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[789 Bis] Nella valle del Colorado
Condor senza meta replied to MacParland's topic in Le storie inedite
Considerato che molti ancora non hanno letto il Bis, metterò il resto del commento sotto spoiler. ma per chi volesse farsi un'idea se acquistare o meno l'albo, tenuto conto dell'ovvia soggettività di giudizio, mi sentirei di consigliarne l'acquisto; sebbene la storia non sia ambiziosa o di eccessivo spessore, assolve a pieno il suo compito di lettura gradevole adatta sotto l'ombrellone e Casertano si conferma l'autore stiloso e dal tratto personale che ha fatto affezionare molti lettori nei lunghi anni della sua luminosa carriera. Spoiler Per portare a compimento l'incarico di una breve storia autoconclusiva per il bis estivo, prendi un soggetto "usato sicuro", monta una sceneggiatura ritmata e senza svarioni, affida il tutto alle matite e pennelli di un artista esperto è il dado è tratto. Ruju con mestiere porta a casa il risultato senza osare e sebbene l'esito non sia memorabile (sfido me stesso e altri a ricordare la trama fra qualche settimana ) , la lettura è gradevole e da un Bis, un lettore non si aspetta tanto di più. Una rapina osteggiata dall'intervento di Tex e Carson, la fuga complicata da una ferita per il capobanda, il soccorso "provvidenziale" di un'onesta famiglia di coloni (provvidenziale per Clay Saunders almeno in principio), il parziale colpo di scena con la morte dello stesso bandito durante una collutazione con Jack Mitchell, il tentativo del colono di occultare il corpo e tenersi il bottino utile a fronteggiare i debiti con la banca, l'intervento del resto della banda e la presenza fondamentale dei due pards a sistemare a suon di piombo la complicata situazione, il tutto condito da discreto ritmo, dialoghi nella media e il lieto fine all'epilogo che in format simili non stona più di tanto. Bene Carson, chiamato più di una volta a una difficile lotta col coriaceo indigeno della banda Snake Bob, efficiente Tex nelle sua indagine e nella giusta scelta di tempo dell'azione, simpatica l'onesta famiglia dei Mitchell, un po' leggeri i villain con Clay Saunders che si fa accoppare come un pollo e il fratello Zachary che non brilla di intraprendenza, molto più pericolosa e in pratica reale capobanda Corinne, la donna di Clay. Sarà lei a tenere le fila della banda e partire alla caccia del bottino e del corpo dell'amato. Tipica presenza femminile che Ruju non disdegna a inserire nelle sue sceneggiature, ma rispetto ad altre meglio riuscite, Corinne non mi convince tanto e in fondo farà una fine pure banale, uccisa a causa di una padellata bollente versatale in viso dalla moglie di Mitchell. Sconfitti i banditi e recuperato il bottino che ovviamente va restituito alla banca, Tex ha pure modo di ricompensare i Mitchell, permettendo alla famiglia di tenere il prezioso anello perso da Clay e utile per poter fronteggiare la crisi economica dovuta alla rovina del raccolto. Anello che in flashback scopriamo essere frutto di uno dei tanti omicidi compiuti dalla coppia di delinquenti che però, contrariamente a ciò che aveva predetto Corinne, porterà poco fortuna all'amato. I disegni di Casertano sono buoni. L'artista si mantiene nella sua media qualitativa e ci mostra un western efficace e abbastanza credibile. Sempre efficiente la recitazione facciale dei suoi personaggi e tutto sommato (al netto di qualche primo piano meno conforme) è accettabile la caratterizzazione dei due pards. Le tavole appaiono ben bilanciate e leggibili e, soprattutto nella prima parte, ho notato la non consueta scelta di dividere le vignette doppie con uno stacco lievemente obbliquo. Effetto gradevole che favorisce una certa dinamicità di lettura, però con l'avanzamento delle pagine è stato abbandonato per la consueta linea ad angolo retto con il fondo della vignetta. Riepilogando, storia piacevole, ma di certo non indimenticabile. Il mio voto finale è 7 -
[Magazine N.13] Il massacro di Agua Verde - Vudu Dolls
Condor senza meta replied to Sam Stone's topic in Almanacchi
Recuperato di recente il Magazine che mancava all'appello nella mia libreria. Come Ymalpas non sono arrivato a leggere gli articoli che lo compongono e ho preferito puntare dritto alle due storie a fumetti. Purtroppo noto che la discussione, sebbene abbastanza recente, è alquanto povera d'interventi. Evidentemente il format in questione è il meno appetibile agli utenti del Forum, ma d'altronde visto il numero sempre più elevato di pubblicazioni, le scelte agli acquisti divengono necessarie. Chiusa la breve premessa, mi accingo a commentare i due episodi. Il massacro di Agua Verde Rauch si dimostra nuovamente affidabile e concreto. Episodio interessante e solido, che scorre bene e si fa leggere. Se da un verso, come già fatto notare da altri in precedenza, la consistenza del villain non buca la pagina, di contraltare l'insolita coppia Tex-Tiger e il personaggio "smemorato" Angel funzionano abbastanza. La trovata dell'ubriacone che ricorda pian piano di non essere una semplice vittima del massacro, bensì colui che ha attirato i banditi al villaggio è un colpo di scena a mio avviso funzionale. Ovviamente l'autore non avendo a disposizione chissà quante pagine, ha dovuto un po' semplificare la caratterizzazione del messicano, ma il suo sacrificio nel finale lo riscatta delle sue precedenti malefatte. Nel flashback in cui viene beccato a rubare dal prete ho visto un'analogia con la scena di Jean Valjean nei "Miserabili" di Hugo, e sebbene il percorso esistenziale non sia del tutto uguale (Angel arriva perfino a sopprimere il prete in una seconda capatina al tesoro), la conversione al bene è comune a entrambi i personaggi. Buona prova coadiuvata dall'esperienza del maestro Font, ormai veterano sulla testata. Le tavole dell'artista spagnolo sentono il peso delle primavere, le ho trovate più sfoglie di chiaroscuri e dettagli e più sintetiche che mai, tuttavia il livello è ancora accettabile e non disturba. Sarà che dopo tanti anni il tratto di Font è ormai metabolizzzato dal lettore e fa sentire aria di casa. Il mio voto finale è 7 Vudu Dolls Pochissime tavole a disposizione, eppure quel gran narratore di Mauro se li fa bastare per imbastire una storia molto ricca di spunti, azione, personaggi e atmosfera. Seguendo la formula ormai collaudata del Magazine, che dedica il secondo episodio a un amico di Tex in solitaria, voliamo a New Orleans in mezzo ai quartieri misteriosi e avvolti dalle tenebre, superstizioni, strane aggressioni con tanto di bambole vudu disseminate come ornamento ai cadaveri. Nat Mc Kenneth, anch'egli destinatario di un pauroso feticcio, non si tira indietro nelle indagini e con il supporto di strani alleati, vedi l'enigmatico Dottor Jean, viene a capo del giallo, che poco ha a che vedere col metafisico e vede un diabolico piano condotto da un biscazziere per eliminare gli avversari e rivolgere la colpa alla popolazione di colore della città. La pantomina nell'epilogo che vede l'arresto del colpevole con Nat e soci travestiti da zombie è molto pittoresca e d'impatto, ma ancor più splendido il colpo di scena finale, con Mauro che si dimostra il solito asso nel gestire trame simili, dove azione, giallo e gotico si mescolano in una mistura esplosiva. Un piccolo gioiello confezionato in trentadue pagine e che arricchisce l'albo, composto su misura sulle caratteristiche peculiari di Carnevale, che su simili tematiche va a a nozze. Come nel suo texone, lo stile cupo e onirico dell'artista dona alla sceneggiatura quell'apporto di pathos, mistero e inquietudine che avvolgono il lettore e si sposano perfettamente col soggetto di Mauro. Molto ben realizzati pure gli sfondi della misteriosa New Orleans notturna e le scene dinamiche. Un reale valore aggiunto. Il mio voto finale è 8 Riepilogo finale: un Magazine ampiamente promosso e che fortunatamente ho recuperato. -
Ultima storia di 110 pagine destinata alla vecchia formula dell’Almanacco. Prova affidata alla penna di Ruju che rientra perfettamente all’interno di quella categoria di valutazione che ho bonariamente coniato la “zona Ruju”. Episodio interessante ma di certo non una storia memorabile. Un soggetto di efferata vendetta, compiuto da un bandito che ha visto da piccolo sterminati i genitori per mano del predone navajo Scure Nera e che, divenuto grande e ricco grazie al frutto delle sue rapine, porta la sua banda a caccia del vecchio artefice dell’eccidio. La sua pista s’incrocia ovviamente con quella di Tex che già in passato aveva dovuto mettere in riga Scure Nera che non riconosceva la sua autorità tra i Navajos e dopo piombo, odio e varie peripezie si arriva allo scontato finale dove Roger Strong (destinato comunque alla morte da una malattia polmonare) viene sconfitto da Aquila della Notte. L’autore ci regala pure il colpo di scena della reale identità della squaw di Scure Nera, che altri non è che la madre del villain a caccia di vendetta, risparmiata in passato dal predone durante l’assalto del ranch e divenuta nel tempo moglie dell’incursore navajo. Tex eviterà di fornire un ulteriore dolore all’anziana donna, tacendo dell’identità del figlio appena ucciso, non riconosciuto dalla stessa, in un finale abbastanza amaro che rispecchia tutto sommato l’atmosfera dell’episodio. Molto importanti nell’economia della trama i vari flashback che lo sceneggiatore gestisce abilmente senza rallentare troppo il ritmo della narrazione. Scascitelli non è il mio disegnatore preferito, tuttavia in questa prova mi ha convinto maggiormente rispetto ad altre sue uscite sulla saga che ho letto in passato. La tendenza a rendere troppo “fotografiche” le facce dei personaggi permane, così come la sua consueta staticità di alcune pose, tuttavia nel complesso ho trovato la prova abbondantemente sufficiente, grazie anche a un sapiente equilibrio dei neri e dei consueti tratteggi classici che sono cifra stilistica del suo tratto. Il mio voto finale è 7
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Leggevo i commenti scritti proprio da Faraci nel topic, ai tempi in cui uscì la storia di questo Almanacco e che io ancora non facevo parte del Forum. Tito con molta onestà, sostenne che la storia in questione non lo convinceva affatto e riconosceva che scrivere Tex fosse molto difficile. Rileggendo il breve episodio dell'Almanacco (che da poco aveva cambiato veste grafica) mi trovo perfettamente d'accordo con l'autocritica dell'autore, poiche "I Rapitori" risulta davvero una storiellina insipida e poco strutturata. Al netto del presunto colpo di scena di Jimmy Parker, che non è affatto un gentiluomo rapito per il riscatto, bensì un meschino truffatore, che gioca con i sentimenti dell'amata per spillare soldi sporchi alla famiglia, tutto il resto è un soggetto molto esile, visto che avvenuto il fattaccio, interviene Tex, sconfigge la non memorabile banda a furia di Bang Bang e tutto si chiude. Troppo poco per una storia di Tex, e qui non tiene nemmeno l'attenuante delle poche pagine, visto che più della metà è occupata da una noiosissima e telefonata sparatoria, con i cattivi che cadono come pere e Tex che sembra faccia il tiro a segno senza sudare la gialla camicia. Pure il fatto che sul finale la ragazza si rifiuti di riconoscere di aver preso un granchio e donato il suo innocente cuore a una canaglia, con tanto di prove a corredo dell'infida condotta di lui, non depone a favore della sua logicità (sebbene l'amore renda in effetti ciechi ma davanti l'evidenza è da stolti non accettare la realtà sebbene faccia male). Episodio davvero modesto e senza un briciolo di mordente, che appena finito di leggere ti stupisce sulla povertà dei contenuti dello stesso e ti fa davvero constatare quanto la qualità del format sia calata nel corso degli anni. Unico aspetto positivo riscontrato, i notevoli disegni di Orestes Suarez che dopo l'eccellente texone, riconferma la sua abilità stilistica anche nel piccolo formato. Stile classico e raffinato, che al giorno d'oggi può apparire un po' desueto ma che invece conserva una forza d'impatto visivo non indifferente. Ottimo gioco di luci e prospettive, tratteggi eleganti ed efficaci, buona resa dinamica delle sequenze d'azione e alcuni primi piani di Tex che ho molto apprezzato (vedi la quarta vignetta di pag. 91). Qualche vignetta appare più tirata via e in alcuni campi lunghi il profilo del nostro ranger pare variato, ma piccoli peccati veniali per una buona prova grafica, in parte sprecata per questo episodio poco riuscito in cabina di sceneggiatura (e che mi induce ad alzare lievemente la valutazione complessiva, altrimenti insufficiente). Il mio voto finale è 5
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[Speciale Tex Willer 12] L'ultimo guerriero
Condor senza meta replied to MacParland's topic in Le storie inedite
Inizio il commento con una considerazione: continuo a reputare eccessiva la cadenza semestrale di un simile Special. Oltre a perdere così quell'essenza che uno special dovrebbe avere, una maggiore produzione costringe gli autori a incrementare lavoro e idee che, oltre a influire sulla qualità delle storie, mina pure la varietà, visto che è ovvio che i soggetti interessanti e originali diventano sempre più difficili da escogitare. Mauro furbescamente ha optato sulla libertà cronologica e narrativa su questo format, se no non se ne usciva, tuttavia alla lunga i filler rischiano di scivolare sotto il livello di guardia ed è un peccato a mio avviso, per la salute della collana. Per la seconda volta Ruju viene chiamato a scrivere uno speciale Tex Willer, (il precedente a dire il vero fu facilmente dimenticabile), anche stavolta la trama è slegata dalla cronologia della serie regolare e ci ritroviamo catapultati dopo la guerra di Secessione, con Tex già sposato, come da lui ammesso in un dialogo. Pasquale fa leva sul suo mestiere per partorire una sceneggiatura funzionale, con i giusti tempi narrativi, buona tensione e scene alquanto avvincenti. Purtroppo ciò che mi è piaciuto poco è il soggetto che al netto di una buona costruzione di trama, si rivela comunque una zavorra. Cercherò in breve di spiegare i motivi che mi hanno indotto a pensare e scrivere questo. In primis, lo stile dell'autore è quello di popolare le sue storie con comprimari particolari e che lascino il segno. Non sempre riesce, è vero, comunque gran parte delle sue opere fanno leva su simili personaggi che siano uomini o grandi donne coraggiose. Stavolta il tentativo, secondo il mio giudizio, fallisce, visto che Chasko alla fin dei conti si rivela troppo contraddittorio per convincere il lettore. Ma è tutto il soggetto che mi pare traballante: già l'espediente dell'uomo che si nasconde convinto che la guerra sia ancora in corso (che richiama la storia poco riuscita "La sentinella" di Nizzi) richiede parecchia fantasia per essere accettato. Rispetto alla modesta prova nizziana, qui Ruju si difende meglio con la sceneggiatura, ma i tempi non quadrano. Chasko salta fuori dopo anni dalla fine del conflitto e in quell'arco di tempo non ha mosso un dito, tanto è vero che tutti lo considerano morto. Di colpo trucida una pattuglia di soldati, e il lettore scopre che questa sorta di Rambo ante litteram, nella sua mente offuscata dalla follia è convinto di essere ancora in un campo di battaglia, tanto è vero non ha nemmeno smesso la divisa confederata, evidentemente l'esplosione non l'ha affatto sgualcita. La violenza e l'odio con cui elimina gli avversari lo mostrano come un villain assetato di sangue o che persegue una sua vendetta, ma di colpo risparmia una recluta e se la porta dietro come ostaggio (grave errore visto che sarà proprio questo giovanotto a indicare il suo nascondiglio ai soldati sul finale). Tex in compagnia di Stand Watie (personaggio realmente esistito, la cui caratterizzazione si mostrerà molto più riuscita rispetto a Chasko) si mette sulle tracce dell'ex confederato ma non riuscirà a impedire la sua eliminazione nell'epilogo. Ho accennato più volte all'incoerenza di Chasko e Ruju l'accrescerà ancora nei titoli di coda, quando in un flashback ci spiega che in fondo il suo odio non è dovuto a nessuna vendetta contro i soldati dell'unione, ma una reazione alla scoperta che la moglie si è rifatta una vita con il suo fratello minore, dopo che è stato dato per morto. Dunque niente vendetta, non vera convinzione di essere ancora in guerra, ma una sorta di riflesso introspettivo che gli fa sentire le voci e lo porta a sfociare il suo odio non con chi gli ha rubato il passato ma verso degli incolpevoli soldati. Jesus Zane nel texone di Parlov era più credibile, qui si fatica a capire le azioni di Chasko; la pazzia è pazzia ma qui non vi è nessun barlume di logica. Dobbiamo credere che il suo piano era quello di farsi uccidere per finire di soffrire? Non bastava spararsi un colpo nella tempia? Perchè salvare il giovane soldato? Se gli ricordava il fratello doveva odiarlo, quindi perchè risparmiarlo? Troppe sfaccettature che non mi convincono e che non mi aiutano ad apprezzare questo soggetto alquanto sbilenco che non rende giustizia alla prova. Buoni invece i disegni di Zaghi, un autore dotato che con regolarità si è espresso bene lungo lo sviluppo della sceneggiatura, con vignette pulite, sfondi curati, buona dinamicità e recitazione dei personaggi. Prova brillante che mostra quanto Roberto abbia tutte le carte in regola per rimanere nello staff texiano in pianta stabile. Il voto finale deriva da una media aritmetica stavolta: sette la sceneggiatura, quattro il soggetto e mezzo punto in più per la buona riuscita grafica. Il mio voto finale è 6 -
Seppur a saltare (purtroppo non possiedo tutti gli Almanacchi), procedo con la rilettura degli albi di questo format. Anche la storia in questione mi conferma un'impressione che sto maturando lettura dopo lettura: dopo un'ottima partenza il livello degli episodi si è attestato su una media appena sufficiente, di fatto, col senno di poi, posso pure comprendere l'esigenza di variare la formula, come effettivamente accadde qualche anno dopo. Stavolta la prova fu affidata alla strana coppia Faraci-Danubio. Il buon Tito su Tex ha sempre sofferto i soggetti, lineari e alquanto ripetitivi. Stavolta trova uno spunto alquanto originale, con la presenta di un sedicente dottore che possiede una pozione quasi miracolosa, che gira il west con il suo carretto carico d'intrugli e un complice che recita la parte del miracolato, per gabbare la platea dei presenti. Purtroppo le bugie hanno le gambe corte, e quando il "ciarlatano" viene rapito per curare Rud Bolton, ferito grave da una pallottola di Tex, dopo uno scontro al fuoco durante la rapina a una diligenza, i nodi vengono al pettine. Angus Mc Peterson in fondo ha solo qualche nozione infermieristica, s'impegna ma non può salvare il bandito. Solo l'arrivo di Tex e l'amico/complice Barry lo salva dalla morte. La storia è carina e scorre, ma di certo non può essere definita straordinaria. Faraci purtroppo, a mio avviso, incappa in quelle che sono le sue lacune caratteristiche in Tex. Già la scena della diligenza, la trovo alquanto "pompata" con Tex che spunta dal nulla e che sbaraglia un numero notevole di avversari sparando assolutamente allo scoperto. Altro aspetto che di Tito non apprezzo è la costruzione delle sparatoie: scene molto lunghe e ripetitive con tanti "bang", un sacco di morti ma nessun briciolo di costruzione logica e strategica, che di fatto rende poco avvincenti le sequenze. Inoltre mi è piaciuta poco la scena della tentata impiccagione di Mc Peterson dopo la morte di Rud. Tutta la sceneggiata di Nick Bolton, che prima spara al suo uomo, reo del suggerimento errato, e poi il teatrino della corda e nodo scorsoio, suona di pretesto per allungare i tempi e permettere a Tex di intervenire in tempo per sparare al cappio (con tanto di mirino di winchester alzato in quella che pare una scena unicum sulla saga). Colpo di scena telefonato e poco credibile, visto che in simili questioni la logica vorrebbe che il bandito si liberi della sua vittima con uno sparo a bruciapelo e buonanotte. Riassumendo, episodio comunque sufficiente ma decisamente lontano dalla media iniziale del format. Danubio è un disegnatore che non mi fa impazzire; abile nei contrasti e nel riempimento delle vignette, ma perde parecchio nella costanza dei personaggi, che variano troppe volte aspetto in una storia. Anche le anatomie sono a tratti approssimative, con uno stile che è un misto fra Ticci, Monti e primi piani villiani. Autore che finì fortuitamente sulla regolare per un episodio breve, ma che comunque reputo più adatto ai collaterali. Tuttavia, dopo i suoi seri problemi di salute recenti, che pare fortunatamente siano stati superati, gli auguro di cuore di rivederlo presto alle prese col nostro Tex. Il mio voto finale è 6
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[17] [Almanacco 2010] La Banda Dei Messicani
Condor senza meta replied to Sam Stone's topic in Almanacchi
Agli inizi le storie degli Almanacchi erano tutte di un certo spessore, andando avanti inesorabilmente la qualità è andata calando e l'episodio in questione rimarca questa mia considerazione. Comprendo che in una saga come Tex, non sempre si riesce a far bene in albi autoconclusivi di 110 tavole, ma purtroppo il Nizzi che si affacciava al secondo decennio del 2000 mostrava palesemente la corda e le sue sceneggiature apparivano sempre più piatte e sciatte. Il soggetto, almeno nell'incipit, poteva pure sembrare interessante, con un bandito catturato durante una rapina che minaccia di trascinare con se i complici durante il processo, se questi non si fossero impegnati a farlo evadere. Ovviamente, prevedendo un tentativo di fuga o di soppressione del testimone, la legge affida a Tex il compito di scortare il prigioniero "scottante" al penitenziario di Yuma. Il colpo di scena della morte per avvelenamento del bandito prima della partenza e il piano rischioso di Tex che vuole comunque prendere in trappola i banditi, sostituendo il figlio Kit con la stessa vittima con tanto di benda all'occhio, può pur starci, anche se è un po' assurdo che gli assassini non si informino come mai il loro tentativo di omicidio al veleno sia fallito. Pure un po' forzato il fatto che nessuno si accorga che Kit non sia il giovane Bonner, a sorvoliamo pure su questa forzatura. Però la storia finisce quasi qui, visto che il proseguo è un'accozzaglia di agguati, fra pallottole e pecore e cani di guardia. Gli avversari si rivelano tutte mezze cartucce e pure la fantomatica banda di messicani, a cui si rivolge Duncan per vendicarsi di Tex è davvero risibile e si scioglie come neve al sole. Trama che si rivela piatta e prevedibile e la sceneggiatura col pilota automatico la rende pure noiosa. Se non fosse per il fatto che è l'ultima storia illustrata dal grande Fernando Fusco, una simile trama verrebbe dimenticata quasi subito. Il compianto artista ligure si congeda con una prova degna del suo blasone; lo stile conseva tutte le caratteristiche che lo hanno reso celebre in quasi quattro decenni di carriera texiana, la continuità grafica garantita e quella sensazione "di casa" che provo ogni volta che mi immergo tra le vignette illustrate dal grande Fernando è quasi intatta. Peccato solo che la sua storia d'addio sia stata così anonima, ma il suo contributo mi induce ad alzare di un voto la valutazione complessiva, altrimenti insufficiente. Il mio voto finale è 5 -
Primo albo ampiamente promosso. Una sceneggiatura spumeggiante, una location molto d'atmosfera, e un parco attori degno della fama di Mauro. Tipica trama molto avventurosa che promette scintille, ci voleva una storia simile per rompere il ritmo della regolare. Disegni di Dotti magistrali e dalle anticipazioni di Mauro, si evince che il secondo albo sarà straordinario sotto questo aspetto, complice l'uragano che arricchirà il ritmo e la tensione narrativa. Unica cosa che mi ha convinto meno, il bluff di Castle che riesce a simulare la paralisi facciale, ma poca cosa se si spende un minimo di sospensione d'incredulità. Mi chiedo quanto abbia inciso la pandemia di COVID a influenzare alcuni spunti di soggetto di Borden. Comunque finito l'albo si ha la voglia di sapere come evolve la storia e questo aspetto direi che è più che positivo.
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Stavolta, dopo lo svarione della recensione di un'altra storia postata qui, scrivo nel topic giusto le mie brevi impressioni sulla presente storia. Episodio carino che fa leva sulla figura del giovane tenente Handerson, il tipico "figlio d'arte" che appena uscito dall'Accademia militare, si ritrova mandato allo sbaraglio dal padre, che comanda Fort Thomas, in una delicata campagna contro la banda Comanches diretta da Capitan Blanco. Tex e Carson, consapevoli di trovarsi al cospetto del tipico colonnello borioso e di poco buon senso, si prodigano per fornire il loro aiuto al giovane tenente. La trama è alquanto semplice, visto che come ovvio vede la truppa di Handerson in difficoltà, aiutata dai due pards che dapprima colpiscono i comancheros che riforniscono gli indiani e poi sopprimono Capitan Blanco. Il giovane Handerson dopo aver visto morire accanto un sergente d'esperienza postogli come "balia" spiazzerà il padre e i due pards, rassegnando le dimissioni una volta rientrato al forte. Storia non trascendentale ma migliore rispetto ad altre del periodo di Nizzi. I disegni furono inizialmente affidati a Sommers, che sfoderò il suo stile secco e molto western adatto per una storia simile. Purtroppo il disegnatore non riuscì a completare la sua opera e le ultime tavole vennero portate a termine da Leomacs. Il mio voto finale è 7
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Sento odore di storia epica. Molto belle le tavole in anteprima; la prima è a dir poco splendida.
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[Speciale Tex Willer 12] L'ultimo guerriero
Condor senza meta replied to MacParland's topic in Le storie inedite
Trovo che i disegni di Zaghi abbiano il loro fascino. D'altronde Roberto è uno di quei disegnatori molto duttili. -
Ti ringrazio caro Loriano, ma non saranno di certo due faccine a farmi smettere di coltivare la mia passione per Tex e l'affetto per questo sito.☺️ Come scrivevo, non è per me che mi dispiace (ormai ho la scorza dura e non mi offendo per queste piccolezze) ma per il Forum, poiché se viene meno il confronto diretto e la voglia di ribattere liberamente le proprie idee, viene meno lo spirito essenziale dello stesso. Mi scuso per l'O.t., poiché il topic deve continuare a trattare della bella storia di Mauro, che merita approfondimenti e non post e post su faccine e puzze varie. 😂
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Se mi è permesso, ho notato che ultimamente, dopo aver preso una determinata posizione, non vi è mio commento (che sia recensione o no) in cui non appare sistematicamente la reazione con la faccina confusa. () Premetto che non è affatto mia intenzione atteggiarmi da vittima, ci vuole ben altro per urtarmi , ma stento a capire una cosa: in un dibattito acceso può capitare che due utenti non si trovino d'accordo e si usi una tale reazione, ma nelle recensioni lo comprendo poco. Ovvio che si può avere gusti diversi e non concordare su una recensione, ma invece di intervenire in anonimo con la faccina di scherno, perchè non rispondere e spiegare per quale motivo non la si condivide? Motivando magari le proprie idee? O la si mette solo quando un commento è positivo e magari non si è nemmeno letta la storia? Le discussioni costruttive sulle storie (che sono la linfa vitale di un forum tematico come questo) si alimentano anche con questi dibattiti di idee diverse, ma se ci si nasconde dietro faccine di scherno (sistematiche), che senso ha? Ho in questi anni recensito centinaia e centinaia di storie e tante volte le miei idee sono state criticate, non condivise e discusse, ma ultimamente, che siano pareri positivi su Ruju, Borden o Almanacchi, la notifica è sempre la stessa faccina che mi sembra posta per prendermi per i fondelli. Mi spiace dirlo, ma anche questi "mezzucci" mi inducono a credere che il Forum è in netto declino. Peccato! Così passa pure la voglia di scriverli i commenti.
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Sebbene in ritardo come mia consuetudine (non dovuto certamente alla puzza della carta ma agli impegni quotidiani ) anche il sottoscritto è riuscito a terminare la lettura di questo corposo texone. Premetto fin da adesso che il giudizio è estremamente positivo; per l’arco di tempo dedicato alla lettura, la mente è stata del tutto rapita dalla trama e gli intrecci narrativi, e, appena concluso l’albo, sono rimasto del tutto entusiasta. Adesso pure a costo di venire etichettato come “fan di Boselli” e “aziendalista” esprimo liberamente la mia soddisfazione per una storia davvero molto bella, ben architettata, che dimostra a mio avviso che “il diavolo non è poi così brutto come sembra” e che storie di valore su Tex si trovano. Magari l’opera non tocca vette di epicità e lirismo come il precedente “Per l’onore del Texas”, ma si dimostra una bella trama western classica, cruda, molto avvincente e ritmata, il tutto reso ancor più funzionale dal classico cavallo di battaglia di Borden, ovvero un parco di attori coprotagonisti e comparse di tutto rispetto. Comprendo che forse alcuni ancora non hanno avuto modo di leggere l’albo e quindi avviso che d’ora in poi si potrebbe riscontrare qualche spoiler. Pard avvisato… Spoiler La fame dell’oro, per il denaro e l’avidità sono in fondo il combustibile da cui prende spunto gran parte della narrativa western. Accecati dalla cupidigia, derivante da un vecchio bottino di un carico d’oro viaggiante sul treno, la pista di vari personaggi s’incrocia e darà vita a scoppiettanti sviluppi. Ma tra le pagine della bella prova di Borden fanno capolino anche altri importanti sentimenti: il desiderio di vendetta che cova nel cuore feroce di Shaman, o in quello del bounty hunter Duane Rogers nei confronti del predone che ha causato la morte dell’amata moglie; c’è l’amicizia fra i due cercatori d’oro e in fondo il vecchio legame che lega Felton con Rogers, compagni d’armi nella guerra civile. Non manca l’amore fra Linder e la bella zuni Tuwa, il tutto mischiato con azione, avvenimenti che si susseguono senza soluzione di continuità e una buona dose di violenza. Di certo non sto qui a fare il riassunto della complessa trama, tuttavia salta all’occhio quanto Borden riesca a stendere tante trame che si annodano e si intrecciano, ma riesce sempre con maestria a scioglierle nel concitato finale, dove sparatorie e colpi di scena non mancano. Sebbene molto complessa la storia, è molto leggibile e si segue con facilità; alcuni dialoghi potevano essere più asciutti, ma peccato veniale in una prova ampiamente riuscita. Mi soffermo brevemente sui personaggi che animano la storia, vero valore aggiunto che Mauro ha ben sviluppato, di par suo, nella lunga sceneggiatura. - In primis Tex e Carson: come ovvio in una trama così ricca di eventi e comprimari, la presenza dei due pards è meno centrale rispetto alle storie classiche, ma ciò non è affatto un male. I due rangers sono comunque sempre sul pezzo, agiscono senza patemi o errori e leggono perfettamente la complicata situazione. Due uomini granitici e risolutivi come dogma vuole, la cui presenza si sente e non è un caso che lo stesso Silent Foot li battezzi come eroi del destino, atti a raddrizzare i torti e le storture del caos dell’umanità. - Silent Foot è un bel personaggio nato dalla penna di Mauro, che apparizione dopo apparizione assume sempre maggior fascino ed empatia. Molto bello e cinematografico il prologo con la voce fuori scena del cercatore di piste che ci presenta uno per uno i protagonisti della vicenda. Il vecchio indiano assume anche le caratteristiche di un veggente, visto che sembra conoscere in anticipo gli eventi e assume aspetti onirici in parecchie delle sue azioni. Suo sarà il salvataggio decisivo a Linder e Tuwa e ai due ranger nel finale, dopo l’esplosione nella miniera. Davvero bella la sua figura e la coraggiosa saggezza nell’affrontare Shaman durante il salvataggio della giovane coppia e in fondo lo reputo uno dei veri protagonisti della vicenda insieme ai nostri. - Linder è un bandito che è riuscito a ottenere la stima di un poco di buono come Felton. Un tipino deciso e sveglio che coglie l’occasione per cercare di fregare il bottino al capoccia, piano che l’assalto dei messicani di Cuero fa comunque fallire. L’avidità si annida nella sua mente, ma rimane riconoscente agli Zuni per avergli salvato la vita e alla fine scopre di ricambiare l’amore per la bella Tuwa, arrivando a rischiare la vita per strapparla dalla tortura di Shaman. Sarà uno dei pochi a rimanere in vita dopo la santabarbara di eventi. - Felton è il tipico bandito pericoloso e con mezzo metro di pelo sul cuore. Rischia di farsi fregare da Linder ma non si fa crescere l’erba sotto i piedi per metterci una pezza e tentare di recuperare il bottino. Alcune ombre del passato proiettano l’efferata vendetta di Shaman nei suoi confronti, ma il destino vorrà che sarà il folle gesto dell’old timer a mettere fine alla sua vita nell’epilogo. Felton è un personaggio tutto sommato “nero”, vedere la crudezza con cui si libera dei pinkerton nel flashback dell’attacco al treno, o con cui elimina la coppia di testimoni nel retrobottega di Nothing, tuttavia depone l’ascia di guerra con l’ex amico Rogers e lo riaccoglie nella banda, sebbene in passato fra loro non sia corso buon sangue. Cinico e deciso arriva quasi a farla franca, se non fosse il colpo di scena già esposto in precedenza. - La coppia di cercatori d’oro che casualmente capitano nel luogo del duro scontro a fuoco tra gli uomini di Linder e i messicani, assumono un ruolo importante nella trama. Nick è il tipico old timer carico di esperienza ma poco fortunato. Clay il suo giovane collega. Il legame fra i due è molto forte e si dipana per tutta la serie degli eventi. Entrati in un gioco più grande di loro, i due cercatori d’oro cercano di approfittarne dell’enorme ricchezza che fortuitamente gli è piovuta dal cielo, tuttavia la poca abitudine a certe azioni li porta a fare delle ingenuità che compromettono i loro propositi e li porterà a un triste epilogo. Nel finale Nick, per vendicare il caro Clay e mantenere a una promessa fatta, decide di farsi saltare in aria assieme a Felton a due passi dal conteso oro maledetto, in una scena ad alto impatto emozionale. Due uomini per bene rosi dalla durezza della vita, che pagano caramente l’avidità accesa dal rinvenimento dell’insanguinato bottino e rappresentano due dei tanti vinti di verghiana memoria, che popolano le pagine del texone. - Shaman è il personaggio più misterioso e accattivante del lotto. Reduce da un truce eccidio, spende la sua vita inseguendo la vendetta contro la banda Felton. Crudele e spietato miete vittime dopo vittime, fra frecce, accoltellamenti e arrivando perfino a decapitare sadicamente uno dei messicani. Risparmia secondo un suo codice Silent Foot che era sulle sue tracce, ma non riesce a completare del tutto la sua vendetta, visto che finirà crivellato e bruciato all’interno della miniera, non dopo aver accumulato il numero di vittime della storia. - Rogers è forse il personaggio che poteva essere sfruttato meglio. Viene presentato come il tipico personaggio “grigio” bonelliano, che dopo un passato non cristallino sembra rigare dritto. La morte della moglie per mano di Shaman, stravolge il suo presente e pur di vendicarsi è disposto a tornare con il vecchio complice Felton. In fondo non è l’avidità a spingere le sue azionii, tuttavia il destino non gli è amico e cadrà infilzato violentemente dalla lancia di Shaman nel movimentato finale. Personaggio dotato di coscienza ma che stranamente accetta il duplice omicidio compiuto da Felton nel trading post senza battere ciglio. Fra i tanti attori è quello che, sebbene avesse potenziale, mi ha colpito meno. - Il Cuero è un truce desperados a capo di banda spietata di messicani. Solo sulla carta però, visto che alla resa dei conti si rivela una mezza cartuccia incapace di prendere una decisione, se non aiutato dall’infido braccio destro Cascabel che è il reale capobanda. A quest’ultimo è destinata la fine più orribile, decapitato da Shaman e con la sua morte si scioglie pure la banda, visto che Cuero vedrà ribellarsi i suoi uomini, stanchi di cadere sotto il piombo nemico per un oro maledetto, e verrà ucciso con sdegno dagli stessi. Anche le comparse come i due banditi che Tex e Carson risparmiano nella scena iniziale del saloon hanno il suo perché e attirano la simpatia del lettore, oltre quella malcelata di Tex e Carson, così come si rivela con molto potenziale anche Indio, uomo tuttofare della banda Felton. Alla resa dei conti, l’avarizia porterà ogni personaggio a dover fare i conti col proprio destino, così come profetizzato da Silent Foot nel prologo. Storia davvero notevole che ho apprezzato molto e che si rivela uno dei migliori texoni da tanti anni a questa parte. Sotto l’aspetto grafico, il lavoro svolto da Rubini è davvero di alta qualità. Stile personale e dinamico, molto adatto per la trama. Vignette che raggiungono un’ottima amalgama tra dinamicità, cura nei dettagli, bilanciamento dei neri e buoni sfondi, ma la vetta qualitativa l’artista l’ottiene nella recitazione facciale dei suoi personaggi, che reputo strepitosa; davvero gli occhi tratteggiati da Rubini sembrano scrutare il lettore, così come trovo davvero ben resa la rappresentazione dei pards e dei tanti comprimari presenti. Non facile realizzare una sceneggiatura simile, ma Rubini ha dimostrato di essere un autentico fuoriclasse (e non stupisce visto il suo ricco curriculum). Complimenti vivissimi. Il mio voto finale è 9
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Era dai tempi di Ken 71 che non sentivo parlare di branco o cose simili e non mi sembra il caso emulare quel pittoresco utente. Per non parlare di termini come "aziendalisti" che in passato era circoscritto a pochi utenti, ora pare che tutto il Forum lo sia. Sarebbe ora di finirla con la solita guerra fra guelfi e ghibellini. Il problema del cattivo odore delle copie (già discusso in passato) esiste e nessuno vieta di parlarne, ci mancherebbe. Ma come saggiamente suggerito da Mauro, invece di litigare fra noi, è più costruttivo segnalarlo a chi di dovere . La mia copia ha un odore più "forte" del solito ma non eccessivamente nauseabondo, ma presumo che in alcuni casi lo si avverta di più. Ancora devo leggere l'opera e non posso esprimermi, ma i disegni di Rubini sono superbi e di alta qualità. Disegnatore giovane ma tanto stiloso e dalla cifra grafica personalissima e performante.
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Ho provveduto personalmente a ricopiare nel topic giusto la mia recensione di "Polizia Apache". Sarebbe il caso adesso che qualche moderatore provveda a rimuovere il commento "incriminato" da questa discussione, per pulire il topic e mantenere l'ordine, violato dal mio errore. @MacParland ci pensi tu cortesemente?
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Delle storie di Borden scritte in passato per la collana Almanacchi, questa è finora quella che reputo più debole. Non che l'episodio sia carente o da bocciatura, intendiamoci, ma rispetto ad altre prove sul Format è quello che a me sembra non avere quel cambio di passo o marcia in più, per attestarsi al livello alto delle altre sue composizioni. Il soggetto è comunque valido, e si avvale sui consueti personaggi boselliani mai banali o superficiali. Il dualismo fra Salgado e Klanay, cugini resi avversari da un fraintendimento, sebbene uniti da un reciproco rapporto di stima è ben esposto. Così come funziona abbastanza bene pure la figura dell'agente indiano corrotto che dirige una sporca speculazione ai danni dei suoi Apaches, fornendo capi di bestiame malati al posto di quello fornito dal governo. Tex, in solitaria (senza pards storici almeno) come consuetudine degli Almanacchi richiedeva, sentirà subito la puzza di marcio e con la sua indagine risalirà la china, chiarendo l'inghippo e permettendo a Salgado e Klanay a mettere di parte la ruggine. Cosa mi fa considerare questa storia meno riuscita, una sceneggiatura un po' affrettata, con un finale accelerato e alcuni snodi che servono all'autore per sbolognare la matassa. Evidentemente lo spunto di soggetto interessante necessitava più spazio per essere sviluppato al meglio e la foliazione ridotta di un almanacco ha costretto Mauro a metterci una frettolosa pezza. Episodio tutto sommato piacevole e sufficiente ma poco memorabile a mio avviso. Importante invece è l'esordio di Seijas sulle tavole di Tex. Il compianto artista argentino è quello che più si è rivelato a suo agio sulla saga, rispetto ai pur valenti e bravi autori di oltreoceano. (il fuoriclasse Gomez a parte s'intende!) Già dall'esordio il suo tratto elegante, ben reso, ottimamente western e una rappresentazione molto azzeccata e piacevole di Tex, fa breccia nel lettore. La colonia argentina (escluso Lito Fernandez per note ragioni) ha sempre ben impressionato nell'universo di Aquila della Notte e Seijas non rappresenta di certo l'eccezione. Il mio voto finale è 6
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Ruju con l'ultima sua fatica sulla regolare, conferma di essere in netta ripresa rispetto ad ampi periodi di appannamento del passato. L'episodio mi è piaciuto meno dei "I due sceriffi" ma tirando le somme l'esito è alquanto soddisfacente. Recuperando personaggi già apparsi nel suo Texone "Tempesta su Galveston" Pasquale imbastisce una classica storia di vendetta, organizzata dal figlio del defunto villain e perpetrata con l'ausilio di un personaggio particola quale "Il Lobo". A rendere tutto più affascinante, il carisma della moglie del Lobo e l'esotica ambientazione fra alligatori, paludi e selva selvaggia. Il primo albo è decisamente migliore e più ritmato, mentre ho riscontrato un netto rallentamento nel secondo, come se l'autore fosse costretto a ricalibrare il tutto per riempire le 110 tavole. Tutto sommato comunque la storia scorre e si fa leggere, con l'inevitabile alleanza tra Tex e Lobo, dopo essere arrivati a un passo dal duello, in una scena ad alto impatto ma un po' forzata. L'epilogo è carico di azione è conferma il trionfo della giustizia e la sconfitta dell'odioso Woodlord, Tex ha anche il modo di favorire una seconda vita a Leonidas, simulandone il seppellimento per il mondo dei bianchi e destinandolo alla riserva di Cochise. Come già detto, episodio piacevole ma che, con una maggiore cura soprattutto nel secondo albo, poteva anche raggiungere vette più alte. Come nel texone, la continuity del soggetto è garantita pure dalla presenza di Rotundo ai pennelli, che nel caso specifico debutta ufficialmente sulla serie regolare del nostro amato ranger. Stile molto particolare e nervoso, che ben si presta per l'ambientazione esotica della prova. Molto belli gli sfondi, il ricco campionario di tratteggi e la dinamicità di alcune sequenze di azione, di contro mi ha convinto meno la regolarità che subisce un lieve calo nel finale e alcune sproporzioni anatomiche sia fisiche che facciali. Anche il bilanciamento dei neri spesso è sacrificato, con tavole molto chiare in alcune sequenze e sfondi monotematici pieni in altre. Prova grafica ampiamente riuscita ma che evidenzia quanto lo stile di Rotundo sia molto particolare e si stacca dalla tradizione texiana a cui eravamo abituati fino a pochi anni fa. Personalmente a me i disegni son piaciuti, ma non mi stupisce se uno stile simile possa dividere le platee di lettori. Il mio voto finale è 7
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Ormai è consuetudine che il sottoscritto arrivi a leggere e commentare una storia in nettissimo ritardo. Magari qualche malpensante poteva sostenere che avessi saltato l'ennesima uscita editoriale del nostro infaticabile eroe dopo aver espresso a gran voce che il salto in edicola era d'obbligo , ma non è stato affatto così, solo ho dovuto continuamente rimandare la lettura del corposo albo e difatti evitare il più possibile il topic in questione, per non incorrere in eventuali spoiler che potessero guastarmi il gusto. Finalmente, col tempismo del ciclista velocista che arriva al traguardo in una tappa alpina sulla soglia del tempo massimo, sono riuscito a recuperare la fatica di Ruju e Casertano, atta a inaugurare questa nuova collana che tanto ha fatto discutere noi forumisti e lettori. Primissima impressione: che peccato! Cosa intendo? che è un autentico peccato che una simile storia ben riuscita non sia apparsa sulla regolare; non tanto per il sottoscritto che comunque l'ha acquistata e goduta, ma per tutti quei lettori che evitano i collaterali per prediligere la serie ammiraglia. Ruju imbastisce una corposa trama, che basa le solida fondamenta su un ritmo narrativo impeccabile e una notevole scorrevolezza narrativa, garantita pure da dialoghi efficienti e diretti. Come qualche forumista ha giustamente detto altrove, magari anche stavolta si ha l'impressione di leggere una storia con Tex, più che di Tex, ma quando la trama funziona e i personaggi sono ben caratterizzati, si passa sopra questo aspetto con meno patemi d'animo. Il soggetto in fondo è una sorta di giallo, che l'autore costruisce sapientemente alimentando l'attenzione del lettore e spingendolo con indizi, depistaggi e colpi di scena a prevedere il presunto colpevole. Non manca la bella figura femminile, in questo casa rappresentata dalla graziosa Francine, che richiede vendetta dopo la codarda uccisione dell'amato marito e che col suo carisma strega una fitta rete di cuori, dal soprastante orso Brady, allo sceriffo Mannett. Molto sfaccettata e ben costruita pure la figura del marito Chalmers, che scopriamo essere un ex bandito che ha messo la testa al posto e brilla pure per generosità nei confronti del prossimo, vedi la donazione dei manzi ai Tigua o l'aiuto che fornisce allo sceriffo rivale, infognatosi in debiti di gioco. Man mano che si procede con la trama si scopre il colpevole, dopo che gli indizi inizialmente spingevano a credere che potesse essere l'indiano a Mannett. Ben legata pure la sottotrama del bandito fratellastro di Brady, che agirà in combutta col colpevole e rischierà di compromettere l'ormai leale fratello, che personalmente mi è piaciuto tanto come personaggio. Ruju per una volta si stacca dalla sua media e ci fornisce una bella storia che a tratti sembra pure boselliana visto il parco di attori che interagiscono sul copione. Nel mezzo due pards attivi e attenti e pronti a fornire il loro contributo per la risoluzione del giallo. Un po' in ombra Carson ma questo aspetto non incide più di tanto nella resa finale della sceneggiatura. Il comparto grafico affidato al veterano Casertano è a mio avviso corposo e stiloso. Il disegnatore meneghino sfodera il suo tratto possente e arricchisce i personaggi con una recitazione facciale che li rende ancora più efficienti. Gli sfondi sono funzionali, la dinamicità delle vignette adeguata alla tanta azione della trama (bellissima a mio avviso la vignettona quadrupla con l'ardita inquadratura tra la mandria), in fondo l'artista dimostra di essersi calato perfettamente nella narrazione western e da chi proviene da Dylan Dog non è mai una passeggiata, come confermatomi anche da Luigi di recente in fiera. Forse si denota un lieve calo nella seconda parte, con qualche primo piano di Tex meno somigliante, ma poca cosa per inficiare l'esito totale della prova. Come più volte ammesso, Casertano a me piace un botto e gli perdono pure una rappresentazione di Carson poco canonica e non sempre aggraziata. Nel complesso un ottimo lavoro per il varo della nuova testata, che promette altri grandi autori in futuro. A proposito della motivazione che dovrebbe unire le trame che appariranno nel format "La leggenda", anch'io penso che la scelta dei luoghi tipici sia un po' tirata per i capelli per giustificare il nuovo albo. In effetti la storia è bella ma come location è classicissima quindi trovo un po' fuori luogo parlare di plueblos nel redazionale di Barbieri. Non avendo affatto intenzione di riattizzare la presunta polemica, e volendo comunque credere che realmente l'episodio sia stato commissionato agli autori per la nuova testata e non traslocato da altre destinazioni, mi pare proprio che si sia reso il maxi quadrimestrale, mascherando il terzo volume annuo con questa "nuova veste grafica". Personalmente se il parco di artisti che ci lavora è alto e le storie si mantengono sul livello qualitativo di questa, ho poco da obiettare, magari Barbieri però dovrà far correggere il bollino che indica semestrale sulla copertina dell'albo, visto che la dicitura giusta sarebbe annuale (come scrive pure Davide Bonelli in prefazione) ma di fatto, rimango dell'idea, che è un maxi altenativo. Il mio voto finale è 8
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SPECIALI DI TEX, GLI INDISPENSABILI...
Condor senza meta replied to ymalpas's topic in Sondaggi Texiani
Secondo il mio parere sì! Si crea un rapporto molto stretto fra sceneggiatore e disegnatore che determina una maggiore sintonia, capacità comunicativa e comunione d'intenti. Quello che in fondo avvenne fra Bonelli e Galep alle origini. Mauro sta curando nel dettaglio la serie e il rapporto vincente con i due esponenti della "scuola salernitana" sta incidendo alla buona riuscita del progetto. -
SPECIALI DI TEX, GLI INDISPENSABILI...
Condor senza meta replied to ymalpas's topic in Sondaggi Texiani
Un caro saluto @valerio, è davvero un grande piacere rileggerti sul forum. In quanto a Tex Willer in effetti ti sei perso una bella serie; dopo un avvio a dir poco schioppettante, a mio avviso Borden ha faticato un po' nelle storie che rimarcavano i soggetti bonelliani, ma indispensabili da inserire per la cronologia dell'eroe. Ma ultimamente noto che il valore sta tornando a crescere ("Sonora" l'albo di recente in edicola è davvero molto bello e ispirato e fa ben sperare). Poi graficamente De Angelis e Brindisi stanno facendo un lavoro mostruoso in termini di quantità e qualità e gli inserimenti di Ghion e Del Vecchio mantengono alto il livello. Avevo iniziato convinto di prenderne solo dieci numeri e adesso è un albo "indispensabile" come recita il topic. -
Hai ragione Mauro, ho "incollato" il commento, precedentemente scritto su Word, nel Topic errato. Ovviamente si tratta di "Polizia Apache". Chiedo la cortesia a moderatori di spostarlo sulla discussione giusta. Mi scuso per l'errore.
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I SOGGETTI DI TEX SECONDO L'INTELLIGENZA ARTIFICIALE
Condor senza meta replied to ymalpas's topic in La Serie e i Personaggi
All'intelligenza artificiale, continuo a preferire la mia deficienza naturale . Al cospetto di questi soggetti spenti e senz'anima (d'altronde come può possederla un 'AI), i miei, seppur bislacchi e giustamente bocciati da Mauro, fanno un figurone. -
SPECIALI DI TEX, GLI INDISPENSABILI...
Condor senza meta replied to ymalpas's topic in Sondaggi Texiani
Regolare, Texoni, Tex Willer e Speciali Tex Willer sono acquisti fissi. Tutto il resto "in diretta" solo se mi attirano particolarmente, se no quando mi capita di poterli recuperare fra i mercatini o fiere. -
Concordo pard. Inoltre non è trascurabile che la presenza di artisti del calibro di Casertano (piaccia o non piaccia su Tex) porta parecchi appassionati (me in primis) a prendere l'albo. P.s. visto che ancora devo leggerlo (lo farò dopo la parentesi di EtnaComics) sto evitando di leggere il post per eventuali spoiler. Conto di recensirlo comunque al più presto. 😊