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  • 2 weeks later...

Amici, ecco per vostra conoscenza:

Tex "MISSOURI!": Interviste esclusive con gli autori Mauro BOSELLI & Corrado MASTANTUONO, nel blog portoghese di Tex!

Versione italiana - http://texwillerblog.com/wordpress/?p=5176

Versione portoghese - http://texwillerblog.com/wordpress/?p=5132

Mauro Boselli: Soprattutto Tex non perde il controllo delle proprie scelte. Lui è sempre libero, indipendente e padrone di sè. Questa è la sua essenza.

Corrado Mastantuono: Prima di affrontare Tex giovane mi sono consultato con Boselli e la redazione, per chiedere quanto dovessi ringiovanirlo. Ci si accord' per un Tex impercettibilmente più giovane, quel tanto che bastasse a cogliere la differenza ma che non snaturasse o addirittura non rendesse irriconoscibile il nostro ranger.

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Amici, ecco per vostra conoscenza:

GRANDISSIMA Intervista esclusiva al Maestro Roberto DE ANGELIS, nel blog portoghese di Tex, con due tavole di prova per Tex, ancora inedite...

Versione italiana - http://texwillerblog.com/wordpress/?p=5347

Versione portoghese - http://texwillerblog.com/wordpress/?p=5268

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INTERVISTA A SERGIO BONELLI

Pubblicata ne "Il Giornale" il 26 marzo 2006


Più che un editore Sergio Bonelli è il Fumetto. Il pap?, Giovanni Luigi, è stato il creatore di Tex, lui ha inventato Zagor e Mister No e lanciato Dylan Dog. Grazie anche alla madre Tea, che fu direttrice della Edizioni Audace, primo nucleo della casa editrice Bonelli, è presente sul mercato del fumetto italiano fin dagli anni Quaranta. Venticinque milioni di copie vendute ogni anno, 800mila al mese solo con Tex e Dylan Dog, ne fanno il numero uno del settore. Sui fumetti dice cose che pesano. Anche se escono da una nuvoletta.

Cos'hanno da dire i fumetti oggi in tempi di tensioni come questo?

?Dicono quello che possono?.

Cio? poco o molto?

?Il fumetto è come ogni altro mezzo di comunicazione. Come succede per la letteratura e il cinema, alcuni fumetti dicono cose leggere e altri dicono cose impegnate?.

I fumetti dicono sempre quello che pensano?

?Direi proprio di no?.

E più la realtà a entrare nei fumetti o i fumetti nella realtà?

?? la realtà che entra nei fumetti, anche se spesso nascosta in un contesto fantasioso?.

Oggi per disegnare contano più le idee o la fantasia?

?Più la fantasia?.

Il fumetto è più pace o più guerra?

?Il fumetto è una guerra, ma senza vittime?.

Chi ha paura dei fumetti?

?Chi non ha ancora capito che sono soltanto un mezzo. E che al pari di ogni altro mezzo può essere usato bene o male?.

Perchè si può rischiare di morire o essere perseguitati per disegnare fumetti?

?Si può decidere di rischiare la vita solo per una grande e nobile idea. Come farebbe chi scrive un libro. Il fumetto è solo un mezzo?.

Si può vincere l'odio con i fumetti?

?A patto di non aver premura, educando i lettori pagina dopo pagina, mese dopo mese, anno dopo anno?.

Ma i fumetti possono salvare il mondo?

?No, anzi a dire la verità non sono in grado nemmeno di salvare il proprio di mondo. Un mondo che va scomparendo anno dopo anno?.

La realtà di oggi meglio guardarla a colori o in bianco e nero?

?In bianco e nero. Il rosso del sangue fa troppa impressione?.

Nel nostro tempo cosa può dare il disegno che le immagini non danno?

?L'imperfezione, l'approssimazione che la tecnologia di oggi ha totalmente cancellato da tutte le immagini che cadono sotto i nostri occhi?.

Che cosa di quello che vede nel mondo la lascia senza parole?

?Un fumettaro non dovrebbe mai restare senza parole, al massimo, di fronte alla più ignobile o sorprendente schifezza, dovrebbe dire: Gulp!?.

C'è un fumetto di ieri così attuale che potrebbe vivere nelle strisce di oggià

?Flash Gordon. Un eroe degli anni Trenta, che vede un asteroide puntare direttamente e pericolosamente contro il nostro pianeta?.

Guerre, tensioni, terrorismo: secondo lei che disegno ci sarà sulla parola fine?

?I tronchi smozzicati e inceneriti della foresta amazzonica?.

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  • 3 weeks later...

Il 2012 non c'entra nulla... io personalmente credo che quella del 2012 sia un altra bagianata... Il catastrofismo di Sergio(se c'è davvero)lo vedo nell'ultima frase sulla foresta amazzonica;un catastrofismo dettato dal problema ambientale(quello sè è un problema serio, altro che maya e 2012). Un catastrofismo giustificato che condivido appieno!

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Si pure io penso che il 2012 è una cavolata. Però non penso che una catastrofe si verificherò a breve perchè tagliano la foresta amazzonica. Comunque non penso nemmeno che è fondato la sua preoccupazione riguardo al fumetto. Cosè dicendo generalizza. Magari è preoccupato per Tex ma mica c'è solo Tex. E comunque Tex resiste ancora per una ventina d'anni.

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Comunque non penso nemmeno che è fondato la sua preoccupazione riguardo al fumetto. Cosè dicendo generalizza. Magari è preoccupato per Tex ma mica c'è solo Tex. E comunque Tex resiste ancora per una ventina d'anni.

Beh,Capitano, il pessimismo di Sergio Bonelli riguardo al futuro dei fumetti è proverbiale... e secondo me giustificato!Tra i tanti media che la nostra società ci offre, quelli che prevedono la lettura sono in via di estinzione;nel senso che non solo è a rischio il futuro dei comics, ma il futuro dei libri-quindi della cultura nella sua totalit?. Non a caso l'Italia è uno dei paesi in cui si leggono meno libri rispetto al resto del mondo!... e ciò ci dice del pericolo di estinzione che corre la cultura, dato che l'Italia è il paese che possiede un terzo dell'Arte mondiale;e che nonostante sia un paese che ha avuto legioni di grandi poeti, la poesia come genere letterario in Italia è morta e sepolta.... Per cui il pessimismo di Bonelli per me è più che fondato!
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Comunque non penso nemmeno che è fondato la sua preoccupazione riguardo al fumetto. Cosè dicendo generalizza. Magari è preoccupato per Tex ma mica c'è solo Tex. E comunque Tex resiste ancora per una ventina d'anni.

Beh,Capitano, il pessimismo di Sergio Bonelli riguardo al futuro dei fumetti è proverbiale... e secondo me giustificato!Tra i tanti media che la nostra società ci offre, quelli che prevedono la lettura sono in via di estinzione;nel senso che non solo è a rischio il futuro dei comics, ma il futuro dei libri-quindi della cultura nella sua totalit?. Non a caso l'Italia è uno dei paesi in cui si leggono meno libri rispetto al resto del mondo!... e ciò ci dice del pericolo di estinzione che corre la cultura, dato che l'Italia è il paese che possiede un terzo dell'Arte mondiale;e che nonostante sia un paese che ha avuto legioni di grandi poeti, la poesia come genere letterario in Italia è morta e sepolta.... Per cui il pessimismo di Bonelli per me è più che fondato!
E senza cultura come sarà il mondo in cui io vivr?? Boh......... Comunque credo, e dico credo, che siamo OT.
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  • 1 month later...
  • Collaboratori

Giovanni Ticci, l' ?ltimo Narratore del West


di G. CARLO FRISELLA




Giovanni Ticci, senese, maestro della narrazione per immagini, da quarant'anni disegna Tex il più longevo e amato personaggio del fumetto italiano, tradotto in Brasile, Norvegia, Finlandia, Francia, Olanda, Germania, Spagna, Russia... Ticci oltre ad essere considerato uno dei migliori disegnatori italiani è oggi uno dei maggiori paesaggisti western del panorama mondiale, erede dei "Grandi", Frederic Remington, Charles M. Russell, gli americani che nella seconda metà del XIX secolo su tela cantarono l'epopea dell'Old Wild West.

Il West come umana avventura ma anche come scoperta della propria umanit?.

Il West per me è stato un mondo di fantasia, è sempre stato nel mio cuore fin da ragazzino, quando ancora non ?leggevo e non pensavo ai fumetti. Nel dopoguerra avevo un zio sacerdote, una specie di Don Camillo, che aveva allestito uno dei primi cinematografi. Ricordo i ?vecchi film, con i cosiddetti "cappelloni", ?Tom Mix, i primi film di John Wayne...
Per me disegnare il West, disegnare Tex è stata una cosa naturale.

?Il West, l'epica dei nostri giorni" J. L. BORGES. Gli Eroi del West come gli Eroi dell'Iliade, dell'Odissea.

La natura con i suoi elementi, gli indiani? il bene e il male? concetti semplici ... i primissimi Western erano addirittura elementari, come una favola ... ma i componenti ci sono tutti.
Sono quelli dell'epica.

Possiamo ripercorrere il percorso personalissimo, la ricerca ininterrotta di un Maestro.

Ho iniziato a lavorare ?a bottega?, presso l'allora celebre Studio D'Ami. Poi con Alberto Giolitti per gli U. S. A. e l'evoluzione è stata continua. Ancora oggi.. L'evoluzione è essenziale. Non posso pretendere oggi di disegnare come disegnavo 20 o 30 anni fa. Sono cambiato come è cambiato tutto. Sono stati molto corretti e disponibili alla Casa Editrice Bonelli.
Non mi hanno mai detto: "questo è il modello di Tex ?di Galleppini e ti devi rifare a questo".

Il Dinamismo. Espressivit? dei personaggi.

Il fumetto è movimento. Con Giolitti ?lavoravamo sulle foto, vignetta per vignetta. Ci mettevamo in costume per rappresentarle. Giolitti era un personaggio simpaticissimo.
Mi insegnava che i personaggi anche quando stavano fermi hanno una loro gestualit? e una loro espressivit? che cercavamo di cogliere attraverso le foto. ?
??
I Paesaggi.

Cinque, sei anni fa ho fatto un viaggio in Arizona e sono rimasto particolarmente colpito dalla bellezza del deserto, dalla dolcezza e della gentilezza dei colori.
Non c'è violenza, ma un senso di pace, di ristoro. Ho ritrovato esattamente quello che provavo io mentre lo disegnavo. I colori tenui del tramonto. il celestino. il rosa... ?si viaggia per miglia e miglia senza trovare nessuno. Era come li avevo disegnati e come li avevo immaginati. ?
Una volta, ricordo una tempesta di sabbia? con tutti i cespugli che rotolavano via... ?l' mi sentivo appagato è il tramonto con la varietà dei colori?

Raccontare con le Immagini.

Hitchcock, è stato un grande maestro. Sapeva raccontare anche la storia più semplice e banale. Era un godimento per gli occhi. Riguardo al mio lavoro, quando mi arriva la sceneggiatura, in mente, ?già vedo le vignette.

Amore per il Dettaglio e Sintesi Narrativa.

Non è che arrivare ad una sintesi sia poi così veloce. Quelle 8 o 9 ore che impiegavo per fare una tavola sono le stesse che impiego oggi, anche se la sintesi ?di oggi fa sembrare il lavoro molto più veloce. In relazione al dettaglio bisogna far vedere, far immaginare il particolare senza che ci sia, senza mettercelo. Con il contrasto fra bianco e il nero riesco a far intuire che c' è qualcos'altro.

Documentazione Storica. Con Ticci il West diventa adulto.

Anche nel periodo da Rinaldo Dami prendevamo ispirazione dai fumetti americani e quando vedevo un fumetto fatto male ?mi arrabbiavo. Una sella western , non è una sella da buttero. La sella, gli speroni?. Ho sempre fatto ricerche. ?Specialmente all'inizio. Già da lettore mi arrabbiavo quando vedevo queste cose. ?Da lettore, Pecos Bill mi piaceva quando lo disegnava D'Antonio, ma mi faceva un po' arrabbiare. Oggi lo riguardo e lo trovo molto poetico, è bello, è romantico.

Mi viene in mente in questo momento quanti autori italiani dal cinema al fumetto siano rimasti impressionati dal western più degli stessi americani. Alla fine il West lo abbiamo esportato.

E' vero. Si ricorda il film "Il Prefetto di Ferro"? ?Quello è West. La Mafia, il Brigantaggio, il Risorgimento Italiano sono tematiche che si prestano ad una narrazione western.

Nell'epopea del West, lo stereotipo della narrazione prevede che i pionieri, i coloni, aprano la strada, conquistando i nuovi territori e che poi arrivino i cattivi....
e in una metafora della società civile, tanto cara anche a G. L. Bonelli, il pap? di Tex, i cattivi di solito sono i politici ... i banchieri....

... e i militari. ?E' una convenzione che funziona molto bene. Ecco perchè piace il West.



L'intervista è tratta dal sito:
http://www.quotidianabarcelona.com/movi1/ticcitxt. swf

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Intervista a Civitelli su FUMETTI DI CARTA


di Francesco Vanagolli

NOVEMBRE 2008



Per cominciare, chi è Fabio Civitelli e come entra nel mondo del fumetto?

Vuoi la versione lunga o quella breve? Ne avrei di cose da dire! Sono da sempre un lettore di fumetti e un appassionato di disegno, e sin da quando ho scoperto il fumetto ho tentato di disegnare. Quand'ero piccolo è due, tre anni è mia madre per tenermi buono mi lasciava fogli e matite, quindi disegnare mi veniva abbastanza naturale! Da ragazzo il mio fumetto preferito, manco a dirlo, era proprio TEX. Crescendo, ho iniziato a mandare le mie prime prove a diverse case editrici, ma me le rifiutavano sempre... finch? nel 1973 non entro in contatto con Graziano Origa dello Studio Origa di Milano. Già nel 1974 mi affida i disegni di un tascabile erotico, LADY LUST, e collaboro con il suo studio fino al 1979. Ho pubblicato anche alcuni lavori per la casa editrice Universo e ho disegnato storie dei supereroi Marvel per la Mondadori.

Quelle di Uomo Ragno e Fantastici Quattro scritte anche da Alfredo Castelli, no?

Esatto. La rivista era SUPERGULP, in cui pubblicavano le storie dei personaggi che apparivano in tv nel programma omonimo.

Arriviamo poi all'ingresso in Casa Bonelli. Il primo incarico importante è MISTER NO (dal numero 65). Come state l'esperienza sulle pagine del pilota di piperò Le piaceva l'ambientazione?

Sono entrato in Bonelli grazie a Ferdinando Fusco, uno dei disegnatori storici di TEX. Fu lui a spingermi a mettermi in proprio. Mi presentai quindi alla Casa Editrice con molti timori, presentando i lavori più recenti mostrando anche delle prove per MISTER NO, che in quel momento era la serie con l'ambientazione più moderna, dato che non mi sentivo assolutamente in grado di disegnare fumetti western. Ho potuto lavorare con scrittori come Nizzi, Sclavi, Castelli. Non male, no? Il sodalizio con Nizzi ormai va avanti da circa 25 anni, a pensarci bene!

Invece non ha mai disegnato storie scritte dal creatore di Mister No, Sergio Bonelli?

No, purtroppo, e mi è sempre dispiaciuto. Fortunatamente però, quando meno me lo aspettavo, ho avuto la possibilità di lavorare con Guido Nolitta, quando è tornato di recente sul personaggio per scriverne la saga finale. Gran parte dei disegnatori della serie hanno collaborato, è stata un po' come una bella festa d'addio.

E dopo Mister No, Tex. Se non ricordo male ha iniziato nel 1985 con il numero 293. Ormai ha legato al personaggio gran parte della sua carriera... ha in programma di lavorare su qualche altra testata in futuro?

Per ora no. Su TEX mi trovo così bene che non sento l'esigenza di cambiare, e anche un mio prossimo progetto al di l' della serie regolare riguarda Tex: si tratta di una sorta di ?enciclopedia grafica? del personaggio, con illustrazioni relative al suo mondo e a tutte le situazioni tipiche delle sue storie.

Una specie di guida per i disegnatori, insomma? Un po' come quella che fece Josè Luis Garcia-Lopez negli anni '80 con gli eroi DC Comicsè

Più o meno. Soprattutto un'antologia delle situazioni e degli ambienti che hanno fatto grandi le storie di Tex.

Molti lettori criticano spesso Tex perchè è ?statico?, non cambia mai. Cosa potrebbe dire per difenderlo?

Che non è vero! Se ci pensi, il Tex attuale non è proprio uguale a quello delle origini, quando era Gianluigi Bonelli a scriverlo. Dipende dagli scrittori, ognuno ci mette la sua sensibilit? e predilige un tipo di approccio rispetto a un altro e naturalmente anche dai disegnatori per quanto riguarda l'aspetto grafico. Nel finale del numero del sessantennale, per esempio Nizzi e io abbiamo mostrato un Tex malinconico mentre ripensa a sua moglie Lilyth... beh, quella scena è stata apprezzata da moltissimi lettori, poco abituati a vedere il ranger mostrare i suoi sentimenti. Per chi ha in mente una certa immagine di Tex, quella scena è stata sicuramente qualcosa di nuovo, e allo stesso tempo in linea con le sue storie più classiche.

Anche a me è piaciuta molto. Ho sempre provato una simpatia particolare per gli eroi che rimangono soli. Nel fumetto italiano, e in particolare proprio in TEX, si è sempre cercato di privilegiare la chiarezza di linguaggio. C'è uno stile grafico e narrativo ben definito che rende testate e personaggi ben riconoscibili. Uno sa sempre cosa compra, insomma. Lei ha mai cercato di ?rompere gli schemi? e di inserire qualcosa di nuovo in questa tradizione? Se sè, ha ricevuto delle critiche da lettori e redazione o è stato accettato?

Devo dire che molti lettori hanno una percezione falsata della filosofia della Casa Editrice: Sergio Bonelli in particolare, da persona veramente amante del fumetto, non disprezza affatto le innovazioni grafiche, l'importante è che arricchiscano la narrazione e non siano soltanto degli sterili esercizi di bravura. Ad esempio nel numero 537, Anasazi, per dare un senso di vertigine mentre Tex si cala con una fune da una parete scoscesa ho disegnato una vignetta verticale lunga tutta la tavola. Quasi sicuramente una vignetta standard non avrebbe funzionato. Nel numero precedente, Tumak l'inesorabile invece c'è una sequenza in mezza tinta realizzata ad acquarello. Una tecnica non utilizzata a caso... che senso avrebbe avuto? Si tratta di un incubo di Tex e quindi era giusto distinguerlo anche visivamente dalle pagine precedenti.

Quali sono le prossime storie in programma? Con chi lavorer??

Sto disegnando in questi mesi un racconto scritto da Manfredi, al suo esordio sul mensile [mi mostra le copie di parecchie tavole; ndF]. Si tratta di un racconto classicissimo eppure innovativo, con un Tex tostissimo che piacer? a quei vecchi lettori che si lamentano dicendo che non è più duro come una volta.

Un Tex che prima spara e poi fa le domande, quindi...!

[Ride; ndF] S?, esattamente!

Abbiamo parlato prima del numero 575, quello che celebra i sessant'anni del personaggio. Com'? stato partecipare a questo anniversario? E' contento della resa finale dei colori?

L'essere stato scelto per realizzare questo importante albo, ha rappresentato una delle più grandi soddisfazioni della mia vita professionale, una promozione a tutti gli effetti e forse anche un riconoscimento per i tanti anni dedicati al personaggio. Riguardo ai colori devo dire di essere piuttosto soddisfatto: ho avuto la fortuna di poter seguire i coloristi durante la lavorazione e il risultato finale è molto vicino possibile a quello che avevo in mente. Molti lettori criticarono le tavole quando le videro sul sito della Bonelli... dicevano che i colori erano troppo accesi. Ma con le anteprime sullo schermo è sempre così, poi sulla carta è sempre un'altra cosa, come avete potuto notare!

A quale delle sue storie di Tex è più legato? E come lettore, invece?

Tra le mie Il presagio (TEX 475/477), perchè è la prima cui ho collaborato anche in veste di scrittore, ed è quella che ancora oggi sento più ?mia?. Come lettore direi Vendetta indiana, Sangue Navajo, Tra due bandiere, Il giuramento. Dei grandi classici che ho riletto più e più volte!

Lei è un grande appassionato di supereroi, Marvel in particolare. A queli storie e autori è più legato? Segue ancora la Casa delle Idee?

Negli ultimi anni non ho seguito molto la Marvel, anche se ci sono state delle cose interessanti, tipo ULTIMATES o CIVIL WAR. Anche oggi ci sono degli autori molto bravi, come Mark Millar, Bryan Hitch, John Romita Jr., i fratelli Kubert. Di Romita Jr. ho un disegno del Punitore che mi fece quando venne a Lucca alcuni anni fa. Io lo ricambiai con un disegno di Tex. Dei classici ho sempre amato il Thor disegnato da Jack Kirby e poi John Buscema, e il Conan sempre di Buscema.

Questa mi è venuta in mente parlando con un editor Marvel Italia quando usc? la graphic novel disegnata da Claudio Villa con Devil e Capitan America. La domanda può sembrare strana, ma... se lei avesse la possibilità di lavorare ad un progetto simile, chi vorrebbe come scrittore e inchiostratore? E su quale personaggio?

Mmh... mi piacerebbe Conan [in realtà non è più la Marvel a detenerne i diritti da qualche anno; ndF]. Per le chine, è ancora in attività Joe Sinnott? Lui mi piacerebbe molto. Come scrittore ci vedrei bene Mark Millar.

Con Millar, arrivati all'ultima pagina non resterebbe in piedi nessuno!

[Ride; ndF] L'importante è che rimanga vivo Conan!

Come vede la situazione attuale del fumetto? C'è davvero crisi?

Non mi occupo molto di queste cose. Io cerco di fare bene il mio lavoro, è la cosa che considero più importante.

Che consigli darebbe a un disegnatore che comincia oggià Non io, ovviamente: sono negato.

Oggi bisogna essere più bravi rispetto a quando cominciai io. Il mondo del fumetto è più difficile, più competitivo. Quel che posso consigliare è di esercitarsi molto, guardare molti film, leggere molti fumetti. Questo è importante, chi vuole fare fumetti deve amare leggerli. Ci sono persone che escono dall'accademia di Belle Arti e vogliono fare fumetti, ma non li leggono, quindi non ne conoscono le regole.

Hanno un bello stile ma non conoscono lo storytelling.

Infatti. Magari uno che ha imparato a disegnare da solo leggendo fumetti fin dall'infanzia, avrà meno conoscenze tecniche e accademiche ma sarà probabilmente un ottimo fumettista.

Ringrazio Fabio Civitelli per la lunga chiacchierata e per il tempo che mi ha concesso... più, ovviamente, per il bellissimo Mister No che mi ha disegnato mentre parlavamo!



Intervista tratta da www.fumettidicarta.it/articoli/2008_11/intervista_civitelli/intervista_civitelli. html

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INTERVISTA A MAURO BOSELLI


Intervista a cura di Gennaro Costanzo ( maggio 2009 )




Un saluto a Mauro Boselli, bentornato su Comicus.

Lo scorso anno Tex ha festeggiato i suoi sessant'anni di vita editoriale, un traguardo importantissimo per un fumetto che negli anni ha continuato ad ottenere invariato successo. Quali sono, a tuo avviso, le caratteristiche di Tex che lo rendono tanto popolare ancor oggi, e cosa ha da dirci ancora il personaggio?

Tex è l'eroe, il giusto senza paura che risolve i problemi e ripara le ingiustizie, un personaggio disceso direttamente dall'epos! Quando Tex tira un cazzotto a un prepotente, il lettore gode ed è felice, anche se lui non potr? mai farlo con il suo capufficio.

Attualmente sei il principale sceneggiatore di Tex. Puoi raccontarci il tuo primo incontro come lettore e quello come autore con Tex?

Avevo cinque anni e avevo appena imparato a leggere sui fumetti di Topolino (le storie memorabili erano quelle che in seguito scoprii essere di Romano Scarpa e di Carlo Chendi-Luciano Bottaro; "Topolino e la collana Chirikawa" fu il mio "Vertigo", non avendo l'età per vedere allora i film di Alfred Hitchock ma solo Don Camillo e Tot?). Ma quasi subito dopo, da vero appassionato dei Daniel Boone e Davy Crockett televisivi, scoprii i fumetti western: Miki, Pecos Bill e naturalmente Tex, che leggevo nelle "strisce" e negli "Albi d'Oro". Le mie storie preferite di allora erano "Satania!", "La città d'oro", con l'uomo nella gabbia che implorava "Agua!... Agua!..." e "Le terre dell'abisso". Soprattutto mi colpiva quella dicitura, assente negli altri fumetti: "Text by G. L. Bonelli". Anche se a quei tempi pensavo a un errore di stampa (Text per Tex), avevo capito che Bonelli era l'Autore. Casualmente, nella mia scuola elementare c'era un mio piccolo coetaneo che si chiamava Bonelli e io mi misi in mente che doveva essere il figlio. I miei genitori sorrisero di tale mia convinzione infantile, ma qualche tempo dopo il piccolo Giorgio Bonelli arriv? in classe con una caterva di albi giganti di Tex e raccoltine da regalare. Compresi di avere avuto ragione e che quel piccolo Bonelli era proprio un gran bravo ragazzo! Alle medie finimmo nella stessa classe e al liceo avevamo un "complesso rock" (meglio sorvolare). E intanto, a undici anni, avevo conosciuto il mio idolo GL Bonelli in persona, con tanto di Stetson sulla testa, Colt nella fondina ascellare, macchina da scrivere nera alla Jack London. In che altro modo capire che il mio destino era segnato?
In realtà cercai di sottrarmiciò Feci di tutto e di più, bibliotecario, insegnante, traduttore di romanzi rosa, venditore di enciclopedie, trekker giramondo? ma progettavo assurde iniziative musicalradiofonichetelevisivlettetrarie con Giorgio e dei molti progetti solo due andarono in porto; i fumetti in TV per le TV private e una storia di Tex, che alla fine presentai alla casa editrice, ed era "La minaccia invisibile". Allora già ero entrato alla SBE come redattore tuttofare, ma la storia fu rifiutata "perchè non avevo fatto gavetta". Bonelli Senior lo venne a sapere qualche tempo dopo, prese la storia così com'era, aggiungendovi un breve finale. Mi fu dato poi l'incarico di riallungarla e sistemarla. Anni dopo, il direttore Decio Canzio si ricord' di quell'episodio, forse, quando mi affid' l'incarico di una storia "riempitiva" durante una crisi di Claudio Nizzi, il titolare di Tex. E fu "Il passato di Carson", che riscosse, per mia fortuna, notevole successo.

Due anni fa hai realizzato con Bianchini e Santucci una storia che potremmo definire poco western, che affronta temi come l'alchimia, l'immortalit?. Cosa puoi dirci a proposito?

Non è nemmeno la prima volta. C'è stata una storia alchimistica di Nizzi, "Il Segno del serpente" (Texone di Galep), e c'è stata "La piramide misteriosa" di GL Bonelli e Guglielmo Letteri, con la mummia immortale Rakos. E I Figli della Notte? Insomma, non ho fatto che muovermi all'interno delle tematiche della serie, senza neppure scivolare troppo nel fantastico?

Ho notato nella storia vari riferimenti a storie passate di Tex. Come utilizzi la lunga continuity del personaggio all'interno delle tue storie?

In realtà, Tex non ha continuity vera e propria. Ha un teatrino di personaggi importanti e amati che è giusto far tornare, di tanto in tanto, come Brandon, Montales, Morisco, Pat Mac Ryan. Li ho già utilizzati quasi tutti e ne ho creato anch'io qualcuno, che però deve restare giustamente più in ombra. Il passato di Carson e quello di Tex me li invento di volta in volta senza tradire il canone fissato da GL Bonelli. I lettori, come pure il sottoscritto, sentono il fascino che si prova a scavare nella vita trascorsa dei personaggi, li fa sembrare più vivi...

Quando lavori ad una sceneggiatura di Tex, quali aspetti del personaggio cerchi di mettere in risalto e cosa più ti piace sottolineare nella sue avventure? Nel western le varie tematiche sono state affrontate ormai nei modi più disparati possibili, quale topoi ti piace utilizzare di più e come ti muovi per non cadere nel già detto? Inoltre, quanto pesa una tradizione di storia così lunga nella ricerca di nuove idee?

Tex è e deve essere un EROE, più grande del vero. Perciò è (quasi) infallibile e non va umanizzato più di un certo grado, perchè deve conservare l'alone e il carisma del mito. Più umani di lui sono i suoi tre pards, i quali, più facilmente, possono trovarsi nei guai e avere delle incertezze. Naturalmente è difficile mettere in difficolt? un personaggio del genere, ma bisogna cercare di farlo, di tanto in tanto. Non so veramente dirti come faccio a non cadere nel già detto? Ci provo, tentando di inserire in ogni storia almeno un elemento nuovo. Che so, l'anno scorso i Buffalo Soldiers, i cavalleggeri di colore, erano inediti in Tex. Lo era lo scontro con il tornado e finora non si era visto un killer passato dalla parte della Legge nelle vesti di avvocato? Tra poco leggerete una storia ambientata durante la Guerra di Secessione con dei nordisti cattivi! E un'altra ambientata nella pampa argentina? Piccole cose, forse, piccole novità? Tuttavia, nel western, una certa ripetitivit? di ambienti e situazioni è anche importante e fa parte del fascino del genere. Bisogna dosare il familiare con il nuovo, senza strafare in nessun senso. E sinora non sono a corto di idee. Cerco anche di non ripetermi nelle scene singole in fase di sceneggiatura, anche se l' è più difficile? Cavalcate, sparatorie, impiccagioni, corse di diligenze, ecc., si devono vedere spesso! E ci mancherebbe!...

La media dell'età dei lettori di Tex è in genere molto alta, questo a mio avviso è dovuto anche dal fatto che attualmente il genere western è poco sfruttato in generale e per questo distante dal pubblico più giovane, a differenza di altri generi. Cosa pensi a riguardo?

Tex trascende il genere western e ha più lettori giovani di quanti tu immagini. Quelli che scrivono nei forum sono tutti più giovani di me.

La Marvel ha una linea di avventure intitolata The End in cui vengono narrate le ipotetiche avventure finali dei suoi vari personaggi che, come Tex, essendo "infiniti" difficilmente vedranno una conclusione alla propria saga. Come immagineresti, dunque, un tuo "Tex: The end"?

Non lo voglio nemmeno immaginare!

Parliamo di Dampyr. Abbiamo letto il centesimo episodio della serie, traguardo importantissimo per un fumetto. Cosa si devono aspettate i lettori dai prossimi episodi, cosa ci puoi anticipare?

Dampyr è una serie con sottotrame complesse e articolate. Nei prossimi mesi ci prenderemo un po' di respiro con qualche storia di passaggio, poi inizier? a tirare i fili con storie scritte da me che riguarderanno il ciclo Draka conro Marsden, il ciclo praghese, quello di Lisa-Thorke e quello di Jeff Carter. Incontreremo Bram Stoker nella serie, ci sarà una storia ambientata nella Londra vittoriana, una nella Manhattan del 1860, una nella Grande Guerra, ecc? è imminente una storia doppia con il ritorno di Bugsy Siegel. Lo Speciale di quest'autunno, mio e di Fabio Bartolini, sarà una storia nostalgica sul passato di Harlan, lo vedremo ritornare in Bosnia e incontreremo ancora le Tre Zie, Yuri (il suo primo assistente, ucciso nel n.1), il padre di Kurjak, la fidanzatina Stana, ecc.

Al di l' delle differenze evidenti delle due serie, come sceneggiatore come cambia il tuo approccio su una serie come Dampyr, di tua creazione, e su una come Tex?

Ovviamente su Tex devo attenermi al canone di GL Bonelli e non trasgredire quello che io sento sia il SUO Personaggio. Su Dampyr, personaggio mio (e di Maurizio Colombo), sono più libero. Ma neanche tanto, perchè anche i personaggi da lui creati possono dettare a un autore le linee narrative? Gli eroi di carta, non solo quelli a fumetti, iniziano a vivere di vita propria e a dirti quello che possono o non possono, quello che vogliono o non vogliono fare. Inoltre Dampyr, per quanto possa cogliere idee dall'universo mondo, è una serie complessa e difficile da scrivere, per tacere del fatto che l'effetto horror non è per niente facile da ottenere in un fumetto. Al contrario, Tex, per quanto circoscritto al West, e, anzi, al particolare classico West alla Tex, è più legato alla forma base della narrazione epico avventurosa, e quindi, quando si entra in gioco, molto più facile e divertente da scrivere! Ancora più divertente era Zagor, che purtroppo ho quasi abbandonato?

Quali sono, per te, i punti in comune delle due serie e dei due personaggià

Pochi ma buoni. Harlan Draka è stato pensato da me e Colombo come un eroe che ha dei problemi, ovviamente, essendo figlio da parte di padre di una creatura non umana, ma tuttavia che non se la mena troppo, che non è problematico, insomma, e che affronta le situazioni di petto e con coraggio, alla Tex, da vero duro che non deve piangere mai. Che ci volete fare? Lo troviamo più virile così. E anche lui ha i suoi pards (Kurjak e Tesla). La struttura delle storie però è di rado lineare (non che anche talune mie storie per Tex non abbiano un intreccio complesso, ma nulla di paragonabile!).

Ora sei al lavoro su una storia con Mastantuono, entrato stabilmente nello staff di Tex. Puoi anticiparci qualcosa e, in generale, attualmente su cosa sei al lavoro? Cosa ci aspetta nelle prossime avventure di Tex a partire dalla prossima e magari dal prossimo Texone?

Corrado Mastantuono ha appena terminato la storia sulla Guerra di Secessione di cui dicevo prima, "Missouri!" [uscita proprio in questi giorni, ndr] e ne sta realizzando con me un'altra su una banda di giustizieri del Sudovest, un'avventura GLbonelliana di città corrotte da ripulire. Oltre a lui sono al lavoro anche con Leomacs, Alessandro Piccinelli, Alfonso Font, Garcia Seijas, Giacomo Danubio, Fabio Civitelli, Pasquale Frisenda, ?ngel "Lito" Fern°ndez, e un nuovo disegnatore che ancora tengo segreto (sarà una bella sorpresa e a lui ho affidato il ritorno di Laredo, lo scout di "Sulla pista di Fort Apache", una delle storie mie più gradite dai lettori). La storia per Villa ?, ahimè, ferma da quattro anni! Troppe copertine, Claudio! Ma presto usciranno il Texone ambientato in Patagonia, con Frisenda, e quello su Cuba, con Orestes Suarez. Ho realizzato con Giovanni Ticci il n.600, una normale storia d'avventura con Jim Brandon nel Nord, niente di particolarmente celebrativo. Sugli altri soggetti voglio tacere, ma sappiate che in uno di essi c'è El Morisco.

Che rapporto hai con i disegnatori Bonelli, sia per Dampyr che per Tex? Sei in contattato con loro oppure una volta terminata la sceneggiatura non hai visione del loro lavoro? Ti confronti, generalmente, con gli altri sceneggiatori?

Scherzi? Io vedo le matite, le chine, pagina per pagina, preparo l'albo per il lettering, lo correggo testo e immagini, lo discuto con Bonelli, Canzio e Mauro Marcheselli, vedo le cianografiche, collaboro alla scelta dei titoli e delle cover? Insomma faccio il redattore! Non lo sapevi? Sono in contatto con tutti i disegnatori di Tex e Dampyr con cui lavoro giorno per giorno e settimana per settimana. Le mie sceneggiature sono ferree e se è il caso chiedo modifiche in corso d'opera, quando vedo le matite. Ma SOLO in caso di errori o reali fraintendimenti. In quanto al confronto con gli altri sceneggiatori, non so bene che cosa tu intenda dire. Ovviamente seguo il loro lavoro, ma non me ne faccio influenzare. Quelli che mi aiutano in Dampyr naturalmente devono sottostare alle mie decisioni di continuity.

La Bonelli, nell'ultimo periodo, ha proposto la formula delle miniserie con notevole successo, a discapito delle serie a lungo raggio. Cosa ne pensi a tal proposito? Nel tuo futuro ci sono progetti a riguardo?

Sono un'ottima cosa, le miniserie! Mi piacerebbe realizzarne una, ma come faccioè Sono già pieno di lavoro sino agli occhi!

Grazie per la tua disponibilit?.

Grazie a voi e saluti ai lettori di Comicus.

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Il modenese Nizzi, lo sceneggiatore di un eroe dei fumetti che ormai è leggenda
?Io e il mio amico Tex?
?L'Emilia diventa il West, inizia a Fiumalbo?


Gazzetta di Modena , 22 marzo 2009


di Giancarlo Cappellini


Dalla via Emilia al West, cantava ormai anni fa Francesco Guccini. Un titolo profetico per Claudio Nizzi, fiumalbino doc, modenese d'adozione e autore delle sceneggiature del più famoso personaggio a fumetti italiano : Tex Willer, il Ranger del Texas che lo scorso settembre ha compiuto sessant'anni, davvero senza dimostrarli. E mentre Tex si avvicina alla terza età, il suo autore, che di anni ne ha invece 70, cerca strade espressive inedite, iniziando una nuova carriera come narratore e sfornando la sua prima opera: il divertente romanzo "L'Epidemia".
Tutti, da bambini, abbiamo fantasticato e sognato, immedesimandoci nel favoloso mondo dei fumetti. E quante volte ci è capitato di immaginare storie, calarci nei panni dei personaggi e costruire trame dove noi eravamo gli eroi, capaci di imprese al limite dell'impossibile . Proprio per tutta questa serie di motivi, abbiamo sempre guardato con un misto di ammirazione e invidia, verso chi queste storie le ha costruite, narrate e disegnate. Per i figli degli anni Sessanta, c'era, e c'è ancora, una figura che ha accompagnato il nostro crescere, il nostro diventare adulti, come un amico fedele, o, per meglio dire, usando il suo stesso linguaggio, come un "pard". E Tex Willer, l'indistruttibile Ranger del Texas, granitico, infallibile, politicamente scorretto e accompagnato da una fortuna sfacciata, che lo ha portato a essere ferito di striscio alla tempia almeno 150 volte, ma mai in modo grave, tanto che bastava un sorso di whisky per rimetterlo in sesto . Tex, il protagonista di un mondo costellato da compagni fidati, come il "vecchio reprobo", Kit Carson, il figlio, Kit, il Navajo Tiger Jack e i forzuti, se pur non sveglissimi, Pat e Gros-Jean. Ma anche popolato da nemici terribili, come il più famoso, Mefisto, e suo figlio, Yama, vendutisi alle forze del male. E facile, quindi, immaginare l'emozione che può provare un vecchio texofilo, quando ha la possibilità di entrare nella piccola stanza dove il suo eroe nasce e cresce storia per storia: la stanza da lavoro di Claudio Nizzi. Una parete quasi interamente ricoperta con tutti i numeri della serie. Di fronte, per terra una pila infinita di sceneggiature e, di fianco, la scrivania di Nizzi, fiumalbino di nascita, modenese di residenza e con tanto vissuto dietro le spalle. Un personaggio lontano dalle luci della ribalta e che, a settant'anni, ha deciso, come solo chi è ancora giovane dentro, proprio come Tex, che pochi mesi fa ha spento le 60 candeline, di rimettersi in discussione e di incamminarsi, un po' per gioco, un po' seriamente, lungo una nuova strada, quella del romanzo . Pochi mesi fa, così, è uscita la sua prima fatica: "L'Epidemia", che ha come sottotitolo: " I peccatori di Borgo Torre", un agile e divertente racconto, edito da Mobydick editore, ambientato negli anni `50, in un immaginario, ma neanche poi troppo, paese del Frignano, nel quale, all'improvviso, le integerrime donne che lo abitano sono colte da un'incontrollabile e inspiegabile epidemia di lussuria, che si interseca con una serie di storie parallele, nelle quali non mancano lettere anonime, spie, chiacchiere da paese e, financo, il morto. Un libro scritto con la leggerezza e la levit? di un dolce fatto in casa e che si legge, e non è uno scontato modo di dire, tutto d'un fiato, come un boccale di birra fresca in un'afosa giornata d'estate.

?Mah, si vede che a settant'anni era arrivata per me l'ora di cambiare - dice Nizzi - Dopo tante sceneggiature di Tex, nelle quali, per forza di cose, c'erano dei vincoli legati alla natura del personaggio, ho avvertito la necessit? di sganciarmi dalla routine e di lavorare senza essere obbligato da uno schema . Devo dire che mi sono divertito parecchio, nello scrivere L'Epidemia, e che ci riprover? presto, con una nuova storia? .

Lei è di Fiumalbo. Quanto c'è del suo paese, in questo suo primo romanzo?

?Il paese del libro, a partire dal nome, è completamente di fantasia, così come lo sono le vicende che vengono narrate. Non avrei mai potuto ambientare una storia così nel mio paese . E innegabile, però, che certi fatti, certi personaggi, certe situazioni, mi abbiano dato l'ispirazione. Si pesca nel magazzino dei ricordi dell'infanzia e ci si lascia trasportare. Del resto ho vissuto a Fiumalbo fino al 1954, in pratica negli anni in cui è ambientata la storia e, poich? uno scrittore deve narrare di ciò che conosce meglio, si sa che ognuno di noi resta segnato a vita dagli anni giovanili. Gli anni Cinquanta erano ancora relativamente vicini al periodo fascista, nella cui retorica ho trovato un fertile batino di spunti?.

Lei ha detto di scrivere per sè, per la voglia di rimettersi in gioco, ma i suoi
libri saranno letti da altri. Cosa pensa di trasmettere?

?Viviamo in un tempo nel quale la maggior parte dei romanzi sono noiosi, non raccontano niente e mortificano il piacere della lettura. Ho cercato di dare al lettore qualcosa di leggibile, scorrevole, senza essere sciatto, e con una trama avvincente, aiutato da tanti di anni di esperienza nel mondo dei fumetti?.

I fumetti, la sua vita. Facciamo un po' di storia, dagli inizi fino a Tex.

?I miei primi lavori, uscirono nel '62, su Il Vittorioso, storica testata di ispirazione cattolica. Nel 1969, poi, ho iniziato a collaborare con Il Giornalino, ma fino al 1980, anno nel quale sono diventato redattore per il settore fumetti, ho sempre mantenuto il mio posto di lavoro alla Fiat Trattori di Modena, città dove abito
dal 1962. Per Il Giornalino ho creato molti personagi, come Larry Yuma, capitan Erik e Rosco & Sonny e ho lavorato con i migiori disegnatori italiani. Sempre nell'80, ho iniziato la collaborazione con Sergio Bonelli Editore, subito con due storie della serie Mister No, poi ereditando il non facile compito di scrivere quelle di Tex, perchè il suo creatore, Gian Luigi Bonelli, era ormai avanti con l'età. Da
allora, sono circa 150 le sceneggiature che ho prodotto , senza contare altri personaggi venuti alla luce, come Nick Raider e Leo Pulp? .

Parlando di Tex, le storie sono caratterizzate da una quasi totale assenza di personaggi femminili . E per questo che il suo romanzo è un po' "birichino"?

?Magari inconsciamente, ma può essere davvero così. In Tex, a parte le signore del male, le donne sono del tutto bandite. Sergio Bonelli diceva che quando spuntava la biondina di turno nella storia storia, lui si annoiava. Forse non aveva torto e credo sia per questo che oggi non ne vuole, nelle storie?.

Ahim?, anche Tex si sta piegando al politicamente corretto.

?S?, capisco che i tempi siano cambiati, ma penso che si stia un po' esagerando. Abbiamo dovuto limitargli le sigarette ed evitargli le tradizionali bevute, senn° le varie associazioni protestano . E vietato anche dire "palla di neve " a un uomo di colore o "limoncino" a un cinese, altrimenti si è accusati di razzismo. Ma via, erano solo espressioni goliardiche... In quanto al fumo, poi, nel West si inalava veramente di tutto?.

Ma come avrà preso il Ranger più famoso delle strisce la svolta narrativa di Nizzi, il quale, di passaggio, nel 1995 è stato insignito dello Yellow Kid, che è un po' l'Oscar dei fumetti? Proviamo a immaginarlo, chiedendo preventivamente scusa a lui, per evitare di essere presi a colpi di colt, e a Nizzi stesso per aver osato tanto. E sera e Tex e Kit Carson stanno bivaccando non lontano dalla città di Laredo. Sul fuoco la caffettiera borbotta e Tex dice a Carson: ?Sai, vecchio cammello, quel satanasso di Nizzi ha scritto un romanzo? . ?Grande matusalemme ballerino! non posso crederci. Sangue di Giuda, l'ho sempre saputo che quel ragazzo aveva dei numeri. Domattina, appena arrivati in città andr? al generai store di Joe e gli dir? di scovarmene una copia? . ?Sai che ti dico, vecchio gufo? Dovremo proprio invitarlo a pranzo, una di queste volte . Andremo al saloon sulla Main Street. Bistecca alta due dita, una montagna di patatine fritte e birra a fiumi? . ?Già, poi demoliremo una torta di mele, che io sia dannato se non lo faremo. Del resto quel vecchio tizzone se lo merita : un po' gli dobbiamo la vita?.

Il primo albo di Tex, intitolato "Il totem misterioso", usci nelle edicole il 30 settembre del 1948, nell'allora in voga formato a striscia e fu pubblicata a cadenza settimanale in albi di 32 pagine, fino al 1967 . Il primo sceneggiatore delle avventure del ranger, fu Gian Luigi Bonelli, fondatore dell'omonima casa editrice, la più importante d'Italia nel settore, mentre il primo disegnatore fu il leggendario Aurelio Galleppini, più noto come Galep, il quale per i tratti del volto di Tex, si ispir? inizialmente ai lineamenti dell' attore Gary Cooper, il protagonista del re dei film western, Mezzogiorno di Fuoco. Dagli anni'60, poi prese il via la serie cosiddetta "Gigante" , ancor oggi la più ricercata dai collezionisti. Tutti gli albi di Tex, seguendo una consuetudine della casa editrice, sono in bianco e nero, a esclusione del numero 100 e dei suoi multipli. Unica eccezione, l'albo 575, "Sul sentiero dei ricordi", pubblicato nel settembre del 2008 per festeggiare il sessantesimo compleanno del personaggio. Davvero singolare, poi, la nascita del nome Tex, ispirata dall'insegna di un negozio di Milano: "Tex Moda". Il cognome, invece, avrebbe dovuto essere Killer, ma fu modificato in Willer, per
evitare grane con la censura dell'epoca . Il successo di Tex, che a tutt'oggi è uno dei fumetti più venduti in Italia, è assolutamente trasversale . Si può dire che in tutte le categorie, dai primari ospedalieri, agli avvocati, agli ingegneri, fino agli artigiani e agli operai, si nascondono insospettabili cultori delle avventure del ranger, sempre uguali, sempre a lieto fine, ma sempre avvincenti e con trame
ben congegnate . Del resto, le avventure di Tex riscuotono grande consenso anche all'estero. Ci sono edizioni francesi, greche, spagnole, tedesche, finlandesi, norvegesi, croate e serbe . Ci sono anche versioni turche, brasiliane, in lingua tamil e in ebraico, mentre non mancano addirittura i falsi. Nel 1996, poi, le Poste Italiane, in occasione del centenario della nascita del fumetto, dedicarono a Tex, insieme a Corto Maltese, un francobollo che aveva un valore facciale di 750 lire.
Ci sono, infine, anche le citazioni musicali, come la canzone "Tex", dei Litfiba e l'album di Loredana Bert? "Bertex, ingresso libero", nella cui copertina l'eccentrica cantante è ritratta nei panni del ranger.

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Carissimi Amici ,
Ecco per vostra conoscenza:

GRANDISSIMA Intervista esclusiva al Maestro ALESSANDRO BOCCI, nel blog portoghese di Tex!


Alessandro Bocci: Chi o cosa è Tex? Bella domanda! Intanto possiamo dire che è uno dei più longevi personaggi a fumetti e questo, gia di per se, è sinonimo, secondo me, di qualità. Però la longevit? non spiega il suo successo! Il suo successo lo spiegano storie come l'ultimo gigante ?PATAGONIA?. Un perfetto incrocio tra fatti reali e storia inventata, una storia di altissima qualità sia grafica che narrativa. In un fumetto il mio metro di giudizio qualitativo è sempre stato la parte grafica (se no non farei il disegnatore) e Tex ha sempre avuto un alto livello grafico. Io non ho seguito la totalit? delle storie di Tex ma le storie che ho avuto la fortuna di leggere sono state sempre questo. Ho e amo molto il Tex disegnato da Civitelli, perchè è su quelle pagine che ho ?studiato? per diventare disegnatore di fumetti. Sono rimasto molto colpito dal lavoro grafico di Aldo Capitanio e di Giovanni Ticci e adesso apprezzo molto il lavoro scritto di Boselli. Insomma avrete capito che per me la qualità di un personaggio è molto legata all'abilità degli interpreti che si cimentano con lui e con Tex questa abilità è molto elevata e frequente.

Alessandro Bocci: Disegnare per TEX? mi piacerebbe tantissimo ma mai proposto, purtroppo! Capisco che disegnare Tex non è così semplice come sembra, bisogna entrare in certi meccanismi grafici che richiedono molta applicazione e attenzione oltre ad una buona dimestichezza con il genere west, ma mai dire mai! Anzi, approfitto per lanciare una richiesta alla Bonelli: FATEMI FARE DELLE PROVE PER UNA STORIA DI TEX!

Alessandro Bocci: Lavorare con gli sceneggiatori! Beh, meno male che esistono! Io, per adesso, ho lavorato solo con tre sceneggiatori (oltre a Capone e Boselli ho lavorato per la mia ultima storia di Dampyr con Cajelli) ma devo dire che tutti hanno un modo molto diverso tra loro nell'affrontare la sceneggiatura. Cerchiamo di analizzarli:
Boselli. Mauro ti fornisce una sceneggiatura molto dettagliata sia a livello di testo che di documentazione (anche se poi io cerco immagini aggiuntive a non finire) ma soprattutto Mauro segue tutto l'iter lavorativo stando attento che tu non divaghi troppo dalle sue indicazioni. E? un vero professionista dotato di grande talento (lo dimostra il fatto che segue una miriade di storie contemporaneamente) dal quale ho imparato veramente tanto riguardo alla costruzione della tavola, al suo equilibrio, alle sue inquadrature. Ovviamente gli devo molto a partire dall'opportunità professionale che mi ha dato. Reputo il lavorare con lui un vero onore anche perchè penso sia, ad oggi, il miglior sceneggiatore italiano!

Immagine postata

Versione italiana - http://texwillerblog.com/wordpress/?p=7444

Versione portoghese - http://texwillerblog.com/wordpress/?p=7397

Spero che anche questa nostra nuova intervista del blog portoghese di Tex, vi piaccia!

Immagine postata

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Claudio Nizzi, scrittore e sceneggiatore di Tex Willer

?Mi piace pensare alla Fiumalbo di allora?


Claudio Nizzi, scrittore e sceneggiatore di Tex Willer, il più longevo cowboy del fumetto italiano, è nato in Algeria ma vive in Italia da sempre. Infanzia e primi studi a Fiumalbo, si trasferisce a Roma, dove completa le scuole e comincia a lavorare. Fino al ?62, quando l'erede indiscusso del pap? di Tex è il guru del fumetto italiano Giovanni Luigi Bonelli è approda a Modena per amore della donna che in seguito diverr? sua moglie. Da allora sono passati molti anni, ma Nizzi non ha mai perso i contatti con le sue radici.

? così?

?Ho sposato una modenese e sono contento di vivere qui, di nuovo vicino all'Appennino, anche se non ho mai smesso di frequentare Fiumalbo. Quando lavoravo alla Fiat Trattori potevo scrivere solo di notte, al venerdì restavo alzato fino alle quattro del mattino a buttar già sceneggiature per fumetti, contando sul riposo del sabato. Però, durante il mese di ferie, scappavo a Fiumalbo. Da quando ho lasciato quel lavoro, nel 1980, sono svincolato da obblighi di ufficio e in estate tiro i remi in barca, lavoro molto tra autunno e primavera. Riesco a trascorrere tre o quattro mesi nella mia vecchia casa, quella accanto alla chiesa, in pieno centro storico. In paese conosco tutti, anche se gli abitanti oggi non arrivano a cento: il resto sono turisti?.

Cosè? cambiato della Fiumalbo di allora?

?Ancora oggi, a Fiumalbo, dormo nella camera di quando ero ragazzo. Ma al tempo, dalle finestre di fronte a noi si affacciavano sulla piazza una trentina di persone. Adesso è un deserto. E poi d'inverno, con la neve, capitava che l'Appennino rimanesse isolato: con le strade chiuse e la corriera ferma, non arrivava posta per qualche giorno. Parlo di un tempo, gli anni ?50, in cui il turismo era povero. Ricordo le escursioni con i miei compagni di seminario, senza attrezzatura, bastavano un paio di scarpe da ginnastica e una merendina nel sacco. Oggi le occasioni di svago si sono moltiplicate, ma solo in apparenza. Per carit?, io lassè ci sto come a casa mia, continuo a fare passeggiate inventandomi itinerari: un paio d'ore, tutti i giorni, destinazione Cimone, Lago Santo o Val di Luce. Non ho mai partecipato a gite organizzate, tranne una volta: una delusione, perchè dava il passo la guida forestale; un passo da capriolo, non riuscivamo a stargli dietro?.

Le sue origini trovano spazio nella narrativa?

?Se sta pensando all'inedito, si tratta di un ritorno ai primi anni della mia carriera.
L'estate scorsa mi sono preso una vacanza dal West e ho scritto un romanzo ambientato dalle mie parti. Ma ho preferito lasciare anonimo il paese, perchè se metto un nome vero mi inibisco. A dirla tutta, mentre scrivevo ho pensato a diverse localit?, ma per esigenze narrative mi serviva un posto un po' più grande di Fiumalbo, che avesse una pretura. ?I peccatori di Borgo Torre?, questo il titolo, è quasi un gioco: una storia divertente, che si svolge nell'anno santo 1950. Si ipotizza che in questo paese ci sia un'epidemia di lussuria e non si capisce perchè. Il parroco si interroga, l'intreccio si infittisce fino allo scioglimento quasi da giallo. Ho scelto le mie zone perchè di quei tempi ho ricordi precisi: non mi sarei divertito a scrivere dell'oggi. Con il mondo di allora, di cui conosco tutto, mi sento più a mio agio. Eppure, io che scrivo il fumetto più popolare e più venduto d'Italia, da mesi aspetto di pubblicare, senza riuscirciò.

La prossima impresa?

?Quest?estate scriver? un libro sulla Fiumalbo del dopoguerra, che ha per protagonisti i personaggi di allora, belli e brutti, non sarà un testo agiografico. D'altra parte sono noto per la mia schiettezza, che mi ha procurato non pochi rimproveri da parte dei compaesani quando scrivevo sulla Zenzola, il periodico di cronaca e turismo dei Comuni dell'Alto Frignano. Le mie fonti di ispirazione? I racconti degli emigrati di ritorno che si intrecciano alle vicende degli insabbiati, che lasciavano la famiglia e si dimenticavano di fare rientro a casa?...




Intervista tratta dal magazine Parco del Frignano - Alto Appennino Modenese -Luglio 2007

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Fabio Civitelli - 25 anni con Tex


A cura di Raffaele Garcea, aprile 2009
Tratta dal sito www.collezioneggio.com/



Il mio primo incontro con Fabio Civitelli è avvenuto in occasione della seconda edizione di Uchronia, a Bellinzona nel settembre 2008. Nel relativo articolo, lo avevo descritto come persona affabile e disponibile, un vero professionista. Non posso che confermare quella prima impressione e sono lieto di potervi presentare l'intervista che mi ha concesso pochi giorni fa, un doveroso omaggio ai 25 anni in cui ci ha fatto sognare insieme a Tex. Dopo averla letta avrete anche voi come me la certezza che in tutti questi anni a sognare con noi c'era anche lui e che continuerà a farci compagnia per tanto, tanto tempo ancora.

1) 25 anni con Tex, un traguardo importante per chi come lei ha contribuito in maniera preponderante al successo del ranger più amato dagli italiani. Un episodio di questi anni che ricorda con particolare emozione?

La fortuna editoriale di Tex è stata costruita da Gian Luigi e Sergio Bonelli con l'apporto fondamentale di Aurelio Galleppini e dei disegnatori che gli sono stati affiancati negli anni sessanta e settanta. Quando io sono stato chiamato a far parte di questo prestigioso staff, nel 1984, la collana godeva già dell'affetto di centinaia di migliaia di lettori e il mio compito, non facile peraltro, è sempre stato quello di non deludere questi lettori appassionati, facendo loro accettare il mio segno forse un po' troppo moderno e, a detta di qualcuno, non molto adatto al genere western.
Questi 25 anni sono stati impegnativi ma pieni di soddisfazioni, l'ultima delle quali l'essere stato chiamato a realizzare l'albo a colori per i sessanta anni di Tex: è stato un momento emozionante e mi ha portato la consapevolezza di non essere più un giovane autore di belle speranze ma un disegnatore sul quale la casa editrice può contare nelle occasioni importanti (mi ha rammentato anche che il tempo passa e in un battibaleno ci siamo trovati a festeggiare un traguardo editoriale che pochi anni fa sembrava molto lontano, ma questo è un altro discorso).

2) Qual'? secondo lei la ragione che tiene ancora così alto il fascino di un personaggio del West come Tex, in questa epoca "elettronica" è

Il west di Tex è allo stesso tempo un luogo rappresentato in modo molto realistico e un palcoscenico fantastico in cui tutto può succedere, in cui l'Avventura può dispiegarsi in tutte le sue forme, e nella nostra epoca così (apparentemente) razionale tutto ciò lo rende interessante e sempre vario.
Però in fin dei conti la ragione principale del fascino che ancora esercita su migliaia di lettori è proprio Tex stesso, un eroe di grande carisma e dal carattere unico. Giovanni Luigi Bonelli ha infuso nel suo personaggio il suo modo di pensare, di agire, di vedere il mondo: Tex è lo specchio che riflette con il linguaggio del fumetto la forte personalit? del suo autore, connotandolo in modo unico e riconoscibile.

3) Ha mai pensato ad un personaggio tutto suo o a realizzare una storia di Tex completamente, storia, sceneggiatura e disegno?

A dire il vero, in parte l'ho già fatto. Più di dieci anni fa ho iniziato a collaborare con Claudio Nizzi alla stesura dei soggetti, grazie anche all'amicizia e alla sintonia che negli anni si sono create tra noi e frutto di questa collaborazione sono state le storie ?IL PRESAGIO?, ?RITORNO A CULVER CITY? e ?TUMAK L'INESORABILE? per la serie regolare e ?IL DUELLO? storia breve a colori per Specchio (1998) e ?IL FUGGITIVO? (Almanacco del West 2005).
Adesso però sto collaborando con altri sceneggiatori, Manfredi per questa storia che sto ultimando e che dovrebbe uscire a Luglio ed Agosto e poi Boselli per una storia di fantasmi e magia che vedrà il ritorno del Morisco, e non so se e quando si ripresenteranno le condizioni per una mia collaborazione ai testi.

4) L'accuratezza dei suoi disegni è qualcosa di straordinario. Ci parla un po' delle tecniche che usa? Riesce in ogni momento a dedicarsi completamente ad una tavola o ci sono tavole che disegna meno volentieri?

Disegnare Tex è un lavoro da maratoneta: le tavole sono tante (da un minimo di 110 per quelle più brevi fino a 330 e oltre) e le scadenze incombono, anche se meno pressanti di una volta poich? l'editore ha pensato bene di ampliare sempre più il parco disegnatori, per cui può capitare nell'arco di due anni di lavoro sulla stessa storia dei momenti di stanchezza creativa, che si riesce comunque a superare con il mestiere e l'esperienza.
Comunque a me piace molto disegnare e alla fine dei conti questo lavoro mi regala più momenti piacevoli che di fatica.
I miei disegni sono molto accurati perchè, come lettore, amo i fumetti ben leggibili, dove si capisca lo svolgimento delle azioni anche senza leggere il testo, e questo mi porta a curare molto la fluidità della narrazione, con una certa cura anche per i paesaggi e la ricostruzione storica di ambienti e abiti.
Un po' ha influito anche il mio interesse per la fotografia, che mi ha insegnato il gusto del particolare e un forte rigore compositivo.
Riguardo alle tecniche che uso devo dire di essere estremamente tradizionale, realizzando i miei disegni per la maggior parte con china e pennello su carta semi ruvida della Fabriano.
Soltanto per quanto riguarda i miei ?puntini? mi avvalgo di pennarelli 01 e 02 caricati a china.
Non uso il computer se non per la documentazione via web.

5) Le sceneggiature che preferisce e dove pensa di dare il meglio di se, quelle classiche o con un pizzico di mistero?
In ogni storia che ricevo cerco di dare il massimo, ma non v?? dubbio che le storie d'atmosfera sono le mie preferite, soprattutto perchè mi danno modo di lavorare su luci notturne, quelle che prediligo.

6) Forse non tutti conoscono il suo rapporto epistolare con il grande Jean Giraud (Moebius). Ci racconta come è nata la cosa e come va avanti? Ha mai pensato ad una coproduzione fra voi due?

La cosa è molto più semplice di quello che possa sembrare: l'anno scorso ho ricevuto una breve lettera vergata a mano dal grande Jean Giraud ( fra l'altro uno dei disegnatori che preferisco in assoluto) in cui ravvisava dei punti di contatto tra il mio Tex e il suo Blueberry, e avendo apprezzato il mio lavoro, si complimentava con me.
Solo queste poche righe mi fecero toccare il cielo con un dito, ma non era finita qui: nella busta c'erano due disegni originali di Giraud, uno raffigurante Arzach e firmato Moebius, e l'altro una sua personale interpretazione di Tex firmata Gir! Inutile dire che adesso queste due opere campeggiano in bella cornice sulle pareti del mio studio e mi tengono compagnia mentre lavoro.
Naturalmente ho scritto una lettera di ringraziamento, alla quale ho allegato un disegno raffigurante una mia interpretazione di Blueberry, che gli ho inviato tramite Jean Pierre Dionnet. Ma mi era comunque rimasto il dubbio su come Giraud avesse conosciuto i miei lavori, dato che attualmente Tex non è pubblicato in Francia: per una fortunata coincidenza nel mio ultimo viaggio in Portogallo, per partecipare con la mostra sui 60 anni di Tex al Festival di Amadora, ho incontrato e frequentato lo stesso Dionnet, il quale mi ha raccontato di come il maestro francese si tenga aggiornato su tutto quello che si pubblica nel mondo, compreso il fumetto italiano che ben conosce e apprezza.
Per ora la cosa è finita qui, ma mi riprometto, la prossima volta che andr? a Parigi, di fare una visita a questo gigante del fumetto.

7) E a proposito di collaborazioni, come è nata la sua amicizia con Sergio Pignatone? Avremo ancora il piacere di ammirare altri portfolio o pubblicazioni di suoi disegni con la casa editrice Little Nemo?

Mi onoro di essere amico di Sergio Pignatone da molti anni, ma una collaborazione vera e propria è nata con la realizzazione, a cura del super appassionato Giovanni Battista Verger, dei bellissimi volumi della serie ?CAVALCANDO CON TEX?, per i quali ho fatto molte illustrazioni. In seguito Pignatone, dopo aver acquistato gli originali di alcune mie storie, ha realizzato il volume ?IL WEST SECONDO CIVITELLI? e mi ha organizzato una serie di mostre in tutta Italia. Il nostro rapporto si è fatto così sempre più intenso e sta portando alla realizzazione di un nuovo volume di illustrazioni inedite dedicate a Tex e al suo universo, soprattutto come ambienti e situazioni tipiche. E? un progetto al quale sto lavorando con l'amico Verger ormai da alcuni anni e che potrebbe vedere la luce già questo autunno, magari per il salone di Lucca.

8) Cosa pensa del collezionismo di fumetti e tavole originali, è anche lei collezionista?

Mi dispiace, ma pur essendo un forte lettore non ho mai avuto amore per il collezionismo; naturalmente conosco e sono amico personale di molti appassionati collezionisti, che rappresentano il nostro pubblico più affezionato ma anche esigente.
Solo da pochi anni ho cominciato a vendere tavole originali, grazie all'insistenza di Sergio Pignatone, e devo dire che questo mercato è molto interessante e può rappresentare anche una piccola fonte in più di guadagno per i disegnatori.

9) Il fumetto italiano al di l' della Bonelli, quali sono secondo lei gli autori e disegnatori emergenti?

Non avendo mai fatto distinzioni sul fumetto ?d'autore? o ?popolare?, voglio citare Gipi, poi Recchioni e Cremona, il cui ?David Murphy 911° mi è sembrato una delle cose più interessanti degli ultimi tempi, e una menzione particolare per il mio amico Patrizio Evangelisti per il lavoro fantastico che ha fatto per ?Termite Bianca?.

10) Quanto è importante per lei il rapporto diretto con i lettori?

Quanto io tenga al contatto diretto con il mio pubblico lo dimostrano le quattordici mostre alle quali ho partecipato nel solo 2008: un tour de force al quale mi sono sottoposto più che volentieri, ma che adesso ho dovuto momentaneamente sospendere per impegni pressanti nelle consegne e per qualche problemino di salute.

11) A quando copertine disegnate da Civitelli?

Questo non dipende certamente da me, dovete chiederlo a Sergio Bonelli. Comunque posso dire solo che se un giorno in Casa Editrice avranno bisogno di me per qualche copertina, non mi tirer? certo indietro. Per quanto riguarda Tex, devo dire che siamo messi molto bene: il mio amico Claudio Villa è uno dei migliori disegnatori italiani in assoluto e un magnifico copertinista. Non vedo sinceramente come si potrebbe fare di meglio.

12) Una domanda che le piacerebbe ricevere ma nessuno le ha mai fatto? Con relativa risposta, si intende .

Per concludere in stile Marzullo questa bella chiacchierata, posso farmi tranquillamente questa domanda:
Data la mia passione fin da bambino per i fumetti e per i libri, perchè cavolo ho scelto di fare il disegnatore e consumarmi gli occhi sulle vignette fino a tarda notte, quando con molta meno fatica (e più guadagno) avrei potuto fare lo sceneggiatore?
Non so darmi una risposta precisa: forse perchè mi piace guardare il mondo e interpretarlo con il disegno, forse perchè non riesco a stare più di qualche giorno senza prendere i pennelli in mano, forse perchè queste non sono scelte che si fanno razionalmente, fatto sta che è andata così, e a me va bene comunque.



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