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TWF - Tex Willer Forum

Juan Ortega

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Everything posted by Juan Ortega

  1. Lo stavo per scrivere anch'io. Per me "Black Baron" è all'altezza delle più riuscite. D'altro canto la prima Loa non si scorda mai!
  2. Anche se prima ho scritto l'esatto contrario, condivido questo sentimento. Questo perché non ragiono con la testa ma col cuore. E al cuore, si sa, non si comanda
  3. Io credo che sia la sintesi tra sceneggiatura e disegni a rendere una storia bella o brutta. Non puoi prescindere dalla buona riuscita di queste due componenti. Altrimenti la storia ti potrà piacere perché è fatta bene ma i disegni sono così così, oppure l'esatto contrario. Io ho un debole per Erio Nicolò e, non a caso, le mie due storie preferite di Tex sono state disegnate da lui. Questo però grazie anche a due sceneggiature appassionanti. Potrei citarti diverse storie disegnate divinamente ma senza una trama coinvolgente e viceversa. In genere un disegnatore che non ami particolarmente ti indispone alla lettura (a me è capitato soprattutto con Blasco, il cui tratto non digerisco per nulla) mentre lo sceneggiatore gode di maggior propensione alla fiducia del lettore. A meno di qualche eccezione
  4. [Prologo] Signori ricordiamoci che Montanari e Grassani prendono 2000 euro al mese e rischiano la vita!! ecchecaxxo .... ecchecaxxo
  5. Su "Collezionare Tex" ho ritrovato un articolo su Muzzi a firma Pasquale Iozzino (purtroppo manca la datazione) dove da un lato si rimarca la sua bravura come illustratore western e dall'altra si afferma "disegnando Tex troviamo spesso un Muzzi demotivato, poco in sintonia con il personaggio". Nell'intervista lo stesso Muzzi riguardo a Tex così risponde: "Che devo dire? E' un personaggio celebre, che però io non sentivo molto mio". Non è che siano delle sentenze, ci mancherebbe, però indizi di un rapporto disegnatore/personaggio non proprio ottimale forse sì.
  6. Quando si dice che la cura è peggiore del male... Per quanto non ami minimamente Muzzi la trovo anch'io una scelta ampiamente discutibile. Mi chiedo se sia stata imposta oppure lo stesso Muzzi si sentisse più "sollevato" nel non fare il volto di Tex. Questione di lana caprina, ma mi è rimasta questa curiosità.
  7. Seguendo Manuel e il suo canale la ricordavo benissimo anch'io. Premettendo che in Dylan Dog gli preferisco altre matite (Casertano sicuramente, il primo Piccatto, i tanto bistrattati Montanari&Grassani, Brindisi, lo stesso Stano) lui resta una colonna della serie, tra l'altro osannatissimo nelle community che frequento ("Craven Road" e una delle tante FanPage di FB). A volte diffido un po' di certe su esternazioni, soprattutto quando accentua l'aria da bohemien, ma qui sembra veramente rammaricato per non aver dato quanto poteva. Spezzo una lancia a favore di Manuel e del suo canale 8-Bit; lui è veramente un'entusiasta, amante del fumetto e del mondo nerd in generale. Consiglio a tutti il suo canale dove ci sono tantissime cose interessanti e soprattutto una marea di interviste. Tra gli altri alcuni "eroi" del mondo bonelliano come Civitelli (simpaticissimo!), Villa, Stano, Casertano, Chiaverotti (divertentissimo!), Boselli, Ruju, Dotti, Diso, ecc. Capisco questo discorso e personalmente lo condivido anche. Stimo tantissimo Galep e ammiro tanti suoi lavori ma onestamente come stile gli preferisco altri disegnatori "storici". E' un fatto di gusto, solo questo.
  8. Grazie @Don Fabio Esquedae a quanti hanno espresso la loro solidarietà. Anche se le condizioni del mio papà sono quelle che sono me lo tengo ben stretto fino a quando sarà possibile. Spesso non occorre vedere con gli occhi o parlare con la bocca ma è sufficiente stringere una mano e accarezzare un viso. Anche se non ci siamo mai "incrociati" nel forum, mi fa piacere rileggere un tuo post. Leggendo vecchie discussioni, in particolare i commenti alle storie meno recenti, leggevo spesso il tuo nome accanto a quello di altri che oggi non vedo più (compreso il povero Ulzana). Curioso anche il motivo di questa tua pausa, ovvero.... non c'è un motivo preciso Mi associo all'invito del buon @Leo a tornare in prima linea sul fronte texiano!
  9. Non posso fare il paragone con le attuali pubblicazioni perché, a parte il Texone, non compro più nulla (sul magazine ancora ci sto riflettendo se continuare). Però in passato questo rispetto verso il lettore io l'ho sempre percepito: c'era un editore che dialogava e si confrontava con il suo pubblico e, soprattutto, non si metteva mai su un piedistallo ma si mischiava a noi comuni lettori. Per 35 anni ho collezionato TuttoTex che, nonostante l'orrenda grafica di copertina, aveva l'enorme pregio di comprendere la Posta che curava Sergio: un dialogo sempre onesto, diretto, senza fronzoli e auto celebrazioni, a volte anche scomodo ma che ti faceva SEMPRE sentire parte di un'enorme famiglia allargata. Non compro le Strisce (alla fine ho preferito investire su altro) ma quando, in questo thread, leggo i post di @Diablerosinceramente ci rimango male. Questa è una pubblicazione che esigeva una cura e un'attenzione migliore.
  10. Personalmente ho trovato una grandissima distanza tra questa seconda fatica nolittiana e il primo episodio "Caccia all'uomo". Al di là del soggetto completamente diverso, mi sembra ci sia una volontà di aggiustare un po' il tiro rispetto alle tante peculiarità della prima storia. Ecco ho trovato un Tex più GLBonelliano e una storia più vicina a certi canoni già utilizzati nella serie. Certo, restano indiscutibilmente alcune delle caratteristiche del Tex di Nolitta, che possono disporci alla lettura più o meno felicemente. Sinceramente ho trovato questo "El Muerto" un po' deludente nella sua recente rilettura. A dirla tutta non è mai stata una delle mie preferite del Tex di Nolitta. Lo svolgimento della storia mi è sempre sembrato piatto, con diverse situazioni telefonate. Intendo dire che non ci sono colpi di scena, non ci sono sorprese, intuisci subito dove andrà a parare la vicenda. E questo mi ha impedito di appassionarmi alla storia. Tutto questo fino alla resa dei conti della boot-hill. Perché lì tutto cambia. La storia letteralmente si impenna: El Muerto ritorna Paco Ordonez, Tex ricorda i fatti passati e questo gli permette di capire chi ha difronte e perché sia finito proprio in quel lugubre luogo. Poi Paco Ordonez ritorna lo sfigurato assassino, mentre Tex rimane sempre lo stesso. E questo gli permetterà di non farsi condizionare nell'estrarre la pistola per primo, non gli darà nessun tipo di emozione. E questa volta Paco Ordonez morirà definitivamente, seppellendo con sé la sua tragica esistenza ed il suo delirio vendicativo. E' un passaggio fondamentale, sceneggiato con maestria e illustrato da un grande Galep! I rimandi a Leone sono evidenti ma non mi disturbano, anzi, li trovo calati alla perfezione nella storia. D'altra parte, giusto per citare il caso che mi sta più a cuore, era anche una delle prerogative di Sclavi in Dylan Dog quella di trasportare il tema cinematografico nel fumetto. Qui Nolitta lo fa anche sfacciatamente (vedi il carillon) ma lo sa dosare benissimo.
  11. Da filo-nolittiano potrei, anzi, dovrei controbattere, ma: 1) i tuoi commenti su Nolitta mi divertono un sacco e, credimi, spero sempre di trovare nei topic delle storie del buon Sergio qualcuna delle tue sagaci e salaci interpretazioni; 2) irritare uno sceriffo è sempre pericoloso: ho i polsi delicati e le manette (perché Tex ha anche usato le manette) non le sopporterei; 3) potrebbe intervenire qualcuno a darti man forte (ogni riferimento a @Diablero non è casuale) e lì sarei veramente fottuto; 4) quello che considero il merito più grande di Nolitta è già stato espresso: Aggiungo che "Linciaggio" è una delle storie più nolittiane della serie: estremamente curioso che non l'abbia scritta lui. Vorrà dir qualcosa?
  12. Caro @Leo, mi permetto un consiglio: non iniziare la lettura di sera, perché questo tomo è peggio di un sonnifero! Non puoi farcela a restare sveglio, non saresti umano! Certo che passare da "Furia Rossa" all'amico del giaguaro è una bella mazzata ....
  13. Tu quoque, Mattia, fili mi! Che duro colpo mi hai inferto con queste parole ... Al di là dei gusti personali (sacri e inviolabili) io non sono tra gli "adoratori" di questa storia. Mitizzata quando la lessi per la prima volta, decisamente ridimensionata nella mia recente lettura adulta. Senza entrare nei dettagli, per me mancano alcuni passaggi nella sceneggiatura stesa da GLB che mi fanno preferire a questa tanti altri episodi della serie. Beninteso, storia buona ma non eccelsa. Poi anche a me questa storia del Tex fallibile ha sinceramente stufato. E' un'etichetta che considero senza senso. Mi preoccuperei se il Tex fallibile fosse il sbagliar mira e colpire Carson a 10 metri di distanza dal villain di turno! Qui c'è un chiaro errore di valutazione, umano e comprensibile.
  14. Storia senza infamia e senza lode. Lo spunto del soggetto è anche interessante (bisogna dire che il figlio Giorgio aveva delle idee niente male) ma, per un motivo o per l'altro, la storia proprio non decolla. Intendiamoci, rimane nel pieno della sufficienza, ma lo sviluppo non riesce a mantenere fede al bello spunto iniziale. Come già sottolineato da altri, la prima parte è la più riuscita, anche grazie al grande Nicolò che illustra in modo magistrale la fitta e ininterrotta pioggia notturna che fa da sfondo all'arrivo a Little Rock dei due pard. Tra agguati maldestri e indagini un po' approssimative dei due ranger, la storia si trascina fino al lungo inseguimento finale, secondo me un po' troppo allungato e nemmeno troppo interessante. Insomma, tanto mestiere ma poco genio. Poco male, GLB saprà regalare nei seguenti numeri diverse altre storie di grandissima qualità.
  15. In un periodo in cui sto penando tanto con il mio anziano papà, leggere messaggi come il tuo @Condor senza meta e come il tuo @Leo mi scalda il cuore. Perché trasudano sincerità e commozione, lontano anni luce da tanta bieca retorica che ci circonda. Un messaggio di solidarietà e condivisione come il vostro riesce a lenire anche lo sconforto difronte a notizie dolorose come la scomparsa di Ulzana e a tutti i piccoli e grandi drammi che la vita ci pone davanti ogni giorno. Grazie.
  16. Giusto così, me la sono cercata. Grazie a tutti, è stato bello! @MacParland voglio che tu sappia che per me sei stato come un (quarto) figlio! Buon Natale 2021 e tutti quelli che verranno (e aggiungo anche Pasqua, compleanni, San Valentino, ecc.)
  17. Nelle mie prime letture di Tex non facevo assolutamente caso a chi scriveva le storie, semplicemente le giudicavo in base al fatto se mi fossero piaciute o meno. Tutt'al più mi concentravo sui disegni, privilegiando sempre quelli di Nicolò e Letteri, i miei indiscussi preferiti. Ricordo che, ad una prima lettura, furono proprio i disegni di Fusco (qui alla sua seconda fatica texiana) a non convincermi molto, mentre la storia la trovai molto buona, anche se era impossibile non notare un Tex un po' diverso dal solito. Ma la cosa non mi sconvolse più di tanto, per me la storia funzionava alla grande e, trovare il nostro ranger fuori dai classici canoni GlBonelliani, fu per me una novità assolutamente piacevole. Anzi, trovare un soggetto a suo modo originale e una sceneggiatura che sapeva di novità mi spinsero ad apprezzarla ancora di più. Rileggendola in età più adulta, compresa la lettura di pochi giorni fa, il mio giudizio non cambia poi di tanto. Certo risaltano di più alcuni dettagli un pò fuori luogo (le manette, ad esempio), l'imbarazzo di vedere Tex che si fa trovare stranamente impreparato difronte agli scagnozzi di Maddox, alcuni dialoghi un po' al limite come, ad esempio, quell'antipatica ironia verso Andy dopo averlo catturato nel deserto. Ma "Caccia all'uomo" contiene ben altro. In primis un personaggio indimenticabile come Andy Wilson, giovane costretto suo malgrado a diventare un fuorilegge. Nolitta è bravissimo nel tratteggiare l'evoluzione del suo rapporto con Tex, dall'iniziale inevitabile diffidenza mista ad antipatia fino ad una reciproca fiducia che sancirà la nascita di una, purtroppo, breve amicizia. E' un po' un classico della narrativa nolittiana quella di personaggi il cui destino è figlio di eventi imprevisti ed imprevedibili, come la vita in genere insegna a noi tutti. Come è classico il finale senza lieto fine. Inevitabile poi che Nolitta inserisca alcuni tratti del suo stile, come ad esempio le didascalie che accompagnano il lettore nell'avanzare di Tex lungo la pista desertica degli "scheletri". Oppure ancora l'evento casuale che fa da propellente alla storia, come l'incontro con il vecchio sceriffo Tom Kenyon che permette a Tex di partecipare alla cattura di Andy o lo scontro con Mingo e gli altri indiani che serve per far evolvere il rapporto tra Tex e "Faccia d'angelo". Credo che la sensibilità e lo stile di uno sceneggiatore si debbano vedere nella storia, senza snaturare il personaggio (e per me non lo fa!) evitando quindi di essere una copia carbone di un altro autore. Considero i meriti di Nolitta di gran lunga superiori agli innegabili difetti di questa sua prima fatica texiana. Il suo talento di sceneggiatore emerge ancora una volta, addirittura con un personaggio con cui non avrebbe voluto misurarsi. L'avrà fatto contro voglia, ci sarà stato costretto dagli eventi ma, per me, l'ha fatto dannatamente bene. Certo il suo Tex è ben distante dagli stilemi del padre ma, in definitiva, io lo vedo come l'altra faccia della stessa medaglia.
  18. Bisogna ridursi a frequentare le edicole e le librerie delle stazioni, dove ancora si trovano arretrati abbastanza datati. Qui a Bologna si trovano anche pacchi in versione maxi-offerta che mi hanno fatto ricordare le mitiche "buste" di una volta, con dentro i fumetti con il bordo colorato. Certo, non consiglierei ad un ragazzino di fare un tour per le stazioni italiane, in genere non proprio il posto più attraente da frequentare.
  19. E' il mio stesso caso. Anch'io per motivi di età ho iniziato a leggere Tex con continuità all'inizio degli anni '80 pescando quello che riuscivo a trovare nel negozio di fumetti usati vicino a casa mia. E quindi erano albi di GL Bonelli e Nolitta. Ho iniziato a comprare in edicola quando partì TuttoTex, quindi a Nizzi sono arrivato molto più avanti. Sondaggio veramente interessante, le risposte sono venute abbastanza spontanee. Soprattutto alla 13, che mi è sembrata un pò una "carrambata"
  20. Liverani Ermanno, lo schiantatope .... Poco da aggiungere, altro che metodo Stanislavskij e sticazzi, quello era vero cinema! E chissà se oggi passerebbero le battute dell'impareggiabile Guido Nicheli detto il Dogui. Con il barman di colore: “Uè Africa, fammi due ana! Cosa vuol dire due ana? Due Analcolici! Ma dai, scendi dalla pianta!". E ancora: "Animale, datti una calmata e torna nel tuo apartheid". Poesia allo stato puro.
  21. Tieni in serbo la tua vera cattiveria per il mio prossimo commento a "Caccia all'uomo" Lo so, sfidare un moderatore non va bene, ma alla mia passione nolittiana non so resistere. Se proprio lo dovrai fare ... bannami con delicatezza. Grazie.
  22. Storia magari non originalissima e, in alcuni tratti, anche prevedibile, ma scritta con grande cura e professionalità da un Nizzi impeccabile. Innanzitutto per come imbastisce il susseguirsi degli eventi, guidati da una logica ben precisa e per il ruolo che riserva a Tex, duro e deciso ma che sa anche abbandonare i rigidi panni del Ranger quando perde le staffe ricolmo di indignazione per il vile assassinio del piccolo allevatore messicano. La caratterizzazione di MacCoy è azzeccatissima, vecchio burbero coriaceo ma dal cuore d'oro, quel che si dice un uomo d'altri tempi. Ma un uomo che sa anche leggere nel cuore del giovane Bascomb e vedere che in fondo la parentela con lo spietato padre non ne ha intaccato lo spirito puro ed onesto. I dialoghi sono un punto di forza della storia, in particolare i gustosi siparietti Tex-Carson sempre ben equilibrati e briosi senza dare quella fastidiosa sensazione di dejavu. I disegni di Repetto li ho trovati altrettanto validi, sicuramente vicini al modello ticciano ma dotati di buona espressività. Rio Hondo non sarà annoverato tra i capolavori della saga texiana e nemmeno tra quelli del buon Nizzi, ma rimane storia solida e ben fatta che, alla fine dei conti, è proprio piacevole ritrovare e leggere.
  23. Texone anomalo per il taglio decisamente umoristico datogli da Nizzi. Scelta legittima ci mancherebbe, anche perché l'intento era anche quello di esaltare il tratto di Zaniboni. A me ha convinto poco, sia per la sceneggiatura che per i disegni. La storia è abbastanza banale se non scontata, con il solito prepotentello del paese con una serie di scagnozzi che non valgono due lire. Diciamo che Tex&Carson potrebbero fare pulizia velocemente ma, per allungare il brodo, la storia va avanti con una serie di eventi abbastanza ordinari. Il finale si tinge prima di comico (Slattery reso innocuo dall'ammirevolmente formosa Lulu) e poi di dramma con il duello tra Tex e Coburn. Un pò pesanti le continue prese in giro di Tex a Carson: ormai lo sanno anche i sassi che il "vecchio reprobo" ama le donzelle ma sentirselo ripetere in continuazione anche no. Riguardo i disegni di Zaniboni il problema, secondo me, sono i visi dei quattro pard: tolto l'azzeccato Carson gli altri tre non mi piacciono proprio.
  24. Ieri sera stavo guardando sul canale di Pop Culture una bellissima intervista a Giuseppe Montanari, storico disegnatore di Dylan Dog (e di tanto altro) nonché una delle poche memorie storiche del fumetto ancora rimaste. Tra parentesi è sempre un piacere ascoltare il maestro Montanari, con la sua verve e i suoi gustosissimi aneddoti! Parlando dell'argomento "storie ergastolane", ovvero quelle storie concluse ma mai apparse in edicola, Montanari parla del famoso episodio di DD della ragazza nel polmone d'acciaio che Sergio Bonelli non si sentì di pubblicare. A quel punto viene citato anche Pennacchioli, pure lui autore di alcune storie che hanno subito la stessa sorte. Sentendo puzza di bruciato, ho fatto qualche ricerchina sul web e, su un forum di Martin Mystere, ho trovato alcune sue dichiarazioni (gennaio 2010) con alcune punte di livore verso la Bonelli, in particolare su una presunta promessa di assunzione in Bonelli mai formalizzata, soggetti per MM mai pagati, sceneggiature sempre di MM mai pubblicate e una astiosa frecciatina a Marcheselli per storie di DD disegnate dal fratello di Pennacchioli anch'esse rimaste impubblicate. Diciamo che il serbatoio di veleno doveva essere abbastanza pieno...
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