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TWF - Tex Willer Forum

Laramie

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    Sono fatto di libri, fumetti, cinema e musica in percentuali variabili.
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  1. Recensione onesta, bilanciata e approfondita: è un albo brutto come "Per sempre sì" di Sal Da Vinci.
  2. Arrivato con l'abbonamento e finito ora di leggere. NON PROPRIO SPOILER MA INSOMMA: Ah, già, dimenticavo: Non ho altro da dire su questa faccenda.
  3. Il mio in realtà era un invito generico 🤣 Scherzi a parte e senza spoiler: nizzate vere e proprie, intese come pistole dentro ai bastoni, mutande spianate e sbafate di bistecche, non ce ne sono (ma attenzione perché nel primo albo è facile, lo sappiamo tutti che le evocazioni delle divinità lovecraftiane arriveranno il mese prossimo), c'è però uno spiegazionismo extra large che a un certo punto mi ha steso.
  4. Arrivato in abbonamento e letto. Lor signori sono pregati di avviarsi in fila ordinata verso lo scannatoio.
  5. Commento rapido: boh... Commento un po' più articolato: praticamente un noir-western (il bandito/gangster, la bella pupa in fuga, l'amante, i soldi sporchi) in cui i veri protagonisti sono Vivien, Sue e Hanger, mentre Tex e i pards, qui tutti presenti per l'occasione, sono quasi sempre al traino. Font, purtroppo, decisamente invecchiato. Ribadisco: boh... Commento articolato: la storia in quanto tale non sarebbe neanche malaccio, ma, anche alla luce di quasi tutti i suoi lavori più recenti, sembra che Ruju abbia semplicemente delle idee per delle storie noir (genere che conosce bene e nel quale eccelle) che è costretto a "texianizzare" per farle rientrare nella serie. La cosa non sarebbe neanche un male di per sé, il problema è che ormai quasi tutte le sue storie sono strutturate in questo modo. In quelle (rare) in cui si superano i due albi è evidente l'impegno maggiore per dare un ruolo attivo a Tex e ai pards, ma nelle altre ormai si possono indovinare tutti gli snodi di trama con decine di pagine di anticipo. Font, è inutile negarlo, ormai ha una certa età, ma se nei suoi ultimi albi l'avevo visto più pimpante qui mi sembra di rivedere l'ultimo Ortiz (sempre rispetto per il maestro). La zampata del vecchio leone non manca mai, ma, al netto dell'indiscutibile carriera e del (ancora, sempre) massimo rispetto per il maestro, temo che ormai non si possa pretendere di più. Insomma, una storia doppia che non mi è piaciuta e che fa partire abbastanza male il 2026. Mi consolerò con il prossimo Tex Willer che, finora, non mi ha quasi mai deluso.
  6. Finito ora il primo albo. Non ho il tempo e neppure l'interesse di mettermi a fare il confronto vignetta per vignetta con la storia classica, diciamo che qui c'è moltissima carne al fuoco. Tanti spunti avviati nei primi due/tre anni della testata Tex Willer vengono a congiungersi in un intreccio magistrale. De Angelis ottimo come sempre.
  7. Arrivo un po' tardi a commentare, ma arrivo: per me storia promossa. Al netto di qualche punto un po' debole (io non so quando sia stata scritta questa storia, ma se consideriamo che è uscita a quasi un anno dalla sua morte mi viene da pensare che Manfredi l'abbia realizzata già da malato), la storia scorre piacevolmente. Mi è piaciuta molto la gestione dei vari comprimari e anche se qualche soluzione non si può dire riuscitissima, Manfredi ha confezionato una storia dal sapore classico che è stato un vero piacere leggere. Majo ottimo come sempre, il bianco e nero è il suo ambiente ideale. Prova leggermente inferiore a quella del Texone (anche se, come altri hanno già detto) i suoi capolavori sono su Dampyr. Insomma, un buon commiato per Manfredi. Un autore che su Tex non sarà stato sempre impeccabile, forse soffrendo il fatto di non lavorare su un personaggio proprio, ma che sulle proprie opere è sempre stato intoccabile, un artista poliedrico e un intellettuale che era sempre interessante leggere e ascoltare anche quando non si condividevano le sue opinioni.
  8. Donq, ho votato "Buono" perché "discreto", cioè una via di mezzo tra buono e sufficiente, non c'è. Intanto è, per ora, un nettissimo passo indietro rispetto al centenario precedente, che per qualità media è, per me, il migliore dopo il 100-200. In generale ho notato una partenza più o meno con il botto per poi andare pian piano a calare (lo dico qui per chiarire ogni dubbio: sì, il calo è andato di pari passo con la proliferazione delle uscite). Se Boselli ha tenuto duro, pur con qualche inciampo, Ruju è andato in caduta libera. Nel mezzo ci sono autori come Rauch, Giusfredi e Barbieri che hanno fatto troppo poco per un giudizio vero e proprio, ma mi auguro che nel futuro trovino il modo di esprimersi al meglio delle loro capacità. Su Nizzi sorvolo perché rischierei di scrivere un pamphlet infinito e devo tornare a lavorare.
  9. Di certo non è il miglior cartonato fra quelli usciti finora, tuttavia ho apprezzato. Non mi hanno convinto tutti quei flashback per raccontare i risvolti della vicenda, specialmente con così poche pagine a disposizione, ma nel complesso si tratta di un buon volume che testimonia come Barbieri abbia il potenziale per crescere ulteriormente e affermarsi come "nuova" (la virgoletta è d'obbligo, i primi soggetti risalgono a 10 e passa anni fa) voce nel panorama degli autori di Tex.
  10. Finale di storia di altissimo livello (poi farò un commento più approfondito) e anche per me a capo della Kidnappers Inc. c'è qualcuno con spiccate inclinazioni scimmiesche (dopotutto basta vedere quali storie hanno scritto insieme Boselli e Benevento). Sulla storia di Manfredi e Gomez per ora c'è poco da dire: dialoghi incredibilmente secchi e diretti e disegni da standing ovation.
  11. È preso da uno dei miei western preferiti in assoluto, "L'uomo di Laramie" con James Stewart ☺️
  12. Quelle che porta Diablero NON sono prove. Sono le argomentazioni concrete con le quali motiva le sue più che legittime opinioni. Pensa che Nizzi abbia fatto fare la figura del pagliaccio a Tex sulla base di questa o quella scena. Non c'è niente di sbagliato, anzi, ben vengano simili argomentazioni, ma non sono prove di alcunché. L'errore sta nel ritenere che tutti debbano confermare la figura del pagliaccio di Tex in quelle scene. Davvero, mi sembra incredibile che sia così difficile accettare che ciò che per Tizio costituisce una figura da pagliaccio non costituisca lo stesso anche per Caio. Una storia di Nizzi che per me contiene una scena da bollino rosso è "Zhenda". Non mi ricordo in quale punto, più o meno a metà, Tex viene preso alle spalle da un banditucolo qualsiasi, neanche fosse il primo che passa, e lo salva qualcuno dei pards. Ora, per me quella è una scena da strapparsi i capelli per lo scandalo (Tex che si fa aggirare in quel modo? Lui che metterebbe nel sacco bande intere prendendole alle spalle?). Per me. Ma che ci posso fare se un altro, invece, non la trova così scandalosa? Se anzi non gli fa né caldo né freddo? Se, addirittura, lo trova un tratto umanizzante del personaggio? Ma perché devo obbligarlo a pensare ciò che, in totale buona fede, non pensa? Per me Tex che rischia di farsi impiombare in quel modo da un banditucolo da due soldi è un errore da penna rossa. Per un altro no. Estiqaatsi? A me piace quando qualcuno espone una visione di Tex che non ho o che fa delle considerazioni alle quali non ho mai pensato. Lo vedo come un arricchimento ed è il motivo per il quale sono qui. Ciò che non mi piace è quando si arriva all'insulto e quando si insinua la malafede di qualcuno. Non è più semplice pensare che abbiamo visioni diverse? Mia nonna dice sempre che se fossimo tutti uguali lei sarebbe mio nonno.
  13. Scusate se mi intrometto, ma ha ragione @Magic Wind e lo dico da accanito sostenitore dell'oggettivismo alla Ayn Rand. Mi spiego: Tex cerca il tesoro della confederazione e non lo trova, dopo 20 anni scopre che il colpevole dell'inganno era lo zio e ha uno scoppio d'ira. Questo è un fatto OGGETTIVO, cioè è quello che succede oggettivamente nella scena. È un dato di fatto che nessuno può contestare. Se uno dicesse "alla fine Tex scopre il colpevole da solo e vince" avrebbe torto perché nella scena è Walcott che confessa, Tex da solo non scopre un bel niente. Ritenere che il suo scoppio d'ira sia il ridicolo starnazzare di un gallinaccio è invece una libera, nonché legittima, interpretazione del lettore. Altrettanto legittima è l'interpretazione opposta, cioè che quella scena sia la drammatica resa di Tex di fronte alla sconfitta. Sono due interpretazioni entrambe legittime, così come è legittimo ritenere che all'inizio de "La congiura" (così non vado off topic) Tex faccia la figura del babbeo con i cinesi ed è altrettanto legittima la lettura opposta. Non c'è niente di oggettivo nell'interpretazione della scena, mentre ciò che è oggettivo è lo svolgersi degli eventi. Per quanto si tenti di convincere gli altri del contrario, ciò che per taluni lettori è, legittimamente, una pessima figura di Tex, per altri non lo è. Altrettanto legittimamente e senza che li si accusi di negare la realtà. E, come direbbero Woody Allen e Diane Keaton in "Amore e guerra", "la soggettività è oggettiva" e, guarda caso, lo dimostra proprio questa discussione. Ma scusate, eh, ma a voi, nella vita reale, non è mai capitato di osservare una scena e dire "azz, che figura di me..." e il vostro amico di fianco a voi che vi dice "eeeh, ma che esagerato?" A me infinite volte.
  14. Evidentemente il nuovo protagonista, che a quanto ho capito non è solo un attore diverso, ma è proprio un altro personaggio, ha conquistato gli spettatori. Hanno rischiato (su Rai 1, per di più!!!) e gli è andata bene. Ora però chiudo l'OT.
  15. Abbi pazienza, Mac, ma nei polizieschi SERIALI, salvo pochissime eccezioni, è proprio l'esatto opposto. Io leggo i romanzi (e guardo la serie) con protagonista Rocco Schiavone perché mi piace Rocco Schiavone, mica i comprimari (e chi mi deve piacere, D'Intino? Deruta?). Poi certo, scoprire chi ha rapito la ragazza di "Non è stagione" o chi ha ucciso il ragazzino di "Le ossa parlano" è stato avvincente, ma perché era Schiavone a condurre le indagini. Discorso analogo per il commissario Ricciardi (libri, serie, fumetti), per Sarti Antonio, per Lolita Lobosco, per l'ispettore Coliandro fino ad arrivare a Montalbano. E se fossi un suo fan direi la stessa cosa anche per Don Matteo. Il protagonista è quello che traina tutto il resto perché è lui, o lei, che con la sua personalità, i suoi metodi, le sue idiosincrasie e i suoi lati ombrosi guida le indagini e, di conseguenza, tutta la storia. Banalmente, lo stesso caso seguito contemporaneamente da Schiavone e Coliandro porterebbe a storie molto diverse fino a conclusioni diverse. Schiavone arriverebbe alla soluzione sempre più schifato del mondo e ancora più depresso, Coliandro ci arriverebbe per pura fortuna e non capirebbe niente lo stesso. Poi certo, esistono le eccezioni, ma sono eccezioni che questi polizieschi seriali si possono permettere ogni tanto proprio perché sono seriali e una volta all'anno ne esce uno. Una volta esaurita l'eccezione poi si torna subito nei binari classici. Che poi uno possa trovare interessante il singolo comprimario o persino l'antagonista è più che legittimo, ma dubito molto che faranno mai una serie spin-off dedicata ai poliziotti di Don Matteo.
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