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TWF - Tex Willer Forum

F80T

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  1. In altra discussione che si è un po' animata in questi giorni si dibatte della capacità di Nizzi di dare un'impronta western alle storie di Tex. Ecco, La Congiura mi pare abbia ben poco di western: San Francisco, il suo porto, la stazione di polizia, i salotti in cui si cospira, Alcatraz, la caccia alla balena. Eppure, chi si sentirebbe di dir che non si tratti di una storia, una grande storia di Tex? L'importante, a mio parere, è che la storia, come in questo caso, fili bene. D'altra parte, sin dalle origini Tax varia molto nello spazio e nei generi. Questo è, forse, uno degli elementi del suo grande successo. Mi accorgo che ancora non ho espresso un mio giudizio sulla quest'avventura del nostro ranger. Ma che dire? 10 al soggetto, 10 alla sceneggiatura, 10 ai disegni
  2. La mia esperienza di lettore texiano ha l'imprinting di Nizzi, di cui all'epoca della mia iniziazione venivano pubblicate La tigre Nera, Furia Rossa, Il testimone. Riconosco di essere nizziano, quindi, tanto quanto sono boselliano. GL Bonelli, invece, è una scoperta tardiva. Da buon nizziano ho letto con piacere, come ho già scritto, anche la storia di cui si parla. Mi ha fatto sentire "a casa". Ma, sulla scena di Tex in mutande, ha ragione da vendere @Diablero. Non è Tex in mutande che si finge inoffensivo, il problema. Il problema è l'intera costruzione della scena. I pards si dimenticano il motivo per cui si trovano in Canada e vanno a dormire sereni; faticano a realizzare cosa sta accadendo; Tex si fa sorprendere dai manigoldi senza accorgersi del loro arrivo per un lungo corridoio; chiede scusa, senza che ce ne fosse una ragione strategica. In somma, un disastro! Penso che l'apprezzamento per Nizzi non debba passare dalla negazione dell'evidenza.
  3. Ho un approccio diverso da @Dix Leroysulla possibilità della presenza di nudi e riferimenti alla sessualità nella saga di Tex. Per esempio, il seno della signora di Rancho Verde (era lei, mi pare) non mi ha punto turbato. Però, anche io avevo notato la vignetta di cui si parla e, devo dire, ho immediatamente pensato che fosse del tutto fuori luogo. Il nudo in primo piano, in una scena del genere, non serviva.
  4. C'è, nel forum, un'interessante discussione sui personaggi grigi di Nizzi. Ecco, io penso che Harry Harding e lo sceriffo di Starkville facciano a tutti gli effetti parte dei personagi grigi, anche se di una tonalità scura. Sicuramente razzisti, moralmente responsabili del linciaggio di Arch, non fanno tuttavia parte del Ku Kux Klan, non sono degli assassini, collaborano con Tex nel catturare McCook. La storia, nel suo complesso, mi è piaciuta, anche se mostra un Tex meno sicuro e "quadrato" del solito. Probabilmente, anche la volontà di Tex di forzare Arch a entrare con lui e Carson nel Saloon è concausa della sua morte, sicché può dirsi che - in effetti - il nostro eroe compie un grave errore di valutazione. In questa avventura Nizzi descrive la società del Sud sconfitto molto meglio di come aveva fatto, qualche anno prima, ne I rapinatori del Missouri, storia tutto sommato insipida. Non mi sono dispiaciuti di disegni di Dalla Monica che, a parte il recente Color, non avevo mai avuto modo di apprezzare.
  5. Parto dai disegni. Adoro il tratto di Civitelli, che già alla fine degli anni '80 era superbo. Però, ci sono delle storie alle quali il tratto del maestro aretino è più adatto, altre per le quali ci vorrebbe un disegno più sporco e graffiato. A mio giudizio, benché le scene della città segreta dei Sinagias siano grandiose, quest'avventura avrebbe avuto bisogno di un tratto diverso. Ovviamente, la critica è rivolta non al disegnatore, ma a chi gli ha assegnato questa storia. Quanto al soggetto e alla sceneggiatura, devo premettere di non aver ancora letto la precedente storia che ha per antagonista Zhenda, qundi non posso riconoscere alcuna ripetitività nell'evolversi della vicenda. La lettura è stata scorrevole e piacevole, però solo sino a quando Tex e i suoi pards si sono spinti giù per la fenditura che scende nelle profondità del Grand Canyon. Ho scoperto che Nizzi ripiegò su questa soluzione narrativa per via dei disegni civitelliani, che rendevano poco odiosi i Sinaguas. Ma, secondo me, ci sarebbero state almeno due o tre soluzioni migliori di questa pasticciata parentesi verniana. In complesso, storia sufficiente, anche se di qualità inferiore rispetto ad altre storie del centinaio 301-400 di Tex gigante.
  6. Ho riletto i vari volumi nei quali Boselli ha raccontato la giovinezza di Tex e mi sono accorto di non aver commentato qui sul forum la fondamentale storia su I razziatori del Nueces. Il giudizio sui primi due albi è ampiamente positivo: Boselli ricuce in maniera convincente i vari spezzoni del più remoto passato di Tex che erano stati raccontati nel corso degli anni (1), dotandoli di una grande potenza emozionale. Il mio giudizio è positivo anche sulle pagine che raccontano dei rangers, le cui storie già si intrecciano con quella del nostro magnifico fuorilegge. Più di qualche dubbio, invece, nutro sulla scelta di tirare Coffin fuori dalla cenere in cui era sepolto da oltre 70 anni. E' vero, nei fumetti e nel cinema se non si vede il cadavere l'antagonista non è morto. Ma se nessuno, per così tanto tempo, aveva sentito l'esigenza di rispolverare il primo nemico di Tex, forse non era necessario che accadesse ora. In fondo, il nuovo racconto nulla aggiunge e nulla sottrae alla bellezza de Il totem misterioso. Ottimi, come di regola su Tex Willer, i disegni. (1) Fa ovviamente eccezione Ritorno a Culver City, che non è in nessun modo riconducibile al canone, ponendo la città in questione in Texas e collocandovi tanto le tombe dei genitori di Tex, tanto la tomba di Sam.
  7. Chiedo qui, supponendo che sia la discussione giusta. In questi giorni, trovandomi a casa dei miei genitori, dove custodisco la maggior parte dei miei Tex, e approfittando del fatto che le mie bimbe giochino tranquille con i cuginetti, mi sono rituffato nel passato di Tex, facendo una cosa da nerd, cioè rileggendo le storie in ordine biografico. Saltando Nueces Valley, ho letto nell'ordine: I razziatori del Nueces, Il vendicatore, Giustizia a Corpus Christi, Un uomo tranquillo, Resa dei conti al White Horse. Ora sono alle prese con Il magnifico fuorilegge, in cui si parla di una precedente esperienza di Tex a Robber Nest. Ma non ricordo se si tratti di una storia già raccontata e, in caso di risposta affermativa, dove leggerla. Mi aiutate?
  8. Solo a conclusione del ciclo di quattro albi si potrà dare una valutazione consapevole a questa storia. Con riferimento al terzo albo, mi è molto piaciuto il momento in cui, in un contesto così difficile e "diverso", Tex mostra la sua umanità. L'aspetto negativo è l'affollamento di personaggi: inziata la lettura dell'albo, a distanza di oltre un mese da quando avevo letto il secondo episodio, ho avuto difficoltà a ricordare chi fosse tutta quella gente che ronzava intorno ai pards. Forse, però, mi ha penalizzato anche il fatto di aver letto, nell'intervallo, altre due storie del nord come Terra violenta e I predatori del grande nord
  9. Proseguendo nella scoperta delle avventure di Tex che mai avevo letto, è venuto finalmente il turno di questa lunga epopea canadese. Per una fortunata coincidenza, l'ho letta proprio mentre nella serie regolare si sviluppa un'altra lunga storia ambientata nel Grande Nord dell'America. Pochi appunti alla sceneggiatura, per il resto magistrale, di Nizzi. Risultano, in effetti, eccessivamente tempestivi sia l'intervento di Fronte Alta con i suoi Flathead; sia il successo del colonnello Brandon nel librarsi dai legacci con cui era tenuto prigioniero. Di contro, molto ben caratterizzati i vari avversari: Morisse, Caudill, Tanakis. Quanto ai disegni, quasi mi rifiuto di commentarli, perché le parole di lode per Fusco sarebbero forse eccessive. Al contrario di qualche utente che mi ha preceduto, peraltro, trovo che il suo tratto sia stato sempre perfetto nel rappresentare paesaggi innevati, e ciò lo penso sin da quando ebbi tra le mani l'allora inedito L'oro di Klaatu.
  10. Devo dire che questa storia di Giusfredi mi sta veramente appassionando. Sia nel versante in cui si occupa di Tex, sia nel versante in cui ci presenta un Carson nel pieno del vigore fisico e mentale. Non mi disturba la riproposizione del viso di Charls Bronson tra i vari personaggi che affollano la storia. Né mi turba più di tando il difetto di caratterizzazione fisica di Arkansas Joe. In fin dei conti, la fisionomia dello stesso Tex varia di molto a seconda dei vari disegnatori: magro e agile per Galep, massiccio e potente per Fusco, con i lineamenti dolci in Letteri, più marcati in Ticci. Come è stato notato, Arkansas Joe è stato, sino ad ora, poco più di un nome, per cui l'imprecisone da molti segnalata mi sembra, tutto sommato, un difetto del tutto secondario.
  11. Premetto che mi riservo di leggere nuovamente l'albo ed eventualmente commentarlo una seconda volta. Ma la sensazione che mi ha lasciato, non avendo mai letto Zagor prima d'ora, è soprattutto di straniamento: c'è Tex, c'è il Texas, ci sono i Texas Rangers, ma - secondo la mia particolare opinione - Tex si trova a operare in un mondo che non è il suo. Lo sviluppo della storia è interessante, ma il suo pieno godimento è ostacolato da una densità notevole di trama (una tale sensazone di densità me l'hanno data solo La mano del morto e Sull'Alto Missouri) e da una quantità impressionante di riferimenti ad albi di Zagor che non ho letto. Forse acquistandoli e leggendoli riuscirei ad apprezzare meglio questo albo speciale, ma non so se il personaggio di Zagor mi abbia appassionato così tanto da investire il mio tempo libero a leggere due sue avventure piuttosto corpose. Valutazione incondizionatamente positiva, invece, per i disegni di Piccinelli. In conclusione, quest'albo speciale non rappresenta una tappa fondamentale della mia esperienza di lettore texiano. Si tratta solo di un'uscita speciale, venuta decisamente meglio di Un uomo tranquillo, ma - secondo me - peggio di Fantasmi di Natale.
  12. Voto ampiamente positivo per Polizia indiana. A parte i sempre suggestivi disegni di Monti, la sceneggiatura di Nizzi ha diversi pregi. Innazitutto, vi è una certa originalità, rispetto alle altre storie indiane apparse fino a quel momento nella saga di Tex. Da notare, poi, la caratterizzazione del colonello Moresby e del capitano Buntline, schierati a difesa dei propri soldati, ma capaci di ammettere il loro errore. Che differenza rispetto al colonnelo Arlington o colonnello Elbert. Ottima, infine, l'utilizzazione di Kit Carson, vero deus ex machina della vicenda. La storia non è perfetta, in quanto io vi scorgo anche degli elementi negativi, a partire da una certa verbosità di alcuni dialoghi, soprattutto all'interno del forte. Anche l'elaborazione dell'evasione ha un sapore strano: ma come è possibile che Tex non ci avesse pensato? Da notare, comunque, come in questa storia Tex sia lontano dal ruolo di "poliziotto" ligio alle regole e bisognoso di un mandato per perquisire un locale (cfr. Il ritorno della mano rossai), che pure Nizzi ha spesso utilizzato.
  13. Anche io penso che alcuni personaggi del passato potrebbero benissimo ritornare nella forma indicata da Diablero. Per esempio, mentre Tex valica un passo di montagna in una delle sue avventure incontra Zeke Colter, che in qualche modo lo aiuta, prima di salutarlo e tornare alla sua vita. Ritornando su Mary Gold, la rivedremo su Tex Willer, e allora magari Boselli ci racconterà del periodo di convalescenza di Tex, e di come abbia salutato (o si sia liberato de) la bionda più conturbante di 73 di West a fumetti.
  14. Avevo deciso di non comprare questo Tex Color Storie Brevi, data la delusione dei precedenti numeri. L'ho poi acquistato perché ho ritenuto giusto leggere la prima e unica sceneggiatura di Ulzana, Emanuele Mosca, per Tex. E devo dire che le storie mi sono mediamente piaciute. Originale e divertente La terribile banda, sceneggiata da Boselli su idea di Mister P. Piuttosto suggestive sia La voce del morto, sia Memorie di un soldato. Molto incentrata sulle sparatorie, eppure serrata nel ritmo La lama del rasoio. La più debole del lorro è la storia di Nizzi, Funerale a Sierrita, che però raggiunge la sufficienza. Ho trovato i disegni generalmente buoni. I migliori mi sono parsi quelli di Masala.
  15. Stamattina sono andato dal mio edicolante di fiducia per sostituire il volumetto errato o acquistare nuovamente l'uscita n. 8. Tuttavia, anche gli altri plichi recavano il medesimo errore. Ora ho scritto a RCS. Vediamo cosa mi rispondono
  16. Io invece mi sono ritrovao due strisce n. 18: quella con la copertina del n. 18 e una con la copertina del n. 16; di queste ultime strisce, invece, nessuna traccia. Domani torno in edicola per segnalare il problema
  17. Volevo commentare questa breve storia di Tex facendo riferimento a questa celeberrima battuta, quanto ho notato che Leo mi ha anticipato di ben nove anni! Bhe, in ogni caso il soggetto della penultima avventura sceneggiata da G.L Bonelli si limita a questo. La lettura è godibile, anche se balzano agli occhi alcune imperfezioni nella ricucitura della storia dopo gli interventi redazionali (che ho scoperto apartenere a Nizzi): tra tutti la decisione di Tex di lasciare alla riserva Kit e Tiger, quando era stato proprio Brandon a richiedere di portare la squadra al completo. Inoltre è piuttosto strano che Gos Jean sia spedito fino in Arizona per convocare Tex, quando sarebbe bastata una lettera o un telegramma, come altre volte avvenuto; tanto più che il métis nulla sa della vicenda. I disegni di Letteri raggiungono lo standard per lui tipico in quell'epoca di splendore artistico. Molto bella la caratterizzazione grafica di Kathy Dorian che, per le scollature, ha evocato nella mia mente Mary Gold.
  18. F80T

    Addio, Ulzana!

    Ho conosciuto Ulzana, alias Emanuele Mosca, solo leggendo le sue riflessioni su questo forum, mai banali. Se è vero che dopo la morte di noi rimane l'amore che abbiamo profuso, a noi utenti del forum rimarrà la passione di Ulzana per Tex e per l'avventua. Ero titubante se acquistare il Color Tex storie brevi. Ma ora non ho dubbi: potrò conoscere qualcosa di più di Emanuele Mosca grazie alla unica, purtroppo ultima, sceneggiatura di Tex. Gli sia lieve la terra.
  19. Questa storia ha rappresentato un ingombrante ostacolo nella mia opera di recupero delle vicende di Tex che non avevo letto. Devo dire la triste verità: mi sono arenato d'innanzi a una vignetta del primo albo in cui Tex è più grande del cavallo! Mi sono molto intristito a vedere un Galep in così cattiva forma, ed è stato forse il timore di imbattermi in altre vignette del genere a bloccarmi. Più di recente, sono riuscito a leggerla tutta, ricredendomi sulla riuscita di almeno una parte delle tavole, nonostante un Carson dipinto qusi fosse centenario. La trama mi è parsa molto ben congegnata, con diversi personaggi assai riusciti: accanto al disgustoso Bellamy, all'infido Colin Chase, a Benton, non dimenticherei la bella e simpatica figura del postiglione. Sciapo, invece, è il personaneggio della bella fanciulla, come da altri è stato notato. Peraltro, dopo aver concluso la lettura de I diavoli rossi posso dare ragione ha chi ha visto ne L'assedio di Mezcali solo un pallido revival di questa bella avventura western.
  20. C'era uno spunto molto buono, il farmaco anti difterite, ma è stato malamente sprecato. Non sappiamo nemmeno se i banditi avessero capito di che cosa si trattasse. Per il resto, la storia è abbastanza banale e si sgonfia parecchio negli ultimi due albi. Buoni i disegni di Torti, che pure era stato destinatario di aspre critiche quando disegno il Color di due estati fa. Invece, a mio giudizio, il suo tratto si può bene adattare al mondo di Tex. In conclusione, esperimento carino, ma non del tutt riuscito.
  21. Perdonate la domanda banale. In base a cosa è possibile dire che Il Giuramento è posteriore a Oklahoma?
  22. La lettura del settimo volumetto a strisce ha alimentato la mia curiosità: presto sulla serie Tex Willer rileggeremo della Mano Rossa; come se la sarà cavata Boselli tra ranger con la divisa e accampamenti con tende da campeggio? Sarà filologicamente fedele alla Storia o alla Storia del fumetto? Intanto, ribadisco che è una goduria leggere le strisce. E' oggettivamente impossibile valutare la qualità della scrittura di questi episodi, una volta che siano montati su albo gigante. E anche i disegni di Galep, riportati alla loro originaria impostazione guadagnano in resa e dinamicità
  23. Anche io penso che, al netto del ritratto non riuscito di Lilith, i disegni di questo romanzo a fumetti siano di eccezionale bellezza. Ho anche apprezzato lo sforzo di Breccia di rendere le figure di Tex e Carsono più canoniche, rispetto agli energumeni dal naso aquilino visti all'opera nel Texone. La trama fila via bene, ma se ci si ferma un po' a riflettere, emergono le incoerenze da altri evidenziate prima di me: la strana condotta di Tiger, che non si ferma a cercare Tex; la reazione fredda di Kit. Il voto conclusivo, tuttavia, non può che essere positivo.
  24. Probabilmente questa storia aveva meno ambizioni della precedente, però a me è piaciuta di più. Quella, come ho già notato, piena di così tanti elementi da confondere il lettore; questa, invece, secca, classica, con bei personaggi, tra cui - come molti hanno notato - spicca lo sceriffo Page. Sempre da evidenziare come dato positivo la cifra di continuità stilistica che c'è tra i vari disegnatori della serie del giovane Tex, che così si caratterizza anche sotto questo profilo, rispetto alla storica (e consapevole) difformità stilistica tra gli artisti che disegnano la serie regolare.
  25. Come ho raccontato in altri post, ho iniziato a leggere Tex a casa di uno zio. Notato il mio interesse, mio papà si procurò i primi dieci numeri di TuttoTex, in edicola già da qualche anno, e me li regalò. C'erano le storie che lui aveva letto e amato da bambino. Finiti di leggere, rileggere e rileggere ancora quegli albi, decisi di investire parte della mi paghetta in Tex e iniziai a comprare la serie inedita: La Tigre Nera, Furia Rossa, Intrigo a Santa Fè. Il tratto di Villa, di Ticci, di Civitelli era magnifico, molto più bello di quello di Galep. Ma perché mio papà preferiva quest'ultimo? D'altra parte, i disegni di Tex 400, pubblicato dopo qualche mese, erano sgorbi (absit iniuria verbis!)... L'ho capito solo ora! Nelle strisce che finalmente ho potuto avere tra le mani il tratto di Galep, il vero tratto di Galep, non insozzato da censure e riscritture, trionfa. Con poche linee disegna una Tesah dotata di una sensualità immediata. Le varie vignette, pulite, rapide, sono caratterizzate da un dinamismo evidente e piacevole. Ecco, ora ho capito i gusti di mio papà e posso finalmente tuffarmi spensierato tra le gole selvagge del Rainbown Canion)
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