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[Maxi Tex N. 22] La grande corsa


natural killer

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La storia alla fine non è male e l'assassino misterioso la rende stuzzicante; per quanto riguarda i disegni rispetto per l'artista ma a me non sono proprio piaciuti, le tavole di "Alaska" in confronto erano un capolavoro.

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  • 2 weeks later...

Leggere un fumetto disegnato da Diso per me è come reincontrare un vecchio amico (è lo stesso effetto che mi faceva Ferri, e che mi fa Ticci) e quando ritrovo il suo segno peculiare e inconfondibile io sono sempre contento.

Detto ciò, questioni affettive a parte, non si può negare che nelle sue tavole, a 86 anni suonati, vi sia oggettivamente un vistoso calo, ma per me il disegnatore romano è ancora efficace: nonostante alcune (poche) vignette venute proprio male e nonostante la sua pennellata abbia perso in precisione e fluidità il suo storytelling è sempre pulito ed efficace. Se questa storia si legge piacevolmente per me è merito anche della parte grafica che non si perde in inutili orpelli e preziosismi (come ormai fanno tanti disegnatori di Tex ) ma punta dritta al sodo, mettendosi al servizio del racconto. Peccato solo che alcuni visi di Tex siano stati rifatti (male) dalla redazione, che inoltre deve avergli detto di disegnare Tex sempre con il cappello visto non se lo toglie nemmeno al saloon.

 

La storia mi è sembrata ispirata al film western ‘Stringi i denti e vai’,  però a differenza del film tralascia l’introspezione psicologica a favore della pura azione, il che ovviamente non è un problema. Ruju giostra la trama da diversi angolazioni ma per me alla fine si incarta: se il killer è l’ex-cacciatore di taglie chi ha ucciso marito e moglie del trading post? E’ se è stato lui chi li ha seppelliti? E l’indiano quindi era o non era suo complice? E’ solo una mia impressione o in questa storia la coerenza narrativa è andata a farsi benedire e ci sono buchi logici grandi come crateri?

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  • 2 weeks later...
  • Sceriffi

Arrivo, come al solito, in ritardo a commentare il maxi Tex di Ruju e Diso. Che dire, la storia è davvero molto bella (ma con un difetto, rilevante, di cui dirò dopo), è coinvolgente, parte da un’idea originale e la sviluppa in una lunga avventura che si legge piacevolmente. Il punto di forza, tra gli altri, è l’intrecciarsi di due trame principali - la grande corsa con l’antagonista principale, evidente fin dalle prime tavole, e la sottotrama del killer misterioso. Bello anche il ruolo riservato a Carson, che una storia del genere rischiava di lasciare a margine con le mani in mano ma ha invece un ruolo decisamente attivo.

 

Sui disegni si è già detto molto, e anch’io li ritengo scadenti. Peccato perché il tratto di Diso non mi dispiace affatto, ma qui si percepisce davvero frettolosità e mancanza di cura per le tavole. A volte si fatica a riconoscere alcuni personaggi, che cambiano fisionomia da una tavola all’altra; c’è una mancanza quasi totale di dettagli, sfondi, e cura dei particolari.

 

La storia ha un solo, grande problema, che nasce dalla volontà (evidente in molte delle storie di Ruju e Faraci) di voler a tutti i costi inserire un colpo di scena, o plot twist che dir si voglia, che ribalti le carte in tavola e lasci di stucco il lettore. Ecco, questa ricerca a tutti i costi del colpo ad effetto, spesso - come in questo caso - si risolve soltanto in una forzatura. Qui si vuole cercare di mantenere fino all’ultimo l’incertezza sull’identità dell’assassino misterioso, confondendo le carte e inserendo un ribaltamento finale che, oltre che poco credibile, crea delle incongruenze con quanto narrato in precedenza.

@Leo ha ben spiegato questo punto nel suo post qui sopra. Alle sue perplessità, ne aggiungo una: l’uccisione della coppia che gestisce il trading post, nella notte dopo che il gruppo si è ormai allontanato, è del tutto incomprensibile. Se Mad Cat e Remo Bryant sono rimasti insieme dopo aver lasciato il trading post, come ha fatto il secondo ad assassinare la coppia senza che il primo se ne accorgesse? E perché i due sono tornati indietro, perdendo tempo prezioso (ore, verosimilmente) nei confronti degli altri concorrenti? Per me questa scena non sta proprio in piedi. E in un giallo una cosa del genere non è ammissibile: il lettore si crea un’idea di chi possa essere l’assassino sulla base degli indizi seminati dall’autore, ma qui uno arriva alla fine della lettura con la sensazione che l’autore abbia barato.

 

Nonostante questo, la storia mi è piaciuta lo stesso, l’idea di fondo è ottima e la narrazione di Ruju è coinvolgente e divertente. Peccato  solo per quelli che a mio avviso sono difetti di costruzione della storia.

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Ho letto con ritardo questa storia perché i disegni non invitavano certo alla lettura.... il tratto quasi "abbozzato" di alcune tavole fa pensare ad un lavoro svolto di fretta (e male). Che senso ha far diventare biannuale il maxi per poi presentare certi obbrobri? Inoltre la storia merita appena la sufficienza. Io proporrei il maxi ogni due anni... Forse riusciremmo a leggere (e vedere) qualcosa di meglio. Giudizio: il peggior Maxi di sempre.

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<span style="color:red;">4 ore fa</span>, Landi dice:

Inoltre la storia merita appena la sufficienza.

Giudizio: il peggior Maxi di sempre.

Che senso hanno questi commenti superflui e radicali? Sui disegni inappropriati siamo d'accordo quasi all'unanimità ma valutare la storia con una misera sufficienza è a dir poco assurdo! Rispetto il parere di ogni persona ma almeno mi piacerebbe sapere come mai valuti questo albo come il peggior Maxi di sempre. Quali sono i pro e i contro della, a mio avviso, bella e innovativa storia?

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Se parliamo dei disegni, a mio parere quelli dell'ultimo Ortiz erano peggiori , se parliamo dei testi, ci sono certi obbrobri di Nizzi su cui è meglio calare un velo pietoso. 

Come storia è decisamente molto carina con dei disegni ancora accettabili seppur a malapena sufficienti, quindi non è il peggior Maxi di sempre.

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<span style="color:red;">19 minuti fa</span>, Carlo Monni dice:

Se parliamo dei disegni, a mio parere quelli dell'ultimo Ortiz erano peggiori , se parliamo dei testi, ci sono certi obbrobri di Nizzi su cui è meglio calare un velo pietoso. 

Come storia è decisamente molto carina con dei disegni ancora accettabili seppur a malapena sufficienti, quindi non è il peggior Maxi di sempre.

Come già analizzato, la maggior parte delle tavole secondo me è fin troppo abbozzata per raggiungere la sufficienza ma la minoranza è talmente ben fatta da riuscire a compensare un pochettino. Alcune tavole dell'ultimo Ortiz, che a me è sempre piaciuto, lasciavano effettivamente l'amaro in bocca e forse sono qualitativamente inferiori rispetto a questo Maxi. La storia poi alza la media dell'albo perciò continuo a conordare sul fatto che non sia il peggior Maxi di sempre.

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<span style="color:red;">15 ore fa</span>, JohnnyColt dice:

Che senso hanno questi commenti superflui e radicali? Sui disegni inappropriati siamo d'accordo quasi all'unanimità ma valutare la storia con una misera sufficienza è a dir poco assurdo! Rispetto il parere di ogni persona ma almeno mi piacerebbe sapere come mai valuti questo albo come il peggior Maxi di sempre. Quali sono i pro e i contro della, a mio avviso, bella e innovativa storia?

Tex che è sempre attaccato alla gonna della concorrente (non ricordo il nome non me ne vogliate), una persona che per vendicarsi cerca l'albero genealogico dell'assassino dei suoi cari... Una gara di miglia e miglia in cui si fa solo lo sprint finale... Basta cosi?

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<span style="color:red;">18 ore fa</span>, Dix Leroy dice:

Siccome Diso sforna a getto continuo, con due Maxi all'anno almeno ne abbiamo uno

non disegnato da lui!

In questo momento però Diso NON sta facendo Tex, bensì Mister No (fonte: la pagina FB del pilota ;)), anche se pare che le storie a sua firma ancora in giacenza siano ben tre... :)

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  • 2 months later...

Allora, mi sono deciso questo pomeriggio ad affrontare il Maxi.

Per la storia, i dialoghi e i personaggi niente da dire, non ho mai sbadigliato

(le storie lunghe che piacciono alla maggioranza, spesso mi sanno solo di scene allungate ad arte)

e nei maxi mi succede raramente. Il colpo di scena  e i falsi indizi li ritengo ben congegnati.

Guardando con attenzione l'aspetto grafico (prima avevo solo sfogliato il volume)

ho notato che SE Roberto Diso si attarda su una vignetta la sa ancora rifinire.

Il problema è che vuole al più presto passare a quella successiva, tanto che

in redazione si è ritenuto necessario rifare qualche volto, soprattutto di Tex e Carson

(in maniera minore), non mi sembra che nei precedenti suoi lavori fosse stato necessario.

Le mani dei grafici impegati sono a mio parere molti e nessuno ha saputo "rifare" Diso

(una volta c'erano imitatori migliori), ma quei Tex estranei mi sono molto piaciuti

(non gli indiani della quarta vignetta di pag. 147, così sono capace anche io!),

in particolare l'ultima vignetta di pag 127 che sicuramente non può essere di Diso.

So di dire una vaccata, ma se facessero fare al maestro solo le matite lui si 

annoierebbe di meno (e forse produrrebbe ancora di più), e si potrebbero svezzare

nuove leve alle chine, purché poi non si ripeta lo scempio di "Alaska!".

Ribadisco che quando Diso riproduce paesaggi, bestie e animaletti è un grande,

le marmotte di pag. 239 sono adorabili e mi sono fermato un bel pezzo ad ammirarle.

Edited by Dix Leroy
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  • 1 year later...

Appena finita di leggere, questa storia è un piccolo capolavoro. Inizialmente dava l'impressione di non avere grandi pretese ma successivamente si è rivelata una lettura entusiasmante. 

Mi perdonerà Diso ma i suoi disegni non li digerisco, i volti di Tex e di Carson sono irriconoscibili e il suo tratto da l'impressione di non essere particolarmente curato, basta solo la prima tavola per notarlo, peccato, ma la storia meritava un altro disegnatore. 

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  • pecos changed the title to [Maxi Tex N. 22] La grande corsa
  • 2 months later...

Ruju sforna una storia notevole, partendo da uno spunto originale e facendo leva su una sceneggiatura con i tempi giusti e piacevole.

 

L'idea della Grande Corsa organizzata dal giornale di Sam Brennan (chi si rivede!) pone le basi a una trama simpatica che intrattiene e si fa leggere volentieri. Personalmente mi ha coinvolto molto e non sempre mi capita con le prove dell'autore, soprattutto nell'ultimo periodo.

 

Non manca l'azione, né un parco di personaggi funzionali. Tex si ritrova per forza di cose "costretto" a partecipare, divenendo ben presto la guida per i concorrenti lungo un percorso pericoloso e irto di ostacoli. 

Particolare il rapporto che s'instaura con la coraggiosa Alma; a tratti sembrerebbe di attrazione reciproca ma l'autore lascia sfumato il concetto e più che altro il nostro ranger sembra dedicarle cure paterne.

 

La trama nella trama, ovvero il giallo degli omicidi durante la competizione, innesca ulteriore dinamite narrativa nella prova e arricchisce la trama, con un Carson in grande spolvero in indagine solitaria. 

 

L'autore gestisce abbastanza bene il giallo, seminando indizi che via vai inducono a sospettare a turno dei componenti della competizione e anche la risoluzione, sebbene a tratti prevedibile, non è banale.

 

Come già accennato, buoni i ritmi e idonei i dialoghi, che contraddistinguono una prova ben riuscita e di noia stavolta nemmeno l'ombra.

 

In un colpo solo rivediamo, oltre a Sam Brennan, anche Devlin e Rupert; solo semplici apparizioni a dire il vero, ma fa piacere di tanto in tanto rincontrare questi vecchi amici. Strano solo che Tex stavolta a Tucson tradisca "Paco" e non si rechi a cenare al Vejia Sevilla, forse era chiuso per ferie. :D

 

Battute a parte, uno dei migliori maxi non boselliani degli ultimi anni, purtroppo penalizzato da un Diso in evidente difficoltà.

 

Nulla togliendo all'artista romano, una autentica colonna della casa editrice con il suo iconico Mister No, ma purtroppo Tex non è mai stato nelle sue corde e non a caso non è mai approdato sulla regolare, nonostante la sua celerità d'esecuzione. Il tutto viene ulteriormente peggiorato poi da un evidente calo qualitativo dovuto all'inesorabile legge del tempo, che si palesa in ogni tavola della sua lunga fatica sul maxi.

 

Vignette tirate via, figure abbozzate, sfondi quasi del tutto assenti, un'inchiostrazione disordinata con tratti grossolani e disomogenei, scarsa somiglianza dei personaggi da una vignetta e l'altra e un'interpretazione dei due pard, a mio avviso, non del tutto idonea. Carson a tratti è irriconoscibile.

 

Anche la rappresentazione della fauna e dei cavalli, vera e propria peculiarità dell'artista, stavolta si mostra alquanto incerta e stentata. Spiace dirlo, ma l'esito grafico è ai limiti del livello di guardia che delimita la pubblicabilità di un'opera e ciò incide molto a penalizzare una sceneggiatura che meritava un esito diverso. Il mio voto finale è 7

 

Edited by Condor senza meta
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