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TWF - Tex Willer Forum

frank_one

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  1. L'ho scurita leggermente. Nelle copertine non è che fosse proprio rossa, spesso era amaranto.
  2. Appunto questo intendevo per censura rispetto all'originale Ma capisco che il Tex "killer" fosse già stato reso più mansueto dallo stesso Bonelli e quindi non ne faccio una colpa a Boselli. Anche perché sarebbe stato incoerente vedere un Tex improvvisamente incattivito dopo 60 numeri. Sì, ma con le pareti sottili fatte di assi di legno non credo che un foro sia davvero utile: ci sentiva anche senza foro! Anzi, appoggiando un orecchio alla parete ci sentiva anche meglio, foro o non foro. Il buco al massimo avrebbe fatto la differenza se si fosse trattato di guardare.. O forse sono io che non me ne intendo molto di propagazione del suono Oh, già! Mi ero dimenticato di scriverlo. Bellissimo epilogo. E nel prossimo albo addio giacchetta con le frange! Chissà che tra Tex e Florecita a questo giro non scatti qualcosa... No, non servono i remake. Ma in fondo pure i fumetti non servono nella vita e cionondimeno ci piace leggerli lo stesso, no? E ne discutiamo pure in modo animoso in un forum ad essi dedicato, cosa altrettanto inutile nella vita. Alla fine distinguere ciò che è necessario da quello che non lo è si riduce ad una questione di gusti. Io posso considerarmi un novizio, leggendo Tex da meno di un anno, eppure la serie Tex Willer mi piace, è la classica cosa che se non ci fosse bisognerebbe inventarla. Ho letto la storia originale e chiaramente quella è imbattibile: Boselli non è Bonelli tanto quanto il 2024 non è il 1948. Non credo sia un delitto però rinarrare una storia di 75 anni fa, tanto più se si inserisce all'interno di un progetto di certosina revisione e riorganizzazione come quello che Boselli sta portando avanti dal 2019 con evidente affetto verso il personaggio di Tex. A chi non piace "Tex Willer" prenda la saggia decisione di lasciarlo in edicola. Ci vediamo nelle discussioni dedicate al "Tex" regolare.
  3. Letto anche il terzo albo. Piaciuto, l'operazione secondo me è riuscita. Dispiace per qualche censura e ammodernamento che secondo me si poteva evitare, come Tex che non uccide più con le frecce o la questione del barbiere cinese, e per qualche vignetta un po' didascalica e pedante, come Tex che per capire se il tipo è una spia va ad ispezionare la stanza in cerca di forellini nel muro (come se quel dettaglio costituisse una prova e come se un buchino facesse la differenza su una parete di assi di legno, boh). Questi tre albi me li sono bevuti in un sorso (anzi tre), finalmente un po' di ritmo! Ghion è stata per me una bellissima scoperta e qui l'ho trovato in crescendo. I suoi personaggi mi ricordano un po' quelli di Steve Ditko e il suo tratto pulito e chiaro è perfetto per una storia dal ritmo un po' più serrato come questa. È forse il mio disegnatore preferito tra quelli che ho potuto vedere in questo mio primo annetto con Tex. Un plauso a Boselli per riuscire a trovare sempre il disegnatore giusto per ogni storia (qui ad esempio Bocci sarebbe stato poco adatto, ma è invece perfetto per la storia più lenta e misteriosa dedicata al monte Reinier). E ora sotto con El Diablo! Discorso qualità/prezzo: sono contento di aver speso 11,70€ per questa storia? Eh, un po' cara, ma non ho grossi rimorsi. Soprattutto considerando che non escludo di rileggerla a breve. Sempre parlando di fumetti che costano un po' troppo, mentre prendevo Tex ho visto sullo scaffale il nuovo volumetto della Cosmo dedicato al Braccio di Ferro di Sandro Dossi. L'ho sfogliato e mi ha dato sensazioni piacevolissime. Ero tentato di prenderlo, poi ho letto 8,90€ in copertina (bellissima, che nostalgia) e l'ho riposto. Peccato.
  4. Su questo non avevo dubbi. Questa storia mi è piaciuta molto, ma d'altronde la commistione fantascienza, horror e western mi ha sempre affascinato. Anzi, ne vorrei più spesso in Tex! Avrei dedicato meno pagine alla questione della mandria, troppe ne sono state spese nel battibecco tra Gross-Jean, il proprietario delle vacche e i banditi e forse avrei trovato un modo diverso per gestire l'ingresso di Tex e compagni nel villaggio: non mi è piaciuta la scazzottata di gruppo, raramente mi piacciono. Non ho mai letto l'antecedente di questa storia, quindi per me la questione era tutta nuova e non mi ha annoiato. Forse lo avrebbe fatto se avessi letto "Un mondo perduto"? Non lo escludo e credo che chi chiama questo un albo introduttivo si riferisca al fatto che forse di nuovo non c'è ancora molto o comunque non abbastanza da dedicarci 100 pagine. Diciamo che la tendenza ormai è raccontare storie per eccesso più che per difetto. Forse l'ho già detto in un mio commento precedente, ma ho davvero apprezzato i riferimenti espliciti a vecchi numeri: per me la continuity non è un deterrente ma anzi un invito al recupero di storie precedenti e nell'epoca di ebay o dell'abbonamento digitale questo non è più un problema. Non è necessario il ritorno di un vecchio nemico, cosa a volte inverosimile, ma piuttosto qualche riferimento al passato: che so, Tex che ricapita in una cittadina già visitata e qualcuno che si ricorda del suo precedente passaggio, un barista che lo riconosce e lo prega di non distruggergli un'altra volta il bar. Ecco, questo sarebbe un formidabile nemico per Tex in una delle prossime avventure: un negoziante che è caduto in rovina dopo che Tex gli ha distrutto il negozio in una storia di qualche decennio fa e che ora si è messo sulle sue tracce per fargliela pagare. In fondo in 75 anni Tex ne ha combinate di cotte e di crude e ogni tanto qualcuno che gli presenta il conto ci può stare.
  5. Attenzione che qui però si può instaurare una dinamica poco salutare per il forum. Se un utente deve limitare le sue critiche per paura di inimicarsi gli autori il forum può anche chiudere. La tua probabilmente voleva essere una battuta, ma il concetto alla base può essere pericoloso. Nessuno vuole male a Mauro, anzi tutti lo rispettiamo e apprezziamo il suo lavoro. Però se una sua storia non ci piace dobbiamo dirlo, senza troppi giri di parole o edulcorazioni. La persona non si tocca, ci mancherebbe, ma l'opera deve essere criticabile sempre, comunque e senza pietà. Non è un caso se i forum a cui partecipano anche gli autori hanno solitamente una sezione a parte a loro dedicata.
  6. Non basta la fredda sicurezza di un calcolo, serve un senso. Dove sta scritto che il lasso di tempo che all'epoca era necessario a pubblicare una storia oggi debba essere usato come variabile per gonfiare forzatamente il numero di pagine di cui la storia è composta? È il colmo, la vittoria della mancanza di senso e della rigidità di pensiero. Come dire: "dobbiamo sorbirci storie allungate perché non si può fare altrimenti, è stato deciso così e guai a tornare indietro".
  7. Col cavolo. Prendi una delle migliori storie di Tex, "Il tranello" (più periodo d'oro di quello!), guarda caso c'è Jim Brandon pure in quella. È composta da 21 albetti a striscia, per un totale di 672 strisce, equivalenti ad esattamente 224 pagine, ovvero stesso numero di pagine di "La pattuglia scomparsa". Ora, in piena onestà dimmi: ti sembra che le due storie abbiano lo stesso ritmo? Ne "Il tranello" succede di tutto e di più, è un'epopea: l'arrivo di Tex in Canada, l'introduzione di Gross-Jean, l'assalto al forte, il rapimento e la liberazione di Gross-Jean, il rapimento di Kit e lo scontro finale (e un milione di altre cose). Al confronto la storia di "La pattuglia scomparsa" potrebbe essere raccontata in una trentina di pagine. Dimmi, quanti albi si prenderebbero ora per raccontare gli eventi di "Il tranello"? Secondo me si andrebbe ben oltre la decina. Quindi o questo non è realmente il ritmo delle storie del periodo d'oro di Tex o bisogna definire meglio qual'è il periodo d'oro di Tex. E per intenderci, "La pattuglia scomparsa" mi è piaciuta.
  8. Sono d'accordo su tutto, @Diablero. Essendomi da poco avvicinato ai fumetti Bonelli, questa cosa della mancata capacità di sintesi la percepisco molto. Leggo storie di 200, 300 o addirittura 400 pagine e mi rendo conto che nella storia è successo estremamente poco. Lo riscontro in tutte le storie, non solo quelle di Boselli. Penso all'ultimo ritorno della Tigre: servivano davvero 450 pagine per raccontarla? O La pattuglia scomparsa: non era sufficiente un albo? Paradossalmente per quest'ultima storia ricordo di aver pensato che avrei voluto un albo in più per approfondire alcuni dettagli (la storia del soldato e della sua fidanzata, prima che morisse). Quindi non è tanto il numero di pagine o albi il problema, ma il rapporto tra il numero di pagine e quello che effettivamente viene raccontato, la densità. Ricordo che nei fumetti che leggevo da piccolo su Topolino o sul Giornalino succedevano così tante cose in 30 o 60 pagine! Qui ne leggo centinaia eppure alla fine mi sembra che sia successo poco o che alcune parti non siano state approfondite abbastanza. A volte si parla del perché in questo periodo di crisi del fumetto i manga in realtà vendano bene. Secondo me ha anche a che fare con il modo in cui in Giappone vengono serializzati. Un autore di manga quando scrive una storia non è costretto ad allungarla per riempire le centinaia di pagine che compongono un volume perché lì i fumetti vengono pubblicati prima su rivista un capitolo per volta. Quindi l'autore può lasciare che la storia prosegua con il ritmo necessario e che si prenda un numero di capitoli non predefinito. Quando un numero sufficiente di capitoli già pubblicati su rivista sono pronti si procede a raccoglierli in un volume, ma senza scadenze regolari. Con Tex se ci pensate agli inizi non era così diverso. Le storie erano ragionate in termini di capitoletti di 32 strisce (10 pagine moderne), quindi la storia poteva prendersi lo spazio a lei necessario, ragionando in multipli di 32 strisce. Oggi invece si è costretti a ragionare in termini di 112 pagine per volta! Per forza di cose alcuni soggetti un po' deboli finiscono per essere forzatamente gonfiati per riempire un albo o più e alcune storie risultano avere una densità di azione o approfondimento calibrate male. Una possibile soluzione? Tornare ad avere albi con storie a lunghezza non predefinita, ovvero albi in cui può capitare che una storia finisca prima della fine dell'albo e ne cominci un'altra. Follia?
  9. La prima è forse quella più riuscita, difficile trovarle un difetto, ma in fondo è anche quella che osa di meno e sarebbe risultata poco originale. Secondo me la seconda pecca sul lato della composizione: l'angolo in basso a destra è troppo vuoto e sbilancia il resto. Lo stile però è forse quello che preferisco, da libro d'altro tempi. La terza (quella pubblicata) è davvero bella, unico appunto la dimensione dei lupi (che suppongo non siano da intendersi come fisicamente in quel luogo, quindi la prospettiva adottata non voleva essere realistica). Anche la postura di Tex non è delle mie preferite. Sono (o sarebbero diventate, nel caso dei bozzetti scartati) comunque ottime copertine tutte e tre! Grande Villa!
  10. Dal Tex Willer Blog portoghese, i bozzetti per la copertina di questo primo albo: https://texwillerblog.com/os-esbocos-iniciais-a-arte-a-preto-e-branco-e-as-cores-originais-de-claudio-villa-para-a-capa-de-tex-762/ Anche le versioni scartate non erano male. Sembra che si fosse deciso fin da subito che i lupi dovessero essere un elemento della copertina: sono presenti in tutte e tre le versioni (riuscite a trovarli nella prima? ). In quella definitiva sembrano giganti, tant'è che mi aspettavo di trovarli così anche nella storia I colori originali di Villa sono sempre splendidi, quelli che poi vengono usati invece li trovo sempre un po' troppo sfumati. Voi quale copertina avreste scelto delle tre?
  11. Ma dite che l'arrivo della riproposizione di questa storia classica e piuttosto famosa (anche quelli che non conoscono bene Tex dovrebbero sapere che la Mano rossa è il nome del primo albo) abbia dato una piccola spinta alle vendite? Io lo spero.
  12. Chissà che non facciano qualcosa quando terminerà la pubblicazione delle strisce anastatiche attualmente in corso..
  13. Un appunto che potrei fare, per questa storia che si propone come seguito di una storia comparsa su albi vecchi di decenni, è che non vi è traccia alcuna nell'editoriale che lo spieghi, adibito come sempre a sponsorizzare un'altra pubblicazione. La reputo una grave mancanza.
  14. Riassumere la vicenda della Mano rossa, la storia in cui Tex diventa ranger, in poche vignette? Non avrebbe avuto molto senso. Queste sono storie chiave che vanno raccontate al meglio, possibilmente anche espanse. Sono passaggi obbligati. Ovviamente la speranza è che oltre a queste ne vedremo anche di nuove e altrettanto curate e rilevanti.
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