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TWF - Tex Willer Forum

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  1. Caro Diablero, ti rispondo per punti. Avevo già sottolineato che non mi riferisco a questa pregevole ristampa, ma alle nuove proposte, non quella allegata ora di Burattini, ma a quelle ipotetiche e future di cui è stato accennato. Citi Galep, ma, purtroppo, Galep non disegnerà queste nuove strisce e neppure (per mio sommo dispiacere, Nicolò). Io non godo all'idea di Chiaverotti e Cassaro (e neppure Chiarolla), però se esce un Tex di Chiaverotti e Cassaro, ho la possibilità di scegliere se comprarlo o no, s non esce non ho la stessa scelta. Non ho detto che se piace una nuova uscita devono piacere tutte e mi scuso con te se mi sono espresso male. Ma che non capisco perchè, se uno è contrario (con tutte le sue rispettabili ragioni) a inflazionare le uscite, auspica queste (sempre quelle future, ipotetiche) nuove uscite a strisce. Diciamo che in questo caso se l'uscita è una tantum, hai ragione tu, perchè comunque la qualità è salvaguardata. Il tono sprezzante, oltre che insultante, lo hai usato tu, dal canto mio, se ti è sembrato tale, ti chiedo scusa perchè davvero non era mia intenzione. Proprio per questo motivo, giustifico il tuo tono e i tuoi insulti e pure li accetto, perchè se ho dato un'impressione sbagliata nel mio intervento è solo colpa mia, ma ti assicuro ancora che non era mia intenzione nè essere sprezzante, nè trollare (o trolleggiare?), per cui, se accetti, ecco la mia mano tesa. Sono entrato qua per esprimere le mie opinioni, non per litigare.
    4 points
  2. Salve a tutti! Non trovo corretto parlare della ristampa anastatica del Tex originale di GL Bonelli e Galep (finalmente libera da interventi successivi di mani ignote) nel thread dedicato alle strisce inedite di Burattini e Torti. Va bene finché si parla del "packaging" generale delle varie uscite, ma quando si va nei dettagli dell'anastatica, ci vorrebbe un topic dedicato. Io intanto apro questo, poi vedranno i moderatori se va bene, se va spostato in un altra sezione, etc (io suggerirei di creare un nuovo sotto-forum dedicato alle anastatiche con un thread per ogni serie, o magari per ogni avventura). Volevo avere un thread dedicato anche perché questa iniziativa (la prima vera ristampa fedele di Tex dopo più di 60 anni... cioè, l'ultima volta che la Bonelli ha ristampato Tex correttamente non ero ancora nato!), è una buona occasione per rileggere la serie dall'inizio, una striscia per volta come facevano i lettori dell'epoca (vabbè, con 3 strisce alla settimana andiamo a velocità tripla rispetto a loro, ma è anche vero che oggi i tempi sono più frenetici di allora). Quindi, vorrei commentare con voi non solo la qualità dell'anastatica, ma anche le storie, striscia per striscia e settimana dopo settimana. (riguardo comunque alla differenza fra le edizioni: ho provato a fare delle foto ma mi sono venute tutte mosse o con il riflesso del flash, non sono un gran fotografo...) Vediamo la prima striscia, IL TOTEM MISTERIOSO, pubblicata il 30 settembre 1948 (la guerra era finita da tre anni, meno del tempo passato da Tex Willer 1). Tea Bonelli dopo aver pubblicato per un po' ristampe dei vecchi fumetti del marito (immagino che all'epoca anche se separati fossero ancora sposati, non esistendo ancora il divorzio civile e non me lo vedo GL Bonelli rivolgersi alla Sacra Rota...) l'ha ricontattato per lanciare nuovi personaggi. In quarta di copertina c'è la pubblicità di 4 serie, che immagino siano le sole che pubblicava all'epoca: la collana Audace con Furio Mascherato (ristampe), Frisco Bill (una serie di Baglioni e Zamperoni di albi di 8 pagine partita ad aprile 1948 che durò poco, rimanendo interrotta con il numero 32 a novembre 1948), la Serie D'Oro Audace (che pubblicava l'altra serie di Bonelli e Galep, quella più ambiziosa, Occhio Cupo) e infine la "Collana del Tex" Chi è questo "Tex" che ci viene subito presentato in azione? È un fuorilegge, ma con una buona reputazione. È inseguito da sceriffi con i loro "scagnozzi", ma la gente sa che "uccide solo chi merita di essere ucciso". Mentre per Occhio Cupo furono riservate origini che mostravano come fosse caduto in disgrazia per varie macchinazioni, per Tex non si spendono molte parole: è un giustiziere, un "punitore" ante litteram, che vaga per il west "uccidendo chi merita di essere ucciso", i deboli si rivolgono a lui e gli sceriffi lo inseguono. Notiamo subito alcune cose: 1) Tex è amico degli indiani. Mentre gli sceriffi e la legge lo inseguono, lui è ospitato come un amico dalle tribù indiane, tanto da aver visto Tesah da bambina. Molti settagli differiscono dalle vicende che saranno narrate sessant'anni dopo su Tex Willer: la conoscenza di Tex con il padre di Tesah, Orso Grigio, non è data da un unico breve incontro. I due sono "buoni amici". Si sono visti molte volte in passato (Tex ha visto Tesah l'ultima volta 10 anni prima, ma ha visto Orso Grigio l'ultima volta solo 2 anni prima...). Tesah chiaramente non è una ragazzina, ha già i lineamenti di una donna. La reputazione di Tex fra le tribù indiane è tale che Tesah, saputo il suo nome, gli svela subito il suo segreto, fidandosi totalmente di lui. Anche se non è vero che all'epoca gli indiani fossero davvero sempre rappresentati come selvaggi e nemici (anche nei fumetti italiani, anzi chiaramente presentavano un certo fascino esotico fra lettori e spettatori cinematografici), una simile decisa scelta di campo non era consueta: Tex Willer è da subito dalla parte degli indiani, senza se e senza ma, con la stessa decisione con cui mostra disprezzo per "la legge" e gli sceriffi. 2) Collegata all'osservazione precedente: questo Tex non è un giovanotto. Era amico del padre di Tesah da più di dieci anni (anche se da come ne parla descrivendo la sua saggezza, era più giovane di Orso Grigio). È un famigerato giustiziere famosissimo. Direi che si intuisce essere sulla trentina, e non può avere meno di 27-28 anni 3) Il west di Tex è il west dei fumetti italiani dell'epoca: una terra esotica piena di tesori favolosi, esotici indiani (e soprattutto indiane. In minigonne ante litteram a cui i lettori italiani non erano certo abituati, e di cui finalmente questa ristampa ci ridà le formosità originali), fuorilegge giustiziere amici dei deboli e nemico giurato e sterminatore dei banditi che spadroneggiano ovunque (nella figura dei malviventi che spadroneggiano e dei "banditi" che invece sono gli eroi che difendono la povera gente diversi commentatori hanno visto richiami alla Resistenza. Non lo so, non c'ero, e non mi azzardo a fare affermazioni così perentorie su periodi storici che non ho vissuto. Chi lo ha affermato però c'era...) 4) Il west di Tex non è un west "morigerato" o edulcorato per bambini. Anzi, il livello di allusioni sessuali e di sadica violenza sarebbe inaccettabile oggi in un fumetto "per bambini". Anche se non può ovviamente mostrare nulla di esplicitamente sessuale, GL Bonelli indugia in una vignetta sulla "perquisizione" di Coffin a Tesah, mostrando chiaramente la ragazza semisvestita dopo. E dopo aver trovato il medaglione, legano e imbavagliano Tesah seppellendola fino al collo, condannandola quindi ad una morte lenta per sete, o per il sole, o causata dagli animali. (come dice Coffin, "anche se gli sciacalli non la scoveranno questa notte, il sole del deserto la ucciderà domani" E anche Tex, si capisce che non si fa tanti scrupoli ad "uccidere chi merita di essere ucciso" (come si vedrà alla fine di questa storia). Insomma, si capisce come mai Tex finirà "all'indice" delle parrocchie, sconsigliato (bollino rosso!) come una lettura violenta e diseducativa... Censure che si notano nelle edizioni successive: non starò a citare le censure presenti nelle ristampe Tex Gigante e Tre Stelle che sono troppe, confronto direttamente con la TuttoTex: 1) La famosissima frase "con i suoi scagnozzi" subito nella prima striscia 2) Nella terza striscia Tex dice "non temere, amico!", e non "non temere, sono un amico!" 3) Nella quarta striscia Tex dice "Fuori legge", non "giustiziere" 4) Tesah qui è decisamente più sexy, per tutto l'albo. Negli anni 50 le avevano disegnato braghettoni sopra la minigonna e le avevano messo praticamente un maglione girocollo per non far vedere nemmeno un cm di pelle scoperta, e quando hanno fatto la TuttoTex, non potendo togliere semplicemente quelle aggiunte (fatte direttamente sulla tavola originale) hanno semplicemente cancellato Tesah e l'hanno fatta ridisegnare. Il nuovo disegnatore l'aveva "appiattita" riducendole soprattutto il culo in modo evidente, e come ulteriore ingiuria le hanno spostato un grosso balloon di testo coprendole le cosce... 5) ci sono punti dove il lettering è diverso, anche se il testo è lo stesso: probabilmente è dove il testo fu alterato nelle ristampe precedenti e ripristinato nella TuttoTex, ma scritto da una mano diversa. 6) striscia 10, una strana modifica, in originale è orso Grigio e dire a Tex che Tesah è andata a scuola a Denver ("tuo padre mi disse"), nella tuttoTex diventa "qualcuno mi disse" 7) sempre nella striscia 10, terza vignetta "Il tempo di trovare mio padre" invece di "il tempo di trovarlo" 8) striscia 18, il "le darò io stesso una frugatina addosso" diventa nella tuttotex "la perquisirò io stesso" 9) striscia 19, Coffin in originale dice "Zitta, cornacchia!", nelle ristampe dice "zitta, squaw". Sadico torturatore sì, ma non insulta una donna! 10 striscia 30, Tex chiama dente di lupo "pelle sporca". Non sta bene! Nella tuttotex è "e tu, compare" Passiamo alla seconda striscia, LA ROCCIA PARLANTE, del 7 ottobre 1948. 11) Striscia 4, Tex in originale dice "figli di cani". Non si fa, un fuorilegge (pardon, giustiziere) educato non si esprime così. E quindi nella tuttotex dice "furfanti" 12) striscia 6, qui è Coffin a lanciare un "Perdio!" che non si confà ad un bandito beneducato. Nella tuttotex è "mm...", da bandito riflessivo e timorato di Dio. 13) striscia 12, seconda vignetta, Tex è così emozionato che dice "Tesak"... 14)striscia 14, Dente di Lupo in originale era un sachem dei Pinte, nella tuttotex era un sachem dei piute (questa e la precedente penso siano sviste del frettoloso letterista dell'epoca) 15) striscia 14, vignetta 3, Tex la chiama "Tesach", poi nella vignetta successiva "Tesah" e nella vignetta dopo di nuovo "Tesach". Si capisce come dopo decenni Sergio Bonelli ancora ricordasse quanto era scarso il letterista... 16) Striscia 32, Coffin mentre spara a tradimento nella pancia a Dente di lupo lo chiama "sporco pellerossa". Saranno cose da fare??? Nella ristampa, da vero gentiluomo, lo chiama "vecchio mio" mentre lo riempe di piombo... 17) Stessa striscia, stessa vignetta, stesso balloon: Coffin gli dice pure "bastardo rosso". Va bene ucciderlo, ma perché queste microagressioni razziste? Questo Coffin inizia a darmi l'idea di non essere una brava persona... per fortuna nella tuttotex dice solo "muso rosso"... L'albo ovviamente si conclude con un cliffhanger: Tex e Tesah legati, alla mercè di Coffin che gongola! Come ne usciranno vivi? "Quale sorte attende Tex e Tesah? leggete il prossimo numero, "Terrore a Calver City" PS: tratto dal racconto "la radura delle orchidee" di Franco Baglioni, pubblicato a puntate in terza di copertina: "con l'oro e con la persuasione aveva indotto tre dei giovani del villaggio ad accompagnarlo, tre che animosi alla partenza si eran fatti sempre più spaventati a guisa che si avvicinavano alla radura". Credo che fosse un linguaggio troppo antiquato già allora, qualcuno sa chi era Franco Baglioni? (che scriveva anche i testi di Frisco Bill, e quindi era l'unico altro sceneggiatore della Redazione Audace)
    3 points
  3. A me è piaciuto molto: un ottimo Maxi e una storia tipicamente manfrediana. Di boselliano c’è forse solo la tendenza - nella seconda parte della storia - a raddoppiare, triplicare gli avversari e gli ostacoli prima del gran finale, un po’ come nel Texone di Villa o in altre avventure, mi pare. E’ tipicamente manfrediano invece l’utilizzo della Storia del West ai fini di critica sociale, in questo caso lo spaccio di whisky scadente, la corruzione dilagante seguita alla fine della Guerra civile, l’insistenza sui massacri del conflitto (ma a me il flash-back non sembra fine a se stesso, anzi serve a dare un passato e un carattere al sicario Drunky e al colonnello Dickinson, oltre che spiegare come capitan Destiny , ufficiale nordista, è diventato un delinquente utilizzando la “rete” creata durante la guerra). In Boselli l’utilizzo della Storia è più sfumato, meno critico, più inserito nell’intreccio in modo naturale, vedi per es. Lincoln e i suoi discorsi in "Pinkerton Lady". Manfredi vuole alla fine dare sempre un messaggio socio-politico, valido ancora oggi, vedi il bisogno di giustizia contro il malaffare dilagante, vedi l’importanza che dedica alla figura del Giudice nelle ultime pagine e dei collaboratori di giustizia (così come in storie precedenti l’acqua per tutti, il petrolio, i candidati a governatore, ecc). Ma la differenza più grande è nell’utilizzo dei personaggi. Manfredi li caratterizza soprattutto socialmente (il militare, il lavoratore del porto, lo speculatore, l’ispettore del cotone, la vedova proibizionista, ecc.), in questo è un po’ "verista" (visto che qualche giorno fa si parlava di Verga), i suoi personaggi sono condizionati dalla società e dal ruolo che hanno in essa, sono meno complessi di quelli di Boselli, più monodimensionali (in Tex almeno, in altri suoi fumetti secondo me è diverso). Io però non li definirei post-moderni e imprevedibili, in questa storia tutti agiscono con motivazioni ben chiare, psicologicamente motivate (la vendetta del killer, la fame di gloria del militare, il bisogno di avventura dell’armaiolo, la giustizia, i soldi, la vedova che vuole onorare la memoria del marito morto alcolizzato, ecc.). Boselli è più “romantico” (nel senso più ampio della parola), i suoi personaggi sono mossi soprattutto dalle loro passioni (positive o negative), sono più complessi e padroni di sé, tendono al dramma o alla tragedia, possono cambiare nel corso della vicenda o del tempo. Manfredi in Tex, pur creando storie a volte cupe, tende alla satira, qualche volta alla commedia, o addirittura alla farsa (vedi la storia “Oro nero”), più che alla tragedia, e i personaggi sembrano immobili nei loro difetti, ormai sclerotizzati nel loro ruolo, più cinici e disillusi. L’esempio perfetto è il personaggio del killer Drunky. All’inizio sembra boselliano, un killer con l’anima, ci appare quasi simpatico nella sua malinconia (nel flash back in lacrime), poi Manfredi se lo perde per strada e alla fine ce lo mostra un semplice killer vendicativo, incapace di cambiare o solo di mostrarsi più umano (Boselli ne avrebbe fatto forse un personaggio alla Mondego, dei “Sabotatori”). I personaggi di Boselli sono più classici, tendono a umanizzarsi o ad apparire tali, anche quelli malvagi (Ray Clemmons, Bethany, Kid Rodelo, il cacciatore di taglie in “Morte nella nebbia”, ecc.), visti anche nelle loro fragilità e complessità. I personaggi di Manfredi tendono invece a disumanizzarsi, a diventare nel corso della storia antipatici (in questa storia la vedova, il militare non evolvono caratterialmente, anzi), un po’ come il mondo che li circonda, un west crepuscolare, marcio, che corrompe un po’ tutti. Tex e Carson sono visti da Manfredi soprattutto come rangers, uomini di legge, che magari usano a volte metodi poco ortodossi (vedi il finale de “La grande sete” con la diga che salta), ma sempre col distintivo pronto, per far trionfare la legge (addirittura in “Oro nero” Tex diventa pubblico ministero). C’è da dire che per loro la legge - e in questa storia è chiarissimo - non è certo quella al servizio dei potenti, ma al contrario è una salvaguardia per i più deboli (vedi l’ultima pagina: gli eroi veri sono i proletari), anche se la giustizia vera, per Manfredi, è difficile da ottenere. Concludendo, a me questo Maxi è piaciuto, anche i disegni e le atmosfere di Rotundo. La scena più bella è quella della copertina, lo scontro di Tex e del killer Drunky al castello e sulla scogliera. Peccato - come detto - che il personaggio di Drunky con l’armonica a bocca non sia stato poi sviluppato. Notevoli anche le scene sul fiume, tra le nebbie o negli scali portuali, tra la varia umanità che li popola. In sintesi una delle migliori prove di Manfredi su Tex, secondo me. E la migliore storia di Tex del 2021 (aspettiamo però di leggere “Alla ricerca delle navi perdute”).
    3 points
  4. Ho comprato le prime strisce, non so se proseguirò la raccolta - e vado a spiegarne il motivo, anche se temo di inimicarmi una parte del forum Anzitutto, trovo comunque l'iniziativa lodevole e spero abbia grande successo. Devo anche dire che avendo per le mani le prime strisce, mi rendo conto di come questo formato renda davvero giustizia al tratto morbido di Galep. Sono rimasto stupito di come l'esperienza di lettura dei disegni - straordinari - sia davvero diversa rispetto al formato dell'albo bonelliano a cui ero abituato. Si vede come Galep fosse davvero capace di raccontare una storia con i suoi disegni. Forse è questo il motivo che mi spingerà a proseguire la raccolta. Però, io sono un lettore relativamente giovane, ho iniziato a leggere il Tex ad inizio anni '90 recuperando l'intera collezione ai mercatini, senza prestare la minima attenzione alle edizioni (tra i miei albi si trovano indifferentemente tuttotex, tre stelle, anche alcuni originali prezzati 200L, ecc.). E quelli sono gli albi che mi hanno fatto innamorare di Tex. Il formato a strisce non mi appartiene, è il rileggere le prime storie nel formato e negli albi che avevo da bambino che evoca in me i ricordi, il sentimento di nostalgia, che è poi il motivo per cui si leggono e rileggono le vecchie storie. Quindi, anche se decidessi di comprare le anastatiche, in fondo sarebbe solo per collezionismo (a cui tutto sommato non sono così interessato), non per leggerle davvero. Ma sono le storie originali, senza censura!, mi direte. Un vero texiano deve leggere gli originali di GLB e Galep! Certo, è una gran cosa, ma forse questo non mi eccita particolarmente. Comunque forse alla fine le comprerò tutte, giusto per non dovermene pentire tra vent'anni
    3 points
  5. Sono completamente d‘accordo. Con molta meno spesa si comprano le bustine trasparenti in formato striscia e si conservano nelle sempre pratiche (salvaspazio) ed economiche (salvaportafoglio) scatole da scarpe (oppure piccole scatole da imballaggio che si trovano da Brico, Leroy Merlin, ecc.)
    2 points
  6. In realtà la sequenza è piuttosto strana... Prima di tutto, il "formato gigante" (oggi chiamato "formato Bonelli") nasce come raccolta di ristampe (fa un po' ridere il fatto che una raccolta di ristampe sia più quotata dai collezionisti degli originali) La pubblicazione originale delle storie di Tex, fino a "la caccia", avviene settimanalmente nella collana a striscia, di cui esistono 36 serie pubblicate sin dal 1948 fino al 1967: per un totale di 973 strisce: http://www.guidafumettoitaliano.com/guida/testate/testata/8539 Visto il successo di Tex (che per anni è stata davvero l'unica testata della Bonelli di un certo successo, mentre le altre aprivano e chiudevano continuamente, anche se facevano disegnare le copertine a Galep per "spingerle), già nel 1952 si mise in cantiere la ristampa della serie nel più costoso ed elegante formato chiamato all'epoca "Albo D'oro" (dal nome della collana di maggior successo che lo utilizzava), ristampando le strisce nelle stesse identiche dimensioni, ma a tre per pagine. Il nome esatto della collana comunque è "Tex Quindicinale", e ne escono 205 divisi in 8 serie, dal 1952 al 1960 http://www.guidafumettoitaliano.com/guida/testate/testata/7076 Le prime censure avvengono in questa collana, a partire dal 1953. Dopo il trionfo della Democrazia Cristiana alle elezioni del 1948 in pochissimi anni l'Italia fu attraversata da una fortissima ondata di censure bacchettone, che si applicarono a tutto, dai film (rendendo la vita difficile ai film neorealisti fino a stroncarli), alla musica, al teatro, e ovviamente anche ai fumetti.In pochissimi anni la povera Pantera Bionda fu obbligata a passare da questo costume in bikini ad un abito decisamente ridicolo per una eroina tarzanide, ma considerato più consono ad una donna onesta... Albi a striscia di 32 pagine ristampati a tre per volta nel formato Albo D'oro diventavano albetti albo d'oro da 32 pagine. All'epoca con le rese dei fumetti si facevano le "raccolte", più albi raccolti indieme e rimessi in vendita. Il "formato Bonelli" nasce con le raccolte degli albi d'oro, la prima serie "Tex Gigante", chiamata oggi "serie 1-29" perchè ne uscirono solo 29 numeri (poi si concluse con la conclusione della collana quindicinale, mancando altri albi da raccogliere) dal 1954 al 1961: http://www.guidafumettoitaliano.com/guida/testate/testata/7077 Raccogliendo gli albi d'oro, questa serie è, almeno parzialmente, CENSURATA. Visto il grandissimo successo di questi volumi, che erano pubblicati per forza di cose in tirature limitate come tutte le raccolte (e per questo sono tanto rari), ma che andavano a ruba, Sergio Bonelli ebbe l'idea di lanciare una NUOVA serie di RISTAMPE (e non più di raccolte), la Tex Gigante (seconda serie), che è quella che prosegue anche adesso e che portò Tex al definitivo grande successo, e che iniziò nel 1958: http://www.guidafumettoitaliano.com/guida/testate/testata/8500 La cosa strana è che i primi Tex Gigante 2a serie sono non censurati. Cioè, non presentano le censure presenti negli albi d'oro. (ed è l'ultimissima volta che quelle storie furono pubblicate non censurate fino ad oggi). Da alcuni "indizi" presenti negli albi, che indicherebbero la presenza di modifiche attaccate alle tavole e poi cadute o tolte, l'ipotesi è che le censure nella serie Albo D'oro furono fatte senza modificare le tavole originali, ma semplicemente attaccandoci sopra le modifiche fatte su un foglio diverso (è un sistema che si usa a volte ancora oggi, e che se fosse stato usato sempre avrebbe salvato le tavole originali). Nel 1958 si erano dimenticati o non se ne curarono e ristamparono le tavole originali senza modifiche, fino al numero 14. (c'è un equivoco su questo: molti pensano che le censure siano presenti solo nei primi 14 albi. No, è il contrario: i primi 14 albi originali sono quelli senza censure, poi dal 15 le censure ci sono eccome, ma non c'è più la prima edizione non censurata) Dopo un po' si accorsero dell'errore e fecero nuove censure, stavolta massacrando direttamente le tavole originali...
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  7. Avevo iniziato a scrivere prima che tu postassi quel chiarimento, e ho cross-postato senza leggerlo. inoltre nei tuoi riferimenti a chi criticava la proliferazione di uscite ho visto un chiaro riferimento ai miei post, visto che sono quello che più batte la grancassa su questo tema da mesi. Ma io sono anche fra quelli che avrebbe preferito che ci fossero solo le anastatiche senza inediti, quindi non ci ho proprio pensato che potessi parlare di quelli. Vabbè, è stato tutto un equivoco, scusami anche tu...
    2 points
  8. Forse sono uno dei pochi poveracci a non possedere gli originali (a leggere certe cose viene il dubbio) ma personalmente la ritengo la migliore iniziativa Bonelliana (se è edita dalla Bonelli, non l'ho ancora capito) degli ultimi 20 anni, e leggere "scagnozzi" più tutte le altre espressioni colorite che verranno...per non parlare di Tesah scosciata Mi fa praticamente piangere di gioia Inoltre il formato a striscia è di suo una figata fotonica, e lo stupendo e morbido tratto del primo Galep ne esce esaltato all'ennesima potenza... Oltretutto mi piace anche l'iniziativa della nuova striscia, Torti si conferma una bellissima rivelazione texiana e il formato a striscia gli calza come un guanto Insomma, entusiasmo a go go, una volta tanto
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  9. Certo che è abbastanza incredibile che questa vignetta, dal 1948 in poi, sia stata censurata per anni e anni, e persino in "TuttoTex" ci fosse un balloon che copriva la gamba destra di Tesah! Ma d'altra parte c'è qualcuno che ha avuto da ridire, anche non molto tempo fa, sulla scena di seduzione di Bethanie ne "I sabotatori" o in quella della ragazza nella piscina in "Giovani assassini" solo perché in entrambi i casi si vedeva un po' di decolleté... Mah! Siamo proprio in Italia... Comunque sia, questa vignetta dimostra una volta di più la grandezza di Galep, che con Tesah versione pin-up anticipa di ben trent'anni le donnine di Milo Manara... La cosa più divertente dell'allegato all'anastatica, infatti, è il titolo dell'articolo di Gianni Bono: "Ho visto cosce..."
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  10. Ho provato ad inserire il cartone ma andrebbe rifilato anche in larghezza. Personalmente il gioco inizia a non valere la candela Mi spiace che non si veda la foto,comunque sono due tenui linee verticali, sfumate, fra la didascalia e la spillatura. SÌ, confermo che ci sono 6 adesivi quadrati (1 1 2 2 3 4) che dovrebbero corrispondere alle serie. Non comprendo molto la loro utilità, a questo punto tanto valeva stampare il numero sul cartone, ma suppongo che in questo modo uno possa decidere che raccoglitore usare per quale serie.
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  11. Sembra che per custodire tutte le uscite servano sei raccoglitori, dove all'interno ci sono dei fogli trasparenti dove inserire le strisce. Il raccoglitore è unico (non ci sono sei illustrazioni diverse) ma ci sono degli adesivi per personalizzarli (serie 1a, serie 1b, serie 2a...). Sono abbastanza rari nel senso che ne arrivano pochi per rivendita. Io non li comprerò perché ingombranti e poco pratici. Col tempo il peso degli albetti sulla plastica produrrà effetti non desiderati (i fori si spaccheranno, la plastica ingiallirà, gli albi potrebbero incollarsi alla plastica o trasferire l'inchiostro sulle pareti della fenditura... Ho avuto anche raccoglitori in cui la parte metallica si è staccata dalla copertina insomma un acquisto caldamente sconsigliato. Nota a margine: nessuna delle immagini di Tex del raccoglitore è coerente con le strisce all'interno Quella davanti è tratta da "Il fuoco!" che è il n. 16 Quella del dorso è tratta dal n. 59 e quella dietro dal 200...
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  12. Come continuo a pensare una volta c'era l'abitudine di sistemare (anche) i disegni di Villa. Ora sembra che non si possa più. E a volte è un vero peccato, perché se non se ne accorge lui, se ne accorgono gli altri.
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  13. Bravissimo, @pecos... Ho fatto anch'io queste stesse riflessioni e, dato che le hai scritte tu qui, posso evitare di fare un post mio che poi concluderei con qualche battuta acida e senza senso e limitarmi a metterti "mi piace".
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  14. Bravo Angelo, bell'atteggiamento. Diablero, non c'è bisogno di inca***si tutte le volte, anche se magari alcuni interventi possono sembrarti senza senso, si può ragionare con pacatezza e far notare agli altri dove sbagliano o chiarire i malintesi senza azzuffarsi. Ora, però, noto un po' di confusione sul forum. In questa discussione si dovrebbe commentare la storia inedita in uscita in formato a striscia; per parlare delle ristampe anastatiche c'è un altro topic:
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  15. La serie inedita a striscia ha una sua ragione d'essere in quanto "bonus" all'interno della ristampa anastatica delle strisce originali, che è il vero cuore dell'iniziativa editoriale (e il vero interesse filologico per i lettori). Pensare a ulteriori serie inedite a striscia, come Borden ha lasciato intuire nella sezione delle domande agli autori, vorrebbe dire soltanto cercare un ulteriore formato editoriale per aumentare le proposte (e quindi le vendite, spremendo tutto il possibile dal nome "Tex"). Infatti, sarebbero storie che potrebbero tranquillamente essere pubblicate in un Color, in un Magazine o al limite nella serie gigante, ma pubblicarle nel formato a striscia le renderebbe più vendibili solo per l'originalità della proposta.
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  16. Anch'io appartengo a una generazione (classe '85) che non ha mai avuto una striscia.. ma proprio per questo non vedevo l'ora di averle tra le mani! ..e poi finalmente i testi e i disegni originali nudi e crudi dei papà di Tex! Una vera gioia per gli occhi!
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  17. Aprile 1948 nasce Pantera Bionda, avvenente fanciulla vestita con un succinto bikini di pelle di leopardo (il bikini nell'Italia degli anni '50 era proibito). In confronto le minigonne di Tesah erano tonache da convento. Complimenti per l'attenta analisi. Ho controllato per curiosità (non certo per incredulità): tutto vero.
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  18. Come ho raccontato in altri post, ho iniziato a leggere Tex a casa di uno zio. Notato il mio interesse, mio papà si procurò i primi dieci numeri di TuttoTex, in edicola già da qualche anno, e me li regalò. C'erano le storie che lui aveva letto e amato da bambino. Finiti di leggere, rileggere e rileggere ancora quegli albi, decisi di investire parte della mi paghetta in Tex e iniziai a comprare la serie inedita: La Tigre Nera, Furia Rossa, Intrigo a Santa Fè. Il tratto di Villa, di Ticci, di Civitelli era magnifico, molto più bello di quello di Galep. Ma perché mio papà preferiva quest'ultimo? D'altra parte, i disegni di Tex 400, pubblicato dopo qualche mese, erano sgorbi (absit iniuria verbis!)... L'ho capito solo ora! Nelle strisce che finalmente ho potuto avere tra le mani il tratto di Galep, il vero tratto di Galep, non insozzato da censure e riscritture, trionfa. Con poche linee disegna una Tesah dotata di una sensualità immediata. Le varie vignette, pulite, rapide, sono caratterizzate da un dinamismo evidente e piacevole. Ecco, ora ho capito i gusti di mio papà e posso finalmente tuffarmi spensierato tra le gole selvagge del Rainbown Canion)
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  19. Le ultime 4 serie a striscia erano brossurate e con 80 pagine di fumetto, ovvio che questo cambiava il ritmo della narrazione.
    1 point
  20. Dove sta il bene, dove il male?, ci si chiede spesso nelle storie di Boselli. In questa, all’inizio, non è chiaro neppure dove sta la giustizia, e lo dice esplicitamente anche Tex a Carson (“In questa faccenda la giustizia o l’ingiustizia non sembrano stare da una sola parte” ). Ma non solo: qui non è semplice neanche capire quale sia il mezzo giusto per ottenerla, la giustizia, visto che le vie legali non sono percorribili e il sabotaggio non pare né efficace né privo di rischi per gli innocenti. Mondego il killer se la cava sostenendo che “non ci sono innocenti”, ma non è del tutto così, il cinismo, in questa vicenda oscura, tutto sommato non la fa da padrone, anzi, sono tanti i personaggi positivi e onesti (per esempio lo sceriffo Dugan), così come le azioni generose e i moti d’affetto, anche dei criminali (compreso Mondego). Eppure resta irrisolto il tema di fondo della giustizia, quella vera, difficile da realizzare anche perché i principali personaggi in conflitto tra loro sono tutti (tranne il killer Mondego) dalla parte della legge (rangers, sceriffi, agenti della ferrovia, affaristi e ingegneri legalmente autorizzati a fare il loro mestiere) ma tutti - compresi Tex e Carson - con una loro personale concezione della giustizia, diversa da quella degli altri e contraddittoria rispetto alla legge, in nome dei propri interessi o dei propri principi. E se alla fine i Nostri trionferanno - come sempre - e la ferrovia andrà avanti, resta comunque al lettore l’amaro in bocca per tutti coloro che sono morti inutilmente, prima per la concorrenza spietata delle due compagnie ferroviarie, poi per aver cercato la giustizia e averla ottenuta a caro prezzo. “I sabotatori” è una delle migliori storie di Boselli, una di quelle scritte meglio, che si apprezzano ancora di più a una seconda lettura, con dialoghi pieni di sfumature e sottintesi, come quelli di Tex con Bethanie o di Bethanie con Bill Norton, oppure quelli col vecchio sceriffo ribelle Henry Price o le varie discussioni tra Tex e Carson, in cui i due amici ragionano tra loro, esprimono i loro punti di vista, non limitandosi ai soliti battibecchi triti e ritriti. E’ una storia, questa, che dà l’impressione al lettore di assistere a un film ben recitato. Merito anche degli efficaci disegni di Leomacs che - mi sbilancio – considero ai livelli dei grandi (Galep, Ticci, Villa…), o comunque lì vicino, anche se calano un po’ verso la fine. Al contrario della trama, che invece migliora via via: parte bene, si sviluppa ancora meglio e si conclude in crescendo, senza sgonfiarsi per strada come capita purtroppo a tante altre. Tutto funziona a meraviglia: un intreccio ben orchestrato, tanti personaggi complessi e maturi, un Carson ottimo coprotagonista in stile glbonelliano (gran mangione ma non in modo macchiettistico, irresistibile quando si scontra con gli sgherri della ferrovia che gli hanno fatto cadere la bistecca), e poi un antagonista indimenticabile (Mondego) e un personaggio femminile altrettanto memorabile, Bethanie (“Per una donna giovane, sola in un mondo difficile e pericoloso, è un gran conforto sentire ogni tanto il proprio nome sulle labbra di un uomo”). C’è spazio anche per la critica sociale all’affarismo senza scrupoli spacciato (ieri come oggi) per lo sviluppo della nazione, ottenuto sulla pelle dei più deboli considerati solo un intralcio per il progresso. Un affarismo che finge di considerare la cosiddetta libera concorrenza una gara corretta e non - come di fatto è - una guerra tra chi vuole vincere con qualsiasi mezzo (alla fine Bethanie morendo dice: “Ho vinto io. Il mio è il primo treno”). Insomma un’avventura notevole, degna di comparire prima o poi nella neonata collana ”Le grandi Storie Bonelli”. Peccato solo non rivedere più Leomacs su Tex, chissà che fine ha fatto.
    1 point
  21. Storia interlocutoria. Intanto i disegni nulla di che. Un solido professionista, certo, ma nulla che faccia gridare non dico al miracolo, ma che ci lasci davvero soddisfatti, a cominciare dai volti dei pards. Poi la storia. Io non sentivo granchè la mancanza di Manuela Montoya. Tuttavia ci sta riproporre vecchi personaggi apparsi di sfuggita. Anzi, a volte è anche una buona idea approfondire figure non ben sviscerate, tanto più che ormai potrebbero mancare gli spunti e il ripescare dei personaggi consente di trovarli. Però la Montoya è tutto fuorchè simpatica, e in questa storia pare anche in menopausa precoce visti i suoi continui cambi di umore. Io credo che Kit, alla fine, si smarchi, perchè c'è da avere più paura di questa ragazza che della Tigre Nera e di Mefisto messi insieme. La storia è ben condotta, come di consueto, ma non direi proprio che si tratti di un episodio indimenticabile, anzi. Resta davvero poco di questo episodio. Nessuno dei nemici si staglia sopra il livello di mezza tacca. Tex e Carson fanno il loro dovere senza strafare. Carson molto bene nelle battute devo dire, cosa che non sempre è così evidente con Borden. Delizioso quando vede la ragazza con la torta e parla della ragazza anzichè della torta, vecchio marpione. Insomma, un Carson simpatico e affamato il giusto, ma anche cazzuto il giusto. Kit, cosa vi devo dire, è in mezzo alle correnti della bella messicana. Non che la cosa mi turbi, ma nemmeno mi crea così tanto interesse. Il discusso finale con linciaggio, si, non mi è piaciuto. Non ricordo molti casi simili nella serie. I nostri non permettono linciaggi del popolo. L'ho trovato molto spiacevole, ma mi pare chiaro che Borden si prende la responsabilità al 100 per 100 della scelta e si espone alle critiche. Ha le spalle larghe, Borden. Voti. Disegni: 6 Testi: 6.30 non di più. Soggetto: 6 (non se ne sentiva il bisogno della Montoya, ma c'è di peggio).
    1 point
  22. GL Bonelli non ha mai scritto storie "gialle" vere e proprie, a lui interessava l'aspetto avventuroso e in certi casi creare un alone di mistero, ma tutte le storie in cui non si sa all'inizio chi è l'assassino sono piuttosto facili da risolvere, anche perché i possibili colpevoli di solito sono uno, al massimo due!... Forse c'è qualcuno che non ha capito subito chi si celava dietro Satania? O dietro "L'uomo dalle quattro dita", o La voce misteriosa, o il Drago di "Chinatown", ecc. ? L'esempio della "Cella della morte" è sbagliato perché quello non è un "giallo" in cui devi trovare un colpevole tra vari sospettati. Il fatto che non ci venga rivelato il volto di colui che ha ordito l'intrigo non la trasforma in una storia gialla. Tanto è vero che alla fine "l'uomo di Flagstaff" si rivela un signor nessuno, mai visto prima nel corso della vicenda. Boselli riprende la lezione di GL Bonelli, solo complicandola un po', per cui il lettore ci mette qualche pagine in più a individuare i misteriosi assassini, ma anche qui è abbastanza semplice perché le possibilità non sono molte. Boselli prova a volte a depistare, ma anche a lui interessa soprattutto l'avventura, l'azione, non l'aspetto "giallo". Ne "La lunga pista" era piuttosto evidente chi era l'assassino misterioso (e io non sono di certo un abile giallista), così come in questa storia chi era il ranger traditore. Ma questo non è un difetto, è solo un modo tra i tanti possibili di costruire una trama. Quindi citarlo come un difetto della storia per me è sbagliato. Dove Boselli riesce a depistare abbastanza è ne "La grande invasione" dove all'inizio non è facile individuare di chi è il funerale che vediamo nelle prime pagine. Almeno, parlo per me, io ci ho messo un bel po' per capirlo...
    1 point
  23. Leggere Boselli tutto di fila e poi commentarlo qui rischia di diventare un esercizio stucchevole. Le parole sono sempre le stesse, troppo miele. Con Matador, riesce a dare vita a un'avventura dai tratti inediti, facendo inoltrare il lettore nell'affascinante mondo della Corrida. Tutta la prima parte, dalla presentazione del Matador che fa conquiste anche quando dorme e a cui tremano le mani nel rollarsi una sigaretta, all'accurato e graficamente eccezionale rito della vestizione, dall'emozionante sfida nell'arena ai commenti dei nostri sugli spalti, è una storia che di Tex ha poco o nulla... sembra di sentire Nizzi, quando dice: "fateci caso, nelle sue storie il protagonista è sempre qualcun altro", con intenzioni di biasimo. Ed in effetti qui il protagonista inizialmente è Rafael Guerrero, nella fase finale lo è il Calavera: ma a chi può davvero importare, di fronte ad uno spettacolo del genere? Non si tratta, caro Nizzi, di notare che il protagonista è un altro, si tratta di calare i nostri in una vicenda che giri bene, che sia originale, che sia appagante nella lettura. Quanto più sono grandi i comprimari e gli antagonisti (e qui i Montoya, soprattutto il vecchio, sono grandi davvero), tanto più il contributo risolutore di Tex risalta e ne è impreziosito, e se oltre a Tex protagonista è anche il vecchio Cammello, allora davvero non si può chiedere di più: Carson è qui protagonista in solitaria, e questa storia è l'ennesimo tassello di quello splendido lavoro di rivalutazione del pard anziano operato da Boselli sin dal suo esordio. Matador è un fumetto da antologia, per la freschezza della sceneggiatura, per la straordinaria cura dei disegni: un prodotto complessivo di eccezionale qualità. Devo chiudere di nuovo con i complimenti, purtroppo... uff..
    1 point
  24. Di questa ottima storia di Boselli, letta anni fa, ricordavo soprattutto le immagini delle due corride, disegnate magnificamente, in particolare la prima (quella in cui i picadores vengono incornati dal toro feroce, prima che venga ucciso dal matador, una sequenza da incorniciare!), e gli scorci della cittadina messicana animata da una folla descritta in ogni dettaglio da Capitanio, e poi i personaggi, il torero Rafael, le due donne, Elvira e ancora di più Sarita, il vecchio Montoya... Ma non mi pareva che Tex e Carson avessero un ruolo così marginale, come invece scrivono molti nei commenti qui sopra. Rileggendola, ho avuto la conferma ai miei ricordi: la storia è molto bella, una delle migliori di Boselli, secondo me, un gradino sotto i suoi capolavori ma decisamente memorabile, non solo per i disegni raffinati, dettagliatissimi e spettacolari di Capitanio, ma anche e soprattutto per l’eccellente sceneggiatura, le situazioni interessanti e originali, i dialoghi ricchi di finezze nel descrivere i sentimenti. E Tex e Carson, come ricordavo, non sono affatto in ombra, anzi a volte agiscono separatamente, raddoppiando così le azioni; solo all’inizio sono semplici spettatori (con un Carson meravigliosamente sarcastico), ma è normale visto che Boselli deve presentarci gli altri comprimari. Poi, da metà del primo albo, i due pards entrano in azione e non si fermano più fino alla fine, in una girandola di sparatorie e inseguimenti, in cui i nostri sono decisivi (e Carson non è da meno di Tex). Il fatto è che tutti i personaggi sono caratterizzati così bene da Boselli (come al solito, anzi meglio del solito), che anche quelli che compaiono poco restano impressi nella mente e sembrano vivere di vita propria. Quindi, a mio parere, non sono tanto Tex e Carson che hanno una parte minore, sono gli altri personaggi che spiccano per la loro forza. Ma questo è un pregio della storia, non certo un difetto! L’unico neo, semmai, è nel finale, un po’ sentimentale e sdolcinato, questo sì, poco glbonelliano. La fascia di storie 400-500 forse è la mia preferita, insieme alle prime due classiche (1-200), perché le storie che rileggo più spesso ultimamente appartengono per la maggior parte a quel periodo.
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  25. E arriviamo a yucatan: Come già detto, la prima parte della storia è bellissima e appartiene al miglior Nizzi. Scazzottate stupende, dialoghi divertentissimi, Tex che insulta i cattivoni con epiteti strepitosi. Un Tex glbonelliano al 100 per 100 insomma. Un vero spasso. Poi, quando la vicenda entra dentro lo Yucatan il ritmo cala, i dialoghi peggiorano sensibilmente, tutto diventa piuttosto noioso. Però dalla lotta di Tex col serpente fino alla fine, il livello torna buono, pur senza essere eccezionale. Una storia che, alla fin fine, reputo interessante e piuttosto bella. Forse un pò sottovalutata, ma certamente gli nuoce una parte centrale molto fiacca. Marcello abbastanza bene, anche se non è il mio preferito. Nizzi: 7 Marcello 7
    1 point
  26. una buona storia, con un finale forse un po'affrettato... La cosa che si ricorda più volentieri è il ruolo "attivo" del Morisco, che partecipa all'avventura salvando i pard con l'allucinazione collettiva finale. Bello il duello tra Tex e l'anaconda nel cenote. Nella storia poi sono presenti diverse "macchiette" tipicamente nizziane come il sergente della polizia messicana e lo studioso inglese che si crede il dio Maya.. Forse Carson a tratti è troppo macchietta (come quando finge di essere un ubriaco) ma la storia regge bene per quasi tre albi
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  27. Appena concluso il lunghissimo capolavoro "In nome della legge", ecco che GLB ci propone un'altra stupenda storia-fiume, questa volta affidata alle matite di Ticci, che entra a buon diritto nel novero delle migliori storie di Tex di sempre. Quello che mi colpisce di più in questa avventura è la grande varietà di ambienti e di attori che si presentano al lettore e vanno a costituire quasi tante diverse storie in una: si parte come una storia cittadina, a Cedar City, dove i nostri sono alle prese con il losco affarista Goldfield, capo dell'organizzazione criminale finalizzata a depredare le carovane di coloni. La cosa particolare è che i nostri in sostanza chiudono i conti con il capo già nella prima parte della storia, dopodiché la scena cambia radicalmente e si passa, dalle strade cittadine di Cedar City, alle grandi praterie lungo le piste delle carovane. E nella seconda parte entrano in gioco nuovi attori, dalla perfida guida Clayton agli Cheyenne del terribile Kento! Infine, un nuovo cambio di scena ci porta alla terza e conclusiva parte, al trading post di Harport, con gli indiani desiderosi di vendetta all'assalto del rifugio dei loro ex-complici. Insomma, tanta varietà di personaggi e ambienti in questa lunga epopea, che la rendono varia e mai annoiante! Nota di colore per alcune spassosissime scene con protagonista il vecchio cammello, che prima dà "involontariamente" fuoco all'emporio di Goldfield, poi ha un'espressione da oscar quando Tex viene a sapere che i mormoni hanno liberato l'indiano prigioniero... Durante la lettura mi sono soffermato sulle magnifiche tavole di Ticci e non ho potuto fare a meno di considerare l'evoluzione stilistica che ha avuto questo artista dagli tempi di questa storia fino ai giorni nostri, con una tendenza sempre più spiccata verso la stilizzazione e il sintetismo. Devo dire che il mio preferito rimane il Ticci maturo di qualche anno fa, ma anche i disegni di questa storia sono davvero belli (anche se i visi allungati di Tex e pards a volte fanno storcere un po' il naso, devo essere sincero). Voto: non meno di 10, ovviamente.
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  28. La trama di questa storia è in sè piuttosto semplice, tuttavia si lascia leggere e rileggere sempre con grande scorrevolezza e piacere. Tutto merito dei personaggi con cui Tex ha a che fare, niente affatto banali n° scontati, nel bene o nel male: i paesani onesti ma fifoni, il giovane sceriffo inesperto con la pistola, il signorotto locale ambiguo ed all'antica, i due apparenti supernemici che tramano insieme per raggungere il potere. Davvero ottima la scelta di Boselli di costruire la storia in maniera tale che onesti e disonesti non fossero tutti da una sola parte, dando ampio risalto alle sfumature caratteriali di molti di essi. La sola cosa che non mi ha del tutto convinto è stata la repentina benevolenza reciproca instauratasi tra Brackett e gli abitanti del paese. Un lieto fine troppo forzato che personalmente credo potesse essere evitato, magari facendo promettere ad ambo le parti di sforzarsi per trovare una conciliazione col passare del tempo. Ad ogni modo, do 8,5 alla sceneggiatura ed 8 ai disegni di Letteri, parsomi un po' meno brillante del solito
    1 point
  29. Ho appena finito di rileggere questa mitica storia. E' stato come se non l'avessi mai letta prima: perchè è così bella, emozionante, perfetta in ogni sua parte, che tutto mi è sembrato come narratomi per la prima volta. Una storia sempre "fresca", che non invecchia. Semplicemente perfetta. Forse mi faccio prendere un p? troppo dall'entusiasmo, ma se qualcuno adesso mi chiedesse qual'? la storia che meglio rappresenta la bellezza del fumetto "Tex", direi che è questa, senza ombra di dubbio! Ma "Terra promessa" è paradigmatica solo della bellezza del fumetto "Tex", o piuttosto della bellezza del fumetto tout court è Voglio dire:se scendesse un alieno sulla terra e ci chiedesse di fargli capire, attraverso una sola storia a fumetti, cos'è il medium fumetto, potremmo fargli leggere "Terra promessa"? Io dico senza dubbio di sè! Perchè, tra gli altri motivi, il Capolavoro di Bonelli e Ticci dimostra cosa può essere un fumetto quando una narrazione straordinaria si sposa a dei disegni grandiosi- insomma, questa storia ci mostra, attraverso l'eccellenza di ogni sua parte, a quali vette artistiche può giungere il medium fumetto.
    1 point
  30. Parlando dei disegni di Mastantuono, bisogna prima di tutto precisare che ci troviamo al cospetto di un disegnatore dalla personalit? grafica forte e definita. Uno che, proprio per questo, una volta giunto su Tex ?non si è tradito?, non ha cioè modificato, normalizzato, o texianizzato (termine dal significato ambiguo, sia che si parli di sceneggiature che di disegni) il suo stile, ma che rimanendo fedele a se stesso, offre una interpretazione di Tex e pards molto personale- e se variazione/evoluzione/ stilistica c'è stata non è dipesa, credo, da Tex e da timori referenziali. A mio modo di vedere, il Mastantuono visto su Tex (e non dimentichiamo che uno che passa dal poliziesco di Nick Raider ai supereroi, dal Western orrorifico di Magico Vento a Topolino e Paperino deve avere sicuramente una personalit? grafica sfaccettata e multiforme) si muove tra due binari;due binari opposti e teoricamente inconciliabili, che però il disegnatore riesce a coniugare splendidamente:da un alto l'estrema e quasi puntigliosa definizione di cose e ambienti, la cui resa è affidata a segni minuti che rendono la scena molto realistica e dettagliata;dall'altro un sintetismo che viene spesse volte alla ribalta, un sintetismo volutamente estremo che si riversa particolarmente sui volti dei personaggi-in primo piano come nei piani più lontani. Ed è da quest?ultimo punto che vorrei partire. 1. I volti. Questa è una delle cose dello stile mastantoniano che da sempre mi colpiscono di più. Proviamo a vedere la vignetta in basso in cui i visi di Tex,Kit e Tiger sono molto distanti dal primo piano. Come si vede,Mastantuono si serve di pochissimi segni, pochissime linee semplici semplici, per dare l'idea degli occhi, del naso, e della bocca. La definizione delle fisionomie si risolve quindi in un gioco di linee parallele e perpendicolari, accompagnate da pochi segni curvilinei per il naso, che escludono qualsiasi ulteriore definizione dei tratti somatici. Un modus operandi che quindi porta il tratto in direzione di un sintetismo accentuato e quasi (quasi!) astratto. Ma c'è da dire che una soluzione di questo genere, nella vignetta mostrata sopra, è avvantaggiata dal fatto che i volti sono, appunto, lontani dal primo piano, e quindi più adatti a una resa sintetica-semplificazione, d'altronde, che in questi casi si può vedere in quasi tutti i disegnatori di fumetti. Ma proviamo a dare un'occhiata a qualche viso in primo piano, per esempio quello di pag.59, seconda vignetta. Anche qui, una resa estremamente sintetica dei tratti somatici. E se prima potevamo ?giustificare? il sintetismo di Mastantuono concedendogli l'alibi della lunga distanza, questa volta non possiamo farlo:questa volta dobbiamo ammettere che il sintetismo stilizzante è davvero voluto e cercato, e applicato in un modo tutt?altro che moderato. E? un sintetismo, per così dire,?chiaro?, che lascia cioè l'immagine perfettamente pulita. Ancora una volta i tratti somatici sono realizzati mediante pochi tratti:vi è come la voglia di economizzare sui segni, quasi che una loro presenza eccessiva possa condurre al caos di un'inflazione indesiderata. Ecco perchè la resa formale è chiara e pulita:una volta spazzati via i segni di troppo, il pavimento rimane lindo e pulito!-ma ciò non toglie che Mastantuono sappia essere sporco e molto ricco da un punto di vista segnico, a dimostrazione di quel bipolarismo, di cui parlavo all'inizio, entro cui l'artista si muove. Ma non è finita qui, con la questione dei visi. Perchè, a regalare ai tratti somatici una definizione più accurata intervengono i giochi di luce e ombre. Basta dare un'occhiata a questo splendido viso di Tex: qui, se anche il trattamento dei tratti somatici rimane identico a quanto visto in precedenza, le ombre intorno al naso e sulla parte sinistra di Tex regalano al volto come una maggior definizione. In un certo senso,? come se le ombre guidassero Mastantuono verso una concretezza meno sintetica e astratta-e comunque, se è vero che sono le ombre a guidare la mano del disegnatore,? altrettanto vero che il disegnatore sa piegarle ai propri fini, giostrandole perfettamente per giungere a un risultato secondo me davvero straordinario (si vedano alcuni visi di Misteryous Dave nella scena in cui parla con Carson nel saloon). 2. Le ambientazioni. Quando è alle prese con ambientazioni puramente western, in cui il caldo e la polvere la fanno da padrone,Mastantuono mi piace moltissimo. Quando sono da rappresentare cittadine o canyons, il tratto diventa molto accurato, e, secondo me, abbandona quell'estremo sintetismo che avevamo visto per i volti dei personaggi. Di più, la pulizia formale, l'assenza di tratti in eccesso, lascia il posto a un abbondanza di tratti che, minuti, rendono la scena davvero bella da vedere. Il paesino messicano visto all'inizio è davvero splendido, così come Vegas, che nei notturni diventa una città minacciosa e inquietante. E Hell's Canyon, in cui l'abbondanza di segni la fa da padrone, offre brani naturalistici splendidi (peccato che lo scanner è definitivamente andato, perchè ci sono alcune vignette che meritano per davvero!). Quello che è importante rilevare è ciò che accomuna questa abbondanza di segni alla loro quasi totale assenza nel caso dei volti:l'eleganza. A me il tratto di Mastantuno, nelle sue manifestazioni più sintetiche come in quelle più dettagliate, sembra sempre e comunque interessato a una resa formalmente bella, a un racconto della scena chiaro e diretto, e a quell'eleganza grafica (termine difficile da definire in termini oggettivi, a dire il vero) che è tratto distintivo anche delle vignette più ?sporche?-e quindi il segno di questo artista, in movimento tra sintetismo e accuratezza, trova la sua unit? di fondo. 3. Il dinamismo. La terza vignetta di pag.100 di ?Duello nel corral', quella con Tex e Carson di spalle e la Dodge City gang i fronte a loro mentre si scambiano dosi industriali di piombo caldo, secondo me è un autentico capolavoro! Mastantuono riesce a rendere perfettamente l'idea dello sciame di pallottole che circonda i due pards; di profilo, vediamo l'espressione di un Tex deciso e quasi furioso nel suo premere i grilletti, contrapposto agli sguardi altrettanto decisi e forse più impassibili degli avversari;e, quasi ad accorciare lo spazio tra i due pards e i fuorilegge, l'artista ci lascia vedere, in presa diretta, i punti in cui i colpi di Carson vanno a segno. Spettacolare il particolare del proiettile che prende al braccio il vecchio cammello:i piccoli segni danno l'idea di un pezzo di corpo umano disintegrato dal colpo di pistola. Vediamo, inoltre, tutta una serie di linee oblique che accompagnano la traiettoria dei colpi che sfiorano i due pards, e un'altra serie dietro gli avversari dei nostri. Piccoli accorgimenti che rendono questa vignetta anche un capolavoro di dinamismo. E qui veniamo al punto:Mastantuono è straordinario nella resa dinamica delle scene d'azione. Senza sentire il bisogno di troppe linee cinetiche che accompagnino gli arti in movimento,? proprio l'abbondanza di linee spezzate, mosse, irregolari, che rendono al meglio il dinamismo di cui una scena d'azione ha bisogno. E queste sono ottenute mediante un segno grafico che- pur non abbandonando l'eleganza di cui dicevo sopra e la bellezza formale- non esita a sporcarsi, a rendersi più disordinato e vivace, di quel disordine e quella vivacit? di cui il dinamismo ha bisogno per mettersi in mostra. Tutta la sparatoria iniziale, quella in cui Mathers fa fuori i cowboys nel saloon, e l'ultima mega-sparatoria, ci confermano la grandezza di Mastantuono. Sui disegni di questa storia ci sarebbero molte altre cose da dire:sulla straordinaria galleria di personaggi (altro capolavro:l'ultima vignetta di pag.95 del secondo albo);sull'evoluzione, minima eppur fondamentale, della caratterizzazione di Carson e Kit, ecc. Tutte cose già dette. Concludo scrivendo una cosa che forse ho già scritto, non ricordo:mi auguro che Mastantuono, artista dal segno così personale e definito, possa col tempo essere accettato dalla maggioranza dei lettori di Tex, che forse hanno bisogno di un po' di tempo per abituarsi al suo tratto. Insomma, mi auguro che a Mastantuono succeda quello che, in quanto ad apprezzamento, successe al grande Fernando Fusco.
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  31. Altra grande storia della mitica coppia!Storia straordinaria, avventura pura piena di situazioni nuove per i canoni di Tex , con personaggi fantastici:ovviamente su tutti svetta il mitico capitan Barbanera!Interessante il fatto che Bonelli propone per quest'avventura un doppio scenario per agire i nostri. San Francisco si riconferma scenario di grandi avventure anche per i diversi ambienti, tutti caratteristici, che fanno parte del tessuto urbano;Bonelli è un maestro nel dosarli:infatti passiamo dalle strette viuzze intorno al porto, piene di tipi loschi e varia umanità, alle fogne cittadine che svolgono il ruolo di collegare la San Francisco bene, con le sue vie sontuose e i suoi locali per ricchi, con la parte "malata" della città, molto meno rassicurante ma non meno suggestiva, in cui regnano fumerie d'oppio e luoghi viziosi. Come detto,Bonelli sfrutta ambedue le anime della città;e ovviamente, come in ogni storia di Bonelli che si rispetti, ambedue le San Francisco vengono messe a ferro e fuoco da Tex e soci, che in questa storia sono dei diavoli scatenati che non esitano a provocare una mezza guerra cittadina, con la complicità involontaria delle simpatiche sorelle della "santa lega". Anche questo elemento è degno di nota:il mettere in scena un tale gruppo organizzato di arrabbiate signore, non solo rende il tutto ancor più divertente(e come si fa a non ridere quando Carson capisce chi è la moglie di Bingo?), ma rende l'ambientazione di San Francisco ancora più viva, più vera:la città non fa solo da sfondo alle gesta dei personaggi protagonisti, ma è una città reale, che ha una sua vita propria che continua anche senza la presenza di Tex, e che deve affrontare ogni giorno i problemi piccoli e grandi di una città avviata a diventare metropoli. Se poi ai pennelli c'è Galep, ecco che la vita, la frenesia di Frisco non possono che essere ancor più in risalto!Il Tex che agisce in questa prima parte della storia è un Tex ancor più duro e deciso del solito:ed è ovvio che sia così... Non si fa alcun problema a scavalcare l'amico Devlin, capo della polizia, imponendo la sua legge a quella del codice;gli interrogatori subiti dai poveri diavoli che gli passano per le mani hanno ben poco di divertente:Tex non scherza con Carson, e non da molto spazio alle parole:semplicemente picchia con decisione, quasi con rabbia, come del resto farebbe ogni padre al suo posto. La seconda parte della vicenda invece sembra procedere in maniera più rilassata, complice, forse, la stupenda ambientazione, che sembra mettere un p? di calma agli eventi narrati. Ambientazione meravigliosa!... questa storia ha tutto il fascino dell'avventura pura, di quell'avventura che ti tiene incollato alla pagina, che fa a meno di creare complicazioni psicologiche o interiori, che ti fa venir la voglia di lasciarti tutto alle spalle per imbarcarti sulla prima nave che incontri... e, ancora una volta, se ai pennelli c'è Galep, non puoi fare a meno di sentire per un'attimo l'odore della salsedine e il soffio dei venti... Ma il mare non sempre è amico sereno:sarà proprio lui infatti ad accompagnare questa seconda parte dalla quiete alla tragedia totale. Ecco allora l'altra faccia del mare, con gli squali famelici, i venti che distruggono e le onde immense;ecco i poveri marinai che pagano con la vita il loro tributo al mare(e alla storia). San Francisco e il Mare:Bonelli ce ne offre le rispettive mutevoli facce. Per ritornare a Tex:dopo l'aggressività e la rabbia, ecco la furbizia e l'ingegno nel pianificare;e in questa storia vediamo un Tex che si avvicina molto ad essere una persona normale, poiché in alcune vignette ci viene mostrata la sua essenza di padre, di padre preoccupato e pronto a tutto:quando vede il figlio sulla nave di Barbanera la prima volta tutto quel che fa è di controllarne lo stato di salute, anche se solo con lo sguardo;e quando lo libera... la vignetta sopra di lui non ha bisogno di commenti(pag.36 di "Lotta sul mare)). E sarà utile soffermarsi anche su Carson e Tiger;non ricordo se su questo forum o da altre parti si parlava del rapporto tra i due:credo che questa storia ci mostri che la loro amicizia è solida, perchè si vede che fra i due c'è confidenza e intimità: è bellissima la pagina 21 di "Lotta sul mare", in cui il vecchio cammello aiuta il navajo non del tutto ristabilito, sorreggendogli il braccio affettuosamente. Capitan Barbanera:uno dei personaggi più belli che Bonelli abbia mai inventato!.. personaggio a cui lo sceneggiatore mette in bocca un modo di parlare colorito, spassoso a dir poco:sono infatti bellissime le scene in cui Drake e Bart si stuzzicano a vicenda, dando sfogo a tutto il loro vocabolario. Vecchio sacripante con le mani in pasta in traffici molto poco leciti,Barbanera è alla fin fine un buon diavolaccio, che sa rispettare chi merita rispetto(Kit Willer), e sulla cui parola d'onore non ci piove, sia in senso negativo che positivo. E' stato un bene che Nizzi lo abbia resuscitato, regalandoci poi un'altro Capolavoro. Per chiudere:Bonelli e Galep meritano ancora una volta tutto il nostro grazie per averci regalato un'ennesima storia indimenticabile...
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  32. Però è altrettanto vero, che, soprattutto durante le estenuanti cavalcate o inseguimenti, sarebbe più logico un look trasandato e barba incolta. Spesso i nostri non hanno tempo di pranzare o dormire ma di sbarbarsi evidentemente sì
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