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      BUON NATALE   24/12/2017

      BUON NATALE e felici Festività a voi!
ymalpas

[501/504] Mefisto!

Voto alla storia  

62 voti

  1. 1. Voto alla storia

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Certo che scoprire (io non lo sapevo proprio) che l'idea di base era di GLB svilisce ulteriormente la prova di Nizzi. Se l'unico albo bello della storia si basa quasi completamente sull'idea di un altro ai miei occhi un po'di valore lo perde. Comunque confermo l'aberrante, non sufficiente è l'ultima di GLB su Yama, questa la giudico così perchè quell'infelice prova del grande Bonelli padre non la vede manco col binocolo IMHO

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Secondo me la storia con Mefisto non è riuscita bene sia per il fatto che non era il tipo di storie in cui era bravo sia per la crisi che stava attraversando.

sì  in effetti l'argomento esoterico, la magia e il fantastico non erano nelle corde di Nizzi. Poi c'è da aggiungere la crisi di quegli anni. Uno può citare Zhenda ma è sempre una storia tradizionale anche se superiore a Mefisto, nonostante ci siano elementi magici e fantasiosi. Ma all'epoca Mefisto poteva tornare soltanto in mano a Nizzi. Ricordo la prefazione all'albo Il medaglione spagnolo (ultima storia di GLB), dove Sergio parla di un eventuale titanico scontro tra Tex e il suo nemico che Papà Bonelli voleva scrivere come commiato. Chissà che storia sarebbe uscita. Magari avrebbe deluso. Magari no. Per quanti anni ho atteso una sua ultima storia post Medaglione Spagnolo è purtroppo non c'è mai stata...

Tornando in topic chi ha il polso per questo genere è Boselli. Basta leggersi le sue avventure dampyriane e in particolare il ciclo praghese... credo che per queste storie sapranno essere classiche e fantastiche allo stesso tempo, sia per quanto riguarda il ritorno prossimo di Yama sia per quello futuro dell'infernale Mefisto.

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Certo che scoprire (io non lo sapevo proprio) che l'idea di base era di GLB svilisce ulteriormente la prova di Nizzi. Se l'unico albo bello della storia si basa quasi completamente sull'idea di un altro ai miei occhi un po'di valore lo perde. Comunque confermo l'aberrante, non sufficiente è l'ultima di GLB su Yama, questa la giudico così perchè quell'infelice prova del grande Bonelli padre non la vede manco col binocolo IMHO

Per me invece è il contrario. Mi affascina rileggere quelle pagine e sapere che dietro c'è anche lo zampino di Bonelli padre. Poi, non sai di tutti gli interventi praticati dalla redazione sulle storie che vanno in edicola, saresti sorpreso. Ma chi le conosce sa che non può raccontarle, ed è giusto così. Comunque chi di voi non gongolerebbe a sapere che una prossima storia di Tex nasce da un vecchio soggetto bonelliano non usato ? E qui parliamo solo di un'ideuzza.

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Certo che scoprire (io non lo sapevo proprio) che l'idea di base era di GLB svilisce ulteriormente la prova di Nizzi. Se l'unico albo bello della storia si basa quasi completamente sull'idea di un altro ai miei occhi un po'di valore lo perde. 

Per me no. Non m'importa di chi è l'idea  ma come è sviluppata e qui è sviluppata benissimo. E' dal secondo albo in poi che le cose precipitano, purtroppo.
La pensassi diversamente, dovrei giudicare negativamente ogni storia in cui il soggetto è di uno e la sceneggiatura di un altro.
 

Comunque confermo l'aberrante, non sufficiente è l'ultima di GLB su Yama, questa la giudico così perchè quell'infelice prova del grande Bonelli padre non la vede manco col binocolo IMHO


Non saprei: per quanto brutta (non a caso è l'unica storia di GLB che non ho mai riletto, quella almeno è una storia di Yama. Questa è una storia di Mefisto?:o:huh::lol:

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Vero anche questo e in effetti sul primo albo non ho mai avuto nulla da eccepire, quindi bisogna dare atto a Nizzi di aver sviluppato bene l'idea. Sul secondo punto nessun dubbio quello non è Mefisto e se ripenso alla scena dei demoni della follia mi vien male. Spero e ho estrema fiducia in Boselli, ma certo per fare meglio di Nizzi ci vorrà davvero poco

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Non sarà facile fare bene con il ritorno di Yama. Il punto è che il lettore parte con aspettative troppo alte quando in ballo ci sono personaggi come Mefisto, Yama o Custer.  E poi finisce puntualmente deluso.
Boselli ha maggiore propensione al sovrannaturale rispetto a Nizzi. Per me una delle sue storie migliori in assoluto è "Il terrore dal mare" su Zagor, la quale è puramente sovrannaturale ( senza contare Dampyr).
Ma questo non vuol necessariamente dire che non avrà difficoltà ad orchestarre al meglio il ritorno di Yama.
Diciamo che dovrà stare molto attento e costruire una buona storia senza però far perdere centralità al duello tra Tex ed il figlio di Mefisto.

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Non sarà facile fare bene con il ritorno di Yama. Il punto è che il lettore parte con aspettative troppo alte quando in ballo ci sono personaggi come Mefisto, Yama o Custer.  E poi finisce puntualmente deluso.
 

hai ragione infatti il problema è l aspettativa che uno si crea . In questa storia di nizzi per molti la delusione è proporzionata alle aspettative che si erano fatti. io per esempio non ho mai amato mefisto come personaggio e non mi fa ne caldo ne freddo vederlo nella serie . Per questo gli ho dato la sufficienza. D altra parte capisco anche chi aspettava questo ritorno da 20 anni e confrontandolo con le storie di bonelli    padre la ha giudicata negativamente . per me le storie di mefisto ( come quelle di morisco )sono solo una scusa per introdurre il tema del soprannaturale che gradisco molto, ma i personaggi in se stessi non è che mi facciano impazzire

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Io invece adoro sia Mefisto che El morisco come prsonaggi e sulle aspettative avete anche ragione ma quella storia sarebbe stata pessima anche se al posto di Mefisto ci avesse messo un altro stregone, certo il fatto che si trattasse del nemico numero uno di Tex ha peggiorato ulteriormente la situazione

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naturalmente a suo tempo quando Bonelli inventò personaggi come Mefisto e il "brujo" Morisco lo fece per cambiare tema e non scrivere le "solite" storie western. E fece bene, secondo me, perché molte delle sue migliori sceneggiature (vedete, per esempio, Il figlio di Mefisto, El Morisco, Diablero) sono proprio avventure più inusuali e fantastiche rispetto al canovaccio di stampo western tradizionale tanto amato (giustamente) dai lettori di ieri e di oggi.

Anzi, io oserei dire che Il figlio di Mefisto è una delle storie più belle di tutti i tempi! Per non andare off topic dico solo che il viaggio iniziatico di Yama in quella specie di inferno presente nella prima parte della storia è da antologia! Bonelli era un cultore del genere fantastico e horror, e se si potessero ristampare alcuni vecchi cineromanzi che ha scritto prima di Tex ce ne potremmo rendere conto. Ma la casa editrice non ne vuole sapere di riproporli nelle edicole e vabbeh... spero che almeno Boselli recuperi quella componente fantastica, quel sense of wonder e di atmosfere prettamente horror per i suoi attesi ritorni di Yama e suo padre Mefisto.

 

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naturalmente a suo tempo quando Bonelli inventò personaggi come Mefisto e il "brujo" Morisco lo fece per cambiare tema e non scrivere le "solite" storie western. E fece bene, secondo me, perché molte delle sue migliori sceneggiature (vedete, per esempio, Il figlio di Mefisto, El Morisco, Diablero) sono proprio avventure più inusuali e fantastiche rispetto al canovaccio di stampo western tradizionale tanto amato (giustamente) dai lettori di ieri e di oggi.

Anzi, io oserei dire che Il figlio di Mefisto è una delle storie più belle di tutti i tempi! Per non andare off topic dico solo che il viaggio iniziatico di Yama in quella specie di inferno presente nella prima parte della storia è da antologia! Bonelli era un cultore del genere fantastico e horror, e se si potessero ristampare alcuni vecchi cineromanzi che ha scritto prima di Tex ce ne potremmo rendere conto. Ma la casa editrice non ne vuole sapere di riproporli nelle edicole e vabbeh... spero che almeno Boselli recuperi quella componente fantastica, quel sense of wonder e di atmosfere prettamente horror per i suoi attesi ritorni di Yama e suo padre Mefisto.

 

Aspetta e vedrai che sarai accontentato.:lol:

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Beh proprio vero che de gustibus non disputandum !! A mio parere invece se già di per se un duello vis à vis Tex-Mefisto non può essere epico in quanto deve per logica concludersi con la vittoria facile di Mefisto (se no che mago è?), quella sequenza nella sua ridicolaggine l'ho sempre vista come una cosa da Topolino ed uno dei punti più bassi dell'intera saga

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Magari è vero che questa storia non è un capolavoro, ma per me lo scontro - anzi, il duello! - tra Tex e Mefisto rimane il più bello, avvincente ed emozionante (Tex che sembra impazzito: mi colpì tantissimo) di tutta la saga mefistofelica. 

Concordo col carissimo Paco: vero è che non ero grandicello, ma la finta pazzia di Tex, anche per com'è magistralmente resa da Villa, è a dir poco impressionante.

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“Mefisto!”, quindici anni dopo

 

 

“Mefisto!” apparve nella collana del Tex nel luglio del 2002 accompagnato da enormi aspettative. Erano infatti trascorsi vent’anni esatti da quando il “pazzoide” arcinemico di Tex aveva fatto la sua ultima apparizione nella serie, agendo insieme al diabolico figlio in un’avventura firmata da un Gianluigi Bonelli e da un Aurelio Galleppini non più al top della forma. E poiché Yama non era riuscito a conquistarsi i favori del pubblico texiano, questo era rimasto in trepida attesa per il ritorno “in carne e ossa” del vecchio Mefisto. Il gran seguito ottenuto presso i lettori della saga “horror-western” di Tex ha fatto sì che da decenni i nuovi capitoli vengano dagli editori sapientemente dosati nel tempo, rappresentando ad ogni loro apparire un piccolo grande evento nell’ambiente del fumetto italiano. Con “Mefisto!” si aspettava poi anche il ritorno ai disegni dell’amato copertinista, l’ottimo Claudio Villa, il cui preciso e minuzioso tratto obbligava ad un’estenuante lavorazione che lasciava per anni gli ammiratori con il fiato in sospeso. Circa l’autore dei testi, invece, le aspettative non erano granché positive. A differenza di Villa, Claudio Nizzi, erede del compianto Gianluigi Bonelli, non godeva allora di un consenso unanime tra i lettori di Tex. Già gravato dal difficoltoso compito di raccogliere l’ingombrante eredità e mai pienamente accettato dai texiani d’antica data, sull’ultimo Nizzi pesava un progressivo scadere di forma che aveva portato ad un indebolimento delle trame, ma anche una sensazione in qualche modo diffusa che dinanzi ad un contemporaneo rilancio del personaggio, il vecchio sceneggiatore rappresentasse in qualche modo “il passato”. E così “Mefisto!”, malgrado la presenza di Villa, non piacque e alimentò la disaffezione per Nizzi, che di lì a qualche anno smise di occuparsi del Tex. Lasciando queste critiche al loro tempo, si cercherà qui di fornire alcuni spunti per riflessione più pacata, ma anche più profonda, di quella che è stata finora data.

 

Per apprezzare “Mefisto!” bisogna innanzitutto restituirgli il senso e il valore di summa antologica, opera globale in cui si riannodano i fili e dove, accanto ai protagonisti di sempre, personaggi dimenticati acquistano rinnovato vigore. C’è la bella Lily Dickart, finita in una prigione degli Stati Uniti ai tempi del primo scontro di Tex col diabolico illusionista. E da giovane e acerba gatta qual era, pronta a mordere e scalciare, è riapparsa per l’occasione con lo sguardo sinistro e il fascino maturo d’una personalità dominante, pronta ad escogitare piani criminosi con sorprendente freddezza. Presenza saggia e capace, incita e sostiene un fratello il cui atavico odio per Willer ha sorprendentemente ridotto a maschera balbettante. Cosicché, quando l’avventura ha fine e Lily si consegna alla giustizia senza opporre resistenza è la consumata giocatrice di poker che, sapendo di aver perso la partita, prepara già la prossima rivincita. C’è la “mambo” Loa, sacerdotessa del voodoo e Figlia dei Serpenti, tornata nell’oscura bettola del Black Baron, dopo essere sfuggita ai flutti del mare nella tempesta che aveva squassato il veliero maledetto di Yama. E’ ancora viva e più bella che mai nell’emozionante faccia a faccia con Lily. Il bianco e il nero, per una volta alleati. Seguono altri personaggi di minor peso ma non di minor spessore, come il conte Boris Leonov, curiosa figura di aristocratico russo-francese, che accompagna la perfida coniuge con il raffinato stile del gambler; come il negromante Narbas, costretto suo malgrado a subire l’infinita crudeltà di Mefisto; come Nuvola Rossa, lo stregone navajo che preannuncia a Tex il ritorno in scena dello spirito maligno. E accanto a questi, Carson, Tiger e Kit Willer, i tre pards catturati e destinati alla più atroce delle vendette.

Tuttavia “Mefisto!” è soprattutto e non poteva essere diversamente l’ennesimo duello tra il Bene e il Male, tra Tex e Mefisto. Nizzi e Villa raffigurano Tex per quello che è, uomo dalla tempra d’acciaio e dalla serenità a tratti glaciale. Attento ragionatore, è chiamato ad affrontare una mortale partita a scacchi che impongono passi fermi e sicuri. Quando Mefisto gli si appare, non si scompone. Quando Mefisto lo attacca, fa fronte all’inferno di immagini proiettate nella sua mente considerandole nient’altro che un diabolico inganno. Allontanate le visioni grazie al potente bracciale indiano, Tex con un colpo di genio degno di Ulisse si finge vinto e colto da pazzia. Inizia a ridere sconsideratamente, offrendo al rivale un’illusione che si rivela ben più fatale delle sue. E’ ciò che Mefisto, nella sua vanagloria, sperava. Il Grande Mefisto, senza più forze e ridotto ad un manichino di sudore, non si accerta come dovrebbe delle condizioni del nemico perché ha intimamente bisogno di crederlo vinto, annientato, scacciato via. Il Mefisto di Nizzi è un pazzo crudele e vendicativo, che ha un punto debole in quell’instabilità emotiva che allarma subito la più fredda e calcolatrice sorella. Questa ritrovata complementarietà tra i fratelli Dickart è uno dei punti a favore dell’opera nizziana. Senza sminuire Mefisto, Nizzi ha voluto sottolinearne una debolezza interiore messa a contrasto con la fermezza d’animo di Tex, in quella che si può considerare non tanto una storia di Mefisto, quanto una storia su Mefisto. Guardato nel profondo per svelarne ogni bassezza, ogni piccineria, alfine di mostrare come a lato del terribile Genio del Male alberghi ancora lo spirito d’un patetico incantatore da circo itinerante. Cosicché il primo Mefisto trionfante è soltanto l’altra faccia del secondo Mefisto, vanaglorioso e sconfitto.

 

“Mefisto!” condivide con i numeri celebrativi dei centenari la sua valenza di avventura-simbolo, offrendosi come un lungo excursus lungo quel filone soprannaturale che tanta fortuna ha dato a Tex. Nizzi ha voluto offrire ai lettori un’avventura che non è l’ennesimo anello di una catena, ma insieme anello e catena, racchiudendo in essa passato, presente e sviluppi futuri. E’ una storia di atmosfere esotiche e familiari, una storia di ricordi e di rievocazione a più voci: quella di Mefisto, quella di Lily, quella di Loa, quella di Tex. C’è dentro tutto il Tex che abbiamo letto e amato nel corso di decenni. E tutto il Mefisto che abbiamo odiato e temuto, da Steve Dickart al Dottor Fiesmot/Parker. Ed è alla fine il modo migliore per congedarsi e ripartire. Ultima grande storia “classica” del Tex, rappresenta a suo modo la fine di un ciclo e l’inizio di un altro. Riletta oggi, a quindici anni di distanza, conserva inalterati i diversi pregi che la caratterizzarono all’esordio e presenta vari spunti da analizzare con un’attenzione scevra da pregiudizi.  Coadiuvato dalla prova-capolavoro di Villa ai disegni, “Mefisto!” è punto d’arrivo e punto d’inizio, chiave di volta d’una avventura che dai 500 numeri di allora veleggia oggi per i 700 e che per nostra fortuna sembra non dover finire mai e durare in eterno.

 

Antonio F.

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