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[Maxi Tex N. 29] Mississippi Ring


MacParland
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Allora... p. 77  Il colonnello Dickinson a Tex: "Ho denunciato i traffici del Mississippi Ring tre mesi fa. Senza di me il processo non sarebbe stato istruito!" Poi a p. 78 spiega di aver raccolto prove sulle distillerie clandestine di Vicksburg, sulle industrie di vetro che imbottigliano il whisky venefico, sui magazzini del porto, sui traffici loschi.

Quindi di cose da dire ai giudici sembra che ne abbia parecchie! Per questo lo vogliono uccidere.

 

Il tema è simile al Maxi "Il ponte della battaglia" (anche se affrontato in modo diversissimo), ossia di come dopo la Guerra civile gli ex soldati e ufficiali, abbandonato qualunque ideale, si siano messi a fare affari e soldi con traffici o speculazioni disoneste, alimentando la corruzione e un "progresso" caotico e ingiusto.

 

Comunque... p. 122 Carson dice a Tex "Dickinson non sa niente di niente. E se sa qualcosa la tiene per sé"

Carson si riferisce al fatto che non sa niente di chi stia cercando di ucciderli, né sa niente degli altri due testimoni che il giudice ha convocato, non che non sa niente dei traffici del Mississippi Ring o che sia inutile come testimone.

Abbiamo visto che è lui con le sue denunce che ha avviato il processo. Non conosce i capi del ring, ok, ma mica devi sapere tutto sulla 'ndrangheta e sulla mafia per fare un processo di mafia!

 

Ah, a proposito...  la vedova non è una pazza scatenata, c'è un motivo preciso perché a un certo punto rompe le bottiglie del saloon con un bastone, ossia perché poco prima ha parlato con una ragazzina a cui il proprietario ha dato da bere del whisky venefico.   p. 142 "avete spacciato whisky a una ragazzina... ecc." Essendo una proibizionista a cui è morto il marito per alcolismo, mi sembra normale che la vedova si incavoli a tal punto da irrompere nel saloon per punire il corruttore di ragazzine. Anzi è una scena anche originale, secondo me. (In "Lotta sul mare" le valkirie della Lega della temperanza che spaccano vetrine e quant'altro allora cosa sono?)

 

p. 163 La vedova dice a Tex che il testimone chiave del processo era Talbot, la prima vittima del killer, che lei stessa aveva denunciato e che ora forse sarebbe diventato un collaboratore di giustizia. "Sapeva molte più cose di me sul Mississippi ring". Quindi anche se meno informata, lei sapeva diverse cose, almeno sui traffici locali a Memphis.

 

p. 221 il killer con l'armonica dice che la vedova aveva soprattutto il compito di incastrare Talbot, il primo testimone, costringendolo a confessare le tante cose che sapeva. Ora che Talbot è morto la vedova è meno pericolosa, ma intanto che ci sono vogliono far fuori anche lei, insieme al Colonnello. In più Tex e Carson hanno raccolto altre informazioni e catturato complici che possono diventare anche loro testimoni pericolosi. 

 

Intanto piano piano il colonello, parlando con i Nostri, capisce che se il killer con l'armonica è Dunley, dietro di lui non può esserci che capitan Destiny che a suo tempo lo aveva rieducato e addestrato creando una rete di spie. Non mi sembra che ci sia bisogno di Sherlock Holmes per una simile deduzione.

a p. 268 lo spiega bene un dialogo. E' un ipotesi che fa il colonnello. "Potrebbe aver tessuto una rete criminale e averla mantenuta anche dopo la guerra." Sono nove le spie di capitan Destiny e che ora potrebbero essere i membri del ring entrai in contatto con la malavita del Sud e che lui scrive in una lettera.

 

p. 284 in un flash back di guerra (che è in realtà il racconto che il colonnello fa a Tex), capitan Destiny dice durante una battaglia navale al colonnello: ""E quando avremo vinto, non più battaglie, ma traffici... da Nord alla conquista del Sud è questo il nostro destino". E' ricordando queste parole che il colonnello fa 2+2 e collega definitivamente Dunley a capitan Destiny (genio del male, lo definisce) e ai loschi traffici sul Mississippi.

 

Insomma, a me la trama sembra credibile e ben motivata. E Carson non penserà di risolvere il problema del whisky sparando alle bottiglie della bettola, ma intanto che c'è, perché no?:D

 

Infine l'ultima sul colonnello Dickinson: è una persona onesta ma un militare disposto a sacrificare i suoi uomini per la vittoria e di fronte alla morte di chiunque a glorificarlo come un eroe.

<span style="color:red">2 ore fa</span>, Leo dice:

il colonnello che vive nel passato vestendo sempre la sua divisa immacolata

E' una caricatura? Non direi proprio... Quanti ce ne sono ancora oggi che parlano sempre con retorica militare, sono sempre in divisa e mostrano le proprie numerose medaglie ed onorificenze sul petto (o la penna d'alpino) in tutte le occasioni, anche quando vanno in televisione a parlare di vaccini e di ospedali, o di qualunque argomento. (Ogni riferimento a un certo generale non è casuale...) :D

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<span style="color:red">16 minuti fa</span>, Poe dice:

Non conosce i capi del ring, ok, ma mica devi sapere tutto sulla 'ndrangheta e sulla mafia per fare un processo di mafia!

 

Sì, ma non conosce capi, non ha nomi da fare, a quanto pare sa solo che c'è un'organizzazione criminale, come penso lo sappiano in tanti. 

 

<span style="color:red">19 minuti fa</span>, Poe dice:

vedova non è una pazza scatenata, c'è un motivo preciso perché a un certo punto rompe le bottiglie del saloon con un bastone, ossia perché poco prima ha parlato con una ragazzina a cui il proprietario ha dato da bere del whisky venefico.   p. 142 "avete spacciato whisky a una ragazzina... ecc." Essendo una proibizionista a cui è morto il marito per alcolismo, mi sembra normale che la vedova si incavoli a tal punto da irrompere nel saloon per punire il corruttore di ragazzine. Anzi è una scena anche originale, secondo me. (In "Lotta sul mare" le valkirie della Lega della temperanza che spaccano vetrine e quant'altro allora cosa sono?)

 

Per me continua a essere border line, è un comportamento che continuo a ritenere fortemente anomalo.

 

<span style="color:red">20 minuti fa</span>, Poe dice:

 

p. 163 La vedova dice a Tex che il testimone chiave del processo era Talbot, la prima vittima del killer, che lei stessa aveva denunciato e che ora forse sarebbe diventato un collaboratore di giustizia. "Sapeva molte più cose di me sul Mississippi ring". Quindi anche se meno informata, lei sapeva diverse cose, almeno sui traffici locali a Memphis.

 

Sì, è vero, su questo concordo con te. 

 

<span style="color:red">22 minuti fa</span>, Poe dice:

Intanto piano piano il colonello, parlando con i Nostri, capisce che se il killer con l'armonica è Dunley, dietro di lui non può esserci che capitan Destiny che a suo tempo lo aveva rieducato e addestrato creando una rete di spie. Non mi sembra che ci sia bisogno di Sherlock Holmes per una simile deduzione

 

Sono passati anni, dietro può esserci chiunque. Non voglio convincere nessuno, ma continuo a ritenere forzata questa deduzione. 

 

<span style="color:red">24 minuti fa</span>, Poe dice:

una caricatura? Non direi proprio... Quanti ce ne sono ancora oggi che parlano sempre con retorica militare, sono sempre in divisa e mostrano le proprie numerose medaglie ed onorificenze sul petto (o la penna d'alpino)

 

Resta troppo carico, a mio parere, anche se come ho detto ci sono momenti in cui mi piace. 

 

Poi come detto è un insieme di cose che trovo tirate: il mercante d'armi, la reazione del boss Borswell... sono tutti troppo carichi, tratteggiati pesantemente. 

 

Sui personaggi comunque parliamo di sensazioni e gusti.

 

Sui buchi di sceneggiatura: io continuo a trovare tirate per i capelli alcune situazioni e continuo a ritenere esagerata l'esigenza di eliminare due testimoni che per gli elementi che risultano dalla storia sono labili. Forse pecco in esigenze di spiegazionismo? Può pure essere, ma la sensazione mi resta quella...

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Il 11/12/2021 at 15:59, Leo dice:

 

Sono grotteschi ed esasperati, entrambi i testimoni. Sembravano i tanti fratelli interpretati da Toto' in Toto' Diabolicus, commedia nera anch'essa. 

Ma non è solo questo: è che con i loro comportamenti da mattoidi, sono loro a fare andare avanti la storia, in maniera alquanto improbabile. Sono due testimoni che non sanno nulla, eppure è per fermare loro che i nemici vengono allo scoperto, quasi porgendo il proprio collo a Tex e Carson. In questo senso la storia è contorta: se tutti si comportassero normalmente, accadrebbe poco, e invece qua son tutti mezzi matti: la vedova che spacca le bettole che smerciano whisky (e poi ci si mette anche Carson), il Colonnello vanaglorioso che denuncia tutto non sapendo niente, il boss della città che decide di fare una strage per il sospetto che la vedova possa nuocergli, ecc. 

 

Poi sono il primo a dire che la storia è non solo divertente, ma è anche originale, come ambientazione e svolgimento: se i comportamenti dei personaggi fossero stati un po' più razionali, avrei però apprezzato di più ;)

Non è che sono dei "mattoidi", quanto piuttosto personaggi che esulano dalla solita dicotomia "buoni & simpatici" vs. "cattivi & antipatici"...rappresentano due tipi umani desueti già all'epoca in cui è ambientata la storia, ancorati in maniera tenace e un po' patetica a una dogmatica versione del mondo e delle cose. Per Tex e Carson rappresentano un peso, ma Manfredi non manca di mostrarceli in atteggiamenti empatici (la vedova con i due ragazzini ; il colonnello col figlio del battelliere)e dotati di slanci di eroismo (la vedova nel saloon dei trafficanti ; il colonnello a difesa dell'Isola del Fango).

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  • 2 weeks later...
On 12/11/2021 at 12:29 PM, juanraza85 said:

 

Tipico di Manfredi imbastire trame incredibilmente complesse o addirittura contorte, oltretutto non disdegnando di accentuare non poco le bizzarrie dei personaggi che vi introduce.

 

Addirittura incredibilmente complesse o contorte? :lol:

Commenti di questo genere non fanno che confermare la fondatezza del luogo comune sui lettori SBE che vogliono la pappina pronta con più spiegazioni possibili.

 

Leggo Manfredi da anni e non penso di aver mai letto una sua storia che potrei descrivere come incredibilmente complessa o contorta. Non sono certamente le storie lineari e telefonatissime a cui ci aveva abituato Nizzi nei primi anni 2000, ma tra quello e l'etichetta di storia incredibilmente complessa o contorta ce ne corre.

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<span style="color:red">15 ore fa</span>, MarrFarr dice:

Addirittura incredibilmente complesse o contorte? :lol:

Commenti di questo genere non fanno che confermare la fondatezza del luogo comune sui lettori SBE che vogliono la pappina pronta con più spiegazioni possibili.

 

Leggo Manfredi da anni e non penso di aver mai letto una sua storia che potrei descrivere come incredibilmente complessa o contorta. Non sono certamente le storie lineari e telefonatissime a cui ci aveva abituato Nizzi nei primi anni 2000, ma tra quello e l'etichetta di storia incredibilmente complessa o contorta ce ne corre.

 

A dire il vero, credo tu non abbia ben interpretato il senso del mio post. Ho sì usato termini "forti", ma il mio voleva paradossalmente essere un complimento.

 

Magari avrei dovuto esprimermi meglio.

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Più che contorte a me paiono scentrate, quelle di Manfredi. Purtroppo Tex o è nelle tue corde o non lo è. Non credo che sia nelle sue.

Quanto al contorto,in generale, non scordiamoci che Tex non è Dostoevskij, e magari essendo una lettura di evasione non è necessario farci bollire il cervello oltre a certi livelli.

Ma ripeto, non è quello il problema di Manfredi.

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<span style="color:red">3 minuti fa</span>, valerio dice:

Più che contorte a me paiono scentrate, quelle di Manfredi. Purtroppo Tex o è nelle tue corde o non lo è. Non credo che sia nelle sue.

Concordo. Nonostante sia da sempre un grande estimatore di Manfredi, ritengo che Tex non rientra nelle sue corde. Qualche buona prova ma niente più: troppo poco per un autore della sua risma. 

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<span style="color:red">2 ore fa</span>, valerio dice:

Più che contorte a me paiono scentrate, quelle di Manfredi. Purtroppo Tex o è nelle tue corde o non lo è. Non credo che sia nelle sue.

Quanto al contorto,in generale, non scordiamoci che Tex non è Dostoevskij, e magari essendo una lettura di evasione non è necessario farci bollire il cervello oltre a certi livelli.

Ma ripeto, non è quello il problema di Manfredi.

Beh, ma spero che paragoni con Dostoevskij e "bollire il cervello" non siano relativi a questa storia...c'è azione dall'inizio alla fine !

Personalmente ritengo che attualmente Manfredi sia, dopo Boselli, il più bravo a scrivere Tex...che poi a volte non applichi, o che probabilmente non ne abbia più voglia...questo è un altro discorso.:D

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  • 2 weeks later...

Gran bel maxi questo "Mississippi Ring" realizzato dall'affiatata coppia Manfredi/Rotundo.

La storia di Manfredi mi è innanzitutto parsa piuttosto originale, dato che non è una classica storia western dallo sviluppo prevedibile e non mi ha neppure dato l'idea di "già visto". La sceneggiatura mi è sembrata piuttosto solida e ho trovato ottima la gestione di azione e dialoghi, entrambi ben dosati in modo da rendere intrigante la vicenda. Ben caratterizzati anche i numerosi personaggi dell'intreccio. Belli i flashback sulla Guerra Civile, in cui, oltre a dare un background più completo del colonnello Dickinson e del sicario Drunky, viene mostrata tutta l'insensatezza dei massacri e delle carneficine avvenute. Infatti, come in numerose storie di Manfredi, sono presenti anche critiche e messaggi sociali/politici: oltre all'insensatezza della guerra, un esempio è la denuncia della corruzione e del malaffare. 

Ben riuscita, inoltre, la tesa sequenza finale in cui vengono scortati i testimoni in tribunale attraverso la città. Splendide le ultime due tavole finali, che chiudono alla grande questo piacevolissimo episodio.

Rotundo non è mai stato tra i miei disegnatori preferiti, però è comunque un grande artista che qui realizza un buonissimo lavoro. Un aspetto positivo che ho notato è la sua capacità di realizzare volti molto diversi tra loro (non come altri disegnatori che realizzano volti molto simili che variano solamente per baffi, barba, capelli) e per questo perfettamente riconoscibili. Rotundo se la cava alla grande anche nel realizzare le complicate scene con i vari battelli in battaglia tra loro.

Per una volta si possono tirare le orecchie anche a Villa, che realizza una figura abbastanza sproporzionata di Tex in copertina, mentre tutto il resto bisogna riconoscere che, come al solito, è realizzato veramente bene. 

 

Storia: 8

Disegni: 8

  • +1 1
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  • pecos changed the title to [Maxi Tex N. 29] Mississippi Ring
  • 5 weeks later...

Manfredi su Tex: croce o delizia?

Me lo chiedo da tempo, visto che, nonostante lo stimi tantissimo come autore, sulla saga di Aquila della Notte non mi ha mai tanto convinto e proprio questo dubbio, rincarato dalla non sufficiente prova del color estivo, mi ha tentato fino all'ultimo di saltare l'acquisto. 

 

"Prendere o non prendere" questo fu il mio dubbio amletico appena visto il malloppone sullo scaffale dell'edicola.

Se mi ritrovo qui a scrivere il commento, la mia scelta finale è sottintesa, però ho posticipato via via la lettura, preferendo prima altre pubblicazioni. Mi ritrovo così a scrivere le mie considerazioni con discreto ritardo; in teoria dovrei rischiare meno di spoilerare, ma a scanso d'equivoci, per non disturbare altri eventuali ritardatari, l'avviso lo metto comunque. 

 

------Spoiler------

 

Ne è valsa la pena decidere di acquistare il maxi? Sì indubbiamente.

La storia mi è tutto sommato piaciuta e l'autore, a mio avviso, ha riscattato il passo falso estivo.

L'avvio è molto coinvolgente, con uno spietato killer che uccide senza batter ciglio e lascia i luoghi del delitto, suonando una marcia funebre con la sua armonica. E' inoltre evidente che non colpisca a caso e che le sue azioni criminose siano accomunate da un movente e ciò incuriosisce.

 

La trama si dipana bene nella prima parte, con i nostri chiamati a scortare dei preziosi testimoni in un importante processo contro un ring ben organizzato di malfattori, composto da speculatori, servizi deviati e poliziotti corrotti.

 

Manfredi, come suo stile, calca parecchio la mano con i suoi personaggi, di fatto sia il colonello che la vedova appaiono come due pedine alquanto sui generis, ma la lettura non annoia e il viaggio sul Mississippi, costellato tra sparatorie e scene spettacolari, come lo speronamento del battello, si fa apprezzare.

 

Tuttavia ho notato un evidente calo nella seconda parte, visto che alcuni personaggi perdono mordente (vedi l'uomo con l'armonica) e la sceneggiatura si fa un po' più macchinosa e artefatta.

Sembra che l'autore, dopo aver annodato per bene i fili della sua trama, abbia faticato un po' a scioglierli con naturalezza.

 

La resa dei villain, tradisce un po' l'alone di "perfetta organizzazione a delinquere" dipinto fino a lì, anche l'epilogo è più stiracchiato e perde quella verve mostrata all'inizio, ma tirando le somme la prova è positiva e a tratti Manfredi sembra aver toccato i giusti tasti texiani, cosa che non sempre gli riesce.

 

Mi è piaciuto poco l'atteggiamento di Tex che mostra spesso la patacca o il dialogo tra la vedova svalvolata e Carson: capisco che il vecchio cammello non abbia affatto intenzione di farsi mettere le pastoie da una moglie, ma da un "reprobo" del suo calibro, non mi aspetto una risposta "mi sono unito al corpo dei ranger". Bah dialogo improbabile.

 

Episodio accettabile che chiude un'annata di maxi su un buon livello.

 

Sotto l'aspetto grafico, Rotundo svolge un buon lavoro, con uno stile alquanto personale e affine alla tematica western.

Ho apprezzato molto le scene fluviali e gli scorci cittadini, di contro, una uniformità maggiore sulle fattezze dei nostri sarebbe stata gradita, ma su una lunghissima distanza come un maxi, un margine di tolleranza di giudizio va adottato. D'altronde il valore di Rotundo è noto da tempo e su una saga prestigiosa come Tex non sfigura minimamente. 

 

Visto l'esito della mia scelta, devo seguire più spesso il mio istinto e pazienza se lo scorso anno mi ha portato a sforare abbondantemente il budget prefissato; le piacevoli ore trascorse in compagnia del mio eroe preferito meritano un esborso extra, d'altronde è proverbiale che "per fare una gustosa frittata occorre rompere le uova" :D Il mio voto finale è 7

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  • 1 year later...

Dopo la seconda lettura a quasi due anni esatti di distanza dalla sua uscita, devo dire di aver ancora più apprezzato questo Maxi griffato Manfredi: certo, continuo ad essere dell'opinione che egli tenda ad acuire un pochino più del necessario le peculiarità caratteriali dei personaggi (un esempio per tutti, il colonnello Dickinson, protagonista di un paio di uscite in cui sembra in preda ad una sorta di esaltazione), tuttavia ancora più della prima volta posso affermare di aver trovato questa storia forse la meglio riuscita del nostro autore sulle pagine di Tex; o, per dirla altrimenti, la storia in cui il suo stile di sceneggiatura sembra meglio adattarsi a Tex ed al suo mondo.

 

Trama piacevole e solo in apparenza semplice (anzi oserei dire a suo modo resa piuttosto arzigogolata dal lavoro di Manfredi sul campionario umano che vi compare), che vede Tex e Carson impegnati in un lungo ed avventuroso viaggio lungo il Mississippi, allo scopo di portare in salvo a Saint Louis due testimoni chiave contro una banda di trafficanti di bevande alcooliche di pessima qualità. Ben caratterizzati, al netto della succitata tendenza manfrediana nel pompare quasi ad limitem la psiche dei suoi personaggi, i due testimoni: il burbanzoso ed arrogante colonnello Dickinson, controverso ufficiale a riposo, e la vedova Evans, burbera ma combattiva, ambedue protagonisti di siparietti comici con Carson. Stesso dicasi per i "pards d'occasione" dei Nostri, il battelliere Beck ed il figlio Hud ed i due marinai Zebulon ed Ethan, tutti a proprio modo pittoreschi ma al tempo risoluti, e soprattutto per colui che, di fatto, è il principale antagonista di Tex e Carson: Drunky, killer professionista al soldo dei trafficanti ed incaricato di eliminare i testimoni, uomo tormentato dai fantasmi del passato ed uso suonare una marcia funebre con l'armonica in occasione di ogni suo delitto, colmo di rancore nei confronti del colonnello Dickinson.

 

Non si può invece dire lo stesso, in verità, dei suoi mandanti, su tutti Capitan Destiny: di lui si è solo capito che durante la Guerra di Secessione si occupava di addestrare uomini dal carattere particolare per particolari missioni segrete (Drunky era stato uno di questi), tuttavia personalmente avrei gradito qualche indizio in più sulle circostanze che poi lo hanno trasformato in un volgare trafficante di whisky illegale. In compenso, trovo che Manfredi abbia gestito più che bene i due pards, apparsi in ottima sintonia tra loro, sia nei momenti di scherzo - che mai guasteranno - che, soprattutto, quando si è dovuta lasciare la parola alle Colt ed ai Winchester, circostanze nelle quali Manfredi ha saputo esaltare l'intesa tra i due.

 

Di ottimo livello, infine, anche la prova ai disegni di Rotundo: tratto pulito e grande cura dei particolari, figure dei personaggi ben tratteggiate e curatissima raffigurazione del paesaggio che contorna il principale fiume d'America.

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