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TWF - Tex Willer Forum

Juan Ortega

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About Juan Ortega

  • Birthday 01/07/1974

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    Musica, Letteratura, Sport (calcio, basket e tennis soprattutto)
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    Stefano

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  • Number of the first Tex I've read
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    Eusebio

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  1. Segura non ci risparmia proprio nulla in questi due episodi che compongono questo Maxi: morti a go-go ammazzati in tutti i modi, torture ben illustrate, linciaggio con dovizia di particolari, donne e bambini crivellati di colpi. Va bene essere realistici ma qui, secondo me, c'è pure troppo e, talvolta, in modo pure gratuito. Il primo episodio ("La collera di Tex", titolo sui generis per nulla rappresentativo della storia) mi sembra un pò un collage di alcuni pezzi slegati tra loro e tenuti insieme a forza. Ma soprattutto sono i personaggi che funzionano poco e male, a partire dall'eterogenea combriccola di Don Luis Toledo che, nonostante sia lampante che il tesoro sia solo una chimera e che il loro capo sia fondamentalmente un folle invasato a caccia di vendetta, fino all'ultimo fanno la figura dei creduloni. Creduloni e pure tonti, tanto da bersi come un bicchiere d'acqua la storiella della finta "eutanasia" del prode Tomasito. E che dire del capitano Ellis, figura al limite del demenziale per come gestisce tutta la vicenda? L'assedio allo store interno al forte senza sapere cosa sia successo è quasi comico. Personalmente anche il suicidio finale mi è sembrato un pò forzato per un personaggio fondamentalmente avido e codardo. "Odio implacabile" l'ho trovato più centrato e meglio sceneggiato. In questo caso la brevità della storia ha aiutato Segura che imbastisce una trama scorrevole con tanta azione. Sorvolando sul messicano che "resuscita" e fa fuori il fratellastro, non trovo grandi difetti alla storia che, seppur tutt'altro che memorabile, si fa leggere bene. Forse il giudizio migliore lo da' proprio Tex nel finale della seconda storia: "Troppi morti per i miei gusti". Amen.
  2. Il pregio maggiore di questa storia è il divertimento che procura. Ritmo incalzante, un Tex più risoluto e dinamico che mai e una bella pulizia in un covo di farabutti come Canyon Diablo. Situazioni come queste (penso tra le altre a "Gilas") mi hanno sempre intrigato tantissimo. Anche se qui l'eroe non è solitario ma accompagnato dai tre inseparabili pard (in gran spolvero tra l'altro), mi piace come faccia cadere rapidamente le certezze e la sensazione di intoccabilità degli antagonisti che, di sicuro, non si aspettano un avversario come Tex. L'apprezzamento a questa storia va oltre un soggetto non particolarmente originale e a villains di una pochezza disarmante; tolta l'ambigua Lena Bond (comunque figura di secondo/terzo piano) il resto suscita addirittura compassione per come venga continuamente sbatacchiato e umiliato da Tex. Il nostro ranger qui è in versione deluxe: duro, spietato, totalmente determinato, perfino gradasso se non addirittura smargiasso in alcune occasioni. Ha quell'arroganza che calza a pennello in queste occasioni, dove non si può usare il fioretto ma occorre andare decisi e diretti. I dialoghi di GLB sono, come capita di frequente, la ciliegina sulla torta: brillanti, spassosi, ben esplicativi della statura del nostro Tex. Raro caso in cui non concordo con @Leo. Il tratto di Muzzi non mi piace proprio, a me delude praticamente sempre. Non a caso suoi sono i disegni di quelli che ritengo gli albi peggiori di questo secondo centinaio, ovvero la sconclusionata "Dama di picche" e l'insipido "Ultimo poker". Tra l'altro lo stesso Muzzi dichiarò di sentirsi poco a suo agio con Tex che non sentiva particolarmente "suo". A peggiorare le cose i ritocchi al viso di Tex fatti da Galep che, in diversi casi, hanno proporzioni decisamente errate (corpo piccolo per una testa troppo grande e viceversa).
  3. Giuro che a questa mi sono capottato dalle risate Più chiaro ed esplicativo di così era impossibile!!! Intendi che fossero già iniziati i problemi di salute? Avevo letto anch'io qualcosa in proposito tempo fa... E' un argomento sul quale è sempre stato (più che giustamente) tenuto uno stretto riserbo. Certo che le ultime cose di GLB pubblicate lasciano veramente pensare...
  4. Segura si conferma penna più che affidabile. In questa seconda storia ha limato alcuni eccessi presenti nel precedente "Cacciatore di fossili", in particolare l'errata caratterizzazione di Carson, qui sicuramente più consono allo standard bonelliano. Resta qualche scena un pò pesante (vedi le terribili impiccagioni o lo sterminio della famiglia del battello) che però non trovo gratuite ma ben inserite nella sceneggiatura dell'autore spagnolo. La cosa che mi è piaciuta di più è l'atmosfera presente nella storia, malsana e mefitica come la palude rappresentata più che efficacemente da Ortiz. Al di là della retorica del Sud che, nonostante la sconfitta, non si piega ai vincitori nordisti, c'è un sentimento comune di rivalsa e mal riposto orgoglio ben esplicitato nelle esternazioni di Buchanan e soci. Uomini deboli e avidi, interi villaggi ridotti alla fame (strascico inevitabile di una folle guerra che ha generato solo morte e dolore) una natura inospitale e piena di pericoli. Questo fa da sfondo alla caccia dei due pard per fermare sul nascere la nuova rivolta confederata. Rimane qualche situazione un pò stucchevole (tipo alcuni dialoghi con Isaia), ma nel complesso la storia si fa leggere senza problemi e continua gli appuntamenti di qualità con questi primi Maxi (anche se Oklahoma resta inarrivabile).
  5. Ero curioso di leggere gli altri commenti alla storia per verificare se le mie perplessità fossero state già condivise da altri e cosa ritrovo nella metà dei post? Nizzi ovviamente Peggio del prezzemolo quest'uomo!! Dopo un inizio decisamente interessante, la storia ha una serie di incongruenze che fanno scricchiolare tutto l'impianto narrativo, ben esplicitate dal buon @Leo: Nel procedere la storia ha anche alcune scelte originali (il lungo pedinamento a Carver e l'infiltrato all'interno di Yuma) e, tutto sommato, si fa leggere con piacere ma la ritengo un episodio minore che non mi ha soddisfatto del tutto. Ticci in forma, con un tratto sempre più personale.
  6. Non posso iniziare senza prima riconoscere il grande sforzo profuso da Segura nello sceneggiare questa lunga ed impegnativa storia (ben 350 pagine!). Niente da dire, proporsi a Sergio Bonelli con una storia del genere è sinonimo di grande sicurezza nei propri mezzi e, direi, anche di una discreta faccia tosta. Tra l'altro con un tema ispirato ad un fatto storico (la localizzazione di giacimenti fossili nei territori del Montana) decisamente originale ed intrigante; a memoria mi sembra un unicum nella lunga storia texiana. L'impronta del compianto autore spagnolo è ben evidente: tanti personaggi eterogenei tra loro, una certa efferatezza di alcune scene, raramente viste prima su Tex, dialoghi asciutti. La storia a grandi linee funziona e cattura il lettore fino al suo epilogo, che si dimostra tutt'altro che scontato. Mi è piaciuta molto la figura di Barnum, che a poco a poco riesce a guadagnarsi la fiducia di Tex e a dare grande dimostrazione di coraggio, soprattutto perché conscio di essere sempre più prossimo alla fine della pista. Azzeccata anche la figura del terribile Four-Bears, che sfoga il suo rancore verso l'uomo bianco con una crudeltà senza pari, rancore ben esplicitato nel breve colloquio con la madre Yana prima di fuggire. Trovo però alcuni difetti per me abbastanza evidenti. In primis il "trattamento" riservato a Carson, fondamentalmente sempre alla ricerca della bottiglia (se non del barilotto) alla stregua di un vecchio alcoolizzato. Alcune sue uscite sono veramente di pessimo gusto, tanto da farlo diventare irritante all'occhio del lettore. Personaggio totalmente sbagliato. Ci sono poi alcune scene incomprensibili, tipo il tentativo di Carson di disinfettare la ferita di Barnum gettandogli addosso del whisky (aridaje...), oppure quando i due pard sorprendono i loro compagni accampati alla roccia del fossile e si fanno trovare intenti a mangiare lo stufato ("vi abbiamo fatto uno scherzetto", esclamano...). Per i miei gusti anche la visione di Manitou è perlomeno strana, ma, tutto sommato, più che accettabile. Ma la cosa che più mi ha lasciato perplesso è la figura di Charles Sutter che, a parte alcune dimostrazioni gratuite di ferocia e di pura follia, si dimostra figura alquanto sfumata, quasi un di più nella storia. Considerando che viene rappresentato in copertina e dovrebbe essere lui a darne anche il titolo (ma a questo punto forse è Cope...) mi sembra una decisa stranezza. Se la pista di Four-Bears si incrocia con quella di Cope & co., Sutter rimane estraneo alla vicenda, entrando solo alla fine nello scontato duello con Tex. A tal proposito, leggendo una vecchia intervista di Segura apparsa su "Fumo di china" nel periodo in cui la storia era in lavorazione, alla precisa domanda di riassumere il soggetto, Segura non fa menzione di Sutter ma esclusivamente di Four-Bears e di Cope. Sembra quasi che Sutter sia stato un'aggiunta posticcia per allungare un pò il brodo... Ortiz, pur non essendo uno dei miei disegnatori preferiti, è molto efficace con le sue tavole e riesce a rappresentare molto bene le pagine sceneggiate da Segura. Secondo me prova più che buona.
  7. Bella recensione @Poe Riletta tempo fa, incuriosito dal pard @Grande Proteus che la premiò come migliore storia nella sua personalissima TOP50, ne ho ricavato anch'io impressioni molto simili alle tue. Storia veramente avvincente, imbastita come meglio non si potrebbe. Ecco il genio dello sceneggiatore!! Poteva venir fuori un pastrocchio con un'idea così particolare, invece GLB riesce a farla diventare il valore aggiunto alla storia.
  8. Ricordo nitidamente da piccolo quanto questa storia mi attirasse per la sua tematica insolita e per il fascino che quegli strani avversari emanavano. Riletta in seguito il mio entusiasmo si affievolì sempre più, fino ad arrivare ad una sensazione fondamentalmente di noia. Si potrebbe ridurre la storia ad un vero e proprio massacro di tuareg, eseguito con solerzia dai nostri quattro pard accompagnati per l'occasione dagli amici Apache e da alcuni soldati, che conteranno invece giusto un paio di feriti. Sproporzione evidente quanto curiosa, dato che proprio Tex nel primo scontro afferma che si tratta di buoni tiratori. I casi sono due: o Tex è incappato nell'unico tuareg capace di sparare oppure i nostri hanno sempre avuto una fortuna sfacciata!!. A parte le battute devo dire che considero questo episodio non del tutto riuscito: da un soggetto interessante e originale, tra l'altro derivante da un fatto storico che Sergio Bonelli aveva suggerito al padre (l'esistenza di un corpo cammellato negli Stati Uniti dal 1856 al 1863), viene imbastita una storia tutto sommato priva di grandi slanci, a tratti confusa e noiosa, con un finale forse un pò affrettato e pure un pò banale. Insomma, tranne la brillante parte iniziale in cui i nostri si presentano nel famigerato penitenziario di Yuma come ospiti ma, come dice Tex, "per non restarci", considero questo "Fantasmi nel deserto" una delle storie meno convincenti di GL Bonelli, soprattutto perché in coppia con il maestro Nicolò ha quasi sempre concepito storie memorabili quando non capolavori veri e propri. Piccola curiosità: Carson vince una scommessa con Tex!!! A memoria non ricordo un fatto del genere (epocale direi ) e, cosa ancora più curiosa, il dollaro scommesso Tex lo consegna veramente a Carson!!!
  9. Con le dovute differenze, mi ricorda lo stesso finale di "Furia rossa": asciutto, senza inutile retorica ma profondamente incisivo. Era una prerogativa anche di GL Bonelli, finali senza patetismi o dialoghi stucchevoli. Per me è la ciliegina sulla torta di una storia indimenticabile.
  10. Tanto di cappello @Condor senza meta, recensione con i super-fiocchi che non posso non condividere. Te l'ho già detto ma lo ripeto: scrivi veramente bene, enfatizzando soprattutto le emozioni che una storia ci fa vivere che, alla fine dei conti, è quello che conta! Mi sentirei di aggiungere che l'ultimo estremo atto di Walcott non è altro che la massima redenzione per tutti coloro che hanno sofferto e patito in una tragedia che non ha risparmiato niente e nessuno. Non rimane nulla da fare: ora Walcott dovrà presentare il conto del suo terribile atto all'unico che potrà dargli un eventuale perdono. Nizzi magistrale, sicuramente una delle sue prove migliori.
  11. E' sempre l'annosa diatriba sul Tex di Nolitta che, immancabilmente, divide i lettori. Io ho fatto outing da tempo e, pur condividendo alcune perplessità su come sia rappresentata la figura di Tex, apprezzo le storie che ha saputo regalarci. Trovo il commento di @Betta 53 molto azzeccato e mi sento di condividerlo in pieno!
  12. Il primo albo lo trovo addirittura entusiasmante! Una delle mie preferite. In assoluto.
  13. Non sono mai stato un particolare estimatore dello stile di Galleppini, pur dovendogli eterna riconoscenza e gratitudine per aver reso graficamente il nostro impavido Ranger. Eppure, rileggendo queste vecchie storie, non posso che ammirare il suo tratto che impreziosisce una storia sicuramente non memorabile ma dove si respirano quelle atmosfere "texiane" a noi così care. C'è un pò di tutto: villains duri e spietati, di quelli che si usa dire con "tre dita di pelo sullo stomaco", ricettatori abili a speculare sulle disgrazie della povera gente, uno sceriffo corrotto, una città da riportare all'ordine (novella Gomorra), una banda di ribelli Apaches. Ma ci sono anche i nostri quattro giustizieri, duri e risoluti come non mai. GL Bonelli ci dona una storia classica che più classica non si può, anche se immette una serie di violenze che danno un tono un pò macabro al tutto. Mi riferisco alle torture inflitte ai cacciatori di scalpi, fine tragica che Tex riassume così: "Erano delle grosse canaglie ma hanno pagato più che abbondantemente i loro crimini". Per quel che mi riguarda era la fine che dovevano fare per i loro efferati delitti, come il massacro dei coloni iniziale dove non risparmiano né donne né bambini. Stupenda la parte finale con l'attacco apaches nella ghost town, dove si respirano tutti quei dettagli di puro western (le baracche fatiscenti, l'assedio degli indiani, le vane speranze di farcela dei due cacciatori di scalpi, la cattura finale). E qui Galep è fantastico nel rendere a pieno tutti quei particolari con scene di grande impatto, su tutte l'entrata in scena dei quattro pard con i cavalli spronati a mille e il fuoco micidiale esploso ai malcapitati apaches. Troppo facile lodare Galep per storie come "San Francisco" (dove ti senti letteralmente bagnato dalle onde del mare), "Il giuramento" (epica e stracolma di pathos) o la saga Mefisto-Yama (perfetto esecutore delle trame misteriose e orrifiche ideate da GLB); è in storie come questo "Cacciatore di scalpi" che risalta il suo lavoro solidissimo ed evocativo, compresa la splendida cover del primo albo.
  14. GL Bonelli dimostra ancora una volta di essere a suo perfetto agio con le atmosfere cittadine di Frisco, in particolare quella delle sette segrete cinesi, dove regna l'omertà e ogni componente è pronto alla morte pur di non tradire i propri compagni. Anche quando sotto sotto c'è un turpe mercato di schiave cinesi. Ci sono tanti particolari che GLB cura al massimo nell'avvincente trama: innanzitutto i personaggi, come la spietata e crudele Ah-Toy, donna di ghiaccio senza parvenza di alcun sentimento o pietà umana, pronta ad eliminare ogni pedina del suo ingranaggio che si dimostri appena appena un pò difettosa (vedi Wong). E poi ancora il fido Lao-Tan, perfetto braccio destro altrettanto feroce e malvagio, personaggio tutt'altro che trascurabile in quanto giocherà un ruolo di primo piano in tutte le vicende della storia. C'è poco da aggiungere, è una sceneggiatura che non lascia nulla al caso e si dimostra solidissima, con un ritmo mozzafiato. Eppure questa storia, pur piacendomi non poco, non è una delle mie preferite: mi mancano quelle emozioni che ho trovato in tante altre storie, il pathos generato da situazioni emotivamente forti (tipo Lucero, Santa Cruz, lo sceriffo di Durango, ecc.). Certo ci sono pestaggi continui, un Tex sempre risoluto e brillante (con un Carson non da meno!), frotte di cinesi votati al massacro contro i temibili energumeni di Lefty ma, alla fine della lettura, mi manca qualcosa. Ma si può considerare un peccato (se di peccato si tratta) veniale: avercene di storie con un susseguirsi di azione come questa! Impossibile non citare il grandissimo lavoro di Guglielmo Letteri, grande protagonista di questo lungo episodio. Il suo tocco pulito, elegante e sempre di grande effetto, è essenziale nel dipingere questa vicenda cittadina. A tal proposito cito quanto scrive di lui Gianni Bono, pensiero che condivido in toto e che si sposa alla perfezione per questo "Laccio nero": "i suoi disegni sono morbidi e precisi, meticolosi eppure sciolti, ricchi di particolari e nello stesso tempo di dinamismo". Vero che le atmosfere cittadine esaltavano il suo stile ma, secondo me, è molto riduttivo confinarlo a questa sola tematica. Le sue storie tipicamente western sono sempre di grande impatto (penso ad una storia come quella del ring di "Tucson" o alla splendida "Oklahoma") per non parlare di quelle con tinte più gialle (vedi "La locanda dei fantasmi" e "La miniera del terrore") piuttosto che quelle con temi più misteriosi (vedi il Rakos de "La piramide misteriosa" e quel capolavoro che è "Diablero"). Insomma un artista versatile che, anche in questa storia, riesce a dare la sua personale impronta all'interno della ricca sceneggiatura del sempre ispirato GLB. Infine un piccolo particolare: la maliarda Ah-Toy, caso più unico che raro, non farà la tragica fine di tante altre dark-ladies dell'universo texiano ma, in modo più banale, finirà arrestata dalla polizia. Chissà se GLB l'aveva fatto per tenersi aperta una porticina per un suo futuro ritorno. Quien sabe?
  15. Questo è sfruttamento che manco le cinesine di Prato devono subire. E poi Tex sarebbe amico degli indiani? Ecco a cosa serve fare l'agente della riserva, il wampum, ecc. ecc.
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