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TWF - Tex Willer Forum

Laramie

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  1. Buonasera! Leggendo questa caterva di commenti mi è venuta la voglia di rileggermi "Fuga da Anderville" dopo oltre 15 anni dall'ultima volta per vedere che effetto mi avrebbe fatto. Devo dire che non l'ho trovata quel capolavoro che ricordavo, sarà che con gli anni sono diventato più esigente, ma una bella, anzi bellissima storia quello sì. Innanzitutto c'è lo scenario sempre affascinante della guerra civile americana: non sono d'accordo con il fatto che Nizzi non mostri la guerra, la mostra eccome, fa solo vedere cose diverse rispetto a quello che ha fatto vedere Bonelli in "Tra due bandiere": i campi di concentramento, l'atmosfera da crepuscolo degli dèi (viene detto che siamo nella fase finale del conflitto, con il sud ormai avviato all'inevitabile sconfitta), le piccole pattuglie di uomini induriti, la popolazione civile esasperata e incattivita, eccetera. I due cugini: se John è fin troppo stereotipato (buono e giusto in tutto, anche se non brilla d'intelligenza), Leslie si dimostra un personaggio più complesso con la sua fede per la Confederazione, ma che cerca di salvare il cugino internato ad Anderville. La figura di Tom. E poi, Ticci: superbo. Non so se ci sia lo zampino di Monti (qualche primo piano mi sembra suo), nel caso il "superbo" vale anche per lui. Qualcosa per me non gira per il verso giusto: qualche scelta contraddittoria (per dirne una: Tex che NON sfrutta la sua falsa identità nella scena della locanda dove Tom viene malmenato dal locandiere. Se avesse detto di essere un fornitore della Confederazione con il proprio schiavo nessuno gli avrebbe detto niente) e la scena della morte di Tom che non riesco a non considerare sbrigativa nella sua risoluzione e anche lo stesso Tex non ne esce benissimo. A parte questo, una lettura piacevolissima che mi ha riportato con la mente a una qualche domenica pomeriggio a casa dei miei nonni quando leggevo le centinaia di Tex che mio nonno aveva in casa (dico aveva perché poi vecchio cowboy, con il beneplacito di mia nonna che non li voleva più a occupare posto, li ha smollati a me e ancora oggi un po' se ne pente).
  2. Buongiorno! Onestamente questo Color non mi ha entusiasmato particolarmente. Intendiamoci, apparentemente c'è tutto: una trama solida con due personaggi davvero ben riusciti e un Kit Willer protagonista (in tutti i sensi: Tex e Carson sono, di fatto, due comprimari) e delle buone atmosfere noir (Ruju si è divertito e si vede), oltre che un'ambientazione originale. I disegni di Laura Zuccheri sono ottimi come sempre e io sono davvero contento che abbia ripreso a lavorare stabilmente su Tex. A questo punto dovrebbe esserci la consacrazione definitiva, no? E invece no, perché ho trovato il finale veramente fiacco e poco incisivo e una colorazione piatta (stile Color, nulla di nuovo) che per me ha impoverito il disegno della Zuccheri. Questo non è un discorso del tipo "colore sì/colore no", perché basterebbe leggere alcuni dei fumetti che Laura ha fatto per la Francia (vi consiglio "Le spade di vetro" in Italia pubblicato da Renoir) per vedere come una certa colorazione possa valorizzare un disegno e un'altra affossarlo. Altro aspetto che mi ha fatto un po' storcere il naso è il mancato sfruttamento dell'ambientazione: a parte un paio di brevissime scene, la presenza del Carnevale di New Orleans è un mero sfondo e poco più e la storia si sarebbe potuta ambientare ovunque e sarebbe cambiato poco. Una lettura per me discreta, insomma, un po' sulla scia di quasi tutti i Color lunghi usciti dopo "Delta Queen", l'ultimo che ho letto con grandissimo piacere e che ogni tanto ritiro fuori.
  3. Buongiorno! Letto il Bis, pur con qualche giorno di ritardo e ammetto di non esserne stato molto colpito. Ufficialmente è tutto nella norma: Tex che fa Tex, storia classicamente western senza troppi fronzoli, eccetera. Eppure non l'effetto è stato abbastanza asettico e mi fa dubitare ancor di più sul senso di un albo Bis. Spiego: finché parliamo di Nathan Never, Julia o Dylan Dog in cui le storie sono principalmente ad albo singolo allora abbiamo un albo in più che va ad aggiungersi alla collana e, pur con qualche aggiustatina (tipo la storia di Julia giovane) ha un suo senso. In serie come Tex (o Zagor), in cui le storie del mensile sono da due albi in su, la presenza del Bis mi suona come un impoverimento: il solito bianco e nero, il solito formato, il solito numero di pagine e, come se non bastasse, una storia normalissima che non giustifica la presenza del Bis. Questo, lo ripeto, a prescindere dal fatto che la storia in quanto tale sia buona (e in questo caso lo è), ma come albo extra non ha proprio ragione d'esistere. Dello stesso livello i disegni di Freghieri: erano e rimangono sempre un bel vedere, ma, sarà il formato standard, li ho trovati inferiori rispetto all'ottima prova mostrata sul Texone. Dovendo dare un turpe voto, darei un 7 perché la storia in quanto tale si difende bene. Siamo comunque lontani dall'ottimo "Agente indiano" dell'anno scorso.
  4. Addirittura, troppo buono! Purtroppo, e parlo per esperienze personali, in questi casi vige sempre il famoso detto "Tra il dire e il fare c'è di mezzo E IL" perché uno magari vorrebbe fare questo e quello, poi però deve fare i conti con la realtà e magari si rende conto che certe cose non sono realizzabili. Non per lui e/o non subito. Va detto che di quello che può o non può fare la Bonelli io non so un tubo perché al massimo posso vantare una visita in redazione nel 2018 e basta. Più che fare qualche ragionamento ipotetico non posso fare e, ovviamente, lo faccio con la consapevolezza che non ha nessuna attendibilità e che la cosa migliore è aspettare, continuare a leggere ciò che mi piace e vedere cosa succede.
  5. Buonasera, Un sacco di stimoli interessanti, provo a mettere giù qualche punto: 1) I manga: definirli prodotto per decerebrati è quantomeno esagerato. Diciamo che ci sono ANCHE dei manga così, ma è quello che succede quando gli editori si buttano sulla strategia del "ndo cojo cojo" e inondano il mercato con fantastiliardi di prodotti: è chiaro che nel calderone c'è roba che uno si vergognerebbe a leggere, ma il discorso analogo vale per i cataloghi originali di Netflix e Prime Video o per la letteratura. Ricordo ancora di quando esplose la mania del giallo svedese in seguito al successo della trilogia di Millenium di Stieg Larsson: di botto il mercato venne invaso da giallo/thriller scandinavi di dubbio gusto, ma dubito che in mezzo non ci fossero anche dei buoni prodotti. 2) Il digitale: di solito con le previsioni non ci prendo mai, quindi non so dire se la transizione quasi totale al digitale avverrà per davvero, se i due mercati si affiancheranno in modo più o meno paritario o se resterà una nicchia, per quanto attiva e rumorosa. Quel che immagino per certo è che nei primi due casi per un'azienda come la Bonelli il digitale è problematico da gestire. Fingiamo che Bonelli venda SOLO in digitale: facendo un calcolo estremamente grezzo e impreciso, mettiamo che un singolo albo venga venduto a 1 euro (0,99 cents, si sa come funziona). I costi di stampa non esisteranno praticamente più, ma il costo delle tavole, dei redattori, dei grafici, eccetera, rimarrà uguale. Quante copie digitali dovrà vendere Bonelli per essere in pari con quanto ricavava in precedenza dalle vendite degli albi se questi verranno venduti a 1/4 del costo originario? Affinché venga raggiunto il pareggio TUTTI i lettori attuali dovranno convertirsi al digitale (per me non c'è alcun problema perché ho già l'e-reader, per molti altri la vedo difficile) e in più se ne devono prendere molti altri: il doppio, forse il triplo. Se oggi Tex vende 150.000 copie (cifra buttata lì), con un digitale totale ne occorrerebbero 300.000 IN PIU' per ottenere gli stessi introiti (al netto dell'abbattimento dei costi di stampa). Dove si trovano questi 300.000 in più? Un discorso analogo si può fare anche per una eventuale serie nuova da leggere esclusivamente sul web. E questo ci porta al punto 3. 3) Bonelli 3.0: quando qualcuno dice che Bonelli dovrebbe aggiornarsi in termini di strategie di marketing, di comunicazione, che dovrebbe puntare sulla multisettorialità e su prodotti replicabili e vendibili su vari mercati io sono d'accordo al 100%. In teoria. Nella pratica mi chiedo: ma Bonelli ha i mezzi per un'operazione di questa portata? Non si tratta di aprire una pagina Facebook per ogni serie, si tratta di ri-pianificare TUTTA la strategia aziendale nel medio-lungo termine. A parole sembra facile, nella realtà ci sono un numero infinito di ostacoli dettati da mille fattori che possono ridimensionare o far sbandare tutto. Diceva quel tale che dal sublime al ridicolo c'è soltanto un passo e aveva ragione da vendere.
  6. Buongiorno! In qualità di quasi-ex-giovane (compirò 32 anni a ottobre) e di quasi-ex-lettore di manga (quando One Piece sarà finito lo diventerò ufficialmente), mi sento di dire la mia in merito agli ultimi commenti e magari dare un piccolo contributo. (chiedo scusa se parte il pippone) La mia biografia fumettistica è la seguente: ho iniziato leggendo letteralmente di tutto come Topolino, Zagor, Il comandante Mark, qualche Tex sparso (che da bambino mi piaceva poco) e qualche manga come Dragon Ball. Nell'età dell'adolescenza le letture erano fondamentalmente divise in due: vari manga e qualche Bonelli. Pian piano, i Bonelli e qualche altro autore come Pratt, Manara e Crepax hanno preso il sopravvento al punto che oggi di manga leggo solo One Piece, cioè una volta ogni tre mesi circa, per il resto solo roba nostrana o francese. I manga che leggevo una volta o sono finiti o si sono interrotti da anni, mentre i nuovi non mi interessano. Da quasi-ex-lettore di manga (One Piece, L'attacco dei giganti, Berserk, Alita, Vagabond fra i principali) posso dire che quello che mi attirava inizialmente erano sì le trame avvincenti e le ambientazioni fantasiose, ma ciò che affascinava me e, per testimonianza diretta, i miei coetanei del periodo e ci convinceva a continuare a leggere quei fumetti era il fatto che i protagonisti fossero spesso degli adolescenti che crescevano e maturavano nel tempo man mano che proseguiva la storia e facevano esperienze di vita. Esattamente come accadeva a noi a 15/16 anni. Gatsu di Berserk è un ragazzo chiuso, scontroso e incarognito con il mondo, poi l'inserimento in un gruppo di compagni lo porta a crescere e a sentirsi parte di una comunità (ho semplificato scandalosamente, andatevi a leggere il fumetto); Mikasa de L'attacco dei giganti all'inizio è chiusa e repressa emotivamente a causa di un trauma infantile, poi lo supera e si apre alle altre persone; Usop di One Piece è un bugiardo fifone con complessi di inferiorità che, spronato dai compagni, trova le proprie qualità, le coltiva e le fa crescere. Sono questi personaggi imperfetti, acerbi e in divenire che popolano i manga e sono personaggi che crescono e cambiano, pur rimanendo sempre loro, esattamente come fanno gli adolescenti ed è per questo che risultano così affascinanti per quel target. Poi iniziano le esperienze di vita vera ed è il lettore stesso che cresce e matura e pian piano abbandona certe letture perché è andato avanti. A volte le abbandona del tutto, e io conosco gente che ha riempito la casa di manga per anni e adesso si legge al massimo la fattura del commercialista, oppure passa ad altro. Tex, ma in generale tutta la Bonelli, non offre personaggi di questo tipo: o meglio, quelli che cambiano e si evolvono sono casomai i comprimari della singola storia. Tex e i pards sono così, hanno il loro carattere e non cambiano più. Il che, per me, VA BENISSIMO, io non voglio che Tex cambi personalità e parta per un viaggio in montagna in cerca di se stesso, voglio che rimanga così com'è. Nei limiti del possibile dettati dalla rotazione degli autore, ma che non diventi un bounty killer! Però i manga hanno quest'arma in più: propongono dei protagonisti che sono in qualche misura uguali a loro e li inseriscono in un contesto fantasioso e non convenzionale. I lettori vengono attratti dal contesto del fumetto, e ci sta, ma se rimangono per 10, 50, 100 numeri, è per i personaggi. Ergo, i lettori di 15/16 anni in larga parte non leggono Tex perché non gliene frega niente: io stesso ricordo che da ragazzo provai a convincere alcuni amici (lettori di manga) a leggere Tex dicendo che era disegnato benissimo e che aveva storie avvincenti. Il tenore dei commenti fu il seguente: "Indiani e cowboy? Bah!" Da lì ho capito che quella del venditore non sarebbe stata la mia strada, ma ho capito anche che la percezione (che sia del tasso di criminalità, del clima o dei fumetti Bonelli) è il male del mondo e che per cambiare la percezione dei lettori o, più in generale, dei consumatori ce ne vuole. Significa investire una barca di soldi in marketing e comunicazione senza avere la certezza di un ritorno economico, roba che in tempi come questi ci vuole un gran coraggio a fare. Che poi, a ben vedere, la Bonelli a intercettare il pubblico degli adolescenti ci ha provato con Dragonero Adventures, 4Hoods e Creepy Past. Sono passati anni, ma secondo me in redazione ancora piangono al pensiero dei soldi che hanno buttato dalla finestra.
  7. Buongiorno! La lettura di questo Texone è stata sicuramente molto gradevole. Lo ritengo un buon lavoro in generale e un'ottima prova di Giovanni Freghieri ai disegni al punto che stupisce il fatto che abbia già gettato la spugna in due precedenti occasioni. Disegni "luminosamente oscuri", meravigliose le scene sotto la pioggia e una caratterizzazione grafica di tutti i personaggi pienamente azzeccata. Peccato doverci godere Freghieri solo adesso, ma ora che è scuderia conviene non farselo scappare. Manfredi non spende troppe parole per delineare le motivazioni dei personaggi, le informazioni vengono fatte passare al lettore attraverso dialoghi secchi e diretti. Dal punto di vista prettamente tecnico, per quanto non mi possa affatto definire un esperto, la sceneggiatura mi sembra ottima nel senso che mette in scena un elevato numero di personaggi dando ad ognuno la propria caratterizzazione (per quanto qualcuno risulti più abbozzato di altri, vedi il mago della pioggia) e sviluppa la narrazione in modo sciolto e lineare. Certo, qualche passaggio narrativo è giustificato con molta fatica (le già citate capacità medianiche di Tex, per dirne una) e i continui spostamenti dei vari gruppi di personaggi costringono il lettore a tenere tutti i neuroni attivi per non perdersi, ma nel complesso sono rimasto più che soddisfatto. Sceneggiatura a parte, l'impressione che ho avuto è che Manfredi abbia usato tutto il proprio mestiere, che è buono e sostanzioso, ma poco cuore. Mi spiego: "tecnicamente" è tutto a posto, ma mi sembra che Manfredi abbia scritto un po' con il freno a mano tirato, sceneggiando la storia con sapiente mestiere, ma senza aggiungerci troppo di suo. Vero che siamo su Tex e gli sceneggiatori devono state attenti a lasciarsi andare con i loro guizzi, ma è anche vero che storie precedenti di Manfredi (il Texone "Verso l'Oregon", "La grande sete", "Sei divise nella polvere", ma pure il recente "Mississippi Ring") erano indiscutibilmente "sue" e un lettore scafato ci sarebbe arrivato senza neanche leggere i crediti. In questo caso, ma ripeto che è un'impressione mia, non dico che la storia avrebbe potuto scriverla "mio cuGGGino", ma non ci vedo traccia del solito Manfredi, se non nel mestiere messo in campo. In definitiva, mi sento di dare un 8. Migliore del Texone dell'anno scorso, ma un gradino sotto a quelli dei 4/5 anni precedenti. p.s. Anche io ho percepito un fastidiosissimo odore provenire dalle pagine. Non sono il tipo da buste, bustine e bustoni per conservare gli albi, ma mi sa che per questo faccio un'eccezione, babba bia!
  8. Buonasera! Terminata la lettura dei tre albi posso affermare il mio apprezzamento per questa prima parte della saga di Mefisto (e Yama). Benché l'apprezzamento valga per la storia intera, la mia preferenza va ai primi due albi dove Boselli e i Cestaro hanno dato vita a un racconto moderno pur rispettoso della tradizione delle storie di Tex e Mefisto. Dovendo fare un podio delle mie scene preferite, il primo posto spetta all'epico inizio ambientato al manicomio, al secondo posto la scena della carrozza nello strapiombo e, per concludere, la lotta con il Macellaio dove Tex e Carson vengono catturati. Il terzo albo mi è piaciuto molto, anche se, come forse è inevitabile nel racconto seriale, praticamente subito subentra lo schema dell'eroe prigioniero del suo nemico giurato, il quale prima o poi commette un errore che consente all'eroe di liberarsi e di vincere (ho semplificato un po', chiedo scusa a tutti gli sceneggiatori che sono morti nel leggere questa descrizione). Niente di scandaloso, anzi, si sa che è così che funziona. Diciamo che se nei primi due albi mi chiedevo sempre "chissà cosa succederà girata la prossima pagina", nel terzo mi chiedevo "chissà come accadrà la tal cosa". Pazienza perché comunque Boselli ha imbastito un terzo albo da manuale di sceneggiatura con le varie scene calibrate con il bilancino: non ho avuto l'impressione che ci fossero pagine di troppo dedicate a un personaggio, pagine di meno dedicate a un altro, una sottotrama troppo ingombrante, eccetera, ma che a ognuno sia stato dedicato il giusto spazio fino all'esplosivo finale. Dispiace per Yama il cui carisma è ridotto ai minimi storici e fa la figura del fesso, però all'interno della narrazione ha un suo senso: è un uomo divenuto folle che è stato "riportato alla ragione dal padre" ed è ancora scombussolato e instabile. Magari è un paragone un po' forte, però è come se si fosse risvegliato dal coma dopo mesi e in un certo senso è così. Confido che, trattandosi della prima parte della saga, i prossimi albi ci mostrino un Yama diverso. Riassumendo, per me una prima parte promossa e con tanta attesa per il seguito.
  9. Buonasera a tutti/e! Sono nuovo del forum e sono al primo commento, in pratica mi tremano i polsi come se fossi un disegnatore chiamato per il Texone. Premesso che potrei benissimo essermi perso dei pezzi per strada, fra le future storie di Nizzi non dovrebbe rientrare anche il ritorno della Tigre Nera? Da quel che ricordo, ma potrei ricordare male, anche lì si era verificata una discussione sullo sviluppo della vicenda, nello specifico, sul finale, ma non so come sia andata a finire. La storia sarà farina del solo sacco di Boselli (lungi da me lamentarmene, sia messo agli atti), oppure è prevista una sorta di divisione dei ruoli (Nizzi al soggetto, Boselli alla sceneggiatura)? Grazie in anticipo per le risposte!
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