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TWF - Tex Willer Forum

Jim Brandon

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  1. Storia di Nizzi non certo delle migliori. L'idea di base non sarebbe malvagia, per quanto non originalissima, ma far catturare Tex prima dai Cheyenne e poi dai Kiowas due volte nel giro di poche pagine, come già fatto rilevare negli interventi precedenti, mi sembra davvero troppo. Se non ci fosse stata questa grossa pecca, la storia sarebbe stata anche sufficiente (per quanto anche il maldestro intervento di Carson che causa la morte del vanesio colonnello non sia certo un'idea brillante). Il livello complessivo è sicuramente alzato dai disegni di Ticci, qui ancora validissimi (per quanto, personalmente, preferisca il Ticci degli anni '70). Credo che questa storia faccia parte a pieno titolo del periodo di decadenza di Nizzi, che non ho vissuto come lettore, ma di cui tante volte ho letto sul forum. Il fatto è che nell'ultimo periodo ho letto troppo spesso su Tex storie che non solo non sono di livello tanto superiore (anzi), ma che, oltretutto, per la qualità dei disegni non si avvicinano nemmeno lontanamente.
  2. Ho letto oggi questa storia di Boselli. Pur non rientrando tra i suoi capolavori, è comunque una storia godibile (anche se presenta qualche incongruenza, come l'oste Jose che viene trascinato dal cavallo senza rompersi il collo, come ci si sarebbe aspettato). Devo dire che, se non avessi saputo che era di Boselli, la forte connotazione "gialla" mi avrebbe fatto pensare (se non fosse stato per i fitti dialoghi dei balloon e la presenza dell'immancabile figura "in chiaroscuro", rappresentata qui da Brackett) ad una storia di Nizzi. Sempre di livello i disegni di Letteri, anche se non all'altezza del suo periodo d'oro ("Il laccio nero", per intenderci).
  3. Storia recuperata oggi. Niente di speciale, sicuramente, ma io questo "crollo" di Nizzi, cui qualche forumista accenna, qui non lo rilevo. È comunque una storia decorosa, con qualche scivolone (ad esempio, la vicenda di Comstock, il gestore dello spaccio di Fort Wingate non è molto credibile), ma anche qualche trovata indovinata (i Navajos nascosti nei carri merci), che scorre quantomeno in maniera lineare e si legge senza fatica. In questo ultimo periodo '20-'21 si è letto certamente di peggio, tra trovate improbabili e storie verbose, che si fatica anche a terminare di leggere.
  4. Capita un po' troppo spesso però... come di recente per il colonnello Ebert-Elbert di "Sangue Navajo". I richiami non sono obbligati, ma se si devono inserire, non è forse il caso di fidarsi solo della propria memoria.
  5. Letta con grandi aspettative, visto il ritorno di Lena e Donna, ma, rispetto a "Il passato di Carson", anche se una parte degli interpreti sono gli stessi, la musica è, a mio avviso, ben diversa. Boselli ci presenta una galleria di tipi davvero improbabili, a partire proprio da Jack Thunder stesso, in cui è troppo marcato l'aspetto di veri e propri "freaks", sicché il risultato finale appare alquanto grottesco. La parte finale è ispirata allo scontro con la banda degli Innocenti per le strade e le costruzioni di Bannock, di modo che nel lettore resta una sensazione di "già visto", senza aver provato però lontanamente lo stesso pathos. Non manca, come sempre in Boselli, il personaggio in "chiaroscuro" (in cui stavolta prevale decisamente la parte oscura), rappresentato da Kid, che personalmente mi è sembrato un po' "un piccolo Ray Clemmons", ma senza avere affatto la grandezza (nel bene e nel male). Il manrovescio finale di Carson trova cosi l'approvazione incondizionata del lettore. Insomma una storia non certamente brutta, ma, a mio avviso, siamo molto lontani dalle vette de "Il passato di Carson". Una sicurezza i disegni di Marcello.
  6. Molto interessante questo cartonato, con Breccia alla sua seconda prova su Tex: nella prima (l'albo speciale Capitan Jack) i suoi magnifici disegni sono stati sicuramente la cosa migliore di quel Texone, data la storia a mio avviso davvero debole. In questa sua seconda apparizione, il fatto che la storia fosse di Boselli ha creato grandi aspettative, a mio avviso solo parzialmente confermate. È certamente difficile concentrare un soggetto in poco più di 50 pagine, ma Boselli (che in altri cartonati vi era riuscito molto bene) ne ha scelto uno così "denso" che avrebbe potuto imbastirci 3 albi della regolare: inevitabilmente, l'impressione, alla fine, è che gli avvenimenti siano troppo concentrati e tutto si svolga in maniera un po' troppo frenetica. Sullo sfondo, il pathos (un po' "facile", in verità) del ricordo di Lilith, con una conclusione che in qualche modo rammenta quella nizziana de "Il sentiero dei ricordi". Un numero comunque da non perdere per chi ama Tex, anche se, pure questa volta (ma con un distacco sicuramente molto meno netto rispetto al Texone), i disegni di Breccia sono la cosa migliore. Molto interessante la sua tecnica di colorazione, anche se personalmente trovo che il suo tratto venga esaltato maggiormente con il bianco e nero. I tratti di Tex e dei pards sono sicuramente più canonici rispetto all'esordio texiano del disegnatore argentino, anche se in qualche vignetta li trovo meno riusciti (si veda la Lilyth della prima tavola, che ricorda vagamente Dinamite). Ma i paesaggi e le ambientazioni sono tra i migliori che ho visto su Tex. In definitiva un numero che, anche se non è un capolavoro assoluto, sicuramente vale il prezzo dell'acquisto.
  7. Letta oggi questa storia del 2005. Direi che sia esemplificativa della crisi creativa di Nizzi, non tanto per la storia in sé (per quanto sia una consueta vicenda che vede al centro uno speculatore senza scrupoli), ma per come questa si articola, con una serie di avvenimenti che risultano talora francamente sconclusionati. Per dirne una, Tex non trova di meglio che portarsi dietro Taiga (in divisa da soldato, tanto per non dare nell'occhio) nel saloon, con l'ovvio risultato che il capo indiano viene immediatamente scoperto. Questo per tacere delle catture (due per Tex e tre per Carson) che si susseguono. Intendiamoci, non sono di quelli che si scandalizzano se Tex o Carson vengono catturati, ma una tantum, non 2/3 volte in una sola storia. Altro "scivolone" quello di lasciarsi raggirare bellamente dal peon. Insomma, va bene un Tex ogni tanto fallibile (c'era già in GLB), ma qui mi pare si esageri davvero. Storia quindi bocciata senza appello, anche se, purtroppo, quest'anno non è che sulla regolare si sia letto di gran meglio (bisogna pur riconoscere che qui, almeno, non ci sono palottole magiche dalla traiettoria ricurva: la cosa peggiore vista finora su Tex nel 2021). La cosa migliore sono senza dubbio i disegni di Ticci: nella sua evoluzione artistica, la fase che personalmente prediligo è quella del primo Tex (es. Terra Promessa), anche se lo stile dei tardi anni '70 (es. "A Sud di Nogales"), non meno valido, è forse quello più personale e che più gli appartiene. Il Ticci più tardo, di cui questa storia è un esempio, è quello il cui tratto meno mi entusiasma (precisando che, ovviamente, resta un disegnatore di altissimo livello).
  8. Storia letta oggi, nell'ambito del recupero progressivo del mio più che trentennale "blackout texiano". Annata felice, quella del 2000, per il nostro Ranger: ho letto di seguito la sequenza de "Il presagio", "La miniera del fantasma" e "Le colline dei Sioux", in cui il livello è così alto che la storia di Boselli, pur bella, gioca un po', manzonianamente, il ruolo del vaso di coccio fra quelli di ferro, rappresentati dalle due prove maiuscole di Nizzi (la prima con il supporto di Civitelli). Non sono un conoscitore approfondito di Nizzi: di lui mi mancano da leggere molte storie e le sue ultime prove sul Color e sulla regolare non mi hanno certo entisiasmato (tutt'altro): di fronte a storie come "Le colline dei Soiux", mi viene però spontaneo chiedermi come taluni possano affermare che Nizzi non sa scrivere il western. Si tratta infatti di una rappresentazione quasi perfetta di un West al tramonto, in cui gli Indiani si trovano alla fine a soccombere davanti alla "civiltà" ed dall'avidità dei bianchi. È vero che ci sono delle "sbavature" di sceneggiatura, con Tex e Carson che si fanno sorprendere ingenuamente dai Sioux ribelli e vengono salvati, poco originalmente, dalla cavalleria. È vero anche che vengono ripresi situazioni e personaggi già visti abbondantemente, come ad esempio l'ufficiale borioso e irragionevole. Ma la storia è scritta in modo tale da tenere avvinto il lettore per tutti e tre gli albi, fino a sfociare in un finale che ritengo tra i più toccanti dell'intera saga texiana, con Nuvola Bianca che si immola per salvare il suo popolo. Ottimi anche i disegni del compianto Monti, qui quasi alle sue ultime tavole per Tex. Insomma, una storia che non fa rimpiangere quelle della "golden age".
  9. SPOILER Preso e letto oggi questo secondo albo, che, devo dire, non mantiene a mio avviso le buone premesse del primo. Soluzione davvero "telefonata" per quanto riguarda l'identità del Siats: credo che davvero pochi lettori non avessero capito dal primo albo di chi si trattava. Speravo in un colpo di scena: nessun pathos, invece, nella rivelazione della sua identità, portata anche troppo per le lunghe. Forse si poteva evitare di spargere a piene mani tutti quegli indizi fin dal primo albo, lasciando che il lettore potesse giungere a delineare i suoi sospetti nel corso del secondo: così invece fin dal mese scorso l'identità del Siats era ben chiara. Per quanto riguarda il finale, unico colpo di scena, direi, di questo albo, lo trovo tanto tragico quanto affrettato. Si stenta a credere che i due Conroy, ritrovatisi dopo tanto tempo, non avessero che da dirsi 4 scarne parole prima della drammatica conclusione. A questo punto, sarebbe stato meglio non mostrarne lo svolgimento, facendo udire a Tex, dopo la richiesta di Conroy di lasciarli soli, gli spari, per poi scoprire cosa era accaduto. Il lettore avrebbe potuto così immaginare lo svolgimento del confronto (che avrei fatto durare più tempo) che, per come viene mostrato, risulta invece poco credibile ed alquanto semplicistico.
  10. Anche io ho un forte sospetto su chi possa essere il Siats, ci sono almeno 2 o 3 indizi... il mese prossimo sapremo.
  11. È questione, naturalmente, di opinioni, ma io trovo Ken Parker molto "figlio del periodo" e lo trovavo così anche al tempo, da bambino. Io stesso ho scritto che è spesso duro e crudo (è una delle sue principali caratteristiche), ma questo non vuol dire che non sia sempre "politically correct" nelle sue scelte di campo (il che non è per me una cosa necessariamente negativa), talora in modo un po' forzato, anche nell'anticonformismo, come alla moda dei western del periodo, di cui riprende temi (e, da Corvo Rosso, finanche la fisionomia del peotagonista), a partire da Soldato Blu e passando per Piccolo grande uomo. In questo senso, trovo che il Tex di Sangue Navajo, scritto negli anni '50, sia più innovativo, precorrendo di anni la moda hollywoodiana dei western pro-nativi, che suonano a volte un po' retorici e falsi (non nelle ingiustizie narrate contro i pellerossa, ma nel voler seguire l'onda di un facile consenso).
  12. Tex sarà anche di intrattenimento (e già su questo ci sarebbe da dilungarsi su cosa si intende), ma forse è proprio quello il segreto del suo perdurante successo e della longevità della serie. Da ragazzino ho amato le storie, a volte dure e crude (si pensi a "Butch l'implacabile") di Ken Parker, sempre pervase da un filo di mestizia edificante anni '70 e politically correct ante litteram. Ma proprio per quelle sue caratteristiche, la serie non poteva avere la stessa presa sul pubblico di Tex e, soprattutto, la sua longevità. Azzarderei anzi l'ipotesi che il personaggio, vuoi per queste sue caratteristiche, vuoi per l'esaurimento delle sue vicende con la lunga detenzione, abbia finito per venire a noia agli stessi suoi creatori. Per quanto mi riguarda, seppure rileggo di rado qualche vecchio numero di Ken Parker che mi è rimasto, non ho mai sentito la curiosità di procurarmi i numeri che mi mancano. Mentre, passati ormai i 50, ho ripreso a leggere Tex, recuperando con piacere tante storie valide che, negli anni di pausa avevo perso.
  13. Avevo letto avessi un soggetto in corso di pubblicazione, ma non avevo inteso fosse questo. Che dire? anzitutto complimenti: per ora un Tex "classico", che fa ben sperare. Il titolo aveva fatto temere ad alcuni una nuova incursione di Ruju nel soprannaturale, dopo l'esperienza, non proprio felicissima, de "il pistolero Vodoo"
  14. Non male questo primo albo, sia per la storia di Ruju che per i disegni. Molto suggestive, in particolare, le tavole iniziali. Speriamo che il prosieguo mantenga le premesse...
  15. Preso e letto ieri. Devo dire anzitutto che l'aumento di prezzo mi ha spiacevolmente sorpreso, anche se, riflettendoci, c'era ben da aspettarselo. Per quanto riguarda la storia di Manfredi, fino alla parte finale non è malvagia, anche se la trama non risulta particolarmente originale. SPOILER Quello che lascia davvero perplessi è la pochezza che rivela il killer all'atto dello scontro finale con Tex, "sgonfio" come un soufflé mal riuscito. Questo finale così scialbo penalizza tutta la storia e penso che Manfredi si sarebbe potuto sforzare un po' di più per congegnarne uno più coinvolgente. Insomma, un'occasione perduta. Per quanto riguarda infine i disegni, penso che il colore aiuti un po' la resa delle tavole di Cossu, che con il bianco e nero della regolare ho trovato troppo "asettiche" e vuote.
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