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TWF - Tex Willer Forum

San Antonio Spurs

Ranchero
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Everything posted by San Antonio Spurs

  1. Mefisto è la versione umana e criminale di Wile E. Coyote.
  2. Forse sarà la suggestione per una delle prime storie di Tex, se non la prima in assoluto, sul numero 4 della regolare, che si discosta dal West tradizionale e che ho particolarmente amato; forse è il fascino che ha sempre esercitato la figura di Mefisto e quello in crescendo della sorella, fatto sta che il primo numero mi è sembrato particolarmente ispirato e anche in questo caso, moltissimi anni dopo, si esplora un percorso diverso da quello fin qui seguito sulla serie. Non arriveremo agli Hualpai e al Dottor Fiesmot, ma la famiglia Dickart si ripropone da subito come una delle più acerrime controparti. Un solo, piccolo rimpianto: nel consueto caos creativo di GLB che mescolava tempi e luoghi, ma che figura era quella di Manuela Guzman che prima di morire rivela a Tex dell'imminente scoppio della Guerra di Secessione?
  3. L'impalcatura della storia regge su alcuni pilastri fondamentali del canone texiano e si avvantaggia di dialoghi spediti e di primi piani di Majo molto efficaci, da considerare insieme all'ottimo lavoro nei chiaroscuri. Nella sceneggiatura un po' di brodo allungato per i due trafficoni che vorrebbero liberare Fergus, una guarnigione del forte della quale il massimo in grado sembra essere il sottufficiale Shannon, i deliri di Larkin che non aggiungono nulla di davvero importante al personaggio (che si capisce essere megalomane di suo e furfante non a causa di Pietra di Luna. poi finisce tutto a tarallucci e vino, con gioia di proprietari e nuovi assunti. Splendida vignetta conclusiva, direi esemplare nel riassumere un aspetto del rapporto fra Tex e Carson, così diversi, così vicini. Un buon voto, anche per il ritmo della narrazione e la sapienza alternanza di inquadrature nei disegni. A proposito, anche le copertine di Villa seguono una rotazione: una "quattro stagioni" quella di questo mese, con Tex a mezzo busto a riempire la pagina e dunque completo scollegamento con il titolo e le vicende interne; preceduta e seguita invece da due immagini allargate all'ambiente circostante e con più personaggi raffigurati. Non ho preferenze di base, certamente quella di "Dollari insanguinati" è molto bella
  4. Ragiono da vecchio lettore, probabilmente, ma il mio gradimento per Tex Willer è andato in crescendo quando ha iniziato a incontrare personaggi bonelliani, intesi come nati dalla fantasia di GLB e dunque già noti. E' come se da quel punto in poi avessi riconosciuto il "mio" Tex come tale. Mi pare accada un po' per tutti i personaggi di fantasia quando gli autori inventano quelli che al cinema si chiamano prequel e propongono una figura non ancora del tutto sviluppata. Questo giudizio non riguarda certo le storie nel loro specifico, ma come detto riporta una personalissima impressione.
  5. Grazie a te. E ovviamente a Magnus-Romanini.
  6. Per doppia esperienza diretta, se la funzione delle copertine è quella di attrarre il più possibile un acquirente l'obiettivo può essere raggiunto sporadicamente e per numeri bassissimi. Oggi più che mai il 99,99% di chi compra Tex lo fa per abitudine e lo farebbe anche solo con la copertina bianca e la sola testata con il titolo dell'albo. Teniamo anche conto della scarsità dell'offerta: che cosa c'è in edicola oltre ai personaggi Bonelli e ai prodotti immediatamente riconoscibili come per l'infanzia? Poco. E ancora meno il venduto. Questo non significa da parte mia bocciare a priori una o l'altra proposta di copertina (meglio: l'originale e la rivisitata), ma sostenere che sono ormai prelibatezze da appassionati e, si presume, intenditori. "Il Giuramento" o "Tra due bandiere" restano indimenticabile, "Mano gialla" o la terribile "Uomo nell'ombra" no.
  7. Può essere, per casi sporadici. Ma se la questione si ripete per decine se non centinaia di volte a qualcuno i cosiddetti dovrebbero girare; siano di chi proponendo chi cambia o di entrambe le parti. Non credo che Borden abbia modificato in profondità altrettante sceneggiature lette.
  8. Amico d'infanzia della moglie di Giovanni Romanini, ho avuto modo di parlare con lui in maniera approfondita della lunga gestazione del Texone. Ricordo che oltre che collaboratore, ma in questo caso dovremmo dire coautore, di Magnus, Giovanni per era forse l'amico più intimo. Ebbene, da quello che ho appreso Magnus era totalmente coinvolto nel compito, quasi stregato, sicuramente molti altri pensieri, non tutti purtroppo, non incidevano minimamente sulla realizzazione di questo capolavoro. L'unico crucci di Magnus, paradossalmente, all'inizio fu disegnare i cavalli che gli venivano sempre grotteschi, compito che infatti affidò a Romanini. Nei particolari degli esterni di quelle tavole Magnus ci mise tutto il mondo che aveva intorno a sé a Castel del Rio. Senza spingermi troppo oltre e senza fare parallelismi perché sarebbero inopportuni non avendo conosciuto direttamente Magnus, una persona molto religiosa che conosco, afflitta da un male forse incurabile, ha iniziato a cercare di perpetrare la natura con fotografie e acquerelli ringraziando il Cielo per averle fatto comprendere la grandezza del creato In una qualche scala e senza tirare in ballo il sovrannaturale, Magnus ha creato qualcosa di grande e non sono state piccolezze della vita a interferire nel suo lavoro.
  9. Mi pare evidente che almeno dal campione proposto gli interventi non siano quasi mai stati migliorativi, ma chiedo a chi ne sa più di me se nella fase redazionale Villa ha o no diritto di replica. Che poi debba arrendersi alle preferenze aziendali è un altro discorso, ma se io, Lucio Dalla, intitolo la canzone "Gesù Bambino" e scrivo il verso "E anche adesso che bestemmio e bevo vino/per ladri e puttane sono Gesù Bambino" e me la cambiano in "1 4 marzo 1943" e "E ancora adesso che gioco a carte e bevo vino/per la gente del porto mi chiamo Gesù Bambino", beh insomma... non capisco, ma mi adeguo e se mi incavolo lo tengo per me. Poi, ripeto, saranno questioni di marketing che vogliono privilegiare l'omogeneità delle tinte - però le cambiano pure radicalmente - e questa famosa colorazione digitale a me sa tanto di tortellini fatti dalle sfoglie di Bologna messi a confronto con i pur degnissimi del signor Giovanni Rana. E con le metafore, fino alla fine dell'anno ho già dato.
  10. Sei uno Speedy Reader o ti eri presentato con una Fiat 124 del 1971? Sono d'accordo, anche perché la presenza di tutti e quattro i pard spesso dà l'occasione per dare un po' di respiro alle storie, suddividendole in eventi paralleli di protagonisti separati. Altrimenti il rischio è quello del solito monologo spiegatizio di sex imbeccato da qualche domanda beccacciona di Carson o da un sua imprecazione riguardante Giosafatte o Matusalemme. ??? Nati a Bangkok avevano la doppia nazionalità. E la denominazione Thailandia parte dal 1949. Anche se non ci riguarda direttamente, ma è significativo dello spirito dei tempi della SBE in questo periodo, le copertine di tutti gli altri personaggi mensili ridisegnate sulla base di alcune celebri di Tex. Come se per celebrare l'anniversario di un quotidiano, in un determinato giorno tutti gli altri uscissero con la prima pagina in comune per quello che riguarda la grafica (Beh, se il festeggiato fosse "Il Tempo" ci divertiremmo non poco).
  11. Per cominciare i complimenti a Ymalpas, per proseguire mi accorgo che c'è una netta distinzione fra le mie storie preferite e le altre: le prime sono quelle più lunghe - tranne Netdahe e Il mistero del monte Rainier - fra le seconde, nessun albo bis ha raggiunto la sufficienza. Anno nero il 2021: dal monaco guerriero al pistolero vudu da Manuela non quella di Julio Iglesias al mostro del gran lago salato. Ho poco apprezzato il ritorno di diversi comprimari, ho trovato di mio gusto la suddivisione degli eventi per il ritorno di Mefisto, a parte il finalone da crogiolo contenente fisica, metafisica, filosofia, esoterismo, corna, bicorna, agli e frattagli per ritrovarsi almeno con uno Yama definitivamente scimunito e un Mefisto "redimorto". Mi aspettavo di più dalla storia di Rick Master, idea magari condizionata dal fatto che il finale aperto spinge a credere nell'ennesimo ritorno. Tiro alcune somme: su 81 albi, 33 li ha sceneggiati Ruju, 32 Boselli, 8 Nizzi. I diversi disegnatori sono stati 28+1 (il secondo dei Cestaro) e tranne Laurenti li ho promossi tutti. Infine, le copertine: alcune sono state in stile "anni d'oro", ovvero generiche e anche con fondo monocolore. Sempre di altissima qualità: la più dinamica quella di "Attentato a Montales", la più attraente "Vancouver", la più inquietante "Il manicomio del Dottor Weyland", la più malinconica "Il soldato fuggiasco", la più vintage "Alla ricerca delle navi perdute", la più improbabile "Il morso dello scorpione", la più iconica "Il trionfo di Mefisto", e la più evocativa "Artiglio d'orso), le mie preferite "La vetta degli spiriti" e "I guerrieri della tundra".
  12. Caro Carlo, giusto appunto - scritto staccato - per quello che riguarda il numero delle pagine. In quanto alle uscite, so benissimo che ci sono anche le ristampe e dunque ho peccato di poca chiarezza non spiegando bene che la mia perplessità è sull'enorme massa di produzione fatta circolare a fronte, credimi, di scarsi esiti. Non conquisti nuovi lettori (parlo di cifre consistenti), non ne soddisfi di vecchi che magari anelavano ad un numero perso, generi confusione nel lettore medio (quorum ego) non dotato di memoria tale da fargli comprendere al volo se si tratta di frittata fresca o avanzata. Crei equilibrismi come il cofanetto in legno o come nel caso di Zagor accorpi due albi appena usciti e li rilanci in nuova veste. In tutto questo, la mia meraviglia riguardava una storia già calendariata ma appena finita per quello che riguarda il disegnatore. Sono tutto fuorché un calcolatore - nel senso che matematica era in fondo alle mie preferenze scolastiche - dunque alla SBE faranno conti e scelte giusti economicamente parlando, la mia opinione, come in "Niente da capire" di De Gregori, vale 10 lire.
  13. Vero. Considerando ad esempio la gherminella del mensile bis estivo. Sul sito della SBE al momento vengono riportate 12 uscite texane nell'ultimo mese e saranno sicure almeno 13 fino al 5 dicembre. Ci è stata almeno risparmiato una'instant variant tipo la storia di Zagor scritta da Carlo Lucarelli compattata e riproposta a meno di due mesi dalla conclusione sulla regolare. Mi fermo, conscio di essere al limite dell'OT.
  14. Come mai ci si è ridotti a correre il rischio di una storia finita di disegnare a ridosso della pubblicazione? Comunque la si possa girare, non mi appare questione di poco conto e - da lettore - di minore tranquiilità.
  15. Appena preso e come di consueto solo "annusato", cioè guardando le primissime pagine. Dunque impressione a caldo solo visiva: i personaggi rappresentati smilzi di Mano faranno discutere.
  16. A mio avviso il maggior difetto di questa storia è, nella seconda parte, la successione di eventi banali e allungati - al di là delle incongruenze già notate e commentate da tutti - forse sì, senza calore e gli elementi che venivano aggiunti alla fine sono apparsi solo degli annacquamenti per allungare un brodo che invece aveva bisogno di ben altri ingredienti. Ruju ha avuto una buona idea, l'ha sviluppata bene ma poi si è accorto che la "ciccia" era finita, ma quando accade ci vorrebbero umiltà, tempismo e pelo sullo stomaco per ridurre il tutto e non destinarlo alla regolare, ma ad una di quelle uscite extra (ho perso il conto dei nomi) che propongono un paio di storie brevi, magari corredate da informazioni storiche sui cow boy di colore o - perché no? - sul razzismo in Canada: argomento che mi vede completamente ignorante e che alla Bonelli avrebbero saputo trattare meglio di qualsiasi contributo su internet che avrei potuto andare a cercare.
  17. Basta vedere come aveva abbindolato il direttore del carcere, non importano artifizi. Concordo su tutto il resto.
  18. Per quello che mi riguarda sei lontano dalla verità quanto un terrapiattista, ho citato l'episodio del collegio per sottolineare lo spesso del personaggio e il tutto si inserisce in un discorso che dava per improponibili Mefisto e Yama. Se hai già una figura definita e sicuramente interessante può avere un senso riproporla e non vedo perché non giocare anche all'inizio sul traino delle sue origini senza spedare - ribadisco: sprecare - tavole e baloons con fratello e nipote. Non è che se oggi parli del crimine commesso da un estremista di destra devi per forza andare a tirare fuori Mussolini. Se tornerà Lily Dickart sarò soddisfatto in quanto tale, non perché "sorella di...", avrei il vantaggio di sapere chi è e dunque considerarla da subito per quello che vale. Anche se a te è tutto chiaro dall'inizio, spero che ti sia chiara anche questa mia aggiunta finale.
  19. Basterebbe l'episodio in gioventù all'interno del collegio, quando agiva in piena autonomia. Come sarebbe in un suo eventuale ritorno, libera da vincoli familiari, perché non ce la vedo a seguire uno Yama rinsavito o in collegamento fantastico con il fratello all'altro mondo. Ho anche ipotizzato un suo ritorno spiazzante e sarebbe un colpo da maestro (con la m minuscola) di Borden e concludo dicendo che ovviamente non mi aspetto la sua ricomparsa a breve e nemmeno la giudico in qualche maniera salvifica per il mio interesse di lettore, ribadisco che un suo spessore LadY ElleDi ce l'ha eccome. Parallelamente al discorso di Lily Dickart, mi auguro anch'io che ritorno di Nick Castle riguardi una buona presenza in un'ottima storia, perché l'ho sempre trovato personaggio incolore, inodore e insapore (se paragonato a diversi altri, mai più riproposti).
  20. C'è di peggio: il mio rivolere Bethanie Marsh. Usando come metro il mensile, Mefisto è comparso ogni quarantina di numeri prima del (presunto) gran finale con la morte del castello e da lì ne sono passati circa altrettanti fino all'arrivo di Yama. Il secondo grande ritorno rappresenta forse il momento migliore del grande nemico - intendo la qualità della storia - con il travestimento da dottor Fiesmot e la figura di Padma; il successivo nella savana è più da fantasy che da horror (termini forse esagerati, ma qui pratici per sintesi). Siamo nel periodo d'oro sia per GBL che per Galep e infatti nascono una serie di capolavori ai quali aggiungo anche l'episodio con la comparsa del "figlio di": tremendo, all'inizio, poi come per me giustamente sostenuto da Diablero, sempre più annacquato. La penultima storia che lo vede comprimario ha una trama di avvicinamento intrigante e nobilitata dal tratto di Civitelli (memorabile la parte nel villaggio di notte), ma nel finale se al posto di Yama ci fosse stato Cicciobombo Cannoniere o Ercolano Sempreinpiedi sarebbe stata la stessa cosa. Sensazione certificata anche nel gran finale dell'ultimo spettacolo dei Dickart Family: Mefisto all'inferno che "etterno dura", Blacky a far compagnia ai nonni di Capo Bromden e Randle McMurphy, Lily che dei tre rimane simbolicamente l'unica superstite. Unica, guarda caso, a non affidarsi al sovrannaturale nelle sue malefatte.
  21. Lily dovrà per forza essere autonoma, visto che il fratello è definitivamente uscito di scena almeno per un bel po', Yama ha lo stesso appeal di un biglietto del treno scaduto e che lei sia nella versione in veste di baronessa accasata a Parigi che nella proposta dei suoi primi anni legata alla collana Tex Willer ha mostrato doti da sopraffina Dark Lady e non è ancora del tutto caduta l'idea che possa essere proprio lei ad essere sfuggita a Tex a conclusione dell'episodio con Rick Master (so che la mia è una tesi ad oltranza e di minoranza).
  22. Fare il lettore non è un gran mestiere, ma è sempre meglio che lavorare (nella frase originale si parlava del giornalista)
  23. Il capitolo in cui Fra Cristoforo va al castello di Don Rodrigo (mi pare sia il quinto) è talmente senza tempo che a rileggerlo oggi e a riflettere sulla sua attualità è quasi sconfortante.
  24. Mi sono definito un Serial Reader, perché ho imparato a leggere molto presto e ho vissuto la condizione di lettore come una dipendenza. Principalmente libri. Di fumetti, oltre a Tex ho letto e collezionato solo Alan Ford ai tempi delle medie e dei primi anni di liceo, quindi nel periodo successivo al Corriere dei Piccoli. Per mestiere ho scritto a lungo, da lettore sono sempre stato vorace con quotidiani e riviste, più gourmet con i libri, oggi non considero lettura quella sulla maggior parte delle pagine internet - oasi felice questa - ma solo briciole di comunicazione più che di informazione. Da ragazzo preferivo Verne a Salgari, ma arrivarono presto Conan Doyle e altri giallisti; genere nel genere, l'investigativo classico. Spaziando altrove, molta letteratura italiana, il resto sparso altrove senza menzioni particolari, direi Hemingway in positivo e tutta la letteratura russa al neutro (nel senso che non so per quale ragione non ho mai letto nulla di proveniente da là). Accade come per la musica, non ho un genere preferito ma solo pochi eletti e variegati da seguire: da Beethoven a Mike Oldfield e da Edoardo Bennato ad Angelo Badalamenti. Quindii da Sciascia al De Giovanni del Commissario Ricciardi, ma soprattutto "singoli": dal Pasticciaccio brutto di Via Merulana di Gadda a I giovedì della Signora Giulia di Chiara, da Macaroni di Machiavelli-Guccini a Una questione privata di Fenoglio. Prima, durante e dopo Seneca.
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