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TWF - Tex Willer Forum

[466/468] Golden Pass


Guest Colonnello_Jim_Brandon
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62 members have voted

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Premetto che sono un grande estimatore delle storie di Nolitta (anche se questa è stata scritta a quattro mani con Boselli), la prima storia che ho letto è stata El Muerto, ero bambino e leggevo quel che trovavo in casa. Qualche anno dopo iniziai a comprare autonomamente Tex, e la seconda storia che ho letto è stata I Dominatori della Valle poi scopr? che esisteva anche Tex Tre Stelle e quindi in contemporanea iniziai a leggere Giungla Crudele, dunque le prime tre storie di Tex lette sono state tutte di Nolitta. Trovo che questa non sia la sua miglior storia, ci sono tutti gli ingredienti che ne caratterizzano lo stile, ma credo troppo enfatizzati: siparietti comici che a volta rasentano il grottesco, dialoghi ben curati, ma troppo lunghi sfiorando in qualche occasione la diarrea verbale, e quasi due albi per arrivare al nerbo della storia. Nel complesso è stato piacevole leggerla, però trovo che non sia delle migliori, e gli stessi disegni di Ticci non sono la sua miglior prova.

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  • 8 months later...

La storia è bellissima e riesce a tenere viva l'attenzione del lettore nonostante la lunghezza. Il soggetto originario di Nolitta viene trasformato da Boselli che come al solito inventa una serie di coprotagonisti da antologia: da Mamie Smith ( bellissimi i siparietti con il vecchio cammello), a Roger e Barbara Grayson, fino a Steve Behan. L'unica cosa che mi sento di rimproverare a Boselli è forse quella di aver stereotipato troppo i tratti psicosomatici della restante parte della famiglia Behan... troppo poco individui i fratelli di Steve, troppo uguali tra loro, troppo gratuitamente feroce il padre (vedesi la scena della morte di Dan Behan). Bella la scena dell'incontro di pugilato, anche se Pat Mc Ryan le prende troppo di santa ragione e a me, che ho un debole per l'Irlanda, questo fa storcere un pochino il naso. Nonostante questo, la storia come ho già detto è veramente bella e prende un 8 pieno: non la ritengo una delle migliori vicende dell'intera saga, ma sicuramente è superiore alla media delle storie Texiane. Grande Ticci, uno dei miei disegnatori preferiti. Soggetto: 8Sceneggiatura: 8 ( 7,5 Nolitta, 8,5 Boselli)Disegni: 9Voto globale alla storia: 8

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  • 4 years later...

Un primo albo letteralmente buttato,tanto che in fin dei conti la storia vera inizia dal secondo albo (cioè quando l ha presa in mano Borden).il primo.albo praticamente non l'ho mai più riletto.

Ciò detto,la storia è decisamente buona:il personaggio in assoluto più riuscito è quello del sergente Buster,con un Pat decisamente in forma.la banda dei fratelli zotici,sfruttata dalla moglie arpia di Grayson non impensierisce molto Tex,che comunque si dimostra all altezza della situazione.una delle poche storie di Borden.in cui è presente una buona dose di humour

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  • 7 months later...

Prima parte molto lenta e rilassata, come si addice a gran parte delle storie di Nolitta che poi son diventate capolavori. In questo caso, però, non é lui a scrivere la seconda parte, bensì Boselli.
La storia prosegue sullo stesso binario, alternando scene d'azione ad altre di vita quotidiana degli innumerevoli personaggi creati per l'occasione.
La scena più bella? Il pestaggio dello sceriffo da parte di Tex: ho goduto!
Il ritorno sulla scena dei due ragazzini del Tennessee, e la loro dipartita, l'ho visto molto Nolittiano, ma credo di aver letto da qualche parte che è stato ideato da Boselli, che ben si adatta, quindi, alla penna del Maestro.
Per concludere, storia bellissima pur con un Ticci in netto calo che disegna benissimo i due pards ma pecca con tutti gli altri comprimari, con le sue donnine col nasino tagliato e gli uomini tutti alti e robusti. Inoltre dimentica volutamente moltissimi sfondi sia interni che esterni.
Voto alla storia: 8,7
Voto ai disegni: 7,5

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La parte scritta da Nolitta è un capolavoro: si comincia con un battibecco a dir poco esilarante, e a seguire una sparatoria lunga ed emozionante e piena di pathos, tipicamente da Nolitta. Si prosegue  con un mucchio di sequenze una più  divertente dell'altra: il vitello nel saloon,  la rissa, Pat che spacca la porta della cella, lo scontro di boxe. Davvero, questa parte è  una goduria pura. Sinceramente, pero, la parte boselliana non mi è piaciuta. Per i motivi che espongo:

 

 I due banditi, per me, non dovevano piu tornare, avevano già  esaurito benissimo il loro compito, è  vero che erano una digressione, ma sinceramente a me spesso quelle nolittiane piacciono.

 

I cattivi sono indubbiamente ben caratterizzati, ma sono privi di carisma.

 

Il personaggio di Mamie Smith era interessante, ma ritengo che Boselli avrebbe dovuto dotarla di maggiore umorismo.

 

Il soggetto di questa parte non è un granché: troppo " spoglio" e prevedibile.

 

Facendo la media, direi che le do 7. I disegni di Ticci sono splendidi come sempre.

  • Like (+1) 1
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  • 8 months later...

Staffette di disegnatori su un singolo episodio sono capitate sulla regolare, meno frequenti, per usare un eufemismo, quelle riguardanti le sceneggiature. “Golden Pass” è uno di quei casi più eclatanti in tal senso e l’esito finale della prova viene molto influenzato da questo inconsueto passaggio di consegne. Personalmente ho sempre avuto alcune curiosità legate a questo episodio e magari potrei avere qualche risposta qui sul Forum. Ero a conoscenza del fatto che Nolitta, alias Sergio Bonelli, cominciò la stesura della storia nei primissimi anni novanta per destinarla al grande Galep, appena reduce dell’albo celebrativo del numero 400. Purtroppo il compianto papà grafico del nostro ranger “giunto alla fine della pista”, non riuscì a proseguire l’opera e le sue tavole rimasero archiviate in un cassetto dell’editore, così come affermato dallo stesso Sergio Bonelli in una delle sue rubriche pubblicate in appendice nelle ristampe. Desumo che, trascorsi alcuni anni, in redazione si sia deciso di riprendere lo spunto e rimettere in lavorazione la storia. A differenza dell’episodio dei "Wolfers", Ticci viene incaricato di ridisegnare pure la sessione già illustrata anni prima da Galep, presumibilmente per una carenza grafica dovuta alla malattia del grande Aurelio e il resto della sceneggiatura viene affidata a Boselli. Prima domanda: considerata l’esigenza di ridisegnare tutte le tavole, perché non far scrivere in toto la sceneggiatura a Boselli? Seconda curiosità: L’attuale curatore si attenne allo spunto di soggetto originario di Nolitta o modificò a suo piacimento il proseguo della narrazione? A primo impatto la seconda mia domanda può sembrare scontata, ma considerando il netto stacco fra le due sessioni e il fatto che praticamente nel primo albo Nolitta si limiti a tergiversare con lunghe scene e prolissi dialoghi fini a se stessi, dando l’impressione di andare avanti alla cieca senza sapere quali sbocchi far prendere alla storia, qualche dubbio me lo mette.

Inutile nascondere che il primo volume, così come concepito ha poco senso. Ometterlo non solo non avrebbe inficiato l’esito finale, anzi lo avrebbe di gran lunga migliorato.

Può darsi che il sottoscritto sia prevenuto nei confronti di Nolitta su Tex, ma analizzando l’albo n. 466 caratterizzato da una lunghissima scena, fine a se stessa, di una noiosa sparatoria a opera di due rubagalline che Tex non si prende nemmeno la briga di punire (anzi gli regala pure 100 dollari), dai disastri comici di un Pat, che riesce perfino a farsi umiliare nella box e i dialoghi verbosi dei nostri, pieni di battute e risatine da orticaria di Carson, non succede nient’altro e già allora ebbi il sospetto di aver buttato le 3.500 lire, prezzo di copertina in quel lontano 1999. Appena la sceneggiatura passò in mano a Boselli, il ritmo cambiò repentinamente e la narrazione entrò nel vivo, con la discreta caratterizzazione dei personaggi e un’accettabile trama, sebbene un po’ prevedibile. A tal proposito, si ha l’impressione che Boselli, costretto a cimentarsi in una storia non del tutto sua, appaia come un po’ imbrigliato; riuscì nell’impresa di dare un filo logico agli eventi e rendere leggibile la prova, ma non potendo dare sfogo oltremodo alla sua fantasia e vincolato dalla localizzazione della vicenda tra Nameless Town e Georgetown, portò a casa il risultato senza eccessive pretese. Buone comunque le caratterizzazioni dei suoi personaggi, scoppiettante la sceneggiatura e vivaci i dialoghi. Consueta prova magistrale di Ticci, sempre molto abile nelle rappresentazioni paesaggistiche e dinamismo di narrazione illustrata, tuttavia, a voler trovare un piccolo neo nelle sue tavole, mi convince poco la rappresentazione grafica della moglie del banchiere, un po’ di sensualità e fascino in più non avrebbe guastato, visto che proprio di queste armi la reale villain si serve per circuire il giovane Behan. Il mio voto complessivo è dato anche questa volta da una media aritmetica:  4 per ciò che concerne il minestrone in salsa comica di Nolitta e 7 il proseguo più consono scritto da Boselli. Aggiungo mezzo punto in più, perché non me la sento di affibbiare un voto inferiore alla sufficienza all’ultima storia di Tex in cui appare fra i crediti il nome del suo editore. Il mio voto finale è 6

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Cita
<span style="color:red;">40 minuti fa</span>, Condor senza meta dice:

ma considerando il netto stacco fra le due sessioni e il fatto che praticamente nel primo albo Nolitta si limiti a tergiversare con lunghe scene e prolissi dialoghi fini a se stessi,

 

Non so rispondere alle tue domande, ma mi trovo perfettamente d'accordo con te. Comunque era già da un po' che andava così, probabilmente sono, come dici tu, prevenuto nei confronti di Nolitta . Negli ultimi due anni ho riletto praticamente tutto di TEX , andando per disegnatore o per sceneggiatore, e mi è capitato solo due volte di non riuscire a finire una storia, una di queste era gli uomini giaguaro, incredibilmente prolissa. Salvo rare storie, tra le prime che lui scrisse, non mi è mai andato giù.

  • +1 1
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  • 2 months later...

Secondo  il messaggio scritto da Pedro Galindez il 21 dicembre 2008, Ticci avrebbe aiutato Muzzi.

Qualcuno potrebbe dirmi in quale storia?

Grazie molte.

 

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  • 2 months later...
On 20/9/2019 at 00:06, ggaaco dice:

e mi è capitato solo due volte di non riuscire a finire una storia, una di queste era gli uomini giaguaro, incredibilmente prolissa. 

 Concordo. Gli uomini giaguaro è l'unica storia che ho letto solo due volte. E la seconda sono riuscito a finirla a stento.

Detto questo, la storia qui sopra mi sembra molto bella, anche se la seconda parte è assolutamente migliore, come già scritto dalla maggioranza di voi. Il mio voto globale è 8. 

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La storia in questione rappresenta un tentativo eccellente di far rivivere un Tex Glbonelliano di alto profilo.

 

L abbiamo detto tutti,il primo albo è totalmente inutile ai fini della trama...ci presenta però un bel pestaggio in un saloon e uno dei cattivi principali,lo sceriffo...di contro ci sono lungaggini esasperanti iniziali con la sparatoria tra Tex e i due Redneck del Tennessee (due pivelli), la gara di boxe finale, del tutto superflua ai fini della trama,per altro

 

Dall' albo successivo assistiamo ad una bella e solida trama western,con l'inserimento di tutta una serie di personaggi caratteristici del genere, come la grassoccia Mamie Smith,il furbo e simpatico messicano Diego (mi piacerebbe rivederlo)i due Buster,la cantante da saloon e, naturalmente,i Bean,vere e proprie puzzole feroci guidati dalla maliarda Madame Grayson e dal tontolone Steve...

Il finale con la tavolata per festeggiare la vittoria è quanto di più bello sì possa aspettare da una storia western...

 

 

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  • 3 months later...

Storia per me molto godibile, curiosamente scritta a due mani da Nolitta e Boselli.

La prima parte, se ho ben capito, è scritta da Sergio, e devo dire che è impregnata di un umorismo e dei dialoghi molto divertenti e quasi Nizziani. Quando entra in gioco Boselli la storia acquista ritmo e perde un pò di umorismo.

Comunque storia davvero bella, con dei bei personaggi. Una intera famiglia di delinquenti, con tanto di padre infermo che frusta i figli. Una donna serpe e arrivista che è la vera mente della vicenda, il marito cornuto, banchiere "grigio", solito stilema Boselliano, Mamie (belli i siparietti con Carson), la ragazza e poi Pat e tanti altri.

La scena più divertente direi quella di Pat al saloon e del vitello.

Ticci bravissimo ma meno di altre volte.

Nolitta/Boselli 8

Ticci 7

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<span style="color:red;">1 ora fa</span>, valerio dice:

Storia per me molto godibile, curiosamente scritta a due mani da Nolitta e Boselli.

La prima parte, se ho ben capito, è scritta da Sergio, e devo dire che è impregnata di un umorismo e dei dialoghi molto divertenti e quasi Nizziani. Quando entra in gioco Boselli la storia acquista ritmo e perde un pò di umorismo.

Comunque storia davvero bella, con dei bei personaggi. Una intera famiglia di delinquenti, con tanto di padre infermo che frusta i figli. Una donna serpe e arrivista che è la vera mente della vicenda, il marito cornuto, banchiere "grigio", solito stilema Boselliano, Mamie (belli i siparietti con Carson), la ragazza e poi Pat e tanti altri.

La scena più divertente direi quella di Pat al saloon e del vitello.

Ticci bravissimo ma meno di altre volte.

Nolitta/Boselli 8

Ticci 7

 

Le prime 120 pagine sono state scritte da Nolitta, e devo dire che le trovai sì divertenti ma un po' molli, annacquate, con una storia che non partiva mai.

La seconda parte, invece, non mi vergogno a considerarla un piccolo capolavoro per via dei personaggi che la animano. Questi infatti, con la loro umanità e con la loro mostruosità, sono a mio parere tra le figure più autentiche e vere mai apparse nelle pagine texiane.

 

On 19/9/2019 at 23:17, Condor senza meta dice:

Appena la sceneggiatura passò in mano a Boselli, il ritmo cambiò repentinamente e la narrazione entrò nel vivo, con la discreta caratterizzazione dei personaggi e un’accettabile trama, sebbene un po’ prevedibile. A tal proposito, si ha l’impressione che Boselli, costretto a cimentarsi in una storia non del tutto sua, appaia come un po’ imbrigliato; riuscì nell’impresa di dare un filo logico agli eventi e rendere leggibile la prova, ma non potendo dare sfogo oltremodo alla sua fantasia e vincolato dalla localizzazione della vicenda tra Nameless Town e Georgetown, portò a casa il risultato senza eccessive pretese.

 

Per le ragioni sopra esposte, una volta tanto non sono d'accordo con una recensione di Condor senza meta ;) 

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<span style="color:red;">33 minuti fa</span>, Leo dice:

Per le ragioni sopra esposte, una volta tanto non sono d'accordo con una recensione di Condor senza meta ;) 

Può capitare pard, non sempre ci si trova sulla stessa frequenza d'onda e meno male: sai che noia se i giudizi fossero sempre monocordi! 🙂  Proprio il garbato e costruttivo confronto di opinioni fra appassionati, rappresenta l'energia vitale di questo interessantissimo forum. :cowboy:   

  • +1 1
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Beh, che sia riuscita bene o male non lo so, ma non ero affatto vincolato. Da che cosa sarei dovuto essere vincolato, di grazia?

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A mio avviso la tua parte è riuscita abbastanza, non a caso avevo specificato nel mio commento che la seconda sessione meritava un sette pieno. Non intendevo certamente sostenere che tu fossi stato vincolato da veti o opposizioni di Sergio, più che altro pensavo che il riprendere un'opera già iniziata, con un'ambientazione definita, alcuni personaggi già abbozzati e una collocazione geografica fissa, non sia la stessa cosa di poter lavorare in toto su uno spunto proprio. Magari sono totalmente in errore, ma era questo il pensiero che intendevo esprimere.  

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Chiaro. Credevo pensassi che Sergio mi avesse imposto un soggetto preciso. Naturalmente non è così e nella sua parte non c'è nessun personaggio fisso, perciò non è stato un problema. La storia reinizia da quando i nostri  entrano in banca, cioè da quando subentro io. Tutti i personaggi, a parte Pat, compaiono in seguito. E' stato divertente.

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  • 5 months later...

A mio avviso, gran bella storia davvero, una delle meglio riuscite tra le "nolittiane", per quanto credo le manchi qualcosa per poter essere considerata un capolavoro; tra i motivi anche, ma certo non è il solo, il fatto stesso che ne sia autore Nolitta, che come sua consuetudine ha - legittimamente - scelto di conferire a Tex ed al suo mondo un'impostazione che si discosta rispetto a quella classica. Stavolta, a dire il vero, se vado ad effettuare un confronto con altre prove di Nolitta non ho notato particolari scostamenti nell'impostazione di Tex (nulla di trascendentale, rispetto ai consueti standard, i suoi bonari battibecchi con Carson, eccezion fatta per il rapidissimo accenno ad una "avventura galante" del Vecchio Cammello la notte precedente a Denver), piuttosto ritengo che, almeno nel primo dei quattro albi, Pat Mac Ryan sia stato dipinto come sin troppo rintronato e "rinco" rispetto al consueto (il Pat che conosciamo non è certo un'aquila, ed è inguaribilmente imbranato, ma non è uno stupido). Nolitta, va detto, torna ad darne una impostazione meno accentuata già a partire dal secondo albo, complice forse le botte che Pat riceve da tale Tony Moreno (in un certo senso, Nolitta potrebbe aver scelto il momento e l'espediente giusti per cambiare rotta e far "rinsavire" Pat).

 

Per il resto, trovo che Nolitta con il suo stile "scanzonato" dipinga molto bene  con l'ausilio degli ottimi disegni di Ticci - la realtà di una boom town mineraria corrotta e caotica come Georgetown, con i relativi esempi di variegata umanità, insomma regalandoci un attendibile spaccato di corda all'oro nel Vecchio West. Non gran cosa, stringi stringi, i nemici di turno: semplici pedine e decisamente troppo stupidi i fratelli Behan (a parziale eccezione del minore e più carognone Steve), non da meno il corrotto sceriffo Randall, in sostanza la vera anima nera della vicenda è la Barbara Grayson, donna bella e ricca che, forse, decide di intraprendere un contorto percorso criminale più per combattere la noia che per avidità (questa, almeno, la mia impressione). 

 

Tra gli amici, detto di Pat che, dopo un inizio eccessivamente sopra le righe, si riscatta strada facendo (eccetto il momento in cui la sua distrazione permette ai Behan di rapire Judy), validissimi collaboratori si sono rivelati il sergente Buster ed il figlio Come, oltre alla simpaticissima vecchia fiamma di Carson, Mamie Smith.

 

Menzione speciale per Roger Grayson, che secondo me può a tutti gli effetti rappresentare un esempio di personaggio "grigio": banchiere senza dubbio cinico e senza troppi scrupoli sotto il profilo professionale, ma a suo modo onesto sotto il profilo umano, che nel finale ha modo di redimersi completamente.

 

P.S. Non sarebbe male se, magari in una futura storia del giovane Tex, potessimo assistere all'episodio cui Tex fa cenno, allorquando fu Buster a salvarlo dalle grinfie di un comanchero... Chissà che il Bos non possa pensarci :P... 

 

 

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In effetti :P...

 

Comunque anche il primo albo, come ho già affermato, mi è sembrato meno nolittiano del solito, tranne la goffaggine di Pat eccessivamente caricata...

Edited by juanraza85
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  • 5 months later...
Il 10/8/2012 at 21:14, Leo dice:

Storia veramente magnifica! Anch'io la annovero tra le migliori in assoluto. Si fa leggere, nonostante i quattro albi, tutta d'un fiato, con una fluidità impressionante. Ciò che, come al solito, resta impresso, sono la grande quantit? e soprattutto qualità degli attori in scena: tutti, dal primo all'ultimo, riuscitissimi e tutti indimenticabili. Il Sergente Buster, il suo amico Walt, i minatori che abbandonano Nameless per poi tornarvi per affrontare il pericolo, la famiglia Behan, Roger Grayson e sua moglie Barbara, e naturalmente quella gran donna di Mamie Smith. Scene eccellenti se ne contano a iosa, ma qui vorrei citarne tre, la cui straordinaria riuscita è un p? l'emblema di questa storia:1) l'incontro tra Mamie Smith e Carson ("mi ricordo degli amici, io" e Carson "diciamo che mi sarebbe dispiaciuto trovarne la metà. Di una donna come Mamie Smith non ce n'? mai abbastanza") e tutte le scenette che li riguardano (Carson che ritorna all'alba da Tex dopo una notte brava con Mamie e viene rimbrottato dal suo pard è un altro momento di spettacolo);2) la morte di Dan Behan davanti al vecchio padre. Il figlio, non molto sveglio, colpito a morte cerca conforto nel padre, e quello, rabbioso e schiumante, lungi dallo stargli vicino gli inveisce contro, e continua a maltrattarlo anche quando il figlio è ormai morto. La morte di Dan fa capire quanto questo padre insensibile e degenerato abbia inciso sulla cattiva riuscita di questa disgraziata famiglia, in cui tutti, salvo Steve, sono vittime (ovviamente in primis la scarmigliata figura di Leah), vittime della depravazione e della bestialit? dell'uomo che è il loro padre. E', quella del vecchio Behan, una figura autentica, che purtroppo è spesso facile individuare nei piccoli centri, quando un'intera famiglia è prostrata e resa imbelle dal terrore casalingo di un padre-padrone oppressivo e malvagio.3) Il funerale di Walt. Il Sergente Buster che, sulla tomba dell'amico, si rammarica di non avergli ricambiato lo sganassone, l'incredulità, nella sua psicologia femminile, di Mamie di fronte a tanto orrore (il massacro del povero Walt), Carson che la rincuora e gli altri minatori che seppelliscono il loro sfortunato amico e decidono di rinunciare a combattere e di abbandonare Nameless. Sono tre scene che ci tenevo a citare, perchè spiccano e al contempo danno l'idea di quello che è questa storia nelle quasi quattrocento pagine che la compongono. Grandi Nolitta e Boselli, e come al solito superlativo Ticci. Deliziosi

 

Nove anni dopo, avrei riscritto esattamente le stesse parole. E' semplicemente impressionante come Boselli riesca a gestire tutti quei personaggi, e come ciascuno di loro colga nel segno e resti impresso nel lettore. Sono talmente tanti e talmente ben riusciti che sembra quasi una magia il fatto che le loro vicende siano compresse in "soli" tre albi e mezzo. Mamie Smith è già una leggenda, con questa sua sola apparizione, e non sarebbe male se facesse capolino in qualche altra storia di Tex; il vecchio Behan pare di conoscerlo da sempre, tanto è autentico nella sua barbarie; il Sergente Buster che pensa a come Walt si sarebbe arrabbiato se avesse saputo che lui era diventato sindaco è una delizia; e per finire il banchiere Grayson, avido uomo d'affari ma non per questo sleale. 

 

In questa avventura, passa quasi inosservata la componente d'azione: gli avversari sono davvero poca cosa, e i nostri hanno forse qualche soverchia difficoltà nell'averne ragione. Ma qui l'avventura, l'intera vicenda criminosa alla base dell'intervento dei due rangers, è davvero solo un pretesto, una scusa per Boselli per dare vita a una nutrita schiera di personaggi, che recitano tutti il loro copione in maniera impeccabile, lasciando, tutti loro (i minatori, lo sceriffo, i fuorilegge, i due ragazzi nolittiani, la perfida Barbara, le donne di Nameless) una traccia nella memoria del lettore texiano, che difficilmente dimenticherà questa sua esperienza in uno sperduto villaggio di minatori, peraltro in un contesto naturale mozzafiato dovuto stavolta non alla grandezza del Creatore ma alla più umile - eppur immensa - opera di un artista senese al suo apogeo.

 

E non possiamo che complimentarci, ancora una volta, con l'attuale curatore della testata.

 

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  • 2 years later...

Continuo il recupero dei miei decenni “lontano da Tex”, con la piacevolissima lettura di questa avventura dalla genesi particolare.

 

Sceneggiata inizialmente da un Sergio Bonelli-Nolitta per sua stessa ammissione a corto di idee (il primo albo infatti “non va da nessuna parte” e il ritmo è lento, ma in compenso alcuni dialoghi sono divertentissimi) per un Galep purtroppo ormai consumato dai problemi di salute, la storia finisce in un cassetto, per finire poi tra le mani di uno scoppiettante Boselli che praticamente riparte da zero (aggiungendo e sviluppando tutti i personaggi di contorno), e viene ridisegnata ex novo da Ticci.

 

Dal secondo numero la storia decolla, spiccanoper me il bellissimo rapporto di complicità tra Carson e Mamie, il ritorno di un Pat Mac Ryan suonato e pasticcione più che mai (soprattutto nella parte comica dovuta a Nolitta), personaggi secondari interessanti e ben definiti (in particolare a me sono piaciuti la già citata Mamie, il sergente Buster e il banchiere “grigio” Grayson) e tanta, tantissima azione, sia pure contro avversari forse non irresistibili, ma in compenso autentici farabutti e numerosissimi!

 

Molto buoni i disegni di un Ticci solidissimo, tanto che appena terminata la lettura della storia poi l’ho “riguardata” tutta daccapo per godermi un’altra volta la parte grafica.

 

In conclusione, Tre albi e mezzo che, dopo una partenza lenta, prendono un gran ritmo quando le redini le afferra Boselli, ottimamente illustrati da un artista fenomenale e che senza far gridare al capolavoro lasciano veramente soddisfatti.

 

Ecco, 4-5 storie così al mese potrebbero convincermi a non lamentarmi della iper-produzione… ;)

 

Edited by Augustus McCrae
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