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F80T

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  1. Vicenda piuttosto divetente, anche se alle luci fanno da contraltare alcune ombre. Gli aspetti positivi: 1) un ritmo incalzante; 2) l scontro marittimo, tutto sommato insolito per le storie del TEx; 3) il personaggio di Santiago. Gli aspetti negativi: 1) un Tex piuttosto "distratto", avendo dimenticato di cancellare le tracce che poi portano alla cattura di Carson ed essendosi fatto colpire troppo facilmente dal Caribe; 2) lo scarso spessore degli antagonisti; 3) un finale piuttosto affrettato, con un Tex che non si preoccupa del "livello superiore" della congiura.
  2. Letto il secondo volumetto, la mio domanda muta leggermente i connotati. Di recente, grazie alla ristampa anastatica delle strisce del Tex, ho riletto L'eroe del Messico. Il Montales che viene fuori da quelle strisce è sicuramente onesto, coraggioso, generoso. Ma manca tanto di visione politica, tanto di capacità strategiche e tattiche adeguate al perseguimento di un cambiamento rivoluzionario del regime politico messicano. Ciò è tanto vero che, sino a quando rimangono insieme, è Tex a dettare la linea, tanto politica, quanto militare. Ora veniamo a scoprire che, non molto tempo prima, Tex ha avuto a che fare con Cortina: visionario, autorevole, dotato di capacità politiche e portatore di una chiara strategia finalizzata a raggiungere gli obiettivi (non importa, ai nostri fini, se poi sia effettivamente in grado di raggiungerli). E' lui, e non Tex, il leader. E se il nostro eroe non appare certo subordinato a Cortina, neppure sembra in grado di influire sulle scelte di questi. Insomma, forse Cortina non "doppia" Montales, ma lo oscura. Sarà veramente così? Non resta che continuare a leggere... P.S. - Sceneggiatura veramente buona; disegni ottimi.
  3. Nessuno degli elementi di questa storia è originale: il complotto per appropriarsi delle terre indiane, su cui è stato scoperto l'oro; l'ufficiale tronfio e ottuso; i giovani capi indiani che scalpitano per avviare una guerra di cui non comprendono sino in fondo la portata; Tex che utilizza alla perfezione le tecniche di guerriglia; i guerrieri ribelli e alcolizzati, scacciati dalla loro tribù; i borghesi dell'Est che vedono come un gioco quella che è la lotta per la sopravvivenza delle civiltà native. Eppure, si tratta di elementi che vengono rimescolati con grande maestria, dando vita a un'avventura (o meglio, alla prima parte di una più grande avventura) che mi ha letteralmente tenuto incollato alla poltrona. Alla macchina da scrivere c'è il Nizzi migliore, che dà vita a un Tex dinamico, padrone di sé, arrogante perfino, come lo aveva voluto suo padre Gian Luigi. Ai pennelli c'è un Ticci che, come ogni volta che si trova a illustrare storie indiane, realizza tavole di indiscutibile bellezza. Limiterei il voto a 9 perché mi è parso forse eccessivo il ruolo assegnato al generale Devis, che della storia è vero motore. Penso che, lasciando fermo il suo intervento finale quale Deus ex machina, si sarebbe potuto immaginare un avvio diverso della vicenda.
  4. L'errore di sceneggiatura rimane. Ed è pure così grande che, nella sostanza, Ritorno a Culver City è finita fuori canone. Il mio rilievo, che non è una giustificazione, deriva dalla constatazione che all'epoca più di qualche meccanismo si inceppò. La storia andò in stampa senza che, nel corso della sua lavorazione, qualcuno sia intervenuto a correggere una macroscopica incoerenza con il passato di Tex, quello che GL Bonelli aveva raccontato. Appunto per questo scrivevo che sarebbe molto interesante intervistare Civitelli sul punto. Si è accorto dell'errore? Lo ha segnalato? Cosa gli è stato risposto? Perché non è stato corretto?
  5. Chi sa se Nizzi si rendeva veramente conto dell'infima qualità delle sue sceneggiature. Se le persone che lo circondavano mostravano l'accondiscendenza e l'approccio adulatorio che oggi manifesta Guarino, magari era sinceramente convinto di produrre storie di qualità elevata
  6. Questo errore è passato perché all'epoca non c'era la figura dell'editor per le pubblicazioni di Tex. Così ho sempre letto, e mi fido. Però dell'errore, a questo punto, deve essere condiderato corresponsabile Civitelli, che, oltre a suggerire il soggetto, ha illustrato sceneggiatura, senza segnalare l'inghippo. Eppure Civitelli è sicuramente uno degli Autori che è più legato a Tex. Sarebbe molto interessante intervistarlo sul punto.
  7. L'intervento di @borden mi fornisce lo spunto per rileggere Deadwood, di cui non ricordo nulla. Patagonia e Missouri sono, a mio giudizio, due storie superlative. Quanto a Morte nella nebbia, recrimino ancora per la morte di Bronco Lane. Ma comunque è una vicenda notevole. I giustizieri di Vegas è una storia bella, ma che necessita di tanta attenzione per la sua densità. De I ribelli di Cuba non amo l'aspetto esoterico. Ma é un problema mio. Insomma, se il giudizio si basa su queste storie, avercene avute crisi così...
  8. Non ero sicuro di voler acquistare ancora una volta il Maxi Tex. Però il mio edicolante di fiducia lo ha messo nella mazzetta di giornali che usa tenermi da parte, e non ho avuto cuore di scartarlo. Un giudizio non può che partire dai disegni. Come già posto in evidenza, la concezione di disegno propria di Scascitelli pare diametralmente opposta a quella che, a partire da Galep, ha caratterizzato la serie del Tex. Non sono un esperto, ma mi pare che si tratti più di "illustrazioni", connotate da una certa staticità, che "fumetti", naturalmente dinamici. Nondimeno, la parte grafica è gradevole, e non mi pare fuori luogo su una serie collaterale. Le due storie non sono certo memorabili, ma, a mio giudizio, filano entrambe lisce, assicurando un paio d'ore di relax, con un Tex riconoscibile e ben caratterizzato.
  9. Non ho difficoltà a definirmi nizziano, visto che il mio amore per Tex, nato leggendo Tuttotex a casa di uno zio, si è consolidato quando ho inziato a comprare, con la mia paghetta, la serie inedita. Usciva, all'epoca, La Tigre Nera, seguita da Furia Rossa, e cioé due dei capolavori di Claudio Nizzi. Questo, però, non toglie il mio giudizio assai critico innanzitutto per tante scialbe sceneggiature che ci sono state propinate; ma, soprattutto, per l'atteggiamento tenuto dall'Autore verso chi non solo si sforza di mandare avanti la carretta, continuando a fornire a noi appassionati tanti nuovi sogni di carta; ma, soprattutto, lo fa con vero amore, che non esclude la possibilità di errore, ma garantisce che il personaggio Tex non sarà tradito, come invece è avvenuto - per fare solo un esempio - nell'ultimo Color storie brevi. Ecco, direi che Nizzi esce definitivamente di scena dal mondo di Tex. E lo fa male, come non avrebbe meritato lui, come non avremmo meritato noi appassionati, come non avrebbe meritato Boselli. Purtroppo, quando penderemo a Nizzi e a Tex, ci verrà sempre in mente anche la scia di fiele che lo scrittore si è lasciato dietro.
  10. Valutazioni ampiamente positive anche da parte mia, tanto per la sceneggiatura, sebbene per il momento svolga più che altro una funzione di "contestualizzazione" della vicenda che presto leggeremo; tanto per i disegni. Il vero dubbio è sul personaggio di Cortina. Non rischia forse di essere un "doppio" di Montales? Ai prossimi mesi il responso.
  11. Nel tread dedicato all'albo inedito attualmente in edicola (Le frecce dei nemici) ho letto qualche lamentela sulla mancata centralità di Tex nello sviluppo della storia. Nelle stesse ore mi sono gustato La mano nella roccia, in cui il nostro ranger, in coppia con Carson, ha un ruolo piuttosto marginale nei fatti che riguardano Joe Fraser e i suoi compagni d'avventura, quanto meno fino al conflitto a fuoco proprio con Fraser. Eppure, l'opinione generale su questa storia (e anche la mia) è buona. Questo, a mio avviso, significa che la "regola" per cui Tex debba essere sempre al centro della scena semplicemente non esiste, e deriva solo da alcune improvvide interviste in cui Nizzi ha espresso simile principio che, peraltro, nella sua lunga carriera di sendeggiatore di Tex ha più volte violato. D'altra parte, come non ricordare ll fiore della morte, in cui addirittua G.L. Bonelli ha reso inutile lo sforzo profuso dai nostri eroi per trovare un rimedio contro il pericolo alieno, essendo stato il rimedio casualmente scoperto anche dai soldati? In fin dei conti, il vero discrimen è tra storie buone e storie non buone. E questa di Nizzi, anche grazie ai disegni che la illustrano, è una storia buona.
  12. Quando ho visto apparire all'improvviso Tex nella prateria mi sono detto: cosa ne dirà ora @Diablero? Forse è segno che inizio a leggere con troppa serietà le avventure di Tex, che invece, a mio giudizio, vanno viste un po' più con gli occhi increduli (e creduloni) di un bambino. A me l'avventura sta piacendo. L'avvio è poetico, Chogan si è visto attribuito uno spessore grazie proprio al flash back che alcuni hanno contestato. E se poi è vero che si tratta dell'ennesimo cattivo con un passato difficile, in oltre 700 numeri di saga non mancano i cattivi di cui non sappiamo nulla. La longevità di Tex rende in qualche modo inevitabili le ripetizioni degli spunti. Pur inseguendo, non mi pare che Tex e Carson abbiano un luogo marginale nello svolgimento della storia. Sui rimpianti di qualcuno per il Tex di G.L. Bonelli, poi, dico che quel Tex è stato sepolto insieme a suo Padre. E' inevitabile, infatti, che ogni autore veda il personaggio e elabori le storie secondo la propria prospettiva. La cosa importante è che venga rispettata la personalità del personaggio e ci si mantenga entro il canone. D'altra parte, il magnifico Tex di Bonelli si può ancora leggere con facilità, ed anzi la ristampa anastatica delle strisce ci dà la formidabile opportunità di gustarlo esattamente così come lo aveva pensato il suo Autore.
  13. Storia di media qualità, che forse perde qualcosa, nella mia valutazione, per via del disegnatore, che non rientra tra i miei preferiti. Il soggetto e la sceneggiatura sono, infatti buoni; è bella, come già da altri sottolineato, l'intesa che Tex e Carsono dimostrano nel corso della storia; mi ha invece deluso la scorciatoia narrativa utilizzata da Nizzi, e cioé le abbondanti rivelazioni di Mac, che risolvono completamente il lato "investigativo" della trama.
  14. In altra discussione che si è un po' animata in questi giorni si dibatte della capacità di Nizzi di dare un'impronta western alle storie di Tex. Ecco, La Congiura mi pare abbia ben poco di western: San Francisco, il suo porto, la stazione di polizia, i salotti in cui si cospira, Alcatraz, la caccia alla balena. Eppure, chi si sentirebbe di dir che non si tratti di una storia, una grande storia di Tex? L'importante, a mio parere, è che la storia, come in questo caso, fili bene. D'altra parte, sin dalle origini Tax varia molto nello spazio e nei generi. Questo è, forse, uno degli elementi del suo grande successo. Mi accorgo che ancora non ho espresso un mio giudizio sulla quest'avventura del nostro ranger. Ma che dire? 10 al soggetto, 10 alla sceneggiatura, 10 ai disegni
  15. La mia esperienza di lettore texiano ha l'imprinting di Nizzi, di cui all'epoca della mia iniziazione venivano pubblicate La tigre Nera, Furia Rossa, Il testimone. Riconosco di essere nizziano, quindi, tanto quanto sono boselliano. GL Bonelli, invece, è una scoperta tardiva. Da buon nizziano ho letto con piacere, come ho già scritto, anche la storia di cui si parla. Mi ha fatto sentire "a casa". Ma, sulla scena di Tex in mutande, ha ragione da vendere @Diablero. Non è Tex in mutande che si finge inoffensivo, il problema. Il problema è l'intera costruzione della scena. I pards si dimenticano il motivo per cui si trovano in Canada e vanno a dormire sereni; faticano a realizzare cosa sta accadendo; Tex si fa sorprendere dai manigoldi senza accorgersi del loro arrivo per un lungo corridoio; chiede scusa, senza che ce ne fosse una ragione strategica. In somma, un disastro! Penso che l'apprezzamento per Nizzi non debba passare dalla negazione dell'evidenza.
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