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Il Mercato Di Tex

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Articolo scritto da Rocco Bianchi per il Corriere del Ticino, apparso sullo stesso di sabato 27 settembre 2008 come complemento all'intervista a Bonelli

 

 

Tex è un mistero gaudioso della fede

 

Il mercato dei fumetti è in calo. Alfredo Castelli è uno degli sceneggiatori di casa Bonelli. è in particolare noto per aver ideato, nel 1982, Martin Mystère, il detective dell'impossibile. Tuttora pubblicato anche se è "a rischio chiusura", che, come ci ha detto "ne vendiamo solo tra le 30.000 e le 35.000 copie a numero". Una cifra elevata all'apparenza, ma che in realtà "è poco sopra la soglia del pareggio finanziario". Una soglia elevatissima, e che per Castelli appunto nei prossimi anni dovrà "essere abbassata", pena appunto la scomparsa di parecchie testate. In caso contrario si andrà "sempre più verso un mercato di tipo francese, con il fumetto che non viene più vissuto come uno spazio ludico in sostituzione di qualcosa (radio, televisione, cinema...), ma che acquisisca sempre più una sua autonomia". E di conseguenza si apparenti al libro e alle sue tirature.L'esempio di storiche testate come L'intrepido o Il Monello può essere illuminante: "Vendevano milioni di copie. Poi le soap opera, un genere simile alle storie che pubblicavano, sono arrivate alla tv, e nel giro di pochi anni hanno chiuso".Il problema tuttavia per Bonelli è più vasto: tutto il mercato del fumetto è in calo ("Ogni anno assistiamo a una riduzione delle vendite"), non solo quello "popolare". Fanno eccezione solo alcune serie: "Tex naturalmente, assieme a Dylan Dog (Castelli aveva aggiunto anche Diabolik, ndr.). Sono dei miracoli, dei misteri gaudiosi della fede, anche se sono passati gli anni gloriosi". Tex oggi infatti vende "tra 230 e 250.000 copie a numero. Che potrebbe fare impressione a uno che non è del mestiere, ma che rispetto alle 600.000 di una decina di anni fa sono poche. Adesso quando un mio giornale arriva a 40/50.000 sono contento; negli anni d'oro mi è capitato di chiudere una serie con queste tirature...". Un esempio basta per far comprendere il tracollo: "Mi ricordo che nel mese di luglio del 1993 avevamo festeggiato i 3 milioni di copie vendute. In quel mese! Oggi, pur avendo più testate, raggiungiamo a mala pena il milione; allora il mio giornale più scalchignato ne vendeva 80.000; oggi siamo sulle 25.000". Serie queste ultime che, malgrado "io tenga sempre duro, e perchè mi affeziono e perchè voglio garantire il più possibile il lavoro ai miei collaboratori", sono come detto ad alto rischio.La contraddizione è flagrante: aumentano le manifestazioni ("Siamo disperati: dovessimo dare retta a tutti, dovremmo andare ogni giorno in un posto diverso"), aumentano le fumetterie, anche se Bonelli distribuisce solo attraverso le ben 37.000 edicole presenti in Italia, ciò che gli causa costi non indifferenti, ma le vendite, nella migliore delle ipotesi, stagnano. E gli editori boccheggiano. Anche se il rapporto qualità-prezzo per Castelli è più che ottimo: "Con meno di 3 euro Bonelli d' 80/90 pagine; i francesi, con 12, circa la metà. Patinate e a colori, ma pur sempre la metà".Una strada questa che Bonelli, malgrado il successo che sta riscontrando la ristampa a colori di Tex allegata a La Repubblica, non sembra aver intenzione di percorrere.

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DATI DELLE VENDITE DEGLI ALBI DI TEX





L'editore non fornisce dati sulle vendite dei suoi albi mensili. Le cifre che seguono sono desunte da interviste, articoli, voci sparse. Alcune sono ufficiali e attendibili, altre, purtroppo, solo ufficiose. Se siete a conoscenza di altri dati, potete postare un messaggio nella presente discussione.



2016 180.000 copie
2014 190.000 copie ( fonte: sito fumettologica. it )
2013 205.000 copie ( fonte ufficiale: Mauro Boselli)
2012 210.000 copie ( fonte ufficiale: Mauro Boselli)
2011
2010
2009
2008 220.000 copie ( fonte ufficiale: intervista a Sergio Bonelli )
2007
2006 240.000 copie ( fonte ufficiale: rivista "Fumo di China" )
2005
2004
2003
2002 250.000 copie ( fonte ufficiale: intervista a Sergio Bonelli sulla rivista "Sette" )
2001
2000 300.000 copie ( fonte non ufficiale: sito AFS News)

1999
1998
1997
1996
1995 350.000 copie ( fonte ufficiale: articolo di Repubblica )
1994
1993
1992 330.000 copie ( fonte ufficiale: rivista Dime Press, picco negativo toccato in quegli anni )
1991 380.000 copie ( quotidiano La Stampa, riferito al primo semestre )
1990

1989
1988
1987
1986
1985 600.000 / 700.000 copie ( fonte ufficiale: La Repubblica )
1984
1983
1982
1981 600.000 copie ( fonte: La Stampa )
1980


1979
1978
1977 oltre 500.000 copie ( fonte ufficiale: intervista a Sergio Bonelli )
1976
1975
1974
1973 800.000 copie
1972
1971
1970

 

© Tex Willer Forum

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Gli stipendi Bonelliani


Articolo di Moreno Burattini.




E' iniziata una discussione sul prezzo al pubblico degli albi Bonelli e il suo rapporto con i compensi agli autori. Chiamato in causa, rendo la mia testimonianza e giuro di dire la verità, tutta la verità, nient'altro che la verità.

Dunque: è innegabile che i compensi pagati da Bonelli ai suoi autori sono, mediamente, superiori a quelli delle altre case editrici. In alcuni casi, di parecchio. Tuttavia ciò non dipende dal fatto che Bonelli paga cifre fuori dal mondo, sono gli altri editori che pagano poco, se non pochissimo. Bisogna tenere presente che saper scrivere e saper disegnare IN UN CERTO MODO sono doni e talenti rari a trovarsi. Di Claudio Villa in Italia ce n'? uno solo, insomma. E se Villa fosse pagato come un idraulico, forse gli converrebbe fare il grafico pubblicitario o l'illustratore per libri e riviste, se non appunto l'idraulico, piuttosto che disegnare i fumetti.

Insomma, la professionalità va pagata perchè è merce rara ( e questa è una regola del mercato, non me la invento io ). Chi paga poco, non avrà a disposizione professionisti ma dilettanti allo sbaraglio (e potrei citare decine di testate di editori improvvisati, testate oggi chiuse, con eroi raffazzonati, scritti male e disegnati peggio). Adesso mi toccher? fare un peana in favore di Bonelli, non prendetela per piaggeria ( tanto Sergio non leggerà mai queste righe, visto che per lui Internet non esiste! ).

Gli addetti ai lavori lo sanno benissimo, ma forse è il caso di ripeterlo a beneficio dei profani, come i rapporti fra autori ed editori di fumetti non sono mai stati idilliaci in nessuna parte del mondo e segnatamente in Italia. Da sempre, sceneggiatori e disegnatori sono stati sfruttati e malpagati da editori pirati che non hanno corrisposto diritti per le ristampe e le edizioni estere, che li hanno vincolati a contratti capestro, che si sono impossessati dei loro personaggi, che non hanno restituito gli originali. Per non parlare delle case editrici improvvisate che non hanno mai tutelato la professionalità degli autori imponendo ritmi massacranti a tariffe miserabili per dare alle stampe tavole fumettate frettolose e ignobili, al solo scopo di cavalcare l'onda dei successi altrui; salvo poi dichiarare bancarotta mettendo in salvo il proprio capitale e lasciando nei guai chi ha lavorato per loro.

Non si può certo generalizzare, e di sicuro oggi le cose vanno meglio di un tempo, ma se sono migliorate gran parte del merito va proprio all'esempio di Sergio Bonelli che è, da sempre, quello che si dice ( e mi limito a ripetere un parere pressochè unanime ) un vero "signore" : chiunque abbia avuto rapporti di lavoro con lui può testimoniare, salvo la malafede, come egli abbia sempre corrisposto ai propri autori le migliori tariffe, con correttezza, precisione e puntualità. Anche in passato, in assenza di precise normative in materia di contratti e rapporti, si è sempre preoccupato di sperimentare nuove strade e soluzioni che servissero ad appianare nel miglior modo possibile le divergenze e ripartire in modo consono diritti d'autore e royalties.

Chi lavora per Bonelli si vede pagate le ristampe e le edizioni estere. A me per esempio arrivano ( pochi ) soldini per Zagor in Turchia, in Slovenia, in Croazia, in Serbia, in Macedonia e pefino in Albania. Non altrettanto accade, per esempio, per le storie da me scritte per altre case editrici. I disegnatori tornano in possesso dei loro originali ( altrove, non è sempre così ).

Per Bonelli l'assoluta correttezza è stata, ed è, il suo chiodo fisso anche nei rapporti con il pubblico: i lettori che gli scrivono ottengono una risposta privata, incontrando gente per la strada o nelle manifestazioni fumettistiche si è costantemente dimostrato attento e disponibile verso tutti, non sono mai stati distribuiti in edicola ricopertinati spacciati per qualcos'altro ( pratica invece tuttora diffusa presso altre case editrici ), la qualità della carta, della stampa, della rilegatura non hanno mai lasciato a desiderare ( salvo per incidenti di percorso a cui si è cercato subito di porre rimedio ), i prezzi sono sempre stati contenuti alla portata di tutte le tasche, e io stesso ricordo di aver visto Bonelli lottare perchè anche la Glamour riducesse al minimo il costo all'acquirente dei suoi volumi quando questi avevano per oggetto disanime dei personaggi di via Buonarroti, in modo che il maggior numero possibile di persone potesse fruirne.

Non basta: chiunque conosca Bonelli anche solo un po' non può non rendersi conto di come ciò che lo animi, più che la logica imprenditoriale, sia il più autentico amore per il fumetto: lo si vede da come partecipa agli incontri con i lettori, da come sponsorizza manifestazioni del settore, da come ne organizza in proprio con grande spiegamento di mezzi ( si pensi al Dylan Dog Horror Fest), da come segue le fanzine, da come vuole personalmente visionare le tavole di prova degli aspiranti che a decine ogni giorno gli si presentano, da come coccola i suoi disegnatori portandoseli dietro dappertutto, andando a pranzo e a cena con loro tutte le volte che può. Ci sono poi le cose che chi sta dietro le quinte sa e che in genere si fa a meno di dire, come l'aiuto concreto dato a vecchi artisti in difficoltà, o alle famiglie degli scomparsi, o al vero e proprio salvataggio da lui compiuto nei confronti di case editrici concorrenti che versavano in cattive acque, a testimonianza di come Sergio non faccia l'editore di fumetti con lo stesso spirito con cui farebbe l'albergatore o il produttore cinematografico. Bonelli ama davvero gli eroi di carta e gli autori che li fabbricano. Sono il suo mondo, la sua vita: magari fosse così per tutti gli affaristi senza scrupoli che imperversano nel settore.

Oh, certo: Sergio non è uno stinco di santo, e ha anche lui i suoi difetti. Qualcuno lo può accusare di essere umorale; qualcun altro può sostenere che dati i suoi mezzi non investe abbastanza in un tipo di fumetto diverso da quello "bonelliano" (ma il caso Bacilieri è lì a testimoniare il contrario, e in passato ha perfino prodotto la maggior parte dei fumetti italiani pubblicati da Comic Art).

Vabbè, ciò premesso, non tutti gli autori bonelliani guadagnano allo stesso modo. Dipende anche dal personaggio a cui lavorano (chi disegna Tex guadagna di più di chi disegna Nick Raider). E direi anche che certi autori di Zagor o di Mister No, se non riescono a consegnare un numero significativo di tavole non guadagnano molto di più di un operaio specializzato. Io stesso, che non mi lamento, se non faccio 100 tavole al mese non posso dormire sonni tranquilli, per cui chi si ferma è perduto (e perdere tempo a scrivere questo messaggio significa fare una tavola in meno di sicuro!). Però, chi disegna Lazarus Ledd o Alan Ford guadagna certo di meno di chi disegna Zona X. E Trillo mi ha detto di smettere Cybersix perchè l'Eura non può pagarlo a sufficienza.

Il dramma è accentuato dal fatto che, in pratica, non ci sono altri editori che possono pagare come Bonelli, se non (forse) la Disney e il Giornalino. Tuttavia le spese di Bonelli non sono solo destinate a pagare gli autori, ma all'intera struttura: ci sono decine di redattori, magazzinieri, fattorini, grafici che contribuiscono all'alta qualità media del prodotto (che altre case editrici non riescono a garantire). Le spese generali dell'azienda sono così alte che se un fumetto Bonelli non vende oltre quarantamila copie, di solito è in passivo. Per altri editori più piccoli, quarantamila copie sono un sogno.

E per quel che ne so, le 3500 lire sono il limite minimo a cui Bonelli può tenere il prezzo (inchiodando l' anche i "concorrenti", che ne soffrono moltissimo avendo bisogno di alzare questa cifra). Fra l'altro, se il prezzo aumentasse sai che strilli e che pianti e che invettive, ma io sfido chiunque a trovare un prodotto paragonabile (per divertimento offerto, per qualità dell'oggetto) che costi così poco. Chi si lamenta per le 3500 lire di Nathan Never magari poi va in discoteca e ne spende 35000 senza battere ciglio. Alla fine la discoteca gli sguscia di mano la mattina dopo, e non gli resta altro che il mal di testa. Un fumetto invece, come il diamante, è per sempre!

Infine, scusate la prolissità, due parole sulla carta. Guardate che, lo dico da addetto ai lavori, vi sbagliate. La carta Bonelli è buona ed è fatta apposta per la casa editrice, e si chiama appunto SBE: è un miracolosa per quanto resiste e per quanto pesa poco.

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Perchè Tex vende più di Zagor?


Articolo a cura di Moreno Burattini.






Zagor vende circa 65.000 copie mensili, che sono comunque un risultato eccellente per un fumetto, in Italia, ai nostri giorni.

Nei suoi momenti migliori, oltre vent'anni fa, Zagor vendeva 220.000 copie. Poi ci sono stati momenti bui che Tex invece non ha avuto. Tex inoltre è un personaggio di impostazione più tradizionale rispetto a Zagor, quindi può contare su un plafond di partenza più ampio. Tex è saldamente legato al western e alle sue regole, pur con le inevitabili eccezioni, e le regole del western sono note e accettare da tutti; Zagor invece si trova a spostare continuamente i confini del proprio campo d'azione, non è possibile etichettarlo in un genere preciso, e se questo può sembrare un vantaggio in realtà disorienta i lettori più tradizionalisti che trovano "rassicurante" l'etichetta di un prodotto.

Inoltre Zagor è nato come fumetto per ragazzini ( il target iniziale, secondo Bonelli stesso, doveva essere quello di Blek e Capitan Miki ) mentre Tex si presentava come un fumetto più maturo: questo ha portato a far sè che Tex conservava i suoi lettori anche da adulti ( nessuno si è mai vergognato di leggere Tex ) mentre Zagor li perdeva.

Oggi non è più così, nel senso che Tex e Zagor non si rivolgono più un pubblico diverso, ma sostanzialmente allo stesso. Però un giovanissimo cresciuto a pane e manga che voglia avvicinarsi a un fumetto "storico" e tradizionale sente più il richiamo di Tex, la cui fama è consolidata e riveste il personaggio con l'aura del mito, piuttosto che di Zagor, che comunque è molto amato da chi lo conosce già.

A tutto ciò si aggiunga che quando Zagor è nato, Tex era già "vecchio", editorialmente parlando: esisteva da 13 anni! Aveva consolidato una certa fama, stava già diventando un mito. Per la casa editrice Tex è sempre stata una garanzia anche economica, logico che abbiano sempre investito su di lui, anche nella campagna-acquisti di nuovi disegnatori, facendo affluire l' i vari Ticci, Fusco, Civitelli, Villa...




Settembre 1999.

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Io ho avuto una fitta corrispondenza con Sergio Bonelli negli anni '70/'80... e che certo non verteva sulle tirature delle varie testate... però ricordo che un paio di volte se ne è parlato. Quell'800.000 del 1973 è un dato certo e, quasi certo, che non comprendesse dentro anche il numero delle tirature del tre stelle. Forse riesco a trovare la corrispondenza in cui Sergio Bonelli mi parlò del continuo incremento delle vendite di Tex che culminò in "San Francisco" e mantenne uno standad elevato fino alla primavera del 1976, provo a recuperarla... mi ricordo che si parlo della storia Mingo, il ribelle: credo che la distribuzione si fosse attestata fino a quel momento attorno 600/650.000 copie. negli anni '80, benchè la corrispondenza fosse ancor più fitta, non si parlò di vendite ma era ovvio che la crisi in corso era conscia anche ai meno informati. Vedo un bel 330mila nel 1992 e questo dovrebbe far pensare che nel 1980/90 si era da 500mila a scendere!! Uhm, credo che Tex ebbe un gran calo delle vendite già agli inizi degli anni '80: ero a Milano in quel periodo e ricordo che andando a comprare i primi numeri Martin Mystere i pacchetti di Zagor e Tex erano sensibilmente ridotti rispetto ai fasti degli anni precedenti. Ultimo indizio che posso fornire è l'utilizzo della carta sottile a partire dal n. 228 La piramide misteriosa (sett 79?). Di ciò ne parlai con Sergio anche di persona a Roma il quale giustificò, in parte, l'operazione buona a non far aumentare prezzo di copertina... ma il prezzo era da poco aumentato e riaumento poco dopo... e in parte alla crisi delle vendite vera e propria. Ultimissima cosa: un conto è la distribuzione presso le rivendite ed un conto è l'effettivo venduto... non deve, a mio avviso, ingannare un 320mila dell'anno X con il 320mila dell'anno Y. Magari il reso è sostanzialmente diverso!!Esistono dei contratti con le tipografie e con il distributore, credo.

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INTERVISTA A DECIO CANZIO





Decio Canzio è il Direttore generale della Sergio Bonelli Editore. Lavora nel mondo dell'editoria fin dagli anni Sessanta, ma giunge al fumetto nel 1973, collaborando con la Casa editrice Altamira e scrivendo per Il Piccolo Ranger. E' stato curatore editoriale della Collana America (Editoriale Cepim) e della serie Akim. Nel 1976, è al timone della collana Un Uomo un'Avventura, serie cui collabora anche in veste di sceneggiatore; scrive infatti i testi di "L'Uomo del Nilo" e "L'Uomo del Messico", entrambe disegnate da Sergio Toppi.
Decio Canzio ha scritto anche per Zagor e Tex




1) 1996-2006... pensando rapidamente agli ultimi dieci anni come è cambiato il fumetto e il suo mondo editoriale (in Italia e/o all'estero)?

In questi ultimi dieci anni il mondo intorno a noi (e quindi anche il fumetto) è molto cambiato, come del resto è naturale che fosse. I mutamenti dovuti all'informatica e ad altre (per me) mysteriose tecnologie sono mille e sono sotto gli occhi di tutti. Cambiato poco, invece, è il fumetto bonelliano. E non è una sorpresa. Bonelli è ancorato alla tradizione del racconto avventuroso i cui padri (Salgari, Verne, Grey, Conrad, ecc...) brillano ancora di luce propria. E così facendo la Casa editrice segue moduli culturali collaudatissimi. Giusto o sbagliato? Sono (saranno) i lettori a dirlo.

2) Finito il boom di Dylan Dog si è iniziato a parlare di crisi del fumetto italiano. Ma la cosiddetta "crisi" oggi c'è veramente? In caso di risposta positiva, direbbe che la crisi riguarda principalmente quale tra le seguenti ipotesi?
a) l'età media dei lettori
b ) il numero di copie vendute
c) le idee degli autori
d) il coraggio degli editori di fare nuove proposte
e) il fumetto come medium


Si, la crisi del fumetto italiano c'è. Sono i numeri a confermarlo. Il numero delle Case editrici che hanno chiuso, le tirature, le vendite, le rese. Quest'ultimo dato, forse, più di tutti d' un'idea della gravità della situazione. Riguardo alle cause della crisi, fra i motivi indicati, opterei per il problema della povert? del fumetto come medium. Senza contare tante altre cause. Per esempio, il fermo proposito dei genitori italiani di oggi di introdurre i pargoli all'uso del computer fin dalla più tenera età (a scapito, dunque, di altri investimenti. Come, per esempio, quelli cartacei: libri e fumetti).

3) A questo proposito la recente tendenza (in Italia) di allegare ristampe di fumetti a quotidiani o riviste come va valutata?

La tendenza (italiana) di allegare ristampe di fumetti ai quotidiani e periodici va senz'altro valutata positivamente. Abbiamo detto che c'è la crisi, no? E allora combattiamola con tutti i mezzi possibili, anche se a qualcuno certi abbinamenti possono far storcere la bocca.

4) Immaginiamo di andare a cercare un fumetto nel 2016. La prima cosa che mi viene in mente ?...
a ) mi vedo andare in edicola come oggi
b ) me lo scarico in un qualche tipo di dispositivo digitale mobile
c ) mi vedo da un antiquario specializzato


Andando a cercare un fumetto nel 2016, la prima cosa che mi verrebbe in mente è di poterlo ancora trovare in un'edicola. Può darsi che sia solo un sogno, ma perchè rinunciare a sognare?

5) Qual è oggi il rapporto del fumetto con gli altri media come cinema, videogiochi?

Il rapporto odierno del fumetto con gli altri media (cinema, videogiochi, cellulari, televisione...) è caratterizzato dalla povert? del prodotto fumetto. Non povertà intelettuale, sia ben chiaro, bensì materiale. E' una competizione a handicap. Ma gli ottimisti non mancano: e io sono tra loro.

6) A metà degli anni '80 abbiamo opere come Watchmen o Dark Knight Returns che influenzano schiere di autori. Nel periodo considerato esistono opere (non solo italiane) dall'impatto equivalente o comunque significativo?

Visti i risultati degli ultimi dieci anni, non mi pare che ci siano state opere (italiane e non) tali da aver avuto un forte impatto sulle tematiche e sulla grafica del fumetto.

7) Sono ormai quasi vent'anni che i manga vengono pubblicati in Italia.
Ci hanno influenzato come autori o come lettori? E in termini positivi o meno?


Che i manga abbiano inciso sul mercato dei lettori di fumetti è fuori discussione, ovviamente. Secondo me, è stata un'influenza positiva: come sempre avviene quando ci si apre a nuove culture.

8) Italia / Francia: fuga di cervelli (e matite) o possibili sinergie editoriali per cambiare anche il mercato italiano?

Sulla fuga di "cervelli" dall'Italia alla Francia nutro parecchi dubbi. Se ne è parlato molto, è vero, ma credo che si sia concluso poco. E, forse, torme di autori sconfitti stanno attualmente ripiegando in disordine fra quelle valli delle Alpi Marittime che avevano orgogliosamente risalito...

9) Nel 1995 inizia a diffondersi internet come fenomeno di massa. Nel 2001 appaiono nella rete italiana i primi esperimenti di "fumetto elettronico" (nato per il web e non trasposto dalla carta).
Nel 2006 la giapponese NTTSolmare dichiara che in un mese vengono scaricati a pagamento nei cellulari "3 milioni di manga digitali".
I cosidetti webcomics sembrano però ancora cercare una propria identit? e molti autori sembrano tuttora non riconoscergli una vera dignit?.
C'è futuro per questa particolare forma di fumetto?
E si può parlare di fumetto senza carta?


Per incompetenza su quella materia nota come futurologia non posso pronunciarmi sulla eventualità che possa esserci un futuro per un fumetto senza carta.

10) Le fanzine cartacee dalla incerta diffusione e certissima passione dei produttori sono scomparse. Al loro posto le varie web-zine. Abbiamo perso o guadagnato qualcosa nel cambio?

Per quel che mi risulta, il passaggio alle web-zine ha dato più spessore ai dibattiti sul fumetto e ne ha ampliato la platea. Personalmente, per ragioni anagrafiche, rimpiango comunque gli anni della "carta".

11) Internet pone un'altra domanda: quale rapporto tra autori e "forum di discussione"? L' interazione tra autore e lettore non è mai stata così facile e pubblica come oggi. Fermo restando il diritto di ognuno di scegliere la propria politica in questo senso, se doveste consigliare un collega, suggerireste come Clifford D. Simak al neoscrittore Asimov: "Isaac, ora che sei dall'altra parte della barricata non puoi più battibeccare con i lettori sulla pagina della posta delle riviste"?

Riguardo ai rapporti tra autorie "forum di discussione", sono sempre stato dell'idea che l'autore debba essere schivo, sfuggente e refrattario ai dibattiti sui contenuti della sua opera. Il libro (o il fumetto) parlano per lui.

12) Uno sguardo al passato. Recentemente è stato finalmente ristampato il Commissario Spada. Ci sono altri fumetti italiani immeritatamente sepolti di cui le ultime generazioni di lettori non hanno potuto usufruire?

Considerata la mia età, non posso non essere favorevole alla pubblicazione di antichi fumetti italiani immeritatamente sepolti. Mi piacerebbe, per esempio, un revival editoriale che andasse, grosso modo, dal 1935 al 1942. Mi chiedo soltanto se esiste oggi un pubblico abbastanza vasto (al di là della frangia amatoriale) e filologicamente preparato per accogliere questa resurrezione.

13) Uno sguardo al futuro. Tra i nuovi autori italiani pubblicati negli ultimi 10 anni, salta in mente qualche nome come possibile nuovo Hugo Pratt / Bonvi / Caprioli / Sergio Bonelli...?

Sì. Tra i nuovi autori italiani pubblicati negli ultimi anno credo di poter scorgere un futuro Pratt o un Bonelli. Ma non dico chi, perchè per accontentare un paio di amici e collaboratori ne scontenterei un centinaio.

14) 2006-2016... pensando ai prossimi dieci anni che linee di tendenza si possono vedere nel futuro dei fumetti (in Italia e/o all'estero)?

Parafrasando un noto magistrato, per i prosssimi dieci anni il motto di noi fumettari dovr? essere: resistere, resistere, resistere.



Intervista tratta dal sito: http://www.parodos.it/intervista18. htm

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Visti i dati sopra riportati le vendite di Tex calano ogni dieci anni di circa 70.000 / 80.000 copie. Ciò che ci porterebbe ipoteticamente nell'arco di anni 2015 / 2020 a una cifra approssimativa di circa 150.000 copie. La politica dell'editore, tenendo conto dei costi inalterati di produzione, sarebbe orientata inevitabilmente a un aumento esponenziale del prezzo di copertina. Se oggi paghiamo 2,70 euro, tra qualche anno lo sforzo economico da parte nostra potrebbe estendersi a più di cinque euro, che già paghiamo per gli almanacchi del west. Quanto sareste disposti a spendere pur di vedere il ranger ancora nelle edicole è Conosco alcuni lettori ( vecchi ) che già oggi ritengono il prezzo sproporzionato e alcuni hanno smesso di comprarlo.

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Non riesco ad immaginarmi il futuro della SBE; Sergio a chi lascerà in mano questa importante eredit???Il prezzo attuale di 2,70 a mio parere è ancora sopportabile, secondo me arriverà sui 3 - 3.50 nel giro di pochi anni. Io ancora non mi lamento, sarà perchè compro solo l'inedito (dato che la serie l'ho già completata da anni), e senza contare che non seguo altri fumetti, cosa che invece spesso accade tra gli altri divoratori di fumetti. Mi può stare bene fino ai 5 euro, sarei disposto a sborsarli pur di mantenere Tex vivo. Però come dicevo prima, il problema poi viene da chi segue anche altre serie, che comincerà ad abbandonarne qualcuna.

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Per quanto mi riguarda io sarei disposto a comprare Tex anche a 5euro. In effetti il lavoro che c'e' dietro ad un albo non e' poco, e dato l'aumento che c'e' in qualsiasi prodotto in commercio oggi, non mi scandalizzerei un ulteriore incremento di prezzo sugli albi di Tex. Il problema invece e' quello accennato da Sam Stone, ovvero chi prendera' il posto di Sergio Bonelli un giorno?

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NON PIU' MONELLO MA RICCO



Articolo di Paolo Rossi apparso su Repubblica è 26 ottobre 1990



IL MERCATO dei fumetti scoppia di salute ma una gloriosa testata cessa le pubblicazioni: Il Monello. I lettori che avevano conosciuto, tra gli altri, personaggi come Arturo e Zoe, Teo e Pedrito el Drito sono stati sommersi da nostalgici ricordi. Il Monello non è riuscito ad adeguarsi alle trasformazioni del mercato dovute prima alla concorrenza della tv, e poi ai cambiamenti di gusto del pubblico. Il prestigioso settimanale della Universo (la casa che edita anche L' Intrepido) paga in ritardo il durissimo ristagno economico che aveva colpito il settore a metà degli anni Ottanta. I veri eroi del drammatico triennio 1984/86 non sono stati quelli di carta, vincenti solo negli scontri inter-stellari dei disegnatori, ma i dirigenti, quelli in carne ed ossa che, per far quadrare conti e bilanci hanno dovuto aguzzare l' ingegno, risparmiare, cambiare i criteri gestionali e lasciare maggiore spazio a specialisti, bravi nel districarsi nel ginepraio dei diritti letterari. Eh, sì. La crisi è stata salutare afferma Rinaldo Traini, direttore editoriale di Comic Art, casa editrice d' avanguardia, quando ripensa al momento buio. E' servita per cambiare rotta. A guardare oggi quegli anni esce sconfitta soprattutto l' impostazione americana del disegno, che voleva l' immagine per l' immagine, fine a se stessa, senza una storia forte. Ma quelle avventure erano diventate ripetitive. A distanza di anni la lezione è stata utile. Il mercato dei fumetti non è uscito con le ossa rotte. Oggi cresce del quindici per cento annuo. Nello scorso mese di agosto ( del 1990 n. d. r. ) la Sergio Bonelli Editore, casa milanese con un giro d' affari di trenta miliardi l' anno, editrice di Tex, Zagor e Mister No, ha venduto un milione e mezzo di copie dei suoi albi (lo scorso anno - nel 1989 - aveva fatto registrare una tiratura di quindici milioni di copie). Un dato record. Il racconto è subentrato alle immagini stravolte e alle storie senza senso degli anni addietro. Ma le case editrici hanno compiuto un' altra scelta, strategica: hanno specializzato il prodotto per catturare target diversi. Non più albi contenitori di protagonisti diversi fra loro ma riviste con una sola storia e con personaggi in cui il lettore possa immediatamente identificarsi. Ed il lettore ha capito: è ritornato nelle edicole, affollate dalle tante, coloratissime copertine. Tutto ciò è bastato per superare la crisi e garantire l' attuale sviluppo, ma per il futuro si pone un rischio di sovrapposizione dovuto al trend positivo. Per adesso si assiste ad una moltiplicazione delle testate, anche se non durerà a lungo rileva Traini. I piccoli editori si affiancano ai grandi in cerca di uno spazio, ma sono convinto che presto dovranno mettersi da parte. Non so se i grandi editori compreranno le piccole case, ma è probabile che alcune grandi riviste mensili si trasformeranno in settimanali, organizzando diversamente la produzione. E vedremo presto anche in Italia la figura del creatore-editore, già presente negli Stati Uniti. L' attuale boom del mercato è dovuto alla continua crescita del genere horror ed al prorompente ritorno dei supereroi americani. Il campione horror per eccellenza è Dylan Dog. E' italianissimo, tira circa 300mila copie e ne vende più di 200mila. E' acquistato soprattutto da adolescenti e teen-agers. L' investigatore dell' incubo, dopo quattro anni di presenza in edicola, è perfino oggetto di studi da parte di sociologi e studiosi del comportamento. E' edito da Sergio Bonelli. Invece i supereroi americani, aiutati sicuramente dal trionfo cinematografico di Batman, sono la vera moda del ' 90. Rispetto agli anni Settanta, gli anni dell' Uomo Ragno e dei Fantastici Quattro, sono scesi in campo nuovi supereroi come Punisher e Wolverine, eroi diversi, pubblicati da Star Comics e da Play Press, due etichette giovani ed aggressive, che hanno compreso subito di non dover riprodurre fedelmente il comic book originale ma filtrarlo ed adeguarlo al pubblico italiano. Anche Corto Maltese, mensile milanese della Rizzoli, tiratura di circa 40mila copie, ha deciso di seguire la tendenza del mercato miscelando le storie di Pratt e Manara con quelle di Superman, Batman, Elektra Assassin, Watchman. E mi pare che il nostro pubblico abbia apprezzato la proposta, dice Fulvia Serra, direttore della rivista. D' altronde il fumetto americano ha cominciato a parlare finalmente un linguaggio più adulto. Ma Topolino resta sempre leader del mercato con le sue 600mila copie di tiratura (ne vende 550mila). Anzi: Mickey Mouse esce rafforzato dalla cura con cui la Disney sta lavorando al suo rilancio dopo essere ritornata alla gestione diretta dell' edizione italiana alla scadenza della licenza Mondadori. Le storie si ispirano all' attualità e si arricchiscono di citazioni (a marzo ce ne sarà una che prenderà spunto dal Pendolo di Foucault di Umberto Eco), e la campagna pubblicitaria della Disney conferisce una immagine più moderna al mondo di Paperopoli confermando che il marketing avrà un ruolo sempre più pesante nella organizzazione del prodotto-fumetto. Finora la strategia delle case editrici era quella di non perdere il lettore, in particolare quello dell' Emilia-Romagna e della Lombardia, vero zoccolo duro del mercato. Ora si presenta la possibilità di dedicarsi allo sviluppo nel Sud per allargare la base di lettori, ma Fulvia Serra è convinta che non esiste un problema Mezzogiorno. E' solo questione di educazione diversa. Gli emiliano-romagnoli hanno una reazione più veloce rispetto alle novità, ma anche al Sud si leggono fumetti, e non pochi. Capire se il fumetto ha smesso di soffrire è però ancora difficile da pronosticare. Appartiene all' area dell' intrattenimento, per cui può risentire in generale di eventuali effetti recessivi dell' economia. Le antenne degli operatori italiani ed europei sono comunque attentissime ai segnali che arrivano dagli Stati Uniti, che influenzano da sempre il mercato occidentale. E chissà, gli scenari del futuro potremo forse vederli disegnati su qualche tavola a colori o in bianco e nero.

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STRISCIA LA CRISI DEL FUMETTO

di Luca Raffaelli

Repubblica è 28 dicembre 1995


Dylan Dog non è più un fenomeno. Tex e Diabolik. Sembrano reggere bene solo i due grandi vecchi del fumetto italiano: Tex mantiene 350.000 copie di vendita, Diabolik è in costante crescita e punta alle duecentomila. Senza contare la vendita delle ristampe e degli speciali. Tex a parte, tutti i prodotti Bonelli risentono del periodo di crisi: Dylan Dog è sceso a 450.000, Nathan Never si assesta a 170.000, chiudono le ristampe di Mister No. Topolino è il settimanale più venduto (oscilla tra le 400 e le 450.000) contornato da un' altra miriade di testate disneyane ad andamento altalenante: soffrono ad esempio le Giovani Marmotte di Qui, Quo e Qua, mentre il Lupo Alberto di Silver regge bene a 60.000. I supereroi americani navigano con difficolt? tra le 5 e le 10.000 copie di venduto, con punte di 15.000 per Batman e l' Uomo Ragno. Stesso discorso per i manga. Blue, capostipite del genere erotico, vende intorno alle sedicimila copie. Linus versione Oreste del Buono e Baldini & Castoldi ha ripreso qualche copia e ora tocca le 20.000. L' Intrepido sotto le 10, Comic art (ora unito all' Eternauta), unico mensile del fumetto avventuroso d' autore ormai sopravvissuto, si aggrappa ai suoi seimila affezionati.

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Secondo un articolo pubblicato sul giornale La Repubblica nel settembre 1985, l'inedito di Tex vendeva ancora 600.000 / 700.000 copie e, se si consideravano anche le collane dove vengono ristampati i vecchi episodi, si arrivava alla più che ragguardevole cifra di 1.500.000.

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Secondo i dati pubblicati nella rivista Fumo di China, nel duemilasei le vendite erano queste:

 

TEX 240mila copie al mese con le ristampe sfiora le 350 mila copie al mese.

DYLAN DOG 210mila copie

BRAD BARRON punte tra le 50mila e le 80mila copie.

NATHAN NEVER 60mila copieJULIA 57mila copie

DAMPYR 54mila copie

DEMIAN 45mila copie

ZAGOR 40mila copie

MARTYN MYSTER e MAGICO VENTO 35mila copie

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Sergio Bonelli Editore. Politica editoriale

La volontà di creare un laboratorio di generi, stili e lettori, rimanendo nell'alveo del fumetto popolare grazie alla riconoscibilità delle convenzioni narrative, alle ampie possibilità di fruizione, all'universalit? dei contenuti e all'accessibilità dei costi.

Articolo di Giulio Saltarelli, apparso su http://www.komix.it


Pubblicazioni
La Sergio Bonelli Editore pubblica attualmente 14 collane (albi fuori serie e ristampe escluse), per un totale complessivo di 1.500.000 copie vendute al mese. Questo dato è molto distante dai 4.000.000 di albi mensili che erano venduti a metà degli anni Novanta, quando comunque la quantit? di lettori necessaria a sostenere economicamente la casa editrice era fornita da pochissime testate. Con l'evidente crisi del settore, la Bonelli ha optato per produrre molte testate che, prese singolarmente, hanno venduti minori, ma che complessivamente assicurano la sopravvivenza della casa editrice. Dal 1997 al 2001, sono state infatti prodotte 8 nuove testate: Magico Vento, Napoleone, Brendon, Julia, Jonathan Steele, Gea, Dampyr, Gregory Hunter. Questa politica riduce i costi fissi (carta, stampa, distribuzione) e grazie a essa viene operato un adeguamento tra venduto e tirature, al fine di diminuire i costi d'incidenza delle rese e della conseguente gestione del magazzino, evitando così l'accumularsi di migliaia di albi. L'investimento dei capitali nella diversificazione dell'offerta ha poi l'obiettivo di creare un laboratorio di lettori per verificare, grazie alla varietà dei generi e sottogeneri proposti, quali attraggono di più il pubblico per potenziare l'offerta con stratificazioni successive o ulteriori serie: nel momento in cui una testata ha successo, infatti, saranno prodotte altre collane dedicate a quel personaggio (Speciale, Almanacco, Maxi, Extra, Albo Gigante).
Non esistono testate nate per esigenze di mercato: Sergio Bonelli Editore ha una politica rivolta all'educazione dei lettori, piuttosto che all'inseguimento dei gusti del pubblico. Questo significa che la casa editrice non commissiona una collana inseguendo le mode del momento, ma permette agli autori di proporre personaggi legati ai propri interessi. Una nuova collana nasce anzitutto perchè Sergio Bonelli crede fermamente nel progetto, fermo restando il fatto che la serie da pubblicare deve avere le caratteristiche necessarie a procurare un guadagno. Creare testate è anche un modo per dare lavoro a molti giovani autori (con una vera e propria e propria operazione di scouting editoriale), in quanto Sergio Bonelli Editore, in seguito al successo avuto col boom di Dylan Dog, si è trovata a essere la principale fonte di occupazione stabile per coloro che in Italia aspirano a disegnare fumetto realistico, dato anche l'esaurirsi nel tempo della palestra costituita dal fumetto porno e del sottobosco di testate fiorite negli anni Ottanta e Novanta.
Ogni testata si assesta su un parco disegnatori stabile, in genere di circa una dozzina di elementi: ciò garantisce loro di acquistare sempre maggior confidenza col personaggio e di entrarci in sintonia, garantendo risultati qualitativi migliori e consentendo di rispettare i tempi editoriali. Ciò fornisce inoltre al lettore una certa stabilità e riconoscibilit? delle matite: il pubblico ama infatti certe firme e apprezza vederle riapparire periodicamente. Dice Marzorati: "Il nostro lettore, oltre che fedele, è anche molto conservatore e di rado tollera tratti grafici e stili narrativi che si discostano da quelli tradizionali; fanno parziale eccezione le nuove testate, realizzate da autori più giovani (dunque più aperti a nuove tendenze e influenze) e lette da un pubblico più vario e ricettivo".

Questo è uno dei motivi per cui lo staff di autori di ogni testata è generalmente stabile e ristretto. A ciò va aggiunto che esistono difficoltà oggettive nell'entrare in sintonia con un personaggio: in Tex, come nelle altre testate storiche, è più difficile mantenere il rispetto per la tradizione, dato che occorre confrontarsi con un personaggio fatto di regole in delicato equilibrio che vanno rispettate per non disorientare il lettore. Le collane più recenti si distinguono invece per una maggiore elasticità creativa. Alcuni autori, per una naturale forma di gelosia nei confronti della propria creatura, amerebbero poi scrivere da soli tutte le storie per timore che il personaggio sia travisato. Un rimpasto tra le varie collane non è quindi prassi. Nel caso in cui un disegnatore o uno scrittore manifestino l'intenzione di dedicarsi ad altro, Sergio Bonelli cerca per loro una diversa collocazione all'interno del parco dei personaggi (Mari passato dal disegnare Nathan Never a Dylan Dog) o li mette all'opera su lavori occasionali (Beretta, sceneggiatore di Martin Mystère, alle prese con Jonathan Steele oppure Roi, disegnatore di Dylan Dog, ai pennelli di Magico Vento), anche perchè queste sono variazioni talvolta auspicate dai lettori. Inoltre, cambiamenti a livello di squadre possono essere dovuti a esigenze tecniche, per cui si fa ricorso ad autori presi a prestito da un'altra serie per ovviare a problemi esterni di vario tipo. Sergio Bonelli è poco incline ai licenziamenti, salvo casi di contrasti o scelte autonome delle persone in questione. Quando una collana arriva alla chiusura, quindi, gli autori che la realizzavano sono dirottati su altre testate.

Formato
Gli albi Bonelli sono rilegati in brossura, con copertine a colori in cartoncino lucido o opaco e stampa in bianco/nero su carta ruvida. In occasioni particolari la stampa è a colori (decennali e numeri 100, 200, 300...). Una carta patinata a due colori viene usata per la collana degli Almanacchi. Infine, è in corso di pubblicazione la terza ristampa di Dylan Dog in albi cartonati. L'attuale formato standard delle pubblicazioni Bonelli è di 16 x 21 cm, con una foliazione di 100 pagine. Eccezioni a queste misure standardizzate sono gli albi Speciali e Giganti: entrambi hanno infatti una foliazione variabile a seconda delle esigenze della storia (e comunque sempre superiore a 100 pagine), ma mentre i primi mantengono il formato standard, i secondi hanno dimensioni pari a 21 x 29,7 cm. Queste particolarit? hanno alcune conseguenze. Negli albi Speciali il numero di pagine è segnalato in copertina, accanto al prezzo: questo avviene per giustificare il più alto esborso richiesto al lettore e per segnalargli la differenza dall'albo standard. Nei volumi Giganti in copertina è anche indicato il nome dell'editore. Negli albi Bonelli, infatti, il marchio editoriale non appare in copertina, ma in quarta. Nel caso in cui non sia presente neppure lì, l'unica indicazione al riguardo è collocata in seconda di copertina. Dice Marzorati: "Questa scelta è avvenuta in modo naturale: è un discorso di forza del formato e del prodotto. Basta il logo del personaggio a identificare il marchio editoriale. Gli albi Bonelli hanno acquistato una visibilità che rende inutile e superflua tale indicazione".
Sulla costa, invece, appaiono titolo dell'episodio, nome della collana e numero progressivo dell'albo (a indicare la serializzazione delle uscite). Il colore del dorso può essere sempre lo stesso (Dylan Dog, Tex, Nathan Never, solo per citarne alcuni) oppure mutare di albo in albo (Julia in cui il disegno di copertina prosegue lungo la costa, Magico Vento, Dampyr). L'efficacia delle coste monocromatiche è senza dubbio maggiore, in quanto sottolinea anche visivamente l'appartenenza di ogni albo a un'unica collana, conferendo omogeneità alla collezione.

Prezzo
La politica di prezzo tiene conto di due fattori: innanzitutto che i fumetti Bonelli devono essere popolari non solo nelle intenzioni e nei contenuti, ma anche nel costo, per poter essere accessibili alla maggior parte dei potenziali lettori. D'altro canto, occorre ovviamente che gli albi siano in grado di procurare un utile pur mantenendo il prezzo più basso possibile (che ora è di 2,50 euro per le pubblicazioni standard).

Distribuzione
Per quanto riguarda la distribuzione (curata dalla A&G Marco di Milano, mentre è Pan Distribuzione di Modena a occuparsi delle fumetterie), Sergio Bonelli Editore ritiene sia fondamentale arrivare in maniera capillare in tutte le edicole d'Italia. In ogni punto vendita deve essere garantita una copia per ogni albo: il lettore occasionale, infatti, pur non rappresentando il tipico lettore bonelliano (in genere legato sia alla testata sia al punto vendita), deve poter reperire il fumetto ovunque, specialmente per quanto concerne le pubblicazioni speciali a periodicità variabile, di solito acquistate da lettori non fedeli. Inoltre, la Bonelli manca di una struttura in grado di analizzare i dati di vendita e di proporre le strategie appropriate. è difficile perciò che la casa editrice proponga una politica di adeguamento della distribuzione in relazione a tali dati, considerando la lentezza del feedback tra punto vendita ed editore.

Politica delle uscite
Ogni testata esce in un determinato periodo del mese che resta fisso per non disorientare il lettore fedele. Non viene attuata un'analisi strategica del calendario: i nuovi prodotti si devono adattare alle uscite preesistenti e si collocano nei buchi lasciati dalle altre collane. Fissata la scaletta delle uscite, è compito dello staff di ogni testata rispettarne i tempi editoriali.

Lettori
Sergio Bonelli Editore non ha mai fatto ricerche di mercato per avere dati sui propri lettori: ogni informazione al riguardo è ricavata dalle lettere che giungono in redazione e dal pubblico presente a mostre, fiere e incontri. In generale, lo spettro è compreso tra i 16 e i 70 anni, ma la maggior parte dei lettori sono adulti. Questo sia perchè oggigiorno gli adolescenti si rivolgono a prodotti diversi per soddisfare le proprie esigenze di svago, sia perchè le storie prodotte dalla Bonelli non sono certo rivolte, n° nello spirito n° nei contenuti, ai giovanissimi. Dice ancora Marzorati: "E'un dato di fatto che non riusciamo ad agganciare un pubblico under 16. Un tentativo di abbassare il target sono stati Jonathan Steele e Gregory Hunter, con risultati scarsi o fallimentari [Gregory Hunter ha chiuso e Jonathan Steele è passato alla Star Comics, NdA]. Lo stile dei nostri fumetti non potrà mai incontrare il favore di quel pubblico a meno di non stravolgere completamente la natura del prodotto: bisognerebbe che Bonelli aprisse una sezione della casa editrice dedicata allo sviluppo e alla progettazione di serie dedicate a un pubblico giovane. Ma non l'ha mai fatto e non lo farà mai, anche perchè la strada imboccata è stata presa molti anni fa e credo sia tardi per poter impostare correzioni di traiettoria, dato che, dopotutto, questo tipo di impostazione ha dato ampiamente i suoi frutti e una deviazione sarebbe economicamente rischiosa. Inoltre la fascia d'età inferiore ha prodotti in edicola che possono soddisfarne i gusti, Topolino su tutti. Poi è molto più difficile produrre fumetti per un pubblico diverso da quello bonelliano: in un caso sappiamo con chi abbiamo a che fare, nell'altro no. I modi per attrarre alla lettura un bimbo di 9-10 anni ci sono sconosciuti. Per noi, anche per questioni anagrafiche, è più facile entrare nella mente di un adulto. Infine si tratta di preferenze dello stesso Bonelli: il prodotto per l'infanzia non lo ha mai interessato, neanche come mossa commerciale".

Pubblicità
Sergio Bonelli Editore non investe capitali in iniziative pubblicitarie e promozionali: da un lato perchè ha comunque margini di guadagno soddisfacenti, dall'altro perchè lo stesso Sergio Bonelli è contrario a iniziative di questo tipo. L'editore, infatti, diffida del potere persuasorio della pubblicit? e riconosce la propria appartenenza a una sorta di elite editoriale che non utilizza espedienti pubblicitari per conquistare lettori, puntando sulla qualità e tradizione del proprio prodotto. La promozione delle uscite mensili è fatta solo tramite la pubblicità interna ai propri albi, la presenza alle fiere del settore e lo spazio di cui la casa editrice dispone su Mega e Anteprima, le due riviste che illustrano le uscite a breve termine di tutti gli editori a fumetti d'Italia.
Un ragionamento simile al precedente è alla base della scelta di non concedere spazi pubblicitari sugli albi (unica eccezione, l'esperimento fallito di Poker): Sergio Bonelli non ama la pubblicità sugli altri media e quindi, almeno fino a quando le circostanze glielo consentiranno, non ne ospiter? sulle sue pubblicazioni; inoltre i lettori, abituati da cinquanta anni al privilegio di non vedere pubblicità sugli albi, mal sopporterebbero un'inversione di tendenza .

Sito Internet
La home page ufficiale (sergiobonellieditore.it), inaugurata circa 4 anni fa, può contare su circa un milione di pagine web consultate mensilmente. A fronte di una ricchezza di contenuti che comprende novità editoriali, migliaia di copertine, recensioni, interviste, anteprime, catalogo storico e possibilità di richiedere arretrati, risalta l'assenza di un indirizzo di posta elettronica a cui gli utenti possano rivolgersi. Dice Marzorati: "Da una parte è un problema di sopravvivenza: l'avere a che fare con un flusso di e-mail comporterebbe la necessità di creare una sezione speciale di persone che si occupino solo di questo. Sappiamo che tale carenza delude i lettori, che vedono pregiudicato un contatto più diretto, ma occorre tenere presente che Sergio Bonelli e i curatori di testata dedicano già gran parte del loro tempo libero a rispondere personalmente a chi ci scrive con carta e penna. Inoltre la posta elettronica è un canale diretto attraverso cui può passare di tutto, insulti compresi: servirebbe perciò un lavoro di selezione del materiale che non abbiamo tempo di svolgere. Stesso discorso per l'introduzione di chat e forum: si rischia la formazione di piccoli gruppi di "eletti" che si parlano addosso. Sarebbe quindi richiesto un lavoro di organizzazione che l'editore ritiene non necessario affrontare. D'altra parte Bonelli ha ormai settanta anni e appartiene a una generazione che con Internet ha poco a che fare e si trova poco a suo agio. E sarebbe sbagliato pretendere il contrario".

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Secondo i dati pubblicati nella rivista Fumo di China, nel duemilasei le vendite erano queste:TEX 240mila copie al mese con le ristampe sfiora le 350 mila copie al mese. DYLAN DOG 210mila copie

M ricordo quando ero nelle superiori, nella prima meta' degli anni '90, molti ragazzi arrivavano a scuola con un "Dylan Dog" sotto il braccio. Era "trend" farsi vedere tra le mani un suo albo, anche se poi non lo leggevano. Rammento anche, che diversi ragazzi/e sapendo che io leggevo Tex, mi dicevano in continuazione che Tex avrebbe chiuso la serie prima del 2000, ucciso dal fenomeno Dylan Dog. Vedendo adesso i dati delle vendite non posso che rispondere adesso a tutti quei ex ragazzi di allora, citando il titolo di un libro dedicato al ranger:"COME TEX NON C'E' NESSUNO". haha

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Altri dati di vendita sugli albi Bonelli tratti dall'intervista di Sergio Bonelli rilasciata a Cesare Fiumi pubblicata su Sette ( il supplemento settimanale del Corriere della Sera ) uscito il 28 novembre 2002:

 

Tex: 250 mila

 

DD: 240 mila

 

NN: 80 mila

 

Julia: 65 mila

 

Zagor: 55 mila

 

Mister No: 30 mila

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In una recente intervista del 20 marzo 2010 in occasione di una mostra napoletana, il quotidiano La Repubblica, nell'edizione locale, ha dedicato una breve intervista a Sergio Bonelli che potete leggere qui nel quale afferma di essere stato, negli anni scorsi, menagramo nei confronti della sorte del fumetto italico, ma per lui le "nuvole parlanti" restano comunque ferite, dal momento che confessa amaramente di vendere un terzo delle copie di tutti i suo8i fumetti rispetto agli anni ottanta!

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Vero è che il buon Sergio è sempre pessimista, ma qualcuno sè se in qualche modo la serie storica a colori , che sta avendo un grande successo, abbia portato qualche nuovo lettore a Tex è Oppure la stiamo cpmprando solo noi , che già facciamo la serie mensile?

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Io però non capisco una cosa: Bonelli afferma che vende un terzo di quanto vendeva una volta, ma come è impostato questo calcolo? Perchè rispetto agli anni '80 c'è un numero di testate infinitamente maggiore, le ristampe escono come funghi, sono nati gli speciali, gli almanacchi, le collezioni storiche, gli albi giganti.... Magari Tex vende un terzo di una volta semplicemente perchè l'offerta si è incrementata; o, comunque, il terzo di una volta (inteso come inediti) viene compensato dalle numerose ristampe periodicamente in edicola. Insomma, questo calcolo mi sembra di difficile lettura, e comunque andrebbe contestualizzato un po' meglio.

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In effetti, le lamentele di Sergio Bonelli si riferiscono al fatto che la singola testata "Tex", che ai tempi d'oro arrivava alle 800.000 copie, oscilli attualmente tra le 200 e le 250.000 copie vendute per l'inedito ( e ancor meno per l'inedito delle altre testate ). Malgrado l'ampliamento e la diversificazione dell'offerta di cui giustamente parla Tahzay, Sergio Bonelli è preoccupato per il fatto che la casa editrice sembra soprattutto vivere di rendita sulla gloria passata ( ben rappresentata dal successo delle ristampe texiane e specialmente da quello della "Collezione Storica a colori"; a quanto so, neppur questo si può dire per altre testate come "Zagor", di cui attualmente la SBE non ristampa n° albi singoli n° raccolte, mentre l'inedito vende comunque, a quanto ho sentito dire, non più di 70.000 copie ) cosa che senz'altro rallenta parecchio il suo declino ( ad ogni modo meno pronunciato rispetto a quello dei fumetti di altre case editrici ) ma non segnala certo un'inversione di tendenza, cosa che favorisce tanto più i confronti negativi, in quanto nel 1980 circa "Tex vendeva 800.000 copie con uno staff composto da un paio di sceneggiatori e da meno di mezza dozzina di disegnatori, mentre ora il numero degli sceneggiatori è comunque raddoppiato e quello dei disegnatori quasi triplicato.

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Classifica vendite albi bonelliani alla data di: ottobre 20101. Tex 220mila copie.2. Dylan Dog 160mila.

Mi sembra che ormai tra Tex e Dylan Dog non ci sia piu' gara, malgrado agli inizi degli anni '90 l'indagatore dell'incubo supero' il nostro ranger per quanto riguarda le vendite. Se consideriamo che siamo nel 2011,220 mila copie (presumo che questa cifra riguarda solo l'inedito) non sono poche.

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Porc... non so perchè, ma mi ricordavo Nathan Never intorno alle ottantamila! Comunque, quarantacinquemila copie, rispetto alle duecentomila (ricordo male? :unsure:) di inzio anni novanta costituiscono un tracollo non indifferente. Ma scusatemi, non è qui il luogo adatto per parlarne...

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