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Claudio Nizzi

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Non per fare il guastafeste, Ulzana :D, ma mi sembri un po' contraddirti: alla fine affermi, trovandomi d'accordo in tutto, che la virulenza di GLB è sempre stata estranea ai suoi epigoni, fra cui Nizzi; ma all'inizio hai detto, a proposito del Nizzi de "I fratelli Donegan", che "è sempre il Nizzi che uno conosce, quello che ama mettere Tex al centro dell'azione, che sa imbastire con dialoghi bonelliani una trama". O, forse, sono io che non capisco bene. ;)

 

Il mio parere è che i dialoghi del Nizzi post-crisi abbiano ben poco di glbonelliano. Non basta aggiungere un "peste" qui e un "satanasso" là per essere bonelliani. D'altra parte, nemmeno ritengo che il primo Nizzi fosse molto glbonelliano: la violenza immaginifica del patriarca è molto stemperata e Nizzi dà prova da subito di un'impostazione più ironica e garbata, da commedia brillante. In ciò risiede, a mio avviso, l'originalità di Nizzi, come sto tentando di dimostrare in un articolo per il Magazine la cui lavorazione si trascina ormai da anni e che dubito, per mancanza di approfondimenti (mai riuscito a procurarmi "Tex secondo Nizzi"), di riuscire mai a portare a termine.

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Non per fare il guastafeste, Ulzana :D, ma mi sembri un po' contraddirti: alla fine affermi, trovandomi d'accordo in tutto, che la virulenza di GLB è sempre stata estranea ai suoi epigoni, fra cui Nizzi; ma all'inizio hai detto, a proposito del Nizzi de "I fratelli Donegan", che "è sempre il Nizzi che uno conosce, quello che ama mettere Tex al centro dell'azione, che sa imbastire con dialoghi bonelliani una trama". O, forse, sono io che non capisco bene. ;)

 

Il mio parere è che i dialoghi del Nizzi post-crisi abbiano ben poco di glbonelliano. Non basta aggiungere un "peste" qui e un "satanasso" là per essere bonelliani. D'altra parte, nemmeno ritengo che il primo Nizzi fosse molto glbonelliano: la violenza immaginifica del patriarca è molto stemperata e Nizzi dà prova da subito di un'impostazione più ironica e garbata, da commedia brillante. In ciò risiede, a mio avviso, l'originalità di Nizzi, come sto tentando di dimostrare in un articolo per il Magazine la cui lavorazione si trascina ormai da anni e che dubito, per mancanza di approfondimenti (mai riuscito a procurarmi "Tex secondo Nizzi"), di riuscire mai a portare a termine.

 

 

No ma nessun "guastafeste", Virgin, ma provo a spiegare meglio: per quanto riguarda Bonelli esprimevo il mio parere che nessuno può ricalcarne lo stile inimitabile. Per questo parlo dell'arroganza di Tex che in Bonelli era proprio evidente mentre negli altri autori no. Questo prescinde dal fatto che Nizzi abbia cercato di imitarne lo stile su richiesta di Sergio Bonelli (pensiamo anche al periodo storico dell'epoca:il distacco dell'autore principale da un personaggio letto da milioni di lettori, quindi ci voleva qualcuno che ne ripercorresse, almeno nello stile, le orme e Nizzi c'è riuscito. Però non poteva copiare, non trovi?) E' un fatto di percezione, magari al buon Claudio certe prese di posizione che Tex assumeva non erano nelle sue corde, e potrei citarti decine di storie in cui il ranger ha reazioni più controllate rispetto alle storie di Bonelli che amava far passare il suo personaggio per uno scassacacchio (perdonatemi il parolone ma Tex è un "cagacazzo" nei confronti dei malvagi e per questo io l'adoro e l'ho sempre adorato: oltre che giustiziere, uomo leale, amico integerrimo, persona ricca di valori, con i malviventi e i poco di buono il Tex di GLB rispondeva a tono, e alla loro arroganza e cattiveria contrapponeva una durezza ai limiti del political correct, anzi leviamo il limite. E anche con chi indossava una divisa ma era un idiota corrotto e con i soliti politicanti li pestava di brutto sia verbalmente che con le mani. E io adoro, lo ripeterò fino alla nausea, quel Tex. Ieri mi sono riletto l'inizio del "Clan dei Cubani" e nel pestaggio che Tex fa a quei biscazzieri sul battello c'è un esempio di quello che parlo (oltre al fatto che velatamente nella storia Tex è anche un baro a carte, altro elemento che mi fa divertire ancora di più).

 

Ma mi sto allontanando dal discorso.Tornando al Nizzi prima maniera, lui era un autore capace di scrivere avventure (e quindi anche i dialoghi, che sono la parte portante di una storia) con uno stile più vicino a Bonelli (come ammesso da tutti) ma ciò era un di più perché le sue sceneggiature erano comunque già ottime e coinvolgenti. Insomma imitando il modello originale Nizzi proponeva in TOTO storie belle.

 

Nell'avventura che cito, la famigerata "I fratelli Donegan", mi riferivo al fatto che la storia ormai, seppur sorretta dai soliti dialoghi cui Nizzi ci aveva abituati (la pallida ombra di quelli più originali e brillanti che tu stessi gli attribuisci e che fanno parte del suo passato) presenta una trama debole e che non appassiona, almeno per me, con i soliti problemi narrativi. A prescindere dai gusti personali, insomma, trovo in quelle storie come se l'autore non andasse oltre, non cercasse di dare un'anima alla vicenda che poteva riuscirgli meglio. Non parlo di trame originali perché di originale oggi non esiste niente, ma di approccio; ecco, Nizzi nelle ultime sue prove mancava di quel giusto approccio. C'era il mestiere, i dialoghi potevano essere sempre brillanti o meno, ma mancava quel qualcosa di cui parlavo in un mio intervento precedente: la voglia di stupirti proseguendo nella lettura, cosa che avviene con Boselli nonostante le sue eccentricità.

Modificato da Ulzana

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In effetti, spiegato più diffusamente il concetto non è ambiguo. ;)

 

Concordo con te, tranne che per un dettaglio:

 

Nizzi nelle ultime sue prove mancava di quel giusto approccio. C'era il mestiere, i dialoghi potevano essere sempre brillanti o meno, ma mancava quel qualcosa di cui parlavo in un mio intervento precedente: la voglia di stupirti proseguendo nella lettura.

 

Uno degli aspetti che trovo più disarmanti dell'ultimo Nizzi non è la mancanza di voglia di stupire: è proprio l'erodersi progressivo del mestiere. Siamo onesti: alcune delle sue sceneggiature scivolano addirittura dallo svogliato al dilettantistico; ciò che stupisce ancora di più, visto il suo mestiere passato.

 

Di fronte a storie come "Soldi sporchi" "Oltre il fiume", "Attacco alla diligenza", "Fort Sahara" etc. non riesco a pensare a un autore stanco; ma a un autore addirittura nauseato.

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L'unica volta che si è discostato da questi suoi criteri rigidi, oltre a Furia Rossa, è stato con Fuga da Anderville, una storia che acuisce in me il rimpianto di non aver potuto vedere Nizzi altre volte infedele a sé stesso. Qui Nizzi è stato splendidamente incoerente, per una volta non è Tex al centro della storia, che anzi subisce gli eventi e non è mai determinante. Assiste alla morte del povero Tom, di Leslie, di John ed infine del vecchio Howard Walcott senza avere mai la possibilità di intervenire.

Non vorrei fare il malevolo, ma, attenendoci solo a questo piccolo dato (Tex che subisce gli eventi), in fondo negli ultimi vent'anni Nizzi raramente ha fatto fare a Tex qualcosa di diverso.

Di fronte al suo periodo buio (vale a dire, dal 1994 in avanti), la giustificazione del Tex canonico, statico e rassicurante non regge. Dico così soprattutto per rendere giustizia al Tex canonico, statico e rassicurante che Nizzi scrisse con eccellenti risultati nel suo periodo migliore. Il Nizzi in disarmo è palesemente un autore ormai svogliato, che sottobanco si fa scrivere i soggetti da un altro (questo si commenta da sé...) e scrive i dialoghi col pilota automatico inserito, caratterizzando i personaggi ad mentulam e facendo accadere tutto nel modo più piatto e insignificante possibile. Ci sono state eccezioni, ma l'andazzo grosso modo è stato quello.

 

Però, Virgin, la bellezza di Fuga da Anderville non sta nel semplice fatto che Tex subisce gli eventi, ma negli splendidi comprimari a cui Nizzi riesce a dare vita. Personaggi che necessariamente lasciano Tex un po' al margine, tanto sono forti, prendendosi la scena in maniera pesante. Nelle storie post 1994, invece, c'è un autore probabilmente (come dici tu) nauseato, non c'è più neanche il mestiere, e se Tex non è al centro degli eventi non è perché qualche buon comprimario gli ruba la scena, ma è perché non c'è proprio, la scena, tutto è stanco, sfilacciato, imbolsito. Non è un paragone che regge. Il Nizzi di Fuga da Anderville è un Nizzi atipico, splendidamente incoerente con sé stesso. Il Nizzi del post 400 è un autore incoerente, nel senso che spesso le sue storie non hanno capo né coda...

 

 

Il Tex nizziano da alcuni definito di maniera è proprio il Tex buono. I comportamenti del Tex nizziano post-400 non hanno nulla di manierista proprio perché sono completamente fuori canone. Semplice disamoramento oppure suggerimento di Sergio Bonelli che desiderava un Tex più umano, come talvolta ventilato? Non ne so abbastanza per rispondere. So solo che ieri sera ho letto il texone di Wilson, "L'ultimo ribelle", e ci ho visto parecchio di Nolitta...

 

E, certo, tutti ricordiamo con piacere "Fiamme di guerra" (o "Territorio nemico" o "Fuga da Anderville" che dir si voglia); ma se la sua produzione fosse stata un continuo "Fiamme di guerra", io ci avrei visto ben poco di esaltante. Ciò che mi fa ricordare con affetto Nizzi sono storie come "La congiura" e compagnia. Un autentico "bagno caldo in cui immergersi ogni mese per ritrovare vecchie e piacevoli sensazioni"; e quanto piacevoli e divertenti sono quelle sensazioni...

 

Ma anch'io credo che il Nizzi "manierista" sia un ottimo Nizzi. La Congiura è una goduria, Sioux una delizia. Né io ho detto che volevo un Nizzi sempre da Fuga da Anderville. Ma più spesso sì, l'avrei voluto. Questo sì. E avrei voluto anche che Nizzi fosse in grado di riconoscere che Gli Invincibili erano un arricchimento, per Tex, altro che pericolosi. Avrei voluto un Nizzi più vicino a Gli Invincibili, cosa che gli sarebbe riuscita benissimo, a mio avviso: lo ha fatto vedere con Fuga da Anderville e lo ha fatto vedere anche con L'Ultimo Ribelle da te citata: storia bellissima, in cui un comprimario pesante si prende la scena. Ecco, avrei voluto leggere, accanto al Nizzi de La Congiura e de La maledizione di Escondida, anche un Nizzi un po' più boselliano. Il Nizzi "boselliano" a mio parere lo abbiamo letto soprattutto sui Texoni: oltre a L'Ultimo Ribelle, ricordo la struggente Sangue sul Colorado, o anche i Predatori del Deserto, citata da Ulzana.

 

ritengo "I Predoni del Deserto", texone spesso bistrattato, una bella storia anche se uscita nel cosiddetto "periodo buio" individuato da Monni e da molti altri. Perché questa storia nella sua rilettura mi ha convinto? Perché Nizzi tenta di presentarci personaggi umani, deboli, ricchi di sfaccettature, un po' come fa fino all'ennesima potenza, alle volte eccedendo (ma secondo me non è un difetto, anzi) Boselli. 

 

 

Appunto questo volevo dire: storie meno di maniera e che lasciano invece spazio a personaggi di sostanza. Quindi viva il Nizzi di maniera, senza dubbio, ma peccato per esserci persi un Nizzi diverso che - ne sono sicuro - ci avrebbe dato grandi soddisfazioni.

 

Infine manca l'arroganza in Tex che non hanno avuto né il grande Nolitta, né Nizzi e neppure il buon Mauro. Quella "bella arroganza" che aveva il Tex di Bonelli Padre s'è perduta per sempre. Ma questo è un altro discorso che esula dal topic. Onore a Nizzi, dunque, ma con qualche riserva. E lo dico con profonda amarezza perché di questo autore ho una stima illimitata.

 

Il linguaggio di Bonelli padre è inimitabile. Nizzi ne ha creato uno suo, da commedia brillante come ben dice Virgin, ed in questo è stato un numero uno. I siparietti migliori con Carson - in tutta la saga - sono i suoi.

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Che Nizzi abbia avuto un suo declino non ci sono dubbi, ma questo non puo' mettere in discussione quello che di buono ha fatto su Tex. A volte non capisco i lettori.....Medda per tre storie scritte sembra Dio e Nizzi che ha retto la Baracca per 25 anni si mette in discussione. Ora la stessa cosa si sta verificando per Faraci. Io credo che Boselli sia il migliore di tutti (dopo Gian LuigiBonelli) e che gli altri bene o male sono sullo stesso livello. Lo sceneggiatore negativo non esiste in Tex ma sono tutti ampiamente sopra la sufficienza. Possiamo avere delle preferenze, ci mancherebbe altro, ma dire che Faraci non possa scrivere Tex o Nizzi sia la causa principale della perdita di lettori e' assurdo.

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Beh, Satan, mi pare che i messaggi recenti di questo topic siano abbastanza "affettuosi" nei confronti di Nizzi. Ulzana, Ted, Virgin ed io (per citare i soli utenti che hanno ripreso questo topic negli ultimi tempi) siamo tutti grandi estimatori di Nizzi e credo che ciò dal contenuto dei post sia tutto sommato evidente.

 

Medda sembra Dio solo perché ha scritto tre (facciamo due e un quarto, visto che la storia breve non si dovrebbe contare) storie molto belle, e non ha avuto neanche il tempo di essere messo in discussione. Nessun paragone tra Medda e Nizzi, ci mancherebbe: peccato anzi che non se ne possano fare, perché Sergio Bonelli - infelicemente - non ce ne ha data la possibilità.

 

Ma nessun paragone neanche con Faraci, per carità: Nizzi ha avuto un declino (lungo) dopo anni di gloria, mentre il declino faraciano sembra essere arrivato dopo sole tre buone storie. La verità è che di Faraci oggi possiamo dire molto poco, è ancora una potenzialità, non una realtà. Speriamo bene... 

 

Anche per me Boselli è il migliore, ma prima di GLB.

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Anche io credo che siano tutti bravi gli autori, ma a parer mio il migliore è stato Nizzi, le sue storie sono quelle che più mi hanno fatto emozionare e più mi hanno fatto amare Tex, ho letto tutti i numeri finora usciti e spesso mi rileggo le storie, per me Nizzi è il numero 1, peccato che non scriverà più Tex

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Però, Virgin, la bellezza di Fuga da Anderville non sta nel semplice fatto che Tex subisce gli eventi, ma negli splendidi comprimari a cui Nizzi riesce a dare vita. Personaggi che necessariamente lasciano Tex un po' al margine, tanto sono forti, prendendosi la scena in maniera pesante.

 

Sì, avevo capito, non ti preoccupare. ;) Per questo ho detto che non volevo essere malevolo: intendevo dire che, prendendo solo quell'aspetto, in fondo lo si ritrovava anche dopo. Era una battuta.

Né io ho detto che volevo un Nizzi sempre da Fuga da Anderville. Ma più spesso sì, l'avrei voluto. Questo sì. 

 

Infatti da come ho scritto sembrava che mi rivolgessi a te. Mi scuso. In realtà la mia era una considerazione generale per esprimere il mio pensiero circa la grandezza di Nizzi: gli sono molto più grato per "La congiura", "Sioux" etc. che non per la, peraltro bellissima "Fuga da Anderville". Un Nizzi con quello stile... be', sì, ogni tanto non avrebbe guastato. Ma anche così sono felicissimo! Come te, del resto... ;)

Modificato da virgin

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Che Nizzi abbia avuto un suo declino non ci sono dubbi, ma questo non puo' mettere in discussione quello che di buono ha fatto su Tex. A volte non capisco i lettori.....Medda per tre storie scritte sembra Dio e Nizzi che ha retto la Baracca per 25 anni si mette in discussione. 

Come già ti ha risposto perfettamente Leo, siamo tutti estimatori di Nizzi.

 

Penso che notare il suo declino, senza nasconderlo, significhi anche rendere giustizia a quanto di buono Nizzi ha fatto prima. E anche durante, per carità: io con "Il villaggio assediato" mi sono divertito e continuo a divertirmi assai.

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infatti confermo anch'io la stima verso Nizzi. Però ci sono troppe storie che non vanno nell'ultimo periodo. Ma non vanno per gli standard di Tex in generale. La "stanchezza" di Nizzi è evidente e i motivi sono stati largamente trattati qui e in altri topic.

 

Forse è mancata una gestione, o meglio, una cura editoriale più chiara. Qualcuno che gli dicesse: "ok Claudio, hai scritto decine e decine di grandi storie. Ora siamo arrivati a un bivio: o lasci il personaggio oppure cambi approccio, limiti la tua produzione, ma firmi soltanto albi degni del tuo nome". Questo forse non è successo (dico forse perché io non lavoro in Bonelli e non so cosa si dicono autori e dirigenti) però è innegabile che sia Canzio sia Sergio le storie di quel periodo le avranno pur lette e qualche domanda se la saranno fatta.

 

Forse il declino di Nizzi ha lasciato spazio anche all'impetuosità narrativa del Boselli iniziale che ha potuto mettere nella serie alcune caratteristiche che secondo Nizzi erano "pericolose" ma che, invece, proprio a lui mancavano o non c'erano più: grandi comprimari, trame non telefonate, entusiasmo, voglia di epicità... poi ognuno ha il suo stile. Nizzi è stato un interprete di Tex, uno che seguiva le orme di una tradizione prestabilita. Boselli pure, però non rinuncia al voler mettere liricità alle trame e lo fa, non ne ha vergogna, anzi. Se esaminiamo le storie di Nizzi in cui si è distinto, come "Furia Rossa" o "Fuga da Anderville" vediamo un autore più lontano dai soliti rigidi paletti, più voglioso di usare Tex per scrivere la "sua" storia, più boselliano! e i risultati si sono visti, e sono soddisfacenti.

 

Quindi se da un lato Nizzi ha scritto decine di storie perfette e ben orchestrate, dall'altro si è morso la coda da solo. Il gioco è stato bello fin quando è durato, poi i limiti si sono visti, il "bluff" è uscito allo scoperto, e secondo me era in quel momento che doveva dar spazio ad altri o limitare la sua produzione. E qua non do colpe a nessuno, però sia lui sia Sergio qualcosa dovevano fare per evitare questa situazione (anche se le vendire erano buone, a parte gli inevitabili cali ciclici dovuti agli anni e alla disaffezione per il fumetto da parte dei giovani, qualcosa si doveva tentare). Per questo l'amarezza di tanti suo ammiratori risulta evidente quando si prendono in mano le storie della fascia 500-600 per non parlare delle ultime avventure. Boselli è bravo, alle volte ha scritto storie che secondo me potevano reggersi anche senza Tex. E' un autore straordinario ma spesso si lascia andare alla sua citata impetuosità. Non è un male ma tanti lettori spesso si sono accorti che alcune (mica tutte sia chiaro) storie non erano contestate perché brutte, anzi, ma perché non in linea con certi aspetti del personaggio. Borden a differenza di Nizzi non fa il compitino, non sta a sentire nessuno e prosegue per la sua strada. Beh se questa sua presa di posizione ci regalerà in futuro storie come "El Supremo" o la recento con il Morisco allora beh... al diavolo tutti i ragionamenti! Basta soltanto che non faccia come il buon Nizzi, ovvero: una volta che la sua vena si è esaurita (ma si esaurirà? :indianovestito: ) dia spazio ad altri autori e non si intestardisca a firmare storie che scontentino i lettori!

Modificato da Ulzana

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Che Nizzi abbia avuto un suo declino non ci sono dubbi, ma questo non puo' mettere in discussione quello che di buono ha fatto su Tex. A volte non capisco i lettori.....Medda per tre storie scritte sembra Dio e Nizzi che ha retto la Baracca per 25 anni si mette in discussione.

Come già ti ha risposto perfettamente Leo, siamo tutti estimatori di Nizzi.

 
Penso che notare il suo declino, senza nasconderlo, significhi anche rendere giustizia a quanto di buono Nizzi ha fatto prima. E anche durante, per carità: io con "Il villaggio assediato" mi sono divertito e continuo a divertirmi assai.

Era uno sfogo riferito a chi lo critica da anni. A me dispiace sentire critiche esagerate su chi ha dato tanto nella vita di questo personaggio.

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Su questo mi trovi d'accordo. Ci sono infatti alcuni che, o hanno decisamente esagerato nelle critiche (dai toni troppo violenti o dalla manifesta pretestuosità), o, sulla base di quanto fatto di male, hanno svalutato anche il bello. Molta amarezza, al proposito, è venuta anche a me.

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quelli del "partito preso" non stanno simpatici neanche a me perché non si può far di tutta un'erba un fascio. L'analisi obiettiva e priva di pregiudizi è salutare invece di un accanimento che non porta da nessuna parte. Molti dimenticano che in fondo anche chi scrivi fumetti, come in tutti i mestieri, può sbagliare e fare cose eccelse.

 

E' umano.

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Infatti da come ho scritto sembrava che mi rivolgessi a te. Mi scuso. In realtà la mia era una considerazione generale per esprimere il mio pensiero circa la grandezza di Nizzi: gli sono molto più grato per "La congiura", "Sioux" etc. che non per la, peraltro bellissima "Fuga da Anderville". Un Nizzi con quello stile... be', sì, ogni tanto non avrebbe guastato. Ma anche così sono felicissimo! Come te, del resto... ;)

 

Non ti devi scusare Virgin, ci mancherebbe! Ti confermo che anch'io sono felicissimo, e lo sarei stato ancora di più se, accanto alle sue splendide storie del periodo d'oro, avesse calato (due volte o tre) qualche altra Fuga da Anderville. Il mio Tex, peraltro, non è quello di GlB, ma quello di Nizzi... la mia prima storia è stata La leggenda della vecchia missione, i miei primi entusiasmi texiani vengono da Fiumalbo...

 

 

Penso che notare il suo declino, senza nasconderlo, significhi anche rendere giustizia a quanto di buono Nizzi ha fatto prima. E anche durante, per carità: io con "Il villaggio assediato" mi sono divertito e continuo a divertirmi assai.

 

Totalmente d'accordo. Se parlo male di alcune storie di Nizzi (come anche di Boselli, peraltro), è solo perché l'ho incensato quando ho ritenuto di farlo. Se lo esalto quando mi entusiasma, mi sento quasi in dovere di valutare in maniera severa alcune sue storie per me non riuscite. Altrimenti è come se sminuissi le lodi con la faziosità. Il villaggio assediato è piaciuto anche a me. Ma di quel periodo me ne sono piaciute diverse (ricordo ad esempio Puerta del Diablo, da molti stroncata ma che io ritengo molto buona). Solo che, come ammesso candidamente dallo stesso Nizzi nel libro di Guarino, i soggetti di queste storie non sono suoi ma di Traversa, un affezionato lettore che gli passava le sue idee. Nizzi poi dava forma al soggetto e lo sceneggiava. Questo fa capire quanto Nizzi fosse in disarmo negli ultimi tempi. Peraltro, ho mal digerito che proprio lui, che ha tanto e legittimamente criticato l'editore per avergli imposto il ruolo di ghost writer per cinque anni, proprio lui poi abbia fatto subire la stessa "tortura" ad un altro, non accreditandogli la paternità dei soggetti. Beninteso, non poteva farlo, perché di questa collaborazione aveva tenuto Sergio Bonelli totalmente all'oscuro (sapeva che Sergio sarebbe stato del tutto contrario), ma ciò non mi porta comunque ad accettare di buon grado la cosa. L'unico aspetto positivo è stato che le storie hanno ripreso un pò di verve, anche grazie comunque alla bravura di Nizzi nello sceneggiarle. 

 

 

Quindi se da un lato Nizzi ha scritto decine di storie perfette e ben orchestrate, dall'altro si è morso la coda da solo. Il gioco è stato bello fin quando è durato, poi i limiti si sono visti, il "bluff" è uscito allo scoperto, e secondo me era in quel momento che doveva dar spazio ad altri o limitare la sua produzione. E qua non do colpe a nessuno, però sia lui sia Sergio qualcosa dovevano fare per evitare questa situazione (anche se le vendire erano buone, a parte gli inevitabili cali ciclici dovuti agli anni e alla disaffezione per il fumetto da parte dei giovani, qualcosa si doveva tentare). Per questo l'amarezza di tanti suo ammiratori risulta evidente quando si prendono in mano le storie della fascia 500-600 per non parlare delle ultime avventure. Boselli è bravo, alle volte ha scritto storie che secondo me potevano reggersi anche senza Tex. E' un autore straordinario ma spesso si lascia andare alla sua citata impetuosità. Non è un male ma tanti lettori spesso si sono accorti che alcune (mica tutte sia chiaro) storie non erano contestate perché brutte, anzi, ma perché non in linea con certi aspetti del personaggio. Borden a differenza di Nizzi non fa il compitino, non sta a sentire nessuno e prosegue per la sua strada. Beh se questa sua presa di posizione ci regalerà in futuro storie come "El Supremo" o la recento con il Morisco allora beh... al diavolo tutti i ragionamenti! Basta soltanto che non faccia come il buon Nizzi, ovvero: una volta che la sua vena si è esaurita (ma si esaurirà? :indianovestito: ) dia spazio ad altri autori e non si intestardisca a firmare storie che scontentino i lettori!

 

Non avrei saputo dirlo meglio, Ulzana. Tutto quanto. In particolare che la colpa non è solo di Nizzi. E che bisogna mandare al diavolo i ragionamenti quando una storia, magari solo con Tex e non di Tex, è comunque bella. Io sono per le belle storie.

 

 

Era uno sfogo riferito a chi lo critica da anni. A me dispiace sentire critiche esagerate su chi ha dato tanto nella vita di questo personaggio.

 

Alcune critiche (non tutte) nascono dall'amore per il personaggio e anche - perché no! - dalla stima nutrita verso Nizzi. Non può farmi piacere che un autore per me superlativo mi propini ad un certo punto Oltre il fiume! Lo devo criticare...

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per @Leo: purtroppo non ho il libro di Guarino però l'apporto di questo lettore che gli suggeriva i soggetti assume un aspetto interessante nella discussione che stiamo facendo. Questo Traversa come si è messo in comunicazione con Nizzi? E' stato Claudio a cercarlo o viceversa? Mi piacerebbe anche sapere se il soggetto dell'ultima avventura di Nizzi è sempre di Traversa.

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Non ti devi scusare Virgin, ci mancherebbe! 

 

Mi scuso perché mi sono espresso male! Può capitare, quando si scrive un po' di volata come avevo scritto quel messaggio.

Il villaggio assediato è piaciuto anche a me. Ma di quel periodo me ne sono piaciute diverse (ricordo ad esempio Puerta del Diablo, da molti stroncata ma che io ritengo molto buona). Solo che, come ammesso candidamente dallo stesso Nizzi nel libro di Guarino, i soggetti di queste storie non sono suoi ma di Traversa, un affezionato lettore che gli passava le sue idee. Nizzi poi dava forma al soggetto e lo sceneggiava. Questo fa capire quanto Nizzi fosse in disarmo negli ultimi tempi. 

 

Sui soggetti di Traversa, anch'io ci sono rimasto... diciamo così, quando l'ho saputo. Comunque, vediamo il bicchiere mezzo pieno: Traversa non era poi così male, come soggettista.

Mi associo te nell'apprezzare "Puerta del Diablo". Come pure "Dieci anni dopo". Una cosa incredibile, che non avevo mancato di notare nel mio primo articolo per il Magazine, è che, quando c'erano dei personaggi femminili di mezzo, Nizzi si risvegliava. Davvero: "Il villaggio assediato", "Puerta del Diablo" e "Dieci anni dopo" condividono tutte la presenza di personaggi femminili suggestivi, caratterizzati in modo tutt'altro che banale, rifuggendo tanto dal prototipo della donna-angelo quanto della donna mascolina. Sono donne dalla personalità forte, ma con tutta la fragilità dell'esistere, che sanno sempre rimanere femminili.

 

Ecco, un aspetto sul quale mi concentrerei un attimo è il Nizzi creatore di personaggi femminili. Borden è famoso per Lena e Donna, vero; ma credo che i personaggi femminili di Nizzi siano inarrivabili. Vedere Alison, dalla storia "Il presagio": mai donna sulle pagine di Tex è stata così vera. Potrei stare qui a sbrodolare ore, quindi preferisco trattenermi; mi basta dire che ogni volta che rileggo la storia, Alison semplicemente mi commuove: è... è perfetta.

Pensare, anche, a "Le iene di Lamont": è vero che non c'è azione in tutta la storia, ma quanto è intenso il rapporto conflittuale fra Piccolakathy (come la soprannominò perfido il nostro Jack65 :D ) e la matrigna. Qualcuno addirittura bollò quel texone col nomignolo "Piccole donne" e Sergio Bonelli disse che sarebbe stato pubblicato solo dopo la sua morte (cosa che beffardamente accadde). Eppure, quanto è bello? Alcuni non concorderanno, ma per me si tratta di una bella storia. Raccontare una vicenda del genere sulle pagine di Tex è rivoluzionario. Si parla (e giustamente) di Boselli come un innovatore grazie a "Gli invincibili", "Il passato di Carson" e "I sette assassini"; ma Nizzi non è stato da meno con "Piccolakathy".

 

E con ciò, oltre a spandere lacrime degne di una lettrice di Harmony sulla copertina de "Le iene di Lamont", mi candido a flamine del culto di Claudio Nizzi...

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però Allison forse è un personaggio creato da Civitelli, che è l'autore del soggetto, anche se è Nizzi che l'ha caratterizzato molto bene, ,ma ha voluto evitare che il finale risultasse stucchevole peri soliti motivi editoriali. E' stata "vera", per usare le parole di Virgin, anche se un po' "castrata", mi si passi l'espressione, in quanto, se non ricordo male, a Sergio non piaceva che una donna potesse in qualche modo interessare il nostro Tex e che lui non fosse insensibile... ma "Il Presagio" è una buona storia tutto sommato.

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per @Leo: purtroppo non ho il libro di Guarino però l'apporto di questo lettore che gli suggeriva i soggetti assume un aspetto interessante nella discussione che stiamo facendo. Questo Traversa come si è messo in comunicazione con Nizzi? E' stato Claudio a cercarlo o viceversa? Mi piacerebbe anche sapere se il soggetto dell'ultima avventura di Nizzi è sempre di Traversa.

 

Purtroppo non so risponderti, Ulzana. Non mi pare che questi aspetti nel libro fossero specificati. Sorry.

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Sui soggetti di Traversa, anch'io ci sono rimasto... diciamo così, quando l'ho saputo. Comunque, vediamo il bicchiere mezzo pieno: Traversa non era poi così male, come soggettista.

Mi associo te nell'apprezzare "Puerta del Diablo". Come pure "Dieci anni dopo". Una cosa incredibile, che non avevo mancato di notare nel mio primo articolo per il Magazine, è che, quando c'erano dei personaggi femminili di mezzo, Nizzi si risvegliava. Davvero: "Il villaggio assediato", "Puerta del Diablo" e "Dieci anni dopo" condividono tutte la presenza di personaggi femminili suggestivi, caratterizzati in modo tutt'altro che banale, rifuggendo tanto dal prototipo della donna-angelo quanto della donna mascolina. Sono donne dalla personalità forte, ma con tutta la fragilità dell'esistere, che sanno sempre rimanere femminili.

 

Ecco, un aspetto sul quale mi concentrerei un attimo è il Nizzi creatore di personaggi femminili. Borden è famoso per Lena e Donna, vero; ma credo che i personaggi femminili di Nizzi siano inarrivabili. Vedere Alison, dalla storia "Il presagio": mai donna sulle pagine di Tex è stata così vera. Potrei stare qui a sbrodolare ore, quindi preferisco trattenermi; mi basta dire che ogni volta che rileggo la storia, Alison semplicemente mi commuove: è... è perfetta.

Pensare, anche, a "Le iene di Lamont": è vero che non c'è azione in tutta la storia, ma quanto è intenso il rapporto conflittuale fra Piccolakathy (come la soprannominò perfido il nostro Jack65 :D ) e la matrigna. Qualcuno addirittura bollò quel texone col nomignolo "Piccole donne" e Sergio Bonelli disse che sarebbe stato pubblicato solo dopo la sua morte (cosa che beffardamente accadde). Eppure, quanto è bello? Alcuni non concorderanno, ma per me si tratta di una bella storia. Raccontare una vicenda del genere sulle pagine di Tex è rivoluzionario. Si parla (e giustamente) di Boselli come un innovatore grazie a "Gli invincibili", "Il passato di Carson" e "I sette assassini"; ma Nizzi non è stato da meno con "Piccolakathy".

 

E con ciò, oltre a spandere lacrime degne di una lettrice di Harmony sulla copertina de "Le iene di Lamont", mi candido a flamine del culto di Claudio Nizzi...

 

 

No, Traversa non era male, perché obiettivamente in quel periodo Nizzi diede segnali di ripresa. Oltre alle due citate prima, concordo con te che anche Dieci anni dopo sia una storia riuscita. Sul capitolo donne di Nizzi, non si può non rilevare però che per tutte le storie citate sopra (fatta eccezione per Le Iene di Lamont, di cui non ho un gran ricordo, ma che onestamente devo rileggere per meglio cogliere quanto ben sottolinei tu) il soggettista sia un altro.

 

 

però Allison forse è un personaggio creato da Civitelli, che è l'autore del soggetto, anche se è Nizzi che l'ha caratterizzato molto bene, ,ma ha voluto evitare che il finale risultasse stucchevole peri soliti motivi editoriali. E' stata "vera", per usare le parole di Virgin, anche se un po' "castrata", mi si passi l'espressione, in quanto, se non ricordo male, a Sergio non piaceva che una donna potesse in qualche modo interessare il nostro Tex e che lui non fosse insensibile... ma "Il Presagio" è una buona storia tutto sommato.

 

Come non manca di citare Ulzana, Allison dovrebbe essere un personaggio di Civitelli, anche se, come dice sempre Ulzana, senz'altro il personaggio è stato ben caratterizzato da Nizzi. Sono d'accordo che spicchi per "autenticità" e sono altresì d'accordo che sia stata  un po' "castrata" per motivi editoriali (Civitelli ha ammesso - se non sbaglio - di aver presentato un soggetto un po' più ardito rispetto alla versione approdata in edicola). C'è peraltro da dire che io trovo Il Presagio non solo una "buona storia tutto sommato", ma una bellissima storia. Non solo per il personaggio di Allison, ma anche per il pathos che sorge dall'incertezza per il destino di Tex, che potrebbe essere morto nella piena, per i due Kit che lo ricercano invano, per un grande Kit Carson che, senza Tex, sbroglia di fatto da solo l'intera matassa assicurando alla giustizia tutte le anime nere della storia. Ed in tutto questo, pure Carson non ruba la scena a Tex, perché in questa trama convivono due filoni, e, nel filone "indiano", indiscusso protagonista è Tex con il vertiginoso ed entusiasmante duello sullo strapiombo. 

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per @Leo: purtroppo non ho il libro di Guarino però l'apporto di questo lettore che gli suggeriva i soggetti assume un aspetto interessante nella discussione che stiamo facendo. Questo Traversa come si è messo in comunicazione con Nizzi? E' stato Claudio a cercarlo o viceversa? Mi piacerebbe anche sapere se il soggetto dell'ultima avventura di Nizzi è sempre di Traversa.

 

Traversa?  Non quello di ubc... o si?

 

http://www.ubcfumetti.com/interview/9803.htm

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per @Leo: purtroppo non ho il libro di Guarino però l'apporto di questo lettore che gli suggeriva i soggetti assume un aspetto interessante nella discussione che stiamo facendo. Questo Traversa come si è messo in comunicazione con Nizzi? E' stato Claudio a cercarlo o viceversa? Mi piacerebbe anche sapere se il soggetto dell'ultima avventura di Nizzi è sempre di Traversa.

 

Traversa?  Non quello di ubc... o si?

 

http://www.ubcfumetti.com/interview/9803.htm

 

 

Il nome corrisponde. Dovrebbe essere proprio lui.

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No, Traversa non era male, perché obiettivamente in quel periodo Nizzi diede segnali di ripresa. 

 

Giusto, Leo, a tal proposito ho una curiosità: quand'è che secondo te Nizzi diede segnali di ripresa? Io mi sono sforzato di ricostruire un andamento, ma il Nizzi dell'ultimo periodo mi è sempre sembrato discontinuo, più che procedere per tendenze. Qual è la tua opinione in merito?

 

Come non manca di citare Ulzana, Allison dovrebbe essere un personaggio di Civitelli, anche se, come dice sempre Ulzana, senz'altro il personaggio è stato ben caratterizzato da Nizzi. Sono d'accordo che spicchi per "autenticità" e sono altresì d'accordo che sia stata  un po' "castrata" per motivi editoriali (Civitelli ha ammesso - se non sbaglio - di aver presentato un soggetto un po' più ardito rispetto alla versione approdata in edicola). C'è peraltro da dire che io trovo Il Presagio non solo una "buona storia tutto sommato", ma una bellissima storia. Non solo per il personaggio di Allison, ma anche per il pathos che sorge dall'incertezza per il destino di Tex, che potrebbe essere morto nella piena, per i due Kit che lo ricercano invano, per un grande Kit Carson che, senza Tex, sbroglia di fatto da solo l'intera matassa assicurando alla giustizia tutte le anime nere della storia. Ed in tutto questo, pure Carson non ruba la scena a Tex, perché in questa trama convivono due filoni, e, nel filone "indiano", indiscusso protagonista è Tex con il vertiginoso ed entusiasmante duello sullo strapiombo. 

 

Verissimo, gran bella storia e vieppiù sottovalutata. Sul personaggio di Alison: vero che Civitelli l'ha ideato, ma non so quanto fosse esteso il soggetto. Sono trascorsi anni da quando proposi dei soggetti per una serie della SBE, ma la lunghezza richiesta, all'epoca, era di una paginetta di Word; decisamente arduo farci stare una storia articolata e, perfino, caratterizzare dei personaggi; ma per quanto ne so Civitelli potrebbe avere presentato un soggetto parecchio più dettagliato. Non ho purtroppo dati in merito, anche se mi sembra che anni fa se ne parlò e saltarono fuori dati interessanti,

Modificato da virgin

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No, Traversa non era male, perché obiettivamente in quel periodo Nizzi diede segnali di ripresa. 

 

Giusto, Leo, a tal proposito ho una curiosità: quand'è che secondo te Nizzi diede segnali di ripresa? Io mi sono sforzato di ricostruire un andamento, ma il Nizzi dell'ultimo periodo mi è sempre sembrato discontinuo, più che procedere per tendenze. Qual è la tua opinione in merito?

 

Per la verità anch'io trovo il Nizzi della fascia 400-500 discontinuo, e non in calo netto e progressivo. Ma dopo il n.500, inanellò a mio parere storie infelici o che, anche nei casi in cui erano dignitose, mancavano di freschezza e di brillantezza: titoli come Il Mercante francese, Ritorno a Culver City, Le foreste dell'Oregon, Muddy Creek, le pessime - a mio parere  - Kiowas e I Fratelli Donegan, l'inesorabile(!) Tumak o l'insopportabilmente lunga Athabaska Lake, li ricordo con una sensazione di grigiume. Storie appannate di un autore nel pieno del suo medioevo. Poi ad un tratto arriva Puerta del Diablo, la prima storia di Traversa. All'epoca della prima lettura naturalmente non sapevo del nuovo soggettista, e mi rallegrai per questa zampata del vecchio leone Nizzi: finalmente una storia briosa, veloce, non scontata, una vera boccata d'ossigeno. Non era una storia molto texiana, questo sì: nel topic apposito scrissi che i due pards avevano avuto poco peso in questa storia, ma che non m'importava perché essa era bella e questo mi bastava. Qualche mese dopo ecco la poetica Documento d'accusa: poco texiana anch'essa ma, rispetto alla mediocrità dei soggetti precedenti, era bontà pura. Poi la per me bellissima Un treno per Redville, la divertente Il villaggio assediato e qualcun'altra ancora. A queste seguì una nuova fase di appannamento, questa volta definitivo, ma eravamo già agli ultimi fuochi. Quindi credo che la sua rinnovata vitalità sia effettivamente dovuta al contributo di Traversa: un contributo limitato ai soggetti, a quanto ne so, mentre le sceneggiature - e la loro bontà - sono tutte ascrivibili al vecchio leone, evidentemente rigenerato dal non dover avere l'assillo del soggetto. A questo proposito, credo che ai soggetti Nizzi non fosse eccezionale (Boselli è ad esempio molto più originale), mentre la sua forza stava nella sceneggiatura, sì Glbonelliana ma in realtà ben riconoscibile, e - a mio parere - anche migliore di quella originale.

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Per la verità anch'io trovo il Nizzi della fascia 400-500 discontinuo, e non in calo netto e progressivo. Ma dopo il n.500, inanellò a mio parere storie infelici o che, anche nei casi in cui erano dignitose, mancavano di freschezza e di brillantezza: titoli come Il Mercante francese, Ritorno a Culver City, Le foreste dell'Oregon, Muddy Creek, le pessime - a mio parere  - Kiowas e I Fratelli Donegan, l'inesorabile(!) Tumak o l'insopportabilmente lunga Athabaska Lake, li ricordo con una sensazione di grigiume. Storie appannate di un autore nel pieno del suo medioevo. Poi ad un tratto arriva Puerta del Diablo, la prima storia di Traversa. All'epoca della prima lettura naturalmente non sapevo del nuovo soggettista, e mi rallegrai per questa zampata del vecchio leone Nizzi: finalmente una storia briosa, veloce, non scontata, una vera boccata d'ossigeno. Non era una storia molto texiana, questo sì: nel topic apposito scrissi che i due pards avevano avuto poco peso in questa storia, ma che non m'importava perché essa era bella e questo mi bastava. Qualche mese dopo ecco la poetica Documento d'accusa: poco texiana anch'essa ma, rispetto alla mediocrità dei soggetti precedenti, era bontà pura. Poi la per me bellissima Un treno per Redville, la divertente Il villaggio assediato e qualcun'altra ancora. A queste seguì una nuova fase di appannamento, questa volta definitivo, ma eravamo già agli ultimi fuochi. Quindi credo che la sua rinnovata vitalità sia effettivamente dovuta al contributo di Traversa: un contributo limitato ai soggetti, a quanto ne so, mentre le sceneggiature - e la loro bontà - sono tutte ascrivibili al vecchio leone, evidentemente rigenerato dal non dover avere l'assillo del soggetto. A questo proposito, credo che ai soggetti Nizzi non fosse eccezionale (Boselli è ad esempio molto più originale), mentre la sua forza stava nella sceneggiatura, sì Glbonelliana ma in realtà ben riconoscibile, e - a mio parere - anche migliore di quella originale.

 

Peste, ecco l'informazione che mi mancava: l'inizio della collaborazione di Traversa ai soggetti, che purtroppo non riuscivo a localizzare.

In effetti sulla base di questo dato è possibile tracciare un andamento abbastanza lineare: prima di decadenza, poi di ripresa dopo l'inizio della collaborazione con Traversa (tutte le avventure che tu citi sono infatti condotte con piglio assai migliore dell'immediata precedenza) e infine l'abisso definitivo. Molto interessante.

 

Sulle qualità di Nizzi, concordo perfettamente: i soggetti erano spesso, anche se non sempre, rivisitazioni del passato; la dote era soprattutto nella sceneggiatura. E che sceneggiatura, ragazzi...

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