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  1. Con ogni probabilità, trattasi della storia di Tex più adrenalinica di sempre, sia in termini di azione che soprattutto in termini di pathos e di emozioni che è in grado di trasmettere indistintamente ogni volta che si va a rileggerla, foss'anche la centesima volta, foss'anche che la si conosce ormai a memoria. Davvero difficile, praticamente impossibile, trovare difetti in una storia così ben curata nei minimi dettagli, una storia di ampio respiro in cui Boselli mescola sapientemente avvenimenti che poggiano sulla realtà storica ed elementi frutto della sua inventiva, in cui non si contano i momenti da pelle d'oca, una storia in cui Tex è assoluto protagonista senza per questo oscurare i suoi pards, canonici ed occasionali (su tutti un fantastico Kit Carson), oltremodo valorizzata dai superlativi disegni di un Maestro del fumetto quale era il compianto Carlo Raffaele Marcello che, con ogni probabilità, con questa prova raggiunse il suo apice artistico e creativo. Boselli, come detto, sviluppa una trama al contempo ben delineata ma non poco complessa, che parte dalla vivace Galveston (teatro di un'epica scazzottata con riappacificazione finale tra irlandesi ed italiani, che ovviamente coinvolge anche i Nostri) per spostarsi poi sulla selvaggia Sierra Madre messicana. Tex, coadiuvato dai pards al gran completo (più l'erculeo e simpaticissimo Pat MacRyan, oltre al patriota irlandese Danny Moran, invero abbastanza impacciato), è sulle tracce di un gruppo di bandidos irlandesi sulle tracce del fantomatico tesoro dell'imperatore Massimiliano d'Asburgo, un gruppo agguerrito e quanto mai eterogeneo: Clarence " Hutch" Hutchendider, amico d'infanzia di Tex; il leader Lonnie Halloran, deciso e granitico; Will Kelly, dotato di una singolare e sagace autoironia; Grady Watts, taciturno e gran tiratore; Pagan O'Leary, ex patriota caduto in disgrazia; Tommy Gunn, malmesso e pessimista; il sudanese Karim, solo in apparenza mite; ed infine Shane O'Donnell, ultimo acquisto della banda. Se Boselli compie un ottimo lavoro nel valorizzarli tutti, rimarcandone peculiarità ed aspetti contraddittori, possiamo affermare senza esitazioni che con Shane O'Donnell rasenta il capolavoro, elevandolo di fatto ad autentico coprotagonista della storia: personaggio sotto molti aspetti ambiguo, dotato di un grande senso dell'amicizia ma al tempo stesso capace di prendere decisioni anche "forti" (che lo mettono a volte in cattiva luce), fervente patriota caduto in disgrazia e formidabile uomo d'azione, entra nella banda apparentemente per desiderio di arricchire sé stesso ed il losco socio Gutierrez, in realtà per destinare il tesoro alla causa feniana. Non che i Nostri fungano da semplici comparse, tutt'altro: non è anzi un'eresia sostenere che Tex, probabilmente, riesce ad ergersi come poche altre volte a protagonista e deus ex machina della vicenda: sempre in grado di mantenere la lucidità e di prendere la decisione giusta, alternando sfacciataggine e diplomazia alla più autentica temerarietà, coordina e guida alla perfezione i suoi pards, che dal canto loro non si limitano al compitino di sparring partners, ma anzi riescono tutti a trovare il proprio momento di gloria nell'epica battaglia decisiva presso il covo di Carrasco. Note di particolare merito per Kit Carson, sempre sul pezzo e pronto ad approfittare di qualsiasi errore del nemico (vedasi quando, nel bel mezzo della lotta, riesce ad impadronirsi temporaneamente della Gatling), e per Pat MacRyan, come sempre generosissimo, al punto da rischiare la vita senza esitazione per interrompere la tortura a suon di frustate nella schiena del malcapitato Karim. Ma la battaglia presso il covo del sedicente generalissimo Carrasco, ove tutti i componenti della banda oltre alla gloria trovano anche la morte (ad eccezione di Shane, Hutch e Karim), è solo una delle tante sequenze memorabili che si possono gustare lungo i tre albi della storia, e forse per assurdo neanche la più densa di pathos. Difficile, in verità, stabilire quale sia il momento più emozionante nell'arco di queste 330 pagine: per quanto mi riguarda, credo che sarò eternamente indeciso tra il prologo de facto, ovvero la morte di Shane per mano di Gutierrez e del vile traditore Danny Moran in quel di Tampico, a poche ore dalla partenza della nave con cui avrebbero dovuto ricondurre parte dell'oro di Massimiliano in Irlanda, o le ultimissime pagine, in cui un Hutch ormai sistematosi in un ranch nella valle del Pecos rievoca gli epici momenti vissuti insieme a Tex ed ai compagni della banda, i cui volti immagina di rivedere in cielo nell'ultima vignetta, da brividi lungo la schiena, capolavoro nel capolavoro di Marcello.
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  2. Il mucchio selvaggio non c'è solo nella scena finale, ma anche nella sequenza, drammatica e bellissima, della processione di sangue. Sono omaggi ma al contempo sono scene perfettamente incastonate nella storia, non sterili rimandi ma momenti centrali delle vicende narrate. E' una sceneggiatura ricca di rimandi: coglie elementi dalla Storia, dalla letteratura, dal cinema e li mescola in una vicenda raccontata in maniera semplicemente entusiasmante. Pensate che gli Invincibili sono esistiti davvero, davvero hanno assaltato il cellulare e davvero hanno ucciso un poliziotto. È tratta dalla Storia anche la successiva fuga verso la ferrovia nonché l'assassinio politico, narrato poche pagine dopo, di Lord Cavendish, a seguito del quale Boselli fa fuggire Shane verso l'America. Per l'assassinio del poliziotto, inoltre, furono condannati a morte - pare - alcuni uomini che forse non avevano commesso il fatto, mentre il principale colpevole riuscì a fuggire. Mi è sempre piaciuto pensare che quegli uomini fossero tanti Danny Moran, che magari avranno maledetto, in punto di morte, il loro Shane, colui che nella realtà li ha abbandonati. Mi piace pensare che Boselli abbia attinto anche da questa circostanza per tratteggiare il personaggio di Danny, traditore per un senso di rivalsa nei confronti di Shane ma in definitiva vittima della sua codardia. Per me questa resta la storia più bella della saga. Dopo Il Passato di Carson.
    2 points
  3. L'ispirazione a "The Wild Bunch" è palese, basta vedere anche la copertina del primo albo... Di solito apprezzo poco queste "citazioni", ma qui Boselli lo fa "alla vecchia maniera", come già avvenuto in storie come Il Tranello in passato: senza fastidiose "strizzatine d'occhio", senza piegare i personaggi alla voglia di "citare" (come ha fatto Recchioni trasformando il fratello di Tex in un pistolero per citare "Cane di Paglia"): questa è una storia di Tex che cita The Wild Bunch, ma rimane prima di tutto una storia di Tex. E che è perfettamente godibile anche se non vedi nessuna delle cuitazioni, perchè non ti lascia l'impressione che stia facendo riferimento a qualcosa che non hai visto...
    2 points
  4. Uno studio a figura intera dedicato al nostro realizzato la scorsa estate. in due versioni: b/n e "Technicolor".
    2 points
  5. Le azioni di chiunque abbia lasciato un segno del proprio passaggio nella storia si prestano a varie chiavi interpretative. E del resto, a mio avviso, il fascino della figura di Shane O'Donnell risiede principalmente nella sua contraddittorietà, oltre che nel suo modo contorto di agire; fosse stato al contrario meglio inquadrabile e delineabile sotto il profilo psicologico e caratteriale, secondo me non avrebbe avuto altrettanta presa sui lettori di Tex.
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  6. Come il vecchio William Holden nella battaglia di Bloody Porch
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  7. A questo proposito: nella versione originale a quanto pare Zhenda avrebbe dovuto morire e con lei tutti i suoi indiani,ma siccome Civitelli aveva reso " troppo teneri" i personaggi,si decise,non so se la redazione o l' autore,per il finale alternativo( più bello e originale a parer mio.Vero che forse Zhenda se la cava troppo a buon mercato,e infatti lo dice perfino Carson stesso,ma tutto sommato nel contesto non é così stonato). Nel contesto delle storie di Nizzi (che quando non erano proprio comiche erano comunque grottesche) magari sì, è un "teatrino" dove nulla ha senso, nulla ha sostanza, tutti mangiano bistecche e patatine e si fanno tante battute... Ma nella storia originale (che Nizzi avrà letto distrattamente fregandosene come al solito), Zhenda ha "solamente" ucciso un vecchio amico di Tex, che era pure il sacerdote che l'ha sposato con Lilith ed è stato il suo stregone, del suo villaggio, per anni (al funerale di Freccia Rossa era ancora lui lo stregone, quindi è stato lo stregone di Tex per più di 15 anni prima di essere sostituito da Nuvola Rossa). Non solo: si è alleata con i bianchi per uccidere altri Navajo, ha cercato di uccidere il figlio di Tex in un sacrificio umano, e solo l'intervento di Big Elk, che ha sacrificato la sua vita per ucciderla salvando kit, ha impedito che il figlio di Tex venisse ucciso. Macchissenefrega? Nizzi se l'era scordato, quindi se n'è scordato pure Tex. E pure Kit. Se nell'ultimo almanacco invece di Ta-Hu-Nah incontrava Big Elk, un cazzotto sul naso non glielo levava nessuno, e si sarebbe meritato anche un "e la prossima volta tuo figlio te lo salvi da solo, stronxxx!"
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  8. Vero.Boselli ha in un certo senso rimediato con l ultima storia sul magazine No, in quella storia (che a me non è piaciuta per nulla, melensa e "celebrativa" nel senso più deteriore, pomposo e retorico possibile) Boselli sana una DIVERSA falla della storia, la stessa che ha cercato di "sanare" con il suo ritorno di Mefisto: il fatto che alla fine della storia Zhenda se ne vada tranquilla. (Povera vecchietta, che male può fare? Proprio come Mefisto: segno che quei finali alla tarallucci e vino con Tex che lascia andare pluriomicidi pericolosissimi dotati di poteri magici che hanno giurato di ucciderlo sono proprio una mania di Nizzi) Ma la storia originale di Zhenda era una storia speciale, tutta costruita su presagi e profezie, una storia in cui sia Zhenda che Nuvola Rossa e Tah-hu-nah (che "vede" in anticipo la propria morte) sono intrappolati in una serie di profezie che indicano che Tex morirà. Serve il sacrificio di un Navajo per sciogliere la situazione, far compiere la profezia, e fermare la gurrta, al solo costo di "due vite" Poi arriva Nizzi che se ne sbatte, che roba da selvaggi ignoranti le profezie, chissenefrega, gli serve Zhenda per questa storiellina, ha fatto un volo di decine di metri ma che sarà mai... Sergio Bonelli ha avuto tanti meriti, come autore e come editore, ma come CURATORE di Tex è stato pessimo: non ha mai difeso il personaggio, ha fatto stravolgere a Nizzi tutto quello che voleva (al massimo l'ha fermato quando si azzardava a fare una scena un minimo texiana come nei Fucili di Shannon, e Nizzi ha impiegato poco a capire cosa faceva contento il suo editore: bastava far figure di ##rda a Tex ogni albo e l'editore era contento...) (Notare che, intanto, su Zagor appunto per evitare il massacro di ogni magia dei vecchi personaggi, i ritorni li aveva PROIBITI: più chiaro di così che una delle due serie la proteggeva e l'altra no...)
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  9. Le figure per me sono molto buone. Dovresti allenarti con qualche immagine in movimento.
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  10. E vogliamo parlare delle numerose ferite di arma da fuoco, curate il più delle volte con un coltello arroventato e una spruzzata di whisky?
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  11. Il primo disegno completato quest'anno. Ritratto del ranger a colori. Buona giornata a tutti!
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  12. Allora...In questa bella epopea canadese c'è un po' di tutto. In primis i disegni di Fusco, accattivanti e perfetti per le atmosfere innevate. Poi c'è tanta azione...Sparatorie, vorticose rapide, agguati, doppio giochisti, colpi di scena, dinamite e pallottole, alberi usati come arieti. Poi c'è comicità/brillantezza partendo da Gros Jean fino ad arrivare ai siparietti tra Tex e Carson. Ci sono nemici ostici (l'orbo) e i soliti panzuti trafficanti politici. I difetti sono secondo me la gestione di Kit Willer e Tiger (non ricordo facciano molto), e forse un finale affrettato. Globalmente però una storia ben fatta dal buon Nizzi.
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  13. Questione di gusti... io l'ultimo l'ho trovato pesante e farraginoso.
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  14. Sono come due pesci: i-dentici. O come disse il tale, u-guali.
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  15. Magnifica versione di Carson!
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  16. Ecco due ritratti dedicati al nostro Kit Carson realizzati recentemente. Una buona giornata pards!
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  17. Hai fatto bene ad aprire un topic tutto tuo. Avevo già visto alcuni tuoi disegni in questo forum: i miei più sentiti complimenti. Mai pensato di creare una serie ambientata nel west? O qualche breve fan-storia su Tex!
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  18. Questa storia ha diversi punti in comune con la prima che Nizzi scrisse alla fine degli anni Ottanta e che si reggeva su un personaggio proteiforme, capace di assumere, con una "maschera" diversa, diverse identità, un character teatrale che recitava abilmente la commedia sia con i suoi affiliati sia con chi veniva a indagare sulla scia dei suoi fatti criminosi. Anche quest'ultimo albo ha, seppure in misura minore rispetto al primo di cui si è discusso nelle pagine iniziali, confermato come l'autore si sia divertito a far recitare la commedia ai suoi personaggi, pensiamo a Kit Willer e a come riesce a liberarsi dei due scagnozzi che la Tigre gli ha messo alle calcagna in cui finge di essere morso da un serpente oppure alla recita di Daniel che vuole dare a bere al padre che terrà prigioniero Kit Willer mentre invece combattono assieme per la liberazione dei villaggi, o ancora, in tono minore, durante la scalata della torre per liberare van Horn, il lamento di aiuto di quest'ultimo che servirà a distrarre le guardie alle porte. Se non teatrale almeno filmica è la scena in cui la Tigre dà l'assalto alla reggia con un "avanti miei prodi" che è preso ovviamente da Salgari. Ora Nizzi nel suo libro intervista specifica come la Tigre solo inconsciamente nacque da Salgari, se dobbiamo credergli dice che non aveva pensato affatto ai bei racconti scritti a cavallo del Novecento dall'autore veronese. Con questo ultimo capitolo della lunga saga Mauro Boselli ha dunque deciso di sterzare vistosamente verso quella direzione, lo richiedeva la storia, lo richiedeva il disegno iniziale che lo stesso Nizzi aveva pensato vent'anni fa e che gli fu bocciato da Sergio Bonelli, lo richiedeva soprattutto il paesaggio d'incanto rappresentato dal Borneo. E curiosamente, quei quattro albi che sarebbero stati troppi nel 2006 per un disegnatore lento come Venturi, sono stati disegnati proprio da lui in tempi tutto sommato ragionevoli. Da un punto di vista di storia editoriale la cosa fa un po' sorridere. Venturi ha probabilmente con queste pagine realizzato il suo capolavoro grafico: è perfetto in ogni situazione ed è giunto a un'invidiabile maturazione stilistica che ne fa uno dei disegnatori di punta della Casa editrice. Un po' di spazio anche per la povera Lohana. Muore come Marianna nello sceneggiato televisivo, ma dopo che la Tigre ha dato il suo nome alla sua nave ammiraglia. Con la sua morte abbiamo comunque anche un'esplicita citazione dal finale della seconda storia della Tigre ambientata nel delta del Mississippi, in cui Nizzi aveva previsto che lei cadesse intercettando il tiro di Tex che aveva mirato al fuggitivo Omoro e che Sergio Bonelli rifiutò con la motivazione che Tex non poteva macchiarsi del sangue di una donna. La scena l'abbiamo rivista quasi identica in questo quarto albo, la cosa penso debba aver fatto piacere a Nizzi, penso che Boselli abbia pensato un pochino anche a lui scrivendola. E' una scena d'impatto, fortemente melodrammatica, anche se l'autore riesce a evitare lo scoglio lacrimevole che Nizzi invece aveva previsto, rendendo l'azione concitatissima e dedicando le ultimissime pagine, come era logico, al vero attore della storia, la Tigre che in punto di morte si riconcilia con il suo grande nemico, con Tex che promette che darà una mano al figlio, riconoscendo implicitamente alla fine come le gesta della Tigre finalizzate alla riconquista del suo regno nascessero da una buona e giusta causa. Boselli ha deciso di sbarazzarsi in un colpo solo non solo della Tigre ma anche di tutto il clan di vuduisti, la cui sorte era rimasta in sospeso nella storia precedente e come nel caso di Mefisto e Yama Boselli riprende in mano i personaggi e scrive un coerente finale alle loro gesta. Lohana paga la sorte di tante eroine che negli albi di Tex non hanno avuto vita lunga, pensiamo a Fiore di Luna. Sono personaggi ingombranti, che narrativamente non hanno più niente da dire e che comunque non possono essere lasciati in sospeso. All'inizio non avrei scommesso molto sulla sua morte, ma riflettendoci bene era legata a quella della Tigre e quindi pochissime erano le speranze che potesse sopravvivere. Un personaggio come Daniel invece aveva tutte le possibilità di vedersi alla fine insediato nel trono. Nell'ultima pagina ci lascia con un quien sabe? Non deve trarre però in inganno, non è un Nick Castle per cui è già pronto un seguito nella testa dell'autore, resta solo una porticina aperta se mai venisse fuori un'idea geniale per ripescarlo. Il trono, in questo senso, cui si aggrappa, lo salva dalla sfortuna nera che perseguita da anni gli amici più cari di Kit Willer. Una delle cose più meritevoli di questo ultimo albo è lo spazio lasciato a Kit Willer e, anche se meno appariscente, il ruolo recitato in queste pagine da Tiger Jack. Del primo personaggio molto bella è la scena in cui lui si batte con il coccodrillo e instaura poi un bel rapporto con la bella e altrettanto protettiva malese Dara, un rapporto caratterizzato dall'incomunicabilità e tutto regolato a gesti e azioni molto teatrali, molto hollywoodiana per esempio è la scena dell'arrivo della cavalleria (dei dayaki) che lo tolgono da una brutta situazione quando ha il fucile puntato sulle sue ginocchia. Kit Willer è il vero protagonista della storia, tutte le scene migliori convergono su di lui, a cominciare nel secondo albo dalla scena in cui il figlio della Tigre lo addormenta con il sonnifero, pratica che cita più o meno volontariamente le criminali gesta dei recrutatori che nelle bettole dei porti di mezzo mondo arruolavano i marinai da spedire a bordo anche se non consenzienti, con il seguito che ci ha permesso di rivivere una delle pagine più emozionanti della storia che GLB scrisse a metà anni Settanta con protagonista Barbanera. Non dimentichiamo poi la situazione da fibrillazione a cui Kit riesce a sottrarsi nelle pagine iniziali del quarto albo: se non si fosse imbarcato di nascosto, situazione che fa da contrappeso alla precedente che ho appena descritto e che gli rimedia la figuraccia, lui sarebbe stato giustiziato dalla Tigre. Ma ritorniamo a Tiger Jack. Parla e agisce. E' un piacere vederlo aiutare il vecchio maltrattato quando arrivano a palazzo, poi addestrare gli incapaci sepoys, ancor di più è vederlo emozionarsi e abbracciare la causa dei malesi maltrattati che restano comunque dei pirati (stesse dinamiche per i pellerossa del sudovest americano, se ci pensiamo), quindi sposare apertamente le idee di Kit Willer pur sapendo che con Tex avranno qualche difficoltà a passare. Non l'abbiamo mai visto così vivo e partecipativo. Un Tiger che è anche lui una Tigre, se ci limitiamo almeno al nome. Il fatto è che Mauro Boselli, evitando ogni retorica, ci dà uno spaccato cruento ma realistico della colonizzazione fatta dagli europei a fine Ottocento ai danni delle popolazioni locali che loro sottomettevano, che sia il West americano o l''Oriente, un potere di vita e di morte che resta costantemente sospeso sul capo dei pards e che solo la loro abilità questa volta "politica" di negoziatori riesce a evitare. Un ultimo appunto lo vorrei spendere parlando di tecnica narrativa: la storia segue un tracciato molto caro all'autore e il soggetto si riduce sostanzialmente a una lunga caccia che porta gli eroi nella tana del nemico che affrontano e sconfiggono. Di storie come questa, con queste dinamiche, Boselli ne ha scritto a bizzeffe, solo per citarne una pensiamo a El Supremo. In questo caso però ha aggiunto il terzo incomodo, Van Gulik, che recita a differenza dei personaggi terzi delle altre sue precedenti avventure un ruolo almeno paritario con quello del grande cattivo rappresentato stavolta dalla Tigre. E soprattutto ha abbracciato uno stile narrativo che ricorda i grandi classici del feuilleton ottocentesco. Ogni albo si conclude, se ci facciamo caso, con una situazione molto drammatica lasciata in sospeso per il numero successivo: nel primo albo non sappiamo come Tex uscirà vivo dalla palude, nel secondo ignoriamo la sorte di Kit Willer e non sappiamo quali delle due navi è quella della Tigre, nel terzo albo è addirittura la vita di Kit Willer a essere minacciata. Dal feuilleton Boselli prende anche i colpi di scena a effetto: pensiamo all'identità di Daniel Silva che diventa clamorosamente il figlio della Tigre, pensiamo nel quarto e ultimo albo al modo in cui Kit Willer riesce a sottrarsi al pericolo di morte nascondendosi a bordo della nave. Adesso è difficile dire se questa storia possa un giorno salire agli onori dei grandi classici scritta da Mauro Boselli, solo il tempo potrà dircelo, ma ha tutte le carte in regola per poterlo diventare. Da dire c'è che i ritorni di vecchi personaggi quasi mai riescono a ripetere per interesse e bellezza gli albi in cui i personaggi sono apparsi per la prima volta. Lo stesso Boselli, penso a Zagor, ha avuto in passato esisti contrastanti. Questa volta no. Ha ripreso un personaggio non suo e ha, con molta delicatezza, se non superato almeno pareggiato la prima storica avventura che narrava le gesta delle Tigre. Per storie come questa, ora, mi sento portato a spendere un 10 ai testi e un 10 ai disegni.
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  19. Nizzi cita West Fork ne La rupe del Diavolo? E io me la vado a riprendere e la rileggo dopo qualche anno. Storia molto glbonelliana, mi torna in mente l'aggettivo che spesso Carlo Monni usa per Nizzi: scrittore di maniera. Qui non c'è nulla di originale. C'è, su un soggetto abbastanza ridotto all'osso, una sequenza di avventure che tengono col fiato sospeso e una varietà di personaggi funzionali solo ad essere sconfitti da Tex. Per questo, per i miei personali gusti, non parlerei di capolavoro per una siffatta storia, che ha però l'indubbio merito di divertire, e tanto. Le rapide del Red River, la scalata successiva in cui i pards che restano sotto vivono terribili momenti di ansia, la scena alla locanda di Morisse, il piano ottimamente congegnato da quel bel cattivo che è Lou Cadill, la bella figura dell'avventuriero greco Tanakis sono tanti momenti di una storia che fila che è un piacere, supportata dalle non poche ma sempre gustose pause di ironia che scandiscono l'intera vicenda, con dialoghi al solito (per il Nizzi di quegli anni) spassosissimi. Per me questa è una storia paradigmatica della cifra di Nizzi: non grandi soggetti, interesse scarso per i personaggi di contorno, che sono solo funzionali alla storia e non approfonditi, ma sceneggiature avvincenti e dialoghi divertenti. Preferisco, l'ho detto mille volte, lo stile di Boselli e la sua scrittura appassionata, ma riconosco che storie come questa sono quelle che hanno fatto la fortuna editoriale del ranger, perché fanno divertire l'intera platea dei lettori, sia quelli più sofisticati che quelli che vogliono leggere senza lambiccarsi troppo il cervello. E' evidente, infine, quanto in questa storia si sia divertito anche l'autore, e quanto Nizzi fosse riuscito a "glbonellizzarsi", come nessun altro dopo di lui.
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  20. Eccoci qui. Riletto anche questo classico. Mi pare di poter dire che si tratta di un episodio colpevolmente sottovalutato, infatti di rado lo si cita tra le storie più belle della saga o anche solo tra le più belle di Nizzi. In realtà è semplicemente un capolavoro, però con un finale affrettato. Ma questo non toglie che si tratti di un capolavoro per oltre tre quarti della vicenda. Gli ingredienti ci sono tutti. Il grande nord, Gross jean, Brandon, gli intrallazoni, i cattivoni, gli indiani, il quartetto in grande spolvero, le rapide del fiume, scalate impossibili, incendi, pestaggi, sparatorie. Ma soprattutto ci sono i dialoghi, eccezionali. Il Nizzi di quei tempi era semplicemente un genio dei dialoghi. Tra Tex e Carson, in primis, ma anche tra Carson e Gross Jean. Dialoghi carichi di umorismo e spassosissimi. E' impagabile il Nizzi che mette in bocca a Tex e Carson battute al fulmicotone. Così come è impagabile il Nizzi che fa spazzolare i nemici a Tex a suon di cazzotti e insulti epici (sacco di concime, giuggiola, mollusco...fino al definitivo SCARTO DI UMANOIDE. Mi ciedo perchè certi pestaggi violenti e al contempo spassosissimi si vedano sempre meno. Non si possono più fare?) e inosomma, sostanzialmente siamo ai vertici della saga almeno fino alle ultime 10 pagine, dove inspiegabilmente si risolve tutto in quattro e quattr'otto in maniera molto deludente. Avrà finito lo spazio il buon Nizzi o avrà deciso che ne aveva abbastanza? Chissà. Comunque un bel 9.50 non glielo leva nessuno. Eccezionale Fusco. I tipi che volano per aria dopo i cazzottoni di Tex sono indimenticabili. Anche per lui un bel 9.
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  21. Una delle migliori avventure canadesi della saga. Nizzi inserisce nella storia due personaggi che adora,vale a dire Brandon e Gros Jean,e riesce a imbastire una trama robusta, basata su un fatto storico, in modo plausibile e realistico... L'antefatto, cioè la sparizione di Gros Jean e il successivo rapimento di Jim, fanno"lavorare"in solitaria i pard per una buona metà della storia. l' innesto dell' ottimo sergente Billing,una sorta di Donovan "buono"che aiuta i pard nei combattimenti con i Piedi Neri è azzeccata.Da manuale l'inseguimento dei pard e la successiva battaglia nella foresta tra Tex e i Piedineri,con il provvidenziale (fin troppo,a dir la verità)arrivo dei Flathead a salvare i nostri. Non male l inserimento del Greco Tanakis(simile a Larouche,altro pirata del fiume creato da Nizzi) e, soprattutto,la figura del guercio Caudill che farà una brutta fine... La cosa che più mi piace della storia è la capacità magistrale di Nizzi di riuscire a riannodare tutte le sottotrame della storia nell ultimo albo,che si conclude con l'arresto del ministro corrotto e di Jenkins.i comprimari sono tutti utili e indispensabili,non ci sono tempi morti,tutta la storia fila che è una bellezza... Il finale è tipicamente Nizziano (già usato con successo ne La Congiura): Il gruppo di amici radunato a tavola brinda alla buona riuscita dell'avventura,con battibecchi simpatici tra Tex e Carson e humour virile a profusione.
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  22. Un'illustrazione di Muzzi per una celeberrima scena della storia che vede la prima comparsa del Dragone:
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  23. Una buona storia, corale come dice Paco (anche se io non la paragonerei mai a Gli Invincibili :malediz... ), in cui spicca in particolare la figura di Sagua, un debole animato comunque da sentimenti nobili di lealt? e coraggio. Il lettore lo apprezza, e lo apprezza anche Tex che in fin dei conti accetta di buon grado di dividere il potere con lui (che peraltro è suo cognato, nonchè zio di suo figlio ). Bellissima la sequenza iniziale, con i segni nefasti interpretati da Ta-hu-na fino all'assassinio dello sciamano, e la parte finale, con Big Elk che si immola per salvare il suo amico Piccolo Falco e Sagua che non si lascia irretire dalla rabbia mantenendosi lucido dopo la morte della madre. In mezzo tanta (forse troppa) azione, e un abuso di comunicazioni via etere: tra segnali di fumo, rulli di tamburi e riflessi del sole nello specchio, si eccede forse nel rappresentare le possibilità di comunicazione dei tempi, che per come è resa sembra più efficiente della nostra stessa Telecom :fumo:
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  24. Storia davvero molto bella, epica, scoppiettante, e con una trama di tutto rispetto - già solo per il fatto che si faccia riferimento al contrabbando d'armi col Messico, la fa rientrare in quel mosaico che Bonelli stava costruendo a partire da "El Diablo" e avrebbe poi condotto a "Fuorilegge", a mio avviso il primo capolavoro della serie. Cosa che stupisce: la quantit? di donne di queste storie! E' evidente che il primo Tex non è fumetto così insensibile al fascino femminile - uso questo termine non a caso, perchè qui Galep dimostra di essere un vero maestro nel realizzare donne sensualissime, oltre che bellissime: penso ovviamente a Marie Gold - mostrata addirittura quasi del tutto nuda! E ancora: donne non solo in pericolo, ma vittime della violenza maschile - dello stupro o del tentativo di stupro, per intenderci. In questo caso la vittima è Joan, in una scena violentissima, con un Tex assolutamente e giustamente spietato!Per il resto che dire? Che si segnala Sam Baker, il giornalista, come gran bel personaggio (fa una bella figura nel finale), e le magnifiche scene d'azione in cui Tex mette fine al traffico d'ami e in cui si trova "uno contro venti" - una battaglia intensa, al cardiopalma!L'unica cosa che un po' mi dispiace è che il rapporto con Marie non sia stato approfondito: la tipa è proprio innamorata del Nostro, così come Joan. Voto 8
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  25. Approfitto di una quanto mai inopportuna insonnia per commentare questa storia che ho da poco letto per la prima volta. La sensazione che ti lascia è quella che può provare un ghiottone dopo un pasto luculliano, o un cinefilo dopo aver visto un grande film: pancia piena e grande soddisfazione intellettuale, questo ti lascia questa storia. Di storie lunghe in Tex ce ne sono, eccome, soprattutto ad opera di GLB, ma, devo dire, a volte la lunghezza eccessiva porta la storia, nelle battute finali, ad allentare un p? la presa e a far sentire la stanchezza delle troppe pagine trascorse. Il miracolo di questa storia, invece, è mantenersi sempre fresca e vigorosa dalla prima all'ultima pagina, grazie ai ritmi tesi e vibranti imposti dal suo grande autore, ai colpi di scena ripetuti, ai tanti personaggi che di volta in volta fanno capolino senza confondere ma aggiungendo nuovo pepe, ai fondamentali siparietti tra i due pards (Tex e Carson) che sono il giusto intermezzo tra una situazione di tensione e l'altra, consentendo un p? di respiro al lettore e divertendolo un mondo. Questa trama di continui pericoli e di ritmi forsennati cattura il lettore e non lo lascia più, ed anzi di volta in volta tira fuori dal cilindro un personaggio da ricordare: non solo Caudill, ma anche il greco Tanakis, credibile avventuriero, il piccolo cacciatore di pellicce provvidenziale per Gros-Jean e l'Ingegnere, lo spione "manosvelta"che fa il doppio gioco, e finanche il compassato comandante delle Giubbe Rosse che definisce "spiacevole" la situazione che si sta delineando: anzi, a maggior ragione la riuscita di questi piccoli personaggi, proprio perchè dettagli, palesano la cura dell'autore nell'imbastire la sceneggiatura, e non è un caso se si ha l'impressione di trovarsi faccia a faccia con i protagonisti ma anche con le comparse, e di vivere la storia, ed è per questa ragione che non ci si annoia mai, nonostante la mole ponderosa delle pagine. E' evidente, alla faccia di chi vede in Nizzi un mero imitatore di GLB, che qui l'autore si sta divertendo un mondo, ed il suo divertimento diventa il divertimento del lettore, in una sorta di osmosi che dalle pagine del fumetto arriva fin nella mente e nel cuore del lettore. E' complice, Nizzi, del lettore, gli strizza l'occhio, pensa a lui e ne ha cura, lo prende per mano e lo porta in un lunghissimo paese dei balocchi, al termine del quale vi è la pace dei sensi che segue un grande appagamento. Mi sento mooolto appagato: si era capito?Naturalmente, non si può omettere il determinante contributo di Fusco, solito grande maestro, qui nelle sue ambientazioni preferite e nel suo mondo: un mondo che ci sa regalare e ci sa far vivere, e glie ne siamo grati.
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  26. C'è stato un golpe in Messico: il presidente Manoel Perez è stato ucciso e Montales è prigioniero nell'isola prigione di Tiburon (l'Isola dello Squalo). Tex, reduce da un breve scontro con un pistolero arrogante non perde tempo e decide di aiutarlo. Si unisce ai suoi vecchi amici contrabbandieri (visti in "Fuorilegge") per passare clandestinamente la frontiera, ma i guai riescono a trovarlo lo stesso. Con il solo aiuto di vecchio compagno di Montales e soprattutto di una giovane donna in fuga da uno spietato tutore, Tex riesce a far evadere Montales e lui stesso si dà alla fuga nottetempo per sfuggire ad una donna. Ed ora un pochino di considerazioni. 1) Innanzitutto, una breve considerazione "filologica": in realtà questa storia inizia con l'albo a striscia "Ken Logan il duellista", ma lo scontro con Logan è solo una breve parentesi sul cammino dell'avventura e non produrrà conseguenze. Usare quel titolo per tutta l'avventura ?, quindi, sbagliato e fuorviante. Io userei, invece, il titolo quello dell'albetto è Lupe, la Messicana perchè, a voler ben vedere, è lei, quasi più dello stesso Tex, la vera protagonista della vicenda. 2) E che protagonista! Giovane (se la memoria non mi inganna afferma di avere 16 anni), dotata di una sensualità spontanea e non ignorabile, ingenua ma non troppo, coraggiosa ed avventurosa al punto da rifiutare il classico clichè della donzella in pericolo perfino quando il suo creatore ci si mette d'impegno a cercare di farle recitare quel ruolo. Se questa storia fosse stata scritta solo pochi decenni dopo, indubbiamente Lupe avrebbe avuto le carte in regola per essere una vera e propria compagna d'avventure per Tex. Purtroppo le convenzioni narrative dell'epoca e le personali inclinazioni di GLB riservavano alla donna un ruolo del tutto marginale nella narrativa avventurosa, specie se diretta ai giovani. 3) Anche se mai dichiarata esplicitamente è chiarissimo, però, per chi i lettori meno ingenui che c'è una forte tensione erotica, se non sentimentale, tra Tex e Lupe. Non che Tex non avesse avuto a che fare in precedenza con donne interessate a lui in quel senso (basti pensare a Tesah, Marie Gold e Joan Baker), ma Lupe è la prima che appare davvero determinata a prenderlo al laccio, (gli chiede esplicitamente di sposarla) al punto che l'unica via d'uscita che il nostro vede alla situazione creatasi è quella di scappare nottetempo. Decisamente Tex aveva paura di cedere. 4) Incidentalmente parlando, se casomai qualcuno avesse da obiettare all'aventuale coinvolgimento di Tex con una minorenne, mi limito a ricordargli che all'epoca di Tex, ma anche all'epoca in cui fu scritta la storia, una ragazza dell'età di Lupe era già in età da marito da un pezzo e di lì a pochi anni se non ne avesse trovato ancora uno sarebbe stata definita una zitella. 5) Incidentalmente parlando, io rivedrei volentieri Lupe, che, tra l'altro, se aveva davvero 16 anni più o meno un anno prima della nascita di Kit, oggi (vale a dire nell'epoca in cui si svolgono le attuali storie di Tex ) dovrebbe avere tra i 35 ed 40 anni e non aver perso nemmeno un briciolo della sensualità di cui parlavamo sopra. Onestamente, mi piacerebbe davvero sapere che fine ha fatto e rivederla di nuovo, dopo tanti anni, alle prese con Tex. Il problema, se vogliamo chiamarlo tale, è che Tex proprio non potrebbe rimanere indifferente alla presenza di Lupe (lo stesso problema, tutto sommato, che avrebbe con presenze forti come Tesah o Marie Gold) e credo che proprio per questo motivo Sergio Bonelli difficilmente autorizzerebbe un simile ritorno, purtroppo (anche se non bisogna mai dire mai). Senza contare, comunque, che il ritorno di un personaggio come Lupe (o Tesah o Marie Gold) non potrebbe, almeno a mio parere, avvenire in una storia banale, ci vorrebbe una storia che abbia lo stesso tipo di atmosfera di storie memorabili come "Il passato di Carson" oppure "Gli Invincibili" (e così facendo, mi rendo conto di aver dato inconsciamente un suggerimento su chi, a mio parere dovrebbe essere l'autore di un'eventuale storia con il ritorno di Lupe ). 6) Il secondo amico che affianca Tex in questa storia nelle ultime edizioni (Nuova Ristampa e Tex di Repubblica) è chiamato Jorge. Nell'edizione originale era chiamato Drigo. Ovvio che nelle intenzioni di G. L. Bonelli doveva essere lo stesso che compariva in "Fuorilegge" e "L'eroe del Messico" . Peccato, però, che Il Drigo dei nn° 3 e 4 fosse: magro come un chiodo, alto e con il volto affilato e glabro. Quello che compare in questa storia è, invece, di altezza media, cicciottello, con il volto paffuto e con i baffi. Insomma sono proprio totalmente diversi. Credo che sia per questo che con la Nuova Ristampa (che è la base del Tex di Repubblica) Sergio abbia deciso per il cambio di nome. Ovviamente il fatto che si capiscano le ragioni non significa necessariamente che si debba condividerle. 7) Continua il parallelismo con la Rivoluzione Messicana del 1911: Manoel Perez viene ucciso quasi come Francisco Madero. Come sempre, inutile tentare di incastrare questi eventi con quelli della reale storia del Messico dal 1867 in avanti. 8) Spetterà a Montales mettersi a capo degli insorti. Solo dopo molti anni i lettori sapranno che la fazione di Montales ha vinto. Se è vero che i lettori dovranno aspettare quasi 22 anni per rivedere Montales (praticamente quasi lo stesso numero di anni che passano nella finzione narrativa tra questa storia e "Il ritorno di Montales"), pare ormai quasi certo che Tex abbia avuto modo di rivederlo (e Carson di conoscerlo) anche prima della storia narrata nei nn° 137/139 in storie mai narrate e che magari un giorno lo saranno. 9) Ma l'Isolal Tiburon di questa storia è la stessa Isola Tiburon dove diversi anni dopo El Rey, antagonista nell'omonima storia porrà la sua base? Probabile che sia così. In questo caso, il castello di El Rey altro non dovrebbe essere che la fortezza-prigione in cui fu rinchiuso Montales, presumibilmente ormai in disuso da anni. 10) Vogliamo parlare di sospensione dell'incredulità? Il direttore e la guarnigione di Tiburon devono averen avuta davevro tanta per poter credere che Tex potesse essere l'ambasciatore americano in Messico. 11) Questa storia dovrebbe svolgersi subito dopo gli eventi del flashback del Color Tex n° 1: "E venne il giorno". Sempre all'altezza le matite di Galep e le chine di Mario Uggeri. La storia mi è piaciuta e la ricordo sempre con molto piacere, forse anche per la presenza di Lupe. Probabilmente non la si può definire un capolavoro, ma se il compito di una storia è divertire e magari anche far riflettere un pò, direi che questa storia assolve benissimo il suo compito. ::evvai::
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  27. CAPOLAVORO!Capolavoro e pietra miliare della saga!A mio modesto parere, questa è una delle storie più avvincenti tra quelle scritte da Bonelli, e una delle più complesse e significative a livello di sceneggiatura. Personaggi straordinari caratterizzati a tutto tondo, di cui viene messa in mostra la tridimensionalit? caratteriale e la profondit? psicologica;cambi repentini di scena, in cui la camera del regista Bonelli si sposta in piena libertà da un ambiente all'altro, da un gruppo di personaggi all'altro;e la grande commistione di generi, tra i fiori all'occhiello del creatore di Tex:questa volta, in una avventura quasi totalmente avventurosa e razionale, si insinua l'elemento magico, con pochi ma significativi momenti. E soprattutto, l'elemento che più salta all'occhio, e che maggiormente dovrebbe farci riflettere in merito ai presunti ?canoni texiani?,? il fatto che questa è non solo una storia corale tra altre storie corali, ma è la storia più corale della lunga saga di Tex, al cui confronto la coralità de ?Gli invincibili? impallidisce!In questo senso, si potrebbe pensare che la vicenda sia scritta da un Boselli sotto sbornia di comprimari? e invece no!,?Il segno di Zhenda? è scritta proprio da Bonelli Magno;un Bonelli Magno che fa quello che mai nessuno ha fatto in tal misura:mettere Tex completamente in disparte, farlo comparire in un numero di pagine davvero esiguo e, soprattutto, non fargli avere alcun peso nella risoluzione della vicenda! L'autore regala al suo ranger una sola lunga sequenza avventurosa in cui poter mettere in risalto le proprie doti e il proprio eroismo, e poi più nulla -una sequenza spettacolare, quella al Pueblo Bonito, tra l'altro intervallata dall'inserimento di altre scene con altri personaggi, in pura marca boselliana. Quindi, credo che i ?canoni texiani?, se davvero devono corrispondere alle storie di Bonelli (e così deve essere!), devono essere un po' rivisti. Forse, prima di gridare al tradimento dei canoni (cosa che ho fatto spesso anche io) bisognerebbe rileggere le storie che vanno da ?I figli della notte? al, più o meno, numero 100. Si scoprirebbe un Tex in parte diverso, soprattutto da un punto di vista caratteriale (e anche, forse, narrativo). E si potrebbe scoprire che se Nizzi si rifece alla classicit?,Boselli si rif? a una pre-classicit? altrettanto classica. E ancora:l'uso dei pards è quanto di più innovativo (innovativo per i canoni consolidati) si sia visto in 62 anni. Già ho detto della scarsa presenza di Tex, a livello sia quantitativo che qualitativo? e che dire di Tiger? Mi chiedo, come al solito, cosa sarebbe successo se questa storia fosse uscita oggi firmata da un Nizzi o un Boselli:già li immagino i cori di protesta:perchè Tiger (e anche sul ruolo di Carson ci sarebbe da discutere) sembra messo in scena al solo scopo di essere impiombato, senza che abbia il minimo peso non solo nell'insieme della storia, ma addirittura nella singola lunga scena in cui compare!Ora, a me un uso del genere di Tiger non piace?. ma se la storia in sè è stupenda, chi se ne strafrega se, per una volta,Tiger è inutile? Credo che a rileggere queste storie bonelliane si ha un insegnamento ancora più grande:godiamoci Tex, divertiamoci a leggerlo in maniera più spensierata, lasciando un attimo da parte i canoni, gli arrovellamenti intellettuali, le sindromi da ubc e da incongruenza, ecc?Divertiamoci!Splendida l'ultima vignetta di pag.119 di ?Pueblo Bonito?!.... ci mostra un uomo piegato dai dubbi, incerto sulla giustezza dei propri atti. Sagua è un personaggio straordinario proprio per questa sua complessit? psicologica:? un grande guerriero, uno che vorrebbe giungere alla gloria mettendo in mostra il suo valore senza l'aiuto delle arti magiche della madre;? una persona saggia che, proprio come Tex, vorrebbe a tutti i costi evitare una guerra fratricida. Ma è anche, in un certo senso, un debole:uno la cui volont? soccombe al carisma di Zhenda. Ecco, il personaggio Sagua è un altro elemento che rende questa storia non solo straordinariamente bella, ma anche straordinariamente moderna;e ancora una volta, pensando all'approfondimento psicologico effettuato da Bonelli, non posso che ritornare a Boselli e ai suoi personaggi tridimensionali. E Zhenda? Secondo me anche Zhenda rientra, almeno parzialmente, in questo discorso:anche lei, cioè, non è un avversaria comune, una che agisce per soldi o sete di potere. No, lei agisce per amore. Ogni suo atto è attuato in nome della gloria futura di suo figlio, gloria che considera come suo diritto inalienabile. Poi, ovviamente, non è che abbia tutte le rotelle al posto giusto;e probabilmente, un indagine psicologica che indaghi sulle dinamiche di questo rapporto madre-figlio, ci potrebbe dire qualcosa di interessante. In ogni caso,Zhenda è un personaggio che adoro, fin da quando, in tenera età, lessi il seguito di questa storia scritto da Nizzi, a mio parere un altro capolavoro ben degno di figurare accanto a questo. La strega navajo non è forse una delle avversarie storiche di Tex, ma io (e sembrer? blasfemo) ho sempre preferito lei al vecchio Mefisto!Il finale è entusiasmante:la tensione è costante, e cresce affidata a momenti in cui la magia la fa da padrone (e tutto il finale della storia sembra deciso non dai personaggi o da eventi con cause logiche, ma da spiriti e profezie) ad altri, realistici, in cui leggiamo l'apprensione di Tex che cavalca verso il covo di Zhenda per salvare suo figlio. Il momento in cui si sentono rullare i tamburi di morte in tutta la riserva è spettacolare!Il finale è anche abbastanza strano:la storia si chiude con una sorta di armistizio, senza che tra i rivali ci sia lotta, e anche le decisive decisioni del consiglio degli anziani non ci vengono rese note:un Tex più diplomatico del solito, che non punisce nemmeno gli ultimi ribelli- poi giustiziati dai soldati (e per fortuna, ripeto, che la storia l'ha scritta Bonelli!)!L'ultima vignetta è bellissima:la storia si conclude così come era cominciata:uno stregone, la mesa degli scheletri, e simboli profetici.
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  28. Questa è una di quelle storie "importanti" per la saga Texiana. Per la prima volta Aquila Della Notte, rischia di essere spodestato dal suo comando dei Navajo, in quanto rispunta un altro figlio di Freccia Rossa. Sagua che si mostra comunque dubbioso fin da subito dei metodi usati dalla madre Zhenda, vera arteficie della ribellione. Viene eliminato un grosso nome del passato di Tex, Ta-Hu-Na, lo stregone che celebr? il matrimonio tra Aquila Della Notte e Lylith. La ribellione scoppia tra i Navajos delle Terre Alte e quelli delle Pianure, anche se non ci sono mai veri e propri scontri fraticidi tra le due fazioni. Memorabile la battaglia al Pueblo Bonito, Tex e Tiger se la vedono veramente brutta, anche se mostrano i denti e decimano senza pietà gli avversari. Entrambi feriti, si trovano veramente nei guai. Tutta la storia è ben congegnata, l'attacco dei ribelli al ranch, l'omicidio di un capo che fino alla fine voleva rimanere fedele a Tex, i dubbi di Sagua. Abbiamo anche qualche trovata ironica: la lettera che Carson spedisce al capitano di Fort Defiance che "sbavava" all'idea di guadagnarsi qualche medaglia sul campo. Nella lettera c'è l'accenno alla stupidit? di Custer. Il finale eccezionale, sembra portare alla chiusura della faccenda e alla fine della strega. Il suo ritorno sarà ripreso parecchi anni dopo da Nizzi, ma Sagua ormai ha fatto le sue scelte. :)Da rileggere. Voto 9.
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  29. Una delle storie di Nizzi che adoro di più, peccato per il debole finale, sarebbe stato capolavoro vero.
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  30. Sono finalmente riuscito a leggere tutta questa storia, comprando pure il n. 345. Mi pare che sia piuttosto bella nella sua mescolanza di avventura e intrigo politico -affaristico; certo, non ha il respiro epico di "Sulle piste del Nord" ( del resto i personaggi indiani, "buoni" o "cattivi", hanno importanza puramente episodica ), ma mantiene un ritmo narrativo piuttosto incalzante, che le consente di catturare sempre l'attenzione e l'interesse del lettore. Tex è in ottima forma, specie come uomo d'azione; Carson fa faville nei siparietti ironici e anche Kit e Tiger fanno la loro parte, sebbene in misura minore. Per contro è piuttosto attivo il ruolo di Gros - Jean ( che ci si mostra nell'inedita veste di..... grande seduttore :D :D ) e di Jim Brandon ( anche se la maniera in cui , quando tutto sembra perduto, riesce a liberarsi e a liberare i pards è probabilmente un po' facile ). I "cattivi" sono pure caratterizzati in modo convincente, specialmente il venale uomo di mare greco Tanakis, il subdolo ma goffo taverniere Jean Morisse e il capo dei sicari al servizio di Jenkins e Fairbanks: il guercio Lou Caudill, feroce e sleale al punto giusto, ma anche dotato di capacità di commediante ( e di incassatore ) di prima grandezza ( nel n. 345 la sua interpretazione mette nel sacco non solo Tex, ma pure il lettore; il ranger, che in questa storia è piuttosto vendicativo, non gliela perdona e più avanti gli salda il conto quando fa saltare il deposito delle armi che doveva fornire ai Piedi Neri ribelli, tenendo volutamente la miccia un po'troppo lunga, in modo che Caudill e il suo scherano Stuart giungano in tempo per esplodere con le armi, condendo il tutto con un sulfureo scambio di battute con Carson ); un "vilain" piuttosto interessante ( e con una faccia che si ricorda, non solo per la benda all'occhio ma anche perchè i lineamenti che Fusco gli fornisce a mio parere ricordano, menomazione fisca a parte, quelli di Tex, non si sa se per caso o volutamente; ad ogni modo, la cosa aggiunge un po' di pepe alla vicenda ) , anche se privo della capacità di tessitore d'intrighi di Martin Stingo o dell'eleganza nel male di "Cobra" Galindez. Fusco si mostra piuttosto a suo agio nell'ambientazione canadese, da lui tante volte affrontata, e ne viene fuori una prova di grande rilievo ( sebbene la faccia del faccendiere Jenkins, forse per involontario ricordo dell'altra location preferita dal disegnatore, abbia un aspetto più da messicano che da canadese; la cosa del resto capiter? anche in seguito, se è vero che pure Joe Larkin, uno dei "cattivi" di "Athabasca Lake", presenterà , e in misura maggiore, lo stesso problema ). In sintesi ( e IMHO ): Soggetto 8,5 sceneggiatura 9,5 disegni 9
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  31. Che è la stessa risposta, con i medesimi esempi, fornita da Craxi illo tempore quando gli si rimproveravano le sue simpatie per Arafat. Andreotti, più sobriamente, diceva: "Fossi nato in un campo profughi in Giordania, sarei diventato un terrorista anch'io"; Cossiga si limitava a dire che definire Arafat un terrorista fosse una bestialità. Pentapartitico e basatissimo Borden.
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  32. Scherzi a parte, la metà dei risparmni di papà devono essere durati ben poco. Così pure i proventi del rodeo. Secondo me vive con le somme che vince al gioco. E poi, consentitemelo... chissenefrega! Perchè altrimenti proporrei un topic chiedendo: ma quando si libera l'intestino Tex? E la vescica? Quando si lava la camicia? Si lava i denti? Chi gli taglia i capelli? Quando si fa la barba? Dove compra il caffè? Si cambia le mutande? E i calzini sono bucati? Sitratta di inquietanti interrogativi che meriterebbero una risposta!
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  33. Per non parlare delle almeno 60 sigarette a giorno. Il Tex (soprattutto delle origini) era un rullatore seriale.
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  34. Credo che queste siano le risposte più sensate e che mi sento di appoggiare La vera domanda sarebbe "come fa a campare" (il Tex adulto intendo) considerando il suo regime alimentare e lo stile di vita? Io ci ho provato ad imitarlo con la classica dieta bisteccazza, patatine, torta di mele a pranzo e lardo, carne secca e fagioli alla sera. Chiaramente un whiskyno prima di coricarmi. Dopo tre settimane soffro di scorbuto, ho il fegato spappolato, un accenno di dipendenza alcoolica e le inevitabili proteste della moglie per i fagioli.
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  35. Percepiva il reddito di cittadinanza del Texas. Dopo l'abolizione, ha dovuto mettere su famiglia e farsi mantenere dalla moglie e suocero.
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  36. Almeno il cavallo non va a benzina.
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  37. Anche se fosse (non mi voglio mettere adesso a fare la recensione di un altra storia di Nizzi), vuol dire che il fine giustifica i mezzi? Era proprio necessario distruggere il finale di una storie "storica" per rifare una storia praticamente identica? (Solo, molto, molto, molto più lunga, serve quasi un intero albo solo per far muovere Tex dal villaggio...) Non poteva fare una storia nuova? O Nizzi non sarebbe stato capace di scrivere una storia dovendosi inventare un cattivo? (domanda retorica che faccio ai fan di Nizzi, gli altri sanno che è così, Nizzi non era capace di inventare davvero cattivi memorabili, riprendeva quelli di GL Bonelli o li prendeva da altrove, per esempio da Salgari per la Tigre Nera)
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