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TWF - Tex Willer Forum

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  1. Caro Diablero, ti rispondo per punti. Avevo già sottolineato che non mi riferisco a questa pregevole ristampa, ma alle nuove proposte, non quella allegata ora di Burattini, ma a quelle ipotetiche e future di cui è stato accennato. Citi Galep, ma, purtroppo, Galep non disegnerà queste nuove strisce e neppure (per mio sommo dispiacere, Nicolò). Io non godo all'idea di Chiaverotti e Cassaro (e neppure Chiarolla), però se esce un Tex di Chiaverotti e Cassaro, ho la possibilità di scegliere se comprarlo o no, s non esce non ho la stessa scelta. Non ho detto che se piace una nuova uscita devono piacere tutte e mi scuso con te se mi sono espresso male. Ma che non capisco perchè, se uno è contrario (con tutte le sue rispettabili ragioni) a inflazionare le uscite, auspica queste (sempre quelle future, ipotetiche) nuove uscite a strisce. Diciamo che in questo caso se l'uscita è una tantum, hai ragione tu, perchè comunque la qualità è salvaguardata. Il tono sprezzante, oltre che insultante, lo hai usato tu, dal canto mio, se ti è sembrato tale, ti chiedo scusa perchè davvero non era mia intenzione. Proprio per questo motivo, giustifico il tuo tono e i tuoi insulti e pure li accetto, perchè se ho dato un'impressione sbagliata nel mio intervento è solo colpa mia, ma ti assicuro ancora che non era mia intenzione nè essere sprezzante, nè trollare (o trolleggiare?), per cui, se accetti, ecco la mia mano tesa. Sono entrato qua per esprimere le mie opinioni, non per litigare.
    4 points
  2. Il conteggio delle centinaia spinge per me ad unire periodi diversi. Per me fino al 709 siamo in un periodo, dal 710 in un altro (e visto che il 710 era in edicola allo scoccare del nuovo decennio, parlerei di "tex del anni 202x" più che di Tex post-700. Come delimitazione, come sempre, è un po' semplicistica e simbolica, perché con il 710 c'è un evento importante: il ritorno di Nizzi sulla serie regolare. Visto che per fare gli albi ci vuole del tempo, ovviamente la decisione non è avvenuta proprio in quel momento, ma è segno molto importante: richiamare Nizzi indica chiaramente che (1) lo staff attuale non ce la faceva più, e (2) la ricerca di nuovi autori per Tex non ha dato frutti. Per me è la certificazione di alzare le braccia al cielo, di una resa, del dire "la casa editrice vuole tavole su tavole, e allora basta, chissenefrega della qualità, riprendiamo Nizzi" (o, se siete più benevoli con Nizzi di me, del dire "basta, certifichiamo che non è possibile trovare autori di fumetti per Tex più bravi di Nizzi, riprendiamoci il pensionato che abbiamo mandato via anni fa", che sarà più benevola come formulazione per Nizzi, ma è una condanna senza appello per il panorama attuale degli sceneggiatori italiani: che futuro può avere Tex?) Sarà un caso, o un allentare delle briglie, o l'effetto della richiesta di più tavole, chi lo sa, ma praticamente in contemporanea o subito dopo Ruju entra in caduta libera, ogni storia peggio della precedente. Prima alcune sue storie mi erano piaciute, dopo nessuna. Un problema di programmazione causato da covid porta persino all'arrivo di un Zamberletti non ancora pronto sulla serie regolare, con una storia che era destinata ad un collaterale. La sovrapproduzione porta anche a diluire parecchio le storie di Boselli. In realtà il livello medio delle sue storie non lo trovo particolarmente peggiorato, in questo periodo ci sono storie ottime. Solo che sono su Tex Willer, o sui Texoni o sui Maxi o sui bis (quindi, non è che non sappia più scrivere storie del Tex maturo), sulla regolare in due anni arrivano solo 2 storie sue. In due anni. Caso vuole che siano proprio le sue due storie peggiori degli ultimi 2 anni, ed ecco servito l'attuale disastro. E andrà sempre peggio. Non è un opinione, sono numeri. I numeri sono chiari, e la matematica non è un opinione. 1) I problemi attuali di Tex sono causati in gran parte dalla "spremitura del limone" attuata dalla casa editrice. Dato che le vendite di albi speciali di Tex continuano ad essere superiori a quelle di qualsiasi fumetto partorito dai tanti "autori di moda" Bonelli, è ovvio che continueranno, se vogliono far tornare i numeri del bilancio. 2) Nizzi ha 83 anni (appena compiuti, e nessuno dei suoi numerosi fan nel forum gli ha fatto gli auguri! Vergogna!), per quanto tempo potrà continuare a scrivere? Secondo Boselli le alternative al farlo tornare erano peggiori, e purtroppo gli credo. Il suo Tex in mutande potrebbe assere sostituito al massimo da Tex tamarri, Tex supereroi, Tex depressi e introversi, Tex manga o... altri Tex in mutande. Quello che servirebbe a Tex, vista la carenza di autori in grado di scriverlo, sarebbe una drastica riduzione delle uscite, per salvaguardare un minimo di qualità. Ma la casa editrice non lo farà MAI!
    4 points
  3. Salve a tutti! Non trovo corretto parlare della ristampa anastatica del Tex originale di GL Bonelli e Galep (finalmente libera da interventi successivi di mani ignote) nel thread dedicato alle strisce inedite di Burattini e Torti. Va bene finché si parla del "packaging" generale delle varie uscite, ma quando si va nei dettagli dell'anastatica, ci vorrebbe un topic dedicato. Io intanto apro questo, poi vedranno i moderatori se va bene, se va spostato in un altra sezione, etc (io suggerirei di creare un nuovo sotto-forum dedicato alle anastatiche con un thread per ogni serie, o magari per ogni avventura). Volevo avere un thread dedicato anche perché questa iniziativa (la prima vera ristampa fedele di Tex dopo più di 60 anni... cioè, l'ultima volta che la Bonelli ha ristampato Tex correttamente non ero ancora nato!), è una buona occasione per rileggere la serie dall'inizio, una striscia per volta come facevano i lettori dell'epoca (vabbè, con 3 strisce alla settimana andiamo a velocità tripla rispetto a loro, ma è anche vero che oggi i tempi sono più frenetici di allora). Quindi, vorrei commentare con voi non solo la qualità dell'anastatica, ma anche le storie, striscia per striscia e settimana dopo settimana. (riguardo comunque alla differenza fra le edizioni: ho provato a fare delle foto ma mi sono venute tutte mosse o con il riflesso del flash, non sono un gran fotografo...) Vediamo la prima striscia, IL TOTEM MISTERIOSO, pubblicata il 30 settembre 1948 (la guerra era finita da tre anni, meno del tempo passato da Tex Willer 1). Tea Bonelli dopo aver pubblicato per un po' ristampe dei vecchi fumetti del marito (immagino che all'epoca anche se separati fossero ancora sposati, non esistendo ancora il divorzio civile e non me lo vedo GL Bonelli rivolgersi alla Sacra Rota...) l'ha ricontattato per lanciare nuovi personaggi. In quarta di copertina c'è la pubblicità di 4 serie, che immagino siano le sole che pubblicava all'epoca: la collana Audace con Furio Mascherato (ristampe), Frisco Bill (una serie di Baglioni e Zamperoni di albi di 8 pagine partita ad aprile 1948 che durò poco, rimanendo interrotta con il numero 32 a novembre 1948), la Serie D'Oro Audace (che pubblicava l'altra serie di Bonelli e Galep, quella più ambiziosa, Occhio Cupo) e infine la "Collana del Tex" Chi è questo "Tex" che ci viene subito presentato in azione? È un fuorilegge, ma con una buona reputazione. È inseguito da sceriffi con i loro "scagnozzi", ma la gente sa che "uccide solo chi merita di essere ucciso". Mentre per Occhio Cupo furono riservate origini che mostravano come fosse caduto in disgrazia per varie macchinazioni, per Tex non si spendono molte parole: è un giustiziere, un "punitore" ante litteram, che vaga per il west "uccidendo chi merita di essere ucciso", i deboli si rivolgono a lui e gli sceriffi lo inseguono. Notiamo subito alcune cose: 1) Tex è amico degli indiani. Mentre gli sceriffi e la legge lo inseguono, lui è ospitato come un amico dalle tribù indiane, tanto da aver visto Tesah da bambina. Molti settagli differiscono dalle vicende che saranno narrate sessant'anni dopo su Tex Willer: la conoscenza di Tex con il padre di Tesah, Orso Grigio, non è data da un unico breve incontro. I due sono "buoni amici". Si sono visti molte volte in passato (Tex ha visto Tesah l'ultima volta 10 anni prima, ma ha visto Orso Grigio l'ultima volta solo 2 anni prima...). Tesah chiaramente non è una ragazzina, ha già i lineamenti di una donna. La reputazione di Tex fra le tribù indiane è tale che Tesah, saputo il suo nome, gli svela subito il suo segreto, fidandosi totalmente di lui. Anche se non è vero che all'epoca gli indiani fossero davvero sempre rappresentati come selvaggi e nemici (anche nei fumetti italiani, anzi chiaramente presentavano un certo fascino esotico fra lettori e spettatori cinematografici), una simile decisa scelta di campo non era consueta: Tex Willer è da subito dalla parte degli indiani, senza se e senza ma, con la stessa decisione con cui mostra disprezzo per "la legge" e gli sceriffi. 2) Collegata all'osservazione precedente: questo Tex non è un giovanotto. Era amico del padre di Tesah da più di dieci anni (anche se da come ne parla descrivendo la sua saggezza, era più giovane di Orso Grigio). È un famigerato giustiziere famosissimo. Direi che si intuisce essere sulla trentina, e non può avere meno di 27-28 anni 3) Il west di Tex è il west dei fumetti italiani dell'epoca: una terra esotica piena di tesori favolosi, esotici indiani (e soprattutto indiane. In minigonne ante litteram a cui i lettori italiani non erano certo abituati, e di cui finalmente questa ristampa ci ridà le formosità originali), fuorilegge giustiziere amici dei deboli e nemico giurato e sterminatore dei banditi che spadroneggiano ovunque (nella figura dei malviventi che spadroneggiano e dei "banditi" che invece sono gli eroi che difendono la povera gente diversi commentatori hanno visto richiami alla Resistenza. Non lo so, non c'ero, e non mi azzardo a fare affermazioni così perentorie su periodi storici che non ho vissuto. Chi lo ha affermato però c'era...) 4) Il west di Tex non è un west "morigerato" o edulcorato per bambini. Anzi, il livello di allusioni sessuali e di sadica violenza sarebbe inaccettabile oggi in un fumetto "per bambini". Anche se non può ovviamente mostrare nulla di esplicitamente sessuale, GL Bonelli indugia in una vignetta sulla "perquisizione" di Coffin a Tesah, mostrando chiaramente la ragazza semisvestita dopo. E dopo aver trovato il medaglione, legano e imbavagliano Tesah seppellendola fino al collo, condannandola quindi ad una morte lenta per sete, o per il sole, o causata dagli animali. (come dice Coffin, "anche se gli sciacalli non la scoveranno questa notte, il sole del deserto la ucciderà domani" E anche Tex, si capisce che non si fa tanti scrupoli ad "uccidere chi merita di essere ucciso" (come si vedrà alla fine di questa storia). Insomma, si capisce come mai Tex finirà "all'indice" delle parrocchie, sconsigliato (bollino rosso!) come una lettura violenta e diseducativa... Censure che si notano nelle edizioni successive: non starò a citare le censure presenti nelle ristampe Tex Gigante e Tre Stelle che sono troppe, confronto direttamente con la TuttoTex: 1) La famosissima frase "con i suoi scagnozzi" subito nella prima striscia 2) Nella terza striscia Tex dice "non temere, amico!", e non "non temere, sono un amico!" 3) Nella quarta striscia Tex dice "Fuori legge", non "giustiziere" 4) Tesah qui è decisamente più sexy, per tutto l'albo. Negli anni 50 le avevano disegnato braghettoni sopra la minigonna e le avevano messo praticamente un maglione girocollo per non far vedere nemmeno un cm di pelle scoperta, e quando hanno fatto la TuttoTex, non potendo togliere semplicemente quelle aggiunte (fatte direttamente sulla tavola originale) hanno semplicemente cancellato Tesah e l'hanno fatta ridisegnare. Il nuovo disegnatore l'aveva "appiattita" riducendole soprattutto il culo in modo evidente, e come ulteriore ingiuria le hanno spostato un grosso balloon di testo coprendole le cosce... 5) ci sono punti dove il lettering è diverso, anche se il testo è lo stesso: probabilmente è dove il testo fu alterato nelle ristampe precedenti e ripristinato nella TuttoTex, ma scritto da una mano diversa. 6) striscia 10, una strana modifica, in originale è orso Grigio e dire a Tex che Tesah è andata a scuola a Denver ("tuo padre mi disse"), nella tuttoTex diventa "qualcuno mi disse" 7) sempre nella striscia 10, terza vignetta "Il tempo di trovare mio padre" invece di "il tempo di trovarlo" 8) striscia 18, il "le darò io stesso una frugatina addosso" diventa nella tuttotex "la perquisirò io stesso" 9) striscia 19, Coffin in originale dice "Zitta, cornacchia!", nelle ristampe dice "zitta, squaw". Sadico torturatore sì, ma non insulta una donna! 10 striscia 30, Tex chiama dente di lupo "pelle sporca". Non sta bene! Nella tuttotex è "e tu, compare" Passiamo alla seconda striscia, LA ROCCIA PARLANTE, del 7 ottobre 1948. 11) Striscia 4, Tex in originale dice "figli di cani". Non si fa, un fuorilegge (pardon, giustiziere) educato non si esprime così. E quindi nella tuttotex dice "furfanti" 12) striscia 6, qui è Coffin a lanciare un "Perdio!" che non si confà ad un bandito beneducato. Nella tuttotex è "mm...", da bandito riflessivo e timorato di Dio. 13) striscia 12, seconda vignetta, Tex è così emozionato che dice "Tesak"... 14)striscia 14, Dente di Lupo in originale era un sachem dei Pinte, nella tuttotex era un sachem dei piute (questa e la precedente penso siano sviste del frettoloso letterista dell'epoca) 15) striscia 14, vignetta 3, Tex la chiama "Tesach", poi nella vignetta successiva "Tesah" e nella vignetta dopo di nuovo "Tesach". Si capisce come dopo decenni Sergio Bonelli ancora ricordasse quanto era scarso il letterista... 16) Striscia 32, Coffin mentre spara a tradimento nella pancia a Dente di lupo lo chiama "sporco pellerossa". Saranno cose da fare??? Nella ristampa, da vero gentiluomo, lo chiama "vecchio mio" mentre lo riempe di piombo... 17) Stessa striscia, stessa vignetta, stesso balloon: Coffin gli dice pure "bastardo rosso". Va bene ucciderlo, ma perché queste microagressioni razziste? Questo Coffin inizia a darmi l'idea di non essere una brava persona... per fortuna nella tuttotex dice solo "muso rosso"... L'albo ovviamente si conclude con un cliffhanger: Tex e Tesah legati, alla mercè di Coffin che gongola! Come ne usciranno vivi? "Quale sorte attende Tex e Tesah? leggete il prossimo numero, "Terrore a Calver City" PS: tratto dal racconto "la radura delle orchidee" di Franco Baglioni, pubblicato a puntate in terza di copertina: "con l'oro e con la persuasione aveva indotto tre dei giovani del villaggio ad accompagnarlo, tre che animosi alla partenza si eran fatti sempre più spaventati a guisa che si avvicinavano alla radura". Credo che fosse un linguaggio troppo antiquato già allora, qualcuno sa chi era Franco Baglioni? (che scriveva anche i testi di Frisco Bill, e quindi era l'unico altro sceneggiatore della Redazione Audace)
    3 points
  4. A me è piaciuto molto: un ottimo Maxi e una storia tipicamente manfrediana. Di boselliano c’è forse solo la tendenza - nella seconda parte della storia - a raddoppiare, triplicare gli avversari e gli ostacoli prima del gran finale, un po’ come nel Texone di Villa o in altre avventure, mi pare. E’ tipicamente manfrediano invece l’utilizzo della Storia del West ai fini di critica sociale, in questo caso lo spaccio di whisky scadente, la corruzione dilagante seguita alla fine della Guerra civile, l’insistenza sui massacri del conflitto (ma a me il flash-back non sembra fine a se stesso, anzi serve a dare un passato e un carattere al sicario Drunky e al colonnello Dickinson, oltre che spiegare come capitan Destiny , ufficiale nordista, è diventato un delinquente utilizzando la “rete” creata durante la guerra). In Boselli l’utilizzo della Storia è più sfumato, meno critico, più inserito nell’intreccio in modo naturale, vedi per es. Lincoln e i suoi discorsi in "Pinkerton Lady". Manfredi vuole alla fine dare sempre un messaggio socio-politico, valido ancora oggi, vedi il bisogno di giustizia contro il malaffare dilagante, vedi l’importanza che dedica alla figura del Giudice nelle ultime pagine e dei collaboratori di giustizia (così come in storie precedenti l’acqua per tutti, il petrolio, i candidati a governatore, ecc). Ma la differenza più grande è nell’utilizzo dei personaggi. Manfredi li caratterizza soprattutto socialmente (il militare, il lavoratore del porto, lo speculatore, l’ispettore del cotone, la vedova proibizionista, ecc.), in questo è un po’ "verista" (visto che qualche giorno fa si parlava di Verga), i suoi personaggi sono condizionati dalla società e dal ruolo che hanno in essa, sono meno complessi di quelli di Boselli, più monodimensionali (in Tex almeno, in altri suoi fumetti secondo me è diverso). Io però non li definirei post-moderni e imprevedibili, in questa storia tutti agiscono con motivazioni ben chiare, psicologicamente motivate (la vendetta del killer, la fame di gloria del militare, il bisogno di avventura dell’armaiolo, la giustizia, i soldi, la vedova che vuole onorare la memoria del marito morto alcolizzato, ecc.). Boselli è più “romantico” (nel senso più ampio della parola), i suoi personaggi sono mossi soprattutto dalle loro passioni (positive o negative), sono più complessi e padroni di sé, tendono al dramma o alla tragedia, possono cambiare nel corso della vicenda o del tempo. Manfredi in Tex, pur creando storie a volte cupe, tende alla satira, qualche volta alla commedia, o addirittura alla farsa (vedi la storia “Oro nero”), più che alla tragedia, e i personaggi sembrano immobili nei loro difetti, ormai sclerotizzati nel loro ruolo, più cinici e disillusi. L’esempio perfetto è il personaggio del killer Drunky. All’inizio sembra boselliano, un killer con l’anima, ci appare quasi simpatico nella sua malinconia (nel flash back in lacrime), poi Manfredi se lo perde per strada e alla fine ce lo mostra un semplice killer vendicativo, incapace di cambiare o solo di mostrarsi più umano (Boselli ne avrebbe fatto forse un personaggio alla Mondego, dei “Sabotatori”). I personaggi di Boselli sono più classici, tendono a umanizzarsi o ad apparire tali, anche quelli malvagi (Ray Clemmons, Bethany, Kid Rodelo, il cacciatore di taglie in “Morte nella nebbia”, ecc.), visti anche nelle loro fragilità e complessità. I personaggi di Manfredi tendono invece a disumanizzarsi, a diventare nel corso della storia antipatici (in questa storia la vedova, il militare non evolvono caratterialmente, anzi), un po’ come il mondo che li circonda, un west crepuscolare, marcio, che corrompe un po’ tutti. Tex e Carson sono visti da Manfredi soprattutto come rangers, uomini di legge, che magari usano a volte metodi poco ortodossi (vedi il finale de “La grande sete” con la diga che salta), ma sempre col distintivo pronto, per far trionfare la legge (addirittura in “Oro nero” Tex diventa pubblico ministero). C’è da dire che per loro la legge - e in questa storia è chiarissimo - non è certo quella al servizio dei potenti, ma al contrario è una salvaguardia per i più deboli (vedi l’ultima pagina: gli eroi veri sono i proletari), anche se la giustizia vera, per Manfredi, è difficile da ottenere. Concludendo, a me questo Maxi è piaciuto, anche i disegni e le atmosfere di Rotundo. La scena più bella è quella della copertina, lo scontro di Tex e del killer Drunky al castello e sulla scogliera. Peccato - come detto - che il personaggio di Drunky con l’armonica a bocca non sia stato poi sviluppato. Notevoli anche le scene sul fiume, tra le nebbie o negli scali portuali, tra la varia umanità che li popola. In sintesi una delle migliori prove di Manfredi su Tex, secondo me. E la migliore storia di Tex del 2021 (aspettiamo però di leggere “Alla ricerca delle navi perdute”).
    3 points
  5. Ho comprato le prime strisce, non so se proseguirò la raccolta - e vado a spiegarne il motivo, anche se temo di inimicarmi una parte del forum Anzitutto, trovo comunque l'iniziativa lodevole e spero abbia grande successo. Devo anche dire che avendo per le mani le prime strisce, mi rendo conto di come questo formato renda davvero giustizia al tratto morbido di Galep. Sono rimasto stupito di come l'esperienza di lettura dei disegni - straordinari - sia davvero diversa rispetto al formato dell'albo bonelliano a cui ero abituato. Si vede come Galep fosse davvero capace di raccontare una storia con i suoi disegni. Forse è questo il motivo che mi spingerà a proseguire la raccolta. Però, io sono un lettore relativamente giovane, ho iniziato a leggere il Tex ad inizio anni '90 recuperando l'intera collezione ai mercatini, senza prestare la minima attenzione alle edizioni (tra i miei albi si trovano indifferentemente tuttotex, tre stelle, anche alcuni originali prezzati 200L, ecc.). E quelli sono gli albi che mi hanno fatto innamorare di Tex. Il formato a strisce non mi appartiene, è il rileggere le prime storie nel formato e negli albi che avevo da bambino che evoca in me i ricordi, il sentimento di nostalgia, che è poi il motivo per cui si leggono e rileggono le vecchie storie. Quindi, anche se decidessi di comprare le anastatiche, in fondo sarebbe solo per collezionismo (a cui tutto sommato non sono così interessato), non per leggerle davvero. Ma sono le storie originali, senza censura!, mi direte. Un vero texiano deve leggere gli originali di GLB e Galep! Certo, è una gran cosa, ma forse questo non mi eccita particolarmente. Comunque forse alla fine le comprerò tutte, giusto per non dovermene pentire tra vent'anni
    3 points
  6. Concordo sulla sostanza dell'intervento di @James Kirk e sul gradimento complessivo di questa nuova (e meritevole) iniziativa della Bonelli / RCS. La qualità della carta e della stampa mi sembra decisamente buona. Fatico invece a comprendere un intervento come quello di West10, con i suoi calcoli sul costo delle strisce tutto incentrato sulla storia di Burattini/Torti. A me pare evidente che lo scopo di questa iniziativa non stia tanto nel pubblicare una nuova storia di Tex, facendo "digerire" ai lettori le ristampe anastatiche dei primi numeri, quasi che si trattasse di un amaro boccone da sopportare per potere aggiungere alla propria collezione questa nuova storia (che peraltro dura solo per sei uscite). Il ragionamento di fondo (certo, opinabile come impostazione, in base ai gusti e alle inclinazioni dei lettori), mi pare essere quello di fornire agli appassionati le strisce originali di Tex in una versione originale finalmente accessibile, mentre la storia di Burattini/Torti la vedo come un riempitivo e un elemento collaterale decisamente marginale (dal mio punto di vista, ne avrei anche fatto a meno, ma non mi dispero per la sua presenza né penso di aver speso dei soldi invano). In ogni caso, opino che un lettore "completista" di Tex, se proprio desidera anche avere questa nuova storia di Burattini, sarà, a maggior ragione, più che interessato ad acquisire, a prezzi decenti, le ristampe anastatiche, che non credo possano mancare alla sua collezione. Pertanto, il costo complessivo a me pare più che ragionevole in relazione ad una qualità valida e ad un'operazione editoriale intelligente ed eseguita, mi pare, con cura. Rivedere i testi originali, pur con qualche svarione (ad es. Wiscky) o espressioni come "scagnozzi" e "pelle sporca" - oltre naturalmente ad ammirare i disegni di Galep nella loro intenzione originale, con le forme di Tesah rese in maniera molto più naturale e accattivante (peraltro senza alcuna ostentazione), vale pienamente, a mio avviso, il prezzo "del biglietto".
    3 points
  7. Infatti, io mi DISSOCIO totalmente dalle affermazioni dei miei colleghi forumisti... A chi chiede di lasciare libertà di cambiamenti agli autori secondari e terziari... ehm... non so come metterla in maniera gentile, ma vi rendete conto di cosa parlate? Il problema principale del trovare nuovi sceneggiatori per Tex, come si è detto tante volte, non è trovare qualcuno che si ricordi di fargli dire "vecchio cammello" e "satanasso" e mangiare patatine. Il problema è che NON C'È GENTE CAPACE DI SCRIVERE UN WESTERN (e quei pochi come Manfredi danno altri problemi). E lo si è visto su Zagor, dove sono stati controllati meno... e come risultato adesso praticamente tutte le storie presentano alieni, altre dimensioni, mostri fantascientifici, stregoni, draghi, robottoni giapponesi (e a volte draghi che sono robottoni giapponesi... Chiaverotti davvero è il simbolo di questo andazzo, qualunque cosa faccia). Zagor è stato completamente SNATURATO in pochissimi anni! Parliamoci chiaro: la maggior parte degli autori Bonelli attuali odia i fumetti Bonelli, o meglio i fumetti "tradizionali" Bonelli. Sono cresciuti adorando i manga, o i supereroi americani. Tex non l'hanno mai nemmeno letto e non vogliono leggerlo, lo disprezzano, come non guardano i western al cinema e non leggono western. Se fanno una storia di Tex per prima cosa ci mettono un alieno, un mutante, qualcuno dotato di superpoteri, un Dio Nordico presi dai film Marvel. Non conoscendo e non curandosi del "tono" di una serie, in breve tempo Mefisto verrebbe relegato a nemico di serie C, in mezzo a stregoni molto, molto, molto più potenti (e si è visto con la strega vudù, Mefisto al confronto era un principiante) compensati dai nuovi superpoteri di Tex (come i nuovi superpoteri di Zagor, tipo il fatto che ha la linea telefonica diretta con Manito, è un predestinato dal destino tipo nuovo messia, l'aquila sul petto è sacra e magica e ha un organizzazione segreta di 007 ad aiutarlo. In un fumetto di supereroi sono tutti superpoteri, Iron Man ne ha di meno). Ora come ora, penso che se non arriva miracolosamente qualche autore capace (ma ne esistono ancora?) o se Ruju non migliora decisamente, io smetterò di leggere Tex nel momento in cui Boselli smette di scriverlo. Se iniziano a lasciare campo libero alle puttanate supereroistiche come su Zagor, smetto molto prima. Come ho smesso Zagor. Pensate che esageri? Non ve lo ricordate che Airoldi tre anni fa voleva fare il Reboot di Tex come hanno fatto negli USA con i personaggi DC? Lo sapete quante volte hanno fatto un reboot totale di superman, cambiando completamente ogni volta il suo passato, la sua età, i suoi poteri, il supporting cast e i nemici?
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  8. Ci sono momenti nella vita professionale in cui si presentano le occasioni per mettere a frutto tutta la passione e le fatiche, per fare il salto di qualità: anche per Nizzi fu così e il periodo coincise col finire del terzo centenario. Sebbene le sue prime prove sulla saga non furono affatto male, tanto da convincere Sergio Bonelli a ingaggiarlo in pianta stabile, è indubbio che “Fuga da Anderville” rappresentò per l’autore la chiave di svolta, che inaugurò ufficialmente il suo periodo d’oro, che aiuterà a rilanciare la saga, dopo la crisi dovuta al fisiologico declino del grandissimo Gian Luigi Bonelli. In questi tre anni di mia permanenza nel forum, ho avuto il piacere di recensire più di duecento storie del nostro inossidabile ranger e ho cercato di essere sempre il più obiettivo possibile. Di fatto, nei giudizi e nell’assegnazione dei voti (per quanto un freddo numero matematico possa servire nella valutazione di un’opera artistica) ho evitato di abusare con termini del tipo “capolavoro” o “pietra miliare”, riservandoli solo qualora lo ritenessi realmente necessario. Al cospetto di questa prova di Nizzi, che definire ispirata risulta quasi riduttivo, tuttavia, sono “costretto” a catalogare la stessa nella stretta cerchia di episodi che meritano “la corona d’alloro”. Mi si potrebbe chiedere come mai allora io abbia aspettato così tanto a commentarla e soprattutto perché nell’apposito topic, non la inserii fra le dieci migliori composizioni nizziane, alienandomi allora le simpatie del caro pard @Leo che mi minacciò di togliermi il saluto , eppure anche per queste legittime domande c’è una risposta: di solito commento solo le storie che possiedo per intero, senza albi mancanti, e voglia il caso che fino a poco tempo fa nella mia collezione mancasse proprio l’albo 297, ovvero quello in cui si iniziava questo gioiello della saga. Per coerenza, sebbene avessi avuto comunque modo di constatare la grandezza della storia, mi astenni dal recensirla fino a quando, di recente, fra lo scaffale di un mercatino, sono riuscito a procurarmi il fatidico albo mancante, colmando così quel gravoso buco della mia raccolta. Mi scuso per la chilometrica premessa; mi impongo spesso di essere il più conciso possibile ed evitare digressioni nei miei commenti, ma puntualmente, quando mi ritrovo dinanzi storie a cui tengo, ricasco nella trappola e divento più prolisso di Nolitta alle prese con gli Uomini Giaguaro , ma adesso non volendo indugiare oltre, provo a dire la mia in merito a questa celebre prova che traghettò il famoso ranger alle soglie del numero 300. Nizzi per l’occasione scelse uno spunto alquanto ambizioso, ambientandolo durante la guerra di secessione, argomento sempre molto caro agli appassionati texiani e di storia americana in genere. Con una struttura narrativa interessante, costruì un lunghissimo flashback, in cui praticamente si svolge tutta la vicenda, per poi chiudere l’episodio nel presente, in cui il lettore assiste a un vero colpo di scena, molto a effetto. Eviterò ovviamente di riassumere la trama (non avrebbe senso per chi la conosce già e sarebbe ingiusto invece nei confronti di coloro che non l’hanno mai letta e rischierebbero di vedersela spoilerata) ma non posso astenermi dal lodare la straordinaria caratterizzazione dei personaggi che l’autore dipinge pagina dopo pagina e notare con quanta abilità lo stesso, riesce a cesellare un perfetto miscuglio di azione, giallo, drammaticità ed epicità di molte scene. Come rimanere insensibili dinanzi all’eroico sacrificio di Tom per permettere a Tex e John Walcott di fuggire dall’inferno in terra rappresentato dal campo di concentramento di Anderville? Come non sentire un brivido nella schiena durante l’orrenda operazione di sepoltura nella palude dei corpi dei nordisti morti di inedia e privazione dentro le mura del campo? È vero che stiamo leggendo solo una trama di fantasia, ma come non fermarsi a riflettere sugli orrori della guerra e alle storture dell’umanità, imbruttita dall’odio dei conflitti, che purtroppo non sono solo fantasia e la storia ciclicamente ci presenta, mostrando di quanto l’uomo non riesca a imparare dai sanguinosi errori del passato? Un altro aspetto che si percepisce durante la lettura e proprio l’atmosfera cupa e struggente che trasuda sequenza dopo sequenza, vignetta dopo vignetta, in cui sapientemente l’autore muove le sue pedine e marchia a fuoco gli eventi che lasciano il segno nell’immaginario del lettore. A voler essere puritani (o texiani integralisti se preferite) non si può negare che l’episodio è alquanto atipico e forse il più nolittiano scritto da Nizzi, visto l’amaro finale, con Tex incapace di cambiare il corso degli eventi e sconfitto in fondo su tutta la linea, tuttavia la sceneggiatura è così aulica e tocca alti picchi di epicità e pathos, che non si può non amarla. Con una sorta di rassegnazione di fondo, Nizzi ci dona quasi un quadro verghiano dei suoi personaggi: una folta lista di "vinti", che per quanto si battano per i propri scopi e ideali, si ritrovano alla fine battuti dalla vita e dal destino. È un vinto il potente Howard Walcott, che, dopo aver escogitato un diabolico intrigo per impossessarsi dell’oro e favorire la sua carriera politica, si ritrova, a un passo dal traguardo, sconfitto dalla malattia e distrutto dal rimorso; è un vinto il fiero e leale John Walcott che paga la sua lealtà con l’infamia di un’ingiusta accusa, che macchia il suo nome e il suo onore dopo la morte. Non differente l’esito del cugino Leslie che, seppure spinto dall’integrità morale che ha sempre pilotato le scelte della sua vita, si becca una pallottola a bruciapelo dalla persona che ovviamente non si aspetta. Per una volta è sconfitto pure Tex che si ritrova una pedina nelle mani dell’infido Howard e non può far null’altro che indignarsi e amareggiarsi dell’assurdo esito di questa tristissima vicenda. Ma la lista potrebbe continuare a lungo, poiché anche Tom può essere inserito nella lista dei vinti, visto che sacrifica la sua vita da eroe ma tutti noi purtroppo sappiamo che, non bastò abolire la schiavitù per sconfiggere il razzismo. Che dire, una storia che impreziosisce la saga e che di fatto, in quegli anni, promosse sul campo Nizzi, come degno erede del grande Bonelli. Non meno prezioso il contributo grafico del maestro Ticci, giunto all’apice della sua maturità artistica e di resa. Alla consueta dinamicità e straordinarietà degli sfondi, l’artista senese si supera con una perfetta recitazione dei suoi personaggi, che in trame simili è fondamentale. Il suo tratto inconfondibile e corposo, scandisce come un metronomo ogni sequenza narrativa e valorizza i vari passaggi narrativi. I pennini di Ticci riescono a esprimere tutta la disperazione che serpeggia ad Anderville, e contribuiscono a donare pathos alla già ottima sceneggiatura fornitagli da Nizzi. Un perfetto binomio che si ripeterà in altre riuscite storie degli anni seguenti e contribuirà all’età dell’oro dello sceneggiatore di Fiumalbo nel decennio ottanta. Il mio voto finale è 10
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  9. Questa storia mi è piaciuta propio perchè cruda, con sottovalutazioni inziali da parte di Tex della tragedia che sarebbe successa con l' abbandono del villaggio per seguire Cruzado da parte dei giovani navajos. Sottovalutazione giustificata dalla rabbia di vedere che i suoi insegnamenti non hanno avuto presa sui suoi ragazzi. Giusto che vada tutto storto, nella vita le cose raramente vanno dritte. I giovani erano colpevoli di massacri non potevano tornare a casa come se nulla fosse. Le morti dovute ai cacciatori, a fine della storia, sono la dimostrazione che il male produce altro male. Un Tex "quasi" sconfitto, che riporta un solo ragazzo, che sia di monito ad altri in futuro. Una storia con un grande messaggio morale e sociale : la violenza distrugge le vite e le famiglie e crea solo altra violenza.
    3 points
  10. Sono completamente d‘accordo. Con molta meno spesa si comprano le bustine trasparenti in formato striscia e si conservano nelle sempre pratiche (salvaspazio) ed economiche (salvaportafoglio) scatole da scarpe (oppure piccole scatole da imballaggio che si trovano da Brico, Leroy Merlin, ecc.)
    2 points
  11. In realtà la sequenza è piuttosto strana... Prima di tutto, il "formato gigante" (oggi chiamato "formato Bonelli") nasce come raccolta di ristampe (fa un po' ridere il fatto che una raccolta di ristampe sia più quotata dai collezionisti degli originali) La pubblicazione originale delle storie di Tex, fino a "la caccia", avviene settimanalmente nella collana a striscia, di cui esistono 36 serie pubblicate sin dal 1948 fino al 1967: per un totale di 973 strisce: http://www.guidafumettoitaliano.com/guida/testate/testata/8539 Visto il successo di Tex (che per anni è stata davvero l'unica testata della Bonelli di un certo successo, mentre le altre aprivano e chiudevano continuamente, anche se facevano disegnare le copertine a Galep per "spingerle), già nel 1952 si mise in cantiere la ristampa della serie nel più costoso ed elegante formato chiamato all'epoca "Albo D'oro" (dal nome della collana di maggior successo che lo utilizzava), ristampando le strisce nelle stesse identiche dimensioni, ma a tre per pagine. Il nome esatto della collana comunque è "Tex Quindicinale", e ne escono 205 divisi in 8 serie, dal 1952 al 1960 http://www.guidafumettoitaliano.com/guida/testate/testata/7076 Le prime censure avvengono in questa collana, a partire dal 1953. Dopo il trionfo della Democrazia Cristiana alle elezioni del 1948 in pochissimi anni l'Italia fu attraversata da una fortissima ondata di censure bacchettone, che si applicarono a tutto, dai film (rendendo la vita difficile ai film neorealisti fino a stroncarli), alla musica, al teatro, e ovviamente anche ai fumetti.In pochissimi anni la povera Pantera Bionda fu obbligata a passare da questo costume in bikini ad un abito decisamente ridicolo per una eroina tarzanide, ma considerato più consono ad una donna onesta... Albi a striscia di 32 pagine ristampati a tre per volta nel formato Albo D'oro diventavano albetti albo d'oro da 32 pagine. All'epoca con le rese dei fumetti si facevano le "raccolte", più albi raccolti indieme e rimessi in vendita. Il "formato Bonelli" nasce con le raccolte degli albi d'oro, la prima serie "Tex Gigante", chiamata oggi "serie 1-29" perchè ne uscirono solo 29 numeri (poi si concluse con la conclusione della collana quindicinale, mancando altri albi da raccogliere) dal 1954 al 1961: http://www.guidafumettoitaliano.com/guida/testate/testata/7077 Raccogliendo gli albi d'oro, questa serie è, almeno parzialmente, CENSURATA. Visto il grandissimo successo di questi volumi, che erano pubblicati per forza di cose in tirature limitate come tutte le raccolte (e per questo sono tanto rari), ma che andavano a ruba, Sergio Bonelli ebbe l'idea di lanciare una NUOVA serie di RISTAMPE (e non più di raccolte), la Tex Gigante (seconda serie), che è quella che prosegue anche adesso e che portò Tex al definitivo grande successo, e che iniziò nel 1958: http://www.guidafumettoitaliano.com/guida/testate/testata/8500 La cosa strana è che i primi Tex Gigante 2a serie sono non censurati. Cioè, non presentano le censure presenti negli albi d'oro. (ed è l'ultimissima volta che quelle storie furono pubblicate non censurate fino ad oggi). Da alcuni "indizi" presenti negli albi, che indicherebbero la presenza di modifiche attaccate alle tavole e poi cadute o tolte, l'ipotesi è che le censure nella serie Albo D'oro furono fatte senza modificare le tavole originali, ma semplicemente attaccandoci sopra le modifiche fatte su un foglio diverso (è un sistema che si usa a volte ancora oggi, e che se fosse stato usato sempre avrebbe salvato le tavole originali). Nel 1958 si erano dimenticati o non se ne curarono e ristamparono le tavole originali senza modifiche, fino al numero 14. (c'è un equivoco su questo: molti pensano che le censure siano presenti solo nei primi 14 albi. No, è il contrario: i primi 14 albi originali sono quelli senza censure, poi dal 15 le censure ci sono eccome, ma non c'è più la prima edizione non censurata) Dopo un po' si accorsero dell'errore e fecero nuove censure, stavolta massacrando direttamente le tavole originali...
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  12. Avevo iniziato a scrivere prima che tu postassi quel chiarimento, e ho cross-postato senza leggerlo. inoltre nei tuoi riferimenti a chi criticava la proliferazione di uscite ho visto un chiaro riferimento ai miei post, visto che sono quello che più batte la grancassa su questo tema da mesi. Ma io sono anche fra quelli che avrebbe preferito che ci fossero solo le anastatiche senza inediti, quindi non ci ho proprio pensato che potessi parlare di quelli. Vabbè, è stato tutto un equivoco, scusami anche tu...
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  13. Forse sono uno dei pochi poveracci a non possedere gli originali (a leggere certe cose viene il dubbio) ma personalmente la ritengo la migliore iniziativa Bonelliana (se è edita dalla Bonelli, non l'ho ancora capito) degli ultimi 20 anni, e leggere "scagnozzi" più tutte le altre espressioni colorite che verranno...per non parlare di Tesah scosciata Mi fa praticamente piangere di gioia Inoltre il formato a striscia è di suo una figata fotonica, e lo stupendo e morbido tratto del primo Galep ne esce esaltato all'ennesima potenza... Oltretutto mi piace anche l'iniziativa della nuova striscia, Torti si conferma una bellissima rivelazione texiana e il formato a striscia gli calza come un guanto Insomma, entusiasmo a go go, una volta tanto
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  14. Certo che è abbastanza incredibile che questa vignetta, dal 1948 in poi, sia stata censurata per anni e anni, e persino in "TuttoTex" ci fosse un balloon che copriva la gamba destra di Tesah! Ma d'altra parte c'è qualcuno che ha avuto da ridire, anche non molto tempo fa, sulla scena di seduzione di Bethanie ne "I sabotatori" o in quella della ragazza nella piscina in "Giovani assassini" solo perché in entrambi i casi si vedeva un po' di decolleté... Mah! Siamo proprio in Italia... Comunque sia, questa vignetta dimostra una volta di più la grandezza di Galep, che con Tesah versione pin-up anticipa di ben trent'anni le donnine di Milo Manara... La cosa più divertente dell'allegato all'anastatica, infatti, è il titolo dell'articolo di Gianni Bono: "Ho visto cosce..."
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  15. ma....ognuno è libero di esprimere e pensarla a suo modo...quindi che ti posso dire...ribadisco che ogni volta che, parlando di fumetti o comics in genere anche su altri forum o facebook, esce una produzione nuova magari attesa da tanto tempo dai fan e da molti lettori e la produzione è davvero fatta bene e lodevole.....c'e' sempre qualcuno che ha sempre da ridire in negativo che trova ogni peluzzo assurdo pur di dare contro....tutto qua !!! Se hai la libreria o la casa piena di fumetti originali e altro e non vuoi comprare questa uscita...chiaro non farlo !!! Io ho davvero la casa piena di moltissimi fumetti Marvel originali dagli anni 70 e Bonelli e Mercury ecc ecc e posso dire che questa produzione l'attendevo da molto tempo e ora ne sono davvero felice perchè E' FATTA BENE e poi non è mai stata eseguita dalla Bonelli e co. Ne sono davvero felice. Poi non c'e' limite alla PERFEZIONE ma sempre ribadirlo mi sembra assurdo... Godetevi questa produzione e godetevi i tratti originali di Galep che sono meravigliosi in tutte le sue parti non censurate. Incredibile come in poche "pennellate" di china Galep riesca a creare una figura femminile davvero bellissima e sensuale come Tesah !!! disegni scarni e notturni magari con tanta stanchezza ma pur sempre meravigliosi !!! Sono davvero fiero di comprare tale collana !! IMHO
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  16. La fascia 700 di Tex: prime valutazioni A novembre arriveremo a quota 733, un terzo degli albi della fascia 700. In attesa di leggere i primi albi della prossima storia di Boselli e Bruzzo, perché non iniziare a dare le prime valutazioni degli albi pubblicati dal 2019 a oggi ? Le storie L'andamento per me è in caduta libera. Siamo su livelli sicuramente alti con le storie fino al n. 713, il livello tende a scendere ababstanza con i dieci albi successivi e precipita dal n. 725 a livelli di mediocrità o insufficienza. La migliore storia è La maschera di Satania, la peggiore Il pistolerò vudu. Gli autori Tra gli autori bene Boselli anche se su Netdahe poteva fare meglio, Una colt per Manuela Montoya è il classico incidente di percorso, al di là del personaggio principale per me stravolto, la storia è noiosa. Bene Manfredi ma solo una storia. Ruju parte bene con la storia di Bowen, molto bella la sua Guatemala, ma ci sono storie in cui inspiegabilmente è come se si rilassi. Nizzi nella media, simpatico l'albo "La rupe del diavolo". Tutto sommato buona la storia di Rauch mentre Zamberletti non è da serie regolare, probabilmente neanche da Tex. I disegnatori Per quanto riguarda i disegnatori la new entry Benevento supera benissimo l'esame, Prisco sopra la sufficienza ma in calo rispetto alla sua prima prova, Candita è rimandato a settembre, Laurenti bocciato. In generale comunque non ci possiamo lamentare. Le copertine di Villa si mantengono sui livelli delle altre centinaia, alcune bellissime come "Guardia rural" altre invece anonime o semplicemente brutte come quella dell'albo "Guatemala!". La casa editrice Abbiamo avuto i gadget (medaglie dei quattro pards) e la proliferazione di bollini stampati sugli albi. In un caso la copertina è stata addirittura dettata dall'alto (Il pistolero vudu). Abbiamo avuto la "sorpresa" del numero doppio, il 729 bis "Agente indiano", che ancora non si è capito se resterà un caso unico oppure no. Io spero che lo resti. Abbiamo avuto un miglioramento degli albi, se non della carta almeno della copertina, più robusta e a colori anche nelle sue parti interne (dal nyumero di aprile 2021 "Il pistolero vuvu"). Il prezzo è salito da 3,50 euro del n. 700 ai 4,40 euro dei nostri giorni. Un aumento di quasi un euro a albo come non si era mai visto, purtroppo coinciso con la pubblicazione delle ultime storie che non saranno purtroppo ricordate tra le migliori. In conclusione: Livello delle storie in netto calo. Qualità grafica buona/ottima Editorialmente le pubblicazioni di Tex sono diventate un veicolo pubblicitario, invadenza fastidiosa dell'Eidotre e prezzi che si fanno sempre più insostenibili.
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  17. SPOILER SPOILER SPOILER Devo ammettere che nel secondo albo il soggetto mi ha sorpreso un po'. Dalla situazione di "atmosfera" del primo albo si è passati al "solito" complotto tra affaristi senza scrupoli e militari gallonati intenti a scatenare una guerra indiana finalizzata all'intervento dell'esercito e mirante in ultimo ad impadronirsi delle terre utes. Una virata che non mi sarei aspettato ma che tutto sommato, al di là di una certa sorpresa per una trama che si incanalava su binari fin troppo noti, non pregiudica la riuscita di una storia che si mantiene pimpante fino alla fine. Certo, la sceneggiatura mostra qualche forzatura, dalla preveggenza di Tex sulle future azioni di Colter (un "assist" dello sceneggiatore che un po' fa storcere il naso) al fatto che Colter abbia scoperto l'identità del Siats: a meno che mi sia sfuggito qualcosa, come ha fatto Colter a capire che il mostro era il figlio del Comandante? Solo per via della somiglianza? Boh, non ho capito questo passaggio. Poi, nella sequenza finale, c'è la scena del confronto tra Carson e il maggiore Conroy che mi ha molto divertito: qui Carson fa la parte di Tex, e come il soggetto di questa storia è abbastanza prossimo a quello della storia Il Presagio, così questa scena riprende la situazione analoga vissuta nella storia nizzi-civitelliana, con un'inversione di ruoli un po' al limite: lì Carson si manteneva freddo con Tex che perdeva le staffe, qui invece è lui a minacciare avventatamente il comandante militare: non so quanto questa scena rispetti le tradizionali caratteristiche dei personaggi, ma resta il fatto che io mi sono fatto una bella risata. Una Menzione particolare, infine, per il padre adottivo del Siats: di fronte alle mostruosità del "figlio", resta inerte. Si rende conto della follia del ragazzo, e capisce che l'unico modo per fermarlo è ucciderlo. Ma non lo fa, per amore. Non so se il personaggio sia di Barbanera o di Ruju, ma ad ogni modo complimenti, è una chicca in una storia comunque riuscita. Disegni bellissimi, contribuiscono non poco al piacere della lettura. Ovazione per Benevento.
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  18. Grazie infinite per la tua comprensione, ironicamente parlando mi ripeto, siamo noi che non capiamo la loro arte (non la tua, per te solo applausi e i miei non te li ho mai lesinati). Solo che tra gli Hulk che spezzano le reni come stecchini di personaggi con una storia alle spalle (quella si! una storia monumentale) e vecchine che en passant si impossessano del corpo di Carson perché usi le sue pistole contro il suo stesso pard, qualche dubbio sui tuoi collaboratori viene. Ma sono singole sequenze e non l'intera storia. Cinque, dieci pagine le fai riscrivere se ti accorgi che invece di sceneggiare Tex sembra che stiano sceneggiando Dylan Dog. Non puoi fare neanche questo ? Poi io più vado avanti con gli anni e più mi sento diventare riflessivo e tollerante e anche critico verso me stesso. Lo so, tra questo e qualche altro messaggio magari vi fate l'opinione opposta, ma sinceramente non è che noi godiamo a vedere maltrattato il fumetto che seguiamo da una vita. Allora o dici chiaramente che le critiche mie o quelle di Diablero (per citarne uno che vedrei bene tra i tuoi collaboratori a correggere le cose che non vanno) sono ingiuste e pretestuose e puoi farlo perché nessuno credo si offenda oppure riconosci che qualche errore è stato fatto. Il messaggio che vorrei leggere da te è che con le prossime storie presterete più attenzione perché non è nel 2021 che i lettori di Tex sono diventati di colpo meno esigenti.
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  19. Altro finale memorabile: dopo il racconto struggente di Tex attorno al fuoco del bivacco (e nell'animo del lettore), aleggia un pesante silenzio intriso di malinconia e rassegnata mestizia, ben resa dalla sequenza di sceneggiatura e dai consueti disegni efficacissimi del maestoso Ticci. Purtroppo il lungo declino d'ispirazione di Nizzi ha parecchio "sporcato" il suo eccellente contributo alla saga e il rischio, che il suo nome venga più associato alla fase sciatta e mediocre post 500 rispetto al brillante esordio degli anni 80, è sempre alto tra i lettori.
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  20. @MacParland, @valerio, @Juan Ortega grazie di cuore! Beh così però mi fai arrossire caro pard. Hai citato un'altra scena notevole della prova. Superficialmente si potrebbe pensare che il suicidio di Walcott sia una mossa codarda per non affrontare la malattia, ma non credo proprio che sia così: non avrebbe di certo aspettato Tex per porre fine alla sua scellerata esistenza. A mio modo di vedere Walcott, dopo aver costruito il suo castello criminale sull'inganno e il sangue dei nipoti, ha vissuto il suo "trionfo" attanagliato dal rimorso e il tenere la foto dei defunti nipoti sulla scrivania ha rappresentato per lui una sorta di ordalia per ricordargli i suoi scheletri del passato. Mi verrebbe da pensare che abbia pure accolto la malattia come una sorte di liberazione interiore per permettergli di espiare i propri peccati e trovare il coraggio di confessare a Tex quello che, per spirito di conservazione, non avrebbe mai fatto in condizioni normali. Comunque qualunque sia la chiave di lettura, è indubbio che la sua caratterizzazione è notevole; pure l'opera di Ticci, che lo ritrae magistralmente col viso sofferente ed emaciato, rende perfettamente il dramma dell'epilogo. Lieto di sentirtelo dire caro pard, per stavolta son riuscito a farti seppellire l'ascia di guerra. Concordo, infatti ho anch'io specificato che lo spessore e l'epicità della storia la rende comunque un capolavoro. D'altronde anche il grande Bonelli a volte ha optato per epiloghi amari per Tex, mi vene in mente come esempio l'episodio con Apache Kid. Vero, davvero una sequenza splendida. L'unico fascio di luce dopo tante ombre, ovvero la preziosa amicizia fra i due pards, più inscalfibile di un diamante. Scena resa ancor più poetica dal magico tocco di Ticci.
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  21. Ora hai rimediato a quella tua affermazione che mi ha portato a disistimarti alquanto Sono contento di poter dire che ti sei riabilitato, era un cruccio che mi portavo nel cuore Obiettivamente, siamo al cospetto di un capolavoro. Tex è vinto, sì, ma da qualcosa di disumano, perché è inimmaginabile un atto così contronatura come quello perpetrato dal vecchio Walcott. E a fronte di questa sconfitta, in cui Tex non ha, non può avere, colpa, c'è però uno stuolo di comprimari veramente maiuscolo, con John e Leslie, a loro modo due facce della stessa medaglia nella loro lealtà e nel loro senso del dovere, con l'abietto anche se apparentemente mansueto zio, con Tom e il suo sacrificio. E poi c'è Carson. Già, Carson, nell'ultima vignetta. Quando un Tex avvelenato da quanto appena vissuto ha bisogno di mandar giù il rospo, tra i campi di cotone del Vecchio Sud cavalca nel vento e chiede a Carson: "mi farai compagnia, vecchio Cammello?" Una vignetta, cinque parole, il bagno caldo di cui ha bisogno Tex per ripararsi dal gelo della mostruosità appena vissuta, nella compagnia di quell'arzillo vecchietto che ha sempre al suo fianco. Conclusione stupenda di una storia superlativa.
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  22. Tanto di cappello @Condor senza meta, recensione con i super-fiocchi che non posso non condividere. Te l'ho già detto ma lo ripeto: scrivi veramente bene, enfatizzando soprattutto le emozioni che una storia ci fa vivere che, alla fine dei conti, è quello che conta! Mi sentirei di aggiungere che l'ultimo estremo atto di Walcott non è altro che la massima redenzione per tutti coloro che hanno sofferto e patito in una tragedia che non ha risparmiato niente e nessuno. Non rimane nulla da fare: ora Walcott dovrà presentare il conto del suo terribile atto all'unico che potrà dargli un eventuale perdono. Nizzi magistrale, sicuramente una delle sue prove migliori.
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  23. Io credo invece che molte persone non arrivino a capire la differenza fra un disegno "esteticamente scarno" (o addirittura brutto) ma EFFICACE e un disegno INEFFICACE perché INCAPACE DI COMUNICARE. Il paragone che vedo fare spesso (tu sei solo l'ultimo di una deprimente fila) fra i disegnatori degli anni 50 come Galep (che dovevano andare in fretta e pensare al sodo) e certi disegnatori attuali che ti fanno leziosi e dettagliatissimi quadretti (producendo magari pochissimo) e comunicando ancora meno, con tavole che non trasmettono nulla ma hanno tutte le colonnine doriche dettagliate, mi fa pensare che sia più il prosciutto che finisce sugli occhi che quello che finisce nello stomaco. Un disegno esteticamente "scarno" può essere efficacissimo, e "funzionare" molto meglio di uno pieno di inutili dettaglietti da un tanto al chilo (anche se oggi, a vedere l'orror vacui che prende i lettori alla vista di un centimetro quadrato vuoto, mi fa pensare che molti valutino i disegni davvero in base alla quantità di segni. Ma questo è un altro discorso, che non hai fatto, quindi lasciamo perdere...). Qualche esempio? Il tratto del Galep che doveva correre, per esempio. Ma Galep manteneva comunque una certa "eleganza", quindi vogliamo parlare di Donatelli? Che non vincerà mai nessun premio come "artista" ma che era una colonna di Zagor, e di cui nessun lettore, mai, ha mai detto "non capisco cosa succede in questa vignetta"? O per fare esempi extra-bonelli, parliamo dei Peanuts, o di Leo Ortolani (di cui una nota occupatrice di sedie in salotti televisivi disse "così so disegnare anch'io", dimostrando in un solo colpo la sua incompetenza fumettistica e la sua arroganza. Ma d'altronde ancora oggi c'è gente che sostiene che Barks fosse scarso perché non faceva i tondi delle teste di papero perfetti...) Parliamo invece dei fulgidi esempi di quelli che vengono esaltati come grandi disegnatori ma che si fa fatica a leggere? Qualcuno ha letto la "graphic Novel" di Silver Surfer di Castellini, che doveva rinnovare i fasti di John Buscema? Non se la ricorda nessuno mentre Buscema è immortale, magari perché Buscema era più frettoloso e metteva meno dettagli, ma sapeva come creare tavole dinamiche, mentre Castellini in quell'albo ha fatto dettagliatissimi quadri scollegati uno dall'altro (altri fumetti li ha disegnati molto meglio, ma lì davvero per la foga di dettagliare tutto si è perso il senso del fumetto per strada). Ma anche senza arrivare ad esempi così eclatanti, temo che potrei fare i nomi di molti disegnatori attuali della Bonelli (non su Tex, almeno questo...) che vengono lodati per le tavole dettagliatissime ma chiaramente non "sanno raccontare". Ma meglio non fare nomi che non voglio offendere nessuno... Ecco, il problema dei disegni di Laurenti in questa storia non è che non aderisce a canoni di bellezza neoclassica, non è che manca di dettagli sopraffini, non è che "non si percepisce la mano dell'artista" o altre cazzate pretenziose. No, è che è proprio disegnato MALE. Non nel senso di "esteticamente brutto" (anche quello, ma non è il problema peggiore) quanto per il fatto che la recitazione dei personaggi è totalmente piatta e "sbagliata" (nelle tavole del bistrattato Donatelli le emozioni le capivi benissimo subito, cavolo se "interpretavano" i suoi personaggi...). I personaggi non recitano, non si muovono in maniera sensata, pare un film interpretato da attori scarsissimi che oltretutto balbettano. Ecco, spero di aver spiegato qual è il problema di quei disegni. Se poi qualcuno sogna un Tex disegnato così tutti i mesi, de gustibus... Io continuo a preferire il Galep degli anni 50, che non era "minimalista", era un disegnatore che doveva produrre e sapeva che la qualità e l'efficacia di un disegno non si misura "a peso" dal numero di righe sulla tavola.
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  24. Sembra che per custodire tutte le uscite servano sei raccoglitori, dove all'interno ci sono dei fogli trasparenti dove inserire le strisce. Il raccoglitore è unico (non ci sono sei illustrazioni diverse) ma ci sono degli adesivi per personalizzarli (serie 1a, serie 1b, serie 2a...). Sono abbastanza rari nel senso che ne arrivano pochi per rivendita. Io non li comprerò perché ingombranti e poco pratici. Col tempo il peso degli albetti sulla plastica produrrà effetti non desiderati (i fori si spaccheranno, la plastica ingiallirà, gli albi potrebbero incollarsi alla plastica o trasferire l'inchiostro sulle pareti della fenditura... Ho avuto anche raccoglitori in cui la parte metallica si è staccata dalla copertina insomma un acquisto caldamente sconsigliato. Nota a margine: nessuna delle immagini di Tex del raccoglitore è coerente con le strisce all'interno Quella davanti è tratta da "Il fuoco!" che è il n. 16 Quella del dorso è tratta dal n. 59 e quella dietro dal 200...
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  25. Io ho le prime quattro serie pubblicate da Piacentini. In quella edizione, sia per le pagine che per la copertina, hanno usato una carta più sottile e l'albetto risulta meno corposo. La copertina è meno nitida, più sgranata, rispetto all'attuale e i colori sono leggermente più scuri. Bisognerebbe fare un confronto con l'originale. A mio parere l'edizione attuale sembra ben fatta, considerando che non si possono utilizzare i materiali dell'epoca.
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  26. Ho confrontato le vignette e mi pare che le linee di questa ristampa anastatica siano più marcate di quelle delle vignette da te postate, pur se di buona qualità. In ogni caso, dopo aver letto la prima striscia, e tenendo conto della mia ignoranza rispetto alla storia editoriale di Tex, sono piuttosto soddisfatto dell'operazione. Non avevo mai avuto modo di leggere le prime storie di Tex così come erano apparse in edicola nel 1948. Ora, finalmente, l'ho fatto. Tra le tante iniziative della Bonelli da me non apprezzate, questa merita invece un plauso.
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  27. Storia noiosissima di un Bonelli senza più idee. Il tesoro da trovare è tema abusatissimo, c'è però la novità dei templi aztechi e, insomma, la cornice può essere interessante. Tuttavia la storia, pur essendo piuttosto breve, non si vede l'ora che finisca, infarcita com'è di scene statiche e di chiacchiere inutili. Il giuda, poi, è telefonatissimo. Si capisce sin da quando appare che è una testa di minchia e che non può essere che lui. Tex, comunque, rischia seriamente di rimetterci la pelle per ben due volte. Una volta gli sparano da una finestra e lo beccano nel cappello a un centimetro dalla testa, e la seconda volta, nel finale, lo prendono di striscio sulla tempia. Una fortuna talmente sfacciata da rendere faticosa la sospensione della credulità, necessaria per un fumetto. Per fortuna che c'è Letteri al suo meglio, a risollevare le cose. GLB 5 - 5.50 Letteri 8
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  28. Una delle 5 storie più grandi di tutti i tempi Texiani. Altrochè.
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  29. Ah, IO avrei capito male? Strano, perché quello che dico corrisponde esattamente, numero per numero, al piano dell'opera pubblicato... Mentre invece quello che scrivi tu... ....non ha alcun senso! Non c'è UNA anastatica, ogni uscita comprende PIÙ strisce anastatiche DIVERSE! Nelle prime 6 uscite, ci sono DUE strisce anastatiche + 1 striscia inedita. Dalla settima uscita in poi ci sono TRE Strisce anastatiche. Quindi, non c'è MAI una striscia "aggiunta", sono sempre TRE. L'inedita prende il posto di una anastatica nelle prime 6 uscite.
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  30. Non mi piace la grafica. Perché non hanno semplicemente copiato la grafica di una delle 36 serie precedenti, tutte migliori? Basta fare il confronto, nell'immagine superiore, con la grafica ancora "artigianale" della primissima serie. Non mi meraviglia comunque, anche le strisce di Zagor hanno un progetto grafico pessimo e assurdamente "povero" (costa completamente bianca, retro sempre uguale) che pare ispirato soprattutto al risparmio di tempo nel realizzarla...
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  31. Bella recensione @Poe Riletta tempo fa, incuriosito dal pard @Grande Proteus che la premiò come migliore storia nella sua personalissima TOP50, ne ho ricavato anch'io impressioni molto simili alle tue. Storia veramente avvincente, imbastita come meglio non si potrebbe. Ecco il genio dello sceneggiatore!! Poteva venir fuori un pastrocchio con un'idea così particolare, invece GLB riesce a farla diventare il valore aggiunto alla storia.
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  32. Langford fu sostituito nel 1877 da Philetus Norris, nello stesso anno morì Specchio e, sempre nello stesso anno, ma vado a memoria, ci fu l'ultima ribellione dei Nasi Forati di Capo Giuseppe. Nel 1880 erano stati già deportati in Oklahoma e nello stato di Washington. Il solo Yaunt, assunto nel 1880 è coerente con il decennio 80.
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  33. ti faccio anche io i miei complimenti, @Condor senza meta. Per quel che mi riguarda,credo di avere già detto che il finale di questa storia è una delle cose più poetiche che io abbia mai visto, in termini non solo di fumetti,ma anche di libri,film,serie e musica
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  34. Manco dl forum da una decina di giorni e ho letto la seconda parte solo ieri, questo per dire che questi sono tempi di vacche magre per il nostro Tex. Lasciando perdere tutte le incongruenze - non ho letto tutti i messaggi quindi ne cito solo una su tutte e che a me ha dato particolarmente fastidio, Colter che si fa seguire come un fesso da Tex e Carson senza un motivo plausibile per recarsi nel luogo dove avverrà il massacro, ma anzi diciamo che dovrebbe starne bene alla larga - il secondo albo l'ho trovato più godibile del primo e penso che sarà piaciuto a quei lettori diciamo un po' "superficiali". Per il resto avevo promesso qualche punto in più se ci fosse stata qualche sorpresa o un approfondimento sulla leggenda del siats che non c'è stato, invece tutto come avevamo previsto, con i due picchi narrativi - la morte di Colter e l'omicidio/suicidio finale al forte - che aumentano lo spessore drammatico della storia, ma al contempo restano criticabili. Gli Utes sono diventati da feroci e temibili guerrieri delle verginelle impaurite. Ruju sta diventando preoccupante, conosce poco la collana (per esempio il comportamento di Carson nel forte), si serve degli espedienti più facili e appariscenti, i personaggi sono dotati di una faciloneria nel compiere le azioni più eclatanti che neanche Faraci!!! Insomma questo non è Tex e il nostro Barbanera soggettista per me c'entra poco o niente. A Boselli suggerirei di intervenire con decisione, vero che dicono che non ne lascia passare una, ma tra questa storia e l'orribile precedente sul pistolero vudu c'è da mettersi le mani nei cappelli e piangere. Poi, lo so, siamo noi lettori che non capiamo un menga e non apprezziamo i capolavori che sforna la SBE a cinque euro la banconota per albo.
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  35. GL Bonelli non ha mai scritto storie "gialle" vere e proprie, a lui interessava l'aspetto avventuroso e in certi casi creare un alone di mistero, ma tutte le storie in cui non si sa all'inizio chi è l'assassino sono piuttosto facili da risolvere, anche perché i possibili colpevoli di solito sono uno, al massimo due!... Forse c'è qualcuno che non ha capito subito chi si celava dietro Satania? O dietro "L'uomo dalle quattro dita", o La voce misteriosa, o il Drago di "Chinatown", ecc. ? L'esempio della "Cella della morte" è sbagliato perché quello non è un "giallo" in cui devi trovare un colpevole tra vari sospettati. Il fatto che non ci venga rivelato il volto di colui che ha ordito l'intrigo non la trasforma in una storia gialla. Tanto è vero che alla fine "l'uomo di Flagstaff" si rivela un signor nessuno, mai visto prima nel corso della vicenda. Boselli riprende la lezione di GL Bonelli, solo complicandola un po', per cui il lettore ci mette qualche pagine in più a individuare i misteriosi assassini, ma anche qui è abbastanza semplice perché le possibilità non sono molte. Boselli prova a volte a depistare, ma anche a lui interessa soprattutto l'avventura, l'azione, non l'aspetto "giallo". Ne "La lunga pista" era piuttosto evidente chi era l'assassino misterioso (e io non sono di certo un abile giallista), così come in questa storia chi era il ranger traditore. Ma questo non è un difetto, è solo un modo tra i tanti possibili di costruire una trama. Quindi citarlo come un difetto della storia per me è sbagliato. Dove Boselli riesce a depistare abbastanza è ne "La grande invasione" dove all'inizio non è facile individuare di chi è il funerale che vediamo nelle prime pagine. Almeno, parlo per me, io ci ho messo un bel po' per capirlo...
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  36. Leggere Boselli tutto di fila e poi commentarlo qui rischia di diventare un esercizio stucchevole. Le parole sono sempre le stesse, troppo miele. Con Matador, riesce a dare vita a un'avventura dai tratti inediti, facendo inoltrare il lettore nell'affascinante mondo della Corrida. Tutta la prima parte, dalla presentazione del Matador che fa conquiste anche quando dorme e a cui tremano le mani nel rollarsi una sigaretta, all'accurato e graficamente eccezionale rito della vestizione, dall'emozionante sfida nell'arena ai commenti dei nostri sugli spalti, è una storia che di Tex ha poco o nulla... sembra di sentire Nizzi, quando dice: "fateci caso, nelle sue storie il protagonista è sempre qualcun altro", con intenzioni di biasimo. Ed in effetti qui il protagonista inizialmente è Rafael Guerrero, nella fase finale lo è il Calavera: ma a chi può davvero importare, di fronte ad uno spettacolo del genere? Non si tratta, caro Nizzi, di notare che il protagonista è un altro, si tratta di calare i nostri in una vicenda che giri bene, che sia originale, che sia appagante nella lettura. Quanto più sono grandi i comprimari e gli antagonisti (e qui i Montoya, soprattutto il vecchio, sono grandi davvero), tanto più il contributo risolutore di Tex risalta e ne è impreziosito, e se oltre a Tex protagonista è anche il vecchio Cammello, allora davvero non si può chiedere di più: Carson è qui protagonista in solitaria, e questa storia è l'ennesimo tassello di quello splendido lavoro di rivalutazione del pard anziano operato da Boselli sin dal suo esordio. Matador è un fumetto da antologia, per la freschezza della sceneggiatura, per la straordinaria cura dei disegni: un prodotto complessivo di eccezionale qualità. Devo chiudere di nuovo con i complimenti, purtroppo... uff..
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  37. Di questa ottima storia di Boselli, letta anni fa, ricordavo soprattutto le immagini delle due corride, disegnate magnificamente, in particolare la prima (quella in cui i picadores vengono incornati dal toro feroce, prima che venga ucciso dal matador, una sequenza da incorniciare!), e gli scorci della cittadina messicana animata da una folla descritta in ogni dettaglio da Capitanio, e poi i personaggi, il torero Rafael, le due donne, Elvira e ancora di più Sarita, il vecchio Montoya... Ma non mi pareva che Tex e Carson avessero un ruolo così marginale, come invece scrivono molti nei commenti qui sopra. Rileggendola, ho avuto la conferma ai miei ricordi: la storia è molto bella, una delle migliori di Boselli, secondo me, un gradino sotto i suoi capolavori ma decisamente memorabile, non solo per i disegni raffinati, dettagliatissimi e spettacolari di Capitanio, ma anche e soprattutto per l’eccellente sceneggiatura, le situazioni interessanti e originali, i dialoghi ricchi di finezze nel descrivere i sentimenti. E Tex e Carson, come ricordavo, non sono affatto in ombra, anzi a volte agiscono separatamente, raddoppiando così le azioni; solo all’inizio sono semplici spettatori (con un Carson meravigliosamente sarcastico), ma è normale visto che Boselli deve presentarci gli altri comprimari. Poi, da metà del primo albo, i due pards entrano in azione e non si fermano più fino alla fine, in una girandola di sparatorie e inseguimenti, in cui i nostri sono decisivi (e Carson non è da meno di Tex). Il fatto è che tutti i personaggi sono caratterizzati così bene da Boselli (come al solito, anzi meglio del solito), che anche quelli che compaiono poco restano impressi nella mente e sembrano vivere di vita propria. Quindi, a mio parere, non sono tanto Tex e Carson che hanno una parte minore, sono gli altri personaggi che spiccano per la loro forza. Ma questo è un pregio della storia, non certo un difetto! L’unico neo, semmai, è nel finale, un po’ sentimentale e sdolcinato, questo sì, poco glbonelliano. La fascia di storie 400-500 forse è la mia preferita, insieme alle prime due classiche (1-200), perché le storie che rileggo più spesso ultimamente appartengono per la maggior parte a quel periodo.
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  38. E arriviamo a yucatan: Come già detto, la prima parte della storia è bellissima e appartiene al miglior Nizzi. Scazzottate stupende, dialoghi divertentissimi, Tex che insulta i cattivoni con epiteti strepitosi. Un Tex glbonelliano al 100 per 100 insomma. Un vero spasso. Poi, quando la vicenda entra dentro lo Yucatan il ritmo cala, i dialoghi peggiorano sensibilmente, tutto diventa piuttosto noioso. Però dalla lotta di Tex col serpente fino alla fine, il livello torna buono, pur senza essere eccezionale. Una storia che, alla fin fine, reputo interessante e piuttosto bella. Forse un pò sottovalutata, ma certamente gli nuoce una parte centrale molto fiacca. Marcello abbastanza bene, anche se non è il mio preferito. Nizzi: 7 Marcello 7
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  39. Remake de "I sette assassini" con degli spietati banditi - un pò più "umani" di quelli - affrontati dalla strana coppia Tex e Kit, con quest'ultimo protagonista e risolutore. Metto idealmente questa storia a metà tra i capolavori Boselliani e le sue storie normali, nel senso che é molto bella ma le manca un pizzico di non so che per diventare capolavoro. Ma ovviamente va bene così. Voto alla storia: 8,8 Voto ai disegni: 8
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  40. La storia di Ruju che finora mi è piaciuta di più...non raggiunge il capolavoro ma rimane ottima La figura del frate è favolosa, fino all ultimo non si riesce a comprendere se si sia realmente "riavvicinato" al suo bieco e violento passato o se lo faccia solo per proteggere i bambini della missione. Anche Tex non è così convinto del suo pentimento, ma all'inizio della storia da VERO Tex decide di dargli una seconda possibilità. il finale è struggente,ammetto che mi ha commosso la fine del frate che muore in chiesa dopo aver riabbracciato i bambini. Ruju pecca un po' qua un po' là in alcuni dialoghi ma sono peccati veniali: magari scrivesse sempre storie ottime come questa... Disegni di Ortiz non tra i migliori ma per me sempre magnifici (sono un fan del maestro).
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  41. Come ho scritto nel topic dedicato alle tue storie, per me il bilancio delle tue storie è positivo, e tale resterebbe se le storie mantenessero questi standard. Ho anche auspicato che arrivino presto storie di altro respiro (Starker era una di queste), e sono contento che stai già scrivendo in tal senso. Quanto alla serenit? di giudizio, non credo ci siano pericoli: vedere per credere il topic dedicato a Gli Schiavisti, con noi forumisti che attacchiamo (con la nostra verve polemica, ma sempre civilmente), Borden che non si fa pregare e spara bordate anche violente (ma sempre civili) e noi che rispondiamo con i cannoni ). Quindi, credo di rispecchiare il pensiero di tutti se dico che i tuoi interventi in questa sede sono graditissimi. Quelli con Borden, quand'anche non proprio amichevoli, consentono scambi di battute anche forti e chiarimenti delle reciproche idee (anche se poi fondamentalmente ognuno resta sulle sue posizioni).
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  42. Rispetto a quanto leggo in questo topic, sarà una voce fuori dal coro. A me questa storia non mi ha soddisfatto poi tanto. Il soggetto è esile esile, e peraltro abbastanza scontato. Ma un soggetto classico ed essenziale può anche essere sviluppato attraverso una bella sceneggiatura e bei dialoghi, così da ottenere comunque una bella storia. Ma qui, di dialoghi belli, pesanti, significativi, mi sembra che non ve ne sia neanche l'ombra: troppi bang bang (ma troppi davvero), e nessuno scambio di battute da ricordare. Salvo la sola figura del sergente, comunque simpatica, mentre non mi convincono i cattivi e le "stanche" motivazioni che li portano a macchiarsi di simili massacri. Detto questo, la mia stima per Faraci non cambia: come ho già avuto modo di dire, le sue storie fino ad ora mi hanno sempre soddisfatto. Questa un p? meno, e me ne dispiace. Sempre che, beninteso, la seconda parte non me ne faccia ribaltare totalmente il giudizio, come spero, anche se ci credo poco. Un saluto ad Havasu per il suo appuntamento col destino
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  43. Superbo, questo Texone di Nizzi e Ortiz, uno dei migliori senza dubbio della gloriosa serie. La storia, soprattutto, mi sembra molto particolare, specie se pensiamo allo stile texiano tipico di Nizzi (del Nizzi straordinario di quegli anni): in primis la vicenda è a tratti molto cruda, costellata di omicidi a sangue freddo (forse quello più a effetto è il colpo alla schiena con cui viene liquidato l'ultimo dei "barbogi"): ce ne sono ben 7!I tempi della sceneggiatura mi sembrano inoltre molto rallentati, molto calmi: lunghe cavalcate, ritratti di personaggi secondari (i due macchinisti), piccoli tocchi di classe qua e l' (i cowboys che ammirano la "pupattola"), abbondanza di vignette mute. Inoltre- e questo è il punto più importante- i veri protagonisti della storia non sono Tex e Carason, a mio avviso, ma Linch Weiss e Linda, coppia splendida che innalza l'interessa il livello di interesse della trama. Weiss, soprattutto, è un pomeriggio bellissimo, che un Ortiz in uno stato di grazia assoluta mai più bissata delinea alla perfezione: freddo e calcolatore, astuto come una volpe, spietato come pochi! Davvero un gran personaggio, uno dei cattivi migliori tra quelli creati da Nizzi!Il finale poi è un autentico colpo da maestro dello sceneggiatore modenese. Io ritengo quello attuale come un grandissimo momento, per Tex; ma un Nizzi di questo genere, capace di sfornare storione di questo genere, non potr? mai fare a meno di rimpiangerlo!Idem per Ortiz, autore in decadenza da anni, ormai giunto all'inguardabilità, che qui realizza una prova eccelsa. Di questi disegni parler? altrove; qui voglio sottolineare due cose che mi hanno colpito;1) L'abbondanza di firme! Non credo di esagerare se dico che almeno metà del volume ha le pagine firmate, col nome dell'autore generalmente dentro un rettangolo arrotondato aperto nel lato inferiore tramite due linee verticali parallele;2) e una cosa troppo curiosa, che credo di non aver mai visto prima in Tex: ultima vignetta pag. 175: una vignetta nella vignetta: un ingrandimeno della dinamite che indica con esattezza che quella è appunto dinamite e il punto esatto (tramite freccetta) in cui è collocata!Mai visto prima!
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  44. Ho appena finito di rileggere questa mitica storia. E' stato come se non l'avessi mai letta prima: perchè è così bella, emozionante, perfetta in ogni sua parte, che tutto mi è sembrato come narratomi per la prima volta. Una storia sempre "fresca", che non invecchia. Semplicemente perfetta. Forse mi faccio prendere un p? troppo dall'entusiasmo, ma se qualcuno adesso mi chiedesse qual'? la storia che meglio rappresenta la bellezza del fumetto "Tex", direi che è questa, senza ombra di dubbio! Ma "Terra promessa" è paradigmatica solo della bellezza del fumetto "Tex", o piuttosto della bellezza del fumetto tout court è Voglio dire:se scendesse un alieno sulla terra e ci chiedesse di fargli capire, attraverso una sola storia a fumetti, cos'è il medium fumetto, potremmo fargli leggere "Terra promessa"? Io dico senza dubbio di sè! Perchè, tra gli altri motivi, il Capolavoro di Bonelli e Ticci dimostra cosa può essere un fumetto quando una narrazione straordinaria si sposa a dei disegni grandiosi- insomma, questa storia ci mostra, attraverso l'eccellenza di ogni sua parte, a quali vette artistiche può giungere il medium fumetto.
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  45. Grande storia, con grandi personaggi, ottimo esempio di azione e caratterizzazione. Entra di buon diritto tra le migliori storie di G. L. Bonelli. -ave_ Ed ora un po' di dettagli. 1) Torna, dopo tanto tempo, la coppia Tex e Kit Willer. Non viene data alcuna giustificazione per l'assenza degli altri. 2) Spedito in Canada, perla precisione n a Winnipeg, ad indagare sul losco mercante Madison, Kit ne distrugge da solo l'organizzazione e ne brucia i magazzini, degno emulo del padre. Tempo dopo a Winnipeg si ricorderanno ancora di lui, come si legge in ?Sulle piste del Nord". 3) Tex invece si reca tra le tribù del Nord e riesce a calmarne i bollenti spiriti, grazie anche al brillante recupero del lor totem (termine molto improprio, ma usiamolo pure), trafugato dagli uomini del Grande Re su impulso del suo sinistro braccio destro Pierre Gaul. 4) Il misterioso meteorite spugnoso che emette note musicali quando è sfiorato e che rende le acque del lago di un bel rosso scarlatto, oltre che calde e temporaneamente mortali, forse non è sfruttato a sufficienza. Poco più di un pretesto per rafforzare il prestigio di Tex tra le tribù canadesi. 5) Louis Laplace, il Grande Re o Leopardo Nero che dir si voglia è un personaggio molto interessante, una figura tragica e molto shakespeariana, che ha molto in comune con personaggi come Riccardo III e Macbeth. Non è un semplice cattivo, il suo sogno, per quanto irrealizzabile, non può che strappare simpatia e lui stesso ala fine non può che avere la pietà e l'ammirazione dei suoi stessi avversari. 6) Poco ci viene detto di Louis Laplace prima che diventasse il Grande Re. Si può intuire che, venendo dalla Louisiana fosse stato uno schiavo ed è chiaro che la frustrazione per il modo con cui è considerato dai bianchi anche dopo essere diventato ricco ha giocato un ruolo non indifferente nel far nascere il suo delirio di onnipotenza ed il folle sogno di costruire una nazione indiana, in cui gli oppressi come lui potessero trovare posto. La sua ossessione per l'impero romano dimostra che aveva una certa cultura. Agli schiavi era proibito imparare a leggere e scrivere, ma o lui aveva un padrone progressista ed illuminato o si è rifatto dopo esser diventato ricco. 7) Pierre Gaul, al contrario è una vera anima nera, il suo solo scopo è il guadagno e quando vede la mala parata, non esita ad abbandonare la nave che affonda? o almeno a provarci, La sua stessa avidit? sarà causa della sua fine, quando cercher? di impadronirsi del tesoro di Jean Lafitte accumulato dal Grande Re. Mal gliene incoglie, perchè il Leopardo Nero è pazzo, ma non è stupido. A Pierre Gaul non rester? che morire annegato insieme al tesoro che tanto bramava. 8) Epica e tragica, proprio come quella di un eroe da tragedia, la fine del Grande Re, che piuttosto che farsi catturare preferisce saltare in aria col suo stesso castello, assiso sul suo trono. Le parole di Tex; "In ogni caso è stato un uomo di fegato" sono il suo giusto epitaffio. 9) In questa storia si parla per la prima volta del tesoro di Jean Lafitte, famoso pirata e contrabbandiere che operò in Louisiana tra il 1805 ed il 1823 e dette perfino il suo contributo alla difesa di New Orleans nel 1815. Lafitte mor? apparentemente nel 1823. Apparentemente, dico, perchè ben presto si diffusero voci sulla sua sopravvivenza e naturalmente voci sul suo favoloso tesoro nascosto da qualche parte tra le paludi della Louisiana e la baia di Galveston. Il fatto che il Grande Re sia in possesso del tesoro di Lafitte sembra in contrasto con quanto affermato successivamente nella storia ?New Orleansè in cui pare che il tesoro in questione si trovi da qualche parte nel Bayou. In realtà, col senno di poi, la contraddizione non esiste: ormai possiamo dare per assodato che Tex agisce nello stesso universo narrativo di Zagor ed in storie relativamente recenti Zagor ha incontrato proprio Jean Lafitte in persona (ovviamente sopravvissuto oltre il 1823, che ha spiegato di aver nascosto più tesori in luoghi differenti. Louis Laplace ne semplicemente trovato uno e la mappa dei Dawson ne indicava un altro. 10) Non so quanti si sono accorti di un errore di Galep, che, nella parte finale della storia, disegna i soldarti di Fort Pierre nel South Dakota con le divise della Polizia Canadese. 11) Come sempre, molto buoni i disegni di Aurelio Galleppini.
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  46. Altra storia ed altro commento. Storia appena più lunga della precedente (cinque albi a striscia, pari a circa 54 pagine di oggi), in cui Tex deve recuperare una preziosa corona lasciata tanto tempo prima come ex-voto in una missione francescana e deve farlo usando meno violenza possibile, perchè l'ha promesso ad un vecchio frate e Tex è uno che mantiene la parola data. 1) Altra storia del filone ?Lezioni di vita per Kit Willer?. 2) Tex mantiene la parola come può. Solo due dei quattro banditi sopravvivono e, recuperato tutto il bottino, Tex li lascia andare come promesso al frate. 3) Un bel po' di tempo fa su TWO ho avuto una discussione con qualcuno che non sembrava molto convinto del comportamento, per così dire, troppo buonista, di Tex in questa storia ed ipotizzava un possibile intervento di un'altra mano ai testi. Riporto quasi integralmente (a parte qualche correzione ortografica) quanto scrissi allora e lo sottoscrivo pienamente anche adesso: non è la prima volta e non sarà l'ultima che Tex lascia andare un criminale in nome del suo personale concetto di giustizia. Qualcuno si ricorda Min Li? La giovane cinese, convinta dal Drago Nero che Tex sia responsabile della morte del fratello (il che era vero, ma Wang, il Drago, aveva omesso di informarla che il giovane, assieme ad altri cinesi, era stato incaricato di uccidere Tex, che si era solo difeso), decide di uccidere Tex con un micidiale pugnale avvelenato, ma sbaglia la mira ed uccide, invece, lo sceriffo. Sotto ogni punto di vista Min-Li è un'assassina, eppure Tex non solo non la consegna alla legge, ma ne diventa pure amico. Questo è un esempio di buonismo (parola che sono giunto a detestare, tra l'altro), forse? Non per me? A leggere certi interventi verrebbe da pensare che siano in molti a ritenere che Tex sia una specie di ammazzasette che uccide senza rimorsi peggio dell'Ispettore Callaghan. La verità, invece, è che Tex uccide solo quando lo ritiene inevitabile e quando può lascia in vita l'avversario. Talvolta lo lascia nelle mani della legge, altre lo lascia semplicemente libero di andare "a farsi impiccare altrove". In questo caso, poi, aveva promesso al frate di non usare la violenza se non era necessario e di esercitare la virt? del perdono e Tex è uno che le promesse le mantiene? non bisogna esagerare volendo vedere per forza un'altra mano nei testi di una storia di G. L. Bonelli ogni volta che non ci piace un particolare o simili. 4)Gustosa scenetta in treno in cui un Tex esasperato da un commesso viaggiatore troppo chiacchierone gli butta la valigia del campionario dal finestrino. 5) Interessante variazione sul tema dell'agguato fallito a Tex. I banditi si appostano sul tetto della casa di fronte alla locanda dove alloggiano per sorprendere Tex e Kit che sanno che cercheranno di perquisire la loro camera. Quando vedono apparire due figure nel vano della finestra, sparano ed uccidono i malcapitati. Peccato (per loro) che non fossero Tex e Kit, ma i due albergatori (moglie e marito, mi pare), i quali progettavano di impadronirsi personalmente della corona e degli smeraldi, nonchè di ucciderli. Giustizia poetica marca G. L. Bonelli. Sempre all'altezza i disegni di Galep, qui affiancato alle chine da Pietro Gamba e Lino Ieva. ::evvai::
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  47. Una storia magnifica! Associazioni segrete, complotti da sventare, sparatorie e tranelli, i caldi territori tra Usa e Messico. Questi mi sembrano gli ingredienti con cui Bonelli e Galep insaporiscono il piatto. Ma adire il vero ne manca uno, forse il migliore, l'ingrediente prelibato che fa diventare un buon piatto qualcosa di cui ricordarsi:Manuela Guzman. Si è spesso detto che Tex sia una serie che disprezza il gentil sesso;un fumetto proprio per maschilista e non adatto ?alle femmine?. Questa storia è l'ennesima dimostrazione che, seppur rare rispetto ad altri fumetti, la saga di Tex annovera alcune splendide coprotagoniste (e a questo proposito non posso che consigliarvi la lettura dello splendido articolo di Virgin sul terzo numero della rivista che uscir? a giorni). Di più, mentre spesso altre serie risultano ?inflazionate? da una abbondante quantit? di personaggi femminili che non sempre brillano per qualità, le donne di Tex sono quasi tutte da ricordare. Manuela Guzman è un personaggio che fin dalla sua prima apparizione in scena attrae per il suo fascino:la vediamo infatti languidamente distesa su un divano intenta a fumare e a guardare i suoi simpatici animaletti che fanno colazione;? avvolta in uno stretto e conturbante vestito nero e non esita a condannare a morte un suo uomo che ha fatto solo l'errore di disturbare involontariamente la sua siesta. Una vera e propria ?femme fatale?, dunque, esaltata dalla complicità delle splendide matite di Galep. E? un nemico tostissimo,Manuela:riesce a imprigionare grazie al suo fascino femminile prima Kit e poi i più maturi Tex e Carson. Poi riesce a fuggire dalla sua fazenda attaccata dai rangers e tramite uno stratagemma ben congegnato riesce ad attirare i pards nella sua trappola, condannandoli ad una morte sicura- che tale sarebbe stata se la fortuna e il fatto di essere i protagonisti della serie non avessero aiutato i pards. E? una figura che ispira tutt?altro che sentimenti di pietà, questa Guzman:? un'assassina spietata e senza scrupoli, una che condanna a morte la gente anche per motivi futili. Ma Bonelli cala la sua carta:Manuela è una rivoluzionaria e una patriota. Non uccide per piacere, ma per compiere la sua giusta causa. Il personaggio così si evolve in maniera decisiva;secondo me Bonelli una tale evoluzione (da assassina spietata a patriota rivoluzionaria) non l'aveva prevista in anticipo;essa è giunta in maniera molto istintiva e nel concreto realizzarsi della storia. Forse sono in errore, ma penso questo perchè alla luce dell'idealismo che ammanta Manuela nella seconda parte della vicenda, la scena in cui condanna a morte il suo uomo che le aveva disturbato la siesta appare del tutto fuori luogo. In ogni caso, questa rivoluzionaria idealista comincia già a starci più simpatica. Quello che porta il lettore completamente dalla sua parte (almeno per me è stato così) è il finale tragico:una fine triste e tutto sommato immeritata. Ancora una volta Bonelli sostituisce a Tex il Destino, un Destino che applica una Giustiza atroce e senza scampo. Geniale l'apertura alla storia successiva, che ammanta questi albi di un phatos tragico imminente e irrimediabile, legato com? è alle vicende storiche della guerra civile. Voto (testi e disegni):8,5
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  48. Altra grande storia della mitica coppia!Storia straordinaria, avventura pura piena di situazioni nuove per i canoni di Tex , con personaggi fantastici:ovviamente su tutti svetta il mitico capitan Barbanera!Interessante il fatto che Bonelli propone per quest'avventura un doppio scenario per agire i nostri. San Francisco si riconferma scenario di grandi avventure anche per i diversi ambienti, tutti caratteristici, che fanno parte del tessuto urbano;Bonelli è un maestro nel dosarli:infatti passiamo dalle strette viuzze intorno al porto, piene di tipi loschi e varia umanità, alle fogne cittadine che svolgono il ruolo di collegare la San Francisco bene, con le sue vie sontuose e i suoi locali per ricchi, con la parte "malata" della città, molto meno rassicurante ma non meno suggestiva, in cui regnano fumerie d'oppio e luoghi viziosi. Come detto,Bonelli sfrutta ambedue le anime della città;e ovviamente, come in ogni storia di Bonelli che si rispetti, ambedue le San Francisco vengono messe a ferro e fuoco da Tex e soci, che in questa storia sono dei diavoli scatenati che non esitano a provocare una mezza guerra cittadina, con la complicità involontaria delle simpatiche sorelle della "santa lega". Anche questo elemento è degno di nota:il mettere in scena un tale gruppo organizzato di arrabbiate signore, non solo rende il tutto ancor più divertente(e come si fa a non ridere quando Carson capisce chi è la moglie di Bingo?), ma rende l'ambientazione di San Francisco ancora più viva, più vera:la città non fa solo da sfondo alle gesta dei personaggi protagonisti, ma è una città reale, che ha una sua vita propria che continua anche senza la presenza di Tex, e che deve affrontare ogni giorno i problemi piccoli e grandi di una città avviata a diventare metropoli. Se poi ai pennelli c'è Galep, ecco che la vita, la frenesia di Frisco non possono che essere ancor più in risalto!Il Tex che agisce in questa prima parte della storia è un Tex ancor più duro e deciso del solito:ed è ovvio che sia così... Non si fa alcun problema a scavalcare l'amico Devlin, capo della polizia, imponendo la sua legge a quella del codice;gli interrogatori subiti dai poveri diavoli che gli passano per le mani hanno ben poco di divertente:Tex non scherza con Carson, e non da molto spazio alle parole:semplicemente picchia con decisione, quasi con rabbia, come del resto farebbe ogni padre al suo posto. La seconda parte della vicenda invece sembra procedere in maniera più rilassata, complice, forse, la stupenda ambientazione, che sembra mettere un p? di calma agli eventi narrati. Ambientazione meravigliosa!... questa storia ha tutto il fascino dell'avventura pura, di quell'avventura che ti tiene incollato alla pagina, che fa a meno di creare complicazioni psicologiche o interiori, che ti fa venir la voglia di lasciarti tutto alle spalle per imbarcarti sulla prima nave che incontri... e, ancora una volta, se ai pennelli c'è Galep, non puoi fare a meno di sentire per un'attimo l'odore della salsedine e il soffio dei venti... Ma il mare non sempre è amico sereno:sarà proprio lui infatti ad accompagnare questa seconda parte dalla quiete alla tragedia totale. Ecco allora l'altra faccia del mare, con gli squali famelici, i venti che distruggono e le onde immense;ecco i poveri marinai che pagano con la vita il loro tributo al mare(e alla storia). San Francisco e il Mare:Bonelli ce ne offre le rispettive mutevoli facce. Per ritornare a Tex:dopo l'aggressività e la rabbia, ecco la furbizia e l'ingegno nel pianificare;e in questa storia vediamo un Tex che si avvicina molto ad essere una persona normale, poiché in alcune vignette ci viene mostrata la sua essenza di padre, di padre preoccupato e pronto a tutto:quando vede il figlio sulla nave di Barbanera la prima volta tutto quel che fa è di controllarne lo stato di salute, anche se solo con lo sguardo;e quando lo libera... la vignetta sopra di lui non ha bisogno di commenti(pag.36 di "Lotta sul mare)). E sarà utile soffermarsi anche su Carson e Tiger;non ricordo se su questo forum o da altre parti si parlava del rapporto tra i due:credo che questa storia ci mostri che la loro amicizia è solida, perchè si vede che fra i due c'è confidenza e intimità: è bellissima la pagina 21 di "Lotta sul mare", in cui il vecchio cammello aiuta il navajo non del tutto ristabilito, sorreggendogli il braccio affettuosamente. Capitan Barbanera:uno dei personaggi più belli che Bonelli abbia mai inventato!.. personaggio a cui lo sceneggiatore mette in bocca un modo di parlare colorito, spassoso a dir poco:sono infatti bellissime le scene in cui Drake e Bart si stuzzicano a vicenda, dando sfogo a tutto il loro vocabolario. Vecchio sacripante con le mani in pasta in traffici molto poco leciti,Barbanera è alla fin fine un buon diavolaccio, che sa rispettare chi merita rispetto(Kit Willer), e sulla cui parola d'onore non ci piove, sia in senso negativo che positivo. E' stato un bene che Nizzi lo abbia resuscitato, regalandoci poi un'altro Capolavoro. Per chiudere:Bonelli e Galep meritano ancora una volta tutto il nostro grazie per averci regalato un'ennesima storia indimenticabile...
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