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Showing content with the highest reputation on 03/17/2024 in all areas

  1. Alcune critiche a questa storia le condivido, altre proprio no. Per esempio questa: Non c'è nessun dramma psicologico? La storia ruota proprio su questo, su una mancata elaborazione del lutto da parte di Lagarde, che non riesce ad accettare la morte della fidanzata né del suo amico Larry (che è costretto ad uccidere proprio nelle primissime pagine per alleviargli le sofferenze), finendo per sentirsi in colpa e dialogare continuamente coi loro fantasmi che lo tormentano. E' un uomo fin dall'inizio sull'orlo del suicidio, che non ha più motivi per vivere, che vorrebbe ricongiungersi coi morti e che riesce alla fine a salvarsi solo grazie a Nadie prima, e a Tex poi, nella bellissima vignetta finale che da sola vale il prezzo dell'albo, quando Tex lo strappa dalle gelide acque, pensando: "Te la caverai Lagarde. E' tempo di ricominciare a vivere!" Un finale che - diciamo la verità - nessuno, neanche i più saputelli del forum avevano immaginato. Altra critica sbagliata, OBIETTIVAMENTE sbagliata: Non è proprio così: a p. 64 del secondo albo il capo dei Blackfoot dice a Jim Brandon, una volta capito che i colpevoli sono i trafficanti di whisky: "Voglio trovare quegli assassini più di quanto vogliate voi!"... "I miei guerrieri e io faremo la nostra parte", ecc. ecc. e per il resto della storia il capo Blackfoot accompagnerà Tex e gli altri combattendo nel finale e facendo fuori i trafficanti, persino quelli che si erano arresi, dicendo alla fine: "Giustizia è fatta!" Ragazzi, leggete meglio prima di fare critiche tranchant... Una critica che invece condivido è il finale affrettatissimo in cui Boucher e gli altri vengono fatti fuori piuttosto facilmente, soprattutto se paragonato alle lungaggini un po' noiosette in cui i Blackfoot si confrontano con le Giubbe Rosse e Tex, facendosi convincere da loro un po' troppo facilmente (considerando la rabbia che li aveva accecati fino a quel momento). Osservazione che invece mi sembra esagerata: Tex e Carson ogni tanto sbagliano, è sempre stato così. A volte si fanno infinocchiare, a volte valutano male la situazione, a volte gli avversari sono molto abili, a volte i nemici sfuggono momentaneamente alla loro caccia, fanno perdere le loro tracce, ecc. ecc. Ma se Tex e Carson sbagliano vuol forse dire che tutto ciò che combinano gli avversari dopo che i Nostri non sono riusciti a fermarli o se li sono lasciati sfuggire è colpa loro? Se questo fosse vero le soluzioni narrative per rendere Tex e Carson moralmente irreprensibili sono: 1) Tex e Carson non sbagliano mai, sono perfetti (sai che barba!) 2) Gli avversari vengono subito e definitivamente resi innocui non appena entrano in contatto con i Nostri (ma allora sì che le storie diventano davvero prevedibilissime!) Un paragone tratto dal n. 18 "Dodge City". Carson, che doveva affiancare il sospettato Sterling detto "Lupo grigio", si becca una botta in testa, con Sterling che nella vignetta gli dà pure dello "scemo". Sterling nel seguito della storia - bellissima, splendida avventura di GLB - darà del filo da torcere ai Nostri causando la morte di tanti coloni per mano degli indiani guidati da lui. Dovremmo dire che la morte dei coloni è imputabile tutta alla dabbenaggine di Carson? Nessuno credo l'abbia mai pensato. Comunque, tornando a Ruju, mentre nel primo albo secondo me riesce a rendere interessanti le due storie parallele (quella di Tex e Carson con Frank e quella di Lagarde coi suoi fantasmi), nel secondo albo no, visto che l'attenzione del lettore è tutta per Lagarde e Nadie, mentre la parte che riguarda Tex è piuttosto telefonata e noiosetta. Concludendo, primo albo da 7, secondo albo da 6. Voto complessivo: 6,5
    6 points
  2. Lettura corretta. Lagarde non ha elaborato il lutto, quindi veder morire i suoi compagni prima e dover uccidere Larry dopo gli fanno rivivere il trauma non risolto della morte della fidanzata fino a farlo disregolare. Esce di senno per proteggersi da un dolore troppo complesso da gestire. Parlare con i "fantasmi" di Larry e della fidanzata equivale ad una negazione della loro morte. La negazione è una delle prime fasi dell'elaborazione del lutto, evidentemente lui è rimasto bloccato a quella fase. D'accordo anche col tuo voto: per me è una storia da 6,5, massimo 7. Purtroppo oltre alla vicenda di Lagarde, vero protagonista dei due albi, non c'è molta sostanza. Se consideriamo anche i disegni di Font, che mi sono piaciuti molto (ma non moltissimo), allora potrei portare il mio voto finale ad un 7,5. È comunque una storia che ricorderò positivamente e anzi non escludo di poterla rileggere.
    2 points
  3. Per me è normale che sia sovraffollata e non esagera per niente. Bocci ha un tratto prettamente realistico, non poteva disegnare Kit e Tiger rinfilare cazzotti a due uomini su uno sfondo bianco, sono circondati come dovrebbe essere una rissa caotica che coinvolge tanti uomini.. De gustibus..
    1 point
  4. Rileggendo questa breve prova, mi si è ripresentata l’annosa questione: ma quello di Nolitta è Tex? Personalmente ho sempre avuto un’idea chiara in proposito e spesso l’ho palesata nei commenti relativi alle storie composte dal compianto Sergio; un’idea in parte condivisa da altri forumisti e in parte no, visto che ho notato, che una buona fetta di utenti lo adora. Chiariamo: non ho mai messo minimamente in dubbio il talento compositivo di Nolitta, né tantomeno mi sognerei di dire che non fosse in grado di scrivere fumetti, anzi, a lui si devono storie memorabili e personaggi cardine del fumetto italiano, però trovandoci su un forum tematico dedicato a Tex, siamo chiamati a giudicarne l’opera sulla saga del ranger e qui si azzoppa l’asino! Mi sono sempre chiesto se il buon Sergio ci fosse o ci facesse; visto le sue qualità narrative, è mai possibile che non fosse in grado di scrivere episodi tenendosi nel possibile nei ben marcati solchi tracciati dal padre? Capisco che il personaggio non fosse proprio nelle sue corde, ma trovandosi costretto a scrivere per affiancare l’affaticato genitore, perché non sforzarsi a mantenere un minimo di coerenza e tradizione al celebre personaggio? Senza pochi giri di parole, per quanto alcune storie siano pure belle, ma in nessuna ha mai centrato le caratteristiche pecuniarie dell’eroe e non credo influisca la questione dello stile. Ovvio che ogni autore abbia il suo stile compositivo, se è per questo anche Boselli scrive in maniera personale e molto differente dal vecchio Bonelli, eppure il suo Tex è tutto sommato riconoscibile e alquanto bonelliano, quello di Nolitta non lo sfiora nemmeno di striscio. Mi chiedo: non è che Sergio inconsciamente, per senso di repulsione alla creazione del padre, finisse di proposito a prendersi simili licenze artistiche, che vuoi o non vuoi, finivano con snaturare il protagonista a prescindere dell’esito finale? Dubito che simili sceneggiature proposte da un autore esterno avrebbero ricevuto approvazione, così come mi chiedo quanto Sergio avrebbe potuto tenere su la baracca senza l’arrivo di Nizzi nei primi anni ’80. Chiusa la lunga premessa, torniamo all’episodio in questione, che a mio avviso rappresenta l’emblema di ciò che finora si è accennato. Una storia western non eccelsa ma alquanto piacevole, forse un po’ lenta di ritmo e a tratti troppo riflessiva e verbosa per un fumetto d’azione del selvaggio west, ma l’autore mostra di saperci fare e in un brevissimo arco di pagine, cesella una trama accettabile. Questo giudizio però andrebbe bene solo se il Cowboy senza nome (che dà titolo all’albo) fosse uno dei tanti cavalieri solitari che popolavano gli spaghetti western negli anni ’70, ma trattandosi di un episodio di Tex, tutto cambia. Piccola digressione: la Bonelli potrebbe fare i remake delle storie nolittiane, trasformando Aquila della Notte in un Ted Wilson qualunque e indire una nuova collana editoriale chiamata Tuttowest . A parte le battute, trattandosi di una saga con dei paletti ben saldi, le incongruenze caratteriali è difficile non notarle. Già nell’incipit, il consueto monologo del Tex nolittiano che, in preda a un’eccessiva loquacità gratuita, pensa a voce e alta e dialoga col cavallo, mette a dura prova la pazienza del lettore. Poco male, a breve arrivano i tre scalcinati Apache che vogliono derubarlo e inizia l’azione, si pensa. Bene, anche qui Tex muove meglio la lingua che le braccia; bleffa con gli indiani lasciandogli il winchester scarico ma gira e rigira, dopo una decina di pagine finisce col perdere il cavallo. Tralasciando la sorpresa al trading post, dove oggettivamente non poteva prevedere il piano dei banditi, col proseguo della trama, a mio avviso, troppo spesso lo vediamo in eccessiva difficoltà al cospetto di quattro rubagalline, perché quello sono in fondo i villain della storia. Il modo in cui il nostro si libera a pagina 14 di Kaminsky, mi ricorda Spiderman a dire il vero: pose come quella dell’ultima vignetta di pagina 14 o la seconda e terza della pagina successiva, con le mani legate dietro la schiena sono al limite del credibile. Magari Nicolò con il suo disegno contribuì a ingigantire questa presunta incongruenza di postura, ma tralasciando questo aspetto, e il modo di agire successivo di Tex a lasciarmi interdetto. Nuovamente libero, il ranger preannuncia banalmente la sua presenza al bandito appostato sul tetto, facendo cigolare un piolo della scala in legno; può capitare, mi direte e vi do ragione, però mi chiedo cosa gli prenda subito dopo. Nella sequenza sul tetto, vediamo benissimo che Tex disarma il nemico, facendogli saltare di mano prima il fucile e dopo la colt, di fatto mi chiedo il perché, invece di averne ragione a suon di sganassoni, come logico, finisce invece con lo sparargli a bruciapelo e farlo precipitare di sotto. Questa cinica freddezza mancherà stranamente nella sequenza successiva, dove il nostro assiste inerme alla soppressione dei passeggeri della diligenza, senza nemmeno sparare un colpo in loro aiuto. Bah! Ancor più strano il fatto che un tiratore come Tex riesca a farsi fregare da posizione favorevole, al cospetto di avversari modesti che in altre condizioni si sarebbe pappato a colazione. La trama prosegue e l’arrivo fortunato dell’avventore al trading post cava d’impaccio Tex che a piedi avrebbe potuto far ben poco per salvare l’avvenente ballerina. L’esito del duello con i banditi è rapido e alquanto scontato, tanto è vero che, alla minaccia di Kaminsky, il lettore spera che alcuni complici misteriosi animino il finale, magari rappresentati anche dall’ineffabile gambler, nei panni di una presunta talpa infiltrata, ma niente. L’epilogo è solo costituito dalla scena della soppressione dell’odioso giocatore, ma solo perché ha fatto il cascamorto con la ballerina. Curiosa la scena del casto bacino di ringraziamento della bella donna dopo essere stata liberata da Tex e il dubbio che il nostro eroe barcolli dinanzi il suo fascino, rappresenta forse la cosa più interessante del finale, ma ovviamente sarà una prevedibile fumata nera. Sfruttato pure poco il piedidolci rappresentante di profumi: visto che è palese che sia innamorato della ballerina, c’era d’aspettarsi un maggiore coinvolgimento, magari pure una scenata di gelosia con Tex, invece sparisce fra le pagine e dire che all’inizio Nolitta ci “delizia” con un lunghissimo e inutile dialogo in merito ai profumi del west. Visto che non sono riuscito a essere breve nel mio commento, riduco al minimo il giudizio sul comparto grafico, considerato che l’opera di Nicolò ai pennini è come di consueto solida e regolare. Il suo Tex è sempre molto elegante e signorile, così come il tratto mantiene la solita pulizia ed espressività. E’ evidente che le prime due vignette di pagina 21 sono state realizzate integralmente da Gamba, lo stacco di segno si nota subito. Riassumendo: il voto per la storia generica sarebbe 7, per la storia texiana è 4; la media è presto fatta! (togliendo il mezzo punto per ciò che ho finora cercato di esporre) Il mio voto finale è 5
    1 point
  5. Quoto! Tex e Zagor sono sempre stati diversi, nella maniera in cui trattavano le parti "esotiche" (fantascienza e sovrannaturale), il fatto che dovrebbe essere più "realistico" (ma dove? In una serie dove si sono visti dinosauri, vichinghi, citta nascoste che vivono come nel 1500, maghi e stregoni, demoni, streghe, zombie, mummie, piante aliene, alieni che non erano piante, diableri che erano praticamente licantropi, etc.) è un errore di prospettiva, un considerare questa differenza una di "realismo" e non una di "stile". L'immaginario di Nolitta era quello dei film di fantascienza degli anni 50, e dei fumetti dell'epoca. Le parti "esotiche" in Zagor erano spettacolari, ben visibili (come nei film a cui faceva riferimento, lo spettatore doveva VEDERE il mostro), il suo licantropo è quello dei film Universal, il suo mostro della Laguna nera idem, Titan era quello dei fumetti di Brick Bradford, etc.. Questo dà alla fantascienza su Zagor un sapore tipicamente vintage, legato a quel tipo di immaginario, un po' cheesy, da effetti speciali con pochi soldi, più fantascientifico che horror (vedere anche il vampiro, che è quello di Cristopher Lee al cinema, non quello di Stoker). (per questo per me quando Burattini ci mette Terminator o Alien o uno smartphone, "tradisce" l'estetica e le caratteristiche della serie. Nel suo blog si difende dall'accusa assurda di aver messo robot, scegliendo non so quanto consciamente di rispondere solo alle critiche meno sensate. Il problema non è che ha messo robot, è che ha messo QUEI robot, così come ha messo moderni smartphones nascosti in un piccolo libro, e mostri da body horror che appartengono ad un immaginario estraneo) L'immaginario di GLBonelli era molto più legato alla letteratura. Ci chiede molto più di "immaginare" che non di vedere (non vediamo mai davvero come è fatto l'alieno, il Diablero appare a figura intera solo dopo che abbiamo visto la sua ombra e le sue vittime), `prende molto più sul serio i suoi mostri, che sono quelli legati a quel tipo di immaginario: città perdute, dinosauri al centro della terra come in Verne, spettri presi dalla letteratura gotica, demoni infernali. E anche quando prende elementi da film di fantascienza degli anni 50 (le piante aliene assassine) li sceglie fra quelli meno cheesy e più genuinamente horror (Tex ha davvero molto più a che fare con "esotici" Horror che non fantascientifici, anche questo lo differenzia da Zagor) Ma nessuno dei due era "un western realistico", dai, andiamo! Allora la Storia del West cosa diventa, iper-realista? Il problema di Nizzi, da questo punto di vista, è che lui l'immaginario horror o fantascientifico proprio non ce l'ha, il suo immaginario è fatto soprattutto di storie gialle, e quindi ha trasformato Tex in un detective che gira anche fra gli indiani come un poliziotto usando la fascia di Wampum come tesserino. Ma fra le tante "colpe" che gli dò, non gli dò questa: ciascun autore deve realizzare le storie che sente di più. Costringere Nizzi a fare storie che non "sentiva" sarebbe servito solo ad anticipare la sua crisi. Più che altro sarebbe dovuto essere l'editore a riconoscere il problema, e ad affiancarlo ad autori con un immaginario più horror (ma temo che invece a Sergio Bonelli questo "realismo" imposto a Tex piacesse, vedi le frequenti intrusioni della Storia nelle sue storie...)
    1 point
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