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TWF - Tex Willer Forum

San Antonio Spurs

Ranchero
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Everything posted by San Antonio Spurs

  1. Chiedo aiuto ai pard. Anzi, collaborazione. Sto curando un libro sul 1976, inteso come anno spesso considerato di passaggio e privo di eventi epocali - tranne purtroppo il terremoto in Friuli - mentre invece ci siamo resi conto che avvenivano invece piccole, numerose cose anche rivoluzionarie. Vedi le radio e le tv libere e i televisori a colori. Ecco, a mente fredda e senza riaprire dibattiti sulla qualità della storia, vi chiedo di confermate o smentire l'idea che si sia trattato di un episodio di rottura certa nella saga del "Nostro", ma più un unicum che una rivolta poi consolidata. Ripeto la ragione: l'opportunità di poter inserire un questione riguardante Tex negli eventi - non importa quanto fondamentali - di quell'anno. Fosse anche solo per citare una curiosità, come fu nel 1976 la comparsa dei miniassegni. Naturalmente sarebbe graditissimo anche un intervento di Borden, magari sull'interpretazione data da Diablero di un Sergio molto "ispirato" da certe vicende di piazza dell'epoca. Gracias.
  2. Non parlo per me, che non ho spoilerato: nessuna anticipazione guastafeste. E comunque mi sembrava di aver già chiarito il perché del post qui, in assenza - almeno da mia ricerca - di nuovo spazio dedicato. Meno male che mi sono ripromesso di non parlare più di questa storia sotto la media (intesa come parte della scuola dell'obbligo).
  3. Se non sbaglio, a rigor di logica la discussione sulla storia che si conclude sul numero 786. Può essere che sia stato io ad essere distratto, ma nel caso mi guardo bene dall'iniziare una nuova discussione perché preferisco passare sotto silenzio la prova di Eccher, con il dialogo da pagina 64 a 69 che sembrerebbe riadattato da/per una canzone di Sal Da Vinci e quello da 112 a 114 che concorre al titolo di peggior finale sulla regolare texana.
  4. Nizzi è finito con il confezionare una possibile sceneggiatura alternativa per un sequel di "Mezzogiorno e mezzo di fuoco" di Mel Brooks, ma senza frasi capolavoro come "I hate to disappoint you, ma'am, but you're sucking my arm» . Volante rivedibile, ma da rivedere volentieri.
  5. Le braccia finiscono più in basso del qualcosa cui alludi. A meno di non essere avaro. Anche di ironia.
  6. i disegni di Altuna sono in sintonia con il progetto iniziale del Texone almeno quanto quelli di Serpieri Eleuteri per il primo cartonato alla francese e me li faccio andar bene nonostante l'abuso di retinati sulle cose e i cavalli. in ogni caso, per convincermi della bontà complessiva del lavoro mi è bastata una singola vignetta: l'ultima di pagina 76, per la risposta che Tex dà a Candice. Leggendaria, a sintetizzare quasi 80 anni di rapporto di Tex con le donne.
  7. Personaggi stereotipati ma funzionali ad una storia che rientra fra quelle che hanno più lunghezza che spessore e, come accade in questi casi un'apparente monotonia però poco fastidiosa e unica curiosità il segreto di Magdalena. Vedremo in piena Quaresima se sarà da programma pomeridiano di Rai 1 o da talk show urlato di Rete 4 (scegliete comunque una mia aspettativa del peggio, il prossimo mese, non sbagliate). i disegni di Volante mi sono piaciuti, anche perché lasciano intuire notevoli margini di miglioramento in precisione. L'esame di maturità sarà una storia con gli altri pard, la materia principale la loro precisa connotazione.
  8. A me attizza di più nell'ultima versione milfona di Civitelli. Stiamo scivolando di brutto, eh!
  9. Il noir si trasforma in sceneggiata con lo schiaffo ricevuto da Vivian e poi il suo pugno a buon rendere, in realtà di redenzione, a Kaya. Temevo si fermasse nel villaggio per impalmare Ho Tay, invece non sogna più la California ma progetta il ritorno ad Est (e Tex le darà certamente una mano). Lei, Sue e il cucciolo di cane. Al quale viene dato il nome di Bandito, che sarebbe come se oggi l'esercito USA chiamasse un elicottero d'assalto Apache o un razzo Tomahawk. Ah, lo hanno fatto?
  10. No, che poi la Bonelli mi chiede i danni. Oppure mi invita a scrivere delle sceneggiature, così poi siete voi a citare lei. Nel senso che la criticate per la scelta scellerata.
  11. Parto da Font: va a corrente alternata ma concordo con frank_one quando sostiene che la riconoscenza e la considerazione sono tali da non riuscire a criticare più di tanto certe incertezze e certe approssimazioni. dai fuoriclasse ti aspetti sempre non tanto e non più il colpo a sorpresa, ma la giocata che conferma l'antico talento. La storia ha una bella base e qualche successivo passaggio scontato, temo anch'io che i quattro galletti Piutes finiscano presto la loro avventura da comprimari. Temo perché sarebbe la conferma ad un sospetto delle prime tavole che li riguardano: bellimbusti stupidi e ambiziosi, che recuperano dei fucili e decidono di andare a castigare dei pastori Navajos. Kit e Tiger li intercettano e la sintesi della trama del prossimo numero sembra più un riassunto: "Nakash sobilla i Piutes ribelli, Kit Willer e Tiger Jack gli danno la caccia". Per come sono messe le cose, dovremmo non superare pagina 12 del numero 783 per vederli dirigere nel dimenticatoio. Nella storia parallela, Brendan aveva già una croce sopra nel momento in cui ammazza il secondo soldato: è un assassino e non coronerà la storia d'amore con la vedova scaltra, che lo faccia fuori il suo ex capo anziché uno dei pard cambia poco. Vivian e la figlia prevedo che verranno salvate sull'orlo dell'abisso; non potranno tenersi i soldi sporchi di sangue, ma sulla strada per la California incontrerà sicuramente un abbiente onesto che solo noi sapremo probabilmente destinato al nickname di Graffiasoffitti, quando si farà irretire dalla signora plagiata in percentuale variabile fra il 25 e il 35%, la differenza la fa la sua cupidigia ben nascosta e nel pelo sullo stomaco che gli fa stare con Hanger quando pensa a Cassel. E chissà come stava Cassel quando la sapeva insieme ad Hanger. Insomma, un bel torbido triangolo da soap opera messicana in stile "Pasion Morena" (capolavoro di due decenni fa). Nonostante queste falle, la storia procede bene in attesa dei comancheros: vediamo se anche loro allungheranno il brodo fino all'epilogo ristretto da pagina 109 a 114. Pronostico un'ultima vignetta dedicata a Sue, sperando che non venga chiamata "Piccola" come accade in continuazione in questo primo episodio. Copertina bella, con cavallo di Tex un po' auto di Holer Togni sfrecciante su due sole ruote e lazo a dare dinamismo sulla destra della sella.
  12. Finora le due storie con Kit Carson coprotagonista insieme a Maria Pilar e Kate sono state convincenti nel tratteggiare - e far piacere - un non ancora vecchio cammello, in grado di reggere la scena in maniera esemplare. Molto più di quanto non sia accaduto per gli altri pard. Merito delle sceneggiature, quasi liberate da certi vincoli del canone tradizionale e non solo per questioni di età del personaggio, ma proprio per il maggiore spazio che gli viene concesso. L'autonomia e l'indipendenza da Tex vengono sfruttate nella proposta di un fuoriclasse che non è un supereroe, se mi si passa il confronto. Le due storie poi, hanno diversi pregi: dall'originalità in situazioni a rischio deja vu alla proposizione di figure che se anche secondarie di volta in volta assumono uno spessore che non le fa passare - gioco di parole - per figuranti. In questo caso, è abile e apprezzata la scena di spostare l'attenzione da un esponente all'altro dei rispettivi ruoli: i due investigatori, i sudisti, i sadici nordisti, gli improvvisati giustizieri. A me è piaciuto, al punto di giudicarlo miglior prodotto texiano dell'anno. E se di Tex c'era solo il nome nella testata, in tutto il mondo che gira intorno, Carson è l'elemento più interessante. Al punto da farmi auspicare una correzione di rotta anche sulla regolare: da nonno arzillo a zio arguto. Anche perché con il tempo mi pare che il ruolo, lo spessore e l'importanza di Kit Willer siano sempre meno importanti. Non lo si può far scomparire, non lo si può far sposare (con il rischio di un Tex vicino alla nonnitudine), non ci possono attendere ruoli più complessi del riempitivo, resterà sempre il figlio di Tex. Bravo maresciallo, ma eternamente sottufficiale. Mentre Carson era maggiore dei Rangers e qualcuno forse lo ricorda anche in divisa ("Per la barba di Giosafatte! Non vedevo l'ora di togliermi quei vestiti da tacchino!").
  13. Mefisto è la versione umana e criminale di Wile E. Coyote.
  14. Forse sarà la suggestione per una delle prime storie di Tex, se non la prima in assoluto, sul numero 4 della regolare, che si discosta dal West tradizionale e che ho particolarmente amato; forse è il fascino che ha sempre esercitato la figura di Mefisto e quello in crescendo della sorella, fatto sta che il primo numero mi è sembrato particolarmente ispirato e anche in questo caso, moltissimi anni dopo, si esplora un percorso diverso da quello fin qui seguito sulla serie. Non arriveremo agli Hualpai e al Dottor Fiesmot, ma la famiglia Dickart si ripropone da subito come una delle più acerrime controparti. Un solo, piccolo rimpianto: nel consueto caos creativo di GLB che mescolava tempi e luoghi, ma che figura era quella di Manuela Guzman che prima di morire rivela a Tex dell'imminente scoppio della Guerra di Secessione?
  15. L'impalcatura della storia regge su alcuni pilastri fondamentali del canone texiano e si avvantaggia di dialoghi spediti e di primi piani di Majo molto efficaci, da considerare insieme all'ottimo lavoro nei chiaroscuri. Nella sceneggiatura un po' di brodo allungato per i due trafficoni che vorrebbero liberare Fergus, una guarnigione del forte della quale il massimo in grado sembra essere il sottufficiale Shannon, i deliri di Larkin che non aggiungono nulla di davvero importante al personaggio (che si capisce essere megalomane di suo e furfante non a causa di Pietra di Luna. poi finisce tutto a tarallucci e vino, con gioia di proprietari e nuovi assunti. Splendida vignetta conclusiva, direi esemplare nel riassumere un aspetto del rapporto fra Tex e Carson, così diversi, così vicini. Un buon voto, anche per il ritmo della narrazione e la sapienza alternanza di inquadrature nei disegni. A proposito, anche le copertine di Villa seguono una rotazione: una "quattro stagioni" quella di questo mese, con Tex a mezzo busto a riempire la pagina e dunque completo scollegamento con il titolo e le vicende interne; preceduta e seguita invece da due immagini allargate all'ambiente circostante e con più personaggi raffigurati. Non ho preferenze di base, certamente quella di "Dollari insanguinati" è molto bella
  16. Ragiono da vecchio lettore, probabilmente, ma il mio gradimento per Tex Willer è andato in crescendo quando ha iniziato a incontrare personaggi bonelliani, intesi come nati dalla fantasia di GLB e dunque già noti. E' come se da quel punto in poi avessi riconosciuto il "mio" Tex come tale. Mi pare accada un po' per tutti i personaggi di fantasia quando gli autori inventano quelli che al cinema si chiamano prequel e propongono una figura non ancora del tutto sviluppata. Questo giudizio non riguarda certo le storie nel loro specifico, ma come detto riporta una personalissima impressione.
  17. Grazie a te. E ovviamente a Magnus-Romanini.
  18. Per doppia esperienza diretta, se la funzione delle copertine è quella di attrarre il più possibile un acquirente l'obiettivo può essere raggiunto sporadicamente e per numeri bassissimi. Oggi più che mai il 99,99% di chi compra Tex lo fa per abitudine e lo farebbe anche solo con la copertina bianca e la sola testata con il titolo dell'albo. Teniamo anche conto della scarsità dell'offerta: che cosa c'è in edicola oltre ai personaggi Bonelli e ai prodotti immediatamente riconoscibili come per l'infanzia? Poco. E ancora meno il venduto. Questo non significa da parte mia bocciare a priori una o l'altra proposta di copertina (meglio: l'originale e la rivisitata), ma sostenere che sono ormai prelibatezze da appassionati e, si presume, intenditori. "Il Giuramento" o "Tra due bandiere" restano indimenticabile, "Mano gialla" o la terribile "Uomo nell'ombra" no.
  19. Può essere, per casi sporadici. Ma se la questione si ripete per decine se non centinaia di volte a qualcuno i cosiddetti dovrebbero girare; siano di chi proponendo chi cambia o di entrambe le parti. Non credo che Borden abbia modificato in profondità altrettante sceneggiature lette.
  20. Amico d'infanzia della moglie di Giovanni Romanini, ho avuto modo di parlare con lui in maniera approfondita della lunga gestazione del Texone. Ricordo che oltre che collaboratore, ma in questo caso dovremmo dire coautore, di Magnus, Giovanni per era forse l'amico più intimo. Ebbene, da quello che ho appreso Magnus era totalmente coinvolto nel compito, quasi stregato, sicuramente molti altri pensieri, non tutti purtroppo, non incidevano minimamente sulla realizzazione di questo capolavoro. L'unico crucci di Magnus, paradossalmente, all'inizio fu disegnare i cavalli che gli venivano sempre grotteschi, compito che infatti affidò a Romanini. Nei particolari degli esterni di quelle tavole Magnus ci mise tutto il mondo che aveva intorno a sé a Castel del Rio. Senza spingermi troppo oltre e senza fare parallelismi perché sarebbero inopportuni non avendo conosciuto direttamente Magnus, una persona molto religiosa che conosco, afflitta da un male forse incurabile, ha iniziato a cercare di perpetrare la natura con fotografie e acquerelli ringraziando il Cielo per averle fatto comprendere la grandezza del creato In una qualche scala e senza tirare in ballo il sovrannaturale, Magnus ha creato qualcosa di grande e non sono state piccolezze della vita a interferire nel suo lavoro.
  21. Mi pare evidente che almeno dal campione proposto gli interventi non siano quasi mai stati migliorativi, ma chiedo a chi ne sa più di me se nella fase redazionale Villa ha o no diritto di replica. Che poi debba arrendersi alle preferenze aziendali è un altro discorso, ma se io, Lucio Dalla, intitolo la canzone "Gesù Bambino" e scrivo il verso "E anche adesso che bestemmio e bevo vino/per ladri e puttane sono Gesù Bambino" e me la cambiano in "1 4 marzo 1943" e "E ancora adesso che gioco a carte e bevo vino/per la gente del porto mi chiamo Gesù Bambino", beh insomma... non capisco, ma mi adeguo e se mi incavolo lo tengo per me. Poi, ripeto, saranno questioni di marketing che vogliono privilegiare l'omogeneità delle tinte - però le cambiano pure radicalmente - e questa famosa colorazione digitale a me sa tanto di tortellini fatti dalle sfoglie di Bologna messi a confronto con i pur degnissimi del signor Giovanni Rana. E con le metafore, fino alla fine dell'anno ho già dato.
  22. Sei uno Speedy Reader o ti eri presentato con una Fiat 124 del 1971? Sono d'accordo, anche perché la presenza di tutti e quattro i pard spesso dà l'occasione per dare un po' di respiro alle storie, suddividendole in eventi paralleli di protagonisti separati. Altrimenti il rischio è quello del solito monologo spiegatizio di sex imbeccato da qualche domanda beccacciona di Carson o da un sua imprecazione riguardante Giosafatte o Matusalemme. ??? Nati a Bangkok avevano la doppia nazionalità. E la denominazione Thailandia parte dal 1949. Anche se non ci riguarda direttamente, ma è significativo dello spirito dei tempi della SBE in questo periodo, le copertine di tutti gli altri personaggi mensili ridisegnate sulla base di alcune celebri di Tex. Come se per celebrare l'anniversario di un quotidiano, in un determinato giorno tutti gli altri uscissero con la prima pagina in comune per quello che riguarda la grafica (Beh, se il festeggiato fosse "Il Tempo" ci divertiremmo non poco).
  23. Per cominciare i complimenti a Ymalpas, per proseguire mi accorgo che c'è una netta distinzione fra le mie storie preferite e le altre: le prime sono quelle più lunghe - tranne Netdahe e Il mistero del monte Rainier - fra le seconde, nessun albo bis ha raggiunto la sufficienza. Anno nero il 2021: dal monaco guerriero al pistolero vudu da Manuela non quella di Julio Iglesias al mostro del gran lago salato. Ho poco apprezzato il ritorno di diversi comprimari, ho trovato di mio gusto la suddivisione degli eventi per il ritorno di Mefisto, a parte il finalone da crogiolo contenente fisica, metafisica, filosofia, esoterismo, corna, bicorna, agli e frattagli per ritrovarsi almeno con uno Yama definitivamente scimunito e un Mefisto "redimorto". Mi aspettavo di più dalla storia di Rick Master, idea magari condizionata dal fatto che il finale aperto spinge a credere nell'ennesimo ritorno. Tiro alcune somme: su 81 albi, 33 li ha sceneggiati Ruju, 32 Boselli, 8 Nizzi. I diversi disegnatori sono stati 28+1 (il secondo dei Cestaro) e tranne Laurenti li ho promossi tutti. Infine, le copertine: alcune sono state in stile "anni d'oro", ovvero generiche e anche con fondo monocolore. Sempre di altissima qualità: la più dinamica quella di "Attentato a Montales", la più attraente "Vancouver", la più inquietante "Il manicomio del Dottor Weyland", la più malinconica "Il soldato fuggiasco", la più vintage "Alla ricerca delle navi perdute", la più improbabile "Il morso dello scorpione", la più iconica "Il trionfo di Mefisto", e la più evocativa "Artiglio d'orso), le mie preferite "La vetta degli spiriti" e "I guerrieri della tundra".
  24. Caro Carlo, giusto appunto - scritto staccato - per quello che riguarda il numero delle pagine. In quanto alle uscite, so benissimo che ci sono anche le ristampe e dunque ho peccato di poca chiarezza non spiegando bene che la mia perplessità è sull'enorme massa di produzione fatta circolare a fronte, credimi, di scarsi esiti. Non conquisti nuovi lettori (parlo di cifre consistenti), non ne soddisfi di vecchi che magari anelavano ad un numero perso, generi confusione nel lettore medio (quorum ego) non dotato di memoria tale da fargli comprendere al volo se si tratta di frittata fresca o avanzata. Crei equilibrismi come il cofanetto in legno o come nel caso di Zagor accorpi due albi appena usciti e li rilanci in nuova veste. In tutto questo, la mia meraviglia riguardava una storia già calendariata ma appena finita per quello che riguarda il disegnatore. Sono tutto fuorché un calcolatore - nel senso che matematica era in fondo alle mie preferenze scolastiche - dunque alla SBE faranno conti e scelte giusti economicamente parlando, la mia opinione, come in "Niente da capire" di De Gregori, vale 10 lire.
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