggenda, entrambe date - oltre che dalle nostre leggende Tex e Carson - dall'indomita guerriera crow Yellow Bird. Giusfredi è stato molto bravo nel gestire questo personaggio, oltre ovviamente a tutto il contesto che le ruota intorno, dai racconti delle sue gesta all'ultima battaglia contro i cheyennes di Coyote Bianco (sempre segnando colpi col fido bastone), per finire con il momento del ricongiungimento con la figlia ed il compagno Gus, ex soldato che aveva disertato appositamente. Tuttavia, sono anche io del parere che in questo albo, come a volte capita, il cosiddetto quid in più sia dato dagli splendidi disegni di Carlos Gomez, autore di una prova a dir poco superlativa. E' proprio il caso di dire che ad ammantare di leggenda questa storia ha provveduto soprattutto lui.
  23. Terzo albo in cui Mefisto si limita a far capolino giusto in un paio di circostanze, e nel quale l'azione texiana si respira all'inizio (con il fallito attacco dello sgherro di Mefisto presso la casa del Morisco) ed alla fine (quando Tex e compagni intraprendono la schermaglie con gli abitanti di Caborca, soggiogati dai poteri del negromante). Nel mezzo, devo invero ammettere di aver trovato il contenuto un po' troppo infarcito di dialoghi, pur comprendendone lo scopo. Del resto, non fatico a credere che si tratti di una sorta di preparazione a quel che ci attende tra un mese.
  24. Io ho la sensazione che Pedro e Miguel, prima o poi, torneranno ad incontrare Tex, a prescindere da Juan Cortina. Parimenti, ho la sensazione che presto o tardi la strada del giovane Tex tornerà ad incrociarsi con nuove losche trame perpetrate dai Cavalieri del Cerchio d'Oro, che secondo me non sono stati sconfitti in via definitiva.
  25. Una storia di amplissimo respiro, in cui Boselli ha mescolato con l'usuale sapienza fatti storici e vicende di fantasia, senza trascurare il fatto che abbia fatto la sua comparsa un ancor giovane e del tutto efficiente Jesse Hawks. Tra tutte le storie della serie, senza dubbio questa si candida ad essere una delle migliori sinora pubblicate, grazie ai ritmi sempre incalzanti ed ai continui colpi di scena. Grandissimo risalto, come ovvio, è riservato lungo l'intero albo della vicenda alla figura di Juan Cortina, ritratto come un uomo d'onore che antepone sempre il bene della sua gente al proprio, comandante ideale per i propri uomini nonché avversario leale nei confronti dei propri nemici texani (alcuni dei quali, invero, non si può dire lo siano stati in egual misura). Molto suggestivo anche il suo rapporto con Milton Faver, contraddistinto da stima reciproca pur essendo i due schierati su fronti opposti.
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