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Laramie

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  1. Buonasera, @Ombra Silenziosa 😉 Prendo atto della risposta e provo ad argomentare meglio la mia posizione: in effetti ho scritto che Zachary è "tutt'altro che un santo", ma sono stato troppo buono con lui. SPOILERISSIMO BIS Che abbia meritato l'indigestione di piombo ad opera di Tex per le persone che ha ucciso è innegabile. Per me il punto critico sono proprio le ultimissime pagine, ma qui credo sia tutta una questione di sensibilità differenti. Per quanto mi sforzi, non riesco proprio a vedere in Zachary il responsabile della strage dei McCullen: il suo obiettivo era uccidere il colonnello Warren, comandante di una compagnia dedita al saccheggio. Poteva forse prevedere la strage successiva? No, è Jack Spade che ammette che anche secondo lui il colpevole non era fra i McCullen e che il loro fu solo uno sfogo sanguinoso, neanche gli interessava vendicare il colonnello. Quella di Spade e degli altri è stata una pura rappresaglia, un crimine di guerra bello e buono. Se nella storia venisse detto che Zachary ha deliberatamente fatto ricadere la responsabilità della morte del colonnello Warren sui McCullen per salvarsi la pellaccia, magari indirizzando i soldati verso la loro casa, allora capirei l'incazzatura dei fantasmi, ma, per come vengono presentati gli eventi, non riesco a percepire la sua morte come giustizia per i morti. È Zina, dopo la morte di Spade, a dire che la storia non è ancora finita, quindi è ovvio che è la morte di Zachary a essere decisiva in questo senso. A meno che gli spiriti non ce l'avessero con Zachary per il fatto che ha messo in piedi un "business del crimine" sfruttando il loro nome, ma la vedo difficile. Ciò detto, a questo punto è chiaro che qui il tema è la percezione delle responsabilità individuali: ognuno ha la propria sensibilità in merito e le nostre divergono.
  2. SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER Il consueto Magazine invernale si ripresenta con la solita veste grafica e la serie di articoli e approfondimenti dedicati al western nelle sue varie forme. Presente, ovviamente, un articolo-riassuntone su Mefisto. Il tuttologo texiano/western-dipendente non troverà niente di nuovo sotto il sole, ma sta di fatto che si tratta pur sempre di una lettura piacevole. Voto al prodotto in quanto tale: 8 "La palude del morto" di Jacopo Rauch e Corrado Mastantuono è una storia di 78 molto weird e horror, valorizzata soprattutto dal lavoro del disegnatore romano che si conferma un maestro. Tex è sulle tracce di un gruppo di banditi e la sua missione lo porta nei pressi della Dead Man Swamp, palude dove, molti anni prima, si era verificato un massacro ai danni di una famiglia di persone pacifiche, i McCullen, perché erano accusate, ingiustamente, di aver ucciso un comandante nordista. La sceneggiatura di Rauch si presenta liscia e scorrevole senza troppi fronzoli e, soprattutto, senza grossi inciampi. L'unica nota un po' stonata, ma riconosco che è una fisima mia, è il finale. SPOILERISSIMO Io capisco la volontà di stupire il lettore con gli effetti speciali, capisco che il colpo di scena finale faccia sempre il suo effetto, ma stavolta no, non ci siamo proprio. Alla fine si scopre che l'oste Zachary ha fatto secco il colonnello nordista e che si è disfatto del fucile con cui ha sparato. Zachary è tutt'altro che un santo perché ha cercato di intascarsi il bottino della rapina, ma il finale della storia lascia suggerire che la sua morte abbia "liberato" gli spiriti dei McCullen e che ora possano riposare in pace. Scusate, ma no! Zachary era in guerra e ha accoppato un colonnello nordista responsabile di saccheggi e chissà quali tipi di uccisioni, torture e violenze. Fosse per me gli avrei dato una medaglia! Zachary non può essere considerato responsabile della morte dei McCullen perché la loro morte è stata decisa dai soldati della compagnia, i quali sospettavano comunque che l'assassino non fosse fra loro. Nella storia non è presente niente, ma proprio niente, che faccia supporre che Zachary abbia volontariamente fatto ricadere la colpa dell'uccisione del colonnello nordista Warren sui McCullen. Voto alla storia: 7 Voto al "colpo di scena" finale: 4 "La strada del male" di Mauro Boselli e dei Cesari è un racconto breve sul passato di Mefisto che si aggiudica il premio come miglior storia del volume. Il suo unico difetto, se vogliamo chiamarlo così, è che è una storia per aficionados che di Mefisto sanno più o meno tutto, o perlomeno che hanno letto "Fuorilegge" e le storie su Tex Willer perché i collegamenti sono tanti. A parte questo, Boselli sceneggia con la consueta maestria inserendo un gran numero di scene in sole 32 pagine. La storia è narrativamente inattaccabile e si preannuncia come la prima di una serie di vicende, per quanto brevi, destinate a collegare il finale di "Fuorilegge" con il ritorno in pompa magna di Mefisto alla testa degli Hualpai e, soprattutto, con la leggendaria "Il figlio di Mefisto". I Cestaro ormai sono i nuovi interpreti del negromante (ben più indicati del pur bravissimo Civitelli e strappano il premio anche a Roberto De Angelis, che pure lui ha interpretato benissimo lo storico nemico) e chissà che dopo il Texone non vi sia qualche altra loro incursione con il vecchio mattoide. Voto: 8
  3. Preso, letto e gustato. SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER A mio avviso Ruju ha confezionato un'ottima storia che, pur con qualche difettuccio ogni tanto, dimostra che su Tex è possibile raccontare ancora qualcosa di originale rimanendo comunque nei binari della tradizione. Non credo infatti di aver mai letto una storia in cui i pards gestiscono l'evacuazione da una città in fiamme, ma può darsi che sia la mia memoria a fare cilecca. Ottima la gestione dei personaggi, in particolare modo di Carson in grande spolvero. Negli ultimi anni (ultimi... quasi 30 in realtà) lo si era visto così in forma solo nelle storie di Boselli, lieto che anche Ruju abbia deciso di dargli il giusto risalto e che di recente si sia messo a scrivere più storie con il quartetto al completo. Ho apprezzato anche la gestione del ritmo del racconto: non ho percepito nessun senso di fretta del tipo "oddio, mancano X pagine e devo ancora raccontare questo e quello", bensì un procedere degli eventi ponderato e con ogni scena che si prende il giusto tempo per raccontare ciò che deve. Non mancano le classiche scene ad effetto tipiche di Ruju al punto che è riuscito ad infilare un duello con il coltello anche in una storia cittadina (quanti duelli con il coltello ha scritto Ruju? Vuole entrare nel guinness dei primati?), che in questo terzo albo mi sembrano gestite meglio rispetto al solito. La sola cosa che davvero ho trovato eccessiva è il fatto che Warberg rimanga tranquillamente a Vancouver pur avendo dato lui stesso l'ordine di appiccare l'incendio. Come può essere così sicuro che la sua casa e lui stesso non finiscano arrosto? Il vento avrebbe potuto cambiare direzione all'improvviso e spingere le fiamme verso di lui. Io capisco le esigenze di trama, eh, ci mancherebbe, però qui secondo me è troppo. Mastantuono gigantesco come sempre. Non mi stancherò mai di ripeterlo: uno dei migliori disegnatori del mondo che qui ha dato piena dimostrazione del proprio talento, in particolare nella rappresentazione di Artiglio d'Orso, forse il suo cattivo più carismatico. Insomma una storia con molti pregi e alcuni difetti* che, in fin dei conti, non ne guastano troppo la lettura. Voto (come a scuola): 8.5 *Sulle prime la fine di Warberg non mi è piaciuta. L'ho trovata banale, quasi una trovata da serie B, e lo stavo anche per scrivere, poi ci ho riflettuto e mi sono detto che in realtà è una fine degna del personaggio: lui che ha ordinato l'incendio di Vancouver per fare quintali di soldi con la ricostruzione finisce per morire arso vivo. Legge del contrappasso al suo apice.
  4. SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER Un buon secondo albo che mantiene alto il livello della storia. Ritmo lento che si prende tutto il tempo per raccontare le cose con calma e la vicenda che procede per sfociare nel finale di gennaio. Mastantuono si conferma un genio del disegno (mi ha solo lasciato perplesso una vignetta con Tex e Carson a cavallo che sembrano del tutto sproporzionati, ma si tratta di UNA vignetta su non so quante, quindi anche chissenefrega) e Ruju è vicino a realizzare la sua storia migliore su Tex. L'unica cosa che ho trovato un po' forzata, come è già stato evidenziato, è la scena in cui Artiglio d'Orso accoppa Bailey da lontano al posto di fare secco almeno uno tra Tex e Carson. Faccio notare una cosa divertente: l'albo termina con Carson a terra ferito. Ora, ok che lo sappiamo che alla fine si riprenderà del tutto, ma a fine storia l'occhio casca sulla terza di copertina dove si vede Carson bello come il sole intento a pagaiare su una canoa!
  5. Premesso che posseggo già gli albi originali e quindi non avrei avuto bisogno di questa ristampa, ho deciso di recuperarla perché l'intera collana de "Le grandi storie Bonelli" mi piace tantissimo, così come apprezzo molto l'idea stessa alla base della serie: proporre a prezzi contenuti storie che magari non hanno il blasone dei classici, ma non sono da meno in termini di qualità complessiva. Ciò detto, la storia è quel capolavoro che ricordavo. Quasi trecento pagine intrise di dramma, inquietanti, ricche di personaggi complessi e variegati. Presentata in un unico albo, la storia si legge in scioltezza come se fosse un romanzo con le scene che si susseguono una dopo l'altra in vari cambi di ambientazione e con l'atmosfera generale che si fa sempre più cupa e tesa. Riguardo alla produzione di Borden, credo che questa storia sia il suo capolavoro. Forse il cuore batte di più per i classici firmati con Marcello (non ci si stacca mai dall'imprinting infantile/adolescenziale, ahime) e opere più recenti come i Texoni di Villa e Carnevale, ma la testa riconosce che qui Boselli ha raggiunto l'apice. Su Mastantuono posso solo ripetere ciò che ho già detto nel topic di "Vancouver", ovvero che è senza ombra di dubbio uno dei migliori disegnatori del mondo e che la sua presenza su Tex è un valore aggiunto, anche se riconosco che lo stile lo rende inevitabilmente ostico ad una parte di pubblico. Un 9 complessivo: muti, mani al cielo e tutti a casa.
  6. Un primo albo che mette in scena i personaggi, li dispone sulla scacchiera e prepara le mosse per le vicende successive. Nel complesso il giudizio è positivo per quanto riguarda il lavoro di Ruju, decisamente in ripresa rispetto a un periodo recente molto appannato e, per me, deludente. Ben riuscito il personaggio di Angela, figura a tutto tondo e non solo bella statuina, capace di far battere sia il cuore di Carson che, me lo immagino, quello di più di un lettore. Un Tex un po' più in ombra in questo primo albo, ma ci sta viste le premesse. L'unica cosa che non ho apprezzato è la seconda scazzottata a fine albo, più che altro per quei momenti particolarmente sboroni già evidenziati da @Diablero. Ottimo, come da copione, Mastantuono. Per me uno dei migliori disegnatori viventi, fa lievitare oltremodo questa storia verso l'eccellenza. Il suo stile è notoriamente fuori dagli schemi ("quali" schemi, poi?), ma a me piace tantissimo.
  7. "I giustizieri di Vegas" è stata ristampata a colori alcuni anni fa nella serie costa rossa. Mastantuono a colori è un crimine (tranne quando fa Disney), ma l'edizione merita tantissimo.
  8. È evidente che la regola aurea di GL Bonelli era "così è se mi pare", per cui non si è mai fatto problemi di continuity e altre amenità (vedi la doppia guerra civile) e si è limitato a scrivere quel che pareva a lui. Il suo stesso Tex (e intendo il Tex del Bonelli dei tempi d'oro) non è sempre uguale ad ogni storia e anche l'impianto narrativo, checché ne dica Nizzi, è dinamico e aperto a nuovi stimoli. Quindi è inevitabile trovare incongruenze, situazioni tirate per i capelli, eccetera. Posso capire quei lettori per i quali certe storie hanno un alone sacro, ma capisco molto di più Boselli che si è trovato a scrivere questa storia. Boselli ha concepito questa saga come lo "scontro finale" dell'epica mefistofelica, perciò ha radunato alcuni dei personaggi più rappresentativi del ciclo. La presenza di Padma era inevitabile. Così come era inevitabile la sua riproposizione come nemico di Mefisto e quindi alleato di Tex. Di conseguenza, Boselli non poteva fare accettare la presenza di Padma ai pards così alla leggera, per cui gli ha creato un determinato arco narrativo e ha rivisto la scena della salvezza di Mefisto. (che poi la presunta morte di Mefisto si spiega molto facilmente: Mefisto era morto davvero, poi, miracoloooooooo, il suo cuore si è rianimato, i suoi poteri si sono risvegliati e hanno riattivato il cervello) Una volta decisa l'impostazione da dare alla storia, la presenza di Padma e tutto il resto sono stati praticamente una conseguenza. Obiezione: "Eh, ma allora Boselli avrebbe dovuto/potuto scrivere un'altra storia!" Il "problema" è che la storia che aveva in mente era quella e non è che le storie possano andarsene così con uno schiocco di dita. Tra la coerenza della storia attuale e l'attenersi a quanto scritto da Bonelli, Boselli ha scelto le ragioni della storia e per me ha fatto benissimo perché lui stava scrivendo "Sierra Nevada" e la sua responsabilità era verso di essa. E prima che qualcuno mi salti addosso, la risposta è NO, non è che adesso qualcuno si può inventare che Lilyth non è mai morta o che Tex è il capo dei Mohawk solo perché gli è venuta una bella storia in mente. È ovvio che le due cose sono imparagonabili.
  9. Storia ambiziosa di Ruju (3 albi) disegnata da un autentico maestro come Mastantuono e ambientata in Canada. In teoria sarebbe un goal a porta vuota, ma meglio volare bassi che non si sa mai. Per quanto riguarda Mastantuono, per me è nella top ten dei migliori disegnatori del mondo, un vero genio in grado di fare qualsiasi cosa al punto che anche le storie più bolse e noiose si salvano sempre quando le disegna lui.
  10. Dipende. Come "solista" forse non riuscirebbe a tenere in piedi la baracca, ma in coppia con un altro nemico mi è sempre piaciuto molto. Sia Lily che Castle hanno ottimi motivi per volere le teste dei pards ed entrambi sono spietati a sufficienza. Come coppia potrebbero funzionare, anche perché una è una vecchia volpe con tanta esperienza sul groppone, l'altro è un giovanotto che ora è pieno d'odio, perciò li vedrei bene insieme.
  11. Credo di aver saltato di botto le ultime sei o sette pagine di discussione... Ragazzi, fate paura! In ogni caso ho votato ottimo alla storia complessiva: avrei dato "eccellente" alla storia dei Cestaro (vuoi per i disegni, vuoi perché lo stesso Borden mi è sembrato più ispirato) e "buono" alla storia di Civitelli. Ergo, "ottimo" è la sintesi perfetta. Il motivo dello "scarto" delle due votazioni risiede perlopiù nel fatto che la quadrilogia di Civitelli si dilunga eccessivamente in una serie di passaggi, soprattutto nel secondo e terzo albo, che avrei preferito maggiormente diluiti e compressi. Forse l'alone mitico (e mistico) di Mefisto e la mastodontica saga-monstre con ben tre disegnatori coinvolti hanno pompato a dismisura le aspettative di molti lettori. Spiego (argh!) semplificando un po': trattandosi di una storia con Mefisto (ma in generale direi di un supercattivo dei fumetti) è inevitabile che essa si divida sommariamente in due parti: la prima, sostanzialmente migliore, è quella dove a condurre il gioco è il cattivone. Solo che poi quando è Tex che passa al contrattacco succedono, inevitabilmente, le "solite cose" e la storia perde un po' di appeal. Per quanto mi riguarda, sarà che ormai l'unica cosa che mi esalta davvero è una cena pizza+birra senza reflusso gastrico, ho cercato di volare molto basso con le aspettative e questo credo mi abbia permesso di gustarmi maggiormente la vicenda, al netto delle lungaggini indicate sopra e di un altro paio di questioni, rispetto a quanto avrei fatto se fossi stato in attesa del capolavoro. Diciamo che una storia da tre albi dei Cestaro e una da tre di Civitelli sarebbero risultate nel complesso più digeribili, ma alla fine è andata così, pazienza. Tra i personaggi migliori indicherei Mefisto e Lily, mentre Ruth ha perso un po' di appeal nella seconda storia (anche perché lo sguardo diabolico tratteggiato dai Cestaro non è stato replicato da Civitelli) ed è stata adombrata dagli altri comprimari. Yama ormai è retrocesso nella categoria di "sfigato expert", quindi anche basta con costui. Riguardo agli altri, boh, Padma e Narbas sono stati un piacevole ritorno, ma nulla di più. Il gradino più alto del podio se lo merita Lily: quando fa il cazziatone a Mefisto perché sta lì a perdere tempo invece di uccidere subito il suo nemico (Padma) stavo per stappare lo spumante. Sono ANNI che spero gli antagonisti trovino un modo intelligente per essere sconfitti invece di prendere sempre prigioniero l'eroe e finalmente Lily ha dato voce ai miei pensieri. Future storie con Mefisto? Meh, per quanto mi riguarda se dovessero arrivare ben venga, le leggerò come sempre, però preferirei evitare. Come evidenziato dal finale, abbiamo un'altra Dickart che ha tutti i crismi per guadagnare la scena al posto del fratello e, soprattutto, del nipote e non mi dispiacerebbe vedere lei all'opera, magari in coppia con Nick Castle.
  12. SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER Storia discreta, a tratti anche noiosa, che si dipana per 330 pagine durante le quali si ripropongono più o meno le stesse situazioni: Tex e Carson arrivano nel luogo X, incontrano un amico/alleato, si avvicinano al covo del cattivone, agguato fallito e poi resa dei conti. E si passa al prossimo, che i vendicatori del titolo sono quattro. Tuttavia ci sono diverse cose che funzionano: la parte iniziale, le battute fra i due pards, la figura del colonnello Hamilton (che mi ha moooolto ricordato un altro ben noto sudista nizziano) e perfino alcune autocitazioni. Le scene d'azione sono tutte abbastanza simili, ma il tiro al piccione è sempre un piacere. Insomma un Maxi che testimonia il fatto che Nizzi, sotto l'ala di Boselli, avrebbe avuto ancora delle frecce al proprio arco, ma anche che ormai sulla lunga distanza il vecchio leone non ce la fa più. È andata come è andata e, purtroppo, da lettore leggerò le ultime storie di Nizzi pensando sempre quel video al festival del giallo. Casertano sempre in gran forma: qualche volto e qualche vignetta che mi hanno convinto poco ci sono, ma nel complesso si tratta di una buona prova, chiara e leggibile.
  13. Uno dei migliori cartonati usciti finora. Una storia epica che rimanda alla grande Hollywood che fu, anche se alcune scene orchestrate da Giusfredi mi sono sembrate un po' tamarre, in contrasto con il tono generale dell'opera. Poco male, si parlerà comunque di un paio di pagine totali su 50. Giusfredi si conferma uno degli sceneggiatori bonelliani più da tenere d'occhio in questo momento, è in crescita costante praticamente da sempre. Gomez oltre l'immaginabile. Al di là di Dago, è evidente che l'esperienza maturata con il mercato francese ha accresciuto ancora di più il suo stile al punto che non ritengo più un azzardo annoverarlo fra i migliori disegnatori viventi. Dovrebbe esserci una storia breve per un Color, ma spero che ci sia modo di far rimanere Gomez in pianta stabile, magari destinandolo anche alla serie regolare. Ricordo che in un'intervista di qualche mese fa lo stesso Boselli si era detto dubbioso su questa possibilità, ma io spero che le reazioni positive (confidando che ci siano perché il cartonato è davvero bello) lo convincano a cambiare idea.
  14. Questa storia è contemporaneamente la prima storia di Nizzi di 330 pagine dopo il suo ritorno e... la prima storia di Nizzi di 330 pagine dopo il suo abbandono! Anzi, a pensarci bene credo sia la prima storia di Nizzi a superare le 220 tavole dopo quasi 20 anni, ormai. Al di là di questo dato statistico, acquisterò sicuramente l'albo e lo accetterò per quello che è, sia esso un capolavoro, una ciofeca o un buon lavoro. Mi viene da ridere al pensiero che da ragazzino ero un anti-nizziano convinto (benché certe storie, alcune anche recensite qui sul forum, mi piacessero!!!) e oggi invece mi dispiace che sia andata com'è andata. Pazienza.
  15. Lone Wolf in effetti suona noto anche a me, ma credo sia perché si tratta di un nome effettivamente comune. Non mi stupirei se tra le centinaia di storie comparisse più di un personaggio con quel nome. Diciamo che quello di Borden ne "I rangers di Lost Valley" è il personaggio storico, gli altri sono degli omonimi 😉
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