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TWF - Tex Willer Forum

dario63

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Everything posted by dario63

  1. Letto il nuovo albo, atteso con intensità. Devo dire che presenta certamente dei meriti, nell'insieme mi è piaciuto, ma mi fa nascere anche due perplessità
  2. Hai ragione! Chiedo venia, ma l'argomento era più connesso a presenze mefistofeliche che non a quelle "angeliche"... Peraltro, come ben sanno i lettori di quella splendida storia, quando Paperino si lancia nelle lodi sperticate della bellezza di quella papera, viene poi a pagare a propria volta il fio per queste sue ardite affermazioni... 😂 Grazie!
  3. Fermo restando che quanto dici è interessante e offre uno spunto di riflessione sulla legittimità logica di questa alleanza fra Mefisto e i vari demoni, penso si possa anche evidenziare che 1) La decisione, alquanto discutibile, di far uscire Mefisto dagli inferi si deve a Nizzi, che ha voluto riesumare Mefisto strappandolo dalla sua condizione ultraterrena - per poi far fare a lui e a Tex la figura degli imbecilli, senza tanto bisogno di diavoli incapaci o infidi. 2) Perché mai dei diavoli dovrebbero aiutare Mefisto ad uscire dal luogo di tormenti che, giustamente, gli è stato assegnato? Da sempre, coloro che fanno un patto coi diavoli devono pagare un costo, che si traduce nella destinazione infernale. A cominciare da Faust, quello dovrebbe essere il loro destino, se non interviene qualche forza avversa (positiva) ad invertire la tendenza. Ma anche così, il dottor Paperus insegna, non è detto che tutto vada proprio liscio e che un costo lo si debba alla fine scontare per un'uscita dall'inferno. Detto questo, mi pare che ci si stia avventurando in speculazioni che non possono avere particolari conferme, almeno al momento. Sappiamo che Narbas dovrà avere un suo ruolo, attendiamo di vedere quale sarà e come verrà motivata la sua forma di azione...
  4. L'unica cosa di questa copertina che non trovo particolarmente azzeccata è vedere Tex con il cane alzato, situazione che immediatamente mi fa tornare in mente un film di Totò ("I tartassati"), in cui il grande comico napoletano vuole ingraziarsi il maresciallo Aldo Fabrizi e si improvvisa cacciatore senza avere alcun tipo di esperienza. Dopo una serie di gaffes, l'esasperato Fabrizi gli chiede: "E poi lei punta senza alzare il cane?" E Totò si produce in un sollevamento da terra del fido animale (stile tenente Colombo ante litteram). Ecco, qui Tex sembra sul "chi vive", già pronto a sparare (anche se si trova nel bel mezzo della folla e un colpo potrebbe partire accidentalmente anche a causa di un urto imprevisto), ma con tutto questo non si avvede che alle sue spalle c'è una giovane donzella mascherata che gli punta contro una derringer. La scena a me pare involontariamente comica... Più che la gazza ladra, mi fa venire in mente "L'inutile precauzione", sempre di rossiniana memoria.
  5. Civitelli si conferma un disegnatore di eccezionale precisione e di grandissime capacità; anch'io ho apprezzato molto il suo stile e, soprattutto le sue scene notturne in cui è probabilmente difficilmente "battibile". Solo un dettaglio, facendo l'inevitabile confronto con l'episodio appena concluso e disegnato dai fratelli Cestaro, a mio discutibile avviso e gusto risulta un poco meno efficace e coinvolgente nei disegni di Civitelli: quando deve rendere i mostri che Mefisto evoca per traumatizzare i suoi avversari. In questa circostanza, il tratto pulito e sempre molto dettagliato del disegnatore toscano mi sembra meno adatto rispetto a quanto sono riusciti a realizzare di due fratelli prima menzionati, che, con i loro tratti più "sporchi" ma estremamente dinamici, per me riescono a dare un'idea molto più intensa emotivamente e inquietante di quella dimensione di male estremo e di quelle atmosfere da incubo che sono connesse a quel "genio del male" che in fondo Mefisto rappresenta. Per quanto riguarda la storia
  6. Premesso che ho nell'insieme gradito questa storia per come è stata impostata e, in parte, conclusa (fermo restando che dobbiamo ancora vedere il secondo episodio che sarà pubblicato), condivido che nella fuga di Tex ci siano delle soluzioni discutibili.
  7. Concordo sul disappunto su quel dettaglio (l'unico, a mio avviso, un po' stonato in tutti i tre albi) messo in luce da @Diablero. POSSIBILE SPOILER (?) In particolare, ben prima della scena "incriminata", lo stesso Tex aveva espresso un pensiero preciso. A p. 25 "...questi legacci non cedono di un millimetro". Inoltre, a p. 28 si vede chiaramente che Mefisto inchioda la lama incandescente vicinissima al viso di Tex, tanto da affermare esplicitamente "la lama rovente è a un pelo dalla tua guancia". Ora, fra la guancia di Tex e la posizione della sua mano ci deve essere una distanza notevole, se l'avambraccio di Tex è fissato in modo ortogonale o quasi rispetto al resto del suo braccio. A meno di sostenere che Tex, in un empito di tirchieria (in questo caso, quanto mai provvidenziale) sia dotato di un braccino corto.... Quindi questi elementi sono scarsamente compatibili con la piena verosimiglianza degli sviluppi successivi (e anche i disegni non contribuiscono a dissipare i dubbi, anzi...). Detto questo, abbiamo assistito a liberazioni di Tex ben più discutibili (già con GL Bonelli, un Tex che allarga la distanza fra sbarre che dovrebbero essere d'acciaio con le sue mani quasi fossero di burro), per cui io non me la prendo poi tanto .... Rispetto a quanto osservato da LedZepp, mi sento in disaccordo su un punto. POSSIBILE SPOILER Per me, Mefisto non fa la figura di un uomo poco intelligente. E' un uomo pieno di sé, che presume di essere invincibile e che vuole tendere tutto sotto controllo. Però viene anche pressato dalle iniziative non perfette, ma comunque incalzanti in primis dei pards di Tex, poi anche di alcuni dei suoi stessi sottoposti. Che senso avrebbe l'episodio di Lorna e Duke, se non quello di costituire un ulteriore elemento di deviazione dell'attenzione di Mefisto dal vero centro di tutta la vicenda? In tutta onestà, pur con una teleologia completamente differente, questo dato mi ha istintivamente fatto venire in mente il tentativo, chiaramente inadeguato e privo di possibilità di successo, svolto da Aragorn e un gruppo di uomini (ovviamente, ne Il signore degli Anelli) per andare ad attaccare il cancello di Mordor, giusto per distrarre Sauron e consentire a Frodo qualche chance in più di riuscita nella sua difficilissima impresa. Del resto, questo meccanismo di deviazione dell'attenzione del "cattivo", si vede anche con Carson che tenta (con esito positivo) di distrarre Yama. Quindi Mefisto pecca di presunzione, a mio avviso, non difetta di intelligenza. A meno di argomentare che la presunzione, spinta oltre certi limiti, si traduca in un offuscamento dell'intelligenza di una persona che pure non ne sarebbe priva... Su Yama, poi, mi pare eccessiva la definizione di imbecille. Per me la sua condotta è chiaramente segnata dalla follia da cui è stato da poco estratto, ma che lo mantiene ancora, con quell'efficace immagine impiegata da uno dei demoni su cui ha fatto affidamento, in questa condizione di confine. No, per me Yama ha proprio un comportamento "borderline", da persona instabile, che però, come il padre, è contraddistinto da un ardente orgoglio che non gli fa percepire in modo nitido i suoi limiti. Che certamente, rispetto al suo diabolico genitore, nel suo caso sono nettamente superiori, anche per comprensibili motivi contingenti, stante questa condizione di essere stato da pochissimo sottratto a un periodo lunghissimo di allucinazioni devastanti.
  8. La storia a me è piaciuta davvero molto, anche per il suo (parziale) epilogo. POSSIBILE S P O I L E R Come notato da altri, il ritmo è decisamente incalzante: rileggendo i tre albi, si nota che Tex, ma anche i suoi pards, non indugiano nemmeno un istante nel compiere prima delle indagini, poi nello sviluppare la caccia al loro nemico, costringendo il pur agguerrito Mefisto a individuare nuove risorse per portare avanti il suo progetto malvagio e vendicativo. L'elemento del tempo (e la sua gestione) va apprezzato, per me, non solo perché ha reso la lettura sempre molto intensa e coinvolgente, ma prima ancora perché ha evitato incongruenze logiche rispetto ad un'azione che deve essere determinata e senza alcun tentennamento di fronte a nemici così pericolosi. Mi è anche piaciuto l'intervento dell'allegra e forzuta brigata della palestra di Lefty Potrero, che ha una giustificazione narrativa idonea, non essendo né un semplice "revival", né l'inserimento forzato di un gruppo "folkloristico" di personaggi già visti aggiunti solo per vivacizzare la storia. In generale, ho gradito molto come tutti e quattro i pards abbiano ricevuto una funzione attiva, ovviamente riservando comunque a Tex un ruolo più elevato, rimarcato anche dai complimenti che lo stesso Mefisto è suo malgrado costretto a rivolgere al suo nemico per il suo coraggio e per la sua fermezza. Ho molto gradito il ruolo riservato a Kit Carson che, per quanto costretto a sopportare a lungo le torture di Mefisto, al momento opportuno coglie immediatamente l'opportunità per dare al suo vecchio pard il tempo per potersi parzialmente liberare, giocando così un ruolo fondamentale (e rischioso) per la finale riscossa. Interessante e nuovo lo spunto (tipico di Ruju, ma che Boselli sa gestire in modo ottimale) del rapporto in parte conflittuale fra padre e figlio (Mefisto/Yama), inserito anche per offrire un appiglio narrativo importante per l'evoluzione della vicenda. Ad ogni modo, Mefisto finalmente si scrolla di dosso quell'immagine da psicopatico dai nervi fragili e dalle scelte strategiche incomprensibili e inconcludenti, che Nizzi ci aveva consegnato e riesce in tutti e tre gli albi ad orchestrare un'azione complessa e plausibile nei suoi tentativi di successo. Certo, alla fine commette degli errori, che sono in parte legati alla necessità di affidarsi comunque a dei "servitori umani" che non sono alla sua altezza (in questo gruppo, finisce per rientrare in qualche modo lo stesso Yama, anche se ha le sue brave attenuanti), ma forse il suo "tallone d'Achille" sta nella sua stessa presunzione di essere imbattibile. Da un punto di vista più "razionale", risulta poco opportuno che Mefisto, quando avrebbe la possibilità di finire i suoi avversari, completamente in sua balia, ritardi la loro immediata esecuzione per cercare di compiere la sua vendetta in modo più raffinato e crudele (e innescando indirettamente, con questa sua peraltro comprensibile esitazione, le premesse per una potenziale reazione dei suoi nemici). Ma se si comportasse in modo pienamente razionale, non sarebbe più Mefisto, con il suo ego smisurato e con la sua esigenza maniacale di far risaltare la sua presunta grandezza proprio in modi più spettacolari per sopprimere i suoi storici avversari, al di là dei rischi correlativi. Disegni molto validi, sia per le atmosfere così inquietanti e "dark", ma anche per il loro estremo dinamismo. Nella realizzazione di alcuni volti (in particolare Kit Willer e, soprattutto, Tiger) mi hanno ricordato un poco il tratto di Mastantuono. Dalle anteprime del prossimo albo, si coglie che lo stile di Civitelli è lontano anni luce da quello dei fratelli Cestaro, con una capacità di rifinire i dettagli minuziosamente che contrasta con quello molto più rapido ma non per questo affrettato o lasciato al caso dei fratelli disegnatori. E devo dire che anche questo elemento di differente interpretazione dei personaggi costituisce un ulteriore stimolo per seguire con rinnovato interesse il nuovo capitolo di questa "saga".
  9. Il nuovo e terzo albo è decisamente interessante e appassionante. Direi che potrebbe configurarsi come una lunga disgressione (non priva di momenti di ironia) sul tema della follia umana, ben impostata e gestita da Boselli. Certo, la conclusione si presenta come l'esito finale solo di un "primo tempo", ma la prosecuzione delle vicende, che inizierà fin dall'albo successivo, è allusa e motivata in modo valido, con la giusta percezione di una caccia che continua (non di un Tex che si accontenta di aver recuperato la libertà e che cerca di dimenticare Mefisto al più presto).
  10. A mio (discutibile) avviso, quanto mette in luce attentamente Diablero sulla graduale scomparsa o comunque sul ridimensionamento del ruolo di Lupe può trovare una spiegazione non poi tanto campata per aria proprio in rapporto a quanto comparirà nella immediata serie delle successive strisce, ossia l'ingresso in scena di Lilith con tanto di imprevedibile matrimonio di Tex. Che Lupe avesse una forte attrazione per Tex, fino a spingersi a chiedergli di sposarlo e che mantenga per lui un sentimento forte (ribadito anche dagli sguardi sognanti che Galep le dona quando Tex - che tutto sommato ha rischiato la pelle per andare a riprenderla sotto una grandine di colpi da cui esce miracolosamente illeso - l'ha appena curata e fasciata per le sue ferite), non è un mistero. Ora, una presenza femminile così forte e, potenzialmente, ingombrante (perché anche Tex, non c'è dubbio, ha provato dei sentimenti nei confronti della bella messicana, non solo di gratitudine per essere stato salvato da lei in più di una circostanza), credo rischiasse di proiettare una sorta di ombra sull'imminente "scelta" matrimoniale di Tex, che è forse il legame più indissolubile e indeformabile che il ranger/capo dei Navajos manterrà per tutta la saga. Pertanto, un Tex eccessivamente "allupato" avrebbe stonato un poco rispetto a questi prossimi eventi di stampo rigidamente monogamico. Da lì in poi, Tex assumerà una "stabilità" non da poco, dal momento che il suo legame anche con il popolo dei Navajos rappresenta una svolta essenziale nella sua personalità. Forse solo Villa, con la sua copertina per l'episodio piuttosto recente con "Il ritorno di Lupe", ha osato ritornare allusivamente su quel tipo di sentimento provato da Tex. In un incontro che si è tenuto qualche tempo fa a Como, (che si è svolto con anche la partecipazione di Piccinelli), gli ho sentito affermare esplicitamente, commentando proprio quella copertina, che Tex ha passato la veglia notturna sognando Lupe: sua interpretazione, tutt'altro che arbitraria, a mio avviso, che poi uno può cercare di completare o censurare a proprio gusto...
  11. Premesso che trovo più che legittima la trepida attesa per l'uscita del nuovo blocco di quattro albi con l'ulteriore sviluppo delle vicende di Tex contro Mefisto/Yama e condivido le aspettative per lo sviluppo (conclusione?) di questo ciclo, ma mi sembra davvero eccessivo andare a "vivisezionare" una copertina di Villa cercando richiami, ripetizioni o citazioni ad ogni costo. A me quella copertina piace in se stessa, con l'atmosfera che porta con sé. Detto questo, condivido in pieno il post di Diablero cui aggiungerei però un elemento di diversificazione cui, per "fortuna" la Sergio Bonelli editore ci ha abituato negli ultimi anni. A dispetto di queste ripetizioni, infatti, il bollino con il prezzo negli anni ha un'indicazione che cambia (chissà come, sempre al rialzo)... 😜 Da ultimo, quell'oggetto non poi tanto misterioso che si trova davanti a Tex e al suo cavallo è di certo un ramo che sporge dalla superficie innevata, che presumo Villa abbia inserito per rendere la parte inferiore della copertina meno monotona, con un blocco tutto bianco. L'enigma del feticcio c'è già stato con il numero 24... 😇
  12. Certo, non c'è storia! Anche io ho votato convinto per Galep. Fra l'altro, la tendenza (il diktat?) attuale che penso sia stato imposto a Villa, che la copertina debba riflettere alcuni aspetti della vicenda trattata nell'albo, a me non garba molto proprio come principio, anche se riconosco che Villa è e rimane bravissimo. Rimane il fatto che, sulla mia scelta, pesa di certo anche l'età nella quale mi sono accostato a Tex e che ha lasciato un'impronta (anche emotiva) indelebile proprio per ciò che nel mio immaginario infantile e poi adolescenziale proprio Galleppini è riuscito a depositare. Villa è comunque bravissimo e di certo un valido continuatore, ma quelle copertine (fra cui quelle riportate qui sopra) fanno ancora sognare! Un ultimo rilievo, riguardante la copertina di "Condor Pass": ma come faranno, mi dico, gli indiani a prepararsi ad affrontare il loro (potenziale) nemico, se questi contravviene alla sua regola, che lo rende ormai unanimemente riconosciuto e riconoscibile in tutto il West, come l'uomo non dal braccio d'oro, ma dalla camicia gialla?
  13. Anch'io, dovendo dare una sola indicazione, mi sono deciso a scegliere la voce "Altro", avendo in mente Mitla, che risulta un personaggio di un fascino indubbio (con grande merito per i disegni indimenticabili di Letteri, per me in una delle sue prove migliori), e anche perché dotato di un'ambiguità non risolta (non ci viene detto in modo esplicito perché lei e il fratello si accaniscano con tanta insistenza contro i malcapitati, se non perché sono intrinsecamente malvagi). E forse il suo primato sta anche nella consapevolezza che rimane per sempre consegnata al nostro ricordo in quella storia, senza possibili e magari malcapitati tentativi di "ripescaggio" dal momento che è inequivocabilmente morta.
  14. Premesso che la questione della copertina è secondaria rispetto alla bontà complessiva della storia (ancora tutta da leggere), a me questa copertina non dispiace affatto. Fra l'altro (e qui ci possono essere ulteriormente pareri discordanti), mi pare si attenga ad un criterio spesso adottato in tempi più recenti, ossia di illustrare qualche aspetto che poi sarà riscontrato nello stesso albo. La presenza di Mefisto (per me, opportunamente allusa - salvo poi rovinare del tutto questo effetto con la presenza del "marchio di satana" del logo "ad hoc", ma questa non è scelta di Villa - con quegli occhi spiritati, necessariamente dilatati e quindi un po' "gufeschi"), mi pare richiami la capacità di Mefisto di tenere sott'occhio, spiandoli, i suoi malcapitati "pazienti" o visitatori che dir si voglia proprio con uno strumento che gli permette di vedere senza essere visto, ma lo stesso lanciando un'inquietante sensazione di sorveglianza a chi capita sotto le sue grinfie, come si può evincere da alcune delle vignette già rese visibili in anteprima. Insomma, forse non sarà la migliore di Villa, ma mi pare pur sempre centrata ed efficace. Vedremo con i successivi albi, ma questo, che fa da "apripista", non mi sembra affatto malvagio con queste sue scelte. Opinione personale, ovviamente!
  15. Concordo con il fastidio per la comparsa di un logo di assai dubbia legittimità e che svilisce il ruolo delle copertine di Tex. Per quanto riguarda invece la ripresa di una storia con Lupe (ma ci sono davvero possibilità di un suo ritorno?), devo dire che il suggerimento (ironico) di Ymalpas ci rende già tutti... allupati.
  16. Al di là della somiglianza più o meno piena del personaggio di Arkansas Joe (peraltro reso di proposito, con scelta magari discutibile, con tratti somatici molto distanti dalla sua prima e fugace comparsa) con Barella, penso che sia stata comunque una scelta di Valdambrini (delle cui preferenze calcistiche non so nulla, né mi pare nemmeno elemento fondamentale), più che dell'autore/sceneggiatore, che non penso dia delle indicazioni così stringenti ai disegnatori, per di più sui personaggi minori... 🤣😇 Invece io penso che la donzella furiosa per la morte del padre non abbia molte chances di tornare in un'avventura futura di Tex (né lo auspico). Mi pare si tratti di una conclusione per evitare di ripercorrere il cliché della bella fanciulla che si vede abbandonata dal cow-boy o ranger di turno che le ha spezzato il cuore per quella partenza che infrange progetti che sanno di fiori d'arancio. Ho invece gradito l'ultimissima vignetta, in cui Carson (non ancora "vecchio cammello") accetta di trascorrere una nottata sotto le stelle con la ragazza che ha avuto un ruolo ben più rilevante nel corso dei quattro albi, mostrando una personalità ben più determinata e coraggiosa della scostante messicana. Per questa ragazza potrebbe forse avere un maggiore senso un'eventuale riproposizione, ma penso proprio che questo ripescaggio non avverrà.
  17. Operazione difficilissima, dal momento che ci sono un numero enorme di strisce memorabili nei primi albi di Tex (e concordo con molte segnalazioni già fatte da altri). Mi permetto però di evidenziarne una, che mi ha sempre fatto morire dal ridere, e che è riapparsa in una delle nuove ristampe anastatiche pubblicate in questa settimana, "Il fantasma di Villa Rica". Ora, già l'ambientazione scelta da Bonelli, con il vecchio convento trasformato in residenza privata, ma che cela al suo interno passaggi segreti, è ricca di fascino e viene presentata con grande abilità narrativa. Ma la vignetta per me impagabile è quella in cui Tex e Drigo sono nascosti mentre Dickart-Mefisto scende le scale e scopre uno scheletro appositamente sistemato lì per dare un tocco macabro e ulteriormente destabilizzante alla situazione di tensione che le apparizioni a cavallo e le grida di Tex hanno già generato presso gli sfortunati peones del dispotico fazendero. Quando se ne vanno, alla domanda di Drigo se fossero molto spaventati, Tex pronuncia la memorabile frase: "Il servo tremava come un negro nudo su di un banco di ghiaccio, ma Dickart sembrava solo arrabbiato!". Nella versione "purgata", il termine negro è stato sostituito dal generico "uomo", che è di certo molto meno efficace nell'evocare nella mente del lettore il contrasto cromatico di pelle e di abitudini climatiche fra una persona qualsiasi e un uomo di origine (più o meno recente) africana che si dovesse trovare sul pack. Una mirabile sintesi del linguaggio disinvolto ma estremamente pregnante utilizzato dal Tex delle primissime storie...
  18. Sondaggio in gran parte interessante. Mi permetto però di segnalare una forzatura: nella n. 28 non è stata data la possibilità di rigettare completamente OGNI possibilità rispetto a quella situazione che, devo dirlo chiaramente, per me è assolutamente disgustosa. Francamente, trovo la vendita di gadgets inseriti in Tex un'eventualità completamente negativa, non solo per l'aumento del costo di ogni albo, ma prima ancora per la qualità totalmente insignificante e di dubbio gusto (per usare un eufemismo) di questi oggettini privi di qualsiasi senso. Come rilevato da altri utenti, inserire la possibilità di esprimere più di una sola preferenza in alcune domande (ad esempio sui disegnatori del passato) sarebbe stato preferibile, ma va comunque bene così...
  19. Concordo sulla sostanza dell'intervento di @James Kirk e sul gradimento complessivo di questa nuova (e meritevole) iniziativa della Bonelli / RCS. La qualità della carta e della stampa mi sembra decisamente buona. Fatico invece a comprendere un intervento come quello di West10, con i suoi calcoli sul costo delle strisce tutto incentrato sulla storia di Burattini/Torti. A me pare evidente che lo scopo di questa iniziativa non stia tanto nel pubblicare una nuova storia di Tex, facendo "digerire" ai lettori le ristampe anastatiche dei primi numeri, quasi che si trattasse di un amaro boccone da sopportare per potere aggiungere alla propria collezione questa nuova storia (che peraltro dura solo per sei uscite). Il ragionamento di fondo (certo, opinabile come impostazione, in base ai gusti e alle inclinazioni dei lettori), mi pare essere quello di fornire agli appassionati le strisce originali di Tex in una versione originale finalmente accessibile, mentre la storia di Burattini/Torti la vedo come un riempitivo e un elemento collaterale decisamente marginale (dal mio punto di vista, ne avrei anche fatto a meno, ma non mi dispero per la sua presenza né penso di aver speso dei soldi invano). In ogni caso, opino che un lettore "completista" di Tex, se proprio desidera anche avere questa nuova storia di Burattini, sarà, a maggior ragione, più che interessato ad acquisire, a prezzi decenti, le ristampe anastatiche, che non credo possano mancare alla sua collezione. Pertanto, il costo complessivo a me pare più che ragionevole in relazione ad una qualità valida e ad un'operazione editoriale intelligente ed eseguita, mi pare, con cura. Rivedere i testi originali, pur con qualche svarione (ad es. Wiscky) o espressioni come "scagnozzi" e "pelle sporca" - oltre naturalmente ad ammirare i disegni di Galep nella loro intenzione originale, con le forme di Tesah rese in maniera molto più naturale e accattivante (peraltro senza alcuna ostentazione), vale pienamente, a mio avviso, il prezzo "del biglietto".
  20. Mi sembra quanto meno singolare che in un post in cui si dovrebbe parlare di Tex (e di una fase ben definita delle sue storie) ci si metta a parlare di Zagor. Non che quest'ultimo argomento sia, di per sé, privo di senso, ma mi appare un po' fuori contesto... Per quanto mi riguarda, le storie che hanno dato inizio a questo nuovo "blocco" sono anche coincise con la mia decisione di riprendere ad acquistare sistematicamente Tex mensile proprio dal n. 700 (dopo che avevo smesso di comprarlo dal n. 255 in poi). A dire il vero, prima di questo "rientro", mi ero procurato buona parte dei volumi mancanti e quindi ho avuto modo di entrare in contatto con le storie di Nizzi e dei vari altri autori (e disegnatori) subentrati, certo, con più di una sorpresa per i cambiamenti di impostazione subentrati nel frattempo. Mi fermo qui, perché anch'io sto andando OT. In ogni caso, le prime quattro storie mi sono piaciute parecchio, sia pure con qualche differenza. Fra tutte, ho apprezzato particolarmente "La maschera di cera", storia davvero avvincente e ricca di rilevanti suggestioni (per me, nell'insieme la migliore storia di questi ultimi anni, specie se letta progressivamente, perché si nota e apprezza meglio la suspense sapientemente messa in atto di albo in albo da Boselli). La regina dei vampiri la trovo eccellente per i disegni splendidi e accuratissimi di Bocci (ma senz'altro buona anche per la storia di Manfredi). Il ritorno di Bowen è una storia con un personaggio tormentato, forse la migliore di Ruju che abbia letto fino ad ora. Poi il livello mi pare si sia abbassato un po', ancora con qualche punta positiva, pur non perfetta (Netdahe e Guatemala), un livello più che accettabile e qualche esito proprio debole o imbarazzante (Shaolin e Pistolero Vudu). Una pistola per Manuela Montoya, che pure ha suscitato tante polemiche e che certo è una storia anomala, nel complesso a me è piaciuta (anche se i disegni sono proprio bruttini), ma sia lo spunto di Carlo Monni, sia gli sviluppi e i dialoghi di Boselli a me sono sembrati per lo più validi (pur con qualche passaggio un po' forzato). Infine, le ultime due: Agente indiano l'ho proprio gradita, con una storia coerente e ben articolata e ottimi disegni. L'introduzione del "numero bis" è discutibile: quella storia avrebbe meritato di essere pubblicata nella serie regolare senza questo espediente un po' artificiale, ma poco importa, alla fine. Vedremo se l'esperimento sarà ripetuto. Meno riuscita Il mostro del gran lago salato, pur con un punto di partenza decisamente bello e suggestivo, ma forse non sfruttato in tutte le sue potenzialità e un finale comunque un po' affrettato. Ad ogni modo, pur qualche albo con storie non particolarmente memorabili, gli unici due che a mio avviso non convincono sono proprio quelle del monaco guerriero e del pistolero vudu. La parallela serie "Tex Willer" invece è davvero stata una piacevolissima novità e su quella mi pare si possano solo esprimere giudizi altamente positivi. Ma questa è un'altra storia (serie!) 😉
  21. Rimango fortemente perplesso dopo aver letto il commento che mi precede... Barbanera, apprezzato ideatore di una storia che non avrà accontentato tutti, ma comunque a detta di molti (anche da me) nel complesso gradevole, ha solo espresso una valutazione alquanto contenuta e per nulla altisonante in rapporto al lavoro compiuto da colui che ha raccolto il suo spunto e l'ha poi elaborato e fatto diventare una storia di Tex. Stiamo parlando di Tex, che pure piace a tutti noi, pur con qualche giudizio discordante, non di questioni di Stato. Ha affermato "secondo me ha svolto un buon lavoro"... Che cosa avrebbe dovuto dire invece Barbanera?? E se uno dice "secondo me Boselli ha fatto un buon lavoro" dovremmo condannarlo o evocare scenari in cui si alzano le mani verso un'altra persona?? E poi dovremmo stare con i piedi per terra! Del Questore e dei suoi metri di giudizio, francamente non mi importa nulla... Ma in un forum in cui si parla di fumetti mi pare che si dovrebbero mantenere dei toni un po' più sereni e contenuti. E anche accogliere un parere (a mio avviso, più che legittimo, oltre che presentato con garbo, senza alcun secondo fine - senza andare a domandarsi se espresso in modo consapevole o meno) in maniera più pacata...
  22. P O S S I B I L E S P O I L E R Concordo con le osservazioni espresse poco fa con chiarezza da @juanraza85 e quindi con un giudizio complessivamente positivo su questa storia. Tuttavia, due piccoli rilievi: a mio avviso, Ruju ha chiamato in causa anche in questo caso un interessante tema che mi pare gli stia molto a cuore, ossia le relazioni familiari tormentate, per lo più quelle fra padre e figlio - come, ma in maniera decisamente più complessa, ancorché non totalmente riuscita, con "La seconda vita di Bowen", oppure fra fratelli (come in "Sulla cattiva strada"). Ecco, proprio su questo versante la sua attuale storia mi sembra un poco un'occasione mancata, dal momento che mi sarei aspettato che l'incontro finale fra il maggiore Conroy e il figlio Melvin venisse esplorato con una cura superiore, non in pochissime vignette. La soluzione tragica ci può stare, ma almeno preceduta da qualche riflessione o minimo scambio di parole fra i due. Inoltre, il "Siats", per quanto ormai chiaramente sconfitto da Tex sulle rive del lago, sembra totalmente sottomesso (prima a Tex, poi al ritrovato padre), privo di parola, ben diverso dal "cattivo" combattivo che era apparso all'inizio. Altro dettaglio poco realistico a p. 74. Colter è ormai in fin di vita con la schiena spezzata e completamente sdraiato a terra: Tex sopraggiunge nella radura dove si trova il malcapitato, senza parlare e, si presume, facendo il minor rumore possibile. Ora, Colter individua senza esitazioni, pur senza avere la possibilità di vedere la persona che sta sopraggiungendo come Tex. Sarebbe stato facile evitare questa eccessiva perspicacia (per di più da un personaggio che non è apparso come dotato di grande acume, visto che si è fatto seguire da Tex e Kit conducendoli sulle tracce dei suoi complici) almeno disegnando Colter in una posizione diversa, oppure (meglio, a mio avviso) aggiungendo alla sua "nuvoletta" un elemento dubitativo (ad es. "Willer, siete voi?"). Non un gran difetto, ma stona un po' nella narrazione.
  23. Premesso che questa cosa degli spoiler io proprio non la capisco (voglio dire, se uno viene a leggere i commenti in una sezione dedicata all'ultimo albo in uscita, che cosa sta cercando? Vuole sbirciare qualcosa tenendo le manine di fronte agli occhi, facendo finta di non capire nulla, oppure guarda dei commenti che, o sono costretti ad essere molto asettici per non rivelare nulla - e finiscono per essere poco significativi e generici - oppure esprimono un legittimo parere su una storia, e allora possono "rivelare" qualche dettaglio. Ma se uno teme questo tipo di anticipazione, che ci viene qui a fare, almeno in questo preciso momento??), non mi pare di aver fatto significative rivelazioni... 😇
  24. Conclusione piuttosto prevedibile (e un po' affrettata) di una storia comunque interessante e articolata in modo abbastanza valido. Non aggiungo altro, altrimenti piovono critiche contro gli "spoiler", ma devo dire che, pur non essendo un capolavoro, partendo da un soggetto originale Ruju ha ripreso alcuni temi a lui cari, anche se, a mio avviso, avrebbe potuto approfondire maggiormente le motivazioni dei comportamenti dei protagonisti. Mi sarei aspettato un Siats più combattivo fino alla fine. Comunque, storia gradevole e ben disegnata, con anche un ruolo non insignificante assegnato a Carson.
  25. Non credo che la pronuncia sia così arbitraria o equivalente, dal momento che Walter è un nome di origine germanica, mentre gli altri prima citati sono di derivazione anglosassone, con le specifiche peculiarità per quanto concerne la pronuncia. Del resto, guardando il nickname che ti sei scelto, anche solo nella tua mente, come lo pronunci? OLD PAVNEE BILL?? 😇
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