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Sam Stone

[656/657] Nodo Scorsoio

Voto alla Storia  

37 members have voted

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Be', che dire? Viva la mamma!

 

Detto con la massima serietà, ho grandissimo rispetto per il cosiddetto "lettore da tram" (che è quello da barbiere, poi). Una maggioranza che, per forza di cose, è piuttosto silenziosa, ma i fumetti li compra e legge. Vuole divertirsi, e se non si diverte smette. Conviene tenerseli buoni. 

Non ho alcun imbarazzo a dire che penso molto a questi lettori, cercando una strada per storie semplici che non siano però semplicistiche. Mica facile.

 

In ogni caso, questa storia chiude definitivamente e oggettivamente - ehi, è un semplice dato di fatto - il mio periodo pre-Boselli. Ci sono autori che la vedono diversamente, ma io in questo sto con Stephen King: l'editor è Dio, e ne ho bisogno. 

Con Mauro ho potuto crescere, e ancora sto crescendo. È uno che insegna la buona creanza a bastonate. ;)

 

Spero che le prossime storie metteranno d'accordo botteghe di barbiere e forum. Anche se, in fondo, sarebbe pretendere troppo.

 

Suerte!

Tito

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Ciao Tito, e bentornato tra noi. Io spero fortemente che, anche col supporto del cerbero Bos, tu possa sfornare storie con maggior tasso di pathos e complessità. Non è facile mettere d'accordo botteghe e forumisti, ma francamente attendiamo da un po' una tua storia pesante, che possa non solo farsi leggere bene e regalare una mezz'ora di intrattenimento - come Nodo Scorsoio -  ma anche emozionare ed avvincere, con un respiro più ampio che ci possa far gonfiare il petto di soddisfazione...  

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Be', che dire? Viva la mamma!

 

Detto con la massima serietà, ho grandissimo rispetto per il cosiddetto "lettore da tram" (che è quello da barbiere, poi). Una maggioranza che, per forza di cose, è piuttosto silenziosa, ma i fumetti li compra e legge. Vuole divertirsi, e se non si diverte smette. Conviene tenerseli buoni. 

Non ho alcun imbarazzo a dire che penso molto a questi lettori, cercando una strada per storie semplici che non siano però semplicistiche. Mica facile.

 

Anzitutto, mi felicito per il tuo ritorno sul forum, Tito! è sempre un piacere poter parlare internettianamente con te!

 

Mi soffermo anzi tutto sull'ultima tua frase: "storie semplici che non siano però semplicistiche". Ora, a scrivere storie complesse, o molto complesse (anche se non tutte le sue storie sono "La mano del morto", ovvio), su Tex c'è Boselli. Non che non sarebbero benvenute anche storie ambiziose da parte tua, eh, sia ben chiaro; ma pur essendo un lettore da forum, anch'io ho molto cara la semplicità. Ci vuole un po' di tutto, quindi ben vengano anche storie leggere con buoni sentimenti, in cui ritengo che tu sia versatissimo.

 

Ti auguro (com'è ovvio, per soddisfazione nostra... e anche tua  ;) ) di poter dare il tuo meglio in futuro; anche perché, e lo dico da tuo fan, le ultime tue storie che ho letto su Tex non mi hanno entusiasmato come le precedenti. Quindi, suerte anche a te!  :)

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 ma anche emozionare ed avvincere, con un respiro più ampio che ci possa far gonfiare il petto di soddisfazione...  

Quella di Leo è prosa letteraria :inch:

L'avrei scritto meno bene ma è quello che penso.

In fondo io non sono né un barbiere né una mamma ma un forumista quindi è logico che mi aspetti storie come quelle ben evocate da Leo.

Un motivo di soddisfazione ce l'ho: se Tito ha postato qui avrà anche letto quello che noi forumisti pensiamo. Forse gli potrà servire per il futuro tenere conto dei nostri giudizi :)

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 ma anche emozionare ed avvincere, con un respiro più ampio che ci possa far gonfiare il petto di soddisfazione...  

Quella di Leo è prosa letteraria :inch:

L'avrei scritto meno bene ma è quello che penso.

In fondo io non sono né un barbiere né una mamma ma un forumista quindi è logico che mi aspetti storie come quelle ben evocate da Leo.

Un motivo di soddisfazione ce l'ho: se Tito ha postato qui avrà anche letto quello che noi forumisti pensiamo. Forse gli potrà servire per il futuro tenere conto dei nostri giudizi :)

 

 

Grazie per l'apprezzamento, pard ;)

 

Speriamo che Tito ci soddisfi...

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Mi ero ripromesso di non commentare questa storia ma se devo votare devo anche giustificare il voto, chiaramente spero che il buon Tito con la sua dichiarazione abbia gettato alle sue spalle questo periodo infausto e apra con un bel botto il prossimo.

Comunque per restare sui generis, storiella senza tante pretese, molto debole e lontana da qualsiasi canone texiano, forse con un pò più di polso avrebbe potuto essere una buona storia senza tante pretese ma così è veramente sconsolante e mi fermo qui.

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Delle storie del "nuovo corso", se mi si passa il termine, abbiamo letto finora la storia breve contenuta nel primo color, e quell'avventura mi aveva divertito.

 

Le prossime storie dell'autore saranno:

 

a ) il prossimo maxi "La giustizia di Tex", con Ortiz e Cossu, a ottobre 2015;

 

b ) "I razziatori", con Dotti, a dicembre 2015;

 

c ) "Tiro incrociato", con Nespolino, a febbraio 2016;

 

d ) il texone "I letti di lava", con Breccia, a giugno 2016.

 

 

Quattro storie distribuite in un anno, che dimostreranno realmente cosa possiamo aspettarci dall'autore.

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Per non essere da meno rispetto a virgin, ho fatto leggere la presente storia a mio padre: l'ha definita un buon giallo, una storia scritta bene. Tito dice che questa è la maggioranza silenziosa, chissà che non abbia ragione lui.

  • +1 1

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Un buon compitino, svolto egregiamente da Faraci, ma senza troppe pretese.
Sembra quasi che l'autore preferisca puntare su una narrazione collaudata ( sapendo già che non ne uscirà di certo un capolavoro), piuttosto che prendersi dei "rischi", fermo restando che  questa storia ha il merito di essere abbastanza scorrevole e non presentare a mio avviso gravi difetti, sia nella trama che nei dialoghi.
Faraci dovrebbe provare a scrivere una storia più lunga, sui tre albi.
Disegni più che discreti.

Storia: 6
Disegni: 7

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L'ho riletta ancora una volta.
Pur essendo probabilmente la meno buona tra le storie di Faraci nell'ultimo periodo ( anno 2015 diciamo), confermo che secondo me il miglioramento di Tito c'è ed è evidente.
Giudicarla impubblicabile è per quanto mi riguarda assurdo, soprattutto dopo aver letto una doppia di Manfredi in cui molti canoni texiani sono stati stravolti. Qui il Tex avvocato difensore o politico malriuscito non c'è. La trama potrà non piacere o apparire scontata, ma non vedo nulla di davvero scandaloso.
 

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Di certo stavolta Faraci è riuscito a escogitare una trama più complessa rispetto al suo consolidato standard sparagnino. Soggetto non originalissimo, si intende, ma più intrecciato e con un parco personaggi un po’ più ampio. Di fatto il primo albo risulta piacevole alla lettura e a tratti dà l’impressione che l’autore abbia ingranato la marcia giusta, dopo svariati e deludenti passaggi a vuoto. Se Boselli non avesse detto che la storia in questione, per via del ritardo di realizzazione di Rossi, faceva parte dei soggetti precedenti alla sua fase di redattore, avrei ipotizzato che lo stesso fosse uno di quelli che era stato girato all’autore (altra ammissione di Borden mi pare) per aiutarlo nella sua difficoltà creativa sulla saga. Tuttavia il diavolo fa le pentole ma non i coperchi e di conseguenza dopo una promettente partenza il buon Tito s’incarta un po’, con un secondo albo sciatto e poco incisivo. Nonostante siano meno presenti gli errori ricorrenti in cui l’autore era solito incappare, la storia finisce con il non decollare, penalizzata da dialoghi verbosi e carichi di spiegazioni e una soluzione del giallo scontatissima. Ammetto che l’idea del misterioso killer, sebbene molto utilizzata nella serie, aggiungeva un po’ di pepe alla vicenda. Fin dalle prime battute, il sottoscritto aveva pensato che potesse trattarsi di Fred Hensen, d’altronde sembrava messo nella trama proprio apposta, ma ho sperato fino all’ultimo di sbagliarmi, visto quanto fosse scontato. Purtroppo così non è stato e si è pure aggiunto un movente di gelosia a tratti banale che mi ha alquanto deluso. Perdono spessore durante il proseguo della trama pure Raymond, il suo “sbigafaccende” Travor (che nella migliore tradizione faraciana, ci viene introdotto come un duro e poi nel clou si scioglie come il burro in padella), l’innamoratino Timoty Russell e lo sceriffo. Meglio riuscita la figura di Alicia, resa davvero carina da Rossi, anche se il rapporto con l’amato non viene sviluppato al meglio e a tratti appare un tantino stucchevole. Caso raro, l’assenza della mega sparatoria finale, che viene sostituita da un rapidissimo conflitto a fuoco, forse nel contesto un po’ esilino ma in fondo è tutto il secondo albo a perdere quota e ridimensiona molto la promettente premessa.  Rossano Rossi fa un egregio lavoro, fornendo un’incisiva prova grafica. L’influenza civitelliana rimane un marchio di fabbrica, anche se lievemente attenuata rispetto alle precedenti uscite, comunque la dovizia di particolari e la pulizia di tratto si fanno apprezzare oltremodo. Rimango sempre dell’idea che gli autori maggiormente originali e con stili personali rientrano più nelle mie corde, ma Rossano Rossi comunque riscuote il mio gradimento e peccato per la sua lentezza che lo costringe a lunghe assenze sulla regolare. Il mio voto finale è 6

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