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bressimar

[417/418] Cercatori Di Piste

Voto alla storia  

36 voti

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L' ho riletta proprio poche ore fa... una bella storia, anche se con qualche caratteristica un po' troppo marcata e a mio personalissimo avviso un po' poco texiana.. Dico subito che apprezzo molto i disegni di Marcello!!Nella storia Boselli è bravo a caratterizzare i molti personaggi cui d' vita, però si lascia prendere un po' la mano dalla voglia di strafare... dettagli come Hoss guercio e il fazzoletto calato sul viso e gli occhi azzurri in chiaro contrasto col volto di Finn secondo me ridondano un po' troppo.. Il finale secondo me è un po' sbrigativo... Per il resto invece una bella storia western, un grande Tiger Jack e appunto tanti bei personaggi... Un ultima nota: "il disertore" è anche il titolo di un albo di Tex, non è proprio esatto dire che questo tema non fosse stato mai trattato precedentemente...

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L'ho riletta stasera a distanza di due anni, e non posso che confermare le mie impressioni di allora... che gran pezzo di bravura. Il dialogo iniziale con Finn, molto duro, molto texiano, è un vero gioiello, così come il dialogo finale, con Finn morente che riserva le sue ultime parole per il ranger.

Davvero la coppia Boselli-Marcello è stata una coppia d'oro, con il secondo grandissimo interprete delle visioni del primo. Tutti i suoi personaggi sono perfetti, azzeccatissimi: il gelo degli occhi di Finn, la solidit? e la lealt? del Sergente Torrence, un malinteso senso del dovere del Maggiore Craig. Tutte caratteristiche trasparenti dalla sublime interpretazione grafica del disegnatore.

So che l'idea non è realizzabile, perchè per Boselli sarebbe autocelebrativa, ma le marcelliane meriterebbero tutte di apparire su una collana a sè, o sugli Oscar Mondadori: Il Passato di Carson, Gli Invincibili, La Grande Invasione, Cercatori di piste, I Sette Assassini sono grandi capolavori di Tex, meriterebbero una ristampa tipo quella realizzata in questi giorni su Mefisto o su El Morisco. Io farei una collana intitolata: Le Marcelliane...

Credo che Marcello sia stato molto fortunato a trovare sulla sua strada Boselli, perchè un disegnatore che tutto sommato fino a quel momento non aveva lasciato il segno è diventato poi il realizzatore di capolavori indimenticabili, ritagliandosi un posto d'onore nel cuore di ogni texiano, al pari di disegnatori storici quali Galep, Ticci, Letteri o Fusco. Naturalmente la fortuna se l'? poi saputa meritare, perchè i suoi disegni sono stati veramente eccellenti: Ray Clemmons, Torrence e più di tutti Shane O'Donnell, sono figli sè di Boselli ma anche un po' suoi, suo è il merito di averli saputi tratteggiare in quel modo. L'unica loro storia che non mi è piaciuta (non tanto per i disegni quanto per la sceneggiatura, che ricordo mi appassion° poco), è stata quella della storia di Narvaez (il cui titolo ora non ricordo). Le altre sono capolavori, e ogni volta che le rileggo (come stasera con Cercatori di Piste) non posso fare a meno di dedicare un pensiero di gratitudine, oltre che al nostro Borden, anche a quello splendido artista che è stato Carlo Raffaele Marcello...

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ciao Leo. Penso che la storia con Narvaez, così come " I sette assassini", risentano del fatto di essere il seguito di storie bellissime, con le quali il lettore è portato a confrontarle. E' ovvio che se vai a paragonare la storia di Jack Thunder con il passato di Carson, la prima ne esce con le ossa rotte. Per il resto, completamente d'accordo con te sull'accoppiata Boselli/ Marcello: una ristampa di quelle storie sarebbe un'ottima promozione del personaggio Tex tra i giovani lettori che magari erano ancora in fasce a quei tempi ( vabb? che parlo io che quando è uscito il Passato di Carson avevo 11 anni). Eppure resto convinto, con tutto il bene che posso volere a Ortiz, che se " sulla pista di Fort Apache" fosse stata disegnata dallo stesso Marcello o da un disegnatore classico alla Ticci, avrebbe guadagnato tanti punti nella classifica dei capolavori...

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Invito alla rilettura di questa (se non sbaglio seconda nella serie regolare) storia scritta da Boselli, con gli ottimi disegni di Marcello, attualmente in edicola per la collana "nuova ristampa".

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Questa è una storia meravigliosa... ingiustamente poco menzionata dai boselliani, ma credo sia davvero bella. La figura di Finn inoltre è azzeccatissimi e mi piace vedere Tex e Tiger insieme, anzi, auspico in futuro ad altri episodi del genere in cui i due pard collaborino insieme. Marcello sempre sul pezzo.

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On 10/3/2014 at 20:20, shane o' donnell dice:

Storia bellissima. Splendido il personaggio di Mickey Finn ed il dialogo finale con Tex in punto di morte. Grandissimo anche il personaggio di Torrence ( mi piace molto l'idea dell'ufficiale che preferisce disertare piuttosto che ubbidire a degli ordini palesemente ingiusti). Buoni anche Hoss O' Brien e Craig. Insomma, non sarà il massimo capolavoro boselliano, ma questa storia è davvero bella. Marcello disegna questa storia ai livelli de" Il passato di Carson"Soggetto: 9Sceneggiatura: 9Disegni: 9,5Voto complessivo alla storia: 9

Uno degli episodi di Boselli che mi.è piaciuto di più.gli elementi per un capolavoro ci sono tutti,ottimo il personaggio di Finn,un rinnegato sia per i.bianchi sia per gli indiani.il sergente Torrence è un grande,coraggioso capo.un soldato valoroso,amatissimo dai suoi uomini e dotato di senso dell onore e del dovere.

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On 17/11/2017 at 18:41, Barbanera dice:

Uno degli episodi di Boselli che mi.è piaciuto di più.gli elementi per un capolavoro ci sono tutti,ottimo il personaggio di Finn,un rinnegato sia per i.bianchi sia per gli indiani.il sergente Torrence è un grande,coraggioso capo.un soldato valoroso,amatissimo dai suoi uomini e dotato di senso dell onore e del dovere.

Per potere lasciare un commento più articolato e completo su questa storia capolavoro, l'ho riletta bene in questi giorni, soffermandomi il più possibile sui particolari.

Inizio abbastanza fuorviante di Bos, che ci presenta due dei disertori (Il caporale Cogburn e un giovane "private") nel saloon di Tulac.A primo acchito sembrano due poco di buono, in realtà si scoprirà dopo poche pagine che sono stati vittime di un'ingiustizia. Dopo l'assassinio dei due militari, assistiamo alla comparsa del demoniaco Finn (si vede che a Bos piacciono molto gli Irlandesi, ne mette molti nelle sue storie) e della sua posse di assassini con patente federale di Vicesceriffi. Qui Boselli, grazie agli splendidi disegni di Marcello, ci presenta un piccolo esercito di scampaforche: meticci, bianchi,Messicani e Indiani (di nuovo altri Irlandesi, come Hoss o'Brian). Sulla falsariga de "Il Passato di Carson" un cattivo principale (Finn) e molti comprimari ben definiti graficamente. Tex narra a Tiger il suo primo incontro con Finn e  scopriamo il perchè Finn odia gli Indiani. Ci viene presentato il Maggiore Craig, il classico ufficiale di buona famiglia ma razzista, che odia Torrence che invece ha ascendente sui suoi uomini.

I disertori, che hanno preso mogli indiane e sono quasi tutti immigrati dalla Vecchia Europa, si sono arruolati per diventare Americani più in fretta ma vengono disprezzati da Craig (e da Finn) sia perchè sono immigrati sia perchè sono imparentati con gli Indiani. Il bel topos dei militari neoimmigrati che si sposano con donne del posto è antico come la storia del Mondo, basti pensare all'Impero Romano...

Torrence è il classico soldato tutto di un pezzo, ex colonnello dell'Esercito Confederato (ma del suo passato, purtroppo, sappiamo solo questo) che si è guadagnato i galloni di sergente della cavalleria Usa sul campo: tutti gli uomini lo stimano, e lui (guarda caso ;)) è un emulo di Tex: capo di una tribù indiana e sposato con una Pellerossa.

Belle scene di guerriglia e combattimento vero e proprio, la morte di Finn è spietata come è stato lui in vita: il meticcio irlandese in punto di morte, ammette l'odio per Willer unito però ad una sorta di ammirazione per il Nostro.

Il finale che ci viene presentato è l'unico possibile: Craig viene radiato dall'esercito, ma non vien condannato alla prigionia.Torrence lascia l'esercito, ma riacquista la sua dignità di uomo.La sua uccisione da parte della sua nemesi Craig è spietata e tragica, commovente ed eroica. Il sergente Torrence è uno di più bei comprimari mai creati in una storia di Tex, ed è un vero peccato che sia morto dopo poche pagine.

 

La storia è troppo poco studiata dai Texofili.e questo è un male

Nessun personaggio "grigio" in questo episodio, i disertori stranieri e legati agli indiani sono le vittime di un sistema a parole libertario ma in realtà spesso razzista e ben poco inclusivo.

 

citazioni da film: il soldato trafitto dalle frecce come un San Sebastiano, lasciao a cavallo con un cartello al collo è ripreso da "I due Invincibili"

Lafigura di Torrence ricorda quella del colonnello sudista interpretato da Rock Hudson nel medesimo film

 

Piccolo appunto: l'idea di lasciare a degli altri Indiani (in quseto caso gli Yavapay) una parte della Riserva Navajo viene utilizzata ltre due volte in Tex:

la prima volta, ne "In Nome della Legge" (i Mohawes di Victorio) 

la seconda volta in "Aquila dellaNotte"Storia che ha per coprotagonisti I Comanche inseguitia da Midlleton e Tex Uomo della Morte. 

 

Modificato da Barbanera

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<span style="color:red;">1 ora fa</span>, Barbanera dice:

Nessun personaggio "grigio" in questo episodio, i disertori stranieri e legati agli indiani sono le vittime di un sistema a parole libertario ma in realtà spesso razzista e ben poco inclusivo.

 

Non sono d'accordo. Finn è un malvagio, ma la caratterizzazione psicologica che ne fa Boselli nel flashback può farlo annoverare - con un po' di buona volontà - tra i grigi.

 

<span style="color:red;">1 ora fa</span>, Barbanera dice:

(si vede che a Bos piacciono molto gli Irlandesi, ne mette molti nelle sue storie)

 

Bos è un appassionato dell'Irlanda e della sua storia. Me lo ha detto lui in un'intervista per un articolo sul TWM.

 

Il mio viaggio in Irlanda di ormai tredici anni fa lo devo alla passione che Bos ha saputo ispirarmi tramite la Banda degli Irlandesi.

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<span style="color:red;">13 minuti fa</span>, Leo dice:

Non sono d'accordo. Finn è un malvagio, ma la caratterizzazione psicologica che ne fa Boselli nel flashback può farlo annoverare - con un po' di buona volontà - tra i grigi.

 

mica tanto...Tex non ha la minima pietà di lui, Finn è un personaggio malvagio, simile al nizziano Jesus Zane

Due personaggi vittime di violenze, ma diventati canaglioni per scelta...

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<span style="color:red;">4 ore fa</span>, Leo dice:

Non sono d'accordo. Finn è un malvagio, ma la caratterizzazione psicologica che ne fa Boselli nel flashback può farlo annoverare - con un po' di buona volontà - tra i grigi.

Diciamo che é  un personaggio  sfumato di grigio, come ad esempio  il comanche Puma Zoppo di " Un treno per Redville."

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<span style="color:red;">12 ore fa</span>, Grande Tex dice:

Diciamo che é  un personaggio  sfumato di grigio, come ad esempio  il comanche Puma Zoppo di " Un treno per Redville."

Tex lascia a Finn la possibilità di scegliere:lo salva nella prateria dai suoi "fratelli"Comanche,ma il ragazzo è troppo pieno di odio e di rabbia,non si integra e difatti è un rifiuto della società.

Tex per lui non prova alcuna pietà,Finn non può essere considerato un personaggio grigio.un malvagio,punto e basta, nero come la pece.

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Ho riletto anche io proprio tra venerdì sera e ieri mattina questa storia, che al pari di molti altri ho sempre molto apprezzato e, come alcuni hanno sottolineato, anche io ho sempre ritenuto sia sempre stata un po' sottovalutata. Non rientrerà magari nel novero dei capolavori immarcescibili, questo forse no, ma dal mio punto di vista è senza dubbio una di quelle storie che tallona assai da vicino il ristretto gruppo dei suddetti capolavori. Molto ben tratteggiati Tex e Tiger in questa vicenda, in cui ho trovato messo in evidenza come poche altre volte il personalissimo concetto che Tex ha della Giustizia, un concetto che per mezzo dell'umanità e del buonsenso sa andare oltre quel che, legge alla mano, si può spesso intendere per "giustizia": quella di Tex, in altre parole, è Giustizia con la G maiuscola, intesa come difesa di chi si ritrova a subire un'angheria, di chi può anche avere commesso un errore in conseguenza di ingiustizie più gravi da egli subìte, a prescindere dal fatto che la legge - magari applicata in buona fede, ma pur sempre da esseri umani con i loro pregi e difetti, e soprattutto con la loro fallibilità, schematicità e "burocraticità" - dia torto a chi Tex decide di difendere e tutelare.

 

Particolarmente ad hoc, di conseguenza, il confronto tra i due pards e la banda di tagliagole di Mickey Finn, elementi della peggior risma che però agivano dietro mandato federale, dunque perfettamente dalla parte della legge. Menzione speciale, e non potrebbe essere altrimenti, per Mickey Finn, individuo complesso ed indurito da un'esistenza complicata, oltre che contraddistinto dalla tipica psiche di chi non riesce proprio ad accettarsi per quello che è. Da incorniciare lo scontro finale tra lui e Tex, che si conclude con la morte in duello del cacciatore di taglie, che prima di spirare il suo ultimo respiro trova comunque la forza di accettare parzialmente la sua metà indiana, e soprattutto di esprimere il suo odio misto però ad una sorta di ammirazione nei confronti di Aquila della Notte.

 

Parimenti da applausi la caratterizzazione, dal primo all'ultimo istante, del sergente Torrence, militare modello ma, al pari di Tex, insofferente alle regole ottuse ed ingiuste imposte dalla sua nemesi Craig, maggiore invidioso di lui perché sa di non poterlo eguagliare in carisma e doti militari. Nel corso della tragica vicenda, Torrence si mostra anche un perfetto capotribù, stimato e rispettato dai suoi uomini, sempre pronti ad accettare senza riserve qualsiasi sua decisione, che lui dal canto proprio sempre sottopone al loro parere. Estremamente toccante, per quanto non certo lieto, il finale della storia, che vede Torrence ormai pronto ad intraprendere una nuova esistenza senza divisa, non fosse per Craig che, frustrato per la degradazione con infamia e l'espulsione dall'esercito, lo uccide a sangue freddo. Un finale che lascia senza dubbio un grande amaro in bocca, ma che probabilmente contribuisce in larga misura a conferire tanto fascino a questa bellissima storia.

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Condivido il giudizio espresso già da molti sulla storia. Una delle migliori di Boselli e anche dell'intera saga. Non ripeto, pertanto, gli apprezzamenti, che devono intendersi pienamente condivisi. Sottolineo, solamente, per amor di discussione e non di polemica, ciò che mi differenzia da alcune delle principali analisi prima espresse.

Affermare, in modo tranchant, che con questa storia risalta una volta di più la sostanziale ingiustizia del sistema statunitense di fine ottocento (alludendo, in realtà all'intero arco della repubblica a stelle e strisce) significa attribuire a Boselli ciò che Boselli sicuramente non ha inteso affermare, oltre che dare una lettura della storia buona per pamphlet da Editori Riuniti anni '70.

L'epoca e i luoghi delle gesta di Tex vedono, senza dubbio, i nativi in posizione di sconfitti (confinati in riserve), ma se da ciò si vogliono trarre giudizi sugli usa, del tempo, allora va aggiunto:

- il sistema delle riserve avrebbe potuto essere (e a volte lo fu davvero), il modo meno cruento e, tutto sommato, rispettoso delle "culture" native, per risolvere il conflitto tra mondi incompatibili (piccola notazione marginale: chissà perché molti di quelli che si commuovono al pensiero della perdita delle tradizioni, delle identità etniche e culturali dei popoli indigeni, sono anche critici verso le tematiche identitarie oggi in voga in Europa. Mi ricorda il paradosso dell'anrtopologo, descritto da Lèvy.Strauss ne Tristi Tropici: gli antropologi sono sommamente rispettosi di ogni aspetto delle culture indigene che studiano, si ribellano alle tradizioni della civiltà in cui vivono «Spesso sovversivo tra i suoi e ribelle agli usi tradizionali, l’etnografo appare rispettoso fino al conservatorismo appena la società in questione si trova a essere diversa dalla sua». Tex non ne è affetto, certamente, egualmente pronto ad imbracciare le armi contro qualsiasi cosa senta come ingiusta, quale che ne sia il fondamento o l'origine...);

- la conquista e il dominio, manu militari, dei più forti e/o intraprendenti sui più deboli e/o arretrati è una costante della storia e non è un'esclusiva dell'occidente e, tanto meno, di Usa od Europa (lo si dimentica troppo spesso, un po' come avviene quando ci si riferisce alla schiavitù, limitandosi ai circa tre secoli della tratta atlantica, scordando tutto il resto, più duraturo e ampio e, significativamente, molto, molto meno studiato...)

- non va mai dimenticato che il mondo degli amerindi, sia precolombiano sia post scoperta-conquista, era tutt'altro che idilliaco e pacifico. Senza citare le aberrazioni azteche o maya, anche nelle epoche più recenti è evidente che l'suo della guerra tribale che poteva tradursi in scaramucce isolate ma anche in veri massacri o pulizie etniche era tutt'altro che sconosciuto nelle Americhe.

Aggiungo che anche a me è dispiaciuto vedere sparire di scena Torrence, figura nobile ed eroica (direi con una modalità che, mutatis mutandis, abbiamo rivisto nella fine di Shane de Gli Invincibili). La figura del soldato si presta sempre, in modo particolare, alla rappresentazione di figure estreme, negative o positive, o problematiche.

  • +1 1

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