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[Magazine 2017] Freedom Ranch - Terrore tra i boschi

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TEX MAGAZINE

 2

Periodicità: annuale

 

Screenshot_17.jpg

 

Tutto il fascino della Frontiera e due racconti inediti e completi, nel secondo Tex Magazine!

 

 

TEX MAGAZINE 2017

uscita 25/01/2017

Copertina: Claudio Villa


Nel secondo Tex Magazine, tanti articoli che raccontano la dura e imprevedibile vita di Frontiera, fra “bad boys” dal grilletto facile, spettacolari esibizioni del mitico Buffalo Bill e giovani eroi che, come i loro celebri padri, seguono la via della Giustizia! In più, due racconti di Tex completi e inediti:

Freedom Ranch
Soggetto e sceneggiatura: Antonio Zamberletti
Disegni: Walter Venturi

L’ex caporale Lawrence dei Buffalo Soldiers è diventato proprietario di un Ranch dove, neri, apaches, mezzosangue e carcerati redenti possono lavorare come uomini liberi. Ma al terribile Blisset, che spadroneggia sulla zona, la sola esistenza del “Freedom ranch” non va giù. Nel duro scontro tra le due fazioni, il piombo di Tex Willer e Kit Carson peserà sulla bilancia della giustizia!

Terrore tra i boschi
Soggetto e sceneggiatura: Chuk Dixon
Disegni: Michele Rubini

Sul “Woodland Flyer”, il treno che porta tra le foreste del Colorado, Kit Willer viene arrestato e costretto ai lavori forzati nei boschi, insieme a un onesto giocatore d’azzardo. Riuscirà il figlio di Tex a cavarsela da solo tra i pericoli della natura e le insidie dei suoi aguzzini?

 

http://www.sergiobonelli.it/tex/2016/12/23/albo/tex-magazine-2017-1000379/

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Ho appena acquistato il Magazine e l'ho immediatamente sfogliato per farmene un'idea.

Devo dire che ho provato la medesima impressione che già mi aveva colpito nel numero precedente.

Si tratta di un prodotto di alto impegno ed interesse per il quale torno a complimentarmi con la SBE.

E non è poco in un momento così ridondante di "minestre riscaldate" sia nei libri ed ora anche nei cartonati!

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Articoli interessanti e ben curati, ma il core dell'albo è e deve essere il fumetto.

Due storie con caratteristiche diverse.

 

La prima  ci propone il classico canovaccio del prepotente che, spalleggiato dallo sceriffo, vuole espandersi a scapito dei confinanti, con la variante della discriminazione razziale nei confronti della gente del Freeddom Ranch. Quando nel gioco entrano Tex e Carson le sorti della contesa vanno nella direzione che tutti ci aspettiamo.

Zamberletti conferma la sua predisposizione al genere western già mostrata sulle pagine di Zagor e Walter Venturi con il suo tratto si rende protagonista di una prova grafica convincente.

 

La seconda vede in azione Kit Willer finito in una brutta situazione dalla quale riesce a tirarsi fuori prima dell'arrivo di Tex e Tiger Jack a mettere definitivamente a tacere il terrore tra i boschi. Bello il personaggio di Otis Ferguson.

Chuk Dixon confeziona una storia che Michele Rubini realizza con tavole di grande bellezza. 

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Comincio dalla seconda storia, quella con Kit protagonista. Curioso che venga riconosciuto e più volte insultato come mezzosangue. Rammarico: la storia breve è perfetta nel suo sviluppo non frettoloso, ma almeno tre cattivoni avrebbero meritato - si fa per dire - qualche pagina in più per vederli trattati come meritano, a sganassoni.

Sulla prima, invece, pollice verso per i disegni che rappresentano nella stragrande maggioranza dei casi personaggi così smilzi da far pensare ad una collettiva dieta iperdimagrante.

Modificato da San Antonio Spurs

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1 ora fa, San Antonio Spurs dice:

Comincio dalla seconda storia, quella con Kit protagonista. Curioso che venga riconosciuto e più volte insultato come mezzosangue. Rammarico: la storia breve è perfetta nel suo sviluppo non frettoloso, ma almeno tre cattivoni avrebbero meritato - si fa per dire - qualche pagina in più per vederli trattati come meritano, a sganassoni.

Sulla prima, invece, pollice verso per i disegni che rappresentano nella stragrande maggioranza dei casi personaggi così smilzi da far pensare ad una collettiva dieta iperdimagrante.

Però la battuta finale di Carson, per quanto ruffiana, vale il "prezzo del biglietto".

 

Modificato da San Antonio Spurs

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Eh no,carissimo San Antonio,la battuta,peraltro molto carina,non vale proprio il prezzo del biglietto....A memoria è la prima volta che il Magazine/Almanacco viene sorretto dai contenuti e non dalla parte dedicata al fumetto.

 

La prima storia si poggia sull'ennesimo refrain del barone terriero di turno con mire espansionistiche verso i vicini,con l'unica variante che i bersagli dei soprusi sono ex buffalo soldiers,indiani e vari emarginati  che assieme hanno creato un ranch particolare,appunto il Freedom Ranch,in cui si valutano le persone non per il colore della pelle o per il passato ma per le qualità umane. Con ovvi sganassoni,pistolettate e colpi di Winchester Tex e Carson rimettono le cose a posto,tra noia e sbadigli. Come esordio Zamberletti non poteva sceneggiare una storia peggiore,la cui mediocrità contagia anche Venturi,autore di una prova non eccelsa.

 

Con il secondo racconto,l'unico "terrore" è quello che attanaglia il malcapitato lettore alle prese con una ciofeca simile. Dixon dà prova di non conoscere per niente la materia,tratteggiando come pupazzo un Kit Willer che neanche tredicenne collezionava figuracce simili. Si lascia disarmare in un amen da uno della "ferroviaria",non si qualifica nè come Texas Ranger (e non mi si dica che poteva non esserlo ancora,perchè il discreto Rubini lo disegna con due spalle da lottatore di wrestling,quindi come minimo ventenne),nè come figlio di Tex Willer e successivamente non pianta neanche troppe grane allo sceriffotto di turno. Il seguito è ancora peggio,risultando un riso e fagioli indecoroso e non credibile.

 

Insomma siamo anni luce lontani da "Artigli" e da "Pilar" dello scorso anno e dalle accoppiate Ruiu/Barison e Boselli/Bocci.......

 

Molto meglio,ma ci voleva poco,la sezioni dei contenuti,in cui spicca "L"identiKIT",fatto veramente bene,la copertina splendida di Villa ed il retro con un bel disegno inedito di Di Gennaro su uno dei primi incontri fra Kit e la Colt (Cavalry).

 

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A me il Magazine sta piacendo (non l'ho ancora completato). Mi sono accorto (ma è un dettaglio) che nel servizio dedicato a Buffalo Bill, un disegno di Albertarelli che raffigura Wild Bill in versione cacciatore di bisonti, viene scambiato per Cody.

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Sezione "Contenuti"" del Magazine che rubano la scena alle 2 storie

Nella prima i disegni personalmente non convincono e la storia, un soggetto classico, scivola via stancamente senza sussulti.

Nella seconda non mi convince come viene dipinto il giovane Willer, troppo in balia degli eventi. Avrei preferito un Kit più risoluto.

 

Domanda sulle vignetta a pag 144. Quella di Font é tratta da "Colorado Belle", l'altra di Mastantuono ?

Sezione che ruba. Scusate

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On 27/1/2017 at 16:53, Havasu dice:

Eh no,carissimo San Antonio,la battuta,peraltro molto carina,non vale proprio il prezzo del biglietto....A memoria è la prima volta che il Magazine/Almanacco viene sorretto dai contenuti e non dalla parte dedicata al fumetto.

 

La prima storia si poggia sull'ennesimo refrain del barone terriero di turno con mire espansionistiche verso i vicini,con l'unica variante che i bersagli dei soprusi sono ex buffalo soldiers,indiani e vari emarginati  che assieme hanno creato un ranch particolare,appunto il Freedom Ranch,in cui si valutano le persone non per il colore della pelle o per il passato ma per le qualità umane. Con ovvi sganassoni,pistolettate e colpi di Winchester Tex e Carson rimettono le cose a posto,tra noia e sbadigli. Come esordio Zamberletti non poteva sceneggiare una storia peggiore,la cui mediocrità contagia anche Venturi,autore di una prova non eccelsa.

 

Con il secondo racconto,l'unico "terrore" è quello che attanaglia il malcapitato lettore alle prese con una ciofeca simile. Dixon dà prova di non conoscere per niente la materia,tratteggiando come pupazzo un Kit Willer che neanche tredicenne collezionava figuracce simili. Si lascia disarmare in un amen da uno della "ferroviaria",non si qualifica nè come Texas Ranger (e non mi si dica che poteva non esserlo ancora,perchè il discreto Rubini lo disegna con due spalle da lottatore di wrestling,quindi come minimo ventenne),nè come figlio di Tex Willer e successivamente non pianta neanche troppe grane allo sceriffotto di turno. Il seguito è ancora peggio,risultando un riso e fagioli indecoroso e non credibile.

 

Insomma siamo anni luce lontani da "Artigli" e da "Pilar" dello scorso anno e dalle accoppiate Ruiu/Barison e Boselli/Bocci.......

 

Molto meglio,ma ci voleva poco,la sezioni dei contenuti,in cui spicca "L"identiKIT",fatto veramente bene,la copertina splendida di Villa ed il retro con un bel disegno inedito di Di Gennaro su uno dei primi incontri fra Kit e la Colt (Cavalry).

 

 

Praticamente sono d'accordo su quasi tutto, quasi parola per parola. Uniche eccezioni su Venturi sono un po più severo, mentre Rubini per me è straordinario e non discreto. Dixon la materia un po pare conoscerla, ma non ci siamo.

 

 Su tutto il resto concordo al 100% aggiungo solo che la storia di Dixon oltre ai difetti che hai citato trovo si sia risolta con troppa "faciloneria" insomma per me il buon Chuck può tornare tranquillamente a scrivere Batman:D

Modificato da Chinaski89

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Ho ultimato la lettura del Magazine.

Secondo naturalkiller il core deve essere il fumetto.

Secondo me, deve essere un bilanciamento tra la parte redazionale e la parte fumetti.

E proprio in questa seconda parte il Magazine, a mio giudizio, scivola e non poco rispetto alle due storie dell'anno passato.

Il primo fumetto presenta un soggetto tradizionale, tradito da disegni che sembrano quasi " improvvisati".

Il secondo presenta un soggetto appoggiato, come si suol dire, sulle biglie quadre ed in cui il disegno non aiuta al miglioramento....

Quindi, caro naturalkiller,, ringraziamo la parte redazionale che appare all'altezza delle aspettative.

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La differenza tra le storie dello scorso Magazine e questo è evidente.

Ma mentre quelle dell'anno scorso erano scritte dai titolari della serie, Boselli e Ruju, questa volta leggiamo i testi di due esordienti.

Da un lato un autore straniero, Chuk Dixon, che non può avere la conoscenza delle atmosfere e delle sfumature che caratterizzano Tex e che noi respiriamo da decenni. Non per niente il personaggio che mi ha maggiormente colpito nella sua storia è Otis che si avvale di una caratterizzazione approfondita non essendo vincolato alla conoscenza assoluta del mondo di Tex.

All'esordio texiano anche Zamberletti che, per quanto promettente, non dimostra di avere ancora padronanza piena della materia e si rifugia nel collaudato filone delle guerre sui pascoli. 

Due storie comunque sufficienti e anche se non certo memorabili, non inferiori alla media che eravamo abituati a leggere sul vecchio almanacco.

Per quanto riguarda i disegni, dal mio punto di vista, promosso ampiamente Michele Rubini, mentre Walter Venturi è rimandato alla prossima occasione, nella speranza che riesca anche lui a dare un'anima ai personaggi e vita alle tavole che disegna. 

I redazionali sono invece ottimi e interessanti ma, come dicevo prima, da una pubblicazione di Tex mi aspetto anche un fumetto all'altezza.

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Per ora ho letto solo Freedom Ranch. E devo dire che mi sarebbe piaciuto qualcosa di più frizzante! La sceneggiatura di Zamberletti la definirei una storia normale. Mi sono un po' addormentato durante la lettura, è una classica storia del west che se la avessi letta quando ho cominciato a leggere Tex forse mi sarebbe piaciuta di più. Per quanto riguarda i disegni di Walter Venturi be io non li trovo poi cosi male,forse si come dice Natural Killer manca un po' di anima ad i personaggi, forse per timore nei confronti del personaggio non ha osato a metterci più del suo? Bo chi lo sa. Però penso che con una sceneggiatura più vivace forse anche la parte grafica ne avrebbe giovato. E comunque il detto dice che "sbagliando si impara" solo chi non fa nulla non sbaglia mai. Sicuramente alla prossima faranno meglio.:D 

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Buongiorno a tutti!

Finito ieri sera di leggere tutto quanto.

Belli gli articoli, in particolare quelli su Buffalo Bill e quello su Kit Willer e sui figli degli eroi (da vecchia fan salgariana ho apprezzato molto la citazione di Salgari e del ciclo dei corsari... :wub:)

Per quanto riguarda le storie trovo che si lascino leggere, certo non presentano grandi picchi, ma in fondo si tratta di sceneggiatori esordienti su Tex, quindi condivido tutto ciò che già avete osservato. Aggiungo solo un paio di impressioni mie su alcuni dettagli: (SPOILER SPOILER SPOILER)

- in "Freedom ranch" lo schema classico della guerra sui pascoli tra grande proprietario e piccolo ranch indipendente è variato dalla natura del piccolo ranch indipendente: una sorta di comunità dove trovano libertà, realizzazione e riscatto neri, indiani, ex carcerati che hanno ricominciato da capo; e pare che sia questa natura anticonformistica ed egualitaria ad attirare l'odio di Blisset, più ancora che il desiderio di avere quelle terre (come succede di solito). Il tema dei grandi ideali percorre un po' tutta la storia: all'inizio il coraggio e la devozione nei riguardi del proprio superiore, ricambiati dalla riconoscenza; poi il valore del lavoro e del benessere costruiti mattone per mattone e tutti insieme (il ranch); la libertà delle minoranze e il rispetto (le frasi di Lawrence sugli indiani); l'eguaglianza (le vignette finali e la battuta - molto carina! - di Carson).

- sempre in "Freedom ranch", mi pare di aver notato alcune strizzate d'occhio ai western all'italiana: il personaggio di Tanner, con quello spolverino e il volto segnato dalle rughe, mi ha fatto pensare al Cheyenne di "C'era una volta il west", così come il suo arrivo in città insieme alla sua banda, ritratta tutta insieme in una vignetta. Pura associazione spontanea, ovviamente, perché è da un po' che non vedo quel film...

- per quanto riguarda "Terrore fra i boschi", mi pare che il personaggio meglio riuscito (e sono d'accordo con NK) sia Otis, ben delineato nonostante la brevità della storia. Kit non mi convince troppo, è un po' passivo in effetti. Bella  invece la figura dello "svedese"... Ma tra l'altro qualcuno ha capito che cosa dice??? Ecco, una cosa che mi ha colpito è questo uso della lingua straniera "incorporata" nel testo, in una sorta di iperrealismo per cui gli Zuni parlano in (supposto) dialetto indiano e lo svedese parla in (supposto) svedese... Sono stata incuriosita da questa scelta. Non conosco Chuck Dixon come sceneggiatore, qualcuno sa se sia una sua cifra caratteristica?

 

Per quanto riguarda i disegni, Venturi mi è piaciuto molto nei paesaggi (c'è in particolare una vignetta montana, molto bella... anche se mi ha ricordato le Dolomiti più che il West!), meno nelle figure umane che a tratti sembrano un po' rigide; con l'eccezione di Tanner, che ho trovato assai ben caratterizzato. Nella seconda storia, decisamente gradevoli le dettagliate tavole di Rubini.

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Chiedo subito scusa per la lunghezza dell’intervento, se ritenuta eccessiva, ma devo fare riferimento anche ai significati di certe parole.

Anzi, principalmente una: critica. ormai, in una certa deriva della lingua italiana che dà a sofisticato il senso di superfigo/funzionale mentre invece significa adulterato.

Per capirci a pane e salame: il vino può essere sofisticato, un arredamento no (a meno che i mobili non siano stati comprati con un marchio diverso da quello reale).
La critica è intesa solo in senso negativo e invece è un termine che non ricordo male in greco antico significa più o meno distinzione. Cioè analisi e commento, personalissimi e infatti nessuno si sogna (forse) di criticare l’operato del critico cinematografico accusandolo di prevenzione (ma ci può stare) e fregandosene e affidandosi al proprio istinto e gusto.

Arriviamo a Tex, alle sceneggiature, ai disegni sopratutto perché le iniziative editoriali sono diventate tante e comportano l’impegno di molti più soggetti rispetto alle coppie-trii storici. 

Io ho criticato l’ultima uscita, quella del Magazine per alcuni suoi aspetti, e altrettanto hanno fatto tutti gli intervenuti; in positivo e in negativo o in entrambe le maniere.

Però, qui e ora, vorrei spezzare una lancia a favore di chi, alla Bonelli, ha cercato strade alternative alla mensilità del personaggio e lo ha fatto come è normale in un’ottica di guadagno. Però lo ha fatto in maniera forse obbligata, di sicuro coraggiosa, nel predisporre nuove uscite con collaboratori nuovi. Perché non sono più i tempi di Bonelli-Nizzi-Galep-Lettieri-Ticci-Fusco e non lo potrebbero più essere nemmeno, solo di Boselli-Villa-Civitelli e (poca) compagnia cantante. Le nuove uscite in edicola, soprattutto nelle storie brevi, per me rappresentano una specie di ammissione all’università e se sbagliano i professori sbagliano di più - per inesperienza - le matricole. Che crescono anche in base ai rilievi, chiamiamoli così che è meno duro di critiche, dei lettori.

In conclusione: io critico, nel senso che distinguo in maniera personale; più interventi riguardano la cosiddetta massa critica; è molto peggio l’indifferenza rispetto all’analisi particolareggiata. anzi, più è particolareggiata (pignola?) è dimostrazione di affetto, partecipazione e attenzione.

  • +1 1

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É un forum di discussione, se i toni sono pacati e le critiche costruttive (e lo sono!) lo staff Bonelli, credo, apprezzi le nostre osservazioni.

Penso siani fonte imprescindibile (il lettore, nel bene e nel male decide il destino in edicola) per migliorare un prodotto di difficile gestione.

Dopo 70 anni il rischio che si atrofizzi é grande.

É, allo stesso tempo, roblematico rinnovare (basti pensare alle enormi difficoltà che si sono avute con DYD) senza suscitare perplessità e in certi casi avversione.

Una leggenda, un eroe, é sempre uguale a se stesso i cambiamenti, le novità, vanno presi con le molle, direbbe Carson!

Il successo delle ristampe in parte ne é una prova. 

Perciò, concludo, le critiche, seppur non vengano da professionisti, sono quel "quid" al quale attingere per mantenere fresco e ad alti livelli il nostro amato Ranger.

Le matricole e ancor più i maestri (al quale va la mia ammirazione per il loro lavoro) apprezzeranno, spero. 

Per loro dev'essere uno stimolo.

 

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Ho letto di pareri abbastanza discordanti sulle due storie contenute nel Magazine. Aggiungo anche il mio. Sono sostanzialmente deluso da questa collana d'inizio d'anno, la più debole tra quelle dedicate al personaggio e anche piuttosto cara per il valore effettivo. Deludente la storia di Zamberletti, letta pochi giorni fa l'ho già praticamente dimenticata, roba che con il vecchio Tex ha davvero poco da spartire. Disegni di Venturi sottotono. Il disegnatore ha anche uno stile in sintonia con la collana, però in queste pagine mi ha convinto poco. Di diverso avviso invece sulla storia di Dixon e Rubini, un gioiellino. Disegni bellissimi. Storia originale, una boccata d'aria fresca, Kit Willer convincente e non credo che avrebbe potuto comportarsi diversamente sul treno per sottrarsi alle manete (che d'altra parte non si aspettava, così come non si aspettava i lavori forzati ). Ottimo il personaggio di Otis, veramente gustosa la scenetta nell'ufficio dello sceriffo con Tiger, Tex e il cinturone di Kit, delineati benissimo tutti i personaggi specie nel campo (delle vere canaglie ad iniziare da Frye ma anche insospettabile umanità per dei galeotti, come nel caso dello svedese ), ottima la trovata di far parlare la lingua indiana a Kit Willer, strappa un sorriso la sequenza di Otis con i cinesi che alla fine lo minacciano con gli affilati utensili della cucina... insomma una storiella breve senza chissà quali pretese, ma una storia decisamente indovinata. Un po' poco per i 6,30 euro che abbiamo dovuto sborsare. PS. I vari articoli in stile vecchio almanacco hanno un interesse relativo per me, letti tra vari sbadigli.

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Ecco, gli articoli. Hanno un senso in un'epoca di accessi internet a qualsiasi argomento? Confezionati bene, illustrati meglio ma sono optional che arricchiscono soprattutto il prezzo dell'albo che viene comprato solo per la storia/e a fumetti. Come andare al ristorante, chiedere una bistecca alta tre dita e una montagna di patate fritte e sentirsi rispondere: "Sì ma nel prezzo le aggiungiamo anche un piatto di cicoria dello stesso prato dove pascolava...". Ma anche no, grazie.

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