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Showing content with the highest reputation on 02/24/2024 in all areas

  1. Il primo disegno completato quest'anno. Ritratto del ranger a colori. Buona giornata a tutti!
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  2. Allora...In questa bella epopea canadese c'è un po' di tutto. In primis i disegni di Fusco, accattivanti e perfetti per le atmosfere innevate. Poi c'è tanta azione...Sparatorie, vorticose rapide, agguati, doppio giochisti, colpi di scena, dinamite e pallottole, alberi usati come arieti. Poi c'è comicità/brillantezza partendo da Gros Jean fino ad arrivare ai siparietti tra Tex e Carson. Ci sono nemici ostici (l'orbo) e i soliti panzuti trafficanti politici. I difetti sono secondo me la gestione di Kit Willer e Tiger (non ricordo facciano molto), e forse un finale affrettato. Globalmente però una storia ben fatta dal buon Nizzi.
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  3. Magnifica versione di Carson!
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  4. Hai fatto bene ad aprire un topic tutto tuo. Avevo già visto alcuni tuoi disegni in questo forum: i miei più sentiti complimenti. Mai pensato di creare una serie ambientata nel west? O qualche breve fan-storia su Tex!
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  5. Nizzi cita West Fork ne La rupe del Diavolo? E io me la vado a riprendere e la rileggo dopo qualche anno. Storia molto glbonelliana, mi torna in mente l'aggettivo che spesso Carlo Monni usa per Nizzi: scrittore di maniera. Qui non c'è nulla di originale. C'è, su un soggetto abbastanza ridotto all'osso, una sequenza di avventure che tengono col fiato sospeso e una varietà di personaggi funzionali solo ad essere sconfitti da Tex. Per questo, per i miei personali gusti, non parlerei di capolavoro per una siffatta storia, che ha però l'indubbio merito di divertire, e tanto. Le rapide del Red River, la scalata successiva in cui i pards che restano sotto vivono terribili momenti di ansia, la scena alla locanda di Morisse, il piano ottimamente congegnato da quel bel cattivo che è Lou Cadill, la bella figura dell'avventuriero greco Tanakis sono tanti momenti di una storia che fila che è un piacere, supportata dalle non poche ma sempre gustose pause di ironia che scandiscono l'intera vicenda, con dialoghi al solito (per il Nizzi di quegli anni) spassosissimi. Per me questa è una storia paradigmatica della cifra di Nizzi: non grandi soggetti, interesse scarso per i personaggi di contorno, che sono solo funzionali alla storia e non approfonditi, ma sceneggiature avvincenti e dialoghi divertenti. Preferisco, l'ho detto mille volte, lo stile di Boselli e la sua scrittura appassionata, ma riconosco che storie come questa sono quelle che hanno fatto la fortuna editoriale del ranger, perché fanno divertire l'intera platea dei lettori, sia quelli più sofisticati che quelli che vogliono leggere senza lambiccarsi troppo il cervello. E' evidente, infine, quanto in questa storia si sia divertito anche l'autore, e quanto Nizzi fosse riuscito a "glbonellizzarsi", come nessun altro dopo di lui.
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  6. Eccoci qui. Riletto anche questo classico. Mi pare di poter dire che si tratta di un episodio colpevolmente sottovalutato, infatti di rado lo si cita tra le storie più belle della saga o anche solo tra le più belle di Nizzi. In realtà è semplicemente un capolavoro, però con un finale affrettato. Ma questo non toglie che si tratti di un capolavoro per oltre tre quarti della vicenda. Gli ingredienti ci sono tutti. Il grande nord, Gross jean, Brandon, gli intrallazoni, i cattivoni, gli indiani, il quartetto in grande spolvero, le rapide del fiume, scalate impossibili, incendi, pestaggi, sparatorie. Ma soprattutto ci sono i dialoghi, eccezionali. Il Nizzi di quei tempi era semplicemente un genio dei dialoghi. Tra Tex e Carson, in primis, ma anche tra Carson e Gross Jean. Dialoghi carichi di umorismo e spassosissimi. E' impagabile il Nizzi che mette in bocca a Tex e Carson battute al fulmicotone. Così come è impagabile il Nizzi che fa spazzolare i nemici a Tex a suon di cazzotti e insulti epici (sacco di concime, giuggiola, mollusco...fino al definitivo SCARTO DI UMANOIDE. Mi ciedo perchè certi pestaggi violenti e al contempo spassosissimi si vedano sempre meno. Non si possono più fare?) e inosomma, sostanzialmente siamo ai vertici della saga almeno fino alle ultime 10 pagine, dove inspiegabilmente si risolve tutto in quattro e quattr'otto in maniera molto deludente. Avrà finito lo spazio il buon Nizzi o avrà deciso che ne aveva abbastanza? Chissà. Comunque un bel 9.50 non glielo leva nessuno. Eccezionale Fusco. I tipi che volano per aria dopo i cazzottoni di Tex sono indimenticabili. Anche per lui un bel 9.
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  7. Una delle migliori avventure canadesi della saga. Nizzi inserisce nella storia due personaggi che adora,vale a dire Brandon e Gros Jean,e riesce a imbastire una trama robusta, basata su un fatto storico, in modo plausibile e realistico... L'antefatto, cioè la sparizione di Gros Jean e il successivo rapimento di Jim, fanno"lavorare"in solitaria i pard per una buona metà della storia. l' innesto dell' ottimo sergente Billing,una sorta di Donovan "buono"che aiuta i pard nei combattimenti con i Piedi Neri è azzeccata.Da manuale l'inseguimento dei pard e la successiva battaglia nella foresta tra Tex e i Piedineri,con il provvidenziale (fin troppo,a dir la verità)arrivo dei Flathead a salvare i nostri. Non male l inserimento del Greco Tanakis(simile a Larouche,altro pirata del fiume creato da Nizzi) e, soprattutto,la figura del guercio Caudill che farà una brutta fine... La cosa che più mi piace della storia è la capacità magistrale di Nizzi di riuscire a riannodare tutte le sottotrame della storia nell ultimo albo,che si conclude con l'arresto del ministro corrotto e di Jenkins.i comprimari sono tutti utili e indispensabili,non ci sono tempi morti,tutta la storia fila che è una bellezza... Il finale è tipicamente Nizziano (già usato con successo ne La Congiura): Il gruppo di amici radunato a tavola brinda alla buona riuscita dell'avventura,con battibecchi simpatici tra Tex e Carson e humour virile a profusione.
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  8. Approfitto di una quanto mai inopportuna insonnia per commentare questa storia che ho da poco letto per la prima volta. La sensazione che ti lascia è quella che può provare un ghiottone dopo un pasto luculliano, o un cinefilo dopo aver visto un grande film: pancia piena e grande soddisfazione intellettuale, questo ti lascia questa storia. Di storie lunghe in Tex ce ne sono, eccome, soprattutto ad opera di GLB, ma, devo dire, a volte la lunghezza eccessiva porta la storia, nelle battute finali, ad allentare un p? la presa e a far sentire la stanchezza delle troppe pagine trascorse. Il miracolo di questa storia, invece, è mantenersi sempre fresca e vigorosa dalla prima all'ultima pagina, grazie ai ritmi tesi e vibranti imposti dal suo grande autore, ai colpi di scena ripetuti, ai tanti personaggi che di volta in volta fanno capolino senza confondere ma aggiungendo nuovo pepe, ai fondamentali siparietti tra i due pards (Tex e Carson) che sono il giusto intermezzo tra una situazione di tensione e l'altra, consentendo un p? di respiro al lettore e divertendolo un mondo. Questa trama di continui pericoli e di ritmi forsennati cattura il lettore e non lo lascia più, ed anzi di volta in volta tira fuori dal cilindro un personaggio da ricordare: non solo Caudill, ma anche il greco Tanakis, credibile avventuriero, il piccolo cacciatore di pellicce provvidenziale per Gros-Jean e l'Ingegnere, lo spione "manosvelta"che fa il doppio gioco, e finanche il compassato comandante delle Giubbe Rosse che definisce "spiacevole" la situazione che si sta delineando: anzi, a maggior ragione la riuscita di questi piccoli personaggi, proprio perchè dettagli, palesano la cura dell'autore nell'imbastire la sceneggiatura, e non è un caso se si ha l'impressione di trovarsi faccia a faccia con i protagonisti ma anche con le comparse, e di vivere la storia, ed è per questa ragione che non ci si annoia mai, nonostante la mole ponderosa delle pagine. E' evidente, alla faccia di chi vede in Nizzi un mero imitatore di GLB, che qui l'autore si sta divertendo un mondo, ed il suo divertimento diventa il divertimento del lettore, in una sorta di osmosi che dalle pagine del fumetto arriva fin nella mente e nel cuore del lettore. E' complice, Nizzi, del lettore, gli strizza l'occhio, pensa a lui e ne ha cura, lo prende per mano e lo porta in un lunghissimo paese dei balocchi, al termine del quale vi è la pace dei sensi che segue un grande appagamento. Mi sento mooolto appagato: si era capito?Naturalmente, non si può omettere il determinante contributo di Fusco, solito grande maestro, qui nelle sue ambientazioni preferite e nel suo mondo: un mondo che ci sa regalare e ci sa far vivere, e glie ne siamo grati.
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  9. Una delle storie di Nizzi che adoro di più, peccato per il debole finale, sarebbe stato capolavoro vero.
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  10. Sono finalmente riuscito a leggere tutta questa storia, comprando pure il n. 345. Mi pare che sia piuttosto bella nella sua mescolanza di avventura e intrigo politico -affaristico; certo, non ha il respiro epico di "Sulle piste del Nord" ( del resto i personaggi indiani, "buoni" o "cattivi", hanno importanza puramente episodica ), ma mantiene un ritmo narrativo piuttosto incalzante, che le consente di catturare sempre l'attenzione e l'interesse del lettore. Tex è in ottima forma, specie come uomo d'azione; Carson fa faville nei siparietti ironici e anche Kit e Tiger fanno la loro parte, sebbene in misura minore. Per contro è piuttosto attivo il ruolo di Gros - Jean ( che ci si mostra nell'inedita veste di..... grande seduttore :D :D ) e di Jim Brandon ( anche se la maniera in cui , quando tutto sembra perduto, riesce a liberarsi e a liberare i pards è probabilmente un po' facile ). I "cattivi" sono pure caratterizzati in modo convincente, specialmente il venale uomo di mare greco Tanakis, il subdolo ma goffo taverniere Jean Morisse e il capo dei sicari al servizio di Jenkins e Fairbanks: il guercio Lou Caudill, feroce e sleale al punto giusto, ma anche dotato di capacità di commediante ( e di incassatore ) di prima grandezza ( nel n. 345 la sua interpretazione mette nel sacco non solo Tex, ma pure il lettore; il ranger, che in questa storia è piuttosto vendicativo, non gliela perdona e più avanti gli salda il conto quando fa saltare il deposito delle armi che doveva fornire ai Piedi Neri ribelli, tenendo volutamente la miccia un po'troppo lunga, in modo che Caudill e il suo scherano Stuart giungano in tempo per esplodere con le armi, condendo il tutto con un sulfureo scambio di battute con Carson ); un "vilain" piuttosto interessante ( e con una faccia che si ricorda, non solo per la benda all'occhio ma anche perchè i lineamenti che Fusco gli fornisce a mio parere ricordano, menomazione fisca a parte, quelli di Tex, non si sa se per caso o volutamente; ad ogni modo, la cosa aggiunge un po' di pepe alla vicenda ) , anche se privo della capacità di tessitore d'intrighi di Martin Stingo o dell'eleganza nel male di "Cobra" Galindez. Fusco si mostra piuttosto a suo agio nell'ambientazione canadese, da lui tante volte affrontata, e ne viene fuori una prova di grande rilievo ( sebbene la faccia del faccendiere Jenkins, forse per involontario ricordo dell'altra location preferita dal disegnatore, abbia un aspetto più da messicano che da canadese; la cosa del resto capiter? anche in seguito, se è vero che pure Joe Larkin, uno dei "cattivi" di "Athabasca Lake", presenterà , e in misura maggiore, lo stesso problema ). In sintesi ( e IMHO ): Soggetto 8,5 sceneggiatura 9,5 disegni 9
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