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Intervista esclusiva al grandissimo ROSSANO ROSSI nel blog portoghese di Tex! (Con la collaborazione di Carlo Monni e Enzo Pedroni per la formulazione delle domande e di Gianni Petino per le traduzioni e le revisioni ed alcuni foto di Omar Bacis.)

Con alcune tavole della nuova storia di Tex che sta realizzando, più alcuni disegni del nostro eroe!

Versione italiana - http://texwiller. blog.com/3952178/

Versione portoghese - http://texwiller. blog.com/3952255/

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Intervista a Sergio Bonelli.

Articolo scritto da Rocco Bianchi per il Corriere del Ticino, apparso sullo stesso di sabato 27 settembre 2008:



<h1>SessanTex</h1>
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<h4>Il celebre eroe dei fumetti festeggia i 60 anni</h4>
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<h6>L'intervista</h6>
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<b>CdT: è vero che Lei non sente particolarmente questo anniversario?</b>
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"Vero. Forse uno psichiatra direbbe che lo trascuro per vigliaccheria. Perchè non so cosa fare. Il pubblico, che è abituato ad altre manifestazioni, pretende cose che on riusciamo a dare".
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<b>In che senso?</b>
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"Quando abbiamo festeggiato il quarantennale della seria -una cosa unica al mondo!- abbiamo fatto una bella mostra, con ricostruzioni ambientali e altre cose per vivacizzarla un po'. Ma già per il cinquantesimo abbiamo regalato un libro, come quest'anno. Perchè fare libri è l'unica cosa che sappiamo fare. è molto difficile organizzare anche solo un mini-evento per una ricorrenza".
<br/>
<b>Al di l' delle vostre forze?</b>
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"Non abbiamo una grande struttura, lo può benissimo vedere dalla nostra sede. Per qualche anno abbiamo organizzato un festival del film dell'orrore per Dylan Dog. La testata stava andando alla grande, e io intendevo così contraccambiare l'entusiasmo del pubblico. Avevamo affittato il Palatrussardi e venivano tutti i giorni, per una decina di giorni, 6/7000 ragazzi. Era impressionante".
<br/>
<b>Impossibile continuare?</b>
<br/>
"Diciamo che le autorit? non ci hanno dato un grande aiuto. Ma soprattutto abbiamo passato mesi a faticare come dei matti e dieci giorni tremendi, sperando che tutto andasse bene. Non siamo una grande casa editrice con una sovrabbondanza di personale; qui siamo quelli che siamo".
<br/>
<b>In effetti qui più che una casa editrice sembra un appartamento...</b>
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"Io ci vivo quasi sempre. Pure il sabato e la domenica vengo qui. è chiaro che ci porto i miei quadri, ci lascio i miei juke-box, i giradischi... le mie cose. Se sono a Milano, proprio per un mio sistema di vita, sto meglio in ufficio che a vasa, e allora ha sempre preso più la faccia mia. E il mio disordine".
<br/>
<b>Torniamo a Tex: se potesse, come lo cambierebbe?</b>
<br/>
"Ma, rispetto agli esordi, è già cambiato! Avevo iniziato io, rendendolo più riflessivo, e poi hanno continuato, più o meno involontariamente, gli autori che sono venuti dopo di me. Ciò non toglie che, stando almeno a quanto mi scrivono ancora oggi i lettori, quello preferito era il primo, quello di mio pap?. Proprio perchè era fuori da ogni logica".
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<b>La totale sospensione dell'incredulità, è questo che affascina?</b>
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"Sembra proprio così. Anche se, a onor del vero, c'è anche chi mi scrive per chiedermi di farlo più moderno. Ma sono la minoranza".
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<b>Cosa le chiede questa?</b>
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"Una donna, soprattutto. Vorrebbero una maggiore presenza femminile; non dico una storia erotica, ma un eroe con a fianco la sua eroina, come oggi al cinema. Ma io ritengo che la maggioranza non sarebbe d'accordo, per cui...".
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<b>Nel numero per il sessantesimo però avete rispolverato la moglie morta.</b>
<br/>
"Si, e se non ricordo male a un certo punto c'è pure un casto bacio. Ma Bonelli-padre (lo chiama proprio così, ndr.) l'aveva fatta morire subito proprio perchè gli dava fastidio nello sviluppo dell'avventura, che era e doveva rimanere un mondo del tutto maschile".
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<b>Eppure il primo Tex ha avuto un'evoluzione: dapprima fuorilegge poi ranger; da giovane scapolone a uomo sposato con un figlio... Solo una volta morta la moglie e diventato adulto il figlio Kit tutto si è fermato. Come mai?</b>
<br/>
"Bisogna pensare ai tempi in cui Tex è nato, il 1948 (il matrimonio e il figlio sono di pochi anni dopo), e soprattutto al fatto che all'inizio il personaggio non aveva un grande successo. Altri erano le serie - <i>Il grande Blek, Capitan Miki, Il piccolo sceriffo...</i>- che incontravano i favori del pubblico. E lui, che era un grande professionista, se ne chiedeva i motivi".
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<b>E che conclusioni ha tratto?</b>
<br/>
"Bonelli padre scriveva per un pubblico semi-adulto o adulto, non per ragazzini di 8-12 anni, che quindi si immedesimavano poco con il suo personaggio. Ecco che allora gli ha fatto comodo costruirgli una famiglia, accalappiando in tal modo anche parte dei lettori che erano abituati agli eroi-bambini. Per di più gli scelse una moglie indiana: una grande intuizione, in anticipo rispetto alla rivisitazione del genere western attuata dal cinema".
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<b>Scelta però, come detto, abbandonata abbastanza velocemente...</b>
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"La cosa più importante da capire, e che io non riesco mai a spiegare bene, è che Tex nasce e va avanti, per lo meno nei primi tempi, in modo un po' casuale. Oggi invece è tutto diverso".
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<b>Diverso come?</b>
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"Le farà un esempio. Prima parlavo con Luca Enoch per una nuova serie sua. Mi ha mostrato tutto: le caratteristiche del personaggio e degli albi per i prossimi mesi, se non di più. Farei anch'io così se dovessi mettermi a scrivere ancora di fumetti".</b>
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<b>Tex nel 1948 invece?</b>
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"Nasce un po' a casaccio. Fin dal nome, con mia madre che aveva paura che con la parola Killer avremmo avuto problemi; per questo è stato cambiato in Willer. Del resto mio padre non se ne preoccupava troppo: pensava che, come quasi tutti i fumetti dell'epoca, anche questo sarebbe durato poco e poi sarebbe stato costretto a cambiare".
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<b>Mai profezia si è rivelata più errata...</b>
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"Evidentemente. Ma è per questo che il primo Tex è pieno di ripetizioni. E di contraddizioni".
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<b>Non ha mai pensato di far continuare la saga famigliare?</b>
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"Io no. Anzi, quando lo scrivevo io Tex lo mettevo o da solo o al massimo in due. Era mio padre che ha voluto che fossero quattro, perchè era un maniaco dei tre (che poi in realtà sono quattro) moschettieri. Uno per tutti tutti per uno e lui sembrava bello. In realtà non è così".
<br/>
"Anzitutto perchè disegnatori e sceneggiatori sono disperati, che i problemi da risolvere non sono indifferenti (parla uno ma nel contempo devono parlare gli altri tre...). E poi per i personaggi: il figlio è un doppione del pap?; Kit Carson è stato stravolto fin in maniera esagerata ed è diventato una macchietta, una spalla quasi comica con continui battibecchi con Tex; e Tiger Jack, che è quello che preferisco, interviene poco, è spesso in secondo piano".
<br/>
<b>Moltiplicare i personaggi quindi non se ne parla proprio?</b>
<br/>
"In realtà c'è stato un momento, negli anni '50, quando come detto impazzavano gli eroi-bambino, in cui mio padre mi aveva proposto una serie dove il protagonista era Kit Willer, il figlio di Tex. Ho ancora l' i soggetti, che non sono però mai stati disegnati".
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<b>Per quale motivo il progetto non è andato in porto?</b>
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"Ero giovane, ma già cominciavo ad avere la mia autorit? (già mi occupavo della casa editrice). Secondo me era passato il momento dell'eroe-bambino - Il <i>Piccolo ranger</i> e il <i>Ragazzo nel Far West</i>, che scrivevo io, andavano così così - per cui decisi di non farlo".
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<b>Quand'? che Tex ha iniziato a decollare?</b>
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"Con mia madre, che era bravissima a far di conto, avevamo intuito che i lettori avevano un po' più di soldi e volevano più pagine. Cosè siamo passati dal formato della striscia al quaderno, che ora chiamano appunto "formato Bonelli". è stata la decisione chiave, quella che ha cambiato tutto. Non un boom, ma un aumento costante di 10.000 copie al mese".
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<b>Questo le ha dato problemi?</b>
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"Più che altro ho dovuto aumentare il numero dei disegnatori, e non c'è nulla che faccia male a un giornale come cambiare il disegnatore. Per lo meno una volta, che adesso i lettori si sono abituati al cambio del segno grafico".
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<b>E allora che reazioni ebbero?</b>
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"Anche se ho cercato di scegliere disegnatori che si avvicinavano al segno di GAlleppini, all'inizio ho avuto un momento negativo. Per fortuna il personaggio è stato ed è talmente forte, che ha retto".
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<b>Aurelio Galleppini, detto Galep, è stato l'altro grande artefice del successo di Tex, nevvero?</b>
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"Il suo segno è piaciuto subito moltissimo. Ma a parte l'aspetto creativo, il suo grande merito è stato quello di aver sgobbato come un matto giorno e notte, di essersi sacrificato per il suo personaggio. Solo quando era malato qualcuno, seminascosto, gli dava una mano. Ma se ne sono accorti solo gli esperti".
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<b>Prima ha introdotto nuovi disegnatori, poi nuovi autori. Quale passaggio è stato più difficile?</b>
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"Bonelli padre era affezionatissimo al suo Tex, e non mollava; non si fidava di nessuno. Poi, con l'età, ha cominciato a fare un po' più di fatica a scrivere, e li ha iniziato a cedere. Il primo sceneggiatore diverso da lui sono stato io, che non avevo una grande esperienza (diceva che andavo bene per Paperino e Topolino perchè ero più bravo a scrivere scenette comiche che quelle drammatiche) ma ero pur sempre suo figlio. Gli ho comunque dovuto garantire che gliele avrei fatte rileggere, le mie storie. Poi lentamente sono arrivati pure degli estranei, anche se non è facile trovare qualcuno che scriva circa 100 pagine al mese".
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<b>E sempre sul vecchio west, per di più.</b>
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"Si, Tex è legato a questa atmosfera, che però è un periodo che dura poco, 50 anni al massimo. Ormai abbiamo sfruttato tutto, qualsiasi episodio (ed i vari passati??? -nota di Tex Fanatico). Tant'? che già mio padre ogni tanto immetteva elementi fantastici o soprannaturali, come il mago Mefisto. Chiaro che le storie alla fine sono sempre quelle, con solo qualche minima variazione. Tuttavia il lettore è contento, si accontenta di poco... (ma lo crede sul serio??? - sempre nota di Tex Fanatico)".
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<b>Quanto durer? ancora secondo Lei Tex?</b>
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"Non dovrei dirlo, perchè io meno gramo e faccio il gufo da parecchi anni. è da tempo che dico che tutti i fumetti, non solo Tex, finiranno presto. Ma sono sempre stato smentito, anche se il mercato è in deciso calo (<a href="http://texwiller.forumfree.org/index.php?&showtopic=1464" target="_blank">vedi articolo e discussione</a>). Io dico che, visto l'andazzo generale, regge ancora 5 anni".
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<div align="right"<h6>Rocco Bianchi</h6></div>

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Auguri Tex, eroe per amico


Il personaggio Bonelli compie 60 anni

Intervista a Sergio Bonelli di Domenico Catagnano, apparsa nel settembre 2008 su www.tgcom. mediaset. it


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Quella di ?Tex, un eroe per amico? è una citazione, che si riferisce all'omonimo titolo di un preziosissimo volume uscito dieci anni fa che festeggiava il cinquantennale del ranger. Mezzo secolo sembrava davvero un'eternit?, un incredibile traguardo per un personaggio nato senza grosse pretese e che invece è diventato uno dei punti di riferimento del fumetto italiano. Un amico, insomma, per diverse generazioni.

E ora gli anni sono diventati sessanta, considerato che il 30 settembre del 1948 faceva la sua comparsa ?Il totem misterioso?, prima striscia della lunga saga. E con chi se non con Sergio Bonelli, figlio di Gian Luigi, il creatore di Tex Willer, oggi editore delle sue avventure, si possono scambiare quattro chiacchiere per festeggiare l'evento?


Peste, sono già sessanta! Niente male per un personaggio su cui all'inizio suo padre non aveva scommesso?

Proprio così. In quel periodo mio padre e Galep (al secolo Aurelio Galleppini, il disegnatore per eccellenza di Tex, ndr) lavoravano su Occhio Cupo. Galep aveva una mano straordinaria e si ispirava ai grandi disegnatori americani, Alex Raymond in primis. Occhio Cupo era un albo destinato a un ?lite che capisse un disegno raffinato, curato. Galep lo disegnava con tutti i crismi di giorno e poi, alla sera, a tempo perso, faceva queste striscette su un cowboy che era destinato a diventare uno dei tanti che erano nelle edicole di quel periodo. Con nostra grande sorpresa Occhio Cupo non ha avuto successo, mentre questa strisciolina disegnata in gran fretta e che mio padre scriveva molto velocemente via via ha riscosso i consensi dei lettori, nonostante lo ritenessimo un prodotto di serie B.

Ma fu successo immediato?

No, Tex ha cominciato ad andare bene dieci anni dopo la sua nascita, i primi anni sono stati faticosi. In quel periodo il western andava forte, c'erano fumetti tipo "Il piccolo sceriffo", "Capitan Miki" e "Grande Blek" che erano scritti per i ragazzi. Bonelli padre scriveva per un pubblico un po' più adulto, e Tex tardava ad affermarsi. Una volta esploso, è stato in inarrestabile ascesa fino agli anni '80.

E oggi come va?

Inutile nasconderlo, abbiamo perso molti lettori rispetto a quindici-vent'anni fa, vendiamo un po' più di un terzo se facciamo il confronto col periodo d'oro. Tex però tra i fumetti della nostra casa editrice è quello che vende ancora di più, 220-230mila copie al mese. E? seguito da Dylan Dog, già il terzo che è Nathan Never vende solo 60mila copie. Con alcune testate faccio fatica ad arrivare alle 40mila copie.

E? possibile fare l'identikit del lettore medio di Tex?

E' una persona matura, non un ragazzino, e condivide con noi quei valori in cui credeva tanti anni fa e che magari un po' ingenuamente segue anche oggi. Tex è la rappresentazione di chi sta con i deboli, con la giustizia, rappresenta il trionfo dell'amicizia, della lealt?, persino della famiglia. E sono lettori molto affezionati al personaggio, basta vedere come seguono anche le ristampe?

Cio??

Quelle della serie regolare vanno ancora bene, vendono 30-40mila copie al mese, ed è una cosa impensabile perchè praticamente noi ristampiamo il personaggio da sempre. Ma ci hanno sorpreso, fino a un certo punto, quelle fuori serie realizzare col gruppo l'Espresso. Vuoi la novità del colore, o la carta bella, o l'edizione che è più elegante, fatto sta che anche il lettore "storico" di Tex le ha acquistate, forse perchè la sua collezione sta un po' invecchiando?

Ma torniamo al 1948, al sodalizio tra suo padre e Galep?

Quell'anno Galleppini lavorava e abitava già a casa nostra, a Milano, perchè in quel periodo trovare alloggio in città era cosa difficilissima. Erano due persone diverse, mio padre era estroverso, super orgoglioso del proprio lavoro e ovunque andassimo veniva sempre fuori che lui era quello che scriveva Tex. Il fumetto è stata la motivazione della sua vita. Galleppini era tutto il contrario, stava molto per conto suo. Era un uomo tutto casa e famiglia, non dava troppa confidenza. Loro due si vedevano abbastanza spesso, anche se Galleppini si stabil' in Liguria. Andavano d'accordo, forse anche perchè abitavano distanti. D'estate andavano a fare le vacanze assieme sulle Dolomiti.

Due personalit? molto diverse, quindi?

S?, e nel lavoro in fondo nessuno dei due ha cercato di sovrastare l'altro. Spesso è il disegnatore che si pone in quest'ottica dominante, ma Galleppini non ha mai cercato di mettere nel fumetto la sua grande abilità in modo da distrarre dal racconto, anzi, molto umilmente, da grande professionista, si metteva al servizio del racconto, e forse anche questo è piaciuto ai lettori. Il loro è stato un incontro giusto al momento giusto.

Suo padre raccontava l'America del west ma non ci era mai stato. A cosa si ispirava?

Lui andava tantissimo al cinema e leggeva molta letteratura popolare americana, sapeva a memoria Jack London e amava molto Zane Grey. Gli piaceva ritenersi come Salgari, che descriveva i posti senza esserci mai stato. Ma alla fine in America ce l'ho portato io?

Ci racconti?

Era il 1988. Io, lui, che aveva già 80 anni, e mio fratello, facemmo un percorso molto texiano, dall'Arizona al New Mexico. Lui faceva finta di niente, di non sorprendersi di nulla, ma noi capivamo che era molto felice di stare l'. E chiaramente non mancarono bistecche alte due, tre e quattro dita con patatine, che facevano parte regolarmente della sua dieta.

Per i sessant?anni è uscito un albo tutto a colori, come nella miglior tradizione delle ricorrenze in casa Bonelli, dove torna in un flashback Lilyth, la moglie indiana di Tex, forse fatta morire troppo presto. Come sarebbero state le avventure di un Tex sposato?

Quando andavamo al cinema a vedere i western, a mio padre piacevano le eroine dei film d'avventura, non gli davano fastidio. Ma il pubblico quando spuntava una donna che diceva al protagonista di non andare allo scontro fischiava, vedeva malvolentieri questa presenza femminile. Bonelli era un sostenitore del filone avventuroso e in fondo anche un po' violento. Finch? gli ha fatto comodo che Tex avesse una moglie, l'ha tenuta. Appena ha capito che poteva dargli fastidio, l'ha eliminata.

Invece è ?sopravissuto? il figlio, Kit Willer?

Allora andavano forte gli albi con protagonisti bambini, e lui, che aveva visto la difficolt? iniziale di Tex perchè lo rivolgeva ai grandi, aveva aggiunto un personaggio giovane per conquistare un'altra fetta di lettori. Pensi che avevamo previsto una serie in cui si vedeva solo Kit Willer, ma poi abbiamo cambiato idea. E? un personaggio che, mi rendo conto, ha pochi tratti caratteristici, ma mio padre lo ha tenuto vita perchè gli ricordava una sua passione giovanile?

Ossia?

Con Tex, Kit Willer, Kit Carson e Tiger Jack lui ha ricreato i quattro moschettieri. Amava tantissimo Dumas, l'idea di avere quattro personaggi lo riportava allo scrittore francese.

In allegato al numero del sessantesimo anche un romanzo scritto da Gian Luigi Bonelli nel 1951, ?Il massacro di Goldena?, una ver? rarit? che mostra un lato poco noto di suo padre?

Lui era un appassionato di letture popolari, ed era inevitabile che avesse la tentazione di diventare il nuovo Salgari. I suoi romanzi sono cose scritte negli anni '30, e mostrano tutti i segni del tempo. C'è stato un momento in cui si era appassionato agli americani che scrivevano polizieschi tosti, duri, tipo Mickey Spillane. Aveva preso una cotta per un certo tipo di letteratura sia gialla che western alla Louis L'Amour, gli era venuta voglia di scrivere queste cose, voglia che poi gli è passata alla svelta e non gli è più tornata. Mio padre era un entusiasta, e passando ai fumetti trov? un modo di raccontare talmente nuovo che risult? più vicino alle sue corde. Era affascinato dal cinema, quindi dal movimento, e tutto quello che era esprimibile in questa maniera gli dava più soddisfazione. Aveva capito insomma che per lui era meglio raccontare le storie con le figure più che con le sole parole. E ?Il massacro di Goldena?, nato come romanzo, divent? anch?esso anni dopo un'avventura a fumetti disegnata da Ticci.

Domandina finale tanto scontata quanto necessaria: nell'attesa di altre ricorrenze, quali novità ci riserva il futuro di Tex?

Io sono un sostenitore della tradizione, ogni tanto cambiamo sceneggiatori o disegnatori e questo ogni tanto ci preoccupa perchè il pubblico vorrebbe che noi non cambiassimo mai. Ho il problema opposto rispetto ad altri editori: invece che inventare cose nuove per Tex devo salvaguardare gli schemi abituali che i lettori apprezzano. A noi piace l'idea che sia un portabandiera del modo di sceneggiare e di proporre delle storie che oggi non vanno più.

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In effetti il dato fornito da Sergio Bonelli a proposito delle ristampe texiane è davvero stupefacente, oltre che molto istruttivo: 30 - 40.000 copie vendute farebbero la felicit? di gran parte degli autori e degli editori di serie di fumetti ( mi pare di aver sentito che "Zagor", bench? sia una testata bonelliana storica, seconda solo a "Tex" per longevit?, non venda più di 50.000 copie per l'inedito ).

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A proposito delle funeree previsioni di Sergio Bonelli, ritengo si possa tranquillamente pensare che si tratti di espressioni di scaramanzia: una testata da 230 - 250.000 copie non chiude nel giro di appena cinque anni nemmeno in caso di un crollo verticale e inopinato delle vendite ( che non c'è stato per Tex nemmeno nella prima metà degli anni Ottanta, in cui si è soltanto accentuata l'erosione iniziata già negli ultimi anni Settanta ); del resto, anche ammettendo che il pubblico texiano non si accreca molto in ambito giovanile, iniziative come la "Collezione Storica a colori" non potranno non riavvicinare vecchi lettori e attirarne di nuovi .

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Intervista esclusiva al grandissimo MARCO BIANCHINI nel blog portoghese di Tex! (Con la collaborazione di Carlo Monni ed Enzo Pedroni per la formulazione delle domande e di Gianni Petino per le traduzioni e le revisioni.)

Versione italiana - http://texwiller. blog.com/4078062/

Versione portoghese - http://texwiller. blog.com/4078432/

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da ARCHIVIO EPOCA D'ORO

intervista a Sergio Bonelli

Se Gianluigi Bonelli è il pap? di Tex, Sergio che di Gianluigi è figlio, è anche un po' ?fratello? di Aquila della Notte. Ma Sergio Bonelli, classe 1932, di Tex è soprattutto l'editore, a capo di una casa editrice che ogni mese sforna milioni di albi a fumetti: da Tex a Zagor, da Mister No a Martin Myst?re, da Dylan Dog a Nathan Never.
Oggi arriva in edicola il nuovo ?Texone?, l'albo gigante che ogni anno viene affidato a un autore, un disegnatore solitamente esterno al tradizionale staff della Bonelli. E questa volta tocca al grande Magnus, scomparso recentemente, con un albo attesissimo, anche per il lungo periodo (quasi sette anni) che il disegnatore ci ha messo a completarlo.
Ne è venuta fuori un'opera di grande rigore documentario e di grandissima raffinatezza grafica, una serie di tavole minuziose, affascinanti ed emozionanti.
Sergio Bonelli, quando le è nata la passione per il West?
La mia è una passione per l'avventura in generale, non solo per il West. Parte dalle letture, dai giornali e dai libri che mio padre mi portava a casa. Anche dai film che mi portava a vedere, come I lancieri del Bengala, La gloriosa avventura. Lui stesso mi spingeva alle sue letture, che erano Le miniere di Re Salomone o la famosa Collezione rossa di Sonzogno, con autori come London, Curnwood, Conrad. Mio padre era molto appassionato dei personaggi di capa e spada alla Primula Rossa, mentre io mi appassionavo di più a narratori come Zane Grey.
La passione per il West è maturata in seguito, negli anni Cinquanta, quando la sua esplosione surclassè k?avventura di tipo coloniale. Allora ero totalmente digiuno di cose western, ma a poco a poco mi sono documentato, sulle riviste americane che a Milano erano contese nelle due uniche librerie in cui arrivavano. Una era in Piazze della Scala e mi ricordo che ce la battevamo allo sprint io e Roy D'Ami, un grande autore di storie e fumetti western.

Che effetto fa essere il ?fratello? di Tex, e quanto ha influito sulla sua passione per i fumetti?

Quando entr? in gioco Tex o ero già un ragazzo maturo, avevo sedici ani e mi ero appassionato ai fumetti molto prima. Nel ?39 e ?40 mio padre era un dipendente della casa editrice Dardo e le visite nello studio dell'editore Casarotti sono per me un ricordo emozionante: mi regalavano sempre gli albi a fumetti prima che uscissero in edicola, e questo per me era un punto d'onore.

Per Sergio Bonelli che cosa sono il West e la Frontiera?
Per me il West rappresenta un teatro, per un certo tempo unico e poi superato, in cui far agire quelli che sono gli strumenti della mia fantasia. Dal lato dell'appassionato il West mi affascinava come studioso di storia, dal lato dell'editore come un territorio poco sfruttato, studiato e conosciuto male, che andava approfondito.

Insomma era un western un po' alla carlona?

S?, ma a poco a poco, con gli strumenti d'informazione le cose sono cambiate. Io, i miei autori e disegnatori ci siamo documentati e queste conoscenze hanno dato nuovi risvolti alle avventure tradizionali. Anche se poi la passione per il West si è affievolita in me e, a partire dagli anni Settanta, mi sono buttato anima e corpo sull'Amazzonia.

Allora preferisce l'Amazzonia del suo Mister No?

S?, è un territorio che ho vissuto più da vicino, ci sono stato una quindicina di volte. Quando vado in pellegrinaggio nel West faccio fatica a far scattare il meccanismo dell'immaginazione perchè sono circondato da distributori di benzina, da pullman. E invece le prime volte in cui sono arrivato in Amazzonia c'era una frontiera tutta da scoprire, sostanzialmente intatta.

Torniamo al West. Oggi l'avventura sembra seguire altre strade che non sembrano coincidere con i desideri dei ragazzi. Che cosa ne pensa?
Le generazioni più recenti non avvertono la stessa voglia di sognare e di trasferirsi in un mondo fantastico, quella che è tenuta viva da noi e da un gruppo abbastanza folto in sintonia con noi. Nei ?bonelliani? non vedo la generazione del presente, vedo piuttosto un gruppo di persone non totalmente inserite nella realtà, a cui questo mondo non piace più d tanto. Per fare un esempio, quelli che leggono la fantascienza di Nathan Never sono ben diversi dai lettori di Tex.

Non ci sono giovani tra i lettori di Tex?

Qualcuno c'è, ovviamente, sempre. Ma la maggioranza sono dei non più giovani che non hanno voglia di invecchiare, che si attaccano alla realtà western proprio perchè fanno fatica a vedere nella realtà odierna un'avventura emozionante.

Dunque il West non è più un panorama interessante?

Vent?anni di viaggi di gruppo hanno trasformato il West in un viaggio aziendale alla portata di tutti, e del mistero di quei luoghi resta poco di credibile.

Veniamo a Tex. Le piace?

S?, mi piace, però ogni tanto ho delle perplessit? perchè riproduce un modello lontano da me. Ho sempre fatto molta fatica a scriverne le storie (Sergio Bonelli è anche sceneggiatore, ndr), perchè il personaggio ha una sicurezza che in certi casi diventa perfino arroganza. Sono più favorevole a personaggi meno sicuri di sè, più complicati. E quando scrivo io una sua storia mi chiedo come l'avrebbe fatta mio padre, e se i 350.000 che lo comprano lo apprezzano più spaccone o con qualche dubbio in più.

Sergio Bonelli editore di Tex ha mai avuto contrasti con Gianluigi Bonelli, autore di Tex?
Contrasti veri e propri mai, anche perchè è tanta la stima che avevo e ho di mio padre (il vecchio Bonelli, oggi ha 88 anni e si gode un meritato riposo tra Loano e Montecarlo, ndr). Gli davo dei suggerimenti che accettava per farmi piacere, ma che spesso non condivideva. Mi ricordo che in una storia avevo suggerito un incontro-scontro tra Tex e Buffalo Bill, in cui il cacciatore di bisonti aveva la peggio. Mio padre che era un ammiratore di Buffalo Bill, quello della leggenda, eroico e coraggioso e non quello vero che è anche un figura che ha sfruttato gli indiani nei suoi circhi, si è trovato in imbarazzo perchè non voleva che Tex battesse Buffalo Bill. E così alla fine c'è stato un 1 a 1.

Di Tex ci ha detto quello che non le piace. E quello che le piace?

Il senso di libertà: Tex è uno che se ne va dove vuole, dall'Alaska alla Florida e mi divertiva che agli inizi non dovessimo spiegarlo più di tanto. Oggi è diverso. Non si può far agire Tex a San Francisco e il giorno dopo ritrovarlo a Washington, perchè ai suoi tempi ci volevano quattro mesi di viaggio. E se per caso lo facciamo, dobbiamo dare delle spiegazioni plausibili.

E questo ?Texone? disegnato da Magnus le piace?

Molto, ed è stata una grande sorpresa. Magnus è stato un genio del bianco e nero, ha inventato uno stile fatto di netti contrasti che ha fatto scuola. E invece questa volta ha tirato fuori un'opera raffinata con pagine che assomigliano alle stampe del Dor?, a certe xilografie ottocentesche. Ma quando era vivo domande non gliene facevo mai, perchè avevo paura di turbare un equilibrio difficile: Magnus aveva un rapporto conflittuale con il Tex a cui lavorava e no a caso ci ha messo sei anni. Mi dicono che sono un editore ?interventista?, e ci tengo, però con lui non lo sono stato e avevo deciso di accettare qualsiasi cosa mi proponesse.

A quali autori sono affidati i futuri ?Texoni??

Bernet, Font, Joe Kubert e a Parlov, un nostro disegnatore di cui sono molto orgoglioso. E forse Colin Wilson, un australiano che vive in Francia e che è l'attuale disegnatore di Blueberry.

Le sarebbe piaciuto un Tex disegnato da Pratt?

Gliel'ho chiesto più di una volta, ma per fortuna non l'ha mai fatto ed io per primo ne ero poco convinto. Eravamo molto amici e lui mi faceva sempre degli scherzi, come quella volta che gli dissi che mi sarebbe piaciuto che mi disegnasse una storia sugli Zul'. Mi disse di sè, ma poi mi confessè che l'aveva già venduta alla rivista Linus. Tra me e Hugo c'era una grande complicità, andava bene per andare a spasso insieme, ma funzionava meno sul lavoro.

Le sarebbe piaciuto vivere all'epoca del West?

No, non mi sarebbe piaciuto, perchè sarei stato sicuramente una vittima. Col mio carattere sarei finito a vendere caramelle in un ?drugstore?, o forse sarei stato uno di quegli impiegati strapazzati da Tex e Kit Carson. No, sicuramente in quel mondo non avrei avuto un grande futuro.

Beh, magari sarebbe diventato editore di qualche giornale o di qualche gazzetta?

S?, però un po' vigliacco. E se qualche bandito fosse venuto a chiedermi di cancellare un titolo, gliel'avrei cancellato subito.

(l'intervista è stata fatta nel 1996, le tirature in quell'anno erano 350.000)

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Devi avere molto materiale nel tuo archivio corvo59, potresti mandare altre interviste di altri disegnatori o sceneggiatori, perchè questa intervista fatta a Sergio Bonelli mi è piaciuta moltissimo e ne vorrei vedere delle altre interessanti come questa, puoi?

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si, ho molto materiale che alcune volte non so neanche da dove salti fuori. Da quando ho conosciuto Tex almeno un'ora della mia giornata l'ho dedicata a lui e ora mi ritrovo un sacco di cartelle piene di fogli, appunti ecc.. Negli ultimi 3 anni anche molte ore al giorno (forse con futura soddisfazione). ok, domani posto qualcosa sui disegnatori!ps-io dico "domani" ma magari poi non riesco a prendere la connessione al forum come mi capita ultimamente... questa settimana mi è stato praticamente impossibile farlo! :angry:

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Dovresti pensare alla stesura di un altro libro, Corvo59! magari un bel volumone! Sarebbe sicuramente più interessante di tutte le altre proposte editoriali apparse negli ultimi anni...

intanto già forse prima di Natale riesco a pubblicare un libro (un p? tecnico, per la verità) che riguarder? Originali, Collezionismo, Interviste, Valutazioni, Cronologie e disegni: nulla di nuovo sotto il sole. Avrà però un chicca: un bel poster 50x70 con tutta la cronologia dal 1948 al 1972. Avrebbe dovuto avere anche un dvd con le immagini di quando andai a casa dei disegnatori per fare 2 chiacchiere sui disegni della serie(soprattutto Galep) ma occorre un grosso lavoro di montaggio, pulizia, musiche ecc.. che non so se riuscir? a fare. Ma, hai ragione, forse manca un libro come quello che suggerisci tu!se dovessi intraprendere questo lavoro spero ci sia gente disposta a collaborare :generaleN:

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sempre dall'ARCHIVIO. senza fonte



Intorno a uno dei personaggi più popolari dei fumetti italiani è scoppiata una polemica: Tex Willer è un rivoluzionario o un socialdemocratico? ?Francamente mi pare un can can eccessivo?, dice l'autore.

Tex Willer uguale Giorgio Amendola? Un interrogativo inquietante, saltato fuori da una polemica inaspettata. Mentre i grandi intellettuali comunisti discutono sulla funzione loro e del loro partito e del rapporto con lo Stato, i piccoli si accalorano sul più popolare cowboy di carta italiano (500 mila copie ogni mese, tradotto in nove lingue compreso il finlandese).
Uno degli editoriali che ha tenuto a battesimo l'11 maggio il primo numero Città futura, il nuovo settimanale della federazione giovanile comunista, era proprio dedicato a Tex. Qualche tiratina d'orecchi agli indiani metropolitani e parecchie manate di stima e simpatia sulle robuste spalle del ranger, del suo ?potere razionale?, della sua ?violenza scientifica spesso contro-economica, sempre extra-economica?. ?Tex è lo stato?, era il succo del fondo. Protegge gli indiani perchè gli conosce meglio dell'antropologia piccolo-imperialista che vede nelle tribù oggi superstiti il tipo ideale del dolente sconfitto?.
Ciò è bastato perchè sul personaggio si scatenasse la più incredibile e divertente delle polemiche. Tex, ex-bandito poi redento, ranger dell'esercito e capo della tribù dei Navajos, vedovo di un'indiana e padre di un mezzosangue, legalitario e anarcoide insieme, è stato via via usato per i paragoni più imprevedibili (?? il gruppo dirigente del Pci, ranger dei capitalisti e capo è nel senso latino di caput, testa è degli indiani proletari?) o aizzato verso nuovi avversari (?uno sceriffo irrecuperabile come Cossiga, Tex lo avrebbe fatto fuori in un amen°; ?No, Tex Cossiga non lo avrebbe fatto fuori, o meglio soltanto dopo aver dato una sonora lezione a chi di saggezza e razionalit? dimostra di averne ben poca, come gli autonomi?).
Insomma Tex per qualcuno è lo status quo (?giusto e saggio e anche duro nei confronti di chi è violento e prepotente?), per qualcuno la rivoluzione (? Tex è vivo e lotta insieme a noi?), per qualche altro il revisionismo (?non è lo Stato come lo conosciamo noi, quanto lo Stato come lo vogliono le masse. Un potere pubblico che pur restando tale batta il privato nel suo stesso terreno: l'efficienza?). E così via.
Il dibattito ha occupato la pagina delle lettere di tutti i numeri finora usciti di Città futura e continuerà nei prossimi. C?? ancora molto da chiarire. ??E al massimo un socialdemocratico?, dice per esempio Mino Fucillo, assistente di filosofia a Napoli e collezionista di Tex. ?Ha troppi cedimenti fascisti: colonialista con gli indiani, rapporto violento col delinquente, abuso di potere ecc. Anche se non lo dice, le leggi speciali ci Cossiga gli vanno a genio?.
?A me tutto questo can can pare francamente eccessivo?, si schermisce Sergio Bonelli, 45 anni, editore di Tex, figlio di Gianluigi, creatore e sceneggiatore del personaggio, ?non ci dimentichiamo che prima di tutto è un fumetto che vuole divertire?.
In realtà, sottovalutato fino a oggi dagli intellettuali, Tex è un fenomeno più unico che raro nel mondo dei comics.
L'intrepido e Topolino sono gli unici albi a fumetti che vendono di più, ma sono un collage di storie. Come personaggio fisso Tex non ha rivali (Diabolik vende per esempio 250 mila copie, mentre lui, oltre alle 500 mila dell'albo mensile che festeggia in questi giorni il 200esimo numero con un'edizione tutta a colori, può contare su una vendita continua di tutti gli albi arretrati, periodicamente ristampati in un'edizione speciale chiamata tre stelle). Il primo numero usc? il 30 settembre 1948. Settimanale, formato striscia come andava allora, 32 pagine, 15 lire, 45 mila copie.Erano quelli i primi tempi del fumetto dopoguerra, anni di assoluto disimpegno. Proprio mentre Gianluigi Bonelli dava corpo e parola al suo Tex (che all'inizio si chiamava Tex Killer, subito cambiato in Willer per attenuarne la ferocia e non sfidare la censura) ci fu l'attentato a Palmiro Togliatti. Tex è proprio il personaggio tipico di un popolo che non fece la guerra civile perchè distratto e rasserenato dal fatto che contemporaneamente Gino Bartali, uno dei più acclamati campioni del dopoguerra, conquist? la maglia gialla al giro ciclistico di Francia.

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Dovresti pensare alla stesura di un altro libro, Corvo59! magari un bel volumone! Sarebbe sicuramente più interessante di tutte le altre proposte editoriali apparse negli ultimi anni...

intanto già forse prima di Natale riesco a pubblicare un libro (un p? tecnico, per la verità) che riguarder? Originali, Collezionismo, Interviste, Valutazioni, Cronologie e disegni: nulla di nuovo sotto il sole. Avrà però un chicca: un bel poster 50x70 con tutta la cronologia dal 1948 al 1972. Avrebbe dovuto avere anche un dvd con le immagini di quando andai a casa dei disegnatori per fare 2 chiacchiere sui disegni della serie(soprattutto Galep) ma occorre un grosso lavoro di montaggio, pulizia, musiche ecc.. che non so se riuscir? a fare. Ma, hai ragione, forse manca un libro come quello che suggerisci tu!se dovessi intraprendere questo lavoro spero ci sia gente disposta a collaborare :generaleN:
E' musica per le mie orecchie. Spero che tu ci faccia sapere appena possibile qualcosa di più su questa futura pubblicazione. Hai tutto il mio incoraggiamento. L'idea del dvd con le vecchie interviste è appettitosa, immagino il problema maggiore sia il finanziamento. Quanto alla collaborazione, nel mio piccolo, io sarei disponibile, certo dipende tutto da quello che c'è da fare, nel senso che posso difficilmente spostarmi. Ma qui sul forum qualcuno con il giusto entusiasmo lo trovi di sicuro. Se è il caso ne parliamo in privato.

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Dal volume Tex, disegni e disegnatori (ARCHIVIO EPOCA D'ORO)



Intervista a GUGLIELMO LETTERI

D. Buonasera, signor Letteri.

L. Buonasera, ragazzi. Vi chiedo scusa per questa conversazione telefonica, ma in questo periodo non ho un attimo di tregua. Mi fa piacere fare due chiacchiere, anche se speravo di ricevervi, ma?
D. Non si preoccupi per noi, anzi ci parli del suo lavoro: sempre alle prese con il Tex?
L. E? evidente. Non faccio altro, non ho mai fatto altro.
D. Intende ire che da quando ha cominciato a disegnare Tex non ha mai fatto altre cose?
L. Esattamente! Oramai sono trent?anni che lo faccio e credo che continuerà?
D. Ci racconti di come ha iniziato a lavorare per Bonelli.
L. Avevo già fatto qualcosa per Bonelli prima; mi sembra fosse un poliziesco, che disegnavo insieme a Sergio Tarquinio.
D. Sta parlando di Rick Master?
L. Accidenti, ve lo ricordate? S?, era proprio Rick Master: quello fu il mio primo contatto con Bonelli.
D. Naturalmente questo avvenne quando lei rientr? all'Argentina?
L. Certamente, mi ricordo che nell'estate del ?63 Bonelli mi affid' Rick Master e subito dopo mi propose di fare il Tex. Io non ero entusiasta di farlo soprattutto perchè il personaggio era di un altro. Per me è sempre una seccatura intervenire nelle cose degli altri, ma comunque sotto la sua insistenza, di Bonelli, intendo, accettai. Eravamo nella prima metà del ?64 e Sergio mi diede da fare, sotto compenso, delle strisce di prova per farmi adeguare un pochino allo stile di Galleppini. Ecco, la cosa and' così. Poi disegnai subito la mia prima storia: non chiedetemi quale fosse o come si intitolasse perchè non l'ho più vista? so soltanto che c'era una ragazza.
D. S?, infatti?
L. La ricordate? Allora l'hanno pubblicata?
D. Certo, altrimenti come faremmo a conoscerla?
L. Però era venuta male, non mi piaceva proprio. In quella storia devo aver fatto anche delle prove con i grigi, tipo il retino fatto a penna, ma non venne bene.
D. Per noi invece quello fu un buon esordio: non sempre la prima storia riesce così bene.
L. Dovrei andarla a rivedere, ma non ricordo neanche in che numero è stata messa.
D. Il numero è il 68 ?Duello Apache? e l'episodio si intitola ?Agguato tra le rocce?.
L. ?Duello Apache? dite? Beh, me la andr? a rivedere. Una buona storia fu invece la prima in cui appare El Morisco e se non ricordo male è la stessa da cui hanno tratto il film che è uscito qualche anno fa.
D. Una gran bella storia, anche se il film fu un mezzo fiasco.
L. Però prima del Morisco ho disegnato altri episodi? ?Rio Verde?, o qualcosa del genere?
D. Ci sembra di capire che anche lei, come altri disegnatori, non ama rivedere i propri disegni.
L. Sono sempre stato critico nei confronti dei miei disegni: non li riguardo mai. Fosse per me brucerei tutto?
D. Che esagerazione! Magari si trova in un periodo in cui non le va troppo di disegnare.
L. Guardate che questo è un mestiere che innervosisce e molto dipende dallo stato d'animo con cui ci si mette al tavolo di lavoro: se non è buono, diventa molto faticoso disegnare. Non è che uno possa dire ?Va be?, per qualche giorno stacco la spina?. No, non si può assolutamente fare così perchè ci sono delle scadenze da rispettare e di conseguenza è necessario avere una procedura di lavoro da rispettare.
D. è e soprattutto alla fine della giornata devono essere completate un certo numero di strisce.
L. La tavola deve essere pronta perchè altrimenti ti si accumula continuamente il lavoro.
D. Dunque, la mattina è dedicata alle matite ed il pomeriggio al pennello: è questa la sua impostazione del lavoro?
L. S?, io opero in questo modo: prendo la striscia, la riquadro e faccio i bozzetti a matita, poi la inchiostro direttamente. Riesco a fare tre strisce al giorno, non di più. Quando eravamo in pochi a fare Tex riuscivo a realizzare 2 tavole al giorno, ma erano tempi in cui si stava veramente sotto pressione.
D. E? divertente fare Tex?
L. Beh, diciamo che è una bela rottura di scatole? per non dire altro.
D. Tra una tavola e l'altra riesce a farsi una suonatina di chitarra come ai vecchi tempiù
L. Sono più di dieci anni che non tocco la chitarra, l'ho lasciata completamente perdere.
D. Peccato, perchè abbiamo letto che lei era un validissimo jazzista e siccome anche noi abbiamo studiato un po' di chitarra jazz, possiamo comprendere quanto sia ?doloroso? accantonare uno strumento.
L. S?, proprio così. Io seguivo molto un musicista americano degli anni ?40: Charlie Christian. Lo conoscete?
D. Beh, tutti gli amanti del jazz dovrebbero conoscere Charlie Christian: è stato un vero innovatore, un po' come Alex Raymond nel campo del fumetto.
L. Un bel paragone, perbacco. Anche Raymond è stato un grande, e se possibile, ancora più unico. Del resto anche uno sprovveduto si accorgerebbe che l'influenza di Raymond nel mio disegno è stata determinante.
D. E non solamente per lei: anche gli altri disegnatori di Tex, da Galep a Muzzi, da Nicol' a Ticci, hanno guardato a Raymond con grande attenzione.
L. Dobbiamo considerare Raymond il padre di tutti noi, non si poteva non studiarlo e ammirarlo.
D. E? curioso il fatto che, secondo noi, lei, Nicol' e Galleppini rappresentate le tre facce di Alex Raymond: quella ?gordoniana? che ha decisamente influenzato il segno di Galleppini, l'X-9 che potremmo definire la ?palestra? del povero Nicol' e Rip Kirby, ovvero la fase più matura del disegnatore americano, che deve aver affascinato lei.
L. è e Muzzi, è e Ticci. (risate)
D. Ticci è un figlio dello stile di Caniff e, forse, ancor più di quello di Toth, ma siamo sicuri che un'occhiatina a Raymond l'ha data anche lui. Per quanto riguarda Muzzi, invece, ce lo ha detto chiaramente lui stesso.
L. Muzzi è da molto che non disegna per Tex, peccato. Ticci invece lo trovo sempre in forma, è davvero bravo.
D. Anche lei ?viaggia? in maniera regolare, il suo segno è inossidabile.
L. No, no, ho avuto anch?io i miei alti e bassi, graficamente parlando. A volte si passano dei periodi in cui si è più nervosi e anche la mano ne risente, per cui non direi che sempre ho mantenuto lo standard ottimale.
D. E come giudica il suo ultimo lavoro, la lunga storia scritta da Sergio Bonelli che lei ha disegnato battendo tutti i record di durata: 5 albi?
L. Questa è una domanda che vorrei invece fare io a voi: che ve ne è sembrato?
D. Decisamente troppo prolissa. Si fa fatica a seguire per cinque mesi il filo della vicenda, anche se la narrazione scorreva via bene.
L. Ora sto disegnando un episodio di un nuovo soggettista di Tex, Michele Medda. Scrive piuttosto bene ed io mi trovo bene con il suo modo di sceneggiare la storia. E? dinamico questo Medda, davvero.
D. Michele Medda è uno degli autori della serie fantascientifica ?Nathan Never?, sempre edita da Bonelli.
L. S?, mi sembra di aver sentito che lui scrive per un personaggio di quel tipo l'. Spero che si stia parlando della stessa persona?
D. Sicuramente sè. Non è molto addentro al mondo dei fumetti, signor Letteri?
L. A me piace moltissimo il fumetto in sè, ma non mi interessa per niente l'ambiente che si crea intorno a questo ?mondo?, come lo definite voi. Io sono un tipo un po' schivo e preferisco vivere ai margini.
D. Per questo non la si vede praticamente mai alle varie mostre. Conosce gli altri disegnatori di Tex?
L. Proprio alcuni giorni fa ho sentito Galleppini, ma erano anni che non ci vedevamo o sentivamo. E poi una volta ho incontrato Ticci.
D. Prima di metterci in contatto con lei stavamo riflettendo sul fatto che è estremamente raro trovare interviste o articoli che la riguardano.
L. Quest?anno mi hanno già richiesto due o tre interviste e mi è molto dispiaciuto no rilasciarle. La verità è che non ho mai un attimo di pace.
D. Beh, dobbiamo ritenerci fortunati?
L. Ma no, via. Cosè mi fate sentire una vedette e invece si tratta di un mio modo d'essere.
D. Questo sembra essere l'anno di Tex: o vivr? sempre ai margini?
L. Devo dire che ogni anno sembra essere l'anno di Tex. Io, comunque, non ne risento in modo particolare e cerco di non venir meno ai miei impegni di disegnatore per Tex. Questo per me è il modo migliore per ?festeggiare? il nostro eroe.
D. E cosa dovrebbe accadere per vederla impegnata su qualcosa di completamente diverso, come un manifesto o un'illustrazione?
L. Probabilmente dovrebbe accadere che le giornate si allunghino di un paio d'ore, quelle che mi occorrono per realizzare ?cose diverse?, come dite voi.
D. Okay, ci arrendiamo. Ci parli invece dei suoi strumenti di lavoro: lei sembra particolarmente affezionato al classico pennello.
L. Faccio tutto con il pennello. E? chiaro però che le linee geometriche le tiro su con pene tipo Rapidograf.
D. Una volta lei usava il pennino: perchè lo ha abbandonato?
L. Perchè hanno inventato il Rapidograf! (risate) Scherzi a parte, il pennino mi creava dei problemi a mantenere la tavola pulita, spesso imbratta il foglio.
D. A proposito, che carta usa?
L. Una carta molto dura della Schoeller, che infatti si chiama Durex.
D. E? un cartoncino satinato?
L. No, no, uso sempre quello lucido, completamente lucido. Lo divido in strisce perchè non mi trovo bene a lavorare con la pagina intera. Preferisco le vecchie strisce.
D. Lei è stato influenzato da qualcuno riguardo agli strumenti tecnici come matite, pennelli, etc.?
L. Chi mi ha insegnato molto è stato Sergio Tarquinio. Naturalmente lo conoscerete ..
D. Certamente. Uno dei disegnatori della ?Storia del West?
L. Esatto. Con Sergio siamo rimasti buoni amici. Eravamo in Argentina, insieme ad altri disegnatori, e fu proprio lui ad impostarmi, diciamo così, come disegnatore.
D. Non è un caso che lei e Tarquinio abbiate disegnato il Rick Master di Bonelli.
L. Abbiamo fatto due episodi? quello di Sergio, però, è il più bello!
D. Strane persone, i disegnatori! Siamo pronti a scommettere che Tarquinio direbbe esattamente il contrario, e cio che preferisce è l'episodio di Letteri.
L. Io, intanto, dico che è più bello il suo! (risate)
D. Un giudizio sugli altri disegnatori di Tex?
L. Beh, di Ticci e Galleppini vi ho già detto. Mi piacerebbe ricordare qui Nicol': lui era veramente molto bravo; il Tex con lui ha perso una colonna. Aveva uno stile personale ed efficace: purtroppo se ne è andato quando il suo segno non mostrava ancora la bench? minima flessione Di Galleppini, invece, posso aggiungere che è stato un po' il padre di tutti noi: impossibile ricopiarlo, comunque. Ditemi se avete mai visto qualche disegnatore tentar di rifare lo stile di Galleppini!? I suoi tratti sono pieni di dinamismo e ai suoi tempi ha rappresentato un maestro nel suo genere. L'ultima volta che lo vidi personalmente fu a Roma
e precisamente a Palazzo Braschi dove era stata organizzata un mostra-dibattito.
D. Una mostra intitolata ?Phantasmagore??
L. S?, mi sembra avesse quel titolo. Comunque sto parlando di una cosa di dieci anni fa. Mi ricordo, in particolare, la vivacit?, la freschezza del Galleppini. Una persona sempre disponibile al dialogo.
D. Verissimo! Anzi, a dispetto dei suoi 76 anni, è rimasto un uomo di una loquacit? incredibile.
L. Ci sono rimasto male, quando gli ho telefonato, a sapere che non stava tanto bene: mi hadetto che ormai ha smesso di disegnare , che ha riposto carta e pennelli definitivamente non riuscendo a terminare una storia che Sergio stava scrivendo per lui.
D. Abbiamo visto le tavole di quella storia e crediamo che Bonelli voglia più che altro farlo sentire ancora vicino al suo lavoro e al suo personaggio.
L. S?, conoscendo Sergio, credo anch?io che sia andata così.
D. Stavamo parlando dei disegnatori di Tex. E gli altri?
L. Se restiamo ai ?vecchi? disegnatori, devo dire, ad esempio, che trovo il modo di disegnare di Fusco molto divertente, a prescindere da ogni analisi grafica. Gli altri li ricordo poco, ma non mi pare che facessero parte del gruppo dei disegnatori ufficiali: come Gamba e Uggeri che, pur se molto bravi, lavoravano per Tex saltuariamente.
D. E Muzzi?
L. Beh, Muzzi era dei nostri, anche se poi non ha più lavorato per il Tex. Mi intrigavano molto i suoi chiaroscuri.
D. Anche Ticci ci ha detto che era molto incuriosito dagli effetti di chiaroscuro di Virgilio Muzzi.
L. Effettivamente è una cosa che salta subito all'occhio.
D. Da alcuni originali di Muzzi abbiamo notato l'uso del biaccone, questa sorta di bianco molto coprente adatto per ottenere effetti particolarmente contrastati.
L. Comunque si vede che Muzzi è uno che le luci le ?va a cercare?? Magari avrà avuto dei problemi con le facce di Tex, visto che spesso le disegnava Galleppini.
D. Forse il cruccio maggiore di Muzzi è stato quello di on aver potuto personalizzare fino in fondo il personaggio: in fondo tutti gli altri disegnatori hanno creato delle vere e proprie interpretazioni di Tex.
L. S?, è vero; ma anch?io all'inizio ho avuto i miei problemi. Sapete, non è per niente facile fare le cose degli altri e, per quanto mi riguarda, lo trovo piuttosto fastidioso.
D. Se fosse stato lei il responsabile dell'impostazione grafica del Tex??
L. Io? Non ci ho mai pensato, però credo che avrei consigliato a Bonelli di prendere in scuderia alcun disegnatori che credo avrebbero fatto bene: Galleppini, Nicol', Ticci, Muzzi, Fusco (risate)
D. Mica male come risposta conclusiva?
L. Peccato che l'intervista sia finita perchè cominciavo a prenderci gusto; ma è meglio che ritorni al mio lavoro? ormai sapete che divento irrequieto se perdo il ritmo. Spero che la prossima volta ci si possa incontrare e fare due chiacchiere mentre faccio la mia parte di lavoro.
D. E per non farle perdere il ritmo porteremo anche un batterista, stile be-pop.
L. E Tex? A lui cosa gli facciamo suonare, il contrabbasso?
D. Se per una volta accetta di fare il comprimario?
L. Non credo, lo conosco troppo bene, no accetterebbe mai. Meglio lasciarlo ai suoi
?sputafuoco?, gli unici strumenti che riesce a suonare bene. (risate)
D. Puro Vangelo, signor Letteri! A presto.
L. A presto, ragazzi? ciao.

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E' musica per le mie orecchie. Spero che tu ci faccia sapere appena possibile qualcosa di più su questa futura pubblicazione. Hai tutto il mio incoraggiamento. L'idea del dvd con le vecchie interviste è appettitosa, immagino il problema maggiore sia il finanziamento. Quanto alla collaborazione, nel mio piccolo, io sarei disponibile, certo dipende tutto da quello che c'è da fare, nel senso che posso difficilmente spostarmi. Ma qui sul forum qualcuno con il giusto entusiasmo lo trovi di sicuro. Se è il caso ne parliamo in privato.
siccome mi occupo poco di "letteratura" texiana, preferisco districarmi fra cronologie e catalogazioni di originali (insomma fregnacce del genere), cerco sempre "pezzi" sul genere. certamente farà sapere al forum quando ci sarà da rimboccarsi le maniche per qualche buon articolo e non ho dubbi che qualcosa uscir?. Me ne sono andato da TWO ( bandiera bianca, eh?), li c'era una persona a cui stavo per chiedere la collaborazione per il libro in uscita: un documento inerente l'esperienza Texiana sui forum che volevo pubblicare... ma poi non ce ne è stato il tempo e ho lasciato stare! dvd- dapprima era un problema solo etico poi è diventato organizzativo (... anche finanziario) e alla fine, dopo un piccolo sondaggino alle mostre mercato, abbiamo scoperto che un video non ha tutto questo TIRO!ma vediamo... se si fa, si fa bene altrimenti si molla la storia.

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