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Il Tex di Boselli è veramente Tex?


FranAur
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<span style="color:red">3 ore fa</span>, borden dice:

Wow! Ora posso andare in pensione felice...

 

Non ci pensare!

<span style="color:red">3 ore fa</span>, Poe dice:

Ecco, se si può fare una critica al Tex di Boselli è quella - secondo me - di non aver saputo rinnovare le storie magico-fantastiche, o almeno non come è riuscito a fare invece con quelle del filone "realistico". Non a caso le storie più apprezzate dai lettori appartengono al western realistico, solo raramente si citano "Il segno di Yama" o "Omicidio a Bourbon Street", e di solito nei piani bassi delle classifiche.

 

La mia impressione è leggermente diversa, nel senso che proprio Omicidio a Bourbon Street, insieme a Colorado Belle (per me la più bella storia del filone sopra/para-normale), dimostra la grande capacità di Boselli di rapportarsi ai filoni meno realistici di Tex.

 

Vero è che, tra le innumerevoli grandi storie che ha scritto, a lasciare il segno sono state quelle più realistiche.

 

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<span style="color:red">3 ore fa</span>, Diablero dice:

 

Leo, ritratta tutto IMMEDIATAMENTE!  :o

 

E perché dovrei farlo? Il sostituto c'è già, si chiama Claudio mi pare e viene da un paese in provincia di Modena :P

 

<span style="color:red">3 ore fa</span>, pecos dice:

Su una cosa non sono d'accordo, riguardo al post di Leo: che quello di Borden si possa chiamare Tex 2.0. È una definizione che non mi è mai piaciuta. Perché allora sarebbe, come minimo, il Tex 4.0, dato che prima di questo ci sono stati quello di Nolitta e quello di Nizzi (che, per quanto cercasse di imitare il più possibile GLB, ne era comunque diverso). E forse il Tex 2.0 lo ha scritto GLB stesso.

 

Per il resto, chapeau :lol:

 

 

So che quella definizione non ti è mai piaciuta, ma io la trovo calzante invece. Per me il Tex veramente innovativo l'ha scritto Boselli. Quello di Nizzi era volutamente contenuto nei binari del grande vecchio, al massimo il suo può essere un Tex 1.5.

 

Nolitta, poi, ha scritto l'A-Tex: lì Tex non c'era proprio, dai :D

<span style="color:red">3 ore fa</span>, Poe dice:

Ecco, se si può fare una critica al Tex di Boselli è quella - secondo me - di non aver saputo rinnovare le storie magico-fantastiche, o almeno non come è riuscito a fare invece con quelle del filone "realistico". Non a caso le storie più apprezzate dai lettori appartengono al western realistico, solo raramente si citano "Il segno di Yama" o "Omicidio a Bourbon Street", e di solito nei piani bassi delle classifiche.

E' strano ma lo sceneggiatore di Dampyr su Tex non ha (ancora) trovato una formula personale per raccontare in modo diverso il lato fantastico-sovrannaturale del West. In questo GL Bonelli è ancora imbattibile (le storie di Mefisto, di El Morisco, Diablero, Le terre dell'abisso, ecc. ). Nizzi e Nolitta non ne parliamo.

 

Il filone fantastico secondo me è più difficile da innovare. Poi io non posso parlare in questo senso, perché non ho mai condiviso l'entusiasmo dei più per Mefisto, Yama, ecc. Ad esempio, la storia di Yama di Boselli mi è piaciuta molto poco, mentre proprio Bourbon Street la ritengo invece una storia, oltre che avvincente, molto originale. 

 

<span style="color:red">3 ore fa</span>, Poe dice:

Ecco, una maggiore asciuttezza nella narrazione non guasterebbe a Boselli. O meglio: nel periodo 400-500 l'asciuttezza c'è (non come Berardi ma c'è), nelle grandi storie disegnate da Marcello, per esempio, tutto fila che è un piacere (l'unico neo può essere talvolta un eccesso di pathos o di "buonismo", ma neanche tanto). Successivamente invece, e ancora oggi, alcune storie risentono di una certa pesantezza, a volte nella trama, a volte nei dialoghi, a volte in una minore capacità di sintesi.

 

Io per asciuttezza intendevo un certo modo più asettico di trattare i sentimenti. Berardi indugia meno sul pathos, è più "controllato", laddove Boselli alle volte cerca di suscitare commozione (dovrei però rileggere Ken Parker, vado molto a memoria...). 

 

<span style="color:red">3 ore fa</span>, Poe dice:

aggiungerei anche il nome di Nolitta, tra le influenze. Nonostante le storie texiane di Sergio Bonelli non siano le preferite di Boselli, mi pare, qualcosa nel modo di delineare i personaggi né buoni né cattivi lo ha appreso anche da lui. Storie come "Caccia all'uomo" o "Giungla crudele", per esempio, anticipano alcune situazioni e personaggi boselliani

 

Forse non consapevolmente, ma probabilmente c'è anche Nolitta...

 

<span style="color:red">3 ore fa</span>, Poe dice:

solo. Boselli fa qualcosa in più, aggiunge ai flashback un ritorno al presente, in cui vediamo come il passato abbia influenzato il presente, e come i personaggi attuali siano cambiati e stiano ancora cambiando (in meglio o in peggio).

 

GL Bonelli nei pochi casi di flashback (Il passato di Tex, Il giuramento, Tra due bandiere), si limitava a raccontare un passato ormai concluso o al massimo (ne Il giuramento), una vicenda che si concludeva nel presente ma in cui tutti i protagonisti del passato erano praticamente identici (caratterialmente e fisicamente) al presente (Tex e Tiger, Brennan, ecc. erano sempre loro). 

Boselli fa tornare vecchi amici o antagonisti invecchiati, e non uguali a com'erano una volta, insomma riesce a rendere l'idea del passare del tempo (anche se i 4 pards hanno sempre la stessa età!). 

 

Vero. C'è da dire che al vecchio Glb il passato interessava poco, così come anche a Nizzi. L'elemento del flashback in Tez è stato trattato compiutamente sostanzialmente da Boselli.

<span style="color:red">3 ore fa</span>, borden dice:

Wow! Ora posso andare in pensione felice...

 

Hai solo 67 anni, quasi 68, sei ancora un giovinetto. E poi, io l'incontro tra Tex e Ken lo vorrei scritto da te, quindi non puoi andare in pensione prima :D:P

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<span style="color:red">1 ora fa</span>, F80T dice:

Colorado Belle (per me la più bella storia del filone sopra/para-normale)

Questo è vero.  Con "Colorado Belle" Boselli ha superato di gran lunga GL Bonelli nelle storie di fantasmi (La dama di picche, Il tesoro di Victorio, ecc.). Anche in Dampyr le storie di fantasmi gli riescono particolarmente bene.

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  • 1 year later...

Sono un nuovo utente e vorrei rispondere a questa appassionante discussione, nella speranza possa suscitare nuovi spunti al netto di polemiche.

Come notato giustamente da alcuni, penso che ogni lettore di Tex sia maggiormente legato all'autore con cui è cresciuto; come detto rispondendo a un altro sondaggio, il mio, per ragioni puramente anagrafiche, è Nizzi.

Ciò non toglie che se vogliamo parlare del vero Tex, e dunque del miglior sceneggiatore, è innegabile che questo sia GianLuigi Bonelli.

Sembra scontato, al limite della tautologia, ma non lo è affatto: Gbl, oltre ad essere il padre del personaggio, aveva una capacità di innovazione e di spaziare tra generi unica, mantenendo però sempre uno stile asciutto e conciso.

Tornando al tema della discussione, dopo parecchi anni adesso sto rileggendo Tex, mischiando i periodi storici e perciò gli autori, spaziando piacevolmente dall'uno all'altro.

E ciò che noto è senz'altro una maggiore coralità del racconto nel Tex di Boselli.

Può piacere o no (a me non tanto), può dare eccellenti risultati in alcuni casi, in altri affatto.

Detto ciò, io penso che non si possa parlare  tanto di snaturazione di un personaggio, e neanche di innovazione, quanto di maturazione.

Mi spiego meglio: rileggendo le storie, quello che noto è come se il personaggio di Tex fosse passato effettivamente attraverso le epoche, invecchiando.

Il vero Tex, quello che adoro, è quello dinamico, irriverente, anarchico, di Gbl, quello che sfascia tutto e che butta fuori dalla finestra senatori, piccoli delinquenti e pezzi grossi senza guardare in faccia a nessuno.

Rispetto a questo Tex ribelle, testa calda, e perciò "giovanile*, quello di Nizzi è più simile a un puro uomo di legge di mezza età, che a volte può anche sbagliare, ma che sa sempre cavarsela grazie a un intuito simile a quello di un investigatore.

Con Boselli, complice la coralità del racconto, è come se tutte le caratteristiche di sventatezza del personaggio vengano a sparire.

Tex è un uomo maturo e saggio, meno "incendiario" e più "pompiere", che mette una pezza alle diverse situazioni e vi dà una parola risolutiva; sono i personaggi di contorno nelle varie storie ad assumere quelle caratteristiche di scavezzacollo che Tex aveva, e in questo senso, penso si possa dire che il Tex di Boselli non sia il vero Tex.

Come non lo era quello di Nizzi che, a mio avviso, proprio per "imitare" lo stile del nuovo arrivato Boselli, nella fase finale della sua carriera abbia snaturato il suo, rendendo spesso le sue storie meno concise, con risultati disastrosi.

In sintesi, io credo che Boselli abbia un'enciclopedica ed autentica passione per il West, e l'occhio di un Tex maturo, similmente al suo, si estende su tutta la frontiera e sui personaggi che egli incontra.

Leggendo alcune sue storie mi sembra di rivedermi quando ero ragazzino e giocavo con i cowboys Playmobil, inventandone di ogni.

Una fantasia e passione autentiche che spesso sono state in grado di creare storie epiche,e questo è il West, e perciò questo è anche Tex.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  • +1 1
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<span style="color:red">2 ore fa</span>, Winchester73 dice:

Sono un nuovo utente e vorrei rispondere a questa appassionante discussione, nella speranza possa suscitare nuovi spunti al netto di polemiche.

Come notato giustamente da alcuni, penso che ogni lettore di Tex sia maggiormente legato all'autore con cui è cresciuto; come detto rispondendo a un altro sondaggio, il mio, per ragioni puramente anagrafiche, è Nizzi.

Ciò non toglie che se vogliamo parlare del vero Tex, e dunque del miglior sceneggiatore, è innegabile che questo sia GianLuigi Bonelli.

Sembra scontato, al limite della tautologia, ma non lo è affatto: Gbl, oltre ad essere il padre del personaggio, aveva una capacità di innovazione e di spaziare tra generi unica, mantenendo però sempre uno stile asciutto e conciso.

Tornando al tema della discussione, dopo parecchi anni adesso sto rileggendo Tex, mischiando i periodi storici e perciò gli autori, spaziando piacevolmente dall'uno all'altro.

E ciò che noto è senz'altro una maggiore coralità del racconto nel Tex di Boselli.

Può piacere o no (a me non tanto), può dare eccellenti risultati in alcuni casi, in altri affatto.

Detto ciò, io penso che non si possa parlare  tanto di snaturazione di un personaggio, e neanche di innovazione, quanto di maturazione.

Mi spiego meglio: rileggendo le storie, quello che noto è come se il personaggio di Tex fosse passato effettivamente attraverso le epoche, invecchiando.

Il vero Tex, quello che adoro, è quello dinamico, irriverente, anarchico, di Gbl, quello che sfascia tutto e che butta fuori dalla finestra senatori, piccoli delinquenti e pezzi grossi senza guardare in faccia a nessuno.

Rispetto a questo Tex ribelle, testa calda, e perciò "giovanile*, quello di Nizzi è più simile a un puro uomo di legge di mezza età, che a volte può anche sbagliare, ma che sa sempre cavarsela grazie a un intuito simile a quello di un investigatore.

Con Boselli, complice la coralità del racconto, è come se tutte le caratteristiche di sventatezza del personaggio vengano a sparire.

Tex è un uomo maturo e saggio, meno "incendiario" e più "pompiere", che mette una pezza alle diverse situazioni e vi dà una parola risolutiva; sono i personaggi di contorno nelle varie storie ad assumere quelle caratteristiche di scavezzacollo che Tex aveva, e in questo senso, penso si possa dire che il Tex di Boselli non sia il vero Tex.

Come non lo era quello di Nizzi che, a mio avviso, proprio per "imitare" lo stile del nuovo arrivato Boselli, nella fase finale della sua carriera abbia snaturato il suo, rendendo spesso le sue storie meno concise, con risultati disastrosi.

In sintesi, io credo che Boselli abbia un'enciclopedica ed autentica passione per il West, e l'occhio di un Tex maturo, similmente al suo, si estende su tutta la frontiera e sui personaggi che egli incontra.

Leggendo alcune sue storie mi sembra di rivedermi quando ero ragazzino e giocavo con i cowboys Playmobil, inventandone di ogni.

Una fantasia e passione autentiche che spesso sono state in grado di creare storie epiche,e questo è il West, e perciò questo è anche Tex.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Prova a leggere Tex Willer.

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35 minuti fa, Winchester73 dice:

?????? Mah

 

 

Non capisci? In "Tex Willer" Tex è ancora giovane e rompicollo e giovane come vorresti tu.Lo hai letto? Sai che cos'è? Si direbbe di no.

Edited by borden
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Non c'è dubbio che la componente "sfasciatutto" di Tex si sia placata fin quasi a sparire.

Non so se dipenda dai tempi che cambiano e dal PC imperante oppure dal diverso carattere deglisceneggiatori post GLB, ma questo è.

E' vero che pare un Tex più maturo, e forse è anche giusto, mi immagino Tex come se fossero passati anni rispetto alle storie di GLB, e quindi un Tex più riflessivo e meno manesco.

 

Venendo alla domanda del topic, la risposta è no, e, aggiungo io, giustamente.

Copiare paro paro GLB sarebbe assurdo. Il Tex di Boselli è il Tex di Boselli, come il Tex di Nizzi è il Tex di Nizzi o quello di Nolitta è quello di Nolitta.

Comincio a stancarmi dei sofismi di quelli che alcuni chiamano "i fanzinari", con tediose e pignole rotture di capello per dimostrare che Tex non è più quello di una volta e che il canone Bonelliano non è rispettato, e quindi Anatema su voi, e bla bla bla.

Tex è tante cose, e comunque nessuno degli autori ha mai veramente tradito il personaggio, al massimo ha scritto brutte storie, ma pochi di quelli che si sono succeduti non hanno davvero capito nulla del personaggio. Forse Faraci ma nemmeno...i difetti erano altri, soprattutto altri. O Segura che era un fenomeno di scrittura ma in effetti non aveva idea di come far dialogare i pards e questo perchè davvero aveva una conoscenza troppo limitata del personaggio.

 

 

3 minuti fa, valerio dice:

 

 

Edited by valerio
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Nella maniera più assoluta il Tex di Boselli non corrisponde asolutamente al vero Tex

Riprova ne è che nella serie Tex Willer Boseli ha aggiunto il personaggio di Jimmy assolutamente assente nei primi albi a striscia di Tex

Il difetto di Boselli è quello di strafare

Per quanto riguarda le sue storie,alcune le adoro come il passato di Carson ma nella maggior parte dei casi fatico a riconoscere il vero tex nelle sue storie

  • Confused (0) 1
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Mi scuso in anticipo per la lunghezza del post.

 

Da bambini o adolescenti è facile rimanere sbalorditi davanti ad una situazione narrativa, una scena, una storia, solo perchè per mancanza di esperienza (intendo esperienza "culturale") non ne vediamo i debiti, quando non la copiatura totale, da altre opere, siano esse libri, film, cronaca giornalistica o altri fumetti.
Quel senso di stupore è irripetibile, come tutte le "prime volte" in ogni aspetto della vita.

 

Ricordo ancora quando un mio compagno di classe mi disse: "sentita l'ultima canzone di John Lennon? Fantastica, il suo ennesimo capolavoro".
La canzone era "Stand by me".

 

Quando esplose il fenomeno Dan Brown io lo trovai un minestrone scopiazzato e lessicalmente povero di cose scritte da altri, ma persone che frequentavo lo definirono "intrigante", "ben scritto", "imprevedibile", "zeppo di soluzioni originali".

 

Ognuno di noi ha i suoi parametri e i suoi gusti, che si affinano e cambiano nel corso della vita.

 

Ho letto Tex praticamente dalla nascita (mia, non di Tex) ma l'ho abbandonato nella seconda metà degli anni 80, continuando nel frattempo a leggere alcuni "bonellidi" o ex tali (come Mister No, Ken Parker, Nathan Never,  Magico Vento, le mini di Volto Nascosto/Shangai Devil, Saguaro e così via) insieme a tanti fumetti di altro tipo.

 

Perchè lasciai Tex?

Probabilmente, e si capisce forse dalle mie "altre letture", perchè in linea generale l'eroe infallibile senza macchia e senza paura mi sta abbastanza sulle balle adesso, figuriamoci a 20 anni , anche se a 12 anni ne andavo matto.
Oppure perchè lo trovavo datato nei dialoghi e troppo pulito ed anestetizzato nelle situazioni di "vita quotidiana" rispetto al western che mi piaceva allora (la cosa strana è che ho lasciato Tex ma ho continuato a guardare western, classico e non, senza mai smettere).
I maligni potrebbero asserire che nel frattempo c'era stato l'ingresso di Nizzi. :lol2:
Sintetizzando, non mi "piaceva" più.

 

Torniamo al topic: Il Tex di Boselli è veramente Tex?

 

Ho recentemente riletto tre storie del celeberrimo "secondo centinaio" di GLB: "Sulle piste del Nord", "Diablero" e "Il fiore della morte" e le ho trovate tuttora bellissime e magnificamente illustrate.
I miei ricordi di bimbo e di adolescente hanno ripreso lucentezza: "non mi ero sbagliato, erano proprio belle". :wub:
E probabilmente pur restando il mio giudizio complessivo inalterato, a distanza di 40 e rotti anni i suoi motivi sono in parte diversi.

 

Ma anche Boselli ha scritto storie che ho apprezzato moltissimo e sicuramente mi sarebbero piaciute pure 40 anni fa.
Devo fare degli esempi?
Gli Invincibili, Le Navi perdute, Luna insanguinata, Il passato di Carson. :clapping:

 

Non gradisco i Ludlum scritti dai suoi successori o gli apocrifi di Sherlock Holmes, ma ho letto con piacere il Corto Maltese di Canales e Pellejeros (non quello "contemporaneo" di Quenehen e Vivès).

 

Questo per dire che i dogmi, i canoni, mi fanno venire l'orticaria e le "guerre di religione" non mi interessano.

 

I tempi cambiano, il mondo cambia, certe cose possono non piacere o essere inaccettabili (e allora non si comprano più, punto e basta) altre possono rimanere gradevoli e, perchè no, evolvendosi anche migliorare.

 

Non leggerei mai un Tex molestatore di bambini, con Kit gender fluid e Tiger di colore. :blink:
Ma per il bene di Tex mi piacerebbe che si concedesse qualche divagazione con una delle tante belle signore che incrocia nelle sue avventure. :ok:
E' un essere umano e l'astinenza non ha mai fatto bene a nessuno.

 

Il Tex di Boselli (e più che mail il suo scapestrato giovane Tex Willer) trasuda amore per il personaggio, affetto per il creatore e rispetto per la tradizione.

Non è lo stesso Tex di GLB, Nolitta, Nizzi, Ruju, Manfredi, Faraci?
Per fortuna no, è il Tex di Boselli.


Come tutti i lettori posso criticare una storia, disapprovare una scelta narrativa, storcere il naso su un dialogo, ma di una cosa sono sicuro: senza Boselli non avrei mai ripreso a leggere Tex (quasi) tutti i mesi e certamente non avrei recuperato tutti gli arretrati che ho acquistato negli ultimi due anni.

 

E se in futuro non mi piacerà più, o non mi ritroverò più nel suo Tex, smetterò di comprarlo.

Non è così difficile.

Edited by Augustus McCrae
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