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TWF - Tex Willer Forum

Magic Wind

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Everything posted by Magic Wind

  1. Questo senza dubbio. Però ricordo una vecchia intervista a Letteri che descriveva il suo lavoro al tavolo di disegno in stile “catena di montaggio”, fatto di orari prefissati e tot tavole da produrre necessariamente ogni giorno. C’è da dire che una volta i disegnatori erano pagati molto meno (per questo erano così veloci) e per non morire di fame dovevano per forza realizzare almeno 30-40 pagine al mese, poi da un certo punto in poi - credo dagli anni ’90 - i compensi sono aumentati, e conseguentemente le tavole prodotte sono diminuite…
  2. Succede che quando un utente manda in vacca ogni discussione coi suoi interventi completamente fuori fuoco e altri utenti con velata ironia - che ovviamente non è in grado di capire - gli fanno notare la cosa, questi non trova di meglio che atteggiarsi a vergine trafitta e andare a piangere dagli amministratori. Nei forum non è obbligatorio scrivere la prima cosa che ti salta per la mente, se non si ha niente da dire si può benissimo non scrivere niente.
  3. Ti ha semplicemente dato dello stupido, ma nel tuo caso mica è un'offesa. È un dato di fatto.
  4. Il livello dei tuoi interventi (non mi riferisco solo a quest'ultimo) mi sta facendo pensare che la libertà di espressione sia decisamente sopravvalutata...
  5. L’albo è da acquistare assolutamente per i disegni di Ticci. Anche se per la prima volta si notano delle linee meno precise e un tratteggio più incerto, segno della patologia agli occhi di cui soffriva, la sua sintesi e la sua capacità evocativa rimangono sempre impareggiabili. Si conferma l’attuale migliore illustratore western del mondo. La storia, che ha un buon ritmo e un certo brio, mi era anche piaciuta fino a tre quarti albo - l’inizio con Carson grande protagonista, le scaramucce coi cercatori d’oro, la scazzottata al saloon, le scene molto crude della strage al campo indiano e della vendetta degli shoshones -, poi purtroppo Nizzi fa entrare Tex in modalità “pirla della notte”: si fa infinocchiare come un fesso dal comandante del Forte, convince gli shoshones ad arrendersi condannandoli a morte certa, e infine si fa arrestare e sbattere in guardina. Per fortuna arriva il vero eroe di questo primo albo, il Sergente Ronny, che rischiando la corte marziale libera i nostri, escogita il piano di fuga e sempre lui da solo, mica Tex e Carson, fa evadere gli indiani dal Forte. Nizzi ci tiene a sottolineare per bene la dabbenaggine dei nostri: “Mi ha teso un tranello e io ci sono cascato come un novellino” (Tex), “Ci siamo fatti fregare come due imbecilli” (Carson), e la più bella di tutte: “Mai più mi fiderò di un pagliaccio gallonato come il colonnello” (Tex). Non so cosa succederà nel secondo albo, ma la vedo dura rimediare a un simile disastro.
  6. Il lupo di regola non attacca l'uomo, che vede come una minaccia e non come una preda. Se non ricordo male, Boselli a un vecchio incontro coi lettori disse che sotto la sua curatela non si sarebbero più visti su Tex lupi che attaccano le persone (c'era Faraci che tendeva ad abusare di queste scene), che in effetti hanno lo stesso realismo degli alieni del Monte Rainier...
  7. Ma è lo stesso Tex a riconoscerlo: "Mi sono fatto fregare come un novellino"
  8. GL Bonelli, come il figlio Sergio, come Hugo Pratt, avevano letto tutta l’avventura classica, sia le opere più importanti (London, Dumas, Salgari, ecc. ecc.), che quelle minori, per questo sapevano scrivere bellissime storie di avventura classica. Il background degli sceneggiatori di oggi è completamente diverso, è rimasto il solo Boselli ad avere quella formazione. Ruju si è formato con il noir (e infatti le sue storie di Tex migliori sono quelle contaminate con il noir), altri come Recchioni si sono formati con gli action-movie degli anni ‘80. Come fai a scrivere Tex quando la tua formazione sono i film di Stallone o di Schwarzenegger?
  9. A parte che disegnatori di Barbieri migliori di Serpieri non è che ne ricordo tanti (ok c'era Magnus, ma anche lui era compromesso col "Fumetto d'Autore"), il successo di Serpieri non è dovuto solo al "culo di Druuna", dai. I primi 3-4 album della serie erano buonissimi anche sotto il profilo dei testi (la serie inizialmente non si chiamava nemmeno Druuna, ma Morbus Gravis, e Druuna era solo uno dei personaggi) e graficamente non erano incentrati solo sul culo di Druuna, come saranno gli ultimi, ma c'era tutta un'ambientazione post-apocalittica/decadente che richiamava i coevi film di fantascienza e fumetti di Metal Hurlant e un lavoro sulle scenografie e i personaggi affatto banale. E col "Fumetto d'Autore" in ogni caso non c'entrano niente, perchè Serpieri andò a pubblicarli in Francia, come Pratt, ed è in quel paese che lui divenne famoso e Druuna diventò oggetto di culto...
  10. Per me non è un problema di sadismo (come giustamente fatto notare GL Bonelli sapeva essere molto più sadico), ma di caratterizzazione, e un po’ anche di ironia. GLB raffigurava Tex, in maniera molto vivida e “tridimensionale”, come un rullo schiacciasassi e il lettore trovava perfettamente normale che si mettesse a spaccare teste, distruggere saloon, incendiare ranch e radere al suolo cittadine, il tutto con il complemento dei suoi inconfondibili dialoghi e della sua sorniona ironia (ho il sospetto che per i lettori odierni molte di queste scene sarebbero ora censurabili, ma al momento preferisco tralasciare questo discorso). Se però un autore me lo caratterizza in maniera impalpabile, piatta e “bidimensionale” quelle scene stridono e finiscono per farlo sembrare un travet che deve timbrare il cartellino (pestaggio: fatto, patatine: fatte, sparatoria: fatta…). Per me i nuovi sceneggiatori dovrebbero cercare una loro strada personale e scrivere un loro Tex autonomo, rispettando gli stilemi della serie ma non adagiandosi sui suoi leit-motiv nel tentativo di replicare il Tex di GLB (cosa che tanto è impossibile per chiunque), altrimenti il rischio è quello di scadere nel fan-service. Detto questo, sarò di bocca buona, ma per me la storia non è male. Rauch fa un uso smodato dei cliché di cui sopra, però la storia per quanto veloce e “leggera” è condotta avanti in maniera professionale e intrattiene senza annoiare, le innumerevoli scene d’azione sono orchestrate bene e i personaggi di contorno sono pure congruamente caratterizzati, quello che manca è appunto una raffigurazione più incisiva di Tex e Carson. La sua prima prova mi aveva convinto poco, questa un po’ di più, come Faraci mi da l’impressione che ritenga che Tex sia una serie di banditi, inseguimenti & rapine in banca, però non scende mai nel ridicolo involontario come Faraci. Palumbo, nonostante la sceneggiatura a volte gli giochi contro (se è stato davvero lui a chiedere un’ambientazione in pieno sole è un masochista come Ramarro), per me fa un buonissimo lavoro. Il suo tratto dalle linee spesse e dall’inchiostratura decisa, dinamico e violento e allo stesso tempo elegante, per me è da sempre irresistibile. L’unica cosa rivedibile in alcune vignette è il volto di Tex, dove forse non è riuscito a trovare una sua personale interpretazione, come ha fatto con Diabolik.
  11. Non sei tu a essere strana, ma gli autori a fare un uso sbagliato di certi cliché. Quando uno inserisce una scena, come quella del pestaggio, non perché funzionale a quanto sta scrivendo, ma perché appunto è un cliché che da qualche parte bisogna mettere, come pure le bistecche & patatine al ristorante, chi legge non può non provare un senso di straniamento. Gli autori migliori (Boselli, solo per citarne uno) non usano i cliché, oppure li usano in maniera funzionale alla narrazione, altri autori (Faraci, solo per citarne uno) pensano che Tex sia solo un insieme di cliché: un tot di sparatorie, un tot di inseguimenti, un pestaggio, un paio di scene al ristorante, un po’ di “piccione” o “giuggiolone” sparsi a caso qua e là…
  12. Il mio sogno proibito è un cartonato acquerellato da lui, ma ormai non so se l'età glielo permette (mi andrebbe benissimo anche un cartonato con qualche tavola ad acquerello)
  13. Non ho bisogno di leggere tra le righe: ho parlato personalmente con Sergio Bonelli più volte chiedendogli anche di Tex, ho assistito a sue conferenze / incontri, gli ho scritto lettere a cui mi ha risposto. Le deduzioni quindi le lascio a voi (e la deduzione Le storie di Nolitta hanno fatto dimezzare le vendite di Tex per me fa il paio con La chiesa cattolica ha messo il ban a Tex e questo spiega il suo enorme successo)
  14. A parte che “lo diceva Sergio Bonelli in un sacco di interviste” è un modo un po’ facile di dire “ho ragione io”, linkami o segnalami qualche intervista, anche cartacea, in cui SB afferma che le sue storie hanno fatto perdere a Tex centinaia di migliaia di lettori. Quella che Nizzi abbia salvato Tex gliela ho sentita dire anch’io, ma va intesa col fatto che lui non aveva ne il tempo ne la voglia di occuparsene e serviva uno in pianta stabile che lo facesse. Questo persona fu trovata in Nizzi, e per lui fu la soluzione a molti problemi. Ma pure affermando questo, non ha mai detto che le sue storie facevano perdere lettori a Tex, tantomeno centinaia di migliaia, tant’è vero che le ha ripubblicate praticamente tutte in volume cartonati. Se sapeva che i lettori non le gradivano perché lo avrebbe fatto? E in ogni caso El Muerto piuttosto che I ribelli del Canada sono storie graditissime dai lettori, lo so per certo perché me lo hanno detto un sacco di lettori di Tex alle mostre mercato e in occasioni varie. Come ho già scritto in un altro topic, il calo di vendite di Tex negli anni 80 va inquadrato nel calo generale del fumetto italiano in quel periodo: I lettori di TUTTI i fumetti italiani ad inizio degli anni ‘80 crollarono. La Corno, che pubblicava i supereroi, la rivista Eureka, Alan Ford e le Sturmtruppen fece fallimento. Il Corriere dei ragazzi chiuse per sempre nello stesso periodo. La Edifumetto chiuse tutti i suoi pocket erotici (che al di là di ogni giudizio di merito erano comunque una palestra formativa per molti grandi disegnatori) e si rilanciò con roba come Il paninaro. L’Intrepido e Il Monello della Universo si trasformarono in una rivista per adolescenti e in una di calcio per poi chiudere definitivamente negli anni novanta. E la Bonelli non se la passava certo meglio visto che tutte le serie che mandò in edicola tra la fine degli anni settanta e la metà degli anni ottanta chiuse per scarse vendite (Judas, Gil, Full, Bella & Bronco, Indiana Jones, TuttoWest…), tranne Martin Mystère, che comunque non si avvicinava minimamente al venduto delle testate della casa editrice del decennio precedente. Gli stessi Zagor e Mister No, oltre a Tex, persero centinaia di migliaia di lettori (Zagor negli anni settanta vendeva qualcosa come 600.000 copie, alla fine degli anni ottanta Sergio Bonelli affermava che entro pochi anni sarebbero stati costretto a chiuderlo), mentre Il piccolo Ranger chiuse i battenti. Quindi in questa situazione generale, in cui l’intero mercato del fumetto italiano entrò in una profonda crisi, dire che Tex perdeva migliaia di copie a causa di Nolitta che scriveva 1 albo su 3 mi pare decisamente fuorviante. Sarà stato l’arrivo dei cartoni animati giapponesi, dei videogiochi o delle videocassette, come soleva ripetere Sergio Bonelli, ma fatto sta che TUTTO il fumetto italiano in quel periodo perdeva copie su copie e gli adolescenti, che ne erano il target di riferimento, non sembravano più interessati ad esso. Poi, alla fine del decennio, arrivò il fenomeno Dylan Dog, che di fatto “salvò” il fumetto italiano. Ma chi è stato adolescente negli anni 80 queste cose le sa benissimo. Negli anni 70 sui banchi scuola si scambiavano i fumetti, negli anni 80 si parlava di cartoni animati e di videogiochi. Io nella mia classe ero l’unico a leggere Tex ed ero pure guardato strano per quello, perché i fumetti venivano già allora visti come una cosa superata e solo con Dylan Dog tornarono di moda tra gli adolescenti. Quindi già in quel periodo, secondo me, si perse una mezza generazione di lettori (nonostante i numeri fossero comunque ovviamente altissimi in proporzione a quelli di adesso).
  15. 5 mesi consecutivi di storie di Nolitta fanno perdere a Tex centinaia di migliaia di lettori. La proibizione della chiesa cattolica di leggerlo ne fa aumentare le vendite. Vi fumate roba buona qui dentro
  16. Questa cosa però cozza con la storia originale (Un mondo perduto) dove gli alieni - che avevano aspetto rettiliforme e non da 'omini verdi' - sotto tutti morti perchè l'aria della terra per loro era irrespirabile e rimane solo la loro astronave. Almeno secondo il racconto di Steiner, che a questo punto forse era davvero pazzo come pensava Tex...
  17. L'idea della valle nascosta dove sono sopravvissuti i dinosauri (sicuramente ispirata a Conan Doyle e Burroughs) GL Bonelli la utilizzerà anche per Zagor (L'abisso verde) e Kociss (La valle del Dio verde)
  18. Nel complesso comunque ho trovato buono anche questo terzo albo, dove finalmente si entra nel vivo dell’azione (ce n’è anzi fin troppa) e che conferma la storia sostanzialmente come un rifacimento / remake di Un mondo perduto, con le ovvie diversità / aggiornamenti. La differenza sostanziale, come detto, è il primo incontro ravvicinato del terzo tipo della collana (a questo punto, però, visto che si è sconfinati nella fantascienza vera e propria avrei osato con un bella cover con Tex con l’arma a raggi in mano), e soprattutto il cambiamento dell’atteggiamento di Tex nei confronti della possibilità di una civiltà extra-terrestre. Mentre nell’originale liquidava questa eventualità come “storielle per bambini” (bello il paragone con Conan che ha fatto qualcuno), qui unisce i puntini e collega gli alieni del Rainier a quello de La valle della luna (il senso di tirare in ballo quella vecchia storia sinceramente mi sfugge e si può spiegare solo con la pretesa di congiungere in maniera unitaria diversi episodi della collana lasciati volutamente non spiegati, razionalizzando così le storie pregresse e uccidendo ogni sense of wonder del lettore). In ogni caso questa è la terza storia della collana che può essere considerata “di fantascienza” (quarta se ci aggiungiamo, tirandola per i capelli, Il fiore della morte), le altre che sono state citate (Vindex, Mefisto, L’orribile sortilegio, eccetera) sono avventure soprannaturali, magiche, horror o “weird” (per usare un termine che va di moda adesso). Questa tripla per me non raggiunge, tuttavia, i livelli della storia originale. Vintage, trash, piena di errori finché si vuole però quella aveva dei tempi narrativi perfetti che questa non ha. Anche nell’ultimo albo la vicenda è infatti segmentata, spezzettata, si perde in vari rivoli, è densa di personaggi e di eventi che si accavallano tra di loro. Noto che negli anni che sono passati dalla prima storia i nostri si sono un po’ rammolliti, mentre là si tuffavano in fiumi ghiacciati e giravano a petto nudo, qui sono tutti intabarrati come palombari. La cosa più inverosimile dell’albo ad ogni modo non è l’indianina che passa anni da sola dentro la caverna della montagna, né la valanga che fa precipitare i nostri dentro un crepaccio lasciandoli tutti incolumi, e neppure i marziani, ma Tex che scala in piolet-traction una parete strapiombate di ghiaccio utilizzando due coltelli e solamente le mani. Roba che neanche Renato Casarotto e David Lama messi assieme. Su Bocci ho già detto: secondo me una buona parte del merito della riuscita della storia è suo, con un altro disegnatore c’era il forte rischio di scivolare nel ridicolo involontario. Purtroppo in questa terza parte, a parte qualche semi splash-page, che al solito realizza in maniera spettacolare (vedi la scena della valanga), Boselli gli concede meno spazio che nei primi due albi e molte vignette finiscono per risultare un po’ troppo compresse e sovraffollate. Per come la vedo io Bocci è un disegnatore le cui tavole hanno bisogno di “respirare” e a cui deve essere lasciato più spazio rispetto ad altri suoi colleghi.
  19. Ma più che i lettori a me sembra che siano gli autori a continuare a cercarlo il Tex di Bonelli, per fornirne delle integrazioni / personalizzazioni / modifiche non dovute e non richieste. Ovvio che a qualcuno la cosa fa venire il mal di pancia, ma te la vai a cercare. Tanto più che c'è già una collana dedicata allo scopo (la Tex Willer). Io mi associo a quelli che richiedono il ritorno a storie originali (senza agganci con quelle passate)
  20. Non è la storia originale che viene stravolta, ma l’atteggiamento di Tex verso gli alieni che cambia. In Un mondo perduto rifiutava il racconto del Professor Steiner con una sicurezza al limite dell’ottusità (“Questo è matto” o “Quando la finirà con queste storielle per bambini?”), qui invece è molto più aperto e possibilista.
  21. Nella storia di GLB si parla di mutazioni, quindi di probabili radiazioni. In questa storia ci sono pietre che deturpano la pelle di chi le tocca. Non mi sembrano due cose tanto _compatibili_
  22. Nella prima storia le "pietre ustionanti" non venivano citate. Anzi veniva lasciato intuire che le mutazioni dei ghundar erano dovute all'astronave aliena...
  23. La scazzottata free-for-all al saloon dove si scambiano amici con nemici è un classico del cinema western (Pugni, pupe e pepite e decine di altri). Sono momenti “leggeri” da commedia che inframmezzavano narrazioni più serie. Anche GL Bonelli faceva le scazzottate, ma non scendeva mai nella commedia, come fa Nizzi, che di sua natura è uno scrittore più brillante, e i siparietti comici ce li ha sempre messi (apprezzati da molti lettori d'altronde). Con questo non arriverei a sostenere che stia mettendo in ridicolo a bella posta Tex…
  24. La copertina è molto bella. Palumbo sembra essersi rifatto al primo Galep...
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