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TWF - Tex Willer Forum

[215/217] Santa Cruz


ymalpas

Voto alla storia  

42 members have voted

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  • co fondatore

Una delle tante storie che dimostrano che il decadimento di GLB è avvenuto molto al di là del #200. Originale nella serie l'incontro onirico tra Tex e il frate; contrariamente a quanto scritto da John Walcott è una finezza psicologica il pentimento in punto di morte di pepe Cardenas, in cui probabilmente covava un antico rimorso che lui cercava di soffocare facendo il duro. Ticci sempre più personale e maestoso nella sua grandezza.

 

TESTI: 9

DISEGNI: 10

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  • 4 months later...
  • 2 years later...

Storia superlativa, questa. Un GLB ancora al 100 per 100. Tutto è perfetto. La trama, i dialoghi, i pestaggi, le sparatorie, i caratteri. Tex e Carson implacabili, una spruzzata ben dosata di mistero, una vecchia missione (che è sempre molto affascinante e su Tex ha quasi sempre funzionato bene come tema). Insomma, è con storie come questa che Tex ha fatto la sua fortuna. Entusiasmo.

Disegni all'altezza della storia. Il giovane Ticci è davvero ai vertici dei disegnatori Texiani. Perfetto.

 

GLB 9

Ticci 9

  • +1 1
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<span style="color:red">2 ore fa</span>, valerio dice:

Storia superlativa, questa. Un GLB ancora al 100 per 100. Tutto è perfetto. La trama, i dialoghi, i pestaggi, le sparatorie, i caratteri. Tex e Carson implacabili, una spruzzata ben dosata di mistero, una vecchia missione (che è sempre molto affascinante e su Tex ha quasi sempre funzionato bene come tema). Insomma, è con storie come questa che Tex ha fatto la sua fortuna. Entusiasmo.

Disegni all'altezza della storia. Il giovane Ticci è davvero ai vertici dei disegnatori Texiani. Perfetto.

 

GLB 9

Ticci 9

Il primo albo lo trovo addirittura entusiasmante!

Una delle mie preferite. In assoluto.

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  • 4 months later...

Uno dei migliori mix di puro western e soprannaturale che abbiamo mai potuto leggere sulle pagine di Tex. L'incontro in sogno di Tex col frate ucciso da Pepe Cardenas, che poi è il perno intorno cui regge l'intero impianto narrativo imbastito da GLB, risulta estremamente suggestivo e ben calibrato, poiché appunto trattasi di un soprannaturale che si manifesta in maniera non plateale né tantomeno prolungata su troppe pagine; una trovata a mio avviso da applausi, che giunge a sublimazione allorquando, la mattina successiva al bivacco presso le rovine della missione, Tex e Carson assistono alla fragorosa caduta della campana: segno evidente di come l'anima del povero frate, in pena per essere morto in terra sconsacrata ed in modo decisamente orribile, ha finalmente raggiunto l'agognata pace dopo aver trovato due persone disposte ad accogliere il suo appello per portare a pentimento i suoi due assassini, rei soprattutto di aver compiuto un gesto così immondo perché accecati dalla cupidigia.

 

Tex e Carson, invero, non spandono eccessivo sudore per onorare la promessa fatta a padre Matias, soprattutto per "colpa" degli stessi fratelli Cardenas, i quali, forse colti impreparati dall'arrivo dei rangers (in quanto, non a torto, ritenevano di essere ormai al sicuro da guai con la giustizia per l'assassinio del frate), e forse anche poiché  non circondati di scagnozzi particolarmente agguerriti, alla prova dei fatti risultano avversari poco ostici. Spalleggiati dall'onesto e simpatico sceriffo O'Connor, difatti, Tex e Carson sanno approfittare senza difficoltà delle circostanze che vengono a crearsi per rendere giustizia a padre Matias, Molto toccanti, in particolare, gli ultimi attimi di vita di Pepe Cardenas, che in punto di morte si pente del delitto commesso e dispone di lasciare i beni in suo possesso, ottenuti grazie al tesoro sottratto a padre Matias, alla missione da cui egli, il fratello ed il frate erano partiti in origine.

 

Un grande contributo all'ottima riuscita di questa storia che rasenta il capolavoro lo danno senza dubbio gli splendidi disegni di Giovanni Ticci, autore forse di una delle migliori performances nella sua lunghissima carriera texiana. I suoi disegni, ricchi di espressività e contraddistinti da certosina minuziosità, rendono al meglio le forti sensazioni che suscita questa storia, nella quale forse stona solamente la sequenza in quel di Morelos: passi il trattamento che Tex e Carson riservano ai bulli del villaggio, che strappa sicuramente un sorriso, tuttavia dal mio punto di vista nulla toglie e nulla aggiunge all'economia di una sceneggiatura per il resto impeccabile, in cui grazie agli scambi di battute tra i due pards e lo sceriffo O'Connor non viene meno neanche qualche momento di ironia, che sicuramente non guasta in una storia dalle tinte così cupe.

  • +1 1
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  • 4 months later...

Nelle mie prime letture di Tex, "Santa Cruz" superava tutte le altre con ampio distacco.

Una storia affascinante, piena di mistero, a tratti persino inquietante.

La rileggevo in continuazione, in particolare il primo albo, quello della visita dei due pard alla vecchia missione diroccata.

E ancora oggi me la gusto alla grande, cogliendo tutti i particolari costruiti con grande meticolosità da GL Bonelli, a partire dalla visita casuale a "San Domingo" e all'incontro col vecchio frate, dalla breve ma intensa permanenza nello scalcinato covo di ladroni di Morelos, fino all'arrivo a "Santa Cruz".

Qui il climax di paura e mistero è realizzato con grandissima maestria: prima i sinistri rintocchi della campana, poi l'inquietante ombra del frate e infine il sogno rivelatore che farà scoprire a Tex e Carson l'orrore subito dal povero Padre Matias.

Il dialogo tra Tex e lo stesso frate, in una dimensione onirica ma nello stesso tempo reale, è da manuale.

Prima c'è il comprensibile timore del Ranger difronte a quella sinistra figura ("Buon Dio, un'apparizione!" esclama) poi torna il solito inscalfibile personaggio che ben conosciamo:

"I vostri messicani vi avevano abbandonato ... cuore piuttosto peloso quei due fratelli"

"Dio li aiuti a pentirsi prima che sia giunta la loro ultima ora" replica il frate.

"Stesse in me il pentimento glielo farei arrivare di corsa, scritto sulla punta di una calda pallottola"

Il crollo della campana, quasi una sorta di sinistro requiem, convincerà rapidamente i due pard a lasciarsi alle spalle quel lugubre luogo di morte.

Il proseguo della storia forse è sin troppo breve, tanto che lo stesso Tex afferma:

"Immaginavo di dover spremere ancora un po' di sudore prima di poter mettere alle strette i due Cardenas".

Ma forse è giusto così, il finale era ampiamente scritto da quando Padre Matias ha deciso di mettere sulla loro strada la miglior coppia di giustizieri che ci potesse essere.

Allungare la storia non avrebbe avuto tanto senso.

Disegni di Ticci superlativi; per me una delle sue prove migliori!

 

 

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  • 3 months later...

È incredibile come, riletta a distanza di anni, questa storia mi lasci lo stesso senso di inquietudine: le rovine della vecchia missione che si stagliano nel deserto, la campana, quell'ombra del frate sul muro... Un mistero soprannaturale (religioso) intriso di profonda umanità e disperazione - dunque di realismo, nonostante l'elemento onirico. D'altra parte siamo in Messico, terra di sangue e superstizioni. 

Una delle mie preferite, complici anche i bei disegni di Ticci una garanzia, e merito di una sceneggiatura concisa che oltre al dramma è capace di regalare momenti divertenti.

Penso alle numerose vignette pensate in cui Carson commenta tra se stesso le azioni di Tex che in certi casi anticipano le mosse del pard, dimostrandone una conoscenza perfetta esemplare di un'amicizia fraterna.

In altri casi nel corso della storia il vecchio Kit si trova totalmente spiazzato dai comportamenti impulsivi di Tex, il quale nel momento stesso in cui gli espone un piano compie azioni imprevedibili, quasi a sottolineare una lucida follia che ho trovato spassosa.

Che altro dire di questo che per me è un capolavoro? L'avventura fila via liscia, anche lo scontro iniziale con i messicani al pueblo di Morelos, pur essendo un momento del viaggio dei pards totalmente estraneo agli esiti della vicenda, è strutturato alla grande.

A tal proposito, ricordo che alla prima lettura mi aspettavo che "I tre killers" che danno il titolo al secondo albo sarebbero stati proprio i tre messicani del primo, che avrebbero potuto ottenere vendetta per il trattamento subito e al tempo stesso ottenere i soldi dai Cardenas per l'eliminazione dei Rangers...

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  • 2 years later...

Non sono un grande amante del terzo centinaio; vuoi per l’inizio della fase calante del grande Bonelli o per la presenza più massiccia del figlio ai testi, che ha faticato non poco a fornire una rappresentazione credibile del personaggio, alternando storie comunque passabili ad altre pessime.

 

Tuttavia episodi come Santa Cruz rappresentano la proverbiale eccezione che conferma la regola.

 

Rileggendola di recente, posso affermare che rappresenta un autentico gioiello (un po’ sottovalutato) che il papà di Tex ci ha donato. Una delle ultime sue prove che spiccano a livelli molto alti e che possono in parte competere con quelle celebri del periodo d’oro.

 

Il soggetto fa leva su un’idea sempre funzionale sulla saga, ovvero un leggendario tesoro nascosto nella cripta di una missione diruta.

Promesso a un frate di condurre le ricerche di un confratello, partito l’anno prima alla ricerca del prezioso bottino utile a risollevare le finanze del proprio misero convento, Tex e Carson partono sulle tracce di padre Matias.

 

Il primo albo è davvero splendido e Bonelli, ancora in buona forma creativa, si supera con una sequenza davvero molto ben riuscita e angosciante.

L’arrivo alla missione abbandonata con tanto di rintocco fantasma della campana in cima al campanile, è un autentico capolavoro di sceneggiatura. L’autore imbastisce una sequenza molto tesa e misteriosa, rincarata dalla paurosa ombra che Carson distingue sulla facciata e completata dall’ottima trovata del sogno di Tex, che dalla voce dello stesso padre Matias, apprende la sua sorte, stroncata spietatamente dai due pecorai messicani suoi accompagnatori, resi assassini dalla cupidigia, al rinvenimento del prezioso bottino.

Altro tocco di classe da me molto apprezzato, la caduta della campana dopo la sepoltura dei poveri resti del prete, rinvenuti nella cripta dopo il sogno premonitore, che assume un valore molto metafisico.

 

Ho letto nei precedenti commenti, che alcuni utenti hanno mosso la critica che i due pards sembrano faticare oltremodo durante il trasloco delle povere ossa presso la fossa; molto probabilmente Ticci ha mal interpretato questo passaggio della sceneggiatura e rappresentato una sepoltura classica di un corpo non ancora decomposto. Io a dire il vero ho trovato pure errata la posizione dello scheletro lungo le scale della cripta; è praticamente impossibile che le ossa, ormai sprovviste di tendini, possano mantenere quella postura, tuttavia è una “licenza grafica” vista tante volte e non solo su Tex.

 

L’episodio prosegue con ritmo serrato e sequenze ben scritte. Tex e Carson mettono alle strette i fratelli Cardenas, ma toccherà “a una mano suprema” fare del tutto giustizia.

Pepe muore convertendosi e chiedendo il perdono per il suo orrendo peccato, il fratello cade in una scena davvero memorabile, incornato accidentalmente sul ponte di El Paso durante il suo tentativo di fuga, da una piccola mandria condotta in città da vaqueros di oltreconfine.

In tutto questo, non mancano gli agguati, ottimi dialoghi e uno stato di forma invidiabile dei due pards.

 

La storia si avvale pure degli ottimi disegni di Ticci, giunto in una fase intermedia della sua maturazione grafica che si fa molto apprezzare sia per resa e dinamicità.

Da ragazzino il maestro senese mi piaceva, oggi, dopo tanti anni di lettura, lo adoro letteralmente. :wub:

 

Chiudo con una lode per la copertina dell’albo “La mano del destino”: ricordo che avevo pressappoco undici anni quando trovai l’albo nelle famose buste, composte da tre albi e più di pubblicazioni bonelli, invendute e piazzate con questa nostalgica strategia di vendita degli edicolanti.

 

Il volto deciso ma malinconico di Tex, con la colt stretta in pugno e appoggiato a un ramo orizzontale di albero, mi piacque così tanto che mi venne la voglia di ricopiarlo con matite e Uniposca. Suppongo sia stato uno dei primissimi Tex che disegnai, su un foglio quadrettato strappato dal quadernone di matematica. Dovrei ancora avere quello sgorbio conservato in qualche album, comunque ciò che più mi premeva evidenziare è quanto Galep sia sempre stato per me una fonte di ispirazione importante.

Il mio voto finale è 9

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<span style="color:red">16 ore fa</span>, Condor senza meta dice:

Non sono un grande amante del terzo centinaio; vuoi per l’inizio della fase calante del grande Bonelli o per la presenza più massiccia del figlio ai testi, che ha faticato non poco a fornire una rappresentazione credibile del personaggio, alternando storie comunque passabili ad altre pessime.

 

Tuttavia episodi come Santa Cruz rappresentano la proverbiale eccezione che conferma la regola.

 

Rileggendola di recente, posso affermare che rappresenta un autentico gioiello (un po’ sottovalutato) che il papà di Tex ci ha donato. Una delle ultime sue prove che spiccano a livelli molto alti e che possono in parte competere con quelle celebri del periodo d’oro.

 

Il soggetto fa leva su un’idea sempre funzionale sulla saga, ovvero un leggendario tesoro nascosto nella cripta di una missione diruta.

Promesso a un frate di condurre le ricerche di un confratello, partito l’anno prima alla ricerca del prezioso bottino utile a risollevare le finanze del proprio misero convento, Tex e Carson partono sulle tracce di padre Matias.

 

Il primo albo è davvero splendido e Bonelli, ancora in buona forma creativa, si supera con una sequenza davvero molto ben riuscita e angosciante.

L’arrivo alla missione abbandonata con tanto di rintocco fantasma della campana in cima al campanile, è un autentico capolavoro di sceneggiatura. L’autore imbastisce una sequenza molto tesa e misteriosa, rincarata dalla paurosa ombra che Carson distingue sulla facciata e completata dall’ottima trovata del sogno di Tex, che dalla voce dello stesso padre Matias, apprende la sua sorte, stroncata spietatamente dai due pecorai messicani suoi accompagnatori, resi assassini dalla cupidigia, al rinvenimento del prezioso bottino.

Altro tocco di classe da me molto apprezzato, la caduta della campana dopo la sepoltura dei poveri resti del prete, rinvenuti nella cripta dopo il sogno premonitore, che assume un valore molto metafisico.

 

Ho letto nei precedenti commenti, che alcuni utenti hanno mosso la critica che i due pards sembrano faticare oltremodo durante il trasloco delle povere ossa presso la fossa; molto probabilmente Ticci ha mal interpretato questo passaggio della sceneggiatura e rappresentato una sepoltura classica di un corpo non ancora decomposto. Io a dire il vero ho trovato pure errata la posizione dello scheletro lungo le scale della cripta; è praticamente impossibile che le ossa, ormai sprovviste di tendini, possano mantenere quella postura, tuttavia è una “licenza grafica” vista tante volte e non solo su Tex.

 

L’episodio prosegue con ritmo serrato e sequenze ben scritte. Tex e Carson mettono alle strette i fratelli Cardenas, ma toccherà “a una mano suprema” fare del tutto giustizia.

Pepe muore convertendosi e chiedendo il perdono per il suo orrendo peccato, il fratello cade in una scena davvero memorabile, incornato accidentalmente sul ponte di El Paso durante il suo tentativo di fuga, da una piccola mandria condotta in città da vaqueros di oltreconfine.

In tutto questo, non mancano gli agguati, ottimi dialoghi e uno stato di forma invidiabile dei due pards.

 

La storia si avvale pure degli ottimi disegni di Ticci, giunto in una fase intermedia della sua maturazione grafica che si fa molto apprezzare sia per resa e dinamicità.

Da ragazzino il maestro senese mi piaceva, oggi, dopo tanti anni di lettura, lo adoro letteralmente. :wub:

 

Chiudo con una lode per la copertina dell’albo “La mano del destino”: ricordo che avevo pressappoco undici anni quando trovai l’albo nelle famose buste, composte da tre albi e più di pubblicazioni bonelli, invendute e piazzate con questa nostalgica strategia di vendita degli edicolanti.

 

Il volto deciso ma malinconico di Tex, con la colt stretta in pugno e appoggiato a un ramo orizzontale di albero, mi piacque così tanto che mi venne la voglia di ricopiarlo con matite e Uniposca. Suppongo sia stato uno dei primissimi Tex che disegnai, su un foglio quadrettato strappato dal quadernone di matematica. Dovrei ancora avere quello sgorbio conservato in qualche album, comunque ciò che più mi premeva evidenziare è quanto Galep sia sempre stato per me una fonte di ispirazione importante.

Il mio voto finale è 9

Il tuo commento vale il voto alla storia: 9!!!
Come si può leggere sopra stravedo per questo episodio. Alcune sequenze le ricordo a memoria da quanto mi sono rimaste impresse.
Bonelli in tante cose è stato unico.

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<span style="color:red">52 minuti fa</span>, Juan Ortega dice:

Il tuo commento vale il voto alla storia: 9!!!
Come si può leggere sopra stravedo per questo episodio. Alcune sequenze le ricordo a memoria da quanto mi sono rimaste impresse.
Bonelli in tante cose è stato unico.

Quell'unicità che adesso purtroppo non si trova più se non in alcune storie di Boselli, degno successore di GLB.

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Letta per la prima volta la settimana scorsa. Mi è piaciuto molto come GLB costruisce e sviluppa la storia. Ho trovato i dialoghi un po' più articolati delle storie del secondo centinaio. Non noiosi o ridondanti, per carità, ma con meno "fucilate"rispetto a storie precedenti.

Però l'atmosfera che c'è nella cripta di quella chiesa diroccata... Quella campana che suona... Ah! Roba che riesce a emozionare anche un quasi sessantenne che la legge per la prima volta.

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<span style="color:red">5 ore fa</span>, Juan Ortega dice:

Il tuo commento vale il voto alla storia: 9!!!
Come si può leggere sopra stravedo per questo episodio. Alcune sequenze le ricordo a memoria da quanto mi sono rimaste impresse.
Bonelli in tante cose è stato unico.

Grazie di cuore pard... 

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Il 31/08/2025 at 23:03, Condor senza meta dice:

Altro tocco di classe da me molto apprezzato, la caduta della campana dopo la sepoltura dei poveri resti del prete, rinvenuti nella cripta dopo il sogno premonitore, che assume un valore molto metafisico.

👍Molto GLBonellesco, in effetti.

Del resto, come ci ricorda la tua bella recensione (grazie pard), non si sfugge a "La mano del destino"! 

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