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  1. Cavazzano sarebbe un gran colpo, molto coraggioso, così come Bacilieri. Pedro Mauro è passato in redazione poche settimane fa, forse si è parlato di quello, forse no.
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  2. Condivido. In ogni caso, volete a tutti i costi applicare la patacca ? Almeno fatela più piccola, staccata dal logo della testata, senza la scritta "il numero" e soprattutto senza ... punto esclamativo. Il top del cattivo gusto !!!
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  3. Concordo. Quella del Boss un gradino sopra. Allora...Personalmente una volta l'anno gradisco questo formato di storie brevi. Serve alla casa editrice per testare disegnatori e sceneggiatori ed inoltre noi vediamo sia loro che Tex in un modo diverso. Scrivere storie brevi secondo me è molto difficile perché devi essere conciso, accattivante e convincente cercando sempre di mantenerti nei limiti di Tex. Quella di Majo mi è piaciuta a livello grafico, tranne qualche vignetta, e come colori(quelle del bivacco ad esempio). La storia è stata carina. La seconda, quella di Burattini, mi ha convinto meno (un po' forzato il modo in cui hanno beccato il professionista) mentre i disegni di Volante mi sono piaciuti. Quella di Nizzi mi ha convinto poco. Il finale mi è sembrato addirittura allungato per poter concludere le pagine commissionate. Disegni di Gualandris discreti. La storia di Zamberletti ha un bel tocco di malinconia non male. I disegni di Barison un po' meno convincenti degli altri disegnatori. L'ultima storia, quella del Boss, è accattivante con personaggi come al solito ben delineati anche in poche pagine. Con un finale per me sorprendente (spoiler spoiler spoiler) perché non mi aspettavo il suicidio del possidente/bisnonno. Disegni di Gomez non male ma il cartonato, con la sua grandezza e i suoi colori, gli hanno reso un miglior servizio. Sul color non male ma Gomez "merita" di più. Letture gradevoli comunque una volta l'anno queste storie brevi.
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  4. Condivido tutto quello detto dal Condor. L'ultima riga poi è da scolpire. Ho sempre considerato Galep fuori da ogni classifica. E questo vale soprattutto per i più giovani che forse non sanno, o fanno finta di non sapere, con che ritmi lavorava questo Artista.
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  5. Comprendo la voglia di celebrare traguardi e in fondo Tex Willer è una serie che darà sicuramente gioie non solo ai lettori ma anche all'editore. Sarei stato però più sobrio, considerando che Tex Willer fa parte dell'Universo di un personaggio che esce in edicola dal 1948, e quindi le 50 uscite non sono poi sto gran traguardo. Si rischia di sminuirlo, quasi a dire "ehi ce l'abbiamo fatta!". L'avrei visto meglio su una serie neonata e che si regge da sola sulle sue gambe, senza un bagaglio di lettori che già conosce e ama Tex. Ma così, non è il massimo... Sarebbe bastato forse sponsorizzarlo nel numero 49, e credo sia stato fatto, ricordando che tra un mese ci sarebbe stato il numero 50 (magari un bel poster allegato?). Comunque a livello di imbrattamento di belle copertine, mai quanto il font del titolo di Yellow Bird, che per me batte qualsiasi bollino Mefisto o cinquantesimo, per ora. Comunque, aspettiamo la storia che è quel che conta, ma ultimamente la Bonelli sulla pubblicità secondo me si comporta come Montgomery Burns nei Simpson quando cerca di farsi passare per giovane...
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  6. A conferma della mia opinione riguardo il valore del “centinaio-600”, ecco che a El Supremo segue senza soluzione di continuità quest’altra bellissima storia, a cui ho assegnato un 9. Terminata la lettura, spulciare le pagine dei commenti (molti dei quali ormai vecchi di 8 anni) è stato davvero divertente, tra scandalizzate proteste per le scene in piscina e accuse di lesa maestà per il Tex “non dittatore” e la mutilazione esplicita di Kid Rodelo. Diciamo che ogni volta che dimentico i motivi per cui per 30 anni ho abbandonato Tex arriva qualche “integralista” a ricordarmeli… E sempre a proposito dei commenti, un’altra cosa che ho trovato divertente è che la maggioranza di quelli più “vicini temporalmente" all’uscita della storia erano tutto sommato positivi, con qualche “bastian contrario duro e puro”, mentre diversi degli ultimi interventi la criticano e ne danno un giudizio negativo. E’ forse colpa di Winnipeg? Io non l’ho ancora letta, ma è possibile che il “seguito” abbia deluso così tanto i lettori? E’ cambiato il “popolo del forum”? Sono arrivati "quelli bravi", che non si fanno "gabbare" da Boselli come gli ingenui forumisti precedenti? Oppure l’ormai ventennale uso dei social, tra cui i forum e i blog, ha incarognito tutti e/o ci ha reso degli insopportabili nerd incapaci di godersi qualcosa senza analizzare qualsiasi minimo, spesso insignificante, dettaglio? Mah, ai post(ers) l’ardua sentenza… Passiamo alle mie valutazioni. Soggetto e sceneggiatura ottimi, un west sporco e cattivo molto realistico, popolato di personaggi sfaccettati e “umani”, anche nella loro crudeltà. La violenza può esplodere in qualsiasi momento così come gli stessi personaggi negativi possono avere sentimenti e slanci di umanità (sotto questo aspetto Durango, con il dolore e il senso di colpa per la morte della madre e l’affetto “istintivo” verso la sorella che lo porta alla morte è un esempio lampante). Tutto molto realistico, molto umano, assolutamente non manicheo, moderno e classico allo stesso tempo, tra l’altro ho davvero apprezzato molto che il finale si sia “preso i suoi tempi” (contrariamente ad una certa fretta che avevo rilevato nella storia di El Supremo). Certo non tutto è perfetto, anche io ho trovato curiosa l’ammirazione ripetuta di Kit versi i due fratelli e irrealistico che nella sparatoria finale i pards se la siano cavata senza danni nonostante una elevata densità di “pistole per metro quadrato”, ma sono piccolezze, questa per me resta una bellissima storia con ottimi personaggi e un bel finale. Aggiungo che la rapina in banca con sparatoria mi ha rimandato a “I cavalieri dalle lunghe ombre”, la morte di Durango mi ha portato alla mente “Butch Cassidy” (questa era facile), addirittura la fuga da Yuma mi ha fatto pensare a “48 ore” (da molti critici definito un “western cinematografico”) e da cinefilo non posso che gradire questo tipo di rimandi. Capitolo disegni: i gusti son gusti e Font è sicuramente un disegnatore che divide. Personalmente lo apprezzo, anche se posso capire che a qualcuno non piacciano i suoi “primi piani” o le sproporzioni, e trovo che nell’arco della storia ci siano delle vignette davvero molto belle (ne elenco qualcuna più sotto***), di conseguenza la sua presenza non ha assolutamente inficiato il mio piacere nel leggere la storia. P.S. Nella marea di post spicca un intervento di Borden da applausi, se non erro a pagina 12, che descrive benissimo il “mondo” di riferimento di GLB (e di conseguenza di Tex). *** Alcuni esempi "Fontiani": Le sequenze, molto cinematografiche, dell’ingresso in scena di Durango e della successiva fuga da Yuma, all’inizio della storia nell’albo 640; Sempre nel numero 640, la bellissima Ghost Town del sogno di Kid Rodelo; La vignetta centrale “in negativo” a pagina 19 dell’albo 641; L’ultima a pagina 20 nello stesso albo, con Durango in silenzio davanti alla bara della madre e il percepibile dolore del becchino; l’ultima a pagina 24 del numero 642 con i pards che si allontanano a cavallo; l’ultima a pagina 27 dello stesso numero, cielo tempestoso e terreno gonfio d’acqua; Tutte le sequenze sotto la pioggia.
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  7. Molto buona l'accoppiata Boselli-Gomez che sarebbe stata ottima con una colorazione un po' meno piatta. Quanto mi manca Vattani! Majo così così: può fare di meglio.
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  8. Seguendo lo schema della storia dei Dalton, Bonelli collegò senza stacco una successiva avventura al gioiello canadese. Nel primo caso a dire il vero, sia l'episodio "portante" (I fratelli Dalton) che il seguito (il dio puma) sono nettamente inferiori alla sequenza che narra la prima trasferta canadese del nostro eroe. Ho già tessuto le dovute lodi a "Il Tranello", ma tutto sommato non è malaccio nemmeno il seguito, sebbene è ovvio che il confronto è improponibile. GLB orchestra una trama semplice ma efficace. Non troviamo villain memorabili, ma la sceneggiatura è ariosa e diverte. Al netto di alcune ingenuità, quale il tentativo della banda di sviare le indagini con le impronte di orso (solo dopo l'uso di stupefacenti un investigatore può credere che simile animale possa aggredire per rapina ) o l'errore geografico di Jim Brandon che nomina a sproposito l'Alaska nel finale, non mancano alcuni idee interessanti, una su tutte l'intreccio amoroso fra Freda, la giovane indiana e Lassalle. Tex viene facilmente al bandolo della matassa e scatena una decisa controffensiva per liberare Gros Jean, che si rende protagonista di alcuni siparietti verbali ironici nell'episodio. Piombo a iosa, trappole e solito concentrato di azione che porta allo smantellamento della banda e all'epilogo sul mare con l'inseguimento e la definitiva sconfitta del capo della banda degli Orsi. Storia non trascendentale, ma piacevole e ideale proseguimento riempitivo del capolavoro che la precede. Molto emozionante la scena del primo addio dei nostri con i due amici canadesi. Poche vignette, parole contate ma un'innata capacità narrativa di un autore che pian piano alza sempre di più l'astina della qualità nella saga da lui ideata. Astina destinata negli anni ha raggiungere vette vertiginose. Come mia consueta abitudine, dovrei chiudere il commento spendendo alcune parole sul comparto grafico, ma cosa posso aggiungere in più rispetto a quello che finora ho scritto di Galep nelle precedenti recensioni? Se Bonelli rappresenta la mente, il compianto disegnatore sardo è il braccio e l'anima. Vignetta su vignetta, la dinamicità è assicurata e da non sottovalutare, la grande capacità di narrare graficamente con pochi tratti e orpelli, le trame scoppiettanti del collega sceneggiatore. Esito efficacissimo sia se si tratta di ambientare sequenze fra le fredde foreste, tra indiani e forti assediati, che se la scena si svolge fra le onde dell'oceano fra marinari dalle facce poco raccomandabili e velieri vari. Considerando i tempi ristrettissimi di lavorazione, quello che riusciva a fare Galep era quasi un autentico miracolo. Stima immensa. Il mio voto finale è 7
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  9. Uno dei tuoi più grossi problemi è che sei un integralista mi dispiace doverlo dire.
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  10. Se il Color fosse in edicola gratis, non credi che ne farebbero fuori milioni di copie? E il risultato del test quale sarebbe?
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  11. Verissimo, ma sono convinto che per un Tex porno abbandonato da 10 ve ne sarebbero 50 che lo acquisterebbero se ci fosse il bollino "Episodio vietato ai minori" 🤪
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  12. alla fine ho ceduto e l'ho comprato anche se il Color Tex storie brevi è la cosa che meno mi entusiasma di Tex e nonostante la presenza di una storia di Nizzi, sul quale spero sempre di sbagliarmi. L'ho preso però principalmente per la prima storia di Majo e quella di Boselli e per ora ho letto solo le ultime tre storie, lasciandomi la "principale" per futura lettura. Che dire, delle ultime tre storie, quella del mezzosangue; bei disegni di Gomez, ma questa colorazione a me proprio non piace, sicuramente peggiore e piatta rispetto al cartonato. Si tratta di un Tex b/n colorato, il colore non aggiunge nulla di particolare se non il colore stesso. E fine. Storia nei limiti delle pagine piacevole e che svolge la sua funzione. Poteva essere un buon soggetto anche per una lunga, ma va bene anche così. Il Sicario che si pente in fin di vita nella storia di Zamberletti è una trovata interessante, considerando i personaggi coinvolti nella vicenda forse è un po' ambizioso fare tutto nel giro di poche pagine, ma alla fine ci si riesce e viene fuori una storia più che sufficiente e che il suo nel Color lo fa. La storia di Nizzi non varrebbe la pena nemmeno commentarla. Dispiace perché qualcuno la scambierà per la solita critica antiNizziana, ma per me una storiella del genere è davvero imbarazzante. Per carità, se hai 30 pagine a disposizione la storiella lineare e senza pretese ci sta ma io ci ho letto solo svogliatezza. Si tratta della prima storia che ho letto del Color, per levarmi il dente da un lato ma con un briciolo di speranza che fosse carina. La partenza non è male, anzi non ci si nota nulla degno di critiche. Il soggetto è banale, un accusato ingiustamente cui Tex da una mano per professare la sua innocenza. Ma va bene, è un classico. I cattivi si dimenticano già dopo poche pagine, i personaggi principali spuntano dal nulla, senza avere alcun peso. La storia non è scritta pensandola come una storia breve, non ha ritmo da storia breve come ad esempio quella di Borden. Pare più una storia pensata alla maniera classica e poi scritta in 30 pagine. Bum bum bang bang e in una pagina il cattivo piagnone che risolve la situazione facile facile. Verso il finale si cade rovinosamente verso la storiella. Dicono queste storie brevi servano anche per testare gli autori, anche se dai nomi presenti a questo giro non sembra. MI chiedo, se questa storia l'avesse scritta un esordiente, l'avreste più voluto/rivisto su Tex? Vediamo a breve il resto, per ora a tutto grido tranne che al miglior Color di storie breve. Non dico che lo sconsiglio a)perché mi mancano 2 storie b) perché sicuramente non essendo un fan delle storie brevi e del color questo ha un peso sul mio giudizio
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