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[Romanzi A Fumetti 18] Bounty Hunters
Condor senza meta replied to MacParland's topic in Romanzi a fumetti di Tex
Prosegue il mio recupero (tardivo!) degli albi facenti parte questo Format. Dopo due episodi notevoli, stavolta sono rimasto un tantino più freddo. Ruju confenziona si una storia classicamente western, ma, a mio avviso, non coinvolge più di tanto il lettore, per via di una certa prevedibilità di trama e per alcune trovate, usate altrove, che non mi hanno convinto. Pronti via, una movimentata sparatoria in Messico, con Tex che rischia di essere impiombato per non sparare tra la folla (idea reciclata anche nell'ultima storia sull'inedito con Kit protagonista). Ora, capisco che Tex non vuole spargere sangue innocente e ci sta, ma la sua abilità gli permette di disarmare un avversario pure tra la gente, soprattutto in circostanze in cui l'indecisione ti porta a rischiare di essere impiombato a tua volta dal nemico, che simili scrupoli non se li crea. Una prova alla mia ipotesi? Poche pagine dopo il ranger uccide il Bounty Killer di colore con uno sparo di precisione chirurgica, nonostante il rischio di colpire la giovane messicana presa come scudo dall'avversario. Sorvolando questo aspetto, trovo forzato l'accordo dei quattro cacciatori di taglie. In primis il premio di mille dollari non mi sembra fosse una cifra così stratosferica da portare il "gambler" a dividere con altri colleghi la posta, (e soprattutto loro ad accettare, a che pro?) ma poi, visto che l'esigenza nasceva dal fatto di dover confrontarsi con un mastino come Tex, che senso ha il piano di attentati a gradi, con la sequenza scelta dal tiro dei dati truccati? Magari sono un po' troppo severo, ma la scelta mi sembra più dettata dall'esigenza di creare un briciolo di originalità allo scarno soggetto, piuttosto che alla plausibilità narrativa. Mi ricorda vagamente l'idea delle quattro vedove a caccia di vendetta: magari due potevano funzionare, ma il doppio è obiettivamente esagerato. Piccola parentesi: la presentazione dei quattro bounty hunter fatta a beneficio del lettore, forse era meglio che la facesse un personaggio esterno magari parlando con un amico all'arrivo del gruppo in villaggio, scegliendo invece che sia proprio uno di loro a farla, mi sembra Carlo Conti alle prese con la conduzione del Festival. L'epilogo a suo modo rivaluta l'onore del bandito, ma nonostante la sorpresa non riesce a infliggere nemmeno una ferita di striscio al ranger, però ammetto che la tempistica dell'arrivo perfetto per togliere la corda dal collo al giovane ingiustamente accusato di omicidio, mi fa storcere il muso. Per ciò che ho appena cercato di illustrare, l'episodio di Ruju, stavolta faticherebbe a raggiungere la sufficienza ma l'accordo comunque grazie all'opera grafica di Rotundo. I disegni sono tutto sommato ben fatti e funzionali ma ho apprezzato soprattutto la raffinata colorazione pittorica e manuale, che arricchisce oltremodo le tavole e dona un tocco di classe all'opera. Sono rimasto letteralmente estasiato da alcuni effetti in sfumatura sugli sfondi e i paesaggi, ma mi ha molto colpito anche la maestria nel dipingere volti e panneggi di abiti, con i jeans di Tex che alle volte sembano davvero reali. Ottime finora le colorazioni digitali sulla collana, ma quando l'artista ci delizia con pennelli, ecoline e sfumature manuali (vedi Serpieri, Breccia e lo stesso Rotundo) l'albo che stringi fra le mani assume un tocco di magia retrò che intenerisce il cuore. Il mio voto finale è 6 -
[Romanzi A Fumetti 17] La fonte della giovinezza
Condor senza meta replied to MacParland's topic in Romanzi a fumetti di Tex
Ho avuto come l'impressione, durante la lettura, che l'albo avesse una durata maggiore rispetto agli altri cartonati. Ciò è dovuto molto presumibilmente alla trama alquanto ingarbugliata, che si dipana tra le pagine. Giusfredi, ricollegandosi a una vecchia storia di Zagor, tira fuori un soggetto molto particolare e una sceneggiatura possente che si fa apprezzare. Storia molto boselliana, sia per tematica che per ricchezza di personaggi, "l'allievo" Giorgio si guadagna una promozione sul campo, riuscendo a tenere il lettore sull'attenti e incollato alla pagina. Personalmente mi son sentito totalmente rapito dalla trama e anche il colpo di scena finale ci sta come una ciliegina sulla torta. Azione, leggende, misteri e Tex che scaglia pure la scure di Zagor durante la battaglia, cosa volere di più. La ricerca della mitologica fonte della giovinezza, si rivelerà un'arma a doppio taglio e il padre della ragazza la pagherà cara, secondo la punizione del destino che sulla saga colpisce spesso chi si macchia le mani di crimini. A me, nel flashback ricorda un giovane Piero Pelù , mentre nell'epilogo il figlio col pizzetto pare un omaggio allo stesso Giusfredi, ma magari Civitelli non ci aveva affatto pensato e sono io che ho scorto somiglianze non presenti. Cartonato avvincente che mi ha lasciato soddisfatto. Sotto l'aspetto grafico, la presenza di Civitelli (uno dei miei disegnatori preferiti da sempre) era una garanzia. Concordo tuttavia con chi prima di me ha detto che il maestro aretino è alquanto "imbrigliato" nel colore e che il suo talento è decisamente più valorizzato nel classico bianco e nero. Consapevole della originalità del formato, il disegnatore varia un po' il suo stile, per lasciare più spazio al colorista (ovviamente quasi del tutto assenti i puntinati) ma mantiene la consueta maestria nella costruzione delle vignette, nei paesaggi e sulla realizzazione dei personaggi. Interessanti alcune trovate in quanto a gabbia non bonelliana, porto l'esempio della tavola divisa in nove vignette di uguali dimensioni ma alternate fra quelle contornate e quelle non. Meno memorabili invece quelle in flashback, che anche a me ricordano vagamente le pagine dei vecchi album Panini delle figurine. Prova alquanto positiva, non poteva essere altrimenti trattandosi di un asso come Civitelli, ma continuo a preferirlo decisamente in bianco e nero e nella classica gabbia bonelliana, suo naturale habitat artistico .Il mio voto finale è 8 -
[Romanzi A Fumetti 16] Pearl
Condor senza meta replied to MacParland's topic in Romanzi a fumetti di Tex
Ti ringrazio per il chiarimento Mauro. In effetti, come già scritto nel commento, non ero a conoscenza della biografia storica della Hart, ma la tua storia mi ha fatto venire voglia di informarmi. Joe Boot, aldilà della sua reale esistenza, porta comunque tutte le caratteristiche del tuo stile di accurata personalizzazione. ☺️ -
[Romanzi A Fumetti 16] Pearl
Condor senza meta replied to MacParland's topic in Romanzi a fumetti di Tex
Davvero un bel cartonato. Borden riesce bene a coniugare la figura storica di Pearl con l'universo texiano e pazienza per l'inevitabili "licenze" che in questi casi non possono evitarsi. Pearl buca la pagina, con la sua sfrontatezza, simpatica follia, ma al contempo non manca di coraggio e strategia. Una donna decisa, che sa ottenere ciò che vuole anche a costo di prendere gli uomini per ... beh abbiamo capito , ma non deve scandalizzare, nel far west per le belle donzelle sole e povere era davvero difficilissimo tirare avanti. Tex e Carson, visto l'impostazione del soggetto, sono costretti a stare un po' ai margini, ma non manca l'occasione di fornire il loro deciso contributo. Un cartonato che dosa azione, alcuni frangenti drammatici e una buona dose di scanzonata ironia, con una sceneggiatura molto fluida e una narrazione funzionale e piacevole. Ho trovato molto ben calibrati anche i dialoghi, e ciò aiuta a rendere la lettura lineare e senza momenti di stanca. La sequenza del processo, con Pearl che riesce a tenere abilmente testa a giuria e platea, mi ha molto colpito. Non conosco del tutto la storia reale del personaggio, di conseguenza non so quanto sia storico o frutto della farina del sacco della fantasia del nostro Mauro, tuttavia, aldilà di tutto è una parte molto interessante. Così come è molto dolce e drammaticamente poetico il prologo, con l'uccisione del bandito gentiluomo e il recupero della pistola con il calcio di madreperla, che diverrà l'arma inseparabile per la carriera della coraggiosa biondina. Joe Boot suppongo sia un personaggio di fantasia, in caso corregetemi se sbaglio, ma ha tutte le caratteristiche caratteriali che di solito Borden riesce a dare alle sue creature. In poche pagine a disposizione di un cartonato, l'autore riesce a dipingere degnamente i suoi personaggi e non è poco. Cameo sul finale di Bill Cody (inevitabile dato che la reale storia lo imponeva visto la militanza della Hart nel Wild West Show), d'altronde con Borden l'amicizia di Buffalo Bill con i nostri è ben cementata. Molto curati e puliti i disegni di Laura Zuccheri. La disegnatrice si cala perfettamente nella parte e illustra con eleganza la trama affidatale. Le gabbie sono poco ardite rispetto ad altri cartonati, ma forse questa scelta più classica ha aiutato la narrazione a essere più fluida e quadrata. Prova grafica molto ben riuscita, con tratto pulito ed elegante, reso alquanto vintage dalla colorazione a tinte retrò ma funzionale della esordiente Annalisa Leoni. Ammetto che la prova precedente del duo Gomez-Vattani, a mio avviso è di alcune spanne sopra, ma nel complesso anche il talentuoso duo al femminile ha contribuito alla ottima riuscita di questo cartonato, che reputo uno dei migliori (come trama) di quelli finora letti. Il mio voto finale è 8 -
[Romanzi A Fumetti 15] La leggenda di Yellow Bird
Condor senza meta replied to MacParland's topic in Romanzi a fumetti di Tex
Inizio il mio commento dal comparto grafico: Gomez letteralmente mostruoso! Prova sontuosa che mette in risalto tutto il suo innato talento artistico e che vale praticamente il "prezzo del biglietto" Di disegnatori argentini su Tex ne sono transitati, ma Carlos è il fuoriclasse assoluto; vuoi per i suoi paesaggi innevati mozzafiato, l'espressività dei suoi personaggi, la dinamicità dei cavalli e delle scene d'azione, la costruzione delle vignette e per tutte quelle doti che lo rendono, a mio avviso, uno dei migliori disegnatori della nuova leva su Tex e non solo. Una nota di merito va data pure al grande Matteo Vattani, un colorista di spessore che riesce a fare la differenza e che nei vari cartonati lo sto davvero adorando. Un binomio perfetto che ha fornito una prova grafica di altissimo livello e perfetta per il format alquanto particolare. Esaurite le considerazioni sul comparto grafico, che in maniera insolita ho anteposto alla storia nella mia recensione, veniamo al nostro neo curatore Giorgio Giusfredi. Non sono il solo a pensare che Giorgio sia un giovane sceneggiatore dalle grande potenzialità, molto a suo agio poi in formati simili, più liberi dagli schemi e meno importanti in termine di foliazione. Giusfredi negli speciali dà il meglio di se, (l'ho gradito meno nella sua ultima storia su Tex Willer, dove la lunghezza dell'episodio alla lunga lo ha portato a una sceneggiatura un po' soporifera e contorta) tuttavia, sebbene la prova sia ampiamente sufficiente, poteva benissimo riuscire meglio. Se alcune sequenze sono molto poetiche, vedi il dialogo fra nonno e nipotina e varie premonizioni oniriche, la sceneggiatura la trovo poco bilanciata, con un condensato di azione eccessiva sul finale che a tratti mi ha dato un po' fastidio. Comprendo che il soggetto lineare non poteva offrire chissà quale cambio di schema, comunque la lunghissima sparatoria con i Cheyennes mi ha ricordato alcune scene di faraciana memoria. Anche alcune scene tamarrate, già fatte notare nei precedenti commenti, come Carson all'uscita della locanda e Tex tra le pallottole nemiche, potevano essere evitate, ma tolto ciò, tutto sommato errori da matita rossa non ne vedo. Yellow Bird che dà nome all'albo, tutto sommato rimane un po' in sordina, di contro ho trovato più apprezzabile la figura dell'amato, che con la sua diserzione dall'esercito, dà la stura al soggetto. Storia che prometteva molto, ma che, sebbene sostanzialmente riuscita, non sfrutta appieno la buona epicità del soggetto, anche a causa di una sceneggiatura poco calibrata e alcune trovate da rivedere per una saga classica come Tex, dove l'azione da imbattibili supereroi sono poco digerite da una platea di lettori molto sensibili a questi aspetti. Il mio voto finale è 7 -
[604/605] Attacco Alla Diligenza
Condor senza meta replied to Sam Stone's topic in Le Storie dal 601 al 700
Svelato dunque l'arcano, in effetti ero convinto di averlo scritto quel commento, difatti c'era. Ne è venuto fuori un piccolo esperimento, ovvero confrontare i giudizi dopo diverse letture. Stavolta i commenti sono molto coerenti, trattandosi di una storia effettivamente scarsa, magari in altri casi, il tempo e la disposizione d'animo diversa durante la lettura, potrebbe portare a valutazioni diverse, ma non chiedetemi di rileggere tutte le storie 🤣 Comunque, a parte gli scherzi, ti ringrazio @Poe, e se riesco in futuro seguo il tuo consiglio per uno riepilogo delle valutazioni storia per storia e centinaio per centinaio. 😊 -
[604/605] Attacco Alla Diligenza
Condor senza meta replied to Sam Stone's topic in Le Storie dal 601 al 700
Su gentile segnalazione del sempre attento pard @Poe, che ringrazio, ho effettivamente notato che manca la mia recensione alla storia in questione. Rimango dell'idea che allora la scrissi ed evidentemente è andata perduta nel taglio dei moderatori in qualche litigio scaturito sul post in quei tempi, difatti risulta che avevo votato pure il sondaggio e il post mi viene contrassegnato dal forum con la stellina, ma per completare il quadro dei commenti (e con questa realmente credo di averle commentate tutte le storie della regolare) l'ho riletta di recente per riscrivere due righe di commento. Perdonatemi ma stavolta sarò più conciso, tuttavia visto l'entità della storia, non è poi un male che se n'è perso il commento. Nizzi ormai bollito a puntino, spreca senza scusanti un soggetto interessante con una sceneggiatura piatta e piena di forzature. Ne evidenzio qualcuna: la banda di scalcinati banditi che assalta la diligenza è davvero composta da idioti, non solo non controlla il bottino (che consiste in rondelle come nel texone di Ortiz) ma poi si fa seppellire come vermi da Tracy, senza sospettare nulla. Anche il salvataggio di Davis è a mio avviso esagerato visto il crollo della diligenza dal dirupo, ma magari qui si può soprassedere. Davvero pessima la trovata del cercatore d'oro che spiattella a Tex tutti gli eventi e pure come recuperare il bottino seppellito nella miniera. Davvero una sequenza illegibile, composta da un autore che non ha affatto voglia di escogitare nulla di plausibile e si appoggia a scorciatoie davvero improponibili. Fra sparatorie e altri nodi labili, si arriva nel finale dove i nostri in pratica incidono poco, visto che il generalotto messicano la fa franca e pure Tracy che fugge alla chetichella, viene lasciato libero di scorazzare oltre confine. Un finale che mi ricorda alcune storie di Nolitta, dove i nostri si rassegnano mestamente senza punire tutti i colpevoli. Poco utilizzato pure Davis e tirando le somme si conclude la lettura molto delusi e di conseguenza la sufficienza è davvero una meta lontana. I disegni di Rossi sono buoni, ma personalmente il fatto che ricordi molto Civitelli e in alcuni casi Monti, mi fa chiedere come mai l'artista non abbia nel tempo cercato di personalizzare maggiormente il suo stile. Al debutto può starci mantenersi nei solchi di uno stile affermato, ma col tempo bisognerebbe osare un po' di più per caratterizzare la propria cifra stilistica. Comunque, a differenza dei testi, il comparto grafico la sufficienza la supera abbondantemente. Il mio voto finale è 4 -
Sebbene in ritardo, sono riuscito a ultimare la lettura della storia attuale in edicola. Episodio leggibile e dignitoso, ritmato e con molta carne messa sul fuoco da Ruju durante la narrazione. Si parte con un classico colpo al denaro destinato all'Agenzia dei Piutes, perpretato da una banda di criminali che vanno a colpo sicuro, grazie alle informazioni avute dall'agente indiano corrotto. A essere più precisi Brubaker, essendo in pugno a degli strozzini per debiti di gioco, si vede quasi costretto a vendere la preziosa informazione al capobanda Jason Hanger, difatti il colpo riesce senza problemi e tutta la manfrina dell'uso della dinamite e le poche banconote bruciacchiate per depistare le indagini, lascia il tempo che trova. Ancora più assurdo che qualcuno possa ipotizzare che la rapina l'abbiano condotta i Piutes con un simile operandi, difatti è lapallissiana la cosa e stona che Tex debba sostenerlo dinanzi lo sceriffo accorso sul luogo. Tralasciando questa considerazione, la banda commette un errore assurdo recandosi in paese dopo il colpo, scialacquando in saloon, ma Hanger ha un legame affettivo con una vedova che vive in periferia e ciò lo porta a trascurare ogni sorta di precauzione. Inizia da qui il tradimento di Vivien, che d'accordo con il giovane braccio destro del bandito, fugge nottetempo col bottino, dopo aver drogato il vino di Jason. Anche qui mi chiedo il perchè Brendan Cassel, che non ha avuto alcun rimorso a sparare a bruciapelo a uno dei due incolpevi soldati di guardia al bottino, non si liberi definitivamente del suo capo, ben sapendo che lasciarlo in vita può essere una sorta di condanna a morte, comunque i due colombi, in compagnia della piccola Sue, fuggono con un carro, destinazione California. E i nostri? Invitati alla veglia funebre del vecchio capo Piute, si ritroveranno ben presto invischiati nella storia e non meno fastidiosa l'azione del giovane testa calda Nakash, che mal sopporta che le insigne di capo vengano affidate a Tateh e si muove nell'ombra per fare scoccare una scintilla, sobillato da infidi comancheros. Il primo albo, non è male. Brendan, come prevedibile fa una brutta fine cadendo nelle grinfie dell'inferocito rivale, ma ha il tempo di svincolare l'amata che sfugge alla banda e viene accolta dai Piutes, dopo essersi persa nel deserto. Il secondo albo continua a mantenere molto ritmo e verve, ma ho avuto l'impressione che alcuni nodi di trama, l'autore li forza per far quadrare i conti. Tex e pards si ritrovano sempre al posto giusto, ripetitiva la trovata di far entrare nel gioco un vecchio socio di Henger per affrontare gli indiani e impossessarsi di Vivien e il bottino. L'albo è un condensato di sparatorie e lotte con i Piutes, con Tex e brigata che forniscono il loro supporto e rimettono ben presto le cose in ordine. Anche Tateh avrà il suo breve arco di gloria, sconfiggendo facilmente il rivale in un duello atto a consolidare il suo ruolo di capo, anche se il lettore comprende che il supporto della saggia sorella è indispensabile, visto che sembra quasi conduca lei le decisioni più importanti. Ruju d'altronde è sempre abile a tratteggiare profili di donne che si fanno notare nelle sue storie e tutto sommato, anche la controversa Vivien, nel proseguo della narrazione, ha il modo di riscattare il suo operato non del tutto encomiabile nella faccenda. Che dire, la storia mi ha intrattenuto in giorni alquanto tesi e carichi di apprrensione per via del ciclone Harry, anche se alcuni passaggi li ho capiti poco, vedi Kit che a bordo scarpata inseguendo l'infido Nakash evita di sparargli per non farlo precipitare, ma si mantiene a distanza tale che il nemico, che di certo non ha i suoi scrupoli, possa spedirgli al creatore il cavallo e difatti, senza l'intervento di Tiger, Bye bye Piccolo Falco! Concordo parzialmente anche con chi sostiene che senza i nostri la storia avrebbe funzionato lo stesso, ma non è la prima volta che accade negli ultimi anni. Hanger luci e ombre, il suo socio e i comancheros di Fort Harper onestamente evitabili, ma nel complesso storia soddisfacente, seppur lontana da potersi definire di grande spessore. Capitolo disegni: Font ha da sempre diviso le platee e non è certo una novita, tuttavia il suo livello era sempre stato tale da giustificarlo sulla regolare, sebbene il suo stile al limite fosse alquanto lontano dalla classica visione grafica della testata. Tuttavia è brutto ammetterlo, noto dopo questa prova una lieva ma evidente involuzione che ahimè, non vorrei rappresenti l'incipienza di un declino qualitativo dell'artista. La dinamicità è ancora buona, così come la narratività dei disegni, ma le vignette cominciano a essere un po' troppo sfoglie, alcune fattezze abbozzate e tavole un po' tirate via. Pochi tratteggi e un bilanciamento fra bianchi e neri meno valente rispetto al passato. Ancora la prova rientra nei paletti della sufficienza, ma sarà sempre così? Anche i più grandi invecchiano purtroppo. Il mio voto finale è 7
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Ben tornato Juan
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[726/727] Il pistolero vudu
Condor senza meta replied to Sam Stone's topic in Le Storie dal 701 al 800
Grazie pard, effettivamente manca la recensione a quella storia, eppure mi sembrava di averla scritta. L'avevo riletta ma evidentemente mi son scordato di commentarla allora, ma provvederò al più presto. Per tutto il resto, che dire pard, ti ringrazio per le tue gentili parole. Non credo di meritare alcun premio , tuttavia, vuoi la mia passione ormai trentennale per Tex o il fatto che mi trovo molto bene qui sul Forum, è stato un piacere scrivere le mie recensioni. Ho intenzione in primis di finire i commenti dei cartonati, (me ne mancono pochi mi par di ricordare) poi si vedrà. Gli speciali e collaterali sono tanti, ma con calma e tempo permettendo, cercherò di affrontare pure quelli, se non mi bannate prima. P.s. Accanto alla storia "Attacco alla diligenza" vedo la stella che di solito nel Forum contrassegna i post commentati, ma effettivamente nel topic non c'è traccia del mio intervento. Strano, in effetti ero certo di averla riletta la storiellina di Nizzi con Davis, risulta pure che ho votato al sondaggio. O ricordo male o sarà scoppiato allora qualche "tafferuglio" e i commenti sono stati tagliati in toto, in effetti rileggendo uno degli ultimi interventi scritti da Valerio, si può ipotizzare che ci sia stata maretta visto che si fa riferimento a critiche astiose. Beh, poco male, la rileggerò. -
[726/727] Il pistolero vudu
Condor senza meta replied to Sam Stone's topic in Le Storie dal 701 al 800
All’epoca dell’uscita, avevo più volte partecipato al dibattito con i miei commenti, ma mi accorgo che una vera e proprio recensione non l’avevo scritta. Provvedo adesso, a distanza di anni, facendo presente che questo commento ha una certa importanza statistica: al netto di qualche dimenticanza (ma verificherò in questi giorni con più calma), con la recensione di questa controversa prova di Ruju, il sottoscritto ha commentato e recensito tutte le storie della serie regolare! Un record? Un traguardo da celebrare? Una rottura di cabbasisi per i forumisti che si sono visti costretti in questi sette anni a sopportarsi i miei commenti? Giudicate voi. Ma torniamo al topic in questione. Ogni autore nella carriera conosce la sua Waterloo; succede a tutti e purtroppo il buon Pasquale non è sfuggito alla tradizione. Storie sottotono lo sceneggiatore, soprattutto in quel periodo, ne aveva composte alcune, ma questa è davvero una storia sbagliata per una saga come Tex. Cercherò di spiegare, come mio solito, i motivi che mi inducono a bocciare la prova, ma già adesso posso dire che alcune sequenze e trovate sono più adatte a un albo di Dylan Dog o Topolino. Il primo albo tutto sommato si regge in qualche modo, facendo leva su un’idea di soggetto che, se sviluppata meglio, poteva far portare il compito a casa. Una congiura politica ai danni di uno scomodo candidato a sindaco, l’ingaggio di un pericoloso pistolero, alquanto pittoresco, il tentativo della gang di sbarazzarsi pure del killer per non lasciare testimoni e risparmiare il premio pattuito, lo scenario esotico e misterioso della palude infestata da alligatori. Fino a qui l’episodio sembrava filare, ma a breve si spegne del tutto la luce. Già la circostanza che vede Tex e Carson “abbordati” da una bella fanciulla in difficoltà sul battell a centinaia e centinaia di miglia dalla riserva e la promessa di farle da scorta, nel raggiungere lo zio che, guarda caso, è proprio la vittima della congiura, mi puzza di scorciatoia narrativa che fa leva su una bella forzatura per colmare la carenza di un’idea più plausibile per far entrare i nostri nel gioco. Purtroppo non è solo questo l’aspetto fastidioso, ben presto la trama deraglia spingendosi verso sentieri non del tutto consoni in Tex. Il soprannaturale è sempre stato presente nella saga, ma va comunque sempre dosato bene per non tracimare nella banalità. Purtroppo Ruju, forse stressato dal troppo lavoro o non in sintonia con la tematica, si fa prendere eccessivamente la mano con la presenza della vecchia strega Marine. Oltre a fare del tutto ombra a Carillo, che tirando le somme, nel secondo albo perde lo spessore e quell’alone di pericolosità e mistero delle prime sequenze, ma soprattutto è davvero esagerato che la strega possa tranquillamente vagare da corpo a corpo a suo piacimento e addirittura arrivare a possedere pure Carson. Praticamente il potere della strega è quasi illimitato e batte su tutta la linea quello di Mefisto, Yama, Demoni vari e stregoni indiani. Non ci siamo a mio avviso, oltretutto ci si aspetta da un tale prodigio chissà quale vittoria e invece viene banalmente battuta dalla nipote del colonello in pratica. Ancora più indigesta la scena in cui i proiettili di Tex sterzano in corrispondenza del corpo di Carillo, neanche fossero soggetti a chissà quale campo magnetico (una delle scene a mio avviso più basse di tutta la saga al pari di Arymar e il trucco di Usaki). Non me ne voglia il buon Pasquale, che spesso ho difeso e soprattutto gli riconosco una media realizzativa accettabile seppur non eccelsa, ma questa storia è davvero indigesta. Come non citare altresì la stucchevole sequenza da telefilm di vampiri di terza categoria, con Tex che riesce a far “uscire” dal corpo dell’amico fraterno la presenza della strega, così come non mi sono affatto piaciute le due scene aggiunte quasi ad allungare il brodo dell’assalto degli alligatori “telecomandati” o dei pescatori Cayun posseduti che vagano come zombie sotto effetto da Lsd. Mi fermo qui, ovviamente riassumendo il giudizio in insufficiente. Sfortnuato Ramella che si è trovato a dover illustrare due storie poco ispirate di Ruju (quella precedente con Proteus, sebbene non a questi livelli, non eccelleva di certo). Il disegnatore sfodera il suo stile molto dark adatto alla tematica e se la cava tutto sommato bene, ma ho avuto l’impressione che abbia perso interesse e concentrazione col proseguo, difatti noto un piccolo calo di tenuta alla distanza. Mi pare di aver capito che Ramella sia uscito fuori dei radar dalla scuderia di autori texiani e ciò mi dispiace, se confermato. Sebbene non rappresenti il prototipo del mio disegnatore preferito, lo ritengo comunque un autore valido e adattto per il ranger. Il mio voto finale è 4 -
[Romanzi A Fumetti 03] Painted Desert
Condor senza meta replied to Sam Stone's topic in Romanzi a fumetti di Tex
Cartonato letto di recente. La curiosità di vedere Stano all'opera su Tex era tanta e il formato particolare, più adatto a una visione fuori dagli schemi, la stuzzicava oltremodo. Mauro, che di solito è a suo agio nelle sceneggiature più ariose e complesse, dimostra anche in questo caso di sapersi adattare benissimo alla foliazione ridotta e al ritmo più serrato del format. Storia breve, ma intensa con un nugolo di personaggi di tutto rispetto. Oltre al coraggioso sceriffo (che purtroppo spenderà male il suo interessamento per il salvataggio della moglie visto che si ritroverà "cervo a primavera" ) rivediamo all'opera anche l'interessante cacciatore di uomini Silent Foot e tutto sommato la banda dei banditi, sebbene non del tutto memorabile, assolve al suo compito. Fughe, tradimenti, pueblo nascosti e misteriosi, fantasie oniriche e qualche sprazzo di apparente soprannaturale, vengono mescolati molto bene da Borden che ci offre così un "Drink" stuzzicante ed effervescente. Su tutti, Tex e Tiger sono abilissimi a tenere le fila della trama e sul rovente finale, ove accelerano drammaticamente gli eventi, fungono da buoni comprimari a quello che sembra essere un piano arcaico del destino degli antichi, atto a punire i profanatori del tesoro. La moglie dello sceriffo rappresenta la pedina più imprevedibile del lotto, visto che apparentemente sembra essere in combutta con i rapitori, ma poi scopriamo che no, è solo soggiogata dal fascino del capo banda, con cui non esita a unirsi anche carnalmente, sul finale mostra pure un fitto pelo sul cuore che la porta a sparare al prossimo senza remore pur di salvarsi. Figura un tantino troppo controversa, a cui Borden fa fare una fine non eroica ma che in qualche modo richiama quella sorta di "destino punitore" per chi nel pueblo degli antichi entrava con fini non positivi. Episodio che, sebbene non sia il sottoscritto un grande fan di questo formato, mi è tutto sommato piaciuto. I disegni di Stano sono all'altezza del suo stile e fama. Mi ha molto convinto la sua prova e, non perdendo le caretteristiche pecuniari del suo stile personale, l'artista ha dato una bella rappresentazione dell'universo western contraddistinto da paesaggi polverosi e desertici, puebli antichi incastonati fra le rocce e grinze di tutto rispetto per i suoi personaggi. Anche la colorazione, che in principio mi aveva un po' disturbato, nel complesso è azzeccata per dare quel tocco in più alla particolare trama. Buona la sua visione di Tex, accettabile quella di Tiger, ho trovato solo poco piacevoli i lineamenti della moglie dello sceriffo, ma questo giudizio è figlio del gusto, non certo un presunto errore. Stano promosso a sua volta e peccato non ci sia stato più un suo seguito sulla testata, un texone illustrato da lui sarebbe stato davvero invitante. Il mio voto finale è 7 -
[724/725] Il monaco guerriero
Condor senza meta replied to natural killer's topic in Le Storie dal 701 al 800
Non so come mai non commentai in diretta questo breve episodio. Magari non mi aveva per nulla preso o il tempo non me lo permise, tuttavia, adesso che sto per ultimare il quadro delle recensioni della serie regolare, mi accingo a colmare quella mancanza di allora. Non è un mistero che la storia era destinata a una pubblicazione collaterale e finì sulla regolare solo per esigenze redazionali. Rappresenta così un doppio debutto, cosa molto inconsueta per Tex. Rileggendo a distanza di un lustro l’episodio, le impressioni contrastanti di allora sono state confermate. Zamberletti opta per un soggetto molto semplice e poco originale, con intenzione di arricchirlo con la presenza di Lai Chen, un atipico monaco cinese che padroneggia la nobile arte del karate e giunto in America, non si sa per quale motivo, si ritrova ingiustamente accusato dell’omicidio di un ingegnere ferroviario della compagnia di cui presta servizio. O meglio dire fa lo schiavo, visto le condizioni in cui versano lui e i suoi connazionali. Purtroppo lo sceneggiatore non sfrutta a pieno il personaggio e si impelaga in una trama più consueta, molto lineare e con parecchia azione. Concordo con i giudizi di chi prima di me, ha apprezzato la caratterizzazione di Tex e Carson, d’altronde l’idea di farli agire per grande parte dell’episodio su due piste parallele, non è male e permette di mostrarci un vecchio cammello in pieno spolvero. Tuttavia la storia è comunque prevedibile e alquanto piatta. Le eccessive scene di sparatorie annoiano un po’ e tirando le somme, il tutto suona come un’occasione mancata. Poco incisivi pure i villain, ma è tutto il parco personaggi ad apparire monodimensionale, una maggiore attenzione alla caratterizzazione era dovuta, ma il tutto appare appena abbozzato. Sceneggiatura pure a tratti frammentata e con tempi dell’azione un po’ dilatati. Un debutto non da buttare, ma nemmeno cosi tanto soddisfacente. Zamberletti l’ho preferito decisamente in un recente bis, qui tenta il compitino ma rimane poco al di sotto della sufficienza a mio giudizio. Candida paga il peso del debutto e mi ha convinto poco. Se nei primi piani si difende, imitando molto Villa e Ticci, perde parecchio nei campi lunghi e nel dinamismo. Tex cambia troppe volte lineamenti e appare sempre troppo corrucciato, Carson decisamente più azzeccato. Molta approssimazione nelle proporzioni anatomiche dei personaggi e scarso bilanciamento dei neri, con tavole in cui il bianco è troppo esagerato e alcune vignette senza sfondo o a mal appena abbozzato, appaiono troppo scarne e povere. A mio avviso livello non da regolare, sebbene i margini di miglioramento ci possono essere. Il mio voto finale è 5 -
[279/281] Il Ritorno Del Carnicero
Condor senza meta replied to ymalpas's topic in Le Storie dal 201 al 300
Seppur non in ordine di pubblicazione, "Il ritorno del Carnicero" rappresenta il debutto di Nizzi sulla saga. Chiamato da Sergio Bonelli ad affiancare il padre, giunto ormai al tramonto della carriera, l'autore di Fiumalbo entra in punta di piedi, recuperando nel suo primo soggetto un personaggio minore ma ben riuscito come Paul Balder (apparso non tanti numeri prima a dire il vero) e montando una storia di vendetta, sempre utile alla causa quando si tratta di avventure seriali. Nizzi nella sua opera texiana attingerà a piene mani a personaggi minori già apparsi precedentemente sulla saga, con esiti altalenanti, soprattutto nella seconda fase della sua carriera, ma questo è un discorso già affrontato in altre sedi, quindi mi astengo di tirarlo in ballo anche in questo commento specifico. Il Carnicero che appare in questo sequel ha perso quasi del tutto il suo interesse territoriale e concentra tutte le energie per ottenere vendetta contro i quattro pards, artefici della sua precedente sconfitta. Un po' tirata per i capelli la sequenza che ci mostra il suo salvataggio tra le fiamme, dopo il colpo di pistola che doveva, nelle intenzioni del villain, porre fine alla sua esistenza. Da volersi suicidare tra le fiamme e l'istinto di sopravvivenza con la "provvidenziale" botola delle cantine (pensarci prima no?) il passo è un po' forzato a mia opinione, tuttavia recuperare personaggi "già morti" agli occhi del lettore rappresenta sempre un salto mortale triplo. La trama segue un leitmotiv che spesso assisteremo con Nizzi: un villain che ordisce un piano per eliminare i ranger, la trappola che scatta poco per volta tra i pards e Tex che col rotto della cuffia sfugge per ultimo alla cattura e sistema le cose, aiutato pure da una buona dose di fortuna. Nello specifico, l'albergatore che nota l'anello di Zelda e mette una pulce nell'orecchio a Tex, permettendogli il "giochetto" del finto svenimento per farsi condurre nel fortino di Balder, che diviene fondamentale nell'economia degli eventi. Assistiamo pure alla trappola nella taverna, scena che verrà più volte riproposta in seguito nelle sue storie, ma qui i nostri non ci fanno una granchè di figura visto come vengono gabbati dalla coppia di locandieri. A dire il vero pure Kit e Tiger cadono nell'incipit in una trappola elementare, ma evidentemente all'autore premeva toglierli subito dai riflettori per non gestire il quartetto al completo. Non è un mistero di quanto Nizzi non amasse la "formazione tipo", difatti sarà l'autore che più che altri proporrà la sola coppia Tex-Carson con alterne fortune. L'episodio scorre e intrattiene, il ritmo è buono, Tex occupa una buona centralità e maggior corrispondenza agli stilemi rispetto a quello nolittiano e i dialoghi sono efficaci e rimandano vagamente al "gergo" bonelliano. Tuttavia, sebbene sia molto legato al primo Nizzi, una lettura più matura mostra due grossi errori da matita rossa che non posso esimermi da evidenziare. In primis, come già fatto osservare da altri utenti prima, stona tutta la manfrina della locanda. Se Tex si è accorto che l'intenzione dei banditi in fuga è quella di fingere di cancellare le tracce per poi farsi comunque seguire, non ha più senso credere alla balla rifilata dalla donna. Solo un ingenuo può caderci e purtroppo i nostri si fanno bidonare e cosa peggiore i due locandieri la faranno franca. Piuttosto improbabile pure che gli avversari non si accorgano, calandolo dalla finestra come un salame, che Tex stia solo fingendo che sia svenuto, ma non è tanto questo a farmi storcere il muso, bensì l'illogica convinzione del Carnicero che le sue guardie si siano sparate fra loro (perche?) dopo che addirittura uno dei suoi uomini ha ammesso che il nemico ha fatto irruzione nella villa. Più rileggo la sequenza e più mi accorgo che è un buco logico macroscopico che andava corretto in fase di editing, ma così purtroppo non è stato. L'epilogo sembra seguire quello della storia originaria, ma Nizzi lo arricchisce con una caduta rovinosa di Balder del tetto e il tonfo sordo sul selciato, decreta la fine definitiva del Carnicero. Tirando le somme: storia leggibile, ma segnata da alcune forzature che mi inducono ad abbassare il voto finale. Fusco rimane sempre solido e inossidabile e il suo tratto familiare accompagna il lettore in ogni vignetta e sequenza. Un lettore di Tex non può far a meno di rendere grazie all'immensa opera di questo splendido artista, che con personalità e cifra stilistica riconoscibilissima (e difficilmente imitabile) ha lasciato un segno indelebile nell'immaginario dei fans. Il mio voto finale è 6 -
[245/247] Il Figlio Di Cochise
Condor senza meta replied to Pedro Galindez's topic in Le Storie dal 201 al 300
Ulteriore storia che è l’emblema dell’opera bonelliana nel terzo centinaio. “Il figlio di Cochise” aveva tutte le carte in regola per divenire un’ottima storia: un soggetto non originalissimo ma sempre alquanto valido, ovvero la guerra fra compagnie ferroviarie per aggiudicarsi l’appalto di un grosso tratto ferrato per la California, la presenza di un alleato di spicco, Tazhay il figlio dell’amico fraterno Cochise, e un villain disposto a tutto pur di ostacolare la compagnia rivale, con sabotaggi, mascherati da incursioni di bandidos messicani. Purtroppo Bonelli non riesce stavolta a cucinare al meglio la sua pietanza, dopo aver messo ottimamente in pentola degli ingredienti prelibati e l’esito finale si mostra alquanto sciapo. Il soggetto viene via via sciupato, riducendo l’episodio a scene molto dilatate di lotta e sparatorie. Anche la risoluzione della congiura avviene molto semplicemente e celermente nel finale. Ma soprattutto ciò che ha reso quasi esasperante la mia lettura è la lentezza ed eccessiva verbosità della sequenza centrale; ammetto che mi ha indotto a sbadigliare parecchio ed è divenuto non facile proseguire fino alla fine. Ormai il Bonelli di inizio anni ottanta aveva quasi del tutto perso quella verve di scrittura, che è stato il marchio di fabbrica nella testata e lo ha reso un autore quasi impareggiabile nel panorama fumettistico italiano. Qualche guizzo, qualche buona storia, ma molti sbadigli ed errori che hanno segnato le storie del centinaio 200, il tutto aggravato pure dall’opera del figlio che nell’intento di dare una mano, ha fornito prove molto controverse per l’universo texiano. I disegni furono affidati a Nicolò, ma stavolta l’artista fiorentino l’ho trovato meno pulito e preciso del solito. Non sono al corrente, ma desumo che forse le sue condizioni fisiche cominciassero a peggiorare e ciò incise nell’economia della sua prova. Oltretutto è ben evidente che gran parte dell’ultimo albo è stato portato a termine da una mano esterna non accreditata, che a primo impatto mi sembra quella di Gamba e ciò può pur essere plausibile visto che lo stesso disegnatore, già da tempo, aiutava alle matite Nicolò, ma a tratti sembra esserci pure vignette in cui lo stile è diverso (Monti?). Magari qualche forumista più informato di me, potrà chiarire questo mio dubbio. Il mio voto finale è 5 -
[Speciale Tex Willer N. 11] Reynolds Gang
Condor senza meta replied to Sam Stone's topic in Le storie inedite
Lo Speciale Tex Willer è il contenitore su cui gli autori hanno più libertà e di conseguenza maggior possibilità di sperimentazione. In tale scenario, narratori come Borden vengono invitati a nozze e non è casuale che dalla sua penna siano uscite finora storie molto variegate e originali, dai Fantasmi di Natale all'esordio, ai due team up con Zagor, per non tacere dell'albo "in solitaria" di Mefisto o quello dedicato a Jesse James. Per l'occasione ad agire sarà Carson senza gli altri pards, ma ben presto ci si accorge che non sarà il "giovane cammello" il protagonista e in un certo senso nemmeno l'ammaliante Kate Warne che lo affianca (ormai divenuta una bella pardessa occasionale con Mauro ). L'episodio è incentrato sulla storica banda dei fratelli Reynold e rimarca fra fatti storici e fantasia (miscuglio sempre caro a Mauro) le loro gesta criminali, per uno scopo patriottico quale il supporto alla causa del Sud in guerra. John Reynold è un personaggio che fin da subito risalta e si fa notare, difatti riesce pure a stregare Kate, che anche se non vuole ammetterlo, s'invaghisce di lui, sebbene si trovi dall'altro lato della barricata. Purtroppo in tempi di guerra odio e violenza coprono qualsiasi virtù ed ideale, infatti assistiamo a una disgustosa condotta delle giacche Blu, che fucilano a bruciapelo i superstiti della banda, dopo averli fatti arrendere e legare a un albero. Scene crude che colpiscono, vedi la tezza mozzata di Owen esposta come un trofeo dal minatore vigilantes, che presumibilmente prendono spunto da fatti storici e ci mostrano ulteriolmente il clima malsano e infido della guerra civile. Kate Warne mi è molto piaciuata in questa apparizione: una professionista che conosce il proprio dovere ma non è insensibile ai sentimenti. Fino alla fine spera che il sopravvissuto sia il suo John, anche se la serie di omicidi perpretati ai danni di coloro che hanno decretato la fine della sua banda, non la convincono, poichè un galantuomo del sud come lui non si macchierebbe mai le mani così. Il lettore sa già che in realtà è il fratello ad averla fatta franca e presumibilmente a intrapendere la vendetta e cercare di recuperare parte di bottino. Serrato l'epilogo che chiude bene una trama complessa ma piacevole. Unico neo, a mio avviso, la scarsa centralità di Carson e soprattutto la scelta ardita di Borden di narrarci parecchi eventi fuori campo. Capisco che la foliazione non eccessiva lo abbia costretto a questo stratagemma per barcamenarsi nell'eccessivi eventi da sbolognare, ma a tratti, ciò ha reso ai miei occhi la narrazione una sorta di cronaca più che un'avventura in diretta. Ma la trama è comunque avvincente e mi ha ricordato per tematica e ambientazione storica, il Texone di Dotti. Atzori ha uno stile particolare; lineare e abbastanza pulito, con pochi fronzoli e molti neri. Rispetto a precedenti prove l'ho trovato più sul pezzo, ma reputo debba ancora un po' lavorare sulla pesantezza del tratto nell'inchiostrazione, soprattutto nei primi piani dei personaggi. Stile molto conforme ma che ha ampi margini di miglioramento e soprattutto di "personalizzazione". Ho sempre ripetuto che a mio avviso, in un fumettista è molto importante che la sua cifra stilistica sia di immediata riconoscibilità e con Atzori ciò ancora non mi sovviene. Tuttavia il comparto grafico della sua prova è valido e adatto. Il mio voto finale è 7 -
[242/245] Il Segno Di Cruzado
Condor senza meta replied to Pedro Galindez's topic in Le Storie dal 201 al 300
Bisogna pur farsi coraggio e affrontare il giudizio di quelle storie che ti sono indigeste più di una peperonata condita con la panna. Non è un caso se ho lasciato per ultime le storie di questo centinaio, ma essendo ormai giunto in prossimità del traguardo, mi ritrovo costretto a recensire pure queste. Fortunatamente rispetto ad altri pards meno giovani di me, non ho assistito in diretta alla pubblicazione di questo "scempio" texiano e meno male mi viene da pensare, visto che reputo molto probabile che anch'io avrei mollato all'istante l'acquisto della saga, dopo anni d'oro gestiti alla grande da Gian Luigi Bonelli. Eviterò di riscrivere la sempre valida tesi che Nolitta era un grande sceneggiatore ma su Tex praticamente inadatto, visto che lo ripeto da anni e di certo ormai lo sapete come la penso, ma al cospetto di storie simili, come non dirlo? Di solito ho optato per un furbesco sei politico di valutazione che mi evita di scindere il valore della storia con la consueta mancanza di texianità, ma stavolta non mi sento di usare questo utile stratagemma. La storia è semplicemente sbagliata, senza se e senza ma. Magari se non si trattasse di Tex l'episodio western potrebbe pure funzionare, al netto della noia che alcune sequenze tirate all'eccesso provoca, ma Sergio non scrisse per Zagor o Tutto West questa sceneggiatura, di conseguenza non credo possa essere un'attenuante questa considerazione. Mi viene il dubbio che l'autore fosse ubriaco o parzialmente consapevole di "sporcare" la caratterizzazione dei personaggi paterni con una trama simile. E dire che la redazione gli cassò quell'assurda sequenza in cui Tex scazzotta Carson e il figlio Kit lo bullizza come un vecchio rincoglionito, senza quella presa di posizione (con tanto di copertina già disegnata da Galep) il botto sarebbe stato ancor più rumoroso. Quale altra spiegazione si può trovare dopo la lettura? (Ammetto come tanti altri che non la rileggevo da tempo immemore e mi sono forzato di rifarlo stavolta per scrivere il commento, ma gli albi torneranno ad accumulare polvere sullo scaffale) Troppo severo nei giudizi? Può darsi, ma mi accodo alla corrente di pensiero che definisce "Il Segno di Cruzado" una delle storie peggiori mai apparse sulla collana e fortuna che da lì a poco sarebbe giunto Nizzi a sostenere la baracca dopo il lento allontanamento di Bonelli in cabina di regia, poichè Sergio con robe simili non sarebbe riuscito a traghettare il glorioso logo ai giorni nostri. Ho definito sbagliata la storia e ora cerco di spiegare il perchè la penso così, anche se rischio di irritare coloro a cui Nolitta piace. In primis, Cruzado non è di certo chissà quale villain e stupisce che Tex non riesca fin da subito a tenere a bada un ragazzotto con le pigne nel cervello, tipico personaggio di cui la saga è strapiena. Particolare e divertente la scena della Chicken Race, con tanto di pollo in faccia all'avversario ma la storia praticamente sarebbe dovuta finire li. Invece Tex si dimostra un vero "prendigalline" (un termine poco gratificante che si usa dalle mie parti per definire gli idioti ) difatti non solo lascia che un gruppo di Navajos lascino la riserva per seguire quello screanzato dalla cicatrice in fronte, ma se ne disinteressa bellamente, riferendo al figlio che la loro "bravata" sarebbe durata giusto il tempo di accorgersi di avere fatto un errore. Una bravata che invece porterà incursioni e sangue innocente di coloni e quando ormai il latte è stato versato, il nostro Aquila della Notte capisce che è giunto il momento di intervenire. Prima no, eh? Intervenire è comunque una parola grossa, visto che Tex non combina nulla durante tutto l'episodio, anzi si conferma un "prendigalline" sbagliando tutto e di più, con errori di valutazione che davvero non gli appartengono e un amante dei suoi albi non accetta. Si fa prendere a pistolettate in un villaggio, non ha il minimo prestigio sui militari e si deve fare avanti con la forza, rischia di cadere in un tranello banalmente dinanzi agli uomini di Cruzado, quando anche un bambino si sarebbe accorto del trucco. Addirittura in una scena non dà nemmeno sepoltura ad alcuni indiani caduti sotto il suo piombo. Proprio un Tex irriconoscibile, che gronda sudore e indecisione pure dinanzi a un suo Navajo che gli chiede il colpo di grazia, dopo la tortura sottopostagli per averlo difeso agli occhi di Cruzado. Tutto sommato, fra la grande incredulità, il lettore arriva alla sequenza in cui il giovane Paiute viene assicurato alle giacche azzurre, grazie però solo alla ribellione dei navajos accorsi nelle sue fila, mica a Tex. Da qui inizia una sequenza lentissima e soporifera che Nolitta avrebbe potuto benissimo evitare, ma che mostra quanto proprio questa storia voleva propinarcela per rovinarci l'appetito. Con l'intervento dei cacciatori di scalpi, Tex si vede a uno a uno sopprimere tutti i Navajos che si era premurato a recuperare e sarà il solo superstite indiano a vendicarsi del capo dei banditi, mentre Aquila della Notte (fonda!) e Tiger si vedono tolte le castagne dal fuoco dall'arrivo dei due Kit, che nell'assenza apprendiamo si sono fatti mettere in punizione come due scolaretti da un ufficiale borioso. Che dire davvero una boiata di storia che il limite della pubblicabilità, lo superò abbondantemente. Altro che sei politico, stavolta il voto sarà perentorio come poche volte mi è capitato in questi anni di recensioni. Galep ormai da tempo giunto nella sua fase involutiva, mantiene la maestria assoluta nei paesaggi (vedi le splendide sequenze notturne sotto la neve o i suoi villaggi fantasma) e nel dinamismo dei cavalli, ma perde parecchio nella resa facciale dei nostri, sia in termine di proporzioni e espressività, tuttavia l'esito finale è ancora molto più che dignitoso e di certo i suoi disegni non sono la causa della netta bocciatura. Il mio voto finale è 3 -
[241/242] Ore Disperate
Condor senza meta replied to Pedro Galindez's topic in Le Storie dal 201 al 300
Scopro solo dopo aver letto l’episodio che il soggetto è di Borden, ma deduco dalle sue parole che Gian Luigi Bonelli lo interpretò molto liberamente, cambiandone nel complesso lo spunto. La storia parte davvero bene: un assalto alla diligenza, l’intervento dei nostri e la sfortunata circostanza che porta al patibolo il ranger che aveva convocato Tex e Carson, per le indagini in merito a una vecchia rapina con sangue. Fa effetto vedere i quattro Vigilantes all’azione, con tanto di saio nero e cappuccio da KKK, e col proseguo dell’episodio vediamo che chi si nasconde sotto quel tetro travestimento coincide con la banda rea della famigerata rapina. Purtroppo l’episodio perde ben presto quota. Bonelli semplifica parecchio le indagini dei nostri e perde ritmo, dilatando troppo alcune sequenze e rendendo verbosi alcuni dialoghi. L’idea dei quattro evasi, assoldati per eliminare i ranger non è male, ma in fin dei conti i banditi si rivelano delle scartine, così come anche i quattro cavalieri neri finiscono con l’incidere poco, a esclusione di Pat Blummer. Il finale non rende giustizia all’incipit e allo spunto di soggetto e ci mostra quanto ormai il grande Bonelli volgesse al tramonto. I disegni di Fusco sono ottimi. Stile caldo ed espressivo, belle trovate grafiche e dinamismo da urlo. Grazie proprio alla sua opera abbuono un voto in più alla storia. Il mio voto finale è 7 -
[239/240] Ombre Del Passato
Condor senza meta replied to Pedro Galindez's topic in Le Storie dal 201 al 300
Condivido solo in parte il tuo concetto. Con la proliferazione esagerata delle uscite degli ultimissimi anni, hai perfettamente ragione, l'unico aspetto che si può considerare è se il disegnatore ha i rudimenti minimi per il west per riempire le numerose uscite, ma fino a una decina di anni fa la selezione si poteva fare e in alcuni casi ha funzionato, a mio avviso. Per anni, anche sotto la cura di Borden, disegnatori come Villa, Civitelli, Ticci, Monti, Ortiz, Font e tanti altri sono stati gestiti egregiamente. Oggi hai ragione tu, è praticamente impossibile farlo. -
[239/240] Ombre Del Passato
Condor senza meta replied to Pedro Galindez's topic in Le Storie dal 201 al 300
Infatti Diablo, non dico che non sapesse a chi fossero affidate le sue storie, difatti gli esempi sui "ritorni" che tu fai ne sono una prova, più che altro intendevo dire nel mio commento che c'era meno attenzione agli abbinamenti (dovuta pure a un parco disegnatori molto ristretto sebbene alquanto velocisti). La storia dei vichinghi, da profano, l'avrei benissima affidata a Ticci o Fusco visto la particolare ambientazione paesaggistica e Letteri poteva benissimo illustrare di par suo l'episodio del figlio di Cochise più nelle sue corde, rispetto a un Nicolò in evidente difficoltà. Tuttavia sono considerazioni che lasciano un po' il tempo che trovano, una sorta di pour parler forumistico. Da ragazzino le apprezzavo anch'io, oggi molto meno visto che spesso la sospensione dell'incredulità si spinge così tanto avanti da renderle quasi puerili. Tuttavia è un discorso soggettivo, estendibile pure agli episodi magici che spaccano la platea come abbiamo visto nel recente passato. L'unica cosa certa è che queste escursioni nel fantastico sconfinato di Bonelli, hanno pure inciso al successo della saga, per quanto possono piacermi o meno -
[239/240] Ombre Del Passato
Condor senza meta replied to Pedro Galindez's topic in Le Storie dal 201 al 300
Dopo aver assistito a feudi medioevali, colonie di russi in Alaska, popoli indigeni primitivi, Tuareg nei deserti americani e addirittura dinosauri, il filone fantasy della saga creata da Bonelli si arricchisce con un villaggio di Vichinghi, stabilitasi da tempo immemore in una dispersa isola nel gelido alto Canada, quasi del tutto isolati dal mondo esterno e soprattutto ignari del progresso umano e scientifico avvenuto nei secoli di volontario isolamento. Piccola considerazione personale: in una serie così lunga e longeva è fondamentale mischiare di tanto e tanto le carte e i generi per poter stupire il lettore e non annoiarlo con le solite trame e cliché, e su questo Gian Luigi Bonelli fu davvero molto bravo e fantasioso con le sue trovate di soggetto, tuttavia, al sottoscritto, queste storie non sono mai più di tanto piaciute, visto che sebbene la sospensione d'incredulità è fondamentale su un fumetto o opera narrativa in genere, quando si supera il livello si rischia di apparire alquanto banali e forzati. Da ragazzino episodi simili mi intrattenevano, ma adesso agli occhi di lettore più navigato, noto che sono invecchiati molto male. Davvero poco plausibile che svariati secoli dopo, una colonia di navigatori del nord Europa, giunti per caso sulle coste gelide del Canada, non sono mai del tutto entrati in contatto col mondo che li circonda (esempio estendibile a tutti i soggetti simili, anche alla precedente Città dell'oro), qui addirittura i "Figli di Odino" sconoscono del tutto le armi da fuoco e sembrano essere usciti più da una fiaba per bambini che da un albo avventuroso. Inoltre rispetto a precedenti soggetti simili, stavolta Bonelli, in evidente calo realizzativo, non riesce a creare sottotrame avvincenti che arricchiscano la vicenda e a ben vedere, in fin dei conti, si riassume tutto in un iter consolidato di avvenimenti: Tex riceve l'incarico di dipanare la vicenda (stavolta da Jim Brandon che sappiamo essere stato promosso a Colonnello), giunge in Canada, và li suona a tutti, senza eccessivi patemi (addirittura permettendosi il lusso di sparare per non uccidere, quindi ciò denota che i Vichinghi sono pericolosi quanto dei bambinoni in armatura) e se ne torna mettendo tutti d'accordo, con un finale lieto e bonario alla tarallucci e vino. Pure l'espediente dello scienziato e la figlia presi in ostaggio dai Vichinghi, suona di visto e rivisto e almeno questa volta non viene per nulla sfruttato a dovere e i due personaggi fungono solo di contorno. Troppo poco per potermi convincere che questa escursione nel fantasioso universo di mondi paralleli nella saga di Tex possa essere sufficiente, anche il ritmo è più lento e compassato e la trama piatta e telefonata. Episodio a mio parere appena mediocre. Curioso che una trama simile sia stata assegnata a Letteri (Fusco o Ticci erano più indicati per le loro caratteristiche). Il disegnatore romano fatica e non poco col suo tratto a rendere al meglio le foreste gelide canadesi e anche i suoi vichinghi (ben realizzati ma troppo puliti nel segno) sembrano essere usciti fuori da una trama di Asterix, con faccione simpatiche e poco incisive nel ruolo di antagonisti. Nel compenso davvero bella la rappresentazione della figlia dello studioso, quindi non stupisce che il capo colonia voleva sposarla e renderla regina. Tutto sommato Letteri, che in quegli anni era a un livello strepitoso della sua carriera, si difende, ma rimango dell'idea che sono ben altre le trame a lui congeniali e di fatto assegnargli una sceneggiatura simile fu un occasione mancata. Tuttavia erano tempi diversi e di sicuro in redazione tutti questi calcoli non se li facevano, di conseguenza presumo che l'assegnazione delle storie avvenisse più per disponibilità degli autori e tempi di realizzazione e non certo per affinità di genere delle loro caratteristiche. Il mio voto finale è 5 -
[Color Tex N. 28] Cassie la strega e altre storie
Condor senza meta replied to Sam Stone's topic in Color Tex
Certamente pard. Stavo ovviamente scherzando. -
[Color Tex N. 28] Cassie la strega e altre storie
Condor senza meta replied to Sam Stone's topic in Color Tex
Durante la conferenza su Tex a Etnacomics, ricordo che Borden scherzò affettuosamente dicendo ad Algozzino che lo intervistava: "Alla Bonelli siamo ridotti ormai davvero male, visto che ho chiesto a te di disegnare Tex!" Non mi dire che sotto la battuta scherzosa di Mauro, c'era un briciolo di verità. -
[236/239] Contro Tutti
Condor senza meta replied to Pedro Galindez's topic in Le Storie dal 201 al 300
Apprestarsi alla lettura di una nuova storia di Nolitta su Tex non è mai semplice. Appena leggi il pseudonimo di Sergio Bonelli sul tamburino, non sai mai a cosa puoi andare incontro e di fatto posso immaginare il disorientamento dei lettori classici negli anni che vanno dai fine '70 e inizio '80, contraddistinti dalla sua opera di affiancamento al padre, sulla serie ammiraglia. "Contro tutti" è una trama tipicamente texiana (cosa non affatto scontata con Nolitta visto alcuni precedenti che col canone della serie avevano poco a cui spartire, vedi Sasquatch), dal sapore classico e crepuscolare. Per una volta l'autore sembra voler virare verso un soggetto più convenzionale e per l'occasione ci ripropone il suo ranger in solitaria, a lui molto caro. Giunto a Elk City sotto falso nome per indagare sulla morte di un suo sfortunato collega, Tex dovrà rimboccarsi le maniche e affrontare il clima di ostilità dei paesani nei suoi confronti. Deciso e non disposto a farsi mettere i piedi in faccia, riesce dapprima a sventare i sistematici piani criminosi di una banda di rapinatori d'argento al capo di una coppia di rancheri che celavano i crimini dietro un allevamento di facciata, dopo essersi fatto assumere come guardia ai trasporti dei preziosi carichi e scoperchiato il tradimento del simpatico conducente. Nolitta desidera dare un tocco di melodramma alla fine del "tenente" che si è beccato una bella dose di piombo di Tex dopo l'agguato, ma a dire il vero non è che abbia poi tanto capito l'eccessiva compassione mostrata dal nostro dopo che proprio il conducente aveva provato a sotterrarlo a tradimento, e ci sarebbe riuscito senza che l'avversario sospettasse nulla, se solo avesse avuto più precisione nella mira. Sconfitti i due fratelli Rigbi, il nostro riceve la soffiata di una attempata ballerina di saloon, che ha convissuto col povero ranger ucciso e da qui comincia la seconda parte del lungo episodio, in cui Aquila della Notte deve venire a capo di un losco traffico di whisky ai danni degli indiani. Fra colpi di scena, doppi giochi, e piombo il nostro eroe sconfigge la banda e pure i caporioni in guanti bianchi che muovono le fila ma non riesce a salvare la povere ballerina, uccisa per colpa di una vecchia foto compromettente, che induce un componente della banda a sacrificarla per farsi spifferare notizie su Tex e la sua copertura nell'indagine. Tutto sommato stavolta la lettura è piacevole e a tratti Nolitta sembra evitare alcuni situazioni che cozzano con i canoni del personaggio paterno, anzi riuscendo pure a creare un'atmosfera crepuscolare che sta perfettamente come sfondo per gli eventi narrati. Tuttavia sul finale alcune scelte narrative mi fanno storcere il muso: nell'arco di poche pagine il ranger si becca ben due botte in testa dai banditi che in fondo non sono questo granchè (e pure un autentico pestaggio!), non riesce a impedire che venga ucciso a sangue freddo un mercante, assistendo a un inutile omicidio sotto ai suoi occhi. Anche nella scena clou finale, senza il ravvedimento (forzato!) dell'indiano della banda si farebbe fregare bellamente da uno dei damerini a capo dell'organizzazione, mentre soccorre lo sceriffo ferito. Tutte sequenze che spostano la lancetta versa quella nolittite che trovo indigesta su Tex. Anche alcune scene sono portate all'eccesso per far crescere la tensione narrative, ma rischiano solo di apparire artefatte e stucchevoli, come è un marchio di fabbrica di Sergio quello di proporci personaggi che spiazzano il lettore, vedi lo sceriffo che sembrerebbe un traditore e poi invece e solo sotto copertura. Che dire poi delle sospette moine fra Tex e la bella texana che ovviamente stimolano la gelosia di uno dei banditi? Dubito che se l'avesse proposto un altro autore un atteggiamento simile sarebbe passato al taglio redazionale. Il tutto è impreziosito dalla consueta pulizia e perizia grafica di Nicolò, giunto ahinoi negli ultimi anni di vita, ma sempre impeccabile ed elegante nella sua rappresentazione western, contraddistinta dalla celebre linea chiara a lui congegnale. Il mio voto finale è 7 -
Con la freddezza tipica dei social network e algoritmi vari, Facebook oggi ricorda che è l'anniversario della nascita del grande Gianfranco Manfredi. Con un briciolo di emozione, rievoco quando in passato in concomitanza del suo compleanno, approfittavo per mandargli il mio messaggino d'auguri e mi va di farlo pure adesso, ovunque si trovi. Buon compleanno Gianfranco, ci manchi! P.s. Spulciando tra la sezione ricordi di Facebook, mi è apparso pure il disegnino che feci per l'occorrenza svariati anni fa; sicuramente gli fece piacere, ma conoscendo il suo spirito critico, magari gli piacque poco, tuttavia mi va di condividerlo con voi.