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    • Impossibile, per me, non provare una certa compassione per Makua, sin dalla sua precedente apparizione. Mi aveva da subito dato l'impressione di un ragazzo che, inevitabilmente segnato da una vita sin troppo prodiga nei suoi riguardi di sofferenze e difficoltà (anche di carattere razzista), era stato infinocchiato e manipolato senza difficoltà in un meccanismo spietato e pericoloso da un individuo senza scrupoli come Edward Santos, incorrendo così nella collera di Aquila della Notte. Ed ora, scontata la pena, per lui non sembra davvero esserci pace: la nuova chance concessagli da Tex di vivere con una tribù, che per lui avrebbe potuto costuituire un nuovo inizio, si è rivelata un invece un nuovo incubo, a causa di una scorreria del sanguinario capo apache Mateo.   La prima parte del suo ritorno, che a qualcuno potrà essere sembrata "una storia con Tex, ma non di Tex", scorre abbastanza placidamente, sia pure al netto delle due sanguinarie scorrerie della banda apache di Mateo, al fine di contestualizzare a dovere il nuovo percorso di vita che il giovane Makua prova ad intraprendere, purtroppo naufragato già sul nascere non per sua responsabilità. In ogni caso, gli eventi narrati nella prima parte hanno di certo accentuato la curiosità e l'attesa per come si evolverà la vicenda nella seconda ed ultima parte.
    • Con appena cinque giorni di ritardo rispetto all'uscita programmata, ho avuto modo anche io di leggere le due storie del secondo Maxi del 2019. Il mio personale bilancio complessivo è moderatamente positivo, anche se ritengo che in sede di sceneggiatura Ruju avrebbe potuto fare di più. Ho trovato ambedue le storie abbastanza scorrevoli e gradevoli, anche se non entusiasmanti e, sotto alcuni aspetti, non sviluppate come forse avrebbero meritato.   Il boss di Chicago, l'ultima avventura di Tex illustrata dal compianto Repetto, era quella che ero più impaziente di leggere, sia per l'ambientazione inedita sia, soprattutto, per le anticipazioni lette nelle settimane precedenti l'uscita del Maxi: la presenza nella storia di un vecchio nemico di Carson che aveva fatto carriera fino a diventare nientepopodimeno che senatore degli Stati Uniti rappresentava, a mio modo di vedere, un ottimo pretesto per una storia coi fiocchi. Traguardo che, dal mio punto di vista, la storia in questione non ha però raggiunto, lasciandomi una pruriginosa sensazione di incompiutezza: troppo affrettata davvero la trama, quasi a voler chiudere la vicenda il prima possibile. Posso arrivare a comprendere le ragioni editoriali, probabilmente influenzate dalle condizioni di salute di Repetto già da diverso tempo precarie, ma anche secondo me, al pari di @Letizia, la presenza di un simile antagonista - perlomeno nella forma - avrebbe meritato una trama maggiormente sviluppata e meno prevedibile, magari estesa dulle pagine di un intero speciale (o su più albi della serie regolare). Senza essere troppo esplicito onde evitare di spoilerare, ho trovato un po' forzata la facilità con cui i pur fenomenali Tex e Carson siano riusciti a catapultarsi addosso al senatore/palazzinaro (nonché ex bandito), che in virtù della carica assai indegnamente rivestita avrebbe dovuto essere assai più difficile da avvicinare, anziché essere protetto da due sole guardie del corpo che all'occorrenza svolgevano lavori sporchi dietro suo ordine. Lo stesso Jonathan Larson alias Tom Mallett, del resto, mi è sembrato un avversario decisamente inconsistente, tanto megalomane quanto incapace di rappresentare un vero e proprio pericolo per i due pards. Altro punto a sfavore della storia, il mancato approfondimento circa i legami di Larson con il capo della polizia di Chicago, il cui atteggiamento nei riguardi dei rangers è stato quantomeno sospetto. Prendendo ancora una volta spunto dall'osservazione di Letizia, il senatore avrebbe potuto mobilitare l'intero corpo di polizia contro i due, dopo averli infangati con false accuse, invece i poliziotti fungono solo da spettatori, compresa la scena della banalissima fine del politicante/palazzinaro. Dal punto di vista grafico, invece, davvero un degnissimo commiato del Maestro Repetto, che pur con i suoi problemi di salute ci ha regalato una prova di livello molto alto.   Discretamente riuscita anche Tempesta!, illustrata dal bravo Rossano Rossi, ma a mio modestissimo ed opinabile parere si è trattato di un'occasione persa: senza alcun dubbio interessante l'idea iniziale di utilizzare il tòpos della cittadina isolata depositaria di un oscuro ed incoffessabile segreto, tale da costringere tutti i pochi abitanti ad un più o meno tacito patto di riservatezza basato sull'omertà, il problema è che a mio avviso è del tutto venuta a mancare la componente dell'imprevedibilità, essenziale in storie di questo tipo. Per portare un solo esempio, io avevo già intuito come si sarebbe evoluta la trama sin dal primo incontro dei due pards con lo sceriffo. Poco caratterizzati e alquanto inconsistenti gli avversari, poco valorizzati anche i pochi alleati occasionali. Molto "filmico", inoltre, il finale, un po' apocalittico, un po' dantesco, un po' punizione karmica.
    • Complimenti a Ruju!  Con questo maxi diventa il quarto sceneggiatore di sempre di TEX, superando Nolitta.
    • La prima storia (bellissima inizialmente) avrebbe meritato, secondo me, un maggior sviluppo. Un "re di Chicago", senatore con amicizie altrettanto altolocate, che vive tra Chicago e Washington, avrebbe meritato una fine meno ingloriosa e i banchieri e pezzi grossi, capo della polizia compreso, avrebbero meritato un po' di fastidi. Mi sarebbe piaciuto vedere i due pard ricercati per omicidio, perseguitati dalla polizia, abbandonati dal comando dei ranger perché "con le mani legate" e, alla fine, vedere la combriccola criminale sgretolarsi come sabbia al sole, con una giusta punizione per tutti i componenti (che bello quando un pezzo grosso paga il fio per le sue malefatte). Il tutto naturalmente in tre albi. Aah (sospiro). 
    • Cominciata la lettura poco fa, volevo solo soffermarmi sulla qualità dei disegni di Repetto nonostante l'età ormai molto avanzata, al contrario di altri ex disegnatori di Tex che nei loro ultimi lavori avevano cominciato a mostrare un segno molto incerto e/o pesante nelle loro tavole. Chapeau.   Nota dolente invece per il Tex in copertina, che assume una posizione quasi ingobbita (come avevo scritto all'epoca vedendo l'anteprima della copertina stessa) mentre spara a due mani.
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