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[Maxi Tex N. 29] Mississippi Ring


MacParland
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1 ora fa, Poe dice:

Non credo che Manfredi scriverebbe mai (e Boselli suo curatore accetterebbe) una storia con dei delinquenti che vogliono uccidere a tutti i costi testimoni che non sanno nulla. Forse bisognerebbe rileggere la storia con più attenzione...

 

Di fatto il colonnello comincia a sospettare di Dunlay solo dopo aver saputo da Tex che il suo sicario era l'ex soldato con l'armonica; prima non sapeva granché (ed era un testimone chiave tanto da dover essere ucciso!), mentre la vedova sa forse anche meno. E tra l'altro l'ufficiale sospetta di Dunlay non perché sappia davvero qualcosa su di lui, ma solo perché molti anni prima aveva addestrato quel soldato: è solo a quel punto che si domanda se abbiano approfittato di quella squadra, creata tanti anni prima nel contesto della guerra civile, per darsi al traffico di cattivo whisky. Anche qui, c'è quasi una sorta di veggenza nel trarre le conclusioni. Concedo però che il colonnello possa avere sospetti su basi ben più fondate che Manfredi non ha ritenuto di esplicitare: pur non essendo io un fan dello spiegazionismo, non mi sarebbe dispiaciuto qualche elemento in più. 

 

1 ora fa, Poe dice:

Mah!... Forse abbiamo letto due storie diverse: i personaggi sono dei tipi umani (l'ufficiale borioso, la vedova acida, il venditore di armi spavaldo...) un po' più caricati del solito, volutamente non troppo approfonditi psicologicamente. Sono appunto dei tipi, che servono alla trama e che sono rappresentanti di una categoria sociale che Manfredi vuole criticare, satireggiare. Sinceramente di solito su Tex si vedono personaggi ben più stereotipati di questi (e senza neanche l'alibi della satira) che invece riscuotono grande successo.

E comunque la storia non va avanti grazie a loro, di fatto la trama è basata su un inseguimento, mi sembra evidente...

 

 I personaggi troppo carichi non sempre riesco ad apprezzarli. Se ce ne fosse stato uno solo, per me sarebbe stato più tollerabile, ma qui entrambi i testimoni sono grotteschi. Se poi ci fosse intento di satira, questo non saprei dirlo, né l'ho colto francamente durante la lettura. Il colonnello, peraltro, ha qualche momento in cui cerca di riscattarsi, come quando vuole partecipare all'azione per non essere accusato di restare sempre nelle retrovie o come quando, sul finire, mette a repentaglio la sua vita dimostrando di non essere un vigliacco. Comunque, li avrei preferiti entrambi più equilibrati: io questi non li vedo stereotipati, li vedo un po' troppo border line...

 

1 ora fa, Poe dice:

Anche qui non capisco... Quante decine, centinaia di volte abbiamo visto Tex e Carson dare fuoco a magazzini di whisky, trading post di commercianti di alcol per gli indiani, o di armi di contrabbando. Quante volte abbiamo visto spaccare un locale o sparare alle bottiglie per dare una lezione al proprietario corrotto del saloon o semplicemente per eliminare (come in questo caso) delle merci avariate (stiamo parlando di whisky che praticamente è veleno)?

Mi viene in mente tra le tante una scena di "Sulle tracce di Tom Foster" in cui i Nostri in un saloon sparano a tutte le bottiglie dietro il bancone, mentre un altro personaggio dice (vado a memoria): "E pensare che questi sono dei rappresentanti della legge!".

 

Probabilmente non sono stato chiaro: la scena è molto texiana e ho anche gustato il fatto che sia stato Carson l'autore della "goliardata": tuttavia, da come è costruita la scena, pare che Carson sia andato alla taverna solo per appurare che Boswell fosse il fornitore di quella topaia. Nulla di male in quello che fa Carson, ma la sequenza è slegata dalla storia, non c'è alcuna finalità reale nel distruggere quel veleno, a meno che non si pensi che i lunghi tentacoli della mala del Mississippi smercino i loro intrugli solo in quella topaia e quindi, distrutta quella, gli stomaci della brava gente sono salvi. Questo intendevo: ma la scena è piaciuta anche a me.

 

1 ora fa, Poe dice:

Il bello è che Manfredi di solito viene accusato di essere troppo poco texiano, poi in questa storia inserisce i classici topoi di GL Bonelli e lo si critica proprio per quelli! In questo caso: quante milioni di volte abbiamo visto personaggi che (per calcolo, per paura, perché sbatacchiati da Tex, perché vedono che la partita è persa, ecc. ) tradiscono i propri complici e cambiano subito casacca pur di salvare la pelle o non finire in galera!

Tutte cose normalissime in Tex, ma che in questa storia improvvisamente sembrano incredibili!

Usando lo stesso metro con altre storie, sai quanti mattoidi si troverebbero.

 

Certo, ma infatti tra i mattoidi non inserisco questi ultimi.

 

1 ora fa, Poe dice:

Può non piacere, ripeto, ma non è un pastrocchio con tanti mattoidi, è una storia che ha un senso e, volendo, anche una morale.

 

Io ho detto pure che mi ci sono divertito, e che la storia è originale. Tuttavia, non ho ancora capito di quali prove disponesse il colonnello, che invece pare sapere poco o nulla durante tutta la storia, tanto che anche di Dunley comincia a sospettare a storia abbondantemente avviata. E' solo in quel frangente che scrive una lettera, in cui arguisce, a mio parere molto forzatamente, che, per il semplice fatto che il sicario era uno dei soldati di Capitan Destiny, i suoi ex commilitoni hanno messo su una gang che spaccia whisky venefico: la cosa mi pare troppo tirata, poco verosimile.

Da qui, da questa lettera forzata e tardiva (se aveva già fatto denunce con prove, a che pro una ulteriore lettera?) un fuoco di sbarramento spaventoso da parte degli avversari per difendersi da una minaccia che continuo a trovare labilissima. In questo senso ho detto che i nemici si son "buttati" loro nelle braccia dei ranger.

 

Quanto ai mattoidi, quei due lo sono per davvero, la vecchia che va a scassare le bettole che smerciano whisky e il colonnello che vive nel passato vestendo sempre la sua divisa immacolata. Poi a me è piaciuta pure Poe, che ti devo dire, sarò mattoide anch'io a parlarne male e a ricordarla come una bella lettura? :D

Edited by Leo
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Allora... p. 77  Il colonnello Dickinson a Tex: "Ho denunciato i traffici del Mississippi Ring tre mesi fa. Senza di me il processo non sarebbe stato istruito!" Poi a p. 78 spiega di aver raccolto prove sulle distillerie clandestine di Vicksburg, sulle industrie di vetro che imbottigliano il whisky venefico, sui magazzini del porto, sui traffici loschi.

Quindi di cose da dire ai giudici sembra che ne abbia parecchie! Per questo lo vogliono uccidere.

 

Il tema è simile al Maxi "Il ponte della battaglia" (anche se affrontato in modo diversissimo), ossia di come dopo la Guerra civile gli ex soldati e ufficiali, abbandonato qualunque ideale, si siano messi a fare affari e soldi con traffici o speculazioni disoneste, alimentando la corruzione e un "progresso" caotico e ingiusto.

 

Comunque... p. 122 Carson dice a Tex "Dickinson non sa niente di niente. E se sa qualcosa la tiene per sé"

Carson si riferisce al fatto che non sa niente di chi stia cercando di ucciderli, né sa niente degli altri due testimoni che il giudice ha convocato, non che non sa niente dei traffici del Mississippi Ring o che sia inutile come testimone.

Abbiamo visto che è lui con le sue denunce che ha avviato il processo. Non conosce i capi del ring, ok, ma mica devi sapere tutto sulla 'ndrangheta e sulla mafia per fare un processo di mafia!

 

Ah, a proposito...  la vedova non è una pazza scatenata, c'è un motivo preciso perché a un certo punto rompe le bottiglie del saloon con un bastone, ossia perché poco prima ha parlato con una ragazzina a cui il proprietario ha dato da bere del whisky venefico.   p. 142 "avete spacciato whisky a una ragazzina... ecc." Essendo una proibizionista a cui è morto il marito per alcolismo, mi sembra normale che la vedova si incavoli a tal punto da irrompere nel saloon per punire il corruttore di ragazzine. Anzi è una scena anche originale, secondo me. (In "Lotta sul mare" le valkirie della Lega della temperanza che spaccano vetrine e quant'altro allora cosa sono?)

 

p. 163 La vedova dice a Tex che il testimone chiave del processo era Talbot, la prima vittima del killer, che lei stessa aveva denunciato e che ora forse sarebbe diventato un collaboratore di giustizia. "Sapeva molte più cose di me sul Mississippi ring". Quindi anche se meno informata, lei sapeva diverse cose, almeno sui traffici locali a Memphis.

 

p. 221 il killer con l'armonica dice che la vedova aveva soprattutto il compito di incastrare Talbot, il primo testimone, costringendolo a confessare le tante cose che sapeva. Ora che Talbot è morto la vedova è meno pericolosa, ma intanto che ci sono vogliono far fuori anche lei, insieme al Colonnello. In più Tex e Carson hanno raccolto altre informazioni e catturato complici che possono diventare anche loro testimoni pericolosi. 

 

Intanto piano piano il colonello, parlando con i Nostri, capisce che se il killer con l'armonica è Dunley, dietro di lui non può esserci che capitan Destiny che a suo tempo lo aveva rieducato e addestrato creando una rete di spie. Non mi sembra che ci sia bisogno di Sherlock Holmes per una simile deduzione.

a p. 268 lo spiega bene un dialogo. E' un ipotesi che fa il colonnello. "Potrebbe aver tessuto una rete criminale e averla mantenuta anche dopo la guerra." Sono nove le spie di capitan Destiny e che ora potrebbero essere i membri del ring entrai in contatto con la malavita del Sud e che lui scrive in una lettera.

 

p. 284 in un flash back di guerra (che è in realtà il racconto che il colonnello fa a Tex), capitan Destiny dice durante una battaglia navale al colonnello: ""E quando avremo vinto, non più battaglie, ma traffici... da Nord alla conquista del Sud è questo il nostro destino". E' ricordando queste parole che il colonnello fa 2+2 e collega definitivamente Dunley a capitan Destiny (genio del male, lo definisce) e ai loschi traffici sul Mississippi.

 

Insomma, a me la trama sembra credibile e ben motivata. E Carson non penserà di risolvere il problema del whisky sparando alle bottiglie della bettola, ma intanto che c'è, perché no?:D

 

Infine l'ultima sul colonnello Dickinson: è una persona onesta ma un militare disposto a sacrificare i suoi uomini per la vittoria e di fronte alla morte di chiunque a glorificarlo come un eroe.

<span style="color:red">2 ore fa</span>, Leo dice:

il colonnello che vive nel passato vestendo sempre la sua divisa immacolata

E' una caricatura? Non direi proprio... Quanti ce ne sono ancora oggi che parlano sempre con retorica militare, sono sempre in divisa e mostrano le proprie numerose medaglie ed onorificenze sul petto (o la penna d'alpino) in tutte le occasioni, anche quando vanno in televisione a parlare di vaccini e di ospedali, o di qualunque argomento. (Ogni riferimento a un certo generale non è casuale...) :D

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<span style="color:red">16 minuti fa</span>, Poe dice:

Non conosce i capi del ring, ok, ma mica devi sapere tutto sulla 'ndrangheta e sulla mafia per fare un processo di mafia!

 

Sì, ma non conosce capi, non ha nomi da fare, a quanto pare sa solo che c'è un'organizzazione criminale, come penso lo sappiano in tanti. 

 

<span style="color:red">19 minuti fa</span>, Poe dice:

vedova non è una pazza scatenata, c'è un motivo preciso perché a un certo punto rompe le bottiglie del saloon con un bastone, ossia perché poco prima ha parlato con una ragazzina a cui il proprietario ha dato da bere del whisky venefico.   p. 142 "avete spacciato whisky a una ragazzina... ecc." Essendo una proibizionista a cui è morto il marito per alcolismo, mi sembra normale che la vedova si incavoli a tal punto da irrompere nel saloon per punire il corruttore di ragazzine. Anzi è una scena anche originale, secondo me. (In "Lotta sul mare" le valkirie della Lega della temperanza che spaccano vetrine e quant'altro allora cosa sono?)

 

Per me continua a essere border line, è un comportamento che continuo a ritenere fortemente anomalo.

 

<span style="color:red">20 minuti fa</span>, Poe dice:

 

p. 163 La vedova dice a Tex che il testimone chiave del processo era Talbot, la prima vittima del killer, che lei stessa aveva denunciato e che ora forse sarebbe diventato un collaboratore di giustizia. "Sapeva molte più cose di me sul Mississippi ring". Quindi anche se meno informata, lei sapeva diverse cose, almeno sui traffici locali a Memphis.

 

Sì, è vero, su questo concordo con te. 

 

<span style="color:red">22 minuti fa</span>, Poe dice:

Intanto piano piano il colonello, parlando con i Nostri, capisce che se il killer con l'armonica è Dunley, dietro di lui non può esserci che capitan Destiny che a suo tempo lo aveva rieducato e addestrato creando una rete di spie. Non mi sembra che ci sia bisogno di Sherlock Holmes per una simile deduzione

 

Sono passati anni, dietro può esserci chiunque. Non voglio convincere nessuno, ma continuo a ritenere forzata questa deduzione. 

 

<span style="color:red">24 minuti fa</span>, Poe dice:

una caricatura? Non direi proprio... Quanti ce ne sono ancora oggi che parlano sempre con retorica militare, sono sempre in divisa e mostrano le proprie numerose medaglie ed onorificenze sul petto (o la penna d'alpino)

 

Resta troppo carico, a mio parere, anche se come ho detto ci sono momenti in cui mi piace. 

 

Poi come detto è un insieme di cose che trovo tirate: il mercante d'armi, la reazione del boss Borswell... sono tutti troppo carichi, tratteggiati pesantemente. 

 

Sui personaggi comunque parliamo di sensazioni e gusti.

 

Sui buchi di sceneggiatura: io continuo a trovare tirate per i capelli alcune situazioni e continuo a ritenere esagerata l'esigenza di eliminare due testimoni che per gli elementi che risultano dalla storia sono labili. Forse pecco in esigenze di spiegazionismo? Può pure essere, ma la sensazione mi resta quella...

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Il 11/12/2021 at 15:59, Leo dice:

 

Sono grotteschi ed esasperati, entrambi i testimoni. Sembravano i tanti fratelli interpretati da Toto' in Toto' Diabolicus, commedia nera anch'essa. 

Ma non è solo questo: è che con i loro comportamenti da mattoidi, sono loro a fare andare avanti la storia, in maniera alquanto improbabile. Sono due testimoni che non sanno nulla, eppure è per fermare loro che i nemici vengono allo scoperto, quasi porgendo il proprio collo a Tex e Carson. In questo senso la storia è contorta: se tutti si comportassero normalmente, accadrebbe poco, e invece qua son tutti mezzi matti: la vedova che spacca le bettole che smerciano whisky (e poi ci si mette anche Carson), il Colonnello vanaglorioso che denuncia tutto non sapendo niente, il boss della città che decide di fare una strage per il sospetto che la vedova possa nuocergli, ecc. 

 

Poi sono il primo a dire che la storia è non solo divertente, ma è anche originale, come ambientazione e svolgimento: se i comportamenti dei personaggi fossero stati un po' più razionali, avrei però apprezzato di più ;)

Non è che sono dei "mattoidi", quanto piuttosto personaggi che esulano dalla solita dicotomia "buoni & simpatici" vs. "cattivi & antipatici"...rappresentano due tipi umani desueti già all'epoca in cui è ambientata la storia, ancorati in maniera tenace e un po' patetica a una dogmatica versione del mondo e delle cose. Per Tex e Carson rappresentano un peso, ma Manfredi non manca di mostrarceli in atteggiamenti empatici (la vedova con i due ragazzini ; il colonnello col figlio del battelliere)e dotati di slanci di eroismo (la vedova nel saloon dei trafficanti ; il colonnello a difesa dell'Isola del Fango).

  • +1 1
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  • 2 weeks later...
On 12/11/2021 at 12:29 PM, juanraza85 said:

 

Tipico di Manfredi imbastire trame incredibilmente complesse o addirittura contorte, oltretutto non disdegnando di accentuare non poco le bizzarrie dei personaggi che vi introduce.

 

Addirittura incredibilmente complesse o contorte? :lol:

Commenti di questo genere non fanno che confermare la fondatezza del luogo comune sui lettori SBE che vogliono la pappina pronta con più spiegazioni possibili.

 

Leggo Manfredi da anni e non penso di aver mai letto una sua storia che potrei descrivere come incredibilmente complessa o contorta. Non sono certamente le storie lineari e telefonatissime a cui ci aveva abituato Nizzi nei primi anni 2000, ma tra quello e l'etichetta di storia incredibilmente complessa o contorta ce ne corre.

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<span style="color:red">15 ore fa</span>, MarrFarr dice:

Addirittura incredibilmente complesse o contorte? :lol:

Commenti di questo genere non fanno che confermare la fondatezza del luogo comune sui lettori SBE che vogliono la pappina pronta con più spiegazioni possibili.

 

Leggo Manfredi da anni e non penso di aver mai letto una sua storia che potrei descrivere come incredibilmente complessa o contorta. Non sono certamente le storie lineari e telefonatissime a cui ci aveva abituato Nizzi nei primi anni 2000, ma tra quello e l'etichetta di storia incredibilmente complessa o contorta ce ne corre.

 

A dire il vero, credo tu non abbia ben interpretato il senso del mio post. Ho sì usato termini "forti", ma il mio voleva paradossalmente essere un complimento.

 

Magari avrei dovuto esprimermi meglio.

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Più che contorte a me paiono scentrate, quelle di Manfredi. Purtroppo Tex o è nelle tue corde o non lo è. Non credo che sia nelle sue.

Quanto al contorto,in generale, non scordiamoci che Tex non è Dostoevskij, e magari essendo una lettura di evasione non è necessario farci bollire il cervello oltre a certi livelli.

Ma ripeto, non è quello il problema di Manfredi.

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<span style="color:red">3 minuti fa</span>, valerio dice:

Più che contorte a me paiono scentrate, quelle di Manfredi. Purtroppo Tex o è nelle tue corde o non lo è. Non credo che sia nelle sue.

Concordo. Nonostante sia da sempre un grande estimatore di Manfredi, ritengo che Tex non rientra nelle sue corde. Qualche buona prova ma niente più: troppo poco per un autore della sua risma. 

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<span style="color:red">2 ore fa</span>, valerio dice:

Più che contorte a me paiono scentrate, quelle di Manfredi. Purtroppo Tex o è nelle tue corde o non lo è. Non credo che sia nelle sue.

Quanto al contorto,in generale, non scordiamoci che Tex non è Dostoevskij, e magari essendo una lettura di evasione non è necessario farci bollire il cervello oltre a certi livelli.

Ma ripeto, non è quello il problema di Manfredi.

Beh, ma spero che paragoni con Dostoevskij e "bollire il cervello" non siano relativi a questa storia...c'è azione dall'inizio alla fine !

Personalmente ritengo che attualmente Manfredi sia, dopo Boselli, il più bravo a scrivere Tex...che poi a volte non applichi, o che probabilmente non ne abbia più voglia...questo è un altro discorso.:D

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  • 2 weeks later...

Gran bel maxi questo "Mississippi Ring" realizzato dall'affiatata coppia Manfredi/Rotundo.

La storia di Manfredi mi è innanzitutto parsa piuttosto originale, dato che non è una classica storia western dallo sviluppo prevedibile e non mi ha neppure dato l'idea di "già visto". La sceneggiatura mi è sembrata piuttosto solida e ho trovato ottima la gestione di azione e dialoghi, entrambi ben dosati in modo da rendere intrigante la vicenda. Ben caratterizzati anche i numerosi personaggi dell'intreccio. Belli i flashback sulla Guerra Civile, in cui, oltre a dare un background più completo del colonnello Dickinson e del sicario Drunky, viene mostrata tutta l'insensatezza dei massacri e delle carneficine avvenute. Infatti, come in numerose storie di Manfredi, sono presenti anche critiche e messaggi sociali/politici: oltre all'insensatezza della guerra, un esempio è la denuncia della corruzione e del malaffare. 

Ben riuscita, inoltre, la tesa sequenza finale in cui vengono scortati i testimoni in tribunale attraverso la città. Splendide le ultime due tavole finali, che chiudono alla grande questo piacevolissimo episodio.

Rotundo non è mai stato tra i miei disegnatori preferiti, però è comunque un grande artista che qui realizza un buonissimo lavoro. Un aspetto positivo che ho notato è la sua capacità di realizzare volti molto diversi tra loro (non come altri disegnatori che realizzano volti molto simili che variano solamente per baffi, barba, capelli) e per questo perfettamente riconoscibili. Rotundo se la cava alla grande anche nel realizzare le complicate scene con i vari battelli in battaglia tra loro.

Per una volta si possono tirare le orecchie anche a Villa, che realizza una figura abbastanza sproporzionata di Tex in copertina, mentre tutto il resto bisogna riconoscere che, come al solito, è realizzato veramente bene. 

 

Storia: 8

Disegni: 8

  • +1 1
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  • pecos changed the title to [Maxi Tex N. 29] Mississippi Ring
  • 5 weeks later...

Manfredi su Tex: croce o delizia?

Me lo chiedo da tempo, visto che, nonostante lo stimi tantissimo come autore, sulla saga di Aquila della Notte non mi ha mai tanto convinto e proprio questo dubbio, rincarato dalla non sufficiente prova del color estivo, mi ha tentato fino all'ultimo di saltare l'acquisto. 

 

"Prendere o non prendere" questo fu il mio dubbio amletico appena visto il malloppone sullo scaffale dell'edicola.

Se mi ritrovo qui a scrivere il commento, la mia scelta finale è sottintesa, però ho posticipato via via la lettura, preferendo prima altre pubblicazioni. Mi ritrovo così a scrivere le mie considerazioni con discreto ritardo; in teoria dovrei rischiare meno di spoilerare, ma a scanso d'equivoci, per non disturbare altri eventuali ritardatari, l'avviso lo metto comunque. 

 

------Spoiler------

 

Ne è valsa la pena decidere di acquistare il maxi? Sì indubbiamente.

La storia mi è tutto sommato piaciuta e l'autore, a mio avviso, ha riscattato il passo falso estivo.

L'avvio è molto coinvolgente, con uno spietato killer che uccide senza batter ciglio e lascia i luoghi del delitto, suonando una marcia funebre con la sua armonica. E' inoltre evidente che non colpisca a caso e che le sue azioni criminose siano accomunate da un movente e ciò incuriosisce.

 

La trama si dipana bene nella prima parte, con i nostri chiamati a scortare dei preziosi testimoni in un importante processo contro un ring ben organizzato di malfattori, composto da speculatori, servizi deviati e poliziotti corrotti.

 

Manfredi, come suo stile, calca parecchio la mano con i suoi personaggi, di fatto sia il colonello che la vedova appaiono come due pedine alquanto sui generis, ma la lettura non annoia e il viaggio sul Mississippi, costellato tra sparatorie e scene spettacolari, come lo speronamento del battello, si fa apprezzare.

 

Tuttavia ho notato un evidente calo nella seconda parte, visto che alcuni personaggi perdono mordente (vedi l'uomo con l'armonica) e la sceneggiatura si fa un po' più macchinosa e artefatta.

Sembra che l'autore, dopo aver annodato per bene i fili della sua trama, abbia faticato un po' a scioglierli con naturalezza.

 

La resa dei villain, tradisce un po' l'alone di "perfetta organizzazione a delinquere" dipinto fino a lì, anche l'epilogo è più stiracchiato e perde quella verve mostrata all'inizio, ma tirando le somme la prova è positiva e a tratti Manfredi sembra aver toccato i giusti tasti texiani, cosa che non sempre gli riesce.

 

Mi è piaciuto poco l'atteggiamento di Tex che mostra spesso la patacca o il dialogo tra la vedova svalvolata e Carson: capisco che il vecchio cammello non abbia affatto intenzione di farsi mettere le pastoie da una moglie, ma da un "reprobo" del suo calibro, non mi aspetto una risposta "mi sono unito al corpo dei ranger". Bah dialogo improbabile.

 

Episodio accettabile che chiude un'annata di maxi su un buon livello.

 

Sotto l'aspetto grafico, Rotundo svolge un buon lavoro, con uno stile alquanto personale e affine alla tematica western.

Ho apprezzato molto le scene fluviali e gli scorci cittadini, di contro, una uniformità maggiore sulle fattezze dei nostri sarebbe stata gradita, ma su una lunghissima distanza come un maxi, un margine di tolleranza di giudizio va adottato. D'altronde il valore di Rotundo è noto da tempo e su una saga prestigiosa come Tex non sfigura minimamente. 

 

Visto l'esito della mia scelta, devo seguire più spesso il mio istinto e pazienza se lo scorso anno mi ha portato a sforare abbondantemente il budget prefissato; le piacevoli ore trascorse in compagnia del mio eroe preferito meritano un esborso extra, d'altronde è proverbiale che "per fare una gustosa frittata occorre rompere le uova" :D Il mio voto finale è 7

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