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TWF - Tex Willer Forum

[719/720] Sulla cattiva strada


natural killer
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  • Sceriffi

Alcune vicissitudini mi hanno tenuto per qualche tempo lontano dal forum, e da Tex. Sto approfittando delle festività per rimettermi in pari con un po' di letture arretrate, a partire da questa storia di transizione targata Ruju. Sarà l'astinenza, ma ho trovato la lettura davvero piacevole. Tra una storia di ampio respiro e l'altra, come l'epopea boselliana dei Netdahe, sono necessarie anche queste storie di passaggio, che se ben scritte e sorrette dall'idea giusta possono anch'esse regalare soddisfazioni, per quanto non aspirino al ruolo di capolavori. GLB era un maestro nel proporre questi intermezzi gustosissimi, qui Ruju si difende benissimo e gestisce alla grande una sceneggiatura fresca e veloce che non annoia e svolge alla grande il suo ruolo di intrattenimento. Un aspetto su cui Ruju dovrebbe migliorare, come già sottolineato da qualcuno in questa discussione, è la gestione delle sparatorie.

Font è un artista che da sempre divide il pubblico texiano, io adoro i suoi paesaggi e le sue cittadine puramente western, e non ho avvertito un calo qualitativo importante (per quanto non sia più il Font di Colorado Belle).

Come voto finale, un 7 è più che meritato.

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  • 1 month later...

Ricordo che si discusse a lungo in un thread sull'utilizzo, a volte inappropriato, del termine riempitivo riferito ad alcuni episodi di Tex. Credo che non sussistano dubbi sul fatto, che nel caso specifico, quell'appellativo è azzeccato, visto l'esigenza di far quadrare I numeri fra la storia boselliana dei Netdahe e la successiva maratona narrativa di Ruju, ambientata nell'inconsueto scenario tropicale del Guatemala. Allo stesso Ruju toccò l'onere di comporre la presente e breve sceneggiatura e, bisogna ammettere, poco ambiziosa. La trama è alquanto scorrevole ma troppo esile, al limite per una collana come la regolare, l'avrei vista più adatta per un magazine. Lo spunto dei due gemelli versione "Caino e Abele" non è male, ma lo sviluppo troppo lineare e prevedibile sgonfia la prova. Si ha a tratti l'impressione che l'autore, forse vincolato dal poco spazio a disposizione, mostri troppo al lettore le dita che muovono i fili delle marionette e, per indirizzare gli eventi, utilizzando alcuni passaggi un tantino forzati. Che Larry Granger ne approfitti della somiglianza col fratello per cercare di far perdere le tracce prendendone il posto, era facilmente prevedibile, eppure né Tex, né tantomeno lo sceriffo, lo sospettano. Quest'ultimo, addirittura, dopo aver saputo che il mite bottegaio di colpo si è trasformato in Bruce Lee, strapazzando il cugino ubriacone e arrogante, non sente affatto la puzza di bruciato. Se fosse ignaro della presenza di un gemello malvagio, sarebbe un conto, ma si dà il caso che la stella di latta sia al corrente della parentela, quindi è assurdo che non nutra alcun dubbio. Altra scena che reputo un po’ esagerata, il fatto che il direttore di banca spifferi a Granger un segreto così importante a cuor leggero; passi che creda di avere a che fare con Scott, ma anche in questo caso, non si capisce come mai si lascia sfuggire una notizia così importante, se non solo per permettere all’autore di scodellare su un piatto d’argento al suo villain un facile piano. Ruju dopo Proteus, sembra averci preso gusto a escogitare trame con cambi d’identità, ma anche in questo caso, al netto della somiglianza dovuta al fatto di essere gemelli, mi chiedo come mai nessuno possa accorgersi di un diverso timbro vocale, evidentemente Larry poteva far carriera come imitatore. A tratti questo scambio fra fratello buono e malvagio, così identici da ingannare chiunque, mi ricorda una simile situazione vista sul film "Fracchia la belva umana" con Paolo Villaggio :D, comunque, citazioni demenziali a parte, ciò che non mi convince, è come Tex e Carson, dopo aver visto le tracce della loro preda dirigersi verso la cittadina, non mangino minimamente la foglia, facendosi di fatto quasi fregare da Larry. Consapevole di dover arricchire un po’ lo sciapo brodo, l’autore inserisce il bandito Montoya e la sua banda, ma stranamente rispetto al suo solito, toppa nella caratterizzazione di quest’ultimo. Ce lo vorrebbe mostrare come un feroce assassino con tanto di molossi di lizardiana memoria (vedi i Sette Assassini), ma nel proseguo della trama si rivelerà un vero bluff, sia per come viene facilmente sconfitto e per come si fa dirigere da Larry Granger, ex complice a cui dovrebbe portare rancore. Ci si mette pure la caratterizzazione grafica di Font che ce lo mostra quasi come una macchietta caricaturale influenzata da Pedrito El Drito a completare il quadro :D. Il finale rocambolesco, con lo spettacolare salvataggio del bebè a opera di Carson mette fine a un piano alquanto strano creato da Larry, che nell’epilogo non riesce più a farla franca grazie a Tex, che di colpo si ricorda di essere un eroe che non può farsi infinocchiare da un sosia e si accorge dell’assurda pantomima. A mio avviso lo spunto di soggetto se sfruttato meglio poteva dare vita a una storia interessante, così intrattiene ma la storia è deboluccia. Un po’ di curiosità suscitate dalla lettura: come mai Larry che vorrebbe ingannare i clienti all’emporio, si lascia andare alla tentazione di picchiare l’ubriacone arrogante? Il bello che a fine giornata è soddisfatto che nessuno abbia sospettato di lui, ma come può pensarlo dopo una simile smargiassata tipica di Fracchia, per tornare in tema di citazioni? Scena rara nella saga quella che vede una giovane e sorridente donzella versare acqua calda nella tinozza in cui sguazza nudo un soddisfatto Carson; non ci sarebbe nulla di strano a dire il vero, ma in passato eravamo abituati a eccesive azioni pudiche dei pards che portavano addirittura Tex a chiedere di voltarsi a Juliet Calvi perché doveva cambiarsi la camicia, quindi la sequenza si nota di più. Sprazzi di modernità nella saga, che passano pure nel termine “conciaossa” usato da Tex, o nell’accenno al sesto senso fatto da Granger che richiama al “quinto senso e mezzo” di Dylan Dog. Proprio in tema all’indagatore dell’incubo, anche il sottoscritto ha notato che le sembianze dei Granger siano affini al personaggio di Craven Road, così come il direttore di banca ricorda vagamente Groucho, evidentemente è stata una scelta dello sceneggiatore quella di omaggiare la collana a lui cara, che lo ha visto a lungo all’opera negli anni scorsi. Chiudendo il commento, posso dire che la storia, a mio avviso, raggiungere a stento una piena sufficienza. La prova di Font è molto altalenante e sempre più palesi i difetti di fisici troppo affusolati e visi troppo caricaturali. Suppongo che anche una presunta fretta di realizzazione non lo abbia aiutato, ma la tendenza a tirar via troppe vignette sta divenendo una costante. Font in fondo è così: o lo si ama o lo si detesta! Il sottoscritto ha sempre optato per una via di mezzo, ma riconosco che l’attuale involuzione del suo stile, già grottesco per natura, comincia a indispettirmi un po’. Il mio voto finale è 6

  • +1 1
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  • 4 months later...

Col ritardo che mi contraddistingue da qualche anno ho appena letto questa storia, e devo dire che mi ha pienamente soddisfatto.

Certamente non è un capolavoro, e non è nemmeno tra le migliori di Ruju, ma a mio avviso la trama funziona bene e parte da un'idea originale (o che almeno su Tex non ricordo di aver mai visto, e questo mi basta e avanza). La cosa che probabilmente funziona maggiormente è la caratterizzazione dei cattivi, che sono cattivi e spietati per davvero, dunque pienamente credibili nel contesto di un racconto western - e anzi, il fratello cattivo è tra i più spregevoli e realmente odiosi, capace com'è di farsi scudo persino del nipotino! E, a proposito di caratterizzazione dei personaggi, mi è anche sembrato convincente lo sceriffo, certamente onesto e ligio al dovere, ma anche visibilmente impaurito all'idea di andare a caccia di un numeroso e violento branco di belve.

Capitolo disegni: Font è parecchio anziano, mi sembra, e onestamente non ha più la qualità che aveva anni fa. Ciò nonostante, a me continua a piacere molto, sarà perché alle sue caratteristiche stilistiche e al suo Tex (certo, in qualche vignetta non reso al meglio) sono parecchio affezionato. 

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