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TWF - Tex Willer Forum
Wasted Years

Naturalezza nello scrivere il TEX

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Prendo spunto da una strana divergenza tra me e Carlo Monni sulla "naturalezza" nello scrivere Tex.

Come si fa ad argomentare che una data caratteristica della serie dipenda da come viene naturale scrivere a Boselli o a Manfredi? Tex è un prodotto editoriale con un certo target di pubblico e se qualche scelta naturale per chi scrive risulta insolita o sgradita, che pregio può avere tale argomentazione? Se la gente seguisse la sua natura, invece di lavorare andremmo tutti al bar, ruberemmo invece di lavorare e mangeremmo con le dita. E mi limito a quanto resta nella decenza. Credo che uno scrittore sia un professionista, sia pure con le sue specificità, e come per un disegnatore, se la sua natura lo porta a stravolgere Tex, può naturizzarsi da un'altra parte. Oppure lavorare in modo innaturale su una serie non creata da lui.

Insomma, è accettabile dire che, visto che Tex lo scrivo io, debba essere polemico e provocatore?

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Tra le caratteristiche di un personaggio ce ne sono alcune intoccabili, altre che invece, secondo la mia opinione, potrebbero essere ritoccate.

Tex e Tiger sono come due fratelli e, se Tiger spara una fucilata nella gamba di Tex, ci deve essere una ragione molto valida.

Tex ha sposato Lilyth, se la si vuole togliere di mezzo, non si può far finta che non ci sia più: la si deve far morire.

Un amore tra Tex e un'altra donna è impossibile?

Ma perché?

Certo che se lo si vuol far durare, la cosa diventa impegnativa, ma non sarebbe la prima volta che una compagna scomoda di Tex abbandona questa valle di lacrime.

Ma Tex è un duro, è e resterà per sempre fedele alla sua Lilyth.

Bubbole.

Non esistono uomini così, è solo una scelta editoriale.

O meglio, certo che esistono uomini così, uomini che hanno vissuto una vita accanto a una donna.

Ma Tex?

Rimasto vedovo che non aveva ancora trent'anni, non è per niente plausibile che non si interessi più alle grazie di una donna.

E', ripeto, solo una scelta editoriale.

Tex è un fumetto western e non d'amore, alla larga le gonnelle.

Benissimo, ma non mi si venga a dire che un Tex che si innamora non è il Tex di GLB perché non è vero.

 

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Stiamo parlando di naturalezza, non di stilemi o caratterizzazioni. Naturalezza. Significa che una cosa ti riesce così per come sei fatto/a. Esempio, un conoscente  suona la batteria per natura. È un percussionista nato.  E gli riescono naturali i ritmi caraibici. Se dovesse suonare salsa, o roba simile, lo farebbe così, senza aver studiato mai nulla. Suonare blues non gli riesce naturale. Ci infila passaggi che non ci possono stare. Sembra il batterista raccomandato del ruggito del coniglio. Ora, se suonasse nell'orchestrina cubana sarebbe nel suo alveo naturale, ma come bluesman è inaccettabile. Un altro suona il basso molto bene e ordinato, alla chitarra è un pianto, accelera, rallenta, usa dinamiche strane e non se pò sentì: bassista naturale e chitarrista mancato.

Un balbuziente non dovrebbe insegnare italiano in prima elementare. Sembra cattiveria, ma è solo perché insegnerebbe a leggere tartagliando, dove invece occorre decisione e chiarezza. Dovrebbe fare matematica e lasciare quel ruolo ad un collega. Perché non legge con naturalezza. E la naturalezza deve dimostrare, in modo che per i bambini diventi chiaro cosa ci si aspetta da loro.

Naturalezza significa avere qualcosa nelle corde.

Cerchiamo qualcuno che abbia un Tex guascone e brillante nelle corde. E lo facciamo scrivere con naturalezza. E poi troveremo difetti, ma il grosso è fatto.

Cerchiamo qualcuno che abbia un Tex serioso e dittatore nelle corde. E chiediamo che non usi le sue corde, altrimenti sai che pizza.

Non giustificheremo le scelte di quest'ultimo per la natura. Se per natura volesse scrivere in sanscrito, che per lo meno si faccia tradurre.

Spero di aver chiarito meglio.

  • +1 1

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Come immaginavo, non hai capito un accidente di quel che ho detto.

Io parlavo di stile, di modo di scrivere. Boselli ha uno stile per cui gli eventi che narra si risolvono invariabilmente nelle ultimissime pagine, idem per Manfredi, indipendentemente dal numero di pagine a disposizione. Ruju si trova a suo agio nel narrare storie con toni noir o melodrammatici. Faraci inizia una storia solitamente con una scena d'azione e poi spiega come ci si è arrivati. Nolitta usava il punto di vista del protagonista e non staccava praticamente mai da lui fino alla fine..

G.L. Bonelli e Nolitta, scrivevano a braccio spesso senza sapere dove sarebbero andati a parare o cambiando idea durante il percorso. Lo stesso vale per Boselli.

Nizzi e Manfredi, d'altro canto, seguono un soggetto sostanzialmente rigido preparato in precedenza.

Questo è stile, quella stessa cosa che rende Carlos Santana diverso da Jimi Hendrix o Eric Clapton e che li fa riconoscere a chi a orecchio sin dalle prime note anche quando si tratta di un brano nuovo mai sentito prima.

Quello che dici tu ha a che fare con tutto questo quanto i cavoli hanno a che fare con la merenda.

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Partirei da una premessa che ritengo fondamentale.

Alla base della scrittura ci deve essere la conoscenza della materia, poi la padronanza della tecnica consona alla struttura dell'elaborato che si deve/vuole realizzare e alla sua sintassi. Su queste basi deve inserirsi quello che trasforma il mestiere in arte: inventiva, fantasia e capacità affabulatoria riversate in una cifra stilistica che caratterizza ciascun singolo autore.

Immagina Antonio di insegnare ai tuoi alunni un determinato argomento, che so, il carnevale della Sardegna e poi di verificare l'apprendimento della classe mediante un testo descrittivo. Ci saranno quelli che non hanno studiato o che hanno difficoltà con l'espressione scritta, ma ci saranno anche quelli che conosceranno la materia e hanno le competenze necessarie per elaborare il testo richiesto. Tra quelli che saranno in grado di svolgere con successo il compito resteranno le differenze legate alla diversa capacità espressiva e al diverso stile narrativo che porterà alla realizzazione di elaborati che incontreranno più o meno il tuo apprezzamento pur risultando tutti positivi.

Ora in un'opera d'arte non possiamo accontentarci di vedere assolto il compitino, ma ci aspettiamo giustamente di essere colpiti e, sia pure nell'ambito di un certo manierismo imposto dalla presenza di canoni più o meno rigidi, di non rivivere troppo spesso situazioni di dejavu, o in aperto contrasto con la linea consolidata di un prodotto seriale.

Solo secondariamente, una volta soddisfatti i suddetti requisiti entra in gioco lo stile "naturale" dell'autore.

Tex e GLBonelli erano un tutt'uno perchè Tex era GLB e GLB era Tex. Ora quel Tex non cavalca più, se non nelle vecchie storie, e abbiamo altri Tex con caratteristiche diverse a seconda che a scriverlo sia Nizzi o Boselli piuttosto che Ruju o Manfredi o Faraci o Zamberletti o chi vuoi tu. Necessariamente ci troveremo davanti storie che differiranno più o meno profondamente a seconda delle caratteristiche della scrittura di ciascuno. Dall'altra parte ci siamo noi lettori con i nostri gusti estremamente differenti. Chi ama le storie lineari e non troppo cerebrali, chi apprezza le trame contorte e complesse ricche di personaggi di Boselli, chi invece preferisce le trame alternative intrise di ironia e attenzione per il sociale di Manfredi o l'atmosfera  del giallo psicologico che riesce a creare Ruju. Ma la cosa più importante è che al centro di tutte queste storie rimanga sempre, ben riconoscibile al di là della rappresentazione grafica che ne dà ciascun disegnatore, il nostro Tex.

Modificato da natural killer

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<span style="color:red;">30 minuti fa</span>, Carlo Monni dice:

Come immaginavo, non hai capito un accidente di quel che ho detto.

[...]

Quello che dici tu ha a che fare con tutto questo quanto i cavoli hanno a che fare con la merenda.

 

Hai mai pensato di insegnare, mister Monni? Hai qualcosa che mi ricorda certi professori. Se non lo hai fatto, hai fatto bene. Non ti ci vedo.

 

Ti rispondo brevemente perché ti ho tirato in ballo io. Poi ti mollo, se vuoi intervenire fai pure.

"Naturale, gli viene naturale". Stile non lo hai detto, lo stai dicendo qua. Ho preso solo spunto dalla nostra conversazione e ho aperto il topic per spiegare qualcosa  che non ci azzeccava nulla, stimolato da PECOS. Finché non entrarai bene nella discussione dunque non ti risponderò più, quindi mamma mi ha detto di diffidare di chi usa certi modi di discutere.

Stammi bene e trascorri ottime feste.

 

<span style="color:red;">24 minuti fa</span>, natural killer dice:

Ma la cosa più importante è che al centro di tutte queste storie rimanga sempre, ben riconoscibile al di là della rappresentazione grafica che ne dà ciascun disegnatore, il nostro Tex.

 

Il testo descrittivo è abbastanza lontano da un testo narrativo che è una storia, ma comprendo il paragone.

Secondo me manca Tex nelle storie, sia quantitativamente che qualitativamente. Poco presente e continuamente prigioniero del mito, niente guascone, niente tizzone d'inferno. Se non niente poco. Ci vuole, e lo dico da anni, qualcuno che abbia quel personaggio nel cuore e nella penna, anche se scrivesse una storia "Tex arriva e le dà a tutti".

Mi manca.

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Capisco il tuo punto di vista Antonio e quel Tex manca anche a me.

La nostalgia del Tex che fu si pone come un baluardo insuperabile per chi si vuole confrontare con quel Tex.

L'anarchia, l'atteggiamento politicamente scorretto, l'insofferenza per le regole, le istituzioni e i politicanti, la disincantata irruenza e lo spiccato senso della giustizia che travalica il rispetto della legge sono caratteristiche che si sono perdute con il tempo. Ma quel Tex non c'è più e forse, e sottolineo forse, anche GLBonelli se scrivesse oggi avrebbe difficoltà a riproporre quel Tex guascone, capace di scendere nelle terre dell'abisso, di incontrare alieni arrivati dallo spazio e di risolvere a suon di piombo qualunque tipo di situazione.

Tex oggi ha messo la testa a posto, è più razionale e anche più istruito, ha sviluppato una capacità di eloquio significativamente più elevata e agisce meno impulsivamente riuscendo a pianificare al meglio le sue azioni e sostituendo l'istinto che lo caratterizzava con un approccio analitico che gli consente di venire a capo delle situazioni più disparate. Il magnifico fuorilegge ha ceduto il passo a un Tex del terzo millennio.

Però devo dire che anche il nuovo Tex non mi dispiace affatto e bilancio la lettura delle nuove storie con  la rilettura dei classici.

Di natura, naturale e preternaturale preferisco non parlare più.;)

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Di questo argomento si è discusso tante, troppe volte..

Dico la mia: la scelta del numero di pagine - multipli di 110- e dettata principalmente dalle esigenze di programmazione e Boselli in qualità di curatore ha delle responsabilità e svolge il suo lavoro nel modo migliore, tenendo conto di questo. Quello che non capisco è perchè ogni volta che qualcuno mette in discussione questa cosa, dicendo che non avendo un numero prestabilito di pagine il risultato sarebbe migliore, vengono tirati in ballo i fumetti americani, francesi o altro.

Io non credo che sia una regola, non faccio lo scrittore ma credo che qualsiasi lavoro di tipo artistico come la letteratura a fumetti possa non essere "costretto" ad allungamenti o finali affrettati.. che sia una scelta stilistica può darsi, ma io non ci credo tanto.

Il risultato finale di questa discussione non ci sarà mai, ne nessuno pretende che ci sia. Si continuerà come si è sempre fatto.

Ma per noi che la pensiamo così, che ci piacerebbe avere un Tex libero da questo vincolo, lasciatecelo dire tranquillamente, senza dirci che non capiamo certe cose perchè così non è...pensiamo alle storie che hanno fatto grande Tex, che ci hanno fatto affezionare...Il grande intrigo, la congiura e tante altre....siamo davvero sicuri che sarebbero state le stesse storie se avessero dovuto avere questo limite? Io non credo..E mi permetto di dire un mio pensiero: il mio Tex preferito è stato quello del primo Nizzi, almeno fino al 400...ma Boselli per me ha una fantasia che nessun autore di Tex ha mai avuto, ha dei limiti e delle potenzialità come tutti, io dico che scrivere una sua storia in totale libertà porterebbe a dei risultati superiori a quelli che raggiunge ora....Non si farà mai per i motivi sopraelencati, ma ci tenevo a dirlo...Buona serata a tutti e non litigate, perchè Tex è una nostra comune passione perchè in fondo ci sentiamo un pò come lui, io credo che come persona leggere Tex mi ha arricchito e non poco..

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<span style="color:red;">8 minuti fa</span>, ElyParker dice:

A me è piaciuto l'intervento di Letizia: L'assenza di un altro amore come scelta editoriale.

In effetti penso anche io che è una scelta o quasi un dogma cui sottostare. Un po' come i postulati di Bohr.

 

 

yes, per non scontentare quei lettori come me che non accetterebbero questo, salvo dover ingoiare l'assenza dell'autentico protagonista della storia.  I danni che fanno questi tradizionalisti retrivi, non potete capì.

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Che scrivere il Tex venisse naturale a GLB, è lapalissiano. Dire che l'unico autore - dopo GLB - che abbia davvero avuto Tex nelle sue corde è stato Claudio Nizzi è un'affermazione discutibile, ma qui mi sento di farla. Il suo Tex era molto vicino a quello di GLB, magari le trame viravano un po' di più verso il giallo, ma in sostanza era quello. Lo era perché imitava quanto più possibile lo stile di GLB. Quanto però gli fosse naturale, non lo so. Anzi, probabilmente non gli era naturale per niente, e doveva fare un grosso sforzo per reprimere la sua "natura", che magari lo avrebbe portato in altre direzioni. Con gli esiti che poi conosciamo, dato che a un certo punto non ce l'ha più fatta.

Che scrivere Tex - il Tex di GLB - venga naturale agli altri sceneggiatori che leggiamo oggi su Tex, è certamente dubbio. Boselli lo conosce a menadito, lo ama; il West e l'avventura sono il suo pane quotidiano, e sfido chiunque a dire che non sono nelle sue corde. Ma forse non gli è naturale scrivere Tex come GLB. Di sicuro non lo sono i dialoghi, forse uno dei suoi difetti maggiori e in cui si vede maggiormente la distanza da GLB. Boselli ha nelle sue corde le trame complesse, i personaggi grigi, i riferimenti colti. Cose che però possono anche avvalorare il fumetto, anche se inevitabilmente lo rendono un po' diverso. Sta provando a cambiare rotta negli ultimi tempi, e lo si è visto soprattutto nel texone, dove quel Tex guascone è finalmente tornato.

Chiaramente non è solo una questione di stile, perché se un autore scrive con lo stile che gli è naturale, quello che salta fuori è qualcosa di diverso dall'originale.

La tesi è che oggi non c'è nessuno per cui scrivere Tex come lo scriveva GLB sia naturale. Allora che fare? Scimmiottare GLB? Scrivere ognuno il suo Tex? Chiudere tutto?

 

Ho capito il discorso, Wasted?

 

 

ps: il bello è che alcune risposte qui sopra non c'entrano proprio nulla con il tema della discussione.

 

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<span style="color:red;">44 minuti fa</span>, Wasted Years dice:

Non è che a forza di ripetere che va tutto bene così diventerà vero, precisiamo. Il Tex attuale fa rimpiangere amaramente Nizzi, eccomi, ho fatto coming out.

 

Tex è Tex.

GLBonelli ha avuto il grande merito di creare e definire un personaggio che poi è andato oltre il suo creatore.
Oramai diverse generazioni hanno avuto modo di conoscere Tex, le nostre partendo dalle origini, quelle di mezzo con il periodo nizziano e le ultime con il nuovo corso.
Tutti noi che abbiamo conosciuto Tex e successivamente sviluppato un interesse per le vicende che ruotano intorno a lui abbiamo chiaro in mente chi sia, cosa pensa e come agisca, al punto di farci esclamare a volte “ma questo non è Tex”

Perché Tex è Tex.

Gli autori che si sono succeduti e si succederanno nella realizzazione delle storie, sia per i testi come per i disegni, altro non sono che i cantori di Tex e la loro opera, caratterizzata dal proprio sentire artistico, potrà essere di volta in volta considerata più o meno soddisfacente e condivisa a seconda del grado di affinità con il modello ideale che ciascuno di noi ha di Tex.

Ma Tex è Tex.

Giudicare una determinata situazione da Tex o non da Tex deve essere un atto che va aldilà del proprio sentire o del mero confronto con il Tex primitivo di GLBonelli. E questo vale sia per noi semplici lettori, sia per i critici di professione o vocazione, sia soprattutto per gli addetti ai lavori. Un ruolo di coordinamento è necessario e Boselli, attuale curatore, nonché autore di punta, lo svolge con grande passione e professionalità. Che poi alcune situazioni da lui create facciano storcere il naso ci sta, che il carattere del suo Tex possa non piacere ci sta anche, che si dica che Tex stia andando alla deriva perdendo i suoi connotati per me non ci sta più.

Proprio perché Tex è Tex.

Nessuna storia sarà mai in grado di cambiare Tex nel nostro immaginario. Possiamo leggere, valutare e concordare o meno, ma aldilà del gradimento della singola situazione la nostra idea di Tex resta là come si è formata e continuerà a rimanere fino a quando resta vivo in noi l’interesse per lui.

Tex è Tex.

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A questo punto mi viene voglia di dire: vogliamo Tex com'era quando eravamo (eravate) ragazzini perché ci ricorda i bei tempi andati che non tornano più; Tex è un eroe di carta e non deve cambiare; noi cambiamo, purtroppo, ma lui non deve; deve continuare ad essere come lo ricordiamo, come se questo potesse farci dimenticare che siamo (siete) cresciuti, che il mondo non è più lo stesso e che non ci piace proprio.

  • Mi piace (+1) 1

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<span style="color:red;">28 minuti fa</span>, pecos dice:

 

 

 

ps: il bello è che alcune risposte qui sopra non c'entrano proprio nulla con il tema della discussione.

 

Se è riferito al mio intervento, ti dò ragione in parte...era solo per dire la mia riguardo a quello che si diceva nella discussione precendenti, riguardo ala discorso che erano "naturali" dei finali affrettati...

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mah, per proseguire il paragone musicale, Steve Ray Vaughan rifaceva Hendrix e Albert King meglio degli originali. Addirittura Little Wing è sempre più suonata nella versione di SRV. Tex non ha trovato il suo SRV, il suo Steve Morse che rifà benissimo Blackmore pur sovrastandolo tecnicamente.

Tutti cambiano perché i tempi cambiano, però avere qualcosa nella natura... non cambia.

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Secondo me dei cambiamenti sono inevitabili, si può discutere quanto grandi essi possano essere.

Quando lessi il mio primo Tex, esso era un albo del 2001, già diverso da quando lo leggeva mio padre negli anni 60, e ci son diversità anche con il Tex attuale...

 

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Ma se la nutella diventa crema di asparagi, è un cambiamento ineluttabile? Si parte dalla demonizzazione dell'olio di palma, si dice che le nocciole fanno male, lo zucchero ahi ahi e poi la pianificazione industriale e Ferrero babbo è morto e certamente anche lui BLA BLA. E si magna una roba verde che manco Hulk.

Non occorre che torni rosa, è sufficiente che resti dolce, nociva e antidepressiva.

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Era rosa, alle origini, la supercrema che oggi è nutella. Non voglio che lo ridiventi, solo vuoi mettere una pizza o una crèpe con essa invece che con quella di eurospin (o similia)? Io non sono culidurche, cioè amante del dolce, ma ci indulgo.

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I cambiamenti: Possono essere apprezzati o possono essere demonizzati.

Nella mia famiglia molti son stati i cambiamenti: Si parla italiano, dialetto lombardo, un dialetto tedesco e spagnolo.. Ognuna di questi idiomi mi rappresenta, quantunque i miei antenati parlassero al massimo due lingue.

 

Restando a temi più texiani: Di sicuro non apprezzerei un Tex che adotta d'un tratto un vestiario giacca e cravattino, quantunque possa essere un figurino. Mi piace un Tex guascone, ma apprezzo anche un Tex a volte diplomatico e più conciliante.

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