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TWF - Tex Willer Forum

F80T

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Everything posted by F80T

  1. Per quel che può valere, sul punto sono d'accordo con Boselli. Ho letto il Texone nella giusta inconsapevolezza degli interventi redazionali e l'ho trovato piacevole. Quello che successivamente ho letto mi interroga sull'attuale validità della mia valutazione. Ma io ritengo che l'opera da valutare sia il volume così come uscito in edicola. E a me è piaciuto. Storia articolata ma assolutamente canonica, con Tex che fa Tex, Carson che gli dà manforte e i cattivi che vengono pian piano fatti fuori, secondo uno schema usato - in alcune storie - anche da GLBonelli (mi viene in mente Trapper, in cui Tex affronta e sbaraglia una sequenza di antagonisti). E' una storia poco originale? Forse. Ma, d'altra parte, non vengono forse criticati gli Autori (e Boselli è, piuttosto ingenerosamente, spesso bersaglio di queste critiche) che danno di Tex un'interpretazione personale? Rimane da affrontare il capitolo disegni, su cui - però - mi pare che si sia tutti d'accordo: sono splendidi. Ma, più in generale, penso che si possa essere del tutto soddisfatto dei disegnatori via via chiamati a disegnare il Texone
  2. Tante volte ho letto che L'uomo con la frusta è uno dei capolavori che Nizzi ha sfornato per la saga di Tex. Finalmente sono riuscito a leggerla e devo dire che effettivamente questa è, con tutta probabilità, la migliore storia del ranger da lui sceneggiata. A mio modesto avviso, la specialità di questa avventura è che i suoi possibili punti di debolezza sono, in realtà, elementi forti della narrazione. Tex è al muro, in attesa di essere fucilato. Il finale è scontato. Ma il modo in cui il nostro eroe affronta un momento così solenne e terribile è tuttaltro che banale, ma piuttosto è veramente emozionante e memorabile. Carson beve come una vecchia spugna e maltratta gratuitamente un avventore del saloon in cui si trova. Ma la scena non è fuori dal canone. Al contrario, descrive eccezionalmente bene l'affetto fraterno che lega i due ranger. Oliveria origlia i colloqui tra Tex prigioniero e i suoi pard? In questo caso non ci troviamo di fronte alla scorciatoia narrativa di cui poi Nizzi ha fatto abuso, ma davanti al motore dell'ulteriore sviluppo della vicenda. Nella seconda parte della storia il ritmo rallenta e i fatti si avviano naturalmente verso un esito vittorioso. E' l'effetto della sagacia strategica di Tex, quella che aveva già dimostrato, per esempio, in Vendetta indiana e in Sangue navajo, e che ritornerà ne Le colline dei Sioux. Tex e Carson pestano Brooke e Cantrell ormai inermi? Ma Tex non è uno sbirro, è un giustiziare, e, insieme al suo pard, fa la cosa più GLBonelliano che c'è. Insomma, in questa storia trovo tutto a suo posto, ivi compresi gli splendi tratti di Fusco e Civitelli, così diversi tra di loro eppure entrambi così evocativi.
  3. Penso che @Jeff_Webersi riferisse a Il killer fantasma
  4. Questa la so! Tex gigante n. 1, nella storia su El Diablo. Presenta Tex a Mr. Marshall
  5. Grazie @MacParland È proprio il lavoro che serviva!
  6. Sempre di alto livello gli albi di Tex Willer. Solo che, con un po' di vergogna, ammetto che avrei bisogno di un atlante biografico dei rangers comparsi nella saga di Tex e in quella di Tex Willer. Ogni volta che ne incontro uno, comincio a sudare: l'ho già visto? in quale episodio? cosa faceva? è un personaggio storico o nasce dalla penna dello sceneggiatore? Anzi, magari qualche volonteroso utente del forum, dotato di buona memoria, potrebbe avviare questo inventario...
  7. Chiesi delucidazioni sulla biancheria indossata da Manuela Montoya, anche quella piuttosto anacronistica. Boselli mi rispose che il dettaglio era stato discusso e che si era scelto quell'abbigliamento per valorizzare il tratto di Laurenti. Mi sembra una soluzione tutto sommato ragionevole e anche nel Tex Willer Speciale n. 4 si può dire, a mio parere, che i costumi fatti indossare a Lily valorizzino la sensualità del tratto di De Angelis. E' una chiave di interpretazione dell'albo che mi convince. Volendo, infine, concludere con una breve recensione a un albo che ne ha avute già tante, debbo esprimere i miei favori sia per la sceneggiatura, ben articolata e che, a mio parere, ben riempie i buchi - anche logici - che fino ad ora c'erano nella vicenda umana e magica di Mefisto; sia per i disegni, semplicemente sontuosi.
  8. Non amo particolarmente Mefisto e le storie in cui Tex ha a che fare con lui. Mentre leggevo l'ultimo albo, poi, ho chiaramente percepito due profili di criticità: Tex che si libera da una condizione di prigionia in modo sostanzialmente incredibile; Kit Willer che si fa beffare come un ingenuo, pur essendo ben consapevole della possibilità di trovarsi di fronte a Mefisto. Nonostante ciò, il ritmo forsennato a cui Boselli ha spinto la storia, il febbrile interesse per cosa sarebbe capitato alla pagina successiva, i disegni particolarmente evocativi (pur con qualche sbavatura, particolarmente nella caratterizzazione dei comprimari) hanno reso assolutamente secondari gli elementi di debolezza dei tre albi. Fin qui Boselli ha riscattato ai miei occhi la tragica mefistofelata (TM) di Nizzi. Aspettiamo, ora, i prossimi quattro albi.
  9. A me era capitato qualche mese fa. Ho scritto al Servizio Clienti e mi hanno inviato l'intera bustina con gli albi corretti.
  10. Ho letto Il medaglione spagnolo quasi contro voglia, per poter passare a L'uomo con la frusta senza lasciare vuoti nella mia opera di recupero della saga di Tex. Avevo capito, frequentando il forum, che l'avventura di commiato di GL Bonelli non era all'altezza della sua penna. E, d'altra parte, anche le precedenti storie accreditate al grande vecchio mi erano apparse piuttosto slegate. Ed in effetti, la trama appare ripetitiva e incoerente, con comportamenti ingiustificati di Tex e dei suoi avversari. Anche le considerazioni di Tex sul rapporto tra bianchi e Apaches mi sono sembrate un po' fuori contesto, dato che, seguendo la cronologia delle pubblicazioni, il nostro ranger aveva già più volte avuto l'occasione di combattere al fianco dei nativi, contro gli appetiti della civiltà bianca. Però non me la sento di esprimere un voto sulla sceneggiatura. La prendo per quella che è: l'occasione per concedere un ultimo, grato applauso al grande Bonelli.
  11. Mi ricordo che è stato già scritto. Ma non trovo il post e quindi pongo qui la domanda, scusandomi in anticipo per la ripetizione. Sino a quale albo gigante giungono le strisce anastatiche in uscita secondo l'originaria programmazione? Aggiungo una domanda nuova. Pur con tutti i dubbi che permangono sulle nuove uscite, fino a che albo gigante si dovrebbe approssimativamente arrivere con l'estensione della pubblicazione delle anastatiche? Grazie
  12. La seconda delle storie che cerchi potrebbe essere La mano nella roccia, che inizia a pag. 50 del n. 357 e termina a pag. 98 del n. 358, da cui poi prende l'avvio l'epica Sioux
  13. Permettetemi di ampliare un attimo l'oggetto della discussione. Ma prima, per spiegare meglio lo spirito del mio intervento, devo precisare che la serie del giovane Tex è per me motivo di entusiasmo, sia per quanto riguarda i soggetti, sia per quanto riguarda la sceneggiatura, sia per quanto riguarda i disegni. Però, un'osservazione critica, in un forum che tratta con serietà un tema frivolo come i fumetti, va fatta. Essa non intacca in alcun modo il piacere con cui si legge Tex Willer, ma - a mio parere - dà una migliore consapevolezza di ciò che sta accadendo. Per spiegare la mia riflessione, che in parte anticipai già quando erano in edicola gli albi de L'agente federale, prendo a esempio un composizione musicale, e cioé la variazione. In parole povere, si prende un tema musicale e lo si ripropone. Le note del tema rimangono, grosso modo, ferme; ma l'autore della variazione apporta delle modifiche, che, in qualche modo, si inseriscono tra le note del tema e ne alterano armonia, tempo, tonalità, addirittura linea melodica. Ecco, l'opera che Boselli sta portando avanti con la collana del giovane Tex è, a mio parere, molto simile a una variazione. Rimangono fermi i fatti raccontati ne Il totem misterioso e ne La mano rossa. In mezzo alle due avventure, però, Tex partecipa alla guerra indiana in Florida, vive con i Seminoles, ascolta Lincoln ed evita che venga ucciso, nel fare ciò si sfiora con Mefisto; quindi fa una capatina in Montana, frequenta Cortina e Cochise. In pratica, pur rimanendo fermi gli episodi fondamentali della saga di Tex, è la vita di Tex che cambia. E il Tex che leggiamo mensilmente in edicola è molto, ma molto diverso da quello che leggiamo settimanalmente sulla serie anastatica. L'obiezione che mi verrà mossa è che, in realtà, già nel 1948 Tex aveva vissuto le vicende cui faccio riferimento; solo che non erano state raccontate. Però, pur trattandosi di argomento difficile da superare sul piano logico, mi sembra innegabile che il profilo psicologico ed esperienziale del giovane personaggio narrato nel 2022 sia molto differente dalla dimensione del personaggio narrato nel 1948. Concludo ricordando che con la variazione si cimentarono con ottimi risultati Beethoven, Chopin, Schubert, Brahams. Dunque, la considerazione artistica che ho per Boselli non esce certo ridimensionata.
  14. Vicenda piuttosto divetente, anche se alle luci fanno da contraltare alcune ombre. Gli aspetti positivi: 1) un ritmo incalzante; 2) l scontro marittimo, tutto sommato insolito per le storie del TEx; 3) il personaggio di Santiago. Gli aspetti negativi: 1) un Tex piuttosto "distratto", avendo dimenticato di cancellare le tracce che poi portano alla cattura di Carson ed essendosi fatto colpire troppo facilmente dal Caribe; 2) lo scarso spessore degli antagonisti; 3) un finale piuttosto affrettato, con un Tex che non si preoccupa del "livello superiore" della congiura.
  15. Letto il secondo volumetto, la mio domanda muta leggermente i connotati. Di recente, grazie alla ristampa anastatica delle strisce del Tex, ho riletto L'eroe del Messico. Il Montales che viene fuori da quelle strisce è sicuramente onesto, coraggioso, generoso. Ma manca tanto di visione politica, tanto di capacità strategiche e tattiche adeguate al perseguimento di un cambiamento rivoluzionario del regime politico messicano. Ciò è tanto vero che, sino a quando rimangono insieme, è Tex a dettare la linea, tanto politica, quanto militare. Ora veniamo a scoprire che, non molto tempo prima, Tex ha avuto a che fare con Cortina: visionario, autorevole, dotato di capacità politiche e portatore di una chiara strategia finalizzata a raggiungere gli obiettivi (non importa, ai nostri fini, se poi sia effettivamente in grado di raggiungerli). E' lui, e non Tex, il leader. E se il nostro eroe non appare certo subordinato a Cortina, neppure sembra in grado di influire sulle scelte di questi. Insomma, forse Cortina non "doppia" Montales, ma lo oscura. Sarà veramente così? Non resta che continuare a leggere... P.S. - Sceneggiatura veramente buona; disegni ottimi.
  16. Nessuno degli elementi di questa storia è originale: il complotto per appropriarsi delle terre indiane, su cui è stato scoperto l'oro; l'ufficiale tronfio e ottuso; i giovani capi indiani che scalpitano per avviare una guerra di cui non comprendono sino in fondo la portata; Tex che utilizza alla perfezione le tecniche di guerriglia; i guerrieri ribelli e alcolizzati, scacciati dalla loro tribù; i borghesi dell'Est che vedono come un gioco quella che è la lotta per la sopravvivenza delle civiltà native. Eppure, si tratta di elementi che vengono rimescolati con grande maestria, dando vita a un'avventura (o meglio, alla prima parte di una più grande avventura) che mi ha letteralmente tenuto incollato alla poltrona. Alla macchina da scrivere c'è il Nizzi migliore, che dà vita a un Tex dinamico, padrone di sé, arrogante perfino, come lo aveva voluto suo padre Gian Luigi. Ai pennelli c'è un Ticci che, come ogni volta che si trova a illustrare storie indiane, realizza tavole di indiscutibile bellezza. Limiterei il voto a 9 perché mi è parso forse eccessivo il ruolo assegnato al generale Devis, che della storia è vero motore. Penso che, lasciando fermo il suo intervento finale quale Deus ex machina, si sarebbe potuto immaginare un avvio diverso della vicenda.
  17. L'errore di sceneggiatura rimane. Ed è pure così grande che, nella sostanza, Ritorno a Culver City è finita fuori canone. Il mio rilievo, che non è una giustificazione, deriva dalla constatazione che all'epoca più di qualche meccanismo si inceppò. La storia andò in stampa senza che, nel corso della sua lavorazione, qualcuno sia intervenuto a correggere una macroscopica incoerenza con il passato di Tex, quello che GL Bonelli aveva raccontato. Appunto per questo scrivevo che sarebbe molto interesante intervistare Civitelli sul punto. Si è accorto dell'errore? Lo ha segnalato? Cosa gli è stato risposto? Perché non è stato corretto?
  18. Chi sa se Nizzi si rendeva veramente conto dell'infima qualità delle sue sceneggiature. Se le persone che lo circondavano mostravano l'accondiscendenza e l'approccio adulatorio che oggi manifesta Guarino, magari era sinceramente convinto di produrre storie di qualità elevata
  19. Questo errore è passato perché all'epoca non c'era la figura dell'editor per le pubblicazioni di Tex. Così ho sempre letto, e mi fido. Però dell'errore, a questo punto, deve essere condiderato corresponsabile Civitelli, che, oltre a suggerire il soggetto, ha illustrato sceneggiatura, senza segnalare l'inghippo. Eppure Civitelli è sicuramente uno degli Autori che è più legato a Tex. Sarebbe molto interessante intervistarlo sul punto.
  20. L'intervento di @borden mi fornisce lo spunto per rileggere Deadwood, di cui non ricordo nulla. Patagonia e Missouri sono, a mio giudizio, due storie superlative. Quanto a Morte nella nebbia, recrimino ancora per la morte di Bronco Lane. Ma comunque è una vicenda notevole. I giustizieri di Vegas è una storia bella, ma che necessita di tanta attenzione per la sua densità. De I ribelli di Cuba non amo l'aspetto esoterico. Ma é un problema mio. Insomma, se il giudizio si basa su queste storie, avercene avute crisi così...
  21. Non ero sicuro di voler acquistare ancora una volta il Maxi Tex. Però il mio edicolante di fiducia lo ha messo nella mazzetta di giornali che usa tenermi da parte, e non ho avuto cuore di scartarlo. Un giudizio non può che partire dai disegni. Come già posto in evidenza, la concezione di disegno propria di Scascitelli pare diametralmente opposta a quella che, a partire da Galep, ha caratterizzato la serie del Tex. Non sono un esperto, ma mi pare che si tratti più di "illustrazioni", connotate da una certa staticità, che "fumetti", naturalmente dinamici. Nondimeno, la parte grafica è gradevole, e non mi pare fuori luogo su una serie collaterale. Le due storie non sono certo memorabili, ma, a mio giudizio, filano entrambe lisce, assicurando un paio d'ore di relax, con un Tex riconoscibile e ben caratterizzato.
  22. Non ho difficoltà a definirmi nizziano, visto che il mio amore per Tex, nato leggendo Tuttotex a casa di uno zio, si è consolidato quando ho inziato a comprare, con la mia paghetta, la serie inedita. Usciva, all'epoca, La Tigre Nera, seguita da Furia Rossa, e cioé due dei capolavori di Claudio Nizzi. Questo, però, non toglie il mio giudizio assai critico innanzitutto per tante scialbe sceneggiature che ci sono state propinate; ma, soprattutto, per l'atteggiamento tenuto dall'Autore verso chi non solo si sforza di mandare avanti la carretta, continuando a fornire a noi appassionati tanti nuovi sogni di carta; ma, soprattutto, lo fa con vero amore, che non esclude la possibilità di errore, ma garantisce che il personaggio Tex non sarà tradito, come invece è avvenuto - per fare solo un esempio - nell'ultimo Color storie brevi. Ecco, direi che Nizzi esce definitivamente di scena dal mondo di Tex. E lo fa male, come non avrebbe meritato lui, come non avremmo meritato noi appassionati, come non avrebbe meritato Boselli. Purtroppo, quando penderemo a Nizzi e a Tex, ci verrà sempre in mente anche la scia di fiele che lo scrittore si è lasciato dietro.
  23. Valutazioni ampiamente positive anche da parte mia, tanto per la sceneggiatura, sebbene per il momento svolga più che altro una funzione di "contestualizzazione" della vicenda che presto leggeremo; tanto per i disegni. Il vero dubbio è sul personaggio di Cortina. Non rischia forse di essere un "doppio" di Montales? Ai prossimi mesi il responso.
  24. Nel tread dedicato all'albo inedito attualmente in edicola (Le frecce dei nemici) ho letto qualche lamentela sulla mancata centralità di Tex nello sviluppo della storia. Nelle stesse ore mi sono gustato La mano nella roccia, in cui il nostro ranger, in coppia con Carson, ha un ruolo piuttosto marginale nei fatti che riguardano Joe Fraser e i suoi compagni d'avventura, quanto meno fino al conflitto a fuoco proprio con Fraser. Eppure, l'opinione generale su questa storia (e anche la mia) è buona. Questo, a mio avviso, significa che la "regola" per cui Tex debba essere sempre al centro della scena semplicemente non esiste, e deriva solo da alcune improvvide interviste in cui Nizzi ha espresso simile principio che, peraltro, nella sua lunga carriera di sendeggiatore di Tex ha più volte violato. D'altra parte, come non ricordare ll fiore della morte, in cui addirittua G.L. Bonelli ha reso inutile lo sforzo profuso dai nostri eroi per trovare un rimedio contro il pericolo alieno, essendo stato il rimedio casualmente scoperto anche dai soldati? In fin dei conti, il vero discrimen è tra storie buone e storie non buone. E questa di Nizzi, anche grazie ai disegni che la illustrano, è una storia buona.
  25. Quando ho visto apparire all'improvviso Tex nella prateria mi sono detto: cosa ne dirà ora @Diablero? Forse è segno che inizio a leggere con troppa serietà le avventure di Tex, che invece, a mio giudizio, vanno viste un po' più con gli occhi increduli (e creduloni) di un bambino. A me l'avventura sta piacendo. L'avvio è poetico, Chogan si è visto attribuito uno spessore grazie proprio al flash back che alcuni hanno contestato. E se poi è vero che si tratta dell'ennesimo cattivo con un passato difficile, in oltre 700 numeri di saga non mancano i cattivi di cui non sappiamo nulla. La longevità di Tex rende in qualche modo inevitabili le ripetizioni degli spunti. Pur inseguendo, non mi pare che Tex e Carson abbiano un luogo marginale nello svolgimento della storia. Sui rimpianti di qualcuno per il Tex di G.L. Bonelli, poi, dico che quel Tex è stato sepolto insieme a suo Padre. E' inevitabile, infatti, che ogni autore veda il personaggio e elabori le storie secondo la propria prospettiva. La cosa importante è che venga rispettata la personalità del personaggio e ci si mantenga entro il canone. D'altra parte, il magnifico Tex di Bonelli si può ancora leggere con facilità, ed anzi la ristampa anastatica delle strisce ci dà la formidabile opportunità di gustarlo esattamente così come lo aveva pensato il suo Autore.
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