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    • Peste! al tuo posto farei un salto al lago di Como alla ricerca dell'albo. Ma sei sicuro che non sia ancora arrivato? Quante copie arrivano a Sondrio?
    • DESAPARECIDO ! Oggi è il 25 Gennaio e a Sondrio non è ancora arrivato I Viglicchi e gli Eroi.... Vabbè che siamo un paese all'estrema frontiera, ma.... Forse gli Yaqui, fallendo l'assalto a Mexcali, hanno ripiegato sulla diligenza che portava qui i fumetti  Ymalpas dice: La psicologia dell'indiano non è quella di - accidenti, ho già perso 20 uomini, vado e attacco piuttosto un ranch indifeso - ma piuttosto "se non espugno e prendo tutti gli scalpi a Mexcali, ci perdo la faccia perché erano quattro gatti e me l'hanno fatta".    Questo è uno stereotipo. I Nativi americani erano uomini come lo siamo noi. Anche loro tenevano alla pellaccia e non si avventuravano in azioni suicide solo per dimostrare di essere moralmente integri e perfetti. Le eccezioni valgono per loro come per chiunque altro essere umano in ogni latitudine della Terra e in ogni epoca storica. Il resto sono solo film e fumetti. Stereotipi appunto. Il discorso di Mexcali vale tanto quanto l'episodio citato del N 10, del 27 e di decine d'altri in Tex e in altri fumetti. Se il gioco non valeva la candela, i Nativi rinunciavano, come chiunque altro. Nella Storia, quella vera, si possono enunciare episodi di sacrificio commesso da Nativi, ma per ognuno di loro ci sono decine di situazioni in cui si sono tranquillamente tirati indietro.
    • Riavvolgendo la sbiadita pellicola del tempo, rievoco quella lontana estate del 2002. Ho il nitido ricordo di quanto fossi impaziente e su di giri, al pensiero di poter leggere in rapida sequenza il texone di Brindisi (disegnatore da me già abbondantemente apprezzato sulle pagine di Dylan Dog), l’albo a colori del centenario affidato per la prima volta ai pennelli del maestro Ticci, e la storia col ritorno di Mefisto, dopo decenni di assenza sulla saga, realizzata da Villa, il mio autore preferito. Il mio entusiasmo era pure giustificato dalle ottime due ultime prove che avevano chiuso il centinaio, con Nizzi che sembrava tornato in fase ispirata e Boselli reduce da un autentico capolavoro. Piccola digressione malinconica: se mi avessero detto che dopo la storia di Mefisto avrei dovuto attendere fino al febbraio del 2020 per rivedere una prova di Villa, avrei come minimo imprecato per un anno intero . Chiusa la breve parentesi fuori contesto, riprendo col dire che la grande trepidazione di quella estate fu fatalmente disattesa. Non anticipando nulla in merito alle mie impressioni sull’attesissimo (e deludente) ritorno del mefistofelico stregone, anche “Uomini in fuga” fu una vera e propria delusione. Il sottoscritto fa parte della categoria di lettori che reputa le storie autoconclusive su Tex non sempre all’altezza del caso, e un episodio simile non può che rafforzare la mia tesi. Nizzi chiamato per la seconda volta a sceneggiare un albo celebrativo, riuscì a far peggio del suo “battesimo del fuoco” avvenuto con il numero 400. Un soggettino insulso e abusato, che richiama spudoratamente molte altre situazioni già viste su altre storie molto più valevoli ed epiche. L’idea dell’oltraggio alla tomba di Lilyth per creare un diversivo e distrarre l’attenzione dei pards dalle caverne dell’oro Navajos, non è male e offre all’autore una piccola parentesi lirica con Tex che giura rivalsa sul sepolcro dell’amata moglie, peccato solo che simile scena finisce ovviamente con l’essere comparata con quella splendida scritta da G.L.Bonelli e il paragone risulta impietoso. Il proseguo della sceneggiatura è di una noia mortale, con un susseguirsi di eventi triti e ritriti e svariati sotterfugi narrativi che si digeriscono peggio di una peperonata a cena. La banda di scalcinati va incontro a un contrattempo dopo l’altro che li porta a sciupare il loro iniziale vantaggio. Fra un morso di crotalo, un ferro perso, una stolta alla caviglia dell’immancabile esperto minerario ricattato che si ritrova suo malgrado a fare da guida ai tangheri, si arriva al velocissimo scontro finale nelle grotte che palesa totalmente l’inconsistenza degli avversari. Che poi al pensiero che il piano di modesti manigoldi simili, sia reso vano solo dall’inspiegabile confessione del moribondo nella capanna, mi induce ogni volta a chiudere il volume. Espediente debolissimo e poco plausibile e anche volendo ammettere il contrario, non lusinghevole per Tex. Senza questo gratuito colpo di fortuna con la “C” maiuscola, i nostri avrebbero continuato ad andare a farfalle e reputo questo snodo di trama non accettabile in una storia di Tex. I nostri si limitano solo a cavalcare per tutto il tempo e senza gli incidenti dei banditi e la loro stupidaggine che li induce addirittura ad abbandonare i fucili, l’inviolabile oro dei Navajo non sarebbe più stato tale e passa pure il messaggio che una “simile impresa leggendaria” poteva pure essere compiuta da un semplice impiegato alle poste. Unica nota positiva, i disegni del magistrale Ticci, a cui il colore nulla aggiunge, eccezione fatta per la coppia di tavole ad acquerello che aprono e chiudono la prova: autentiche gemme pittoriche del maestro. Certo il Kit raffigurato nella quinta vignetta di pagina 79 sembra il clone del padre e ancor più, nella pagina 91 Tex sembra essersi sdoppiato e parlare con un suo alter ego, tuttavia sono sottigliezze che poco inficiano la prova grafica dell’artista senese e proprio i suoi disegni, mi dissuadono a mettere un’insufficienza piena nella valutazione generale. Il mio voto finale è 5
    • Hai fatto benissimo, non te ne pentirai!
    • Complimenti!!!  Hai fatto un'ottima scelta! Penso proprio che rimarrai soddisfatto, perché se i primi tre numeri ti hanno entusiasmato, gli altri faranno anche di più! 
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