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TWF - Tex Willer Forum

Juan Ortega

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About Juan Ortega

  • Birthday 01/07/1974

Profile Information

  • Gender
    Maschile
  • Interests
    Musica, Letteratura, Sport (calcio, basket e tennis soprattutto)
  • Real Name
    Stefano

Me and Tex

  • Number of the first Tex I've read
    107
  • Favorite Pard
    Tiger Jack
  • Favorite character
    Eusebio

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  1. No! GL Bonelli parla di un Diablero ... lui è IL Diablero
  2. Leggendo questa tua dissertazione penso proprio a "Diablero" (nomen omen) e alla spiegazione che GL Bonelli fornisce al lettore per bocca di Mangos (lo stregone apache). "Un diablero è un diablero e basta. Nascono già così, con la mente piena di cattive cose e il cuore malvagio!" Questo NON spiegare non fa altro che alimentare il mistero e rende la storia ancora più magica.
  3. Altra grande prova magistrale di GL Bonelli che confeziona una storia epica, pregna di quei valori come il coraggio, il sacrifico e l'abnegazione che hanno sempre contraddistinto i quattro pard. E mai titolo fu più azzeccato, in quanto proprio di eroi si tratta. Risalta finalmente la figura di Kit che, con il padre lontano dalla riserva, riesce a ritagliarsi un ruolo di primo piano: anche se a volte assomiglia inevitabilmente ad un "giovane Tex", mi piace che GLB abbia finalmente puntato su di lui, dandogli una figura di un certo spessore. La storia si fa leggere con piacere e senza fatica, risultando appassionante e con una sceneggiatura solidissima, senza sbavature o punti oscuri. Insomma, per me uno di quegli episodi che riprendo in mano con immutato piacere. Tra l'altro, a parte l'intermezzo del numero 200, era un bel po' che Bonelli non raccontava una bella storia "indiana". Cosa dire che non sia già stato detto di Ticci? Nulla, probabilmente. Nel pieno della maturità, confeziona anche qui tavole splendide. Le articolate scene di battaglia, le impetuose rapide del San Juan River, l'atmosfera cittadina di Farmington sono illustrate in modo superbo, un vero piacere per gli occhi. Avere al proprio servizio un disegnatore di così grande impatto visivo credo sia stato un vantaggio non da poco per questo lungo episodio.
  4. A me dispiacerebbe che tu evitassi di scriverlo! Primo perché sei tutto tranne che ridicolo, secondo perché i tuoi commenti sono tra quelli che seguo con più attenzione. Ormai ne abbiamo parlato sino alla nausea, ma questa è una storia che resta impressa nella mia memoria. Come restano impressi anche tanti bei commenti che ho letto (tra i quali ovviamente i tuoi) che mi hanno emozionato al pari di questo indimenticabile episodio! Questo finale, insieme a quello di "Furia rossa", è tra i più intensi e stracolmi di pathos che io ricordi. Qualcosa che va oltre l'amicizia e che a parole non si può spiegare ma che, incredibilmente, un fumetto riesce a far emergere in modo prepotente. Condivido in pieno.
  5. Figliolo io ti stimo, ma se mi dimentichi il supremo Andrea Alongi perdi tanti punti!!! Biggiogero è solo l'erede, lui il maestro
  6. Non è una questione di colpa ma di punti di vista diametralmente opposti. Posto che la penso come te, ovvero che vorrei stimolare ed essere stimolato a leggere sempre storie di spessore, capisco anche che tanti lettori cerchino una lettura rilassante, con quelli che sono gli ingredienti tipici di un fumetto come Tex, ovvero sparatorie, scazzottate, indiani e soldati e, perché no, anche bistecche e patatine. E' in qualche modo una lettura rassicurante, quella di cui parlava Nizzi nel famoso sfogo di qualche tempo fa. Nella pagina FB di Tex Willer, dove partecipano anche alcuni utenti di questo forum, questa storia risulta generalmente molto apprezzata, proprio per quegli elementi che ho scritto sopra. Non ci trovo nulla di male, anche se non rientra nella mia visione di un fumetto. Tanto per dire le ultime storie dell'OldBoy di Dylan Dog le ho trovate pessime e piene di scene viste e straviste, eppure a tanti sono piaciute perchè gli ricordano "il caro vecchio Dylan".
  7. "Fort Sahara" non è un brutto Maxi: c'è un soggetto molto interessante e una storia che si fa leggere senza troppi affanni sino alla fine. Il suo problema è che è una storia COMPLETAMENTE SBAGLIATA; i personaggi con le fattezze dei 4 pard sono evidentemente degli impostori, le situazioni in cui vengono posti (da antologia quella iniziale in cui fanno da spettatori al massacro) sono l'antitesi del fumetto che abbiamo imparato a conoscere in tutti questi anni. E taccio dei dialoghi dall'umorismo involontario. Ricordi bene! Peccato che sia una scopiazzatura di "Silver Star" Ecco questo Maxi è micidiale, di una pesantezza inaudita, quel che si suol dire una fucilata nei coglioni! A parziale scusante di Nizzi, ci furono alcune importanti traversie nella realizzazione, se ben ricordo indipendenti dalla sua volontà. Resta il fatto che è uno di quegli albi che non rileggerei mai e poi mai. Concordo! Per me il suo Mister No è il vero Mister No. Su Tex l'ho sempre visto come un pesce fuor d'acqua, ma non ne parlerò mai male, nemmeno sotto tortura!
  8. Mi interessava questo punto, visto che non compro il Maxi. Sulla pagina FB di Tex Willer, ho letto molti appunti sul suo lavoro, dove spesso si lamentano errori di proporzione e diversi primi piani mal riusciti. Premesso che ultimamente nella suddetta pagina è un coro di lamenti tanto da rendere difficoltoso capire quando sono fondati oppure no, ero interessato alle valutazioni sul lavoro di Casertano, per me un vero fuoriclasse. Al netto di poche tavole con alcuni visi obiettivamente bruttini, ho apprezzato moltissimo il suo Texone dove mi è sembrato molto a suo agio in ambienti western. Promosso nel Maxi?
  9. Nonostante sul personaggio abbia visto numerosi video e abbia letto tanti saggi, Sergio Bonelli riesce sempre ad affascinarti e stupirti. Ma soprattutto emozionarti, perché la sua è una di quelle figure sempre più rare al giorno d'oggi. Questa bella intervista a 360° propone il Bonelli pensiero su tanti aspetti del suo lavoro e non: dalla politica nei fumetti ("negli albi di Tex c'è una pagina che va bene per i comunisti e una che va bene per i democristiani") al tanto amato cinema western dei tempi d'oro, dal rapporto con i collaboratori e amici alla finta querelle sul fumetto erotico, dalle fosche previsioni future sul fumetto all'amico e compagno di ufficio Giuseppe Verdi. Indimenticabile Sergio!
  10. Episodio sinceramente trascurabile rispetto alla produzione di GL Bonelli del periodo: lento, molto semplice, senza grandi colpi di scena. Lo definirei un "riempitivo" tra due storie molto belle e molto complesse. Nulla di male e nulla di cui gridare allo scandalo, ci mancherebbe; non si può sempre pretendere capolavori uno dietro l'altro. Resta il fatto che questo "Scacco matto" risulti senza dubbio episodio minore e poco interessante. La parte migliore è l'incursione di Tex e Carson nel villaggio dove si è rifugiato Big Tatum, dove i nostri rifilano una solenne spazzolata al trafficone Prieto con alcuni siparietti esilaranti. Sceneggiatura non sempre comprensibile, in particolare quando Tex afferma di non voler farsi vedere in giro a Nogales per timore di allarmare gli organizzatori della rapina al treno e poi subito dopo si reca nel saloon più malfamato dove ben sa che si trova la feccia del paese! Sempre bravissimo Letteri (molto più che una garanzia): di grande effetto la caratterizzazione del Lobo Cardena, che dietro un'appariscente eleganza nasconde l'anima di un viscido serpente a sonagli.
  11. Condivido. Fusco è l'unico caso (almeno per me) di disegnatore che, dopo un'iniziale perplessità, è riuscito a conquistarmi fino a entrare nella mia personalissima TOP5 dei disegnatori texiani! Senz'altro, ma il mio pensiero è chiaro, avendola commentata poco tempo fa. Vero. Credo sia stata più di un'ispirazione per Nolitta.
  12. Un vero e proprio kolossal questo "Clan dei cubani". Bonelli costruisce una storia su misura per un Tex direi quasi onnipotente, tanto fa piazza pulita di tutti quanti gli sono di ostacolo senza faticare le proverbiali sette camicie. Già la prima vignetta, con Tex che minaccia duramente il povero stalliere se non avrà cura come si deve dei cavalli, è esemplare per farci capire cosa ci attenderà nel prosieguo: lo show con i malcapitati gambler del Barataria è fantastico, con botte da orbi e dialoghi spassosissimi. Occhi pesti, cabina del battello demolita, gente che svolazza allegramente da una parte all'altra: insomma un campionario della miglior specie della premiata ditta Willer&Carson! A New Orleans i fatti si susseguono uno dietro l'altro, senza lasciare il minimo respiro, in un crescendo che si concluderà con il tragico finale che colpirà la misteriosa e spietata Maschera di Ferro, epilogo probabilmente prevedibile ma non per questo di minor effetto. Affascinanti gli scenari ideati da GL Bonelli, degni dei migliori romanzi di avventura: l'entrata alla caverna segreta dell'isola attraverso il relitto del veliero, l'antico pozzo che conduce al covo nascosto, la darsena segreta che sfocia nell'oceano sono tutti elementi che immergono il lettore in un'atmosfera quasi esoterica. Fusco è grande, grandissimo interprete di questa splendida storia. Come molti altri, anch'io ho faticato inizialmente dinanzi al suo tratto così particolare ma ora non posso che considerarlo uno dei migliori interpreti del nostro Ranger. Solo lui rende così potenti gli sganassoni di Tex tanto da far volare a diversi metri di distanza i poveri avversari Per me nella TOP5 dei disegnatori texiani!
  13. Senza il minimo dubbio G.L. Bonelli. Per me è una di quelle risposte automatiche, come se mi chiedessero come mi chiamo. Secondo posto a pari merito gli altri sceneggiatori "storici" (Boselli, Nizzi e Nolitta).
  14. Storia dal grande fascino, scritta da un ispirato GL Bonelli e resa magnificamente da un Letteri in stato di grazia. Rileggendola resto ancora oggi stupito dai tanti richiami sugli elementi misteriosi, ma reali, dell'antico Egitto e di come siano inseriti perfettamente nella trama. Resta nella memoria la figura inquietante di Rakos/Sokar, mummia-vampiro millenaria, dalla malvagità inesauribile con un leggerissimo velo di tristezza a coprirne lo sguardo. Ma è tutto il racconto che è attraversato da un'atmosfera cupa e misteriosa con ancora una volta la notte come portatrice di sventure e tragedia, proprio come negli indimenticabili "Diablero" e "Il fiore della morte". Senza dubbio le storie con protagonista El Morisco riescono sempre benissimo a Bonelli padre (molto meno al figlio), portando una ventata di novità e freschezza rispetto alle più "comuni" storie di pura ispirazione western. Fa un po' impressione vedere poi come Rakos faccia devastare la casa del Morisco dalla torma di belve inferocite modellate dalle sue mani: anni di ricerche, reperti di inestimabile valore, sacrifici di una vita tutti distrutti in una notte. Immagino la gioia del Morisco e soprattutto Eusebio al ritorno a casa... Letteri grandioso, un'altra delle sue prove maiuscole. Magnifica la realizzazione dell'orripilante figura di Rakos, l'affascinante dea Uadiit e tutto il contesto della valle dove sorge la piramide. In particolare considero splendida la tavola in cui un rabbioso Rakos scaglia dalla cima della piramide la torcia, nella cui fiamma è rappresentato il suo volto che si tramuta in un teschio, presagio della sua prossima fine. Ben disegnati anche i tanti animali che popolano la storia, cosa che fa un po' a pugni con la sua ritrosia nel raffigurare gli animali come dichiarò in futuro Nizzi (vedi il gatto della "Locanda dei fantasmi" e i falchi di "Attentato a Washington"): non è che non gli piacessero solo quelli ideati dal buon Claudio?
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