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TWF - Tex Willer Forum

pecos

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Everything posted by pecos

  1. Ho comprato le prime strisce, non so se proseguirò la raccolta - e vado a spiegarne il motivo, anche se temo di inimicarmi una parte del forum Anzitutto, trovo comunque l'iniziativa lodevole e spero abbia grande successo. Devo anche dire che avendo per le mani le prime strisce, mi rendo conto di come questo formato renda davvero giustizia al tratto morbido di Galep. Sono rimasto stupito di come l'esperienza di lettura dei disegni - straordinari - sia davvero diversa rispetto al formato dell'albo bonelliano a cui ero abituato. Si vede come Galep fosse davvero capace di raccontare una storia con i suoi disegni. Forse è questo il motivo che mi spingerà a proseguire la raccolta. Però, io sono un lettore relativamente giovane, ho iniziato a leggere il Tex ad inizio anni '90 recuperando l'intera collezione ai mercatini, senza prestare la minima attenzione alle edizioni (tra i miei albi si trovano indifferentemente tuttotex, tre stelle, anche alcuni originali prezzati 200L, ecc.). E quelli sono gli albi che mi hanno fatto innamorare di Tex. Il formato a strisce non mi appartiene, è il rileggere le prime storie nel formato e negli albi che avevo da bambino che evoca in me i ricordi, il sentimento di nostalgia, che è poi il motivo per cui si leggono e rileggono le vecchie storie. Quindi, anche se decidessi di comprare le anastatiche, in fondo sarebbe solo per collezionismo (a cui tutto sommato non sono così interessato), non per leggerle davvero. Ma sono le storie originali, senza censura!, mi direte. Un vero texiano deve leggere gli originali di GLB e Galep! Certo, è una gran cosa, ma forse questo non mi eccita particolarmente. Comunque forse alla fine le comprerò tutte, giusto per non dovermene pentire tra vent'anni
  2. Bravo Angelo, bell'atteggiamento. Diablero, non c'è bisogno di inca***si tutte le volte, anche se magari alcuni interventi possono sembrarti senza senso, si può ragionare con pacatezza e far notare agli altri dove sbagliano o chiarire i malintesi senza azzuffarsi. Ora, però, noto un po' di confusione sul forum. In questa discussione si dovrebbe commentare la storia inedita in uscita in formato a striscia; per parlare delle ristampe anastatiche c'è un altro topic:
  3. Grande Borden, bella presentazione! Non conoscevo la canzone, stupenda. La spedizione del capitano Franklin è menzionata anche in "Northwest Passage" di Stan Rogers:
  4. Sinceramente, Andrea, trovo il tuo commento piuttosto fuori luogo ed eccessivo. Il fatto di aversi visto un soggetto approvato non rende certo Barbanera un professionista del fumetto ed un collega di Ruju, rimane un forumista come noi che ha avuto il privilegio (e la bravura) di vedere un suo soggetto realizzato. Da lì in poi, non ha più messo mano alla storia, non ha collaborato con Ruju ed ha visto il risultato solo alla fine, come tutti noi; non vedo proprio perché non possa esprimere qui la sua soddisfazione per come Ruju ha realizzato il suo soggetto. Dai vecchio squalo non dire idiozie!
  5. Un commento ad una storia può contenere osservazioni interessanti che non riguardano la trama (ad esempio sullo stile del disegnatore, o sul proprio grado di apprezzamento della storia), e commenti più specifici che entrano nei dettagli. Io ad esempio sono qui senza aver letto il secondo albo, sono interessato ai primi ma mi irriterebbe leggere quelli del secondo tipo; non costa nulla segnalare questi ultimi con l'indicazione di SPOILER, come peraltro previsto dal regolamento
  6. Ho letto circa un anno fa questo libro che narra la storia della Erebus fino all'ultima spedizione del Capitano Franklin: Inutile dire da quanto aspetto questa storia e quanto sono contento che sia finalmente pubblicata! Ne approfitto per chiedere a @borden se ha qualche altro libro sull'argomento da consigliare
  7. Buon primo albo, buona sceneggiatura di Ruju che non eccede con le scene ad effetto, ma soprattutto un ottimo @Barbanera che ha ideato un bel soggetto intrigante! Niente da dire, per ora un primo albo che si legge molto piacevolmente, grazie anche agli ottimi disegni. Sembra un po' scontato chi ci sia dietro la maschera del mostro e non mi aspetto particolari sorprese da questo punto di vista, ma non lo ritengo un grosso difetto della storia.
  8. Ma che pasticcerie frequenti Condor???
  9. Mmm... potevo risparmiarmi la fatica del post precedente, se bastava questo.
  10. Prima di decidere se e in quale percentuale sono presenti elementi western nelle storie di Nizzi, bisognerebbe forse mettersi d'accordo su cos'è il western... Non mi sono mai posto questa domanda, e provo a scrivere qualche riflessione; se qualcuno che ne sa più di me vuole intervenire per aggiungere qualcosa o correggermi, ben venga La prima cosa che salta alla mente è che il western è anzitutto un'ambientazione, un'atmosfera: quella della Frontiera degli ultimi decenni dell'Ottocento, dopo la guerra di Secessione, in un mondo fatto di spazi sconfinati e piccole comunità che va via via scomparendo con l'arrivo del progresso. Ma questo, da solo, non basta per fare un western; è non è nemmeno condizione necessaria, perché possiamo avere storie puramente western ambientate da tutt'altra parte (il Grande Nord, il Messico, ma non solo) o addirittura in altre epoche. Ci sono invece tematiche così caratteristiche che bastano, forse, a definire cosa sia il Western: tra le principali che mi vengono in mente, menzionerei i conflitti con gli indiani, il rapporto tra l'uomo e le vastità selvagge, la Conquista di quelle vastità e l'avanzata del progresso e della civiltà (simboleggiata dal telegrafo e dalla ferrovia), un ordine sociale dove la legge istituzionale non esiste, "uomo e comunità e l'uomo fuori dalla comunità" (ripreso dal post di Diablero), forse anche il tema della vendetta (molto presente negli spaghetti-western). ("Fuga da Anderville" non ha nessuno di questi temi, come dice Monni è una storia di guerra, non ascrivibile al genere Western). Alla luce di questo, mi pare vero che diverse storie di Nizzi non contengano elementi tali da poterle definire western, ma bisogna anche dire che tante sue storie sono, invece, puramente western. Trovo anche che sia un errore dire che Nizzi scrive commedie e non western: questa è solo una questione di registro, non di sostanza. Il western di può declinare in una varietà di toni: come dice Boselli nell'intervista riportata da Poe, il western di GLB è epico e avventuroso, quello di Nolitta è più problematico e drammatico, quello di Nizzi vira verso la commedia, quello di Borden è un western romantico. Poi anche il western di GLB è contaminato da altri generi (fantastico, fantascienza...) e a volte anche le sue storie non si possono dire storie western.
  11. Approfittando delle sonnacchiose ferie estive ho appena riletto questa storia che ricordavo come una delle ultime ottime prove di Nizzi, sebbene non la riprendessi ormai da tanti anni. È stato davvero un bel tuffo nel passato, con una storia spumeggiante, ricca di personaggi, ma soprattutto in cui si respirano il fascino e l'Avventura delle solitudini del Grande Nord. Se non vado errato, il capolavoro boselliano "Nei territori del Nord-Ovest" usciva nello stesso periodo, e i due soggetti hanno qualche punto di contatto - certo il maxi di Boselli è inarrivabile, ma anche la storia di Nizzi si difende bene. Non mancano alcuni difetti "cronici" delle sceneggiature nizziane: qui ho trovato piuttosto macchinosa la serie di coincidenze che mettono i nostri sulla pista giusta nella seconda parte del primo albo (prima l'incontro con il sergente Buford, che li rimanda al barman, il quale finalmente spiattella tutta la storia sul traffico d'armi); in queste circostanze Nizzi dà sempre l'impressione di non essersi sforzato molto per inventarsi qualche trovata minimamente originale, ma si affida al solito scontato meccanismo. Poco male comunque, perché quando la storia funziona si è più benevoli anche di fronte ai difetti. L'identità del Teschio, come molti hanno scritto prima di me, è del tutto evidente già dal primo albo; quello che però rimane nascosto e che riesce pienamente a mantenere alto l'interesse del lettore per tutta la storia sono le motivazioni dietro l'agire del Teschio. Menzione d'onore, ovviamente, ai disegni di Ortiz, capace di trasportarci con efficacia nelle atmosfere nordiche che i lettori di Tex amano così tanto. Il mio voto finale è lo stesso del @Condor senza meta, un bell'8.
  12. Giudizio sintetico: con questa uscita del Color Tex andiamo un po' meglio rispetto agli ultimi (disastrosi) numeri, senza però arrivare a un risultato che qualitativamente (soprattutto dal punto di vista grafico, disegni e colori) valga la spesa. Ma se si è disposti a chiudere un occhio sui disegni, la storia è una lettura leggera e godibile. La storia, appunto, non è male, anche se si fa un po' fatica a ritrovare in queste pagine il meraviglioso sceneggiatore di Magico Vento. Ripeto sempre che da Manfredi mi aspetto storie di altissimo livello, ma nelle sue ultime storie di Tex sembra essersi assestato su una mediocrità che non è da lui. Il soggetto è piuttosto originale (ma non so se questo sia un complimento), la sceneggiatura di certo non annoia e ha qualche guizzo e trovata che tengono accesa l'attenzione. Tutto sommato, senza spoilerare nulla, una lettura piacevole, ma non entusiasmante. Il problema maggiore sono i disegni, che non aiutano ad entrare nell'atmosfera della storia, anzi affossano la sceneggiatura non eccelsa ma neanche da buttare via. Il pard @Poe ha già espresso nel suo perfetto commento i motivi per cui lo stile di Cossu proprio non va. Non è un problema di scarso impegno del disegnatore, la cura dei disegni è evidente, è proprio uno stile del tutto inadatto, che renderebbe indigesta qualunque sceneggiatura. Penso che la stessa storia realizzata dal bianco e nero di Letteri avrebbe avuto tutt'altro effetto. Lo ripeto ogni estate: da un albo "speciale" che si chiama "Color Tex" ci si aspetterebbe qualcosa di speciale proprio dalla parte grafica. E ogni anno ci ricasco e lo compro, ma solo perché sono uno di quelli che le storie inedite le comprano tutte.
  13. COLOR TEX N° : 19 IL KILLER FANTASMA UN ASSASSINO VESTITO DI NERO, TORNATO DALL’ALDILÀ… Formato: 16x21 cm, colore Pagine: 160 Uscita: 06/08/2021 Soggetto: Manfredi Gianfranco Sceneggiatura: Manfredi Gianfranco Disegni: Cossu Ugolino Colori: Celestini Oscar Copertina: Villa Claudio Si fa chiamare Jack-in-the-box, come i babau nella scatola che terrorizzano i bambini. Anche lui appare e scompare all’improvviso… Ma Jack Palmer è uno spietato killer e la sua caratteristica principale è che è già morto! Ora è tornato nella cittadina di Roxanne, per uccidere uno a uno i suoi nemici… Tra lo spettro e le sue vittime, ci sono solo le colt di Tex e Carson! Copyright SERGIO BONELLI EDITORE
  14. Senza dubbio hai ragione, caro Condor, ma "Alaska" è stata tirata in ballo da qualcuno dopo che io ho affermato che questa storia del ritorno di Manuela è la prima storia davvero insufficiente di Borden (per il mio gusto di lettore, ovviamente). In questo senso, il confronto ci sta: per quanto non entusiasmante, la sceneggiatura di "Alaska" rimane passabile, mentre "Una colt per Manuela Montoya" proprio non mi è piaciuta. Per me, questi non sono i soli elementi che determinano il giudizio negativo complessivo. Aggiungici: le scene e i dialoghi da telenovela nel primo albo, un secondo albo estremamente macchinoso, per concludere con la scena del linciaggio finale, che, come ho già spiegato, ho trovato decisamente fuori luogo. Cari amici, ovviamente le critiche che ho mosso non hanno nessuna pretesa di universalità, riflettono semplicemente le mie impressioni ed il mio gusto di lettore, come sempre. Non penso che sia esagerato dire che questa storia non mi è piaciuta, o sarebbero esagerati 3/4 dei commenti sul forum...
  15. Ho riletto da poco anche Alaska, quella sì pesantemente penalizzata dai disegni. La sceneggiatura di Borden, invece, non mi è sembrata così male come molti la descrivono. Vero è che l’avevo completamente dimenticata, cosa che non mi succede così spesso con le storie di Boselli, e questo dice molto; ma, per me, la sceneggiatura una sufficienza la merita. Questa storia, invece, è molto peggio.
  16. Ho concluso solo oggi la lettura della seconda parte della storia: il giudizio già pesantemente negativo sulla prima parte viene purtroppo confermato da un secondo albo macchinoso e decisamente poco coinvolgente, se non nel finale. È vero che qui sono meno presenti le scene da harmony e i dialoghi da latte alle ginocchia che mi avevano reso indigesto il primo albo. Ma si aggiungono però altri difetti. Il principale: tre quarti dell'albo sono passati a spiegare, rispiegare, ripetere, e poi ancora a rivedere nei dettagli il perfetto piano di Tex per prendere due piccioni con una fava e mettere i banditi e don Domingo nel sacco senza tanta fatica... così perfetto che fallisce miseramente: un vicesceriffo morto ammazzato, Manuela rapita dall'ultimo bandito in fuga, un altro innocente assassinato dal bandito stesso. Niente male, Tex! Proprio un bel piano! Ovviamente la storia si riprende nel finale, dove viene fuori la maestria di Boselli nel gestire una scena d'azione complicata e nel muovere i tanti personaggi sullo scacchiere... Però 30 pagine ben riuscite sono troppo poche per riscattare una storia che, a lettura ultimata, si rivela davvero brutta. Sulla scena finale del linciaggio: a titolo personale, non mi piace vedere un eroe che lascia un bandito, per quanto un assassino, ai forconi della folla inferocita. Tanto più che è una scena che viene al termine di una storia tutta giocata sui toni della commedia romantica (le schermaglie amorose, la scena quasi grottesca in cui Kit e Manuela si prendono gioco di don Domingo e dei suoi scagnozzi...), senza un minimo di pathos. Stona ancor di più un cambio di registro così netto; una scena così forte, se proprio si decide di scriverla, andrebbe preparata e usata in circostanze eccezionali (Fraser), non per il primo bandito che passa. I disegni contribuiscono ad affossare la storia, ma non sono d'accordo con chi dice che con una recitazione migliore dei personaggi l'insieme ne avrebbe guadagnato. È però, a suo modo, una storia epocale: per i miei gusti, si tratta della prima storia INSUFFICIENTE scritta da Borden!
  17. Mi pare evidente il motivo per cui, a sentire i forumisti, Tex Willer sembra di livello qualitativo più elevato rispetto alla regolare: Tex Willer la scrive quasi solo Boselli, sulla regolare abbiamo Ruju, Nizzi, Zamberletti, Rauch... È un caso che le storie citate da Ymalpas saranno tutte di Borden?
  18. È curioso come della lunga e precisa disamina di Diablero, voi non cogliate che una mezza frasetta su Nizzi e vi mettiate a polemizzare su quella
  19. Per essere un vero texiano, è giusto che soffra anche tu, come abbiamo sofferto tutti noi!
  20. Sinceramente mi sembra una frase poco rispettosa verso chi ha espresso un'opinione critica prima di te - anche perché non ti sforzi minimamente di spiegare perché quelle critiche sono immotivate E poi, perché sarebbero pretestuose? Perché ce l'abbiamo tutti col Monni e godiamo a criticarlo?
  21. Letto anch'io ed apprezzato il texone di quest'anno, non al livello degli ultimi due texoni boselliani (ma d'altra parte per me quelli erano veri e propri capolavori), ma sicuramente una classicissima e solida storia western. Sceneggiatura non esente da difetti e soggetto che avrebbe potuto essere sviluppato in direzioni diverse, ma anche così non mi ha annoiato. I pard agiscono in solitaria per buona parte dell'albo e Carson si ritaglia uno spazio notevole. Mi limito a rispondere ad alcune critiche che sono state mosse nei commenti precedenti, e che non condivido. La prima: quasi tutti i forumisti a parlare del cannone e a gridare allo scandalo perché all'inizio servono due muli per spostarlo, e alla fine un cavallino lanciato al galoppo riesce a trainarlo senza fatica. L'unico commento assennato mi sembra quello di @Piombo Caldo, che giustamente nota come nella scena finale il cannone scende per inerzia lungo una ripidissima discesa (mentre all'andata viene detto chiaramente che i soldati sono su una salita, e che il cannone debba essere seppellito una volta arrivati al passo). Nessun errore di Ruju, dunque. Veniamo poi al commento di Barbanera, che lamenta una scarsa aderenza alla realtà storica: Anche in questo caso, capisco il punto di vista del pard Barbanera, però non lo condivido. Rimango dell'idea che il West di Tex non debba essere storicamente accurato fino all'eccesso, ma che gli autori si possano prendere tutte le libertà che vogliono per quanto riguarda l'aderenza alla realtà storica. Boselli sembra, negli ultimi tempi, essere molto più attento a questo aspetto di quanto non fossero gli autori in passato, ma a mio avviso è bene non eccedere (altro discorso è la serie “Tex Willer“, che è una creazione di Borden e a cui sta dando un taglio più storicamente curato). Sono d'accordo con la postilla di @natural killer: Condivido in pieno, invece, questa osservazione del sempre lucido @Poe: Infine, mi permetto anche una critica personale alla sceneggiatura di Ruju, che ancora una volta - come ho già osservato tante volte riguardo alle sue storie - ricorre all'espediente di far apparire personaggi dal nulla sorprendendo qualcuno alle spalle. Qui abbiamo, nell'ordine: lo sceriffo che appare dal nulla nella casa del sindaco, sorprendendo Carson che aveva già steso Mallory (il quale aveva seguito Carson nella casa, ma lo sceriffo chi lo aveva avvertito?); Tex che appare all'improvviso alle spalle di Dubbs e Nadeh; ma soprattutto, le colline che si riempiono all'improvviso di schiere di Apache apparsi dal nulla.
  22. Ma infatti, se Nizzi lo ha sempre usato in un certo modo non vuol dire che quello sia il suo unico ruolo possibile. Spazio per farlo tornare ce n'è... ...basta che non lo si metta su una diligenza che viene assalita, quella l'abbiamo già vista
  23. Concordo parzialmente su questo punto, nel senso che più che l'originalità del soggetto, quello che per me fa sempre più spesso la differenza è la qualità della sceneggiatura: anche se il canovaccio base può essere trito e ritrito, una sceneggiatura ricca di trovate o che non si affida a scorciatoie sciatte e banali può fare la differenza. Non è un caso che l'aspetto che ho più criticato di questa bella storia nel mio vecchio intervento che hai ripreso è proprio l'intervento risolutivo del generale Davis, un personaggio che è sempre servito a Nizzi per risolvere le situazioni senz'altro sbocco con poca fatica. E dire che, quand'ero piccolo, era uno dei miei personaggi preferiti ed ero sempre contento quando saltava fuori nel finale di una storia! Sarei felice se Borden o Ruju trovassero un ruolo per lui in una prossima storia.
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