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TWF - Tex Willer Forum

F80T

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Everything posted by F80T

  1. Cosa funziona di questa storia? 1) la sequenza della "esecuzione", con cui prende l'avvio l'albo; 2) la scena finale, con la nemesi del colonnello; 3) uno sviluppo della vicenda solido. Consa non mi è piaciuto? 1) troppe, decisamente, le bistecche e le patatine; i nostri eroi sembrano, a volte, una compagnia di beoni; 2) i colpi di fortuna (per esempio Ethan che va a sedersi per caso proprio accanto ai due rangers), via troppo comoda per far scorrere la vicenda; 3) Tex e Carson che "respingono" i proiettili, più o meno come il pistolero voodoo: come è possibile che non li colpiti presi, almeno di striscio, mentre si trovavano allo scoperto sulla barca? Tutto sommato, però, è un albo che si legge con piacere, anche per la qualità dei disegni. Una critica, però, a Casertano per le chine tropo marcate. Infine, una notazione off topic. Ho letto la storia da qualche giorno e, come al solito, avevo l'intenzione di recensirla. Però, sono stato trattenuto dal leggero fastidio che mi provoca l'eccesso di polemica che sta segnando il forum in questi giorni. In questo topic, destinato a parlare di una storia tutto sommato normale di Tex, si è di nuovo riattizzato lo scontro tra ghibellini nizziani e guelfi antinizziani. Per non parlare delle pagine e pagine di commenti, interessanti sulle prime, poi sempre più ripetitivi, sulle modifiche all'incontro tra Mefisto e Padma. Infine, anche sui romanzi di Letizia si è scatenata una baruffa abbastanza inspiegabile. Certo, da un forum che tratta con serietà di cose futili mi aspetto confronto e anche qualche lite. Ma il rischio è che, tra queste dispute che si avvitano su loro stesse, un utente distratto come me finisca per perdersi qualcuna delle molte cose interessanti che vengono scritte.
  2. A parte le precedenti brevi osservazioni, a fronte di questa lunga discussione, partita addirittura in un altro topic, vorrei esprime in maniera più organica la mia opinione. Solo che ormai gli interventi sono tantissimi e il tema centrale si è perso in mille rivoli, per cui bisognerebbe avere la puntigliosità di Diablero per riuscire a toccare tutti i punti interessanti. Mi limito, allora, a qualche spot. 1) A parte il primo cartonato, mi pare che nessuna storia di Tex si ponga in un universo parallelo: l'universo di Tex è uno solo, e in esso si collocano tutte le storie raccontate, sebbene questo ponga grossi problemi di coerenza cronologica e - a volte - anche geografica; quindi, le avventure che leggo in Tex Willer, quelle presenti sui Color e sui Texoni, sono state vissute dal medesimo eroe che agisce sul n. 745 della serie regolare. 2) Alcune storie, però, vanno intese come fuori dal canone, perché altrimenti le alterazioni nella coerenza dell'universo di Tex sarebbero troppo accentuate: penso alle storie ambientate nella prima Guerra Civile, ma anche a Ritorno a Culver City. 3) Sceneggiando l'ultima sfida tra Tex e Mefisto, Boselli è andato sicuramente ad alterare retrospettivamente il passato della saga. Però, per quanto ciò abbia scatenato decine e decine di post, a me la cosa lascia piuttosto indifferente. Sarà che Mefisto è un personaggio che non mi piace, ma il suo salvataggio ad opera di Padma mi sembra un elemento di discutibile rilevanza per l'universo di Tex. Non abbiamo mica appreso che Tex aveva già avuto un flirt con Lilith prima di essere salvato da lei quand'era già attaccato al palo della morte! 4) Boselli sta facendo delle ret-con? Ora, a parte le questioni linguistiche, a me sembra indubitabile - e l'ho scritto più volte - che Boselli stia riscrivendo il passato di Tex. Quel fuorilegge che sgomina la Mano Rossa, aveva già combattuto contro i Cavalieri del Circolo d'Oro. Il giustiziare che accetta di aiutare Jeff Weber, ha già collaborato con l'Agenzia Pinkerton e ha già vissuto diverse avventure con i rangers. L'uomo che viene salvato la Lilith aveva già vissuto tra i Seminole ed era già fratello di sangue di Cochise. Quindi, allorché rileggo le prime grandi storie sceneggiate da GLBonelli, io, sapendo ormai quanto accaduto nel passato, ho una percezione della personalità di Tex diversa da quella che avevo prima che uscissero Il Magnifico Fuorilegge e gli albi che ne sono seguiti. 5) Questo è un male? Sicuramente no. L'epopea ultrasettantennale di Tex comporta necessariamente che, nel corso degli anni, vi sia stata un'alterazione del personaggio, del suo mondo, della sua storia. Era già avvenuto con GLBonelli, e poi con Nolitta, e poi ancora con Nizzi. Ora è Boselli a produrre le - inevitabili - alterazioni. Però, l'unico modo per lasciare Tex immutabile sarebbe stato quello di cessare definitivamente la pubblicazione delle storie inedite. Ma sarebbe stato un peccato. 6) Solo che bisogna fare attenzione a che queste modifiche del passato di Tex non depotenzino l'impatto delle storie sceneggiate da GLBonelli. Per esempio, mi sono già chiesto - e prima o poi avremo la risposta - se la figura di Montales non rimanga sminuita dal confronto con il ben più complesso personaggio di Juan Cortina. 7) Infine, mi è sembrato molto interessante il raffronto tra la continuity di Tex e la continuity del mondo dei paperi. Lì, ogni nuova storia mantiene, di quelle passate, solo ciò che è funzionale alla narrazione. Forse non è del tutto sbagliato pensare che anche in Tex funzioni così. Non ne sono sicuro, ma ci sto riflettendo...
  3. Non capisco dove sia lo scandalo. Le nostre chiese sono piene di Madonne che allattano il Bambino Anche io in quella storia ci leggo Tex che vuole rimanere fedele a Lilith e, per fuggire all'occasione, fa il finto tonto
  4. Viola la netiquette intervenire solo per manifestare adesione a un'opinione altrui. Però volevo unirmi alla riconoscenza e all'affetto per @borden, così come la mia somma ammirazione per Civitelli. Le critiche che ho rivolto al loro operato sono soltanto il mio contributo sincero al dibattito, ed anzi le vedo come un tributo alla professionalità del loro lavoro, che consiste (anche) nel sottoporsi alle critiche del pubblico.
  5. Non è semplice cercare di ragionare su una storia che ha ottenuto già ben 23 pagine di commenti, in cui tutte le possibili opinioni sono state già proposte. Ma mi ci provo ugualmente, visto che il senso principale della partecipazione al forum è, a mio giudizio, proprio quello di condividere le impressioni sulle varie pubblicazione. Mi scuso, però, per il fatto che la recensione vera e propria sarà più breve di tre, lunghe premesse. I) Più volte ho affermato che, pur riconoscendo la canonicità della magia - o meglio, del soprannaturale - su Tex, nondimeno le storie in cui essa appare sono quelle che meno si accordano con i miei gusti. Anzi, devo essere più preciso: il soprannaturale può anche piacermi, ma se si colloca in quella striscia crepuscolare che esiste tra racconto verisimile e racconto fantastico. La già citata Colorado Belle è l'esempio paradigmatico del soprannaturale che a me piace trovare su Tex. Quindi, il mio approccio ai sette volumi sullo scontro definitivo tra Tex e Mefisto è viziato da questo bias cognitivo. II) Come detto anche da Boselli, l'ultima apparizione di Mefisto, a cura di Nizzi e Villa, aveva lasciato un grave strappo nella serie. La nemesi di Tex che fugge alla cattura, senza che il nostro eroe e i suoi compagni si preoccupino minimamente di andare alla sua ricerca, adagiandosi sulla convinzione che tanto sarebbe tornato a cercarli, ma senza pensare a tutto il male che egli avrebbe potuto fare a innocenti. Un affronto al senso di giustizia di Tex. Così come un affronto alla storia della serie è la beffa finale di Mefisto. Ebbene, riconosco a Boselli il coraggio di tentare la sutura di questo strappo, cogliendo l'occasione per rimettere insieme le varie smagliature che le epopee di Mefisto e Yama avevano lasciato. E' un po' il lavoro che sta facendo sul passato di Tex, dove sta rimettendo insieme una biografia tutto sommato coerente, facendoci dimenticare che, in realtà, le prime avventure del nostro fuorilegge sono ambientate sul crepuscolo del XIX secolo. Devo inoltre riconoscere al nostro Curatore anche un impegno e una dedizione fuori dal comune. La cura con cui ha messo mano alla saga di Mefisto è evidente. Trasuda (troppo, come dirò ultra) da ogni vignetta. III) Infine, è mia opinione che il battage pubblicitario che la Casa editrice ha messo in piedi sulle due storie dedicate a Mefisto abbia penalizzato la valutazione dell'opera realizzata. Se le aspettative vengono fatte artificialmente lievitare, è poi difficile soddisfarle in pieno. Veniamo, dunque, alla valutazione. Gli aspetti negativi che ho riscontrato nei due capitoli dell'unica storia si possono facilmente evincere già dalle mie premesse. In primo luogo, l'uso del soprannaturale è sfacciato. Non si colloca nella zona d'ombra di cui ho parlato. E nemmeno, aggiungo, si tratta di forze magiche, orrende e oscure, che anche l'inconscio di una persona razionale può comprendere istintivamente e temere. No, qui si vedono poteri magici da Dragon Ball Z e scontri tra Super Sayan (nella specie Padma e Yama), che mai avrei voluto vedere sulla saga del mio ranger preferito. Il secondo difetto si àncora al primo e già tanti lo hanno sottolineato: tutto il soprannaturale viene spiegato per filo e per segno; siamo di fronte a una specie di Manuale delle Giovani Marmotte della Magia Nera. Ecco, se ancora posso accettare che nel mondo di Tex operino presenze oscure, mi sembra poi eccessivo giungere a un soprannaturale perfettamente codificato. Allo stesso modo, la grande cura nel dare coerenza a tutte le storie su Mefisto e Yama che si sono succedute nel tempo ha finito per rendere troppo, come dire, meccanico lo sviluppo della storia. Mi spiego meglio: poiché occorreva rimettere insieme i vari pezzi, la fantasia di Boselli mi è sembrata imbrigliata in una gabbia che ha finito per penalizzarla. Infine, mi pare che una caratteristica tipica di Boselli, la presenza di molti personaggi nelle sue storie e l'intreccio di vicende autonome, sia stata in questi sette volumi accentuata sino a divenire un difetto. Ci sono quasi tutti: Mefisto e Yama, Padma e Narbas, Lily e Morisco, Tom Devlin e gli amici energumeni di Frisco. Troppi per la credibilità della storia. E' tutto da buttare, dunque? Penso di no. La sceneggiatura non ha non sense narrativi (i proiettili deviati dal Pistolero Vudu, il cannone di Old South) e, comunque, leggere i sette albi - che pur non penso di riprendere presto in mano - non mi è costata fatica. Tutto sommato, concluderei per un 5,5, pur provando rammarico per non poter premiare di più il sincero sforzo dello sceneggiatore. Poche parole per il comparto disegni. Molto, molto bene i Cestaro. Sbagliata, per la seconda parte, la scelta di Civitelli, che ha reso molto bene nelle scene ariose, ma che non mi pare a suo agio con il mostruoso, tanto che assegnargli questa storia è stato forse un torto nei suoi confronti.
  6. Come scriverò appena avrò il tempo di fare una recensione adeguata, Lily è l'antagonista di questa storia che più ho apprezzato. Sono lieto che se ne prefiguri il ritorno. Riflettendoci un po', avrei forse scritto: "Dovreste riuscire a nascondervi nel buio. Ma potrebbero comunque sorprendervi". Concordo, però, sull'affermazione che le questioni linguistiche che stiamo sviscerando non incidono in alcun modo sull'economia della storia. In ogni caso, la forma utilizzata da Boselli mi è sembrata corretta. Tex fa una previsione, ma poi rappresenta un possibile pericolo incombente. Il condizionale esprime in maniera più adeguata il concetto. E' interessante questo approfondimento dei retroscena che hanno accompagnato la nascita di Tex Willer. Ma criticare la nuova serie accusando Boselli di volersi appropriare malamente del personaggio di GLBonelli mi pare un'operazione dettata dalla malafede. E' ovvio che il Tex (giovane o maturo) che leggiamo è il Tex di Boselli, così come, se lo scrivessi io, il Tex rappresentato sarebbe quello che vedo dalla mia particolare angolazione. Ma, la rilettura delle storie originali del nostro fuorilegge sulla serie anastatica, priva di censure che ne alterino la fisionomia, mi fa apprezzare come effettivamente Boselli è l'autore che, dopo ovviamente il grande GianLuigi, meglio riprende le caratteristiche di fondo del personaggio. Tex Willer è una testata brillantissima. La riscrittura della vita del giovane Tex presenta rischi che io per primo in diverse occasioni nel forum ho evidenziato. Ma è comunque un'operazione rispettosa della storia del Tex e, ancor di più, dei suoi lettori.
  7. Le recensioni di questo cartonato sono generalmente positive, e anche la mia si aggiunge al coro. Penso che nei cartonate la parte grafica abbia un'importanza preponderante, ed effettivamente i disegni di Gomez sono splendidi. Non a caso la trame e la sceneggiatura mi sono parsi posti ben a servizio dei disegni. Dopo anni di umiliazioni per Carson, devo dire che mi sono goduto anche la pagina un po' "tamarra" P.S. - Sarei molto soddisfatto di rivedere sul cartonato sia Breccia, sia Gomez
  8. Anche io, leggendo l'albo, ho avuto la netta impressione di ritrovare i disegni di Monti, così diversi da quelli di tutti gli altri disegnatori che si sono avvicendati su Tex. A dire il vero, in una collana - Tex Willer - con una marcata continuità grafica, i disegni di Atzori risultano "diversi". Ma non per questo brutti. Storia semplice (ma non è un difetto) e fino ad ora godibile
  9. Difficile dire. Le butto lì, in ordine cronologico: -) La cella della morte; -) L'uomo con la frusta; -) Il passato di Carson. Troppe, però, sono quelle che rimangono fuori...
  10. Dopo alcune prove opache, la mia opinione è che Ruju abbia ritrovato l'abituale qualità, sfornando due storie gradevoli, cioè il bis estivo e questo Color. Ho trovato la storia ritmata e briosa e mi è piaciuto il Tex sorridente e paterno delle ultime vignette. Segnalo, tra gli elementi fortemente positivi, il ruolo di primo piano assegnato a Kit. Avevo apprezzato già sul Texone il tratto di Laura Zuccheri, che si è confermata molto adatta a disegnare le avventure del nostro ranger.
  11. Storia piena di noia e di sbadigli, con una trama impalpabile come quella de Il medaglione spagnolo, purtroppo indegna chiusura della carriera di sceneggiatore di GLBonelli. I disegni di Galep sono ancora buoni, benché si vedano - soprattutto in alcune vignette - i segni dell'età. Interessante, invece, la scelta di rompere la gabbia bonelliana. Era già avvenuto, come già da altri ricordato, per Gli sterminatori, ma rimane comunque - per l'epoca - una scelta coraggiosa.
  12. Non vorrei alimentare la "circolarità" della discussione, in cui ognuno ribatte alle alle valutazioni che non condivide ribadendo le proprie opinioni, già in precedenza espresse. Però devo nuovamente intervenire perché mi sono reso conto di non aver preso posizione su un aspetto importante, e cioè il sacrificio di Tom. Secondo me è proprio il termine "sacrificio" a descrivere adeguatamente la scena. Tex non abbandona un amico in difficoltà. Tanto meno espone l'amico al pericolo. Qui è Tom che liberamente sceglie di sacrificarsi per un ideale, quello di eguaglianza tra le razze, nel contesto della guerra civile ("Addio Tex!... Se un giorno i miei fratelli di razza saranno liberi, lo dovranno anche a uomini come voi! E adesso quei maledetti schiavisti vedranno come un bastardo muso di carbone sa vendere la propria pelle!"). E dunque Tex, capita, seppur in ritardo, la volontà di Tom, resosi conto dell'impossibilità di intervenire, lascia che l'uomo si offra al fuoco nemico e muoia libero, dopo essere vissuto da schiavo e dopo aver dovuto nuovamente farsi schiavo, seppur per ragioni tattiche. Ecco perché, a mio giudizio, la scena è del tutto canonica e in linea con la personalità di Tex. Ovviamente, lo sceneggiatore avrebbe anche potuto fare delle scelte diverse. Ma quella che commentiamo è la scelta in concreto operata, che a me risulta coerente con la saga e connotata da accenti addirittura lirici.
  13. Forse hai ragione tu, @Leo. Ho commentato a caldo, e probabilmente le mie sensazioni, soprattutto sul finale amaro, si debbono adeguatamente sedimentare. Prima di riporre gli albi, quindi, rileggerò le ultime pagine, per cercarvi la poesia che tu, ma anche altri preparati lettori, leggete in quelle scene.
  14. Ed eccoci a commentare Fuga da Anderville, che la vampata polemica dei giorni passati mi ha indotto a leggere per la prima volta. Parto con un dato che mi pare ampiamente condiviso, e cioè la maestosa bellezza dei disegni; ma vengo presto a parlare del soggetto e alla sceneggiatura. Sul piano generale, cito quanto ho già scritto commentando Tra due bandiere: "il fatto che Nizzi abbia tradito le parole pronunziate da Tex a conclusione dell'albo Tramonto rosso, penso che questo rientri nella normale fisiologia di una serie così lunga. In fondo, GLBonelli ha ambientato una nuova storia durante la guerra civile quando questa era già stata già rappresentata nella serie diversi anni prima". Ciò premesso, il soggetto è molto interessante e la storia acchiappa sia come giallo, sia sul piano emotivo. La vivisezione cui è stata sottoposta rischia di farne perdere la visione di insieme: salve le ultime pagine, su cui dirò ultra, il complesso delinea un Tex che è veramente e Tex, con allo sfondo una guerra brutale (non è necessario far vedere i palazzi in rovina: è l'animo abbrutito delle persona a disegnare l'orrore, senza contare la mostruosità del campo di concentramento). E' vero che il nostro eroe spara a diversi soldati confederati, ma anche qui lo fa solo per difesa, così come avrebbe fatto con chiunque stesse cercando di fargli fare indigestione di piombo. Non mi pare corretta l'analisi che vede i sudisti dipinti tutti come mostri. Innanzitutto, è chiaro che lo sceneggiatore ci fa vedere solo una parte della realtà; inoltre, a me la storia suggerisce soprattutto che gli orrori bellici rendono cattive o quanto meno indifferenti anche le persone normali. La scena che, a mio giudizio, reca di più questa impronta è proprio quella in cui i soldati confederati lanciano i cadaveri dei nordisti nella palude. Rimane il finale. Su quello penso che abbiano ragione coloro che lo ritengano fuori registro. Innanzitutto, le pagine conclusive disegnano un Tex sconfitto. Altre volte ciò succede nella serie: penso in particolare a Le colline dei Sioux o, in qualche modo, a Patagonia. Ma in quei casi Tex riesce ad evitare disastri più grandi. No. In questo caso, la sconfitta è totale e amara, un po' come quella di La strage di Red Hill di Nolitta. Ecco, secondo me non si può presentare un Tex perdente, che rimane per tanti anni dubbioso sulla moralità di John Walcott e poi riceve impotente la confessione dello zio. Anche la reazione del nostro eroe alla confessione del vecchio politico non è in linea con il personaggio: Tex non strilla inerme! Dunque, è stato un grave errore da parte dello sceneggiatore metterlo in una posizione di impotenza; altrettanto grave è che lo si faccia reagire in maniera isterica, senza assicurargli un contegno adeguato al suo personaggio. Concludo dicendo che, per le ragioni elencate, non so che voto attribuire alla storia (il 10 meritato per circa 200 pagine o il 2 della conclusione?). Mi asterrò, dunque, dal rispondere al sondaggio iniziale. P.S. - L'assenza di @Diablero rende il forum più povero, vista la sua ammirevole competenza; però, pur astenendomi da metter becco sulle sanzioni irrogate, ritengo che sia compito di ciascuno evitare di avvelenare il pozzo della discussione texiana, da cui tutti ci abbeveriamo.
  15. La camicia di Tex non può che rimanere gialla, salvo che per le storie ambientate nella sua giovinezza, in cui è preferibile che sia rossa. Si potrebbe, però, aggiustare il tono del colore, per renderlo meno appariscente. D'altra parte, come può il nostro eroe appostarsi cercando di rimanere invisibile, se il colore della sua camicia è simile a quello delle bande catarifrangenti che indossa la Polizia stradale quando fa i posti di blocco notturni? Quanto a Kit Willer, io non sopporto la combinazione dei colori con cui viene vestito. Come già scritto in altra occasione, preferisco piuttosto la camicia rosa e i pantaloni nocciola con cui è rappresentato da Villa sulla copertina di Ritorno a Culver City. Ma, probabilmente, la versione più credibile è quella della copertina di Tex 500: pantaloni nocciola, camicia e pettorale rossi, fazzoletto verde.
  16. La fiamma polemica dei giorni scorsi mi ha convinto a scendere in cantina e recuperare Tra due bandiere e Fuga da Anderville, che non aveva mai letto, pur possedendone gli albi, acquistati allorché avevo deciso di completare la collezione dei Tex. Al momento in cui scrivo, ho letto solo il primo racconto. Effettivamente, per gran parte della storia, si è di fronte a un western trapiantato in un contesto di guerra. Ma la trama scorre via benissimo e la vicenda emoziona. Il finale, poi, è un grandioso manifesto contro la propaganda bellicista. Non concordo con @Barbanera allorché afferma che Tex uccide senza problemi tanti bifolchi in divisa grigia. In realtà, mi pare che Tex spari e uccida solo per legittima difesa, propria o altrui. Anzi, tanto nell'episodio del battello, tanto nell'episodio del forte, il nostro eroe corre fortissimi rischi pur di portare a termine l'azione di sabotaggio senza uccidere soldati confederati. Venendo ad uno degli argomenti di polemica, e cioè il fatto che Nizzi abbia tradito le parole pronunziate da Tex a conclusione dell'albo Tramonto rosso, penso che questo rientri nella normale fisiologia di una serie così lunga. In fondo, GLBonelli ha ambientato una nuova storia durante la guerra civile quando questa era già stata già rappresentata nella serie diversi anni prima. Non è forse questo un "tradimento" di ciò che era stato? Però la storia è così bella che io di certo non me ne lamento. Anche Boselli, pur essendo custode dell'ortodossia texiana, è costretto a "tradire" la storia della saga pur di donarle nuove interessanti avventure. Per esempio, la lettura di Tra due bandiere mostra un Tex che, pur contrario alla guerra, prende piena consapevolezza degli orrori bellici solo dopo aver assistito alla morte di Rod. E però Boselli ci ha fatto sapere che all'epoca Tex aveva già partecipato alla guerra contro i Seminole in Florida, prima da arruolato, quindi da disertore. Quella (bellissima) storia scava, quindi, sotto le fondamenta della credibilità del Tex di Tra due Bandiere, perché all'epoca della guerra civile egli conosceva già l'inferno in cui il suo Paese stava precipitando. Allo stesso modo, avendo sentito (e, mi pare, apprezzato) un discorso di Lincoln diverso tempo prima, diventa retrospettivamente un po' superficiale la maledizione da lui rivolta a tutti i politici, che con le loro chiacchiere hanno seminato odio e incomprensione tra la povera gente. Boselli deve, per queste ragioni, essere esecrato? Niente affatto! In più occasioni io stesso ho evidenziato alcune contraddizioni, ma sono disponibile a delle torsioni nello sviluppo della saga, pur di leggere belle storie.
  17. Una dolce sera di agosto, dopo aver passato il pomeriggio a concludere la lettura di un saggio che mi interessava per ragioni lavorative e aver studiato un paio di articoli scritti, ahimé, in lingua inglese, ho trascorso un'oretta gradevole leggendo L'eredità del bandito. Mi è, però, venuto difficile condividere le mie impressioni con il forum perché la discussione dedicata alla pubblicazione era animata dalla questione, di primaria importanza e di impossibile soluzione, sull'ubi consistam della texianità. Io non saprei dare una risposta al problema; ma ritengo, dopo molti anni di letture della saga di Aquila della Notte, di saper dire quando il tizio con la camicia gialla rappresentato in un albo non è Tex. Ebbene, nel racconto di Ruju il tizio con la camicia gialla è Tex. O meglio: potrebbe anche non essere Tex, e la storia filerebbe lo stesso. Ma ritengo che nessuno possa affermare che le caratteristiche del personaggio rappresentato ne L'eredità del bandito non siano compatibili con quelle del nostro eroe. Tanto, direi, mi basta, visto che l'albo in questione non è destinato a rimanere quale architrave della saga, ma solo una piacevole storia ordinaria. Ed ecco, il vero difetto dell'albo è che interrompe bruscamente e ingiustificatamente la sequenza della serie gigante del Tex. Se era proprio necessaria una doppia uscita nel mese di luglio, tanto sarebbe valso - come già evidenziato da qualcuno - accelerare le uscite degli episodi della saga di Mefisto, collocando questa storia in coda. Poco da dire sul capitolo dei disegni, se non che a me non sono dispiaciuti, benché quelli del Texone siano migliori. Altro punto dolente, però, è che consentire la rapida uscita del Texone e di una storia ordinaria a firma di Freghieri finisce per privare l'albo speciale della sua peculiarità, e cioè quella di ospitare grandi disegnatori estranei alla tradizione di Tex o disegnatori della serie che vengono premiati per la loro qualità. Allo stato, Freghieri non rientra in nessuna delle due categorie.
  18. La storia è praticamente incommentabile, essendo, insieme a Il Totem Misterioso, l'architrave su cui si regge l'epopea del Tex. Il mito non può essere recensito. Nel rileggerla, però, mi sono domandato come farà Boselli, quando dovrà riprenderla in Tex Willer, saga così attenta al dato storico. Oltre ai Navajos che vivono nei tepee con i caschi di piume e i Piedi Neri loro alleati, vi sono anche i rangers in divisa. Inoltre, se la Durango in cui l'avventura è ambientata è la cittadina attualmente esistente in Colorado, ho letto che essa è stata fondata solo nel 1880. Il grande GLBonelli poteva dedicarsi all'Avventura, infischiandosene di questi dettagli. Ma Boselli sa che lo aspetteremo tutti, magari inconsapevolmente e con aspettative diverse, con i fucili spianati. Sarà meglio mantenere Piedi Neri e rangers in divisa? O forse occorrerà correggere gli errori storici? Qualunque sia la scelta, qualcuno sarà scontento...
  19. Per quel che può valere, sul punto sono d'accordo con Boselli. Ho letto il Texone nella giusta inconsapevolezza degli interventi redazionali e l'ho trovato piacevole. Quello che successivamente ho letto mi interroga sull'attuale validità della mia valutazione. Ma io ritengo che l'opera da valutare sia il volume così come uscito in edicola. E a me è piaciuto. Storia articolata ma assolutamente canonica, con Tex che fa Tex, Carson che gli dà manforte e i cattivi che vengono pian piano fatti fuori, secondo uno schema usato - in alcune storie - anche da GLBonelli (mi viene in mente Trapper, in cui Tex affronta e sbaraglia una sequenza di antagonisti). E' una storia poco originale? Forse. Ma, d'altra parte, non vengono forse criticati gli Autori (e Boselli è, piuttosto ingenerosamente, spesso bersaglio di queste critiche) che danno di Tex un'interpretazione personale? Rimane da affrontare il capitolo disegni, su cui - però - mi pare che si sia tutti d'accordo: sono splendidi. Ma, più in generale, penso che si possa essere del tutto soddisfatto dei disegnatori via via chiamati a disegnare il Texone
  20. Tante volte ho letto che L'uomo con la frusta è uno dei capolavori che Nizzi ha sfornato per la saga di Tex. Finalmente sono riuscito a leggerla e devo dire che effettivamente questa è, con tutta probabilità, la migliore storia del ranger da lui sceneggiata. A mio modesto avviso, la specialità di questa avventura è che i suoi possibili punti di debolezza sono, in realtà, elementi forti della narrazione. Tex è al muro, in attesa di essere fucilato. Il finale è scontato. Ma il modo in cui il nostro eroe affronta un momento così solenne e terribile è tuttaltro che banale, ma piuttosto è veramente emozionante e memorabile. Carson beve come una vecchia spugna e maltratta gratuitamente un avventore del saloon in cui si trova. Ma la scena non è fuori dal canone. Al contrario, descrive eccezionalmente bene l'affetto fraterno che lega i due ranger. Oliveria origlia i colloqui tra Tex prigioniero e i suoi pard? In questo caso non ci troviamo di fronte alla scorciatoia narrativa di cui poi Nizzi ha fatto abuso, ma davanti al motore dell'ulteriore sviluppo della vicenda. Nella seconda parte della storia il ritmo rallenta e i fatti si avviano naturalmente verso un esito vittorioso. E' l'effetto della sagacia strategica di Tex, quella che aveva già dimostrato, per esempio, in Vendetta indiana e in Sangue navajo, e che ritornerà ne Le colline dei Sioux. Tex e Carson pestano Brooke e Cantrell ormai inermi? Ma Tex non è uno sbirro, è un giustiziare, e, insieme al suo pard, fa la cosa più GLBonelliano che c'è. Insomma, in questa storia trovo tutto a suo posto, ivi compresi gli splendi tratti di Fusco e Civitelli, così diversi tra di loro eppure entrambi così evocativi.
  21. Penso che @Jeff_Webersi riferisse a Il killer fantasma
  22. Questa la so! Tex gigante n. 1, nella storia su El Diablo. Presenta Tex a Mr. Marshall
  23. Grazie @MacParland È proprio il lavoro che serviva!
  24. Sempre di alto livello gli albi di Tex Willer. Solo che, con un po' di vergogna, ammetto che avrei bisogno di un atlante biografico dei rangers comparsi nella saga di Tex e in quella di Tex Willer. Ogni volta che ne incontro uno, comincio a sudare: l'ho già visto? in quale episodio? cosa faceva? è un personaggio storico o nasce dalla penna dello sceneggiatore? Anzi, magari qualche volonteroso utente del forum, dotato di buona memoria, potrebbe avviare questo inventario...
  25. Chiesi delucidazioni sulla biancheria indossata da Manuela Montoya, anche quella piuttosto anacronistica. Boselli mi rispose che il dettaglio era stato discusso e che si era scelto quell'abbigliamento per valorizzare il tratto di Laurenti. Mi sembra una soluzione tutto sommato ragionevole e anche nel Tex Willer Speciale n. 4 si può dire, a mio parere, che i costumi fatti indossare a Lily valorizzino la sensualità del tratto di De Angelis. E' una chiave di interpretazione dell'albo che mi convince. Volendo, infine, concludere con una breve recensione a un albo che ne ha avute già tante, debbo esprimere i miei favori sia per la sceneggiatura, ben articolata e che, a mio parere, ben riempie i buchi - anche logici - che fino ad ora c'erano nella vicenda umana e magica di Mefisto; sia per i disegni, semplicemente sontuosi.
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