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TWF - Tex Willer Forum

Magic Wind

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Everything posted by Magic Wind

  1. E' una sottile strategia per farlo tornare sul forum
  2. Il primo albo, per quanto introduttivo , mi è sembrato molto buono. Finora segue abbastanza lo schema del precedente Un mondo perduto, scazzottata iniziale compresa, anche se il versante di salita del Rainier stavolta è diverso, da ovest (Tacoma) e da non più da est (Yakima). All’epoca in cui sono ambientate le avventure di Tex il Rainier era già stato scalato, anche dal celebre scrittore-naturalista John Muir, e la via normale (cioè la più facile) è la Disappointment Cleaver Route da sud. Sono probabilmente l’unico lettore di Tex a cui piace molto Un mondo perduto, storia che conosco praticamente a memoria, per quanto si vede che GLB lavorava su un soggetto altrui (il lungo passaggio in cui Steiner spiega i misteri del Rainier non sembra nemmeno scritto da lui, ma assomiglia più a uno dei monologhi del professor Hellingen di Nolitta) e che ha chiuso la storia troppo repentinamente, forse a causa della sopraggiunta morte di Erio Nicolò. Il soggetto a me è sempre sembrato parecchio boselliano, per il gran numero di personaggi coinvolti, l’ambientazione alpinistica e lo sconfinamento molto spinto nella fantascienza. Rispetto alla storia precedente Boselli opera delle correzioni e delle piccole retcon: giustifica in qualche modo i baffoni di Gros-Jean (Nicolò in realtà aveva proprio disegnato un altro personaggio), sostituisce l’inopinato ponte di legno in mezzo al ghiacciaio da cui precipita l’indiano klamath con uno di ghiaccio (anche qui Monti aveva chiaramente sbagliato a interpretare la sceneggiatura e nessuno aveva corretto), spiega che il regno sotterraneo è illuminato dalle pareti fluorescenti (mentre GLB glissava abbastanza su questo particolare, tanto che non si capiva come i nostri potessero vederci al buio), però cambia anche alcuni particolari: le tute dei ghundar realizzate con i tessuti trovati nella stiva dell’astronave sono sostituite da delle semplici pellicce come nella copertina di Galep, e il professor Steiner viene sfigurato da un’esplosione e non più dalle radiazioni dell’astronave. Mi pare di aver capito che questa storia costituirà una specie di crossover con l’altra storia fantascientifica di Tex, quella della Valle della luna, e non sono sicuro che la cosa mi piacerà molto. Bocci per me promosso a pieni voti, ha uno stile molto “pieno”, minuzioso e calligrafico, che è vero un po’ ne penalizza la leggibilità, soprattutto nelle scene d’azione, però nel complesso la sua mi è sembrata una prova sontuosa.
  3. La storia Un mondo perduto (di cui Il mistero del Monte Rainier è il seguito) occupava un albo e mezzo, ma conteneva talmente tanti eventi e situazioni (l’arrivo a Yakima e l’incontro con Gros-Jean, i preparativi per la spedizione, la tappa al villaggio dei klamath, la scalata del ghiacciaio, l’attacco dei ghundar, la scoperta del mondo sotterraneo, la cattura e l’incontro con il professor Steiner, ecc.) che oggi facilmente verrebbe spalmata su 4 o 5. Per questo quando leggo “albo introduttivo” storco il naso: una volta non esistevano albi introduttivi, ogni albo, anche se la storia rimaneva da concludere, presentava tantissimi momenti avventurosi e colpi di scena ed era comunque perfettamente fruibile per se stesso, anche perché poteva capitare in mano a un lettore occasionale, e in questo caso magari spingerlo all’acquisto dell’albo successivo: se a uno, ad esempio, capitava in mano Zagor contro Supermike era spinto dall’incalzare della storia a comprare La settima prova per vedere come andava a finire, se a uno capita in mano il Supermike di Burattini (dove i primi 3 albi finora sono introduttivi) mi sa che fa il ragionamento opposto…
  4. La storia migliore delle due è quella di Nizzi, il che è tutto dire, visto che sembra una specie di barzelletta, o una presa per i fondelli dei lettori. In pratica il nostro scrive una storia il cui soggetto potrebbe stare comodamente nel retro di un biglietto del tram, la riempie di scambi di battute spiritosi alternati a pagine mute con gente che cavalca o che sta appostata con il fucile e si inventa la figura del ranchero con 4 figli maschi per reiterare per 4 volte lo stesso identico schema narrativo (Tex che prima distrugge il ranch a uno dei figli, poi la miniera a un altro, poi la banca a un altro ancora…). Quindi scontro finale dove i nostri fanno fuori tutti e via verso nuove avventure. La storia è tutta qui. Il bello è che nonostante il canovaccio inesistente la sceneggiatura FUNZIONA e alcuni battibecchi tra Tex e Carson sono davvero DIVERTENTI (tempo addietro, mi pare nel thread de La tigre nera, si discuteva di Nizzi come grande autore comico, i tempi giusti secondo me ce li ha). Trovo perfettamente comprensibile perché Nizzi abbia ancora tanti estimatori: trame di nessuna difficoltà leggibili a cervello spento, sceneggiature dal page turning molto veloce e con un certo brio (senza esagerare perché i lettori di Tex sono tutti molto anziani), uso smodato di cliché e situazioni riconoscibili, pards sempre centrali all’azione e dialoghi brillanti. La formula del successo è tutta qui. Quello che non funziona assolutamente sono gli sgorb… i disegni di Torti. Ora, non capisco davvero come si possano paragonare a Ticci o Fusco, ma per me non sono minimamente presentabili in una testata con il marchio Tex. Graficamente trovo che quest’albo sia uno dei punti più bassi di sempre della serie (Fernandez e Laurenti erano meglio). Se gli scenari sono ancora ancora accettabili, le figure umane, tralasciando gli illustri paragoni di cui sopra, a me hanno ricordato quelle di Bruno Bozzetto in West and Soda. Torti probabilmente non è mai stato arruolabile su Tex, nemmeno al suo livello migliore, e questa storia per me è sicuramente il suo lavoro peggiore. Velo pietoso anche sulla storiella di Serra, che spreca in un mare di noia e deja vu quello che potenzialmente poteva essere un buon soggetto, realizzando, come sempre, una storia piatta, amorfa, con i protagonisti che potrebbero benissimo essere quelli di qualsiasi altra serie e non cambierebbe nulla. Disegni di Mandanici troppo rigidi e ingessati, non adatti a Tex.
  5. Ti confondi con un'altra storia di Nizzi. Quella era di quelle belle però
  6. Non è che molto più semplicemente pubblicano le storie di Nizzi perchè state consegnate (sceneggiate e disegnate)? Sull'evidente declino (che va avanti ormai da una trentina d'anni) siamo d'accordo, ma se al suo posto arrivano Mignacco o Zamberletti mi verrebbe da dire meglio Nizzi (che vedo ha ancora i suoi estimatori, probabilmente perchè nonostante tutto il suo stile rimane comunque molto riconoscibile)
  7. Se togli Tex quella storia non funziona. L'eroe e la leggenda è una storia su Tex o, meglio, sul suo mito. Poi ognuno è libero di gradire o meno. Io ho gradito moltissimo.
  8. Moby Dick ha ispirato Sfida a White Buffalo, e Nizzi ha copiat... si è "ispirato" a quest'ultimo.
  9. Quella del "profeta" sobillatore di rivolte è una figura che Nolitta ha usato sia su Zagor (Mohican Jack) che su Mister No (Il profeta). Evidentemente era un argomento che gli stava a cuore.
  10. Tra tutte le tavole solo l'ultima è della Mandanici
  11. Io veramente chiedevo l'esempio opposto: un film western, in italiano, dove anzichè 'bounty killer' o 'cacciatore di taglie' si utilizza il termine 'bounty hunter'. Nei film di Leone nell'originale doppiaggio italiano si usa proprio la definizione 'bounty killer' (non escludo sia stato proprio Leone a 'sdoganare' l'espressione in italiano)
  12. Come sarebbe che nel gergo americano Bounty Killer non esisterebbe? E in ogni caso io parlavo di "lessico cinematografico / fumettistico" italiano. In Italiano si è sempre usato Bounty Killer, non Bounty Hunter. Ne Il mucchio selvaggio nel doppiaggio italiano Bounty Hunter viene tradotto con Bounty Killer. Trovami un film o un fumetto in italiano, a parte Tex, dove si usa Bounty Hunter...
  13. In quale film o fumetto western si è mai sentito chiamare BOUNTY HUNTER un cacciatore di taglie? Nel gergo italiano, ma anche in quello americano, il termine che è "entrato" è BOUNTY KILLER
  14. Riguardo a Nolitta: nelle sue storie, in realtà, c'è sempre molta empatia verso la gente comune, i "poveracci". Casomai quelli che si vede che gli stanno sulle scatole sono i borghesi e i potenti...
  15. Volume molto bello, soprattutto per i disegni di Rotundo - al netto della copertina, che per me gli è riuscita male, con quel Tex che sembra rachitico - che adotta realmente una riuscita impostazione della tavola "alla francese" (lui per quel mercato ci ha lavorato parecchio) e poi si fa da solo anche tutta la colorazione. Graficamente, un albo ineccepibile. La storia di Ruju sarebbe più che buona, con una bella aria da spaghetti-western e la teatralità della scommessa dei 4 bounty killers*; dico “sarebbe” perché il finale con Tex che dopo settimane di marcia nel deserto arriva a scagionare l’innocente mentre questo ha già il cappio al collo è il classico “salvataggio finale all’ultimo secondo” di Ruju che fa accrescere il climax della storia quanto in maniera inversamente proporzionale ne inficia la plausibilità. * vorrei davvero capire perché su Tex viene utilizzata la brutta definizione BOUNTY HUNTER anziché la più efficace BOUNTY KILLER, che è quella usata da sempre nel lessico cinematografico / fumettistico italiano, oltreché in questo caso quella filologicamente più corretta,visto che i 4 cacciatori di taglie vogliono uccidere il ricercato e non consegnarlo all’autorità giudiziaria. Piccola curiosità: nelle bio finali viene riportato che Rotundo ha lavorato agli storyboard del film Crusades di Verhoeven, ma quel film non è mai stato realizzato (ciò non toglie che magari Rotundo possa averci lavorato lo stesso in fase di pre-produzione).
  16. Questa storia non è affatto male. Ruju stavolta mi è sembrato decisamente sul pezzo. E’ un racconto che recupera lo schema narrativo dei suoi lavori più riusciti, quel “Tex-noir” con cui aveva esordito sulla serie, inquadrando il personaggio da una propria personale e originale angolazione. Il Tenente Lagarde, il co-protagonista di questa storia, ricorda infatti altri personaggi tormentati e perseguitati dal passato come il ranger Jack Loman, il bandito redento Guillermo Blanco o il meticcio Makua. Altro aspetto positivo, che avevo già sottolineato riguardo al primo albo: il modo corretto con cui Ruju fa muovere la coppia Tex - Carson. Per due albi vivaddio non ho letto il vecchio cammello lamentarsi che ha freddo, che ha fame o che gli fanno male i piedi. Buona la struttura della storia che scorre su diversi binari paralleli che si incrociano sul finale. E’ un metodo narrativo che non fa calare la suspense. Le criticità della storia sono in certe scorciatoie un po’ facili (tipo Carson che si fa scappare Big Frank, cosa che può starci ma che magari bisognava costruire in maniera più credibile) e nel tempismo con cui tutti gli eventi alla fine si incastrano perfettamente tra di loro. Intendiamoci, l’arrivano i nostri è un classico della narrativa avventurosa ma Ruju tende un po’ ad abusare dei salvataggi dell’ultimo secondo, che fanno sicuramente spettacolo, ma anche alzare pericolosamente la soglia della sospensione dell’incredulità. Il bianco e nero potente ed espressivo del Maestro Font è perfetto per una storia del genere, sia nella rappresentazione degli ambienti, che nel caratterizzare i personaggi, anche se nel finale ho notato qualche tavola un po’ “tirata via” (forse anche lui, come Venturi, ha dovuto consegnare in fretta?).
  17. Probabilmente su Lazarus Ledd lo pagavano di meno che su Tex, e quindi doveva consegnare di più. Battute a parte e premesso che a me Bocci piace molto, concordo sul fatto che certi disegnatori stanno esagerando col "virtuosismo". Oltre ad "appensantire" delle tavole che comunque sono disposte in rigida gabbia bonelliana, quindi già di per sè poco ariose (sarebbe diverso il discorso per gli album alla francese), per me è anche fatica sprecata: la gran parte dei dettagli va persa con la riduzione della tavola per la stampa (basta confrontare una tavola originale con una pubblicata). Se poi ci aggiungiamo che certi albi ultimamente sono pure stampati male (mi ricordo il Deadwood Dick di Frisenda, ad esempio)...
  18. Senza contare che le copertine di Galep per quanto più "vintage" sono molto più evocative di quelle di Villa scelte per rimpiazzarle. Proprio la settimana scorso ho comprato uno di questi tomi da regalare a mio nipote di 11 anni per "iniziarlo" a Tex (ci sono già riuscito con Zagor): ero indeciso tra quello che raccoglie L'idolo di smeraldo e La maschera di ferro e quello con Diablero e Il fiore della morte. Il primo non aveva la cover originale ma quella di Villa, qundi ho scelto il secondo.
  19. La copertina originariamente pensata da Magnus doveva essere questa...
  20. Ottima storia. Una delle migliori pubblicate negli ultimi anni sulla collana regolare (anche se è un bis). Mi è sembrata, però, più una storia dello young Tex della serie Tex Willer, per il ritmo più brioso e i dialoghi più coloriti, che non del Tex classico della serie regolare. Non amo particolarmente questo volere coprire a tutti i costi ogni buco della continuity, però in questo caso il risultato è ben riuscito e rispettoso delle storie originali. Molto buono Dotti, grande matita popolare capace di coniugare qualità e quantità.
  21. Non so se Boselli abbia mai visto la serie Tv The Terror (o letto il romanzo di Dan Simmons che ne è all’origine), però le vicende narrate sono molto simili. Per quanto mi riguarda, purtroppo, questa quadrupla è stata una discreta delusione. Non dico non raggiunga la sufficienza, però considerando la storia sul passaggio a nord-ovest che Boselli aveva scritto per Zagor (L’esploratore scomparso, capolavoro assoluto), o anche quella al Polo Sud (Antartica, ottima), qui il risultato finale onestamente non mi pare a quei livelli. Anche in questa avventura ci sono moltitudini di personaggi, ma mentre nelle storie sopra citate tutti erano sbozzati e gestiti adeguatamente qui tanti sembrano inseriti senza apparenti necessità (ad esempio Dallas e il moroso, francamente insopportabili), se non quella di fungere da carne da macello per il bodycount, che peraltro raggiunge vette elevatissime. E qui siamo al secondo punto critico, nel senso che in più di qualche tratto questa avventura artica mi è sembrata un crossover con Dampyr (i mostri che tagliano gole e smembrano corpi con artigli e zanne affilate mi hanno ricordato proprio i vampiri dampyriani). Il fantastico in Tex ha da sempre diritto di cittadinanza, ma qui forse si è esagerato un po’, anche con squartamenti e sgozzamenti vari, che non mi sono sembrati esattamente in linea con il mood della serie, e il risultato finale è una storia un po' "sui generis". Anche la caratterizzazione dei pards è abbastanza rivedibile. Kit Carson viene descritto come il pasticcione che si fa sempre scoprire, che viene lasciato indietro se c’è da correre e fare sul serio, che si lamenta e pensa sempre a mangiare: sembra quasi Cico. Tiger Jack, invece, è costantemente in modalità “grande scopritore di tracce”. Bruzzo inizia disegnando come Ticci in Sulle piste del Nord ma nel corso dei 4 albi cambia completamente stile e nel finale mi ha ricordato gli Esposito Bros.
  22. Mi spiace, ma per me questa storia non funziona da qualunque lato la si guardi. Non funzionano i disegni di Laurenti, al limite dell’impubblicabilità e nettamente sotto agli standard della testata. Se nei primi piani qua e là si può ancora riconoscere la mano del grande disegnatore (che fu), nelle scene d’insieme è un guazzabuglio di fisionomie storte, anatomie sghembe, posture sbilenche, il tutto inchiostrato con un tratto così grosso da risultare quasi caricaturale. Non funziona come ritorno di Manuela Montoya, il cui rapporto con Kit era stato tratteggiato da GLB con grande delicatezza ma nello stesso tempo con toni adulti - fino a venire sciolto con quel clamoroso, magistrale anticlimax -, e che qui viene sostituito dalle schermaglie amorose di due ragazzotti con cadenze da romanzo Harmony in salsa tex-mex. E mentre GLB, da quel gigante della narrativa qual era, riusciva ai margini della vicenda avventurosa a parlare di un amore osteggiato dalla differenza di razza e di classe, dal patriarcato e dall’ansia di libertà di Kit, Boselli invece scade nella pochade (vedi la scenetta piccante). A mio modo di vedere, una banalizzazione non da poco. Non funzione come storia di Tex e, più in generale, come storia a fumetti, appesantita da una sceneggiatura arzigogolata e contorta, che rende estenuante la lettura, e da dialoghi artefatti e ampollosi che raccontano di un piano cervellotico e implausibile. La considero una delle peggiori sceneggiature mai scritte da Boselli per Tex (insieme a quella del maxi di Fernandez) e nella combinazione testi-disegni una delle peggiori storie di Tex in assoluto (le ciofeche di Nizzi se non altro erano disegnate bene).
  23. Questa storia non sarebbe nemmeno male, togliendo le ultime 50 pagine. Il primo albo e mezzo procede senza particolari guizzi ma in maniera corretta e gradevole, sembra quasi una storia di Nizzi degli anni ‘90 con Tex e Carson che arrivano in città e grazie a un colpo di culo di fortuna dopo l’altro vengono immediatamente a capo dell’intrigo. Interessante il personaggio del pistolero vudu, che sembrerebbe uno di quegli avversari di livello che ogni tanto Ruju tira fuori dal cilindro. L’ultimo mezzo albo, purtroppo, sbraca completamente - e direi clamorosamente - mettendo in pista streghe, zombi, incantesimi, possessioni e chi più ne ha più ne metta. Obiettivamente, una delle cose più involontariamente trash mai viste su Tex. Unica nota positiva i disegni di Ramella, per me sempre molto buoni. Un disegnatore che si merita ampiamente l’arruolamento nella testata ammiraglia della Bonelli.
  24. Questa purtroppo è una storia che presenta una successione davvero fuori misura di passaggi narrativi forzati e poco plausibili - Tex e Carson che capitano sempre al momento giusto (manco avessero un cronometro), la decisione di Colter di correre nel luogo del massacro facendosi seguire dai nostri che non ha nessun senso logico, l’accordo tra Colter e il Siat che non sta minimamente in piedi, il finale con il provvidenziale omicidio-suicidio che è forse la cosa più ridicola -, però bisogna dare atto a Ruju di riuscire a giostrare la vicenda in modo fluido e scorrevole mixando assieme la giusta carica di mistero, un po’ di violenza forse più dylangoghiana che texiana (schiene e teste spezzate come fuscelli), una congrua dose di azione con sparatorie e scazzottate e i 2 pards messi bene al centro dell’azione, caratterizzati correttamente e che agiscono e interagiscono senza errori. Mi ha dato enormemente fastidio il recupero del personaggio di Colter, messo fuori gioco nella storia degli Eroi di Devil Pass e che qui vediamo tranquillamente in procinto di scatenare una nuova guerra indiana. Una volta di più, non capisco questo continuo e pernicioso rivangare, manipolare e sabotare le vecchie storie classiche. Tra le varie criticità del Tex attuale questa è sicuramente quella che mi fa più incaxxare! Notevolissimo Benevento, sia negli ambienti che nei personaggi che nella sua personale versione del Tex villiano.
  25. Storia che mi è sembrata rispecchiare pregi e difetti dell’attuale produzione di Burattini per Zagor. La sceneggiatura è abbastanza ritmata anche se sorretta da una trama molto basica, c’è l’immancabile e pesante sconfinamento nel fanta-horror e la caratterizzazione dei personaggi è piuttosto impalpabile, in modo particolare quella degli antagonisti. (Piccolo inciso: dopo Faraci speravo di non vedere più su Tex i banditi scemi che si sparano tra di loro come nei più dozzinali sottoprodotti dello spaghetti-western; per me la grandezza di Tex anziché dalle lodi di chi gli sta attorno - come usano diversi autori - viene più efficacemente fatta risaltare dalla levatura dei suoi avversari, ma se questi sono tanto stupidi da spararsi tra di loro la stessa statura di Tex svapora completamente) Come altri esordienti sulla serie Burattini non sapendo bene come maneggiare Tex lo fa troppo musone, ma perlomeno la caratterizzazione dei pards è scevra da errori, diciamo senza infamia e senza lode (o meglio ancora: non pervenuta). Forse il personaggio che gli è riuscito meglio è El Morisco, non a caso quello più vicino alle atmosfere zagoriane, mentre Eusebio viene caricato eccessivamente in modalità profeta di sventure. E’ lo stesso errore di "over-characterization" che molti fanno con Carson: siccome ogni tanto Carson brontola glielo fanno fare ogni volta che compare, siccome Eusebio è uno jettatore ogni battuta che pronuncia deve portare jella. Avrei dato una sforbiciata anche al numero dei personaggi: troppi e non tutti funzionali alla trama. Rubini è bravo ma il suo attuale stile “graffiato” mi ispira molto meno di quello morbido e “andreucciano” degli esordi.
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