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TWF - Tex Willer Forum

Magico Vento

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Everything posted by Magico Vento

  1. Episodio coinvolgente che porta a compimento alcuni fili della continuity della serie, primo fra tutti quello relativo alla sorte del giovane Felix Ward, il ragazzo rapito dagli Apache e divenuto involontariamente la causa dello scoppio della guerra di Cochise, raccontata nella lunga avventura precedente dedicata alla guerra dei Chiricahua. Devo dire che proprio questa è stata la sottotrama che maggiormente ha catturato il mio interesse, anche perché, conoscendo la Storia con la S maiuscola, era chiaro che il ragazzo non poteva venir semplicemente "ritrovato" (diventerà, anni più tardi, uno scout dell'esercito con il nome di Mickey Free). Ero quindi curioso di scoprire come Boselli avrebbe affrontato la questione e quale spazio di manovra avrebbe concesso a Tex all'interno di un evento storico già definito. Da amante della storia degli Indiani d'America, ho inoltre apprezzato notevolmente le comparse dei capi degli Apache White Mountain Eshkeldahsilah ("Colui che è sempre adirato") e Nayundie, con quest'ultimo che finisce per adottare Felix. Quando riesce a muoversi con equilibrio tra realismo storico e continuity texiana, Boselli non lo batte nessuno. A proposito di continuity texiana, questo episodio mostra anche la nascita della rivalità tra il ranger Jesse Hawks e il comanchero Pedro Raza, personaggi già incontrati sulla serie regolare nella storia di Boselli dedicata al ritorno di El Morisco. Ne risulta quindi un intreccio appassionante, capace di muoversi tra Apache, temibili Hualpai (notevole la cruda scena dell'assalto alla famiglia Yavapai) e spietati comancheros, con personaggi sempre interessanti e ben caratterizzati. Molto riuscita la coppia formata da Tex e Jesse, così come alcuni momenti particolarmente intensi, tra cui la morte di Carlos, con Tex che prende dolorosamente coscienza di aver perso un amico. Il tutto conduce a un finale efficace, in cui, seppur non presente direttamente, trova spazio anche la giovane Lilyth, e a una tavola conclusiva davvero esilarante con Tex alla presa con le suore (“Peste! Forse era meglio dare la caccia ai comancheros!”). Un episodio ancora una volta solido e pienamente riuscito, e non soltanto per quanto riguarda la sceneggiatura. Il vero evento della storia è infatti l'approdo di Carlos Gomez su Tex Willer dopo aver già realizzato un Texone, un Almanacco del West e un cartonato alla francese: il risultato è una prova superlativa, di una bellezza rara, capace di valorizzare tanto i personaggi quanto le atmosfere del West. Il suo tratteggio, la cura per i dettagli e la capacità di rendere credibile ogni ambiente e movenza sono semplicemente magnifici. Buone le tre copertine di Dotti, con l'ultima che rappresenta un bell'omaggio a Galep e che, anche per questo motivo, rimane la mia preferita del lotto.
  2. Diamine, scopro solo adesso che Mario Uggeri durante la Seconda Guerra Mondiale venne fatto prigioniero nel campo di concentramento di Dachau e vi trascorse ben due anni. Incredibile e scioccante... P.S. Lo riporto qui perché purtroppo non esiste un topic (o quantomeno non l'ho trovato) dedicato al disegnatore.
  3. Grazie, MacParland! In effetti temevo che la mia speculazione fosse un tantino azzardata, ahimè.
  4. Una storia di Rauch poco ambiziosa, breve, incalzante e ricca di azione e sparatorie. Un racconto di puro intrattenimento che si legge con piacere, ma a mancare sono soprattutto quei colpi di scena capaci di dare un guizzo in più alla vicenda. A eccezione della ribellione degli uomini di Leon contro il loro capo, efficace cliffhanger che chiude in modo coinvolgente il primo albo, gli altri sviluppi risultano un po’ prevedibili. La trama è coerente, ma forse fin troppo: procede con linearità dall'inizio alla fine, tanto da essere facilmente pronosticabile sia nello svolgimento sia nella risoluzione. Joan è la classica donzella in pericolo: in qualche frangente emergono la sua determinazione e una certa personalità, ma non abbastanza da renderla un personaggio realmente memorabile. Un risvolto narrativo che la vedesse nascondere qualche segreto avrebbe probabilmente aggiunto un quid in più alla vicenda, ma il racconto non cerca mai di strafare e vengono portate a compimento le premesse iniziali senza particolari stravolgimenti; del resto, un colpo di scena ben costruito attorno al personaggio avrebbe richiesto uno spazio narrativo maggiore. Per quanto piuttosto classica anche nello spunto di partenza, ho trovato più convincente la prima parte dell'avventura (pur con qualche dialogo che ho trovato leggermente artificioso), in cui la vicenda prende forma: una giovane vedova è alla ricerca della concessione mineraria lasciatale dal marito, un ricco senza scrupoli tenta di impossessarsene e Tex, inevitabilmente, interviene in difesa della donna. La sorpresa più piacevole è il personaggio di Leon, nobile fuorilegge diventato tale esclusivamente per vendicarsi del boss di Gold Canyon Camp, Morgan. Meno convincente, invece, la sparatoria conclusiva, nella quale Tex si limita a sparare a destra e a manca agli avversari mentre questi, pur sparando da distanza ravvicinata, non riescono a sfiorarlo nemmeno lontanamente. Da amante del realismo storico, ho apprezzato un dettaglio che non viene direttamente esplicitato: il Comstock Lode è realmente esistito. Scoperto nel giugno del 1859 (proprio da Henry Comstock), fu il primo grande giacimento d'argento degli Stati Uniti e contribuì in maniera determinante al finanziamento dell'Unione durante la Guerra Civile. Un riferimento storico che dona credibilità all'ambientazione e un possibile spiraglio per il futuro: che sia questo l’aggancio per rivedere Joan nelle storie future ambientate durante la Guerra di Secessione? Neppure Giardo convince pienamente ai disegni. Gli sfondi sono molto curati e ben realizzati, ma figure umane, cavalli e scene d'azione risultano poco incisivi e un po’ legnosi nel dinamismo. Discrete, infine, le due copertine di Dotti, entrambe gradevoli e valorizzate da una colorazione efficace.
  5. Ottima storia, lunga ben sei albi per un totale di oltre 350 tavole, a opera del rodato duo Boselli–De Angelis, una vera garanzia di qualità sulla serie di Tex Willer fin dalla sua primissima storia. La vicenda prende avvio con Cochise che narra al suo fratello di sangue Tex e a suo figlio Tahzay il proprio passato: anni segnati da guerre, massacri e lutti, nei quali il giovane guerriero ha saputo dimostrare il proprio valore conquistando, al contempo, quella saggezza che lo porterà a desiderare soltanto la pace. Rimane però un rimpianto incancellabile, quello di non aver mai potuto vendicare il padre, assassinato vilmente da un traditore. Fin dalle prime pagine colpisce la meticolosa accuratezza storica di Mauro Boselli, evidente anche nella scelta di dare spazio a figure apache meno note al grande pubblico ma fondamentali nella storia dei Diné e dei Chiricahua dell’Ottocento, come Juan José Compa, Reyes e Pisago Cabezón. Gradevolissima la ricostruzione della giovinezza di Cochise, ancora Dikohe con il nome di Goci, e delle sue prime imprese. Altrettanto riuscita la sconvolgente narrazione del tragico (e storico) massacro di Galeana, resa con grande forza drammatica e crudezza. E, ancora, memorabile è l’introduzione del nemico Don Santiago Querquer, figura ambigua e sfuggente che, nella finzione narrativa di Boselli, si scoprirà non essere morto come la storia tramanda. Proprio questa scelta permette all’autore di costruire un antagonista di spessore, capace di dominare la saga con una presenza minacciosa e carismatica. Ottima la scena nel deserto di Tex contro lo scalphunter, molto articolata e cinematografica, così come quella successiva in cui i tre indiani dell’Est vogliono costringere Tex a uccidere tre innocenti per dimostrare la propria buona fede: una sequenza tesissima, costruita con notevole abilità narrativa e davvero avvincente da seguire. Pregevolissima la rievocazione storica del Caso Bascom, con la celebre fuga di Cochise e la successiva guerra tra Apache e Stati Uniti, in cui si evidenziano, peraltro, con la giusta lucidità storica, le efferatezze compite da entrambe le parti. Boselli riesce a intrecciare con grande naturalezza eventi storici e finzione avventurosa, senza perdere mai il senso epico del racconto. Degno di nota anche l’inserimento, ancora marginale ma già significativo, di Geronimo, qui ancora chiamato Goyathlay (futuro protagonista del numero 100 della serie). Brillante la lunga sequenza ambientata nel covo di Don Santiago Querquer, che si intreccia con la caccia di Delkay ai coyoteros per ritrovare Felix Ward, il ragazzo rapito. Da qui in avanti Boselli dà il meglio di sé nella gestione delle linee narrative parallele, facendo convergere progressivamente tutti i personaggi verso un climax sempre più serrato. L’ultimo albo è un prelibato condensato di situazioni, rovesciamenti e colpi di scena, mirabilmente orchestrati attraverso un sapiente utilizzo del montaggio alternato che tiene costantemente il lettore con il fiato sospeso. È proprio in questa parte finale che emerge tutta la capacità narrativa dello sceneggiatore di gestire una mole enorme di personaggi e sottotrame senza mai smarrire chiarezza, ritmo e tensione emotiva. Altrettanto convincente si dimostra ai disegni De Angelis, confermando ancora una volta di possedere uno dei tratti più efficaci ed eleganti della serie. Mirabile la resa dei volti, delle emozioni e delle scene d’azione e di battaglia, nelle quali spesso è chiamato a rappresentare decine e decine di personaggi senza perdere leggibilità. I paesaggi desertici, gli scontri armati e le scene d’azione sono sempre restituiti con grandissima abilità grafica. Un lavoro sopraffino, da vero maestro. Tra le copertine di Dotti, in generale di livello medio e poco memorabili, si salvano soprattutto le prime due, decisamente più riuscite, mentre quella dell’albo Missione di sangue convince poco, soprattutto per la posa di Tex non così iconica come sperato. P.S. Davvero povero il comparto redazionale del cartonato da libreria che ripropone la storia. Eppure sarebbe bastato riciclare coi giusti adattamenti i redazionali dei 6 albi (come d'altronde si è fatto, ma riciclando solo il primo).
  6. Stelle di latta Una storia dal buon ritmo, capace di mantenere alta la curiosità fino al finale (con la doverosa riabilitazione di Landon), che riserva un discreto colpo di scena ben congegnato da Medda. L’indagine risulta forse un po’ sacrificata a causa del poco spazio a disposizione (a dirla tutta, è decisamente un po' forzato che il fotografo abbia capito da dei semplici scheletri cosa fosse realmente successo), ma nel complesso il risultato è gradevole e soddisfacente. Simpatica la sequenza in cui Tex e Carson, dal fotografo, osservano i ritratti di personaggi realmente esistiti come Wild Bill Hickok e Cole Younger e viene menzionato - come easter egg - Pat MacDonald, protagonista di Storia del West. Ottimi i disegni di Benevento: tratto preciso, realistico e valorizzato da una colorazione molto efficace (notevole la meticolosità che si percepisce ad esempio nella vignetta in cui viene riflessa nello specchio l'immagine di Cobb che stringe la mano a Carson). Incontro a Tularosa In un pueblo del New Mexico, Tex sta aspettando l’arrivo di un assassino, ma non è il solo... In questa lineare short story di Burattini (qui al suo esordio texiano) funziona la trovata della sostituzione di Coronel a Tex Willer, pur risultando piuttosto intuibile. Apprezzabile anche il tono tragico, quasi solenne, che accompagna la vicenda. Qualche battuta "spiegazionista" poteva essere limata, ad esempio la “radiocronaca mentale” di Tex che, lanciandosi dall’alto, pensa di non dover fare rumore atterrando. Nel complesso, comunque, la storia si lascia leggere con piacere. La linea nervosa di Camuncoli riesce a ricreare efficacemente il pathos della narrazione, anche se il volto di Tex non convince affatto. Nel buio Una storia insolitamente cruda e violenta, quasi noir, che vede all’opera il collaudato duo dampyriano Boselli-Rossi, efficace anche sulle pagine del ranger. Riprendendo il topos steinbeckiano (ma qui i rimandi possibili si sprecano, da Il miglio verde a Frankenstein) del gigantesco ragazzone con l’innocua intelligenza di un bambino, subito bollato come colpevole e mostro dopo un duplice omicidio nel pacifico villaggio di Alder’s Gouch, Boselli confeziona un racconto breve a tratti prevedibile ma narrativamente coinvolgente. Il finale forse (nonostante l'impattante momento in cui il padre spara al proprio figlio) forza leggermente il limite del buonismo con l’improbabile sopravvivenza di Babe, ma è chiaro come il messaggio volesse essere di speranza, e in quest’ottica la scelta risulta comprensibile. I disegni di Luca Rossi sono ancora una volta ammirevoli: nel corso degli anni l’autore ha costruito uno stile personale, perfettamente riconoscibile e soprattutto efficace. Il tratto graffiante, in sintonia con gli aspetti più duri della vicenda, si rivela molto adatto al racconto, pur con incertezze evidenti nei volti dei pards, specie in quello di Carson. Randy il fortunato Recchioni costruisce quasi un breve e sperimentale thriller psicologico in questa storia dove il protagonista non è Tex, ma quel Randy il Fortunato che dà il titolo all'episodio. Ben tratteggiata la sua maniacale ossessione verso Tex, che scivola progressivamente nella paranoia più assoluta. Riuscito anche il finale ambiguo, in cui non è chiaro se questa volta Tex fosse davvero sulle sue tracce oppure se tutto sia ancora una volta frutto della mania persecutoria del personaggio. Più modesta la controparte grafica a opera di Accardi: un tratto privo di particolari guizzi, con qualche concessione caricaturale non del tutto adeguata. Nel complesso si tratta di un buon numero, composto da quattro storie tutte discrete e, ciascuna a suo modo, riuscite. Oltre all’assenza di veri passi falsi, colpisce l’omogeneità qualitativa degli episodi, nessuno dei quali, a mio avviso, prevale nettamente sugli altri. Da lodare anche la buona colorazione che accompagna tutte le storie. Gradevole ma non superlativa la copertina di De Vita.
  7. Questa è la prima storia disegnata da Majo pubblicata sulla serie regolare, in precedenza aveva realizzato un Texone (I rangers di Finnegan) e due storie brevi per i Color.
  8. Devo ammettere che non avevo grandissime aspettative per questa storia e, proprio per questo, la sorpresa è stata tanto più piacevole: il soggetto non brilla per originalità e molte situazioni appartengono a dinamiche già viste, eppure la sceneggiatura si rivela coinvolgente e solida, capace di intrattenere con mestiere e ritmo. A rendere appassionante la lettura è soprattutto la scelta di articolare l’avventura in più filoni che corrono paralleli: da un lato la rincorsa di Tex e Carson ai rapinatori responsabili dell’assalto all’agenzia indiana di Santa Clara River; dall’altro Kit e Tiger impegnati a seguire e contenere i Piutes ribelli guidati dalla testa calda Nakash, deciso a diventare il nuovo capo; e, soprattutto, la vicenda della fuga di Brendan Cassell, Vivien e della piccola Sue, con il bottino della rapina a complicare ulteriormente la situazione. Proprio quest’ultimo filone risulta il più intrigante: divertente e significativa la definizione di Carson del dissidio amoroso come “storiella da romanzetto per comari”, che sembra quasi un modo di Ruju per mettere le mani avanti di fronte a quei lettori che potrebbero trovare la sottotrama troppo mielosa. Proprio questa vicenda riserva il primo, inaspettato colpo di scena: la cruda e improvvisa morte di Brendan già nel primo albo. A emergere con particolare forza è la figura di Vivien, personaggio sfaccettato e centrale nelle dinamiche narrative. Interessanti le sue interazioni con gli altri personaggi, in particolare con Kaya, sorella del capo piute Tateh: significativo il momento in cui Vivien arriva a schiaffeggiarla per uscire dal nascondiglio e consegnarsi agli inseguitori, comprendendo il pericolo che la sua presenza ha attirato sulla tribù. Anche se non particolarmente originali, non sono malvagi neppure il principale antagonista Jason Hanger, il suo spietato aiutante Remo Mendez e il nuovo e giovane capo piute Tateh. È vero che, a fronte di un simile affollamento di figure e situazioni, i pards non emergono al cento per cento come dovrebbero; ma si può chiudere un occhio, perché la trama nel complesso funziona e mantiene viva la tensione. Teneri, a loro modo, anche i momenti con i cagnolini dei Piutes e la piccola Sue, che offrono brevi ma graditi attimi di leggerezza. Solo sufficienti i disegni di Font: talvolta troppo abbozzati, con qualche sproporzione evidente, pur lasciando intravedere qua e là la bravura del disegnatore spagnolo in certe inquadrature e soluzioni visive. Buone le due copertine, anche se non particolarmente memorabili; apprezzabile la scelta di includere i pards, con Tiger Jack che compare addirittura in entrambe.
  9. Una storia godibile e di puro intrattenimento, che vede Rauch perfettamente a suo agio nella gestione dei dialoghi e di un ritmo narrativo incalzante. Siamo lontani dalle trame più articolate, dense di stratificazioni e picchi di originalità cui Mauro Boselli ha abituato la serie, ma questo racconto, pur configurandosi chiaramente come un intermezzo, risulta solido, coinvolgente e mai noioso, anche a fronte di una struttura narrativa non estremamente innovativa. Lo stile di Rauch si pone quasi all’opposto di quello boselliano: dialoghi asciutti, essenziali, e grande spazio all’azione. Le numerose sparatorie, va detto, non si riducono a semplici e ripetitivi “pim pum pam”, ma sono ben orchestrate, sfruttano in modo intelligente le peculiarità delle ambientazioni (tra foreste e paludi insidiose della Louisiana) e risultano complessivamente credibili e dinamiche. La vicenda scorre così con naturalezza, trascinando il lettore in una spirale di violenza e tensione che accompagna Tex dalle risse di Blackthorn fino ai fortini nascosti tra acquitrini e foreste. Apprezzabile l’interpretazione del giovane Tex, qui restituito come un eroe generoso, impulsivo e incapace di tollerare le ingiustizie, pronto a gettarsi a capofitto nelle situazioni più disparate pur di raddrizzare i torti, ma sempre animato da una risolutezza granitica. Discreta anche la caratterizzazione dei comprimari, sebbene rimanga per forza di cose solo abbozzata: spicca in particolare Ballard, la cui evoluzione nel corso della storia conduce a un colpo di scena finale efficace, apparentemente slegato dal resto della vicenda ma in realtà ben connesso e narrativamente riuscito. Decisamente più problematica la prova ai disegni di Atzori, che appare ancora in cerca di un proprio stile personale e definitivo. Nelle prime pagine si intravede a tratti un tratto potenzialmente riconoscibile, ma con il procedere della storia il disegnatore sembra rifarsi sempre più apertamente a Ticci, non solo nella resa dei personaggi ma anche nei cavalli, chiaramente debitori del veterano di Tex. Lo stile risulta a una prima occhiata gradevole, ma non mancano sproporzioni, pose discutibili e una sensazione diffusa di fretta esecutiva; soprattutto, ciò che manca è un tratto uniforme e coerente. Particolarmente poco riuscito il volto di Tex, spesso approssimativo e sbrigativo. In fin dei conti la sua prova risulta la meno convincente tra quelle apparse finora sulla serie. Buone ma non particolarmente memorabili le copertine di Dotti; trovo personalmente che la seconda risulti la più efficace e d’impatto.
  10. Secondo Arthur Danto, in estetica la teoria fa la differenza; anzi, il critico arriva a sostenere che è la teoria stessa a rendere un oggetto un’opera d’arte. Pur trattandosi forse di un’affermazione eccessiva, è difficile non concordare almeno sul fatto che conoscere il contesto di un’opera possa cambiarne radicalmente la fruizione: sapere che Campo di grano con corvi è l’ultimo dipinto di Van Gogh prima del suicidio modifica inevitabilmente il nostro sguardo e cambia il modo in cui percepiamo e giudichiamo l’opera. In modo analogo, questa storia si carica di un significato (e un’amarezza) particolare in quanto ultima fatica di Gianfranco Manfredi per la serie di Tex, e una delle sue ultime opere inedite uscite postume. È naturale quindi provare una certa emozione nell’avvicinarsi alla lettura. Cercando però di rimanere obiettivi, va detto che non ci troviamo davanti a un capolavoro, ma a una buona storia dal sapore classico pienamente godibile e soddisfacente, sì. Colpisce lo stile asciutto e preciso dello sceneggiatore, retto da dialoghi secchi, diretti ed evocativi. Anche qui riaffiora quel tocco politico e sociale che Manfredi ha spesso intrecciato alle sue narrazioni: la vicenda dell’argento (con anche alcuni riferimenti tecnici, come quello sul lavoro degli assayers, che danno grande realismo alla vicenda), le durissime condizioni dei minatori e lo sfruttamento della manodopera cinese. È un West duro e spietato, in cui lo sceneggiatore affonda le mani senza compiacimento, mentre per fortuna Tex e Carson - gestiti benissimo nelle loro dinamiche, battute e simpatici battibecchi - riescono a portare una nota di giustizia e speranza. Deliziosa, per esempio, la battuta di Carson al dottore: “Ogni tanto qualcuno lo risparmiamo… A voi non capita mai, dottore?”. La lunga sparatoria che chiude il primo albo è un altro elemento degno di nota. Secondo alcuni troppo esagerata e dilatata, ma personalmente l’ho trovata tesa, coinvolgente e quasi cinematografica, con una grande chiarezza nella visualizzazione degli spazi e delle dinamiche. Tra i comprimari (ben caratterizzati) spiccano il simpatico Taff e l’onesto Dutch, ma il personaggio meglio riuscito è senza dubbio il nemico della storia, il colonnello Larkin, di cui Manfredi tratteggia con finezza la paranoia crescente che lo conduce poco per volta alla follia, radicata nell’ossessione per il suo antico rivale, il capo apache Pietra di Luna. Memorabile il flashback dello scontro tra i due, un momento quasi filmico costruito anche su bellissime vignette mute e su una regia che valorizza al massimo il tratto evocativo di Majo. Ben orchestrata la dinamica del tunnel e dell’ingresso furtivo nel forte, che conduce a un finale efficace, impreziosito dalla beffarda uscita di scena del colonnello, ormai completamente perso in un delirio in cui crede di affrontare la sua vecchia nemesi indiana. Piacevolmente riuscita anche la trovata conclusiva che offre ai lavoratori cinesi una possibilità di riscatto. Per quanto riguarda i disegni, Majo conferma di essere un artista eccezionale. Le tavole sono briose, vive, perfettamente a loro agio tanto nel pieno sole western quanto nelle scene notturne. La mimica, l’intensità emotiva e la cura degli abiti e dei paesaggi risultano ancora una volta notevoli. Da ricordare in particolare la sparatoria nella Main Street notturna e, ancor più, il flashback dello scontro tra soldati e apache, in cui il lavoro di Majo emerge appieno grazie alla sceneggiatura snella che fa concentrare l'attenzione sul disegno. Non si tratta forse del suo lavoro migliore (qualche piccola sbavatura c’è, come le anatomie di Tex nell’ultima vignetta a pagina 16 del primo albo), ma rimane comunque una prova magistrale. Belle le due copertine di Villa: la seconda un po’ più generica, mentre la prima è una scelta azzeccatissima, con la rappresentazione di un momento della lunga sparatoria notturna. Un testamento texiano degno di nota, ma non poteva essere altrimenti con un grandissimo come Gianfranco. Ci mancherai.
  11. Primo Texone scritto da Mauro Boselli, che esordisce con una storia di altissimo livello, con personaggi ben caratterizzati, grandi scene d'azione e soprattutto tanti ottimi colpi di scena. Davvero geniale l’incipit della vicenda, in cui Boselli dimostra tutta la sua abilità narrativa giocando sul "non mostrato": dapprima ci viene presentato Lawrence (come si fa chiamare Mitch all'inizio) che nasconde una pistola sopra l’armadio, poi ci fa credere che i pistoleri non l'abbiano trovata in quanto lo perquisiscono ed ecco che arriva un bel colpo di scena quando scopriamo che la pistola l’avevano effettivamente trovata, ma che Mitch ne aveva nascosta un’altra (in un punto straordinariamente comodo e allo stesso tempo nascosto), prevedendo che dopo averne trovata una i suoi avversari non avrebbero cercato ulteriormente. Brillante e profondamente d'impatto la sequenza in cui gli assassini entrano brutalmente in azione per la prima volta e fanno quasi fuori anche Kit e Tiger, soprattutto per la drammatica scena di Tiger con il cappio al collo salvato in extremis da Kit ferito. Certo, una certa dose di sospensione dell'incredulità è necessaria, perché con due ferite come quelle inferte a Kit chiunque sarebbe morto, ma si può chiudere un occhio in quanto l’intensità emotiva della scena fa facilmente passare sopra a questi dettagli. Particolarmente interessante e originale l'idea di un gruppo di regolatori dediti all'omicidio su commissione (che nel loro gergo sono tanto cinici da chiamare “consegne”, come se fossero semplici pacchi). Bella trovata quella di servirsi una donna, ovvero la Vedova, per incastrare Mitch, anche se forse sarebbe stato più interessante non svelare subito il doppio gioco di lei. Splendide le movimentate sparatorie contro i regolatori prima ad Ace e poi a San Francisco. Mitch si conferma un personaggio eccezionale, tanto da non essere solo un comprimario ma quasi un indimenticabile co-protagonista. L'intero finale sull'isola (notevole anche il continuo cambio di setting di una storia che non annoia mai) è meraviglioso, sia per l'azione che soprattutto per gli spettacolari colpi di scena, in cui si scoprono il mandante e il movente dell'omicidio del padre di Mitch e soprattutto chi fu a salvarlo quella notte. Ai disegni troviamo l'esordio assoluto di Font sulla serie. Il disegnatore non è mai stato tra i miei preferiti, benché storicamente le storie di Boselli disegnate da lui sono spesso state splendide (Colorado Belle e ancor di più, per quanto mi riguarda, Nei territori del NordOvest). Alcuni volti sono ottimamente realizzati (ad esempio quello di Boydon, a pag.56, 57 e 60), altri invece sono troppo caricaturali, e per di più in certe vignette i personaggi (specie se rappresentati di spalle) sono inverosimilmente magri (ad esempio Mitch nella prima vignetta a pag.72). Il volto di Tex, in certe vignette quasi ticciano, mi è però sembrato più riuscito del solito. Insomma, a mio avviso, neanche in questo caso il disegnatore ha realizzato un capolavoro, ma comunque le sue tavole non si difendono malissimo. Niente affatto male invece la copertina, dalla composizione semplice ma non priva di impatto. Storia: 9,5 Disegni: 7 Sono d'accordo. Anche Gli assassini è d'effetto, ma in tutto l'episodio vengono chiamati regolatori.
  12. Grazie, cercavo giusto di capire con quale tesi si fosse laureato ma su Wikipedia non l'avevo trovato. Comunque sì, la sua poliedricità è veramente impressionante! Impareggiabile. Quest'anno intendo provare a leggere qualche suo romanzo, alcuni sembrano veramente interessanti.
  13. L'ho letta appena è uscita talmente era grande la mia attesa, ma non avevo ancora riportato qui le mie considerazioni. Ci sono SPOILER, anche se ormai chi la doveva leggere l'avrà sicuramente fatto. Questa è una storia talmente ampia, complessa e importante che è seriamente difficile da giudicare. Sicuramente il giudizio è molto positivo, ma non è facile trasformarlo in un valore numerico, che rischia anche di apparire riduttivo vista la maestosità dell'opera (direi che comunque viaggiamo sul 9). Dopo un primo albo, in cui ho trovato strepitosa la movimentata sequenza a Last Chance City, così come l'incipit incentrato su Padma, ancora piuttosto dialogico e introduttivo, ho apprezzato come Boselli abbia continuato a inserire nuove situazioni, elementi e personaggi che arricchiscono e portano avanti la trama e la rendono più intrigante nel secondo. Sempre nel secondo numero ho trovato spettacolare, grazie anche allo splendido connubio della sceneggiatura con i disegni di Civitelli, la scena con Padma nel regno dei morti, che mi ha riportato a quella memorabile contenuta ne Il figlio di Mefisto. Di positivo c'è anche il ritorno, dopo una bella scena di evasione, di Lily, resa da Boselli un personaggio più sfaccettato e meno "passivo" rispetto alle sue precedenti apparizioni. Da notare anche come il Bos abbia ben riannodato i fili delle passate vicende, fornendo un affresco chiaro e completo anche a chi fosse un nuovo lettore. Nella terza parte iniziano ad aumentare il ritmo e l'azione, e il livello di interesse rimane molto alto. Ho in particolare apprezzato la scena d'azione nel deserto di Altar nel cratere del "Impresionante" e quella a Caborca, lasciata in sospeso e ripresa nell'albo conclusivo. L’intreccio ormai è molto robusto, le sottotrame molteplici, i personaggi moltissimi e all’autore milanese spetta il compito di sbrogliare l’intricata matassa. Ho notato un ritmo sostenuto e incalzante che incoraggia la lettura in quest'ultimo albo (frequenti anche le brevi scene intervallate da salti temporali). L'impressione che ho infine avuto è che Boselli abbia saputo chiudere tutti i fili nel modo più logico posibile e senza intoppi di alcun tipo nella trama. Mi ha convinto la sorte toccata a Mefisto, così come la scelta di lasciare in vita Lily. La scena finale con Tex che tocca la campanella tibetana e si dimostra un uomo giusto può apparire strana, ma trovo che in una storia di questo tipo ci può stare e le conferisce ulteriore importanza. Forse, ma queste sono solo considerazioni personali e non difetti, mi sarei aspettato un ruolo più importante da parte di Ruth e qualche morto anche tra i buoni (ma quest'ultimo punto non è indispensabile, secondo me, per rendere epica una storia, come dimostrato qui). Complimenti dunque a Boselli per questa lunga e appassionante cavalcata. Vogliamo parlare poi dei superlativi disegni di Civitelli? Ogni vignetta, dai primo piani ai paesaggi, è incredibilmente suggestiva ed evocativa, e ricca di minuziosi dettagli che la rendono molto attraente. Alcune poi, come la prima di pag.52 dell'ultimo albo, sono tra i disegni migliori che abbia mai visto in un fumetto Bonelli. Se proprio bisogna trovare un difetto, certe volte i dinamismi non sono riusciti al cento per cento (le figure sembrano un po', detto esagerando, dei burattini), ma la bravura del disegnatore compensa alla grande questa piccola "mancanza". Al momento, credo che questo sia il suo apice da disegnatore. Ottime le quattro copertine di Villa (forse solo la terza un po' sottotono rispetto alle altre), tra cui la mia preferita è la prima. Una segnalazione: c'è un errore a pagina 117. Tex sta sparando col fucile (come si vede nella prima e nella sesta vignetta), ma in una vignetta (la terza) è rappresentato mentre spara con le due colt.
  14. Sostanzialmente concordo con Valerio, anche se approdo a una conclusione diversa. Tralasciando i discorsi su cosa voglia veramente dire scrivere Tex, con cui inevitabilmente si arriva a dire che il migliore (ed unico) sceneggiatore di Tex sia il suo creatore, ma narrativamente parlando e per capacità di scrittura, credo che Boselli sia il migliore. Per intreccio, idee, caratterizzazione dei personaggi. E per qualità delle storie. Ho provato a pensare a una storia brutta del Bos e sinceramente non me ne è venuta in mente nessuna. Certo, ha scritto storie più riuscite e meno riuscite, come tutti, ma di brutte brutte non ne ricordo, cosa che invece è successa, senza ovviamente volerlo sminuire, anche al creatore di Tex in certi casi, specie verso la fine della sua carriera (di Nizzi poi non ne parliamo...).
  15. Villa Civitelli Andreucci Galep Marcello Brindisi Cestaro De Angelis Piccinelli Ticci Guest star: Frisenda
  16. A me anche il secondo albo è piaciuto molto. Boselli continua a inserire nuove situazioni, elementi e personaggi che arricchiscono e portano avanti la trama e la rendono più intrigante. Ho trovato spettacolare, grazie anche allo splendido connubio della sceneggiatura con i disegni di Civitelli, la scena con Padma nel regno dei morti (mi ha riportato a quella memorabile contenuta ne Il figlio di Mefisto). Menzionavo prima l'introduzione di nuovi personaggi; sono tre: Lily, El Morisco e Narbas. Bella la sequenza di evasione della prima, ma la cosa che più mi ha interessato è che Boselli l'ha resa un personaggio più sfaccettato e meno "passivo" rispetto alle sue precedenti apparizioni. Che si riveli essere lei l'elemento debole della famiglia Dickart? Da notare anche come il Bos abbia ben riannodato i fili delle passate vicende, fornendo un affresco chiaro e completo anche a chi fosse un nuovo lettore. Insomma, per il momento mi sembra che Boselli stia a poco a poco mettendo le pedine sullo scacchiere...tra poco arriverà il momento in cui darà il via ai giochi, e si prospetta una partita senza esclusione di colpi!
  17. Recensione - Contiene SPOILER! Spettacolare storia di Boselli che ha tra i suoi aspetti più riusciti quella mescolanza di vero, verosimile e fantasioso annunciata e visibile fin dall'inizio. Un vero e proprio kolossal storico-avventuroso, una vicenda complessa e intricata che intriga dalla prima all'ultima pagina, come spesso il Bos ci ha abituato. Non ha surclassato il mio episodio preferito della collana, Nella terra dei Seminoles, ma si tratta comunque di un eccellente episodio che conferma Tex Willer come la miglior serie Bonelli del momento a mani basse. Il primo albo è principalmente dedicato alla figura di Juan Cortina, con Tex che appare solo in una ventina di tavole e risulta davvero determinate solo in una sequenza (la bella scazzottata iniziale). Bello l'interessante e lungo flashback su Juan Cortina e sugli avvenimenti di Brownsville nel 1859. Boselli è molto bravo nel presentare questo personaggio storico in una versione piuttosto realistica e a tutto tondo, nelle sue varie "sfaccettature" (e nelle sue contraddizioni?), che ben emergono nell'acceso confronto tra Tex, Milton Faver e la sensuale Gala. Un patriota, un fuorilegge, un ribelle o un semplice criminale? Boselli fornisce tutti gli elementi necessari affinché ogni lettore decida da sé. Comunque fin da subito si nota la differenza quando ai testi c'è Boselli: oltre ai personaggi sempre ottimamente caratterizzati, la vicenda che crea è totalmente nuova e non sembra di averla già letta altre volte, come può capitare con altre storie più classiche e decisamente meno originali di Tex. L'autore è infatti bravo a scovare e a presentare un pezzo di storia poco conosciuto come quello della vita e delle guerre di Cortina, eventi che gli permettono di intessere una trama senza precedenti. Le "Aguilas de Cortina", inoltre, a loro modo ricordano un po' la romantica banda degli Invincibili della memorabile, omonima storia. Nell'avvincente secondo albo si viene a sapere per quale motivo Juan Cortina ha convocato Tex: per scoprire gli assassini del loro comune amico Jim Callahan (ottima la rievocazione storica della sua morte). Bella la sequenza notturna nella casa del giudice Lange (anche se Tex, come riconosce lui stesso, esagera un po'...) e il cliffhanger finale. E, parlando di cliffhanger, che dire di quello che conclude invece il terzo albo, con Tex che dal tetto cade all'interno dell'edificio ove è riunita per un incontro la Setta dei Cavalieri del Cerchio d'Oro? Splendido. Nello stesso albo, ottima la gestione del simpaticissimo Pedro, quasi un Carson ante litteram. L'intreccio, nella miglior tradizione Boselliana, continua a intricarsi e a infittirsi e la coralità ne fa da padrona, con Cortina che, mentre Tex e Pedro stanno indagando, deve difendersi dagli attacchi da Brownsville, per poi scoprire che il suo luogotenente Cabrera è stato rapito. Nel quarto volume ho trovato in particolar modo avvincente la sequenza nel quartier generale dei Rangers, molto ben costruita. Al termine dell'albo vi è ancora una volta un ottimo cliffhanger, che vede in grossissimi guai Milton Faver. Nel quinto ho apprezzato il tragico colpo di scena su Cabrera e il successivo su Faver, sbattuto in cella dallo sceriffo Shears. Sempre in quest'albo, devo dire che però Boselli ha un po' troppo abusato della soluzione narrativa "arrivano i nostri". Bella in ogni caso la scena in cui Gala libera Faver. Bellissimo, per non dire magnifico, infine, il sesto albo, dove ogni nodo viene al pettine. Ritmo perfetto e serrato, dialoghi efficaci e persino una introspezione psicologica dei personaggi maggiore del solito (si nota soprattutto nelle ultime parole/azioni dei "cattivi" Dunson e Lohan). Mi è piaciuta molto anche la conclusione del filone storico dedicato a Cortina, oltre a quella dell'indagine sulla morte di Callahan e dei Cavalieri del Cerchio D'Oro. Molto bello il simpatico (ma anche nostalgico) siparietto con Pedro e Miguel, finalmente riuniti, che si separano da Tex. Splendido pure il romantico e divertente epilogo dedicato a Gala e Faver. Anche a questo giro non si possono risparmiare i complimenti a Boselli. Un lavoro altrettanto notevole lo fa un fuoriclasse come Brindisi ai disegni, con il suo tratto realistico e preciso. Nota positiva la rappresentazione dei personaggi, tutti perfettamente riconoscibili nonostante siano moltissimi, e delle atmosfere, sempre vivide e suggestive. Buone le copertine di Dotti, anche se come al solito il volto di Tex non mi convince troppo (nella prima sembra addirittura Michael Jackson dopo qualche intervento di troppo!). La mia preferita è l'ultima, molto epica. P.s. Sbaglio o al termine del quinto albo c'è un errore? Pedro dice di aver visto due tipi che non devono trovarlo lì...però non mi sembra che lui abbia mai visto in volto il biondo Ronnie Dunson, assassino di Callahan (o si riferisce a qualcun'altro?).
  18. Storia molto breve e senza pretese, che sembra anche scritta con più fretta del solito: i dialoghi sono infatti un po' meno brillanti ed efficaci. L'idea di base non è male e l'atmosfera iniziale con il totem neppure, ma la brevità dell'episodio non permette uno svolgimento memorabile e infatti nel complesso la vicenda è semplice e lineare. Bisogna dire che è pure un episodio abbastanza ingenuo, visti l'improbabile caratterizzazione degli indiani Yaqui e alcuni passaggi nella trama. Nel finale (bella la sequenza con il puma) la storia si risolleva, arrivando tranquillamente alla sufficienza, a mio parere. Ancora una nota: la madre dello stregone, Yanka, mi ha ricordato molto (anche e soprattutto nella rappresentazione grafica) Yaska la strega, personaggio apparso nell'omonima storia di Zagor scritta proprio dal creatore di Tex. Decisamente piacevoli, come al solito, i disegni del primo Galep. Storia: 6 Disegni: 7,5
  19. Storia scorrevolissima e piacevole, dal ritmo assai alto e veloce, e anche piuttosto breve, meno di 100 tavole, in cui G.L.Bonelli, come al solito fregandosene della precisa aderenza storica, fa affrontare a Tex la banda dei Dalton. Memorabile l'introduzione fotografica con le facce di tutti i componenti della banda. Bella poi tutta la sequenza iniziale che mostra l'inizio della carriera criminale dei Dalton, con anche, da ricordare, il forte e quasi "scioccante" momento in cui una donna e la piccola figlia vengono calpestate dai cavalli dei banditi. La storia in questione è poi anche da ricordare per la prima apparizione di Tiger Jack, qui ancora molto diverso da come lo conosciamo: è un indiano un po' stereotipato che parla in terza persona con verbi all'infinito. Appassionante l'intera caccia ai Dalton, di cui ho apprezzato il lato cavalleresco all'inizio dell'episodio, quando, decidendo di non sparare, permettono a Tex e Tiger di recuperare il corpo di un ferito. L'episodio vede anche il ritorno di Kit Carson, che all'inizio, quando è incaricato di scortare il treno, agisce in parallelo a Tex. Inoltre la storia aggiunge due tasselli importanti per la continuity: si viene a sapere che Lilyth è morta (la faccenda viene liquidata in due vignette) e che Tex ha avuto un figlio maschio. Avvincente la parte nel deserto, con anche un momento molto intenso come quello del dialogo tra Tex e Tiger sepolti nel deserto fino al collo. Mi è piaciuto pure l'intervento di Dinamite, da molti ritenuto forzato. Bella poi, per non dire epica, la scena in cui Tex dà tutte le borracce a Tiger e si getta al galoppo nel deserto senza acqua. Buono anche il finale, che inizia con la spettacolare vignetta con Tex che si staglia in cima alla collina annunciando ai Dalton che non varcheranno il confine. Tra l'altro, mi sarei aspettato il duello conclusivo con Bob Dalton e non con Emmett. La tragica fine di Eugenia mi ha ricordato quella di Satania. Buoni i disegni di Galep, aiutato da Uggeri. Storia: 6,5 Disegni: 7,5
  20. Storia mitica, che, benché non sia tra le migliori storie né della serie né di Gianluigi Bonelli, ha un'importanza senza paragoni all'interno della saga del ranger del Texas. Non sarà tra gli episodi migliori, ma comunque questa storia è assai ben riuscita e spicca sicuramente tra quelle dei primi albi, al di là della sua epocalità, probabilmente anche grazie al suo ampio respiro (dura più di 200 pagine). Apprezzo molto il ritmo delle prime storie a strisce, perché in pratica ogni dieci pagine del formato gigante c'è un momento di tensione o un colpo di scena che tiene alta l'attenzione e rende il tutto molto godibile. Grazie a ciò e grazie agli ottimi e frizzanti dialoghi di G.L.B. la storia è sempre coinvolgente, nonostante la sua non indifferente lunghezza. Le iniziali, leggendarie strisce con il matrimonio di Tex e Lilyth sono bellissime e a dir poco memorabili. Il tentativo da parte di Tex di trovare le prove contro dei trafficanti d'armi, cioè l'idea su cui si basa la storia, è molto intrigante in generale. Una delle mie sequenze preferite dell'episodio è quella in cui Jerry Stone e i suoi degni compari creano una trappola per poter eliminare Tex, inscenando un'evasione dal carcere di quest'ultimo per poter così mettere in atto la cosiddetta "Ley de Fuga". Molto appassionante anche la parte della vicenda in cui Tex deve tenere a bada il perfido Volpe Rossa e quella successiva dei "due contro cento", cioè quella in cui Tex e Carson affrontano soli Stone e i suoi uomini. Non sono poi da dimenticare i bellissimi e divertenti battibecchi tra Carson e Marshall. Ottimo il finale dell'episodio, per nulla scontato, con le dimissioni di Tex dai ranger. Come ho già detto in passato, il Galep delle origini è sempre un bel vedere e qui si nota già anche un miglioramento rispetto alle storie immediatamente precedenti. Bella ed emblematica la storica copertina dell'albo gigante Il patto di sangue. Storia: 8 Disegni: 8
  21. SPOILER La prima parte dell'attesissimo ritorno di Mefisto (e Yama) non ha affatto deluso le mie aspettative e credo che il meglio debba ancora arrivare... Per quanto riguarda la trama architettata dal Bos, come al solito lo sceneggiatore dimostra la sua maestria nel gestire numerose sottotrame e personaggi. Il primo albo si apre con una suggestiva visione di Yama che rievoca il finale del prequel Il segno di Yama, che vede però se stesso vincitore. Molto bella poi la parte immediatamente successiva che presenta il Black Mountain Asylum e dove si scopre che il dottore che lo gestisce, Weyland, non è nient'altro che Mefisto. Davvero tetra la prima scena in cui Mefisto si serve dello specchio per spiare qualcuno, in questo caso il dottor Crane. Molto efficace, subito dopo, la prima apparizione di Tex e Carson, che catturano un criminale detto "il Macellaio", che verrà proprio internato nel manicomio. Grande spazio del primo albo è dedicato a Mefisto e al suo manicomio e la trama si fa da subito intrigante, ambiziosa e promettente. Dopo le cupe atmosfere del primo albo, in quello successivo Boselli condisce le scene d'azione con forti tocchi horror: splendide soprattutto la scena dell'inseguimento in carrozza e quella all'interno della stazione dei pompieri abbandonata. Boselli in quest'ultima è un maestro a far credere, perlomeno per alcuni istanti, che questa volta per Tex sia davvero finita e che la vittoria finale arriderà impensabilmente a Mefisto. Davvero spaziale il finale con Tex e Carson prigionieri di Mefisto, dove Boselli riesce anche a inserire una terribile scena con Carson morto sgozzato (ovviamente si scoprirà non vera). La suggestiva ambientazione cittadina di San Francisco sfruttata al meglio da Boselli lascia spazio nella terza e "provvisoriamente" ultima parte della storia a quella ben più claustrofobica del manicomio criminale di Mefisto. Boselli porta avanti le varie sottotrame imbastite nei due numeri precedenti, concentrandosi su quella, avvincentissima, legata a Carson e a Tex prigionieri nel manicomio, con quest'ultimo che deve cercare di liberarsi per impedire a Yama di torturare il pard. Qui il figlio di Mefisto non fa una figura sopraffina (come d'altronde Kit, che, insieme a Tiger, è giunto al manicomio per liberare il padre e Carson e, benché sospetti della presenza di Mefisto, cade comunque in trappola), ma questa è tuttavia giustificata dalla fragilità dovuta alla sua terribile esperienza e al ritorno della sua pazzia. A lasciarmi perplesso è invece la scena in cui Tex tenta di raggiungere il coltello per liberarsi quando gli basterebbe sfilare la mano dalla cinghia (anche se questo è probabilmente considerabile più un errore dei disegnatori che dell'autore). Anche l'ultimo albo si rivela pertanto complessivamente soddisfacente, grazie ai fuochi d'artificio tanto attesi e ai non pochi colpi di scena presenti. Buono pure il finale, con la facilmente prevedibile fuga di Mefisto e la resa dei conti finale solo rimandata. Solo applausi quindi a un Bos così in grande spolvero e che non toppa neanche in una storia così difficile come il ritorno della nemesi assoluta di Tex. Per quanto riguarda i disegni dei Cestaro, si potrebbero spendere molte parole, ma alla fine tutte sfocerebbero immancabilmente in complimenti, perché i due fratelli hanno realizzato un lavoro egregio in tutto e per tutto. La lunga attesa dovuta alla loro lentezza è stata ampiamente ripagata. Sottolineo solo alcuni piccoli aspetti che mi hanno fatto adorare il loro operato: il tratto dettagliato che ha contraddistinto ogni vignetta della storia, la riuscitissima realizzazione delle atmosfere lugubri, horror e gotiche del racconto e la grande maestria nel rappresentare emozioni, espressioni e pensieri dei personaggi. Villa, dal canto suo, realizza tre splendide cover per questa riuscitissima trilogia. La mia preferita? Quella de I misteri di San Francisco, direi, ma la scelta non è affatto semplice.
  22. SPOILER Spettacolare speciale di Boselli & De Angelis, con il primo che evidentemente non ne aveva abbastanza di sfornare gioielli su Tex, Tex Willer e Dampyr anche quest'anno e si è "inventato" questo speciale estivo che, secondo me, più speciale di così non poteva essere, tanto la storia e i disegni mi hanno entusiasmato. Partiamo dunque dalla storia, che, come ho detto, è un ennesimo, piccolo capolavoro Boselliano: una storia veramente ben ideata, ben strutturata e ben scritta. La storia nasce con lo scopo di giustificare l'apparente incongruenza tra il "potente" Mefisto della recente storia Pinkerton Lady e il Mefisto, molto più "debole" e privo dei poteri della storia di Boselli (benché essa sia cronologicamente precedente), nella sua prima apparizione sul numero 3 della serie, Fuorilegge. Ebbene, secondo me, l'autore riesce a trovare una spiegazione convincente e plausibile con un racconto che si va perfettamente a inserire nella continuity, riprendendo alla perfezione i fili narrativi legati a Mefisto. Ma l'aspetto che forse mi ha più fatto apprezzare l'episodio è la sua trama inconsueta e insolita per essere una storia di Tex, con pochissime sparatorie (buona parte degli spari, tra l'altro, avvengono durante gli spettacoli di magia di Mefisfo) ma con molti intrighi e magie che la rendono assolutamente avvincente. Questa storia ha, secondo me, fatto risaltare ulteriormente le capacità di sceneggiatura di Boselli, capace di tenerti incollato per 130 pagine senza bisogno di sparatorie e con una bassa dose di azione. Ci sono anche molti dialoghi, ma sempre scritti benissimo e mai noiosi. E poi questa storia si è resa più memorabile perché il buono muore. Eh sì, benché sia una storia di Tex, il buono (non il protagonista), cioè il Detective Tayman, fa una (inevitabile) brutta fine a causa di Steve e della sorella Lily (tra l'altro, davvero interessante come ci vengono raccontati l'incontro tra i due fratelli e il loro sodalizio criminale). Se Tex fosse una saga cinematografica, questo lo vedrei benissimo come uno spin-off incentrato sul cattivo che ne sveli i retroscena. Bellissimo infine l'epilogo, con il cameo conclusivo di Tex e con le due vignette finali splendide. Ci sarebbero altre cose da dire, tanto la trama è appassionante e densa di avvenimenti, ma mi posso fermare qui perché tanto si è capita l'antifona. De Angelis si trova a perfetto agio nelle ambientazioni principalmente cittadine di questo episodio e, come al solito, disegna delle tavole che sono una gioia per gli occhi. Uno degli aspetti che apprezzo di più è la grande espressività dei volti. Discreta la cover di Dotti, essenziale ma allo stesso tempo efficace. Storia: 9 Disegni: 10
  23. Storia di Ruju e Prisco che, trovandosi in mezzo a due kolossal boselliani, non può che essere ritenuta un riempitivo; un riempitivo discreto, a dirla tutta, ma non privo di difetti. La forza della storia sta, secondo me, nel soggetto, semplice ma abbastanza efficace: un vecchio indiano, Quercia Rossa, che ha perso la voglia di vivere, ritrova forza e motivazioni per la sua vendetta, e, per compierla, si serve delle stesse armi dei suoi avversari. Insomma, niente di eccezionale né di così innovativo, ma nella sua semplicità funziona. Per quanto riguarda il cattivo dell'episodio, Chogan, devo dire che mi aveva fatto una buona impressione nella sua prima e tenebrosa apparizione; bello anche il flashback sul suo passato, che lo umanizza un po'. Tuttavia nel finale si "sgonfia" totalmente, venendo sconfitto con troppa facilità da Quercia Rossa. Inoltre, non viene spiegato quale sia l'effettivo scopo della sua sanguinaria banda. Bella invece la complessa figura del ragazzino indiano che rimane affascinato da Chogan e vuole diventare come lui. La storia è molto scorrevole, come tutte quelle di Ruju, ma presenta anche qualche intoppo e qualche forzatura. Assurda la scena in cui Tex e Quercia Rossa discutono di fronte alla madre dicendo che devono far fuori il figlio Chogan ("È un cane rabbioso!"/"E noi lo fermeremo."), per poi chiederle se può aiutarli! Forzatissima invece la scena nel finale in cui a Carson è bastato vedere il torrente per capire che Tex e gli altri sarebbero usciti da lì... Nel finale si percepisce anche una certa fretta dell'autore nel chiudere la storia viste le poche pagine a disposizione. Insomma, nel complesso è un episodio che rimane nella discreta media di Ruju e che probabilmente dimenticherò presto. Sono un grande ammiratore di Prisco e anche qui non mi ha deluso. In questo episodio, ho trovato il suo stile più sintetico e "nervoso" (con qualche influsso Milazziano e Parloviano), ma comunque alquanto convincente. Ho però trovato anche qualche vignetta non leggibilissima e qualche primo piano non completamente riuscito. Ottime le due copertine di Villa, in particolare la prima. Storia: 7 Disegni: 9-
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