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TWF - Tex Willer Forum
theLord

[287/289] Grido Di Guerra

  

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Soggetto e sceneggiatura: Guido Nolitta
Disegni: Aurelio Galleppini

Periodicità mensile: Ottobre e Novembre 1984
 

 

Appanoosa, capo dei Cheyennes, schiuma di rabbia! Durante la firma di un trattato di pace, un misterioso attentatore ha cercato di impiombarlo e ora, mentre Tex e Tiger Jack stanno raggiungendolo con suo figlio Formica Nera per parlamentare, una mano omicida gli pugnala il primogenito! Aquila della Notte, considerato traditore e assassino dai pellerossa, viene così braccato come un nemico. Ma il colpevole ha lasciato una traccia: un monile con un volto femminile. 




© Sergio Bonelli Editore

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Buon racconto, forti e profondi i disegni di Galep (abilissimo a mostrare la fatica sul volto di Tex e Tiger), e azzeccato il titolo che tuttavia, quando la lessi per la prima volta, mi aveva deluso perchè mi ero già aspettata un racconto tipo "Il passato di Tiger", per il quale invece avrei ancora dovuto aspettare un bel po'. Solo dopo averlo letto diverse volte ho compreso come finalmente Tiger, a rischio di visopallideggiarsi per la continua vicinanza con Tex e gli altri pards, tornava finalmente indiano tra gli indiani, e da uomo rosso vendicava i torti degli altri uomini rossi sbeffeggiati e ingannati da tanti anni dai bianchi. Bravo Tiger! :capoInguerra:

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Guest Wasted Years

Bellissimi i disegni, storia nolittiana al 100%, con tanto di colpone si scena finale e ribellione di colui che non ti aspetti. Potrei usare alcuni passaggi della storia nel mio thread sul piccione... non è detto che non lo faccia...

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In "Grido di Guerra" , Nolitta presenta Tex in uno dei suoi ruoli più tipici, quello di pacificatore tra bianchi e indiani; come spesso però capita nelle storie nolittiane, il prestigio ed il carisma del nostro ranger vengono sottoposte ad una dura prova: infatti

la firma del trattato tra i Cheyenne e gli Usa in sua presenza degenera in un cruento scontro in cui per poco lui stesso non ci rimette la pelle; in seguito i Cheyenne gli daranno una caccia accanita, sospettandolo addirittura di aver ammazzato il figlio del loro capo, mentre l'esercito Usa circonder? il loro villaggio e sarà sul punto di provocare un nuovo massacro di Sand Creek
. Tex affronta tutti questi colpi con uno stoicismo e spirito di sacrificio che porteranno a livelli piuttosto elevati il pathos della vicenda, tuttavia ( come era già capitato in un'altra celebre storia nolittiana, "I ribelli del Canada" ), soltanto un provvidenziale colpo di scena
, ossia il ritrovamento e l'identificazione ad opera di Timothy O'Sullivan della foto della moglie del maggiore Carter, il vilain della storia ( il quale, come in altre storie nolittiane, ha comunque qualche attenuante, visto che ha perso la moglie a causa degli indiani ), che consente di capire che è stato lui ad uccidere il figlio del capo Appanoosa; altri indizi a suo carico verranno poi scoperti dal generale Madison nel suo stato di servizio
permetter? di evitare l'irreparabile e, anche allora, dovr? intervenire Tiger per permettere a Tex di riportare la pelle a casa. A differenza di quanto spesso accade in Nizzi, insomma, Tex non brilla come investigatore; tuttavia non mi pare che ci siano particolari motivi per accusarlo di piccionaggine
nessuno, e meno che mai Tex che non lo conosceva, poteva immaginare che il maggiore Carter provocasse la sparatoria che d' l'avvio all'azione; quanto all'uccisione di Formica Nera, il figlio del capo Cheyenne, è lui stesso che va incontro alla trappola che gli viene tesa, e ci va comunque munito di Winchester; non si vede perchè Tex e Tiger gli dovessero impedire di cercare di tener lontano quello che pareva un coyote dal loro bivacco
. Tiger, a parte il momento di gloria conclusivo, svolge con diligenza la sua parte di "spalla", mentre Carson ( di cui viene ricordato il grado di colonnello, che il Kit Carson storico ottenne nella Guerra di Secessione ) ha una presenza in prevalenza decorativa. I disegni di Galep, malgrado fosse iniziata la sua fase calante, mi paiono di livello ottimo. Insomma, IMHO:soggetto 8,5sceneggiatura 8,5 disegni 9. Modificato da Pedro Galindez

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Il colpo di scena finale ( che, come ha detto Wasted, sarebbe assai difficile prevedere ) rappresenta non solo un "momento di gloria" per Tiger, ma ce lo presenta in una veste davvero atipica: le parole con cui commenta

l'uccisione del maggiore Carter, con cui salva la vita di Tex
sono nello stile del Tex "giustiziere", che il pard navajo non utilizza in altre vicende, nemmeno quando potrebbe apparire appropriato per lui esprimersi in questi toni ( come nel suo confronto con Faccia Tagliata in "El Muerto", oppure in "Furia Rossa" ). Anche il fatto che Tiger faccia riferimento all'identit? comune indiana in contrapposizione ai bianchi è IMHO lievemente anacronistico, dato che le tribù erano spesso e volentieri in lotta tra loro, non disdegnando neppure l'appoggio dei bianchi, ove fosse disponibile; si tratta comunque di un elemento caro a Nolitta, che lo riprende anche altrove ( come ne "Il segreto del Morisco", in cui il morente Matewa condanna l'uso della dinamite, vista come arma tipica dei "vigliacchi" bianchi contro gli indiani ) .

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Immagine postata


Mi limito a segnalare questa incongruenza nei disegni di Galep ( ovvero la posizione di Carson ) per una storia che avevo letto in diretta ai tempi dell'uscita in edicola ( e che mi era anche molto piaciuta ) e che ho riletto a distanza di anni proprio questo pomeriggio.

Una storia, come è già stato sottolineato, tipicamente Nolittiana, dove Tex può essere facilmente sostituito con Zagor.

a ) per il suo ruolo di pacificatore,
b ) per l'abbandono di Carson al forte ( decisamente una costante nella sua scrittura, vedi anche l'ultimo texone di Filippucci ),
c ) per l'ingenuità nel lasciare Wolahzihni da solo nelle mani del suo carnefice,
d) per il suo subire la lunga filippica di Appanoosa senza battere ciglio,
e ) per la lunga marcia a piedi in compagnia di Tiger che si protrae per giorni,
f ) per la barba lunga, per i continui riferimenti al cibo e alla fame che attanaglia i due ( ossia l'umana debolezza dell'eroe ),
g ) per il casuale incontro con O' Sullivan e i dialoghi che gli succedono ( non certo memorabili, tra l'altro da notare come Tiger sia il primo a riconoscerlo lanciando sguaiati ululati mentre Carson al loro arrivo al forte non lo guarda neppure, tanto che è il fotografo, con le sue lamentele, a doversi far notare... )

E potrei andare avanti ancora a lungo!

La storia non è malaccio e strappa abbondantemente un sette.

Però appare fin troppo chiaro come agli occhi dei lettori di allora questo Tex nolittiano non poteva, senza minima ombra di dubbio, sembrare somigliante con quello di Bonelli padre, da qui la parola - crisi - che aleggiava sulla testata ( in quegli anni Aquila della Notte perdette migliaia di lettori ).

Giudicato oggi, Nolitta su Tex ha fatto delle ottime cose, ma vale la pena di leggerlo con altre storie, quelle di maggior spessore. Questa mi sa tanto infatti di riempitivo, con l'autore che riprende temi a lui ben conosciuti e che tratta con indubbio mestiere, senza peraltro strappare applausi.

I disegni Galep sono ancora apprezzabili, anche se sulle sue tavole si leggono i primi segni di una nobile decadenza, che andr? accentuandsi negli anni a venire.

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Probabilmente la cosa si spiega se si ricorda che uno dei difetti tipici del Galep del terzo centinaio texiano è proprio quello di "imbottire" le figure, cosa che in "La grande minaccia" riguardava soprattutto Kit Willer, mentre qui coinvolge Tex e Tiger.

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Non capisco perchè sia in questo forum che sul sito della sbe la copertina dell'albo "la vendetta di tiger jack" venga riproposta con questi colori sbagliati oltre che inguardabili.

Il mio originale è normalissimo come tutti quelli che ho visto:

Immagine postata

Sicuramente in questa discussione si è andati off-topic.
quindi pregherei qualche moderatore di spostare almeno le ultime 6 risposte in qualche topic più adatto o magari in una nuova discussione.
saluti

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Guest Colonnello_Jim_Brandon


APPREZZIAMO LA RICHIESTA DI INTERVENTO, SICURAMENTE SI E' ANDATI OFF TOPIC, PER CUI CHIEDEREI AGLI UTENTI CHE HANNO PARTECIPATO ALLA DISCUSSIONE DI SEGUIRE IL CONSIGLIO DI PIERO.

TUTTAVIA, SE NON VI DISPIACE, DECIDERANNO I MODERATORI QUANDO E SE CHIUDERE/RIMUOVERE DELLE DISCUSSIONI E/O PARTE DI ESSE.

PER QUANTO MI RIGUARDA, OPTEREI PER LASCIARE I MESSAGGI SOPRACITATI, PER QANTO OFF TOPIC, IN QUESTO SPECIFICO CASO, ESSI NON SONO PARTICOLARMENTE DISTURBANTI.

SALUTI

COLONNELLO JIM BRANDON


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Nolitta come al solito mette Tex in difficolt? e in una situazione che mette in qualche modo in discussione il suo onore e la sua fama di amico del "Popolo Rosso"!Convince Appanoosa a firmare il trattato di pace con il governo degli Stati Uniti (trattato di pace che sicuramente verr? stracciato al primo momento, come spesso è capitato in altre storie precedenti e successive a questa)!Proprio nel momento della firma, scoppia il classico incidente: un colpo esplode, nessuno rimane ferito, ma gli indiani sentendosi traditi aprono il fuoco sui soldati e scoppia l'inferno!Tex tenta di tutto pur di dimostrare che l'incidente è opera di un misterioso nemico che agisce nell'ombra. Prima convince il figlio di Appanoosa (prigioniero del forte), dopo averlo duramente pestato. Riesce ad ottenere la sua liberazione e parte alla ricerca del capo, ma come facilmente immaginabile nelle storie di Nolitta, non è così semplice. Infatti il misterioso assassino uccide Wholazini, poco prima dell'incontro chiarificatore tra Tex e Appanoosa!Giustamente il capo indiano si sente ancora una volta tradito da Tex, che sospetta essere appunto l'assassino del figlio. La missione di Aquila della Notte, accompagnato dal fido Tiger sembra prendere una piega fallimentare. Perdono i cavalli, sono costretti appiedati, mentre al forte il tempo concesso sta per scadere e già partono i primi reparti armati. La guerra è alle porte!Arriva un bel colpo di scena, con la comparsa di Timothy 'O Sullivan (l'amico fotografo di Giungla Crudele), protagonista di qualche scenetta comica (il mulo, il sonno, ecc.). Ed è grazie a lui che Tex può arrivare a scoprire il misterioso provocatore di incidenti, oltre a scoprirne i motivi che l'hanno spinto a compiere quei gesti!Carson come già detto da Pedro, ha più che altro un ruolo decorativo. Mentre Tiger prende praticamente il suo posto come spalla, a parte il gesto finale che ce lo mostra estremamente vendicativo!Due appunti slegati tra di loro:- Appanoosa mi ricorda Ska Wom Dee (La Strage di Red Hill): entrambi perdono il figlio. Entrambi accusano Tex di essere il colpevole. Anche se il primo alla fine fa pace con il nostro, il secondo invece rimane triste per aver incontrato Aquila della Notte (Pag 38 de "il Prezzo della Vendetta": "in questo momento il mio cuore è triste e la mente è ossessionata dal pensiero che la tua venuta al nostro campo sia stata portatrice di sventure"). Entrambe le volte Nolitta sembra divertirsi a mettere in pericolo la fama e l'onore di Tex.- Quando Tex e Tiger rimangono appiedati e tornano verso il forte, marciano per qualche giorno. Al primo com'? naturale cresce la barba e rimane incolta dato che non ha lamette con sè. Mentre Tiger rimane liscio in volto, come se si fosse appena raso. Che abbia avuto qualche rasoio con sè e non abbia voluto passarlo a Tex?Oppure ai Navajos non cresce la barba? :DI disegni di Galep sono purtroppo in calo se confrontati con i lavori precedenti, ma alcune scene sono mozzafiato: come ad esempio la scena del ponte con gli indiani che volano di sotto!! :inch: Voto: 7 :trapper:

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"Grido Di Guerra" esce al tramonto dell'era nolittiana di Tex: ne può a mio giudizio costituire un buon paradigma. Seguendo il tema, molto caro all'autore, dell' 'uomo nell'ombra' ( pensiamo a "El Muerto", "La Grande Minaccia" o anche a "Giungla Crudele"), Sergio Bonelli crea un'avventura a tratti emozionante ma IMHO non certo priva di limiti. Come spesso accade in Nolitta, Tex è in difficoltà: la sua autorità di capo giusto e amico dei nativi è messa in grave discussione. La sua posizione è poi resa ancora più problematica dalle circostanze : è certo con enorme travaglio interiore che sceglie di salvarsi a costo di uccidere, con l'astuzia, gli Cheyennes accorsi sul ponte, e di conseguenza aumentare l'odio di Appanoosa. Se lo scavo psicologico su Tex (ma non solo: interessante, su tutte, la figura di Wolazhini e il suo mutamento psicologico nei confronti di Aquila Della Notte; da confrontare con Andy Wilson di "Caccia All'Uomo" ) è assai interessante, sono molti gli elementi che mi rendono tuttavia dubbioso: in primis, il finale, IMHO del tutto incoerente con la storia stessa. Il Maggiore Carter , i cui crimini sono certamente ingiustificabili e da punire, è tuttavia anche una vittima ( degli indiani che gli hanno massacrato la giovane moglie e della sua follia omicida ) e, come tale, non può non suscitare un minimo senso di umana compassione nel lettore. Viceversa, Nolitta sembra mostrarcelo nel finale come il sadico tout court che non è. In secundis, il ritmo narrativo , in alcuni punti terribilmente prolisso : è un difetto classico di Sergio Bonelli, ma qui tocca vette altissime ( leggete per credere la scena in cui Carson e Madigan svegliano Tex e Tiger per raggiungere Carter: serve mezz' ora) . In tertiis, trovo francamente inspiegabile il protagonismo assegnato al navajo nella conclusione della vicenda : perchè la vendetta dovrebbe appartenere proprio a Tiger ? Galep, talvolta già in difficoltà sui volti, è eccezionale nelle rese paesaggistiche e, in generale, sui campi lunghi. Emozionanti alcune sequenze , tra cui memorabile lo scontro alla 'lunga ferita' . L'età non cancella il fascino.

 

In sintesi:

Soggetto: 6

Sceneggiatura: 5,5

Disegni: 9

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Allora... sto rileggendo questa storia nella versione a colori della Mondadori... quindi per ora non scriver? un commento lungo. Però una cosa devo dirla:ricordavo questa come una delle storie più belle di Nolitta, ma alla luce di questa (incompleta) rilettura devo rivedere il mio giudizio. Quindi (al di l' di tutte le questioni sul "vero Tex" e sul "canone bonelliano"):questa storia, per quanto mi riguarda, è un CAPOLAVORO!!Coinvolgente, dura, con dei dialoghi fantastici, con delle descrizioni naturalistiche superbe, con scene d'azione spettacolari!E i disegni di Galep sono meravigliosi!!E non vedo nulla nel comportamento dei pards che mi "confonda".

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penso sia una storia sceneggiata con maestria e i disengi di Galep sono molto belli, personalmente si legge che è un piacere e anche il colpo di scena alla fine rende al meglio il tutto. Certo, e lo sappiamo tutti, in queste storie nolittiane non è il granitico Tex quello che vediamo ma più semplicemente un uomo, che può anche peccare d'ingenuità. Però come detto altrove reputo interessante la rivoluzione che Sergio Bonelli port? alle sceneggiature personalizzando un personaggio che di certo era già ben caratterizzato. Ottima storia nel complesso. Disegni: 8.5Sceneggiatura:8

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Immagine postataDixit:

A me "Grido di guerra" è particolarmente cara anche perchè, nello scriverla, una ventina di anni fa, nascosto dietro l'abituale pseudonimo di Guido Nolitta, mi ero concesso di apportare qualche piccolo mutamento, uscendo da quelli schemi fissati da mio padre ai quali io e tutti gli altri collaboratori abbiamo sempre cercato di attenerci. Tanto per fare un esempio, ricordo che, all'epoca, non mi era parso vero di realizzare una richiesta più volte fattami da tanti lettori, che si lamentavano per lo scarso spazio abitualmente concesso a Tiger Jack. Ebbene in questa lunga avventura, il fedele pard indiano di Tex assume un ruolo molto importante, che non voglio certo anticipare a quanti di voi decidessero di leggerla per la prima volta... Ciò che posso comunque  dire è che la vicenda da me ideata prevedeva il ritorno di un personaggio che il pubblico aveva accolto con simpatia: il fotografo Timothy O' Sullivan, già presente a fianco del Ranger anche nella storia "Il solitario del West". E proprio all' O' Sullivan disegnato da Galep, nella mia storia, ho voluto concedere l'onore di scattare una foto molto simile a quella, celeberrima, che fu invece opera di un professionista dell'obiettivo, Alexander Gardner. L'immagine cui alludo risale al maggio 1868 e mostra l'incontro tra i comissari governativi e i capi Sioux, Cheyenne e Arapaho, che si erano avventurati a Fort Laramie, nel Wyoming,  con lo scopo di stipulare un trattato di pace proposto, ancora una volta, dai "visi pallidi" conquistatori.

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Trovare l'intruso: 

 

Tex: "Fulmini! Senti chi parla di pazienza... avesti forse pazienza tu quella volta che, con una punta di freccia piantata nella schiena, lasciasti Fort Bascom, assediato dai Kiowas, per chiedere aiuto alla colonna del Maggiore Benson... e avesti forse pazienza quell'altra volta che ti calasti dalla finestra dell'ospedale militare di Denver e , nonostante avessi una gamba fratturata, te la filasti con il primo cavallo che ti trovasti a portata di mano?"

 

Carson: "Beh... Ehm! si! certo! non hai tutti i torti. Quelli erano altri tempi, Tex. Io ero quasi uno sbarbatello, allora"

 

Tex: "Senti! Senti! e allora avesti pazienza lo scorso anno quando, già abbastanza vecchiotto, saltasti dal tetto di casa tua però ?

 

Carson: "Basta! Basta, per carità! Mi hai convinto, razza di testone!"

 

Avete trovato l'inghippo in questo dialogo? Una incongruenza (che magari andava bene all'inizio della saga di Tex?)

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Una storia che mi è cara per alcuni temi tipicamente nolittiani (come Tex in discussione ed in difficoltà), lo spazio lasciato a Tiger Jack (come in "Sasquatch"), i bellissimi disegni di Galep. Non è tra le migliori di Nolitta ma è una bella storia.

 

Voto 8 alla storia e 9 ai disegni

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Sull'onda della rilettura di "L'uomo nell'ombra" mi sono riletto anche "Grido di guerrra" e confermando la valutazione sintetica già espressa vorrei aggiungere alcune considerazioni su elementi che mi hanno fatto apprezzare questa storia.

 

1) La storia mi è piaciuta perchè come ho già rilevato tocca alcuni temi nolittiani a me cari (Tex in grande difficoltà, processi storici e sociali in evoluzione che sovrastano le aspirazioni, i meriti e la buona volontà di chi li subisce, relazioni interpersonali che seguono vicende di cui non sempre sono responsabili i protagonisti).

 

2) anche quì Tex mostra alcuni tratti di ingenuità (peraltro in collaborazione con Tiger) come quando lascia allontanare da solo il filgio di Appaloosa nella boscaglia e se lo ritrova assassinato;

 

3) Carson che svolge un ruolo secondo me appropriato per la sua figura: in assenza di Tex costituisce un punto di riferimento e di confronto per il Generale Madison e di Senatori, rappresenta una specie di collegamento tra le esigenze di interventi ed azioni pure (che vengono condotti da Tex e Tiger) e momenti di riflessione e di decisioni superiori che vengono prese dalle autorità militari e civili e che condizionano l'evolversi della storia;

 

4) I bellissimi disegni di Galep. Ho letto alcune considerazioni circa una sua presunta decadenza in questa storia. Qu? siamo nel 1984 e a mio avviso i disegni sono ancora bellissimi (Galep segnerà il passo solo qualche anno dopo con la pubblicazione del Texone n. 3 nel 1990 e con il Tex n. 400). In questa storia, pur non essendo ai livelli della golden age texiana, è ancora eccezionale. Notare la tavola di pag. 27 in "La vendetta di Tiger Jack" dove prospettiva, proporzioni e cura dei particolari della scena dei preparativi della battaglia è stupenda. E ci sono molte altre tavole di spessore.

 

In sostanza confermo il mio 8 alla storia e 9 a i disegni.

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Trovare l'intruso: 

 

Tex: "Fulmini! Senti chi parla di pazienza... avesti forse pazienza tu quella volta che, con una punta di freccia piantata nella schiena, lasciasti Fort Bascom, assediato dai Kiowas, per chiedere aiuto alla colonna del Maggiore Benson... e avesti forse pazienza quell'altra volta che ti calasti dalla finestra dell'ospedale militare di Denver e , nonostante avessi una gamba fratturata, te la filasti con il primo cavallo che ti trovasti a portata di mano?"

 

Carson: "Beh... Ehm! si! certo! non hai tutti i torti. Quelli erano altri tempi, Tex. Io ero quasi uno sbarbatello, allora"

 

Tex: "Senti! Senti! e allora avesti pazienza lo scorso anno quando, già abbastanza vecchiotto, saltasti dal tetto di casa tua però ?

 

Carson: "Basta! Basta, per carità! Mi hai convinto, razza di testone!"

 

Avete trovato l'inghippo in questo dialogo? Una incongruenza (che magari andava bene all'inizio della saga di Tex?)

 

 

Visto questo post solo ora. Se come incongruenza o intruso ti riferivi a quando si parla della casa di Carson, ebbene io non l'ho mai ritenuto tale. Fino all'epoca di questa storia, infatti, Carson quasi certamente non risiedeva stabilmente alla Riserva. Sino ad allora, infatti, nelle ambientate o comunque centrate nella Riserva la presenza di Carson (sempre che tale presenza ci sia) sin dall'inizio è più l'eccezione che la regola. Di esempi al riguardo ce ne sono tantissimi e se necessario sono pronto a farli.

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