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TWF - Tex Willer Forum

[Tex Serie a Striscia 37 Silver Star] Il Ponte Minato


MacParland
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  • Sceriffi

Sì, purtroppo anch'io, che pure non leggo Tex da sei anni, ho fatto in tempo a vedere diverse di queste cose. E anche borden talvolta se ne fa scappare qualcuna (ricordo "I trappers di Yellowstone", ad esempio, quando il battello sfonda la porta del fortilizio... Mamma mia. Proprio mal riuscita :D ).

Penso che per i giovani influisca soprattutto un certo cinema tamarro degli ultimi decenni: basti pensare, per contrasto, alla lunghissima sparatoria finale di "Un dollaro d'onore", di fronte alla quale lo spettatore medio degli ultimi quarant'anni probabilmente si addormenterebbe. :D

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12 hours ago, Testa di Vitello said:

Secondo me Boselli dovrebbe tenere un corso intensivo a Burattini, Ruju e qualcun altro, su come si scrivono le sparatorie...che a parer mio sono uno dei maggiori punti dolenti dei "nuovi" scrittori di Tex... 

 

Concordo.  Se nei dialoghi ancora un po' si salvano, è nelle scene d'azione e quelle dove "in teoria" si dovrebbe temere per la vita dei protagonisti che franano miseramente.

 

E concordo anche che...

 

11 hours ago, virgin said:

Penso che per i giovani influisca soprattutto un certo cinema tamarro degli ultimi decenni:

 

Le "scene tamarre" anni 80 sono figlie dell'incapacità di capire, da parte di nuovi sceneggiatori farciti di strampalate teorie "postmoderne" alla moda, cosa rendeva davvero appassionanti le vecchie scene d'azione.

 

Vedere l'eroe che avanza fra i proiettili facendo battutine stantie (o dicendo qualche "Satanasso" a vanvera) nella testa di questi dovrebbe essere una scena che "gasa" il lettore che sa già che l'eroe si salva e legge per godersi la "trashata".

 

Un vero narratore invece ti fa dimenticare che l'eroe si salva, perchè è appunto bravo. Ma oggi mi sa che se ne arrivasse uno alla Bonelli riderebbero di lui perchè sarebbe poco postmoderno e citazionista...

 

Burattini è uno che le vecchie storie le leggeva e se le godeva, quindi dovrebbe avere una marcia in più rispetto ad altri (e infatti, probabilmente era la scelta giusta, o la meno peggio, per queste strisce) ma ha preso davvero troppe pessime abitudini con gli anni, per me sceneggiava davvero molto meglio all'inizio (magari era anche perché aveva un supervisore sopra, vai a saperlo...). Quest'ultimo albo è tutta una sparatoria, e senza il minimo interesse, la classica sparatoria "moderna" con pagine e pagine di gente che fa "bang bang" mentre il lettore sbadiglia perché non c'è mai un guizzo, un idea, una variazione, solo i soliti "bang bang" fotocopiati.

 

Vie confermato anche il fatto che ormai la prolissità non si può evitare. 6 albi a striscia di 32 pagine sono 64 pagine di un bonellide, e tutti gli sceneggiatori attuali direbbero "come si fa a fare una storia in 64 pagine?" dimenticando che (per non stare a fare paragoni solo con GL Bonelli) Robin Wood ha messo le origini di Dago in 14 pagine, Barks ha raccontato la storia di Scrooge con Glittering Goldie in 32 pagine, il "contratto con Dio" di Will Eisner sta in 59 pagine.

 

Ma a parte questi generico confronti...  basta leggere queste strisce, e vedere quante pagine sono sprecate in prolisse ripetizioni e lungaggini. Così, alla fine, questa storia di 64 pagine pare addirittura "decompressa" e gonfiata.

 

Bah, per fortuna dalla settimasna prossima ci saranno 3 strisce scritte tutte da GL Bonelli...

 

P.S.: i testi del fascicolo allegato davvero diventano più insulsi da una settimana all'altra. Frediani parla di cinema e Bono inizia la biografia di Galep (che sarebbe pure interessante ma che tutti hanno già in diverse versioni con tutte le volte che è stata raccontata). Pare davvero che non vogliano proprio parlare delle strisce....

 

 

 

 

  • +1 1
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Contiene SPOILER.

 

Lette tutte insieme le 6 strisce inedite. Storia semplice che non si farà ricordare. Trama classica, la rapina al treno, condita da un paio di varianti per non renderla banale: il sabotaggio al ponte e la medicina anti-difterite da salvaguardare. Nel sabotaggio al ponte Burattini riesce a contenere lo spiegazionismo tipico zagoriano alla sola vignetta in cui un bandito spiega all'altro che basta accendere una carica di dinamite perché le altre esploderanno per effetto conseguente alla prima deflagrazione. La medicina anti-difterite presentata all'inizio della prima striscia crea aspettativa e sembra preludere a uno sviluppo interessante ma per il resto della storia rimane un elemento fine a se stesso (sarei stato curioso di vedere come dei rubagalline sarebbero riusciti a vendere la medicina, come si ripromettono, e a chi...). Veloci bang-bang finali per sbaragliare con facilità gli avversari e chiudere necessariamente la storia nei tempi. Altra "burattinata": nel porto sul fiume ê ancorata la chiatta che ha trasportato il carro con la refurtiva, ma era proprio necessario ricorrere all'impronta dell'anello di ancoraggio per convincere Tex che fosse proprio quella la chiatta da rintracciare? Quante chiatte viaggiavano in quello sputo di posto? Bastava che entrasse (come ha fatto) nel trading post e interrogasse il gestore, spazzolandolo se omertoso (come ha fatto). Un'altra cosa che non mi é piaciuta é la struttura delle strisce a 2 vignette, talvolta 1. Una struttura a 3 vignette avrebbe aumentato del 50% il numero di vignette e, quindi, di scene raccontate, dando maggior corposità ad una storia che altrimenti si legge tutta in pochi minuti. Cosa invece mi é piaciuto? Il ricorso alle didascalie per riassumere un'azione non vista di collegamento tra due sequenze, i disegni chiari e precisi (fin troppo accurati se comparati a quelli delle prime strisce originali), le copertine d'azione. Voto complessivo: 6.

Edited by PapeSatan
  • +1 1
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Concordo con il voto 6, classico da senza infamia e senza lode o, volendo restare in ambiti scolastici ben noti, da "Potrebbero impegnarsi di più". Meglio il disegnatore dello sceneggiatore, che a volte si perde in lungaggini (pericolose in un "corto") e ripetizioni (sparatorie, scazzottate). Insomma, questi sei volumetti accompagnano altre storie; non passeranno alla storia.
In quanto ai testi dei fascicoli di accompagnamento, mi basta un paragone inesorabile: quello con le seconde parti delle introduzioni nella CSAC.

  • +1 1
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C'era uno spunto molto buono, il farmaco anti difterite, ma è stato malamente sprecato. Non sappiamo nemmeno se i banditi avessero capito di che cosa si trattasse.

 

Per il resto, la storia è abbastanza banale e si sgonfia parecchio negli ultimi due albi.

 

Buoni i disegni di Torti, che pure era stato destinatario di aspre critiche quando disegno il Color di due estati fa. Invece, a mio giudizio, il suo tratto si può bene adattare al mondo di Tex.

 

In conclusione, esperimento carino, ma non del tutt riuscito.

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Il 17/11/2021 at 05:36, Diablero dice:

Le "scene tamarre" anni 80 sono figlie dell'incapacità di capire, da parte di nuovi sceneggiatori farciti di strampalate teorie "postmoderne" alla moda, cosa rendeva davvero appassionanti le vecchie scene d'azione.

 

Vedere l'eroe che avanza fra i proiettili facendo battutine stantie (o dicendo qualche "Satanasso" a vanvera) nella testa di questi dovrebbe essere una scena che "gasa" il lettore che sa già che l'eroe si salva e legge per godersi la "trashata".

 

Un vero narratore invece ti fa dimenticare che l'eroe si salva, perchè è appunto bravo. Ma oggi mi sa che se ne arrivasse uno alla Bonelli riderebbero di lui perchè sarebbe poco postmoderno e citazionista...

 

Burattini è uno che le vecchie

Da raporesentante della recente generazione ,ti posso dire che hai abbastanza torto.Le scene tamarre,come le chiami tu,nei film,nelle serie o nei fumetti,si fanno perchè piacciono veramente.È solo un problema di sensibilità: ciò che piaceva una volta non piace adesso.È normale.Come dice Virgin,in una sparatoria tipo il finale di" Un dollaro d'onore" mi addormenterei,perchè la mia sensibilità da 19enne apprezza altre cose.

Ma concordo che scene" tamarre"  su Tex è preferibile limitarle,perchè Tex è un fumetto che ha la sua forza nel fatto di non essersi mai modernizzato troppo. 

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Pur non avendo la freschezza e la rapidità delle strisce classiche, i primi 4 numeri di questo esperimento lì avevo abbastanza graditi. Purtroppo mi accodo al gruppo di chi ravvisa un crollo negli ultimi due. Abbiamo due strisce tutte dedicate a una lunga resa dei conti fra i pards e i banditi, a base di sparatorie, agguati,altre sparatorie...

In una storia che voleva essere strutturata a strisce non penso ci si possa concedere il lusso di sprecare un terzo delle pagine totali per un pioggia di piombo finale.

Considerando che un "Tex Willer" in 64 pagine offre molta più sostanza.

L'esperimento secondo me alla fine fallisce e rimane un piccolo gadget che in fondo mi fa rimpiangere le 6 strisce di GLB e Galep che potrei già avere.

Voto 5,5

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Ricordo che, appena ufficializzato il varo della nuova collana "Tex Willer", avevo auspicato che per l'occasione si potesse recuperare il formato a striscia per proporla al mercato. Un ritorno al passato molto affascinante, che ai miei occhi permetteva di valorizzare ancor più l'idea di base del giovane fuorilegge, tornato a cavalcare, dopo moltissimi decenni, fra gli scaffali delle edicole italiane. Così non fu e, col senno di poi, ammetto che in Bonelli hanno fatto benissimo a optare per la scelta del formato che noi conosciamo.

 

Diciamocela tutta: dopo aver letto la storiellina in questione e "tastato" con mano il vintage formato a striscia, ne deduco che una simile scelta (per quanto folkloristica e fascinosa) avrebbe penalizzato non poco la qualità della giovane saga gestita da Borden.

 

I tempi cambiano e con essi pure le mode e i gusti dei lettori. Questo formato che aveva il suo appeal nel complicato mercato del dopoguerra, al giorno d'oggi si mostra alquanto datato e non idoneo per il consumatore attuale. I lettori diminuiscono ogni anno, ma quelli rimasti, difficilmente si accontentano di poche vignette settimanali, che si divorano rapidamente nel tempo di dire "amen". 

 

Oltretutto, un altro aspetto importante da considerare è che al giorno d'oggi si è perso completamente la capacità di comporre in simile formato e per quanto Burattini, avesse già fatto "gavetta" su Zagor, un autore moderno stenta faticosamente a comprimere la sua sceneggiatura in un numero così serrato di vignette.

 

Non vuole essere una ingenerosa critica al buon Moreno (ci mancherebbe!), ma se si mettono a confronto le prime strisce del grande Bonelli e le sue, il paragone non regge affatto: il papà di Tex, favorito da una palese padronanza del mezzo, riusciva a condensare una scoppiettante serie di avvenimenti in trentadue strisce, aiutandosi molto con didascalie e colpi di scena a cavallo fra le uscite, per mantenere viva l'attenzione del lettore e stuzzicarne la curiosità in attesa della successiva uscita. La prova di Burattini, sebbene volenterosa, non "buca la pagina" e spesso durante questi sei numeri, ho concluso l'albetto senza eccessivo coinvolgimento e molto apaticamente.

 

Lo spunto era pur buono e, se destinato a un color o maxi, poteva essere sviluppato degnamente e ottenere un buon esito, ma su un simile formato si sgonfia letteralmente nel proseguo. Troppe vignette doppie per un formato a striscia, troppe sequenze di sparatorie, che arricchiscono l'azione, ma riducono lo spazio per la narrazione della trama. Tirando le somme la valuto una storiellina insipida, diluita in sei settimane, che aldilà dell'eccezionalità della proposta, finisce presto nel dimenticatoio. 

 

Sarebbe stato diverso l'esito se, riallacciandomi al concetto di prima, anche la serie "Tex Willer" fosse stata pubblicata con questo formato? Non abbiamo prove è vero, ma suppongo di no e hanno fatto benissimo in redazione a non "imbrigliare" Borden con un simile schema narrativo. Ulteriore conferma di come le richieste e i consigli dei lettori, non sempre vanno presi per oro colato dagli addetti ai lavori, e anche noi utenti dei forum dobbiamo farcene una ragione :P:D.

 

Torti lo conosco fin dai tempi di Rosco e Sonny sul Giornalino, per non tacere dei suoi special di Martin Mystere (uno anche ambientato nella mia cittadina nel lontanissimo 1995 o giù di lì) quindi sono abituato al suo tratto particolare e alquanto caricaturale.  Devo dire che un po' mi ha sorpreso, poichè non avrei creduto che potesse essere adatto al western e invece, tutto sommato, se la cavicchia decentemente. Tuttavia, a mio avviso, la sua cifra stilistica poco si confà al metro texiano e quindi, nulla togliendo alla sua indiscussa professionalità, non lo vedrei titolare fisso nella formazione "regolare", bensì una buona riserva per il turnover dei vari speciali che gravitano oggi attorno alla serie ammiraglia. Il mio voto finale è 5   

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  • 3 weeks later...

Storiella senza infamia e senza lode, che riesce anche a farmi incavolare quando Tex si lancia a tutto spiano contro i banditi in un'impresa che poteva essere suicida ma ovviamente non lo è stata per la nota, e abusata, invulnerabilita' che tanto fa male al nostro personaggio.

 

Continuo invece ad essere molto contento dei disegni di Torti: ha un tratto che apprezzo moltissimo e spero possa continuare a lavorare per Tex.

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